Una piccola realtà vinicola sui Castelli Romani: Azienda Agricola Le Rose

A due passi dai laghi vulcanici di Nemi e Albano, lungo la via Appia Vecchia che congiunge Velletri a Genzano, si trova l’Azienda Agricola Le Rose. Nata nel 2003 prende il nome dalla strada poderale che attraversava la proprietà, rigogliosa di cespugli di rose.

Con la vendemmia del 2006, la cantina di Cataldo Piccarreta è stata la prima realtà vinicola in Lazio ad aver ridato piena dignità alla coltivazione del vitigno Fiano, qui presente fin dall’antichità e perfettamente a suo agio sui terreni a matrice tufacea.

Oggi Le Rose conta ben otto ettari e mezzo di vigne, tra Fiano, Malvasia Puntinata, Bombino Bianco, Grechetto, Verdicchio, Petit Manseng, Cabernet Sauvignon e Cesanese; produce una media annuale di circa 50 mila bottiglie, suddivise su sette etichette, avvalendosi della consulenza enologica di Luca D’Attoma.

Biologici da sempre, tutte le etichette escono sul mercato come IGP Lazio avendo scelto sin da subito di imprimere una propria identità al di fuori dei disciplinari Castelli Romani e Colli Lanuvini.

I vini subiscono il medesimo processo di sviluppo, con tempistiche diverse a seconda del vitigno: chiarifica del mosto a 6° per esaltare i caratteri di finezza ed eleganza, fermentazione in acciaio, e successivo passaggio prima in botti da 20 ettolitri, poi in vasche di cemento; affinamento in bottiglia.

La più recente novità aziendale è stata l’apertura – in piena epidemia Covid – del ristorante, con lo scopo di valorizzare i prodotti, in abbinamento a una cucina regionale rivisitata. Un’ampia sala, minimal negli arredi, accogliente e luminosa grazie all’effetto serra delle grandi vetrate affacciate sulle vigne e sul terrazzo, teatro in estate di eventi serali a sfondo musicale. Si scorgono in lontananza, a circa venti chilometri, il mare e le Isole Pontine, tutte ben distinguibili, tranne Ventotene, coperta dal promontorio del Circeo.

Abbiamo avuto l’occasione di degustare le proposte del ristorante, in abbinamento ad una piccola selezione vini. In cucina lo chef Simone Marotti prepara piatti stagionali e ci spiega che il menù, basato su materie prime a chilometro zero, cambia quasi mensilmente. Oltre al vino, anche olio, pane e pasta, così come molte erbe aromatiche e ortaggi provenienti dagli orti sempre di proprietà.

Il coregone del lago di Nemi diventa antipasto sfizioso nella sfera con salvia fritta, mostarda di vino e frutti rossi mentre le puntarelle alla romana accompagnano il carpaccio di manzo marinato al ginepro, con scaglie di pecorino romano DOP.

Tra i primi risaltano gli spaghettoni con carciofi alle tre consistenze, menta e pecorino romano DOP, gli gnocchi di zucca alla romana su pecorino romano DOP e granella di nocciole tostate, le mezzemaniche al ragù di pesce di lago con olive e capperi, ma non deludono i grandi classici della cucina romana, come la pasta alla carbonara.

Il filetto di coregone ritorna tra i secondi in una versione rivisitata del saltimbocca alla romana, qui servito con prosciutto crudo di Bassiano e gel di melograno; mentre la guancia brasata al Faiola rosso è di bufala della pianura pontina, per ottenere una consistenza più morbida e delicata.

In abbinamento abbiamo degustato tre etichette: Colle dei Marmi IGP Lazio Fiano 2022, che esce a due anni dalla vendemmia e profuma di caramella d’orzo e miele d’acacia, buccia di mandarino ed erbe aromatiche, il sorso, tondo e avvolgente ma al contempo agile, fa a braccetto con il pesce. La Faiola IGP Lazio bianco 2022, blend di bombino, grechetto e verdicchio, è pungente nel naso di mela golden e zest di limone, spruzzati di pepe bianco e cardamomo, fresco e sapido in bocca è il compagno ideale della crocchetta di maiale nero sfilacciato.

Infine Tre Armi IGP Lazio Rosso 2023, unione tra Cabernet Sauvignon e Cesanese, ricorda il cassis e l’eucalipto, con radice di liquirizia e foglia fresca di tabacco; in bocca il sorso ancora teso, di beva piacevole e tannino finissimo, incontra bene la guancia di bufala.

Piccola curiosità finale: tutte le etichette dei vini sono la riproduzione di disegni presentati nel 1977 all’esame di maturità artistica dalla moglie di Cataldo.

AZIENDA AGRICOLA LE ROSE

Via Ponte Tre Armi, 25

00045 Genzano di Roma (RM)

I Fontana: storie di pizza e di famiglia

Un mondo affascinante quello dei maestri pizzaioli d’Italia. Ancor più se a parlarne è un degno rappresentante della Campania, dove la pizza, uno degli alimenti più riconoscibili e replicati nel mondo, ha mosso i primi passi. Pietro Fontana la gavetta la conosce alla perfezione: da assistente alle vendite accanto al papà, fino alle prime esperienze davanti al forno, sia in Italia che all’estero.

Proprio al rientro dalla Germania decide di perfezionarsi in vista dell’apertura di un locale in proprietà. Grandi mentori come Giorilli e Bonci gli insegnano l’arte della lievitazione, vero scoglio da superare per avviare un’impresa di successo o un’improvvisata attività poco durevole. Farine a diverso grado di raffinazione o abburattamento, temperature controllate di lievitazione, utilizzo del criscito, della biga o del lievito madre, forni a doppia cottura e quanto possa rendere uniforme una pizza rispetto all’altra, per evitare spiacevoli recensioni da parte dei clienti.

Pietro e Melania – “I Fontana”

Il progetto “I Fontana” prende piede con la moglie Melania Panico a Somma Vesuviana (NA) il 6 marzo del 2020, alla vigilia della chiusura per pandemia. Nel maggio 2022 viene aggiunto un ulteriore tassello, I Fontana Rustico, un locale dedicato a pizza in teglia e fritti. A fine 2022, poi, apre anche a Pomigliano d’Arco I Fontana Deluxe, locale attualmente fermo per mancanza di personale, incentrato su pizza in pala, padellini e pizza romana.

Tutta la famiglia collabora al perfetto andamento delle pizzerie, avvalendosi di Perrella Distribuzione per la carta vini, composta e ben gestita anche grazie all’interesse di Melania per il mondo della sommellerie in vista di un futuro da esperta di settore. Ben 140 i coperti, attenzionati con cura dai ragazzi di sala giovani e sorridenti, che predispongono bene ad una serata in allegria, come dovrebbe essere l’antica usanza del recarsi in Pizzeria.

Nulla contro i gourmand, ma bisognerebbe ripristinare il senso reale delle cose evitando di rendere eccessivamente ingessata e snaturata l’essenza stessa di un prodotto, che ha visto una diffusione pressoché ubiquitaria per la sua formula easy a portata di tutte le tasche. Una forma di democrazia indiretta efficace persino più di tante Istituzioni sovranazionali. Non si può pretendere, seppur nel nome della ricerca estrema di qualità e inventiva, di proporre conti salatissimi ormai insostenibili per la maggior parte delle famiglie.

