I Caporale, Tre Galletti nella Guida 2026 Le Migliori 350 Pizzerie della Campania

Massimo riconoscimento nella pubblicazione curata dal giornalista Luciano Pignataro

Premiati tra le “Pizzerie Eccellenti” in 50 Top Pizza Italia 2025, per I Caporale di Casalnuovo arriva un’altra prestigiosa affermazione: l’ottenimento dei Tre Galletti della Guida 2026 Le Migliori 350 pizzerie della Campania curata dal giornalista e critico enogastronomico Luciano Pignataro con la collaborazione della giornalista Antonella Amodio.

Lo scorso anno la pizzeria dei fratelli Giuseppe e Raffaele Caporale aveva ottenuto Due Galletti nella stessa pubblicazione, un risultato già molto importante considerando il numero di locali recensiti in tutte le province della regione, corredati ciascuno da un giudizio di merito.

I Tre Galletti sono un premio per l’impegno dell’intera squadra, oltre che per la passione dei fratelli Caporale che in pizzeria hanno sempre al loro fianco papà Domenico: fu lui nel 2006 a rilevare l’attività coinvolgendoli con passione. Ed ora arriva questo nuovo riconoscimento per la pizza contemporanea tradizionale dei Caporale che si evolve tra studio e impegno quotidiano e dà vita a proposte sempre particolari, con stili e consistenze di impasto accattivanti.

Idratazione molto elevata e scelta dei topping- che sono un chiaro richiamo alle proprie radici – senza mai perdere di vista il territorio. Hanno trionfato per questo Giuseppe e Raffaele Caporale, con una menzione all’interno del giudizio anche per la piacevole sala, per l’importanza data al senza glutine e per l’ampia proposta di pizze, tutte molto equilibrate.

La tradizione familiare e l’identità contraddistinguono le preparazioni d’autore dei fratelli Caporale, realizzate con l’utilizzo della salutare farina Varvello: dai padellini croccanti – in cui il crunch la fa da protagonista – ai diversi stili e metodi di cottura, per pizze sempre molto leggere, piacevoli e digeribili. “Non possiamo che essere soddisfatti – spiegano Giuseppe e Raffaele Caporale -. Un risultato sorprendente che premia il nostro lavoro quotidiano assieme a quello di tutto lo staff. Ringraziamo soprattutto i nostri clienti perché senza i loro consensi non avremmo ottenuto questo riconoscimento”.

Antonio Tancredi conferma i Due Galletti nella Guida 2026 Le Migliori 350 Pizzerie della Campania

Il giovane pizzaiolo premiato per il lavoro nella sua pizzeria “Diametro 3.0” a Casoria

Passione, impegno, studio e creatività. Doti che Antonio Tancredi conosce bene e che gli sono valse la conferma dei prestigiosi Due Galletti della Guida 2026 relativa alle Migliori 350 Pizzerie della Campania. Nella pubblicazione curata dal giornalista e critico enogastronomico Luciano Pignataro con la collaborazione della giornalista Antonella Amodio, rispetto allo scorso anno sono stati recensiti ed inseriti nel volume 50 locali in più, di tutte le province della regione.

Con il team della sua pizzeria Diametro 3.0 di Casoria, in provincia di Napoli, Antonio Tancredi prosegue nel lavoro intrapreso nel 2018 soffermandosi su impasti morbidi, molto idratati, pizze dal cornicione pronunciato e con diversi topping: dai più classici e intramontabili ai contemporanei, più generosi nei condimenti, per abbracciare i gusti di una clientela sempre più eterogenea in termini di età e preferenze. Ecco che accanto alla margherita in menu c’è da qualche mese la Matisse, una pizza doppia cottura passata in forno a legna e poi elettrico condita con pomodori dalle diverse consistenze come se il disco fosse una vera e propria tela bianca su cui sprigionare il proprio estro.

Il riconoscimento della Guida 2026 segue anche la partecipazione del giovane ed innovativo pizzaiolo Antonio Tancredi a prestigiose kermesse del settore gastronomico in cui il confronto e la condivisione di idee e progetti mirano ad accrescere il proprio bagaglio culturale, come è avvenuto di recente con “Vinoforum” a Roma. “Essere presente nella Guida curata da un esperto del settore come il giornalista Luciano Pignataro – spiega Antonio Tancredi – è per me motivo di orgoglio. Mi spinge senza dubbio a proseguire nel mio impegno quotidiano assieme alla grande squadra della pizzeria Diametro 3.0 con cui sento di condividere questo ulteriore, prestigioso traguardo”.

Greek Wine Day 2025

Firenze da capitale d’Italia e capitale del Rinascimento per un giorno con Greek Wine Day, lo scorso 1° novembre è  tornata capitale del vino greco. L’appassionante evento giunto alla sua quarta edizione si è svolto nel salone Michelangelo dell’hotel Albani di Firenze. Strategicamente perfetto, a poca distanza dalla Basilica di Santa Maria Novella e dalla Fortezza da Basso.

Ideato da Haris Papandreou, grande appassionato ed esperto di vino e organizzato con il patrocinio del Consolato Onorario di Grecia a Firenze e la collaborazione di Fisar Firenze. Il più grande evento in Italia interamente dedicato al nettare di Bacco della penisola ellenica. 

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Visto il crescente successo della kermesse ed il grande interesse al vino greco da parte degli operatori e dei wine lovers, gli organizzatori sbarcheranno a breve anche in altre città italiane con lo stesso format. Come dire, squadra che vince non si cambia. Gli espositori presenti erano ben 49 con circa 225 etichette in degustazione e dietro ai banchi d’assaggio sia i sommelier, sia molti produttori, accorsi dalla Grecia per l’avvincente occasione.

È stata una ghiotta occasione per assaggiare e approfondire la conoscenza del vino di questo meraviglioso lembo di terra. La Grecia vanta una storia vitivinicola ultra millenaria ed un clima propizio per l’allevamento della vite,  nei terreni della penisola affondano le radici in prevalenza di varietà autoctone,  tuttavia, anche alcune internazionali. Le varietà di uva autoctone più diffuse sono: Assyrtiko, Vidiano e Malagousia a bacca bianca e Agiorgitiko e Xinomavro a bacca rossa.

Alcuni assaggi

Cavalieri Malagousia 2024 Chateau Nico Lazariti – Malagousia 100% – Paglierino luminoso,  sprigiona sentori di fiori d’acacia,  pesca, albicocca, cedro ed erbe aromatiche,  sorso fresco, saporito e coerente.

Vidiano 2024 Diamantakis Winery – Vidiano 100% –  Giallo paglierino con sfumature verdoline, rivela sentori di pera, mela cotogna, mandarino e mandorla,  gusto vibrante, stimolante e persistente.

