Be.Come 2023 : edizione che conferma l’importanza dello “Human-Centered Manufactoring”

Si è svolta a Milano presso il Radisson Collection Santa Sofia la terza edizione dell’evento che vuole puntare sulla centralità del fattore umano nel sistema produttivo nel mondo del vino. Alessandra Montana, founder di Allumeuse Communication, spiega come “ in un mondo pervaso dalla tecnologia, dove ormai i social sembrano obsoleti e si parla solo di Intelligenza Artificiale, Be.Come 2023 vuole affermare con vigore le persone al centro”.

Gabriele Gorelli, Master of Wine e co-fondatore di Be.Come, aggiunge che l’evento ha un appeal “internazionalizzato e internazionalizzante, che sposta su Milano appunto, per mostrare una inconfondibile italianità che vuole fare squadra, confrontarsi ed elevarsi sempre più attraverso tutta quella serie di valori intangibili, ma fortissimi, che circondano il calice.

Un format che ha permesso alle persone del settore intervenute di incontrare, ai tavolini dedicati in una sala adiacente la hall dell’albergo, i produttori in una atmosfera speciale, dove è stato possibile approfondire la conoscenza delle persone e il racconto dei  vini in degustazione.

Silvia Allegrini ha narrato la nascita dell’azienda e le scelte fatte dal nonno Giovanni mentre era in degustazione uno dei loro grandi vini, La Poia 2018, ottenuto da corvina in purezza, un vitigno del territorio capace di regalare grandi emozioni nell’invecchiamento. Un vino figlio di una “annata di luce” (o leggera, più fresca), in cui si apprezzano le note erbacee, i sentori netti e puliti di amarena e prugna, la struttura e la dinamicità del sorso; venti mesi in botti nuove di Allier, otto in botti di rovere di Slavonia prima di essere messo ad affinare i bottiglia per 10 mesi.

Chiara Lungarotti ha testimoniato l’impegno della sua famiglia nella promozione e nel riconoscimento della viticoltura umbra non solo in Italia ma anche nel Mondo. Torgiano Rosso Riserva Rubesco Vigna Monticchio è un vino che sa esprimersi nel tempo, mantenendo l’eleganza. Rubino intenso, con un corredo olfattivo di squisita complessità che si declina in note di mora e marasca, violetta, menta e spezie dolci. Tannino morbido e vellutato, di buona persistenza. Da uve sangiovese che vengono vinificate in acciaio e maturano in botti di diversa capienza per circa un anno, a cui seguono 4 anni di affinamento in bottiglia.

Masciarelli inizia negli anni Ottanta a produrre vino e ad andare in  controtendenza: invece di puntare sugli internazionali, strizza l’occhio al montepulciano d’Abruzzo, l’autoctono per eccellenza della sua regione. Nel 1987 conosce Marina Cvetic che diventa la sua compagna e madre dei suoi figli. Purtroppo scompare prematuramente Gianni e Marina porta avanti l’azienda che attualmente conta su di una presenza femminile al 54% . Villa Gemma è il luogo da dove tutto è iniziato e in degustazione erano presenti sia il montepulciano che il cerasuolo. Due vini di grande espressioni territoriale e veramente emozionanti. Il Cerasuolo 2022 è ottenuto facendo macerare per 12 ore a 4 gradi le uve di montepulciano, ha buona struttura, freschezza e succosità del frutto. Chiusura sapida, perfetto in abbinamento al cibo.

Gabriele Gorelli ha condotto una prima masterclass, in collaborazione con Danielle Callegari, dal titolo “Wanderers above the sea fog” ispirandosi al celebre quadro di Friedrich – Il Viandante della Nebbia- per presentare le etichette che emergono nel panorama del mondo del vino: un percorso davvero emozionante.

La “contaminatio” con le opere d’arte è proseguita nella seconda masterclass, condotta da Gabriele Gorelli MW e Jeffrey E. Porter, giornalista, wine educatore e wine consultant, ispirata dall’opera di Jeff Koons che ritrae una cane fatto da palloncini: proprio il palloncino può essere visto come il simbolo degli obiettivi, desideri e delle aspirazioni. Essi possono alzarsi e sperimentare quel senso di libertà che noi stessi vorremmo provare.

Eric Guido editor di Vinous ha condotto invece la masterclass “Exposing the terroir of Montalcino”: numerose le aziende ilcinesi presenti alla manifestazioni tra cui Altesino, Argiano, Baricci, Castello Romitorio, Castiglion del Bosco, Col d’Orcia, Fuligni, la Magia, Poggio di Sotto, Salicutti, Talenti, Uccelliera. La comunità di Be.Come 2023 ha visto inoltre ampliare il suo orizzonte d’azione grazie all’intervento di partner internazionali: una delegazione di viticultori della Napa Valley, Champagne Morel e De Venoge e due aziende asiatiche, la cinese Silver Heights e la Shinken con i sake spumanti del Sol Levante e l’evento risalta nel panorama degli appuntamenti enoici, sia in Italia che all’Estero, per la qualità e l’innovazione del modo di comunicare il vino.

L’esperienza culinaria a bordo di una nave da crociera sulla MSC World Europa

A bordo di una nave da crociera, il lusso e il piacere si fondono in un’esperienza culinaria straordinaria che solletica i sensi e soddisfa i palati più esigenti. Invitato a questo viaggio in mare a bordo della nuova nave di MSC Crociere, la World Europa, il cibo diventa una parte fondamentale del pacchetto turistico, trasformando ogni pasto in un’avventura enogastronomica.

La nuova nata, entrata a far parte della flotta della celebre Compagnia di navigazione italiana, è una nave di ultima generazione con particolare attenzione alla sostenibilità. I suoi potenti motori sono alimentati a GNL (Gas Naturale Liquefatto), uno dei combustibili più puliti al mondo. Solo dai numeri ci si rende conto che si tratta di un miracolo della tecnologia: ha una capacità di 6.762 passeggeri, 2.138 membri di equipaggio, 2.626 cabine di cui 66 adatte a ospiti con disabilità, 7 piscine, 13 vasche a idromassaggio, 13 ristoranti, 14 bar/lounge, 5 bar all’aperto, 9 negozi, un teatro con 1.153 posti a sedere e tante attrazioni per il divertimento di grandi e piccini, oltre agli spazi dedicati al fitness e al benessere con il settore Aurea SPA.