In tale contesto Pietro Fontana ha scelto di contenere la spesa media per gli avventori, proponendo comunque pietanze ricche di classe e personalità, con un occhio verso la tradizione e i ricordi di famiglia. Proprio da un Vecchio Ricordo parte la nostra degustazione, una pizza il cui impasto è realizzato con criscito, farina di grano e cereali, ricoperta da tre tipologie di pomodori (rosso, arancione e giallo) del Vesuvio saltati in padella, origano di montagna, aglio fresco tagliato a mano e olio.

Tra le Pizze Concept evidenziate nel menù, la straordinaria Metamorfosi di carciofi con colata di pecorino dei Monti Lattari, carciofi arrostiti, provola di Jersey, pesto di aglio orsino, tartufo nero Uncinatum, maggiorana, pepe di Sarawak e olio, il cambio di mentalità di Pietro verso l’idea di pizza gourmet e, probabilmente, tra le migliori assaggiate in Campania per equilibrio di sapori.

Interessante e delicata anche la “Evoluzione” Scarola con fior di latte di Jersey, scarola riccia a crudo, colatura di alici di Cetara, olive itrane, papaccelle in agrodolce, primo sale e olio, ben rappresentante dell’identità partenopea con le sensazioni che si avvertono, ad esempio, nella natalizia insalata di rinforzo.

La Sotto Terra con provola di Jersey, funghi porcini freschi saltati al burro, funghi porcini a crudo, sale Maldon, pepe di Sarawak, tartufo nero pregiato, melagrana, germogli e olio abbraccia la modernità nella proposizione di un frutto croccante come la melagrana.

Finale scelto tra “La ruota di Carro” del diametro di 38 cm, con la 081 autentica declinazione di formaggi, tra fior di latte di Jersey Caseificio Aurora, basilico, olio evo e all’uscita stravecchio di Bruna Alpina sempre del Caseificio Aurora. Le materie prime fanno davvero la metà del lavoro. 

I Fontana Pizzeria

Via Annunziata, 58

Somma Vesuviana (NA)

Tel. 081 7081589

I Fontana Rustico

Via Aldo Moro, 36

Somma Vesuviana (NA)

Tel. 081 3181500

www.ifontanapizza.it

Pellegrino: dal 1880 la Sicilia occidentale in bicchiere

Pellegrino: dal 1880 la Sicilia occidentale in bicchiere, l’evento che sottolinea la lunga tradizione dell’azienda Pellegrino, ma anche il legame profondo tra cantina e il territorio, che da oltre un secolo è al centro di una viticoltura di grande valore. Organizzata dalla Delegazione AIS Cilento e Vallo di Diano, presso l’incantevole MecPaestum Hotel, la masterclass ha offerto ai partecipanti l’opportunità di scoprire la ricchezza vitivinicola della regione attraverso una degustazione di alcune delle etichette più rappresentative dell’isola.

La serata ha visto la conduzione di Maria Sarnataro , delegata AIS Cilento e Vallo di Diano e di Demetrio Rizzo, responsabile commerciale e marketing di Cantine Pellegrino 1880 che hanno guidato il pubblico alla scoperta dei vini della storica azienda siciliana, in un percorso sensoriale che ha abbinato eccellenze vitivinicole e gastronomiche.

Fondata nel 1880 a Marsala da Paolo Pellegrino, notaio e viticoltore, l’azienda a conduzione familiare è una delle realtà storiche che rappresentano la tradizione e l’innovazione dei vini siciliani, uno dei simboli della viticoltura siciliana, specializzata nella produzione di Marsala e vini passito liquorosi di Pantelleria, nonché per il recupero di vitigni autoctoni.

Giunti alla sesta generazione, la famiglia Pellegrino continua a gestire l’azienda, mantenendo un forte impegno verso la sostenibilità e l’eccellenza vinicola: tre sono le cantine a Marsala, a Cardilla nel trapanese e a Pantelleria; un numero importante di etichette arriva da un’area vitata che comprende cinque tenute e 150 ettari vitati in zone differenti della Sicilia occidentale, tutti in regime di coltivazione biologica e focalizzati sulla produzione da vitigni autoctoni.

La masterclass ha portato la qualità dei vini che portano il nome di questa cantina nel mondo. Durante la masterclass, i partecipanti hanno avuto il privilegio di degustare una selezione di prodotti pregiati, simbolo dell’eccellenza vitivinicola della cantina Pellegrino. Ecco i protagonisti della giornata:

  • Isesi Bianco di Pantelleria 2022.

Bianco fresco e minerale, proveniente dai vigneti eroici di Pantelleria, isola famosa per la sua particolare viticoltura a piede franco. L’Isesi è un vino che racchiude in sé le caratteristiche del terroir vulcanico e argilloso, con una spiccata aromaticità avvolgente con note di fiori bianchi, frutta fresca ed erbe aromatiche. La sua vibrante acidità lo rende perfetto come aperitivo o in abbinamento a piatti di pesce fresco.

  • Senaria Grillo Superiore 2022

Il Grillo è uno dei vitigni autoctoni siciliani più amati, e in questa versione superiore rivela potenza e finezza. Con un bouquet delicato che richiama camomilla, frutta a pasta bianca in evoluzione e un accenno di erbe aromatiche, questo vino si distingue per struttura e media persistenza, ideale in abbinamento con piatti di pesce e crostacei.

  • Capoarso Perricone IGT 2022

Il Perricone, altro autoctono siciliano, rappresenta una vera e propria riscoperta della tradizione isolana. Rubino intenso, proveniente dalla Sicilia occidentale, presenta al naso note di viola accompagnate da una lieve speziatura e dolci sentori balsamici. Al palato, si distingue per un gusto rustico e sapido, dalla buona trama tannica. Un vino per piatti di carne, in particolare arrosti e stufati.

  • Tanaurpi Malbec IGT 2022

Interpretazione più internazionale ma che ben si adatta al clima siciliano, il Malbec di Pellegrino è un vino ricco e potente, con note di ciliegia e prugna matura, accompagnate da una leggera sfumatura di spezie. Il corpo lo rende perfetto in abbinamento a piatti ricchi come brasato o carni grigliate.

  • Nes Passito Naturale Pantelleria 2022

Il passito naturale che incarna l’essenza di Pantelleria. Nato nel 2018, e racchiude l’essenza dell’isola, il Nes Passito prodotto con uve Zibibbo, si caratterizza per un’incredibile dolcezza, arricchita da un’incredibile complessità aromatica, con note di albicocca secca, miele e frutta candita. Prodotto da dessert, perfetto per accompagnare dolci a base di frutta o formaggi erborinati. Acidità e sapidità ci fanno pensare ad una lunga evoluzione felice

  • Old John, Marsala Superiore Riserva Ambra Semisecco 1998

Deve il suo nome al ricco mercante di Liverpool John Woodhouse, che nel 1773 diede il via al mondo del Marsala. È realizzato con uve Grillo, Inzolia e Catarratto, provenienti dall’entroterra di Marsala e Mazara del Vallo. Espressione matura e raffinata di uno dei vini fortificati più celebri al mondo. Con il suo colore ambrato e un bouquet di frutta secca, miele e spezie, il Marsala Ambra si rivela un vino complesso e di grande eleganza, ideale in abbinamento a formaggi stagionati o come vino da meditazione.

