La pasticceria in Campania è in forma strepitosa

Si parla spesso e a sproposito della lotta agli zuccheri in difesa della salute, ma c’è un comparto in Campania che vive metaforicamente un momento di forma strepitosa: quello dei maestri pasticceri.

Se n’è parlato a Casertavecchia, tra la curiosità del pubblico, durante l’evento “aperitivo di gusto sulla pasticceria italiana” moderato dalle giornaliste Antonella D’Avanzo ed Emanuela Sorrentino. Quattro racconti profondamente diversi tra di loro, che rappresentano vite di scelte e sacrifici in laboratorio, nel seguire le orme dei genitori o scegliendo la professione solo grazie al talento scoperto per caso in gioventù.

L’evento è stato introdotto da Luigi Ferraiuolo nell’ambito del percorso letterario denominato Un Borgo di Libri ed ha visto la partecipazione di Nicola Goglia “Emilio il Pasticcere” a Casal di Principe, Alessandro Mango “Lombardi Pasticcieri dal 1948” a Maddaloni, Biagio Martinelli “Pasticceria Biagio Martinelli” ad Aversa e Marco Cesare Merola “Pasticceria Contemporanea” a Caserta.

Nella speranza di vedere a dicembre la cucina italiana patrimonio immateriale dell’Unesco per biodiversità e sostenibilità, il comparto di torte, dolci iconici, cioccolata, dessert al piatto, lievitati e piccole coccole da vetrina, vive già il suo riconoscimento più importante, quello del mercato. Ben 10 i miliardi del fatturato annuo complessivo – compreso l’indotto – e l’inversione della gerarchia delle eccellenze con il Sud Italia, in particolare Campania e Sicilia, a farla da padrone. Mentre il dolce italiano più conosciuto al mondo resta il tiramisù, pastiera, cannoli e altre delizie sono le preferenze dei consumatori italiani.

Nicola Goglia ha persino registrato il marchio Roccobabà. A Casal di Principe, terra di riscatto, il padre aveva aperto piccolo laboratorio da 40 metri quadri. Oggi se ne contano 700 e tanti posti di lavoro nel Rione San Donato, mai abbandonato. Il vassoio della domenica è tornato in auge: babà e sfogliatelle ricce non possono mancare insieme alla classica zuppetta. Forme antiche di street food per le signore bene della borghesia napoletana, divenute col tempo una tradizione culturale del popolo. Il sacrificio e la gavetta degli inizi e la difficoltà attuale a trovare manodopera qualificata e volenterosa lasciano un immagine in chiaroscuro dove non è semplice fare impresa. E poi ci sono le esigenze alimentari di una visione contemporanea dove tutto sembra nuocere alla salute, in particolare zuccheri a grassi. «Lo zucchero era un conservante naturale, ecco perché se ne abusava in passato – spiega Goglia – Prima si mangiavano dolci una o due volte alla settimana, adesso bisogna preservare l’equilibrio calorico più volte al giorno. Quindi ridurre anche le pezzature, contenendo però i costi».

Alessandro Mango è un “genero d’arte”. Il suocero è il aestro pasticciere Aniello Di Caprio della Scuola Dolce e Salato di Maddaloni, vera eccellenza in Italia, nonché titolare di Lombardi Pasticceri dal 1948. Alessandro è un appassionato dei lievitati, nella cura con amore di un ceppo di lievito madre di oltre 40 anni, rigenerato di continuo. Starter uva sultanina, mele, yogurt. «Bisogna distinguersi nella lavorazione delle materie prime. Ad esempio, dare personalità alla frutta presente nel panettone con una canditura artigianale. Non ci siamo tirati indietro neppure con la pizza in pasticceria, format innovativo del 2023 che quest’anno ha visto il riconoscimento deiTre Spicchi della Guida Pizzerie Gambero Rosso» racconta un’entusiasta Mango.

Biagio Martinelli invece tiene a precisare le sue origini non da aversane, accolto però come un figlio dalla popolazione. Da ragazzo ha scelto la sua strada staccandosi dall’azienda di famiglia. Oggi presenta la polacca in più versioni, anche nel rispetto della ricetta originale della monaca di Aversa. Il primo locale nel 2017 e la polacca con variazione alla melannurca; nel 2019 la rustica con crema pasticcera salata e brioche salata con salame di suino casertano nero e provolone del Monaco. Immancabile la classica con amarena all’interno: «Nel 2024 nasce nasce il mio secondo progetto “Martinelli Cafè” per proporre dolce e salato alla clientela ed offrire formazione il cliente dal caffè alle preparazioni dolciarie», come accennato nell’articolo Biagio Martinelli, una vita tra il dolce e il salato.

