C’è vino senza alcool? Il Cilento si interroga nel confronto sul futuro del settore

Il convegno su “Vini dealcolati e naturali: le nuove tendenze”, il tema dei vini senza alcool ha polarizzato l’attenzione di esperti e addetti ai lavori, generando un caleidoscopio di riflessioni che meritano di essere ordinate e vagliate con acribia.

Il convegno, organizzato da FISAR Salerno, moderato da Raffaella D’Andrea, si è tenuto il 30 marzo 2025 al Next – ex Tabacchificio di Capaccio Paestum – con i relatori: l’Assessore all’Agricoltura Regione Campania Nicola Caputo, Massimo Setaro, Vincenzo Vitiello, Gaetano Prosperini, Michele D’Argenio, Enrica Cotarella, Antonio Napoli (AgroCepi).

Dopo i saluti iniziali di Augusto Notaroberto, delegato FiSAR Salerno, e di Angelo Coda, organizzatore dell’evento “Open Outdoor Experience”, si è parlato delle opportunità e delle potenzialità del territorio cilentano, ricco di storia e tradizioni vitivinicole, con Giuseppe Cuccurullo, Presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, e Carmine Farnetano, presidente del GAL.

Un nodo concettuale di primaria importanza, quasi un discrimine filosofico, ha riguardato la pertinenza della nomenclatura “vino” per designare un prodotto privo del suo intrinseco componente etilico. Con un interrogativo, che lambisce la semantica stessa della tradizione, Enrica Cotarella ha posto la questione se si possa ancora parlare di “vino” in senso lato per un prodotto che ha perso le connotazioni dell’anima fermentativa. In un’eco di prudente scetticismo, il Dottor Gaetano Prosperini ha propugnato una cautela definitoria, suggerendo l’adozione di locuzioni quali “bevande a base di vino”, in virtù della drastica alterazione della tessitura gustativa e della struttura che la dealcolizzazione inevitabilmente comporta.

Sul versante delle dinamiche commerciali si sono delineate prospettive sensibilmente distinte. Mentre l’Assessore all’Agricoltura (Regione Campania) Nicola Caputo ha stigmatizzato il tardivo approccio del comparto vitivinicolo nazionale rispetto a un trend globale in inarrestabile ascesa, paventando ripercussioni competitive per il vino tradizionale, Antonio Napoli (già sindacalista del settore) ha intravisto nei vini dealcolati un’inedita frontiera di opportunità commerciali, aprendo varchi verso mercati refrattari al consumo di bevande alcoliche per motivazioni culturali o religiose. Tale dicotomia di vedute riflette una tensione tra la salvaguardia di un’eredità secolare e l’imperativo di intercettare le mutevoli esigenze del mercato globale.

Le perplessità di ordine tecnico e qualitativo hanno rappresentato l’ulteriore fulcro del dibattito. Michele D’Argenio (Associazione Assoenologi), con la lucidità propria dell’enologo, ha dimostrato la complessità dei processi di dealcolizzazione quali la distillazione e l’osmosi inversa, evidenziando come tali manipolazioni possano compromettere l’armonia organolettica stessa del prodotto finale. Sollevata, inoltre, la questione della scarsa comunicazione sui livelli alcolemici associati a un consumo responsabile, sottolineando la necessità di sfide sostenibili legate a impianti produttivi diversi da quelli tradizionali.

Le implicazioni sul piano socio-sanitario hanno suscitato riflessioni di diversa natura: il dottor Prosperini ha ribadito la tossicità intrinseca dell’alcool, ammonendo sul rischio concreto di considerare il senza alcool una panacea contro l’alcolismo, richiamando l’attenzione sulla persistenza di condotte negative tra le giovani generazioni. Massimo Setaro, con un approccio più ancorato alla tradizione, ha espresso un’iniziale reticenza verso il tema, interrogandosi sulla natura effimera di tali tendenze e richiamando l’importanza di una consumazione consapevole e conviviale del vino tradizionale, dissociando l’abuso dalla nobile consuetudine del bere moderato.

Infine, l’Avvocato Vitello (Associazione Consumatori Certo Consumo) ha focalizzato l’attenzione sulla zona grigia normativa che ancora avvolge il settore dei vini dealcolati, generando incertezze sul fronte della tutela del consumatore, in particolare per quanto concerne l’etichettatura e la tracciabilità dei processi produttivi. Ha altresì rilevato l’attuale impossibilità per i vini dealcolati di fregiarsi delle prestigiose denominazioni di origine, un vulnus non trascurabile per la loro credibilità e riconoscibilità.

Persistono gli interrogativi sostanziali sulla identità, qualità e sul loro ruolo all’interno della secolare cultura del vino dei nuovi prodotti alcool-free. Forse la vera sfida non è adattare il vino a ogni cambiamento, ma capire cosa non debba cambiare per restare autentico.

“Destinazione Vesuvio” – Cerimonia di presentazione del Portale Vesuvio Way al Palazzo Mediceo ad Ottaviano

COMUNICATO STAMPA

Destinazione Vesuvio – presentato il portale Vesuvio Way a Palazzo Mediceo, Città di Ottaviano NA giovedì 3 aprile 2025 alle 18.30

La presentazione del progetto VesuvioWay, portale che unisce operatori del turismo e viaggiatori appassionati, per vivere la storia e la bellezza della provincia di Napoli attraverso percorsi ed esperienze autentiche, alla presenza dei maggiori esponenti del territorio.

