Kbirr festeggia i primi 10 anni all’insegna dell’arte

Il founder del birrificio campano Kbirr, Fabio Ditto, festeggia i 10 anni dalla prima spillatura con una mostra celebrativa presso il CAM – Museo di Arte Contemporanea di Casoria – dedicata agli artisti che negli anni hanno collaborato con il brand. Un decennale che segna il passo con i tempi moderni, nell’opera industriosa e laboriosa di chi non fugge dal territorio, non segue le melodie apparentemente illusorie delle sirene fuori regione e privilegia, invece, il lavoro e l’economia di casa.

Da subito la riproposizione nelle etichette dei simboli di Napoli nel mondo, da San Gennaro a Maradona e alle opere di artisti partenopei, in un continuum di creatività a chilometro zero.

I 12 artisti (Roxy in the Box, Iabo, Luca Carnevale, Collettivo Cuoredinapoli, Alessandro Flaminio, Luigi Gallo, Vincenzo Ionà, Pasquale Manzo, Luigi Masecchia, Nicola Masuottolo, Maura Messina, Rossella Sacco) hanno tradotto e raccontato la capitale del Sud Italia attraverso un linguaggio pop capace di entrare in un immaginario collettivo.

«L’etichetta che più mi rappresenta è proprio quella di “San Gennaro my love”. Qui al CAM – Museo di Arte Contemporanea di Casoria, grazie anche al supporto del direttore Antonio Manfredi, abbiamo uno spazio libero per presentare le nostre novità e il lavoro di tanti giovani e talentuosi ragazzi, appassionati d’arte, di cui acquistiamo poi le opere per sostegno morale ed economico» afferma Fabio Ditto.

Belle le idee come i tag #drinkneapolitan o #cuoredinapoli e il lavoro di promozione dei “bassi”, così come l’offerta dei “cuzzitielli” di pane al ragù agli ospiti in una di queste case simbolo della vita difficile dei quartieri di una volta.

Per Antonio Manfredi, direttore del Museo di Arte contemporanea di Casoria (Cam) “La nascita di una collezione è sempre un momento coinvolgente e la sua presentazione al museo di Casoria contribuisce alla costruzione di una prestigiosa progettualità futura. Il museo ha compiuto 20 anni con più di 2000 opere da tutte le parti del mondo. Qui gli artisti diventano ambasciatori di una specificità e raccoglierne le istanze in un corpus omogeneo significa riconoscerne non solo il valore intrinseco ma anche documentare, come in questo caso, l’evolversi di una coscienza d’arte collettiva ed è nostro compito favorirne lo sviluppo”.

I festeggiamenti sono terminati con una degustazione delle birre Kbirr, già narrate nell’articolo A tutta birra con KBIRR: imprenditoria brassicola made in Campania accompagnate da piatti ideati appositamente per l’occasione da Casa Kbirr e Officine Kbirr, due realtà che rappresentano l’anima gastronomica del brand e la sua costante ricerca di equilibrio tra birra, cucina e convivialità.

Chianti Classico Collection Vintage Edition 2025

A Roma le Vecchie Annate del Gallo Nero: un viaggio nei sapori del Chianti Classico

Per la prima volta nella Capitale arriva “Le Vecchie Annate del Gallo Nero”, un evento imperdibile dedicato agli amanti del vino e della tradizione toscana. Una calda giornata di sole ha illuminato le vetrate della bellissima Serra di Palazzo delle Esposizioni, donando una luce particolare alla degustazione.

La degustazione esclusiva che ha riunito oltre 40 produttori e oltre 150 etichette del Consorzio Vino Chianti Classico è stata il trionfo delle annate storiche dagli anni ’90, anche qualche campione più invecchiato, fino ai millesimi più recenti. Evento organizzato da Vinòforum ha raccolto una grande partecipazione di operatori del settore.

Un’occasione unica per scoprire come il tempo e il territorio abbiano plasmato l’identità del celebre Gallo Nero, simbolo di autenticità e di eccellenza enologica italiana nel mondo; un vero e proprio viaggio sensoriale nella storia del vino, tra aromi, racconti e tradizioni che continuano a rinnovarsi nel cuore della Toscana. La magia del Sangiovese, che per disciplinare sentissero presente con una percentuale dell’80%, può essere accompagnato da altri vitigni a bacca rossa prodotti  

Ecco una nota di degustazione unica e sintetica, costruita come si fa per un articolo di settore: stile professionale, descrittivo, scorrevole e con un filo narrativo che unisce tutte le aziende degustate.

Degustazione Chianti Classico – Dieci interpretazioni, un’identità comune

La degustazione dei dieci produttori del Chianti Classico racconta un territorio che, pur nelle sue mille sfumature, mantiene una coerenza riconoscibile: freschezza, verticalità, profondità tannica e una nitidezza aromatica che solo il Sangiovese delle colline tra Firenze e Siena sa regalare. Di annata in annata, di collina in collina, si ripete la stessa magia: ciliegia rossa, viole, agrumi, tabacco e una progressione gustativa fatta di tensione, eleganza e lunghissima vita.

Arillo in Terrabianca

  • Sacello mostra la purezza del frutto grazie all’affinamento in acciaio e cemento: fragrante, croccante, sapido, con ciliegia rossa e una chiusura leggermente balsamica.
  • Croce Riserva ha un passo diverso: struttura più ampia, tannino disteso, spezie delicate e un finale terroso e profondo.
  • Vigna Terra Bianca Gran Selezione unisce ricchezza e verticalità: frutto scuro, note di macchia mediterranea e un sorso lunghissimo, sostenuto dal tannino fine e maturo del tonneau.

Caparsa

  • Chianti Classico 2021: essenziale e diretto, più materico del solito, con frutti rossi e agrumi sanguinelli.
  • Caparsino Riserva 2021: austero, ricco di energia tannica, profondo e sapido, con un finale speziato e sanguigno.
  • Doccio a Matteo 2021 e 2005: l’evoluzione della 2005 impressiona per eleganza e coerenza aromatica. Tabacco dolce, spezie fini, tannino setoso: un Sangiovese che ha vinto il tempo.

Castello di Monsanto

Una delle firme storiche del territorio.

  • 2023: vibrante e croccante, ciliegia, rosa e una spinta acida sferzante.
  • Riserva 2021: più ampia, più scura, più speziata.
  • Gran Selezione San Donato in Poggio 2020: materica, raffinata, netta nella progressione tannica.
  • Il Poggio 2013: un classico intramontabile, elegante, armonico, balsamico.
  • Il Poggio 1974: pura emozione. Dopo 51 anni è ancora vivo: tartufo nero, ruggine, foglie secche, spezie orientali e un finale interminabile.

