Zagrea, la prima guida dedicata ai vini da vigne a piede franco

Si chiamerà Zagrea la nuova guida dedicata ai vini nati da viti da vigne a piede franco, presentata dall’associazione Identità Mediterranea e dal suo fondatore Gaetano Cataldo durante la Conferenza Nazionale sulla viticoltura a piede franco alla Villa Campolieto di Ercolano.

Un progetto ambizioso che non mira a pubblicare la classica guida per orientare i fruitori all’interno di una specifica categoria di vini, ma si pone come obiettivo quello di sostenere la ricerca sulla viticoltura a piede franco in campo agronomico ed enologico.

Roberto Cipresso

Al convegno, insieme agli interventi istituzionali di Governo, Regione, Consorzi di tutela Vino ed Enti Locali, sono intervenuti: l’enologo e scrittore Roberto Cipresso, la Professoressa di Economia Agraria dell’Università Federico II Teresa Del Giudice, il presidente di Assoenologi Sardegna e direttore enologico di Casa Argiolas Marian Murru e l’agronomo Gaetano Conte di Vitis Rauscedo. A moderare il giornalista Gaetano Cataldo.

«La viticoltura a piede franco rappresenta ancora un territorio inesplorato sotto molti aspetti – spiega Cataldo – Sappiamo che la vite a piede franco ha trovato le condizioni ideali di sopravvivenza nei suoli vulcanici o sabbiosi, ma ancora oggi viene guardata con sospetto in quanto portatrice di fillossera. Anche le sterpaglie nei boschi rappresentano una possibile recrudescenza di incendi, ma non per questo estirpiamo boschi interi».

Gaetano Cataldo

Sottolineata infine la necessità di studiare a fondo la cosiddetta “vite integra” per comprendere a pieno i caratteri peculiari – innanzitutto una miglior tolleranza al cambiamento climatico – preservare il patrimonio esistente e pensare persino a nuovi impianti, laddove le condizioni siano favorevoli: «Non bisogna spingere a piantare il franco di piede in ogni luogo – interviene Gaetano Conte – Solo nelle zone con caratteristiche adatte si possono ottenere degli ottimi risultati».

In Italia la Sardegna rappresenta la Regione con maggior estensione di ettari vitati a piede franco, oltre 400, ma non siamo in grado di determinare quale sia l’effettiva estensione nel nostro Paese né tantomeno nel resto del mondo, volendo includere anche le vigne in stato di abbandono.

Teresa Del Giudice

Durante il convegno molti gli spunti d’interesse emersi: dalla necessità di salvaguardare e valorizzare il patrimonio naturale, come ha sottolineato il Presidente del Consorzio Vesuvio Ciro Giordano – a poche settimane dagli incendi che hanno devastato un intero versante del vulcano campano – all’esigenza di contestualizzare la viticoltura a piede franco in un tessuto più ampio legato al territorio e all’agricoltura, senza perdere di vista un progetto e un budget economico serio, come evidenziato dalla professoressa Del Giudice.

In maniera del tutto inconsueta, il progetto Zagrea si propone di vedere la luce all’interno di un ateneo universitario o tra più atenei congiunti (Sassari, Vicenza, Palermo, Napoli e Tbilisi i favoriti).

Il primo passo sarà quello di costituire una commissione scientifica multidisciplinare che sia in grado di approcciare in maniera sistematica la ricerca. Alcune sue componenti saranno anche parte di un panel di degustatori esperti in analisi sensoriale. Tra i nomi emersi quello dello stesso Roberto Cipresso, del fondatore della rivista Mediterranea Online Gianmarco Murru del ricercatore del CNR Stefano Del Lungo, della giornalista  Costanza Fregoni, del genetista Riccardo Aversano, della professoressa ed enologa Elisabetta Pittari, del sommelier di fama internazionale Charlie Arturaola.

Villa Campolieto

Zagrea sarà gratuita per il pubblico, divulgata in più lingue, sovvenzionata con il contributo delle cantine che ne entreranno a far parte ma anche di quei ristoranti la cui carta preveda almeno il 20% delle etichette da viti a piede franco. Da Zagrea si alimenterà anche il progetto UVA – Ungrafted Vine Ambassador – con lo scopo di creare ambasciatori della vigna a piede franco e dei vini da essa derivati.

D’altro canto nella mitologia greca Zagreus, divinità agreste figlio di Zeus e Persefone, fu smembrato e divorato dai Titani per ordine di Era, ma successivamente dal suo cuore, grazie all’intervento di Atena, dea di guerra e di saggezza, nacque Dioniso.

Nutrizione e solidarietà, il 7 ottobre a Milano Farine Varvello inaugura il mese della prevenzione con Fondazione Veronesi

Acquistando Farine Varvello si contribuirà alla raccolta fondi a sostegno della ricerca sui tumori femminili

Quest’anno il mese dedicato alla prevenzione avrà un sapore ancora più speciale. Farina Intera Varvello sceglie di scendere in campo al fianco della Fondazione Umberto Veronesi con un’iniziativa che unisce gusto, salute e solidarietà, trasformando la quotidianità della tavola in un gesto concreto di sostegno alla ricerca scientifica.

Dal 10 ottobre al 14 novembre 2025, per ogni chilo di Farina Intera Varvello acquistato dai punti vendita aderenti (panetterie, pizzerie e pasticcerie selezionate) e sull’e-commerce del sito di Farine Varvello, Varvello devolverà 0,05 centesimi di euro a Fondazione Umberto Veronesi a sostegno della ricerca sui tumori femminili.

