Panettone Maximo 2024: a Roma la festa dell’arte dolciaria artigianale

Roma si è trasformata in un regno di dolcezza lo scorso 1° dicembre, con il ritorno di Panettone Maximo, l’evento dedicato al re della pasticceria natalizia italiana: il panettone artigianale. Il suggestivo Salone delle Fontane, nel cuore dell’Eur, ha accolto maestri pasticceri, famiglie e appassionati in una giornata di festa, tradizione e innovazione.

Organizzato da E20 Events Factory e Ristoragency, con il patrocinio della Presidenza della Regione Lazio e del Comune di Roma, l’evento ha coinvolto più di 4000 visitatori, nonostante le limitazioni della “domenica ecologica”. A rendere possibile questa sesta edizione sono stati i contributi di sponsor importanti, come Banca del Fucino, Agrimontana, Molino Dallagiovanna e Irinox, tra gli altri.

Con 45 pasticcerie e forni provenienti da tutta Italia, Panettone Maximo ha inaugurato ufficialmente il Natale a Roma, regalando un’esperienza indimenticabile tra degustazioni, competizioni, show cooking e momenti di solidarietà.

Un Concorso di Eccellenza

Il cuore dell’evento è stato il concorso, dove una giuria di esperti ha valutato i migliori panettoni artigianali del 2024 in diverse categorie. Dalla purezza della ricetta tradizionale alle interpretazioni più creative e gourmet, ogni panettone ha raccontato una storia di passione e tecnica.

Tra i partecipanti, nomi rinomati della pasticceria italiana e talenti emergenti si sono sfidati per conquistare i premi principali. La giuria ha giudicato le creazioni basandosi su sofficità, equilibrio dei sapori e originalità.

Ecco i vincitori principali:

CategoriaVincitoreLocalità
Miglior TradizionaleSolodamanducaAprilia (LT)
Miglior Panettone al CioccolatoPasticceria VizioRoma
Miglior GourmetGianfranco Pascucci (Pascucci al Porticciolo)Fiumicino (RM)
Premio della StampaPasticceria D’AntoniRoma
Miglior PackagingLe LevainRoma
Premio del PubblicoSpiga d’Oro BakeryRoma-Acilia

Insieme al voto dato dalla stampa, anche la mia preferenza personale è andata alla Pasticceria D’Antoni Roma e fuori categoria, alla Pasticceria Bellantoni di Rieti per i dolci presentati che sono una vera e propria esperienza sensoriale senza eguali. Sempre fuori categoria ho apprezzato l’angolo dei distillati di Vero Wine and Spirits.

Show Cooking Stellati e Innovazione

Tra i momenti più attesi, gli show cooking hanno conquistato il pubblico con piatti creativi realizzati da pastry chef di ristoranti tre stelle Michelin. Tra questi:

  • Doina Paulesco, Osteria Francescana (Modena), con il dolce “Il pane è oro”.
  • Michele Cremasco e Lidia Ferrara, Le Calandre (Rubano, PD), con “Il Panettone che non c’è”.
  • Mattia Casabianca, Uliassi (Senigallia, AN), con “Panettone Tiramisù”.
  • Francesco Federici e Leonardo Sperati, Enoteca Pinchiorri (Firenze), con “Gioco col panettone”.

Ad aprire il palco, una performance a quattro mani di Luca Pezzetta, maestro pizzaiolo, e Fabiano Bucci, bartender di fama internazionale.

Un Evento per Tutti

Panettone Maximo non è stato solo competizione, ma una vera festa per tutta la famiglia. Numerosi stand hanno offerto degustazioni e vendite di panettoni artigianali, mentre i bambini si sono divertiti con attività dedicate. Per gli adulti, laboratori e incontri con i maestri pasticceri hanno svelato curiosità e segreti sul dolce simbolo del Natale.

L’evento ha saputo combinare tradizione e innovazione, regalando momenti di gioia e convivialità in un’atmosfera unica, tra luci natalizie, decorazioni e profumi irresistibili.

Solidarietà e Valori

Come ogni anno, Panettone Maximo ha avuto un’importante componente solidale. I panettoni in gara sono stati donati ai ragazzi della chiesa di Nostra Signora di Lourdes all’Albuccione, nel comune di Guidonia Montecelio, per la festa conviviale di San Nicola il 6 dicembre. Inoltre, ospite speciale è stato il comitato italiano di UNICEF, a sostegno dei diritti dell’infanzia.

Arrivederci al 2025

Panettone Maximo si conferma come un appuntamento imperdibile per celebrare il Natale e l’arte dolciaria italiana. Tra tradizione, creatività e passione, l’evento continua a essere una vetrina d’eccellenza per i maestri pasticceri del nostro Paese, sempre insieme a Belinda Bortolan, Fabio Carnevali e Stefano Albano. Arrivederci alla prossima edizione, per un’altra indimenticabile festa del gusto!

Valdo Experience in Podesteria, brindiamo con le bollicine italiane più bevute al mondo

Durante le feste si stapperanno 355 milioni di bottiglie di Spumante italiano, soprattutto all’estero, dove il prodotto tricolore sembra decisamente più osannato che in casa. Il 2024 è stato un anno record per la bollicina nostrana: i dati da poco riportati dall’Osservatorio del Vino Uiv-Ismea ci comunicano un giro d’affari che supera il miliardo di bottiglie, di cui 700 milioni sotto le Denominazioni “Prosecco”.

Necessario il giusto approfondimento di un tema, spesso trasceso da tutto un mondo di Sommelerie e Critica italiana, come se essere un fenomeno commerciale, uno status-symbol sia una sorta di peccato originale. Non vogliamo generare polemica; la nicchia, la chicca, merita di essere difesa, attenzionata, coccolata, ma troppo spesso si fa finta di non vedere “l’elefante in una stanza” o il lavoro di gente che ha stoffa da vendere. Rappresentare grandi numeri è difficile, significa prendersi la responsabilità di migliaia di famiglie che ruotano intorno al prodotto e cura altresì del territorio. Senza dimenticare che proporzionalmente anche le difficoltà e le responsabilità diventano maggiori.

L’occasione è arrivata con Valdo Food and Wine Experience, evento organizzato in collaborazione con Gambero Rosso, che ha visto l’Azienda Valdo e un’altra proprietà aziendale, “I Magredi” salire sul palco della splendida location de La Podesteria di Gazzola (Piacenza) e duettare con i piatti studiati in accompagnamento con competenza dallo Chef Patron Matteo Bergomi. Una serata condotta da Nicola Frasson con la partecipazione di Gianfranco Zanon, enologo di Valdo, che con sincerità, orgoglio, professionalità e competenza ci ha presentato il suggestivo ventaglio di qualità della sua gamma.

Valdo porta la desinenza della sua collina di Elezione, Valdobbiadene, dove nasce nel 1926 sotto il nome Società Anonima Vini Italiani grazie ad Albano Bolla, capostipite di una famiglia storica per la Denominazione Prosecco Superiore. Una storia secolare, rappresentativa del Made in Italy nel mondo, apprezzata e radicata con un mercato Globale che ha portato a estendersi con sedi logistiche in America e Germania, diventando di fatto una realtà di scala mondiale.  

