Esce oggi il libro “Nato Oste” di Piero Pompili

Edito da Maretti Editore, esce oggi 22 aprile 2025 “Nato Oste” il libro autobiografico di Piero Pompili, deus ex machina de “Il Gastronomo Riluttante” con lo pseudonimo di Muccapazza28.

Creato nel 2003, Il Gastronomo Riluttante, blog dedicato a Ruth Reichel, pioniera del food writing, ha fatto un po’ in Italia la storia dell’enogastronomia via internet. Numerosi gli articoli e le considerazioni sia di protagonisti della ristorazione già affermati, sia di chef dalla grande prospettiva, a dimostrazione dell’occhio lungo di Piero Pompili nel riconoscere il talento e della sua capacità di avere una visione lungimirante e d’insieme della direzione che il fine dining avrebbe preso nei successivi vent’anni.

Premiato il suo come miglior blog nel 2007, giusto un anno prima de “Il Papero Giallo”, Piero decide di abbandonare l’esperienza del blogger, a causa dell’imperversare della mediocrità che già qualche decennio fa ha caratterizzato la comunicazione sul web, portandola all’eccesso e alla banalizzazione, fino a stabilirsi a Bologna e, nel 2016, ad assumere la direzione in sala del ristorante Al Cambio.

Al di là della critica irriverente e senza mezzi termini del blog, l’erudizione e la professionalità di Piero, che della ristorazione ha fatto un’arte raffinata, galante e senza platealità, ha reso intramontabile la cucina tradizionale bolognese in un’epoca di piatti ipercolorati, talvolta anche vuoti di forma e contenuto, riportando l’ospite al centro dell’attenzione.

È in omaggio a Gianluigi Morini, fondatore del ristorante San Domenico a Imola, che Piero indosserà l’abito sartoriale in doppiopetto che lo contraddistingue tutt’oggi e con il quale ha saputo accendere nuovamente i riflettori su Bologna, riportandola ad essere capitale culinaria, e restituire alla sala e alla figura di cameriere quella centralità e quel protagonismo legittimo di cui la ristorazione moderna, sin troppo spesso, è deficitaria.

“Nato Oste” è stato presentato in anteprima nazionale a Napoli, lo scorso 9 aprile, dinanzi a un pubblico attento di giornalisti, enogastronomi e addetti ai lavori del mondo della ristorazione. Durante la piacevole serata in via Partenope, salotto a cielo aperto con vista mare, sono stati Luciano Pignataro e Maurizio Cortese ad affiancare l’autore, in qualità di relatori, durante la presentazione di un libro che ha voluto essere un incontro informale tra persone.

In ricordo all’atmosfera calorosa ricreata dal popolo campano presente, questa l’affermazione di Piero Pompili:

Non potevo che iniziare la presentazione di” Nato Oste” che nella mia città del cuore, Napoli. In nessun’altra città d’Italia riesco a sentirmi a casa come qui dove il calore che si respira ti riempie il cuore e fa bene all’anima. Non avrei mai pensato con la mia storia, i miei successi e gli insuccessi di arrivare così dritto al cuore della gente tanto da emozionarli. È stato bellissimo e non smetterò mai di ringraziarvi tutti quanti perché invece tutti voi avete emozionato me. Un ringraziamento speciale a Maurizio Cortese e Luciano Pignataro per avermi fatto sentire per una sera più che un Oste un vero Re in doppio petto. Grazie Napoli che non deludi mai “.

Il libro “Nato Oste” va ben oltre il racconto autobiografico dei primi 50 anni dell’autore e commuove sin dalle prime pagine per le dediche che vi sono contenute. È una narrazione densa, intima, coraggiosa e personale sulla vita riservata, discreta e impeccabile di un oste galante, il quale ha saputo riportare la gastronomia bolognese ai fasti di 50 anni orsono; indossando una corazza di imperturbabile impeccabilità, e l’evidente professionalità di una carriera ai massimi livelli, l’autore confessa anche la sua discrezione, quel delicato pensiero di tenere fuori dal lavoro e lontano dalle persone care la pioggia battente del periodo più triste e sofferto della sua esistenza e che ha portato alla scomparsa di Arnaldo Laghi, cuoco dell’Osteria Numero Sette, conosciuto nel ’96, e suo compagno di vita.

Il libro esce oggi, proprio nello stesso giorno del 2018 in cui morì Arnaldo e come sostiene Piero “questo non sarà più il giorno in cui ha vinto il cancro, ma il giorno in cui abbiamo vinto noi”.

Protagonista assoluto come pochi nel panorama nazionale del fine dining, Piero ha riportato nel libro, e con il suo esempio, un carico di umanità formidabile e commovente, riportando l’Umanesimo nella ristorazione, un dettaglio forse romantico e, per quanto raro, pur certo esiste e vive attraverso la vocazione di quelle persone che, proprio come lui, scelgono quello che più che un mestiere è, decisamente, una vocazione.

Da vero e proprio visionario, Piero ha portato avanti una rivoluzione culturale ed eversiva, raccontando la verità che nessuno ha voluto riportare del mondo della ristorazione, raccontando la verità che nessuno mai ha voluto riportare, con stile, determinazione e resilienza.

Credits by Federica Capo Photographer

Vin Santo e Pastiera Napoletana: una buona Pasqua fatta di dolci tentazioni

Anche quest’anno la Pasqua riserva gradite sorprese per i lettori di 20Italie. Una contaminazione ben augurante, fatta di tradizioni secolari appartenenti a diverse regioni d’Italia. La Toscana con l’arte del Vin Santo, un prodotto le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Di pari grado, alla ricerca di un abbinamento gustoso e intrigante, la pastiera napoletana realizzata dai maestri pasticcieri della Campania, che richiama quel senso di calore dei pranzi pasquali in famiglia.

Il Mondo Vin Santo

Durante le recenti Anteprime Toscane, presso Fattoria della Talosa cantina storica di Montepulciano, abbiamo assaggiato alcune delle etichette di Vin Santo più rappresentative dell’areale. Ma cos’è esattamente questo nobile vino che i viticoltori realizzano da secoli con la stessa cura?

Madri Centenarie o Lieviti Selezionati?

Non esiste un segreto o un manuale che detenga la verità sui metodi di produzione del Vin Santo. Ogni famiglia tramanda l’usanza di generazione in generazione, utilizzando tecniche antichissime o quelle più moderne. Il risultato cambia profondamente quando si parte dalle cosiddette madri centenarie, lieviti conservati dalle fecce di ogni vendemmia e riutilizzati l’anno successivo come starter di fermentazione.

Non tutte le madri sono uguali e non tutti i figli seguiranno la retta via da esse indicata. Il vino riposerà poi per lustri all’interno di piccoli caratelli di norma dai 15 litri di capienza in su, spesso sigillati con un tappo di cemento per evitare l’evaporazione del contenuto alcolico. Non sarà possibile conoscerne l’esatta evoluzione del magico liquido se non dopo l’apertura dei fusti, a volte con grande rammarico per un’attesa invana.

Le origini del nome Vin Santo

Che sia un riferimento ad un particolare vino da fine pasto proveniente da Arinna, città dell’antica Licia (attuale Turchia) o che ricordi l’appassimento delle uve fino alla settimana Santa? Infine, che gli siano state conferite particolari proprietà terapeutiche dai contorni taumaturgici? Insomma il Vin Santo ha davvero legami con la cultura ed i commerci delle popolazioni centrali del Bel Paese. Viene prodotto in maniera simile in molti territori anche fuori dai confini regionali e con varietà d’uva diverse: Trebbiano, Malvasia, Colombano e Grechetto per il base o Sangiovese nella rara e costosa tipologia Occhio di Pernice.

