Ad Afragola va in scena l’incontro tra tre grandi maestri pizzaioli (e due culture)

Raf Bonetta, Giuseppe Errichiello e Sasà Martucci protagonisti per Fusion Experience da Donna Margherita – vera pizza napoletana

Quando mondi culturali ed enogastronomici diversi si incontrano e si fondono, possono nascere esperienze di gusto che sorprendono. È quello che è successo con “Fusion Experience”, alla Pizzeria Donna Margherita di Afragola, dove Raf Bonetta, Peppe Errichiello e Sasà Martucci hanno portato in tavola alcune delle pizze che più li rappresentano, dando vita a un vero viaggio tra Napoli e il Giappone.

Tre percorsi diversi, tre modi di interpretare la pizza contemporanea, ma con una cosa in comune: la voglia di sperimentare senza perdere di vista la materia prima. C’è Peppe Errichiello, originario di Afragola, che da diciotto anni è protagonista della scena gastronomica giapponese. A Tokyo ha costruito una carriera internazionale che lo ha portato fino al primo posto nella classifica 50 Top Pizza Asia-Pacific 2026.

Accanto a lui Raf Bonetta, tra i protagonisti della pizza contemporanea napoletana, che nel corso della sua carriera ha collezionato importanti riconoscimenti, dai Tre Spicchi Gambero Rosso al premio Novità dell’Anno 2024 di 50 Top Pizza Italia, oltre ai numerosi premi legati alla ricerca sugli impasti.

E poi Sasà Martucci, anima de I Masanielli, da anni impegnato nella ricerca, nella valorizzazione del territorio e nella sostenibilità. Un percorso che gli è valso numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il 9° posto a 50 Top Pizza Italia 2026, il riconoscimento Forno Verde 2026 e i Tre Spicchi Gambero Rosso.

Tre nomi, tre storie e tre percorsi professionali differenti, che si incontrano intorno allo stesso tavolo, unendo la cultura gastronomica partenopea e quella giapponese con un solo scopo: presentare diverse versioni della pizza contemporanea in un percorso di degustazione che viaggia tra tecniche, ingredienti e idee a prima vista lontane, ma che sono capaci di fondersi in una cena in cui le materie prime sono le vere protagoniste della serata.

Peppe Errichiello ha aperto le danze presentando il suo BIGNÈ 2.0 — DAL GIAPPONE CON FURORE, con ricotta di Bufala al Tè Matcha, Tartare di Orata ai sentori di Shiso, Cremoso di Bufala e Caviale. Il matcha, tra gli ingredienti più in voga del momento, incontra la bufala campana e, sorprendentemente, si capiscono al primo assaggio. Errichiello porta l’Oriente nella tradizione campana senza stravolgerla, ma giocando con contrasti, profumi e consistenze.

Ed è proprio da qui che parte il viaggio della serata: ingredienti, culture e interpretazioni diverse che si incontrano nel piatto per accompagnare il visitatore in questo viaggio Napoli – Tokyo.

Si prosegue con ODE AL POMODORO di Sasà Martucci, che porta in tavola una vera esplosione di pomodoro, declinato in forme, consistenze e colori diversi. San Marzano DOP, datterini gialli e rossi, gel di ciliegini fermentati e crumble di pomodoro secco si incontrano, esaltandosi a vicenda, trasformando un ingrediente simbolo della cucina italiana in un piccolo viaggio nel gusto.

Poi arriva “EMILIA” di Raffaele Bonetta, una pizza che gioca sulla semplicità solo in apparenza. Croccante, con besciamella al latticello di bufala, zucchina dorata e fritta, prosciutto cotto di maiale grigio ardesia, provola, pepe e pecorino romano.

Un incontro di sapori decisi, dove la dolcezza della zucchina e la cremosità della bufala incontrano la parte più sapida e intensa degli altri ingredienti. Ma “Emilia” è soprattutto un tuffo nei ricordi: quelli della pizza della nonna (da qui l’omaggio del nome), fatta di pochi ingredienti e tanta cura, che nella sua semplicità riusciva a conquistare tutta la famiglia.

Il viaggio però non è finito, Peppe Errichiello continua a farci sognare con questo percorso gastronomico giappopartenopeo, e presenta “LE DUE CULTURE CHE SI INCONTRANO”.

Si parte da una base di fior di latte e zucchine alla scapece, quindi Napoli c’è e si sente. Poi arriva la sorpresa: bresaola di filetto Wagyu, marinata al sale, zucchero e spezie, con una maionese di ravanello bianco. A chiudere, i piccoli diamanti di mela Fuji, freschi e leggermente dolci. Un mix che lascia interdetti ad una prima lettura del menù, ma che all’assaggio funziona e anche molto.

Ci riporta in Campania Sasà Martucci con la pizza “5 FORMAGGI AI 4 LATTI”.

Mozzarella di Bufala DOP, formaggio stagionato di capra grattugiato, erborinato di vacca affinato all’arancia e crème fraîche, con il gel di agrumi a dare quella nota fresca che alleggerisce il tutto. E poi c’è il frollino al Pecorino Romano, insieme all’olio EVO Erre dell’Azienda Agricola Francesco Pepe.

Una pizza importante, dove gli agrumi fanno la loro parte e danno equilibrio alla parte più saporita e presente legata al protagonista assoluto di questa pizza: il FORMAGGIO.

Chiude la serata Raf Bonetta con UN DOLCE PADELLINO.

Un padellino al burro, ganache al siero di bufala e cioccolato bianco del Venezuela, mela annurca al forno, cannella e caramello salato. Un’esplosione di dolcezza che si scioglie in bocca. Impossibile non lasciarsi conquistare dal cioccolato, che si fonde alla perfezione con la morbidezza e la lievitazione dell’impasto del padellino.

La chiusura perfetta per questo viaggio, che ci insegna che con tecnica, materie prime d’eccellenza e uno studio attento delle contaminazioni la pizza può davvero parlare un linguaggio universale.

Napoli – A Palazzo Caracciolo l’arte invade gli spazi: Giordano Martone porta in scena “Composizioni”

Quando l’arte incontra l’alta hotellerie può succedere qualcosa di speciale: gli spazi iniziano a raccontare una storia e le opere entrano nelle sale, nei corridoi e nei cortili, diventando parte stessa dell’esperienza.