Le navi da crociera moderne non sono solo un mezzo di trasporto, ma veri e propri mondi galleggianti che racchiudono insieme il meglio di un hotel, della ristorazione, dello svago e del divertimento a 360 gradi, con spettacoli e attrazioni di altissimo livello. I ristoranti a bordo offrono una varietà di cucine internazionali, portando l’ospite in un viaggio attraverso sapori e tradizioni di tutto il mondo. Che si tratti di sushi fresco preparato al momento, piatti mediterranei leggeri o banchetti ispirati alle cucine esotiche, la scelta è ampia e soddisfa ogni preferenza culinaria.

I ristoranti “a tema” sono spesso il cuore di questa esperienza gastronomica, per coloro che cercano un’esperienza più intima. Che sia un ristorante di carne alla griglia, un locale di cucina fusion o un raffinato gourmet, gli ospiti hanno l’opportunità di assaporare piatti prelibati in un ambiente più esclusivo. Con i loro eleganti allestimenti e il servizio impeccabile, offrono la possibilità di gustare pietanze eccellenti mentre ci si gode una vista mozzafiato sul mare.

Il menù varia giornalmente, offrendo una selezione di antipasti, primi, secondi e dessert preparati con maestria dagli chef di bordo. Inoltre è stata appositamente approntata una selezione di vini ed è presente anche uno Champagne Bar in cui è possibile degustare deliziose ostriche abbinandole alle bollicine per antonomasia. Ma l’esperienza culinaria non si ferma ai tradizionali ristoranti. Le navi da crociera, come la MSC World Europa, sono anche dotate di caffetterie accoglienti, gelaterie, cioccolateria e buffet con vasta scelta di cibi e spazi dedicati persino ai barbecue all’aperto.

Per garantire i pasti per un numero così importante di passeggeri, equipaggio compreso, la nave ha in dotazione numerose cucine provviste di macchinari all’avanguardia che sono  stati appositamente progettati per la preparazione e lavorazione di alimenti a bordo, grazie a personale altamente qualificato che opera con turni programmati per fornire un servizio giorno e notte, 7 giorni su 7.

Eleganza e stile con un occhio alla tecnologia i punti cardine sviluppati dai progettisti, in cui ogni ambiente è studiato per far vivere un’esperienza indimenticabile agli ospiti. La zona MSC Yacht Club con suite lussuose e spaziose crea la giusta tranquillità e discrezione che viene riservata ai clienti più esigenti.

La nave stessa diventa un’ambita meta culinaria, offrendo viaggi attraverso i sapori del mondo in un ambiente lussuoso e rilassante.

LIFE OF WINE 2023: un viaggio tra i ricordi delle annate che furono

Life of Wine 2023, atteso con fervore da appassionati e esperti di vino, ha nuovamente brillato in tutta la sua magnificenza grazie all’abile organizzazione di Roberta Perna e di Studio UMAMI. L’evento del 3 dicembre, presso l’Hotel Villa Pamphili a Roma, è stato un autentico trionfo dedicato all’evoluzione del vino nel corso del tempo.

La giornalista Roberta Perna con Alberto Chiarenza autore di 20Italie

Nonostante le sfide legate alla viabilità delle domeniche green, il pubblico ha risposto numeroso confermando che Life of Wine è ormai un appuntamento imperdibile per gli intenditori e gli amanti del vino. Al di là dei dati di affluenza e partecipazione, la manifestazione si è distinta per la sua importanza. Una giornata che ha offerto l’esperienza straordinaria di potersi immergere in una selezione di cantine degne di nota. Verticali storiche di etichette senza tempo e senza pari. c

Quest’anno, la presenza di piccoli e talentuosi produttori è emersa maggiormente, aggiungendo quel tocco di eccellenza in più. Life of Wine ha inoltre confermato che la passione per il vino è una forza inarrestabile, capace di unire intenditori, produttori e appassionati in una celebrazione unica, che continua a far brillare la cultura enologica nella città eterna.

Gli assaggi

Metodo Classico Trento DOC di Lucia Letrari “Quore”

Tra le colline a nord di Trento sorge la storica Cantina che ha scritto le prime pagine del successo del Metodo Classico di quella valle, insieme al visionario Giulio Ferrari. Il Metodo Classico Trento DOC di Lucia Letrari Quore, un Blanc de Blanc Grandi Millesimi di Chardonnay, invecchiato per 60 mesi sui lieviti ha recitato il ruolo di protagonista nel mondo degli sparkling d’autore.

La storia della famiglia Letrari è intrecciata con quella del Metodo Classico. Quore vuole essere una celebrazione di quattro annate straordinarie, dalla vibrante annata 2016 e 2015 alle più mature 2012 e 2011. Un viaggio attraverso il tempo, con i millesimi 2016 e 2015 che apportano profumi freschi e fruttati, mentre il 2012 e 2011 offrono una complessità avvolgente, arricchita da sentori di panificazione. Il colore dorato brillante si fa sempre più carico con il passare degli anni, una testimonianza dell’evoluzione e della maturità che avviene nella quiete della cantina. Ogni sorso è un’esperienza sensoriale che avvolge il palato in un abbraccio di eleganza e complessità.

La Stradina a Gattinara conquista il cuore degli esperti

In una piccola comunità ai piedi delle Alpi, cinque amici hanno trasformato il loro legame d’infanzia in un’avventura unica nel suo genere. La Stradina, così chiamata dal punto d’incontro che li ha visti crescere, è diventata il palcoscenico di un sogno condiviso: la produzione di un Nebbiolo elegantissimo.

