Marche: Pievalta e il territorio del Verdicchio dei Castelli di Jesi

Durante un recente viaggio nelle Marche ho avuto il piacere di visitare Pievalta. Alcuni cenni dell’azienda e della denominazione Verdicchio dei Castelli di Jesi saranno utili ad anticipare gli strepitosi assaggi effettuati durante la visita.

L’azienda vitivinicola Pievalta si trova nel Comune di Maiolati Spontini (An) all’interno del territorio del Verdicchio dei Castelli di Jesi “Classico”. Nata nel 2002 per volere della prestigiosa realtà franciacortina Barone Pizzini, si estende su una superficie vitata di circa 32 ettari localizzati in varie zone, come, San Paolo di Jesi, Montecarotto, Cupramontana e Monte Follonica. Il vitigno maggiormente coltivato è il Verdicchio Bianco che occupa 30 ettari e i restanti sono a base Montepulciano. L’azienda segue da anni i dettami dell’agricoltura biodinamica.

I suoli sono variabili con forte presenza di argilla, calcare e marna con fossili marini. Le vigne sono poste ad altimetrie che variano dai 200 ai 350 metri s.l.m. La direzione dell’azienda è stata affidata al dinamico enologo Alessandro Fenino, affiancato da Silvia Loschi, già collega in Franciacorta, oggi compagna di vita. Una coppia molto affiatata nella vita e in azienda che con passione e abnegazione portano avanti questo affascinante progetto.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è uno dei fiori all’occhiello dell’enologia italiana. È un vino bianco molto apprezzato ed è tra i vini bianchi più premiati in Italia, prodotto in provincia di Ancona e in piccola parte in provincia di Macerata, nella regione Marche. Le uve in questo straordinario lembo di terra sono coltivate da secoli. La zona di produzione di questa Denominazione comprende, in provincia di Ancona, il territorio dei comuni di Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelplanio, Corinaldo, Cupramontana, Maiolati Spontini, Mergo, Montecarotto, Monte Roberto, Morro d’Alba, Ostra, Poggio San Marcello, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Senigallia, Serra de’ Conti, Serra San Quirico e Staffolo; in provincia di Macerata, il territorio dei comuni di Apiro, Cingoli e Poggio San Vicino.

L’uso della menzione “Classico” è riservato al vino ottenuto dalle uve raccolte nella zona originaria più antica. È prodotto nelle seguenti tipologie: Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio dei Castelli di Jesi Spumante, Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore e Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva che si può fregiare della menzione Docg dal 2010. Ma dal 2021 è divenuto Castelli di Jesi Docg e nello stesso anno anche il Superiore si è elevato a Docg. È un vino capace di invecchiare con grande eleganza come pochi altri bianchi in Italia, merito anche della grande struttura, acidità e dell’elevato tenore alcolico.

Gli assaggi:

PerLugo Dosage 0 Metodo Classico Vsq – Affina 21 mesi sui lieviti, da uve di Verdicchio. Bel paglierino, perlage finissimo emana raffinate note di erbe aromatiche, elicriso, mallo di mandorla e pan brioche, il sorso è rinfrescante, saporito, setoso e persistente.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Tre Ripe 2025 – Paglierino luminoso, rivela sentori di mandorla fresca, fiori bianchi, erbe aromatiche come origano, timo e menta, al gusto risulta avvolgente, fresco, coerente e saporito.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Dominè 2022 – Dal giallo paglierino, sviluppa sentori di pesca gialla, mandorla, agrumi e fiori di ginestra, al palato esprime freschezza e sapidità, è lungo e durevole.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico San Paolo 2022 – Giallo paglierino con riflessi oro, al naso rimanda sentori di pera, melone, agrumi, zagara, gelsomino ed erbe aromatiche, al gusto è pieno, vibrante e appagante.

Marche Igt Rosato Rosa del Noce 2023 – Colore rosa sfumature melograno, sprigiona intensi sentori di fragolina di bosco, ciliegia, dal sorso fresco, succoso e dal finale sapido e pulito.

Sito di riferimento: https://pievalta.it

Il Rotary Club Salerno Est presenta i risultati del progetto umanitario “Kenya 2”

Venerdì 22 maggio 2026 alle ore presso l’Hotel Mediterranea, Via Gen. Clarck 54, Salerno il Rotary Club Salerno Est presenta ai propri soci e alla stampa i risultati del progetto umanitario “Kenya 2”, iniziativa realizzata con il sostegno del Distretto Rotary 2101, degli altri Rotary Club salernitani e del Rotaract Salerno Est, in collaborazione con il Rotary Club di Mombasa.

La seconda edizione

La seconda edizione del progetto ha avuto il suo momento centrale durante la missione in Kenya svolta dall’11 al 28 marzo 2026 dalla dott.ssa Rosa Cirillo, specialista in ortopedia e traumatologia, chirurgia della mano e microchirurgia, dirigente medico presso il Reparto di Ortotraumatologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno diretto dal Primario Mauro Nese.

La volontaria rotariana socia del Rotary Club Salerno Est ha effettuato gratuitamente numerosi interventi chirurgici e microchirurgici agli arti superiori e inferiori presso l’Ospedale di Kilifi (Mombasa) e l’Ospedale Missionario di Matiri Meru (Nairobi), portando attrezzature mediche che ha utilizzato per operare insieme al personale medico locale a cui ha insegnato nuove tecniche chirurgiche.

Solidarietà concreta

Un aiuto concreto agli ospedali di Kilifi e Matiri Meru Il progetto ha risposto alle richieste del County Government of Kilifi – Department of Health Services, fornendo materiali clinici e attrezzature indispensabili per migliorare la capacità operativa delle strutture sanitarie locali.

L’Ospedale di Kilifi, sostenuto anche da Medici con l’Africa CUAMM, serve una popolazione di circa 122.000 abitanti in una delle aree più povere del Kenya.

Grazie all’intervento del Rotary:

  • Sono state donate attrezzature medicali per interventi ortopedici e chirurgici
  • È stato formato il personale sanitario attraverso attività sul campo
  • Sono stati eseguiti interventi specialistici agli arti superiori e inferiori
  • È stata potenziata la capacità operativa delle strutture per gli anni a venire.
    Determinante è stato il supporto del socio del Rotary Club di Mombasa Mohamed Harif
    Baradia, impegnato come volontario nella struttura.
    Sostegno all’istruzione dei bambini di Watamu
    Il progetto ha inoltre finanziato 16 borse di studio annuali per bambini provenienti da famiglie
    prive di mezzi economici, coprendo diversi livelli scolastici (pre-primary, primary, grade 7–9)
    presso:
  • Watamu Briance Junior School
  • Watamu Briance Junior Academy
    Un intervento che contribuisce alla crescita educativa e sociale delle comunità locali.
    Un orgoglio per Salerno e per il Rotary
    Il progetto “Kenya 2” rappresenta un esempio concreto di solidarietà internazionale e di
    impegno rotariano del Rotary International, del Distretto 2101 e dei Rotary Club salernitani,
    quali confermano il proprio ruolo attivo nella promozione della salute, dell’istruzione e dello
    sviluppo sostenibile anche al livello internazionale.