Fontodi

Firma contemporanea e pulitissima.

  • 2022: giovane ma già elegante, frutto nitido e salinità.
  • Gran Selezione Vigna del Sorbo 2021 e Terrazze San Leonino 2021: due interpretazioni di potenza controllata, balsamicità, tannino cesellato e finale fumé.
  • Vigna del Sorbo 1994: un Sangiovese ancora vibrante, profondo, con il 10% di Cabernet che dona grafite e struttura. Splendido.

Le Cinciole

  • Gran Selezione Campo ai Peri Aluigi 2021: tensione acida, erbe aromatiche, lampone croccante e un sorso sapido.
  • Chianti Classico 2009: sorprendente tenuta nel tempo: liquirizia, amarena, arancio candito, tannino levigato.

Vallepicciola

  • Gran Selezione Lapina 2021: ricca ma fine, ciliegia scura, prugna, viole e tabacco dolce. Finale lungo e salino.

Tolaini

  • Riserva 2010: piena, profonda, terziaria ma ancora viva: spezie scure, cacao amaro, ciliegia sotto spirito, tannino setoso.

Tenute Poggio Bonelli

  • Riserva 2020: precisa e tipica: ciliegia, viola, agrume, note di terracotta e una bella progressione tannica.

Maurizio Alongi – Gaiole in Chianti

Sangiovese di vigna storica del 1973.

  • Vigna Barbischio Riserva 2022: giovane e scattante, più floreale e agrumato, tannino fitto.
  • Vigna Barbischio Riserva 2015: elegante ed evoluto, spezie fini, amarena e tabacco. Ritmo lento e aristocratico.

Tenuta Villa Trasqua

  • Gran Selezione Nerento 2019: balsamico, complesso, intenso. Frutti rossi maturi, grafite, alloro. Lungo, compatto, nobile.

Dieci cantine, un unico denominatore: la capacità del Sangiovese del Chianti Classico di esprimere freschezza, longevità e identità territoriale.

Dalle vinificazioni più essenziali in cemento ai legni grandi, fino alle selezioni delle vigne storiche, emerge un messaggio chiaro: il Chianti Classico non solo sta benissimo, ma sta vivendo una stagione di splendida maturità stilistica, capace di coniugare tradizione, purezza e modernità.

Selezione Vinsanto del Chianti Classico – Note di degustazione

1. Volpaia – Vinsanto del Chianti Classico 2019

Giallo dorato brillante. Naso pulito, agrume candito, albicocca secca e un tocco di fiori bianchi. Bocca dolce ma fresca, delicata, scorrevole, con finale di mandorla e miele chiaro.

2. Caparsa – Vinsanto del Chianti Classico 2001

Ambrato profondo. Profumi intensi di fichi, datteri e spezie dolci. Bocca materica, evoluta, con acidità ancora viva che sostiene un sorso lungo e meditativo. Caldo, complesso, da grande pazienza.

3. Terreno – Sofia Ruhune – Vinsanto del Chianti Classico 2015

Dorato luminoso. Al naso frutta tropicale matura, zafferano e scorza d’arancia. Al palato è elegante, cremoso ma non pesante, con chiusura agrumata e pulita.

4. Isole e Olena – Vinsanto del Chianti Classico 2011

Ambra chiara. Profumi fini di nocciola, caramello, albicocca secca. Bocca dolce ma composta, raffinata, con una trama tannica leggera e un finale persistente di frutta candita.

5. Villa le Corti – Principe Corsini – Vinsanto del Chianti Classico 2007

Colore ambrato intenso. Naso ricco di uva passa, miele di castagno, spezie e cacao. Palato profondo e setoso, con lungo finale caldo e balsamico.

6. Lamole di Lamole – Vinsanto del Chianti Classico 2019

Paglierino dorato. Naso giovane e fragrante: mela cotogna, agrumi, miele. In bocca è lieve, elegante, con dolcezza moderata e una vena acida nitida che lo rende gastronomico.

7. Chigi Saracini – Vinsanto del Chianti Classico 2010

Ambra brillante. Note di crema di nocciola, fichi, caramello. Sorso armonico, pieno ma non pesante, con un finale pulito e una vena salina piacevole.

8. Opre Giacomo Grassi – Vinsanto del Chianti Classico 2011

Ambrato luminoso. Profumi di dattero, scorza d’arancia, miele e erbe officinali. Bocca avvolgente, dolcezza importante, tannino sottile e chiusura lunga e speziata.

9. Castello di Meleto – Vinsanto del Chianti Classico 2012

Dorato ambrato. Aroma di frutta secca, mandorla e caramello salato. Palato fresco e bilanciato, con finale elegante su note di agrume e miele.

10. Fontodi – Vinsanto del Chianti Classico 2015

Colore intenso. Naso complesso di melone candito, albicocca, vaniglia e tostature fini. Sorso cremoso e profondo, grande equilibrio tra dolcezza e acidità, finale avvolgente.

11. Vallepicciola – Vinsanto del Chianti Classico 2018

Dorato vivo. Aromi di miele d’acacia, pesca sciroppata, mandorla dolce. In bocca è morbido, lineare, con un finale fresco che lo rende piacevole e moderno.

Olio DOP del Chianti Classico

L’Olio Extravergine di Oliva DOP Chianti Classico è uno dei prodotti simbolo delle colline toscane. Nasce da uliveti situati tra Firenze e Siena, nelle stesse terre del celebre vino, e condivide con esso la stessa idea di qualità territoriale: un prodotto che non potrebbe esistere altrove con lo stesso carattere.

È ottenuto da cultivar tipiche della zona – Frantoio, Leccino, Moraiolo e Pendolino – raccolte rigorosamente a mano oppure con sistemi che non danneggiano la pianta. L’estrazione avviene quasi sempre a freddo, per preservare aromi e proprietà.

Il risultato è un olio dal colore verde intenso con riflessi dorati, profumo netto di carciofo, erba tagliata, oliva fresca, talvolta mandorla. Al gusto è fruttato medio-intenso, con una nota piccante e un finale piacevolmente amarognolo, tipico degli oli ricchi di polifenoli. È proprio questa vena amaropiccante a renderlo riconoscibile e molto ricercato.

