Addio a Walter Mastroberardino storia d’Irpinia

Ci sono notizie che non vorresti mai avere. Persone che, forse perché ritenute a ragione un mito, dovrebbero esistere in eterno.

In viaggio verso Roma non posso che pensare alla dipartita di Walter Mastroberardino, 92 anni di storia fisica della viticoltura in Campania.

Erede di una dinastia che ha contribuito a salvare dalla scomparsa le migliori varietà d’uva in Irpinia, con lui va via un pezzo dei ricordi a me più cari. Quelli da nativo di questa terra bellissima e da amico di famiglia sin dagli inizi della mia passione per il vino.

Per fortuna resterà l’amore trasmesso ai figli Paolo e Daniela, per il territorio, per gli splendidi paesaggi, per l’asprezza stessa ed il sacrificio di fare sempre le cose fatte bene anche dopo la scissione in due rami separati della cantina Mastroberardino avvenuta nel 1994 e la fondazione da zero dell’azienda Terredora Di Paolo.

A Paolo, Daniela, i nipoti e tutti i suoi cari va il mio commosso ricordo. Una giornata davvero triste per tutti.

Assoenologi Campania affronta il tema dell’etichettatura vinicola – novità normative e impatto sui processi aziendali

Presso il polo universitario distaccato della Federico II – Dipartimento di Agraria per le Scienze della Vite e del Vino ad Avellino – è andato in scena il convegno organizzato da Assoenologi con tema: “Etichettatura vinicola – novità normative e impatto sui processi aziendali”. Grande l’interesse da parte degli addetti ai lavori, tra enologi, agronomi, imprenditori vitivinicoli, sommelier e giornalisti, con una sala gremita fino alla fine dei lavori.

La presenza di Teresa Bruno, Andrea Ferraioli e Michele Farro, in rappresentanza ai consorzi di tutela dei vini irpini, salernitani e flegrei e la moderazione del giornalista Luciano Pignataro, ha preceduto il saluto di rito di Roberto Di Meo, organizzatore della manifestazione e presidente di Assoenologi Campania.

Si parte con una parentesi sugli attacchi mediatici al mondo del vino, Report in primis, con disparità di trattamento mediatico tra il fermentato d’uva e i superalcolici, quest’ultimi protagonisti di una errata cultura giovanile del bere. Perplessità, inoltre, rispetto alla volontà del legislatore europeo di associare il termine alimento al vino; non ultima la digressione sul nuovo quadro normativo inerente al Codice della Strada, con le aspre per chi infrange la legge.

Luciano Pignataro ha sostenuto possa esistere un nodo di natura politica tra gli interessi delle multinazionali dietro ad un atteggiamento più blando verso i superalcolici e meno persecutorio, insistendo sulla necessità di comunicare il vino in quanto a prodotto della Dieta Mediterranea, oltre che nostra identità culturale.

Sostanziale l’intervento di Luigi Moio, professore ordinario di Viticoltura ed Enologia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”: dopo i ringraziamenti all’Assoenologi il prof. Moio, nonché presidente dell’OIV, ha voluto esprimere la sua riconoscenza nei confronti di Pietro Caterini, direttore scolastico della storica Scuola Enologica “De Sanctis”, per alimentare la passione negli studenti e renderli materia prima per il corso di laurea da lui fortemente voluto ad Avellino. Moio ha voluto considerare, malgrado le nuove riforme, che il vino non può essere considerato un alimento, precisando però le dizioni contenute nel nuovo quadro normativo, ossia ingredienti, additivi e coadiuvanti della produzione enologica. A suo dire <<il vino non dovrebbe essere considerato un alimento, così come non dovrebbe esserlo un additivo, tanto più che non vi è specificatamente una ricetta per farlo. Da questo punto di vista l’unico ingrediente, se così lo si voglia definire, sarebbe appunto l’uva, mentre tale comunque non dovrebbe essere considerato il suo coadiuvante, quando non lascia tracce una volta che il vino viene imbottigliato>>. Il professore ha ribadito poi la naturale attività dell’alcol, nella sua funzione di conservante assente nei cibi, diversificando il vino rispetto a quanto maggiormente contenuto nel Codice Alimentare e rammentando che è tra i pochi a non avere una data di scadenza.

Per Moio, con la nuova regolamentazione sull’etichettatura nutrizionale e l’elenco degli ingredienti, non cambio molto, tranne che per il QR Code, ponendo altresì un <<ragionevole dubbio sullo stabilire l’origine endogena o esogena dell’acido ascorbico, difficile a stabilirsi proprio perché anche naturalmente presente nel vino>>. In definitiva, Moio ha concluso affermando che la professionalità e le qualità umane degli operatori del mondo del vino non possano essere improvvisate, invitando al buon senso.

 

Impossibilitato a venire, Riccardo Cotarella, presidente nazionale della Assoenologi, ha salutato il pubblico e ringraziato Roberto Di Meo per l’organizzazione del convegno, si dice soddisfatto dell’intervento del prof. Moio e rammaricato per gli attacchi mediatici al vino, ribadendo l’importanza del suo ente per la promozione e salvaguardia del vino.

Salvatore Schiavone, responsabile dell’ICQRF per il Mezzogiorno, non ha dato troppa importanza alla differenza riguardo al vino nell’essere o meno un alimento, piuttosto ha tenuto a far presente quanto il dealcolato rientri nella nuova regolamentazione, richiedendo una categorizzazione del prodotto, a partire da ambienti produttivi separati, raccomandando letture accorte e giuste interpretazioni, invitando infine le cantine a contattare gli enti preposti in caso di dubbi, sollecitando comunicazioni fatte per tempo.

Francesco Manzo, attivo ne sistema di verifica e certificazione Rina Agrifood, dopo una panoramica generale sulla realtà aziendale, rammenta di come il Registro Navale abbia acquisito Agroqualità e di come quest’ultima a sua volta abbia assorbito la Ismecert e quindi le verifiche sulle denominazioni, con un paniere di ben 70 prodotti tra Dop e Igp; più certo ha fornito dati interessantissimi sul vino in Campania, raccolti negli ultimi 5 anni.

Le notizie salienti afferiscono ad una decrescita dei viticoltori che passano da 4278, all’inizio dell’ultimo lustro, ai 3479 del 2024, decrescita che attiene anche al numero di ettolitri dichiarati a denominazione o comunque atti a diventare tali. Nota molto importante: tra i clienti del Rina Agrifood si contano ben 700 imbottigliatori che, con la loro attività sul vino sfuso, hanno mantenuto il trend di vendite in diverse provincie extra regione Campania, decretando quindi un abbassamento delle masse a denominazione, tra declassamento ed altre pratiche assolutamente legali, con buona pace dei viticoltori stessi.

