AIS Campania protagonista anche quest’anno a Merano WineFestival

La squadra di sommelier con il presidente Tommaso Luongo presente all’evento

Sono 10 i sommelier guidati dal presidente AIS Campania Tommaso Luongo presenti durante uno degli eventi internazionali più ambiti nel settore enogastronomico: Merano WineFestival 2025. Curata dal patron Helmuth Köcher, The WineHunter, la manifestazione aprirà i battenti dal 7 all’11 novembre con le consuete iniziative culturali dove cibo e vino diventano i protagonisti assoluti.

Show cooking, degustazioni e abbinamenti tematici saranno a cura di Tommaso Luongo e di Franco De Luca, referente didattica AIS Campania. Da venerdì 7 a lunedì 10 novembre nella Gourmet Arena – Campania Gourmet – l’evento “Leopardi a Tavola”, il progetto che intreccia cultura, cucina e identità, rendendo omaggio alla figura di Giacomo Leopardi attraverso i sapori della tradizione partenopea. Nel cuore della Gourmet Arena, il maestro Antonio Tubelli, custode della memoria gastronomica napoletana, darà vita a un percorso di cucina e racconto, accompagnato dagli chef Lino Scarallo e Peppe Aversa, e dalle interpretazioni contemporanee di grandi protagonisti della ristorazione campana e non solo: Umberto De Martino, Tiziano Palatucci, Alberto Toè, Angelo D’Amico, Pasquale Tarallo e Carlo Scutiero.

Immancabili le masterclass esclusive come quella di venerdì 7 novembre 2025 dalle ore 13 alle 14 presso la Sala 40 del Kurhaus di Merano condotta da Tommaso Luongo, Dante Stefano Del Vecchio e Luciano D’Aponte, che accompagneranno il pubblico in un percorso di analisi e riflessione sull’evoluzione enologica della regione, tra innovazione tecnica, valorizzazione dei vitigni autoctoni e affermazione sui mercati internazionali.

Soddisfazione nelle parole di Tommaso Luongo, presidente di AIS Campania: «Ancora una volta siamo accanto ai produttori vitivinicoli, ai ristoratori e a tutti gli appassionati del vasto mondo enogastronomico. Fondamentale la dimostrazione del corretto abbinamento tra cibo e vino, nella cornice storica di “Leopardi a Tavola”, ma altrettanto importante dimostrare che lo scorrere del tempo ha i suoi benefici nei nostri straordinari bianchi, un patrimonio da valorizzare nel mondo. Grazie ancora alla nostra squadra che ha aderito in maniera compatta, tra sommelier e delegati provinciali, per coadiuvare al meglio la buona riuscita di un evento unico nel panorama italiano come Merano WineFestival».

La Campania del vino parteciperà infatti con un progetto corale di valorizzazione e promozione del territorio: “Campania Wines”. Ancora una volta, quattro consorzi di tutela si presenteranno insieme nello spazio esclusivo Casa Campania, un luogo di incontro, degustazione e racconto dedicato alla qualità e alla ricchezza enologica della regione. Capofila dell’iniziativa è il Sannio Consorzio Tutela Vini, in qualità di soggetto mandatario dell’ATS “Campania.Wine”, costituita insieme al Consorzio Tutela Vini Vesuvio, al Consorzio Vita Salernum Vites e a VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta. Con il supporto di Maria Grazia De Luca, delegata AIS Benevento; Pietro Iadicicco delegato AIS Caserta e dei sommelier AIS Campania.

Il programma completo di “Leopardi a Tavola”

Venerdì 7 novembre 2025
• h 11.00 – Antonio Tubelli, storico e cuoco della cucina napoletana – Napoli
• h 13.30 – Tiziano Palatucci e Alberto Toè – Castel Badia Dolomiti, Bolzano
• h 16.00 – Carlo Scutiero – La Smorfia, Merano
Sabato 8 novembre 2025
• h 11.00 – Tiziano Palatucci e Alberto Toè – Castel Badia Dolomiti, Bolzano
• h 13.00 – Nina Gabuldani (Ristorante Georgiano Aisi, Roma) e Misha Avsajanishvili – Omaggio alla cucina della Georgia
• h 15.30 – Carlo Scutiero – La Smorfia, Merano
Domenica 9 novembre 2025
• h 12.00 – Antonio Tubelli, storico e cuoco della cucina napoletana
• h 15.00 – Lino Scarallo e Peppe Aversa
• h 16.30 – Pasquale Tarallo – Ristorante Paisà, Agnone Cilento
Lunedì 10 novembre 2025
• h 11.00 – Angelo D’Amico – Locanda Radici, Melizzano (Benevento)
• h 13.00 – 16.00 – Jam session gastronomica con Lino Scarallo, Peppe Aversa e Umberto De Martino

La selezione di prestigio dei vini in degustazione nell’evento “Master Class Campania”

Quintodecimo – Grande Cuvée Luigi Moio 2020

I Favati – Fiano Pietramara etichetta bianca DOCG 2018

Di Meo – Fiano DOCG Alessandra Riserva 2015

Feudi di San Gregorio – Goleto Greco di Tufo Riserva DOCG 2019

Cantine Marisa Cuomo – Fiorduva 2020

Fontanavecchia – Facetus Taburno Falanghina del Sannio DOP 2015

Villa Matilde – Vigna Caracci, Falerno del Massico DOP Bianco 2018

Cantine Antonio Mazzella – Vigna del Lume Biancolella DOP 2021

Mastroberardino – Stilèma Greco di Tufo Riserva 2019

Info: stampa@aiscampania.it

Si avvicina alle battute finali il progetto solidale “Pizza, una questione di famiglia” di Enzo Coccia

L’iniziativa del pizzaiolo Enzo Coccia a favore dell’associazione S.O.S. Sostenitori Ospedale Santobono ETS, uno degli enti che sostiene lo storico ospedale pediatrico di Napoli.

Cibo, vino e solidarietà nello stesso format. Organizzato dalla sensibilità di Enzo Coccia e dei figli Andrea e Marco per aiutare l’ente che raccoglie fondi per realizzare progetti dedicati ai piccoli pazienti, garantendo cure all’avanguardia e ambienti di degenza più accoglienti sia per i bambini che per le famiglie che li accompagnano, il progetto è giunto alla fase finale con l’ultimo appuntamento previsto per il 10 novembre presso La Notizia 94 a Napoli.

Prima di Pierluigi Police, della pizzeria ‘O Scugnizzo di Arezzo con il figlio Gennaro è il momento del racconto della serata straordinaria del 13 ottobre con Attilio Bachetti, Pizzeria Da Attilio alla Pignasecca, con il figlio Mario. Ognuno dei tre appuntamenti ha visto infatti la partecipazione anche delle nuove leve della gastronomia partenopea a cominciare dal 29 settembre con Ciro Oliva di Concettina ai Tre Santi e papà Antonio.

Indispensabile l’apporto di linfa giovane per il disco di pasta lievitato più conosciuto al mondo, anche se l’occhio saggio dei genitori non può che indirizzare nella maniera giusta il talento dei ragazzi. Gli impasti si alternano tra diretti e con utilizzo di biga o pre-fermenti, ma è nei topping che si rivela tutta la grinta e le contaminazioni tanto in voga oggigiorno.

Mario, l’erede di Attilio Bachetti della pizzeria Da Attilio alla Pignasecca, ha colpito nel segno con la pizza “profumi d’autunno” con crema di finocchio, aglio nero, fiordilatte di Agerola, pan grattato croccante, finocchietto fresco e pepe nero. L’esperienza da uomo di partita imparata allo storico gourmet Del Cambio di Torino fa la differenza, anche nella proposizione dei dolci, articolati e diversi dalle consuete proposte.

Apertura con il Caseficio il Casolare di Alvignano di Mimmo La Vecchia e le sue ricottine di bufala, mozzarelle gustose e formaggi freschi o stagionati che rappresentano la forza di un intero areale nel cuore del casertano. Ne abbiamo già parlato su 20Italie con l’articolo riguardante il territorio del Matese: un giorno in Alta Campania alla ricerca del nostro “Vecchio West”.

