Furore conosce un nuovo talento in cucina: Vito Piccolo e il suo Melchiò animano la Divina Costiera

Vito e Caterina Piccolo, coniugi nella vita e nel lavoro, esperti di quanto possa dar gioia agli ospiti nelle loro strutture accoglienti, sulla costa di Furore, epicentro della mondanità e del buon gusto. Il vino certamente, territorio di quel faro illuminante chiamato Marisa Cuomo.

Ma anche il cibo e la cucina gourmet, con un ristorante a misura d’uomo, basato su una terrazza a sfioro completamente ristrutturata con vetrate che raccontano la poesia del panorama marino.

Vito, gavetta con i gourmet locali più interessanti; Caterina sua fedele compagna e assistente, che prepara dolci in maniera elegante conservando quel pizzico di artigianalità tanto amato nel nostro made in Italy.

Se proprio bisogna trovare il cosiddetto pelo nell’uovo, a volte la cura maniacale nei piatti richiederebbe maggior leggerezza; in fin dei conti il protagonista principale di Melchiò è la scelta del pescato quotidiano freschissimo, grazie agli accordi con pescatori a chilometro zero.

La vena mediterranea delle ricette si unisce agli elementi di stagione colorati e salutari, con una ricca scelta di verdure sempre presenti. Il nostro viaggio comincia dalle frittelle di cavolfiore, un ricordo d’infanzia mai sopito.

La quenelle di rana pescatrice su pane panko completa il quadro di sapori degli appetizer d’ingresso. Segue una ricciola condita in salsa di soia e colatura d’alici con pepe bianco intenso da controllare bene nel dosaggio.

Il carpaccio di gamberi rossi del Tirreno con fior di sale e lampone, su finale di caviale e chips di patate viola resta uno dei preferiti per delicatezza e verve cromatica. Si continua con insalati d’astice e verdure croccanti lavorate da Vito a mo’ di pinzimonio.

Asparagi, zucchine, finocchi, cavolfiore e patate con zafferano più fiori di zucca fritti si uniscono alla salsa da corallo d’astice e peperone crusco. Interessante e contemporaneo il servizio al cartoccio.

Gli antipasti terminano con baccalà in olio cottura, lemon grass e alici fresche accompagnate da pinoli, arance e zenzero. Ottima combinazione di freschezza e materie eccellenti.

Tra i primi, lo spaghettone del pastificio Ducato d’Amalfi con ricci di mare e zucchine fritte, rivisitazione estrosa della Nerano o il risotto al tartufo con scampi marinati, salsa di spinaci, asparagi e fiori di zucca al parmigiano reggiano.

Finale con spiedo di pesce da pepite di scampi, triglia, pezzogna, ricciola e chi più ne ha, spennellati alla barbecue.

Le coccole dolci confermano la grande attitudine di Vito e Caterina a fare le cose per bene dall’inizio alla fine, con dessert curati e mai banali pur nella visione tradizionale. Classica la millefoglie scomposta al cioccolato bianco, internazionale e immancabile la cheesecake con namelaka alle fragole, per finire su brownie e altre delizie tutte a mano.

Il servizio di sala è gestito dal giovane e promettente Rocco, appena 18 anni e già innamorato del mestiere. Compatta la selezione vini, privilegiando ovviamente le cantine della Costiera Amafitana, perché qui ogni cosa ha un senso paradisiaco.

Umbria: Cantine Etiche – Ethical Wine, Ethical People

Lo scorso 28 giugno a Firenze, presso il Ristorante Lungarno 23 è stato presentato il progetto Cantine Etiche – Ethical Wine, Ethical People, rete d’impresa umbra. Si tratta di un gruppo di 5 imprenditori, diversi tra loro sia per la produzione vitivinicola che per l’accoglienza turistica.

Sono legati però da un comune stile d’impresa, attento non solo alla sostenibilità economica ma anche a quella ambientale e sociale, con affinità di supporto vicendevole all’interno di uno stesso schema. Visioni convergenti sul piano delle vendite, con l’obbiettivo di migliorare anche il contesto paesaggistico in cui operano e ristrutturare antichi casali o palazzi centenari.

Alla base la sottoscrizione di un Codice Etico che si basa su norme di conformità fiscali, sociali, ambientali e di sicurezza alimentare e del lavoro, valorizzazione delle risorse umane, chiarezza nei rapporti commerciali, soddisfazione dei clienti per i prodotti erogati e prodotti di qualità. I produttori presenti hanno illustrato la propria azienda ed i loro vini, moderati da Maddalena Mazzeschi (Comunicazione, Marketing e Pubbliche Relazioni del vino).

Villa Bucher – L’ azienda si trova a San Venanzo nel cuore dell’Umbria, vanta circa 7 ettari di vigneti su suoli vulcanici, posti a circa 450 metri s.l.m. Di proprietà dello svizzero Oliver Bucher, grande estimatore di vini bordolesi, che decise di piantare varietà come Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon per i rossi nonché Chardonnay e Sauvignon Blanc per i bianchi. Arroccata su una collina panoramica con degustazioni all’interno di una originale Orangerie, il sito internet di riferimento è https://www.villabucher.com

Tenuta dei Mori – Posta in zona collinare, vicino al Borgo di Villanova. La famiglia Vicaroni ha vissuto in questo lembo di Umbria. Nel 2014 riporta l’azienda a nuova vita, impiantando varietà autoctone e internazionali. La superficie vitata si estende su 12,5 ettari. A disposizione degli enoturisti alcuni appartamenti, dotati di ogni comfort e all’esterno una piscina in travertino. Sito di riferimento: https://tenutadeimori.com/.