Un convegno per inaugurare il mese della prevenzione

Ad aprire l’iniziativa sarà il convegno “Nutrizione e Prevenzione. Quanto pesa la farina?”, in programma il 7 ottobre alle ore 9.30 a Milano, presso il Talent Garden di Via Arcivescovo Calabiana 6, a moderare sarà la giornalista Emanuela Sorrentino.

Un momento di confronto che metterà al centro il ruolo dell’alimentazione e delle farine a basso indice glicemico nella prevenzione oncologica e metabolica.

La tavola rotonda vedrà la partecipazione, oltre che di Filippo Varvello, CEO di Farine Varvello, di esperti come Federico Bertuzzi, Diabetologo presso l’Ospedale Niguarda e Presidente regionale della Società Italiana Diabetologi; Laura Boldrini, medico oncologo presso lo IEO – Istituto Europeo di Oncologia; Patrizia Gnagnarella, dietista, presidente regionale SINU Lombardia e ricercatrice presso IEO; Clelia Iacoviello, nutrizionista.

Il gusto che fa bene due volte

“Crediamo che la prevenzione inizi ogni giorno dalla tavola, con le nostre scelte alimentari quotidiane. Con Farina Intera Varvello vogliamo offrire un prodotto che unisce tradizione, gusto e benessere, e allo stesso tempo dare un contributo concreto alla ricerca scientifica”, commenta Filippo Varvello, CEO di Farine Varvello & Co. Srl. Grazie a questa iniziativa, ogni ricetta preparata con Farina Intera Varvello si trasforma così un gesto che fa bene due volte: a chi la gusta e a chi potrà beneficiare dei progressi della ricerca.
Un progetto che esprime appieno lo spirito della campagna: “Il gusto di fare del bene”.

Al Maximall Pompeii arrivano i “Back To You Wellness Days”: dal 28 Settembre al 3 Ottobre il benessere diventa protagonista

Talk motivazionali, sessioni di allenamento live, incontri ispirazionali su alimentazione e stili di vita con undici tra i migliori wellness ambassador del territorio.

NAPOLI, 25 settembre – Il MaxiMall Pompeii si prepara a trasformarsi in una vera e propria arena del benessere. Dal 28 settembre al 3 ottobre arriva la prima edizione dei “Back to You Wellness Days”, sei giornate gratuite dedicate a fitness, nutrizione e motivazione con i migliori wellness ambassador del territorio napoletano.

Non semplici incontri, ma un calendario di esperienze immersive che porterà sul palco del MaxiMall Pompeii alcuni tra i più noti personal trainer, mental coach e nutrizionisti della scena locale. Talk motivazionali, sessioni di allenamento live, incontri ispirazionali e momenti interattivi coinvolgeranno il pubblico in un format innovativo e coinvolgente che unisce energia, salute e comunità. Sei giornate a tutto benessere in compagnia di undici tra i più rinomati professionisti del settore, tra sessioni Yoga, Pilates e Allenamento Funzionale, con un particolare focus al femminile, e poi incontri e approfondimenti su alimentazione sana e consapevole, stili di vita e tecniche di rilassamento psico-fisico.

Il cartellone degli appuntamenti

• 28 settembre – Nutrizione e training: la biologa nutrizionista Arianna Massimino e il personal trainer Gennaro Sannino.
• 29 settembre – Le sorelle Rosa ed Emanuela Cennamo portano in scena fitness e pilates.
• 30 settembre – Jessica Stefanini, fitness coach, protagonista di talk e meet&greet ad alto tasso di motivazione.
• 1 ottobre – Doppio appuntamento tra mente e corpo con Chiara Nocchetti (mental coach e autrice) e Martina Boccone (yoga teacher).
• 2 ottobre – Tripletta di funzionale con Stefano Piscopo, Gianmarco Avallone e Alberto Pisano.
• 3 ottobre – Chiusura con Barbara Evg, nutrizionista, che dedica un talk all’alimentazione consapevole.

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti e aperti al pubblico, con prenotazione obbligatoria tramite l’App ufficiale MaxiMall Pompeii, nella sezione dedicata ai Wellness Days. Si svolgeranno tra la Piazza del MaxiMall e lo spazio esterno con un format ibrido che integra la dimensione digitale – prenotazioni e info via app – con quella reale dell’incontro e della partecipazione dal vivo.

Tutti i protagonisti

• Arianna Massimino – Biologa nutrizionista esperta in nutrizione al femminile, si occupa di educazione alimentare e programmi su misura per il benessere.

• Gennaro Sannino – Personal trainer specializzato in allenamenti funzionali e programmi di forza e resistenza, noto per motivare e adattare gli allenamenti ai livelli individuali.

• Rosa Cennamo – Personal trainer con esperienza nel fitness e nella preparazione atletica, guida sessioni motivanti e tecniche.

• Emanuela Cennamo – Pilates coach, favorisce il benessere con esercizi di pilates mirati a migliorare postura e flessibilità.

• Jessica Stefanini – Fitness coach con formazione completa, offre allenamenti per il benessere femminile e sessioni di gruppo interattive.

• Chiara Nocchetti – Mental coach, esperta in scrittura creativa, aiuta a migliorare la consapevolezza mentale e l’equilibrio emozionale.

• Martina Boccone – Yoga teacher, guida lezioni ispirate alla tradizione yoga, finalizzate al rilassamento, stretching e salute psicofisica.

• Stefano Piscopo, Gianmarco Avallone, Alberto Pisano – Personal trainers esperti in allenamenti funzionali e personalizzati, supportano allievi di ogni livello.

• Barbara Esposito Vulgo Gigante (Barbara EVG) – Biologa nutrizionista, ideatrice del metodo NaturalDiet, si occupa di educazione alimentare e stili di vita sani.