Plano Assyrtiko 2023 Wine Art Estate – Assyrtiko 100% – Tonalità paglierino luminoso,  libera sentori di melone, frutta tropicale e lime, scivola fresco e saporito in bocca, finale lungo.

Petali 2024 Diamantakis Winery – Assyrtiko 100% – Paglierino brillante,  rimanda sentori di zagara, pesca, susina e sbuffi agrumate, la freschezza stimola il lungo e sapido sorso.

Mantineia 2024 Domaine Skouras – Moschofilero 100% – Giallo verdolino, i sentori richiamano la zagara, petali di rosa, ananas e agrumi, al palato risulta fresco, aggraziato e armonioso.

Mouhtaro 2023 Muses Estate – Mouhtaro 100% – Rubino vivace, emana sentori di ribes, lampone, ciliegia e fico, al palato risulta avvolgente pieno, appagante è persistente.

Idisma Drios XInomavro 2020 Wine Art Estate  – Xinomavro 100% – Rubino intenso, arrivano al naso note di prugna, lampone maturi, pomodoro e spezie,  tannini poderosi ma setosi,  suadente e duraturo.

Vasilio 2021 Estate Costantin Gofas – Agiorgitiko 100% – Bel rubino,  all’olfatto si percepiscono sentori di amarena, prugna,  polvere di caffè e di cacao e tabacco,  in bocca è vellutato, appagante e coerente.

La Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026 di Doctor Wine

Un periodo difficilissimo nella seconda metà degli anni ‘80, in seguito allo scandalo delle produzioni vinicole con metanolo, ebbe l’effetto di stimolare alcuni giornalisti e appassionati enogastronomici a creare dal nulla una guida ai vini d’Italia. Daniele Cernilli è ancor oggi il motore dietro la produzione di questo splendido libro che ogni anno, dal 1987, illustra gli areali vitivinicoli italiani e ne seleziona le produzioni migliori e più originali.

La “Guida” nasce assieme al Gambero Rosso nel contesto editoriale de Il Manifesto, ma se ne distacca già nell’anno successivo producendo la “Guida 1989” in seno alla Gambero Rosso Editore all’interno del Gruppo L’Espresso. Quell’anno è la svolta della pubblicazione in virtù della sponsorizzazione dal gruppo farmaceutico Sigma Tau, che produce ben sessantamila copie della guida e ne assicura il futuro. Cernilli è il fine analista del trio originario di produzione formato da Cernilli con Stefano Bonilli, giornalista economico, e Carlin Petrini, giornalista gastronomico — che creerà presto da ArciGola lo spin-off “Slow Food” ad illustrare il potenziale dirompente della cucina italiana in patria e nel mondo.

La Guida svolge da allora, anche grazie all’autonomia da Gambero Rosso acquisita nel percorso, una assidua ricerca delle produzioni vinicole emergenti da affiancare a solidi protagonisti affermati sui mercati internazionali. Cura del racconto del territorio, minuziosa descrizione dei processi produttivi in vigna e in cantina, racconti della storia — spesso intensamente familiare e ricca di aneddoti – dei produttori italiani più esigenti e identitari.

È a Roma all’Eur quest’anno, il 12 ottobre a Spazio Novecento, che Daniele Cernilli e la sua redazione presentano 92 tra le premiate cantine italiane meritevoli di inserimento nella “Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026”. L’evento segue la presentazione tenuta a Milano a settembre.

La pubblicazione riporta accuratamente migliaia di referenze, descrivendole gustativamente grazie al lavoro del nutrito team di degustazione ufficiale: le valutazioni sono classicamente in centesimi, ma si presentano partendo da un breve racconto dell’azienda (con appendice speciale se “enoturistica”) che viene valutata in “stelle” da una a tre; si conclude col prezzo sul mercato (che concorre al premio “Miglior Rapporto Qualità/ Prezzo”) e una valutazione del “DoctorWine” ovvero Cernilli stesso, ad apporre una sua faccina se il punteggio eccede i 95/100 e merita un suo endorsement.

Il bello di questo incredibile, massivo lavoro di raccolta dati e notizie — attualmente prodotto anche in inglese e tedesco — è offerto dal l’assegnazione di premi speciali che mirano a far luce sullo stato della viticoltura italiana: sono le aziende, le persone e i loro progetti a raffigurare il momento propulsivo dell’intero comparto per l’anno in analisi. 

Partendo dall’Azienda dell’Anno, la selezione declina la qualità del lavoro di produttori per il Vino Rosso, il Vino Rosato, il Vino Bianco, il Vino Dolce e il Vino “Vivace” dell’Anno, a ricomprendere le macro-categorie di produzione, terminando con l’Esordio Vincente dedicato alla più eccellente new entry italiana sui mercati. Si conclude con award riferiti alle persone, alla loro vita dedicata alla produzione vinicola culminanti con il Winemaker dell’Anno e il riconoscimento “Una Vita per il Vino”.

Una menzione speciale per la lista “I Migliori Vini da Monovitigno” rende infine il perimetro dell’eccellenza produttiva in Italia.

Ultimo, un premio “Progetto Qualità” assegnato al protocollo Equalitas ormai adottato da una azienda su cinque in italia.

All’evento, atteso da quasi un migliaio di partecipanti, troviamo 18 delle venti regioni italiane rappresentate, tra gli elegantissimi banchi d’assaggio, a comporre un affresco di colori equamente distribuiti lungo lo stivale. 

In realtà la giornata è il terminale di un intero anno di comunicazione su diversi media, inclusi i social media che hanno garantito ai produttori visualizzazioni – specie dei video descrittivi del vino – fino a 75mila visualizzazioni. Il sito di DoctorWine in particolare offre le valutazioni di intere verticali di vini eccellenti. 

Tra le centinaia di referenze in degustazione, ecco una selezione di quelle apparse più originali – o classiche, ma superiori alla loro stessa reputazione.

Elena Walch “Beyond the Clouds” 2022: è una delle produzioni più originali dell’areale attorno a Termeno, offre un blend incentrato sullo Chardonnay ma impreziosito da Pinot Bianco e altre uve autoctone minori. Complessità fruttata e floreale intensa e vibrante, per un gusto lungo e sostenuto da rilevante acidità. Gastronomico eppure suadente per palati innamorati dell’inimitabile purezza di gusto alto-atesina.

Attilio Contini 1898 “I Giganti” 2023: non presente in guida (dove è premiato un suo vino più mainstream), è una originalissima elaborazione del blendaggio di Vernaccia al 70% e Vermentino al 30%. Privilegia l’intensità e il gusto di erbe aromatiche ad aprire una struttura sapida non comune e pregna di sentori di mandorle e fichi secchi, con finale altrettanto complesso di tabacco e sbuffi di cioccolato bianco. Originalissimo.

