Intervista a Fausto Bulgarini, viticoltore d’altri tempi

La splendida cantina, le cui fondamenta furono gettate nel 1930 da Emilio Bulgarini, è tutt’oggi incastonata in un territorio cerniera tra Lombardia e Veneto, nel borgo bresciano di Pozzolengo, da sempre crocevia tra le province di BresciaMantova e Verona, una cittadina con quasi 3600 abitanti, situata tra il lago di Garda e le sue colline moreniche.

Pozzolengo è un luogo affascinante, dalla storia millenaria, con un territorio prevalentemente collinare, ricco di acque e torbiere, attraversato dal torrente Redone: un vero e proprio ecosistema caratterizzato da una  biodiversità  piuttosto caratteristica delle aree umide. Un tempo il paese vedeva una profusione di pozzi su tutto il territorio comunale, tanto che l’antico toponimo cittadino era Pocelengo, appunto paese dei pozzi. Questo incantevole luogo costituisce la terrazza naturale esposta direttamente sul lago e una tra le zone vitivinicole più ampie e vocate del Lugana.

Dopo gli esordi agli inizi del ‘900 del padre, vinificando le uve dei vigneti familiari per condividerlo tra parenti e amici, sarà Bruno Bulgarini a contribuire all’ampliamento produttivo della cantina e darvi l’impronta commerciale che contribuirà al successo economico e alla fama del territorio.

Oggi, al timone della Cantina Bulgarini, vi è Fausto Bulgarini e sua moglie Virginia, eredi e al tempo stesso innovatori. Una tradizione vitivinicola familiare che hanno saputo proiettare verso la modernità e l’internazionalizzazione, lasciando intatta l’autenticità dei loro vini e contribuendo a dare maggior caratterizzazione al vitigno Turbiana.

Interpreti fedeli dei grandi vini di tradizione veneta, come ad esempio l’Amarone della Valpolicella, prodotto soltanto con uve provenienti dai tenimenti aziendali di San Pietro in Cariano in provincia di Verona.

Per Fausto Bulgarini, persona riservata e introspettiva, non è semplice parlare di sé stesso, anche perché totalmente estraneo all’aria da viticoltore parificato ad attore hollywoodiano tanto in voga oggi. Fausto è coerente con la sua personalità e i suoi valori, cresciuto in un ambiente contadino. Si definisce, molto semplicemente, una persona che ama profondamente il suo lavoro. Classe 1968, figlio di un’epoca tumultuosa di grande cambiamento, un’epoca in cui c’era poco spazio per lo studio e il divertimento e la gente si limitava a lavorare per vivere.

Ha avuto la possibilità di studiare fino ai 15 anni, poi la vita ha preso il sopravvento e ha lasciato la scuola, senza spegnere la curiosità, sempre viva e grande motore per approfondire tutto ciò che per lui costituisce interesse e meraviglia. Non gli è facile parlare di aforismi, libri preferiti o cose simili, reputandoli aspetti che fanno parte della sua intimità; preferisce invecr il riserbo e l’autenticità.

Ha visto mutare il volto del territorio in cui è vissuto nel corso degli anni, lungo le sponde del Garda, ove il turismo ha preso il sopravvento, ecco perché, al fine di ritrovare quella genuinità contadina, consiglia di spingersi nell’entroterra, dove il tempo sembra scorrere ancora a un ritmo diverso, un ritmo a misura d’uomo.

Testimone di questi cambiamenti, persona pragmatica, riconosce che fare vino oggi è molto diverso rispetto a un tempo: non basta essere un buon contadino che ama e lavora la sua terra, ma occorre essere anche un po’ avvocato, un buyer, un commercialista, un fiscalista. Insomma, per Fausto Bulgarini il mestiere del vino è un percorso difficile e faticoso di cui si parla davvero poco e significa dover indossare un’armatura con la calcolatrice in mano e un sacco pieno di pazienza, senza mai smarrire l’ardente passione con la quale si è cominciato.

Bulgarini, una storia di famiglia. Ce ne parlerebbe?

Provengo da una famiglia contadina, umile, che ha sempre vissuto dei frutti della terra. I ricordi di famiglia risalgono agli anni ’30, quando vennero acquistati i primi casali e terreni. Per molti anni ci siamo dedicati all’allevamento di bestiame, in particolare mucche da latte, e alla coltivazione di cereali. Ricordo che abbiamo sempre avuto anche vigneti per produrre il vino destinato al consumo familiare. In quegli anni, la sopravvivenza dipendeva dall’autoproduzione delle risorse essenziali, e possedere terreni significava garantire un futuro sicuro. Tuttavia, fu grazie alla passione di mio nonno che la coltivazione della vite assunse un ruolo sempre più centrale. Ben presto, la domanda superò la nostra produzione domestica e, quasi per destino, ci trovammo a dover aumentare la produzione anno dopo anno.

Quali sono le ragioni che l’hanno spinta a perseguire il mestiere di produttore?

A volte il retaggio familiare e l’eredità della terra non sono abbastanza: devo tutto a mia moglie Virginia che mi ha sostenuto nelle scelte che mi hanno portato a diventare un produttore affermato.

La peculiarità di un territorio che imbriglia due regioni del vino a suo dire…

Potremmo discutere a lungo su questo argomento, ma in tutta onestà sono grato alla vita. Sono nato e vivo in un luogo che racconta millenni di storia, un territorio ricco di laghi e montagne, con un clima ideale per molteplici coltivazioni. Il terroir è straordinariamente ricco di minerali e falde acquifere, un elemento fondamentale per la viticoltura di qualità. Certo, i cambiamenti climatici ci stanno mettendo a dura prova, ma credo che siano il monito della terra nei confronti dell’umanità. La storia ci insegna che l’uomo ha sempre bisogno di essere scosso per apportare cambiamenti e trovare nuovi equilibri.