Marco Cesare Merola vola prima negli Stati Uniti, laureandosi in lingue straniere prima di tornare a casa con il ruolo di executive chef in una struttura di prestigio. Pasticceria Contemporanea rappresenta il suo spazio libero al centro di caserta, dove coniugare il confort della tradizione con un piede nel futuro per creare la giusta experience. «Fare avanguardia oggi costa tantissimo. Ad esempio nel giocare sull’idea di una pizza scomposta come nella Miscake in collaborazione con il pizzaiolo Ciccio Vitiello. Una crostatina al limone. con pomodoro del Piennolo confit, fragole e agrumi. Ormai si sta spingendo sempre più verso gli estremi del palato e la percezione concreta del dolce sta diminuendo. L’esaltazione dell’amaro, dell’acido e salato sono una realtà» conclude Merola mentre i presenti non aspettano altro che assaggiare le proposte.

Milano apre il mese della prevenzione oncologica con il convegno organizzato da Varvello 1888, la farina che fa bene

Si è svolto a Milano, presso il Talent Garden di via Arcivescovo Calabiana, il convegno “Nutrizione e Prevenzione. Quanto pesa la farina?”, promosso da Varvello 1888.

L’evento ha segnato l’avvio ufficiale del mese dedicato alla prevenzione oncologica, mettendo in luce il ruolo centrale dell’alimentazione e, in particolare, delle farine a basso indice glicemico nel mantenimento della salute.

Nel corso del convegno, specialisti in ambito medico e scientifico hanno presentato studi, esperienze e considerazioni su come una scelta informata delle farine possa contribuire in modo significativo alla riduzione del rischio di tumori e malattie metaboliche. È stato sottolineato che le farine con basso indice glicemico possono abbattere l’impatto glicemico fino al 50% rispetto alle farine raffinate, rappresentando una valida opzione per seguire uno stile di vita orientato al benessere.

A condurre il dibattito è stata la giornalista Emanuela Sorrentino, che ha guidato un confronto ricco e stimolante tra esperti di primo piano nel campo della salute e della nutrizione. Tra i relatori, Federico Bertuzzi, diabetologo dell’Ospedale Niguarda e Presidente della sezione lombarda della Società Italiana di Diabetologia (SID); Laura Boldrini, oncologa presso lo IEO – Istituto Europeo di Oncologia; Patrizia Gnagnarella, dietista, ricercatrice presso lo IEO e Presidente regionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU); e Clelia Iacoviello, farmacista e consulente specializzata in nutraceutica, che ha illustrato i benefici della Farina e i progetti educativi legati alla corretta alimentazione.

Farina Intera Varvello, racconta Clelia Iacoviello, è una farina bianca di nuova concezione, apprezzata per il suo gusto gradevole e per le eccezionali qualità nutrizionali. Grazie alla presenza di fibra solubile contribuisce a ridurre la risposta glicemica fino al 50% rispetto alle farine tradizionalmente raffinate. Attraverso un processo brevettato, è possibile estrarre e reinserire la componente solubile della fibra, nota come arabinoxilani. Questa innovativa tecnologia conferisce al prodotto proprietà distintive: è facilmente assimilabile, aiuta a prolungare il senso di sazietà e svolge un’azione prebiotica che favorisce l’equilibrio del microbiota intestinale.

Nata da una passione tramandata in famiglia, questa farina è stata creata con l’intento di riportare sulla tavola pane e pasta genuini e salutari.

Per far conoscere i benefici di Farina Intera Varvello 1888, sono stati organizzati laboratori nelle scuole, dove i bambini hanno potuto assaggiare prodotti preparati con questa farina innovativa, apprezzandone gusto, leggerezza e digeribilità. L’iniziativa ha avuto anche un forte impatto educativo: attraverso semplici esperimenti, come il confronto tra il contenuto di zucchero nelle bevande, i bambini hanno sviluppato maggiore consapevolezza alimentare.