Santo Iolo – Situata a Narni, considerata la patria del Ciliegiolo, immersa tra le dolci colline del polmone verde d’Italia ad altitudini elevate, le vigne affondano le proprie radici su terreni ricchi di materiali fossili. Una piccola realtà che segue personalmente tutte le fasi produttive sino alla commercializzazione. Da anni fanno parte dei Vignaioli Indipendenti FIVI. Nell’antico casale vi è la possibilità di trascorrere una vacanza, all’ insegna della pace e della tranquillità e una piscina a sale tra gli olivi. Sito di riferimento: https//www.santoiolo.com.

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Marchesi Ruffo della Scaletta – L’azienda è situata a Narni e si estende su una superficie di 650 ettari. Oggi al timone dell’azienda c’è il dinamico Rufo Ruffo. I vigneti occupano 30 ettari, divisi equamente in due colline attigue ad altimetrie che si attestano dai 200 ai 250 metri s.l.m. . Le varietà su terreni con presenza di fossili marini sono autoctone, come, grechetto, malvasia, vermentino, sangiovese e ciliegiolo. La conduzione agronomica è integrata e vanta un impianto di biogas per l’energia rinnovabile. La cantina si trova in un ex convento Sito di riferimento: https://ruffodellascaletta.com.

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I vini degustati

1.Villa Bucher “Auro Bianco” 2024 IGT Umbria – Grechetto 80% e Sauvignon 20%.
2. Tenuta dei Mori “Stratus” 2024 IGT Umbria bianco – Vermentino 60%, Trebbiano 20% e Verdicchio 20%.
3. Santo Iolo “Pratalia” 2023 IGT Umbria Vermentino – Vermentino 100%.
4. Santo Iolo “Pratalia in anfora” 2022 IGT Umbria Vermentino – Vermentino 100%.
5. Marchesi Ruffo Della Scaletta “Nar” 2024 IGT Umbria Vermentino – Vermentino 100%.
6. Marchesi Ruffo Della Scaletta “Boccapiega” 2024 IGT Umbria Grechetto – Grechetto 100%.
7. Marchesi Ruffo Della Scaletta Ciliegiolo di Narni rosato 2024 IGT – Ciliegiolo 100%.
8. Marchesi Ruffo Della Scaletta Ciliegiolo di Narni 2023 IGT – Ciliegiolo 100%.
9. Villa Bucher “Auro Rosso” 2023 IGT Umbria – Cabernet Franc 100%,
10. Villa Bucher “Rosso Vulcano” 2022 IGT Umbria – Merlot 100%.
11. Tenuta dei Mori “Cumulus” 2022 IGT Umbria rosso – Sangiovese, Refosco e Alicante.
12. Marchesi Ruffo Della Scaletta “Podere Montini“ 2022 Ciliegiolo di Narni IGT – Ciliegiolo 100%.
13. Tenuta dei Mori “Altocumulus” 2020 IGT Umbria rosso – Sangiovese, Refosco e Alicante.
14. Santo Iolo “Malbec” 2020 IGT Umbria – Malbec 100%.
15. Santo Iolo 2017 IGT Umbria rosso – Cabernet, Merlot e Syrah.

100 Best Italian Rosé celebra l’International Rosé Day

Sarà presentata il 18 Luglio al Parco Archeologico di Sibari, in occasione di Vinitaly and the City in Calabria, la quinta edizione della guida 100 Best Italian Rosé, curata da Antonella Amodio, Chiara Giorleo, Adele Elisabetta Granieri e Raffaele Mosca.

La mission è quella di promuovere i migliori rosati italiani, stilando una classifica dei migliori 100, decretati attraverso un attento lavoro di selezione, seguito dalla degustazione, svolta rigorosamente alla cieca, e consentito grazie al prezioso supporto dei partner: DsGlass, Sorì e Il Torchio. Che si chiami rosato, blush, rosé o vino rosa, la categoria ha attirato su di sé un’attenzione senza precedenti per fascino e numeri. Il successo di mercato ha stimolato i produttori a orientarsi verso la qualità, basta solo fare attenzione a non appiattirsi su un unico modello, quello del vino esclusivamente scarico e leggero.

L’Italia è il Paese che può guidare verso la declinazione di stili territoriali per vitigno, condizioni e tradizioni locali e la guida 100 Best Italian Rosé nasce proprio per dare una forma a questo movimento. Dopo 5 anni il successo si misura in manifestazioni di interesse crescenti su tutti i fronti, corollario di un lavoro di selezione ogni anno più complesso. Oltre alle zone tradizionalmente vocate, come il Garda, l’Abruzzo e il Salento, ogni anno emergono territori e vitigni da scoprire. Questo ha portato all’idea di aprirsi ai territori di confine come Ticino e Slovenia.

L’abbinamento a tavola riscuote sempre più consensi: il rosato, infatti, offre un perfetto equilibrio tra freschezza e complessità, permettendo di spaziare con creatività tra diverse preparazioni. Le sue note fruttate, la vivace acidità e la delicatezza dei tannini lo rendono adatto sia per esaltare i sapori che per bilanciarli, creando abbinamenti armonici e sorprendenti. Le carte dei vini dei ristoranti dedicano sempre più spazio a questa tipologia, che si conferma una scelta moderna e trasversale, capace di valorizzare la cucina con eleganza e personalità.

Anche l’evoluzione nel tempo è argomento molto sentito: i rosati sono sempre stati condizionati dalla preferenza del mercato per le annate estremamente giovani e fresche, ma esistono anche vini che evolvono molto bene, come ad esempio i Cerasuolo d’Abruzzo – più scuri, concentrati e quindi longevi per natura – insieme ad altri che, per quanto apparentemente più leggeri e chiari, hanno la freschezza e il corpo giusto per affrontare il tempo.