Veneto – Valpolicella: Franchini, tra identità, leggerezza e misura

C’è una Valpolicella che lavora sulla potenza, un’altra sulla tradizione, un’altra sulla riscrittura stilistica. Franchini si colloca in una posizione più sottile: trovare un equilibrio credibile tra luogo, tempo e mano.

Il contesto non è secondario; siamo in un’area che porta sulle spalle una stratificazione importante, dove la viticoltura è sempre stata al centro e dove il rischio maggiore oggi non è tanto quello di perdere identità, quanto di standardizzarla.

Giuliano Franchini è una persona poliedrica, un abile imprenditore che nel 1990, durante le “Notti Magiche”, di ritorno da un viaggio in Giappone, estasiato dall’odore della sua terra dopo la pioggia, decise di portare avanti la tradizione vinicola trasmessa dal padre Aldo e dal nonno Emilio, trasformando la produzione tradizionale di famiglia, amatoriale, in una Società agricola che si propone come volano del territorio.

È inoltre un profondo e orgoglioso conoscitore del Suo territorio. La presentazione dei vini parte da molto lontano, più precisamente da un fossile nei musei di queste terre, che testimonia che 50.000 anni fa qui vi era la vitis vinifera sylvestris.

Siamo a Negrar, nella Valpolicella Classica, dove già 6.000 anni fa vi erano terrazzamenti agricoli, a circondare la cantina della Corte Forlago vi sono meno di 5 ettari di terra, tra 250 e 500 metri di altitudine, terrazzamenti patrimonio UNESCO, accarezzati dai venti che nella parte più alta, sul Monte Marognin, prendono pieghe così ripide da diventare viticoltura eroica, l’unica vigna in valpolicella riconosciuta dal Cervim. Incastonate in questo gioiello, due siti archeologici, rinvenuti durante alcuni lavori del 2018, tra cui una splendida vigna romana, in un ottimo stato conservativo, con mosaici risalenti al III secolo d.C.

“L’antichità della presenza della vite” è un punto d’onore per Giuliano, in queste stesse terre, nella Villa Romana, si sono rinvenute tracce di Acinatico, un vino che può essere l’antenato del Recioto, un calcatorium dove veniva riposta l’uva.

In Cantina si respira tradizione e attenzione al dettaglio fino al primo momento. L’antica nevera all’interno della corte è stata trasformata in una splendida cantina sormontata da una corona di annate importanti dell’azienda, I Cartoni del vino sono una caricatura delle tradizionali cassettine nelle quali veniva riposta l’uva.

Le etichette sono un omaggio a una storia di Famiglia: il nonno di Giuliano usava tradizionalmente foderare le bottiglie spesso trasparenti con carta di giornale, che inoltre ne certificava la data. Oggi la carta che li cinge evoca il giornale e viene ancora incollata a mano, le colonne raccontano i vini e le immagini evocative celebrano le storie del territorio.

La lettura del territorio

La Valpolicella di Franchini vuole essere più distesa e raccontata, il frutto è il fulcro e le variabilità tra i vitigni e i gradi di maturazione differenti, fino all’appassimento, la tavolozza di colori. La gestione enologica mira ad amalgamare perfettamente e arricchire e per farlo si ricorre a un’ampia varietà di botti di diversa dimensione e provenienza, Francia, Slavonia e Stati Uniti, oltre l’acciaio e a un singolare contenitore prodotto appositamente.

È un equilibrio apparentemente semplice ma che nasconde una profonda abilità, in vigna e in cantina.

I VINI

Il racconto storico si trasferisce nel calice con il primo vino, il Candidus IGT Veneto, un vino ottenuto dalle vigne salvate che sormontavano la villa: Chardonnay, Garganega, Fernanda, Riesling, Pinot Bianco, Moscato, Saorìn e un affinamento che inizia in acciaio e legno per finire in un contenitore “autoctono” di marmo rosa del Garda, che dona ulteriore sinergia tra il vino e il territorio. Un vino dalla trama paglierino, alla frutta a pasta gialla in prima linea si aggiungono note di pietra focaia e spezie dolci, sale al limone del Garda. Al palato è saporito e dalla beva agevole, ancora agrumata.


Il Valpolicella Classico 2023 “Casa Forlago” mostra tradizione e ricerca nell’uvaggio: Corvina, Molinara, Rondinella e altri vitigni presenti in percentuale minore (Corvinone,

Pelara, Rossignola, Negrara, Spigamonte, Turchetta) solo acciaio, si presenta rubino dai riflessi porpora cristallino, al naso apre con un gustoso pepe di cayenna, nocciolo di ciliegia, bouquet di fiori rossi freschi. All’assaggio la salinità è marcata ed è l’architrave su cui si costruisce una bevibilità semplice ma mai banale.

Il Ripasso “Orto Baul” segue i vitigni del “Casa Forlago” ma la scelta diversa delle uve, la seconda Fermentazione tradizionale fatta partire in maniera spontanea sulle vinacce di Amarone e l’affinamento per 24mesi in Barrique e Tonneaux vanno a comporre un vino diverso che sa portare tutto questo imprinting con leggiadria e modernità. Richiami di piccoli frutti rossi croccanti pepe rosa, si presenta rotondo,con tannini leggeri ma maturi lievi, che restano dietro le labbra e si sciolgono nella salgemma, di buona struttura ma mantenendo un giusto equilibrio e giusta agilità di beva.

Il Valpolicella Classico Superiore “Sedese”, si avvale di un leggero appassimento e di un affinamento parte in Inox parte in Tonneau per portare diversità, rotondità e pienezza, è il second vin dell’azienda. Al naso esplode la frutta matura, i piccoli frutti rossi , la spezia dolce, la frutta a guscio, in bocca bellissima rotondità e tannino gustoso, sapidità e freschezza.



L’Amarone della Valpolicella Classico “Forlago Passione” nasce sulla collina di Villa e si fregia del Marchio della Viticoltura eroica del CERVIM. La meticolosa e faticosa selezione dei grappoli in vigne dalla ripidissima pendenza, la vinificazione rispettosa e con Delestage, l’affinamento in legno complessivamente per 36 mesi rendono questo vino una selezione accurata e complessa. Il calice è granato impenetrabile e annusando a calice fermo il frutto è croccante e rimanda ai ciliegi che prima dell’uva sormontavano queste colline, alla viola mammola, roteando i toni si anneriscono aprendosi a sbuffi balsamici, chiodi di garofano, lavanda e fiori di campo, sale nero. All’assaggio una piacevole salinità apre a un tannino setoso e ben equilibrato con la massa, che si ferma nella parte finale del palato lasciandoci a un tono di frutto dolce e fresco e grande pulizia.