Numeri e dati importanti, Valdo annovera trofei come il Best Producer Sparkling Wine Trophy del 2020, l’8° posto nella classifica inglese “Global Wine Brand Power Index Wine Intelligence”, che, uniti ai premi Miglior spumante biologico del Valdo Prosecco Bio DOC, alla medaglia d’oro MUNDUS VINI BIOFACH e al premio Best Organic Sparkling Wine 2021 ci fanno capire l’impostazione culturale, che attraverso un codice etico e un vademecum di sostenibilità, permettono di portare avanti un progetto virtuoso, in sintonia con i territori e le Amministrazioni locali.

Ora lasciamo che i calici parlino, iniziando dalla Ribolla Gialla Spumante Brut Millesimato i Magredi, altro marchio aziendale di Valdo. Ci spostiamo nelle Grave del Friuli, coi suoi suoli alluvionali magri e asciutti, detti Magredi, fondamentali per caratterizzare il profilo di un vitigno versatile e ricco di acidità, che si lascia caratterizzare molto dal suo suolo di elezione, ecco allora al naso aprirsi con ampie falcate di frutta bianca, poi glicine iris e una nota iodata, salina in sottofondo. La bolla è fine, merito dei 3 mesi di affinamento sui lieviti, al sorso ci ritorna in mente quella nota iodata, che fa sentire il territorio e gioca in simbiosi col mondo zuccherino rendendo il finale lungo e agrumato.

Il secondo vino ha rappresentato un vero e proprio un volano per l’azienda: la Cuvèe di Boj Valdobbiadene Docg Brut 2023 che prende nome dalla valle dei buoi della vallata a San Pietro di Barbozza. Il perlage fine e durevole riporta allo stile aziendale, che con gli affinamenti sui lieviti (qui abbiamo 5 mesi) e con la sapiente gestione dello zucchero, sapientemente amalgamato con la massa, si caratterizza per profondità e finezza dei prodotti. Varietale da pera abate e mela golden, poi note floreali di glicine su un fondo di miele d’acacia. Bella la tensione in bocca, lo zucchero è lieve e amplia la cremosità della bolla, è una carezza, mediamente sapido, dal piacevole finale fruttato.

Segue Viviana – Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG DRY, un omaggio di Pierluigi Bolla alla madre Viviana, un Cru dell’impervia e assolata collina di Cartizze. Su questi fondi argillosi e rocciosi la Glera mostra la sua finezza, con un naso delicatissimo che si colora dei toni del tropicale con sbuffi d’ananas, fiori d’acacia e gelsomino, in un sottofondo varietale di mela golden e mandorla dolce. Vellutato al palato, la tessitura acida è perfettamente integrata con l’impalcatura zuccherina e ci lascia un finale da macedonia di frutta fresca coerente e appagante.

Inizia così il percorso di abbinamento ai piatti dello Chef Bergomi, che “coniuga il delicato sapore del mare alle robuste delizie della terra, creando unici viaggi nel gusto” all’interno della sua Podesteria, il luogo del Podestà, un luogo e un nome dai retaggi alto medievali, che fa da cornice a questo viaggio.

Impepata di Cozze su Crema di Fagioli Cannelini e ditalini croccanti

Abile gioco di aromaticità consistenze, la cozza è la protagonista indiscussa del piatto, arricchita dalla tendenza dolce e dalla larghezza offerta dalla crema e dalla piacevole croccantezza e sapidità della pasta. Un piatto versatile che ben si presta a questo doppio abbinamento proposto.

Valdobbiadene Rive di San Pietro di Barbozza Extra Brut – Valdo il nome ci riporta subito ai fianchi scoscesi che delineano le colline di Valdobbiadene, ripide, quasi verticali tanto da definirle viticoltura Eroica e vendemmiate manualmente. I toni brillanti paglierino del calice, il perlage persistente attirano subito l’attenzione. Note fruttate di frutta bianca fresca e sbuffi agrumati delineano un naso varietale, ricordi iodati che ci portano al sorso, perfettamente coerente, la cui sapidità da vigore e lunghezza a un sorso di grande pulizia ed eleganza, i cui altri pilastri sono la grande acidità e l’assenza di zuccheri. 9 mesi sui lieviti.

Valdobbiadene Brut Metodo Classico Vigna Pradase Millesimato – Valdo un vino che evoca un luogo definito la “Biblioteca del patrimonio della biodiversità” dell’azienda, dove antichi cloni di Glera, Perera, Bianchetta e Verdiso sono stati messi a dimora e compongono questo metodo classico 24 mesi sui lieviti. Un vino coerente, varietale, appagante, dal fine perlage con riflessi verdolini. Al naso toni floreali, ginestra e acacia seguono lievi toni di salvia e scorza d’arancia, sorso pieno, di buona mineralità.

Risotto allo spumante con crema di zucca e olio al melograno

Un piatto semplice caratterizzato dai suoi elementi complementari, i dolci tocchi di freschezza e frutta dell’olio e la pienezza della zucca. In abbinamento il Valdobbiadene Brut Cuvèe del fondatore Millesimato – Valdo, il vino dedicato a Sergio Bolla ha uno stile unico, un perlage fine e un colore brillante e dorato ci comunicano la lieve sosta in barrique di rovere francese al naso i toni varietali giocano con sfumature di miele di tiglio e crema di nocciole, uno spettro ampio. Anche l’assaggio è pieno e dai toni fruttati, freschi, merito della sosta di 12 mesi sui lieviti e della piccola percentuale di Chardonnay che caratterizza questa cuvée. Un abbinamento armonico giocato sulle freschezze.

Petto di Anatra, salsa di Cachi e zenzero e purè di zucca

Piatto giocoso, l’anatra succulenta e dalla bella persistenza si amalgama e si rinfresca con i suoi condimenti, creando un sorprendente equilibrio con il Friuli Grave Refosco dal Peduncolo Rosso – I Magredi in abbinamento. Sfumature violacee mostrano subito gioventù, schiettezza e una fermentazione in solo acciaio. Il naso riporta alla frutta sotto spirito, alla mora selvatica, alla viola e al pepe nero. L’assaggio ci riporta subito al terreno e al varietale, sapido, asciutto, i tannini sono lievi ed eleganti.

Torta Sbrisolona

Chiusura dolce e tipica abbinata al Moscato Rosa Spumante Dolce Ca’ Lisetta – I Magredi, sfumature corallo, bel perlage, al naso è aromatico con rimandi alla fragolina di bosco, melagrana, rosa e spezie dolci. Sorso dolce di viva acidità, finale lungo di zucchero filato e sorbetto ai frutti di bosco.

Abbiamo visto tante sfaccettature di qualità per la bollicina tricolore, una visione di azienda moderna e sostenibile e un bel gioco con piatti di diversa forza, cercando di uscire dallo stereotipo per dare valore a chi si sta impegnando a rappresentare l’Italia in tutto il mondo.

(N.d.a. Dedico questo articolo a uno dei miei Maestri, il Professor Franco Graziosi, venuto a mancare in questi giorni, uno dei miei primi riferimenti, Degustatore per le guide dei Vini, pilastro di Ais Como per oltre 30 anni e grande conoscitore di enogastronomia, Grazie Professore).