Capri, Campanella by Quattro Passi tra rivisitazioni e grandi classici

Mellino e la sua cucina incanta l’isola azzurra. Nel giardino di Pazziella Garden & Suites atmosfera intima e ricercata

Dalla Fettuccina alle Nerano alla Caprese dal cuore caldo, poi ci sono i Faraglioni, la Sogliola e tanto altro: dall’antipasto al dolce in un mix di tradizione, rivisitazione e contemporaneità. Che sia per il pranzo in giardino o per la cena godendosi la frescura serale, il menu di Campanella by Quattro Passi si fa sempre più accattivante. 

Il ristorante è all’interno del boutique hotel Pazziella Garden & Suites, guidato dal general manager Alfonso Saraco, ed è raggiungibile da via Fuorlovado o da via Camerelle, a pochi passi dalla celebre piazzetta. Un’idea di cucina che rispetta le materie prime e la stagionalità per un innovativo progetto che unisce la visione creativa dello chef 3 stelle Michelin Fabrizio Mellino e quella imprenditoriale del Ceo di Pazziella, Francesco Naldi. 

Nel menu, che sta ottenendo tanti consensi tra turisti italiani e stranieri, si ritrovano identità, profonda cultura gastronomica, memoria e raffinatezza contemporanea.  Ad eseguire i piatti la brigata del resident chef Angelo Fumeto, sous chef è Aniello Guerriero, chef de partie Anna Durante. 

In sala il maître Angelo Romano accoglie gli ospiti tra profumi mediterranei e sentori dell’isola azzurra. E per un drink accattivante ecco le creazioni del barman Marco Gunetti, tra cui il suo signature cocktail “Il Conte a Napoli” o la selezione vini da una carta ben curata, con alcune perle italiane ed estere.

Campanella è aperto dalle 12.30 alle 15 a pranzo (dopo è disponibile la carta snack di P Garden Lounge Bar) e a cena dalle ore 19.30 alle 22.30.

Postcardfrom Cilento 2025: la guida gratuita che racconta la Dieta Mediterranea attraverso paesi, ricette e volti autentici

Comunicato Stampa

È stata presentata l’ottava edizione di Postcardfrom Cilento, la più grande guida gratuita dedicata al Cilento. Un progetto editoriale che ogni anno cresce, mantenendo intatta la sua missione: raccontare il territorio attraverso i suoi sapori, le sue storie, le sue persone.

La presentazione si è svolta a Paestum, alle porte del Cilento, presso San Salvatore, luogo emblematico e simbolico, che, con le sue molteplici anime – Cucina, Dispensa, Latteria e Tenute – è un vero compendio vivente della Dieta Mediterranea, emblema di uno stile di vita lento e sostenibile.

Questa nuova edizione 2025 si presenta con 27 paesi raccontati, 164 pagine in formato rivista, una versione digitale bilingue (italiano/inglese) e un sito completamente rinnovato (www.postcardfrom.it), con servizio di geolocalizzazione e una grande novità: sotto ogni scheda, un video che completa e arricchisce il racconto scritto.

“Postcardfrom Cilento” non è solo una guida turistico enogastronomica. È un diario di bordo che attraversa il Cilento più vero, dalle montagne al mare, dalle mani dei produttori a quelle degli chef. Dentro ci sono le ricette della tradizione, i pani e le pizze fatte in casa, le storie di chi resta, lavora e custodisce un patrimonio culturale che è patrimonio dell’umanità.

La guida è completamente gratuita ed è scaricabile dal sito nella sua versione digitale ed è distribuita in formato cartaceo su tutto il territorio cilentano, nei punti di accoglienza turistica Cilentomania, negli esercizi selezionati e in tutte le principali fiere del turismo e della ristorazione in Italia. Un lavoro corale che ogni anno coinvolge una rete di realtà virtuose che credono nel valore del racconto autentico.

Ogni anno Postcardfrom Cilento edita ricette realizzate da chef cilentani e da chef e pizzaioli internazionali valorizzando i prodotti simbolo del territorio. Quest’anno, ad esempio, troviamo Errico Porzio, fra i migliori pizzaioli della 50 Top Pizza, che ha realizzato le zeppole ai fiori di campo cilentani.

I partner di quest’anno: Caputo – Il Mulino di Napoli, Ferrarelle, Pastificio Di Martino, San Salvatore, Solania, Storie di Pane, Studio Calling.

Main Sponsor: Caseificio Il Granato, Pizzeria Mo Veng, Villaggio Le Palme.

La guida è libera da logiche pubblicitarie, nessuno paga per essere inserito: ogni scheda è frutto di un’esperienza vissuta, raccontata con onestà, dedizione e stile. In otto anni siamo passati da un piccolo formato A5 a un prodotto editoriale maturo, che si legge e si sfoglia come una rivista, ma si vive come un viaggio personale attraverso il Cilento” – racconta Bruno Sodano, curatore e ideatore del progetto.

Dal sito interattivo alle edizioni internazionali, dalle nuove video-storie alle collaborazioni sempre più solide con il territorio, Postcardfrom Cilento continua a crescere senza perdere il suo passo lento, quello che serve per guardarsi intorno e capire dove si è davvero. Nel Cilento.

Contatti stampa

Bruno Sodano

brunosodano@gmail.com | hello@postcardfrom.it

+39 338 6961863

www.postcardfrom.it

Lombardia: Costa Jels – Dalle viscere della terra il Metodo Classico di Nove Lune

Alessandro Sala, patron della cantina Nove Lune, ha presentato alla stampa la sua ultima creazione: il Metodo Classico Costa Jels, che affina in miniera per 60 mesi, frutto di un progetto lungo anni. Un vino che rappresenta l’innovazione e la sostenibilità nel mondo enologico.

Siamo a Gorno, piccolo comune della Val del Riso ad un’altitudine di 830 m s.l.m. in provincia di Bergamo, qui si trova il complesso minerario, ormai in disuso, Costa Jels.