L’Azzardo 2019 è vendemmiato in 3 raccolte, seguendo la perfetta maturazione delle diverse tipologie, ben 18 tra cui Merlot, Cabernet Sauvgnon, Corvina, Corvinone, Rondinella e altri vitigni presenti in percentuale minore (Spigamonte, Oseleta, Teroldego, Rebo) conclude poi una fase di appassimento in cassetta. Il Delestage aiuta a dare maggiore uniformità e colore alla massa, dalla trama consistente e rosso rubino, il naso è cupo, intimo, rimanda al pepe nero, alla radice, al bosco umido e al durone stramaturo. 12 mesi di Tonneaux e Barriques per questo vino, grandemente gestiti. Al palato si presenta ricco nella struttura, di buon calore che ne eleva il dinamismo, dal tannino perfettamente integrato e dal finale ancora fruttato.

È un equilibrio e un sapore internazionale ricercato che vuole però affondare le sue radici nella Valpolicella.



Il Recioto della Valpolicella Classico “Monte Marognin” dal consistente colore rubino con sfumature violacee si apre al naso su sentori di ciliegia sotto spirito e floreali di viola, pepe nero e fava di cacao. Un corpo solido spalleggia la dolcezza, il tannino è lieve e la freschezza da dinamismo e grande tensione all’assaggio.

Alcune bottiglie di questo ultimo vino, selezionate e numerate, non subiscono filtrazione e coi lieviti vivi vanno a effettuare una nuova fermentazione in bottiglia, seguendo un percorso molto radicato nella natura. Il carattere petillant attrae da subito, al naso ai toni fruttati e floreali si aggiunge complessità con sentori di sottobosco, cuberdon e mirtilli, in bocca l’agilità di beva si contrappone al tannino gustoso e il lieve tenore zuccherino prolunga la persistenza fruttata, un vino raro e di spessore.

L’Imperivm si costruisce su un assemblaggio che affianca vitigni 21 vitigni, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Corvina, Corvinone, Rondinella, altri vitigni locali (Spigamonte, Oseleta, Croatina, Teroldego, Rebo, Rossignola, Negrara, Sangiovese, Turchetta, Ancellotta, Syrah, Molinara, Rossara, Lagrein, Pinot Nero, lieve appassimento, dando origine a un profilo più articolato. Trama scura, al naso emerge durone, sottobosco secco, radice di liquirizia e rabarbaro. Importante struttura, equilibrio caldo e avvolgente, tannino importante calore per un vino che dimostra grande stoffa e ampio margine di invecchiamento.

A chiudere gli assaggi una Bonus Track , la Graspia, una bevuta antica che pone le sue radici nelle tradizioni campagnole, ma ad oggi potenzialmente modernissima, in francia la chiamano Piquette. Si tratta di mosto d’uva (le stesse dell’Amarone in questo caso) residuo della produzione, che alluvionato con acqua fresca, da vita ad una seconda leggera fermentazione in bottiglia. Naso dai toni del turgido frutto rosso, basso tenore alcolico e freschezza, una lieve frizzantezza e vivacità.

La Passione di Giuliano Franchini traspare in ogni etichetta, nell’immenso amore e nell’approfondita conoscenza che dimostra per questa terra, che lo ha corrisposto donandogli un tesoro storico da tutelare e un grande patrimonio vinicolo per mantenere viva la tradizione, con eleganza e con lo sguardo dritto verso al futuro. “Nel mondo si bevono molti vini… pochi si distinguono… solo alcuni si fanno ricordare.”

Eletto il nuovo CdA di VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta – nel segno della continuità

Il Consorzio Tutela Vini Caserta – VITICA annuncia con soddisfazione la conferma del proprio Consiglio di Amministrazione, arricchito dall’ingresso di due nuovi consiglieri, che completano una compagine caratterizzata da piena solidità e coesione istituzionale.

Questa scelta riflette la volontà dei soci di dare seguito a un percorso strategico costruito con determinazione, guardando al futuro con rinnovato slancio e una visione ambiziosa. Il CdA confermato intende proseguire con un approccio orientato alla piena esaltazione delle denominazioni e dell’intero patrimonio vitivinicolo espresso dal territorio casertano: un ecosistema di straordinaria ricchezza, fatto di vitigni autoctoni, tradizioni radicate e paesaggi unici, che il Consorzio promuove con forza per garantirne la massima visibilità ben oltre i confini regionali.

Le priorità del mandato si concentrano sul consolidamento della qualità e sull’identità delle cinque denominazioni tutelate: Aversa Asprinio DOP, Falerno del Massico DOP, Galluccio DOP, Roccamonfina IGP e Terre del Volturno IGP. Attraverso un’azione costante di vigilanza e tutela, il Consorzio garantisce l’autenticità e la riconoscibilità dei vini casertani, posizionandoli come protagonisti d’eccellenza nel panorama enologico italiano.

Parallelamente, VITICA punta a intensificare le iniziative di promozione sia sul mercato nazionale che su quelli internazionali, dove la domanda di prodotti d’origine e di alta qualità rappresenta un’opportunità di sviluppo concreta per tutte le aziende del territorio. «La conferma della quasi totalità del Consiglio di Amministrazione è il segnale più chiaro della fiducia nel percorso intrapreso», sottolinea il Presidente Cesare Avenia.

«Siamo determinati a proseguire con coerenza il lavoro avviato, mettendo al centro la qualità dei prodotti e la passione dei produttori che, ogni giorno, interpretano questo territorio attraverso il vino. Il nostro obiettivo è far crescere la consapevolezza del valore del Casertano come terra di grandi eccellenze vitivinicole». Con questo rinnovato impegno, il Consorzio Tutela Vini Caserta – VITICA riafferma il proprio ruolo di guida e motore per lo sviluppo economico e culturale della provincia, valorizzando ogni singola etichetta come ambasciatrice dell’autenticità e del talento casertano.