Dalla collaborazione tra il Consorzio Tutela Vini Vesuvio e il Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo nasce il relativo Distretto Agroalimentare di Qualità (DAQ) che lancia il Portale Vesuvio Way: la risposta concreta alla domanda di turismo esperienziale per esplorare tutte le eccellenze territoriali.

Vesuvio Way intende porsi come strumento strategico e aggregante, una vetrina privilegiata su cui esporre il ricco ventaglio di itinerari alla scoperta dei luoghi, della storia, della cultura e del vino a partire del napoletano per aprirsi a tutta la regione Campania.
Una proposta di viaggio destinata al turista attento e alternativo, a chi ama la natura, a quanti preferiscono mete meno affollate alla continua ricerca del bello e del buono, del piatto genuino, della ricetta antica, della sapienza vitivinicola propria di queste terre.

La cerimonia di presentazione ha previsto i saluti di Biagio Simonetti, Sindaco di Ottaviano; Raffaele de Luca Presidente Parco Nazionale del Vesuvio e Cristina Leardi, Presidente Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio dopo l’introduzione di Ciro Giordano, Presidente Consorzio Tutela Vini Vesuvio e del DAQ il quale ha tenuto a sottolineare lo spirito di apertura e collaborazione di tutta la comunità e degli attori della regione Campania nel loro insieme, elementi fondamentali per il successo di questa iniziativa e non solo.

A seguire, si sono confrontati su “Il ruolo della motivazione nella scelta della destinazione dei viaggiatori contemporanei”: Marco Razzano, consigliere nazionaledell’Associazione Città del Vino – che già dagli anni ’80 punta alla valorizzazione del paesaggio – il quale auspica un coinvolgimento sempre maggiore dei giovani nel settore agricolo per nuovi sviluppi; dopo di lui, Maria Paola Sorrentino, presidente Movimento del Turismo del Vino Campania la quale ha sottolineato, tra le altre cose, che siamo tutti ospiti di un territorio, i turisti così come i promotori di un servizio, e come tali dobbiamo rispettarlo, consapevoli dell’unicità del territorio in cui operiamo. Infine Luciano Pignataro, noto giornalista professionista e scrittore ha ricordato gli esempi virtuosi di questo territorio e della Campania in generale per affrontare senza timori le sfide di questi tempi, appellandosi anche a un cambio di approccio alla comunicazione, ad esempio nel mondo del vino, affinché si possa arrivare prima e ancora meglio. Il confronto è stato moderato da Chiara Giorleo, giornalista e capo-panel Italia del concorso mondiale sull’enoturismo la quale ha tenuto ad aprire i lavori sottolineando la crucialità di un dialogo tra tutte le parti al fine di sfruttare al meglio l’enorme potenziale che l’accoglienza integrata offre per rispondere in modo strutturato ad una domanda sempre più complessa.

L’idea progetto VesuvioWay è stata presentata, con la solita professionalità, da Nicola Matarazzo, consigliere di amministrazione DAQ Vesuvio e coordinatore progetto Vesuvio Way prima della dimostrazione pratica di Gianluca Annunziata, gestione piattaforma digitale – Seed Media Agency.
Decisivo l’appoggio di Nicola Caputo, Assessore Agricoltura Regione Campania, il quale sottolinea la puntualità di un lancio del genere in un momento difficile come questo che ci trova uniti in una sinergia ancor più necessaria.

In tema di eccellenze territoriali, la presentazione si è conclusa con un percorso enogastronomico raffinato grazie alla preparazione dei piatti tipici preparati dai docenti e dagli studenti dell’Istituto Alberghiero “Luigi De’ Medici” di Ottaviano, con la partecipazione straordinaria dello Chef Domenico Iavarone, e una ricca proposta di Vini della Vesuvio DOP e IGP Pompeiano curata dall’AIS Vesuvio.

Vesuvio Consorzio Tutela Vini | Segreteria

Via Pomigliano, 6 | 80048 | Sant’ Anastasia (NA) | Italia

Fax/Ph. +39 081 5306951

www.vesuviodop.it |consorzio@vesuviodop.it

Premio EXTRABIO 2025 per gli Oli Biologici della Campania

Il 2 aprile si è svolta a Napoli, presso il Palazzo della Borsa Merci, la manifestazione dedicata al Premio EXTRABIO 2025 per gli Oli Biologici della Campania.

Giunto ormai alla XVI edizione, il Premio è nato dalla volontà di valorizzare gli oli extra vergini di oliva ottenuti da agricoltura biologica in Campania, fornendo ai consumatori un catalogo selezionato utile nell’effettuare scelte consapevoli.

Una splendida occasione per avvicinarsi al mondo degli oli extra vergini di qualità e spaziare tra i meravigliosi profumi e sapori provenienti da tutto il territorio regionale. Il catalogo quest’anno è particolarmente ricco con ben 53 oli selezionati tra i quali scegliere i più adatti alle proprie esigenze.