Antinori “San Giovanni della Sala” 2023: ormai una referenza identitaria dell’Orvietano, questo blend di Grechetto e Procanico aggiunge Pinot bianco e, sapientemente, un 5% di Viognier a garantire persistenza a un bianco dell’Italia Centrale ricco di corredo olfattivo e palatale, incentrato su pesche gialle e fiori di campo. Apprezzabile l’equilibrio pressoché perfetto, per una boccata soddisfacente e protesa alla gastronomia locale.

Villa Cordevigo “Gaudenzia” 2023: un Chiaretto di Bardolino accattivante e persuasivo per eleganza e suadenza di profumi. Siamo in Valpolicella ed è d’obbligo attendersi vini classici, ma questo Chiaretto, assieme all’omonimo della casa più giovane e orientato alla ristorazione, ha più di un appeal originale e garantito dal blend di Corvina, Rondinella e Molinara, ad attrarre i palati più fini: sentori di rosa e violetta si sposano a fragola e lamponi, circondati da sbuffi di note agrumate. Non marca un finale significativo, ma persiste grazie alla sapiente fattura della casa e a una vena minerale che ne accenta il delicato aroma. Imperdibile.

Moser “Tracce” TrentoDoc Riserva Extra Brut 2012: la sfida del metodo classico a 132 mesi è vinta a mani basse! Uno Chardonnay intenso e dal perlage finissimo, esuberante di fragranze di farine e crosta di pane variegato da sentori di menta e pietra focaia, accenti agrumati di limone e fiore d’acacia. È un Trento DOC, consegna ciò che promette: immediatezza di gusto e cremosità mista a palato lungo e rapida successione di sapori. Non se ne lascia un goccio al calice.

Berlucchi “Palazzo Lana” Extreme Riserva 2014: altra sfida, i 115 mesi di un metodo classico caratterizzato da un semestre in barrique. Il colore oro-rosa tradisce da subito la natura Blanc de Noir, dacché il Pinot Nero suggerisce subito al naso le sue note agrumate miste a frutto di polpa gialla. Fragranza di crosta di pane in ottimo equilibrio, distinta la persistenza. Where’s the party?!

Lunae “Cavagino” Vermentino 2022: i Colli della Lunigiana sono incantevoli e la loro prossimità marittima mista al terreno ricco di marna e argille offre un letto ideale al Vermentino. È una creazione cantiniera di tutto rispetto, fondata su un 60% fermentato in barrique. Grande bocca che conferma un naso sufficientemente complesso, ad offrire note di pesca gialla e agrumi in moderazione, lasciando i sentori di frutta tropicale a garantire un gusto ricco e lungo, reso elegante dal finale di erbe aromatiche e da una combinazione di note calde e saline. Bello e seducente.

Tenuta di Fiorano “Semillon” 2022: il Lazio è una regione vinicola ampiamente sottovalutata, ma esordienti come questo Semillon d’origine bordolese rendono giustizia alla sua vocazione per i vitigni che amano i terreni vulcanici. Un anno in botte piccola, tradizione antica, a offrire sentori di cera d’api, mela cotogna e frutta gialla avvolto da una delicata nota balsamica e da uno sbuffo di fieno. Davvero elegante alla beva, deciso e moderatamente persistente: la tecnica della elaborazione è raffinata, per un gusto elegante oltre le attese.

Velenosi “Rêve” Offida DOCG 2023: è un Pecorino classico e al tempo stesso originale, dove la sontuosità delle note floreali – spicca la ginestra – tipiche di accompagnano a note agrumate miste ad erbe aromatiche. Nell’equilibrio tra mineralità salina e nota calda, si apprezza il gusto composto e lungo, con un finale delicato di erbe e fiorellini di campo.

Livio Felluga “Terre Alte” Rosazzo DOC 2022: *in cauda sublimis* avrebbero detto le legioni romane accampate ai confini dell’odierno Friuli. Livio Felluga è l’intelligenza e la visione identitaria di una cantina che ha generato una storia vinicola ancora attiva grazie ai figli. Marco è l’autore di questo blend ormai canonizzato all’Abbazia di Rosazzo dove oggi hanno residenza fisica le loro botti. Un taglio geometrico fatto di 40% Sauvignon, 30% Friulano e 30% Pinot Bianco, per un anno sui lieviti autoctoni e una evoluzione in barrique per il solo Pinot Bianco. Complessità eccezionale, quasi indescrivibile completamente: frutti a pasta gialla, eccelle la susina, conditi da sentori di passion fruit ed erba medica. Corpo avvolgente e leggerissimamente squilibrato verso la mineralità – ma è un friulano vero, te lo aspetti… boccata salina e persistente per un’esperienza gustativa completa e dal finale classico persistente. Una cassa subito, please.

Lunae “Vermentino Nero” 2024 a Toscana IGT: La giovanissima età trasmette già al naso le esuberanti note floreali di timo e rosa canina, lasciando al gusto l’onere di apprezzare il corpo e la struttura assieme ai dominanti sentori di ciliegia e lampone. È un bellissimo giovane dal color rosso rubino intenso, in cui prevalgono per ora note calde e acidità, ma il cui tannino si accenna e si combina con mineralità salina esprimendosi più nel finale accompagnato da una leggera nota amarognola. Grande promessa.

Peter Zemmer “Pinot Nero Riserva Vigna Kofl” 2022: probabilmente tra i migliori Pinot Noir italiani, è la creazione che meglio rappresenta questa cantina sulla “Strada del Vino” che collega Bolzano a Trento. Intensità immediata, equilibrio gusto-olfattivo invidiabile per un composto di frutti di bosco e amarena con note di cioccolato e fragoline. La morbidezza è intatta dall’acidità, un tannino suadente accompagna il gusto molto elegante fino al finale senza grandi influenze da barrique francesi – dove affina per 12 mesi. 

Casale del Giglio “Mater Matuta” 2021: non si sbaglia a definire questo vino un “SuperLatium” perché l’elaborazione del Syrah di casa Santarelli vive da quarant’anni una progressione inarrestabile. 24 mesi di barrique di primo impiego mirano a stabilizzare l’equilibrio con il 15% di Petit Verdot che costituisce l’ispirazione bordolese di questo vino molto complesso e ricco di sensazioni olfattive e gustative, dal balsamico floreale accentato di spezie e pietra focaia, alla frutta gialla mista a ciliegia con una speziatura a tratti materica. Finale lungo ed elegantissimo, per palati esigenti.

Michele Chiarlo “Barolo Cerequio” 2021: quasi un vessillo per questa famiglia di vini celebratissimi in tutto il mondo, l’annata del Cerequio premiata rappresenta l’Accademia per la elaborazione di un Barolo. Corpo armonico e struttura equilibratissima s’impongono al gusto ricco ed espressivo di amarena e lamponi, annunciati da note olfattive dense di rosa e frutti di bosco. La speziatura è presente, le botti di rovere per 24 mesi lasciano un segno giusto, ma il gusto è tanto ricco di luce e slancio quanto il brillante rubino che lo colora. Finale moderato ma intenso per lunghezza.  