  • Genesi, Marsala Superiore Riserva Rubino 

Un regalo inatteso per i degustatori: un regalo di eccellenza. In occasione del 140° anniversario dalla fondazione della Cantina, Pellegrino ha realizzato questa etichetta che celebra dunque la storia della Cantina, la famiglia ed il Marsala. Da Nero d’Avola in purezza, caratterizzato da un intenso colore rubino con riflessi violacei, al naso offre profumi fruttati di ribes e mirtilli, accompagnati da note balsamiche e pepate. Al palato si presenta dolce con una piacevole tannicità e freschezza, esprimendo sentori di melograno e gelso bianco. Da meditazione.

Ad accompagnare la degustazione una selezione di formaggi, scelti accuratamente per complessità e varietà di profumi e sapori in modo tale da consentire ai partecipanti di sperimentare gli abbinamenti. I formaggi degustati includevano:

  • Provolone del Monaco DOP stagionato 6/7 mesi
    Formaggio dal sapore deciso e avvolgente, che si sposa perfettamente con il Senaria Grillo Superiore, in un abbinamento che ne esalta la cremosità e la salinità.
  • Canestrato di Moliterno IGP stagionato 5/6 mesi
    Formaggio a pasta dura, saporito, che grazie alla sua struttura si accompagna magnificamente con il Capoarso Perricone, creando un gioco di contrasti tra la freschezza del vino e il carattere intenso del formaggio.
  • Comté DOP
    Un formaggio francese d’alpeggio con texture compatta e sapore complesso. Ha trovato il suo perfetto partner nel Senaria Grillo Superiore, che ne ha esaltato le note di frutta e le sfumature erbacee. Interessante l’abbinamento contrastante con il Tanaurpi.

  • Gorgonzola DOP
    Il Gorgonzola, con la sua morbidezza e sapidità, è stato un abbinamento ideale per il Nes Passito Naturale, con la sua dolcezza che bilanciava e contrastava perfettamente il carattere pungente del formaggio.
  • Blu di Bufala: caliamo i sipari con un formaggio erborinato con latte di bufala ha una pasta morbida e un sapore deciso, forte, piccante, a lungo persistente, ideale per essere abbinato all’ Old John, Marsala Superiore Riserva Ambra Semisecco creando una combinazione ricca e complessa.

Campi Flegrei e Ischia, 2700 anni di cultura

Si è concluso il convegno organizzato dal Consorzio Tutela Vini Campi Flegrei e Ischia per i primi 30 anni della DOP e festeggiare per l’occasione, l’adesione di Bacoli all’Associazione Nazionale Città del Vino.

Unici al mondo, i Campi Flegrei, hanno origine da un processo laborioso e cruento, iniziato circa 50.000 anni fa e che nei quattro cicli successivi, ha generato quello che è l’attuale paesaggio. Siamo a Nord Ovest di Napoli, numerosi sono i bassi crateri vulcanici, da Posillipo a Cuma, sino ad arrivare a Lago Patria, attraversando rilievi ondulati e promontori in un’area di appena 65 Km quadrati, dove ovunque troviamo: rocce, pozzolane, pomici e lapilli, e poi fumarole, sorgenti termominerali e altre testimonianze di una terra tutt’ora inquieta, segnata dal bradisismo.

Dove si è svolto il convegno?

Nella Sala dell’Ostrichina dello splendido “Parco Borbonico Vanvitelliano del Fusaro”, che si sviluppa intorno all’omonimo lago nel comune di Bacoli, assunto oggi quale simbolo del territorio Flegreo. Questo splendido e storico luogo che ho avuto oggi il piacere di visitare, merita altrettanto un accenno. In origine, sotto il Regno degli Angioini, il lago del Fusaro era adibito alla macerazione della Canapa e, grazie al ristagno delle acque, l’ambiente circostante si arricchì di vegetazione divenendo ben presto luogo ideale per lo stanziamento di molti animali.

È così che, durante l’800, i Borboni realizzarono la loro residenza di caccia, un “Casino Reale”, oggi conosciuta come “Casina Vanvitelliana”, dotata all’epoca di un piazzale circolare per la sosta delle carrozze reali. Dalla fine del secolo ne fu modificato il disegno, trasformandolo nel giardino che possiamo ammirare oggi. Successivamente, le acque di questo lago sono state utilizzate per l’itticoltura e l’allevamento di mitili, importante risorsa commerciale. Oggi, il “Parco Vanvitelliano del Fusaro” accontenta tutti, un luogo dove amanti della natura, della storia e del relax si possono immergere nella sua bellezza poliedrica.

Il convegno

Folto e ricco l’elenco dei relatori voluti dal vulcanico Presidente del Consorzio Michele Marra: moderatore della mattinata il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro, che da subito la parola al giovane Sindaco di Bacoli Josi della Ragione. In quanto flegreo e primo cittadino della comunità Bacolese, il sindaco ci manifesta la soddisfazione di ospitarci nel Parco Vanvitelliano, loro fiore all’occhiello per valore storico-culturale-paesaggistico e, da oggi, anche per l’enogastronomia: <<Il nostro territorio, nonostante non sia molto esteso, racchiude tante peculiarità e la storia tramandata dai Greci e dai Romani. Proporre Bacoli all’interno dell’associazione Città del Vino, è un riconoscimento a tutti coloro che quotidianamente lavorano per fare del nostro territorio un’attrazione, ma anche un impegno preciso per l’Amministrazione Comunale a far sì che tutti i comparti diano il contributo nel realizzare un progetto di sostenibilità, senza aggiungere ulteriori volumi ai terreni e alle produzioni, valorizzando ciò che la Natura ci ha regalato>>.

La parola a Michele Marra, felicissimo per i trent’anni della DOP:< Se in agricoltura tre decenni potrebbero sembrare un tempo breve, dal punto di vista commerciale, il tempo è davvero lungo. Le nostre cantine hanno fatto passi da gigante, tanto che molti vini flegrei sono premiati in contesti nazionali e internazionali. La nostra, è considerata una Viticoltura Eroica perché insiste su terrazzamenti di piccoli appezzamenti, dove la mano dell’uomo ha anche il compito di salvaguardia dai disastri ambientali, visti i fenomeni metereologici degli ultimi anni>.

La Viticoltura Eroica Flegrea citata dal Presidente del Consorzio consente l’intervento di uno di questi “eroi”: la dottoressa Colomba Iacono in qualità di piccola produttrice e Vicepresidente della Cooperativa Agricola Vignaioli Ischitani voluta dal presidente Andrea D’Ambra. <<Noi soci e piccoli produttori, facciamo tantissimi sacrifici per coltivare le vigne ereditate dai nostri genitori e che senza la Cooperativa a cui conferiamo le uve, avremmo sicuramente abbandonate. Il nostro lavoro ci inorgoglisce e ci fa sentire utili alla salvaguardia del fragile territorio. È così che la cura delle vigne rafforza i terreni, che potrebbero altrimenti franare se non consolidati dalle radici delle piante>>.

Per l’adesione di Bacoli all’Associazione Nazionale Città del Vino, non poteva certo mancare il Presidente Angelo Radica: <<Città del Vino è nata nel 1987 con lo scopo di sostenere i sindaci e i loro territori, proprio come successo per me, sindaco di Tollo, un piccolo comune abruzzese. Il sindaco di Bacoli potrà contare su di noi per interagire con il Consorzio, a cui la Comunità Europea, ha affidato un nuovo ruolo giuridico affinché aiuti l’Enoturismo a divenire il volano per promuovere oltre al vino, la storia, l’archeologia e il paesaggio dei Campi Flegrei. Se ci riflettete, il Turismo Enogastronomico, insieme ai Beni Culturali, sono le uniche forme di turismo che non hanno stagionalità>>.