Si sono aggiudicati il premio come primi classificati per categoria:

• categoria fruttato leggero: Le Colline Lubrensi di Antonio Gargiulo, Massa Lubrense (NA)

• categoria fruttato medio: Benedetta Cipriano, Piedimonte Matese (CE) olio Koinè monovarietale di Tonda del Matese

• categoria fruttato intenso: Oleificio FAM, Venticano (AV), DOP Irpinia-Colline del’Ufita

Premio Biolabel (alla migliore etichetta): Az. Ag. Pipolo Antonio, olio Panerba, monovarietale di biancolella.

Gate20 – Burger Tour di Viaggia Quasi Gratis lancia il nuovo menù con un evento esclusivo

Un’idea food innovativa tutta a tema viaggio, dei giovanissimi Anthony e Nancy, founder del gruppo campano che comprende 7 agenzie di viaggi, 2 pub Gate20 Burger Tour, il Poetica Hotel e il tour operator SeiMondo.

Comunicato Stampa

Gate20 Burger Tour, la catena di ristoranti a tema viaggio spin-off del gruppo Viaggia Quasi Gratis, lancia il nuovo menù con un evento esclusivo con tanti ospiti, sponsor e special guest. Durante l’evento del 2 aprile sono stati presentati 3 corner tematici dedicati al settore food dei paesi America, Giappone e Messico, oltre a 2 nuovi dolci.

Gate 20 – Burger Tour è una catena di ristoranti specializzati nella vendita di piatti tipici provenienti da paesi differenti del mondo. Grazie al format che propone è capace di far viaggiare col palato chiunque in Campania desideri gustare portate food dell’estero. Il marchio Gate 20 – Burger Tour nasce a luglio 2024 a Napoli da un’idea innovativa dei giovanissimi Anthony Ventimiglia e Nancy Busiello (33 e 32 anni ciascuno), fondatori del gruppo Viaggia Quasi Gratis, con l’obiettivo di offrire esperienze culinarie di viaggio interattive e sostenibili per tutti.

Due ristoranti situati rispettivamente in Piazza Salvatore Lobianco 6, nel cuore del quartiere Rione Luzzatti a Napoli, e il secondo all’interno del Centro Commerciale MaxiMall Pompeii di Torre Annunziata. Questa sede si trova al secondo piano dell’area dedicata alla ristorazione, con affaccio sulla piazzetta dove avviene giornalmente lo spettacolo dinamico di fontane con luci e colori. L’evento, presentato in collaborazione con Radio Marte, che ha intrattenuto gli ospiti esterni, è stato sponsorizzato anche da tanti brand rilevanti tra cui: Il Cartaio GL One, MCL Srl, Macelleria D’Ausilio, Mr Foody, Horecapp e il Birrificio Okorei.

Il Gate 20 – Burger Tour offre un’esperienza culinaria unica, permettendo di scegliere piatti stranieri dal vasto menù o di optare per un percorso food personalizzato, ispirato alla destinazione preferita. Il tutto in un’ambientazione completamente tematizzata sul mondo dei viaggi e degli aeroporti. All’ingresso, i clienti vengono accolti con indicazioni come “Check-in”, “Partenze” e “Bagagli”, che contribuiscono a ricreare l’atmosfera di un terminal, offrendo un’esperienza immersiva a chi desidera assaporare piatti tipici intercontinentali senza lasciare la propria città.

Una volta accomodati nella propria “postazione di partenza”, i visitatori si trovano in un ambiente dal design studiato nei minimi dettagli: colori vivaci, elementi decorativi originali come maniglie simili a quelle dei bus e tavoli che riproducono i classici display informativi degli aeroporti, rendono l’esperienza ancora più coinvolgente.

Nel nuovo menù “intercontinentale” di Gate20 Burger Tour, sono state proposte alcune portate, direttamente realizzate grazie alla personale esperienza di viaggio dei founder Anthony e Nancy. Nel corner dedicato al Messico troviamo:

● Chili Mex crispy: Triangoli di mais, ripieni di chili tex-mex, accompagnati da salsa hot messicana.

● Taco shells: Croccanti tacos di mais ripieni di insalata, chili con carne, pollo grigliato e salsa yogurt.

● Salmon Mex Pop: Pop corn di salmone in panatura croccante, accompagnato da nachos, guacamole e salsa messicana. Con il corner dedicato al paese Giappone, invece, sono stati proposti:

● Asiatic Chicken Karage: Pollo marinato alla soya in tempura, accompagnato da maionese Ponzu e alga wakame.

● Osaka: Pane Bao al vapore, salmone affumicato, insalata, avocado, cipolla crispy e salsa teriyaki.

● Oriente: Insalata verde, pomodorini, salmone pop crispy, cipolla croccante, maionese jappo, mandorle tostate, salsa teriyaki.

Con il corner America, gli ospiti dell’evento esclusivo hanno provato:

● Avocado Bacon Smash: un Potato bun con patty smashed, cheddar, bacon, salsa BBQ e avocado fresco, accompagnato da salsa al pepe rosa e lime.

● Philly CheeseSteak: Panino lungo, straccetti di manzo con formaggio fuso, funghi champignon e cipolla crispy.