Mario Mostini, Roberto Petterino, Prospero Biondi, Piergiorgio Cerello e Mauro Cometto, nati e cresciuti nella pittoresca Gattinara, decidono di tracciare un percorso diverso nella loro vita adulta. La decisione cruciale arriva quando, per non perdersi di vista, decidono di acquistare i vigneti di nonno Giorgio, in paese chiamato “Rusét” per via del caratteristico colore rossiccio dei capelli. Con Piergiorgio Cerello, enologo del gruppo, la squadra decide di dare vita a un vino che si distingue per eleganza, rispecchiando le caratteristiche uniche del territorio di Gattinara. Il progetto, nato dall’affetto per la terra e la tradizione, inizia a prendere forma nei vigneti acquisiti dai cinque amici di quasi un ettaro che producono circa 3000 bottiglie.

La verticale

Gattinara 2020: Un’annata che ha sfidato il caldo e la siccità, regalando un vino vigoroso con una struttura eccezionale. Un’esperienza che cattura l’anima di Gattinara.

Balós 2019 – 15°: Con l’annata calda, questo vino si presenta con forza e grande struttura. Un viaggio sensoriale che celebra la potenza del territorio.

Rusét 2009: Intensità olfattiva sorprendente, un ventaglio di aromi che incanta i sensi. In bocca, un viaggio di sensazioni uniche che raccontano la storia del 2009.

Rusét 2011: Connotazioni fresche e tanniche, note scure che dipingono un quadro gustativo raffinato. Un’annata che incanta con la sua complessità.

Rusét Cru Vigneto San Francesco, 2018 (migliore assaggio): Il culmine dell’eccellenza. Un’opera d’arte enologica che incarna il meglio di Gattinara. Un assaggio che lascia senza parole.

Rusét Cru Vigneto San Francesco, 2015 Riserva: Un inno al tempo, una riserva che racchiude l’anima di un territorio in ogni goccia. Un’annata che si fa ricordare.

Gini: storia di passione e tradizione a Soave

Nelle colline pittoresche di Monteforte d’Alpone, provincia di Verona, si snoda la storia della famiglia Gini, custode di una tradizione vinicola che si tramanda da ben 15 generazioni. Oggi Sandro e Claudio Gini guidano con passione e dedizione le sorti dell’azienda, portando avanti l’eredità vitivinicola con un tocco di innovazione e rispetto per la natura. Un tratto distintivo che rende unica la produzione Gini è la decisione pionieristica risalente al 1985 di abbandonare l’uso di anidride solforosa nella vinificazione. La vendemmia, momento cruciale nel ciclo vitale della vite, è inoltre gestita con una cura artigianale in tre periodi distinti. Questa strategia consente di vinificare uve in momenti diversi di maturazione, garantendo un perfetto equilibrio tra freschezza e grado zuccherino.

Gli assaggi

La Froscá 2021: Una sinfonia di freschezza e note floreali, con accenni di frutta a polpa bianca. Il 2021 si presenta come un’ode alla purezza e alla leggiadria, un Soave Classico DOC che incanta i sensi.

La Froscá 2019: Un frutto più maturo, ma sempre intriso di una freschezza distintiva. Profumi avvolgenti di fiori bianchi e frutta accompagnano questo vino equilibrato e delicato. Un’annata che abbraccia l’eleganza.

La Froscá 2013: Un salto indietro nel tempo rivela una leggera nota fumè. In bocca, un vino con corpo e morbidezza straordinari, impreziosito da note di miele millefiori. La perfetta armonia tra freschezza e una leggera sapidità chiude il sipario in bellezza.

Altri migliori assaggi presenti a Life of Wine

Il Colombaio di Santa Chiara – Vernaccia di Sangimignano DOCG 2016

Fontana Candida – Frascati Superiore Riserva DOCG Luna Mater 2019

Muscari Tomajoli Aita 2020

Il Borro – Toscana IGT 2016

Sergio Mottura – Tragugnano 2014

Antonelli Sanmarco – Sagrantino di Montefalco DOCG 2012

Food Year 2024: presentato il calendario delle eccellenze gastronomiche di Pompei

Martedì 19 dicembre, nella Sala dei Misteri di HABITA79 POMPEII MGALLERY, è stato presentato Food Year 2024, il calendario che celebra dodici eccellenze, sia culinarie che pasticcere della città di Pompei. Lo scopo è di rendere il 2024 un anno di sapori ma anche di ricette da preparare a casa, in cucina con parenti e amici. Dalla pizza napoletana al piatto gourmet, dal pesce alle verdure, concludendo con il panettone tipicamente “Pompeiano”. I protagonisti sono le tavole delle location che, ogni anno, i cittadini ed i turisti scelgono per colazioni, pranzi, cene ed eventi.

L’idea è nata dal sodalizio di tre professionisti del settore food: Gianni Cesariello, giornalista e fotografo ufficiale del Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP, ma anche attivo collaboratore di Slow Food; la giornalista Ilaria Cotarella, che ha collaborato con la rivista “Cucina a Sud” ed ha ideato il blog “Sud Food Express” e Marco Pirollo, giornalista nonché direttore della rivista “Made in Pompei”.

Sala gremita nell’attesa di svelare i nomi presenti, mese per mese, nel calendario. Un format avvincente che prevede, per ciascuno di essi, anche l’indicazione di una ricetta tipica proposta in chiave tradizionale o rivisitata in veste moderna. Perché la cucina è camaleontica, in continua metamorfosi.

I mesi

Gennaio con chef Carlo De Gregorio del ristorante Donna Franca e la sua ricetta “Spaghettone alla Donna Franca”

Febbraio con Mercato Pompeiano, brand giovane e visionario, che rievoca l’antico macellum di Pompei (il mercato), dove selezionare e cucinare le migliori materie prime a chilometro zero.

Marzo presente con chef Raffaele Nocerino de La Gare Pompeii Restaurant e gli Spaghetti alla Nerano, grande classico della Campania.

Aprile è il mese de La Bettola del Gusto di chef Alberto Fortunato e la ricetta degli Spaghettoni di Gragnano IGP con alici fresche, colatura di alici di Cetara, tartufo nero e burro di bufala.

Maggio con chef Gianmarco Carli del ristorante Il Principe. Figlio d’arte, tradizione nella ristorazione gourmet, la sua proposta riguarda il Tonno Balfegò con midollo, limone e porro.

Giugno tempo di pizza con il maestro pizzaiolo Nunzio Gallo di Alleria pizzeria Newpolitana, esperto di Pizza senza glutine.