Oltre lo shopping, un polo di esperienze

Con questa nuova iniziativa il MaxiMall Pompeii conferma la sua vocazione a essere molto di più di
un semplice centro commerciale: una piazza viva e aperta a tutti, un luogo di relazioni e di esperienze,
capace di valorizzare i professionisti del territorio e contemporaneamente offrire al pubblico occasioni di condivisione, crescita, benessere e ispirazione.

MAXIMALL POMPEII
Via Plinio, Torre Annunziata (Napoli)
Uscita Torre Annunziata Sud della A3 Napoli-Salerno
www.maximall-pompeii.it

I Caporale, impasti leggeri e digeribili nel segno di un ridotto apporto di calorie

Mangiare la pizza fa bene? Assolutamente sì, a patto di non esagerare come per ogni alimento. Da I Caporale l’attenzione ad evitare gli “sgarri” calorici inizia già dagli impasti leggeri e digeribili, grazie anche alla selezione farine di grani antichi Varvello 1888, che garantisce gusto e leggerezza a tavola.

La storia dei fratelli Giuseppe e Raffale Caporale comincia dal Rione Sanità, da un contesto impegnativo e parimenti formativo per la loro professione. Scegliere di fare il pizzaiolo significava un tempo imparare il mestiere quando non si avevano motivazione e possibilità per proseguire negli studi.

Adesso, invece, lo studio inizia già sulla spianatoia nella scelta delle materie prime e nelle tecniche di lievitazione controllate alla perfezione. Il padre aveva svolto la dura gavetta da dipendente nel locale di Via Nazionale delle Puglie a Casalnuovo di Napoli, prima di rilevarne da 18 anni la piena proprietà. In lui resta la passione per le ricette tradizionali, meno contemporanee ma tanto gustose. La classica ruota di carro è una di queste, che Raffaele e Giuseppe rivisitano in varie proposte.

“La Sanità”

Ma è il basso impatto glicemico l’ingrediente cardine della pizzeria. Persino nei topping eleganti, sempre ricchi di verdure di stagione e mai eccedenti nel condimento. Ovviamente il sapore non va sacrificato, per questo Giuseppe e Raffaele coltivano un orto di famiglia con primizie della terra per soddisfare la maggior parte del fabbisogno giornaliero.

«Cerchiamo di fare del nostro meglio, ascoltando e imparando dagli errori. Da ex ballerino, 5 volte campione italiano di danze caraibiche, non potevo dimenticare l’attenzione alla linea perché la bilancia non diventi un nemico – racconta il poco più che trentenne Raffaele – Siamo legati solo al giudizio dei clienti, il miglior premio per i nostri sforzi. Il successo ad ogni costo non fa per noi».

“Purple Tuna”

Lo si vede nella sequenza degli assaggi, partendo dalla signature “La Sanità” dedicata alle origini: una provola e pepe a ruota di carro dall’accattivante miscela di pepi, il test più delicato da superare per ogni pizzaiolo. Si prosegue con la “Purple Tuna”, da impasto ai carboni attivi in triplice cottura e l’estro delle chips di barbabietole unite a scarola riccia, finocchio e tartare di tonno mediterraneo.

“Caporalotto salsiccia e friarielli”

Prima del dolce finale ecco il “Caporalotto”, impasto arricchito con semi di chia, lino e papavero lievitato per 36 ore. Un morso alla versione salsiccia e friarielli apre il palato verso le sensazioni tipiche di uno dei piatti più celebri della Campania.

“Margherita Dolce”

Dessert unico e originale per la “Margherita Dolce” ideata partendo da gelato al fiordilatte e composta di pomodorino corbarino. Buona la carta dei vini, ampliata con chicche del territorio, utile per una serata a scelta libera o nel menu degustazione a 40 euro.

Maturazioni Pizzeria apre a Roma nel 2026

Da San Giuseppe Vesuviano all’Aurelio: la pizza nel ruoto di Antonio Conza e Gabriella Esposito sbarca nella Capitale

La pizza virale che ha fatto impazzire il web arriva finalmente nella Capitale. Antonio Conza e Gabriella Esposito, coppia nella vita e nel lavoro e anime creative di Maturazioni Pizzeria, hanno scelto il Quartiere Aurelio, a Baldo degli Ubaldi – a pochi minuti dal Vaticano e Rione Prati – per inaugurare la loro prima sede fuori dalla Campania nel 2026. 
Una decisione che segna un passo importante in un percorso di crescita che rimane fedele all’identità originale: gestione diretta, formazione in prima persona dei pizzaioli, un unico format serale che punta tutto sulla qualità dei prodotti e un servizio accogliente e curato.

Il menù sarà lo stesso della sede storica di San Giuseppe Vesuviano, con la celebre pizza nel ruoto e le creazioni che hanno reso Maturazioni un fenomeno social da milioni di visualizzazioni. Un luogo che porta a Roma la stessa autenticità che ha fatto conoscere Maturazioni, con impasti curati, fritti asciutti e gustosi, ingredienti stagionali e ricerca continua, ora pronti a farsi scoprire anche dal pubblico capitolino.

«La scelta del Quartiere Aurelio non è casuale – spiegano Antonio e Gabriella –: è una posizione strategica, vicina al cuore di Roma ma lontana dal caos del pieno centro, che permette di raggiungere facilmente il locale da diversi quartieri e rende agevole anche il servizio d’asporto.»

Con una sala che richiama l’identità e la storia di Maturazioni, dalle foto degli eventi internazionali fino all’omaggio a San Giuseppe, il nuovo locale si presenta come una “fotocopia” consapevole dell’originale: stesso concept, stesso cuore, stessa filosofia.
«Non vogliamo snaturarci – aggiungono Conza ed Esposito –. Abbiamo rifiutato tante offerte in Italia e all’estero perché non vogliamo trasformarci in un marchio commerciale. Per noi ogni pizzeria è casa nostra: a Roma come a San Giuseppe».