● Brisket sandwich: Punta di petto di manzo marinata e cotta al bbq, tra due fette di pane tostate al burro e salsa di senape al miele, accompagnato da insalata coleslaw e patate con buccia.

La proposta di Gate20 Burger Tour permette di viaggiare per il mondo attraverso un semplice pasto. Dalla Spagna alla Grecia, Stati Uniti, Giappone, Marocco, l’obiettivo del format di ristorazione è quello di ampliare e differenziare sempre più l’offerta culinaria internazionale, grazie alla costante ricerca di nuovi piatti tipici intercontinentali.

I due titolari di Gate20 Burger Tour Anthony Ventimiglia e Nancy Busiello viaggiano per il mondo scoprendo nuove realtà culinarie, dunque riportando ciò che hanno provato in una determinata destinazione nei ristoranti Gate20 Burger Tour.

Tra le nuove proposte dolci troviamo:

● Lotus Cheese Cake: dolce con biscotto Lotus, servito con caramello salato e panna.

● Crumbl Cookies: Biscotto al burro americano con gocce di cioccolato al latte, topping di nutella e confetti colorati.

L’obiettivo dell’evento di Gate20 Burger Tour di lanciare il nuovo menù e di creare un format innovativo ha avuto un gran successo. I due ristoranti saranno ben lieti di accogliere tutti coloro che vorranno fare un viaggio culinario senza dover uscire dalla Campania.

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Lo chef Marianna Vitale a Casa Lerario: il Sannio ospita i Campi Flegrei

Per l’ultimo appuntamento della rassegna A pranzo con lo chef, Pietro Lerario, patron di Casa Lerario a Melizzano (BN), ha ospitato Marianna Vitale, chef del ristorante Sud a Quarto Flegreo.

Nato nel 2009, primo ristorante nei Campi Flegrei ad essere insignito nel 2011 di una Stella Michelin, Sud offre una cucina di mare contemporanea con forti contaminazioni della tradizione e utilizzo di ingredienti territoriali pur non sempre convenzionali. Come gli anemoni di mare che Marianna ha scoperto durante un’immersione e introdotto in alcune delle sue ricette.

Cucina di carattere quella della chef Vitale; nella sua trasferta sannita ha proposto alcuni piatti signature registrando il tutto esaurito per oltre cento coperti.

Ad accompagnare il percorso di degustazione, i vini dell’azienda Cautiero, piccola realtà a conduzione biologica di Frasso Telesino, versante sud-ovest del Taburno, con una produzione media di circa 20 mila bottiglie l’anno. Fulvio Cautiero e la moglie Imma Cropano ci hanno raccontato le etichette e la loro avventura enologica – fatta anche di sperimentazione –  nata ex-novo nel 2002, con la prima vendemmia nel 2007.

Cifra stilistica l’abbinamento tra gli ingredienti iconici usati in cucina Sud con i prodotti di Casa Lerario.

L’evoluzione del ragù a Napoli è l’entrée sfiziosa che presenta in quattro consistenze diverse, corrispondenti a quattro fasi di cottura diverse, la salsa usata per il più celebre sugo partenopeo: dall’ora zero della passata cruda fino alla densa concentrazione delle ore dodici, attraverso intervalli di quattro ore. Il risultato è una piccola tavolozza di quattro sfumature di rosso, da degustare prima singolarmente, per cogliere diverse consistenze e gradi di acidità, e poi in un’unica cucchiaiata per apprezzare la sinfonia di sapori.

Forse non tutti sanno che le ostriche in epoca romana erano coltivate nell’area flegrea: Marziale e Giovenale parlano delle pregiate bivalve del Lago Lucrino, mentre è a Ferdinando IV di Borbone, nella seconda metà del XVIII secolo, che dobbiamo il ripristino di questa coltura nel salmastro Lago Fusaro. È invece recente l’interesse che sta riportando nei Campi Flegrei la coltivazione di questo mollusco, che entra quindi di diritto nel menù di Marianna. Nella sua versione alla brace, con tequila alla vaniglia e fragole, diventa un originale amuse-bouche, in cui la forte tendenza sapido-iodata del mollusco viene ingentilita e domata.

Èggàs Falanghina frizzante IGT Campania 2022 ha accompagnato i primi due piatti. Vendemmia 2022 per l’80% Falanghina e il resto suddiviso tra Fiano e Greco, fa macerazione sulle bucce per quattro giorni e rifermenta in bottiglia. Non chiarificato per scelta, ha sentori di mela verde e biancospino, dal sorso fresco e intrigante con chiusura amaricante tipica della mandorla fresca, che ben si abbina alle prime due proposte a tavola.

La pasta non poteva mancare nel menù di Marianna Vitale. Gli spaghettoni anemoni di mare, carciofi e limone, concentrato di gusto e inaspettata ricercatezza, omaggiano il limone, ingrediente così caro a Marianna. Infatti il bistrot da lei aperto nel 2022 all’interno di Villa Avellino a Pozzuoli si chiama proprio Mar Limone – Bar, Cucina & Acidità. Una pennellata cremosa ed il giro di forchetta completo nel piatto ci conquista subito, per il connubio tra tendenza dolce e acidula misto all’intensità persistente e minerale delle alghe, accompagnate dalla bevuta voluminosa di Fois Falanghina IGT Campania 2023, dai sentori succosi di pera e albicocca con vena agrumata.