Enzo Coccia si esalta nella “sua” Margherita con pomodoro San Marzano, fior di latte di Agerola, formaggio Grana Padano grattugiato, olio extravergine d’oliva e basilico unica e saporita nel suoe genere. A riguardo il celebre pizzaiolo, da poco promosso sommelier ad honorem dal presidente di A.I.S. Campania Tommaso Luongo, esprime così la propria soddisfazione: «Non esistono segreti per fare una pizza di qualità. Esistono tecniche e tradizioni da unire. Gli ingredienti contano, ma un artigiano deve saper lavorare con testa, cuore e mani».

Chiude l’ospite d’onore Attilio Bachetti, in parziale discontinuità rispetto al discorso precedente, esaltando invece gli unici protagonisti per un impasto perfetto: farina bianca, acqua e lievito. Poco importa chi ha davvero ragione, l’unica cosa che conta è il successo di pubblico per una iniziativa che fa bene al cuore e al palato.

Diana Beltrán e la dispensa della cucina messicana

Nel pentolone del tempo si leva un profumo. Il viaggio attraverso gli elementi primordiali, le spezie, la terra e il fuoco, due oceani, le foreste verdi, l’agave blu e il pozole che riempie l’aria. Il mais, dono sacro, macinato con cura, diventa tortilla tonda come la pancia del mondo, letto di gioia per carne, pesce, verdure e salse che danzano insieme in un’armonia di gusto, e dal sapore della Natura.

Il piccante del chili un bacio ardente e vivo; il coriandolo fresco, un’onda che risveglia l’anima. Il fumo del comal, un abbraccio caldo, forte e la vita che si celebra tra riso e fagioli, cacao e canti di gente. Ogni piatto un racconto, una storia da ascoltare, dalle feste di piazza, ai gesti quotidiani. Un inno alla vita, un sapore che incanta, nel cuore del Messico, ogni giorno è una festa.

Non è per nulla semplice cercare di descrivere una cultura millenaria come quella del Messico, dalla complessità antropologica e gastronomica, in un solo pezzo: le sue fondamenta sono gettate sulle straordinarie civiltà precolombiane, come i Maya, gli Aztechi e i Teotihuacani, le quali hanno lasciato a testimonianza siti archeologici come le Piramidi del Sole e della Luna, Chichén Itzá e Tulum, a dimostrazione della loro grande ingegnosità e spiritualità nel rispetto delle leggi della natura.

Tale retaggio e ricchezza storica si manifestano anche in tradizioni dal grande appeal popolare, come ad esempio il Día de Muertos: una ricorrenza che celebra i defunti e onora le radici indigene al tempo stesso, con influenze che restano comunque caratterizzanti dell’identità messicana; durante la celebrazione i messicani offrono ai defunti i loro piatti preferiti, spesso accompagnati dall’atole, una bevanda calda a base di mais, cannella e zucchero di canna. La varietà dei piatti tipici messicani, la ricchezza in termini di valori proteici e sali minerali, sociale e culturale della cucina messicana, è il motivo fondante della decisione da parte dell’Unesco di dichiararla, nel 2010, patrimonio dell’umanità.

Oltre al bellissimo tricolore, una delle cose che unisce e identifica per certi versi l’Italia e il Messico, è proprio la tradizione gastronomica: la cucina messicana e la cucina italiana non esistono, nella misura in cui le similitudini stanno proprio nel fatto che l’identità culinaria e la cultura gastronomica dei due Paesi, in relazioni diplomatiche e scambi bilaterali da oltre 150 anni, sono l’insieme delle reciproche cucine regionali, veri e propri Stati nel caso del Messico, che ne compongono un grande mosaico in termini di cultura, sfumature folkloristiche e sapori incredibili.

Diana Beltrán, la Cucina del Messico in Italia e nel Mondo

Si è trasferita in Italia da quando aveva 19 anni, decidendo di restare per l’amore della sua vita. Da qui ha viaggiato attraverso la gastronomia italiana e ne conosce le diverse sfumature regionali. Originaria dello Stato di Guerrero, precisamente di Acapulco, Diana Beltrán è una cuoca straordinaria che promuove da sempre la più autentica cucina messicana sia nel nostro Paese che in Città del Vaticano.

La sua è una storia fondata sulla necessità e al tempo stesso sulla passione, grazie alla quale si è sempre contraddistinta, facendo prevalere le sue radici e l’importanza di mostrare al mondo l’arte culinaria messicana e la sua grande vocazione ad essere, di diritto, parte della cucina internazionale.

Diana si è dedicata sin da piccola alla cucina, come ricordano le sue parole:

Il mio incontro con gli aromi e i sapori della cucina è iniziato da bambina, perché mia nonna era cuoca di un imprenditore e io vivevo in mezzo a quegli aromi. Ho un aneddoto d’infanzia: quando arrivavamo in paese, mia nonna aveva una di quelle vecchie cucine, tutte fatte di argilla, con un grande comal. Una donna arrivava con l’impasto appena macinato e nixtamalizzato e ci preparava le tortillas. Adoravo mangiarle solo con il sale. Ho imparato da mia nonna. È stata mia mentore e per me la cucina è stata le ali per volare. Grazie alla cucina, oggi sono Diana Beltrán e mi ha dato molte soddisfazioni“.

È molto apprezzata anche nel nostro Paese, dove ha aperto il suo primo ristorante venticinque anni fa, richiedendo sempre che gli ingredienti provenissero dalla Madrepatria e imparando l’arte dell’arrangiarsi. Creativa, volitiva, ingegnosa e lavoratrice ancora oggi Diana è sempre in prima linea per gli eventi ufficiali presso l’Ambasciata del Messico in Italia e per la Camera del Turismo del Messico, curando in prima persona tutte le preparazioni. È stata invitata diverse volte a Masterchef, come giudice internazionale, e ha svolto diverse masterclass per Gambero Rosso, fino ad ottenere un prestigioso premio da parte del governo messicano: il Premio Ohtli, ottenuto per la sua pedissequa promozione della cultura messicana all’Estero.

Proprietaria di celebri ristoranti capitolini come La Cucaracha e El Tiburon, Diana è affiancata oggi da suo figlio Gianluca Marinelli che presiede alle operazioni digitali dei suoi ristoranti, lasciandola concentrata sulla promozione della cucina di pesce messicana, ancora oggi poco conosciuta in Italia e che tanto rappresenta Guerrero.

Oltre ad aver cucinato per il Papa emerito Benedetto XVI, continua a preparare i suoi manicaretti per le centinaia di persone che visitano il Vaticano il tradizionale Presepe ogni anno, per non parlare delle celebrità tra attori cinematografici, letterati, cardinali, politici e calciatori che, provenienti dall’Italia e dal mondo, siedono alla sua tavola. Ama tantissimo dell’Italia il pane, la pizza e la pasta e i pomodorini dolci, come tutte le sfumature di pomodoro che il nostro Paese ha da offrire del resto.

Tra i piatti messicani in cui più si identifica Diana menziona le enchiladas verdes: è un piatto che va servito nelle tortillas di mais e che richiede piccoli pomodori verdi di origine messicana, a cui vanno aggiunti pollo, coriandolo, peperoncino, cipolla e molto altro.

La Cucina Messicana è Patrimonio Unesco

La cucina tradizionale messicana è un modello culturale completo che comprende l’agricoltura, le pratiche rituali, le abilità secolari, le tecniche culinarie e le usanze e i modi ancestrali della comunità. È resa possibile dalla partecipazione collettiva all’intera catena alimentare tradizionale: dalla semina e dalla raccolta, alla cottura e al consumo.”

Questo è quanto l’Unesco ha asserito nell’inserire la cucina messicana tra i patrimoni immateriali dell’Unesco.