Proprio per questo, la Campania resterà legata a un unico punto: San Giuseppe Vesuviano. Una scelta precisa, dettata dalla volontà di valorizzare il territorio vesuviano e rafforzarne l’identità. L’apertura romana rappresenta l’inizio di un progetto più ampio che, passo dopo passo, porterà la qualità di Maturazioni nelle principali città italiane.
Un percorso graduale, senza scorciatoie, con l’obiettivo di mantenere il pieno controllo dei processi e della qualità.
«Abbiamo scelto Roma perché con la Capitale sentiamo un legame speciale. È un luogo di cultura gastronomica di alto livello e siamo certi che i romani sapranno apprezzare la nostra pizza».

L’appuntamento con la nuova sede è fissato per il 2026, quando il forno dorato di Maturazioni comincerà a sfornare pizze anche all’Aurelio.

“Ma quante ne Sannio”? Vinestate a Torrecuso: l’estate più bella che c’è tra vino, musica e gastronomia del territorio

Vinestate a Torrecuso porta da 50 anni con sé la magia di un momento di festa per l’intera Comunità sannita. Non si può dire estate senza un calice di vino al tramonto condiviso con amici e amori, assaggiando un panino tra risate e quattro salti in piazza al ritmo della musica folk.

Tanti i volti incontrati: produttori che trasmettono passione, energia vitale e qualità nelle etichette proposte al pubblico incuriosito dal liquido inebriante simbolo vincente del Made in Italy. Bianco, rosso o rosato non ha importanza; a parlare è il territorio con le sue diverse espressioni di Falanghina, Aglianico e Piedirosso, vitigni cardine in quest’angolo di pace e di rispetto per la tradizione.

“Ma quante ne Sannio” veramente i vigneron del luogo in cui vivono e dei propri gusti? Lo abbiamo chiesto in maniera scherzosa ai 23 espositori in un gioco che ha lasciato qualche istante di sincera commozione. I ricordi d’infanzia, la vendemmia e la pigiatura del mosto fresco con i piedi o le canzoni dell’epoca e i pensieri cari a chi non c’è più e tanto ha insegnato.

Anche il sindaco di Torrecuso Angelino Iannella si è lasciato andare in un amarcord dolce e salato, con lo sguardo fiero puntato dritto al futuro. Con lui i decani del vino come Orazio Rillo e Antonio Mennato hanno rievocato il 1975, quando un’idea di alcuni imprenditori pionieri, stanchi del non godere appieno della celebrazione per il buon raccolto sempre impegnati con i carretti a trasportare in mescita i prodotti, cambiò il destino di molte famiglie.

Con l’aiuto dell’avvocato Coletta, mentore della manifestazione, ecco l’arrivo della prima edizione di ciò che diverrà Vinestate, la più antica kermesse sul vino della regione. Per sbloccare un ricordo serviva dunque una domanda, anzi una serie di domande contenute in un mazzetto da mescolare accuratamente e tirare a sorte.

I presenti ascoltavano e partecipavano poi con curiosità, che hanno alleggerito il clima di grande lavoro celato dietro un simile evento. Massima pure la soddisfazione del vicepresidente del Comitato Giampiero Rillo – cantine Tora – e di Libero Rillo, presidente di Sannio Consorzio Tutela Vini, non sottratti al nostro format “Ma quante ne Sannio”.

Dal 4 al 7 settembre Torrecuso si è illuminata come un faro brillante, tra feste danzanti, gustosa gastronomia locale, musica e attrazioni come la banda del paese, i trampolieri ed i giochi per bambini.

Ma soprattutto si sono riaccese le luci su di un piccolo borgo e i suoi angoli nascosti di rara bellezza, che si aprono a squarci panoramici sulle colline circostanti, ricordando che l’Italia è fatta anche di passato, tra storia, usanze e naturalmente uva e vino.

Tutte le nostre interviste puoi trovarle nella playlist YouTube.

I vini della Romania raccontati da Marinela Ardelean a Wonderland Cluj

Un viaggio nel cuore della Transilvania, tra antiche radici, nuove prospettive e un patrimonio vitivinicolo che sta tornando a splendere. È questa l’essenza dell’incontro organizzato da Marinela Ardelean, in collaborazione con Wine of Romania e Wonderland, nella cornice visionaria del Wonderland Resort di Cluj-Napoca, il sogno trasformato in realtà dall’imprenditore Darius Mârza.

Le radici antiche

Quando i Romani giunsero in Dacia, trovarono boschi fitti e non vigne. Quei tronchi robusti servirono a un Impero in crescita, ma in cambio portarono con sé la vite, che si radicò nel cuore della futura Romania. Un seme che nei secoli avrebbe generato identità agricola, cultura e convivialità.

Oggi, duemila anni dopo, quel patrimonio riaffiora con nuova energia: i vini romeni, ricchi di varietà autoctone e spinti da un rinnovato slancio enologico, stanno conquistando l’attenzione del panorama internazionale.

Wonderland: tra sogno e realtà

In questo scenario prende vita la visita guidata da Marinela Ardelean, una delle voci più autorevoli del vino romeno nel mondo. Non una semplice degustazione, ma un racconto corale, che ha trasformato le sale lussuose del Wonderland Resort in un palcoscenico di emozioni, storia e futuro.

L’imponente complesso creato da Darius Mârza è oggi una cittadella del lusso e dell’accoglienza: hotel a 5 stelle, ristoranti raffinati, centro equestre, attrazioni uniche. Un luogo che riflette lo spirito del suo fondatore – resiliente, visionario, animato da fede, lavoro, integrità e ambizione – e che diventa il teatro ideale per celebrare l’identità vitivinicola romena.