Il suo personale modello agronomico, la sua filosofia produttiva e le peculiarità di Vini Bulgarini…

La mia vita si svolge nei vigneti. La nostra filosofia produttiva si basa sul rispetto dell’equilibrio tra terra e pianta, promuovendo sinergie ecosistemiche con le erbe spontanee, la fauna locale e le vigne. Abbiamo la fortuna di possedere vigneti di Turbiana con oltre 50 anni di età, piante robuste e di elevata qualità produttiva. Un focus sulle varietà autoctone ad alta tipicità territoriale, in particolare il Lugana DOC in tutte le sue espressioni. Negli ultimi anni, abbiamo intrapreso importanti ricerche enologiche sul metodo classico, con affinamenti sui lieviti fino a 40 e 60 mesi, ottenendo risultati straordinari. Il Trebbiano di Lugana, in combinazione con il terroir argilloso, conferisce ai nostri vini una straordinaria mineralità, freschezza e finezza, che permettono un eccellente potenziale di invecchiamento.

Cosa attende al winelover che sceglie di fare una visita alla sua cantina?

La nostra cantina oggi è completamente trasformata rispetto al passato. Abbiamo realizzato una barricaia scavata nel cuore della terra e una moderna area di vinificazione dotata delle più avanzate tecnologie. Inoltre, ci siamo orientati verso la sostenibilità, con impianti di autoproduzione energetica a basso impatto ambientale. Sebbene io sia profondamente legato alla tradizione, credo che essa debba rappresentare una solida base per sviluppare nuovi concetti e visioni. Gli ospiti che visitano la nostra cantina possono vivere un’esperienza completa, con un tour che illustra l’intero processo produttivo, culminando in una degustazione dei nostri vini abbinati a specialità gastronomiche regionali. Vi aspettiamo con piacere per condividere con voi la nostra passione e la nostra storia.

Passato, presente e futuro nei vini dei Campi Flegrei

Non capita tutti i giorni di trovarsi seduti a fianco di Vincenzo Di Meo, patron  de La Sibilla Vini, durante una degustazione alla cieca di Falanghina e Piedirosso dei Campi Flegrei e apprezzarne l’impegno e la cura nel riconoscere alla cieca vini di cantine “concorrenti”.

È quanto accaduto a Passato, presente e futuro dei vini flegrei, una fotografia sullo stato dell’arte di questo areale a trent’anni dalla DOP. L’evento, organizzato lo scorso gennaio dalla Condotta Slow Food Campi Flegrei, ha visto coinvolti la Slow Wine Coalition e alcuni vignaioli produttori del territorio. Il fiduciario della condotta Campi Flegrei, Cosimo Orlacchio, ha fatto gli onori di casa; Elena Martusciello in un prologo appassionato ha ricordato la figura del cognato Gennaro e il suo ruolo pionieristico nell’enologia non solo del territorio flegreo ma della Campania tutta. Alessandro Marra, responsabile Campania Puglia e Basilicata per la Guida Slow Wine, ha moderato gli interventi di produttori, stampa e professionisti del settore.

Dieci i vini in degustazione, cinque da uve Falanghina e cinque da Piedirosso, declinati in diversi millesimi che, lungi dall’essere esaustivi nel racconto di un territorio, hanno piuttosto acceso spunti di riflessione tra i produttori presenti in sala. Il filo che ha intessuto la trama dell’intera serata è stata infatti la ricerca dell’identità territoriale attraverso i suoi vitigni principe e la visione del futuro prossimo per la denominazione.

La prima batteria di vini falanghina dei Campi Flegrei ci ha fatto viaggiare dal 2021 indietro fino al 2016. Punto di coerenza fermo per tutti i calici il carattere salino minerale, che, nelle diverse sfumature di ciascun vino, si esprimeva in alcuni bicchieri con maggior verticalità di palato, in altri con più succosità.

“Un filo conduttore che parla di riconoscibilità, pur mantenendo ognuno le proprie caratteristiche”, ha commentato Vincenzo Di Meo.

Più articolato invece il quadro dei cinque vini a base Piedirosso che, ancor più della Falanghina, può essere considerato il vitigno identitario dei Campi Flegrei. Possiamo leggere in questa varietà di espressioni la complessità del vitigno sia a livello agronomico che enologico.

Cinque calici, cinque vini completamente diversi, giocati tra varie gradazioni, dalle succose note fruttato-floreali fino alle nuance più terrose e ferrigne. In questo caso il tratto distintivo è determinato dalle caratteristiche stesse del piedirosso, da cui derivano vini di grande bevibilità, leggerezza alcolica e moderata tannicità, che attraggono il sorso già a partire dalle sfumature rubino o carminio brillante. Caratteristiche che rendono il piedirosso dei Campi Flegrei un vino contemporaneo e quindi, a ragion veduta, si rende necessario un’opera di promozione uniforme. In tal senso è intervenuta anche Mariangela Scotti, Presidente Associazione Ristoratori Flegrei che ha posto l’accento sull’importante lavoro di “localizzazione” di molte carte dei vini.

Le annate presenti di piedirosso andavano dalla 2021 alla 2015.

“È stata una sorpresa. Si tratta di poche bottiglie che non erano nate con l’intenzione di durare nel tempo”, ha parlato così Salvatore Martusciello del suo Sette Vulcani 2017.

Commento che porta a una riflessione ulteriore: la valutazione se uscire sul mercato a due anni dalla vendemmia.