Ovviamente, gli ingredienti più caratterizzanti alla base della cucina messicana, così come la descrissero i conquistadores quando approdarono sulle coste del Messico nel 1519, sono il mais, i fagioli e il peperoncino: questi elementi costituivano la colonna portante della dieta delle popolazioni indigene locali, per quanto è opportuno sottolineare che, ai nostri giorni, la produzione di caffè, cacao e vaniglia è di grande qualità.

Dalle contaminazioni con la cucina spagnola e dagli ingredienti provenienti dal Vecchio Continente nacque la cucina messicana, così come la riconosciamo e la apprezziamo oggi, da non confondere però con i modelli Tex-Mex, Mex-Cali e del Nuovo Mexico, dovuti all’influenza reciproca con gli Stati Uniti, che hanno dato vita a piatti come la tortilla arrotolata, il chili con carne e i burrito, spesso confusi come preparazioni autentiche.

Senza nulla togliere alle eccellenti gastronomie di altre aree del Messico, vale assolutamente la pena di menzionare almeno quelle più famose, professate e praticate nelle macro-regioni come Oaxaca, Yucatan e Riviera Maya, Veracruz, Puebla e Chiapas.

Il peperoncino

Il peperoncino è chiaramente originario del Messico: coltivato e utilizzato fin dal 5000 a.C. dalle civiltà preispaniche per la cucina, la medicina e come moneta di scambio, è stato introdotto in Europa da Cristoforo Colombo nel 1493, e da lì si è poi diffuso in Asia e Africa, diventando parte integrante di molte cucine del mondo. La stragrande maggioranza di cultivar di Capsicum L si trova in questa parte del mondo. Ciò che è opportuno sapere è che le proprietà organolettiche del peperoncino cambiano da fresco a essiccato, così come, nella versione disidratata, ne aumenta il contenuto di capsaicina.

Per questa motivazione il nome del peperoncino muta a seconda che sia fresco o secco: l’jalapeño, fresco e verde, diventa chipotle quando viene affumicato ed essiccato, presentando aroma affumicato, piccantezza media, rendendolo ideale per salse e stufati; il poblano, carnoso e poco piccante da fresco, da essiccato prende il nome di ancho e, sfoggiando note dolci di cacao e uvetta, si presta bene per diversi tipi di mole e le salse scure; Il chilaca, allungato e sottile, una volta disidratato diventa pasilla: con profumi di prugna secca e cioccolato, è perfetto per salse vellutate; Il mirasol, quando essiccato, si trasforma in guajillo: dal colore rosso brillante e dai sapori fruttati di pomodoro e frutti rossi, questa varietà è molto versatile in stufati e marinature; Il serrano fresco, una volta seccato, prende il nome di colorado e il suo colore rosso acceso arricchisce diversi tipi di salse; Il peperoncino bola è tondeggiante e croccante: da essiccato diventa cascabel, i semi liberi lo fanno vibrare come un sonaglio e l’aroma tostato e nocciolato è inconfondibile.

La gastronomia di Oaxaca

La cucina do Oaxaca è fatta di saperi antichi, ingredienti specifici e preparazioni, come quelle che vedono peperoncini, frijoles e spezie, selezionati con cura e preparati in un metate, un mortaio di pietra. La cucina oaxaqueña, oltre ai lunghi processi di tostatura e frittura degli ingredienti, seguiti da lunghe cotture, fonde sapori dolci a quelli aciduli, incorporando ingredienti tropicali come le banane, a formaggi, come il Quesillo, e alla panna acida. Le salse tipiche di Oaxaca sono i moles, il guacamole e la salsa molcajete, salsa piccante tradizionale, preparata con peperoncino morita tostato, pomodoro verde e aglio, il tutto pestato in un molcajete, un mortaio di pietra diverso nella forma rispetto al metate.

Il mole negro è una salsa ricca e scura, preparata con vari tipi di peperoncino e ingredienti tostati, come la tortilla di mais bruciata, e spesso include anche il cacao; Il mole amarillo, di colore giallo, è il meno complesso da preparare rispetto ad altri moles, ma è altrettanto ricco di ingredienti e gustoso. Il mole mancha manteles è una salsa rossa, che contiene peperoncino ancho, pomodoro, aglio, cipolla e spezie come ad esempio i chiodi di garofano; il mole mojo è una salsa rossa a base di peperoncino guajillo, cipolla, pomodoro, aglio, nocciole e sesamo.

Il Mole Verde invece ha un sapore leggero ed erbaceo, e viene preparato con tomatillo, peperoncini verdi, la hoja santa, un tipo di spezia messicano che ricorda il gusto del pepe, e il prezzemolo. Il mole amarillito deve il suo colore giallo al peperoncino chilhuacle, detto anche chile wajillo, mentre il mole coloradito ha un sapore leggermente dolce e il suo colore rossastro deriva dall’uso di pan de yema e zucchero, oltre a peperoncini rossi e, infine, il mole chichilo è il più raro e complesso, preparato con il peperoncino chilhuacle negro, in via di estinzione, e foglie di avocado.

Il guacamole, come tutti sanno, è una salsa verde a base di avocado, peperoncino verde, pomodoro, cipolla, coriandolo e succo di lime. A tavola non mancano mai le chapulines, cavallette tostate e condite, che aggiungono un sapore croccante e insolito a piatti come il guacamole, piuttosto che i tamales, panetti di pasta di mais, cotti al vapore e ripieni di carne, formaggio o pollo, oppure le tetelas: triangoli di masa ripieni, spesso di fagioli neri, che rappresentano un antojito, uno spuntino, costituito da un incrocio tra una tortilla e un tamale. Le tlayudas sono grandi tortillas di mais molto sottili e croccanti, simili a una pizza, guarnite con una tipologia di lardo tostato detto asiento, fagioli, insalata, cavolo, carne e quesadillo. Invece le tortillas fritte con carne, cipolla e un’insalata fermentata, sono chiamate garnachas.

È opportuno prestare attenzione a ciò quando si parla di tortillas de mais: quelle ben fatte ricordano talvolta l’odore della pioggia quando bagna la terra, talvolta di lieve sentore di muffa, ciò deriva dal processo di nixtamalizzazione, ossia dalla bollituradei chicchi in acqua e calce, atta ad aumentare la biodisponibilità e valore nutrizionale del cereale.

Ci sono anche il mole de Chepil, il chileatole, i mengues, l’estofado tehuano, il Zee Belá Bihui, una ricetta ancestrale, tramandata di generazione in generazione, che valorizza l’uso del mais tostato alla carne di maiale, poi la quesadilla de arroz e la malanga dorada, a base di un tubero tropicale appartenente alla famiglia delle Araceae, caratterizzato da una polpa gialla e un sapore che ricorda quello della castagna o delle patate dolci, sebbene più nocciolato. Immancabile il mezcal, di cui Oaxaca è la capitale assoluta.

Oaxaca è uno degli Stati del Messico che ben dimostra quanto questo Paese sia altamente produttivo: la sua biodiversità è considerata la più varia di tutto il Messico, la sua cucina ineguagliabile, tra le migliori del panorama nazionale, e le sue bellezze architettoniche, ragioni che richiedono a chiunque di visitare Oaxaca almeno una volta nella vita, potendo così ammirare templi religiosi, siti archeologici, edifici antichi e musei, passeggiando tra le variopinte strade di Oaxaca de Juárez. L’estate è probabilmente il periodo più indicato per visitare Oaxaca, di modo da apprezzare la cultura delle diverse etnie e partecipare alle celebrazioni della Guelaguetza.

La gastronomia dello Yucatan

Qui gli ingredienti, oltre a quelli che compongono la base tipica della cucina messicana sono l’achiote, noto anche come annatto o rocou, è una spezia derivata dai semi della pianta tropicale bixa orellana, utilizzata come colorante naturale rosso-arancio per alimenti come formaggi e riso, e come ingrediente per conferire un sapore lievemente pepato e terroso a piatti come la cochinita pibil; poi abbiamo il peperoncino habanero, per conferire una particolarissima piccantezza alle ricette e, infine, il chaya, una foglia spinosa locale che può essere usata nelle empanadas. Tra le salse più caratterizzanti merita la menzione il sikil pak, una crema densa a base di pomodori grigliati, semi di zucca e succo d’arancia, servita su tortillas, mentre l’huevo motuleño, consiste in un piatto di uova fritte servite su tortillas con fagioli neri, formaggio, prosciutto, piselli, banana e una salsa piccante.