Tra gli interventi più atteso quello dell’avvocato Marco Giulio, specializzato in Diritto Agroalimentare con particolare riferimento alla disciplina giuridica della vitivinicoltura. Il suo ragionamento è partito con una disamina piuttosto erudita sui criteri primordiali di etichettare nell’antichità a partire dalle iscrizioni sulle anfore, ricordando però che l’etichetta debba fungere da effettiva carta di identità, narrando un prodotto, rendendo consapevoli i consumatori anche al fine di garantire una concorrenza leale e rispettando le regole tra le aziende che fanno marketing. L’avvocato ha tenuto a precisare <<quanto negli ultimi 15 anni, le informazioni sulle etichette siano aumentate e questo anche perché legislatore europeo sostenga possa vantaggioso per il consumatore. Inoltre, in presenza di altro QR che rimandi al sito aziendale o comunque finalizzato ad altro, esso dovrà essere ben separato da quello ad uso esclusivo di ingredienti e tabella nutrizionale, così come tutta la comunicazione della bottiglia in questione dovrà essere coerente e coincidente a quelle riportate in etichetta su ogni altro medio>>.

È bene comunque ricordare che la necessità di informare i consumatori non è una esigenza recente ma risale bensì all’8 dicembre 1978. Tra i regolamenti per alimenti, precisamente il reg. UE 1169/2011, il vino figura come il prodotto della fermentazione alcolica del mosto d’uva, l’unico tra gli alimenti a poter beneficiare di un QR code apposito per ingredienti, tabella nutrizionale, smaltimento, elemento quest’ultimo che molti giuristi vorrebbero tener fuori dal quick response code.

Altra raccomandazione, per i valori energetici del calice di vino standard, è che le quantità siano rapportate ai 100 ml, con la facoltà di utilizzare anche i Kjoule, purché siano espresse le Kcal. Tali informazioni devono essere riportate in una delle lingue riconosciute dall’Unione Europea, come sostenuto anche nel regolamento 1308/2013 dell’OCM Vino, così come da regolamento UE 2021/2117, pertanto sarebbe bene utilizzare la doppia lingua nell’etichetta, ad esempio italiano e inglese.

Per Marco Giulio <<il futuro dell’enologo sarà nell’utilizzo delle IA e degli avatar al fine di poter spiegare bene ai consumatori l’origine del prodotto e il contenuto della bottiglia. Nei vini sfusi ingredienti e tabella nutrizionale dovranno figurare nei documenti di trasporto, diversamente dai vini imbottigliati in quanto tali informazione saranno presenti già in etichetta. Gli additivi, designati al pari degli ingredienti dal reg. 934/2019, dovranno essere indicati soltanto se comportano rischi di intolleranze e allergie, esattamente come i coadiuvanti tecnologici, quest’ultimi menzionati in caso di presenza residua nel prodotto>>.

Tra gli elementi presenti nella tabella nutrizionale presenzieranno, oltre al già citato valore energetico, la quantità di grassi e di acidi grassi saturi, la quantità di carboidrati e zuccheri, di proteine e sale, stando all’analisi del vino effettuata dal produttore. Alla categoria degli additivi, come è già noto, fanno parte i regolatori di acidità e gli agenti stabilizzanti in linea generale, rimandando a tabelle ufficiali e comunque più esaustive. Insomma, dalle diverse prospettive dei vari relatori traspare la necessità di fare un upgrade culturale del vino, così come dal punto di vista normativo ai fini di una maggior tutela per il consumatore, attraverso informazioni che siano coerenti non solo nei documenti e nelle etichette, ma anche attraverso i siti web ed altri canali di comunicazione e marketing.

VINO: SPUMANTE, ARANCIA DI RIBERA DOP E BERGAMOTTO PER IL NUOVO COCKTAIL LOW ALCOHOL “MIMOSA GRANRIVIERA”

(San Donà di Piave – VE, 27 gennaio 2025)

Comunicato Stampa

Si arricchisce di un nuovo cocktail la gamma di Canella, casa vinicola veneziana produttrice dal 1947 di Prosecco Superiore e – sempre di più – di prodotti Ready to drink (Rtd) made in Italy di alta gamma. In rampa di lancio è il Mimosa Granriviera, un low alcohol (6% vol) frutto di un mix di vino da uve Glera e 2 produzioni tricolori: la siciliana Arancia di Ribera Dop e il Bergamotto calabrese.

Dopo il pre-lancio nei giorni scorsi a Saint Barth, il Mimosa approderà da marzo presso i canali retail e horeca Usa attraverso il cobranding con l’importatore Ethica Wines. Un passo avanti considerato strategico per la Casa vinicola Canella, Marchio storico di interesse nazionale, antesignano nella produzione di Prosecco ma anche di Rtd (dal 1988) di alta qualità senza aromi artificiali, a partire dal Bellini anche in formato zero alcohol.

“Con il raddoppio del fatturato, il 2024 è stato il nostro migliore anno di sempre – ha detto Tommaso Canella, che con il fratello Alvise rappresenta la terza generazione dell’impresa di San Donà di Piave –.

Stiamo raccogliendo quanto seminato non solo grazie al Prosecco Superiore ma per effetto di un’idea che partendo dal vino si possa rappresentare l’italianità in maniera fresca, integrata e inclusiva. La nostra esperienza nel fenomeno cocktail ci insegna come sia possibile fare squadra anche con le produzioni artigianali del Belpaese: le pesche bianche del Bellini sono realizzate al 40% da noi e al 60% provengono dalla vicina Romagna, per i nostri Mimosa usiamo l’Arancia di Ribera Dop o l’Arancia rossa di Sicilia Igt, le fragole sono del Consorzio di Candonga in Basilicata, i mandarini del nostro Puccini sono quelli tardivi di Ciaculli, un presidio Slow Food nel palermitano”.

L’approdo Usa del Mimosa Granriviera segue quelli fortunati degli altri “pronti da bere” a bassa gradazione dell’azienda: nell’ultimo anno la produzione del segmento è raddoppiata a livello globale e triplicata nel mercato a stelle e strisce, mentre anche in Italia la crescita riscontrata è in doppia cifra. Il fatturato complessivo dello scorso anno è attorno ai 25 milioni di euro, per oltre la metà grazie all’exploit Rdt. Il formato da 0,75/l è previsto in particolare nella grande distribuzione ma anche nei canali on-trade di hotel, club, centri sportivi per un prezzo medio attorno ai 15 dollari.

Tra i mercati target nel breve-medio termine, sempre accompagnati da Ethica Wines, sono in listing il Canada e una quindicina di Paesi in Asia. Allo studio anche l’ingresso del Mimosa nel mercato interno, dove sarà tra l’altro rafforzata la presenza del Bellini (5% vol) anche in versione no alcohol.

Nei 12 mesi terminanti a giugno 2024, secondo Niq i cocktail Ready to drink hanno registrato negli Usa una ulteriore crescita (+4% in valore).  A livello globale, al netto degli hard seltzer, il trend positivo secondo Iwsr proseguirà sino al 2027 al ritmo medio annuo del 5%, per un controvalore nei 10 mercati chiave di 40 miliardi di dollari. A guidare la crescita, proprio i cocktail e i long drink di qualità superiore. Anche nel Belpaese, secondo una recente indagine Niq, le bevande pronte da bere stanno guadagnando popolarità specie tra i giovani della Gen Z, con il 7% degli italiani che prevede di aumentarne il consumo.

Ufficio stampa Casa Vinicola Canella – Ispropress:

Benny Lonardi, 393.4555590 

direzione@ispropress.it;

Sara Faroni, 328.6617921 –ufficiostampa@ispropress.it.