Infine un punto è emerso con chiarezza da più voci: l’esigenza di fare squadra per consolidare e posizionare in maniera ferma l’immagine del territorio. Tuttavia la coesione necessaria a emergere la intravediamo già nel confronto condiviso, fatto non solo di parole ma di gesti concreti, come quello di assaggiare e riconoscere alla cieca i vini dei propri vicini di vigna.

Non possiamo dunque che condividere le parole di Cristina Varchetta di Cantine degli Astroni: “Con questa degustazione, una delle più belle sotto il profilo della longevità, i Campi Flegrei hanno raggiunto la maggiore età. In ogni calice il territorio è presente nella sua pienezza e interezza. Affermare il territorio Campi Flegrei è la strada da percorrere, come fatto da tempo in altri comparti vinicoli, nazionali e internazionali.”

I VINI IN DEGUSTAZIONE E  I PRODUTTORI PRESENTI ALLA SERATA

A etichette coperte abbiamo apprezzato, insieme con i produttori:

Falanghina 2021 Il IV Miglio – millesimo che anticipa note evolute, intrecciate ai tipici caratteri citrini

CRUna DeLago 2020 La Sibilla – esprime finezza nei sentori olfattivi e sorso equilibrato di freschezza agrumata

Vigna Astroni 2019 – di chiara impronta vulcanica e consolidata eleganza

Falanghina 2017 Agnanum – naso maturo e compiuto ma freschezza ancora prorompente

Falanghina 2016 Cantine Babbo – opulento con sprazzi balsamici

Vigna Solfatara 2021 Iovino – profumato, scorrevole, giocoso

Piedirosso 2019 Contrada Salandra – compatto nei sentori di piccoli frutti scuri e macchia mediterranea

Terra del Padre 2018 Cantine del Mare – elegante, speziato, succoso

Sette Vulcani 2017 – Salvatore Martusciello – note empireumatiche calde e speziature avvolgenti

Piedirosso 2015 Mario Portolano – Scuro, terroso, intrigante

Il Museo Diocesano di Genova ha ospitato la quarta edizione dell’evento “I Vini del Cuore”

Grande successo di pubblico ed operatori del settore.

l 2 e 3 Febbraio, il Museo Diocesano di Genova ha accolto con entusiasmo l’evento “I Vini del Cuore”, un’esperienza unica dedicata agli amanti del buon vino e della cultura enologica, che ha visto riconosciuto il patrocinio da Regione Liguria. Un record di presenze, più del doppio dello scorso anno.

L’evento ha offerto ai partecipanti un’opportunità senza pari di immergersi nel mondo affascinante dei vini pregiati, esplorando una vasta gamma di etichette provenienti da rinomate cantine italiane selezionate nelle quattro edizioni della guida social e da altre, invitate appositamente dagli organizzatori e di ospitare 5 cantine della Georgia e una cantina del Sud Africa, dal cuore italiano.

La manifestazione è stata inaugurata domenica 2 Febbraio alle ore 12 alla presenza del Console della Georgia Natalia Kordzaia e allietata da alcuni brani suonati alla viola classica da Giulia Ermirio.

“I Vini del Cuore” non è stato solo un’occasione per degustare grandi vini, ma anche per approfondire la conoscenza sulle diverse varietà, le tecniche di produzione e le tradizioni vinicole. Gli appassionati hanno avuto l’opportunità di interagire direttamente con esperti del settore, scambiare opinioni e scoprire segreti nascosti dietro ogni bottiglia.

L’evento ha visto la partecipazione di numerosi produttori, sommelier e appassionati di vino, creando un vivace e coinvolgente scambio di esperienze e conoscenze. Ogni sorso è stato un viaggio sensoriale attraverso terre lontane e sapori unici, arricchendo il palato e lo spirito di tutti i presenti.

“I Vini del Cuore” si è distinto per la sua atmosfera accogliente e raffinata, dove la passione per il vino è stata celebrata in tutte le sue sfumature. Gli ospiti hanno potuto godere di degustazioni guidate, masterclass e momenti di convivialità, creando legami e ricordi indimenticabili.

Tamar  Tchitchiboshvili, Wine Ambassador della Georgia, ha affascinato con tre tipologie di vini in anfora in degustazione alla masterclass di domenica alle 13; Thomas Niedermayr insieme al maestro assaggiatore Onav Emanuele Omodei hanno fatto il punto e chiarezza sui vitigni PIWI e sulle potenzialità dei vini che si possono ottenere. L’ultima masterclass della giornata di domenica è stata tenuta dagli Ambassador Antonio e Annamaria Iaccarino della Enoteca Parliamo di Vino di Latina: hanno saputo coinvolgere i presenti raccontando l’avventura di un gruppo di amici italiani che hanno iniziato a produrre vino in Sud Africa e più precisamente nella zona di Paarl.

Domenica 2 Febbraio inoltre abbiamo insignito dell’onorificenza “Premio Paolo Revello 2025” il vino della cantina Podere Sabbioni ottenuto da Maceratino di ribona: il premio è dedicato a una figura importante del mondo del vino genovese e questo il riconoscimento vuole premiare un vino emozionante, sostenibile e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo.

Una targa speciale, in ricordo della giornalista Suzanne Branciforte, è stata consegnata al grande enogiornalista ligure Virgilio Pronzati, comunicatore che ha promosso il territorio e le eccellenze enogastronomiche della Liguria.

I partecipanti hanno avuto l’opportunità di votare il proprio “vino del cuore” tramite apposita cartolina e a breve verranno annunciate le cantine che andranno di diritto nella quarta edizione della guida stessa, prevista per l’autunno 2025.

L’appuntamento con la manifestazione I Vini del Cuore è già stato indicativamente fissato per il prossimo 1 e 2 Febbraio 2026 a Genova.