Al termine del discorso è stato proiettato un video messaggio dell’Assessore Regione Campania per l’Agricoltura Nicola Caputo: <<In questi anni abbiamo fatto tanta strada. La Campania si è affermata come produttrice di vini di alta qualità. Dobbiamo essere consapevoli della forza dei nostri sistemi di produzione agroalimentare. Faccio i miei auguri a tutti di proseguire su questa strada>>.

Importante l’intervento del Professore di Diritto Amministrativo dell’Alimentazione e dell’Archeologia dell’Università Federico II di Napoli Daniele Maramma, che ha sottolineato quelle che sono le funzioni giuridiche ed economiche dei Consorzi di Tutela, nell’educare i propri iscritti inscritti a ragionare in modo collettivo, in collaborazione con le amministrazioni pubbliche, per usare l’Enoturismo come driver dello sviluppo del territorio.

Presenti anche coloro che operano sul territorio per la difesa dei diritti anche di noi consumatori: il Generale Ciro Lungo, Comandante CC Regione Campania, e il dirigente ICQRF (Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari) Campania Salvatore Schiavone: <<Il nostro è un Dipartimento del Masaf che verifica qualità e conformità alle denominazioni dei prodotti agroalimentari. Il Consorzio tutela anche il consumatore, che è il soggetto che spende. Proprio in riferimento alla sicurezza dei consumatori annuncio un’importante iniziativa del Consorzio di Tutela Vini Campi Flegrei e Ischia che, dal 1° marzo 2025, potrà apporre una fascetta consortile di controllo sul prodotto Dop. Si tratta di un valore dello stato che viene rilasciato alle cantine con Qr code per la tracciabilità. Il nostro Dipartimento verificherà l’autenticità delle fascette>>.

Ha chiuso i lavori l’Onorevole Marco Cerreto, Capogruppo Commissione Agricoltura Camera Deputati, delegato dall’assente Ministro Lollobrigida: <<L’adesione alle Città del Vino deve significare l’immersione non solo in un magnifico territorio, ma nel prodotto vino, quindi è la città, in tutti i suoi aspetti, che sceglie di connotarsi come ambasciatrice del vino. I vignaioli sono gli artigiani del paesaggio, ed è questo il lavoro che va narrato, il valore aggiunto in termini paesaggistici e rurali. Altrettanto non possiamo continuare ad assistere alle frodi sul Made in Italy, perché l’Italian sounding vale 24 miliardi di euro l’anno! A tal proposito il 1° ottobre 2024 abbiamo stanziato 66 milioni di euro per i consorzi su 100 progetti destinati a 30 paesi extra europei in cui i Consorzi dovranno recarsi e far comprendere la nostra vera cultura alimentare per non alimentare il mercato delle contraffazioni>>.

Una bella e interessante mattinata di lavori e prospettive, a cui ci auguriamo seguano i fatti, quelli ad opera di tutti, anche dei cittadini che ogni giorno fanno la loro parte. Al termine del convegno, grazie ad un banco di assaggi curato dal sommelier Pasquale Brillante, tutti abbiamo potuto assaggiare i vini delle cantine flegree e dell’isola d’Ischia, abbinando le proposte culinarie dello chef Michele Grande del Ristorante “La Bifora di Bacoli”.

Dulcis in fundo, consigli pratici di 20Italie per un Natale in dolcezza

Il Dolcissimo Award, la competizione nata per premiare i vini dolci dell’Alto Adige, ormai da qualche anno è parte di The WineHunter al Merano Wine Festival ed è stato esteso a tutti i vini dolci italiani. Lo scopo del premio è quello di riconoscere una chiara identità a un panorama variegato e frastagliato, che difficilmente si configura in areali ben definiti come avviene in altre parti del mondo, una per tutte in Francia col Sauternes.

Abbiamo avuto l’occasione di assaggiare i vini insigniti del riconoscimento 2024 durante la masterclass Dulcis in fundo, condotta da Helmuth Köcher e dal giornalista Angelo Carillo. Vi raccontiamo, quindi, cinque ottimi prodotti utili anche nei fine pasto o nei momenti unici di convivialità ed amore delle feste natalizie.

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I Vini da dessert

Cantina Girlan 2022 Pasithea Oro – Gewurtztraminer Vendemmia Tardiva

Vino ottenuto da acini di Gewurtztraminer attaccati dalla muffa nobile, fermenta in barrique. La 2022, annata particolarmente calda, ha ritardato la comparsa di botrite e spostato la vendemmia a poco prima di Natale. Al naso rosa canina, albicocca e zafferano; il sorso è denso e corposo ma equilibrato da freschezza vivida  e sapidità netta, chiude su arancia candita. Residuo zuccherino 225 g/l.

Cantina Possa 2021 Underwater Classico – Cinque Terre Sciacchetrà DOP

Da uve Bosco e Rossese Bianco appassite, sgranate a mano e pigiate a piedi, secondo la tradizione dello Sciacchetrà. Dopo la fermentazione con macerazione sulle bucce di 28 giorni, l’affinamento è in barrique di ciliegio e pero per circa un anno. Per l’annata 2021, una piccola parte delle 1700 bottiglie prodotte è stata sottoposta ad affinamento underwater a 52 metri. L’affinamento subacqueo, ha spiegato il produttore Samuele Bonanini, ha dato una “spinta in avanti” di almeno dieci anni al vino, che si presenta dunque già evoluto. L’olfatto è sottile nei sentori di rosa, smalto e salsedine, il palato è verticale, nonostante il residuo zuccherino di 225 g/l. Cantina inclusa nel Presidio Slow Food Sciacchetrà.

Muri Gries Tenuta Cantina Convento 2023 Moscato Rosa Abtei Classico – Vendemmia Tardiva

Varietà particolare di Moscato Rosa, introdotta durante il regno austro-ungarico a Bolzano, di cui sopravvivono solo 5 ettari vitati in Alto Adige. Un’estensione irrisoria per quello che Helmuth Köcher  ha definito uno dei vitigni più identitari della Regione. Quattromila bottiglie prodotte, uve sottoposte a vendemmia tardiva, attaccate da muffa nobile. Fermentazione sulle bucce e successivo affinamento in barrique. Si presenta lucente nel suo rubino scarico, con sentori di rosa canina e radice di liquirizia; il palato è pulito e ben equilibrato con una piacevole persistenza sapida. Residuo zuccherino 140 g/l.

Pagnoncelli Folcieri 2018 – Moscato di Scanzo DOCG

La seconda DOCG più piccola d’Italia, con soli 31 ettari vitati, è un vero e proprio monumento alla resilienza nel portare avanti una tradizione – quella della coltivazione e vinificazione di un vitigno autoctono attestato sin dalla fine del 1200- che nella famiglia Pagnoncelli risale al 1907. Le ultime annate sono state particolarmente favorevoli, ci spiega l’appassionata produttrice Francesca. Come dire che i cambiamenti climatici in corso non hanno portato solo effetti negativi.  Ottenuto da vendemmia tardiva con appassimento e concentrazione su pianta, matura in botte per un minimo di 18 mesi, successivamente in acciaio per 24 mesi e termina l’affinamento in bottiglia per uscire a non non meno di cinque anni dalla vendemmia. Di colore rubino, il naso è balsamico con sentori di mirtillo, petali di rosa e incenso. Al sorso è caldo e opulento, con una delicata tannicità che smorza il residuo zuccherino (70 g/l).