La Miniera è stata produttiva dall’Ottocento agli inizi degli anni Ottanta, ma la sua storia risale all’epoca romana, quando veniva estratto il minerale rossastro ora noto come calamina. Qui venivano mandati i condannati al carcere per “cavar il metallo” (damnatio ad metalla).

La storia prosegue nel periodo medievale, anche se non si hanno notizie documentate sulla continuazione dell’attività estrattiva. Si sa però con certezza che riprense nel 1500, quando un ingegnere illustre, Leonardo da Vinci, si recò in visita alla miniera. Nel 1800 si registrò un forte sviluppo del comparto estrattivo, fino ai tempi recenti.

Ancora oggi sono ancora ben riconoscibili gli impianti minerari ormai dismessi: gallerie, teleferiche, binari.

L’evento di presentazione ha dato l’opportunità di esplorare le gallerie sotterranee, accompagnati da guide locali, tra i cunicoli che svelano il lavoro faticoso dei “minadur” (minatori) e dei “galecc” (ragazzi addetti al trasporto a spalla di minerale) e quello paziente delle “taissine” (cernitici di minerale). Racconti di sofferenze, di dolore, ma anche di tanta umanità e solidarietà che hanno visto protagonista la gente del luogo.

All’ingresso uno spazio riservato allo stoccaggio delle bottiglie, un ambiente molto particolare con condizioni differenti rispetto a quelle di una tradizionale cantina: temperatura costante di 10 gradi, umidità al 95%, assenza di luce e vibrazioni.

Ogni dettaglio è stato meticolosamente studiato per creare un prodotto unico nel suo genere. La selezione delle uve Bronner, Johanniter e Souvignier Gris, varietà che grazie alla loro naturale resistenza alle malattie richiedono pochissimi trattamenti chimici, rappresenta il punto di partenza di questa creazione.

Il mosto, privo di residui, viene lavorato nella moderna cantina di Cenate Sopra, dove, dopo la fermentazione, inizia il suo lungo percorso di affinamento. Il vino sosta per circa un anno e mezzo in cantina, diviso tra barrique di rovere francese e contenitori in acciaio, atti a svilupparne complessità e carattere.

Dopo le operazioni di tiraggio, le bottiglie vengono adagiate nel ventre della montagna, dove rimarranno almeno altri cinque anni sui lieviti. Al termine di questa lunga maturazione, e raggiunta la maturità desiderata, le bottiglie vengono riportate in cantina per le fasi di remuage, sboccatura e confezionamento, completando così un processo di affinamento naturale e rigoroso.

La conclusione del giro è in un’ampia caverna, luogo suggestivo dove l’illuminazione calda e soffusa crea un gioco di ombre e luci che mette in risalto le pareti rocciose. L’aria umida si percepisce dalle goccioline di condensa sul calice una volta versato il vino.

Ad attenderci un ricco buffet di prelibatezze locali (i formaggi dell’Azienda Agricola La Masù prodotti con latte di capra e affinati in grotta sono qualcosa di strepitoso) e Alessandro con Gabriele (l’altro enologo della cantina): il momento tanto atteso è infine arrivato, e le bottiglie sono pronte per essere stappate.

Arriviamo alla degustazione: un perlage ricco, paglierino tenue; note olfattive che ricordano la nocciola tostata, frutta matura (mela e pera) e un’acidità vibrante con bella cremosità di bocca a chiudere sul finale. 

L’Ecomuseo della Miniera di Gorno è una rigorosa conservazione del patrimonio minerario, il merito di Alessandro Sala è stato ed è quello di contribuire alla sua valorizzazione:

“Mi accorgo pertanto della fortuna che mi è stata data, la fortuna di poter fare qualcosa affinché quei cunicoli bui e inospitali inseriti come ferite nel ventre della montagna potessero rivivere e con essi tutte le persone che hanno lasciato molto, anche la vita per realizzarli. Le virtù dei padri potranno essere ricordate continuando ad estrarre dalla montagna, certo non più polverosi minerali ma un prodotto che possa dare gioia e serenità, quasi potesse sussurrare che le loro fatiche non sono state vane e stanno ancora dando dei meravigliosi frutti”.

Il valore aggiunto di questa collaborazione è rappresentato ora dalla possibilità offerta a quanti lo desiderino di partecipare a visite esperienziali con il racconto della vita e del lavoro dei minatori e con una degustazione degli eccellenti vini di Nove Lune.

Prosit!