L’evento si è appena concluso con grande successo, lasciando un’impronta indelebile nel cuore di tutti coloro che vi hanno partecipato. I VINI DEL CUORE-ASSOCIAZIONE AMPELOS ringraziano tutti gli intervenuti, i partner e i collaboratori che hanno reso possibile questo straordinario viaggio nel mondo del vino.

Ringraziamo la Regione Liguria per il sostegno e in particolare modo il Vice Presidente Alessandro Piana e tutto il suo staff, al nostro partner Ice Store, A Veeno e ad Accessori da Vino.

Per ulteriori informazioni su eventi futuri e iniziative della guida I VINI DEL CUORE si prega di visitare il sito web ufficiale all’indirizzo ivinidelcuore.it o contattare direttamente l’ufficio stampa.

Identità Mediterranea ed i giorni trascorsi alla presenza dell’Ambasciatore del Messico in Italia

Comunicato Stampa

È iniziato tutto in un giorno d’estate a Morcone, dopo l’incontro tra il giornalista Gaetano Cataldo, fondatore di Identità Mediterranea, con l’onorevole Luciano Cimmino, patron di Yamamai e Carpisa, nonché console messicano, durante un evento creato da Slow Food e la cabina di regia del Mexitaly, festival che inneggia alla cultura e alla gastronomia dei due Paesi. 

Dopo la consegna di Mosaico per Procida, prima bottiglia a celebrare una capitale italiana della cultura, diventata ormai una icona, all’onorevole Cimmino, avvenne l’incontro ufficiale presso l’Ambasciata del Messico a Roma, per rappresentare il vino italiano al 214° anniversario del giorno di Liberazione del Messico. 

In coincidenza dell’agenda politica di sua eccellenza Carlos Eugenio García De Alba, nelle giornate dal 2 al 4 febbraio si sono concluse le tre tappe campane, che hanno visto l’Ambasciatore del Messico in visita presso amministrazioni, enti pubblici e cantine.

Fieri dell’ospitalità che Agricola Bellaria – a nome del direttore generale Antonio Pepe – ha concesso all’Ambasciatore messicano nella prima giornata di visite e dell’accoglienza da parte dei tanti produttori, l’occasione è divenuta una vera e propria trasvolata sulle eccellenze agroalimentari della Campania.

Presenti Giovanni Molettieri, cantina partner dell’attività capitolina dello scorso settembre, oltre che Pietro Caterini, dirigente scolastico della prestigiosa Scuola Enologica De Sanctis di Avellino, e Eugenio Gervasio, fondatore del Mavv Wine Art Museum di Portici. 

La seconda tappa è stata dedicata alla parte politica con la stretta di mano tra sua eccellenza De Alba e Clemente Mastella, sindaco di Benevento. Visita successiva da Rossovermiglio accolto dalla famiglia Verlingieri, accanto a Domenico Vessichelli sindaco di Paduli.

Il 4 febbraio, infine, la fase conclusiva con il pranzo presso il ristorante della cantina Feudi di San Gregorio, al cospetto del sindaco di Avellino Laura Nargi. Il filo conduttore di queste attività è nato dalla volontà di instaurare un dialogo interculturale, viste le tantissime affinità tra Italia e Messico e gli scambi commerciali tra i due Paesi.

La sola capitale Città del Messico costituisce una delle metropoli con più alta concentrazione di ristoranti italiani al mondo, oltre all’amore per varietà d’uva tipicamente nostrane come Nebbiolo e Sangiovese.

Pizzeria La Vita è Bella a Casal di Principe: solo nella legalità si può puntare alla qualità

Terra dei Fuochi, tre parole che incutono solo paura e dolore. Oltre 1000 gli ettari di estensione, un centinaio di comuni e quasi 3 milioni di abitanti tra le Province di Napoli e Caserta. Ad aggiungere benzina sul fuoco, metafora purtroppo quanto mai adatta, la recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che ha condannato lo Stato Italiano, per fatti contestati nei decenni precedenti la denuncia del 2013, per non aver agito con tempestività e dovizia di comunicazione nei confronti dei cittadini esposti al rischio elevato di tossicità e morte.

Dimentichiamo spesso problemi simili vissuti in Campania; li nascondiamo come si fa con la polvere sotto il tappeto, ma ogni tanto riemergono a ricordarci quanto è difficile stare in questi luoghi dove la malavita ha ostacolato qualsiasi attività lecita. E con la stessa ipocrisia di quando usiamo certe definizioni, per parlare di qualcuno che non sentiamo da tempo, preferiamo l’allocuzione “ha avuto un brutto male” persino per la nostra regione, vista come un corpo bellissimo, destabilizzato da tremende malattie per fortuna combattute oggi a colpi di legalità e rispetto per l’ambiente circostante.

Il coraggio di crederci

Ci vuole coraggio, ma non è per tutti si intende; chi rompe il ghiaccio diventa poi un esempio virtuoso per gli altri. Antonio Della Volpe, con la sua La Vita è Bella a Casal di Principe (CE), ha rischiato in proprio, se non altro nello scommettere con fiducia l’effetto che avrebbe prodotto sulle coscienze degli avventori, timorosi e incuriositi, il progetto “Rinascita”.

Valorizzare terre un tempo appartenute alla cosiddetta Campania Felix e imprenditori che hanno rilevato aziende sequestrate alla Camorra, faceva parte dei sogni di Antonio, che masticava di cucina già dai trascorsi al Grand Hotel Parker’s nella brigata dello chef Vincenzo Bacioterracino e all’Hotel Eden di Roma.