La degustazione dei Vin Santo

  • Vin Santo di Montepulciano Doc Il Molinaccio 2014 “L’Occhione” è moderno e versatile, nelle sue sfumature cariche di pesca melba, albicocca e miele di millefiori. Quasi inavvertibile il timbro ossidativo di altre versioni; gioca su equilibrio e rapidità di beva.
  • Vin Santo di Montepulciano Doc Poliziano 2012 carica la spinta verso sensazioni di boiserie tra spezie di cannella e vaniglia, per virare su frutta secca e caffè in polvere. Finale agrumato tra canditure e cenni di zenzero.
  • Vin Santo di Montepulciano Doc Tiberini 2001 eredita un’annata particolarmente fortunata dal punto di vista climatico. Il campione assaggiato dimostra lunghezza iodata e sensazioni di macchia mediterranea condite da scorza d’arancia amara e mallo di noce.
  • Vin Santo di Montepulciano Doc Talosa 1995 vivo e palpabile dopo 30 anni, con scie terziarie appetitose che narrano di ceralacca, smalto ed ananas sciroppato. Termina nella consueta nota balsamica a base di salvia ed alloro, quasi salmastra.
  • Vin Santo di Montepulciano Doc Montemercurio 1993 è quel piccolo capolavoro per il quale vale la pena un viaggio tra le morbide colline di uno dei borghi più bello d’Italia. Cedro candito, verve di iodio marino e spezie bianche succulente. Vita eterna.

La Pastiera Napoletana

Tipica del periodo pasquale, è una torta di grano che origina dai riti pagani e, nel corso dei secoli, dall’usanza di friggere la pasta avanzata creando una sorta di dolce salato, che ha dato il nome stesso alla pastiera. L’opera dei conventi napoletani ha apportato modifiche fondamentali, con inserimento della ricotta e dei canditi. Come per il Vin Santo, non esiste un dogma per fare una pastiera di qualità. In alcune zone si usa la crema, in altre lo strutto nella pasta frolla, ma ciò che non deve mai mancare è la voglia di mangiarla in famiglia per buon augurio! La tradizione vuole infatti che la pastiera, simbolo di pace, si prepari il Giovedì  Santo, per essere poi conservata e consumata per almeno 10 giorni.

Il Gran Caffè Gambrinus

Il Gran Caffè Gambrinus, in attività sin dal 12 maggio 1860, fu subito ritrovo di capi di Stato e teste coronate, poi caffè letterario e luogo di ispirazione di artisti e intellettuali del calibro di Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, Ernest Hemingway, Matilde Serao e dai Presidenti della Repubblica Italiana in visita a Napoli. Di proprietà degli imprenditori Antonio e Arturo Sergio e Massimiliano Rosati, fa parte dell’Associazione Locali Storici d’Italia. La pastiera realizzata dalle mani sapienti dei pasticceri del Gran Caffè Gambrinus conserva la giusta umidità all’interno del ripieno e gli aromi di canditi e fiori d’arancio dell’antica ricetta delle monache di clausura del Convento di San Gregorio Armeno.

Il futuro del vino italiano è Donna: a Roma la “rivoluzione del movimento delle Sbarbatelle”

C’è un vento nuovo che soffia tra i filari delle vigne italiane, e porta con sé profumo di entusiasmo, passione e sensibilità tutta al femminile. È l’onda rosa delle Sbarbatelle, il movimento di giovani produttrici under 35 che sta rivoluzionando il panorama vitivinicolo italiano, mescolando radici profonde e visioni coraggiose. E nel 2024, questa energia contagiosa approda a Roma, nella raffinata cornice dell’A.Roma Lifestyle Hotel, grazie all’impegno di AIS Lazio.

Donne, Vino e Visione: Una Nuova Stagione per l’Italia del Vino

Se è vero che il vino nasce dalla terra ma racconta l’anima di chi lo produce, le etichette delle Sbarbatelle sono veri e propri ritratti liquidi, dipinti con grazia e determinazione da giovani donne che hanno scelto di scommettere su se stesse e sul futuro delle proprie aziende.

Il movimento, nato nel 2017 da un’idea di Paolo Poncino con il sostegno di AIS Piemonte, oggi rappresenta molto più di un gruppo di produttrici: è un simbolo di emancipazione, competenza e amore per il territorio. Le Sbarbatelle sanno coniugare tradizione e innovazione, portando avanti aziende storiche o fondandone di nuove, sempre con uno stile personale che unisce rigore tecnico e sensibilità femminile.

Intervisto la Presidentessa del Movimento Sbarbatelle, Giulia Arrighi che sottolinea i valori del movimento che si riassumono in un concetto concreto di unione e scambio tra colleghe in modo da fare rete e crescere insieme grazie allo scambio continuo di esperienze.

Il Valore della Bellezza e della Sensibilità nel Calice

C’è una qualità speciale nei vini delle Sbarbatelle. Non è solo una questione di tecnica o terroir, ma di sguardo sul mondo. La sensibilità femminile si riflette nella scelta delle uve, nella cura del dettaglio, nel rispetto per la natura e nella capacità di raccontare attraverso ogni sorso un’emozione autentica.

Il banco d’assaggio di Roma sarà una finestra su questa dimensione, dove accanto alla qualità delle etichette si percepirà la storia, il sacrificio e la visione di giovani donne che, con il proprio tocco, sanno dare bellezza e profondità al vino italiano.

Un Manifesto di Coraggio e Talento

Sbarbatelle a Roma non è solo un evento, è un messaggio potente di empowerment. In un settore ancora in parte dominato da logiche maschili, queste giovani produttrici dimostrano che il talento non ha genere. Ogni etichetta è il volto di una donna che si è rimboccata le maniche, ha preso decisioni difficili e ha saputo innovare, senza mai perdere di vista la qualità e l’identità del proprio vino.

Con aziende come Bruna Grimaldi, Castello di Uviglie, Donato D’Angelo, Tenuta Placidi, Velenosi e tante altre, la manifestazione celebra la forza creativa delle donne e la loro capacità di emozionare attraverso il vino.

Vino, Solidarietà e Speranza

Oltre alla passione per il vino, AIS Lazio dimostra un impegno concreto anche nel sociale, partecipando ogni anno con una squadra alla Race for the Cure, per sostenere la ricerca e la prevenzione contro il tumore al seno. Una presenza che ribadisce quanto il mondo del vino sappia essere vicino alle persone e ai valori più autentici.

Brindare al Futuro, con il Cuore e con il Sorriso

Sbarbatelle a Roma è molto più di un appuntamento enologico: è un brindisi collettivo al futuro del vino italiano, un invito a scoprire quanto le nuove generazioni possano innovare e sorprendere, con grazia, eleganza e tanta determinazione.

Inoltre, per la prima volta le Sbarbatelle sono state presenti con il loro stand al Vinitaly 2025 nel Padiglione 10 del Piemonte. Il successo è stato incredibile tanto che nemmeno loro se lo aspettavano. Il vino è donna, il vino è bellezza, il vino è futuro. E le Sbarbatelle sono pronte a raccontarcelo, un calice dopo l’altro.

ViniVeri 2025 – celebrazione di tradizione, emozione ed innovazione

Ogni calice racconta una storia unica, ogni incontro spalanca nuove prospettive, e il vino si trasforma in un ponte che unisce generazioni.

Nel cuore pulsante dell’enologia “naturale”, ViniVeri 2025 si staglia come l’evento imperdibile per chi aspira a sorsi di intensità e autenticità. Dal 4 al 6 aprile presso l’AreaExp di Cerea, questo evento ha mirato ad un equilibrio sofisticato: quello tra le radici antiche dei territori e un’innovazione consapevole che si proietta verso il futuro. In un’epoca in cui la sostenibilità non è più un optional ma un imperativo, Viniveri mostra come il ritorno al “naturale” diventi una dichiarazione d’amore per la terra e per il bere bene.