Tutto è iniziato con appena 500 euro, e oggi il suo valore si conta in centinaia di milioni.

“Sento di essere nato per rendere le persone felici. In ogni momento della mia vita aiuto gli altri e porto valore alla società”, racconta Darius Mârza, fondatore di Wonderland Resort, il complesso turistico che ha cambiato il volto dell’accoglienza in Transilvania.

I primi passi da imprenditore

Già alle scuole medie guadagnava stampando biglietti da visita e rilegando relazioni per i compagni. Al liceo dava ripetizioni di informatica, perfino a studenti universitari, e assemblava computer che rivendeva a rate.

“Sono stato il primo in Romania a vendere computer a rate”, ricorda con orgoglio.

Quando quel settore smise di essere redditizio, si reinventò: nel 2004 aprì la sua prima sala per eventi, finanziata con un prestito da 50.000 euro. Ma le lamentele dei vicini lo spinsero a cercare un luogo immerso nella natura. Fu l’inizio del progetto Wonderland.

Nasce Wonderland Resort

Dopo otto anni di burocrazia, nel 2012 arrivò la prima autorizzazione edilizia. Oggi il Wonderland Resort, a pochi chilometri da Cluj-Napoca, è una vera cittadella del divertimento e del lusso: ristoranti, hotel a 4 e 5 stelle, centro equestre, parco avventura, attrazioni uniche come la torre avventura più grande del mondo e la parete di arrampicata più alta della Romania.

“Ho perso tutto due volte, ma ogni volta sono rinato più forte”

L’arte di raccontare il vino: Marinela Ardelean

Il momento più emozionante è stato senza dubbio la presentazione del libro di Marinela Ardelean, vera ambasciatrice del vino romeno. Con il suo volume, tradotto in tre lingue (romeno, inglese e italiano), Marinela ha raccolto e raccontato i 50 migliori vini della Romania, arricchendoli con abbinamenti gastronomici tipici e un racconto capace di unire tradizione e modernità.

La sua opera non è solo una guida: è un manifesto culturale, uno strumento di promozione internazionale e un atto d’amore verso la Romania del vino. Sfogliandolo si ha la sensazione di intraprendere un viaggio sensoriale, in cui ogni etichetta diventa storia, ogni abbinamento un incontro, ogni pagina un invito a scoprire un Paese che vuole rinascere attraverso la forza della sua viticoltura.

Con la sua energia e la sua capacità di coinvolgere, Marinela ha guidato il pubblico in una degustazione emozionante:

  • Fetească Neagră, rosso intenso e speziato, simbolo di forza e identità.
  • Fetească Albă, delicata e fresca, perfetta espressione della versatilità romena.
  • Tămâioasă Românească, aromatica e seducente, che profuma di miele e fiori d’arancio.

Accanto a queste, i vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon e Chardonnay hanno completato il panorama, dimostrando la capacità della Romania di dialogare con il mondo senza dimenticare le proprie radici.

Un orizzonte da esplorare

La Romania del vino non è più un patrimonio nascosto: è una realtà che chiede di essere esplorata, raccontata e vissuta. Se un tempo si poteva guardare con scetticismo a queste etichette, oggi il bicchiere parla con voce nuova, più sicura, più ambiziosa. Certo, ci sono ancora margini di miglioramento, soprattutto nell’affinamento e nella gestione delle gradazioni alcoliche, ma il percorso intrapreso è chiaro e promettente.

E il merito, in gran parte, è di chi come Marinela Ardelean ha creduto nella forza del racconto e nella necessità di dare visibilità internazionale a un patrimonio troppo a lungo dimenticato. La sua opera, la sua passione e la sua visione stanno contribuendo a riscrivere la mappa del vino europeo, con la Romania protagonista di un nuovo capitolo.

Oggi, nelle terre un tempo chiamate Dacia, il vino non è soltanto una bevanda: è memoria, identità e promessa di futuro. Nei calici romeni risuona la voce di una storia antica, ma al tempo stesso si percepisce l’ambizione di un Paese che vuole ritagliarsi il proprio spazio sulla scena internazionale.

La Romania del vino è questo: un ponte tra radici millenarie e un domani da scrivere, tra autoctono e internazionale, tra tradizione contadina e visione moderna.

Ed è proprio grazie all’impegno di ambasciatrici come Marinela Ardelean, capace di dare volto, parole e respiro a questo patrimonio, che oggi possiamo parlare di una nuova frontiera del vino europeo. Un orizzonte che non guarda soltanto al mercato, ma soprattutto alla cultura, alla bellezza e al valore universale del vino come racconto di un popolo. La Romania non è più una sorpresa da scoprire: è un capitolo che si apre, e che merita di essere letto fino in fondo, calice dopo calice.

Intervista a Gianni Rizzo del Poseidonia Beach Club di Marina di Ascea

Il Capitano Gianni Rizzo: “Il vero lusso oggi è lasciare il mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato”

Dal pescato locale alla certificazione ISO 20121: al Poseidonia Beach Club la sostenibilità diventa un modello di business e un atto d’amore per il Cilento.

Ospitalità, gastronomia e responsabilità. C’è un luogo nel cuore del Cilento dove il mare non è solo scenografia, ma protagonista di un progetto che ha scelto di trasformare la parola “sostenibilità” da semplice slogan a metodo di gestione. È il Poseidonia Beach Club, guidato dal Capitano Gianni Rizzo.
Dalla filiera corta con i pescatori locali all’energia solare, dalla cucina “zero spreco” al servizio pensato come esperienza relazionale, ogni dettaglio è parte di una visione: quella di un lusso autentico, capace di rispettare l’ambiente e valorizzare la comunità locale.
In questa intervista, Gianni Rizzo racconta come il Poseidonia Beach Club stia diventando un modello di ospitalità sostenibile, e perché il futuro del turismo passi dall’equilibrio tra bellezza, etica ed efficienza.