Giuseppe Cortese “Barbaresco Rabajà” 2022: un esemplare splendido e forse inarrivabile del suo territorio, questo cru di livelli mondiali ha nella sua complessità avvolgente il suo merito maggiore. Melagrana e ribes in un contorno etereo di lacca, accento di maraschino fin nel finale, e tannino essenziale alla struttura perfettamente equilibrata di un Barbaresco memorabile nella edizione 2021. Da collezione.

Fiorentino “Taurasi Riserva” 2020: un gusto amplissimo e lungo, tannico nobile eppur marcato, sono i tratti di un campione dell’areale di Taurasi nel quale l’edizione 2021 Riserva conquista il podio più alto. Un cru, annunciato al naso da sbuffi balsamici a introdurre una complessità di bacche e more e marasche, confermata al gusto che termina con accenti di fumi nobili e pietra focaia. Bel risultato per un’azienda giovane e sostenibile grazie all’indipendenza energetica. 

Siro Pacenti “Brunello di Montalcino Riserva PS” 2019: l’esperienza ilcinese di un degustatore metodico e gaudente porta a guardare a questo Riserva PS nella prospettiva identitaria più moderna e raffinata. Frutti rossi e pesca gialla creano le fondamenta per sentori speziati e balsamici, acuti di erbe officinali: una complessità che induce allo studio, per un cru da viti settuagenarie che risulta un pò severo, dai 36 mesi in barrique, ma estroverso e godibilissimo per morbidezza e lunghezza dei tannini.

Vietti “Barolo Lazzarito” 2021: nel più classico dei terroir dove è prodotto il Barolo, emerge per modernità un Nebbiolo elaborato in botte grande per 30 mesi, equilibratissimo e distinti per l’armonia gusto-olfattiva tra i fiori scuri e l’erbaceo rispetto alla polpa di prugne nere a distinguere l’intensità delle percezioni. Tannini di classe assoluta, un gusto schiettamente nobile e magistralmente persistente senza alcuna perdita di equilibri tra i formanti. Annata memorabile.

Si avvicina alle battute finali il progetto solidale “Pizza, una questione di famiglia” di Enzo Coccia

L’iniziativa del pizzaiolo Enzo Coccia a favore dell’associazione S.O.S. Sostenitori Ospedale Santobono ETS, uno degli enti che sostiene lo storico ospedale pediatrico di Napoli.

Cibo, vino e solidarietà nello stesso format. Organizzato dalla sensibilità di Enzo Coccia e dei figli Andrea e Marco per aiutare l’ente che raccoglie fondi per realizzare progetti dedicati ai piccoli pazienti, garantendo cure all’avanguardia e ambienti di degenza più accoglienti sia per i bambini che per le famiglie che li accompagnano, il progetto è giunto alla fase finale con l’ultimo appuntamento previsto per il 10 novembre presso La Notizia 94 a Napoli.

Prima di Pierluigi Police, della pizzeria ‘O Scugnizzo di Arezzo con il figlio Gennaro è il momento del racconto della serata straordinaria del 13 ottobre con Attilio Bachetti, Pizzeria Da Attilio alla Pignasecca, con il figlio Mario. Ognuno dei tre appuntamenti ha visto infatti la partecipazione anche delle nuove leve della gastronomia partenopea a cominciare dal 29 settembre con Ciro Oliva di Concettina ai Tre Santi e papà Antonio.

Indispensabile l’apporto di linfa giovane per il disco di pasta lievitato più conosciuto al mondo, anche se l’occhio saggio dei genitori non può che indirizzare nella maniera giusta il talento dei ragazzi. Gli impasti si alternano tra diretti e con utilizzo di biga o pre-fermenti, ma è nei topping che si rivela tutta la grinta e le contaminazioni tanto in voga oggigiorno.

Mario, l’erede di Attilio Bachetti della pizzeria Da Attilio alla Pignasecca, ha colpito nel segno con la pizza “profumi d’autunno” con crema di finocchio, aglio nero, fiordilatte di Agerola, pan grattato croccante, finocchietto fresco e pepe nero. L’esperienza da uomo di partita imparata allo storico gourmet Del Cambio di Torino fa la differenza, anche nella proposizione dei dolci, articolati e diversi dalle consuete proposte.

Apertura con il Caseficio il Casolare di Alvignano di Mimmo La Vecchia e le sue ricottine di bufala, mozzarelle gustose e formaggi freschi o stagionati che rappresentano la forza di un intero areale nel cuore del casertano. Ne abbiamo già parlato su 20Italie con l’articolo riguardante il territorio del Matese: un giorno in Alta Campania alla ricerca del nostro “Vecchio West”.

Enzo Coccia si esalta nella “sua” Margherita con pomodoro San Marzano, fior di latte di Agerola, formaggio Grana Padano grattugiato, olio extravergine d’oliva e basilico unica e saporita nel suoe genere. A riguardo il celebre pizzaiolo, da poco promosso sommelier ad honorem dal presidente di A.I.S. Campania Tommaso Luongo, esprime così la propria soddisfazione: «Non esistono segreti per fare una pizza di qualità. Esistono tecniche e tradizioni da unire. Gli ingredienti contano, ma un artigiano deve saper lavorare con testa, cuore e mani».

Chiude l’ospite d’onore Attilio Bachetti, in parziale discontinuità rispetto al discorso precedente, esaltando invece gli unici protagonisti per un impasto perfetto: farina bianca, acqua e lievito. Poco importa chi ha davvero ragione, l’unica cosa che conta è il successo di pubblico per una iniziativa che fa bene al cuore e al palato.

Chocoland, a Napoli cinque giorni nella terra dei golosi

Dal 29 ottobre al 2 novembre, in piazza Municipio. Edizione speciale dedicata ad Halloween. Espositori, show cooking, spettacoli, laboratori ed intrattenimento per i più piccoli

Un’edizione speciale di Chocoland dedicata ad Halloween, quella in programma dal 29 ottobre al 2 novembre, a Napoli, in piazza Municipio. Protagoniste saranno le creazioni di maestri cioccolatieri e pasticcieri provenienti da ogni regione d’Italia e non solo. Oltre a specialità come il “torrone dei morti” di tradizione napoletana e il croccante siciliano, sarà infatti possibile gustare, nei numerosi stand allestiti nel cuore della città, il kurtos ungherese o varie tipologie di crepes. E, ancora, show cooking, spettacoli, laboratori ed intrattenimento per i più piccoli.

Organizzata dalla D2 Eventi, con il patrocinio di Casartigiani Napoli, la manifestazione giunge alla sua quarta edizione, forte del successo di pubblico che ha sfiorato lo scorso anno le 500mila presenze nei cinque giorni di apertura al pubblico.