Un piatto molto diffuso nello Yucatan, a base di formaggio di origine olandese riempito con carne macinata, servito con salsa bianca e salsa di pomodoro, è il queso relleno. Tipiche sono le papadzules, un tipo di tortillas di mais ripiene di uova sode, ricoperte da una salsa di semi di zucca e salsa di pomodoro e habanero, così come le panuchos y salbutes, tortillas fritte che possono essere farcite con fagioli neri, pollo, tacchino e accompagnate da verdure come pomodoro, lattuga e cipolla rossa sottaceto.

Il poc chuc, maiale marinato agli agrumi e cotto alla griglia, è molto apprezzato, esattamente come la sopa de lima, una zuppa profumata a base di carne di tacchino, tortilla chips e lime, il relleno negro, un piatto piccante di carne di tacchino o maiale, immersa in una salsa scura di peperoncini, oppure pescado en Tikin-Xic, cernia preparata con cipolle, spezie, tra cui pasta di achiote, chiodi di garofano, aglio, pepe di Castiglia, pepe Tabasco e sale, il tutto macinato e diluito in arancia amara, successivamente ricoperta con peperoni, cipolla e pomodoro a fette, avvolta nelle foglie di banano e grigliata.

Il piatto più iconico dello Yucatán, a base di carne di maiale marinato in succo d’arancia achiote, poi arrostito lentamente in foglie di banana, resta la cochinita pibil, mentre le marquesitas costituirebbero un delizioso dessert: consistono in cialde croccanti arrotolate, come crespelle, ripiene di formaggio Edam e dolcetti come latte condensato, crema pasticcera o cioccolato.

Tra i vari stati del Messico, quello dello Yucatan è uno dei più emblematici: siti archeologici, natura, città coloniali e spiagge dalle acque cristalline che si affacciano sul Mar dei Caraibi. Un viaggio nello Yucatan è un viaggio trasversale capace di incontrare le esigenze di ogni tipo di viaggiatore.

La gastronomia di Veracruz

A partire dalle picaditas, una tipologia regionale di antojos, preparato con una tortilla di mais con salsa de jitomat, carne di maiale o pollo, frijoles e peperoncino, la cucina di Veracruz si colora di ingredienti e sapori che trovano ottime combinazioni in piatti come l’arroz a la tumbada, un riso che combina un brodo molto ristretto e cremoso a gamberi, polpo e granchio a seconda della disponibilità.

Nella ricetta originale questa tipologia di molluschi e crostacei viene combinate anche ad altri pesci in tranci, piuttosto che a vongole e a cozze, a seconda della disponibilità, con cipolle e pomodoro, mentre l’aroma più caratterizzante è costituito dall’epazote, che può essere sostituito con il coriandolo. Imperdibile sia lo huachinango a la veracruzana che il pescado alla veracruzana: in un intingolo molto gustoso di pomodori, aglio, olive, capperi e peperoncini, serviti entrambi con tortillas di mais, il primo contempla prevalentemente pesci al trancio come il dentice o il branzino, mentre il secondo vede l’impiego di frutti di mare e crostacei.

Giusto per la cronaca: in questo Stato del Messico si trovano allevamenti di tarantole ed esistono pochi locali dove è legalmente consentito di servire ai clienti i tacos con l’artropode.

Tra le bevande tipiche di Veracruz vanno annoverate la Michelada, una birra con tabasco, salsa al pomodoro e peperoncino, e il Torito de Cacahuates, a base di arachidi, latte condensato e rum; inoltre, vista la rinomata produzione di caffè e vaniglia occorre provare il cafè lechero e godersi il rituale di preparazione.

Lo Stato di Veracruz si sviluppa entro la parte più interna del Golfo del Messico, presentando un paesaggio marcato da coste basse e mangrovie, nell’interfaccia marittimo, piantagioni nell’interno e montagne verso la Sierra Madre Orientale. il porto di Veracruz, detta “cuatro veces heroica”, è una tappa fondamentale in quanto mostra il volto messicano che sia apre ai commerci e all’incontro tra culture.

La cucina veracruzana è di grandissimo rilievo culturale in Messico, non soltanto perché combina i sapori di mare a quelli di terra, bensì perché costituisce l’eredità culinaria della cucina Jarocho e si distacca per alcune influenze ispano-mediterranee. Xalapa, la capitale, ospita il MAX – Museo de Antropología de Xalapa, tra le migliori collezioni olmeche del Paese, mentre più a nord precisamente a Papantla, è possibile visitare il sito archeologico di El Tajín, cuore della cultura totonaca.

La gastronomia del Puebla

Le attrattive di questa regione sono tantissime ma vale la pena citare al meno la piramide di Cholula, la più grande al mondo, e il Tempio di Santa María Tonantzintla, un mirabile esempio di architettura barocca messicana, con interni finemente decorati.

Tra le pietanze più iconiche del Messico, al punto da essere definito il piatto nazionale e che viene preparato, generalmente, da luglio a settembre, c’è il piatto di Puebla per eccellenza: il Chile en Nogada. Viene preparato con un tipo di peperoncino di dimensioni maggiori, il chile poblano, la salsa di noci e chicchi di melograno, come a rappresentare il tricolore messicano, assieme a una complessa preparazione di carne macinata di vitello e maiale, cipolla, pere, pesche e mela cotogna, con pinoli, mandorle, prezzemolo, peperoncino e formaggio di capra.

Non si può non contemplare il tradizionale Mole de Caderas: un piatto elaborato con carne di capra della regione di Tehuacan che, grazie al lungo ed attento periodo di svezzamento dell’animale, dona un sapore delizioso ed unico che potrà essere assaporato esclusivamente a novembre. Inoltre, ci sono le tradizionali Las Chalupas, piccole tortillas di mais e grasso di maiale, bagnate da una salsa verde o rossa ed accompagnate da cipolle, carne secca di manzo, maiale e pollo. Infine, le Cemitas Poblanas: pani croccanti ricoperti da semi di sesamo, farciti con carne di manzo o pollo, avocado, formaggio, peperoncino, cipolla olio di oliva. 

La gastronomia del Chiapas

Il Chiapas è lo stato più a sud del Messico, presenta una natura incontaminata e vari microclimi che presentano condizioni variabili di sole, caldo, freddo e abbondanti piogge. Per quanto non sia economicamente avvantaggiato, il Chiapas rappresenta una risorsa insostituibile per il Messico in quanto a naturalezza e paesaggi di incredibile bellezza, tra cascate, laghi, fiumi, flora e fauna. Questa regione si distingue dal punto di vista gastronomico per la sua cultura indigena, per l’erba chipilìn, usata in nessun’altra parte del Messico, impiegata per zuppe e tamales e per la preferenza di peperoncini dolci e di stagione, per quanto sia molto apprezzato anche il piccantissimo simojovel; nel Chiapas, grazie ai grandi pascoli, la cucina tende a impiegare le pregiate carni di manzo e una buona varietà di formaggi.

Il piatto che meglio riflette la gastronomia dell’area è il tamal, nella versione del tamal de chipilín, del tamal toro pinto, dal carattere rituale, fatto con fagioli freschi e offerto durante le celebrazioni del Giorno dei Morti e le feste patronali, e il tamal de bola, che presenta un ripieno di mole, zucca con svariate tipologie di carne, talvolta anche gamberi, e frutta secca come le prugne. Infine non mancano la chanfaina, la sopa de pan e il menudo, quest’ultima con la trippa.