Un’esperienza multisensoriale

ViniVeri ha presentato un’esperienza completa: degustazioni guidate, seminari e cene d’autore che si intrecciano in un percorso atto a trasformare ogni calice in un racconto. L’evento si è rivolto sia agli esperti che ai neofiti, offrendo spunti e momenti di particolare arricchimento culturale. Un focus speciale è stato dedicato anche ai giovani under 25.

I testimoni di una tradizione rigenerata

Il cuore pulsante di ViniVeri restano i produttori, ognuno dei quali porta sulle proprie etichette i segni di una passione tramandata attraverso la terra.

Ecco alcuni dei protagonisti e qualche assaggio

  • Gian Antonio Posocco – Vincolfondo siamo a Mondragon, in un sottosuolo morenico profondo, 1 ettaro allevato di Glera con vecchi vigneti al cui interno sono presenti anche varietà antiche come Verdiso, Bianchetta, Perera e Boschera, un vino che rappresenta tali uve per la loro tradizionalità e piacevolezza.
  • Casa Coste Piane – Brichet altra Glera e in piccola percentuale di Verdiso. Frizzante, da vigne provenienti da un vigneto storico “Serre” in Miane di origine morenica e Salìs (argille blu). Un tributo artigianale alla tradizione veneta di agilissima beva.
  • Il Pendio – Il Contestatore. Michele Loda, In Lombardia, anni fa con questa bottiglia si fece portavoce di una nuova visione enologica, una visione radicale e provocatoria. Chardonnay in purezza spinto all’estremo, senza alcun compromesso e concessione. Solo uve da alta collina, lunga sosta sui lieviti (oltre 5 anni) e zero dosaggio per darci un vino nudo, affilato, profondamente territoriale
  • Setti Simone – Sangiovese 2015  Siamo a Montescudaio. Delicata sapidità, al naso incede subito con nuance da viola mammola. Sorso scattante e pieno, che racconta un vino complesso nella sua esecuzione. Simone è giovane e già esperto, un appassionato che traduce in maniera eccellente le vibrazioni della terra all’interno del calice.  
  • Aldo Viola – Saignee Nerello Mascalese, Perricone e Syrah, la tecnica usata è quella che dà il nome al vino. Rosso trasparente, contadino, dinamico e schietto; un vino da tutti i giorni che nella sua semplicità riesce a evocare la quotidianità del territorio e farci sentire il sole addoso. Abbiamo già parlato di Aldo nel precedente articolo e della sua abilità di convogliare l’energia dell’uva nelle sue creazioni.
  • Francesco Marra – Negroamaro Salento Rosato IGP un grande conoscitore delle sue terre. Siamo nelle campagne di Ugento, dove le terre rosse danno grande profondità a queste uve, poi affinate in “Capase” per 10 mesi. Al naso note di miele d’agrumi, melograno e pesca bianca, agrumi rossi e spezie bianche che invitano alla beva. In bocca è burroso e articolato, un rosato di presenza e eleganza.
  • Dramis – Maradei 2019 Magliocco in purezza, il vino richiama il nome della bisnonna di Vittoria Maradei, viticoltrice di Saracena che nel suo territorio sta convogliando una buona dose di tradizione e innovazione. Vigna centenaria, fermentazioni spontanee, il colore inizia ad intravedere la sfumatura granato. Naso profondamente mediterraneo, terroso e polveroso, con tocchi di liquirizia e carruba. In bocca c’è sostanza e una struttura tannica setosa dal grande equilibrio.
  • Podere Cipolla – Tramontana – Malbo Gentile dell’Emilia. Un passito di struttura, persistenza, dolcezza ben bilanciata e freschezza. Siamo a Reggio Emilia, nella “bassa”. I vini di Denny Bini mostrano tutto l’amore per il suo territorio, del quale esalta i vitigni storici e i più tradizionali metodi di vinificazione.
  • Feudo D’Ugni – Montepulciano Riserva Askoj “Il piccolo capolavoro” di Cristiana Galasso ha un indelebile carattere, al naso apre con prugne, nocciola, fave di cacao tostate, dalla vena ossidativa e sapida. Un vino importante, affinato in botti scolme, che lo caratterizzano nella bocca e nel ricordo.
  • Pruneto – Chianti Classico Riserva 2021 Siamo a Radda in Chianti, una zona dove il bosco è particolarmente marcante nel territorio e nei vini. La famiglia Lanzi produce questo splendido Sangiovese, affiancato da alcuni filari di Merlot, Canaiolo e Ciliegiolo, su terreni sabbiosi.
  • Trinchero – Runchet . Il nome di Ezio Trinchero è legato a doppio filo alla Freisa d’Asti. Questa è diversa dal solito, molto strutturata, stupisce per complessità, struttura e personalità da grande rosso. Naso complesso di frutta scura, amarene, spezie e una spiccata mineralità.
  • Princic – Merlot 2013 Tra i produttori simbolo del Collio, pioniere dei grandi bianchi in macerazione del Friuli, Dario Princic è una vera leggenda vivente. Qui i terreni ricchi di argilla e roccia arenaria garantiscono la giusta fertilità, una maturazione piena e macerazioni lunghe. Il Merlot è potente e ricco, con aromi profondi e complessi di prugne secche e frutta nera succosa, tabacco da pipa, spezia e grande e suadente sorso.
  • Altura (Isola del Giglio) – Ansonaco Siamo all’Isola del Giglio, azienda di Francesco Carfagna, nella parte più collinare e questo bianco macerato ne porta ogni segno. Apre con ampi sentori di macchia mediterranea e salgemma, spezia bianca, sbuffi di finocchietto di mare e alga. Sorso salino ricco e appagante.

Perché partecipare a ViniVeri?

Tra gli appuntamenti enologici, permette di immergerci in un mondo dove ogni dettaglio – dall’aroma unico di un buon vino, alla condivisione di storie e passioni – contribuisce a creare un’esperienza indimenticabile. Ogni produttore porta con sé storie, tradizioni e un forte impegno verso l’ambiente.

ViniVeri è un invito a riscoprire il valore della tradizione, reinterpretata con modernità e cura in un mondo in cui il rispetto per la natura diventa la chiave per un futuro migliore.

Montepulciano: ritorno da Podere Casanova per creare un blend in stile Supertuscan

Isidoro e Susanna Rebatto sono degli autentici visionari per l’areale di Montepulciano. Di loro e del sogno chiamato Podere Casanova abbiamo già scritto in un precedente articolo firmato dall’autore Alberto Chiarenza. Tornare in questi luoghi era dunque una sorta di obbligo morale, per comprendere appieno l’aderenza del progetto alle aspettative iniziali dei titolari.

L’occasione giusta è arrivata con la lodevole iniziativa enoturistica Podere Casanova: un weekend di relax, cultura e buon vino con l’evento “Crea il tuo IGT Toscana 2022” tra le dolci colline di Montepulciano creata in collaborazione con l’ufficio stampa Maddalena Mazzeschi.

Il contesto di Montepulciano

Uno dei borghi più belli d’Italia, visitato di recente in un tour a cura del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Le sue stradine, le Chiese e le numerose terrazze panoramiche dominano la vista dall’alto delle colline morbide, lungo i versanti della Val di Chiana, fino al Lago Trasimeno e a Montalcino in lontananza.