Cantine del Notaio, l’animo eclettico dell’Aglianico del Vulture

Giuratrabocchetti è il cognome più lungo d’Italia: quello di Gerardo, agronomo, enologo, notaio mancato, sfuggito alla carriera paterna e al cosiddetto nomen omen a cui però ha legato la sua azienda vitivinicola Cantine del Notaio.

Nell’appuntamento di gennaio di Banca del Vino, presso l’Enopanetteria di Stefano Pagliuca a Melito (NA), è stata ospite la Basilicata con la cantina che per prima ha puntato sulla valorizzazione dell’Aglianico del Vulture.

Gerardo si è raccontato anzitutto come uomo: prima la laurea in Scienze Agrarie, poi la brillante carriera universitaria e di ricercatore, infine la consulenza per diverse aziende zootecniche e la creazione del primo laboratorio di genetica molecolare in campo zootecnico del Sud Italia. Ma non era questa la sua strada, lo sentiva dentro.

A quarant’anni, nel pieno di una crisi profonda, mentre passeggiava nella vigna lasciatagli in eredità dal nonno di cui porta il nome, ne sente la voce che gli indica il suo destino nel mondo vino. È il 1998 e insieme alla moglie Marcella fonda Cantine del Notaio. Per essere precisi un notaio in famiglia c’è: è Consalvo, padre di Gerardo. Unico in una famiglia di contadini a cui è stata data la possibilità di studiare, ha dedicato la propria vita a ricostituire le risorse per rimettere in sesto l’azienda zootecnica del suocero e del progetto vinicolo del figlio non ne ha voluto proprio sapere.

Gli elementi per l’ennesimo storytelling sembrano esserci tutti: la chiamata all’avventura, la storia d’amore, il conflitto familiare. Ci troviamo al cospetto di un vulcano attivo, il Vulture, ben 1326 metri d’altezza a 150 chilometri di distanza dal mare. Nell’ultima eruzione, circa 132 mila anni fa, i depositi di ceneri hanno generato una roccia porosa tufacea che caratterizza il suolo di questo territorio. Gerardo spiega come non sia solo ciò a definire il carattere di un vino, bensì la combinazione di diversi fattori fisici che, sottoponendo la pianta a una stress moderato, ne determinano la reazione.

Il tufo vulcanico è in grado di assorbire acqua d’inverno e rilasciarla durante l’estate torrida, “allatta” le vigne; l’altitudine espone i filari a brezze di mare e di terra, oltre a garantire escursioni termiche nell’ordine dei venti gradi. La vigna reagisce a questi fattori peculiari del territorio, attraverso un corrispondente sviluppo dell’apparato radicale e di conseguenti polifenoli. In tal senso il carattere dell’Aglianico del Vulture è così diverso da quello dell’Aglianico irpino in stile Taurasi da aver fatto credere a lungo che si trattasse di un clone o addirittura di una varietà diversa di uva.

Oggi la scienza – prosegue Giuratrbocchetti – ha scoperto che si tratta del medesimo frutto, semplicemente espressione di areali differenti. Varietà a raccolta tardiva, di forma conica allungata, mediamente spargolo e ricco di pruina, è caratterizzato da tannini fortemente pronunciati. Giocando con i tempi di maturazione delle uve e sfruttando il gradiente di macerazione sulle bucce, Gerardo è riuscito a creare vini diversi da un unico vitigno.

La Degustazione

Cantine del Notaio si estende su 50 ettari di vigneti in cinque diverse contrade (Rionero, Barile, Ripacandida, Maschito e Ginestra) i cui suoli diversificati hanno in comune la combinazione di strato tufaceo e il microclima ottimale per l’Aglianico. Cantine del Notaio produce circa 580 mila bottiglie all’anno su 18 diverse etichette.

Durante la degustazione abbiamo avuto l’occasione di mettere a confronto tre diverse etichette che prevedono la vinificazione in purezza dell’Aglianico del Vulture. Abbiamo iniziato con La Stipula VSQ 2016, raccolta uve nell’ultima decade di settembre e macerazione per un solo giorno. Fermenta in acciaio, rifermenta poi in bottiglia e sosta sulle fecce per 48 mesi. Dosaggio zero. Il risultato è uno spumante color rosa antico dai riflessi brillanti, di bollicina medio fine, dai tipici sentori di erbe aromatiche – tra tutte il rosmarino –  e note fumée che ritornano anche al sorso di piacevole cremosità.

A seguire, la verticale de Il Repertorio Aglianico del Vulture DOC nelle annate 2020 – 2018 – 2017 e 2015. Qui la vendemmia si sposta tra la seconda e la terza decade di ottobre, mentre la macerazione è di dieci giorni. Seguono fermentazione in acciaio e maturazione in tonneaux di rovere, oltre affinamento in bottiglia. Il confronto ci ha permesso anche di valutare l’evoluzione nel tempo: la 2020 è centrata su sentori fruttati di ciliegia e spezie dolci; il tannino fine si intreccia in un sorso succoso e rotondo che chiude nuovamente sul frutto. La 2018 si evolve su un naso più scuro e compatto, in cui prevale il frutto di bosco in confettura mentre al palato risulta verticale, scattante, equilibrato. Ancora un’ottima freschezza per la 2017, di naso e palato sicuramente più distesi, in cui iniziano a emergere sentori evoluti, balsamici e di sottobosco, mentre la 2015 mostra un carattere decisamente maturo e compiuto, con note di cuoio e fungo all’olfatto, e un palato denso dove spicca preponderante la sapidità.

Di marcia diversa, invece, La Firma Aglianico del Vulture DOC 2015, frutto di una maturazione più avanzata e di macerazioni più lunghe.  In questo caso infatti la raccolta delle uve avviene nella prima decade di novembre, mentre la macerazione dura venti giorni. Segue fermentazione in acciaio, maturazione in carati di rovere, affinamento in bottiglia. Il naso profuma di frutta sotto spirito, liquirizia, chiodi di garofano, con tocchi balsamici e di tabacco, il sorso si espande in bocca, si struttura in un tannino ben cesellato e chiude su tostature di cacao.

CANTINE DEL NOTAIO

Via Roma 159

Rionero in Vulture (PZ)

Le Marche in scena a Firenze con un omaggio a Rossini tra musica, sapori e tradizione

Per “Fuori di Taste” una cena spettacolo organizzata da LINFA in collaborazione con il giornalista Leonardo Romanelli

Teatro del Sale

Via dei Macci, 111r – Firenze

Domenica 9 febbraio al Teatro del Sale a Firenze , inoccasione del calendario di “Fuori di Taste”, si svolgerà una serata straordinaria per celebrare le eccellenze enogastronomiche e culturali delle Marche.

L’evento organizzato da LINFA, Azienda Speciale della Camera di Commercio delle Marche promotrice di 31 realtà enogastronomiche che prenderanno parte alla XVII edizione di Taste, sarà un tributo al noto compositore marchigiano Gioacchino Rossini, figura iconica non solo nella musica ma anche nella gastronomia, di cui era grande estimatore ed interprete creativo.