La polpessa alghe e scarole è l’ultima portata prima della chiusura, ancora una volta tributo al mare elevato all’ennesima potenza, abbinata con Piedirosso IGT Campania 2020, dalla beva snella e non impegnativa. Fulvio ci racconta delle difficoltà – ben note ai viticoltori campani – sia nella coltivazione che nella vinificazione del Piedirosso. L’annata che degustiamo è ancora completamente fermentata e affinata in acciaio, ma Fulvio anticipa per i prossimi millesimi l’utilizzo di anfora marchio Tava.

Il dolce è uno dei classici dello chef: crostatina meringata, arancia e cioccolato. In abbinamento il Liquore Fondente ai Cinque Sensi di Alma de Lux, servito nel micro bicchiere al cioccolato: un bonbòn liquido al gusto di cannella, arancia, mandarino e peperoncino che accompagna fino all’ultimo morso e suggella il termine della degustazione con finale di bocca asciutto e pulito.

CASA LERARIO

Contrada Laura 6

82030 Melizzano (BN)

Ristorante SUD

Via Santissima Pietro e Paolo 8 80010 Quarto (NA)

Sentieri Beneventani: “Saporì”, la pizza diventa esperienza

Comunicato Stampa

Prosegue il viaggio tra le eccellenze gastronomiche con il secondo appuntamento del ciclo di eventi “Saporì: la pizza diventa esperienza”. La serata “Sentieri Beneventani” si terrà il 27 marzo 2025, a partire dalle ore 20.00, presso la pizzeria Saporì Pizza e Qualcos’altro, situata all’interno del prestigioso complesso alberghiero del Grand Hotel Angiolieri a Seiano.

L’evento offrirà un percorso degustativo esclusivo, mettendo al centro i sapori autentici del Beneventano attraverso la combinazione di pizze stagionali primaverili e prodotti d’eccellenza.

Partner della serata saranno la Macelleria Cillo, rinomata per la qualità delle sue carni selezionate con cura e lavorate nel rispetto della tradizione, il Birrificio Bonavena le cui birre accompagneranno le creazioni gastronomiche e il distributore Partenocraft.

Il menù della serata nasce dalla collaborazione tra il maestro pizzaiolo Fernando Speranza, della pizzeria Saporì, e lo chef Fabrizio De Simone, del ristorante L’Accanto, segnalato dalla guida Michelin e anch’esso parte del Grand Hotel Angiolieri.

Antipasto
Arancino con piselli e carciofi, guarnito con pancetta croccante in abbinamento a Match (DDH Pale Ale)

Pizze in degustazione

Fritta e ripassata gamberi, battuto di lardo, limone salato e borragine in abbinamento a Boxeo (Ipa)

Misto fiordilatte e provola, prosciutto cotto, finocchi spadellati al Pernod, pecorino e puntarelle croccanti in abbinamento a Blood (Bock)

Misto Fiordilatte e provola, würstel glassati con salsa di soia, schiacciata di patata invecchiata e salsa verde in abbinamento a Knuckle (Pils)

Pizza in pala con pulled pork, cavolo rosso fermentato, uvetta idratata con aceto di lamponi e blu di pecora in abbinamento a Floyd (Stout)

Dolce Gelato con mela annurca, albicocca Pellecchiella e biscotto alla nocciola

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Don Carlo, l’amaro alle erbe che sfida la gastronomia

Se siete stanchi di cercare l’abbinamento perfetto, ecco arrivare serate originali in cui divertirsi con la fantasia in cucina. Novella Talamo, ufficio stampa dell’azienda Don Carlo, è riuscita nell’intento di proporre alla stampa un’idea innovativa con l’evento Taste Don Carlo “Very distinguished night”.

La cucina del Black Pearl a Campagna, ristorante – pub – braceria di Carmine Cacciottolo ha proposto una ricca serie di finger food, molti dei quali realizzati con Amaro Don Carlo. La fabbrica di liquori nasce ad Eboli nel 1994. dal lavoro e dall’impegno di Carlo Gargiulo e della moglie Angela Caliendo che da anni selezionano e propongono con competenza e passione prodotti di qualità nella attività storica di famiglia, l’Enoteca Gargiulo a Eboli.

La sfida dei coniugi non è stata affatto semplice, sia per la visione pionieristica nel selezionare personalmente erbe mediterranee, spezie e vari ingredienti che Madre Natura poteva offrire sul territorio, sia per gli investimenti economici che hanno dato, col tempo, occasione di lavoro a tante famiglie proponendo un prodotto unico e ricercato.

Poi, come accade in tutte le favole a lieto fine, la svolta è avvenuta per coincidenze fortuite, legate al lavoro incessante e alla voglia di emergere in un settore spesso inflazionato. Il merito ed il sacrificio alla fine pagano sempre, anche al Sud Italia dove la politica e le raccomandazioni hanno dettato regole e successi imprenditoriali. Spesso dalle rapide ascese e declini osservabili nei tanti stabilimenti e opifici chiusi, dagli (im)prenditori fuggiti con il bottino tra le mani, destinato invece a fornitori e lavoranti.