Chocoland, tra le principali fiere del cioccolato artigianale di tutto il Mezzogiorno, sarà allestito anche quest’anno tra il Molo Beverello e Palazzo San Giacomo, con un fitto programma di eventi che prenderanno il via mercoledì 29 novembre alle ore 17, con una cerimonia di inaugurazione, per proseguire fino al 2 novembre con orario dalle ore 10 fino a tarda sera.

Tra i vari show cooking, che saranno presentati dal comico Lino D’Angiò, si segnalano giovedì 30 ottobre, quello che vedrà protagonista la Pasticceria Mignone che presenterà la sua “Perla Tartufata”. Appena ieri, la storica insegna di piazza Cavour, ha ricevuto la “Medaglia della Città di Napoli”, conferita come segno di stima e di gratitudine verso una realtà che da venticinque anni rappresenta un’eccellenza dell’artigianato dolciario napoletano.

Il 31 ottobre sarà invece la volta della Pasticceria Tizzano con lo chef Nicola Paparone che presenterà il celebre “Pastrocchio”, e il suo Babà, per l’occasione farcito al cioccolato. Ancora, sempre venerdì, alle ore 19, l’atteso appuntamento con il “Tiramisù Espresso” di Merisù.

Dal dolcetto allo scherzetto, con lo “Speciale Halloween Make-Up”. Giovedì 30 ottobre e venerdì 31, dalle ore 16 alle 20, sabato 1 novembre e domenica 2 dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, sarà possibile per adulti e bambini lasciarsi truccare per trasformarsi per qualche ora in esseri spaventosi, dagli zombie ai vampiri. Disponibile anche una selfie zone dove immortalarsi con una foto al fianco dell’Uomo Zucca o dello Stregone.

Tante le occasioni di divertimento per i più piccoli. Tra gli appuntamenti, il “Drago Luminoso”, con spettacoli previsti giovedì 30 ottobre e venerdì 31 dalle ore 16 alle 20, sabato 1 novembre e domenica 2 dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 20 e il teatro dei burattini di Mario Ferraiolo, con spettacoli diversi ogni giorno.

“Casartigiani Napoli è accanto a Chocoland per promuovere la fantasia, la cultura e l’artigianato: la vera magia di Napoli nasce infatti dalle mani e dal cuore” sottolinea Fabrizio Luongo, segretario dell’associazione di categoria degli artigiani.

Per Luigi De Simone, presidente della D2 Eventi, “Chocoland rappresenta ormai un appuntamento fisso per i tantissimi appassionati, proponendo una formula itinerante, che si svolge in alcune delle più importanti località della Campania, e che affianca al gusto tante occasioni di divertimento per adulti e bambini”.

Tutti gli eventi sono gratuiti e aperti a tutti. Info ed aggiornamenti sul sito https://chocolanditalia.it

Un viaggio tra gusto ed eleganza da Bellavista con Longo Speciality

Nel territorio collinare della Franciacorta, situato nell’entroterra del Lago d’Iseo, l’evento esclusivo che ha celebrato l’eccellenza enogastronomica italiana. Protagonista della serata è stata Longo Speciality, punto di riferimento nel mondo delle specialità gourmet, che ha scelto Bellavista, nota per la produzione di Franciacorta di alta qualità, quale sede dell’iniziativa.

Fondata nel 1961 da Consiglio e Carla Longo, Longo Speciality è oggi una delle realtà italiane più riconosciute nel settore dei regali enogastronomici aziendali di alta gamma. Nata come impresa familiare, l’azienda ha saputo evolversi nel tempo, mantenendo salde le proprie radici e allargando il proprio campo d’azione.

Giunta alla terza generazione, si distingue non solo per la qualità dei prodotti selezionati, ma anche per la capacità di innovare. L’azienda ha sviluppato una solida rete di export e un canale e-commerce dedicato alla vendita di specialità alimentari e vini italiani, portando l’eccellenza del Made in Italy in tutto il mondo.

Tra le iniziative che hanno segnato il percorso dell’azienda, spiccano la fondazione dell’Enoteca Longo a Legnano nel 1983, oggi punto di riferimento per gli estimatori del buon bere, e la creazione della guida “Fuoricasello”, un progetto editoriale che valorizza le eccellenze gastronomiche italiane situate nei pressi delle principali arterie autostradali.

A testimonianza della sua storia e del suo legame con il territorio, Longo Speciality ha creato lo Spazio Longo, un vero e proprio museo d’impresa situato nella cantina originaria di San Giorgio su Legnano. Qui, tra documenti, oggetti e racconti, si ripercorre il cammino di un’azienda che ha fatto della passione per il gusto e della cura per il dettaglio il proprio tratto distintivo.

Lo Spazio Longo non è solo un tributo al passato, ma anche uno sguardo al futuro, grazie al coinvolgimento della terza generazione – Andrea, Cecilia e Giulia – che porta avanti con entusiasmo e innovazione l’eredità di famiglia.

C’è un legame chiaro e coerente tra la passione per il gusto e la cura del dettaglio che da sempre caratterizzano l’azienda Longo, e l’eleganza della cantina Bellavista. L’esperienza della serata prende il via proprio qui.

La visita alla cantina inizia con il racconto della visione ambiziosa di Vittorio Moretti, patron di Bellavista, e della sua instancabile ricerca della perfezione. Tutto è cominciato con pochi ettari di terra, una casa immersa nel verde e una piccola cantina accanto. Un progetto nato dal desiderio autentico di creare un vino da condividere con gli amici, in un’atmosfera familiare. Ma quel sogno, semplice e genuino, ha presto preso il volo.

La svolta arriva con i viaggi in Francia, dove Moretti entra in contatto con una cultura enologica profonda e radicata. In quei luoghi, il vino non è solo prodotto: è parte integrante della vita, della storia, dell’identità. Qui si apprende dai grandi maestri, si visitano cantine leggendarie, si respira un’aria nuova che ispira e trasforma.

Nel 1981 l’incontro con l’enologo Mattia Vezzola dà vita a uno stile unico, basato su tradizione e innovazione. Vezzola contribuisce a definire il profilo sensoriale dei vini Bellavista.

Questa visione, nutrita da esperienze internazionali e da un profondo rispetto per il territorio, prende forma concreta nel lavoro quotidiano in cantina. È qui che la filosofia Bellavista si traduce in pratica, a partire dalla cura meticolosa della produzione. La visita prosegue infatti tra le vasche di fermentazione, dove ci viene raccontato il processo di raccolta manuale delle uve, la selezione dei grappoli migliori e l’evoluzione delle tecniche di vinificazione.