Arriva Natale e ritorna la sfida tra le ultime due annate di Brunello di Montalcino, organizzata da Vinodabere

Come di consueto l’avvicinarsi del Natale porta con sé un momento ulteriore di riflessione su quanto fatto e vissuto durante l’anno. Dalle Anteprime, alle visite in cantina, fino ai press tour ed ai momenti di degustazione nei ristoranti gourmet, la vita di un giornalista enogastronomico è densa di spunti per raccontare al meglio l’attualità enologica in Italia.

Un’occasione perfetta per la giusta sintesi di un areale storico del Bel Paese, dunque, l’evento organizzato dalla testata giornalistica Vinodabere presso il ristorante VII Coorte di Roma, riguardante la “comparazione” delle ultime 2 annate di Brunello di Montalcino. Stavolta sono scese metaforicamente in campo la 2020, di prossima uscita, recentemente valutata durante Benvenuto Brunello al seguente articolo Benvenuto Brunello 2024, considerazioni e migliori assaggi, contro la 2019 attualmente in commercio e, pertanto, con un anno in più di bottiglia.

Il riposo di sicuro giova al Sangiovese, ma acuisce maggiormente le differenze d’annata più che di stile. Non ci stupisce, quindi, che l’equilibrata 2020 prevalga per maggiore piacevolezza di beva, concedendosi al consumatore con tannini di buona fattura, rispetto ad una 2019 ancora a tinte in chiaroscuro, dal forte carattere, ma dal volume di bocca inferiore e un passo diverso nello scatto finale.

Ne consegue una inevitabile omologazione dei punteggi medi per la prima versione, con picchi di bellezza maggiormente presenti, però, nella seconda vintage. La degustazione, da parte di un panel formato da 30 persone, è avvenuta rigorosamente alla cieca (senza nemmeno sapere l’annata in assaggio).

Ecco l’elenco dei partecipanti (in ordine alfabetico di nome):

Alberto Chiarenza (critico enogastronomico)

Antonella Piga (sommelier)

Antonio Paolini (giornalista enogastronomico)

Daniele Moroni (critico enogastronomico)

Delia Giri (ristoratrice)

Emanuele Giannone (critico enogastronomico)

Federico Gabriele (critico enogastronomico)

Franco Santini (critico enogastronomico)

Giampaolo Gravina (critico enogastronomico)

Gianmarco Nulli Gennari (giornalista enogastronomico)

Gianni Travaglini (critico enogastronomico)

Giuseppe Garozzo (critico enogastronomico)

Luca Grippo (giornalista enogastronomico)

Luca Matarazzo (giornalista enogastronomico)

Luciano Lombardi (critico enogastronomico)

Marco Carnevali (sommelier)

Marco Dall’Asta (giornalista enogastronomico)

Marco Sciarrini (critico enogastronomico)

Maurizio Gabriele (critico enogastronomico)

Maurizio Valeriani (giornalista enogastronomico)

Paolo Carpino (giornalista enogastronomico)

Paolo Frugoni (agente)

Pino Perrone (critico enogastronomico)

Raffaele Mosca (critico enogastronomico)

Roberto Alloi (critico enogastronomico)

Rowena Dumlao (critica enogastronomica)

Samuele Parrinello (sommelier)

Simone Di Giorgio (sommelier)

Susanna Schivardi (giornalista enogastronomica)

Vittorio Ferla (giornalista enogastronomico)

Ecco la lista delle 25 etichette, in ordine di preferenza, che hanno superato i 91 centesimi ed hanno maggiormente convinto (secondo la media dei punteggi) i presenti:

Brunello di Montalcino  2020 – Franco Pacenti

Brunello di Montalcino  2020 – La Magia

Brunello di Montalcino  2020 – Tornesi

Brunello di Montalcino  2020 – Mastrojanni

Brunello di Montalcino  2019 – Lisini

Brunello di Montalcino  2020 – Celestino Pecci

Brunello di Montalcino  2019 – Villa al Cortile

Brunello di Montalcino  2019 – Celestino Pecci

Brunello di Montalcino  2019 – Pian delle Querci

Brunello di Montalcino  2020 – Pinino

Brunello di Montalcino  2020 – Tenuta La Fuga

Brunello di Montalcino  2020 – Máté

Brunello di Montalcino  2020 – Pian delle Querci

Brunello di Montalcino  2019 – Sesti Castello di Argiano

Brunello di Montalcino  2020 – Argiano

Brunello di Montalcino  2019 – Argiano

Brunello di Montalcino  2019 – Castello Tricerchi

Brunello di Montalcino  2019     La Rasina

Brunello di Montalcino  2020 – Fattoria dei Barbi

Brunello di Montalcino  2019 – Tornesi

Brunello di Montalcino  2019 – Fattoi

Brunello di Montalcino  2020 – Villa al Cortile

Brunello di Montalcino  2019 – Franco Pacenti

Brunello di Montalcino  2020 – Donatella Cinelli Colombini – Progetto Prime Donne

Brunello di Montalcino  2020 – Donatella Cinelli Colombini

In assaggio inoltre erano presenti 16 Rosso di Montalcino (6 dell’annata 2023, 9 dell’annata 2022 e 1 dell’annata 2021).

Ecco quali hanno maggiormente convinto i presenti al Ristorante VII Coorte:

Rosso di Montalcino 2022 – Collemattoni

Rosso di Montalcino 2022 – Scopone

Rosso di Montalcino 2023 – Fattoria dei Barbi

Rosso di Montalcino 2022 – Fattoi

Rosso di Montalcino 2023 – Tornesi

Rosso di Montalcino 2022 – Donatella Cinelli Colombini

Rosso di Montalcino 2023 – Camigliano

Pizza & Falanghina: Gambero Rosso ed i vini del Sannio raggiungono le pizzerie nel mondo intero

Sannio Consorzio Tutela Vini, presidente Libero Rillo, punta con la Falanghina a un’affermazione dei vini campani su scala internazionale. Con l’entusiasmo che da tempo circonda l’intero ciclo della varietà, dal produttore al buyer e al consumatore, con il coinvolgimento di Gambero Rosso, nasce un’interessante iniziativa nel mondo della comunicazione enogastronomica, per collegare la Pizza, cibo italiano di culto nel mondo e la Falanghina.

Il progetto vede la luce durante la pandemia, ma proprio dall’intesa con Gambero Rosso e oggi, con Lorenzo Ruggeri nuovo direttore della testata, inizia ad essere percepito come spinta alla ripresa dei consumi popolari e di qualità. “Pizza & Falanghina” è nel tempo divenuto l’araldo di novità atte a ravvivare le pizzerie italiane europee. Centinaia di iniziative locali e una costante, determinata dedizione al suo successo hanno, ormai al principio del 2025, raggiunto molti degli obiettivi preposti.

Un esempio di cui viene dall’appuntamento svoltosi a Roma a “TAC THIN AND CRUNCHY” la nuova pizzeria di Valentina Zuppardo e del Maestro Pier Daniele Seu. Difficile immaginare un luogo migliore a Roma per riproporre il progetto: ambiente volutamente dadaista, creazioni di pizza estremamente cromatiche e leggerissime al gusto, ispirazioni eterogenee a offrire un menù elegante e diverso.

Ad esempio la Frittata della Domenica: una pizza bassa, azzimata e croccante, leggera, che propone crema di passata di patate e cipolle e pecorino, su un lettino di tenui foglie di carciofo. 