Carlo ed Angela sono sempre lì da dove hanno iniziato; non hanno potuto contare se non sulle proprie forze, con spirito di abnegazione e volontà di ricerca. Fermarsi, nel senso di accontentarsi o arrendersi davanti agli ostacoli, è un verbo che non hai mai trovato albergo nel loro animo.

Tanti i premi e i riconoscimenti ottenuti nel corso del tempo. Nel 2016 è stato tagliato il traguardo
dei 50 anni di attività dell’Enoteca Gargiulo con l’ingresso di Amaro Don Carlo nel Golosario, la
Guida di Paolo Massobrio. A gennaio 2020, in pieno periodo Covid, c’è stata la premiazione all’International Taste Awards con il Bronze Award. Per due anni consecutivi, 2022 e 2023, Amaro Don Carlo ha ottenuto la Grand Gold al Frankfurt International Trophy.

Sia nel 2023 che nel 2024 è stato assegnato ad Amaro Don Carlo The Wine Hunter Spirits Award
al Merano Wine Festival. Il 2024, poi, segna l’anno dei massimi riconoscimenti con il premio di Merano, appunto, e il Gold Award al Women’s International Trophy, al Concours International de Lyon e al Campania Food Awards. Nel 2025, nell’ambito degli Italy Food Awards, è stata assegnata a Gargiulo Coloniali la Menzione Speciale categoria Liquorifici per Amaro Don Carlo.

Nel corso del tempo le etichette hanno subìto una evoluzione pur conservando un sapore vintage. Grazie al contributo del grafico Mario Cavallaro e dell’illustratrice Valentina Grilli si è giunti all’etichetta attuale: la Macchina a Vapore a rappresentare il passato, le proprie origini. La bicicletta il presente di Carlo e Angela, prosecutori dell’attività di famiglia e la mongolfiera il futuro con i figli Antonio e Rosario.

Questa nuova etichetta è stata lanciata contemporaneamente all’introduzione di un cambiamento nella formula: un abbassamento del livello di zucchero per consentire un’ulteriore
valorizzazione delle potenzialità di profumo e gusto. Immaginare l’amaro come facile componente della mixology per cocktail e altre ricette non apporterebbe quindi nulla di nuovo ad uno scenario ormai consueto.

Perché, allora, non prendere spunto dai tanti ristoranti gourmet, che da tempo hanno introdotto nei piatti e negli abbinamenti un concetto fusion molto stimolante? Riduzioni d’amaro, perle liquide, gelatine e salse destrutturate e dealcolate, dove vengono conservate le fragranze officinali del liquore. A patto e condizioni di trovare la giusta quadra nei contrasti tra i vari caratteri in gioco.

Tratto dal menù degustazione della serata, abbiamo apprezzato il tentativo di rivisitare l’arancino allo zafferano con riduzione di Amaro Don Carlo e champignon tritati, così come il carpaccio di Black Angus su carciofi croccanti e burro alla nocciola e il Nighiri fritto con burrata e perle di Amaro Don Carlo.

In chiusura colomba al Don Carlo e cioccolatini ripieni di ganache al cioccolato, entrambi i dessert preparati dal pasticciere Angelo Grippa di Eboli, serviti con Amaro Don Carlo Chocolate. La nuova frontiera dell’assaggio è stata finalmente varcata. In Campania.

Bacoli: Aguglia raddoppia tra Osteria di Mare ed Enoteca Brilla

Alessandro Costigliola ha un coraggio da leone per aver creduto fortemente in un territorio ricco di bellezza e altrettante asperità paesaggistiche. Siamo a Bacoli, sulla Marina Grande in un piccolo golfo marino dai colori tenui e patinati di un dipinto di Rembrandt.

Immersi nella quiete invernale, prima della calca festaiola d’estate, sembra di essere cullati dal silenzio intervallato dall’eterno sciabordio delle onde del mare e da quel vento di salsedine che predispone all’idea della tavola, accompagnati da una valida proposta di cucina di mare.

Alessandro con la sua Aguglia – Osteria di Mare è uno dei tanti autodidatta che ha deciso di cambiare la propria vita inseguendo il sogno di una gastronomia di qualità. Non poteva scendere a compromessi per evitare di veder sacrificato ogni impegno, diventando l’ennesimo improvvisato sulla scena dei ristoranti campani.

E di pari passo la carta dei vini doveva essere intrigante, originale e selezionata nell’etichette, differenti dai listoni dei rivenditori. Meno comfort zone e maggior accettazione del rischio d’impresa, offrendo ricette e rivisitazioni di piatti tipici, senza temere il giudizio di chi considera un sacrilegio toccare il “grande classico”.

Considerare il cibo come l’opera d’arte, nato dalle mani talentuose e dalla fantasia del proprio autore, significa rispetto anzitutto per le materie prime, per le contaminazioni e gli influssi positivi presi come spunto da altre mentalità fuori regione. “Dal km zero al km buono” afferma Costigliola fin dai tempi del Tuna, la precedente esperienza vissuta nel porticciolo bacolese.