Il nuovo Consiglio eletto:

Cesare Avenia (Società Agricola Il Verro SRL) – Presidente

Maria Ida Avallone (Villa Matilde S.S. Di Salvatore E Maria Ida Avallone) – Vicepresidente

Gilda Guida Martusciello (G.S.- Salvatore Martusciello) – Vicepresidente

Salvatore Avallone (Villa Matilde S.S. Di Salvatore E Maria Ida Avallone) – Consigliere

Amedeo Barletta (S.I.A. S.R.L. Vestini Campagnano) – Consigliere

Giuseppe Carusone (Az. Agr. La Masserie Di Carusone Giuseppe) – Consigliere

Piestro Ceparano (Vitis Aurunca SSA) – Consigliere

Raffale Magliulo (Soc. Agr. Magliulo Srl) – Consigliere

Carlo Menale (Menale Vini) – Consigliere

Angelo Pagano (Fattoria Pagano) – Consigliere

Antonio Papa (Az. Agr. Papa Gennaro Sas) – Consigliere

Tony Rossetti (Bianchini Rossetti) – Consigliere

Salvatore Sorbo (Villa Sorbo Di Sorbo Salvatore) – Consigliere

Massimo Telaro (Lavoro e Salute Vini Telaro s.c.a.r.l.) – Consigliere

Danilo Trabucco (Trabucco Vini) – Consigliere

Vinitaly 2026: il Premio Angelo Betti celebra l’anima territoriale del vino italiano

Nella giornata inaugurale di Vinitaly 2026, tra i momenti più attesi del calendario istituzionale si conferma la cerimonia del Premio Angelo Betti, Benemeriti della Vitivinicoltura Italiana, riconoscimento simbolo della manifestazione e tra i più identitari del settore.

Alla presenza del presidente di Veronafiere Federico Bricolo, del presidente di ICE Agenzia Matteo Zoppas e dell’amministratrice delegata Barbara Ferro, la cerimonia ha ribadito il valore di un premio che affonda le proprie radici nella storia stessa della manifestazione.

Istituito nel 1973 e intitolato al fondatore di Vinitaly, Angelo Betti, il riconoscimento rappresenta uno dei più longevi del panorama vitivinicolo italiano. La sua peculiarità risiede nella dimensione territoriale: ogni regione individua il proprio “benemerito”, restituendo così una fotografia corale e autentica del comparto nazionale.

La cerimonia si inserisce in un programma più ampio di premi che, già nella mattinata inaugurale, ha visto protagonisti nomi di primo piano come Lamberto Frescobaldi, insignito del Vinitaly International Award Italia, e Attilio Scienza, premiato alla carriera. Un dialogo continuo tra tradizione, ricerca e visione imprenditoriale che rappresenta oggi una delle chiavi di lettura del successo del vino italiano nel mondo.

È tuttavia nel Premio Angelo Betti che si esprime con maggiore forza il legame tra vino e territorio: un riconoscimento che non celebra soltanto il successo individuale, ma valorizza l’impegno quotidiano di produttori, tecnici e ambasciatori del vino italiano. Figure spesso silenziose, ma fondamentali, custodi di saperi locali e interpreti di un patrimonio culturale condiviso.

«Il contributo dei territori è fondamentale per intercettare tutte le esperienze rappresentative del percorso di crescita del vino italiano, ha sottolineato Federico Bricolo. Questo premio non è solo un riconoscimento individuale, ma uno strumento per raccontare il lavoro diffuso a sostegno della qualità e dell’evoluzione dei territori vitivinicoli». Un ringraziamento è stato inoltre rivolto agli assessori regionali all’Agricoltura, protagonisti nell’individuazione delle candidature piùrappresentative per identità e visione.

Entrano così nell’Albo d’Oro del Premio Angelo Betti 2026: Paolo Simoni (Abruzzo), Stefano Del Lungo (Basilicata), Vincenzo Letizia (Campania), Tenuta del Travale (Calabria), Pierluigi Zama (Emilia-Romagna), Cristian Specogna e Michele Specogna (Friuli Venezia Giulia), Stefano Matturro (Lazio), Azienda Agricola Laura Aschero (Liguria), Giovanna Prandini (Lombardia), Azienda Agricola Alberto Quacquarini (Marche), Nicola Japalucci (Molise), Giovanni Negro (Piemonte), Franz Graf Von Pfeil (Provincia Autonoma di Bolzano), Walter Webber (Provincia Autonoma di Trento), Marilina Nappi (Puglia), Giuseppe Gabbas (Sardegna), Franco Motisi (Sicilia), Ivangiorgio Tarzariol (Toscana), Nicola Chiucchiurlotto (Umbria), Nicolas Bovard (Valle d’Aosta) e Sandro Gini (Veneto).

In un’edizione sempre più orientata ai mercati internazionali e alla promozione integrata del Made in Italy, il Premio Angelo Betti si conferma dunque un momento di sintesi tra memoria e futuro, capace di raccontare, anno dopo anno, l’identità profonda del vino italiano e il suo legame inscindibile con i territori.

Torna SorrentoGnocchiDay: gnocchi, territorio e ospiti stellati per la quinta edizione

Quinta edizione per SorrentoGnocchiDay.

La kermesse, nata per celebrare un grande classico della tradizione gastronomica locale, quest’anno rafforza il proprio legame con il territorio e, al contempo, si apre a nuovi orizzonti, inaugurando un gemellaggio con l’Emilia-Romagna, terra simbolo della pasta fresca italiana.

Ideata e organizzata dalla Dieffe Comunicazione, con il sostegno del Comune di Sant’Agnello e il patrocinio morale  di Federalberghi Penisola Sorrentina, la manifestazione si svolgerà dal 20 al 23 aprile per poi proseguire con la rassegna “Gnocchi in Tour”: un itinerario di interpretazioni inedite e originali di gnocchi, firmate da ristoratori della Penisola sorrentina, in programma fino alla fine di maggio.

SorrentoGnocchiDay si avvale della collaborazione di: Mulino CaputoLatteria SorrentinaLa FiammanteAcqua S.PellegrinoFrantoio TorrettaWorkline Divise e Antica Sartoria.

Tra chef stellati, giovani talenti, maestri pasticceri, artigiani dell’arte bianca e pizzaioli, il calendario si arricchisce di appuntamenti che ampliano il focus dagli gnocchi ad altre eccellenze del territorio, tra degustazioni, laboratori e creazioni contemporanee

Ad aprire il programma, il 20 aprile, dalle 15.00 alle 17.00, una cooking class organizzata in sinergia con l’Istituto Polispecialistico San Paolo di Sorrento, condotta dallo chef Danilo Di Vuolo e dedicata alla realizzazione della Pizza di Sant’Antonino, tradizionale torta di crema, realizzata con pasta frolla, crema pasticcera, crema al cioccolato e amarene.

La lezione è aperta al pubblico, fino ad esaurimento posti, previa prenotazione, da inviare alla mail: info@dfcomunicazione.it

Cuore della manifestazione sarà la cena evento, del 22 aprile,  ospitata presso l’Aqua Pool Lounge dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello, hotel cinque stelle affacciato sul Golfo di Napoli, condotta da Veronica Maya.

La serata si aprirà con l’assegnazione del Premio Aldo Guida, riconoscimento al Miglior Maître dell’anno, a cura di AnnaMaria Lauritano ed Oreste Pezzella dell’azienda WorkLine.