Oppure la classica napoletana “Provola e Pepe”, storica ma proposta in versione romana: bianca, con spezie e il suadente sentore fumée della ricotta affumicata, applicata prima e dopo gli inserimenti gustosi di pomodorino e basilico verde e rosso, a chiudere con pecorino spolverato e sesamo e una riduzione di soia con foglie di cavolo. 

L’esordio della degustazione è tuttavia  una occasione per la Falanghina in versione spumantizzata, da collegare a un bell’esempio della creatività di Pier Daniele Seu, che reinventa il concetto tutto romanesco dei “frittini” e crea due oggetti di puro interesse culinario.

La Frittatina di Pasta e Fagioli per ribaltare in 3D il concetto stesso di farne una originale versione in Supplì della pasta e fagioli. Gentile la consistenza dell’interno rispetto alla corteccia panata, che regge il vuoto camera occupato alla base dal tubetto col fagiolo coeso dal tomino di capra filante. È che bello il conflitto irrisolto tra il sentore di birra della pastella con la purea di fagioli, appena appena mediato da foglie di sedano.

E subito dopo, la Polpetta di Cecio Bollito che ripete la trasformazione in solido, grazie al guscio in pastella, di un piatto entry della cucina romana.

Si punta al connubio tra la salsa verde di sedano e timo con prezzemolo, aglio, sminuzzati e amalgamati con riduzione di aceto, e il bollito di carne bianca, a reggere la consistenza della crema di ceci che dà la struttura all’arancina. Un tentativo estroso e coinvolgente, grazie al match con le bollicine di Falanghina del Sannio “Jannare“ La Guardiense Brut.

La diversità di pizze assaggiate, tra le quali risalta quella Broccoli e Salsiccia interpretata con il ciauscolo marchigiano, offre il fianco al ruolo degustativo della Falanghina proprio come nell’intenzione del progetto. Il compito tocca a “Helza” di Pietrejonne, una Falanghina Metodo Classico, di colore giallo paglierino dal riflesso leggero dorato e brillante, di media consistenza e particolarmente giovane. Il match è spinto dalla fragranza lievitosa percepita nel vino, dai sentori di mughetto e erba, per poi virare verso banana e una dominante di gelso, dal finale di leggera ginestra infusa a un minerale calcareo. Al gusto è decisamente vegetale, conferma al palato di ginestra ed erbe ma emerge legittimamente la leggera nota agrumata mista a basilico, tipica della Falanghina del Sannio.

Ferme e ricche di personalità gli altri campioni che succedono alle bolle, nella degustazione delle varie selezioni di Pier Daniele Seu. Identitas 2023 di Cantina di Solopaca è una Falanghina classica con nota leggermente sfumata e balsamica,  giallo dorato con riflessi ambrati leggeri; al naso offre fiori gialli e legno faggio bagnato, mughetti ed erbe balsamiche e leggera sensazione di fiori di pero. Al gusto è glicemica e agrumata, strutturata con mineralità in equilibrio con la nota alcolica, tufacea eppure fresca: è ancora  giovane per apprezzarne l’equilibrio che verrà in almeno un anno di affinamento in bottiglia, ma c’è da dire che questa referenza appartiene alla “Selezione Oro” dal fiume Calore, dove il Consorzio ha scelto 5 vini di riferimento a rappresentare tutto il corso del fiume.

La seconda è di Aia dei Colombi Falanghina 2023 da Guardia Sanframondi. Offre al naso e al gusto più concentrazione e densità: al colore giallo paglierino dai riflessi dorati, brillante, accoppia maggior consistenza, un deciso aroma agrumato e leggermente legnoso di faggio, con finale di salvia e basilico. Sapientemente agrumata, fruttata di gelso e vegetale di ginestra,  con una sfumatura eterea e un finale di leggero fumè.

Il consorzio sannita gioca quindi una parte operativa centrale, nella degustazione odierna come nel progetto, assolvendo a due compiti strategici: mantenere unite le precedenti 5 denominazioni locali, generando progetti come questo con Gambero Rosso, e poi associare al gusto sulle tavole di tutti i ristoranti una DOC cavallo di battaglia del vino italiano nel mondo, la Falanghina, e la pizza, che è sia innovativa sia vera identità italiana nel mondo.

E ne ha ben donde, dati i numeri:

Il Sannio ha 10mila ettari vitati e molteplici zone geologicamente diverse e ora alluvionali, ora vulcaniche. Il ruolo e la forza di cooperativa de La Guardiense a Guardia Sanframondi consiste nella capacità di promuovere assieme tutte le produzioni di questo benedetto alveo geologico e agricolo. La produzione vitivinicola nel Sannio è infatti quasi la metà della produzione campana, toccando l’85% prodotto di Falanghina rispetto al totale della regione Campania.

A tutto… Asprinio di Aversa Dop

Ma l’incanto delle vigne, così drappeggiate a lunghi e altissimi e folti festoni da un pioppo all’altro! Immense pareti di verzura, tese verticalmente: che il sole, attraversandole, trasforma in vasti arazzi luminosi, dai meravigliosi frastagli indecifrabili.

Tra le tante citazioni letterarie sulle alberate di Asprinio (Bianco) che si sono susseguite nei secoli, quella di Mario Soldati in Vino al Vino è la vivida fotografia di un paesaggio che ancora oggi caratterizza il territorio dell’agro aversano: quello delle viti maritate ai pioppi, secondo una tradizione viticola risalente agli etruschi. Siamo nel cuore della fertile “Campania Felix” di Plinio il Vecchio, in un’area pianeggiante tra le province di Napoli e Caserta, costituita da suoli di riporto delle eruzioni flegree, quindi ceneri, lapilli e materiale tufaceo: sabbia rossastra, finissima, e così molle che il piede vi affonda come in una cipria, scriveva ancora Soldati di questo territorio.

Aversa Dop Asprinio è stata la prima masterclass presentata dal delegato AIS Caserta Pietro Iadicicco, da Giuliana Biscardi di AIS Caserta e dal giornalista Pasquale Caro, alla manifestazione Terra di Lavoro Wines, tenutasi alla Reggia di Caserta il 26 e 27 ottobre. Un focus su un vitigno che disegna e rappresenta il territorio in modo unico sin dalla sua connotazione paesaggistica, dando senso pieno alla definizione di terroir data dall’OIV quale “cultura collettiva delle interazioni tra un ambiente fisico e biologico identificabile, e le pratiche vitivinicole che vi sono applicate, che conferiscono caratteristiche distintive ai prodotti originari di questo spazio” .

Oggi l’Asprinio è coltivato anche a spalliera, ma molti viticoltori hanno ripreso e mantenuto la tradizione dell’alberata aversana, andata in declino a partire dal secondo dopoguerra quando altre coltivazioni presero il sopravvento (una per tutte la canapa) e, soprattutto, quando l’area più vocata a questa coltivazione fu oggetto di cementificazione selvaggia, oltre che di altre violenze ambientali ben note alle cronache.  L’alberata, servendosi di tutori vivi, gli alberi o arbora, oggi raggiunge i 10-15 metri di altezza; le operazioni di potatura (puta) e vendemmia avvengono servendosi degli scalilli, scale a pioli lunghe e strette, fatte a misura per poter incastrare piede e ginocchio tra un piolo e l’altro e quindi personali; l’uva vendemmiata viene posta in panieri a punta detti fescine, che calati con funi si conficcano a terra.