La visita prosegue e scendiamo nella bottaia, uno degli ambienti più suggestivi della cantina. Qui ci vengono spiegate le differenze tra i materiali utilizzati nel tempo e le tempistiche di riposo a seconda della tipologia di vino. Percorriamo le gallerie storiche, scavate nella roccia e dedicate al riposo del vino. Qui, l’ambiente è fresco, silenzioso e perfettamente organizzato: migliaia di bottiglie sono disposte ordinatamente, suddivise per annata e tipologia.

In queste gallerie si svolge anche il remuage, il processo che consiste nel ruotare manualmente le bottiglie per far depositare i sedimenti nel collo. Mentre molte cantine hanno automatizzato questa fase, Bellavista continua a eseguirla a mano, mantenendo viva una tradizione che contribuisce alla qualità finale del prodotto.

Concludiamo la visita con un aperitivo, è il momento di degustare Alma Assemblage 2 Pas dosè.

Questo vino rappresenta al meglio il patrimonio vitivinicolo di Bellavista, un perfetto equilibrio tra tradizione, qualità e identità locale. Un perlage fine e persistente, con bollicine cremose e vivaci. Sentori di agrumi, zenzero e note minerali. Equilibrato al gusto, con aromi di cedro, limone ed erbe aromatiche. Una lunga persistenza.

La serata prosegue con la cena gourmet. È l’occasione perfetta per continuare a scoprire il legame tra i vini Bellavista e l’alta cucina, in un contesto che valorizza il territorio e la qualità. Cena curata nei minimi dettagli dal catering Arte del Sapore con i piatti del ristorante stella Michelin Acqua di Olgiate Olona, dove ogni piatto è stato ideato per abbinarsi al meglio con i vini della cantina:

  • Flan di porcini alle erbe di campo, Chutney di zucca, robiola tre latti abbinato al Brut Teatro Alla Scala 2020. È tra le etichette più rappresentative di Bellavista, espressione del suo stile raffinato. Alla vista si presenta con spuma fine e persistente, colore giallo paglierino intenso. Al naso emergono note minerali, agrumi, vaniglia e mandorla. Al palato è fresco, vivace, con un finale cremoso e minerale, elegante e pulito.
  • Ravioli al pomodoro secco, salsa al guanciale e ricotta salata accompagnati dal Franciacorta Rosé, questo Rosé è la declinazione intrigante e seducente del celebre e tradizionale spumante Bellavista, capace di unire la freschezza delle grandi bollicine alla delicata ma intensa struttura del Pinot Nero.
  • Controfiletto di cervo, jus ai mirtilli, purea di topinambur e pepe rosa con il Toscana IGT Merlot Quercegobbe, Rosso rubino intenso. Al naso spiccano frutti rossi, spezie e note balsamiche di mirto ed eucalipto. Al palato è elegante, fresco e sapido, con un finale lungo e armonioso.
  • Pera cotta all’hibiscus, mousse alle vinacce, polvere di sambuco incontra il Nectar. Demi-Sec da sole uve Chardonnay, provenienti da 30 vigneti collinari. I grappoli, appassiti in pianta, fermentano in parte in piccole botti di rovere. Dopo 4 anni di affinamento, il vino si presenta con profumi di frutta candita, miele e fiori. Al palato è morbido, cremoso e avvolgente.

Grazie alla sua profonda conoscenza del territorio e alla passione per l’eccellenza, Longo Speciality ha dato vita a un evento che ha saputo valorizzare le tradizioni locali, l’arte dell’ospitalità e il piacere dello stare insieme. Un’occasione speciale che ha messo in luce il meglio della cultura enogastronomica italiana, lasciando un ricordo vivido e confermando il ruolo centrale dell’azienda nella promozione del bello e del buono.

Un ruolo che trova la sua espressione più autentica nella capacità di trasformare questa ricerca di eccellenza in un linguaggio universale: quello del dono. Ogni confezione, ogni selezione, non è soltanto un insieme di prodotti scelti con cura, ma un gesto pensato per creare legami, emozioni e memoria condivisa. È in questa capacità di rendere il regalo un’esperienza che Longo trova la sua cifra più autentica e unica.

Prosit!

Rosé Revolution a Terre di Pisa Food & Wine Festival

Nel centro storico di Pisa, dal 17 al 19 ottobre 2025 presso piazza Vittorio Emanuele II ha avuto luogo “Terre di Pisa Food & Wine Festival”.

Pensato per diffondere la cultura, la promozione e valorizzazione della filiera enogastronomica pisana del cibo e del vino di qualità e far conoscere i prodotti delle “Terre di Pisa”. Tre giornate che hanno avuto in programma, oltre agli stand d’assaggio, anche numerose masterclass presso il Salone ex Borsa Merci della Camera di Commercio, guidate da esperti del settore e molti interessanti show cooking.

Tra queste anche la degustazione guidata “Rosé Revolution”, dedicata ai vini rosati della provincia di Pisa condotta da Dario Pantani ed Elisa Bani di FISAR Pisa. Un excursus sulla storia dei rosati e sui vitigni più diffusi nell’areale. Durante la masterclass sono intervenuti anche alcuni produttori presenti. Un vino snobbato in Italia per diversi anni, solo recentemente sono state riscoperte e apprezzate le varie tipologie variegate e ricche di fascino.

Qualche breve cenno su come si ottiene il vino rosato in versione fermo, anticipa le note sensoriali dei vini degustati.

Le vinificazioni in rosato più diffuse sono con breve macerazione delle bucce da uve a bacca nera con il mosto e conseguente separazione delle stesse oppure con la tecnica del salasso, prelevando dalla vasca di macerazione da un vino rosso una quantità di mosto variabile per vinificarlo senza il contatto con le bucce.

Le ore di permanenza a contatto con le bucce sono determinanti per fissare il colore e la temperatura in fermentazione influisce sugli aromi. Pertanto i colori variano e assumono varie tonalità, come: rosa tenue, rosa cerasuolo, rosa chiaretto e rosa buccia di cipolla, tuttavia la scala e la nomenclatura dei colori non è uguale per tutte le schede tecniche delle associazioni della sommellerie. La durata della macerazione influisce non solo sulla tonalità del colore ma anche sui sentori e sul gusto.

Le varietà di uva più diffuse in Italia per ottenere vini rosa sono, sangiovese, montepulciano, negramaro,  corvina e nebbiolo. Il rosato è un vino conviviale e versatile, in funzione del vitigno e della tipologia trova abbinamento con un vasto numero di piatti.

Brusio d’Era Le Palaie No Vintage spumante Rosato brut. Sangiovese 100% – Rosa tenue brillante, sprigiona sentori di rosa, fragola, ribes e crosta di pane. Attacco fresco, cremoso, sapido e duraturo.

Penteo Rosato Gianni Moscardini,IGT Costa Toscana Rosato 2024 – Ciliegiolo 100% – Rosa tenue dai riflessi aranciati, emana sentori di ribes, lampone, ciliegia e scorza d’arancia. Sorso fresco, avvolgente, saporito e persistente.