In cucina è un olio “vivo”: perfetto a crudo su pane toscano, bruschette, verdure grigliate, zuppe di legumi, carni alla brace e naturalmente sulla bistecca alla fiorentina. Non copre: esalta. La DOP Chianti Classico non è solo un marchio, ma un patto tra territorio, cultivar autoctone, tradizione di frantoio e uno stile di gusto preciso: un olio che racconta la Toscana in modo diretto, pulito, sincero.

La costellazione degli ospiti di Casa Lerario si arricchisce di una nuova stella (Michelin)

Salvatore Pacifico, chef stellato del Ristorante LeBolle interno al Boutique Hotel di Stresa, Lago Maggiore, ha impegnato per un giorno i fornelli dell’agriturismo di patron Pietro Lerario in agro di Melizzano nel Sannio.

Una delle tappe dell’iniziativa “Percorso stellato”, che a cavallo tra il 2025 e la primavera del 2026 vedrà alternarsi diversi chef insigniti del prestigioso riconoscimento Michelin, porta la firma del giovane chef originario di Lucera, ma con radici familiari proprio nel Valfortore sannita a San Bartolomeo in Galdo.

Le intriganti preparazioni di Totò Pacifico trasudano del suo remoto background pugliese risentendo fortemente, tuttavia, dalla intensa esperienza accumulata in tante cucine del fine dining da Giuseppe Mancino de Il Piccolo Principe di Viareggio fino a Da Vittorio (Brusaporto), Massimiliano Alajmo di Le Calandre a Rubano (PD) e Andrea Aprea con Il faro di Capo d’Orso per citarne solo alcuni.

Ad accompagnare le portate dello chef, cinque tra i migliori vini della cantina ENOZ di Sessa Aurunca, raccontati e descritti da Alessandra Zeno giovane esponente di ultima generazione della famiglia proprietaria. Viticoltori di lunga data, i Zeno dalle pendici del Vesuvio, dove hanno allevato viti per almeno tre generazioni, si sono spostati nel 2011 nell’areale dell’altro vulcano (spento) campano di Roccamonfina.

Certificazioni biologiche e biodinamiche accompagnano i vini di Enoz prodotti con fermentazioni spontanee, basso uso di solfiti, affinamenti in anfora, filtrazioni e chiarifiche quasi del tutto assenti. La deliziosa amuse-bouche di chef Pacifico, una focaccina pugliese, soffice, profumata, asciutta e “perlata” con una gemma di pomodorino rosso, ha subito creato dipendenza tra i commensali costringendo la cucina a dare fondo alle riserve disponibili. In abbinamento l’IGP Roccamonfina Dodò 2024, il rosè di uve Primitivo rifermentato in bottiglia stile “ancestral”.

Il sottile fil rouge nazionale comincia a fare capolino già con l’entrée: trota in carpione in crema di fagioli di Controne, variazioni di cipolle, salsa di prezzemolo e olio all’erba cipollina. Un tripudio vario cromatico che prelude al susseguente assaggio dall’esito delicato, fresco e carezzevole. Qui arriva a tavola la minerale falanghina L’attimo 2023, vino da lunga macerazione, nessuna chiarifica o filtraggio che, fin dall’abbrivio, ostenta il suo carattere deciso e protagonista.

Il pesto di aglio Orsino guadagna il centro della scena con la nuance smeraldina del risotto ostriche e cedro candito. Tra le infinite opzioni per il nobile mollusco bivalve, Totò Pacifico, di norma, sceglie la sua terra affidando all’ostrica San Michele (Lago salmastro di Varano – FG) il compito di costruire appunti e contrappunti tra le delicate dolcezze del cedro candito e il senso di umami dell’ostrica. Una sublime, armoniosa prova d’orchestra accompagnata, per l’occasione, dalle note de La Monade 2023, il Fiano IGP Roccamonfina dal maggior tempo di affinamento in anfora tra tutte le etichette di cantina Enoz.

Solo il tempo di una rapido scambio di sensazioni tra i commensali e a tavola compare il filetto di ricciola di mare su purea di fave, cicoria e richiami di olio al salmoriglio: più pugliese di “fave e cicoria” resta solo la Cattedrale barese di San Nicola! Un piatto dagli odori decisi, importanti e dal finissimo gusto mediterraneo a cui viene accostato Tra Cielo e Terra 2024 il Piedirosso di Enoz a tiratura limitata – solo 950 bottiglie – dalla forte orma identitaria, del varietale ma anche del retroterra storico della famiglia Zeno.

Prima del sipario Il Re è Nudo 2024, rosato fermo da uve Primitivo, congeda la cantina ospite accompagnando le consistenze di sfusato, femminiello e cannerone; freschissimo dessert dai continui e cangianti sbuffi agrumati delle tre varietà di limoni scelti da Totò Pacifico: dall’amalfitano del produttore Raffaele Palma al garganico femminiello di Peschici per finire al limone di cannero Riviera, comune costiero del Lago Maggiore. Una chiusura di altissimo valore anche “simbolico”.  

 

Gianenrico Carofiglio, pugliese, attribuisce a qualsivoglia forma di linguaggio il potere di produrre conoscenza. Dunque civiltà, potrebbe aggiungersi. Il linguaggio che usa chef Pacifico nei suoi piatti è quello di un professionista di larghe esperienze, costruite in ogni dove ma che non dimentica le proprie radici, le proprie origini. Chapeau!

Maturazioni Pizzeria conquista per il secondo anno i Tre Galletti del Mattino

Maturazioni Pizzeria si conferma tra le eccellenze della scena gastronomica campana ottenendo, per il secondo anno consecutivo, i Tre Galletti della Guida 2026 “Le migliori 350 pizzerie della Campania” edita dal Mattino.Le pizzerie coinvolte hanno ricevuto il premio questa mattina alla Mostra d’Oltremare nell’ambito di Gustus.

Il prestigioso riconoscimento, attribuito da Luciano Pignataro in collaborazione con la giornalista Antonella Amodio, che premia pizzaiolo, pizza e locale – non necessariamente in combinazione – quest’anno ha visto ancora una volta Maturazioni figurare tra le 66 realtà al vertice, lo stesso numero della scorsa edizione.

A ritirare il premio per la sede di San Giuseppe Vesuviano sono stati Giuseppe Esposito, F&B Manager del brand, e Tonia Martone, Executive Chef del futuro locale che aprirà a Roma nel 2026: una presenza che sottolinea il percorso di crescita e consolidamento del progetto fondato da Gabriella Esposito e Antonio Conza.