Il vitigno Asprinio è il più autoctono dei campani perché nato dalla domesticazione della vitis silvestre da parte degli etruschi; è imparentato geneticamente con la famiglia delle uve Greco, produce grappoli di grandezza media, generalmente compatti, allungati in forma conica alata. In alcune aree del territorio le vigne si trovano ancora a piede franco, grazie al suolo vulcanico, ma anche perché, grazie al sistema di allevamento, la vite, sollevandosi da terra, è resistente agli attacchi funginei. La DOP, riconosciuta nel 1993, prevede nella versione ferma una percentuale minima di Asprinio pari all’85%, mentre nella versione spumantizzata l’utilizzo del varietale in purezza. 

L’Asprinio, infatti, si presta in maniera particolare alla spumantizzazione dato l’elevato grado di acidità, a cui deve il suo nome: può raggiungere gli 8 g/l nei mosti derivati da allevamenti a spalliera e toccare addirittura i 12 g/l in quelli derivati da alberata. non a caso Paolo Monelli nel 1935 scriveva nel suo Ghiottone Errante: “La mandai giù (la pizza, n.d.r.) con l’asprinio fresco, pallidissimo, acidulo, sbarazzino, padre selvatico dei raffinatissimi champagnes (ne esportano molto in Francia per fare quel celebrato spumante)”, riferendosi a quel periodo storico in cui la fillossera mise in ginocchio il patrimonio vitivinicolo francese. Ventidue i comuni della DOP, diciannove in provincia di Caserta, tre in provincia di Napoli, per un totale di poco più di trenta ettari vitati.

LA DEGUSTAZIONE

Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno. Perché i più celebri bianchi secchi […] includono, sempre, nel loro profumo più o meno intenso e più o meno persistente, una qualche sia più vaghissima vena di dolcezza. L’Asprinio, no. L’Asprinio profuma appena, e quasi di limone: ma, in compenso, è di una secchezza totale, sostanziale, che non si può immaginare se non lo si gusta.

Ancora una volta è Mario Soldati a darci lo spunto per parlare della degustazione dei 12 vini presenti in assaggio: un viaggio attraverso i vari comuni dell’areale e i metodi di vinificazione. Partendo dalle bollicine (metodo martinotti, ancestrale e classico) fino ad arrivare ai vini fermi, il comune denominatore dell’Asprinio è il naso declinato, con diverse sfumature, su sentori agrumati e di frutto acerbo e l’acidità vibrante, che ne fa un vino dissetante. Alla vista tutti i calici colpiscono per la cromaticità intensa che va dal paglierino carico all’oro antico.

Apriamo con Corte d’Asprinia brut Cantine Bonaparte, metodo martinotti lungo, dieci mesi sui lieviti, con un naso di mela granny smith, erbe aromatiche e un palato che riporta immediatamente a sentori agrumati di limone; Funambolo brut Luca Paparelli, charmat corto di asprinio (85%) e falanghina (15%) in affinamento dodici mesi sulle fecce fini prima della presa di spuma, si fa subito accogliente col suo incipit floreale e il sorso pieno, per chiudere poi, come un colpo di frusta, con freschezza vibrante.

Ancora un metodo martinotti quello che riempie il terzo calice, Trentapioli brut Salvatore Martusciello, presentato direttamente dal produttore, Gilda Guida Martusciello, che definisce l’alberata “un monumento alla vita di campagna”. Alla famiglia Martusciello dobbiamo le prime sperimentazioni, a partire dal 1983, di spumantizzazione dell’asprinio. Trentapioli è uno charmat lungo, 6 mesi in autoclave; l’olfatto è pungente di limone salato e gelsomino, mentre al sorso è croccante di mela verde.

Rivolta Asprinio Frizzante I Borboni è il primo dei due metodi ancestrali in degustazione. Di naso sottile, risulta tagliente e salato in bocca, come probabilmente doveva essere l’asprinio descritto da Mario Soldati. Feronia Asprinio Terra Felix ha naso di frutta matura e mimosa esaltati da una piacevole nota ossidativa; è cremoso al palato, senza però perdere la tipica freschezza. Terra Felix è una cooperativa sociale  impegnata a trecentosessanta gradi per il recupero alla comunità agricola dei territori dell’agro casertano spesso passati all’onore della cronaca come Terre dei Fuochi. Entrambe gli ancestrali emergono per il colore oro antico, tipico del carattere ossidativo dell’asprinio.

Priezza Metodo Classico Masseria Campito è l’unico dei campioni in degustazione le cui uve derivano da allevamenti a spalliera e non ad alberata. Una scelta fatta per ottenere una maturazione omogenea del frutto. I settantadue mesi sui lieviti determinano la grande sfaccettatura gusto-olfattiva. L’agrume al naso è di mandarino e bergamotto, poi fiori di campo e cera d’api, che caratterizzano un sorso coerente in tre tempi: teso e agrumato all’ingresso, si espande in bocca per poi terminare con una sferzata di freschezza.

Radice Etrusca Metodo Classico Vitematta ritorna al naso con una lieve nota ossidativa e miele di agrumi, è di sorso diretto e sapido. L’ultima bollicina in degustazione Malìa Metodo Classico De Angelis è il più dissetante dei campioni, citrico al naso e al sorso, che affonda in maniera verticale.

La masterclass si è chiusa con quattro vini fermi di millesimo 2022: IX Denari Cantine Palazzo Marchesale, racconta il produttore Leonardo Vanacore, è ottenuto da un’alberata dell’800 posta a due metri da terra, per rendere possibile il passaggio sottostante alla cavalleria borbonica. All’olfatto pesca bianca, erbette e sprazzi citrini, si fa spazio al palato con piena rotondità per riprendere subito verticalità e chiudere su piacevoli sentori amaricanti. L’Asprinio Magliulo, con un parziale affinamento in legno, ha un naso di cedro e mandarino, mentre al palato risulta disteso. Hera Nova Cavasete, fitto nel color oro e con profumi di amaretto ed erbe aromatiche, sorprende nell’inatteso sorso vibrante e verticale. Infine Alberata Azienda Agricola Tenuta Fontana grazie alla sosta in anfora di terracotta sulle fecce fini risulta opulento e ricco nel colore, nei profumi intensi di mela golden e fiori gialli, nel sorso pieno di agrumi, che diventa sapido sul finale.

Ritorna la presentazione ufficiale della Guida Vitae di AIS Italia

Lo scorso 16 novembre, alla Stazione Leopolda di Firenze, AIS (Associazione Italiana Sommelier) ha presentato i vini della Guida Vitae 2025, assegnando anche i 22 prestigiosi premi “Tastevin”. In occasione si è svolta la finale del concorso per decretare il Miglior Sommelier d’Italia – TrentoDoc. I finalisti si sono cimentati in una prova, con 18 minuti di tempo a disposizione. Tutti molto preparati e professionali, ma alla fine Andrea Gualdoni delegazione Ais Lombardia ha avuto la meglio sugli altri due candidati.

Un’ appassionante kermesse rivolta sia ai soci sia ai visitatori, i quali numerosi hanno varcato la soglia della Stazione Leopolda. La location scelta mette a disposizione ampi spazi, location ideale per questo tipo di eventi, scelta anche dal Consorzio Vini del Chianti Classico per l’Anteprima Chianti Classico Collection.