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Innovation Kiemberger 2022 Paul – Lagrein Passito Mitterberg IGT

Le uve Lagrein, colte a piena maturazione e poi lasciate appassire in fienile per alcuni mesi, vengono parzialmente diraspate e pigiate. La fermentazione avviene sulle bucce per ottenere la massima estrazione dai tannini. Fermentazione e affinamento per 14 mesi in legno di rovere di Slavonia. Rubino fittissimo alla vista, ha naso avvolgente di more e visciole in confettura, rosa rossa e chiodi di garofano. Al palato è pieno, corposo, equilibrato nelle sensazioni dolci grazie alla freschezza ben presente e al tannino sottilissimo che ricorda la polvere di cacao amaro.

Durante la masterclass sono stati serviti in abbinamento i panettoni Slow Luxury Capsule del pastry Chef del Lido Palace Riva del Garda, Matteo Trinti: la versione dolce, con cioccolato bianco Valrhona e caramello salato, la versione salata, con zafferano del Monte Baldo e limoni canditi del Garda, e la limited edition, con fichi canditi, gianduia Valrhona e molche del Garda.

Una menzione speciale però, vogliamo dedicarla al “nostro” cilentano Antonio Ventieri, vincitore del premio Mastro Panettone 2024. Ben 40 ore di lievitazione e 60 di lavorazione per un piccolo capolavoro di artigianalità campana. Lo abbiamo incontrato durante l’evento “Calice v.2” curato dall’Agenzia di Comunicazione Grapee.it e dall’Associazione Culturale Ambientarti.

A loro ed a voi lettori di 20Italie va il nostro miglior augurio di trascorrere un Natale più dolce e gustoso di sempre!

Tornata celebrativa del 75° anniversario di fondazione dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino

Lo scorso 13 dicembre mentre a Siena è stata commemorata Santa Lucia, al Santa Maria della Scala è stata celebrata la Tornata del 75° anniversario di fondazione dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino. Nel 1949 venne costituita a Siena ed ora è tornata nel luogo natale.

Dopo i saluti istituzionali da parte delle Autorità cittadine è stato presentato il Volume “Accademia Italiana della Vite e del Vino: 75 anni di storia”.  Sono intervenuti Rosario Di Lorenzo, attuale presidente dell’Accademia, insieme agli accademici Angelo Costacurta, Vincenzo Gerbi, Davide Gaeta in collegamento e Giusi Mainardi, ha moderato il giornalista Alessandro Maurilli.

L’occasione giusta per un excursus sul prezioso lavoro fatto dall’Accademia in questi primi 75 anni. Sono stati, infine, ricordati tutti coloro che hanno contribuito al successo e i tanti traguardi raggiunti in tempi diversi da quelli odierni. Dalla nascita delle prime Doc ad oggi, molti gli esperimenti fatti e riusciti che hanno portato al mondo enologico la sapienza per ottenere vini non di quantità, ma bensì vini di qualità.

Nella successiva tavola rotonda “L’Accademia e le sfide future del comparto vitivinicolo italiano”, ha moderato il giornalista Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del Bere, con la partecipazione di Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, Attilio Scienza, Presidente del Comitato Nazionale Vini, Donatella Cinelli Colombini, fondatrice del Movimento Turismo del Vino e dell’Associazione Donne del Vino, Giuseppe Liberatore direttore di Valoritalia e Piero Mastroberardino, Vicepresidente Federvini.

Molti i temi affrontati sulla viticoltura e sull’enologia: dalla situazione attuale nazionale, al panorama vigneti con il significato di “vocazione”; dai vini dealcolati e low alcool, ai cambiamenti climatici con il tema delle vendemmie anticipate; dall’intelligenza artificiale, al turismo del Vino, ormai in forte crescita.
Un momento di festa celebrato in una città che è il baricentro di importanti Docg e Doc italiane che godono di fama planetaria.

Arriva Natale e ritorna la sfida tra le ultime due annate di Brunello di Montalcino, organizzata da Vinodabere

Come di consueto l’avvicinarsi del Natale porta con sé un momento ulteriore di riflessione su quanto fatto e vissuto durante l’anno. Dalle Anteprime, alle visite in cantina, fino ai press tour ed ai momenti di degustazione nei ristoranti gourmet, la vita di un giornalista enogastronomico è densa di spunti per raccontare al meglio l’attualità enologica in Italia.

Un’occasione perfetta per la giusta sintesi di un areale storico del Bel Paese, dunque, l’evento organizzato dalla testata giornalistica Vinodabere presso il ristorante VII Coorte di Roma, riguardante la “comparazione” delle ultime 2 annate di Brunello di Montalcino. Stavolta sono scese metaforicamente in campo la 2020, di prossima uscita, recentemente valutata durante Benvenuto Brunello al seguente articolo Benvenuto Brunello 2024, considerazioni e migliori assaggi, contro la 2019 attualmente in commercio e, pertanto, con un anno in più di bottiglia.

Il riposo di sicuro giova al Sangiovese, ma acuisce maggiormente le differenze d’annata più che di stile. Non ci stupisce, quindi, che l’equilibrata 2020 prevalga per maggiore piacevolezza di beva, concedendosi al consumatore con tannini di buona fattura, rispetto ad una 2019 ancora a tinte in chiaroscuro, dal forte carattere, ma dal volume di bocca inferiore e un passo diverso nello scatto finale.

Ne consegue una inevitabile omologazione dei punteggi medi per la prima versione, con picchi di bellezza maggiormente presenti, però, nella seconda vintage. La degustazione, da parte di un panel formato da 30 persone, è avvenuta rigorosamente alla cieca (senza nemmeno sapere l’annata in assaggio).

Ecco l’elenco dei partecipanti (in ordine alfabetico di nome):

Alberto Chiarenza (critico enogastronomico)

Antonella Piga (sommelier)

Antonio Paolini (giornalista enogastronomico)

Daniele Moroni (critico enogastronomico)

Delia Giri (ristoratrice)

Emanuele Giannone (critico enogastronomico)

Federico Gabriele (critico enogastronomico)

Franco Santini (critico enogastronomico)

Giampaolo Gravina (critico enogastronomico)

Gianmarco Nulli Gennari (giornalista enogastronomico)

Gianni Travaglini (critico enogastronomico)

Giuseppe Garozzo (critico enogastronomico)

Luca Grippo (giornalista enogastronomico)

Luca Matarazzo (giornalista enogastronomico)

Luciano Lombardi (critico enogastronomico)

Marco Carnevali (sommelier)

Marco Dall’Asta (giornalista enogastronomico)

Marco Sciarrini (critico enogastronomico)

Maurizio Gabriele (critico enogastronomico)

Maurizio Valeriani (giornalista enogastronomico)

Paolo Carpino (giornalista enogastronomico)

Paolo Frugoni (agente)

Pino Perrone (critico enogastronomico)

Raffaele Mosca (critico enogastronomico)

Roberto Alloi (critico enogastronomico)

Rowena Dumlao (critica enogastronomica)

Samuele Parrinello (sommelier)

Simone Di Giorgio (sommelier)

Susanna Schivardi (giornalista enogastronomica)

Vittorio Ferla (giornalista enogastronomico)

Ecco la lista delle 25 etichette, in ordine di preferenza, che hanno superato i 91 centesimi ed hanno maggiormente convinto (secondo la media dei punteggi) i presenti:

Brunello di Montalcino  2020 – Franco Pacenti

Brunello di Montalcino  2020 – La Magia

Brunello di Montalcino  2020 – Tornesi

Brunello di Montalcino  2020 – Mastrojanni

Brunello di Montalcino  2019 – Lisini

Brunello di Montalcino  2020 – Celestino Pecci

Brunello di Montalcino  2019 – Villa al Cortile

Brunello di Montalcino  2019 – Celestino Pecci

Brunello di Montalcino  2019 – Pian delle Querci

Brunello di Montalcino  2020 – Pinino

Brunello di Montalcino  2020 – Tenuta La Fuga

Brunello di Montalcino  2020 – Máté

Brunello di Montalcino  2020 – Pian delle Querci

Brunello di Montalcino  2019 – Sesti Castello di Argiano

Brunello di Montalcino  2020 – Argiano

Brunello di Montalcino  2019 – Argiano

Brunello di Montalcino  2019 – Castello Tricerchi

Brunello di Montalcino  2019     La Rasina

Brunello di Montalcino  2020 – Fattoria dei Barbi

Brunello di Montalcino  2019 – Tornesi

Brunello di Montalcino  2019 – Fattoi

Brunello di Montalcino  2020 – Villa al Cortile

Brunello di Montalcino  2019 – Franco Pacenti

Brunello di Montalcino  2020 – Donatella Cinelli Colombini – Progetto Prime Donne

Brunello di Montalcino  2020 – Donatella Cinelli Colombini

In assaggio inoltre erano presenti 16 Rosso di Montalcino (6 dell’annata 2023, 9 dell’annata 2022 e 1 dell’annata 2021).

Ecco quali hanno maggiormente convinto i presenti al Ristorante VII Coorte:

Rosso di Montalcino 2022 – Collemattoni

Rosso di Montalcino 2022 – Scopone

Rosso di Montalcino 2023 – Fattoria dei Barbi

Rosso di Montalcino 2022 – Fattoi

Rosso di Montalcino 2023 – Tornesi

Rosso di Montalcino 2022 – Donatella Cinelli Colombini

Rosso di Montalcino 2023 – Camigliano

Ritorna la presentazione ufficiale della Guida Vitae di AIS Italia

Lo scorso 16 novembre, alla Stazione Leopolda di Firenze, AIS (Associazione Italiana Sommelier) ha presentato i vini della Guida Vitae 2025, assegnando anche i 22 prestigiosi premi “Tastevin”. In occasione si è svolta la finale del concorso per decretare il Miglior Sommelier d’Italia – TrentoDoc. I finalisti si sono cimentati in una prova, con 18 minuti di tempo a disposizione. Tutti molto preparati e professionali, ma alla fine Andrea Gualdoni delegazione Ais Lombardia ha avuto la meglio sugli altri due candidati.

Un’ appassionante kermesse rivolta sia ai soci sia ai visitatori, i quali numerosi hanno varcato la soglia della Stazione Leopolda. La location scelta mette a disposizione ampi spazi, location ideale per questo tipo di eventi, scelta anche dal Consorzio Vini del Chianti Classico per l’Anteprima Chianti Classico Collection.

Una passerella tra i numerosi  banchi d’assaggio con le eccellenze vitivinicole del nostro paese, vini che hanno ottenuto l’importante riconoscimento con la “Gemma”. Dietro ai banchi d’assaggio vi erano i sommelier a dare informazioni e servire i vini. Due le masterclass condotte da Daniele Cernilli e curate da Gabriele Gorelli.

Alcuni assaggi: la qualità dei vini è davvero elevata, tra le etichette presenti degustate e valutate da una commissione composta da 22 redazioni ed estrapolate da circa 20.000 campioni.
La scelta è stata dura e alcune etichette meritevoli non saranno contenute in questa breve lista.

Franciacorta Dosaggio Zero  Anna Maria Clementi Riserva 2015 –  Chardonnay 55 % Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20% – Permane Permanenza sui lieviti 8 anni e 6 mesi – Giallo dorato brillante, perlage finissimo e continuo, sprigiona sentori di agrumi, frutta secca, miele e piccola pasticceria. Cremoso, suadente e persistente.

Trento Doc Le General Blanc Dosaggio zero Riserva 2016 Monfort – Chardonnay 100% – Permanenza sui lieviti di 6 anni – Di colore giallo dorato, dalle bollicine finissime e continuative, emana note di mela verde, frutta tropicale accompagnate da sfumature d’agrume. Sorso vibrante, secco e decisamente lungo.

Collio Friulano Nekaj 2020 Damian Podversic – Oro  luminoso, dai sentori di mela cotogna, nocciola, erbe di campo e agrumi. Vibrante, saporito e duraturo.

Custoza Superiore Amedeo 2022 Cavalchina –  Giallo paglierino dalle sfumature dorate. Emergono, in successione, note di biancospino, pesca, pera e ananas. Verticale, sapido ed elegante.

Valle d’Aosta Chardonnay Le Vin de Michel 2022 Grojean Vins – Paglierino brillante, sviluppa subito essenze di fiori di campo, burro,  vaniglia e pepe bianco. Avvolge ed intriga.

Costa d’Amalfi  Furore Bianco Fiorduva 2023 Marisa Cuomo – Dorato brillante,  libera sentori di pesca, melone, litchi, cedro e miele. Un piccolo capolavoro della “Divina Costiera”.

Vermentino di Gallura Superiore Vign’Angena 2023 Capichera – Paglierino con riflessi verdolini, rivela rapido note di zagara, ginestra, mela e agrumi. Sorso succoso, dalla piacevole spalla fresca, elegante e lungo.

Colli Tortonesi Timorasso Cavallina 2022 Claudio Mariotto – Dorato brillante, dipana note di camomilla, biancospino, albicocca e nettarina. Al palato è ricco e fresco, dotato di una buona piacevolezza di beva. 

Barbaresco Rabaja Riserva 2019 Produttori del Barbaresco – Granato trasparente, i suoi sentori richiamano a viola, ciliegia, fragola e spezie dolci. Sorso pieno ed appagante, setoso e armonioso.

Barolo Cannubi 2020 Pirelli E & Figli – Chiara Boschis –  Rubino dalle sfumature granate, rimanda a sentori di violetta,  mora, ribes, liquirizia e sottobosco. Tannino setoso che termina con buona freschezza.

Barolo Vignarionda 2019 Ettore Germano – Tonalità rosso granato intenso, sviluppa note di petali,  tabacco, prugna, mirtillo e menta. Al palato sa essere generoso, coerente e lunghissimo.

Boca 2020 Le Piane –  Rosso rubino trasparente, al naso giungono sentori di mammola, melagrana, frutti di bosco, tabacco ed eucalipto. Fresco e contraddistinto da finezza e grande piacevolezza di beva.

Gattinara Vigna Molsino 2020 Nervi – Conterno – Rosso granato intenso,  esprime sentori marasca,  mirtillo, mora, sottobosco e spezie. Vino suadente e persistente.

Brunello di Montalcino Rennina 2019 – Pieve Santa Restituita – Rosso granato accompagnato da una buona trasparenza, libera note di ciliegia, arancia sanguinella, anice stellato e liquirizia. Attacco tannico vellutato, saporito, coerente e persistente.

Kupra Marche Rosso Igt 2021 Oasi degli Angeli – Color granato intenso, rivela sentori di frutti di bosco,  rosa canina, arancia sanguinella, tè e spezie. Palato delicato, dal tannino setoso.