Ricca di storia e fascino, con le famose tre cerchie murarie, Montepulciano è da sempre terra di mercati fiorenti, di vino e di conquista, avvenuta nel medioevo da parte della Repubblica di Siena, che qui pose il proprio feudo-crocevia di genti e di culture. Ancora oggi molte realtà vitivinicole possiedono locali di fermentazione e affinamento sotto le vie della città, a perenne ricordo di una tradizione millenaria tramandata sin dagli antichi Etruschi.

Il nostro ritorno a Podere Casanova

Se Susanna è l’anima commerciale dell’azienda, certamente il guru in campo è il marito Isidoro: vasta esperienza nel settore della geotermia per le centrali idroelettriche ed appassionato di tutto ciò che riguarda la Natura. Le vigne hanno rappresentato la prosecuzione di quanto svolto sinora, con particolare attenzione verso l’ambiente ed i trattamenti, l’abolizione del rame chimico e la preferenza per l’anolyte, prodotto di sintesi osmotica e potente antifungino.

In cantina il giovane enologo Mirko Tizzoni collabora instancabilmente per dare sintesi e voce alle varietà d’uva coltivate: dal Sangiovese, fino agli internazionali di lusso Cabernet Sauvignon, Merlot, Pertit Verdot e Syrah.

Il Sangiovese di Montepulciano a confronto con i vitigni internazionali

Proprio nell’evento ideato per gli appassionati e gli addetti ai lavori è stato possibile capire le differenze tra il nobile Sangiovese e le altre contaminazioni provenienti da varietà d’origine francese. In questa zona il principe di Toscana matura con maggior lentezza, complice terreni, esposizioni e condizioni climatiche che centellinano la formazione di una corretta e ben integrata trama polifenolica. Il blando Merlot risulta svantaggiato rispetto al Cabernet Sauvignon denso e succoso, al Syrah che guarda alla ricchezza aromatica di Cortona e ad un’insolito Petit Verdot di carattere.

L’evento “Crea il tuo IGT Toscana 2022”

Dopo le spiegazioni di rito, ha inizio, dunque, il momento clou della manifestazione promossa da Podere Casanova, quello di testare i vari campioni di vino già pronto e unirli – in termine tecnico “blendarli” – per realizzare un Supertuscan che racconti del territorio e delle sue uve. Ci si è potuti avvalere dell’assistenza dello staff aziendale, muniti di una pipetta graduata utile allo scopo.

Il nostro risultato, in attesa della sosta in bottiglia e di un successivo riassaggio nei prossimi mesi, ha visto la composizione in percentuale del 45% di Sangiovese, 25% di Cabernet Sauvignon, 15% di Syrah, 10% di Petit Verdot e 5% di Merlot. Un gioco entusiasmante che ci ha consentito, per un breve momento, di essere piccoli enologi in cerca di successo.

Le rarità tra le proposte di Podere Casanova

Non solo classicità toscana a chilometro zero, bensì fantasia, illuminazione e coraggio tra le etichette degustate in cantina e nello spaccio aziendale di Montepulciano.

A dir poco meraviglioso Euforia 2019, quasi irripetibile per le condizioni in cui ha preso forma. Chardonnay, Verdello e Grechetto, quest’ultimo che ha visto il contatto con la muffa nobile, in stile orvietano. Nuance di camomilla essiccata, albicocca, canditi di cedro e miele di millefiori. Finale lungo e salmastro, per un vino fuori da qualsiasi schema.

Succoso e gradevole il Rosso di Montepulciano 2019, in uscita molto tempo oltre quanto prevede il Disciplinare di produzione. La tipica ciliegia matura, sospinta da spezie tenere e rimandi officinali saporiti.

Verticale del Vino Nobile di Montepulciano annate dalla 2019 alla 2014 con la 2018 e 2017 in perfette condizioni, apprezzabili per motivi diversi: la prima evidenzia note terziarie da brace di camino e torrefazione, la seconda tutta la potenza ed il nerbo del frutto in un’annata considerata erroneamente troppo calda per fare vini longevi e di qualità.

In ultimo l’eleganza convincente del cru Settecento – Vino Nobile di Montepulciano 2018 – dai filari più vecchi prospicienti il bosco e allevati con tecniche alternative. Sangiovese in purezza, dimostra il timbro territoriale tra amarene sotto spirito, fiori violacei, erbe spontanee e sfumature di genziana unita a cacao in polvere e tabacco biondo. Tannini setosi e persistenza quasi infinita.

Forse meno rassicuranti le tenue bollicine e gli alquanto pomposi due IGT Toscana – Leggenda e Irripetibile – troppo ancorati ad una macchinosità di beva non più in voga come nel passato. Agilità è il nuovo motto per il presente e l’immediato futuro, non scommettendo però sul fatto che determinati spessori non tornino di moda prima o poi.

In esclusiva per 20Italie l’assaggio della tipologia Vino Nobile di Montepulciano “Pieve Sant’Ilario” 2021

La famiglia Rebatto ci ha tenuto a riservare la prova, per i lettori di 20Italie, della nuova tipologia etichettata Vino Nobile di Montepulciano “Pieve Sant’Ilario” 2021, che uscirà in commercio non prima di un paio d’anni di ulteriore riposo in vetro. Assaggio en primeur strepitoso, dal frutto scuro di bosco e con spezie delicate rimarcate da sbuffi mediterranei. Ben 24 mesi in legno tra tonneau e barrique di secondo passaggio.

Napoli: a Palazzo Cappuccini si ripercorre la storia dell’Agro Pontino con i vini di Casale del Giglio

Che c’entra il Cappelletto di Ferrara con Casale del Giglio, azienda vinicola di Ferriere nel cuore dell’Agro Pontino? Bisogna andare indietro di quasi un secolo per capirlo, quando la più grande opera di bonifica mai compiuta in Italia, quella delle Paludi Pontine, portò tra il 1929 e il 1939 migliaia di ferraresi a emigrare per lavorare come operai e coloni nelle terre risanate. Con loro si trasferirono anche le tradizioni culturali e culinarie, lungo la dorsale compresa tra i Monti Lepini, i Monti Ausoni, il mar Tirreno e il Promontorio del Circeo.

Casale del Giglio ha scelto di omaggiare questa storia bellissima, intrisa di lavoro e sacrificio, per presentare le nuove annate dei suoi vini. Lo ha fatto a Napoli con un pranzo evento a Palazzo Cappuccini, alla presenza di Antonio Santarelli, patron della cantina.

Casale del Giglio fu fondato nel 1967 da Dino Santarelli a Ferriere, in provincia di Latina. Antonio, il figlio, inizia giovanissimo a collaborare e, nel 1985, traghetta l’azienda verso una grande trasformazione, epocale per quei tempi: la sperimentazione in campo enologico. Con la collaborazione di un team di agronomi e di Paolo Tiefenthaler, enologo storico della cantina,  vennero messi a dimora oltre 60 ceppi di diversi vitigni.

“Ho semplicemente deciso di seguire le orme e il progetto di mio padre”, ha spiegato Santarelli durante l’evento napoletano. E il tempo gli ha dato ragione perché oggi Casale del Giglio può contare su un patrimonio ampelografico vasto, che spazia dai vitigni autoctoni laziali, come Bellone e Cesanese, fino agli internazionali: Syrah, Petit Manseng, Petit Verdot e Viognier, ormai adottati di diritto nel Lazio.

Il pranzo a Palazzo Cappuccini è stato prima di tutto un evento di valorizzazione del territorio, l’Agro Pontino, trasformato in poco meno di un secolo da acquitrino malarico e paludoso in un territorio di frontiera per l’attività vitivinicola. Abbiamo ascoltato la storia delle genti di Ferrara e delle tradizioni gastronomiche rivisitate con prodotti locali, dalle parole della giornalista Maria Corsetti.