Luglio propone Il Circolo Habita 79 con chef Roberto Lepre e la sua idea di Melanzana a scarpone.

Agosto di fuoco nel forno a legna del maestro pizzaiolo Guido Iovino e lo staff di L’antica Pizzeria da Michele dal 1870.

Settembre con Casa Gallo Cucina & Puteca di chef Vincenzo Cascone e la ricetta dei Totani locali alla griglia su crema di patate aromatizzate al limone.

Ottobre arriva l’autunno con chef Circo Chechile di Bosco De’ Medici Winery ed i colori del suo raviolo ripieno di ricotta di bufala, con crema di zucca, funghi porcini e Provolone del Monaco.

Novembre di straordinaria dolcezza con le meraviglie offerte dalla premiata Pasticceria De Vivo, profumi vibranti che inebriano i sensi ed il palato.

Dicembre si chiude con due giovani e talentuose promesse della ristorazione gourmet di Pompei: Antonio Cesarano e Barbara Ruscinito, compagni nella vita e nel progetto Cosmo Restaurant. Il Baccalà con insalata di rinforzo è il simbolo stesso delle festività natalizie.

Buona Zuppetta a tutti! In Puglia a San Severo il Natale inizia così…

Natale sta arrivando ed è il momento di mettersi comodi per studiare a puntino il menu da proporre. Se ai grandi classici delle feste ormai triti e ritriti, preferiamo puntare su qualcosa di veramente insolito, dal gusto caratteristico e storico, dobbiamo scavare nelle nostre radici. Oggi, vi portiamo con 20Italie ai piedi del maestoso Gargano, precisamente a San Severo in provincia di Foggia.

Una terra da sempre legata all’agricoltura e al latifondismo, la San Severo del Natale si racconta a tavola con la Zuppetta. Un piatto all’apparenza semplice, eppure cruccio di tutti i veri cultori della gastronomia. Il piatto – ad alto contenuto di lattosio va detto per gli intolleranti – è una sorta di carta d’identità dell’essere figli di questi luoghi. Con Alfredo Mennelli, volto della gastronomia cittadina “Da Alfredo”, abbiamo scoperto tutti i segreti che si celano dietro la preparazione di questo maestoso piatto. Non mancherà, per i wine lovers, uno speciale abbinamento a base di bollicine, tutto festoso.

La storia

In principio era il pancotto. Si, perché la paga di un contadino, nella migliore delle ipotesi, era pane e verdure, che mescolate insieme riuscivano a mandare avanti una famiglia anche per più giorni. Ma i caporali, i cosiddetti capoccia, cosa mangiavano? Grado maggiore vuol dire ricompensa maggiore, allora il loro pancotto si arricchiva di proteine come formaggio e carne. Ed è così che nasce la Zuppetta di San Severo, da una ricca ricompensa. “Unendo il formaggio ecco la zuppetta, il pancotto dei ricchi. Una ricetta all’apparenza facile che mette insieme il pane di grani antichi, scamorza, caciocavallo podolico e tacchino, tutto ciò che i contadini potevano solo sognare”. A dircelo è proprio Alfredo.

La Zuppetta, con gli anni, si è guadagnata il titolo di piatto tipico natalizio perché c’è bisogno di tempo nella preparazione e perché è un piatto che mette a dura prova le massaie. Ma nessuno può farne a meno sulle grandi tavole addobbate a festa. Alfredo, che ha condotto una ricetta proprio analitica sul piatto, ha scoperto ogni suo segreto in modo da creare, assieme ad altri sanseveresi una sorta di disciplinare etico da rispettare. Le fonti, quelle dirette e autentiche, provengono dalla saggezza e dai ricordi degli anziani del paese. “Il tacchino deve essere necessariamente nostrano, grasso e allevato in masseria, perché altrimenti la resa in termini di sapore è diversa. Con le parti migliori, ossa e pelle comprese, bisogna preparare il brodo da cuocere lentamente almeno per tre ore. Chiodi di garofano, alloro, sedano carote, zucchine, tutti sapori semplici ma autentici. Questo composto unito alla carne successivamente sfilacciata, saranno la preziosa essenza del sapore della zuppetta. A ciò dobbiamo aggiungere il caciocavallo podolico garganico, scamorza stagionata e il pane tagliato a fette spesse e bruscato, strato per strato” – continua Alfredo – “Per completare la ricetta ci deve essere anche una punta di cannella, che resta comunque facoltativa in base ai propri gusti”.

La tradizione della Zuppetta resta e si tramanda da generazione in generazione. Custodirla al meglio però, si può ed è per questo che è necessario preservarne la ricetta originale. Ma quale futuro c’è per questo piatto ce lo dice Alfredo Mennelli “Da tanti anni si sta ragionando sulla creazione di un gruppo che ne preservi l’integrità del piatto. Proprio in questi giorni è tornata l’idea di formare una sorta di Confraternita della Zuppetta con un gruppo di sanseveresi innamorati del piatto. Non manca anche la possibilità di inserire il piatto tra i presidi Slow Food”.

La preparazione

La Zuppetta può definirsi una lasagna d’altri tempi perché è tutta una questione di strati. Si inizia dalle fette di pane, adagiate in una comoda teglia rettangolare con un fondo di brodo di tacchino. Cospargere, quindi, con carne, scamorza, mozzarella sfilacciata caciocavallo a fette e ripetiamo, fino a riempire la teglia in altezza. Una volta completato il tutto si va dritti in forno per mezz’ora a 180 gradi per rendere lo sformato filante e dorato e se la parte superiore sembra seccarsi nessun problema, aggiungendo il brodo tutto si inumidirà come da tradizione.