Etna Rosso San Lorenzo 2022 Girolamo Russo – Nerello Mascalese e un piccolo saldo di Nerello Cappuccio – Rubino intenso,  emerge un pot-pourri floreale, frutti di bosco e spezie, con lieve nota affumicata sul finale. Buona struttura, tannino nobile, lungo e duraturo.

Sicilia Nero d’Avola Duca Enrico 2020 Duca di Salaparuta – Rosso rubino profondo e consistente, emana note di iris, mora di gelso, prugna, mirtillo e spezie. Il sorso è ricco, avvolgente e persistente.

Romagna Albana Passito AR Riserva 2018 Fattoria Zerbina – Giallo dorato luminoso,  all’olfatto arrivano note di frutta candita,  albicocca,  fico, miele e cannella. Vibrante e carezzevole al tempo stesso, chiosa fine e incredibilmente lungo.

Vecchio Samperi Marco De Bartoli – Vino perpetuo – Grillo 100% – Color oro antico, un tripudio di sentori fruttati maturi che ben si fondono con note balsamiche e spezie dolci. Bocca verticale, piacevolmente rotonda, leggiadra e duratura. Vino iconico, una vera perla per chiudere la meravigliosa giornata di festa in casa AIS.

Irpinia Wine Days: l’Irpinia del vino riparte dai tre Master Of Wine italiani

Non bastano le diatribe interne e visioni politiche contrastanti che hanno tormentato negli anni uno degli areali potenzialmente più brillante del panorama italiano: l’Irpinia, con le sue denominazioni Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, meriterebbe ben altri encomi e palcoscenici. Lo diciamo da sempre, consci più che mai che un cambio di passo si renda necessario in vista dei temi scottanti proposti dal mercato mondiale del vino.

Un fantasma si aggira per l’Europa (e non solo): quello della crisi dei consumi nel comparto enologico. Far fronte comune, superare impasse ed ataviche posizioni, certo faciliterebbe di gran lunga il compito già arduo per Teresa Bruno, Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Irpinia. Il raggiungimento di una coesione tra tutti i produttori, indispensabile per scrollarsi di dosso le posizioni di nicchia seppur di altissima qualità dei vini, viaggia in parallelo all’apertura a mercati sin qui raggiunti solo a macchia di leopardo dai singoli attori.

Per non essere la solita cronaca autoreferenziale destinata a restare lettera morta, ben venga la giusta “ripartenza” con la prima edizione di Irpinia Wine Days e con un calendario ricco di eventi tra i vari comuni dell’avellinese, alla ricerca dello spirito affine per sdoganare il territorio fuori dai propri confini. Importante anche l’adesione delle Istituzioni regionali, qui rappresentate da Maurizio Petracca, presidente della Commissione Agricoltura Regione Campania e da Giovanni Maria Chieffo, presidente del GAL Irpinia e l’Associazione Italiana Sommelier con il Delegato della Campania Tommaso Luongo. E dobbiamo ammetterlo: per la prima volta si è finalmente vista una volontà costruttiva e pragmatica, che parte anzitutto dalle cose che non vanno e che non devono ripetersi.

L’idea stessa di invitare i tre Master Of Wine italiani (in sigla MW) – Gabriele Gorelli, Andrea Lonardi e Pietro Russo – in qualità di consulenti per un approfondimento tematico degustativo sulle varietà Fiano, Greco e Aglianico delle Docg Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, ha fatto da volano nello scoperchiare il vaso di ipocrisie ed incongruenze udite in tante occasioni.

Gabriele Gorelli

Per Gorelli <<la troppa accessibilità dei prodotti causa poca attenzione del consumatore. Bisogna dosare anche l’assenza da mercati inflazionati con una seria riflessione sull’uso e la diffusione dei vini irpini. Il valore del vino – rileva il primo MW d’Italia – esiste, ma non sempre viene capitalizzato all’origine, lasciando pochi margini per il territorio da cui proviene>>.

Lonardi rincara la dose, aggiungendo <<la necessità di tenere lontano la politica nelle scelte, valorizzare il terroir e aggrapparsi ad esso uniti, perché solo così è possibile guardare in faccia la grave crisi che si prospetta inevitabile. Ciclicità che potranno non mettere in discussione zone più esperte e resilienti di quelle campane, dove invece si potrebbero verificare danni ingenti. Bisogna creare un messaggio preciso, tale da non essere intaccato>>.

Andrea Lonardi

<<Quando sarà pronto, il vino si venderà senza alcuna difficoltà o spinta dall’esterno. Una comunicazione semplice, non prosaica e aderente quanto più possibile alle offerte turistiche per il pubblico dei millenials, nati a cavallo del vecchio e nuovo millennio, potrebbe essere uno splendido gancio. Il vino, infatti, è l’unica categoria merceologica del lusso in cui si pretende che il consumatore sia preparato; troppa esclusività e poca inclusività>>.

Conclude il quadro Pietro Russo, enologo prima ancora che MW, indicando quale alternativa <<la creazione di storie con messaggi chiari ed experience efficaci in cantina. Un turismo che richiede responsabilità precise e sinergie con gli organismi decisori ad ogni livello politico ed infrastrutturale>>.

Se aggiungiamo che i tre moschettieri, come sono stati definiti da Stevie Kim, global brand ambassador di Vinitaly e madrina della manifestazione, poco conoscevano di Irpinia nelle loro innumerevoli degustazioni, non c’è altro da aggiungere.

Pietro Russo

Un terzo del commercio dei vini resta in Regione, con una filiera cortissima che garantisce ottimi margini e bassi costi di marketing alle aziende locali. Manca però uno studio approfondito sul consumatore medio che rientra in tale percentuale e sul contesto in cui opera, per non lasciare inutilizzate ulteriori possibilità di crescita. Il triste adagio del “meglio una gallina oggi che un uovo domani” deve lasciare il posto al coraggio di fare rete, creando modelli virtuosi che fungano da traino per ogni esponente.

Con i bianchi il percorso è stato più agevole, pur in un contesto estremamente eterogeneo. Giocofòrza scorgere nel fragile Taurasi il vero banco di prova per il futuro, dove l’Aglianico è capace di esprimere i vari aspetti delle zone d’elezione irpine (i cosiddetti quadranti), ma che vive ancora in debito di uniformità stilistica e di eleganza richiesta dai canoni del bere moderno. Si spera di non passare da un eccesso all’altro, andando a stravolgere l’anima tannica e potente della varietà, per copiare male altre tipologie. Non basta lo studio approfondito sui suoli e sulle sottozone, di sicuro utile, ma una visione lungimirante di come coinvolgere appassionati, vacanzieri e operatori del settore a vivere il Made in Irpinia a 360 gradi.

Il confronto tra esperti di caratura internazionale insegna a non dare nulla per scontato e che il momento di agire con unità di intenti, senza guardare cosa fa il vicino e senza pensare che il proprio vino sia migliore degli altri, è l’unica strada da percorrere per scogniurare l’oblio. Se lo merita l’Irpinia e se lo meritano Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, campioni di rara bellezza, spessore e longevità, che non conoscono tempo e confini ideologici.