In onore alle origini della chef Diana Beltrán un accenno alla Cucina Messicana di Guerrero

Dai siti archeologici precolombiani all’antica arte rupestre delle caverne sulle montagne, sino alle meravigliose aree balneari, lo Stato di Guerrero è uno dei più famosi del Messico: si consideri che Acapulco è stata la meta prediletta delle star di Hollywood sin dagli anni ’50 e continua ad affascinare ancora oggi, tanto per l’architettura coloniale del suo centro storico che per la sua caratteristica baia. Nella terra guerrera è possibile comprendere la cultura del Mezcala, tipica della regione, visitando uno dei numerosi siti archeologici del territorio: mirabili esempi dell’architettura locale si trovano presso la località di La Organera-Xochipala; altrettanto affascinante è il complesso speleologico costituito dal sistema di caverne del Parco Nazionale Grutas de Cacahuamilpa e, per i più avventurosi, è possibile fare rafting lungo il fiume Papagayo.

Come per tutto il Messico, gli ingredienti essenziali della cucina guerrera sono il mais, il peperoncino e i fagioli, ma il pescato e i frutti di mare rivestono un ruolo decisivo per la gastronomia di quest’area, soprattutto nelle regioni di Costa Chica e Costa Grande. Anche la cucina di Guerrero affonda le sue radici nelle tradizioni delle etnie locali che hanno abitato questi luoghi: infatti, essa si basa sulla fusione delle tradizioni nahuatl, purépecha, mixteca, tlapanec o yope e amuzga, con influenze spagnole, francesi, africane e di altri paesi europei.

Il pescado a la talla consiste in un dentice, o altre varietà, arrostito a fuoco dolce con una marinatura a base di chile guajillo, tipico della costa guerrera; la ricetta del pulpo en su tinta, servito in una casseruola con aggiunta di platani fritti e riso bianco, è frutto di un soffritto di aglio in olio di oliva, cui si aggiunge la cipolla, del peperoncino del tipo serrano e il pomodoro, a cui va aggiunto il polpo tagliato a pezzi e l’inchiostro di seppia; il ceviche verde consiste in pesce crudo marinato con succo di lime e pepe, origano, cipolla, tomatillo, coriandolo fresco e cetrioli, servito con una salsa verde e semi di zucca tostati, mentre i camarones al mojo de ajo sono gamberi saltati con aglio, olio e varie spezie. Che si tratti di gamberi, scampi, aragoste o polpi, conditi con olio, sale, pepe, limone e talvolta con erbe aromatiche o aglio, per fare un buon barbacoa de mariscos il segreto sta nel cuocerli alla parrilla di modo che i frutti di mare restino succosi.

Celebre il pozole: è una zuppa tradizionale a base di mais nixtamalizzato, spesso preparata con diverse tipologie di carne e ne esiste anche una versione verde con una salsa specifica, pomodori verdi, semi di zucca, spinaci e coriandolo; Il barbacoa de chivo, a base di carne di capra, prevede una marinatura preventiva con sale, pepe, origano e timo, per poi essere cotta scavando una buca di circa un metro, contornata di pietre laviche ardenti. Una volta sigillato il contenitore di terracotta con dentro carote, cipolle, aglio, foglie di maguey e una tazza di ceci, bisognerà solo attendere che la lenta cottura, che talvolta supera le 6 ore, giunga a compimento. Il bazo relleno è un piatto tipico della Costa Chica, è molto apprezzato quello di Cuajinicuilapa, che consiste in tagli di carne di manzo, talvolta anche la milza, con patate, cipolle, salsa aromatica e foglie di hierba buena, molto simile alla menta, cotto molto lentamente al forno e in tegami di terracotta.

Nello Stato di Guerrero si fa presto a dire frijoles, o quasi: le preparazioni contemplano i frijoles de fiesta, frijol de vara, frijol mongo adobado, frijoles apozonquis, frijoles charros e si potrebbero mangiare tutti i giorni senza mai annoiarsi.

Creata a Taxto inizialmente con il nome di “La Vencedora” da Manuel Castrejón Gómez, lo Yoli, noto anche come Yoli de Acapulco, è una bevanda analcolica messicana al limone il cui marchio era un tempo di proprietà del Grupo Yol, una società di imbottigliamento della Coca Cola nello stato di Guerrero. La bevanda si inserisce comunque nella tradizione delle aguas frescas per certi versi: in Messico e in diversi paesi dell’America Centrale, come El Salvador, Guatemala e Hondura, sono delle bevande analcoliche a base di acqua, frutta come papaya, ananas, cocco, guava e melone, ad esempio, con semi, cereali o fiori e zucchero. Speciale il chilate, una bevanda fredda a base di cacao, riso, cannella e zucchero di canna, chiamata piloncillo.

Un dolce per tutti: le cocadas sono fatte di polpa di cocco, latte e acqua di cocco, cotti fino a caramellare.

Culturalmente legato al Centro America ma geopoliticamente appartenente all’America del Nord, il Messico deve poter essere considerato un continente a sé stante per complessità storica, per lo spaccato demografico, per la diversificazione dei suoli e del territorio e per la biodiversità, come già detto, riservando pertanto costanti sorprese e un’infinità di curiosità. Una curiosità gastronomica è costituita dal huitlacoche: meglio noto come Ustilago Maydis, è un fungo patogeno e parassitario che infesta i chicchi del mais con le sue spore che, una volta penetrate nello spadice della pannocchia, rendendoli gonfi e grigiastri.

Detta anche carbone del mais, questa malattia ha un etimo che viene fatto risalire alla lingua nahuatl, ed è stato dimostrato che il consumo di mais infestato ha avuto origine nella cultura azteca e anche tra l’antica popolazione dello Utah. In realtà l’huitlacoche, noto anche come “tartufo messicano”, è decisamente molto apprezzato anche oggi: studi recenti lo annoverano come potenziale alimento funzionale, producendo sostanze bioattive naturali che conferiscono caratteristiche organolettiche e nutraceutiche tanto da poterlo considerare tale, oltre che foriero di composti per arricchire altri alimenti con cui si abbina nella cucina messicana.

Nel mais dove si è sviluppato si riscontra un aumento delle proteine dal 3% al 19% con un incremento dei livelli di lisina e di altri sedici amminoacidi essenziali, ad esclusione del triptofano. L’huitlacoche presenta un gradevole e ricercato gusto nocciolato tendente alle note fungine e del sottobosco, prestandosi ad una infinità di applicazioni culinarie. Durante il suo sviluppo produce una sostanza chiamata ustilagina, il cui principio attivo presenta effetti simili all’ergotamina prodotta dalla segale cornuta, in quantità troppo basse per provocare effetti indesiderati. Per tutto il resto c’è pur sempre il peyote.

Al MaxiMall Pompeii la mostra Napoli Explosion — Oplonti Interactive Experience

Incontro con l’artista Mario Amura e proiezione del documentario Napoli Explosion con la partecipazione della Dott.ssa Rosanna Romano, Direttore Generale per le politiche culturali e il Turismo della Regione Campania, del Sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo.

25 ottobre al MaxiMall Pompeii dalle ore 11:00 alle 13:00

Appuntamento con l’arte contemporanea al MaxiMall Pompeii: sabato 25 ottobre, alle ore 11:00 presso il Cinema Nexus del MaxiMall, è in programma l’incontro con l’artista Mario Amura, che accompagnerà i visitatori alla scoperta della genesi del progetto “Napoli Explosion — Oplonti Interactive Experience” e della tecnica che da oltre quindici anni gli permette di catturare la magia dei fuochi pirotecnici del Capodanno nel Golfo di Napoli. 

A seguire, alle ore 12:00, sempre al Cinema Nexus, sarà proiettato il documentario “Napoli Explosion”, alla presenza dell’artista, della Dott.ssa Rosanna Romano (Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania) e del Sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo.

Durante tutta la mattina sarà possibile effettuare visite guidate gratuite alla mostra “Napoli Explosion — Oplonti Interactive Experience”, allestita negli spazi del MaxiMall Pompeii e prenotabili su Eventbrite.

L’appuntamento, a ingresso libero fino a esaurimento posti, rappresenta un’occasione unica di incontro con l’autore e di approfondimento artistico e territoriale.