Il progetto ha coinvolto anche chef italiani, impegnati a reinterpretare ricette tradizionali in chiave salutare. L’obiettivo è promuovere un’alimentazione più equilibrata, partendo dai più giovani, dimostrando che mangiare sano può essere anche piacevole e soddisfacente.

Il diabetologo Federico Bertuzzi sottolinea come il diabete sia una malattia in crescita costante, con oltre 500.000 casi in Lombardia e circa 4 milioni in tutta Italia: è fondamentale sensibilizzare cittadini e istituzioni, il diabete può essere prevenuto con stili di vita sani, ma serve maggiore consapevolezza.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di una vera e propria pandemia: negli ultimi 20 anni i casi sono aumentati del 60% a livello globale. In Italia, si stima che oltre un milione di persone siano diabetiche senza saperlo, rendendo cruciale la diagnosi precoce.

Tra i principali fattori di rischio ci sono obesità e sovrappeso, condizioni che colpiscono già i più piccoli. I dati dell’ISS mostrano che il 28,8% dei bambini italiani tra 8 e 9 anni è in eccesso di peso, con punte più alte nel Sud Italia. Il consumo di cibi ultra-processati e bevande zuccherate, anche solo una lattina al giorno, può aumentare del 25% il rischio di sviluppare la malattia.

I costi per il sistema sanitario italiano superano i 29 miliardi di euro l’anno.

La prevenzione passa da una dieta equilibrata, attività fisica regolare (almeno 150 minuti a settimana) e educazione alimentare. Camminare 10.000 passi al giorno, ad esempio, riduce significativamente il rischio di malattie croniche.

L’intervento della dottoressa Laura Boldrini, riguarda le patologie oncologiche che oggi rappresentano una delle principali emergenze sanitarie mondiali, con forti ripercussioni economiche e sociali. Secondo i dati del Global Cancer Observatory del 2022, sono stati diagnosticati circa 20 milioni di nuovi casi e registrati 9,7 milioni di decessi legati al cancro.

Tra i fattori di rischio non modificabili ci sono: Predisposizione genetica; Età; Genere; Storia clinica personale. Questi elementi rendono la prevenzione e la diagnosi precoce strumenti fondamentali nella lotta contro il cancro.

Oltre ai fattori genetici e biologici, esistono comportamenti e abitudini modificabili che incidono sul rischio di sviluppare tumori. Intervenire su questi aspetti è possibile, attraverso campagne di sensibilizzazione e politiche educative. Tra i principali fattori di rischio evitabili troviamo: fumo; alcol, alimentazione scorretta e stili di vita sedentari.

Anche la qualità della cottura degli alimenti gioca un ruolo importante: griglia e frittura possono generare sostanze cancerogene. Meglio preferire cotture più delicate, come vapore o umido.

Secondo l’OMS, tra le sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo rientra anche la carne lavorata e processata. Il rischio dipende da quantità, frequenza e modalità di consumo.

La prevenzione secondaria riguarda chi ha già affrontato un tumore e punta a ridurre il rischio di recidive. Studi recenti mostrano che peso corporeo e stile di vita influenzano l’efficacia delle terapie post-operatorie.

L’aggiornamento 2025 della piramide alimentare mediterranea rafforza il ruolo centrale degli alimenti vegetali. Alla base troviamo olio d’oliva, frutta, verdura, cereali integrali e legumi, veri pilastri di un’alimentazione sana.

Tra le novità: Latte e yogurt freschi consigliati quotidianamente; formaggi freschi e stagionati distinti per frequenza di consumo; carne rossa e lavorata spostata al vertice della piramide, da consumare solo occasionalmente; alcol escluso, per l’assenza di benefici riconosciuti.

Il messaggio chiave è chiaro: privilegiare ingredienti di origine vegetale, combinare cereali e legumi, e scegliere metodi di cottura salutari per mantenere una dieta equilibrata e preventiva.

Patrizia Gnagnarella, dietista, riprende il discorso sul diabete, una patologia in costante che, oltre a compromettere la qualità della vita, è tra le principali cause di malattie cardiovascolari, poiché l’iperglicemia danneggia i vasi sanguigni.

I fattori di rischio sono sia non modificabili (genetica, età, sesso) sia comportamentali, come sedentarietà, dieta sbilanciata, fumo e alcol. Negli ultimi decenni, lo stile di vita è cambiato: ci muoviamo meno e mangiamo peggio, con forti differenze regionali. Al Sud si registrano più casi di sovrappeso, mentre al Nord si consuma più alcol.