Arte e Cultura a Casal della Mandria, il luogo del cuore dello Chef Giuseppe Verri

Se ognuno provasse a immaginare un luogo della propria infanzia, dove ogni oggetto diventa creazione in un impeto dadaista condito di tecnologia, troverebbe naturale che un artista come Giuseppe Verri abbia fatto una playhouse della sua tenuta Casal della Mandria a Lanuvio. Dalle composizioni postmoderne, scultoree così come pittoriche, si è immediatamente accolti all’arrivo nel suo nuovo luogo del cuore, che sorprende non solo per il complesso di sculture che abbraccia il visitatore, avvolto in dimensioni e colori di oggetti distribuiti in un caos calmo tra opifici e ristorante.

La sorpresa è proprio Giuseppe, ospite entusiasta non già di esibirsi ma di farti trovare in mezzo a tutto quel che riesce a creare dalle forme ai colori ai piatti in tavola. Giuseppe Verri, noto come “Verrigud”, non si è mai risparmiato sulla creatività, i suoi oggetti applicati ti avvolgono come la sua cucina: un ingegnere di formazione ma uno scultore e pittore di estrazione, possono mai fare uno Chef protagonista della gastronomia del Lazio?

Risposta positiva: una selezione di ottimi vini, in mezzo ad affreschi e quadri, invita alla tavola imbandita di sue creazioni.

Il suo concetto di ristorante, a lunghe tavolate, si fonde con l’esperienza agricola dei luoghi dell’agro Pontino, e le sue piccole coltivazioni di ortaggi sono materia con cui plasmare pietanze che attingono ad eccellenze dai diversi territori vicini. Nella speciale cornice architettata da Carol Agostini, l’evento odierno raccoglie ed ospita eccellenze alimentari e vinicole tra Campania, Lazio e Toscana, con un bell’accento offerto dall’Oltrepò Pavese.

La cucina di Giovanni Verri diventa veicolo di trasporto per i funghi prodotti a Lanuvio nella tenuta dei Fratelli Milletti, per le carni “Mandriani” dei Fratelli Villani dell’Agro Nocerino-Sarnese, per i napoletanissimi sughi e le vellutate di Vestalia, per i salumi dell’Oltrepò Pavese “GranVarzi” offerti dalla Tenuta Borgolano con i suoi vini.

La composizione di arti e di vini presenti esprime un forte legame con la terra di lavoro: la “Bimba che raccoglie i Fiori” di Giuseppe rimanda la mente dall’Asprinio d’Aversa di Petra Marzia alla Bonarda dell’Oltrepò Pavese di Tenuta Borgolano. In direzione contraria, i “Polusca” contadini guerrieri e viaggiatori in ferro riportano il cuore dal Buttafuoco delle Colline Pavesi al Taurasi  dell’Irpinia.

Giuseppe Verri è uno Chef ha pensato in maniera postmoderna piatti della cultura agricola, ricomponendoli e prestandoli a gusti nuovi – come la Tartare di Manzo a base della frutta sminuzzata. La sua interpretazione è la sua missione, ossia naturalmente ricomporre l’esistente: la sua ”Maza”, focaccia di Grani Rari con lievitazione di ben 15 giorni, offerta con Crema di Friarielli e Ricotta di Battipaglia, oppure con Zucca Verde marinata e Guanciale Napoletano.

L’intenzione di Giuseppe e di Carol è di avviare una serie di eventi come questo, a combinare arti e mestieri culinari, inondandoli di vini di volta in volta presi tra le eccellenze delle terre di lavoro in Italia.

Ma non solo vini: questa volta abbiamo visto, ad esempio, un volto di Montalcino e della prossima Val d’Orcia che non è il Brunello ma la Birra e i prodotti della terra come Miele e del forno come il Panettone, tutti distinti dalla presenza dello Zafferano coltivato in loco dall’azienda Maccari.

Insomma un crescendo di sorprese articolate tra Paccheri col Guanciale di Mandriani, gli Spaghettoni al Sugo Napoletano di Vestalia – il cui carattere distintivo sta nei pomodori locali così come negli accenti di Aglianico infuso nella ricetta.

Vestalia accompagna anche i Paccheri serviti da Giuseppe Verri con la loro Genovese Napoletana distinta dalla Cipolla Ramata di Montoro e dall’Olio EVO di sola Coratina.

A chiudere, una composizione dolce di Biscotto fatto in casa con la Frutta al Naturale de “La Golosa” di Montelparo nelle Marche – una vera delizia ostinatamente biologica e priva di ogni possibile contaminazione.

Segue  -note degustative dei vini:

  1. Petra Marzia “Marcianus” Asprinio D’Aversa – Spumante Charmat lungo

Al sentire di gelsomini e fiori gialli si sovrappone una fragranza di cipria al naso subito corroborata nel gusto da grano e farina, accentati di oliva. Il palato avverte la caratteristica pungenza mista a concentrata mineralità dell’Asprinio.

Uno charmat lungo scelto con saggezza garantisce la persistenza della fragranza dovuta alla sosta sui lieviti. Buono e persuasivo, ideale su dolci leggeri e formaggi morbidi.

  1. Tenuta Borgolano “Donna” Bonarda dell’Oltrepò Pavese – 2009

Pregio conferito al naso da un immediato sentore di pout-purri e di essenze eteree, per un colore granato che rimanda a riflessi tipici del Marsala. Un’esperienza degustativa resa piena dal connubio con Salami di Varzi e Pancetta Pepata. La potente persistenza, data dall’invecchiamento di una Croatina in purezza già raccolta surmaturata, offre una boccata pregna e arricchita di tannini nobili. Si accompagna bene a secondi di carne bianca ma anche a paste come uno Spaghettone di Gragnano al Sugo Napoletano Vestalia.

  1. Petra Marzia “Parlami” Taurasi DOCG – 2017

Colore granato intenso e semitrasparente, leggera unghia tendente al viola.

I sentori di marasca e prugna sono in piena esposizione olfattiva, il che è davvero sorprendente per un 2017 e lascia ai margini, felicemente, la percezione di sottobosco poi ripreso al palato. Il gusto inizia con una leggera nota agrumata a far da accento a un bouquet di viole e fiori rossi, pout-purri, con spezie e legno saggiamente mitigati dal passaggio in altra botte. La freschezza al palato fa davvero tentennare la lettura dell’annata: questo Taurasi appare destinato a un invecchiamento lunghissimo e per nulla afflitto dalla particolare alcolicità tipica. I tannini sembrano appena desti, gentili ma robusti. Il corpo è presente ed equilibrato, leggera prevalenza acida che accompagna un gusto prolungato e relazionato alla persistenza del fruttato. Tratti floreali e vegetali ne corredano il finale. Una creazione davvero ben riuscita, sembra un trait d’union tra classico e moderno quale risultato di meno estrazione e più equilibrio nella fattura. Pairing su carni rosse, come la Costata alla Brace.

  1. Tenuta Borgolano “Dekameron” Buttafuoco – 2019

Eccellente combinazione di uvaggi pregiati dell’Oltrepò Pavese con forti influenze piemontesi: 60% Croatina, 25% Barbera dell’Oltrepò, 15% Vespolina. Ed è quest’ultima a caratterizzare da subito il naso, con ciliegia e fragola e frutti di bosco, seguiti  bacche e fiori rossi ed erba di sfalcio tipici di Barbera e Croatina. Si percepisce già un mite passaggio in legno, con spezie e vanillina. Al gusto abbiamo una preponderanza della confettura di ciliegie, buona la morbidezza glicerica contrapposta a tannini: un blend tutto in equilibrio tra gioventù e affinamento. Finale vegetale contornato da sfumature liquorose. Ideale per secondi succulenti, dallo Stufato alla Cassoeula.