A seguire, spazio alla tradizione, con la preparazione delle pizze fritte, affidata ai maestri pizzaioli Mauro Espedito (Pizzeria Owap, Napoli) e Raimondo De Crescenzo (Pizzeria Magma Sakura, Torre del Greco), in abbinamento con l’Asprinio d’Aversa Brut di Salvatore Martusciello.

L’evento, plastic free, prevede l’utilizzo di stoviglie biodegradabili e compostabili, grazie alla consueta collaborazione con Penisolaverde.

In attesa delle degustazioni, il pubblico potrà assistere alla lavorazione artigianale degli gnocchi e dei tortelli, a cura di: Cristiano e Giuliana De Stefano del laboratorio sorrentino Mamma che Pasta e  di Rina Poletti, sfoglina dal 1979 nonché direttrice dell’Accademia della Sfoglia.

Entrando nel vivo della serata, 14 chef saranno chiamati a reinterpretare la tradizione, con piatti originali.

In particolare, quest’anno si potrà contare sulla creatività e la tecnica di: Nino Di Costanzo, del bistellato Danì Maison di Ischia, affiancato da Antonio Autiero, resident chef del DesChevaliers, dell’hotel De Bonart NaplesAntonino Montefusco, della Terrazza Bosquet, stella Michelin del Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, coadiuvato da Fortunato Ranieri junior, suo sous chef; Andrea Vezzani, dello stellato Ca’ Matilde di Rubbianino, in provincia di Reggio Emilia sarà accompagnato da Emanuele Ioio, chef del Ristorante Zi’ Teresa di Napoli; Vincenzo Guarino de La Corte degli Dei di Agerola, in coppia con Vincenzo Politelli, dell’Ostaria Pignatelli  di Napoli; Peppe Aversa, dello stellato sorrentino Il Buco, affiancato da Nicola Celentano, chef del Vesuvio Panoramic Restaurant, al 5° piano dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello; Ciro Sicignano, chef della stella Michelin di Sorrento, Ristorante Lorelei, in postazione assieme a Giuseppe Vanacore del Ristorante Casa Scarica di Gragnano e, infine, Luigi Lionetti del Cora Bistrot dell’Hotel Ara Maris di Sorrento assieme ad Alessandro Bisconti, della Terrazza Mediterraneo Italian bistrot dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello.

Il percorso di degustazione si concluderà con le reinterpretazioni della Pizza di Sant’Antonino, ideate e realizzate, per l’occasione, dai maestri pasticceri  Pasquale Pesce, dell’omonima pasticceria di Avella, e Salvatore Gabbiano, di Dulcis in Pompei, servite in abbinamento con i rosoli dell’azienda Piemme – Piacere Mediterraneo.

A partire da questa edizione, SorrentoGnocchiDay dà il via a una collaborazione con Gli Aquiloni, Centro polifunzionale gestito dalla cooperativa sociale Proodos, in sinergia con l’ASPS Penisola Sorrentina, con l’obiettivo di rafforzare il legame con il tessuto imprenditoriale locale, sperimentando forme di inclusione lavorativa.

Al centro del progetto ci sono persone con disabilità, già protagoniste di laboratori artigianali dedicati alla realizzazione di componenti per la mise en place, per eventi e banchetti, valorizzando, così, competenze e creatività in contesti professionali di eccellenza.

Il 23 aprile la location si sposta presso ristorante Terrazza Vittoria dell’Hotel Continental di Sorrento, dove l’executive chef, Eugenio Cuomo, proporrà un menù ispirato all’evento; prenotazioni allo 081 807 2608

Tutte le novità e i contenuti sono disponibili sulla pagina FB Sorrento Gnocchi Day, dove sarà anche possibile consultare l’elenco dei ristoranti aderenti all’iniziativa Gnocchi in Tour, attiva dal  al 31 maggio.

Sponsor tecnici dell’evento sono: Laboratorio Floreale AielloMamma che pastaEmmanuel sound and lightingMagno Food 1973 e Corte degli Dei.

Il vino nell’arte

I musei sono sempre stati il mio punto di partenza. Prima di ogni viaggio studio le collezioni, le storie, i percorsi degli artisti. Ad un certo punto, quasi senza accorgermene, ho iniziato a vedere il vino comparire ovunque: nei dipinti, nelle sculture, nei reperti archeologici. Il vino è diventato parte integrante del mio sguardo sull’arte.

È sicuramente uno dei motivi ricorrenti nella storia dell’arte. Compare nelle pitture dell’antico Egitto, nelle statue greche, nei mosaici e nei sarcofagi romani, nei dipinti rinascimentali e barocchi, fino ad arrivare alla modernità, dove cambia ancora significato. Da Dioniso ai baccanali, dai miracoli biblici ai bevitori solitari del Novecento, il vino racconta il rapporto dell’uomo con il sacro, con il piacere, con il tempo.

L’ANTICO EGITTO: VINO, SACRO E RITO

Le prime rappresentazioni del vino nell’arte risalgono all’antico Egitto, una delle civiltà più antiche, precedente al IV millennio a.C. Bassorilievi e pitture parietali mostrano un rapporto profondo con il vino, considerato non solo una bevanda, ma un elemento sacro, curativo e rituale.

Il vino accompagnava feste religiose e banchetti dedicati a Osiride, divinità legata alla rinascita e alla fertilità, ed era presente anche nel corredo funebre, come dimostrano i vinaccioli d’uva ritrovati nelle tombe. L’arte egizia è inoltre la prima a rappresentare scene di coltivazione della vite, vendemmia e vinificazione, trasformando il vino in un soggetto visivo stabile e riconoscibile.

GRECIA ANTICA: DIONISO E L’EBBREZZA SACRA

Con la Grecia il vino assume una dimensione ancora più complessa. Dioniso, dio dell’ebbrezza e della vitalità, è una figura ambivalente: unisce gioia e sofferenza, vita e morte, ordine e caos. Figlio di Zeus e della mortale Semele, è insieme divino e umano.

Nell’arte antica Dioniso appare talvolta come un uomo adulto, barbuto e ubriaco, circondato da satiri e menadi; altre volte come un giovane dai tratti delicati, imberbe, con capelli ricci e pelle luminosa. Questa doppia rappresentazione ne rafforza il carattere contraddittorio e affascinante.

Un esempio emblematico è il Dioniso del Partenone, parte del programma scultoreo realizzato da Fidia e dalla sua bottega tra il 447 e il 432 a.C. Il dio è raffigurato sdraiato, rilassato, spettatore divino dell’evento centrale del frontone. La scultura originale, come molti rilievi del Partenone, è oggi conservata al British Museum tra i Marmi di Elgin.