Ci siamo incantati osservando le mani della “Sfoglina” Fiorella Guerzi che ha offerto un saggio nella preparazione dei cappelletti, lavorando e tirando una pasta sottilissima, modellata poi con abile maestria.

“Il segreto sta nel ripieno”, spiega con scarne parole la signora Guerzi, “carne di ottima qualità – manzo, pollo, maiale e salame ferrarese – che viene bollita, tritata, condita con parmigiano, sale e noce moscata”. Lei, insieme a Paola Sangiorgi, ne ha preparati più di mille in occasione dell’evento per la stampa.

Dopo l’aperitivo a base di salame ferrarese, li abbiamo finalmente a degustati a tavola. A raccontare i vini di Casale del Giglio in abbinamento al pranzo, è stato Tommaso Luongo, presidente di AIS Campania.

Con i cappelletti in brodo di gallina sono stati serviti Anthium 2023 e Radix 2020 entrambi da Bellone in purezza, vitigno autoctono laziale che predilige climi marittimi ed è particolarmente resistente al caldo. Naso delicato di agrumi dolci, frutta tropicale matura e fiori campestri, Anthium ha un sorso saporito e intrigante, che richiama continuamente il successivo grazie alla chiusura sapida. Più complesso e strutturato il Radix, immediatamente su sentori iodati che delineano i contorni di un naso ricco di sfumature e di cesellata precisione: frutta gialla succosa, erbe mediterranee, spezie dolci, cocco rapé, resina di pino e lievi nuance lattiche per una sorso di corpo, a tratti masticabile, di grandissima sapidità.

In accompagnamento al ripieno delicato e compatto del cappelletto e alla sua sfoglia callosa, Anthium soprattutto crea un piacevole gioco di assonanze con la speziatura della noce moscata.

Dopo il cappelletto non poteva mancare il bollito di manzo, vitello e gallina, accompagnato da giardiniera e  mostarda artigianali.

La seconda coppia di vini in abbinamento è composta da Matidia 2023, Cesanese in purezza, e Mater Matuta 2019 blend di Syrah e Petit Verdot.

Fresco, giovane, croccante, il Matidia offre un naso di frutti e fiori fragranti, una bevuta scorrevole e snella. In abbinamento a manzo e vitello ci convince di più Mater Matuta, in cui prevale il carattere speziato e scuro della Syrah; il sorso caldo e avvolgente intessuto da fitta trama tannica, è capace di reggere anche  la sfida con la speziatura piccante della mostarda.

Con la gallina invece ritorniamo con piacere su Radix 2020: la delicata presenza tannica dovuta alla macerazione sulle bucce, accompagna la carne bianca in maniera ottimale.

La chiusura di pranzo è stata affidata a un’altra prelibatezza originaria della bassa del Po: la torta Sbrisolona Mantovana, dolce a base di mandorle da servire in pezzi grossolani e sbocconcellare in abbinamento a un vino dolce. Aphrodisium 2023 Vendemmia Tardiva è un blend di Petit Manseng, Viognier, Greco e Fiano. Color oro nuziale ha naso di confettura di albicocche, miele d’acacia e fior d’arancio. Il sorso dolce non stanca mai  grazie alla struttura fresco sapida in perfetto equilibrio.

Accompagnato alla frolla sbriciolata ci riporta, in un viaggio a ritroso di proustiana memoria, ai profumi dolci che avvolgevano casa nel periodo pasquale.

Nizza Docg: un grande lavoro di squadra portato avanti dai suoi produttori

Nizza Monferrato si distingue storicamente come un importante centro vitivinicolo nel Piemonte, con una tradizione che affonda le radici nel passato. Una lettera del 1609, scoperta dal dottor Arturo Bersano (studioso di storia piemontese e del Risorgimento), sottolinea l’importanza del vino Barbera prodotto in questa area, evidenziando come già all’epoca il suo apprezzamento fosse tale da meritare l’attenzione della Corte ducale di Mantova.

Il passaggio del Barbera da vino popolare a vino di alta qualità, un processo che ha avuto luogo nel corso del Novecento grazie anche alla figura di Bersano, è emblematico della capacità della regione di valorizzare le proprie risorse vitivinicole. Questo cambiamento ha permesso di elevare un vino che, pur avendo origini umili, è stato in grado di conquistare i palati più raffinati, tanto da essere servito in occasioni di prestigio.

L’area di Nizza Monferrato, delimitata dai fiumi Tanaro e Belbo e dal torrente Nizza, si presenta come un territorio vocato alla viticoltura, dove la Barbera è stato coltivata in purezza varietale per lungo tempo. Questa storicità e continuità nella produzione contribuiscono a conferire al vino un’identità unica, legata non solo al territorio ma anche alla tradizione e alla cultura locale.

L’evento organizzato da AIS Monza sulla Docg Nizza si è rivelato entusiasmante e arricchente, offrendo l’opportunità di approfondire un territorio (18 comuni intorno a Nizza Monferrato) dove il vitigno principe si esprime al meglio per potenza ed eleganza.

Questa piccola Denominazione – riconosciuta Docg nel 2014 – è un simbolo della tradizione vitivinicola piemontese, caratterizzata da una forte identità territoriale e da un’attenta valorizzazione della Barbera. I terreni argillosi e calcarei contribuiscono a dare vita a vini dal colore intenso, profumi complessi e una struttura tannica equilibrata.

Il Disciplinare prevede l’utilizzo esclusivo del vitigno Barbera sia nella tipologia Nizza che Nizza Riserva. Un’ulteriore selettività nei vincoli colturali ed enologici è data dalla possibilità di usufruire della menzione “Vigna”.

Alcune aziende presenti ed i relativi vini degustati

Cascina Guido Berta

Esempio di passione e tradizione vinicola, si trova a San Marzano Oliveto, areale riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Guido ha ereditato l’amore per la viticoltura dai suoi genitori, vignaioli esperti, e da oltre 25 anni si dedica alla gestione della cantina di famiglia. Sotto la sua guida, la produzione vinicola si è ampliata significativamente, oggi in listino ci sono 10 vini, tra rossi, bianchi, rosati e un vino spumante metodo Charmat.

Il suo Nizza DOCG parte dal colore rosso granato inteso, arricchito con riflessi violacei che ne evidenziano la vivacità. Al naso esprime un bouquet profondo e complesso, dove le note fruttate di ciliegia e prugna si intrecciano coi sentori di cioccolato. In bocca si presenta corposo ed armonico, con una gustosa esplosione di frutta rossa e una delicata nota di mandorla che aggiunge un tocco di eleganza, dal finale in armonia.

Canto di Luna Nizza DOCG Riserva, granato intenso, caratterizzato da riflessi brillanti. All’olfatto offre un profilo aromatico avvolgente e complesso: i piccoli frutti rossi si fondono con rimandi di cioccolato fondente. In bocca presenta una grande struttura dal carattere deciso. La morbidezza sorprendente e la complessa persistenza fruttata lo rendono un vino di grande eleganza.

Cascina la Barbatella

Attiva dal 1982 rappresenta da sempre un punto di riferimento per qualità ed eccellenza nella produzione vinicola della zona. La dedizione e la passione vengono espresse in ogni fase del processo, dalla cura del vigneto alla selezione delle uve, fino alla vendemmia. Il nome dell’azienda evoca l’origine della vite, la barbatella.