Una passerella tra i numerosi  banchi d’assaggio con le eccellenze vitivinicole del nostro paese, vini che hanno ottenuto l’importante riconoscimento con la “Gemma”. Dietro ai banchi d’assaggio vi erano i sommelier a dare informazioni e servire i vini. Due le masterclass condotte da Daniele Cernilli e curate da Gabriele Gorelli.

Alcuni assaggi: la qualità dei vini è davvero elevata, tra le etichette presenti degustate e valutate da una commissione composta da 22 redazioni ed estrapolate da circa 20.000 campioni.
La scelta è stata dura e alcune etichette meritevoli non saranno contenute in questa breve lista.

Franciacorta Dosaggio Zero  Anna Maria Clementi Riserva 2015 –  Chardonnay 55 % Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20% – Permane Permanenza sui lieviti 8 anni e 6 mesi – Giallo dorato brillante, perlage finissimo e continuo, sprigiona sentori di agrumi, frutta secca, miele e piccola pasticceria. Cremoso, suadente e persistente.

Trento Doc Le General Blanc Dosaggio zero Riserva 2016 Monfort – Chardonnay 100% – Permanenza sui lieviti di 6 anni – Di colore giallo dorato, dalle bollicine finissime e continuative, emana note di mela verde, frutta tropicale accompagnate da sfumature d’agrume. Sorso vibrante, secco e decisamente lungo.

Collio Friulano Nekaj 2020 Damian Podversic – Oro  luminoso, dai sentori di mela cotogna, nocciola, erbe di campo e agrumi. Vibrante, saporito e duraturo.

Custoza Superiore Amedeo 2022 Cavalchina –  Giallo paglierino dalle sfumature dorate. Emergono, in successione, note di biancospino, pesca, pera e ananas. Verticale, sapido ed elegante.

Valle d’Aosta Chardonnay Le Vin de Michel 2022 Grojean Vins – Paglierino brillante, sviluppa subito essenze di fiori di campo, burro,  vaniglia e pepe bianco. Avvolge ed intriga.

Costa d’Amalfi  Furore Bianco Fiorduva 2023 Marisa Cuomo – Dorato brillante,  libera sentori di pesca, melone, litchi, cedro e miele. Un piccolo capolavoro della “Divina Costiera”.

Vermentino di Gallura Superiore Vign’Angena 2023 Capichera – Paglierino con riflessi verdolini, rivela rapido note di zagara, ginestra, mela e agrumi. Sorso succoso, dalla piacevole spalla fresca, elegante e lungo.

Colli Tortonesi Timorasso Cavallina 2022 Claudio Mariotto – Dorato brillante, dipana note di camomilla, biancospino, albicocca e nettarina. Al palato è ricco e fresco, dotato di una buona piacevolezza di beva. 

Barbaresco Rabaja Riserva 2019 Produttori del Barbaresco – Granato trasparente, i suoi sentori richiamano a viola, ciliegia, fragola e spezie dolci. Sorso pieno ed appagante, setoso e armonioso.

Barolo Cannubi 2020 Pirelli E & Figli – Chiara Boschis –  Rubino dalle sfumature granate, rimanda a sentori di violetta,  mora, ribes, liquirizia e sottobosco. Tannino setoso che termina con buona freschezza.

Barolo Vignarionda 2019 Ettore Germano – Tonalità rosso granato intenso, sviluppa note di petali,  tabacco, prugna, mirtillo e menta. Al palato sa essere generoso, coerente e lunghissimo.

Boca 2020 Le Piane –  Rosso rubino trasparente, al naso giungono sentori di mammola, melagrana, frutti di bosco, tabacco ed eucalipto. Fresco e contraddistinto da finezza e grande piacevolezza di beva.

Gattinara Vigna Molsino 2020 Nervi – Conterno – Rosso granato intenso,  esprime sentori marasca,  mirtillo, mora, sottobosco e spezie. Vino suadente e persistente.

Brunello di Montalcino Rennina 2019 – Pieve Santa Restituita – Rosso granato accompagnato da una buona trasparenza, libera note di ciliegia, arancia sanguinella, anice stellato e liquirizia. Attacco tannico vellutato, saporito, coerente e persistente.

Kupra Marche Rosso Igt 2021 Oasi degli Angeli – Color granato intenso, rivela sentori di frutti di bosco,  rosa canina, arancia sanguinella, tè e spezie. Palato delicato, dal tannino setoso.

Etna Rosso San Lorenzo 2022 Girolamo Russo – Nerello Mascalese e un piccolo saldo di Nerello Cappuccio – Rubino intenso,  emerge un pot-pourri floreale, frutti di bosco e spezie, con lieve nota affumicata sul finale. Buona struttura, tannino nobile, lungo e duraturo.

Sicilia Nero d’Avola Duca Enrico 2020 Duca di Salaparuta – Rosso rubino profondo e consistente, emana note di iris, mora di gelso, prugna, mirtillo e spezie. Il sorso è ricco, avvolgente e persistente.

Romagna Albana Passito AR Riserva 2018 Fattoria Zerbina – Giallo dorato luminoso,  all’olfatto arrivano note di frutta candita,  albicocca,  fico, miele e cannella. Vibrante e carezzevole al tempo stesso, chiosa fine e incredibilmente lungo.

Vecchio Samperi Marco De Bartoli – Vino perpetuo – Grillo 100% – Color oro antico, un tripudio di sentori fruttati maturi che ben si fondono con note balsamiche e spezie dolci. Bocca verticale, piacevolmente rotonda, leggiadra e duratura. Vino iconico, una vera perla per chiudere la meravigliosa giornata di festa in casa AIS.

Beviamoci Sud Roma 2024

Comunicato Stampa

Si terrà, dal 7 al 9 Dicembre 2024, presso l’Hotel Palatino di Roma, in posizione centrale e strategica a due passi dal Colosseo, la sesta edizione di Beviamoci Sud Roma, il più importante evento della Capitale volto alla valorizzazione e alla comunicazione professionale dei vini del nostro bellissimo Meridione.

Beviamoci Sud Roma“, realizzato da Riserva Grande, Andrea Petrini, wine blogger di Percorsi di Vino, con la preziosa direzione tecnica di Luciano Pignataro, giornalista, scrittore e gastronomo italiano, è rivolto sia a professionisti del settore che agli appassionati di vino che in questa edizione avranno l’opportunità̀ di conoscere e degustare un’ottima selezione dei vini del Sud Italia grazie alla presenza di oltre 50 vignaioli accuratamente selezionati i quali, novità di questa sesta edizione, potranno vendere il loro vino in confezioni regalo viste le prossime festività natalizie.

Nelle due giornate del 7 e 8 Dicembre 2024 la manifestazione si dividerà tra degustazioni libere ai banchi di assaggio, alla presenza del vignaiolo, e masterclass su prenotazione e a numero chiuso.

Quest’anno – afferma Luciano Pignataro – abbiamo raddoppiato lo sforzo per quanto riguarda i seminari che, per questa edizione, sono previsti sia sabato 7 che domenica 8 Dicembre. Ben quattro appuntamenti imperdibili dove approfondiremo le sfumature del Nero di Troia pugliese, degusteremo i sapori dei Castelli Romani, festeggeremo i 20 anni dei Rocca del Principe con una bellissima verticale e, grazie al Movimento Turismo della Sardegna, conosceremo i rari vini di questa splendida isola.