Larthia Podere Marcampo IGT Toscana Rosato 2024 – Ciliegiolo 50% Pugnitello 50% – Rosa cerasuolo, sviluppa note di fragolina di bosco, agrumi, origano e nuances balsamiche; vibrante, vellutato e lungo.

Rubedo Antica Fornace IGT Toscana Rosato 2024 – Foglia Tonda 100% – Rosa cerasuolo, rivela sentori di iris, frutti di bosco, pompelmo rosa, eucalipto e salvia. Attacco fresco e saporito, coerente e persistente.

Cimba Podere Pellicciano IGT Toscana Rosato 2024 – Sangiovese 70% Malvasia Nera 20% Canaiolo 10% – Rosa cerasuolo, rimanda sentori di frutti di bosco, albicocca, pesca, pompelmo e arancia. Il sorso è leggiadro, pieno, saporito e coerente.

Timo-rosa I Moricci IGT Toscana Rosato 2024 – Sangiovese e una piccola percentuale di Colorino – Rosa pallido, presenta sentori di zenzero, lavanda, erbe aromatiche e balsamiche. Fresco, dinamico, armonico e suadente.

Il Rosato di Spazzavento Podere Spazzavento IGT Toscana Rosato 2024 – Sangiovese 100% – Rosa chiaretto, al naso giungono note di agrumi, frutti di bosco e nuances fumée. Ingresso morbido, vibrante e saporito.

Incanto Rifugio dei Sogni IGT Toscana Rosato 2024 – Cabernet Sauvignon 100% – Rosa chiaretto, sprigiona sentori di scorza d’arancia, pietra focaia e frutta a polpa rossa. Al palato è avvolgente, pieno e corrispondente.

IngioveColline Albelle IGT Toscana Rosso 2024 – Sangiovese 100% – Rosa chiaretto, emergono sentori di frutti di bosco, ciliegia e arancia amara. Al gusto è rinfrescante, saporito e coerente.

Rossato Pieve de’ Pitti IGT Toscana Rosato 2024 Sangiovese 100% – Rosso rubino trasparente, presenta sentori di violetta, ciliegia, pino, incenso e menta. Il sorso è fresco, pieno ed appagante.

Un ringraziamento per il gentile invito a Claudia Marinelli di DarWine&Food per l’organizzazione delle masterclass.

La Cucina Napoletana di Luciano Pignataro, edizioni Hoepli, è in libreria

Lunedì 27  ottobre, ore 18.00  la presentazione

alla Feltrinelli in Piazza dei Martiri

La Casa editrice Hoepli ha deciso di ripubblicare la seconda edizione de La Cucina Napoletana di Luciano Pignataro dopo il successo della prima del 2016 andata completamente esaurita.
Il volume si presenta in una veste completamente rinnovata, con la prefazione della Principessa Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli e le bellissime foto di Ciro Pipoli. Una grafica che riflette il bellissimo momento che vive Napoli, un regalo per i suoi primi 2500 anni.

Dopo un saggio introduttivo sulla storia della cucina napoletana, il libro ripropone tutto il ricettario classico che costituisce la base della cucina italiana alle soglie del suo riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco.

 La grande novità è un elenco di nuovi classici che portano la firma di alcuni dei cuochi che hanno fatto grande questa tradizione negli ultimi anni rinnovandola e imponendola all’attenzione della critica e del pubblico con ricette che sono entrate nella tradizione popolare: Nino Di Costanzo, Antonio Dipino, Gennaro Esposito, Salvatore Giugliano, Paolo Gramaglia, Peppe Guida, Rosanna Marziale, Maicol Izzo, Fabrizio Mellino, Francesco Sposito e Marianna Vitale sono i nuovi alfieri di questa tradizione che non è un museo, ma un patrimonio di un’intera comunità che vive e si rinnova.

Non mancano capitoli sui prodotti della Campania e sui vini.

Il suo successo è così spiegato dall’autore: “Napoli è un viaggio dell’anima. Ogni quartiere ha la sua psicologia, quasi una
sua inflessione dialettale, qui si nascondono meraviglie incredibili
nelle quali sembra quasi che la realtà si incroci con l’irrealtà,
il quotidiano con la fantasia, i vivi con i morti, perché qui le
persone scomparse continuano a essere presenti nei piccoli gesti
quotidiani, nei sogni, nella proverbiale scaramanzia del popolo
partenopeo… Il cibo per i napoletani è talmente importante che non hanno un sostantivo per indicarlo: usano il verbo mangiare che diventa sostantivo, ’o magnà, ossia il mangiare”.

Il libro sarà presentato lunedì 27 ottobre alla libreria Feltrinelli in Piazza dei Martiri alle 18.00, presenti l’autore, la Principessa Pignatelli, la giornalista del Mattino e Presidente dell’Accademia della Cucina Italiana Santa di Salvo. Partecipa l’Onorevole Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione Univerde e promotore della proposta  di Patrimonio della cucina italiana all’Unesco.

Modera il giornalista Antonio Puzzi.

Luciano Pignataro. La cucina napoletana, Hoepli Editore. pp. 256, euro 26,90

Premiate Trattorie Italiane: la forza della tradizione che guarda avanti

Quando il crepuscolo accarezza i colli umbri, qualcosa di speciale nell’aria richiama l’istinto di tornare a tavola. È in quel momento che Posta Donini, con i suoi giardini secolari e gli affreschi antichi, si trasforma in un palcoscenico sospeso tra memoria e promessa: è qui che, il 6 ottobre, ventuno trattorie provenienti da ogni angolo d’Italia si sono riunite per celebrare un legame antico con la cucina, con la terra e con chi mangia con anima e pancia.

Quella sera, non era solo una cena. Era un racconto corale, un annuncio di fiducia nel futuro: tre nuove trattorie entreranno nel gruppo nel 2026, portando il totale a 24.

La rete che difende l’identità gastronomica italiana

Nata nel 2012 dall’iniziativa di quattro osti Federico Malinverno, Sergio Circella, Alberto Bettini e Avgustin Devetak Premiate Trattorie Italiane si fonda su un patto non scritto: custodire la cucina popolare territoriale come espressione profonda di comunità, accoglienza e autenticità.

Oggi l’associazione include ventuno insegne sparse da Nord a Sud, unite da valori condivisi: uso di materie prime locali, piatti legati alla memoria, prezzi onesti, carta vini curata, accoglienza autentica, cura del cliente.

Ma più di tutto, è l’etica del mestiere che fa da collante: “cucinare per gli altri come si farebbe per casa”, con rispetto, passione e trasparenza.