Nel primo anno di produzione del loro NIZZA Docg “VIGNA DELL’ANGELO” hanno ottenuto importanti riconoscimenti. Ed è proprio il Nizza DOCG Riserva “La Vigna dell’Angelo” che degustiamo, frutto di un’attenta selezione delle uve provenienti da vigneti storici piantati nel 1950. L’esposizione a Sud contribuisce a conferire al vino una straordinaria complessità e profondità. Al naso sprigiona aromi intensi di frutta matura, come prugne e ciliegie, accompagnati da sfumature speziate che evocano il pepe nero e la vaniglia. Vino che si distingue per una struttura equilibrata, dalla piacevole acidità che esalta un finale lungo e persistente.

Cantina Sociale Barbera dei Sei Castelli.

Il termine, “sociale”, esprime la passione di Noi vignaioli che operiamo insieme per il bene comune e la valorizzazione dei vini del territorio. Originariamente il nome della Cantina prese spunto dai sei comuni conferitori: Agliano, Castelnuovo Calcea, Moasca, San Marzano, Costigliole d’Asti e Calosso. Oggi troviamo anche altre zone di produzione, ottenendo un bacino più ampio ed una scelta maggiore.

Il loro Nizza Riserva Angelo Brofferio è dedicato alla figura di un intellettuale nato nel 1802 nell’Astigiano che si distinse per la sua opposizione alle politiche unitarie di Cavour. Il colore è di un brillante rosso rubino. L’olfatto ricorda note vegetali condite da frutti rossi; al palato è succoso con tannini vivaci e ottima struttura.

Michele Chiarlo  

Un’autentica istituzione dal 1956. Michele Chiarlo esprime l’essenza del Piemonte con i suoi 110 ettari di vigneti tra Langhe, Monferrato e Gavi. Il loro motto: la tradizione è un’innovazione consolidata. Valorizzazione dei grandi terroir utilizzando solo vitigni autoctoni; vinificazione esclusivamente di uve che provengono dai vigneti di proprietà; centralità del lavoro in vigna nel pieno rispetto dell’ambiente e della sostenibilità. Infine proiezione all’innovazione con il dovuto rispetto e riguardo della tradizione.

Cipressi Nizza DOCG, rubino intenso, sorprende per la sua finezza ed eleganza. Frutta rossa, ciliegia matura, lampone e note dolci di tabacco. Sorso fresco e morbido particolarmente piacevole, con una struttura ampia dal finale sapido.

Montemareto Nizza DOCG: rubino intenso e profondo dai riflessi violacei. Olfatto inebriato dai profumi di ciliegia, amarena e piccoli frutti neri. Qualche cenno speziato conferisce maggior complessità. Molto ampio in bocca, conferma l’olfatto con in aggiunta un tannino vellutato.

La Court Nizza DOCG Riserva una delle etichette più rappresentative della cantina. Affina per un anno in botti di legno e barrique. Colore rosso rubino, al naso frutta matura, spezie con note boisée. Sorso ampio e morbido con una vena fresca che rende la beva scorrevole.

L’Armangia

L’Armangia in dialetto piemontese significa rivincita, il loro motto è “non ci prendiamo sul serio, ma facciamo vini seriamente” La voglia di giocare e sperimentare che passa da un’agricoltura rispettosa nei confronti della natura, dalla responsabilità di chi lavora nei vigneti e di chi consuma i loro vini.

Titon Nizza DOCG rosso rubino alla vista con riflessi violacei, rimanda a profumi di fragola, viola, mandorla, vaniglia, preludio della pienezza e della buona acidità che si rivela in bocca. La vinificazione classica in acciaio è seguita dalla sistemazione in fusti di rovere, la parte finale dell’affinamento avviene esclusivamente in botte grande.

Vignali Nizza DOCG Riserva il colore rosso rubino profondo con unghia violacea indicativo della giovinezza del vino, si evolve verso la tonalità granata dopo alcuni anni di invecchiamento. Le note di frutti polposi come ciliegie e prugne, si mescolano a fragole e a sentori floreali di viola mammola. Ad arricchire il profilo aromatico la presenza di vaniglia e mandorla essiccata. In bocca è sapido e pieno, talvolta di buona acidità, nelle fasi giovanili con tannino lievemente astringente.

ANANTARA CONVENTO DI AMALFI GRAND HOTEL: FUGA DI PASQUA IN COSTIERA TRA GUSTO, RELAX E CULTURA

Comunicato Stampa

Dalla divertente caccia alle uova alle raffinate sorprese culinarie del ristorante Dei Cappuccini e agli esclusivi rituali benessere all’Anantara Spa, fino alle esperienze inedite alla scoperta del territorio

Amalfi, aprile 2025. Con l’arrivo della primavera, la Costiera Amalfitana si accende di nuovi colori e profumi avvolgenti: i vivaci fiori che sbocciano lungo la costa e il cielo azzurro annunciano il ritorno delle giornate di sole. In questa suggestiva cornice, Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, che ha riaperto le porte il 12 marzo, èpronto a celebrare la Pasqua offrendo soggiorni all’insegna dell’eccellenza, tra esperienze autentiche, momenti di relax e imperdibili incontri gastronomici.

Si inizia con il primo appuntamento il sabato prima di Pasqua, il 19 aprile, con un pomeriggio dedicato a tutta la famiglia: dalle 16:00 alle 18:00, l’antico Chiostro prenderà vita e si trasformerà in un’oasi di divertimento per grandi e piccini. Giochi, attività creative e un colorato truccabimbi accompagneranno la visita speciale del coniglietto pasquale, che sorprenderà i piccoli ospiti con dolci e sorprese. L’evento è aperto anche agli esterni, regalando a tutti la possibilità di immergersi nell’atmosfera festosa della Pasqua in Costiera.

La domenica di Pasqua, il 20 aprile, si apre con una colazione speciale presso il Ristorante Dei Cappuccini, dove l’immancabile apertura delle uova di cioccolato renderà il risveglio ancora più dolce. A seguire, alle 11:00, l’atmosfera si riempirà di allegria con la tanto attesa Caccia alle uova nel giardino dell’ex Convento. Le famiglie vivranno un momento di puro divertimento alla ricerca delle uova nascoste, immersi nella quiete della natura, tra i colori del giardino in fiore e una vista spettacolare che si apre sul mare.

Per il Pranzo di Pasqua – dalle 12:30 alle 15:00 -il Ristorante Dei Cappuccini invita ad intraprendere un viaggio culinario, curato dall’Executive Chef Claudio Lanuto, che celebra la tradizione gastronomica del territorio, in un trionfo di sapori e aromi. Sulla terrazza panoramica, con il mare cristallino della Costiera Amalfitana che si estende all’orizzonte, si potranno gustare piatti tipici come fusilli napoletani con stracotto di agnello, maiale laccato al limone e dolci napoletani, il tutto accompagnato da una selezione di vini pregiati. Un pranzo indimenticabile, perfetto per condividere momenti speciali con i propri cari, aperto sia agli ospiti dell’hotel sia agli esterni.

Per chi desidera abbandonarsi a un momento di totale benessere, l’Anantara Spa, punto di forza del brand Anantara, propone trattamenti unici. Da segnalare, Il Citrus Bliss Rivitalizzante, che include un massaggio agli agrumi di Amalfi rigenerante, seguito da un trattamento viso per una pelle fresca e luminosa. In alternativa, l’offerta Energizzatevi e rilassatevi combina un rilassante scrub corpo con un massaggio antistress che allevia tensioni e ristora i sensi, preparando gli ospiti ad affrontare la nuova stagione con una nuova energia.