https://www.nove-lune.com

Radici del Sud 2025: tutti i vincitori

SPUMANTI DA UVE AUTOCTONE DEL SUD ITALIA

Giuria Nazionale

1° posto Cantine Benvenuto – Sughero Storto 2021 – Calabria

2° posto Cantina Santadi – Solais NY – Sardegna

Giuria Internazionale

1° posto Vignuolo Primavera – Frizzante 2014 – Puglia

2° posto Cantine del Notaio – La Stipula 2014 – Basilicata

FALANGHINA

Giuria Nazionale

1° posto Antico Castello – Demetra 2024 – Campania

2° posto Vitivinicola Eliseo Santoro – Limpha 2022 – Campania

Giuria Internazionale

1° posto Tenuta Pampinus – Paterà 2024 – Campania

2° posto Tenute Cirillo – Atto Primo 2024 – Puglia

FIANO

Giuria Nazionale

1° posto Tenuta Massanova – Ziopì 2021 – Campania

2° posto Vini Contrada – Selvecorte 2021 – Campania

Giuria Internazionale

1° posto Tenute Bellamarina – Galè 2024 – Puglia

2° posto Santa Lucia – Gazza Ladra 2024 – Puglia

GRECO

Giuria Nazionale

1° posto Casa Comerci – Rèfulu 2024 – Calabria

2° posto Amarano – Cardenio 2024 – Campania

Giuria Internazionale

1° posto A.A. Antonio – Covuccia 1959 2024 – Campania

2° posto Casa Comerci – Rèfulu 2024 – Calabria

GRUPPO MISTO VINI BIANCHI

Giuria Nazionale

1° posto (ex aequo) Cantina La Giara – Vermentino La Giara 2024 – Sardegna

1° posto (ex aequo) Siddùra – Maìa 2023 – Sardegna

2° posto Cantine Benvenuto Giovanni – Celeste Benvenuto 2024 – Calabria

3° posto Rivera – Marese 2024 – Puglia

Giuria Internazionale

1° posto Famiglia De Cerchio – Ninì 2023 – Sicilia

2° posto I vini di Montemarcuccio – Primi Filari 2024 – Puglia

3° posto (ex aequo) La Collina del Casale – Maraskata 2024 – Sicilia

3° posto (ex aequo) Donvitantonio – Donvitantonio Pecorino 2024 –  Abruzzo

ROSATI DA VITIGNI AUTOCTONI DEL SUD

Giuria Nazionale

1° posto Fralo’ – Cassandra 2023 – Puglia

2° posto Plantamura – Rosato Plantamura 2024 – Puglia

3° posto Palamà vinicola nel Salento – Metiusco Rosato 2024 – Puglia

Giuria Internazionale

1° posto Agri Girardi – Pirok 2024 – Puglia

2° posto Palamà vinicola nel Salento  – Metiusco Rosato 2024 – Puglia

3° posto Donvitantonio – Donvitantonio 2024 – Abruzzo

MAGLIOCCO

Giuria Nazionale

1° posto Casa Comerci – Libici 2022 – Calabria

2° posto Cantine Benvenuto – Terra 2024 – Calabria

Giuria Internazionale

1° posto Librandi – Megonio 2023 – Calabria

2° posto Cantine Benvenuto – Terra 2024 –  Calabria

MONTEPULCIANO

Giuria Nazionale

1° posto Tenuta Micoli – Orso Nero Bio 2019 – Abruzzo

2° posto Donvitantonio – La Filomena 2020 – Abruzzo

Giuria Internazionale

1° posto Pevi’ – Carta Bianca Cordisio 2024 – Abruzzo

2° posto Tenuta Ferrero – Terre di Serra 2023 – Puglia

PRIMITIVO

Giuria Nazionale

1° posto Agri Girardi  – Bartolo 2019 – Puglia

2° posto Pietraventosa – Pietraventosa 2019 – Puglia

Giuria Internazionale

1° posto Mesochorum – Mesochorum 2023 – Puglia

2° posto Tenuta Viglione – Sellato 2022 – Puglia

GRUPPO MISTO VINI ROSSI

Giuria Nazionale

1° posto Massimo Lentsch – Etna Rosso 2022 – Sicilia

2° posto Cantina La Giara – Bovale La Giara 2022 – Sardegna

3° posto (ex aequo) Massimo Lentsch – Feudo di Mezzo 2021 – Sicilia

3° posto (ex aequo) Statti – Batasarro 2020 – Calabria

Giuria Internazionale

1° posto Famiglia De Cerchio – Lampu 2022 – Puglia

2° posto I vini di Montemarcuccio – Elpis 2024 – Puglia

3° posto Tenute Pugliese – Naumanni 2019 – Puglia

AGLIANICO

Giuria Nazionale

1° posto Cantine del Notaio – Il Sigillo 2017 – Basilicata

2° posto Tenuta Massanova – Rapengolo 2017 – Campania

Giuria Internazionale

1° posto A.A. Boccella  – Rasott 2022 – Campania

2° posto Cantine del Notaio – Il Sigillo 2017 – Basilicata

CANNONAU

Giuria Nazionale

1° posto Gostolai – Oliena 2022 – Sardegna

2° posto Cantina Vignaioli di Oliena – S’Incontru 2019 – Sardegna

Giuria Internazionale

1° posto (ex aequo) Gostolai – Oliena 2019 – Sardegna

1° posto (ex aequo) Gostolai – Sos usos 2022 – Sardegna

2° posto Vitivinicola Fulghesu Le Vigne – Ampsicora 2020 – Sardegna

TAURASI

Giuria Nazionale

1° posto Di Prisco – Tre Vigne 2017 – Campania

2° posto Antico Castello – Taurasi 2017 – Campania

Giuria Internazionale

1° posto (ex aequo) Antico Castello – Taurasi 2017 – Campania

1° posto (ex aequo) Nativ – Rue 333 2018 – Campania

2° posto Di Prisco – Tre Vigne 2017 – Campania

NEGROAMARO

Giuria Nazionale

1° posto Masseria Cuturi – Zacinto 2022 – Puglia

2° posto Melissa Wines – Il Poeta 2022 – Puglia

Giuria Internazionale

1° posto Masseria Cuturi – Zacinto 2022 – Puglia

2° posto Cantine Paololeo – Orfeo 2023 – Puglia

NERO DI TROIA

Giuria Nazionale

1° posto Fralo’  – Paolina 2018 – Puglia

2° posto Torrevento – Ottagono 2021 – Puglia

Giuria Internazionale

1° posto Decanto – Unus 2016 – Puglia

2° posto  (ex aequo) Santa Lucia – Le More 2020 – Puglia

2° posto  (ex aequo) Lamonarca Vinicola – Cinquefoglie 2023 – Puglia

VINI DOLCI , PASSITI, MUFFATI, OSSIDATIVI

Giuria Nazionale

1° posto Cantine del Notaio – L’Autentica 2023 – Basilicata

Giuria Internazionale

1° posto Cantine del Notaio – L’Autentica 2023 – Basilicata

BIOLOGICO

Giuria Nazionale

1° posto Agri Girardi – Bartolo 2019 – Puglia

2° posto Pietraventosa – Pietraventosa 2019 – Puglia

Giuria Internazionale

1° posto Famiglia De Cerchio – Lampu 2022 – Puglia

2° posto Famiglia De Cerchio – Ninì 2023 – Sicilia

La Guida ai Vini dell’Etna 2025 di Cronache di Gusto

Comunicato Stampa

Giovedì 5 giugno, dalle ore 19:00 alle 22:30, la terrazza del DonnaE Bistrot, che si trova all’interno dell’Elizabeth Unique Hotel, un boutique hotel 5 stelle di Roma accoglierà la presentazione ufficiale della “Guida ai Vini dell’Etna 2025”, edita da Cronache di Gusto, a cui seguirà una degustazione libera di alcuni vini presenti nella guida.