LINFA proporrà un “Fuori di Taste” in cui la cultura, la musica ed i sapori della regione si incontreranno per dare vita ad un’esperienza unica. Rossini, marchigiano di nascita e buongustaio per vocazione, amante del cibo e genio della musica, sarà il filo conduttore della serata al Teatro del Sale. Protagonisti dello spettacolo saranno il soprano Valentina Corradetti, il baritono Giacomo Medici e il pianista Massimiliano Caporale, con la partecipazione straordinaria di Leonardo Romanelli, in un dialogo tra note liriche, teatro e suggestioni gastronomiche.

Dopo lo spettacolo, riservato a stampa ed operatori, gli ospiti saranno invitati ad un buffet, che renderà omaggio alla ricchezza enogastronomica delle Marche, preparato dagli chef del Teatro del Sale.

Il menù, ispirato alla tradizione rossiniana, sarà così composto

-Acciughe al Forno

-Cavolfiore in Besciamella con Tartufo Nero pregiato di Roccafluvione

-Insalata di Ravanelli

-Insalata di Lesso

-Crema di Ceci

-Finocchi Gratinati

-Noccioline di Semolino in Brodo

-Maccheroni con Cacio e Burro e Tartufo Nero pregiato di Roccafluvione

-Filetto alla Rossini con purè

Buffet di Dolci:

-Crostatina con la frutta secca

-Torta di Carote

-Panna e Cialdon

La serata sarà arricchita da un collegamento in diretta con uno chef marchigiano per esplorare il legame tra cucina e territorio. Modererà il collegamento il giornalista  Leonardo Romanelli.

Lo Spettacolo “Il fagotto di Rossini”

Lo spettacolo prenderà il via con una divertente performance musicale e teatrale, dove un soprano, un baritono, un pianista e l’attore, guideranno gli spettatori attraverso un paesaggio immaginario e sorprendente.

Tra i momenti clou della serata, il duo “I Gatti di Rossini” incanterà con la loro esecuzione, seguita dalla potente voce del baritono che interpreterà “Udite Udite O Rustici” di G. Donizetti. La soprano, invece, darà vita a “Il Brindisi” di G. Verdi, creando un’atmosfera di festa e celebrazione.

Il copione prevede inoltre incursioni letterarie con estratti da Rabelais e Rossini, evocando riflessioni profonde sul piacere del cibo e sull’arte del vivere. Gli artisti interagiranno con una tavola imbandita, rendendo il cibo protagonista indiscusso dello spettacolo.

Tra note di “Opera Buffa” e i celebri versi di Anacreonte, il pubblico sarà accompagnato in un crescendo di emozioni che culmineranno con le esibizioni di grandi opere come “Fin Ch’han Dal Vino” di W. A. Mozart e “Ah! Quel Diner Je Viens De Faire” di J. Offenbach.

La magia della serata sarà arricchita da un tocco di mistero con le “Pozioni Magiche,” e da un omaggio alla convivialità e alla gastronomia, narrato con maestria da attori e cantanti.

A Taste a Firenze, che si terrà dall’8 al 10 febbraio alla Fortezza da Basso, parteciperanno aziende partner di LINFA:

MOLINO AGOSTINI (pastificio)

ANISETTA ROSATI DAL 1877 (distillati)

AZIENDA AGRICOLA LA GOLOSA        (marmellate)

BACALINI I COTTI DELLE MARCHE (galantina)

COUNTRY PIG (salumi)

ELGA DESIGN (taglieri)

FILOTEA (pasta)

GIORGIO POETA (miele)

I SETTE ARTIGIANI (panificazione)

IL PANARO FOOD (panificazione)

ITALIA TARTUFI (tartufi)

LA CAMPOFILONE SOCIETA’ AGRICOLA       (pasta)

LA CERCA TARTUFI BIO (tartufi)

LA CERQUA TARTUFI (tartufi)

LA PASTA DI ALDO            (pasta)

LA PASTA DI CAMPOFILONE MARILUNGO (pasta)

CANTINE DEL CARDINALE        (vino)

METODO MASSI (pasta)

MIGLIORI OLIVE ASCOLANE (olive)

MOLINO PAOLO MARIANI           (farina)

MOSAICO – FOOD EXPERIENCE (pesce gourmet)

ORLANDI PASSION          (caffè)

PASTA SANTONI (pasta)

PASTIFICIO AGRICOLO MANCINI         (pasta)

PICENA GASTRONOMIA (galantina)

RE NORCINO (salumi)

ROBERTO CANTOLACQUA PASTICCERE    (pasticcere)

SAN MICHELE ARCANGELO (vino e composte)

SCRIPTORIUM GIN azienda agricola (distillati)

SPINOSI (pasta)

SYNBIOFOOD         (composte e dolci)

La partecipazione all’evento, riservato a stampa ed operatori, è solo su invito.

Programma della serata

• Registrazione ospiti: 18:30 – 19:00

• Spettacolo musicale: 19:00 – 19:40

• Buffet salato e networking: 19:40 – 21:00

• Collegamento con chef marchigiano: 21:00 – 21:30

• Buffet dolce e networking: 21:30 – 22:00

Info e prenotazioni

Per informazioni: leonardoromanelli@tiscali.it

Siti web: www.teatrodelsale.com | www.linfaaziendaspeciale.it | www.leonardoromanelli.it

Social:

• Facebook: Teatro del Sale, linfaaziendaspeciale, realLeonardoRomanelli

• Instagram: @teatro_del_sale, @linfamarche, @leonardoromanelliofficial

Ufficio Stampa

Roberta Perna – www.robertaperna.comwww.studioumami.com  

pr.enogastronomia@gmail.com – Tel. 329.9293459

Ciro Savarese reinventa il piacere di stare in pizzeria con il Menù Evoluzione 2.0

Finalmente torna protagonista il piacere di stare a tavola! Lo affermiamo senza timori: la corsa all’assaggio rapido, al pasto veloce per raggiungere i propri ozi od occupazioni varie non è contemplata nel nuovo Menù Evoluzione 2.0 di Ciro Savarese.

Le origini

Ciro Savarese (classe ’78) proviene dalla famiglia Oliva, che ha scritto la storia della pizza a Napoli. Si avvicina al mondo dell’arte bianca sin da bambino seguendo le orme del nonno Ciro e del padre Giuseppe e, nel novembre del 2002, comincia il suo percorso in solitaria aprendo ad Arzano Anema & Pizza, inizialmente solo con servizio da asporto.

Nel tempo si sono aggiunte altre due sale che consentono a Savarese di diventare un importante riferimento non solo per Arzano. A novembre del 2018 inizia il totale restyling del locale che alla riapertura prende il nome del titolare divenendo “Pizzeria Ciro Savarese”, conseguendo presto i 2 spicchi nella Guida delle Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso.

Ciro Savarese Lab

Nel 2023 un altro tassello al progetto imprenditoriale: l’apertura di Ciro Savarese Lab, interamente dedicato alla produzione artigianale “top quality” di fritti della tradizione napoletana per forniture ad aziende ristorative di tutta Italia. Ben 15 tipologie di fritti tra crocchè, frittatine e arancini, che il cliente finale deve solo rivestire con la giusta panatura e friggere.