I Tre Galletti arrivano infatti in un momento di grande fermento per la pizzeria, reduce dalla recente apertura di Amangiare a Pomigliano e dalla pianificazione del debutto nella capitale. Un ulteriore attestato dell’eccellenza e della visione contemporanea che caratterizzano Maturazioni.

Morellino del Cuore, il tour del 2025

Lo scorso 29 ottobre si è svolta la terza edizione di “Morellino del Cuore” la prima di tre serate dedicate al Morellino di Scansano. L’evento si è svolto a Firenze presso il Ristorante Gunè San Frediano, si tratta di una degustazione di 10 vini selezionati da una commissione di giornalisti, esperti e collaboratori di importanti guide e riviste enogastronomiche. I vini vengono selezionati per l’espressione al momento della degustazione. 

Nella seconda edizione la commissione era composta da Sommelier di importanti Ristoranti Italiani. La degustazione  è stata organizzata dai giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli in collaborazione con il Consorzio Tutela Morellino di Scansano. Presentano la serata Roberta Perna e Antonio Stelli con l’intervento del Direttore del Consorzio Tutela Morellino di Scansano, Alessio Durazzi. Ad ogni vino presentato sono intervenuti i produttori presenti. La novità di quest’anno è l’ introduzione della “Vecchia Annata”.

Prima di passare all’analisi sensoriale dei vini in degustazione, lasciamo il tempo ad alcune nozioni su questo stupendo comprensorio.

Il Morellino di Scansano è una gemma enologica collocata tra la costa Tirrenica  e l’antico vulcano del Monte Amiata in provincia di Grosseto. L’etimo del termine parrebbe derivare dai cavalli neri detti morelli che trainavano le carrozze. La posizione privilegiata in prossimità del mare e della montagna dona  un microclima unico e ideale per l’allevamento della vite; nonostante, i suoli e le altimetrie variano nei comuni  ricadenti nella denominazione quali: Scansano,  Manciano, Magliano in Toscana, Semproniano, Roccalbegna, Campagnatico e Grosseto. La composizione dei terreni è di origine argillosa e sabbiosa con buona presenza di galestro ed alberese.

Il Morellino di Scansano per disciplinare deve essere prodotto con uve Sangiovese almeno per l’85%, possono concorrere al completamento nella misura massima del 15%: Alicante, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Canaiolo, Montepulciano, Merlot, Syrah, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Tuttavia, principalmente i produttori prediligono lavorare  il Sangiovese in purezza. Nelle annate  migliori viene prodotta anche la tipologia Riserva. E’ in corso la modifica del disciplinare per la tipologia, Superiore con un percorso di affinamento diverso che andrà a posizionarsi tra l’ Annata e la Riserva. La Doc è nata nel 1978 e il meritato riconoscimento a Docg è arrivato nel 2007. Un vino molto apprezzato e consumato in molti ristoranti sia in Italia sia all’estero a fine degli anni ottanta. Dopo un breve intervallo, recentemente è tornato meritatamente nella cerchia dei grandi vini rossi italiani.

Il Ristorante gourmet Gunè si trova nel cuore di Firenze, a San Frediano. Un locale molto accogliente con una cucina raffinata che propone piatti della tradizione sia toscana sia lucana. Ottima selezione di etichette sia nazionali che estere, servizio attento e curato. La porta accanto: Next Door Bistrot & Cocktail Bar, dove assaporare semplici pasti e aperitivi.

Vini in degustazione

“Annata”

Cantina Vignaioli Morellino di Scansano Roggiano Docg 2023 – Sangiovese 95% . Alicante e Ciliegiolo 5% – Piacevoli note di viola,  ciliegia, frutti di bosco ed erbe aromatiche. Fresco, sapido, leggiadro con buona facilità di beva.

Tenuta Agostinetto La Madonnina 2023 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 90% e Cabernet Sauvignon 10% – Sentori di ciclamino, ciliegia, fragola e mora, dal sorso avvolgente, persistente e armonico.

Poggio Argentiera Bellamarsilia 2023 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 100% – Sprigiona note di frutti di bosco, ciliegia e spezie dolci,  vellutato, dinamico, preciso e composito.

“Intermedio”

Provveditore Provveditore 2023 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 100% – Emana sentori di fragolina di bosco, mirtillo, tabacco e spezie. Gusto pieno e appagante.

Le Rogaie  Forteto 2022 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 100%  – Rivela note di ciliegia, prugna, pepe e nuances terragne. Al palato  è setoso, fine e dinamico.

Terenzi Purosangue 2022 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 100%. Sviluppa sentori di violacciocca,prugna, melagrana e bacche di ginepro; sorso avvolgente, saporito e persistente.

“Riserva”

Belguardo Bronzone 2021 Morellino di Scansano Docg Riserva – Sangiovese 100% – Con note di ribes, amarena, mirtillo e spezie orientali, al gusto è appagante e durevole, con tannini setosi.

Bruni Laire 2021 Morellino di Scansano Docg Riserva –  Sangiovese 90% e Syrah 10% – Rivela sentori di prugna, amarena, pepe su scie mentolate. Attacco tannico setoso, saporito e corrispondente.

Roccapesta Roccapesta Riserva 2021 Morellino di Scansano Docg Riserva – Sangiovese 90% e Ciliegiolo 10% – Dipana effluvi di frutti di bosco, ciliegia e nuance balsamiche. Pieno, appagante e persistente.

“Vecchie Annate”

Fattoria di Magliano Heba Morellino di Scansano Docg 2006  – Sangiovese 95% e Syrah 5% – Al naso arrivano note balsamiche, cacao, cannella e liquirizia, il sorso è ancora fresco, generoso, suadente e persistente.

Dopo la degustazione delle 10 etichette è seguito aperitivo con long drink a base di Morellino ed  una deliziosa cena, con piatti ben preparati, equilibrati e ben presentati in abbinamento ai campioni degustati.

Il maestro panificatore Gabriele Bonci in visita dai fratelli De Maria nella sede I Vesuviani di Casoria

In ogni settore c’è un autentico fuoriclasse, quasi sempre un pioniere, che con il proprio talento fa da scuola per tutti gli altri. Gabriele Bonci, maestro nell’arte della lievitazione è tornato a trovare un suo allievo illustre, Federico De Maria, titolare assieme al fratello Francesco delle pizzerie a marchio I Vesuviani.