L’evento, in collaborazione con Andrea Petrini, wine blogger di Percorsi Di Vino, e il DonnaE Bistrot, è un invito a esplorare le molteplici anime dell’Etna attraverso i suoi vini più rappresentativi.

Dodici etichette selezionate – tra bianchi, rossi e rosati – daranno voce al paesaggio etneo: ai silenzi dei filari, alla forza delle contrade, alla grazia delle vigne di altura. Una degustazione per scoprire il carattere profondo e mutevole del terroir dell’Etna, dove ogni versante è una storia, ogni bottiglia un frammento di identità. 

I vini in degustazione:

  • Etna spumante DOC metodo classico “Apum” 48 mesi — Cantine di Nessuno
  • Etna Spumante Sosta Tre Santi Brut 2020 – Nicosia
  • Etna Bianco Superiore Imbris 2021 – I Custodi delle Vigne dell’Etna
  • Etna Bianco Superiore Aurora 2024 – I Vigneri
  • Etna Bianco 2023 – Alta Mora
  • Etna Bianco 2022 – Tenute dei Ciclopi
  • Etna Rosato Contrada Salice Ata 2024 — Cantine Iuppa
  • Etna Rosato 2022 – Tenute Bosco
  • Etna Rosso Passorosso 2022 – Passopisciaro
  • Etna Rosso Rampante 2022 – Pietradolce
  • Etna Rosso  Contrada Santo Spirito 2021 – Palmento Costanzo
  • Etna Rosso Pietrarizzo 2021 – Tornatore

Con un gettone di 10 euro, ogni ospite potrà degustare sei vini a scelta. Sarà presente Fabrizio Carrera, Federico Latteri che dalle 19.00 fino a tarda sera guiderà il pubblico in un percorso di confronto tra versanti, terroir, stili e annate.

Saranno presenti anche alcuni dei produttori, tra cui Tenute Bosco e Tenute dei Ciclopi, per raccontare in prima persona la nascita e la storia dei propri vini.

A completare l’esperienza, una selezione di sfizi firmati dall’executive chef Riccardo Pepe, disponibili in abbinamento libero al costo di 10 euro aggiuntivo, tra cui Polpettine DonnaE, mini Elizabeth burger, tris di fritti (baccalà, arancino, verdura in pastella) e mezze maniche cacio e pepe con battuto di gamberi.

Alla scoperta dell’Uva Greca Puntinata

Lo scorso 20 maggio ad Acquapendente (VT), presso S’Osteria38, si è svolta la tavola rotonda riguardante un antico vitigno autoctono laziale recentemente riscoperto: l’Uva Greca Puntinata. Un progetto ambizioso che ha coinvolto vari personaggi del mondo vitivinicolo, per comprendere le discendenze ampelografiche attraverso il suo patrimonio genetico.  La serata è stata coordinata da Carlo Zucchetti ed Elisa Calanca, patron di S’Osteria38.

S’Osteria38 si trova sulla via Francigena che da Canterbury porta a Roma. Ne abbiamo già scritto menzionando I tesori della Tuscia. Struttura vocata ad accogliere ogni tipo di viaggiatore garantendo l’unione tra ristorazione di qualità, ospitalità attenta alle necessità del cliente, informazioni turistiche e spazio lavoro in condivisione.

Siamo in Tuscia, uno straordinario lembo di terra in provincia di Viterbo ai confini con Toscana e Umbria, alle falde del Monte Amiata e con il lago di Bolsena al centro. Ricca di necropoli etrusche, castelli medievali e stupendi Borghi arroccati su rocce di tufo, immerse nella natura e circondate da boschi, oliveti e vigneti.

Alla tavola rotonda sono intervenuti: Glauco Clementucci – Assessore all’ambiente e al Borgo di Trevinano, Elisa Calanca – Coordinatrice progetto, Carlo Zucchetti – L’Enogastronomo con il Cappello, Giovanni Pica – Sostegno alle Imprese e Valorizzazione Ecotipi – Arsial, Massimo Bedini – Ex direttore della Riserva Naturale di Monte Rufeno, Aldo Lorenzoni – G.R.A.S.P.O., Luigino Bertolazzi – G.R.A.S.P.O., Andrea Bellincontro – Professore di Enologia Università degli Studi della Tuscia, Adio Provvedi – Interprete del territorio, Maicco Pifferi – Slow Food Viterbo e Tuscia, Gaetano Calcagno – Viti sul Lago, Edoardo Ventimiglia – Sassotondo.

L’Uva Greca Puntinata

Fondamentale fu l’intuizione del compianto Alvio Fusi, il quale appena pensionato acquistò due appezzamenti di terreno, con viti ultracentenarie a piede franco, di una varietà particolare localmente chiamata Greco. Nelle campagne di Acquapendente negli anni ’60 del secolo scorso venivano coltivati centinaia di ettari di quest’uva; tuttavia, dopo la chiusura della cantina sociale e il conseguente spopolamento agrario, i vigneti vennero abbandonati.