Perché l’arte, quando entra davvero in un luogo, non si limita a essere guardata. Si vive. È quello che accade a Palazzo Caracciolo a Napoli, dove dal 16 settembre al 16 novembre è protagonista “Composizioni”, la mostra di Giordano Martone, artista napoletano che ha fatto della ricerca la cifra più riconoscibile del proprio percorso.

E qui la parola “ricerca” non è utilizzata per caso. Martone, laureato in chimica e ricercatore universitario alla Federico II, si definisce infatti un “pittore ricercatore”. Una definizione che gli calza particolarmente bene: nella sua produzione convivono pittura, collage, scultura, assemblaggio e installazione, con una continua sperimentazione di materiali, cromie e linguaggi.

Un percorso iniziato da autodidatta e sviluppato negli anni attraverso numerose esposizioni personali e collettive, in Italia e all’estero, dalla Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Firenze alle esposizioni di Castel dell’Ovo, dal MIIT di Torino al PAN di Napoli, fino alla personale “La ricerca della ricerca” presentata nel 2022 all’Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia.

Ma è entrando negli spazi di Palazzo Caracciolo adibiti alla mostra, che questa ricerca assume una dimensione particolarmente interessante. Le opere di Martone non sono semplicemente appese alle pareti: hanno invaso la struttura.

Attraverso opere bidimensionali e tridimensionali, assemblaggi e installazioni, l’artista napoletano ha dato vita ad un percorso che parla della sua vita, ma che punta a raccontare la storia di tutti in una furia creativa che porta gruppi di opere diverse per stili, forme e contesti a dialogare con l’architettura storica di Palazzo Caracciolo.

Ed è qui che nasce la magia, il confronto-scontro tra ciò che appartiene alla storia e ciò che nasce dalla storia dell’artista in un continuo flusso di sperimentazione in chiave contemporanea. Esempio lamante di questa idea è l’opera STATINE, che parla della sua storia e della storia di molti in continua lotta con il colesterolo alto.   O le opere dedicate al Covid, in cui si il martello è simbolo dello stress mentale che tutti (nessuno escluso) hanno vissuto in quel periodo storico.

Ma il dialogo con il pubblico non si limita nel rimando ad esperienze di vissuto personale. Palazzo Caracciolo, con le sue mura, i suoi spazi e il soprattutto con il suo chiostro, diventa molto più di una semplice cornice espositiva. Diventa parte del racconto.

Ci ritroviamo cosi a vivere il chiostro di Palazzo Caracciolo, come un’opera in continuo divenire grazie all’installazione di “L’Albero delle Chiavi della Pace”.

L’idea è semplice e potente: un albero di ulivo, simbolo universale di pace, sul quale trovano posto una serie di chiavi appese che scendono come frutti, frutti di pace. Ma la vera novità è che gli avventori dello spazio possono contribuire al fluire dell’opera e del suo racconto, aggiungendo chiavi che sono pezzi e storie della loro vita.

E questo è un dettaglio che sposta il rapporto tra visitatore e artista. Non si entra soltanto per guardare, ma per lasciare qualcosa. Una chiave diventa così un piccolo gesto individuale che, sommato agli altri, costruisce un’opera collettiva. Una chiave dopo l’altra, l’albero si riempie di storie e di significati. Un gesto piccolo, ma con un messaggio potente: dialogo, condivisione e soprattutto pace.

Questa volta l’arte non si guarda soltanto: si vive. E si diventa parte di essa. In una città come Napoli, dove passato e contemporaneità si incontrano e scontrano continuamente, l’installazione assume un significato ancora più interessante: l’arte esce dalla dimensione della contemplazione e diventa partecipazione e in un contesto storico come quello di Palazzo Caracciolo, il tutto assume ancor più significato.

Un autunno di arte negli hotel

“Composizioni” si inserisce nel programma autunnale del Caracciolo Hospitality Group, che porta l’arte contemporanea negli spazi dell’ospitalità napoletana. Un progetto che coinvolge anche il de Bonart Naples con “Napolitudine” di Luigi Gentile e altri appuntamenti dedicati alla ricerca contemporanea.

Una scelta che racconta anche un modo diverso di intendere l’hotellerie: non soltanto camere, ristorazione e accoglienza, ma luoghi capaci di dialogare con la città e con chi la vive.

E in fondo Napoli è anche questo: una città che non ha mai avuto molta voglia di separare rigidamente le cose. Arte e vita, storia e contemporaneità, bellezza e quotidianità qui finiscono spesso per stare nella stessa stanza.

A Palazzo Caracciolo, questa volta, quella stanza è diventata una mostra.“Composizioni” di Giordano Martone sarà visitabile fino al 16 novembre 2026 a Palazzo Caracciolo, via Carbonara 112, Napoli.

I risultati di 50 Top Pizza World 2026: è vera crisi per i pizzaioli napoletani?

Ne avevamo già parlato durante le precedenti edizioni di 50 Top Pizza World, la guida alle migliori pizzerie del mondo con tanto di classifica attesissima ideata da Luciano Pignataro, Barbara Guerra e Albert Sapere.

Michele Pascarella dal suo Napoli on the road a Londra si aggiudica il primo posto in un podio assieme a Una pizza Napoletana a New York e Confine a Milano giunti rispettivamente secondi e terzi. Al Teatro Mercadante di Napoli è andato in scena l’atto conclusivo della guida di settore più prestigiosa al mondo; un risultato che vede indietro nei punteggi coloro che hanno trasmesso finora sapienza e cultura ai colleghi di tutto il globo e che adesso vedono Napoli in apparente crisi nel confronto finale.

Il dato rende però l’idea di una evoluzione costante, con una inequivocabile crescita dell’estero, anche se spesso le mani che lavorano gli impasti sono comunque italiane (per non dire partenopee). Ma è proprio fondamentale sviscerare le informazioni ottenute pensando ad una vera crisi del “sistema Napoli” tanto amato dai turisti?