Il Menù Evolutione 2.0

La proposta, dal valido rapporto qualità prezzo pari a 40 euro a persona (acqua inclusa, vini e bevande escluse), è stata arricchita per l’occasione da una selezione vini a carattere regionale, scelti per la presentazione ufficiale alla stampa. Previste incursioni a tema non solo nel vasto mondo dei lievitati, ma anche tra fritture, carne e persino dessert.

Il tutto per garantire al cliente l’assaggio di ricette utili a stimolare il piacere di stare a tavola, senza andare di fretta; una ricerca del tempo perduto, quello che non si concede mai a noi stessi, specialmente quando si tratta di eccellenze enogastronomiche.

Ciro Savarese infatti, aiutato dalla moglie Anita e dai figli Alessandro e Angelo, propone divagazioni in tema internazionale, non ragionando sempre su materie prime locali. Ne nasce un viaggio di sapori ricco di contaminazioni in chiave moderna.

Fulgido esempio l’amuse-bouche, arancino di riso acquerello con zafferano e chorizo de bellota su salsa al formaggio iberico di pecora. O il crocchè di patate d’Avezzano al baccalà con maio al limone e gel di frutta esotica. L’inizio del percorso degustativo conferma la valenza del fondere ingredienti e tecniche differenti in cucina, per non adagiarsi sugli allori.

L’arrivo delle pizze è reso ancor più gradito dalla versione classica “Regina Margherita” con impasto napoletano tipo 0, condita da pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala campana e parmigiano reggiano 24 mesi.

Ben presentata la pizza alla pala “Viaggio in Lucania”, esperimento ardito dei Savarese per la complessità nel dover unire il fior di latte con peperone crusco, fonduta di canestrato di Moliterno, lonzarda di maiale e riduzione d’Aglianico del Vulture. Manca poco alla perfezione, magari attraverso un maggior controllo della spinta sapida finale.

Le Genovese di carne con cui è farcito il mini bun è realizzata secondo l’antica tradizione partenopea, con i migliori tagli ideali per avvicinarci al gran finale: il capolavoro padellino di mare con impasto alla ‘nduja, insaporito da baccalà in oliocottura, scarola riccia, salsa di mozzarella, maionese alla soia e melagrana. Il miglior piatto della serata, che esprime il concetto futuro degli impasti aromatizzati.

La torta caprese con cioccolato monorigine del Perù – distretto di Pachiza – mandorle di Toritto presidio Slow Food, salsa alla vaniglia e gel di lamponi chiosa un momento di estrema rilassatezza: quella voglia di sorridere e parlare di cibo, senza pensare per forza allo stress dei tempi moderni.

Un ringraziamento alla giornalista Laura Gambacorta, in qualità di ufficio stampa, per l’ottima organizzazione della serata.

Pizzeria Ciro Savarese

Via Napoli, 208

Arzano (Na)

Tel. 081 5732673

www.cirosavarese.it

Ciro Savarese Lab

Via Taormina, 9

Arzano (Na)

Tel. 379 1985795

www.cirosavareselab.it

Una piccola realtà vinicola sui Castelli Romani: Azienda Agricola Le Rose

A due passi dai laghi vulcanici di Nemi e Albano, lungo la via Appia Vecchia che congiunge Velletri a Genzano, si trova l’Azienda Agricola Le Rose. Nata nel 2003 prende il nome dalla strada poderale che attraversava la proprietà, rigogliosa di cespugli di rose.

Con la vendemmia del 2006, la cantina di Cataldo Piccarreta è stata la prima realtà vinicola in Lazio ad aver ridato piena dignità alla coltivazione del vitigno Fiano, qui presente fin dall’antichità e perfettamente a suo agio sui terreni a matrice tufacea.

Oggi Le Rose conta ben otto ettari e mezzo di vigne, tra Fiano, Malvasia Puntinata, Bombino Bianco, Grechetto, Verdicchio, Petit Manseng, Cabernet Sauvignon e Cesanese; produce una media annuale di circa 50 mila bottiglie, suddivise su sette etichette, avvalendosi della consulenza enologica di Luca D’Attoma.

Biologici da sempre, tutte le etichette escono sul mercato come IGP Lazio avendo scelto sin da subito di imprimere una propria identità al di fuori dei disciplinari Castelli Romani e Colli Lanuvini.

I vini subiscono il medesimo processo di sviluppo, con tempistiche diverse a seconda del vitigno: chiarifica del mosto a 6° per esaltare i caratteri di finezza ed eleganza, fermentazione in acciaio, e successivo passaggio prima in botti da 20 ettolitri, poi in vasche di cemento; affinamento in bottiglia.

La più recente novità aziendale è stata l’apertura – in piena epidemia Covid – del ristorante, con lo scopo di valorizzare i prodotti, in abbinamento a una cucina regionale rivisitata. Un’ampia sala, minimal negli arredi, accogliente e luminosa grazie all’effetto serra delle grandi vetrate affacciate sulle vigne e sul terrazzo, teatro in estate di eventi serali a sfondo musicale. Si scorgono in lontananza, a circa venti chilometri, il mare e le Isole Pontine, tutte ben distinguibili, tranne Ventotene, coperta dal promontorio del Circeo.

Abbiamo avuto l’occasione di degustare le proposte del ristorante, in abbinamento ad una piccola selezione vini. In cucina lo chef Simone Marotti prepara piatti stagionali e ci spiega che il menù, basato su materie prime a chilometro zero, cambia quasi mensilmente. Oltre al vino, anche olio, pane e pasta, così come molte erbe aromatiche e ortaggi provenienti dagli orti sempre di proprietà.

Il coregone del lago di Nemi diventa antipasto sfizioso nella sfera con salvia fritta, mostarda di vino e frutti rossi mentre le puntarelle alla romana accompagnano il carpaccio di manzo marinato al ginepro, con scaglie di pecorino romano DOP.

Tra i primi risaltano gli spaghettoni con carciofi alle tre consistenze, menta e pecorino romano DOP, gli gnocchi di zucca alla romana su pecorino romano DOP e granella di nocciole tostate, le mezzemaniche al ragù di pesce di lago con olive e capperi, ma non deludono i grandi classici della cucina romana, come la pasta alla carbonara.

Il filetto di coregone ritorna tra i secondi in una versione rivisitata del saltimbocca alla romana, qui servito con prosciutto crudo di Bassiano e gel di melograno; mentre la guancia brasata al Faiola rosso è di bufala della pianura pontina, per ottenere una consistenza più morbida e delicata.

In abbinamento abbiamo degustato tre etichette: Colle dei Marmi IGP Lazio Fiano 2022, che esce a due anni dalla vendemmia e profuma di caramella d’orzo e miele d’acacia, buccia di mandarino ed erbe aromatiche, il sorso, tondo e avvolgente ma al contempo agile, fa a braccetto con il pesce. La Faiola IGP Lazio bianco 2022, blend di bombino, grechetto e verdicchio, è pungente nel naso di mela golden e zest di limone, spruzzati di pepe bianco e cardamomo, fresco e sapido in bocca è il compagno ideale della crocchetta di maiale nero sfilacciato.