Grazie a studi ed analisi realizzate nei vari laboratori è stato scoperto che non si trattava di Greco, bensì di una varietà a se stante, denominata Uva Greca Puntinata, grazie al lavoro svolto dall’Arsial e dalla Riserva Naturale Monte Rufeno per i risultati ottenuti e a G.R.A.S.P.O. che l’ha vinificata e imbottigliata.

Degustazione di vini ottenuti da Uva Greca Puntinata e altri vitigni rari italiani

Le altre varietà che rischiavano l’estinzione sono: Uvalino, Slarina, Liseiret, Croa’, Invernenga, Hoertroete, Furner Hottlinger, Enantio, Casetta, Pontedara, Brepona, Rossa Burgan, Denela, Quaiara, Vernazola, Piculit, Cianoire, Piccola Nera, Uva Longanesi, Pugnitello, Nocchiatello, Raspato, Madamabianca, Minnella, Tribbuoti e Zzinneuro.

G.R.A.S.P.O.

L’acronimo sta per: Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e la Preservazione dell’Originalità e la biodiversità viticola, dall’idea di tre enologi: Aldo Lorenzoni, Luigino Bertolazzi e Giuseppe Carcereri de Prati. Un’associazione che riscopre varietà di uve abbandonate e destinate all’estinzione dell’originale patrimonio ampelografico italiano. 

Credendo fortemente che la biodiversità diverrà fondamentale sia a livello di cambiamento climatico sia a livello di diversificazione, i fondatori hanno ricoperto importanti ruoli nel panorama vitivinicolo italiano e vinificano le uve da loro individuate.

Un giorno tra gli antichi documenti dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, Patrimonio Unesco

Ben 100 chilometri di documenti, 4 piani ed oltre 200 stanze di Palazzo Ricca a Napoli occupate dagli antichi scritti del Fondo Apodissario degli otto Banchi Pubblici presenti nel capoluogo partenopeo, facente parte del più articolato Archivio Storico della Fondazione Banco di Napoli.

Stiamo parlando di un Patrimonio Unesco di rara bellezza, memoria storica delle principali attività economiche dal 1500 fino alla metà del secolo scorso. Agli inizi dell’opera manuale certosina, Napoli era considerata la seconda città più popolosa dopo Parigi e la capitale del Mediterraneo, grazie all’espandersi del sistema portuale. Con la guida Dalila Lahoz ha inizio da qui un lungo viaggio tra cultura e affari, che dura da quasi cinque secoli.

La Napoli del 1500 e la nascita dei Banchi Pubblici

I suoi abitanti attendevano un radicale intervento utile a favorire e implementare gli scambi commerciali; un metodo alternativo all’usura, considerata senza alcuna deroga un peccato mortale da parte della Chiesa Cattolica e, pertanto, screditata e osteggiata. Dall’arpagone singolo, al classico e regolare rapporto bancario, tutto ciò che richiedeva il pagamento di interessi a fronte di un prestito veniva bollato dall’opinione pubblica e condannato dalla Legge.

Il teologo predicatore Bernardino da Siena aveva aperto, in precedenza, un piccolo spiraglio nella visione dogmatica dell’impresa e della proprietà privata, ammettendo la legittima ambizione al guadagno del lavoratore onesto e timoroso di Dio. A buona azione deve corrispondere un vantaggio sia personale che per l’intera collettività: ecco la decisione coraggiosa dell’istituzione del primo Banco Pubblico nel 1539: il Banco di Pietà a San Biagio dei Librai.

Ad esso si aggiunsero, fino al 1640, altri 7 banchi posti nel perimetro del centro storico. A palazzo Ricca, attuale sede dell’Archivio Storico, sorgerà il Banco dei Poveri; ognuna di queste strutture gode delle medesime procedure amministrative e associative, compresa la scelta di un’Opera Pia (o Ente ecclesiastico affine) di carità per garantire una facciata sana a protezione da qualsiasi stigma religioso.

Studiando e leggendo le decine di migliaia di reperti, si risale al momento di passaggio dall’utilizzo della moneta contante alla nascita delle fedi di credito, antesignane dei moderni titoli all’ordine e delle madrefedi, sorta di primordiale conto corrente.

Ma cos’è una “fede di credito”?

All’epoca non era semplice certificare le reali sostanze patrimoniali negli accordi e nei contratti. La fede di credito era una testimonianza scritta, da parte di chi la rilasciava e controllata da notai, del rapporto esistente tra banco e cliente correntista. Divenne rapidamente una sorta di valore di scambio, utilizzabile previa girata e intestazione al posto del conio in vigore. In ogni causale veniva indicata la motivazione del pagamento, al fine del prelievo dei soldi da parte di chi fosse in possesso della notula.

Era prevista la possibilità di girare intestando all’infinito le fedi di credito, al punto tale che molte di esse non rientreranno mai nelle filiali d’emissione, consentendo un utilizzo effettivo dei depositi da parte dei governatori spagnoli per le spese più disparate comprese quelle per armi, abbellimento dei quartieri e sanità.

Immancabile la contraffazione dei documenti: gli impiegati dei banchi furono costretti ad applicare un bollo a freddo per registrare le fedi di credito. Quelle non più utilizzabili venivano impilate in apposite “filze” appese al soffitto, per esigenze di spazio e per essere salvate dalla fame dei roditori.

La pregiata carta d’Amalfi di cui erano composte ne ha consentito la perfetta conservazione fino ad oggi, divenendo lo specchio raffigurante di un passato, lungo trecento anni, di evoluzione della comunità non solo napoletana, ma mediterranea e delle crisi socio-politiche precedenti la fine del Regno delle Due Sicilie e l’unità d’Italia.

I registri: pandetta, libro dei conti e giornale copia polizze

Le vite di 17 milioni di persone in 4 secoli vennero registrate ad eterna memoria nei registri bancari, composti dalla pandetta dove veniva indicato nome e cognome e numero di conto. Si iniziava così per usanza spagnola, dando precedenza alle lettera A – F – G iniziali dei nomi più diffusi a Napoli all’epoca.