ROMA: TRA ALDILÀ ED ECONOMIA

Nel mondo romano, il rapporto con Dioniso, identificato con Bacco, continua e si moltiplica. I sarcofagi con scene di baccanali (II–III secolo d.C.) mostrano feste sfrenate con menadi, satiri e lo stesso dio. Non erano semplici decorazioni: alludevano a una vita oltre la morte felice e liberata, dove il baccanale diventava allegoria della liberazione dell’anima.

Ma accanto al valore simbolico e religioso, il vino era anche un prodotto concreto e centrale nell’economia romana. Veniva coltivato, vinificato, conservato e distribuito su larga scala. Lo strumento fondamentale di questo sistema era l’anfora, il contenitore che permetteva al vino di essere stoccato, trasportato e commercializzato in tutto il Mediterraneo.

RINASCIMENTO E BAROCCO: IL VINO TRA UMANITÀ E IDEALE

Con il Rinascimento il vino rientra nell’arte come simbolo colto, ma anche come elemento umano.

Il Bacco di Caravaggio (1596–1597, Galleria degli Uffizi, Firenze) rappresenta una frattura netta con la tradizione. Il dio non è idealizzato: ha unghie sporche, guance arrossate, una presa incerta sul calice che increspa il vino. La frutta è imperfetta, bacata, già matura. È un Bacco terreno, quasi reale, più vicino a un ragazzo di strada che a una divinità classica.

Pochi anni dopo, Guido Reni riporta invece Bacco verso un ideale di grazia e compostezza. Nel Bacco fanciullo (circa 1622, Galleria Palatina, Firenze), il dio torna giovane, elegante, luminoso. È la versione armoniosa, controllata, ideale del vino.

VERONESE: IL VINO COME MIRACOLO E ABBONDANZA

Con Paolo Veronese, il vino diventa protagonista collettivo e simbolo religioso. Nelle Nozze di Cana (1563, Louvre), uno dei dipinti più grandi del mondo, il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino diventa celebrazione dell’abbondanza e della grazia divina.

Il vino rappresenta la gioia, il passaggio dalla Vecchia alla Nuova Alleanza e anticipa il significato eucaristico. Ambientando la scena in un fastoso banchetto veneziano, Veronese trasforma l’episodio evangelico in un’imponente affermazione di potere, fede e ricchezza.

MODERNITÀ: DAL RITO ALLA SOLITUDINE

Con Goya, alla fine del Settecento, il vino torna alla terra. Nella Vendemmia (1786, Museo del Prado) non è più metafora divina, ma gesto umano e stagionale: lavoro, festa, comunità.

Nel Novecento, con Picasso, l’alcol perde ogni aura celebrativa. Nei bevitori del Periodo Blu, come Absinthe Drinker (1901, Hermitage), il vino, o in questo caso l’assenzio, diventa rifugio, abitudine, solitudine. Compagno silenzioso della vita urbana e bohémienne.

Dopo Caravaggio, Veronese, Goya e Picasso, il vino continua ad attraversare la storia dell’arte assumendo significati sempre diversi, adattandosi ai linguaggi e alle sensibilità di ogni epoca.

I FIAMMINGHI: IL VINO COME VITA QUOTIDIANA

Nel Seicento fiammingo il vino entra nella pittura di genere. Artisti come Jan Steen e Adriaen van Ostade lo inseriscono in scene di taverna, bevute collettive, momenti domestici spesso ironici o moralizzanti.

Qui il vino non è sacro né mitologico: è un’abitudine, un eccesso, a volte una debolezza umana. Bicchieri rovesciati, volti arrossati, risate scomposte raccontano una quotidianità realistica e imperfetta.

CEZANNE: LA STRUTTURA DELLA NATURA MORTA

In Paul Cézanne, soprattutto nelle nature morte, il vino perde il suo valore narrativo: bottiglie e tavole non raccontano una scena, ma servono a costruire lo spazio pittorico attraverso forme, volumi e colori. Nell’opera I giocatori di carte (1890-1895, Musée d’Orsay, Parigi) la bottiglia al centro non è un semplice dettaglio rustico; funge da asse di simmetria e perno compositivo, dividendo la scena in due metà opposte ma speculari.

VAN GOGH: IL VINO E IL LAVORO

Per Vincent van Gogh il vino è legato alla terra e alla fatica. Nelle scene di vendemmia e nei riferimenti alla vigna, il vino rappresenta il ritmo delle stagioni, il lavoro contadino, una forma di spiritualità laica. Non c’è celebrazione, ma intensità emotiva. Nel dipinto La Vigna Rossa (1888, Museo Pushkin di Mosca) abbiamo l’esempio lampante di tale visione. Non è una celebrazione edulcorata della vendemmia, ma un’opera carica di intensità emotiva. Van Gogh concentra l’attenzione sui colori autunnali accesi, il giallo, il viola, il rosso e sul contrasto con le figure blu dei contadini, rappresentando la fatica dell’uomo immerso nella natura.

MICHELANGELO PISTOLETTO e la Vendemmia d’Artista

Nell’arte contemporanea il vino perde il suo valore simbolico tradizionale e assume nuove funzioni. Non racconta più miti o riti condivisi, ma viene usato come materiale, come traccia di consumo o come elemento legato a dinamiche sociali ed economiche. Nel lavoro di Michelangelo Pistoletto, il vino entra nell’arte contemporanea non come immagine o simbolo tradizionale, ma come oggetto sociale e culturale. Con il progetto Vendemmia d’Artista di Ornellaia (annata 2010), in occasione del 25° anniversario di Ornellaia, Il vino diventa supporto dell’opera e occasione di incontro tra arte e mercato. Per l’occasione ha realizzato etichette speciali e sculture in materiale specchiante per le grandi bottiglie, portando nel vino i temi centrali della sua ricerca: la relazione, la celebrazione e il coinvolgimento dello spettatore.

Le opere che raccontano il vino nell’arte sarebbero molte altre e ogni epoca aggiunge nuove sfumature a questa storia lunghissima. Questo percorso non vuole essere esaustivo, ma suggerire uno sguardo diverso. Un invito a guardare oltre il centro della scena.

Spero di avervi lasciato uno spunto, così che alla prossima visita museale possiate andare anche voi a caccia di un capolavoro di‑vino.

Prosit!

Nasce Somnium a Eboli, la “cucina darwiniana” di Pasquale Trotta

Vi siete mai chiesti come sarebbe stato un pranzo al periodo delle antiche civiltà, dal Paleolitico al Neolitico, passando per Etruschi, Greci e Romani, senza dimenticare i contributi sostanziali nella gastronomia di Angioini ed Aragonesi?

Da Somnium a Eboli si viaggia al centro della terra e dei sapori con le tecniche più innovative, necessarie alla trasformazione delle materie prime ridisegnate come la tela di un quadro manierista. Pasquale Trotta, mille esperienze da giramondo prima di tornare in Italia nella “sua” Campania con un concept assolutamente innovativo ha eliminato la carta, con un menù unico da 17 portate suddiviso per tappe storiche.