In questo ambito – continua Pignataro – ringrazio Marco Cum ed Andrea Petrini per credere ogni anno in questa manifestazione che rappresenta una vetrina importante per i vini del nostro Meridione che, fortunatamente, sono tornati a brillare sulla scena internazionale, conquistando i palati più esigenti. Dietro a questi successi, c’è il lavoro appassionato di tanti produttori che, con grande rispetto per la tradizione e un occhio rivolto al futuro, stanno creando vini unici e memorabili. Beviamoci Sud Roma – conclude Pignataro – è l’occasione perfetta per approfondire la conoscenza di questi prodotti avendo la possibilità di degustare le etichette più rappresentative specialmente di aziende ancora poco conosciute”.

Beviamoci Sud Roma è anche comunicazione e business per cui la giornata del 9 Dicembre, come di consueto, sarà dedicata solo ed esclusivamente ai giornalisti e ai professionisti del settore Ho.Re.Ca la cui presenza, nel 2023, ha sfiorato le 300 presenze. Sempre lo stesso giorno, come già accaduto lo scorso anno, si terranno le premiazioni sia degli Ambasciatori di Beviamoci Sud Roma, selezionati tra gli esercizi commerciali con la migliore carta dei vini del Sud Italia, sia delle Eccellenze di Beviamoci Sud Roma, riconoscimento attraverso il quale una giuria qualificata, presieduta da Luciano Pignataro, assegna un diploma di merito ai migliori vini presentati dalle aziende partecipanti.

Per la lista delle aziende aderenti a Beviamoci Sud Roma si rimanda al sito https://www.beviamocisudroma.it/aziende-partecipanti-2024/

Beviamoci Sud Roma 2024

Quando: sabato 7, domenica 8 e lunedì 9 Dicembre 2024

Dove Hotel Palatino, Via Cavour 213\M Roma (Metro B Cavour a 50 metri)

Orario di apertura al pubblico: sabato e domenica dalle 14.00 alle 20.00

lunedì (solo operatori accreditati) dalle 11.00 alle 18.00

Ingresso: 25,00 euro comprensivo di bicchiere da degustazione

ridotto 20,00 euro per convenzioni con associazioni di settore.

Biglietteria on line: https://www.beviamocisudroma.it/biglietteria/

Operatori (solo lunedì 9 Dicembre): richiedere accredito scrivendo a: accrediti@beviamocisudroma.it. L’accredito potrà essere ritenuto valido solo dopo aver ricevuto una mail di conferma da parte dell’organizzazione. Info: 339.6231232 | info@beviamocisudroma.it

Life of Wine 2024, il racconto

Quando si offre un vino, si offre conoscenza di un territorio, di persone e di metodi, di passione e storia. Sembra quasi ovvio a dirsi, eppure dovrebbe avere effetto sul nostro percorso di studio e apprendimento riguardo a una cantina e i suoi gioielli.

Roberta Perna e Studio Umami a Roma, con il contributo importante (sin dall’edizione 2019) del direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani, hanno felicemente compiuto il passo in avanti che una kermesse di degustazioni d’eccellenza aveva bisogno di fare, immaginando che conoscere un vino vuol dire conoscerne le evoluzioni che la cantina e gli uomini, fino a farne un’arte, realizzano.

Così, la vita del vino è offerta alla conoscenza, potendone degustare le annate salienti indietro nel tempo: le cantine a Life of Wine ti mettono nella condizione di sperimentare e apprendere attraverso le annate dei loro campioni fin dalle loro origini, cosa quei vini sono diventati, perché hanno quei loro unici tratti e quella architettura che ne è il vero valore. D’incanto, nella digressione e nella comparazione, viene alla luce l’arte del loro lavoro.

Un evento quest’ultimo, di domenica 24 novembre 2025, che ha visto la frequentazione dei migliori giornalisti del settore, oltre a diverse centinaia di avidi sperimentatori, per gusto e per conoscenza, ma soprattutto attratti da una venue raffinata e di classe autentica romana come il Villa Pamphili Hotel.

Oltre all’immenso salone, dove hanno esposto circa cinquanta tra cantine famose da tutta Italia, denso di banchi d’assaggio, sono state le sale riservate alle masterclass per la stampa a confermare la peculiarità dell’evento, che altro non è se non la ricerca del viaggio nel tempo per capire come il vino evolve, si affina e si completa.

Di queste vi rendiamo conto, sperando che la traccia visibilissima e netta del metodo di Life of Wine diventi la normalità per gli eventi enoici che informano il nostro paese delle incredibili varietà ampelografiche così come delle arti del produrre vini sempre più eccellenti e ormai di matura reputazione nel mondo come i vini di ognuna delle venti regioni d’Italia.

Anteprima del Brunello di Montalcino 2020: eleganza, passione e orgoglio in ogni calice

Con il Brunello 2020, Montalcino dimostra ancora una volta che la grandezza non è mai un punto di arrivo, ma un cammino fatto di passione, sfida e bellezza. Un calice, un sorriso, una storia: il Brunello continua a stupire e a incantare.

La magia del Brunello di Montalcino si rinnova con la presentazione dell’annata 2020, un’esperienza che, ogni anno, si trasforma in un rito di scoperta e celebrazione. È un viaggio che non smette mai di affascinare, nonostante la fama consolidata di un territorio che da decenni rappresenta un importante punto di riferimento per l’enologia mondiale.

Un’annata che parla di eleganza e prestigio

L’annata si preannuncia molto promettente, grazie a un equilibrio straordinario tra struttura, freschezza ed eleganza. Ogni sorso racconta il territorio di Montalcino, esaltando le sfide affrontate dai produttori: dalle complessità climatiche all’evoluzione delle tecniche di vinificazione. Eppure, ciò che rende unico ogni calice non è solo la qualità intrinseca del vino, ma la passione tangibile di chi lo produce.

Il 2020 è stato un anno relativamente clemente dal punto di vista climatico, caratterizzato da condizioni che hanno favorito una crescita equilibrata delle uve. L’inverno mite è stato seguito da una primavera soleggiata che ha contribuito all’esplosione vigorosa dei vigneti. Sebbene una gelata tardiva abbia causato qualche danno localizzato, e le piogge diffuse durante il periodo di vendemmia non abbiano certo aiutato, l’annata ha comunque garantito rese nella media e uve di ottima qualità.

Coerenza e continua evoluzione

Montalcino incarna una dicotomia straordinaria: una conoscenza antica radicata nel territorio unita a una continua voglia di migliorarsi. Ogni annata è un nuovo tassello di una storia senza fine, un percorso di perfezionamento che unisce tradizione e innovazione. Questo senso di coerenza, arricchito da quel “pezzetto in più” che ogni anno si conquista con esperienza e sfida continua, è il segreto di un successo che non conosce limiti.

In ogni calice di Brunello si ritrova un senso di appartenenza profondo: è il vino di un territorio che ama raccontarsi senza compromessi. La 2020 promette di essere un’annata memorabile, non solo per ciò che offre al palato, ma per l’emozione che riesce a trasmettere già da subito. È l’orgoglio di Montalcino, il legame con le sue radici, che rende completa l’esperienza.