La proposta vino

Il momento fatidico è arrivato: cosa abbinare ad una ricetta di ottima complessità organolettica? Sicuramente ciò che serve è potenza e pulizia al palato, ma per i più romantici anche quella nota di territorio con un prodotto local a chilometro zero non può mancare. Ecco perché questo piatto – che per i sanseveresi è quasi una religione – va abbinato a qualcosa che parli di “casa”. In una terra in cui le bollicine sono il biglietto da visita per finezza e unicità, la nostra scelta va sull’azienda Pisan Battel. L’etichetta nata dal pensiero di Antonio Pisante e Leonardo Battello, è un omaggio all’autoctono, ma anche all’evoluzione della bollicina sanseverese, biglietto da visita di questa città e di questa terra quasi di confine. Per la Zuppetta abbiamo scelto il Metodo Classico Brut da Bombino Bianco da 24 mesi sui lieviti: gli aromi raffinati al naso e un palato audace reggono alla grande la succulenza e untuosità della Zuppetta. Morso dopo morso, sorso dopo sorso, senza troppi pensieri. Perché in fondo, la tavola delle feste deve essere armoniosa, leggera, frizzante. Proprio come ciò che ci aspetta al calice.

Buona Zuppetta di San Severo a tutti voi!


Montepulciano-Cordisco: il sinonimo potrebbe ridurre la confusione

Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano sul DDL che renderebbe esclusivo l’utilizzo del vitigno “Montepulciano” al solo Abruzzo

Con un DDL del 26 ottobre scorso il Ministero dell’agricoltura, sovranità alimentare e delle foreste ha introdotto il sinonimo Cordisco per la varietà Montepulciano. Questa misura renderebbe esclusivo ai soli produttori abruzzesi l’utilizzo di “Montepulciano” nell’etichetta, indicando a tutte le altre regioni che utilizzano il vitigno Montepulciano il sinonimo “Cordisco”. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano interviene ancora sulla questione puntualizzando che da decenni, in Europa, ma soprattutto in Italia, il sistema DOP IGP ha investito sulla territorialità dei prodotti. La stessa sigla “Denominazione di origine protetta” fa chiaramente riferimento alla zona di produzione, in questo caso il vino.

Alla luce di questo, sostiene ancora il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, più che un sinonimo la strada più legittima potrebbe essere una denominazione che, come avviene per la quasi totalità delle denominazioni italiane e non solo, leghi i vini a base di uve Montepulciano al territorio di produzione e non al vitigno. «Ancora una volta si rischia di creare confusione nel consumatore, soprattutto nei mercati esteri, dove già è complicato indicare la provenienza delle tante denominazioni italiani e internazionali, l’omonimia del termine è sicuramente un elemento che non può essere non considerato dagli uffici di competenza del Masaf», chiarisce il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano.

In sede europea già a fine anni Novanta il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano era intervenuto contro la possibilità di indicare il vitigno in etichetta con un ricorso che fu poi ritirato dallo stesso consorzio toscano a fronte dell’apertura di un dialogo confluito nel 2012 in un accordo sottoscritto dal Ministero delle Politiche Agricole allora guidato dal Ministro Mario Catania, e le Regioni di riferimento. Documento di “collaborazione” che purtroppo, soprattutto sul fronte abruzzese, non trovò molta responsività nella pratica dei fatti.

Il Consorzio del Vino Nobile Di Montepulciano anche per questo, oltre che per la pluricentenaria storia che lega il vino toscano alla sua città, Montepulciano, ha portato avanti un percorso con la Regione Toscana fino alla modifica del Disciplinare di produzione nel 2021 con l’obbligatorietà di inserire in etichetta “Toscana”, proprio per venire meno alla confusione di mercato che si crea tra le nomenclature.

Come detto, a Montepulciano (Si) rappresenta una condizione storica quella della tutela della produzione vinicola che già è scritta e ben evidenziata nelle norme sancite da uno Statuto Comunale del 1337 (ancora oggi disponibile alla consultazione nella Biblioteca Comunale di Montepulciano) che regolavano la produzione e tutelavano i produttori di Montepulciano con appropriate discipline sulla fase commerciale, oltre che per i prodotti di concorrenza che entravano nel territorio già a quell’epoca, e del vino commercializzato oltre i confini territoriali, che doveva risponder a precise norme produttive e di qualità. Una storia produttiva quindi che ha già, da quasi 700 anni, la volontà di tutelare questo prodotto sia alla produzione che nella sua fase commerciale, elemento oggi più che mai fondamentale per la denominazione del vino prodotto in Toscana. 

Non è un caso che una delle campagne di promozione del Vino Nobile di Montepulciano abbia come slogan “E’ la storia che fa la differenza”.

Secondo appuntamento con le eccellenze enogastronomiche della Gourmet Arena al 32° Merano Wine Festival: i video di 20Italie

La Gourmet Arena del 32° Merano Wine Festival ha rappresentato l’evento nell’evento, con un patrimonio di eccellenze della gastronomia italiana unico nel suo genere. Abbiamo già offerto un ricco antipasto con il precedente articolo curato dalla collega di redazione Olga Sofia Schiaffino Primo appuntamento con le eccellenze enogastronomiche della Gourmet Arena al 32° Merano Wine Festival.

Quest’oggi, invece, andiamo in scena con le interviste video e con i protagonisti che possono spiegare a voce, meglio di quanto riusciamo a fare con le parole scritte, l’emozione, il progetto e le visioni a lungo raggio del lavorare materie prime semplicemente eccellenti.

Un panorama in cui l’Italia veste il ruolo da protagonista indiscusso, ammirata (e invidiata) dai concorrenti esteri che non hanno le stesse tradizioni in settori così diversi tra loro. Non solo formaggi, ma anche salumi, pasta e riso, pesce, dolci e tecniche di produzione secolari.

Parlare di colatura di alici, ad esempio, significa descrivere una metodologia antichissima, quando si recuperava ogni parte di un cibo, compresi i succhi delle alici sottoposte a pressatura e salagione. Nasce un ingrediente che fa pietanza a sé stante, ricco di aromi e di sapore. Un rafforzativo per qualsiasi ricetta, a patto di essere molto morigerati con l’aggiunta extra di sale. Gennaro Castiello e lo chef Gennaro Marciante con il loro ristorante Acquapazza a Cetara sono tra i detentori di questo segreto campano conosciuto ovunque.