Nel 2007 vede la luce il primo locale “La Vita è Bella” a Trentola Ducenta, in cui proporre ristorazione e pizza, perfezionandosi poi nel 2015 al corso presso l’accademia di un mulino, per conseguire il successo della Pizza World Cup due anni dopo. Nel giugno 2021, insieme al cognato Amedeo Galoppo, che lo affianca al forno, Della Volpe decide di aprire il secondo “La Vita è Bella” stavolta a Casal di Principe.

Le aziende restituite alla legalità, selezionate nel Menù Rinascita Cap. II

Vicinanza al territorio e nuove collaborazioni, come le zucche della Fattoria sociale Fuori di Zucca di Lusciano, i funghi cardoncelli della Cooperativa sociale Terra Felix di Succivo e la confettura di melannurca e cannella de Le Ghiottonerie di Casa Lorena di Casal di Principe. E poi i presenti della prima ora, come la mozzarella di bufala campana Dop del caseificio della Cooperativa sociale Le Terre di Don Peppe Diana – Libera Terra di Castel Volturno, i pomodori datterini dell’azienda Diana 2.0 di Villa Literno e i vini della Cantina Vitematta di Casal di Principe.  

La Fattoria sociale Fuori di Zucca coinvolge in modo attivo persone con svantaggio psico-sociale; la Cooperativa sociale Terra Felix è un acceleratore di attività e di progetti culturali e sociali a vocazione ambientale. Le Ghiottonerie di Casa Lorena, infine, è nata da un’idea della Cooperativa sociale E.V.A. che sostiene donne e bambini vittime di violenza e di cui abbiamo di recente evidenziato il comunicato della lodevole iniziativa intitolata Raccolta delle arance della Reggia di Caserta con la cooperativa Eva. Nel menu Rinascita Cap. II trovano spazio anche gli ortaggi dell’azienda agricola Lamberti di Orta di Atella e la birra “Rinascita” del birrificio artigianale Karma di Alife.

La proposte de La Vita è Bella

Si parte con un fritto squisito: l’Arancino di Sorrento, realizzato con riso Acquerello, grattugiata di limone, riduzione di basilico e pomodorino confit, servito su fonduta di parmigiano reggiano.

La Mia Montanara, pizza fritta ripassata al forno con ragù di maialino casertano, rimanda al ricordo del pane intinto nella salsa fatta dalle massaie. Il famoso cuzzetiello napoletano che tanto faceva arrabbiare le mamme, per quel boccone gustoso rubato dai figli fuori dall’orario di pranzo. Il piacere di fare le cavie a tali delizie ripagava persino dell’inevitabile colpo di mestolo sulle mani, scagliato da parte del genitore.

Altra pizza iconica che necessita di perfezione stilistica è la Salsiccia e Friarielli. Come per la storica Margherita, anche questa consente agevolmente di testare la bravura del maestro pizzaiolo. Della Volpe esegue il compito da manuale, ma il vero protagonista per realizzare questo piccolo capolavoro è la scelta della materia prima. Il broccolo è saporito, per nulla amaro, e si sposa bene con la carne e la provola.

Il Padellino alla Genovese rappresenta la tecnica pura nella lievitazione dell’impasto, con utilizzo di farina 0, pre-fermento di almeno 18 ore a temperatura controllata senza mai sforare nei tempi, evitando la rottura della maglia glutinica con conseguente acidificazione. Il pessimo risultato sarebbe quel classico odore di lievito, quasi ammoniacale, che accade spesso nelle lavorazioni artigianali casalinghe. La digestione verrebbe compromessa, provocando sete e pesantezza al cliente finale. Qui, invece, i sapori restano ben delineati e la genovese viene esaltata al meglio (seppur leggermente indietro di cottura).

Finale intrigante con la rivisitazione della Polacca Aversana, resa a mo’ di pizza in doppia cottura, con una crema pasticcera sublime arricchita da confettura di melannurca e cannella, senza utilizzo della amarene. Il menu prevede anche un’ampia sezione di proposte senza glutine. La gente attendeva qualcuno che puntasse sul territorio in un contesto difficile; siamo certi che molti altri hanno seguito e seguiranno lo stesso percorso, cancellando per sempre, un giorno, le pagine buie e amare del passato. 

Pizzeria La Vita è bella

Via Circumvallazione

Casal di Principe (CE)

Tel. 3881268927

Grandi Langhe 2025 – Atto Primo

N.d.r.: Volevamo stupirvi con effetti speciali e invece di un solo articolo, sullo straordinario evento di successo Grandi Langhe, abbiamo raddoppiato gli sforzi dei redattori, perché c’era davvero tanto da narrare. Inizia Adriano Guerri con un breve report che sarà ampliato, nel prossimo appuntamento, dalla collega Claudia Marinelli. Buona lettura.

Un successo annunciato per la prestigiosa Anteprima piemontese “Grandi Langhe 2025”, svoltasi nei giorni 27 e 28 gennaio 2025, nella mirabile cornice delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Torino. Ubicazione strategicamente perfetta, posta vicino alla stazione ferroviaria di Torino Porta Susa, comodamente raggiungibile con qualunque mezzo di trasporto.

L’Evento

In questa edizione è aumentata notevolmente la presenza degli espositori, circa 500 dietro ai desk di assaggio, contenti di far degustare i loro capolavori e orgogliosi di raccontare la loro terra. I banchi di sono stati allestiti in ordine alfabetico: oltre alla sala principale sono state aperte al pubblico altre due sale in funzione dell’elevato numero di espositori. 

Per la prima volta, inoltre, una sala è stata riservata esclusivamente alla stampa con servizio effettuato da sommelier, con qualche punta di miglioramento per il futuro prossimo. Presenti tutti i produttori del Piemonte, rendendo così la kermesse più articolata e  appassionante.