A ben vedere disarma anche il resto della Top Ten, con in quarta posizione, ex aequo, I Masanielli di Francesco Martucci, a Caserta, e Seu Pizza Illuminati di Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo a Roma a rincuorare l’orgoglio italiano, “accerchiati” in quinta posizione ancora da un ex aequo con Pizzeria Sei di William Joo, a Los Angeles, e Tony’s Pizza Napoletana di Tony Gemignani, a San Francisco e sesta posizione per Leggera Pizza Napoletana di André Guidon, a San Paolo del Brasile. Settima posizione per RistoPizza by Napoli sta ca di Giuseppe Errichiello, a Tokyo. In ottava posizione, Baldoria di Ciro Cristiano, a Madrid. Al nono posto The Pizza Bar on 38th, guidata da Daniele Cason, a Tokyo e, a chiudere, il decimo posto Razza di Dan Richer, a Jersey City.

Pazienza per chi storcerà il naso, ma la globalizzazione è anche questa: il trasmettere le tradizioni senza poi rimpiangere il risultato sul campo. In fin dei conti, ciò che davvero importa è la lunga scia di soddisfazioni per gli operatori del settore e un indotto che non arresta i conti in positivo, mentre il mercato internazionale sta arretrando su molti dei beni consumo primari. Il vino ne è un fulgido esempio.

La vera competizione, a nostro avviso, resta sui fondamentali del gioco, quella pizza Margherita forse reinterpretata ancora dagli antichi Romani e che trova finalmente il luogo giusto anche oltre le Alpi, in posti impensabili. Un amore del passato recuperato a dispetto della contemporaneità eccessiva e di topping ingombranti ormai confinati in secondo piano.

I gusti dei clienti volgono nuovamente alla semplicità senza compromessi, a materie prime del territorio e alla qualità pure nel classico dei classici. 50 Top World non può che analizzare e raccontare una dualità di idee in bilico tra ciò che è stato e ciò che sarà, negli impasti, nei ripieni e nelle tecniche sempre più precise e avanzate. Tutto il resto sono chiacchiere da salotto.

Nel corso della serata sono stati assegnati anche i premi speciali dell’edizione 2026:

• Pizza Maker of the Year 2026 – Ferrarelle Award: Daniel Semrani di gigi’s, Sydney;

• Pizza of the Year 2026 – Latteria Sorrentina Award: “Pomodori” di QT Pizza Bar, San Paolo;

• Best Pasta Proposal 2026 – Pastificio Di Martino Award: Pasquale’s, South Kingstown;

• Best Cocktail List 2026 – Sei Bellissimi Award: Audace, New York;

• Made in Italy 2026 – Salumi Coati Award: Sapori Italiani U Taliana, Bratislava;

• Performance of the Year 2026 – Robo Award: Palazzo Petrucci Pizzeria, Napoli;

• Pizza Maker Mentor 2026 – Solania Award: Giulio Adriani di Slice & Pie, Washington;

• Best Marketing 2026 – Mammafiore Award: Baldoria, Madrid;

• One to Watch 2026 – Orlando Foods Award: Stretch Pizza, New York;

• Best Dessert List 2026 – Latteria San Salvatore Award: IMperfetto, Puteaux;

• Best Fried  Food 2026 – Il Fritturista – Oleificio Zucchi Award: 50 Kalò, Londra;

• Best Customer Satisfaction 2026 – Fedegroup Award: La Fenice, Pistoia;

• Green Oven 2026 – Goeldlin Award: Seba’s, Uvita;

Inoltre, sono stati consegnati attestati e riconoscimenti a persone ed organizzazioni che si sono distinte durante l’anno per il loro impegno nella valorizzazione della pizza: all’Associazione Pizzaiuoli Napoletani è stato conferito il riconoscimento per la Promozione della pizza napoletana in Italia e nel Mondo; Pasquale Telese e Francesco Conato, rispettivamente Presidente e Vicepresidente del Gruppo la Piccola Napoli, hanno ricevuto l’attestato per il Guinness World Records per la produzione e distribuzione di 12.000 pizze a scopo benefico; a Raffaele Biglietto, Direttore di TuttoPizza, è stato conferito il riconoscimento per la Promozione della cultura della pizza attraverso TuttoPizza.

Sono 36 i paesi presenti nella classifica mondiale 2026: prima l’Italia con 31 locali, seguita dagli Stati Uniti d’America con 22 e dal Brasile con 6. Le città più rappresentate sono New York con 7 locali, seguita da Napoli con 6 e San Paolo con 5.

Un ringraziamento speciale va ad Alessandra Farinelli per le foto allegate al presente articolo.

Louis Vuitton 38a America’s Cup ha annunciato Mulino Caputo some fornitore ufficiale dell’evento internazionale

Louis Vuitton 38a America’s Cup  ha annunciato che ha scelto Mulino Caputo, il produttore di farina napoletana più  riconosciuto a livello internazionale, con sede a San Giovanni a Teduccio (Napoli), come  Fornitore Ufficiale e Farina Ufficiale della Louis Vuitton 38a America’s Cup. Una conferenza stampa per annunciare la sponsorizzazione avrà luogo il 18 settembre alle ore 11:00 presso il Real Yacht Club Canottieri Savoia.

Questa partnership unisce due organizzazioni che nutrono un profondo rispetto per la tradizione, l’artigianalità e l’innovazione, ora che Napoli si prepara ad ospitare l’America’s Cup per la prima volta nei 175 anni di storia di questa competizione.

Fondata a Napoli nel 1924, la famiglia Caputo produce farina da oltre un secolo e oggi i suoi prodotti esclusivi sono utilizzati da pizzaioli, panettieri, pasticceri e nelle cucine professionali di tutto il mondo. Mantenendo uno stretto legame con il proprio patrimonio napoletano, Mulino Caputo è diventata sinonimo a livello internazionale dell’arte dell’autentica pizza napoletana.

Grazie a questa partnership, Mulino Caputo svolgerà un ruolo attivo durante tutto il programma della Louis Vuitton 38a America’s Cup a Napoli, portando i sapori, le tradizioni e l’ospitalità della città ospitante ai team, ai partner, agli ospiti e al pubblico internazionale che parteciperanno all’evento.