Il sorriso negli occhi di chi lo serve

Quel dettaglio in grado di trasformare un assaggio in un’esperienza è l’incontro con i produttori, finalmente tornati in presenza dopo tre anni. Quando il vino è servito da chi ha seguito ogni fase, dalla vite al calice, il racconto si tinge di sfumature intense e irripetibili. Gli occhi che oggi brillano raccontano storie di fatica, orgoglio e dedizione, regalando al Brunello un calore che va ben oltre la degustazione. È il contatto umano, quell’intima connessione tra chi crea e chi assapora, che rende indimenticabile ogni sorso.

Non solo un’occasione di degustazione, dunque, ma anche un’opportunità di confronto tra produttori, sommelier, critici e appassionati, che possono dialogare nuovamente su aspetti come le tecniche di vinificazione, le caratteristiche del terroir e l’approccio stilistico di ogni produzione. Finalmente Benevento Brunello torna ad essere un momento di full immersion a 360 gradi, nonché un’occasione di celebrazione e convivialità. Quell’elemento che è tanto mancato nelle edizioni precedenti, capace di innescare quel passaparola spontaneo, più potente e autentico di qualsiasi articolo, punteggio o descrizione avulsa dal contesto.

Quella capacità di stupire, sempre

La vera forza del Brunello sta nella sua capacità di stupire anche quando non sembrerebbe più necessario. Ogni annata riesce a rinnovare quella meraviglia che fa innamorare come fosse la prima volta. È un bacio vermiglio che accarezza le labbra, un incontro tra potenza e delicatezza che lascia piacevolmente sgomenti.

Dalla commovente perfezione di Le Chiuse e Poggio di Sotto, alla sincera eleganza di San Guglielmo, Pietroso e Castello Tricerchi. Dal carattere inequivocabile ed eloquente di Sanlorenzo e Le Ragnaie alla didascalica autenticità di Salvioni, Albatreti e Giuseppe Gorelli. Dalla gustosa intensità di Terre Nere, Cava d’Onice e Casanuova delle Cerbaie all’unicità espressiva di Fattoria del Pino, Il Paradiso di Manfredi e Le Ripi. E se pensate di conoscere tutto, ma proprio tutto di Montalcino vi suggeriamo allora di provare la promettente new enrty Poggio alle Forche.

Potremmo andare avanti all’infinito, perché Montalcino ha davvero tanti volti, tanti sorrisi, tanto amore. Quest’anno più che mai!

Chardonnay “Nama” di Nals Margreid: la verticale presentata al Merano Wine Festival 2024

Al Merano Wine Festival 2024 si è svolta la Masterclass condotta da Paolo Porfidio, enologo e capo sommelier di Terrazza Gallia ( Hotel Excelsior Gallia di Milano), che ha presentato una verticale dello Chardonnay “Nama” di Nals Margreid.

La storia di Nals Margreid ha origini nel 1764, quando prese vita la Tenuta Von Campi, proprio dove ora sorge la nuova cantina. Nel 1932 nacque la cantina Nals che si unì nel 1985 alla Magrè-Niclara. Nals Margreid è una realtà cooperativa che vanta ben 138 viticoltori su 160 ettari: le vigne sono ubicate nei territori di Nalles e di Magrè, ad altitudine che variano dai 200 ai 900 metri.

I suoli sono molto diversi con calcare, gneis, porfido, ghiaia, ardesia e poi terreni sabbiosi alluvionali. Il clima è alpino, caratterizzato da estati miti e autunni freschi alle altitudini più elevate, per diventare continentale o sub mediterraneo nelle zone più vicine al corso del fiume Adige. Condizioni assolutamente ideali perché prosperino più di 20 varietà d’uva differenti.

Il progetto NaMa rappresenta sicuramente la nascita e l’evoluzione di uno chardonnay davvero unico e speciale, dove la mano sapiente dell’enologo Harald Schraffl, premiato come miglior enologo da Le Guide de L’Espresso 2023, riesce a far esprimere il terroir e l’eleganza dello chardonnay.

Durante la Masterclass Gottfried Pollinger, Ceo della cantina, ha ricordato di aver voluto come padrino per la nascita di questo vino il patron di Merano Wine Festival, Helmuth Köcher e l’evento è iniziato con un brindisi augurale. Paolo Porfidio ha illustrato le annate in degustazione con precisione, in modo chiaro e ha favorito il dialogo e le osservazioni dei presenti.

Nama Cuvée 2016 (85 % Chardonnay coltivato a Magre’, 9% Pinot Bianco e 6%  Sauvignon Blanc coltivati a Nalles) – vendemmia manuale, affinamento in acciaio e un anno in bottiglia. Bellissimo color dorato, note di frutta esotica matura, mango, pesca, burro, buona sapidità. Vino figlio di una annata calda, con importanti escursioni termiche.

Nama Cuvée 2018 (90% Chardonnay, 7% Pinot Bianco e 3 % Sauvignon) – fermentazione e affinamento in piccole botti di rovere per 18 mesi. Dopo l’assemblaggio, il vino riposa 9 mesi in acciaio e affina un altro anno in bottiglia, prima di essere messo in commercio. Profilo olfattivo che colpisce per le nuance balsamiche, poi sambuco, tamarindo, crema, pesca gialla, nocciola tostata. Fresco, elegante, sapido.

Nama 2019 – Chardonnay in purezza proveniente dalle vigne di Magrè. Dopo una pressatura soffice a grappolo intero, il mosto viene pre-chiarificato, grazie a una sedimentazione statica naturale. Fermenta e affina in piccole botti di legno di rovere nuove; sosta sui propri lieviti in acciaio per un altro anno, a cui segue un anno di riposo in bottiglia. Annata con grandi escursioni termiche: giallo dorato luminoso con riflessi verdolini, bouquet complesso che rimanda alle erbe officinali, alla ginestra, al pompelmo rosa, alla bacca di vaniglia, alla crema del burro. In bocca il sorso è pieno e avvolgente, con una bella persistenza e chiusura sulle note tostate e fruttate.

Nama 2020 – sempre Chardonnay, con medesime pratiche in vinificazione della 2019. Un vino molto equilibrato, che colpisce per i profumi di agrumi, di frutta esotica, di pietra focaia e note gentili di speziatura dolce. Annata decisamente complicata per la mutevolezza delle condizioni atmosferiche, a partire dalle prime settimane di maturazione, fino alla difficile scelta del momento della raccolta.

Nama 2021 – annata che ha beneficiato di un epoca di vendemmia più tardiva, arrivando a settembre inoltrato, in condizioni meteo ottimali. Le significative escursioni termiche hanno regalato uve bianche dal grande potenziale di dar vita a vini molto eleganti, precisi e di grande pulizia olfattiva. In questo calice si coglie una “freschezza alpina”, dove si delineano cenni di erbe del campo, salvia, acacia, biancospino, agrumi, citronella. Sono stati usati per la fermentazione in legno lieviti indigeni, a cui è seguito un periodo di 18 mesi in piccoli contenitori di legno. L’affinamento si è svolto in contenitori di acciaio. Un vino che ha davanti un lungo periodo per continuare a esprimersi sempre al meglio e capace di regalare autentiche emozioni.