Lo ha fatto in un originale pranzo a 4 mani il 21 novembre scorso nella sede de I Vesuviani a Casoria, ascoltando i giovani imprenditori e raccontando la propria passione negli impasti e nelle proposte autentiche rivisitate in chiave contemporanea.

Non solo acqua, farina e lievito, ma anche fritti come la celebre frittatina alla carbonara, topping squisiti e ingredienti a chilometro zero della gastronomia romana.

Da quel primo impasto – fatto di curiosità che è poi diventata ambizione – imparato da Bonci, è iniziato per i De Maria il percorso che li ha condotti nell’olimpo dei migliori pizzaioli italiani stimati anche all’estero, con i massimi riconoscimenti di 91/100 per la guida pizzerie d’Italia 2026 Gambero Rosso (3 spicchi dal 2023), 18a posizione secondo la guida 50 Top Pizza Italia 2025, 40a nella 50 Top Pizza World 2025 e 3 galletti per la guida de Il Mattino.

“Non è che una gioia, oltre che un onore, essere oggi al fianco di Gabriele. Significa tanto per noi, per il nostro percorso, inizialmente difficile per il nostro territorio, ma che oggi ci rende fieri e soddisfatti. Siamo stati i primi a portare diversi  impasti (molti romani) in pizzeria e in Campania. Una sfida che ci sentiamo di aver vinto e che ci rende sempre più motivati a offrire qualcosa di nuovo ed eccellente al nostro amato territorio. Oggi divertiamoci e festeggiamo insieme, anche con il nostro staff, siamo una grande famiglia” dichiarano felici i fratelli De Maria.

Impossibile rinunciare in menu alla prima pizza in teglia inserita nel primo menu de I Vesuviani chiamata ‘omaggio a Gabriele Bonci’ con burrata, gambero rosso, pomodorini semidry e polvere di pomodori del piennolo.

Così come la pizza in pala con salsiccia e friarielli, un connubio fra Napoli e Roma, rappresentativo dei mesi da pendolare di Federico per seguire i corsi a Roma del maestro Iezzi, suggerito da Bonci stesso.

E poi la Marinarella – marinara e mortadella – invenzione di Gabriele e la porchetta in crosta de I Vesuviani, per finire con il trittico composto dal padellino prosciutto e nocciole, dalla pizza al primo sale con miele e alici e da quella in pala alla genovese di coniglio, ricca di gusto e fantasia.

Un pranzo d’eccezione per un ospite d’eccezione che ha scritto la storia dei lievitati italiani.

Napoli: la quinta edizione di Be.Come giunge a promuovere l’eccellenza del vino e la sua rinnovata comunicazione

Si è svolto a Napoli dal 17 al 19 Novembre nelle prestigiose e sontuose sale del Grand Hotel Parker’s il quinto appuntamento di Be.Come, evento organizzato da Gabriele Gorelli MW in collaborazione con Allumeuse.

Allumeuse infatti ha creato un progetto in formula Club, dove le aziende vitivinicole hanno la possibilità di comunicare, incontrarsi e scoprire le tecnologie di comunicazione e i linguaggi di marketing che molti marchi di fascia alta (moda, design, food & beverage e finanza) utilizzano per interagire con il consumatore finale.

Be.Come porta allo stesso tavolo i più importanti rappresentanti dell’enologia internazionale con i buyer, gli operatori del settore HO.RE.CA, creando opportunità di business e sinergie intersettoriali. Durante l’evento, Clizia Zuin, miglior sommelier per la guida ristoranti Gambero Rosso 2026, ha illustrato con precisione l’importanza della corretta conservazione del vino.

Il primo campione, conservato rispettando le condizioni ottimali era perfettamente integro, mentre l’altro era “ svanito” e aveva completamente cambiato il suo profilo organolettico. Durante l’incontro è stata presentata EuroCave, che da fine anni ’80 grazie al suo fondatore René Martin, propone armadi climatizzati che consentono di proteggere le bottiglie per una perfetta maturazione.

Vengono soddisfatti così i cinque principi da seguire per garantire una idonea protezione al vino e cioè temperatura costante, tasso di umidità adatto, circolazione dell’aria, assenza di vibrazioni e massima protezione dalla luce. Nella prima giornata, inoltre, la masterclass condotta da Gabriele Gorelli MW e Danielle Callegari – Writer at large – Wine Enthusiast – che ha focalizzato l’attenzione della sala sul concetto di grandi rossi italiani intesi come “ Instant classic”: dalla Puglia al Piemonte, vini che colpiscono per personalità e delicatezza.

I successivi appuntamenti sono stati con ‘In equilibrio tra radici e visione’ a cura di Gabriele Gorelli MW in collaborazione con Jeffrey E. Porter Writer at Large – Wine Enthusiast, ‘I vini del Piemonte’, una conversazione con  Jeffrey E. Porter Writer at Large – Wine Enthusiast e l’introduzione di Giulia Novajra – Direttrice de I Vini del Piemonte e la Masterclass sui Vini della Doc Mandrolisai in Sardegna.

Tra gli incontri sicuramente più emozionanti, due cantine precedentemente conosciute a Merano Wine Festival: Tenuta la Massa e Masseria le Fabbriche.

Giampaolo Motta ha realizzato un sogno con l’acquisizione dei vigneti situati in una delle zone più vocate del Chianti Classico. La Conca d’Oro, Panzano in Chianti. L’amore per il vino è nato in modo romantico e lo ha coinvolto tanto da cambiare completamente vita e percorso di studi. Appassionato della zona di Bordeaux e delle sue massime espressione enoiche, ha saputo far dialogare in vigna il sangiovese con cabernet sauvignon, merlot e petit verdot in modo davvero ammirevole. I suoi vini sono caratterizzati da grande eleganza e precisione, apprezzabili da palati esperti e non proprio per la loro franchezza e per la capacità di parlare direttamente al cuore.

Chianti Classico La Massa Docg 2021 ( Sangiovese 50%, Merlot 25%, Cabernet Sauvignon 25%), 14 mesi in legno di cui il 20% nuovo e la restante parte di secondo e terzo passaggio. Come lo definisce Giampaolo “ socialmente trasversale” e non posso che essere d’accordo. Apre su profumi di ciliegia, china, scorza di arancia, prugna e erbe di campo. Il sorso è scorrevole, il tannino ben integrato e la chiusura sapida.