Organizzazione curata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio di Tutela del Roero, in collaborazione con Piemonte Land of Wine e con il supporto di Regione Piemonte ed il sostegno di banca d’Alba, Coalvi, Nocciola Piemonte e Pulltex. L’anteprima è rivolta a buyers, importatori, ristoratori, enotecari, giornalisti e wine blogger nazionali ed esteri, i quali numerosi hanno mostrato il pass agli addetti ai lavori.

L’annata di Barolo in anteprima presa in esame è il 2021, quella di Barbaresco e Roero la 2022. Come consuetudine una excursus tra i produttori e un approfondimento con le aziende mha dato la possibilità di degustare vari vini ottenuti da uve autoctone, in primis “Sua Maestà” il Nebbiolo.

I migliori assaggi tra quelli effettuati

Barolo  Lazzarito Riserva 2019 Ettore Germano 

Barbaresco Faset  2021 Michele Chiarlo 

Virna Borgogno – Barolo Cannubi 2022 

Fratelli Serio & Battista Borgogno – Barolo Cannubi  Riserva 2019

Agricola Marrone – Barolo Pichemej 2021

Barolo Cerequio 2021 Vietti 

Barolo Rocche dell’Annunziata Riserva 2019 Paolo Scavino

Barolo Bussia 2021 Fogliati 

Barbaresco Basarin 2021 Adriano Marco e Vittorio 

Nebbiolo d’Alba Cascinotto 2022 Alario Claudio 

Grignolino del Monferrato Casalese Buslin Noblesse 2021 Tenuta Ca’ Davite 

Raccolta delle arance della Reggia di Caserta con la cooperativa Eva

La Marmellata delle Regine sarà in vendita anche nelle buvette dei teatri Mercadante e San Ferdinando a Napoli

Comunicato Stampa

Alla Reggia di Caserta i percorsi virtuosi vanno avanti. Avviata la raccolta delle arance nel Parco reale con la cooperativa sociale EVA.

Gli agrumi della Flora e del Giardino Inglese sono giunti a maturazione e, come avviene da ormai quattro anni, le donne della cooperativa sociale EVA impegnata in servizi di prevenzione e contrasto della violenza anche attraverso il riutilizzo di beni confiscati alle mafie hanno iniziato a coglierle per produrre poi la Marmellata delle Regine.

L’Istituto del Ministero della Cultura e la cooperativa EVA hanno sottoscritto un protocollo di intesa per l’utilizzo delle arance del Museo verde per finalità sociali. I frutti, fino a qualche anno fa, erano destinati alla naturale marcescenza. Grazie all’intesa con l’impresa del terzo settore è nato il progetto della Marmellata delle Regine, deliziosa confettura che viene commercializzata per contribuire ai percorsi di autonomia di donne in uscita da situazioni di violenza e in condizioni di particolare difficoltà.

A conclusione della raccolta degli agrumi, nel laboratorio di Le Ghiottonerie di casa Lorena – il progetto imprenditoriale avviato da EVA nel 2012 a sostegno dell’autonomia economica di donne in uscita dalla violenza e sorto in un bene confiscato alla criminalità organizzata a Casal di Principe – verrà preparato e confezionato il dolce spalmabile. La quantità di frutta utilizzata sarà superiore al 45%, come prescritto per le marmellate “extra” e non verranno aggiunti conservanti. 

Con la Marmellata della Reggia prepariamo anche la Crostata e la Cheesecake della Reggia che serviamo a La Buvette di EVA, le caffetterie dei teatri Mercadante e San Ferdinando di Napoli che EVA gestisce in accordo con il Teatro di Napoli-Teatro Nazionale per favorire l’inserimento lavorativo di donne che si sono lasciate la violenza alle spalle“, spiega Fernanda Graziano, coordinatrice de Le Ghiottonerie di Casa Lorena, “e così abbiamo modo di raccontare il progetto di economia circolare e sostenibilità ambientale avviato dalla Reggia di Caserta, spesso una sorpresa per il pubblico“.

Quest’anno le donne della cooperativa EVA sono state affiancate nell’attività di raccolta dai tirocinanti del progetto “Accolti e Attivi” finalizzato alla manutenzione del Parco reale. 

La Marmellata delle Regine sarà in vendita online al link https://www.leghiottoneriedicasalorena.com/prodotti/confetture-e-marmellate/marmellata-delle-regine, alla Reggia di Caserta, a La Buvette di EVA al Teatro Mercadante e al Teatro San Ferdinando di Napoli.

Ufficio Comunicazione Reggia di Caserta: tel. 08231491206

Ufficio stampa EVA: Cristiana Scoppa – cell. 3391488018 – cristiana.scoppa@cooperativaeva.com

Wine&Siena 2025 – Capolavori del Gusto

Sipario calato sulla 10ª edizione di Wine&Siena 2025 – Capolavori del Gusto. La manifestazione si è svolta dal 25 al 27 gennaio 2025, come da consuetudine, negli storici saloni del Complesso Museale Santa Maria della Scala e Palazzo Squarcialupi di Siena.

La kermesse apre la stagione degli eventi organizzati dal The WineHunter Helmuth Köcher, presidente di Merano WineFestival. L’evento, ideato dallo stesso Köcher, da Stefano Bernardini presidente di Confcommercio Siena, dal compianto senese Andrea Vanni e da Gianpaolo Betti di Enotempora, ha visto la partecipazione di circa 160 espositori di vino, cibo, birra e spirits provenienti da varie regioni italiane. Molte le masterclass organizzate nel Salone del Gusto a Palazzo Squarcialupi.