Marzio Perrelli, amministratore delegato di America’s Cup Partnership, ha accolto la partnership con queste parole: «Siamo lieti di dare il benvenuto a Mulino Caputo in qualità di Fornitore Ufficiale della Louis Vuitton 38a America’s Cup. Si tratta di una partnership davvero speciale poiché Caputo è profondamente legato a Napoli e alla sua cultura. Nel portare per la prima volta l’America’s Cup in questa straordinaria città, vogliamo che l’evento celebri non solo la vela di livello mondiale, ma anche il meglio di Napoli. Caputo ne è la perfetta rappresentazione».

Per Mulino Caputo, l’associazione con l’America’s Cup offre una piattaforma globale da cui mettere in mostra sia il patrimonio napoletano dell’azienda sia la straordinaria cultura culinaria della città.

Antimo Caputo, amministratore delegato di Mulino Caputo, ha aggiunto: «Per la nostra famiglia, vedere l’America’s Cup arrivare a Napoli è motivo di enorme orgoglio. Napoli è la nostra casa ed è stata al centro di tutto ciò che abbiamo fatto per oltre 100 anni. Diventare la Farina Ufficiale della Louis Vuitton 38a America’s Cup ci permette di dare il benvenuto al mondo nella nostra città attraverso una delle sue più grandi tradizioni: il cibo. L’America’s Cup rappresenta eccellenza, passione, innovazione e una ricerca incessante della perfezione, valori che noi di Mulino Caputo condividiamo profondamente. È davvero emozionante sostenere questo evento sportivo; in 175 anni di storia, siamo il primo mulino a diventare Fornitore Ufficiale.” Questa partnership crea inoltre un legame naturale tra due mondi molto diversi, uniti da una filosofia comune.

I team dell’America’s Cup perfezionano incessantemente le imbarcazioni, le vele e la tecnologia alla ricerca di miglioramenti marginali, mentre i mugnai di Caputo selezionano e miscelano con cura i cereali per produrre farine su misura che soddisfino le precise esigenze dei migliori pizzaioli e panettieri del mondo. Entrambi coniugano tradizione e tecnologia, esperienza e innovazione, artigianalità e prestazioni. Napoli sarà al centro del mondo della vela internazionale durante la Louis Vuitton 38a America’s Cup, che culminerà con l’America’s Cup Match a partire dal 10 luglio 2027. Prima di allora, la città ospiterà la Louis Vuitton Cup Challenger Selection Series e un programma di regate ed eventi che attireranno nel Golfo di Napoli team, tifosi e visitatori da tutto il mondo.

Con l’ingresso di Mulino Caputo nella Louis Vuitton 38a America’s Cup in qualità di Fornitore Ufficiale e Farina Ufficiale, uno dei prodotti più famosi di Napoli affiancherà uno dei trofei più storici dello sport internazionale.

Mulino Caputo

Fondato a Napoli nel 1924, Mulino Caputo è un mulino a conduzione familiare i cui prodotti vengono esportati in tutto il mondo. Guidata oggi dalla terza generazione della famiglia Caputo, l’azienda coniuga la tradizionale esperienza nella macinazione con moderne tecniche di produzione e un’attenta selezione delle materie prime. La farina Caputo è particolarmente rinomata nella comunità internazionale della pizza ed è strettamente associata all’autentica arte della pizza napoletana.

Cala Moresca a Bacoli, l’eleganza “a chilometro zero”

Nuovo corso per il ristorante Enigma del complesso turistico Cala Moresca sul promontorio della baia di Bacoli, luogo di vacanza noto sin dai tempi degli imperatori romani.

Un posto esclusivo sorto in uno dei piccoli paradisi della Campania, nel cuore dei Campi Flegrei, che in altri contesti avrebbe avuto la preferenza ad occhi chiusi del visitatore amante del lusso e che vede oggi un comprensorio in forte difficoltà non solo per causa del bradisismo.

Eppure riuscire a fare le cose con eleganza mantenendo una precisa identità è un compito non impossibile per chi sa vedere lontano, come i soci titolari Roberto Laringe e Alfredo Gisonno. Anzitutto con il “miracolo” gourmet chiamato Caracol, una stella Michelin capitanato da Angelo Carannante in cucina, che ha spiazzato l’idea stessa del grande resort destinato solo ai matrimoni ed eventi popolari da catering.

Enigma soddisfa invece le esigenze di una proposta più quotidiana e tradizionale, senza per questo dimenticare gusto ed eleganza sin dalla presentazione. Elemento chiave ricercato dai fratelli Raffaele e Michele Barbato che si affiancano ad Enzo Di Giovanni da poco rientrato in brigata. E poi le materie prime locali, indispensabili per mantenere vivo il contatto con la realtà a chilometro zero, come nelle cozze alla parmigiana anticipate dal classico pesto di cozze bacolese da utilizzare sui crostini come aperitivo. O i salumi di mare serviti affumicati con verdure fresche e salsine: salmone alla bietola rossa, ombrina al cavolo viola, ricciola al sentore di alghe marine, tonno alle erbette aromatiche. Uno spunto creativo riproposto in altre versioni rese celebri da Carannante nel fine dining serale.

Sfizioso il mini bun con prosciutto di tonno, caviale e peperoncino dolce del Perù. In sala Michele Somma consiglia con garbo l’abbinamento tra una carta vini in crescita con oltre 50 referenze. Un servizio quanto mai gradito da affiancare nella triologia di baccalà caprese con mozzarella, gambero in crosta orientale e granatina di ricciola su verdure grigliate.

«Quello che conta è l’autenticità – spiega Laringe – “Enigma” è quasi un ossimoro: il nome richiama qualcosa di misterioso, ma la nostra idea di cucina è estremamente riconoscibile. La fine tecnica degli chef si ritrova nei piatti tradizionali presentati in modo creativo. Si valorizza il piatto senza snaturarlo».

Limitare il numero massimo di coperti ad 80 sedute è già sinonimo di qualità, perché massificare nella confusione sacrificherebbe l’attenzione al dettaglio e all’ospite. Così il rombo alla mediterranea ripieno con patate arrosto e zucca alla brace è semplicemente squisito ed esalta il mediterraneo dal primo all’ultimo morso.