Un concetto chiave è l’indice glicemico (IG), che misura l’impatto dei carboidrati sulla glicemia. Alimenti come legumi e cereali integrali hanno un IG basso, mentre pane bianco e patate lo hanno alto. Anche il carico glicemico (CG), che considera le quantità consumate, è utile per valutare l’effetto reale sulla salute.

Studi internazionali dimostrano che una dieta ad alto IG aumenta il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e tumori. Per questo è importante preferire alimenti vegetali, ricchi di fibre e antiossidanti, e limitare quelli ultra processati, come carni lavorate, dolci e bevande zuccherate.

Filippo Varvello, CEO di Varvello 1888, racconta il percorso imprenditoriale dietro Farina Intera, un prodotto nato per unire gusto e benessere. In occasione del mese della prevenzione, l’azienda devolve 5 centesimi per ogni kg venduto alla Fondazione Umberto Veronesi, sostenendo la ricerca oncologica.

Farina Intera è frutto, come abbiamo già visto, di un processo naturale, basato su enzimi vegetali, che conserva la fibra solubile del grano, riducendo l’indice glicemico e migliorando la digeribilità. Il prodotto è pensato per essere versatile e sano, adatto a tutti, anche in presenza di terapie farmacologiche.

La sfida principale è comunicare il valore di un prodotto che, pur simile nell’aspetto a una farina comune, ha caratteristiche nutrizionali superiori. Per questo l’azienda ha scelto di collaborare con artigiani del settore e di investire in formazione e vendita diretta, creando una rete di agenti preparati.

Prepariamoci a gustare un pane più leggero, una pizza più gustosa, e una pasticceria più soffice. Il convegno si è confermato come un importante momento di confronto tra scienza, nutrizione e industria alimentare, sottolineando l’importanza di una crescente consapevolezza sul valore del cibo come strumento di prevenzione e benessere.

Le Pizzerie Storiche di Napoli: viaggio nell’anima della città

Presentazione il 13 ottobre Chiesa di Sant’Antoniello
Piazza Bellini, ore 11,30

Napoli compie 2500 anni con entusiasmo e gioia. In questo straordinario compleanno undici giornalisti specializzati raccontano 23 pizzerie storiche nelle quali la tradizione si tramanda di generazione in generazione da decenni, a volte da oltre due secoli.

Un patrimonio culturale gastronomico che nessuna città al mondo può vantare, la testimonianza vivente del percorso fatto dalla pizza dalle viscere dei quartieri più poveri, sino allo straordinario successo mondiale attuale, grazie anche a nuovi protagonisti che entrano di diritto in questo libro. Un volume prezioso, ricco di tante curiosità, da leggere per entrare nell’anima della metropoli “dei mille colori”, attraverso stili diversi che hanno in comune, la passione.

Un fantastico, irripetibile omaggio a Napoli, dove tutto è cominciato.
“Nasco nella carta e torno alla carta – dichiara il giornalista Luciano Pignataro, curatore del volume – In un momento di sapere fluido ho sentito il bisogno di poter toccare una storia straordinaria. Ho deciso di scrivere un libro corale, a più mani, dando piena libertà di narrazione senza alcun vincolo di spazio per rispondere a tre esigenze”.

La prima è che la pizza appartiene alla comunità napoletana ed è al tempo stesso di nessuno e di tutti. La seconda è che per raccontare un mondo così complesso come Napoli, servono più sensibilità, la terza è dare spazio alle giovani generazioni alle quali è affidato il compito di difendere e tramandare questo patrimonio che è stato spesso aggredito. Per esempio da chi dice che la pizza in Italia è stata portata dagli americani accreditando il pomodoro come prova e ignorando che il pomodoro è in uso nelle cucine napoletane almeno dal ‘700”.

Il volume, sostenuto dal Mulino Caputo, racconta la storia delle pizzerie centenarie e di quelle aperte a cavallo della seconda guerra mondiale ed è edito direttamente da LucianoPignataroWineblog, il sito che racconta l’enogastronomia di Napoli e dell’Italia dal 2004 e che ha il maggiore numero di recensioni di pizzerie visitate nel corso di questi due decenni di attività: oltre 600!