A tutti gli spettatori verrà donata una cartolina Napoli Explosion autografata dal Visual Artist Mario Amura

“Napoli Explosion è un progetto corale che trasforma in dipinti fotografici i festeggiamenti di Capodanno nel golfo di Napoli. Ho scelto il Maximall Pompeii per incontrare anche chi non visiterebbe la mostra nelle sale di un museo: video darte sui maxi-schermi, esperienze interattive e 17 opere di grande formato per condividere lincredibile spettacolo del cielo notturno che si trasforma in unimmensa tela su cui ciascuno lascia la propria traccia di luce” sottolinea Mario Amura

Dopo il grande successo ottenuto al Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli nel 2024, questa nuova esposizione di Napoli Explosion, unica nel suo genere, presenta una selezione di 17 straordinarie opere di grandi dimensioni che raccontano Napoli attraverso il rituale dei fuochi d’artificio di Capodanno ai piedi del Vesuvio.

Il progetto, intitolato “Napoli Explosion”, è da più di quindici anni il frutto della performance fotografica ideata da Mario Amura. Ogni Capodanno, l’artista cattura l’esplosione di luce e colori che si irradia dal Golfo di Napoli, trasformandola in immagini pittoriche di grande impatto emotivo e visivo. La mostra allestita al MaxiMall Pompeii prende il nome dall’antica città di Oplonti (oggi Torre Annunziata) e sposta il baricentro del racconto visivo sul territorio vesuviano offrendo una nuova narrazione dell’identità napoletana.

La mostra sarà visitabile fino al 6 novembre 2025 con numerosi appuntamenti guidati e laboratori.

La mostra è promossa con il cofinanziamento della Regione Campania e altri enti pubblici e privati, e rappresenta un importante contributo alla valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico della Campania.

Per informazioni e prenotazioni:

Sito ufficiale: www.napex.art

Prenotazioni visite guidate e biglietti: Eventbrite Napoli Explosion

Le Pizzerie Storiche di Napoli: viaggio nell’anima della città

Presentazione il 13 ottobre Chiesa di Sant’Antoniello
Piazza Bellini, ore 11,30

Napoli compie 2500 anni con entusiasmo e gioia. In questo straordinario compleanno undici giornalisti specializzati raccontano 23 pizzerie storiche nelle quali la tradizione si tramanda di generazione in generazione da decenni, a volte da oltre due secoli.

Un patrimonio culturale gastronomico che nessuna città al mondo può vantare, la testimonianza vivente del percorso fatto dalla pizza dalle viscere dei quartieri più poveri, sino allo straordinario successo mondiale attuale, grazie anche a nuovi protagonisti che entrano di diritto in questo libro. Un volume prezioso, ricco di tante curiosità, da leggere per entrare nell’anima della metropoli “dei mille colori”, attraverso stili diversi che hanno in comune, la passione.

Un fantastico, irripetibile omaggio a Napoli, dove tutto è cominciato.
“Nasco nella carta e torno alla carta – dichiara il giornalista Luciano Pignataro, curatore del volume – In un momento di sapere fluido ho sentito il bisogno di poter toccare una storia straordinaria. Ho deciso di scrivere un libro corale, a più mani, dando piena libertà di narrazione senza alcun vincolo di spazio per rispondere a tre esigenze”.

La prima è che la pizza appartiene alla comunità napoletana ed è al tempo stesso di nessuno e di tutti. La seconda è che per raccontare un mondo così complesso come Napoli, servono più sensibilità, la terza è dare spazio alle giovani generazioni alle quali è affidato il compito di difendere e tramandare questo patrimonio che è stato spesso aggredito. Per esempio da chi dice che la pizza in Italia è stata portata dagli americani accreditando il pomodoro come prova e ignorando che il pomodoro è in uso nelle cucine napoletane almeno dal ‘700”.

Il volume, sostenuto dal Mulino Caputo, racconta la storia delle pizzerie centenarie e di quelle aperte a cavallo della seconda guerra mondiale ed è edito direttamente da LucianoPignataroWineblog, il sito che racconta l’enogastronomia di Napoli e dell’Italia dal 2004 e che ha il maggiore numero di recensioni di pizzerie visitate nel corso di questi due decenni di attività: oltre 600!

“Abbiamo voluto un solo partner – continua Pignataro – per sottolineare l’aspetto culturale del volume. La scelta non poteva che ricadere sul Mulino di Napoli che rappresenta la pizza nel mondo, da sempre impegnato a sostenere attività culturali a Napoli, come il recente impegno sul Tesoro di San Gennaro dimostra”.

124 pagine.  30,00 euro

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La Chiesa di Sant’Antoniello è di proprietà dell’Università Federico II di Napoli che ne ha curato il restauro. Questa sarà, dopo la prima manifestazione aperta al pubblico e vedrà la presenza straordinaria del Magnifico Rettore Matteo Lorito.

IL SOMMARIO DEL LIBRO

Veniamo da lontano e andiamo lontano di Antimo Caputo

La Pizza Napoletana: storia dalle origini ai giorni nostri. di Luciano Pignataro
Pizza Artigianale
La differenza di valore è il pizzaiolo
Il profumo della pizza non è il profumo del pane

Le pizzerie e gli autori


Al 22 di Luciano Pignataro
Antica Pizzeria Da Michele di Maria Emma Di Lorenzo
Antica Pizzeria Brandi dal 1780 di Giulia Cannada Bartoli
Cantina del Gallo di Giulia Cannada Bartoli
Cafasso di Francesca Pace
Capasso di Francesca Pace
Concettina ai Tre Santi di Luciano Pignataro
Ciro Oliva, Il Folletto della Sanità di Guido Barendson
Da Attilio di Emanuela Sorrentino
Da Gennaro a Bagnoli di Leonardo Ciccarelli
Da Pasqualino Antica Pizzeria di Giulia Cannada Bartoli
Da Umberto. di Santa Di Salvo
La Pizza, un morso di salute e allegria di Francesca Marino

De Figliole di Antonella Amodio
Gorizia 1916 di Fosca Tortorelli
Imperatore 1906 di Antonella Amodio
La Masardona di Luciano Pignataro
La Pizza da Gennaro di Luciano Pignataro
Lombardi 1892 di Mariangela Barberisi
Mattozzi di Emanuela Sorrentino
Pellone di Francesca Pace
Port’Alba di Antonella Amodio
Starita di Leonardo Ciccarelli
Trianon di Leonardo Ciccarelli

La pizza Napoletana fra passato e presente

Il matrimonio perfetto: la pizza e i social network con Enrico Porzio Vincenzo Capuano

Enzo Coccia di Luciano Pignataro

Il ricordo su Papero Giallo di Maurizio Cortese

Gino Sorbillo di Laura Guerra
Carmnella di Fosca Tortorelli
Diego Vitagliano, il destino del numero 10 di Luciano Pignataro
La pizza al Cinema e in tv di Santa Di Salvo
Lo sputo che divenne pizza di Alex Giordano

Etna’s Wine Women – Le figlie del vulcano: l’anima femminile dell’Etna nel racconto del vino

C’è un luogo dove la terra respira fuoco e la pietra si fa fertile custode di vita. È l’Etna, gigante imponente che da millenni accompagna l’uomo – e soprattutto la donna – in un dialogo intimo con la natura. C’è un filo rosso che lega il fuoco dell’Etna e la passione delle donne che lo abitano: la viticoltura. A questo legame è dedicato “Etna’s Wine Women – Le figlie del vulcano”, il nuovo short film prodotto da Italy Wine TV, che ha conquistato la Menzione d’Onore al Wine Spectator Video Contest 2025, prestigiosa competizione internazionale promossa dalla rivista americana di riferimento nel mondo del vino

Anche se non presente tra i vincitori ufficiali del contest, la Menzione d’Onore vuole essere un riconoscimento al racconto di un’identità che si costruisce ogni giorno tra vigneti scavati nella roccia e paesaggi scolpiti dal fuoco. È la conferma che il lavoro delle donne dell’Etna, intreccio di tradizione, innovazione e resilienza, ha ormai assunto un respiro universale, capace di emozionare e parlare al mondo intero.