Quando si parla a vuoto del territorio senza sapere cosa sia esattamente, bisognerebbe fare una sosta da Cala Moresca a due passi da Capo Miseno e osservare in silenzio cullati da un panorama unico nel suo genere.

I Pastry Chef campani rileggono le caramelle d’infanzia: 4 proposte di comfort pâtisserie

Parte da Agerola, in alta Costiera amalfitana, e raggiunge Sorrento, in Penisola sorrentina, il desiderio di trasformare in dolci le caramelle dell’infazia.

Del resto, una recente ricerca realizzata da Unione Italiana Food testimonia che il 95% della popolazione adulta consuma regolarmente caramelle e il 61% dichiara di averne una preferita che, spesso, è la stessa che si è amata da bambini.

Sfruttando la forza evocativa dell’ “effetto Madeleine”, il fenomeno capace di evocare ricordi ed emozioni del passato grazie alla percezione di un odore o di un sapore, alcuni tra i più creativi Pastry Chef della ristorazione campana, su idea e suggerimento di Carmen Davolo e Daniela Marrapese, della Dieffe Comunicazione,  hanno trasformato le caramelle del cuore in esclusivi dessert al piatto.

Vediamoli.

Angelo Guarino, Pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora, ad Agerola, ha inaugurato il trend proponendo la sua versione della Rossana: una mousse con il gusto della caramella dal caratteristico incarto rosso rubino, completata da un cuore di passion fruit.

«Alla composizione tradizionale, ho voluto aggiungere una nota che dichiarasse la mia totale “passione” per questa caramella, che amo da quando ero bambino», ha dichiarato Guarino.

Ferdinando De Simone, pâtissier del Lorelei di Sorrento, ha creato “Srotola”, un omaggio alla iconica rotella al gusto di liquirizia, creata nel 1922 e protagonista, da sempre, di un rituale ludico che consiste nello srotolarla prima di addentarla.

Da questo gesto è nato il nome e dalla predilezione di Ferdinando per la liquirizia calabrese Amarelli la ricetta: una sablée ai limoni di Sorrento, con una morbida ganache al cioccolato bianco, meringa e liquirizia.

Al ristorante Il Buco di Sorrento, dove la pasticceria, affidata a un team tutto al femminile, è il risultato di un approccio corale, Marialaura Palumbo, Giusy Persico e Teresa Gargiulo hanno puntato alla rielaborazione delle Toffee, conosciute anche come Caramelle al Mou, le classiche di origine inglese a base di caramello bruno.

“La mia Alpenliebe” è una sablée alla nocciola, realizzato con farina Mulino Caputo, burro, uova e vaniglia, con un cuore di crema diplomatica al latte.

 Infine, Maria Varone, Pastry chef dell’Hilton Sorrento Palace, ha preso ispirazione dalla caramella al limone, creando “La mia infanzia: Cuore di lemon curd”.

Una sintesi equilibrata tra la freschezza del limone e la dolcezza del cioccolato bianco,  realizzata con succo e bucce grattugiate di limoni, rigorosamente sorrentini, burro e uova.

 I dessert nati da questo progetto sono ora disponibili nei rispettivi ristoranti campani: un invito a lasciarsi conquistare dalla dolcezza nata dalla confetteria e approdata all’alta pasticceria e capace di attraversare le generazioni.

Il POMO Fest torna a Nocera Inferiore con 2 weekend di eventi dal 10 al 13 e dal 17 al 20 settembre

Ospiti Errico Porzio, Gino Sorbillo, Peppe Di Napoli e tanti altri

Il POMO Fest torna a Nocera Inferiore. La seconda edizione del festival dedicato al pomodoro conferma ancora una volta la città di Nocera Inferiore come capitale italiana delle aziende conserviere. Dal 10 al 13 e dal 17 al 20 settembre, nel cuore della città nocerina, prenderà vita un grande evento diffuso che celebra il pomodoro, simbolo identitario dell’Agro nocerino sarnese, e della Campania e in generale, e riconosciuto come risorsa economica di valore mondiale.

 “Sono lieto di accogliere anche quest’anno a Nocera Inferiore il Pomo Fest, un evento centrale per valorizzare l’intera filiera del pomodoro e il lavoro straordinario delle aziende conserviere dell’Agro Nocerino-Sarnese. Questa iniziativa rappresenta una vetrina fondamentale per rafforzare la nostra identità territoriale, generare indotto turistico e promuovere la Campania come destinazione enogastronomica d’eccellenza. Benvenuti a tutti coloro che condivideranno con noi questa grande festa della nostra terra.” ha dichiarato il sindaco di Nocera Inferiore, l’avvocato Paolo De Maio.

Il progetto “POMO FEST” è promosso e realizzato dall’Associazione Pomo Fest – ETS, che annovera tra i propri soci fondatori Roberto Ruggiero, Gino Citarella, Antonio Grimaldi, Antonio Giaccoli, presidente dell’Accademia Nazionale Pizza DOC, Rosario Augusto e Roberto Jannelli dell’associazione Erre Erre Eventi.

“Essendo persone del territorio dell’Agro nocerino sarnese, siamo cresciuti praticamente circondati dal pomodoro e, girando tanto nel mondo, abbiamo visto e rivisto questo frutto in tutte le salse – ha affermato Roberto Ruggiero, presidente dell’Associazione Pomo Fest -– La scorsa edizione ha confermato la nostra intuizione, ovvero quella di Nocera Inferiore come capitale italiana delle aziende conserviere. Proprio per questo anche quest’anno abbiamo sentito il bisogno di organizzare questo eventoil Pomo Fest a Nocera Inferiore, luogo ideale dove poter valorizzare, sia a livello culinario che a livello culturale, questo splendido prodotto della nostra terra”.

Promosso dall’Associazione Pomo Fest con il sostegno del Comune di Nocera Inferiore con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Regione Campania e della Camera di Commercio di Salerno, il festival animerà per quattro giorni2 weekend consecutivi il centro della città nocerina con degustazioni, spettacoli, talk, masterclass e momenti culturali.