Usi, costumi e tanta sperimentazione. L’idea di una nuova varietà di riso, il Riso Magnum proposto da Hera nei Campi in collaborazione con l’Università degli Studi Federico II° di Napoli restituisce lustro al Principato di Salerno di arcaica memoria. La famiglia Bifulco ha ridato vita, nei terreni della Piana del Sele, alla coltivazione di uno dei cereali più diffusi al mondo, sfruttando le serre fredde destinate alla coltivazione delle eccellenti baby leaf (le giovani foglie e i piccioli di qualsiasi prodotto del gruppo “ortaggi a foglia”) e inserendosi naturalmente nella rotazione colturale dei terreni.

E poi Cristina Nonino, quinta generazione di distillatori di Grappa Nonino, una famiglia che in fatto di conservazione del patrimonio culturale italiano non ha nulla da invidiare. Distillare, che sia per grandi produzioni o in maniera più artigianale, è un’arte e richiede competenza e scelta delle materie prime. Le vinacce devono essere freschissime, quasi appena lavorate, per evitare sgradevoli devianze gusto-olfattive. Una nota a margine anche nel Disciplinare, considerato da molti troppo elastico per difendersi da imitazioni o versioni “al ribasso” di una tipologia identitaria delle regioni del Nord del BelPaese.

Al Sud, nascosto tra i vicoli di San Giorgio a Cremano, c’è il laboratorio di Alma de Lux con i suoi premiatissimi liquori artigianali, confezionati in un brand elegante e di immediato impatto. La proposta di quest’anno è la Marinara, con sentori di origano e pomodoro a rimembrare la pizza storica partenopea. Gianni Onorato e la moglie Luisa Matarese sono partiti dal nulla con le proprie forze ed eccoli, adesso, al vertice dell’eccellenze di categoria.

Last but not least un dietro le quinte con chi aiuta ogni giorno nell’ottima realizzazione di eventi di tale portata, come il Merano Wine Festival. Ce ne parla, in chiusura articolo, Mauro Pelacani dell’azienda P&B Line S.a.S. rivenditori di ghiaccio a lunga conservazione, indispensabile per gli stand di vino e prodotti facilmente deperibili.

Perché una manifestazione che si rispetti non può esistere senza il supporto di tutti gli attori in gioco.

Primo appuntamento con le eccellenze enogastronomiche della Gourmet Arena al 32° Merano Wine Festival

Inauguriamo, oggi, il primo di due articoli che ci ha visto protagonisti come 20Italie alla Gourmet Arena del Merano Wine Festival edizione 2023. Iniziamo con il nostro autore Olga Sofia Schiaffino, per procedere con un ulteriore supplemento completo di video nei prossimi giorni.

Ogni anno si ripete la magia del festival che ha conquistato il cuore di winelovers, operatori, giornalisti per la qualità delle aziende rappresentate e la ricchezza degli eventi proposti dal poliedrico Helmuth Köcher.

Dal 3 al 6 Novembre a Merano, presso la Gourmet Arena, è stato possibile incontrare persone che credono prima di tutto nella bontà e unicità delle materie prime che trasformano e lavorano con passione e che sono state premiate con i The WineHunter Awards.

L’azienda Flamigni, attiva dal 1930 e famosa per la produzione di pasticceria artigianale, ha ideato una linea dal nome evocativo – L’APERITIVO ITALIANO – che propone una gamma di 12 pasticcini salati, ispirati alla tradizione, ai profumi e alle ricette tipiche delle varie regioni italiane.

Le combinazioni sono raffinate e deliziose e vengono proposte in abbinamento ai cocktail, al vino e alla birra. Ecco alcuni esempi, provati con un cocktail a base di gin: Il Fiore di riviera (frollino salato con olive taggiasche e basilico), Gorgonzola (ripieno di Gorgonzola Dop) e Acciuga, un pasticcino ripieno di Acciughe del Cantabrico.

Mattia Vezzola, enologo di fama internazionale, ha collaborato con Flamigni per il biscotto neutro da degustazione RESET: un prodotto che permette di non stancare il palato e di mantenere il focus sul vino.

Tenuta Principe Mazzacane sorge nel parco nazionale del Cilento ed è nata dalla passione e dal progetto di Annacarla Tredici e Andrea Giuliano di produrre formaggi con il latte della Capra Cilentana. Sono davvero squisiti, l’erborinato, la cui forma ricorda quella del Monte Stella, è veramente strepitoso!

Nella campagna cilentana l’azienda agrituristica Salella produce olio di oliva dalla cultivar locale Salella che ha sentori particolari, di erba falciata, foglia di uliva e mandorla; inoltre sono impegnati nella produzione artigianale di conserve, di paté e di confetture.

La Dispensa a Paestum dell’azienda agricola San Salvatore, famosa per i vini, elegante espressione del territorio, grazie alle massaie, custodi delle antiche ricette, producono pasta fatta in casa, freselle e piatti della tradizione contadina cilentana; si aggiungono le mozzarelle di bufala prodotte con il latte da capi allevati in azienda e l’olio Evo.

Upstream è nato dal desiderio di Claudio Cerati di offrire un salmone selezionato e preparato direttamente da lui, per rendere l’assaggio qualcosa di prezioso. Una affumicatura delicata con i legni di faggio dell’Appennino Emiliano, che esalta senza coprire il gusto del pescato, riesce a regalare sorprendenti emozioni gustative.

Azienda Agricola Ramo di Mandorlo è una azienda tutta al femminile nata a L’Aquila in Abruzzo, che produce zafferano, pasta e biscotti con la farina di lenticchie: antichi sapori, da alimenti sani, coltivati e trasformati come si usava fare una volta.

Il Consorzio di Tutela della Coppa di Parma Igp, che raccoglie circa 21 realtà produttive, ha portato in assaggio questo pregiato salume dal profumo delicato, la consistenza morbida e dalla sapidità non troppo pronunciata. Squisita come antipasto ma perfetta per aggiungere personalità a panini, finger food e insalate. Anche in questa edizione di Merano Wine Festival, la ricchezza di proposte enogastronomiche nella Gourmet Arena è stata vincente e ha richiamato moltissimi visitatori, altamente soddisfatti per la varietà e la articolarità dei prodotti presentati.