Siena è il fulcro attorno cui ruotano importanti Docg e Doc, conosciute e apprezzate in tutto il mondo, grazie ai loro vini e al patrimonio storico ed artistico, ambito come meta turistica. Le tre giornate sono state dedicate non solo al mondo del vino, ma anche a quello dell’arte, consentendo ai partecipanti di degustare nella contemplazione d’opere d’arte realizzate da illustri pittori. L’ultimo giorno è stato riservato agli operatori professionali.

Quest’anno vi parlaremo dei vini degustati al banco consortile della Orcia Doc.

Orcia Doc è stata costituita il 14 febbraio 2000. Fortemente voluta da alcuni produttori fondatori del Consorzio del Vino Orcia con l’obiettivo di salvaguardare e tutelare l’immagine del vino e del suo, unico e meraviglioso territorio. Il vitigno principe è il Sangiovese, capace di dar origine a vini identitari, talvolta elitari e di inconfutabile qualità e in varie tipologie. Le altre varietà allevate e più diffuse nell’intera denominazione sono gli autoctoni, Foglia Tonda, Colorino e Trebbiano e gli internazionali Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Merlot.

Le tipologie contemplate sono: Orcia Bianco, Orcia Rosato, Orcia Rosso, Orcia Rosso Riserva, Orcia Sangiovese, Orcia Sangiovese Riserva e Orcia Vinsanto.
I toponimi di Vignoni e Bagno Vignoni sono una traccia che affonda le radici in tempi lontani. I produttori sono vigneron schietti, che dedicano le proprie energie al mestiere: dal vigneto fino alla vendita del prodotto finale.

Lo sviluppo della Doc è coinciso anche con i cambiamenti climatici ed il conseguente aumento delle temperature ha ridotto notevolmente il rischio di gelate primaverili. Una maggiore esperienza da parte dei produttori e un’età più avanzata delle viti ha comportato un incremento qualitativo dei vini.

I comuni ricadenti nella denominazione sono 12, situati nella parte sud della provincia di Siena: Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia e Trequanda. Parte, inoltre, dei comuni di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena. L’area è estesa e presenta aspetti pedo-climati variabili, caratterizzata da notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte. Il terreno è di origine marina, prevalentemente ricco di fossili, di argilla, di sabbia e limo. La meraviglia dei paesaggi in Val d’Orcia, contraddistinti da panorami unici e borghi medievali incantevoli, ha portato a un riconoscimento internazionale. Dal 2 luglio del 2004 è iscritta nella lista World Heritage dell’Unesco, mettendo in risalto la sua rilevanza storica e culturale.

Il fiume Orcia e la Via Francigena attraversano la valle, divenuta un’ambita meta turistica. I vitivinicoltori sono oltre 60, non tutti ancora iscritti al Consorzio del Vino Orcia. L’attuale Presidente del Consorzio è Giulitta Zamperini di Poggio Grande, succeduta a Donatella Cinelli Colombini. Lo slogan “Orcia il vino più bello del mondo” è, dunque, ben appropriato viste le potenzialità.

Sesterzo Orcia Sangiovese 2020 Poggio Grande – rubino trasparente, emana note di ciliegia, mora, tabacco, cacao, ciclamino, pepe nero e chiodi di garofano. All’assaggio risulta setoso e armonioso.

Aetos Orcia Riserva 2020 Tenuta Sanoner – rubino denso, emana sentori di violaciocca, rosa, lamponi, marasca, e prugna, su scie speziate balsamiche. Attacco tannico vibrante e saporito.

Orcia Sangiovese 2020 Sasso di Sole – Sangiovese 100 % – rubino vivace, al naso emergono note di pervinca, rosa canina, amarena e prugna alternate da pepe nero e tabacco. Gusto rotondo e leggiadro dal finale sapido.

Frasi Orcia Sangiovese Riserva 2020 Capitoni – Sangiovese con piccole percentuali di Colorino e Canaiolo, dipana sentori di ciliegia, mora, mirtillo, cacao, con effluvi speziati di cannella e pepe nero. Il sorso è ricco, pieno, avvolgente e coerente.

Il Tocco di Campotondo Orcia Sangiovese 2020 – Sangiovese 100% – rubino vivace, libera nuance di geranio, prugna, cacao, mora, liquirizia e affumicature. Palato fresco, avvolgente e lunghissimo.

Miraggio Rosso Orcia Sangiovese 2020 Bagnaia – Sangiovese 100% –  rubino dalle sfumature granato, rivela note di geranio, elicriso, vaniglia, rabarbaro, frutta rossa matura e tabacco. Setoso e armonioso.

Orcia  2020 Az. La Grancia di Spedaletto – Sangiovese e Merlot –  rubino intenso e consistente, sprigiona sentori di rosa, marasca mirtillo, prugna, vaniglia e pepe. Al palato è fresco, avvolgente e persistente.

Saltamacchia Orcia Riserva 2020 La Nascosta – Sangiovese 100% –  rubino trasparente, dai sentori di rosa appassita, fragolina di bosco, mora, prugna, sottobosco e spezie. Delicato ed appagante.

Tinia Orcia Riserva 2020 Fabbrica – Sangiovese 100% – rubino luminoso, sviluppa in successione note di ciliegia, fragola, frutti di bosco e tabacco. Sapore pieno e duraturo.

Addio a Walter Mastroberardino storia d’Irpinia

Ci sono notizie che non vorresti mai avere. Persone che, forse perché ritenute a ragione un mito, dovrebbero esistere in eterno.

In viaggio verso Roma non posso che pensare alla dipartita di Walter Mastroberardino, 92 anni di storia fisica della viticoltura in Campania.