Carla 6 annata 2021 è il sangiovese in purezza dedicato alla figlia. Proviene da un singolo vigneto dove i suoli sono ricchi di scisti, quarzi e sabbia. Vengono prodotte 4000 bottiglie. il vino affina in botti di legno 500 hl e successivamente un anno in cemento. Al naso si apprezzano la marasca, arancia sanguinella, grafite, cardamomo, lentisco. In bocca è pieno e allunga in modo davvero emozionante, con una vibrante persistenza.

Il fiore all’occhiello dell’azienda è sicuramente Giorgio primo, che ho assaggiato nell’espressione della vendemmia 2021: 18 mesi di barrique di cui il 50% nuove. Un vino che ha avuto una evoluzione durante gli anni ed è arrivato alla composizione attuale: cabernet sauvignon 60%, merlot 35%, petit verdot 5% . Un vino che fa subito viaggiare lontano, le brezze atlantiche, il ritmo lento della Garonna. Il profilo olfattiva regala sentori di humus, china, foglia di peperone, rabarbaro, tabacco, frutta rossa. In bocca è regale e fa presagire una lunga vita e mille evoluzioni interessanti.

Masseria Le Fabbriche vuole proporre il primitivo in una veste più moderna e certamente con un appeal rivolto alle nuove generazioni, dove la storicità di questa tipologia incontra un gusto più attuale e la ricerca di una maggiore bevibilità. Senza però stravolgere il “senso” del primitivo stesso.

Il vino vede uniti un 85% primitivo e 15% aglianico, che dopo la fermentazione trascorrono 12 mesi in barrique e ulteriori 12 mesi in bottiglia. La vigna ospita viti centenarie condotte ad alberello e tutte le operazioni in campo sono svolte manualmente.

Primitivo di Manduria Doc Marrubium Riserva Del Bono 2022 porta un nome che deriva dal latino. La zona dove è stata recuperata la cantina sorge a  Maruggio, in provincia di Taranto, sulla costa ionica, a 2 km dal mare. Un posto meraviglioso: la  masseria è esistita dal ‘600 ed è raffigurata nel logo sull’etichetta. La produzione agricola è riportata sin dal Medioevo, come testimoniano le antiche cartine; la proprietà è passata di mano in mano, fino ad arrivare alla famiglia Perrucci.

Nel 2020 viene acquisita da un imprenditore milanese Rinaldo Del Bono, che inizia un progetto di restyling prima di tutto della Masseria e contemporaneamente avvia il progetto vino, chiamando. Mattia Vezzola come enologo.

Be.Come è stato un evento utile alla stampa del settore per il dialogo con i produttori, finalizzato a comprendere le espressioni dei loro vigneti, promuovendo una nuova forma di comunicazione e di attenzione al mondo enoico sempre al passo con i tempi e con le esigenze dei consumatori.

“Panettone d’Artista 2025”, il 29 e 30 novembre alla Stazione Marittima di Salerno la terza edizione con 30 maestri pasticcieri

Dopo il successo delle prime due edizioni, la Stazione Marittima di Salerno si appresta ad accogliere la terza edizione di “Panettone d’Artista”, in programma sabato 29 e domenica 30 novembre 2025, dalle 18 alle 24. L’iniziativa, divenuta un appuntamento distintivo delle festività salernitane, coniuga tradizione, creatività e valorizzazione delle eccellenze artigianali del Sud Italia.

Promosso da Erre Erre Eventi con il sostegno della Camera di Commercio di Salerno e del Comune di Salerno, “Panettone d’Artista” si presenta come un percorso sensoriale tra arte dolciaria e cultura, un’esperienza immersiva che restituisce il valore del territorio attraverso il linguaggio del gusto.

Il Festival

Protagonisti dell’edizione 2025 saranno oltre 30 maestri pasticcieri, provenienti dalla Campania, interpreti del panettone artigianale d’eccellenza.

Ogni partecipante porterà la propria visione di un dolce che è ormai patrimonio della cultura gastronomica italiana, dal classico milanese alle reinterpretazioni mediterranee con agrumi, fichi, limone e cioccolato.

Il percorso espositivo, allestito negli eleganti e suggestivi spazi della Stazione Marittima, offrirà ai visitatori un itinerario tra degustazioni, vendita diretta, incontri e momenti di intrattenimento, in un’atmosfera festosa e raffinata.

Gli awards “Maestri Pasticceri”

Non mancherà la cerimonia dei Premi “Maestri Pasticceri”, tributo alle eccellenze del mondo dolciario campano. I riconoscimenti premieranno qualità, ricerca, creatività e valorizzazione delle materie prime locali, con una menzione speciale per i giovani talenti.

La sostenibilità e l’inclusione

L’edizione 2025 rafforza l’impegno verso un evento eco-friendly, con riduzione della plastica, gestione responsabile dei rifiuti e promozione della filiera a chilometro zero.

Particolare attenzione anche all’inclusione, con un’area “Gluten Free” interamente dedicata ai panettoni senza glutine e con iniziative a favore della solidarietà sociale, in collaborazione con associazioni e scuole del territorio.

La solidarietà e il territorio

Panettone d’Artista rinnova la collaborazione con il progetto “Zero Spreco”, donando i panettoni invenduti a Caritas Diocesana e Banco Alimentare Campania. L’evento, inoltre, ospiterà momenti di sensibilizzazione sul valore della condivisione e dell’inclusione, in linea con lo spirito natalizio autentico.  

La Comunicazione

La comunicazione social sarà curata da Click Agency che racconteranno l’evento con format video, contenuti live e storytelling visivo. La manifestazione “Panettone d’Artista”, inoltre, sarà supportata dalla partecipazione di food influencer e giornalisti di settore, con l’obiettivo di ampliare la risonanza della kermesse oltre i confini regionali. A sintetizzare lo spirito della manifestazione il claim ufficiale: “Ogni fetta ti conquista”.

Media Partner

Luciano Pignataro Wine&Food Blog

La dichiarazione

«Con Panettone d’Artista – dichiarano Rosario Augusto (presidente) e Roberto Jannelli (direttore artistico) di Erre Erre Eventi – vogliamo valorizzare il lavoro dei maestri pasticcieri e delle imprese che portano avanti con dedizione l’arte dolciaria italiana. La terza edizione consolida un progetto che unisce gusto, cultura e identità del territorio, grazie al sostegno della Camera di Commercio di Salerno, del Comune e di una rete di partner che condividono la nostra visione. È un evento che cresce di anno in anno, segno che la qualità artigianale e la passione per il bello continuano a conquistare il pubblico.»