Costiera Amalfitana: una sera al “Convento” con la cucina di Claudio Lanuto

Non era neve quella che veniva giù dal cielo, ma pioggia e la temperatura faceva pensare più alla Pasqua che al Natale. Eppure l’accensione dell’albero al Grand Hotel Convento Anantara di Amalfi ha mantenuto tutto il magico fascino dell’evento, reso ancora più suggestivo dall’eccezionale location in cui si è svolto: i resti del chiostro cistercense del XIII secolo, incastonati al sesto piano di una delle strutture ricettive più eleganti della Costiera Amalfitana.

I festoni di minuscole luci, Il braciere al centro del porticato, il coro di voci bianche a intonare i tipici canti natalizi e il cocktail di raffinati finger food, sono stati la preziosa cornice del quadro che lo scorso 27 Novembre ha dato il via alla stagione natalizia dell’Hotel ricavato da un’attenta ristrutturazione dell’ex convento dei Cappuccini di Amalfi e oggetto di un recente rebranding della catena di lusso Anantara. L’occasione è stata anche ideale celebrazione per la cucina dello chef Claudio Lanuto, recentemente entrata a far parte della Guida Ristoranti d’Italia 2024 del Gambero Rosso.

L’autore di 20Italie Ombretta Ferretto intervista lo chef Claudio Lanuto

Livornese di nascita, svezzato tra grandi cucine nazionali e internazionali (a partire da I Quattro Passi di Antonio e Fabrizio Melillo al Fat Duck di Heston Blumenthal), Lanuto festeggia il suo battesimo sulla guida più rinomata del Belpaese al ristorante Dei Cappuccini, rivelandosi persona pacata ed equilibrata nel rilasciare una dichiarazione sul recente conseguimento: “Mi sono commosso quando ho letto il mio nome sulla Guida”.

Al termine dell’evento di accensione dell’albero, il Ristorante Dei Cappuccini ha accolto i partecipanti in un ambiente sobrio con elementi architettonici e stilistici dell’antico convento, come le alte volte a crociera da cui scendono, disegnandone le coste, i moderni lampadari. Gli arredi dalle linee pulite ed essenziali cedono il passo all’opulenza solo nei tramezzi dorati che ricordano le piogge d’oro di molti quadri di Klimt, mentre le boiserie in legno chiaro scaldano l’ambiente, insieme alle luci soffuse e alla voce calda di Lucy Kiely, che unitamente alla chitarra classica di Cherubino Fariello, ha accompagnato la serata.

La cena, studiata e realizzata appositamente per l’evento natalizio, è stata un’elegante rivisitazione della tradizione, arricchita da contaminazioni di originale creatività, pur rimanendo fedele alla biodiversità e alla stagionalità del territorio.

La scarola ripassata con uvetta diventa quindi nido ideale per la capasanta scottata e guarnita da una sottilissima gelatina di tsuyu – brodo di dashi concentrato, arricchito di salsa di soya, mirin e sake. Il suo sentore umami fa da contraltare alla goccia di maionese delicata.

Il baccalà, invece, è stato protagonista dell’antipasto assieme alla giardiniera di verdure, classico richiamo all’insalata di rinforzo della tradizione partenopea – e alla crema di limone salato. Ad accompagnare entrée e antipasto Costa d’Amalfi doc Furore bianco Marisa Cuomo 2022 – blend di Falanghina e Biancolella – dai sentori freschi di agrumi ed erbette mediterranee, che ha sostenuto bene la complessità gustativa dei primi due piatti.

Eco di uno dei più grandi classici della tavola di Natale, il tortello di zucchine, crudo di scampi e lamelle di mandorle in fumetto di scampi, riportava alla memoria il confortante tortellino in brodo, spesso presente sulle tavole delle feste. Mentre con la seconda portata Lanuto è uscito dal canone delle festività proponendo un piatto a cui è molto affezionato: il trancio di spigola arrostita e crudo di gamberi rossi, serviti su un bisque di crostacei e accompagnati da sedano rapa grigliato e in dadolata con salsa di limone.

Il Fiano di Avellino DOCG Alessandra 2013 De Meo, ottenuto da uve selezionate da leggera vendemmia tardiva, ricco nei rimandi olfattivi di frutta matura e ginestra, caramello e note fumée, si è rivelato pieno e godurioso al sorso, in perfetto equilibrio con le portate principali.

Come tributo alla varietà e alla ricchezza dei prodotti della Costiera, lo chef ha voluto sottolineare la stagionalità e la territorialità di quelli utilizzati nei suoi piatti, molti provenienti dall’orto-giardino dei frati, come i limoni o i profumatissimi mandarini protagonisti del dessert a chiusura della cena.

Il babà al rum, mandarino del Convento e cioccolato, in accompagnamento con Passion 2021 Vino Passito Cantine Giuseppe Apicella – blend di vitigni autoctoni locali – avvolgente al palato nei sentori di frutta candita, fico secco e bastoncino di liquirizia, è stato ottimo preludio anche per le coccole finali: il bignè alla crema di limone, la gelatina di melograno e la caprese di mandorle e cioccolato.

Al termine della cena Claudio Lanuto, dopo aver ringraziato lo splendido lavoro di tutto lo staff, ci ha raccontato in poche sintetiche parole l’esperienza e la personale aspettativa dal suo impegno quotidiano: “siamo giovani, siamo partiti quest’anno con il progetto della ristorazione e il mio principale obiettivo è quello di far star bene le persone”.

Anteprima Brunello di Montalcino: la 2019 sarà l’annata della verità?

Il millesimo 2019 possiede certamente i connotati della grande annata, caratterizzata da attributi salvifici che conducono a un’espressione armoniosa e appagante della rinomata denominazione. La completezza strutturale è un dato di fatto inconfutabile, e la traiettoria della maturazione in bottiglia appare orientata da subito verso un futuro glorioso.

Difficile dire se sia l’annata del secolo, perché il secolo è ancora molto lungo a venire, ma sicuramente possiamo definirla l’annata della verità cha saprà lasciare una traccia indelebile nella memoria. Un millesimo indirizzato da una Natura benevola e in equilibrio, come capita ormai sempre più di rado, in cui predominano con chiarezza cristallina sia la voce del territorio che lo stile di ogni produttore.