“Dopo i successi internazionali ottenuti dal Campionato Mondiale Pizza DOC e Pizza DOC Awards, e dai corsi tenuti in tutti il mondo con l’Accademia Nazionale Pizza DOC, il Pomo Fest è un ritorno a casa visto che tutto è partito proprio da Nocera – hanno affermato Vincenzo e Mena Giaccoli, le due anime dell’Accademia Nazionale Pizza DOC – Abbiamo voluto creare un evento che potesse valorizzare il territorio ed il suo prodotto tipico: il pomodoro. Speriamo di poter costruire un progetto che parte da Nocera Inferiore per arrivare nel resto d’Italia e del Mondo”.

Una seconda edizione particolare che sarà dedicata alla memoria del compianto Antonio Giaccoli, fondatore e presidente della Accademia Nazionale Pizza DOC scomparso prematuramente lo scorso mese di giugno. Originario di Nocera Superiore, Giaccoli con la sua Accademia era riuscito a creare un enorme progetto legato al Mondo Pizza, con sedi e corsi realizzati in tutto il mondo, e aveva deciso da subito di puntare sul progetto Pomo Fest per tornare a realizzare grandi eventi anche nella sua terra d’origine.

Proprio per questo sarà istituita una borsa di studio per giovani pizzaioli dedicata alla memoria di Antonio Giaccoli, il modo migliore per ricordare il Presidente dell’Accademia Nazionale Pizza DOC.

Non a caso, infatti, il progetto Pomo Fest vuole:

  • Valorizzare la filiera del pomodoro attraverso le aziende conserviere che da decenni rappresentano l’orgoglio dell’Agro Nocerino-Sarnese;
  • Offrire un’esperienza culturale e gastronomica che intrecci tradizione, innovazione, sostenibilità e inclusione sociale;
  • Consolidare l’identità territoriale, generare indotto turistico e promuovere la Campania come destinazione enogastronomica di eccellenza.

Ospiti d’eccezione saranno testimonial illustri del mondo della ristorazione campana e nazionale, come: il maestro pizzaiolo Gino Sorbillo, il maestro pizzaiolo Errico Porzio, il maestro pizzaiolo Fabio Di Giovanni della pizzeria Don Antonio 1970, il pasticciere napoletano Poppella, lo chef pescivendolo Peppe Di Napoli, i food influencer Peppe e Federica de Il mio viaggio a Napoli con le loro pizzerie, il food creator Ingordo della nocerina Bottega Paradiso, il maestro pizzaiolo Antonio Fiorillo di Lievita, la pizzeria I Borboni, le parigine di Cianò, le pizzerie nocerine Madison, Nasteat e Nuga, gli chef dell’hotel Due Torri di Maiori, gli chef del San Severino Park Hotel di Mercato San Severino e tanti altri ancora.

“Il nostro è progetto di valorizzazione di tutto il sistema conserviero ed in particolare del pomodoro, l’oro rosso dell’Agro nocerino sarnese – hanno precisato Rosario Augusto e Roberto Jannelli di Erre Erre Eventi – Quello che deve uscire fuori è il territorio della Valle del Sarno, le sue eccellenze ortofrutticole e quelle relative alle storiche aziende conserviere che trasformano i prodotti agricoli e mantengono in piedi l’economia della zona. Un progetto ambizioso che vuole raccontare questo pezzo di territorio campano che va dalla Valle Metelliana fino alle pendici del Vesuvio e farlo conoscere per tutta la sua bellezza”.

Cuore del Pomo Fest saranno le aziende conserviere, colonne portanti della filiera agroalimentare locale e non solo, come Solania, Ciao, De Clemente, Nobile, Petti, Rega, La Carmela, Sica, Fontanella, La Fiammante, Pomilia, La Rinascita. Un’adesione di straordinaria rilevanza che conferma la forza e l’unità del comparto conserviero campano, ambasciatore del pomodoro e del pomodoro San Marzano nel mondo. Il loro contributo testimonia la volontà condivisa di investire in un progetto di promozione territoriale che lega cibo, cultura e identità. Altri partner enogastronomici saranno: Martini; Birra Peroni – Nastro Azzurro; le farine di Molino Vigevano; i prodotti caseari di Podere dei Leoni; Pepsi; il Caffè Trucillo.

Partner della seconda edizione del POMO Fest saranno:i servizi di digital strategist di CIBOH; la comunicazione stampa e le pubbliche relazioni di BTL Prod; Grimaldi; NEXT; Sdm Service Di Senatore Domenico; Sky Edilagro srl; Aurora Cartoleria.

Partner Tecnici saranno gli abiti di lavoro di Divise & Divise, la legna professionale di Legna Caldo Pellett, i forni a legna di Reppuccia, il coordinamento e la comunicazione grafica di Dimensione Pubblicità, i servizi stampa di Testa Creativa.

Media partner ufficiale sarà Radio Base.

Il Pomo Fest prenderà vita nel cuore di Nocera Inferiore, ovvero piazza Diaz, piazza Amendola, via Matteotti e via Lanzara. Il percorso esperienziale prevede:

  • stand enogastronomici;
  • stand espositivi di aziende conserviere;
  • postazione con prodotti senza glutine e senza lattosio;
  • punti bar;
  • showcooking, masterclass e talk tematici.

Due weekend di eventi che colorerà di rosso tutta la città di Nocera Inferiore.

Vega Restaurant a Carinaro dal 14 settembre la nuova proposta Business Lunch e tante iniziative per festeggiare la fine dell’estate ed i sapori dell’autunno

Dal lunedì al venerdì la pausa pranzo diventa un’esperienza di gusto e salute al Vega Restaurant di Carinaro, con le raffinate idee dell’Executive Chef Agostino Malapena. Materie prime del territorio e cura nelle preparazioni, mantenendo intatta la filosofia dello stare comodi a tavola in famiglia. Il momento perfetto per affrontare il resto della giornata con nuove energie ed in totale relax.

Il business lunch, che si unisce alla classica scelta à la carte, prevede le proposte “Terra” fra tradizione, comfort e sapori; “Mare”, tra freschezza ed essenze mediterranee e ancora “Light Lunch”,  con insalatone, bufala, tonno, culatello o la “green protein”, una Caesar Salad rivisitata. Cucina contemporanea, un servizio attento e premuroso in un’atmosfera esclusiva e riservata con, su richiesta, anche pasti dietetici personalizzati in base ad ogni tipo di regime alimentare.