Gianni, partiamo da lei: qual è il suo rapporto personale con il mare?

«Il mare è la mia casa, il mio luogo di lavoro e il patrimonio che sento di dover proteggere. Quando si nasce e si cresce sul mare, si impara presto che ogni scelta, anche la più piccola, ha un impatto. Ed è da questa consapevolezza che nasce il nostro impegno quotidiano per la sostenibilità».

Se le chiedessi di mostrarmi cos’è davvero la sostenibilità al Poseidonia Beach Club, dove mi porterebbe?

«La sostenibilità non è uno slogan né un’etichetta da aggiungere a un menu. Per noi significa responsabilità concreta: ridurre l’impatto ambientale, rispettare i ritmi della natura, valorizzare il territorio e le persone che ci vivono. Ogni nostra decisione, dalla gestione delle risorse energetiche alla scelta dei fornitori, fino al modo in cui serviamo i nostri ospiti, è guidata da questa visione. Ecco, inviterei a passare una giornata qui da noi, per vedere come la sostenibilità non resti un concetto astratto, ma diventi un’esperienza concreta».

Quali sono le azioni sostenibili già in atto al Poseidonia?

«Abbiamo scelto la filiera corta, con accordi diretti con i pescatori locali, che ci garantisce il pescato fresco della piccola pesca costiera. Lavoriamo sulla sostenibilità alimentare, con menu “zero spreco” che raccontano un nuovo modo di cucinare. Siamo plastic free: niente plastica monouso, solo vetro, materiali compostabili e acqua microfiltrata in bottiglie riutilizzabili. Dal 2012 investiamo in fotovoltaico ed efficienza energetica. Infine, facciamo cultura e sensibilizzazione, con eventi come “Pizza Zero Spreco” o le serate green, coinvolgendo brand e professionisti come il nostro maestro pizzaiolo Cosimo Maiale».

State lavorando anche alla certificazione ISO 20121. Cosa significa per voi?

«Significa dare metodo e misurabilità al nostro impegno. Non parliamo di episodi isolati, ma di un progetto strutturato. Essere tra i primi beach club in Italia a ottenere questo riconoscimento vuol dire trasformare la sostenibilità in dati, processi e impegni verificabili. Non solo promesse».

Quanto conta il legame con il territorio?

«Ogni passo che facciamo non è solo per il Poseidonia Beach Club, ma per il Cilento. Ogni scelta, dal pescato locale, al pomodoro dei nostri contadini, dalle confetture fatte in casa fino all’olio e al vino di nostra produzione, ha un impatto diretto sull’economia locale. Quando un turista sceglie noi, porta valore a un’intera comunità: pescatori, produttori agricoli, artigiani, artisti. La sostenibilità diventa così un motore di sviluppo locale».

La gastronomia è anche un linguaggio identitario. Qual è la vostra visione?

«Per noi la gastronomia è un canale potente per comunicare valori ed emozioni. Il vero lusso non è ostentazione, ma cura assoluta delle materie prime e capacità di trasformarle in emozioni. Nei nostri piatti, lusso ed essenzialità si incontrano grazie a prodotti freschissimi cucinati con rispetto dalle mani esperte dello chef Costantino Buono, che esalta le eccellenze locali con sapienza e creatività. Questo è il lusso autentico del Cilento: genuinità, identità e rispetto per l’ambiente».

E per quanto riguarda il servizio e l’ospitalità?

«Abbiamo fatto nostra la filosofia di Will Guidara in “Un servizio pazzesco”: l’ospitalità non è un gesto accessorio, è l’essenza del nostro lavoro. Ricordare il vino preferito di un cliente, offrire un piatto fuori menù a un bambino, regalare un tramonto speciale: sono i dettagli che creano ricordi indelebili. La sostenibilità non è solo ambientale, è anche relazionale: creare legami autentici, emozioni che restano. Questo è il nostro modo di dare “un servizio pazzesco”: mettere l’anima in ogni gesto, perché ciò che resta non è solo il gusto, ma il ricordo di come abbiamo fatti sentire i nostri ospiti».

Guardando al futuro: che ruolo può avere l’intelligenza artificiale nella vostra realtà?

«L’AI non è un fine, ma un mezzo. Può aiutarci a ottimizzare risorse, ridurre sprechi, migliorare la gestione energetica e personalizzare il servizio, sempre nel rispetto della privacy. Può fornire dati misurabili sul nostro impatto. Per noi è un alleato della sostenibilità: libera tempo ed energie per ciò che conta davvero, ovvero accoglienza, relazione, autenticità».

Come si traduce tutto questo in una gestione sostenibile dell’impresa?
«Un ristorante è un ecosistema complesso. Il management sostenibile per noi significa: ridurre sprechi alimentari ed energetici, offrire qualità che educa e sensibilizza, guidare lo staff con valori condivisi e fidelizzare i clienti coinvolgendoli in una comunità. Non puntiamo solo al profitto immediato, ma a un ciclo virtuoso di valore che resiste nel tempo.
Un aspetto per noi fondamentale è anche il coinvolgimento delle nuove generazioni: vogliamo offrire a tanti giovani cilentani, che hanno maturato esperienze di studio e lavoro internazionali, un luogo dove esprimersi e contribuire con la loro competenza alla valorizzazione del territorio. In questo modo, la sostenibilità diventa anche opportunità di crescita umana e professionale, e il Poseidonia Beach Club si trasforma in una piattaforma che restituisce valore al Cilento attraverso le persone che lo abitano».