Infine Tre Armi IGP Lazio Rosso 2023, unione tra Cabernet Sauvignon e Cesanese, ricorda il cassis e l’eucalipto, con radice di liquirizia e foglia fresca di tabacco; in bocca il sorso ancora teso, di beva piacevole e tannino finissimo, incontra bene la guancia di bufala.

Piccola curiosità finale: tutte le etichette dei vini sono la riproduzione di disegni presentati nel 1977 all’esame di maturità artistica dalla moglie di Cataldo.

AZIENDA AGRICOLA LE ROSE

Via Ponte Tre Armi, 25

00045 Genzano di Roma (RM)

I Fontana: storie di pizza e di famiglia

Un mondo affascinante quello dei maestri pizzaioli d’Italia. Ancor più se a parlarne è un degno rappresentante della Campania, dove la pizza, uno degli alimenti più riconoscibili e replicati nel mondo, ha mosso i primi passi. Pietro Fontana la gavetta la conosce alla perfezione: da assistente alle vendite accanto al papà, fino alle prime esperienze davanti al forno, sia in Italia che all’estero.

Proprio al rientro dalla Germania decide di perfezionarsi in vista dell’apertura di un locale in proprietà. Grandi mentori come Giorilli e Bonci gli insegnano l’arte della lievitazione, vero scoglio da superare per avviare un’impresa di successo o un’improvvisata attività poco durevole. Farine a diverso grado di raffinazione o abburattamento, temperature controllate di lievitazione, utilizzo del criscito, della biga o del lievito madre, forni a doppia cottura e quanto possa rendere uniforme una pizza rispetto all’altra, per evitare spiacevoli recensioni da parte dei clienti.

Pietro e Melania – “I Fontana”

Il progetto “I Fontana” prende piede con la moglie Melania Panico a Somma Vesuviana (NA) il 6 marzo del 2020, alla vigilia della chiusura per pandemia. Nel maggio 2022 viene aggiunto un ulteriore tassello, I Fontana Rustico, un locale dedicato a pizza in teglia e fritti. A fine 2022, poi, apre anche a Pomigliano d’Arco I Fontana Deluxe, locale attualmente fermo per mancanza di personale, incentrato su pizza in pala, padellini e pizza romana.

Tutta la famiglia collabora al perfetto andamento delle pizzerie, avvalendosi di Perrella Distribuzione per la carta vini, composta e ben gestita anche grazie all’interesse di Melania per il mondo della sommellerie in vista di un futuro da esperta di settore. Ben 140 i coperti, attenzionati con cura dai ragazzi di sala giovani e sorridenti, che predispongono bene ad una serata in allegria, come dovrebbe essere l’antica usanza del recarsi in Pizzeria.

Nulla contro i gourmand, ma bisognerebbe ripristinare il senso reale delle cose evitando di rendere eccessivamente ingessata e snaturata l’essenza stessa di un prodotto, che ha visto una diffusione pressoché ubiquitaria per la sua formula easy a portata di tutte le tasche. Una forma di democrazia indiretta efficace persino più di tante Istituzioni sovranazionali. Non si può pretendere, seppur nel nome della ricerca estrema di qualità e inventiva, di proporre conti salatissimi ormai insostenibili per la maggior parte delle famiglie.

In tale contesto Pietro Fontana ha scelto di contenere la spesa media per gli avventori, proponendo comunque pietanze ricche di classe e personalità, con un occhio verso la tradizione e i ricordi di famiglia. Proprio da un Vecchio Ricordo parte la nostra degustazione, una pizza il cui impasto è realizzato con criscito, farina di grano e cereali, ricoperta da tre tipologie di pomodori (rosso, arancione e giallo) del Vesuvio saltati in padella, origano di montagna, aglio fresco tagliato a mano e olio.

Tra le Pizze Concept evidenziate nel menù, la straordinaria Metamorfosi di carciofi con colata di pecorino dei Monti Lattari, carciofi arrostiti, provola di Jersey, pesto di aglio orsino, tartufo nero Uncinatum, maggiorana, pepe di Sarawak e olio, il cambio di mentalità di Pietro verso l’idea di pizza gourmet e, probabilmente, tra le migliori assaggiate in Campania per equilibrio di sapori.

Interessante e delicata anche la “Evoluzione” Scarola con fior di latte di Jersey, scarola riccia a crudo, colatura di alici di Cetara, olive itrane, papaccelle in agrodolce, primo sale e olio, ben rappresentante dell’identità partenopea con le sensazioni che si avvertono, ad esempio, nella natalizia insalata di rinforzo.

La Sotto Terra con provola di Jersey, funghi porcini freschi saltati al burro, funghi porcini a crudo, sale Maldon, pepe di Sarawak, tartufo nero pregiato, melagrana, germogli e olio abbraccia la modernità nella proposizione di un frutto croccante come la melagrana.

Finale scelto tra “La ruota di Carro” del diametro di 38 cm, con la 081 autentica declinazione di formaggi, tra fior di latte di Jersey Caseificio Aurora, basilico, olio evo e all’uscita stravecchio di Bruna Alpina sempre del Caseificio Aurora. Le materie prime fanno davvero la metà del lavoro. 

I Fontana Pizzeria

Via Annunziata, 58

Somma Vesuviana (NA)

Tel. 081 7081589

I Fontana Rustico

Via Aldo Moro, 36

Somma Vesuviana (NA)

Tel. 081 3181500

www.ifontanapizza.it

Pellegrino: dal 1880 la Sicilia occidentale in bicchiere

Pellegrino: dal 1880 la Sicilia occidentale in bicchiere, l’evento che sottolinea la lunga tradizione dell’azienda Pellegrino, ma anche il legame profondo tra cantina e il territorio, che da oltre un secolo è al centro di una viticoltura di grande valore. Organizzata dalla Delegazione AIS Cilento e Vallo di Diano, presso l’incantevole MecPaestum Hotel, la masterclass ha offerto ai partecipanti l’opportunità di scoprire la ricchezza vitivinicola della regione attraverso una degustazione di alcune delle etichette più rappresentative dell’isola.

La serata ha visto la conduzione di Maria Sarnataro , delegata AIS Cilento e Vallo di Diano e di Demetrio Rizzo, responsabile commerciale e marketing di Cantine Pellegrino 1880 che hanno guidato il pubblico alla scoperta dei vini della storica azienda siciliana, in un percorso sensoriale che ha abbinato eccellenze vitivinicole e gastronomiche.

Fondata nel 1880 a Marsala da Paolo Pellegrino, notaio e viticoltore, l’azienda a conduzione familiare è una delle realtà storiche che rappresentano la tradizione e l’innovazione dei vini siciliani, uno dei simboli della viticoltura siciliana, specializzata nella produzione di Marsala e vini passito liquorosi di Pantelleria, nonché per il recupero di vitigni autoctoni.

Giunti alla sesta generazione, la famiglia Pellegrino continua a gestire l’azienda, mantenendo un forte impegno verso la sostenibilità e l’eccellenza vinicola: tre sono le cantine a Marsala, a Cardilla nel trapanese e a Pantelleria; un numero importante di etichette arriva da un’area vitata che comprende cinque tenute e 150 ettari vitati in zone differenti della Sicilia occidentale, tutti in regime di coltivazione biologica e focalizzati sulla produzione da vitigni autoctoni.