Non mancano, infine, le attività pensate per esplorare il territorio e conoscere la cultura locale:

  • “Pace & Bene” con Fra Marcus, momenti nei quali immergersi nella vita monastica insieme al frate del convento, esperto della filosofia Pace & Bene e profondo conoscitore dei segreti della struttura. Fra Marcus è a disposizione per offrire dettagli sul contesto storico durante le visite alla chiesa, al chiostro e alla Passeggiata dei Monaci [Su prenotazione – soggetta a disponibilità]
  • Amaro Masterclass al Bar Dei Cappuccini, un’immersione nei sapori storici, con l’opportunità di esplorare gli amari preparati dai monaci, utilizzando erbe coltivate nel convento e scoprendo le loro proprietà lenitive e digestive. Ogni degustazione sarà accompagnata da stuzzichini locali, per un’esperienza completa. [Su prenotazione – soggetta a disponibilità]
  • Easter Afternoon Tea al Bar Dei Cappuccini, una degustazione di selezionate prelibatezze tipiche della Pasqua, tra cui la tradizionale pastiera napoletana e specialità salate, il tutto accompagnato da un calice di bollicine per rendere il momento ancora più speciale. [Quando: ogni giorno, dalle 15:00 alle 17:00]

Per info consultare il sito https://www.anantara.com/it/convento-di-amalfi

Per prenotazioni contattare conventodiamalfi@anantara-hotels.com – +39 089 8736711

Note Stampa

Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel fa parte del portfolio europeo del brand Anantara Hotels & Resorts, del gruppo Minor Hotels. Situato in una delle destinazioni più famose d’Italia, in uno dei monumenti più iconici della Costiera Amalfitana – un ex convento dei Cappuccini del XIII secolo costruito a picco sulla scogliera – l’Hotel dista a soli 10 minuti a piedi dal centro di Amalfi e a circa 90 minuti di auto dall’aeroporto internazionale di Napoli. Un rifugio esclusivo, ideale per chi cerca una fuga di serenità e benessere, in un ambiente intimo e riservato, dove rigenerarsi in totale tranquillità. L’edificio, risalente a 800 anni fa, è stato sottoposto a un attento lavoro di ristrutturazione che ha preservato le caratteristiche storiche dell’edificio, tra cui il chiostro e la chiesa barocca, completa di altare in marmo e pavimento in maiolica. Della facciata sono stati attentamente conservati i materiali e i colori originali. Il design degli interni si ispira al convento e alla vita semplice e artigianale dei monaci che per secoli hanno abitato questo luogo, con materiali naturali – legni, pelli, fibre naturali e metalli preziosi, impreziositi da dettagli di lusso che contraddistinguono il brand Anantara.

L’albergo, con un totale di 52 camere e suite elegantemente rinnovate, ospita il ristorante gourmet Dei Cappuccini, curato dall’Executive Chef Claudio Lanuto, La Locanda della Canonica, l’Anantara Spa e una palestra panoramica all’aperto dotata di attrezzature all’avanguardia TechnoGym. Inoltre, la struttura vanta un’ampia terrazza con piscina a sfioro sul bordo della scogliera, offrendo agli ospiti una vista mozzafiato sul mare. Grazie al suo fascino unico e alla sua posizione straordinaria, Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel è anche una delle location per matrimoni più belle e ricercate della Costiera Amalfitana.

Per maggiori informazioni contattare:

Francesca La Rosa
Marketing & Communication Manager
Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel
E: f.larosa@anantara-hotels.com

Ufficio Stampa Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

FCOMM via Pinamonte da Vimercate, 6 – 20121 Milano

Francesca Pelagotti: E-mail: francescapelagotti@fcomm.it

Lodovica Massarelli: E-mail: lodovicamassarelli@fcomm.it

Chiara Cortiana: E-mail: communication@fcomm.it

Vinitaly 2025: le considerazioni finali sulla Cinquantasettesima edizione

N.d.r. Cala il sipario sulla Cinquantasettesima edizione di Vinitaly, in uno dei momenti più difficili per il settore vinicolo. Chiudiamo la nostra rassegna stampa con i volti dei tanti inviati presenti, Alberto Chiarenza, Adriano Guerri, Ombretta Ferretto, Adriano Romano, Olga Sofia Schiaffino, che hanno narrato i mille volti della nota kermesse. A loro vanno le foto di rito finali ed i complimenti di tutta la redazione di 20Italie diretta dal sottoscritto Luca Matarazzo.

Tra le minacce di una guerra a colpi di dazi e la crisi che investe il comparto in maniera conclamata, la più grande manifestazione italiana del vino esce in forma smagliante e si conferma come uno dei principali eventi di settore del nostro paese, una vetrina di 180 mila metri quadri, per buyer nazionali e internazionali, ma anche semplici amatori.

La sensazione è quella di un Vinitaly meno affollato, ma con maggior qualità di presenze, sostenuto dai numeri: 97 mila presenza complessive in quattro giornate, un incremento del 33% di operatori esteri, specialmente dai mercati di maggior interesse per il nostro paese, Stati Uniti, Germania e Regno Unito.

Il format è stato quello consueto, con la macro divisione per Regioni all’interno delle Hall. Come ogni anno sono state organizzate le aree tematiche in padiglioni dedicati: veri e propri comparti nel comparto, come Micro Mega wine, lo spazio per le piccolissime aziende che fanno dei vitigni e dei vini rari il loro vessillo o Vinitaly Mixology, dedicato alla specializzazione di maggior tendenza del settore.

Gli eventi fuori salone, come Vinitaly and the City, hanno animato Verona prima ancora dell’apertura ufficiale della fiera, denotandosi con veri e propri momenti di intrattenimento e convivialità extra business. E poi tasting, masterclass, convegni, con ampi approfondimenti dedicati all’enoturismo sia a livello nazionale che regionale, a riprova dell’importanza sempre maggiore di questa voce nell’economia delle aziende vitivinicole.

I tanti anni di presenza al Vinitaly ci hanno testimoniato l’evoluzione e il cambiamento del mercato, eppure la sensazione che proviamo ogni volta che mettiamo nuovamente piede a Veronafiere è sempre la stessa: riuscire a toccare solo un’infinitesima parte di questo enorme palcoscenico sul quale si muovono grandi gruppi internazionali insieme a piccole aziende a conduzione familiare.

Entrare e camminare tra i padiglioni è conoscere e scoprire realtà emergenti al fianco di quelle ormai consolidate, prodotti e idee nuove per un mercato sempre più esigente, innovazione e tradizione che camminano di pari passo. E soprattutto incontrare le persone che determinano il valore del vino, la sua autenticità, e ne fanno prima di tutto centro di convivialità e aggregazione.

Muovendosi tra i vari stand raccogliamo entusiasmo, aspettative, ma anche una punta di leggero scetticismo nei confronti di questo evento, con un’unica grande certezza: le date della cinquattottesima edizione dal 12 al 15 Aprile 2026.

Vinitaly 2025: presentata in anteprima la mappa geoviticola di Montalcino

N.d.r. Lo studio delle zone nel mondo vitivinicolo ha acquisito rilevanza da oltre vent’anni, seguendo gli esempi francesi già dell’800. Parleremo approfonditamente della novità assoluta del Vinitaly 2025, nell’articolo a doppia firma di Adriano Romano e Ombretta Ferretto, inviati per 20Italie.

In Italia, dopo il Piemonte è stata la Toscana a muoversi velocemente nello studio dell’interazione vite-ambiente, mirando alla valorizzazione del territorio e della sua vocazione agricola. Non ci si ferma alle indagini pedologiche, agronomiche delle zone delimitate cartograficamente, ma si impiegano sistemi GIS (Geographic Information System) per catalogare i dati complessivi del territorio. Entra dunque in gioco la capillarità delle rilevazioni.

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha affidato a un team multi-specialistico la realizzazione di uno strumento ufficiale per raccontare i caratteri identitari del vigneto Montalcino. Con la oculata e sapiente guida di due esperti Master of Wine, come Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi, insieme al coordinamento scientifico di Emilio Machetti (Copernico),  è stato compiuto il primo passo verso un sistema unico di rilevazione tra i più complessi esistenti al mondo.