Abbiamo parlato di sostenibilità, gastronomia, ospitalità e innovazione. La domanda che resta è: che cosa lasciamo dietro di noi? «Noi vogliamo lasciare meno plastica nel mare, più valore ai pescatori e ai produttori locali, più cultura del rispetto e aziendale. La sostenibilità non è moda né marketing, ma responsabilità e coraggio. Per questo crediamo che il vero lusso non sia possedere di più, ma impattare di meno. Ed è il cammino che continueremo a percorrere, con dignità e passione perché qui al Poseidonia Beach Club, ogni piatto racconta una storia, ogni gesto crea un legame. Qui il vero lusso è far parte di qualcosa che lascia il mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato. Il futuro non ci chiede di brillare, ma di restare. Con rispetto, con coraggio, con anima».

Anteprima Cocco Wine 2025: alla scoperta dei vini del Monferrato con la cantina Poggio Ridente

Durante l’Anteprima di Cocco Wine 2025 promossa dall’Associazione Go Wine, un gruppo di giornalisti del settore ha incontrato Luigi Dezzani, portavoce del Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato.

La cantina bio Poggio Ridente ha accolto la stampa di settore per parlare del territorio di Cocconato d’Asti, che conosciuto in passato un periodo di abbandono della viticoltura, ma che appartiene a pieno titolo alla storia piemontese. Già dal Seicento le colline che da Superga arrivano fino ad Albugnano e a Casale Monferrato erano coperte di vigneti, con notizie documentate di coltivazione organizzata. Poi il richiamo delle città e dell’industria aveva svuotato i campi, lasciando molte vigne incolte.

Venticinque anni fa, con la nascita di Cocco Wine, la zona ha però ritrovato nuova linfa: giovani viticoltori sono tornati a investire, recuperando i filari dei nonni o aprendo nuove aziende. Così Cocconato e i paesi vicini hanno riscoperto la propria identità agricola e oggi si presentano come un territorio dinamico, capace di unire vino, ristorazione e accoglienza: sette ristoranti per appena 1500 abitanti e un’offerta turistica sempre più strutturata.

Dezzani ha ricordato anche il ruolo dei vitigni storici. Se il Nebbiolo, due secoli fa, aveva trovato spazio tra Albugnano e Torino prima di spostarsi verso le Langhe, Cocconato ha custodito altre uve identitarie: Grignolino, Freisa e Bonarda piemontese, già presenti prima della Barbera. Proprio su questi vitigni alcune aziende della nuova generazione hanno investito in ricerca e cloni, restituendo loro dignità e prospettive.

Il Consorzio “Cocconato- Riviera del Monferrato e dintorni” raccoglie oggi cinque cantine, produttori locali di salumi, produttori di miele, nocciole e formaggi, la distilleria  Bosso e luoghi di ospitalità, fino ad arrivare all’ingresso di realtà nuove come la gelateria di Alberto Marchetti, segno di un territorio che si muove compatto per rafforzare la propria proposta enoturistica e rilanciare un’eredità vitivinicola antica ma ancora tutta da raccontare.

L’azienda Poggio Ridente è nata nel 1998 per iniziativa di Cecilia Zucca, con il sostegno del marito Luigi  e delle figlie Maria Sole ed Eleonora e del figlio Romolo. I loro tredici ettari, di cui otto vitati, raccontano la sfida di una viticoltura non semplice, su pendii ripidi che già allora avevano il sapore dell’eroico.

Le prime vigne furono dedicate alla Barbera, il vitigno che più identifica queste colline. Poco dopo arrivò l’Albarossa: Poggio Ridente fu tra i pionieri, piantandola nel 2004, appena terminata la lunga fase di sperimentazione condotta dall’Università di Torino. Questo incrocio tra Barbera e Nebbiolo di montagna, ideato già nel 1938 da Giovanni Dalmasso ma reso disponibile ai viticoltori solo dagli anni Duemila, ha trovato qui un habitat ideale. Per la famiglia Zucca rappresenta una parte importante della produzione, tanto da renderli tra i primi produttori storici di questa varietà in Piemonte.

Nel 2010 è arrivata la sfida dei bianchi, con un approccio innovativo: Poggio Ridente ha infatti scelto di sperimentare i vitigni internazionali: Riesling, Sauvignon blanc , Pinot Nero e soprattutto Viognier, piantato quando ancora non era ufficialmente autorizzato in Piemonte. Dal 2013, con l’ingresso nella Doc Piemonte, anche questo bianco aromatico ha trovato riconoscimento formale, aprendo nuove prospettive. Inoltre una grande passione per il Ruchè, amato anche dal nonno di Luigi Dezzani, che trova la sua migliore allocazione nei 7 comuni che sono menzionati nell’ultima Doc nata In Piemonte, quella del Ruchè di Castagnole Monferrato.

I terreni sono ricchi di marne e arenaria ed è facile rinvenire in vigna conchiglie fossili dato che anticamente vi era il mare: inoltre è importante la componente gessosa, che dona una particolare nota ai vini, essendo posizionati sulla falda che attraversa l’Italia.

In degustazione si è apprezzato il Pet Nat Matto – Come tu mi vuoi – che riporta sull’etichetta la possibilità di personalizzare l’esperienza gustativa, girando la bottiglia.

Le uve Nebbiolo provengono dalla regione Pinella in Cocconato d’Asti e vengono vinificate in rosato; una parte del mosto viene poi conservata e aggiunta nel mese di Marzo al vino per creare la naturale frizzantezza. Il vino viene chiuso con il tappo a corona. Colore rosso ciliegia intenso, profumi succosi di piccoli frutti rossi e crosta di pane. Un vino spensierato, di grande piacevolezza e bevibilità, che si abbina bene a una merenda con salumi del luogo.