Erede di una dinastia che ha contribuito a salvare dalla scomparsa le migliori varietà d’uva in Irpinia, con lui va via un pezzo dei ricordi a me più cari. Quelli da nativo di questa terra bellissima e da amico di famiglia sin dagli inizi della mia passione per il vino.

Per fortuna resterà l’amore trasmesso ai figli Paolo e Daniela, per il territorio, per gli splendidi paesaggi, per l’asprezza stessa ed il sacrificio di fare sempre le cose fatte bene anche dopo la scissione in due rami separati della cantina Mastroberardino avvenuta nel 1994 e la fondazione da zero dell’azienda Terredora Di Paolo.

A Paolo, Daniela, i nipoti e tutti i suoi cari va il mio commosso ricordo. Una giornata davvero triste per tutti.

Pergole e Starsete – storia di antichi metodi di allevamento della vite quanto mai attuali

Nelle menti di Maurizio Paolillo, Alessandro Marra entrambi di Slow Wine e dell’enologo e agrotecnico Fortunato Sebastiano, l’idea di un convegno su Pergole e Starsete, antichi metodi di allevamento della vite, covava già da tempo. Il fenomeno degli impianti storici in Campania non è scomparso, anche se ha subito negli anni un duro colpo dalla meccanizzazione e dalle scelte economiche dei produttori.

Resiste, oramai, solo in piccoli lembi della regione, tra Irpinia e Costiera Amalfitana. Nel resto d’Italia, invece, la situazione si complica ulteriormente con presenza degli stessi solo a macchia di leopardo in sparuti territori. Non tutto il male però viene per nuocere: i cambiamenti climatici in atto stanno portando gli imprenditori del settore vitivinicolo a riconsiderare le tecniche migliori per dare ombreggiatura ai grappoli in caso di eccessive ore d’insolazione.

Il sistema della pergola e sue derivazioni risale ancora al VII° secolo a.C. per mano degli Etruschi. Consentiva una sorta di “policlonalità” nello stesso filare, così come la tradizionale piantata sottostante, per recuperare ogni spazio utile all’agricoltore dell’epoca. Nei tempi recenti, eliminate le coltivazioni nei pressi dei vigneti, i problemi di eccessiva vigoria fogliare e produzioni abbondanti hanno costituito un deficit nella predilezione rispetto ai più sostenibili (e controllabili) cordone speronato e guyot.

Le dinamiche politiche europee, con il taglio dei fondi per coloro che impiantavano barbatelle ancora a raggiera o pergola, hanno contribuito ad indirizzare il corso degli eventi. Il che non significa per forza una maggior qualità del vino moderno, ma di sicuro la perdita di un patrimonio culturale e identitario dei popoli, nel nome della presunta conservazione paesaggistica.

Alcuni vigneron hanno resistito, per causa di forza maggiore in terreni impervi o, semplicemente, per amore delle tradizioni familiari. Di essi e degli splendidi vini realizzati, ne daremo un breve excursus tra le note seguenti.

La degustazione tecnica

Rabottini – Trebbiano d’Abruzzo “Per Iniziare” 2022: molte affumicature con sensazioni iodate sul finale di bocca. Concretezza allo stato puro

Vallissassoli – 33/33/33 2021: difficile da comprendere agli inizi, emerge con il tempo nel calice. L’estremizzazione di tre varietà emblema delle uve bianche campane quali Fiano, Greco e Coda di Volpe

Gini – Soave Classico “Contrada SalvarenzaVecchie Vigne” 2021: bello e vivace come il suo colore nuziale. Sfumature speziate da sosta in legno e tanta eleganza floreale mediterranea di cui è ricca la Garganega.

Fattoria Monticino Rosso – Albana di Romagna “Codronchio” 2022: che dire di uno dei rarissimi vini in parte muffato versione secco esistenti al mondo. Danza tra balsamicità e frutta tropicale con la leggerezza di una libellula

Monte Maletto – Carema “Sale e Roccia” 2022: agrumi fortuni e tannini irsuti, per un campione che promette lunga vita in bottiglia. Nuance finali su chiodi di garofano e prugna verde.

Tenuta San Francesco – “È Iss” Tintore Prephilloxera 2019: il pioniere del Tintore di Tramonti con le sue vigne ultra centenarie patrimonio di tutti noi. Spinge verso scie mature di frutti di bosco e tannini levigati semplicemente perfetti.

Tenute Cavalier Pepe – Irpinia Campi Taurasini “Appio” 2018: rappresenta ciò che attualmente è il manifesto di un Taurasi versione baby, più agevole al sorso, meno macchinoso e declinato su violette appassite ed amarene sotto spirito

Feudi Studi – Taurasi “Rosamilia” 2018: eleganza assoluta, voluta e cercata da Pierpaolo Sirch per raccontare, in chiave modernista, la forza dell’Aglianico in Irpinia, senza nulla levare, anzi aggiungendo stile e classe. Frutta rossa dalla A alla Z.

Villa Raiano – Taurasi Riserva 2015: anche qui si cerca la piacevolezza di bocca, con buona duttilità negli abbinamenti gastronomici. Di passi in avanti l’azienda ne ha fatti tanti, non ultima una mini-zonazione delle vigne che parla al futuro. 

Reale – “Borgo di Gete” 2013: anche Luigi Reale detiene piante secolari a Tramonti, con fusti che superano tranquilli il metro di diametro. Succosità e materia dal ricordo di ciliegia e sigaro sbriciolato. Il tempo giusto per essere assaggiato

Perillo – Taurasi Riserva 2011: scuro e ancora teso come una corda di violino, anche se il naso rivela già qualche segno dello scorrere delle lancette. I vini d’altura sono così: un bilanciamento tra evoluzione e acidità ancora palpabile, come la storia stessa della Denominazione Taurasi.