Entrano in gioco diversi strati dello studio dell’ambiente, partendo dalla geologia  e dall’altimetria fino alla puntuale rilevazione climatica di media delle temperature, dell’andamento di piogge e venti, della capacità per ogni terreno di trattenere la ricchezza pluviale e moderare l’effetto delle cosiddette bombe d’acqua sempre più frequenti.

Il Presidente Fabrizio Bindocci un introdotto la mappa tridimensionale, spiccata trasposizione dei dati digitali, che non fa semplice zonazione nel senso “selettivo” francese, ma mira all’unificazione attraverso la ricomprensione analitica di tutti i caratteri del terroir ilcinese.

Tutte le 209 aziende produttrici di Brunello sostengono attivamente tale metodo, permettendo l’installazione di centraline di misurazione Netsens, in grado di funzionare integrando dati in tempi certi e coerenti, per una completezza di analisi momento per momento, che dia fluidità alla lettura dei dati e permetta previsioni puntuali. È questo uno standard di riferimento in corso di adozione anche da altri areali in Italia, la cui elaborazione nasce da una ricerca delle Università di Milano Bicocca e di Brescia.

Gabriele Gorelli (MW) presenta quindi i dettagli del lavoro svolto: <<La fase 1 che presentiamo alla stampa vedrà successivi passi a cadenza regolare. Cominciamo dal risultato di questo progetto: la mappa presenta tutte le informazioni su bordi di confine delle tenute, le loro dimensioni e il perimetro in dettaglio di ogni singola produzione. L’obiettivo è far emergere Montalcino come areale e la sua diversità. Sono annotate le altitudini e i dettagli pedoclimatici come l’orientamento dei vigneti e il loro drenaggio naturale riferito ai tre fiumi che abbracciano l’area di Montalcino. La rilevazione presenta anche l’origine geologica dei suoli e le loro specificità e diversità. A complemento, abbiamo il monitoraggio per l’intero anno delle temperature e delle piogge, con minimi e massimi e la media stagionale>>.

L’altro progetto che si accompagna alla mappa è Brunello Forma 2020,  che interagisce con la nostra mappa, un nuovo modello di valutazione delle vendemmie. Abbiamo iniziato con il 2014 valutando da 1 a 5 stelle a ogni annata e l’aggiunta di una sintesi di definizione che è sia contemporanea e sia generata tramite AI. 

Sono dati oggettivi, autorevoli e non autoreferenziati. Le serie storiche di dati acquisiti partono da 3 vecchie stazioni meteo, arrivando a 39 stazioni nel 2019, a 100 quest’anno e mirando ad un minimo di 209 entro il 2027.

Andrea Lonardi (MW) continua nel dettaglio del lavoro: <<Abbiamo integrato assieme diverse competenze, dai raccoglitori di dati ai viticoltori, ma il concetto è unico: studiare la relazione di elementi fissi come i dati geologici con gli eventi variabili rilevanti della meteorologia. L’elemento più variabile è però il vitigno stesso, il Sangiovese. Gli elementi meteo lo influenzano così tanto che nel progetto per noi è necessario misurare le variazioni per singolo podere, con l’obiettivo di ottenere la massima varietà di espressione>>. 

Da ultimo, vengono misurate la portata e le temperature dei fiumi che determinano l’areale: tali variazioni, poste in base alla direzione geografica nelle quattro macrozone N/E – N/W – S/E – S/W, rappresentano l’esposizione, altimetrologia, pedologia e la geologia.

Gabrielle Gorelli conclude: <<Giungiamo perciò  a una mappa diversa dal generico, poiché sovrappone gli strati e riguarda ai dati politici, come la densità degli abitanti per ogni punto specifico della mappa, elaborando le progressive mutazioni strato per strato e producendo una carta in 3D progressivamente aggiornata con regolari pubblicazioni. Ogni membro del Consorzio potrà inoltre presentare campioni da vasca — finora 57 per la vendemmia 2022 — consentendoci l’analisi chimica che misura l’impatto del clima sulle loro  caratteristiche organolettiche, più che la dimensione chimica del vino>>.

L’obiettivo dichiarato non è quello di creare una classifica dei migliori vini in confronto, come in altre zonazioni nel mondo, ma di promuovere le caratteristiche individuali di ogni vigneto nell’annata in corso e aiutare le correzioni di processo nelle vinificazioni di ogni produttore. Il team ha presentato, quindi, la definizione qualitativa per l’annata 2020 giudicata “Accattivante Brillante Succulenta”. Il 2020 infatti ha avuto un decorso stagionale caldo e soleggiato ma mai aggressivo. Questo andamento climatico ha prodotto vini attraenti e intriganti, bevibili sin da subito, caratterizzati da freschezza e vivacità, da un frutto nitido e preciso e dai tratti salini distintivi. La tensione tra succosità e integrità di frutto unita a tannini ben delineati e agili, ne ha determinato il carattere succulento.

La mappa sarà uno strumento unico e distintivo: unica, perché per la prima volta un territorio viticolo viene mappato attraverso un sistema che prevede più livelli di analisi. Distintivo perché riferendosi al territorio di Montalcino – un quadrilatero di base diciassette chilometri e altezza diciotto –  si propone di veicolarne l’unicità.

La seconda fase del progetto ha previsto il coinvolgimento di otto Master of Wine, tra cui Gorelli e Lonardi, che hanno valutato alla cieca un numero significativo di campioni di Brunello di Montalcino 2020 alla luce dei dati prodotti dalla mappa geo-viticola.

Al termine della presentazione, la degustazione ha interessato sei Brunello di Montalcino, provenienti da sei diverse aree del territorio, ognuna di esse “esposta” a elementi diversi della mappa geoviticola. Di ciascun campione, sono stati forniti oltre ai dati più canonici, come tipologia del suolo e altitudine, anche i dati relativi all’andamento atmosferico nello specifico sito: escursione termica giornaliera, livello di precipitazioni, picchi di calore e loro distribuzione durante la stagione vegetativa.

LA DEGUSTAZIONE

Il primo campione è stato il Brunello di Montalcino 2020 Ugolforte di Tenuta San Giorgio, azienda situata nell’angolo sud-est dell’areale a Castelnuovo Abate. Naso speziato e presenza definita di frutto e fiore scuro; al palato è gustoso, con sentori umami e chiusura sapida, uno dei tratti comuni di questa annata.

Brunello di Montalcino 2020 di Baricci proviene invece da Montosoli, a nord. Il campione degustato è balsamico, con una chiara impronta mediterranea, di sorso fresco e appagante.

Passiamo poi all’angolo sud-ovest dell’areale, con Brunello di Montalcino 2020 Paesaggio Inatteso di Camigliano. Naso fruttato molto definito, al palato si offre snello e disteso con evidenti sentori di erbe mediterranee.

Sbuffi di cipria e gesso, uniti al frutto croccante e alla freschezza agrumata, sono invece la cifra distintiva del Brunello di Montalcino 2020 di Castello Romitorio, di nuovo a nord dell’areale.

Il Brunello di Montalcino 2020 Castelgiocondo di Frescobaldi proviene invece dalla parte ovest e si esprime con naso elegante che ricorda la polvere di borotalco mentre al palato è caldo, avvolgente, con chiusura asciugante.

Per chiudere Brunello di Montalcino 2020 Collemattoni, le cui uve provengono da diversi siti collocati nella parte sud del territorio. Si distingue per il frutto rosso sotto spirito, sorso balsamico caldo e tannino graffiante.