A cena il Vega Restaurant a Carinaro si trasforma in una location romantica dalle luci soffuse, per festeggiare insieme i giorni più lieti con una carta gourmet ricca di innovazione e tradizione e le numerose referenze della lista vini. Con la fine dell’estate e l’avvicinarsi dell’autunno poi, il calendario eventi prevederà il 25 settembre la serata party “Ciao Estate”, live show firmato da Ciro Corcione e il 16 ottobre “Sapori d’Autunno” dedicata alle primizie dell’orto e del bosco. La domenica di Mammà, infine, è la proposta aggiuntiva di ogni domenica per ricordare le ricette di casa tra ragù, genovese, parmigiana di melanzane e tanti altri cult della gastronomia partenopea.     

Vega Palace

Restaurant, Bistrot

Cafè, Pastries

Boutique Hotel

Viale della Logistica

Ed. Vega 1281030 Carinaro (CE)

La naturale ospitalità al DiAletti di Napoli

Tra locali a stampo e mode passeggere, la ristorazione vive spesso di grandi proclami e di identità artefatte, tra web reality e comunicazione preconfezionata. Diventa pertanto sempre più complicato trovare delle oasi ristorative che siano coerenti alla loro mission e che possano definirsi davvero autentiche.

Se l’autenticità procurasse lo stesso sollievo della frescura e doveste trovarvi nel rione Chiaia, probabilmente assumerebbe la forma di un vico adombrato, accarezzato dalla brezza marina proveniente dal Golfo di Napoli, e dal volto della naturale ospitalità di Giorgia.

Nel ventre un po’ nascosto di Chiaia, infatti, il vico Satriano raccoglie il lungo respiro del Mediterraneo e l’austerità di antichi palazzi in un’area di Napoli che è altrettanto centrale e autentica ma meno chiassosa e che ispira al riserbo e alla ricercatezza.

Proprio qui, al civico n.10, si trova il ristorante DiAletti, un vero ecosistema di cucina e vino naturale che, senza urla e proclami, sussurra e professa fermamente la sostenibilità e il rispetto per le comunità rurali che tengono insieme il territorio, impedendo l’erosione della biodiversità, delle tradizioni e di una materia prima che sa anzitutto di risorsa umana, si fa cibo sano, non merce da prendere comodamente allo scaffale, e quindi ingrediente trattato con rispetto.

Ebbene sì, DiAletti, aperto nel 2017, è una ventata di freschezza per la ristorazione e per i territori delle aree interne che guardano alla sostenibilità come a un valore irrinunciabile per condurre virtuosamente la produzione in campo e la pesca.

Qui, al vico Satriano, si fondono ospitalità genuina, cucina di terra, cucina marinara e vini artigianali, ma non è tutto: se l’ospitalità e la coerenza al manifesto etico sono la premessa irrinunciabile assieme alla proposta gastronomica, da DiAletti si può riscoprire quell’antroposofia praticata a tavola che riesce a far incontrare persone nuove, farle rallentare e uscire dalla loro comfort zone, per predisporsi al nuovo e a un piccolo viaggio di scoperta, finalizzato ad arricchire non soltanto il palato.

Se la triangolazione giusta a tavola è l’incontro tra cultura, edonismo ed emozioni, le pietanze qui sembrano essere fatte, oltre che per lo stomaco, per arricchire la mente e il cuore.

Galeotta è stata una cena-degustazione di altissimo rilievo in una serata estiva decisamente molto promettente e carica di aspettative, grazie anche alla presenza di Giulia Ghizzo, produttrice di vini artigianali, assieme a suo marito Alberto Lot, e a Federica Marigliano, architetto ceramista nonché fondatrice del brand “Deslow”.

La cena è iniziata proprio mettendo le mani in pasta, ma non in cucina, bensì durante un workshop di ceramica alla scoperta dei segreti dell’argilla bianca e di come il concetto di materico abbia a che fare con la tattilità e l’ancestrale desiderio di creare, tipico delle popolazioni mediterranee. L’interazione con la matericità plastica della ceramica ha visto, come anello di giunzione, il Fior De Lot e il terreno da cui nascono le uve di cui è fatto. Coinvolgente il racconto della produttrice dei vini, a partire dalla descrizione dei terreni, tra Veneto e Friuli Venezia-Giulia, e dalla scommessa di investire nei vitigni Piwi, come il Bronner e Prior, assieme allo storicissimo Glera. Infatti, la cantina di Alberto Lot ha sede a Sacile, in provincia di Pordenone, mentre i vigneti, tutti potati a doppio capovolto, si trovano poco distanti da Palù di Francenigo, in provincia di Treviso, lungo l’alto corso del fiume Livenza.

Il Fior De Lot 2024, da Bronner in purezza vinificato, senza alcuna filtrazione, ha inaugurato la serata, vincendo l’abbinamento con la pasta fritta ma, più di ogni altra cosa con l’acidità della frutta, svelando una complessità gusto-olfattiva e una persistenza ben oltre il concetto di vino frizzante.

La convivialità, presto raggiunta prima di sedersi a tavola, proprio grazie all’interazione dovuta alla precedente attività, ha reso possibile instaurare immediatamente l’atmosfera social che al DiaLetti è parte integrante del menu.

Se c’è un’altra cosa che viene assaporata, come l’ambiente, prima dell’arrivo delle portate, quella è la cucina a vista, incastonata in maniera millimetrica negli spazi del locale e da cui trapela un rigoroso senso dell’ordine, e il pane: la gratificazione del lievitato va ben oltre il piacere del calore e della fragranza dell’appena sfornato, incontrando la qualità di farine come ianculidda, carusedda e saragolla lucana, oltre ad altre varietà, provenienti da Caselle in Pittari, precisamente dal Mulino a pietra Monte Frumentario, della Cooperativa sociale Terra di Resilienza, condotta da Antonio Pellegrino. Un pane buono, evidentemente un pane di altri tempi, che svirgola dalla metrica del grado di abburattamento e dalla classificazione industriale, per mettere in tavola un alto grado di germe di grano, non senza le difficoltà di panificare una farina per niente addomesticata e malleabile come quelle largamente impiegate altrove.