Il Brunello di Montalcino 2019 conferma ogni certezza

Non eravamo pieni di aspettative quando finalmente abbiamo varcato la soglia del Chiostro di Sant’Agostino, sede storica di Benvenuto Brunello, una delle anteprime più attese ogni anno. Niente affatto, ci siamo accomodati in postazione pieni di certezze. E non per sentito dire, o semplicemente perché l’andamento regolare delle stagioni ha traguardato in cantina uve non solo sane, ma a dir poco perfette rispetto a tutti i parametri di maturazione. Il potenziale delle grandi annate si è palesato immediatamente e con grande eloquenza sin dal primo assaggio di botte nell’ormai lontano 4 gennaio 2020.

Un sorso che fu un incipit stupefacente che suscitò curiosità e gioia, seguito poi da numerose esperienze di degustazione nel corso degli anni, esplorando il ricco territorio di Montalcino. Assaggiare un vino in definizione è un po’ come sbirciare alle spalle dell’artista, ammirando ogni singola pennellata che contribuisce all’opera completa. L’evoluzione sulla tela è in ogni istante un’opera a sé stante. Allo stesso modo, ogni assaggio di botte racconta una storia sospesa nel senzatempo dove il passato e il futuro sono entrambi pienamente manifesti nel presente.

Potenza e Controllo

Certamente ricorderete l’iconico scatto di Annie Leibovitz con Carl Lewis che sta per scattare ai blocchi di partenza con ai piedi un paio di tacchi a spillo rossi. Sono ormai 31 anni che lo slogan “La potenza è nulla senza il controllo”accompagna il marchio Pirelli. Ebbene, l’immagine e lo slogan sono riaffiorati alla mente con la progressione degli assaggi, in questa annata dove non manca davvero nulla, è tutto al posto giusto anche se a volte non ancora perfettamente in equilibrio.

Intensità e raffinatezza, unitamente a una dinamica tensione al palato, caratterizzano la maggior parte dei calici, e la sfida principale rimane il raggiungimento di un equilibrio ottimale tra calore alcolico, tannini e acidità. Come sempre, le interpretazioni più convincenti si rivelano attraverso un bilanciamento armonioso tra tutte le componenti.

Sebbene qualche campione fosse ancora un po’ timido di naso, l’espressiva eloquenza del sorso non è mai mancata, e ciò che ha sorpreso maggiormente in ogni assaggio è stata la dolcezza dei tannini, anche quando presentavano qualche asperità e tratti di ruvidezza tipici della gioventù.

Augusta Boes autore di 20Italie

Gli assaggi più convincenti

Senza voler dare punteggi né stilare graduatorie, riportiamo di seguito le etichette che ci hanno colpito maggiormente.

Casanuova delle Cerbaie – leggiadro e stratificato nei profumi, fresco, dinamico e scorrevole al sorso, e con tannini dolci e levigati, questo è un Brunello talmente godibile che in tavola rischierà di finire sempre troppo presto.

Poggio di Sotto – un vino che non si discute, si ama. Un Brunello esemplare, profondo, completo ed equilibrato in tutte le sue parti, e che si conferma tra le punte d’eccellenza della denominazione.

Franco Pacenti – precisione ed eleganza sono ormai caratteristiche consolidate che trovano la massima espressione nel sorso carnoso e sfaccettato di Rosildo, un vero e proprio cru in equilibrio perfetto tra energia e armonia.

Fattoi – equilibro, intensità e scorrevolezza fanno da complemento a un naso complesso, profondo ed elegante per questo Brunello la cui coerenza gusto-olfattiva ne amplifica notevolmente la piacevolezza.

La Serena – è il canto della terra verso il cielo, dal bouquet intenso e variegato che, insieme al frutto, profuma di fiori di campo, erbe aromatiche e brezza marina. Complesso e potente, eppure agile e teso, regala gioia ad ogni sorso.

Sanlorenzo – quest’anno Luciano Ciolfi si presenta in smoking con un Brunello inedito e di intrinseca eleganza. Ribes, mirtilli e fragoline di bosco, uniti a una evidente carica balsamica e a una trama tannica fitta e carezzevole, riportano nel calice sensazioni che evocano la Borgogna.

Pietroso – solare, luminoso, esplosivo, è un Sangiovese didattico al naso, con un tripudio di violette e amarene seguite poi da note ematiche, di arancia e cacao. Il calice perfetto con una bella fiorentina al sangue.

Cava D’Onice – Colombaio – piacevolezza e precisione ne caratterizzano il sorso balsamico, fresco, equilibrato e disteso, con tannini dolci e perfettamente integrati. È ghiotto e infinito nella chiusura e non si fa certo dimenticare.

Ridolfi – i Brunello di Gianni Maccari sono come gli acquerelli in cui non ci può essere spazio per l’errore, e fluiscono sempre con eleganza e precisione. Il Donna Rebecca in particolare è profondo e sontuoso con note di cioccolata e arancia che lo rendono davvero irresistibile.

Gorelli – è quello che meglio rappresenta lo slogan Pirelli, e che riesce a coniugare magistralmente complessità e leggiadria, materia e leggerezza, eleganza e disinvoltura, potenza e controllo. Un grandissimo Brunello destinato a regalare intensi picchi di gioia nel tempo.

Ancora una volta, Montalcino si conferma come DOCG d’eccellenza, la cui produzione si distingue per la capacità diffusa di saper fare bene al di là delle caratteristiche specifiche di terroir, e della personale interpretazione di ogni singola cantina. L’orientamento stilistico è sempre più indirizzato verso vini che riescono a coniugare struttura e intensità con la piacevolezza, dinamicità e scorrevolezza del sorso, da godere subito ma pur sempre destinati a durare nel tempo.

Unico rammarico è che le defezioni tra le Cantine punte di eccellenza del territorio cominciano ad essere un po’ troppe. Un fenomeno che non può essere ignorato e che ci si augura possa presto arrestarsi, magari anche con il rientro in campo di Produttori di cui, oggettivamente, continuiamo a sentire la mancanza.