La masterclass ha portato la qualità dei vini che portano il nome di questa cantina nel mondo. Durante la masterclass, i partecipanti hanno avuto il privilegio di degustare una selezione di prodotti pregiati, simbolo dell’eccellenza vitivinicola della cantina Pellegrino. Ecco i protagonisti della giornata:

  • Isesi Bianco di Pantelleria 2022.

Bianco fresco e minerale, proveniente dai vigneti eroici di Pantelleria, isola famosa per la sua particolare viticoltura a piede franco. L’Isesi è un vino che racchiude in sé le caratteristiche del terroir vulcanico e argilloso, con una spiccata aromaticità avvolgente con note di fiori bianchi, frutta fresca ed erbe aromatiche. La sua vibrante acidità lo rende perfetto come aperitivo o in abbinamento a piatti di pesce fresco.

  • Senaria Grillo Superiore 2022

Il Grillo è uno dei vitigni autoctoni siciliani più amati, e in questa versione superiore rivela potenza e finezza. Con un bouquet delicato che richiama camomilla, frutta a pasta bianca in evoluzione e un accenno di erbe aromatiche, questo vino si distingue per struttura e media persistenza, ideale in abbinamento con piatti di pesce e crostacei.

  • Capoarso Perricone IGT 2022

Il Perricone, altro autoctono siciliano, rappresenta una vera e propria riscoperta della tradizione isolana. Rubino intenso, proveniente dalla Sicilia occidentale, presenta al naso note di viola accompagnate da una lieve speziatura e dolci sentori balsamici. Al palato, si distingue per un gusto rustico e sapido, dalla buona trama tannica. Un vino per piatti di carne, in particolare arrosti e stufati.

  • Tanaurpi Malbec IGT 2022

Interpretazione più internazionale ma che ben si adatta al clima siciliano, il Malbec di Pellegrino è un vino ricco e potente, con note di ciliegia e prugna matura, accompagnate da una leggera sfumatura di spezie. Il corpo lo rende perfetto in abbinamento a piatti ricchi come brasato o carni grigliate.

  • Nes Passito Naturale Pantelleria 2022

Il passito naturale che incarna l’essenza di Pantelleria. Nato nel 2018, e racchiude l’essenza dell’isola, il Nes Passito prodotto con uve Zibibbo, si caratterizza per un’incredibile dolcezza, arricchita da un’incredibile complessità aromatica, con note di albicocca secca, miele e frutta candita. Prodotto da dessert, perfetto per accompagnare dolci a base di frutta o formaggi erborinati. Acidità e sapidità ci fanno pensare ad una lunga evoluzione felice

  • Old John, Marsala Superiore Riserva Ambra Semisecco 1998

Deve il suo nome al ricco mercante di Liverpool John Woodhouse, che nel 1773 diede il via al mondo del Marsala. È realizzato con uve Grillo, Inzolia e Catarratto, provenienti dall’entroterra di Marsala e Mazara del Vallo. Espressione matura e raffinata di uno dei vini fortificati più celebri al mondo. Con il suo colore ambrato e un bouquet di frutta secca, miele e spezie, il Marsala Ambra si rivela un vino complesso e di grande eleganza, ideale in abbinamento a formaggi stagionati o come vino da meditazione.

  • Genesi, Marsala Superiore Riserva Rubino 

Un regalo inatteso per i degustatori: un regalo di eccellenza. In occasione del 140° anniversario dalla fondazione della Cantina, Pellegrino ha realizzato questa etichetta che celebra dunque la storia della Cantina, la famiglia ed il Marsala. Da Nero d’Avola in purezza, caratterizzato da un intenso colore rubino con riflessi violacei, al naso offre profumi fruttati di ribes e mirtilli, accompagnati da note balsamiche e pepate. Al palato si presenta dolce con una piacevole tannicità e freschezza, esprimendo sentori di melograno e gelso bianco. Da meditazione.

Ad accompagnare la degustazione una selezione di formaggi, scelti accuratamente per complessità e varietà di profumi e sapori in modo tale da consentire ai partecipanti di sperimentare gli abbinamenti. I formaggi degustati includevano:

  • Provolone del Monaco DOP stagionato 6/7 mesi
    Formaggio dal sapore deciso e avvolgente, che si sposa perfettamente con il Senaria Grillo Superiore, in un abbinamento che ne esalta la cremosità e la salinità.
  • Canestrato di Moliterno IGP stagionato 5/6 mesi
    Formaggio a pasta dura, saporito, che grazie alla sua struttura si accompagna magnificamente con il Capoarso Perricone, creando un gioco di contrasti tra la freschezza del vino e il carattere intenso del formaggio.
  • Comté DOP
    Un formaggio francese d’alpeggio con texture compatta e sapore complesso. Ha trovato il suo perfetto partner nel Senaria Grillo Superiore, che ne ha esaltato le note di frutta e le sfumature erbacee. Interessante l’abbinamento contrastante con il Tanaurpi.

  • Gorgonzola DOP
    Il Gorgonzola, con la sua morbidezza e sapidità, è stato un abbinamento ideale per il Nes Passito Naturale, con la sua dolcezza che bilanciava e contrastava perfettamente il carattere pungente del formaggio.
  • Blu di Bufala: caliamo i sipari con un formaggio erborinato con latte di bufala ha una pasta morbida e un sapore deciso, forte, piccante, a lungo persistente, ideale per essere abbinato all’ Old John, Marsala Superiore Riserva Ambra Semisecco creando una combinazione ricca e complessa.

Campi Flegrei e Ischia, 2700 anni di cultura

Si è concluso il convegno organizzato dal Consorzio Tutela Vini Campi Flegrei e Ischia per i primi 30 anni della DOP e festeggiare per l’occasione, l’adesione di Bacoli all’Associazione Nazionale Città del Vino.

Unici al mondo, i Campi Flegrei, hanno origine da un processo laborioso e cruento, iniziato circa 50.000 anni fa e che nei quattro cicli successivi, ha generato quello che è l’attuale paesaggio. Siamo a Nord Ovest di Napoli, numerosi sono i bassi crateri vulcanici, da Posillipo a Cuma, sino ad arrivare a Lago Patria, attraversando rilievi ondulati e promontori in un’area di appena 65 Km quadrati, dove ovunque troviamo: rocce, pozzolane, pomici e lapilli, e poi fumarole, sorgenti termominerali e altre testimonianze di una terra tutt’ora inquieta, segnata dal bradisismo.

Dove si è svolto il convegno?

Nella Sala dell’Ostrichina dello splendido “Parco Borbonico Vanvitelliano del Fusaro”, che si sviluppa intorno all’omonimo lago nel comune di Bacoli, assunto oggi quale simbolo del territorio Flegreo. Questo splendido e storico luogo che ho avuto oggi il piacere di visitare, merita altrettanto un accenno. In origine, sotto il Regno degli Angioini, il lago del Fusaro era adibito alla macerazione della Canapa e, grazie al ristagno delle acque, l’ambiente circostante si arricchì di vegetazione divenendo ben presto luogo ideale per lo stanziamento di molti animali.