Pane buono, olio extravergine di oliva buono e la benedizione di vassoi centrali colmi di zucchine tagliate alla julienne, fresche di campagna. Vassoi matericamente artistici, assieme ad alcuni altri elementi presenti a tavola…. di Federica, naturalmente.

Il primo, tra i piatti costituenti l’antipasto, è stata la tartara di pesce serra, con lattuga canasta, limone sotto sale e menta. Ci si potrebbe soffermare a lungo sulla mano gentile che è stata capace di mantenere vivo il sapore e la delicatezza del pescato agli altri ingredienti, sarebbe piuttosto facile, per quanto non banale e scontato, ma il punto è un altro; la lattuga canasta non è stata affatto impiegata come coreografia al piatto, bensì come ingrediente necessario a elevare la texture del piatto: essa è una varietà di insalata vigorosa, nata da un incrocio tra la Batavia e la Iceberg, particolarmente croccante, saporita e resistente al caldo.

Evidentemente sia in sala che in cucina, qui al DiAletti, sanno che la differenza è insita nelle piccole cose e che la semplicità nasconde dettagli fondamentali, ricerca e attenzione.

Un magnum di Filari Ginevra 2023 ha gratificato il palato ed esaltato la tendenza dolce del pesce azzurro: frutto di fermentazioni spontanee, macerazione sulle bucce per tre settimane, con nessuna chiarifica e nessuna filtrazione, ha restituito al piatto un ulteriore accento, giocato sulle note agrumate.

Il Baccalà fritto in pastella di lievito madre e patate, servito con crema di carote, in un gioco di morbidezza e croccantezza, evidenziava tutto lo spessore e il gusto del mussillo, accompagnato al Filari Ginevra 2024, così come il primo piatto di pasta fresca con sugo del pescato e polpa, con odori di stagione, al dente, di delicata aromaticità e dalla piacevole connotazione umami.

La monofagia, la noia del solito branzino e dell’orata, erano già state bandite con il pesce serra, a dimostrazione dell’attenzione alla stagionalità e alla sostenibilità della pesca, ma se non si fosse inteso già, ecco la sottolineatura: la parmigiana di raja, ergo di razza chiodata, quella presente nei nostri mari. Un mattoncino di golosa felicità e intensità gustativa con il sapore intenso del sugo ristretto di pomodoro San Marzano. Il maridaje è tutto giocato sulle bollicine del Fior De Lot 2022, stavolta però nella versione Metodo Classico, e i suoi nove mesi di affinamento sui lieviti.

I vini di Alberto Lot hanno dimostrato, anche grazie al valore rustico delle pratiche artigianali fuso all’eleganza, una grande duttilità di sposarsi con la cucina mediterranea, sia nell’abbinamento per portata che a tutto pasto. È con questa convinzione, che ha trovato assolutamente riscontro con la realtà, che il Filari Margherita 2019, da uve Bronnen macerate per tre settimane, quello nella bottiglia trasparente per intenderci, si è fatto piacere persino con il dessert: una sontuosa granita di limone.

Come fa una granita di limone ad essere definita sontuosa? Anzitutto perché fatta con il limone Sfusato della Costiera Amalfitana, assolutamente biologico e non trattato, in secondo luogo perché assiemato a una sua parte fermentata e, infine, perché capace di veicolare un concerto di riconoscimenti agrumati, tra cui il pompelmo e lo yuzu, con il giusto e delicato apporto di zuccheri, per niente strabordanti.

Il format autentico e originale di DiAletti si completa nella Spesa Naturale: una filiera cortissima dalla campagna alla città, che mette al centro i contadini che praticano agricoltura rigenerativa, rendendo disponibile la materia prima per tutti coloro che ne volessero far richiesta, come fosse un mercato della terra a portata di mano e un from farm to fork for the city proprio sotto casa. Insomma, è proprio vero: se un piatto o un vino hanno qualcosa da dire ce lo dicono in bocca e al DiAletti hanno decisamente tanto da raccontare, grazie alla gustosa convivialità e a una cucina matura, rispettosa della materia prima e coerente con il manifesto etico del locale, nel rispetto dell’ospite e del territorio.

È Emiliano Mancini l’executive chef chiamato a guidare L’Agrumeto Barbecue & More, ristorante immerso nel giardino del noto Hilton Sorrento Palace. 

Ad affiancare Mancini ci sarà lo chef Alessandro Fiorito.

Un indirizzo speciale, con i tavoli disposti all’ombra di un caratteristico pergolato sorrentino, ideale per riscoprire il fascino di quell’autentica Sorrento in cui gli agrumi inebriavano l’aria con il loro profumo. 

Prima ancora della bellezza del luogo e della frescura offerta dalle alberature, è la proposta gastronomica a catturare l’attenzione degli ospiti.

Il menu, ideato da Mancini, chef con trascorsi in noti ristoranti romani ed esperienze maturate in diverse strutture del gruppo, da Roma a Bologna, spazia tra portate di pesce fresco e  carni selezionate, esaltate dalla cucina a vista sulla griglia, e piatti legati alla stagionalità e al territorio, con una forte impronta vegetale.

Tra gli antipasti, la Terrina di patate sfoglie di patate alternate a Provolone del Monaco, tartufo estivo, coulis di pomodoro, polvere di limone bruciato e basilico fresco oppure la parmigiana di mare, con melanzane fritte e polipetti alla luciana.

Non mancano le pizze, in stile sorrentino, preparate con un impasto maturato e lievitato per 72 ore.

L’Executive Chef ha portato a Sorrento, da Roma, la sua amata pasta all’Amatriciana (rigatoni, guanciale di Amatrice, salsa di pomodoro e Pecorino Romano) che propone accanto ai più tradizionali Gnocchi alla sorrentina (Gnocchi di patate, salsa al pomodoro, fior di latte e cialda di Parmigiano Reggiano al basilico). I dolci sono realizzati dalla talentuosa pastry chef Maria Varone.

Si va al calare della sera, quando le luci sospese tra i limoni illuminano il giardino, creando un’atmosfera raccolta e suggestiva.

Orari e aperture

Apertura: Dalle ore 19 (cena)

Ultima seduta: Ore 22:30

Giorno di chiusura: Martedì