I numeri dell’edizione 2024

·         5.000 + visitatori complessivi

·         2.500 panettoni venduti

·         225 uscite media (stampa, TV, radio, web)

·         34 maestri pasticcieri partecipanti

·         7 masterclass tematiche

·         50 panettoni donati a Caritas e Banco Alimentare (Zero Spreco)

·         30 ospiti media e 50 operatori professionali

Biglietti e Modalità di Partecipazione

L’ingresso all’evento offre diverse opzioni di biglietti che includono percorsi degustativi con assaggi di panettone e abbinamenti con vini selezionati, oltre a vantaggi esclusivi, come sconti sull’acquisto del Panettone.

La prevendita è già attiva, e gli appassionati possono assicurarsi un posto acquistando il biglietto online su https://www.postoriservato.it/showProductList.html?idOrganizers=227

Informazioni e Contatti

Per ulteriori dettagli sull’evento, sulle modalità di partecipazione e sugli orari delle degustazioni, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale o a seguire i nostri canali social.

Accreditamento per la Stampa

Le testate e i membri della stampa che desiderano accreditarsi per l’evento “Panettone d’Artista” possono farne richiesta inviando un’e-mail a: ass.erreerre@gmail.com 

Infoline: 338 565 5306 / 338 188 7787

Benvenuto Brunello 2025, la valutazione sugli assaggi dell’annata 2021 e della Riserva 2020

Un’annata a tre fasi – la 2021 – proposta durante l’anteprima Benvenuto Brunello 2025. Di sicuro le tenere sfumature della precedente, l’omogenea 2020, sono svanite di fronte alla potenza del frutto, considerando anche la condizione climatica decisamente più calda e asciutta.

Il Sangiovese di queste terre ha ancora un vantaggio in termini di cambiamento climatico, grazie ad un areale considerato nel complesso “fresco”, almeno secondo i dati confortanti del progetto “Brunello Forma”, il nuovo metodo di valutazione delle annate e del territorio.

A giocare dunque da protagonista negli assaggi alla cieca dei campioni proposti è stata la mano stilistica dell’uomo e le scelte in vendemmia. Quando hai tanta ricchezza, paradossalmente, le decisioni diventano ancora più delicate rispetto a vintage interlocutorie. Tre sono le considerazioni da fare:

  • chi ha optato per favorire la completa maturazione per vini di forza e spessore, con tannini decisi, sembra recuperare le antiche concezioni (anacronistiche) del recente passato.
  • chi ha lavorato in prevenzione, con il freno a mano tirato per evitare eccessi di alcool e struttura, ha però sacrificato una parte di quel volume di bocca che distingue i Brunello di Montalcino da altre espressioni toscane.
  • chi, invece, ha perseguito entrambi gli obbiettivi con saggezza ha ottenuto delle performance strepitose con dei picchi di assoluta bellezza, restituendo tutta la gioia del presente e del futuro.

Si resta comunque colpiti dalla qualità media in continua crescita e dalle dissonanze ormai ridotte a pochissimi casi. Un buon viatico in un momento di profonda trasformazione dell’intero comparto vitivinicolo italiano.

Le Riserva 2020 lasciano “l’amaro in bocca” con l’incognita sulla tenuta complessiva della tipologia e delle versioni sempre meno distinguibili dai Brunello entry level. La vintage, inoltre, ha dimostrato i propri limiti nella capacità evolutiva, per vini già pronti e di minore prospettiva.

Il panel degli assaggi era composto assieme al direttore Maurizio Valeriani, a Paolo Valentini e Franco Santini sempre della testata amica Vinodabere.

Migliori Assaggi Brunello di Montalcino 2021 (e qualche uscita ritardata del 2020)

Brunello di Montalcino Vignavecchia 2021 – San Polo Marilisa Allegrini

Brunello di Montalcino Lot.1 2020 – Col d’Orcia

Brunello di Montalcino 2021 – Fuligni

Brunello di Montalcino Piaggione 2021 – Salicutti

Brunello di Montalcino 2021 – Chiusa Grossa

Brunello di Montalcino 2021 – Gorelli Giuseppe

Brunello di Montalcino Podernovi 2021 – San Polo Marilisa Allegrini

Brunello di Montalcino Ugolaia 2020 – Lisini

Brunello di Montalcino Ciliegio 2021 – La Magia

Brunello di Montalcino 2021 – Cortonesi

Brunello di Montalcino 2021 – Sesti

Brunello di Montalcino Giuseppe Tassi 2021 – Tassi

Brunello di Montalcino 2021 – Renieri

Brunello di Montalcino 2021 – Corte dei Venti

Brunello di Montalcino 2021 – Patrizia Cencioni

Brunello di Montalcino Prètto 2021 – Giodo

Brunello di Montalcino 2021 – La Casaccia di Franceschi

Brunello di Montalcino Ofelio 2021 – Patrizia Cencioni

Brunello di Montalcino 2021 – Salicutti

Brunello di Montalcino Vigna del Lago 2021 – Val di Suga

Migliori Assaggi Brunello di Montalcino Riserva 2020

Brunello di Montalcino Riserva 2020 – Villa al Cortile

Brunello di Montalcino Riserva Phenomena 2020 – Sesti

Brunello di Montalcino Riserva Ugolforte 2020 – Tenuta San Giorgio

Brunello di Montalcino Riserva Donna Elena 2020 – Corte dei Venti

Brunello di Montalcino Riserva 2020 – La Palazzetta

Brunello di Montalcino Riserva 2020 –  Matè

Brunello di Montalcino Riserva Teatro 2020 – Salicutti

Brunello di Montalcino Riserva Vigna Spuntali 2020 – Val di Suga

Brunello di Montalcino Riserva Vigna Paganelli 2020 – Il Poggione

Brunello di Montalcino Riserva 2020 – Renieri

Derthona On Tour Roma 2025 – Timorasso: l’eco della pietra e la metamorfosi del talento

Dalla voce di Sandro Sangiorgi a Roma, un viaggio nella longevità e nell’anima dei Colli Tortonesi. Nella quiete colta del Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, in via dei Cerchi, luogo intriso di storia e cultura gastronomica, il tempo cambia passo.

Tra le volte antiche e il profumo di storia, la capitale ha accolto una tappa speciale di Derthona On Tour, evento interamente dedicato al Timorasso, il grande bianco piemontese che ha saputo riscattare una terra, trasformare l’ostinazione in splendore e affermarsi come simbolo di autenticità e longevità. Diciotto produttori delle Terre Derthona hanno presentato le loro migliori etichette, offrendo ai visitatori un viaggio sensoriale nel cuore dei Colli Tortonesi, là dove luce, roccia e vento si fondono in un’unica, antica armonia.

Organizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi in collaborazione con Vinòforum, l’evento non è soltanto una degustazione, ma una vera celebrazione della rinascita di un vitigno che ha ritrovato la propria voce. Il Timorasso, coltivato in quell’area di confine tra Liguria e Lombardia, è un vino che racconta la sua terra attraverso la struttura, la mineralità e un raro talento evolutivo. Ogni produttore, nel presentare il proprio Derthona, ha offerto una diversa lettura del territorio: la trama dei suoli, l’altitudine, la luce e le scelte di cantina hanno dato vita a un coro polifonico, dove ogni bottiglia è una nota distinta dello stesso canto.

Cuore pulsante della giornata è stata la masterclass “Derthona e il Timorasso – L’essenza di un bianco minerale e longevo”, condotta da Sandro Sangiorgi, fondatore di Porthos racconta e fra i più raffinati interpreti del linguaggio sensoriale del vino. Il suo approccio, intriso di umanità e visione, ha trasformato la degustazione in un’esperienza quasi mistica: un cammino di conoscenza e consapevolezza. Nel silenzio carico di presenze di un calice versato, Sangiorgi ha invitato i presenti ad ascoltare il vino, più che a giudicarlo.

“Un vino longevo non è quello che non cambia,” ha detto, “ma quello in cui il tempo ha lasciato traccia di sé.” La longevità, dunque, non come resistenza, ma come metamorfosi poetica: un dialogo fra materia, luce e memoria.

Sangiorgi ha ricordato il suo primo incontro con il Timorasso, nella primavera del 1998, come una rivelazione sentimentale e culturale. Dietro l’austerità di quel vitigno intuì una forza vitale capace di mutare, crescere e maturare, come un essere vivente che attraversa le stagioni della propria esistenza.
Il suo metodo di degustazione si fonda sull’azzeramento delle aspettative, sull’ascolto empatico e sull’accoglienza del vino nudo nel calice. È un invito alla sospensione del giudizio, alla delicatezza del gesto, alla disponibilità a percepire ciò che emerge dal silenzio. Così l’analisi sensoriale si fa atto poetico: non elenco di aromi, ma un’esperienza unitaria e meditativa, dove profumi, sapori e sensazioni si fondono in un linguaggio oltre le parole.

Le tre batterie della degustazione

Prima Batteria
Colli Tortonesi DOC Derthona Regina 2022 (Davico Stefano)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona “Bourg” 2022 (Az. Agricola Boveri Luigi)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona Riserva “Zerba Antica” 2022 (Cantine Volpi)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2021 (Sassaia)

Un quartetto di esploratori: vini coerenti e impeccabili, provenienti da vigneti giovani, ancora in cerca di una piena definizione. Freschezza e tensione li accomunano, con note di pietra focaia, erbe secche e scorza d’agrumi. Bocca vibrante, quasi tattile, e un finale salino, verticale, luminoso.

Seconda Batteria
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2021 (Cascina Giambolino)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Terre di Libarna “Archetipo” 2019 (Ezio Poggio Winery)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona “Origo” 2021 (Vigneti Repetto)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona “Lacrime del Bricco” 2017 (Vigneti Giacomo Boveri)

I primi due, Vini di convivialità e profondità, in cui la tensione cede il passo alla morbidezza; più gastronomici, invitano al dialogo. Gli ultimi si distinguono per la ricchezza aromatica e il timbro agrumato, vivo e tagliente.

Terza Batteria
Colli Tortonesi DOC Timorasso Biancornetto 2018 (Terre di Sarizzola)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2016 Bio (Cascina Gentile)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2016 (Claudio Mariotto)
Derthona “Costa del Vento” 2016 (Vigneti Massa)

Qui il tempo diventa protagonista. Emergono vini di grande complessità e respiro, con note di miele, idrocarburi, nocciola e pietra bagnata. Bocche stratificate, ampie, di profondità quasi “rossa”. Il Biancornetto 2018, definito “minore da scoprire”, ha suscitato curiosità per la sua schiettezza acerba e sincera. Il culmine si è raggiunto con Mariotto e Massa: vertici stilistici del Timorasso maturo, vini che non solo raccontano il territorio, ma ne diventano la voce più profonda, “tirando la volata” per tutto il Derthona.

La DOC Colli Tortonesi, estesa su circa 786 km², possiede una superficie vitata inferiore al 2%: un mosaico raro, dove geologia, storia e viticoltura si intrecciano. I suoli calcareo-argillosi donano ai vini struttura, spessore e mineralità, tratti distintivi del Timorasso.
Un tempo parte della Marca Obertenga, dominio dell’antico marchesato degli Obertenghi, questo lembo di Piemonte è oggi un crocevia di eccellenza, non più “terra di passaggio”, ma custode di identità.

Walter Massa, figura carismatica e visionaria, fu il primo a intuire il destino del vitigno. Negli anni in cui molti contadini abbandonavano la vite per il pesco, egli scelse di restare.

“Il nostro enologo è il sole,” amava dire, ricordando come la forza del Timorasso nasca dalla luce che modella la pietra. Oggi, grazie a lui e a una nuova generazione di vignaioli, il Tortonese è tornato a brillare. È in corso la revisione del disciplinare che riconoscerà ufficialmente Derthona come nome del Timorasso, restituendogli la radice storica dell’antica Dertona romana.

Accanto al Derthona classico, fioriscono nuovi progetti, come Terre di Palla, dedicato agli spumanti metodo classico di Timorasso: un’altra anima del vitigno, minerale e scintillante. Tra le uve rosse, la Barbera del Monleale si conferma vino di potenza e grazia, mentre la Freisa, vitigno antico e ribelle, trova qui un equilibrio di eleganza e autenticità.Derthona On Tour Roma 2025 è stato molto più di una vetrina: un momento di riflessione collettiva, un invito a riascoltare il tempo attraverso un calice.

Il Timorasso non è un vino da comprendere, ma da ascoltare: nelle sue vene scorre una “genetica della Madonna” – quell’intreccio di forza, grazia e mistero che solo i grandi vini custodiscono.
Oggi il Derthona è la voce di una terra riscattata, il simbolo di una libertà enologica piemontese ritrovata. Un canto minerale che, dai Colli Tortonesi, si leva con compostezza e splendore verso l’eternità del gusto.