Vale così per il saporito crostino e pesto di cozze, cromaticamente suadente, dal sapore concentrato di mitili in sauté. Contemporanea la tartare di orata con frutto della passione e ananas, accompagnata da una appagante tartare di tonno, crostini aromatizzati, aria di pomodoro e pesto di basilico e dal sashimi di pesce con erba cipollina, pomodorini e olive, costituenti il pilastro del “Non Menù”, 7/8 assaggi a tema libero in cui variare gli ingredienti volta per volta sulla base del pescato di stagione.

Dal crudo al caldo con gli antipasti composti da bracioletta di mare, salsiccia di tonno e friarielli con riduzione di aglianico, seppia con vellutata di piselli e guanciale croccante. Quei ricordi ricercati della trattoria di una volta, nella serenità di un prodotto fresco, abbattuto come da legge e cotto alla perfezione, seguendo tecniche moderne che ne amplificano aromi e gusto.

Prima del dolce il nuovo ingresso dedicato al mese del Carnevale: la lasagna di mare (strati di pasta fresca liscia, besciamella, mozzarella, parmigiano reggiano,leccia, ricciola e cefalo, su crema di basilico e fumetto di pesce). Gradevole l’insieme, magari pensando in futuro ad alzare l’asticella con un ragù ristretto di mare in futuro o altre sorprese ad effetto.

Cinque elementi di brigata in cucina, con a capo Francesco Fevola, possono essere il giusto brainstorming, dal pane e lievitati fino al dessert di chiusura. Come il TiramiSud, ad esempio, con ricotta di bufala e caffè. Scomposizione efficace della storica ricetta conosciuta in tutto il mondo.



I saluti di commiato avvengono tra gli spazi dell’Enoteca Brilla, che funge anche da cantina di Aguglia, con alcune chicche italiane ed estere tra le oltre 700 presenze degne della visita in un luogo incantevole e pieno di energia. Si nota dal bradisismo con cui gli abitanti convivono da sempre, si ravvisa nelle pietanze e nei calici di Alessandro Costigliola e del suo staff.

Aversa: Pasticceria Biagio Martinelli, bontà dolci e salate

Giovane e talentuoso pasticciere di Aversa, Biagio Martinelli si è fatto conoscere per le nuove proposte dell’indiscussa regina di Aversa, la Polacca Classica, rivisitata nelle versioni Rustica e con Mela Annurca.

Vari i riconoscimenti assegnati negli ultimi anni da riviste specializzate. Nel 2021 è stato definito miglior pasticciere dalla Guida “Mangia & Bevi” de “Il Mattino” di Napoli; nel 2022 ha fatto il suo ingresso nella sezione Giovani Lievitisti dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano. Per la quattordicesima edizione della Guida “Pasticcieri & Pasticcerie” del Gambero Rosso gli sono stati attribuiti punteggi elevati a due sue torte e la sede storica di Via Paolo Riverso è menzionata nella guida “Bar & Pasticcerie”.

Figlio d’arte, lo scorso 19 febbraio, in occasione di una cena organizzata nei locali del suo nuovo laboratorio di pasticceria, aperto nel giugno 2024 in via Enrico Fermi 25 ad Aversa, ho avuto il piacere di conoscerlo e constatare che nei suoi occhi c’è ancora quell’entusiasmo iniziale e quella passione nata fin da piccolo, quando si aggirava tra i locali della pasticceria del padre e dello zio, storici pasticcieri di Aversa.

Biagio tiene a precisare che non intende assolutamente rinunciare alle proprie radici: la sua è una proposta innovativa, pur sempre legata alle tradizioni. Nei nuovi locali, con cinquanta coperti disponibili all’interno e circa trenta all’esterno, si è preferito concentrare tutta la produzione.

Un ambiente sobrio ed essenziale, dove recarsi per un aperitivo o per gustare una proposta varia tra primi e secondi scelti giorno per giorno per una pausa lavorativa di gusto. La proposta di pasticceria salata è stata oggetto della cena a cui ho avuto il piacere di partecipare. Un menù studiato per degustare creazioni appaganti, abbinate ad un calice di buon vino o a un cocktail dalla sua ampia drink list.

Equilibrato il “Maritozzo salato”, con il contrasto tra la sofficità della brioche e la texture del ripieno, e “Danubio”, esaltato a sua volta dalla piacevole aromaticità dell’agrume e l’affumicato del prosciutto cotto. Ho scelto un “Negroni Sbagliato”… ma perfetto in accompagnamento!

Altra citazione la merita il “Macaron”, per la composta unione tra tendenza dolce e sapidità del cremoso, e lo “Scarpariello”, preparato con scialatiello fresco (mai provato prima in abbinamento a questa ricetta storica e popolare), mantecato con ragù napoletano e cremoso al formaggio, rifinito poi su salsa al basilico. Da natio di Ercolano, cresciuto all’ombra dei pomodorini del Piennolo, è stata un’eccezionale ricetta di recupero.

La “Polacca rustica”, non poteva mancare; mi ha colpito la leggerezza della crema pasticcera salata (ma non troppo); la sapidità era data sia dal “Provolone del Monaco” che dal “Salame di maialino nero casertano”. Aggiungo un ulteriore nota di merito a Biagio per aver potuto scegliere un buon calice di spumante metodo classico da Asprinio di Aversa. Un esempio da seguire.