La storia di Poggio Ridente è così il simbolo di un territorio che non rinnega la tradizione, ma sa guardare avanti, intrecciando Barbera e Grignolino con vitigni più recenti e interpretazioni coraggiose, capaci di arricchire il panorama enologico del Monferrato contemporaneo.

Ottati celebra il fico bianco del Cilento: terza edizione di “Ficus in Tabula”

Ottati, piccolo borgo nel cuore del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si prepara ad accogliere la terza edizione di “Ficus in Tabula”, la rassegna gastronomica che mette al centro il fico bianco dottato del Cilento. Un frutto antico, amato in tutto il mondo, che diventa per due giorni il filo conduttore di un programma capace di unire cultura, gusto ed economia territoriale.

L’apertura della kermesse sarà affidata a Rossella Pisaturo e vedrà la partecipazione di Andrea Volpe, consigliere regionale della Campania che ha sostenuto l’evento attraverso un emendamento alla legge di bilancio, insieme a voci del settore come Andrea Giuliano della Tenuta Principe Mazzacane, Manlio De Feo, presidente del Consorzio di tutela del fico bianco del Cilento, e altri protagonisti del comparto. Un momento inaugurale che darà vita al talk “Esperienze, conoscenze e orizzonti del fico dottato”, occasione di confronto e approfondimento sul futuro di questa eccellenza cilentana.

«Con Ficus in Tabula – sottolinea il sindaco Elio Guadagno – vogliamo dare voce a un prodotto identitario che non è solo tradizione gastronomica, ma anche risorsa di sviluppo. Il Comune ha investito 1,67 milioni di euro sulla filiera del fico dottato, piantumando 5.000 nuove piante in un terreno comunale e avviando la ristrutturazione di un immobile per trasformarlo in laboratorio di lavorazione. È un progetto che vede la politica assumere un ruolo imprenditoriale, con l’obiettivo di recuperare identità, generare occupazione ed economia e restituire futuro a una comunità dell’area interna».

Il programma

Sabato 20 settembre 2025

  • Apertura nel convento di Ottati con la svelatio di un’opera in ceramica a forma di fico, realizzata nella scorsa edizione e completata quest’anno nel forno ceramico del borgo.
  • Aperificus (18:30 – 19:30): calice di vino e finger food a tema fico.
  • Passeggiata gastronomica serale con piatti e specialità locali.
  • In degustazione: antipasto a cura delle massaie del Ficus in Tabula, pizza in padellino di Angelo Rumolo (Le Grotticelle, 37ª pizzeria migliore al mondo per 50 Top Pizza 2025), primo piatto a cura dell’Istituto Alberghiero “Parmenide” di Roccadaspide, secondo piatto alla brace curato da Il Covo della Bistecca, selezione vini e liquoreria ai fichi del Palazzo De Philippis a cura del sommelier Daniele Croce.

Domenica 21 settembre 2025

  • Ore 9:00: esperienza nel Ficheto dell’Azienda Agricola Syké di Passannante Carmen, con colazione contadina nella natura.
  • Laboratorio di panificazione a cura di Francesco Petrone (La Spiga del Cervati), con pane al fico e degustazione dei suoi prodotti (ore 12).
  • Aperificus (11:30 – 12:30 e 18:30 – 19:30).
  • Pastry show della maestra pasticciera Rosetta Lembo (Pasticceria La Ruota), vincitrice del premio Top Italian Food 2024 e 2025 di Gambero Rosso.
  • Pastry show del Maestro gelataio Raffaele Del Verme (Gelateria Di Matteo, Torchiara), miglior gelato d’Italia per 50 Top Italy e 3 coni Gambero Rosso (ore 17:00).
  • Masterclass alla scoperta del fico dottato a cura della rinomata azienda Santomiele, moderata da Barbara Guerra (co-curatrice di 50 Top Pizza) (ore 18:00).
  • Show cooking dello chef Alessandro Feo, con un piatto omaggio ai tre territori: i fichi di Ottati, le patate di Castelcivita e il vino di Castel San Lorenzo.
  • Dalle 19:00 Passeggiata gastronomica serale con antipasto delle massaie, pizza in pala di Vito Chiumiento (Mo Veng), primo piatto a cura dell’Istituto Alberghiero “Parmenide” di Roccadaspide, secondo piatto alla brace de Il Covo della Bistecca, dolci al fico e gelato di Gelati Matteo con ricotta di bufala, foglie di fico e miele di spiaggia.

Talk e approfondimenti

Durante la due giorni sono previsti talk tematici con esperti, giornalisti, produttori e operatori della ristorazione, a cura di Yuri Buono, esperto di gastronomia e territorio. Un’occasione di confronto che arricchisce la rassegna con spunti di riflessione sul presente e sul futuro delle produzioni locali.

Una festa per il territorio

“Ficus in Tabula” è una rassegna gastronomica che ogni sera si trasforma in una passeggiata del gusto tra le prelibatezze locali, pensata per valorizzare i prodotti, raccontare storie e generare nuove economie. Anche l’arte avrà uno spazio con il laboratorio di ceramica Creta, che realizzerà opere d’arte utilizzando il laboratorio comunale, ed Emily Artist Colangelo, che dipingerà live durante la due giorni.

L’evento è organizzato dal Comune di Ottati, con il supporto della Polisportiva Ottati, della Pro Loco di Ottati e della Comunità di Ottati, e realizzato con il sostegno di BCC Aquara e Planet Beverage e con il supporto operativo di Federica Giuliano, Francesco Di Piano e Daniele Croce.