Si comincia proprio dalla preistoria con un tunnel interattivo di lava stratificata e sonorità selvatiche fino a giungere al salottino denominato “Thermopolium” in stile cyberpunk, con atmosfere distopiche e fantascientifiche dei libri di Azimov e Lem o delle sceneggiature alla Blade Runner: immagini di macchine volanti, pioggia e automi in movimento. Ai tavoli invece i calchi fossili marini, presenza “vivente” della fertilità delle terre del Sele, ai confini con la Lucania.

Nessuno schema precostituito neppure tra cucina e sala, con Mattia Besana a curare l’ampia carta vini da 511 referenze e alcune verticali importanti e l’intera brigata ai fornelli pronta a coccolare l’ospite a rotazione. «L’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo fondamentale nella mia visione di Somnium – afferma Trotta – Nato da un sogno, costruito passo dopo passo in tre anni, sono adesso pronto alla rivelazione al pubblico e alla stampa di settore a cominciare da questa sera».

Ricostruzioni al computer, che supporta anche le giuste proporzioni e grammature nell’ideazione delle ricette visionarie di Pasquale, ma il restante 99% è tutto umano, ecosostenibile dal punto di vista energetico e basato sulla filosofia strettamente attuale del zero spreco. «Siamo stati troppo a lungo legati, costretti ad atavici clichè; abbiamo immaginato una realtà di fantasia al ribasso, perdendo di vista il contatto con gli ingredienti. Il cucchiaio non esiste è inutile cercare di piegarlo, parafrasando uno dei miei caposaldo del cinema come Matrix».

La sfida vera sarà trasmettere il binomio inscindibile tra evoluzione e tradizione. Ogni proposta è frutto infatti delle contaminazioni tra epoche storiche differenti, preparazioni antichissime come garum e mulsum unite ai ricordi d’un tempo ancora vivo nella memoria. La mano si sente nei gusti forti, densi e ricchi del menù, dal sale alle cotture alla creatività ben dosata. Le carte da gioco fantasy, con la spiegazione dei piatti in uscita, presenti nel secondo angolo di degustazione denominato “popina” come le bettole mal frequentate romane, sono l’unica testimonianza cartacea utile al racconto.

L’ultima parte è il “laboratorio 2126” che guarda al futuro, dall’unica seduta per 16 posti totali. Tre i turni massimi per serata, scanditi dalla partenza ogni 30 minuti dalle ore 20. In inverno si apre dal mercoledì al sabato e in estate dal lunedì al giovedì. In questa sezione si affrontano anche le tematiche della sostenibilità, del cibo spazzatura e del riscaldamento globale, sempre con un’aria scanzonata e ironica per non appesantire gli animi lanciando comunque un messaggio positivo.

Quattro gli abbinamenti proposti dal “Sine ebrietate” (analcolico) o il “Transumatio” per 75 euro dove i cocktail del bartender e la selezione vini di Besana la fanno da padrone, per poi innalzare l’asticella con “Iter” ed “Aeternitas” a 150 euro con bottiglie rarissime e vecchie annate grazie al servizio Coravin, presente in tantissime scelte al calice.

Sogno o son desto? Somnium o realtà? le domande esistenziali della nuova esperienza ebolitana nata da un figliol prodigo del territorio che cerca di portare un vento di evoluzione della specie gourmand.

Ascolta l’intervista integrale a Pasquale Trotta.

Campania, Premio Olio delle Sirene a Sorrento il 10 e 11 aprile 2026, organizzato da EWS European Workshop Sorrento

“L’alleanza strategica per il rilancio degli oli extravergini di oliva in Italia”. È questo il titolo scelto da EWS, European Workshop Sorrento, per il convegno che venerdi 10 giugno alle 16.30 nella esclusiva Villa Zagara a Sorrento aprirà la due giorni conclusiva dell’evento e che vedrà protagonisti i presidenti delle IGP italiane – Puglia, Campania, Roma, Toscana, Marche e Calabria – insieme agli organizzatori del Premio Olio delle Sirene e ai parlamentari Annarita Patriarca e Marco Cerreto.

Il prestigioso riconoscimento proseguirà sabato 11 aprile alle ore 10 alla Terrazza delle Sirene (in via De Maio 35 a Sorrento) con la premiazione degli oli vincitori. Una cerimonia alla quale parteciperanno – insieme ai promotori dell’iniziativa Roberto Dante Cogliandro e Nino Apreda, presidente e segretario di EWS – il presidente del Comitato scientifico Tullio Esposito, il presidente di Coldiretti Napoli Valentina Stinga, il presidente di Oleum Domenico Cosimato, l’europarlamentare Dario Nardella, il consigliere regionale Gennaro Sangiuliano, il prefetto di Napoli Michele di Bari, l’arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia monsignor Francesco Alfano, con le conclusioni dell’onorevole Annarita Patriarca e dell’onorevole Marco Cerreto.

Tantissimi saranno soprattutto i produttori provenienti da tutta Italia e da altri quattro paesi del Mediterraneo.

“Tale iniziativa, fortemente voluta da European Workshop Sorrento, si inserisce nel più ampio obiettivo di incentivare la crescita socio-economica del territorio, promuovendo le nostre eccellenze come motore trainante per il benessere collettivo. La cultura e la coltura dell’olio rappresentano infatti un elemento fortemente caratterizzante le nostre città da millenni”, hanno spiegato Roberto Dante Cogliandro e Nino Apreda, presidente e segretario di EWS che hanno organizzato l’iniziativa, moderata dal giornalista Angelo Cirasa, insieme a Coldiretti Napoli, Associazione Oleum, Fondazione Sorrento.

Sono stati annunciati i vincitori del Premio Internazionale Sorrento Olio delle Sirene 2026, organizzato da EWS – European Workshop Sorrento, in collaborazione con Coldiretti Campania e Oleum – Associazione Internazionale Assaggiatori Oli di Oliva, con il patrocinio del Comune di Sorrento e della Fondazione Sorrento.

Il concorso si conferma come uno degli appuntamenti più autorevoli nel panorama oleario internazionale, capace di valorizzare eccellenze provenienti da diverse aree del Mediterraneo e non solo, premiando qualità, identità territoriale e innovazione.

Oli vincitori

Categoria DOP e IGP

🥇 Romano Vincenzo, Monte Etna DOP
🥈 Azienda Agricola Di Martino, “Stellare” IGP Olio di Puglia
🥉 Alfredo Cetrone, DOP Colline Pontine – Sonnino (LT)

A seguire tra i migliori classificati: Soc. Valle del Cedrino (Sardegna DOP), Agrestis Nettaribleo (Monti Iblei DOP), Colle d’Oro (Lago di Garda), Le Tre Colonne (Terra di Bari DOP), FAM (Irpinia Colline dell’Ufita DOP), Tenuta Miraglia (Monte Etna DOP), Podere Ricavo (Terre di Siena DOP).