Si procedeva quindi con il libro dei conti dare/avere che includeva le spese e le entrate, elencate con dovizia minuziosa da ogni funzionario riconoscibile per sigla. Infine, per avere contezza delle effettive causali, si passava all’analisi e relativa compilazione del giornale copia polizze, elemento fondamentale per risalire alla storia finanziaria di ciascun cliente.

La peste e l’emergenza sanitaria

A metà del XVII secolo imperversò l’epidemia di peste bubbonica, che colpì la metà della popolazione partenopea. Napoli venne blindata, non si poteva entrare né uscire, ma i Banchi restarono comunque aperti per le spese del personale sanitario, dei farmaci, lazzaretti e persino dei becchini. Il medico siciliano Carlo Amorexano venne richiesto d’urgenza dal collega amico Agostino Baratto per salvare la vita del figlio, pagandolo in cambio con una fede di credito, a testimonianza dell’uso di tale strumento anche nel periodo più buio dell’Umanità.

La storia del Cristo Velato commissionato dal principe Raimondo di Sangro

Allo scultore Giuseppe Sammartino venne commissionato uno dei capolavori marmorei di indiscussa bellezza, all’interno della cappella Sansevero del principe Raimondo di Sangro. Nella causale, compilata dal servo Gennaro Tibet, venne indicato dal nobiluomo ogni minimo particolare di come dovesse essere realizzata la statua del Cristo Velato e il pagamento promesso di ben 500 ducati, quasi 120 mila euro attuali.

La nascita del Regno d’Italia

Nel 1819 gli 8 Banchi esistenti nel capoluogo vennero unificati dai Borbone nel Banco delle Due Sicilie; nel 1861, all’arrivo dei Savoia, il nome muterà in Banco di Napoli. La storia post-unificazione racconta dell’ingente attività di invio somme di denaro per il mondo, seguendo i flussi migratori.

Ogni cliente poteva spedire un conforto economico da e per il luogo dove i parenti erano emigrati per lavoro. Tante le storie di sofferenza documentate, quando i soldi non potevano essere consegnati per irreperibilità o morte del beneficiario o, semplicemente, perché rientrato in Patria.

Il compositore Rossini e la fine dei rapporti con l’impresario Domenico Barbaja

Anche il gossip dietro le fedi di credito conservate in archivio. Il celebre compositore Gioacchino Rossini, talento scoperto e scritturato da Domenico Barbaja per il Real Teatro di San Carlo di Napoli, dovette restituire parte dei compensi percepiti a seguito della rottura dei rapporti tra i due.

Motivo del contendere fu una donna, la cantante d’opera Isabella Colbrand compagna di Barbaja, che fuggì per amore con Rossini divenendo in seguito sua moglie.

Michelangelo Caravaggio nell’Archivio Storico del Banco di Napoli

Anche Caravaggio figurò nei rapporti del Banco. In realtà l’archivio è la testimonianza scritta con il maggior numero di documenti attribuibili all’artista. Caravaggio dovette fuggire a Napoli dopo un duello vinto durante il quale uccise Ranuccio Tomassoni, per una disputa d’amore e debiti. Protetto dalla famiglia Colonna, trovò asilo in Campania dove alcuni mercanti gli commissionano quadri e rare opere d’arte. Uno di essi, Nicolò Radolovich, pagò 150 ducati per una tela mai rinvenuta.

Il dubbio che non sia stata mai realizzata dal pittore risiede nel fatto che egli incassò l’acconto a valere su 200 ducati totali. La forma del contratto indicava con dovizia la data di consegna e come dovesse essere dipinto il quadro, comprese le posizioni delle figure.

La digitalizzazione: una nuova era per l’Archivio Storico del Banco di Napoli

Nella prospettiva di un più ampio disegno di definizione e implementazione delle risorse digitali  dell’Archivio Storico del Banco di Napoli è stata compiuta un’operazione di recupero e integrazione dei contenuti informativi degli inventari cartacei dei diversi fondi documentali. Gli inventari trattati sono collocati in tre sezioni: la prima dedicata ai banchi pubblici di età moderna, la seconda al Banco delle Due Sicilie, la terza al Banco di Napoli.

L’intervento, praticato con l’ausilio dell’applicativo Arianna, ha previsto una attività iniziale dedicata al trattamento delle scritture apodissarie degli otto antichi banchi di età moderna (secc. XVI ultimo quarto – XIX primo quarto). Le scritture patrimoniali sono attualmente in revisione, ma un primo supporto ha riguardato la serie delle pergamene del Banco della Pietà. È inoltre in via di completamento il lavoro di inventariazione analitica dei verbali degli organi sociali del Banco di Napoli (secc. XIX seconda metà – XX seconda metà).

Negli ultimi anni sono stati varati progetti di ricerca e repertoriazione dedicati alla pratica di Arti e mestieri (secoli XVI-XIX) e al primo biennio del Decennio francese (1806-1808): le schedature hanno previsto la creazione delle relative collezioni digitali e rappresentano un’agile risorsa per studi ed indagini.

Ultimo nato è l’intervento sulle pandette del XVI secolo dedicato all’indicizzazione dei nominativi dei clienti degli antichi banchi pubblici napoletani. A questo si aggiunge comunque la possibilità per i visitatori, previa apposita richiesta da inoltrare alla Fondazione Banco di Napoli, di poter visitare tutte le aree adibite alla raccolta dei documenti storici, negli orari aperti al pubblico.

Archivio Storico della Fondazione Banco di Napoli

Palazzo Ricca – Via dei Tribunali 213 – 80139 Napoli
Centralino +39 081 449400
E-mail: archiviostorico@fondazionebanconapoli.it

Chiuso il mercoledì e la domenica pomeriggio