È così che, durante l’800, i Borboni realizzarono la loro residenza di caccia, un “Casino Reale”, oggi conosciuta come “Casina Vanvitelliana”, dotata all’epoca di un piazzale circolare per la sosta delle carrozze reali. Dalla fine del secolo ne fu modificato il disegno, trasformandolo nel giardino che possiamo ammirare oggi. Successivamente, le acque di questo lago sono state utilizzate per l’itticoltura e l’allevamento di mitili, importante risorsa commerciale. Oggi, il “Parco Vanvitelliano del Fusaro” accontenta tutti, un luogo dove amanti della natura, della storia e del relax si possono immergere nella sua bellezza poliedrica.

Il convegno

Folto e ricco l’elenco dei relatori voluti dal vulcanico Presidente del Consorzio Michele Marra: moderatore della mattinata il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro, che da subito la parola al giovane Sindaco di Bacoli Josi della Ragione. In quanto flegreo e primo cittadino della comunità Bacolese, il sindaco ci manifesta la soddisfazione di ospitarci nel Parco Vanvitelliano, loro fiore all’occhiello per valore storico-culturale-paesaggistico e, da oggi, anche per l’enogastronomia: <<Il nostro territorio, nonostante non sia molto esteso, racchiude tante peculiarità e la storia tramandata dai Greci e dai Romani. Proporre Bacoli all’interno dell’associazione Città del Vino, è un riconoscimento a tutti coloro che quotidianamente lavorano per fare del nostro territorio un’attrazione, ma anche un impegno preciso per l’Amministrazione Comunale a far sì che tutti i comparti diano il contributo nel realizzare un progetto di sostenibilità, senza aggiungere ulteriori volumi ai terreni e alle produzioni, valorizzando ciò che la Natura ci ha regalato>>.

La parola a Michele Marra, felicissimo per i trent’anni della DOP:< Se in agricoltura tre decenni potrebbero sembrare un tempo breve, dal punto di vista commerciale, il tempo è davvero lungo. Le nostre cantine hanno fatto passi da gigante, tanto che molti vini flegrei sono premiati in contesti nazionali e internazionali. La nostra, è considerata una Viticoltura Eroica perché insiste su terrazzamenti di piccoli appezzamenti, dove la mano dell’uomo ha anche il compito di salvaguardia dai disastri ambientali, visti i fenomeni metereologici degli ultimi anni>.

La Viticoltura Eroica Flegrea citata dal Presidente del Consorzio consente l’intervento di uno di questi “eroi”: la dottoressa Colomba Iacono in qualità di piccola produttrice e Vicepresidente della Cooperativa Agricola Vignaioli Ischitani voluta dal presidente Andrea D’Ambra. <<Noi soci e piccoli produttori, facciamo tantissimi sacrifici per coltivare le vigne ereditate dai nostri genitori e che senza la Cooperativa a cui conferiamo le uve, avremmo sicuramente abbandonate. Il nostro lavoro ci inorgoglisce e ci fa sentire utili alla salvaguardia del fragile territorio. È così che la cura delle vigne rafforza i terreni, che potrebbero altrimenti franare se non consolidati dalle radici delle piante>>.

Per l’adesione di Bacoli all’Associazione Nazionale Città del Vino, non poteva certo mancare il Presidente Angelo Radica: <<Città del Vino è nata nel 1987 con lo scopo di sostenere i sindaci e i loro territori, proprio come successo per me, sindaco di Tollo, un piccolo comune abruzzese. Il sindaco di Bacoli potrà contare su di noi per interagire con il Consorzio, a cui la Comunità Europea, ha affidato un nuovo ruolo giuridico affinché aiuti l’Enoturismo a divenire il volano per promuovere oltre al vino, la storia, l’archeologia e il paesaggio dei Campi Flegrei. Se ci riflettete, il Turismo Enogastronomico, insieme ai Beni Culturali, sono le uniche forme di turismo che non hanno stagionalità>>.

Al termine del discorso è stato proiettato un video messaggio dell’Assessore Regione Campania per l’Agricoltura Nicola Caputo: <<In questi anni abbiamo fatto tanta strada. La Campania si è affermata come produttrice di vini di alta qualità. Dobbiamo essere consapevoli della forza dei nostri sistemi di produzione agroalimentare. Faccio i miei auguri a tutti di proseguire su questa strada>>.

Importante l’intervento del Professore di Diritto Amministrativo dell’Alimentazione e dell’Archeologia dell’Università Federico II di Napoli Daniele Maramma, che ha sottolineato quelle che sono le funzioni giuridiche ed economiche dei Consorzi di Tutela, nell’educare i propri iscritti inscritti a ragionare in modo collettivo, in collaborazione con le amministrazioni pubbliche, per usare l’Enoturismo come driver dello sviluppo del territorio.

Presenti anche coloro che operano sul territorio per la difesa dei diritti anche di noi consumatori: il Generale Ciro Lungo, Comandante CC Regione Campania, e il dirigente ICQRF (Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari) Campania Salvatore Schiavone: <<Il nostro è un Dipartimento del Masaf che verifica qualità e conformità alle denominazioni dei prodotti agroalimentari. Il Consorzio tutela anche il consumatore, che è il soggetto che spende. Proprio in riferimento alla sicurezza dei consumatori annuncio un’importante iniziativa del Consorzio di Tutela Vini Campi Flegrei e Ischia che, dal 1° marzo 2025, potrà apporre una fascetta consortile di controllo sul prodotto Dop. Si tratta di un valore dello stato che viene rilasciato alle cantine con Qr code per la tracciabilità. Il nostro Dipartimento verificherà l’autenticità delle fascette>>.

Ha chiuso i lavori l’Onorevole Marco Cerreto, Capogruppo Commissione Agricoltura Camera Deputati, delegato dall’assente Ministro Lollobrigida: <<L’adesione alle Città del Vino deve significare l’immersione non solo in un magnifico territorio, ma nel prodotto vino, quindi è la città, in tutti i suoi aspetti, che sceglie di connotarsi come ambasciatrice del vino. I vignaioli sono gli artigiani del paesaggio, ed è questo il lavoro che va narrato, il valore aggiunto in termini paesaggistici e rurali. Altrettanto non possiamo continuare ad assistere alle frodi sul Made in Italy, perché l’Italian sounding vale 24 miliardi di euro l’anno! A tal proposito il 1° ottobre 2024 abbiamo stanziato 66 milioni di euro per i consorzi su 100 progetti destinati a 30 paesi extra europei in cui i Consorzi dovranno recarsi e far comprendere la nostra vera cultura alimentare per non alimentare il mercato delle contraffazioni>>.

Una bella e interessante mattinata di lavori e prospettive, a cui ci auguriamo seguano i fatti, quelli ad opera di tutti, anche dei cittadini che ogni giorno fanno la loro parte. Al termine del convegno, grazie ad un banco di assaggi curato dal sommelier Pasquale Brillante, tutti abbiamo potuto assaggiare i vini delle cantine flegree e dell’isola d’Ischia, abbinando le proposte culinarie dello chef Michele Grande del Ristorante “La Bifora di Bacoli”.