Il vulcano e le sue figlie

Il film, diretto da Vladimir Di Prima e Alfio Vecchio di FilmKam Catania, si muove come una carezza intensa e vigorosa tra i vigneti terrazzati, le colate laviche e i panorami mozzafiato che fanno dell’Etna un unicum mondiale. Al centro della narrazione ci sono le donne: protagoniste pacate e instancabili, capaci di trasformare il paesaggio in racconto, la roccia in vigna, il fuoco in vita.

Il titolo stesso – Le figlie del vulcano – diventa un manifesto. Le donne dell’Etna non sono semplici interpreti di un lavoro agricolo, ma eredi di un’eredità ancestrale. Portano dentro di sé la memoria della lava, il fuoco della passione, insieme alla visione di un futuro che parla di sostenibilità, di ospitalità e di eccellenza. In loro si specchia l’anima del vulcano: energia che si trasforma in vita, potente, imprevedibile, fertile e generosa.

Un mosaico di volti e storie – Tradizione e innovazione al femminile

Non è un caso che siano proprio le donne a incarnare questa narrazione. Sull’Etna, il lavoro femminile nelle vigne è una tradizione antichissima: da secoli le donne affiancano e spesso guidano le famiglie nella coltivazione, nella raccolta, nell’accoglienza. Oggi, questa eredità si rinnova con nuove competenze: studi enologici, esperienze di export, percorsi di marketing e comunicazione del vino. L’antico sapere si fonde con la modernità, e il risultato è un modello virtuoso che fa scuola ben oltre i confini dell’isola.

Il documentario mette in luce un coro di voci, ognuna con il suo timbro e la sua forza, me che risplendono intensamente della stessa luce. Ci sono Gina Russo, presidente della Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna e volto di Cantine Russo, e Manuela Seminara delle Tenute Ballasanti. Ci sono giovani imprenditrici come Irene Badalà, agronome e professioniste come Aurora Ursino, e figure di spicco come Maria Carella, premiata come Enologa dell’anno 2024. E ancora: Marika Mannino, direttrice della Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna, Maria Gambino ed Elisa Vasta di Vini Gambino, fino a Federica Milazzo, miglior sommelier di Sicilia 2022.

Sono donne diverse, ma unite da un medesimo orizzonte: custodire e far crescere la viticoltura etnea, ognuna con la propria sensibilità e la propria storia. La loro voce corale non è solo testimonianza, ma atto di resistenza culturale: dimostrazione che il futuro del vino dell’Etna si costruisce a più mani, e sempre più spesso, a mani femminili.

L’anima del racconto

“Etna’s Wine Women – Le figlie del vulcano” è un inno alla resilienza, alla creatività e alla capacità delle donne di custodire la memoria trasformandola in futuro. È la prova che dietro ogni calice di Etna DOC non c’è solo la potenza di un terroir irripetibile, ma la voce di donne che sanno raccontarlo al mondo con autenticità.

Le figlie del vulcano non sono soltanto produttrici o professioniste del vino: sono narratrici di un’identità che non smette mai di rigenerarsi. Nel loro lavoro quotidiano si intrecciano la grazia e la forza, la delicatezza del gesto e la tenacia della visione. Così, come la lava che si fa roccia e la roccia che si fa vigna, anche le donne dell’Etna trasformano ogni giorno la fatica in bellezza, la tradizione in innovazione, la terra in futuro.

Il riconoscimento internazionale

La giuria del Wine Spectator Video Contest ha voluto sottolineare la qualità del filmato, la forza del suo storytelling e l’originalità della visione. Pur non salendo sul podio ufficiale, “Etna’s Wine Women” ha conquistato una Menzione d’Onore, segnale inequivocabile dell’apprezzamento ricevuto a livello internazionale. È un risultato che porta il vino dell’Etna e le sue interpreti femminili in primo piano sulla scena mondiale, aprendo nuove prospettive di racconto e valorizzazione per l’intero territorio.

Un invito a scoprire l’Etna

Prodotto da Massimo Gavello e Rodolfo Carrara per Italy Wine TV in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Etna DOC, il filmato è disponibile online dal 1° ottobre 2025 sul sito www.etnaswinewomen.com. Non è soltanto un’opera audiovisiva, ma un invito a conoscere il vulcano in tutte le sue sfumature: i paesaggi scolpiti dal tempo, i sapori autentici dei vini, l’umanità straordinaria di chi lo abita. L’Etna, con la sua forza dirompente e la sua unicità, diventa così simbolo di un racconto più ampio che parla di territori, identità e passione.

Un racconto al femminile che restituisce dignità e visibilità a un lavoro spesso silenzioso, ma fondamentale.

Antica Distilleria Petrone: riportate in superficie le 450 bottiglie di Limoncello  dopo un anno di affinamento “sottomarino” nei fondali di Castel dell’Ovo a Napoli

Presentati i dati scientifici dello studio sull’Elixir Falernum

Venerdì 3 ottobre a Napoli il mondo degli spirits ha vissuto un’intensa giornata con i due appuntamenti organizzati dall’Antica Distilleria Petrone di Mondragone (CE), prima azienda in assoluto a livello mondiale a sottoporre nel 2021 una partita di bottiglie di liquore ad affinamento subacqueo.

L’emersione delle 450 bottiglie di limoncello    

La giornata ha avuto inizio in mattinata con l’emozionante emersione, al largo di Castel dell’Ovo, della cassa contenente le 450 bottiglie di limoncello che l’Antica Distilleria Petrone aveva posto in affinamento underwater il 25 settembre del 2024. L’operazione di recupero delle bottiglie dai fondali del porticciolo di Santa Lucia è stata effettuata in collaborazione con STS Servizi Tecnici Subacquei e ha visto il coinvolgimento dei ragazzi dell’Area Penale di Napoli partecipanti al progetto MareNostrum, che ha tra i suoi sostenitori l’azienda casertana capitanata da Andrea Petrone.

Le bottiglie riportate in superficie, e per le quali la Distilleria Petrone sta creando un disciplinare ad hoc per la commercializzazione, verranno rivestite da un esclusivo packaging realizzato dai vincitori del contest “One more pack”, Vincenzo Volino e Sara Petrucci.

I risultati degli studi sull’Elixir Falernum

Nel pomeriggio presso il Real Yacht Club Canottieri Savoia, con la moderazione del giornalista Angelo Cerulo, sono stati presentati in anteprima alla stampa i risultati scientifici degli studi effettuati dal Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II sulle bottiglie di Elixir Falernum precedentemente emerse dalle acque di Mondragone. Le bottiglie immerse nel 2023 in prossimità dell’antica città sommersa di Sinuessa e riportate in superficie nel 2024 sono state oggetto di un’approfondita attività di ricerca da parte dei professori Pasquale Ferranti e Alessandro Genovesi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Salvatore Velotto dell’Università San Raffaele di Roma. Lo studio, che si è svolto i due fasi, ha messo a confronto 17 bottiglie affinate sott’acqua con altrettante bottiglie di controllo sottoposte al normale affinamento in cantina, selezionate utilizzando uno schema a croce per garantire un campionamento rappresentativo.

In pratica sono state prese bottiglie sia nella parte esterna della gabbia sia al centro seguendo la diagonale. Nella prima fase è stato impiegato un naso elettronico dotato di 10 sensori mentre nella seconda fase si è passati alle analisi chimico-fisiche. Lo studio ha portato a concludere che “l’ambiente subacqueo, caratterizzato dalla presenza di luce blu-verde e vibrazioni marine, ha contribuito alla maggiore formazione di furani e furanoni nei liquori invecchiati sott’acqua. Questi composti sono noti per arricchire il profilo aromatico con note di caramello, fragola, tostato e mandorla”. I campioni affinati in cantina, al contrario, hanno subìto un processo di invecchiamento più rapido rispetto ai campioni sottomarini.