Il racconto della serata: memoria, incontri, sapori

L’atmosfera era quella delle grandi occasioni: luci soffuse, tovaglie bianche, sorrisi veri. Dopo un aperitivo nel parco tra calici di Grechetto e stuzzichini, gli ospiti sono stati invitati alla cena ufficiale, dove ogni portata è diventata un invito a viaggiare da una regione all’altra, cucinata e servita dagli stessi osti del gruppo.

Piatti protagonisti:

  • Strangozzi spoletini al ragù bianco di abbacchio e porcini
  • Filetto di maialino in crosta di manna, mandorle e pistacchi con timballo di cicoria selvaggia, zucca gialla, farro croccante e caciocavallo del Gargano
  • Interpretazioni eleganti di dolci della tradizione contadina

Questi piatti erano “parlanti”: nessuna messa in scena, solo sapori riconoscibili che emozionano, come la memoria che ride.

Tra gli interventi ufficiali, uno dei momenti più intensi è stato l’annuncio delle tre nuove trattorie 2026, scelte per autenticità, coerenza e radicamento territoriale. Un gesto che non è soltanto espansione, ma fiducia nel futuro della cucina italiana.

Menù e vini: un’armoniosa sinfonia da vivere

Aperitivo: l’aperitivo è stato proposo nei bellissimi spazi all’aperto e nella sala adiacente, con l’accompagnamento musicale dal vivo di musica

Piatto / propostaTrattoria
Crostini di LampredottoTrattoria da Burde, Firenze (FI)
Zuf Carsolino (farinata di semolino con ricotta caprina e erbe del Carso)Lokanda Devetak, San Michele del Carso (GO)
Porcino fritto, polenta e crema di CasoletRistorante Boivin, Levico Terme (TN)
Minestrone alla genovese con i brichettiLa Brinca, Ne (GE)
SottoboscoEnoteca della Valpolicella, Fumane (VR)
Patè di fegatini di pollo con confettura di mele e pan briocheAntica Trattoria del Gallo 1870, Gaggiano (MI)
Tirtler con le ortichePitzock, Funes (BZ)
Luccio in salsa isolanaCaffè La Crepa, Isola Dovarese (CR)
Polpettine di zucchine con giardiniera dell’ortoTrattoria Visconti, Ambivere (BG)
Acciughe con salsa verdeAlbergo Ristorante Cacciatori 1818, Cartosio (AL)

Pane a lievitazione naturale
Fornito da Panificio Artigianale Pagna

Cena (nelle sale interne)

Antipasti regionali

  • Antipasto Emiliano (Collab: Trattoria ai Due Platani – Coloreto (PR), Amerigo 1934 – Savigno (BO), Entra – Massa Finalese (MO))
  • Olive ascolane di mare (Vecchia Marina, Roseto degli Abruzzi (TE))

Primo piatto

  • Strangozzi spoletini al ragù bianco di abbacchio, porcini, grana di pecora e pimpinella
    (Sora Maria e Arcangelo, Olevano Romano (RM) con Il Capanno, Torrecola (PG))

Secondo + contorno

  • Filetto di maialino in crosta di manna, mandorle e pistacchi
    con timballo di cicoria selvaggia, zucca gialla, farro croccante e caciocavallo del Gargano
    (Hostaria Nangalarruni, Castelbuono (PA) con Antichi Sapori, Montegrosso (BT), Puglia)

Dolci

  • Pizza dolce di Dora & Torta con nocciola tonda gentile romana
    (Lo Stuzzichino, Sant’Agata sui due Golfi (NA) con Trattoria del Cimino dal 1895, Caprarola (VT))
  • Biscotto Cegliese
    (Ristorante Cibus, Ceglie Messapica (BR))

Accompagnamenti
Acqua Valverde | Caffè Bonacchi | Olio Roi | Liquori Izzi

Vini in abbinamento

Grande successo per l’evento Premiate Trattorie d’Italia, organizzato in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini di Montefalco, che ha portato in scena un incontro virtuoso tra la migliore cucina di tradizione e l’eccellenza enologica umbra.

Durante la manifestazione, i vini del territorio sono stati protagonisti di degustazioni molto apprezzate, capaci di raccontare, calice dopo calice, l’identità autentica dell’Umbria. Il presidente del Consorzio, Paolo Bartoloni della Cantina Le Cimate, cui sarà dedicato un prossimo approfondimento, ha sottolineato come la sinergia tra le Premiate Trattorie e i vini di Montefalco rappresenti un valore fondamentale: “In una osteria artefice della buona cucina, ha ricordato, non può mancare il vino, che è identità ed espressione del nostro territorio.”

Un messaggio chiaro, che ribadisce quanto la cultura del cibo e quella del vino siano inseparabili nel racconto più autentico dell’Umbria.

Ecco la colonna sonora liquida della serata, firmata dal Consorzio di Tutela dei Vini di Montefalco:

  • Montefalco Grechetto DOC
  • Montefalco Bianco DOC
  • Spoleto DOC Trebbiano Spoletino (anche in versione spumante)
  • Montefalco Rosso DOC
  • Montefalco Sagrantino DOCG
  • Montefalco Sagrantino DOCG Passito

Cantine partecipanti
Agricola Mevante, Antonelli, Arnaldo Caprai, Cesarini Sartori, Colle Ciocco, Colle Uncinano, Colpetrone, Di Filippo, Dionigi, Fattoria Colsanto, Fongoli, La Veneranda, Le Cimate, Le Thadee, Lungarotti, Ninni, Perticaia, Plani Arche, Romanelli, Scacciadiavoli, Tenuta Alzatura, Tenuta Bellafonte, Terre di San Felice, Tenuta Clivo del Cardinale, Terre de La Custodia.

Valori, impatti e visione del futuro

L’associazione non è solo una rete commerciale: è un movimento culturale che difende l’idea della tavola come spazio di incontro, narrazione e memoria.

In un panorama gastronomico che spesso punta al “colpo d’occhio” o all’effetto mediatico, le Premiate Trattorie Italiane scelgono la via della coerenza, mettendo al centro il territorio, il racconto e il cliente.

Ogni trattoria diventa una finestra sul suo mondo: visitarla è entrare in una comunità, respirarne i profumi, scoprirne i racconti. Il gruppo è anche un itinerario diffuso, capace di unire luoghi meno battuti ma ricchi di identità.

Oggi, essere una “trattoria” è una sfida: coniugare qualità, sostenibilità, tradizione e capacità di dialogare con un pubblico sempre più evoluto.
La scelta di accogliere tre nuove insegne nel 2026 è un segno forte: non un’espansione fredda, ma un gesto fiducioso verso il domani della cucina tradizionale.
Come ha detto uno dei fondatori:

“La trattoria è il cuore dell’Italia che lavora, accoglie e cucina. È lì che le persone si ritrovano per riconoscersi.” Ed è questo spirito che, a Posta Donini, si è percepito a ogni brindisi, piatto e abbraccio tra colleghi diventati amici.