Categoria Biologici

🥇 Intini, Bio – Valle d’Itria, Alberobello (BA)
🥈 San Salvatore
🥉 Podere Ricavo Biologico – Colline Senesi, Cetona

Tra gli altri finalisti: Cioccolini Bio (Tuscia Viterbese), Marco Rizzo (Talismano e Impronta), Frantoio Franci (IGP Toscano), Olio della Valle Coratina, Marfuga Sassente (Umbria), Radano Valentina Stella (Cilento).

Categoria Monovarietali

🥇 Frantoio Franci, “Bella” – Montenero d’Orcia (GR)
🥈 Amore Coltivato, Coratina – Bitonto
🥉 Masoni Becciu, “Ispiritu Sardu” – Villacidro (SU)

Completano la classifica: Le Sciare 900 (Romano Vincenzo), Pozzo Serpi Coratina (Alta Murgia), Alfredo Cetrone (Sonnino), Cioccolini Itrana Monocultivar (Vignanello), Olio della Valle Ogliarola Garganica, Marfuga Moraiolo Affiorante (Umbria), Intini Coratina.

Premi speciali

Premio Speciale Minucciola “Osvaldo Galano
Villa Zagara – qualità oro

Premio Speciale Campania
Azienda Agricola Madonna dell’Olivo, Itrans – Serre (SA)

Premi speciali internazionali

Premio Speciale Croazia

🥇 Damaval Selection
🥈 Val Vida Cuvée
🥉 Stefanic Bianchera

Premio Speciale Slovenia

🥇 Kandus
🥈 Kante Cuvée
🥉 5K

Premio Speciale Grecia

🥇 Papadopoulos Master Miller Organic Blend
🥈 MB Ootopia Organic Koroneiki
🥉 Papadopoulos Omphacium Organic

Premio assoluto Gaetano Avallone
Il riconoscimento più prestigioso dell’edizione 2026 è stato assegnato ad Aziende Agricole Di Martino per la Coratina, espressione di eccellenza assoluta nel panorama internazionale.

L’edizione 2026 ha confermato il crescente respiro internazionale del Premio Olio delle Sirene, con la partecipazione di aziende provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi europei. La qualità media degli oli in concorso si è dimostrata estremamente elevata, evidenziando una sempre maggiore attenzione alla sostenibilità, alla valorizzazione delle cultivar autoctone e all’innovazione nei processi produttivi.

Wine&Siena 2026: focus sul Sangiovese

L’11ª edizione di “Wine & Siena – Capolavori del Gusto” ha avuto luogo dal 31 gennaio al 2 febbraio nell’incantevole scenario del Complesso Museale Santa Maria della Scala e di Palazzo Squarcialupi a Siena.

Un’edizione molto partecipata, che ha registrato subito il  tutto esaurito, il primo dei vari eventi dell’anno firmato da The Wine Hunter Helmuth Köcher, nonché Presidente di Merano WineFestival, da lui ideato assieme al compianto senese Andrea Vanni, a Stefano Bernardini, Presidente di Confcommercio Siena, e a Gianpaolo Betti di Enotempora.

Undici anni di Wine&Siena: oltre 160 espositori tra produttori di vino, cibo, birra e spirits, circa 3 mila gli ingressi. Questi i numeri della manifestazione, con in programma numerose masterclass e varie tavole rotonde. L’ultimo giorno è stato dedicato interamente agli operatori professionali.

Siena è il baricentro di importanti Docg e Doc aventi come protagonista sua maestà il “Sangiovese”. Di seguito gli assaggi più interessanti:

Chianti Classico Gran Selezione 2021 Chigi Saracini – Sangiovese 100 % – Rubino intenso, al naso rivela sentori persistenti di amarena, viola, tabacco, prugna, liquirizia e spezie dolci. al palato è avvolgente, con tannini setosi, sostenuti da una spalla fresca, coerente e lungo.

Chianti Classico Gran Selezione Vinea nel Bosco 2020 Vecchie Terre di Montefili – Sangiovese 100 % – Rubino trasparenteal naso sprigiona note di marasca, mirtillo, rosa, spezie dolci e nuances balsamiche; il sorso è avvolgente, pieno, suadente e persistente.

Chianti Classico Gran Selezione La Pieve 2022 San Felice – Sangiovese 97%, Pugnitello 3% – Rubino intenso, emana sentori di mammola, ribes, bacche di ginepro, liquirizia e tabacco. Al gusto è vellutato, saporito e duraturo.

Chianti Classico Gran Selezione Sasso del Borro 2022 Borratella – Sangiovese 100%- Rosso rubino intenso, i sentori sono quelli di frutti di bosco, mora, erbe aromatiche, arancia sanguinella e spezie dolci, al palato risulta setoso, pieno, appagante e duraturo.

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Sant’Albino Vigneto Poggio Sant’Enrico 2021 Carpineto – Sangiovese 100 % – Rosso rubino vivace, libera sentori di frutti di bosco, erbe aromatiche, spezie orientali e sottobosco. Avvolgente, equilibrato, ricco e lunghissimo.

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Caggiole 2021 Tiberini – Prugnolo Gentile 90% – Canaiolo Nero 5% – Mammolo 5% -Rosso rubino, con note di violetta, ciliegia, susina, melagrana e un accenno balsamico, al gusto è avvolgente, pieno e di pregevole piacevolezza di beva.

Brunello di Montalcino Poggio degli Olivi 2019 Poggio degli Olivi – Rosso granato trasparente, emergono sentori di petali di rosa, arancia sanguinella, amarena, mora di rovo, sottobosco e spezie dolci, attacco tannico poderoso ma setoso, avvolgente, suadente e persistente.

Brunello di Montalcino 2020 Podernuovo Vini – Rosso granato intenso, al naso arrivano sentori di violacciocca, lampone e marasca, ibisco impreziositi da spezie, al gusto è delicato con tannini nobili, è sapido e di buona lunghezza.

Montecucco Riserva Sangiovese Il Viandante 2018 Tenuta L’Impostino – Sangiovese 100% – Rosso rubino, con riflessi granata, al naso sviluppa sentori di violacciocca, ribes, mora, lampone, tabacco e chiodi di garofano, al palato è rotondo, fresco, elegante e incredibilmente persistente.

Orcia Doc Sangiovese Giovesone 2021 La Nascosta – Sangiovese 100% – Rosso rubino intenso, dipana sentori di giaggiolo, ciliegia, ribes, mirtillo che si alternano a tocchi più speziati, scivola in bocca setoso, armonioso ed elegante, dotato di una lunga persistenza.