Le bottiglie di limoncello appena riportate in superficie dopo un anno di affinamento a 13 metri di profondità cullate dalle correnti marine, a temperatura costante, al completo riparo dalle fasi lunari e in assenza di luce e ossigeno, verranno sottoposte allo stesso programma di ricerca per studiare in modo scientifico gli effetti della permanenza subacquea sulla maturazione dei distillati.

L’evento è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione di: Comune di Napoli, Marina Militare, Guardia Costiera, STS Servizi Tecnici Subacquei, ArcheoClub d’Italia, Reale Yacht Club Canottieri Savoia Napoli, SIRIP e YDigital Firm. Si ringraziano, inoltre, il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop, Casatiè e il Consorzio Vitica.

Antica Distilleria Petrone

Via Generale Giardino, 49

Mondragone (CE)

Tel. 0823 978047 www.distilleriapetrone.it

Cake Art piccola pasticceria artistica a Sorrento: 25 metri quadri di bontà

Benedetta d’Antuono di Cake Art piccola pasticceria artistica a Sorrento ha creato in pochi metri uno spazio d’arte dove lasciar esprimere le emozioni. Che sia la tela di un quadro, quando trova il tempo per la passione della pittura o la proposta di un dolce della sua bottega artigianale, qui ogni cosa assume quel tocco di arte che appaga l’occhio prima ancora del cuore.

Gli inizi con un corso di pasticceria ai tempi del liceo, la lotta vinta contro un disturbo alimentare giovanile e la scelta di andare a Parigi, dove ha conosciuto Angelo, spalla forte che la sostiene e con cui condividere i segreti della gastronomia, sono solo una minima parte del coraggio dimostrato da Benedetta. In vetrina tante proposte estere, dalle madeleine ai cookie passando per cupcake e petit pâtisserie rivisitate, però, in base ai gusti nostrani. E poi torte e dessert originali e decorati, da gustare comodamente seduti al tavolo o da portare a casa.

Benedetta, quando è iniziato il sogno Cake Art?

«Nel 2023 con le mie forze. Già lavoravo in altre strutture, ma sentivo di non essere valorizzata appieno nelle creazioni. Decisi di fare il grande salto mettendomi in proprio… ed eccomi qua. In seguito ho avuto la fortuna di incontrare l’amica Laura che veniva da un altro settore e che si era candidata per aiutarmi nel mondo della pasticceria».

Cosa possiamo trovare nella tua bottega a Sorrento?

«Tanta qualità, ricerca e territorio, anche nelle realizzazioni classiche francesi o americane. Cerco di mantenere intatte le ricette originali che sorprendono spesso sorprendono il cliente perché poco conosciute. Siamo aperti tutti i giorni dalle 10 alle 20 e la domenica ci divertiamo nelle proposte colazione dalle 8 alle 13 con gli special pain au chocolat e cinnamom rolls».

Sei molto attiva sui social e i follower non mancano

«Lo strumento dei social rappresenta una vetrina diretta, non comunico solo il lavoro, ma anche il mio modo di essere. La realtà virtuale deve però andare di pari passo con quella concreta: organizzo infatti “appuntamenti itineranti” all’interno della Villa Comunale di Sorrento per avvicinare le persone alle basi del mestiere».

Cosa immagini nel tuo futuro?

«Più spazio, magari per aumentare l’offerta negli eventi e nei catering. Penso in particolare ai matrimoni, gettonati in questa splendida location della Penisola Sorrentina. E alle torte su commissione che richiedono grande sforzo ed investimenti per macchinari all’avanguardia o ad ampliare la gamma dei lievitati con i panettoni».

E i ristoranti?

«Ho rifiutato in passato collaborazioni anche prestigiose. Per me è un capitolo ormai chiuso. Credo nell’artigianalità e non nei grandi numeri quotidiani e non vorrei perdere il contatto con la gente. Ho aperto Cake Art per passione non pensando al profitto, ora posso dire di essere davvero felice».

Non mancano i riconoscimenti

«Sì, da poco ho iniziato a partecipare ai concorsi di pasticceria, ottenendo nel 2025 la medaglia d’argento come miglior uovo di Pasqua decorato – dedicato alla celebre Notte stellata di Van Gogh – nel campionato italiano pasticceria gelateria e cioccolateria organizzato dalla Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria – FIPG. Mi sono cimentata con buoni risultati anche al recente contest di Mulino Caputo al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo».

E il miglior abbinamento per i tuoi dolci?

«Dipende dalla tipologia, ma un tè sorseggiato nella mia futura sala da tè potrebbe essere l’ideale. Sogni a parte, l’emozione di stare in buona compagnia, la giusta decorazione ed il rispetto delle dosi e dei sapori sono già sufficienti».

AIS Campania e Cantina La Sibilla: 2.750 euro raccolti con Alba Vitae 2024 per Le Kassandre

E per il 2025 sostegno alle iniziative di Komen Italia con Cantine Alois.

Vino e solidarietà nell’ambito del progetto Alba Vitae voluto fortemente da AIS Italia in collaborazione con alcune delegazioni regionali tra cui la Campania e con il supporto dei produttori di vino. E se per il 2024 sono stati raccolti 2.750 euro a favore de Le Kassandre, per il 2025 i fondi andranno a Komen Italia con la bottiglia celebrativa di Cantine Alois.

Il progetto

Ogni anno una cantina selezionata mette a disposizione per beneficenza un’etichetta che possa ben rappresentare il territorio e la storia aziendale. Lo fa con un formato magnum celebrativo in tiratura limitata, il cui ricavato della vendita va ad enti ed associazioni attivi nel sociale.

AIS Campania ha ritenuto, per il 2024, l’associazione Le Kassandre meritevole del fondo istituito dalla vendita delle bottiglie di Campi Flegrei Falanghina 2023 CRUna DeLago – La Sibilla. Nata nel 2004 dall’incontro di un gruppo di donne, italiane e straniere, accomunate dall’impegno contro la violenza di genere ed in favore delle pari opportunità, l’associazione è stata rappresentata sul palco dalla
vicepresidente Marianna Hasson, in uno dei momenti di festa per i 60 anni di AIS Italia durante l’evento Pompeii, dell’Antichità della Vitae del Vino e del Cibo.

«Ricevere da AIS il contributo economico di 2.750 euro consentirà a Le Kassandre di valorizzare ulteriormente gli sforzi sul territorio finalizzati al contrasto della violenza sulle donne e al loro
reinserimento sociale e lavorativo, coniugando arte, cultura e solidarietà», ha spiegato Hasson.

Il progetto 2025

A Komen Italia che opera nella sensibilizzazione e prevenzione dei tumori del seno andrà il ricavato di Alba Vitae 2025, come annunciato dal presidente AIS Campania, Tommaso Luongo, durante un evento Komen al Coca-Cola Napoli Pizza Village. Cantine Alois ha deciso di proporre per Alba Vitae il suo celebre IGT Terre del Volturno Pallagrello Bianco “Morrone” annata 2021, in un’elegante cassetta di legno e contenitore di vetro, con un campione
del suolo proveniente dalla vigna di famiglia.

Info: stampa@aiscampania.it

La frolla al limone e la sfogliatella salsiccia e friarielli del Gran Caffè Gambrinus hanno vinto la puntata di Foodish

La frolla al limone e la sfogliatella salsiccia e friarielli  del Gran Caffè Gambrinus hanno conquistato Joe Bastianich e Fru (Gianluca Colucci) nella puntata di Foodish in onda su TV8 che ha avuto come protagonista i dolci tipici napoletani anche in versione salata.

A vincere al termine della prova d’assaggio lo storico caffè partenopeo in finale con la pasticceria Blanco 1891 di Torre del Greco.

Raffaella Blanco e Massimiliano Rosati in rappresentanza delle due proprietà e le squadre di pasticcieri e maestri dei lievitati hanno appassionato il pubblico che ha seguito la trasmissione disponibile anche il streaming e repliche su TV8.it.