Quando tutto sembra volgere al termine, come nelle migliori occasioni, Martinelli tira fuori dal cilindro la sorpresa che non t’aspetti: con i suoi collaboratori organizza uno show-cooking per deliziarci con zeppoline da friggere e guarnire al momento. Una piacevole condivisione dove il maestro pasticciere è lì a spiegarti tutto per filo e ingrediente. Raggiunta la giusta temperatura dell’olio, ecco la manualità di Biagio all’opera: con paletta e sac à poche, le cala una ad una nell’olio bollente e le frigge. Pochi minuti ed eccole pronte per essere farcite di crema, anche nel cuore, e farcite di amarene.

Un’esperienza gustativa emozionante per il palato; avrei voluto assaggiare tante altre cose, come a volte si fa quando si è a casa senza freni e inibizioni. Perché, in fondo, è così che Biagio Martinelli mi ha fatto sentire.

Carbonè Meat House: a Palma Campania l’idea di macelleria gastro-gourmet dei fratelli Carbone

Di bracerie se ne trovano tante in giro. L’idea stessa venne sdoganata nei primi anni del nuovo millennio, quando cominciarono a comparire, in Campania, i primi locali pienamente organizzati per offrire selezioni di carni italiane ed estere, lontani dal concetto di trattoria con piatto al centro e commensali ad allungare la forchetta, per dividersi porzioni spesso cotte oltre ogni misura.

Adesso in braceria si entra con i guanti di velluto, accompagnati ai tavoli arredati con gusto moderno, da ragazzi professionali, che offrono competenza negli abbinamenti tra cibo e vino e servizio premuroso e rapido. Niente tovaglie a quadrettoni, niente bicchieri tozzi e larghi, ogni ingrediente al posto giusto e continua ricerca della qualità. Giocoforza anche i prezzi si sono adeguati al rialzo e sentire nostalgia per i pranzi economici, crapuloni e smodati dove tutto era lecito non solo è anacronistico, ma persino poco salutare.

Da Carbonè Meat House a Palma Campania (NA), l’attività di macellai – in arte dialettale detti “chianchieri” – dei fratelli Mario e Pietro Carbone ha fatto pienamente i conti con la contemporaneità del mercato e con il concetto di economia sostenibile. «La filosofia che guida la selezione delle nostre carni – spiega Mario – prevede solo ed esclusivamente animali allevati in maniera naturale, rispettosa del loro benessere e dell’ambiente. Ciò significa che proponiamo innanzitutto carne di qualità, proveniente da allevamenti virtuosi, oltre a metodi di cottura che ne esaltano i sapori. Un modo per educare i clienti a scegliere correttamente anche per il consumo casalingo».

Il banco dei salumi e formaggi predispone in maniera positiva alla cena, con quel senso di familiarità dal carattere intimistico simile all’ingresso nelle antiche salumerie e drogherie di un tempo. A voler essere pignoli, una maggior scelta di prodotti locali, eccellenti al pari se non meglio delle blasonate norcinerie umbro-toscane, potrebbe essere la sfida per il futuro. Il chilometro zero ha sempre un proprio fascino ed è l’eccezione che conferma la regola quando i Carbone propongono le loro selezionatissime carni da filiera controllata.

Il resto lo fanno i consigli e le storie sui prodotti, i tempi di cottura e gli abbinamenti: «Semplicità e attenzione, sono le nostre parole d’ordine – commenta Pietro – e questo si ritrova nel modo di grigliare: un po’ di sale e il gioco è fatto, e massima cura del cliente, che viene coccolato dall’arrivo nel nostro locale al commiato». 

Alla brace c’è Mario, al banco Pietro, in sala i bravissimi Raffaella D’Ambrosio e Alfredo Falciano, diretti da Gina Memmolo, moglie di Mario. In cucina gli chef Luigi Guarna e Michele Langella ad ampliare l’offerta gastronomica con alcune ricette tipiche dell’entroterra locale.

La tartare carbonè di manzetta piemontese, con salsa di nocciole, capperi fiore, pepe nero e senape di Digione ha carattere e spinta, da dosare con cura nelle parti speziate. Il carpaccio carbonè con salsa al caciocavallo podolico, pomodorini semi-dry, insalata riccia è delicatissimo, così come la Porter House di Manzetta Beneventana, filetto e controfiletto da 40 giorni di frollatura.

Finale su Galiziana dal grasso marcatamente saporito e ricco di Omega 3, a sconfessare il vecchio tabù del grasso animale dannoso per la salute. Ovviamente vale il saggio motto latino del cum grano salis: tutto fa bene, alle giuste misure.

La carta dei vini conta circa 450 etichette; costruita intorno ai rossi, vanta interessanti incursioni di referenze naturali e champagne di cui, a breve, Raffaella prenderà le redini da aspirante sommelier. Ultima nota a margine la scelta fondamentale del legno utilizzato per la brace. Quanto più neutro possibile per non rovinare gli aspetti organolettici della carne. Da Carbonè Meat House si utilizza unicamente legno di leccio… e tanto amore.

Carbonè Meat House
Via Trieste, 147 – Palma Campania
aperto lun., mart., giov., ven. 19:30-23
sab. e dom. 12:30 – 15, 19:30-23
mercoledì chiuso
tel. 08118280407