“Abbiamo voluto un solo partner – continua Pignataro – per sottolineare l’aspetto culturale del volume. La scelta non poteva che ricadere sul Mulino di Napoli che rappresenta la pizza nel mondo, da sempre impegnato a sostenere attività culturali a Napoli, come il recente impegno sul Tesoro di San Gennaro dimostra”.

124 pagine.  30,00 euro

GIA’ DISPONIBILE SU AMAZON

La Chiesa di Sant’Antoniello è di proprietà dell’Università Federico II di Napoli che ne ha curato il restauro. Questa sarà, dopo la prima manifestazione aperta al pubblico e vedrà la presenza straordinaria del Magnifico Rettore Matteo Lorito.

IL SOMMARIO DEL LIBRO

Veniamo da lontano e andiamo lontano di Antimo Caputo

La Pizza Napoletana: storia dalle origini ai giorni nostri. di Luciano Pignataro
Pizza Artigianale
La differenza di valore è il pizzaiolo
Il profumo della pizza non è il profumo del pane

Le pizzerie e gli autori


Al 22 di Luciano Pignataro
Antica Pizzeria Da Michele di Maria Emma Di Lorenzo
Antica Pizzeria Brandi dal 1780 di Giulia Cannada Bartoli
Cantina del Gallo di Giulia Cannada Bartoli
Cafasso di Francesca Pace
Capasso di Francesca Pace
Concettina ai Tre Santi di Luciano Pignataro
Ciro Oliva, Il Folletto della Sanità di Guido Barendson
Da Attilio di Emanuela Sorrentino
Da Gennaro a Bagnoli di Leonardo Ciccarelli
Da Pasqualino Antica Pizzeria di Giulia Cannada Bartoli
Da Umberto. di Santa Di Salvo
La Pizza, un morso di salute e allegria di Francesca Marino

De Figliole di Antonella Amodio
Gorizia 1916 di Fosca Tortorelli
Imperatore 1906 di Antonella Amodio
La Masardona di Luciano Pignataro
La Pizza da Gennaro di Luciano Pignataro
Lombardi 1892 di Mariangela Barberisi
Mattozzi di Emanuela Sorrentino
Pellone di Francesca Pace
Port’Alba di Antonella Amodio
Starita di Leonardo Ciccarelli
Trianon di Leonardo Ciccarelli

La pizza Napoletana fra passato e presente

Il matrimonio perfetto: la pizza e i social network con Enrico Porzio Vincenzo Capuano

Enzo Coccia di Luciano Pignataro

Il ricordo su Papero Giallo di Maurizio Cortese

Gino Sorbillo di Laura Guerra
Carmnella di Fosca Tortorelli
Diego Vitagliano, il destino del numero 10 di Luciano Pignataro
La pizza al Cinema e in tv di Santa Di Salvo
Lo sputo che divenne pizza di Alex Giordano

Napoli in Rosso Amarone

Il 14 ottobre a Napoli, Palazzo Petrucci, dalle ore 17 alle 23 banchi d’assaggio e Masterclass dedicati alla conoscenza della Valpolicella.

Per la prima volta, i migliori vini interpreti del Vigneto della Valpolicella incontrano il fascino senza tempo della città partenopea. In programma degustazioni e masterclass per scoprire la denominazione top del Made in Veneto.

Sarà Palazzo Petrucci (Via Posillipo 16/C – Napoli) ad ospitare Napoli in Rosso Amarone, l’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella nell’ambito del programma “Quality Heritage of Europe”. Il cuore della città di Napoli accoglie i grandi vini della Valpolicella, offrendo ad operatori e appassionati un’esperienza sensoriale unica.

Si parte alle 17.00 (fino alle 23.00) con l’apertura dei banchi mescita, un’occasione per degustare – alla presenza dei produttori – non solo l’Amarone ma anche gli altri vini della Valpolicella. Ad arricchire e stupire il palato, il corner dedicato al Parmigiano Reggiano DOP, partner ufficiale dell’evento.

Alle 20.00 l’evento entra nel vivo con la masterclass “Dal Valpolicella all’Amarone: una scalata mozzafiato”. Un percorso di degustazione esclusivo, curato da AIS (Associazione Italiana Sommelier) e arricchito dai contributi diretti dei produttori della Valpolicella (ingresso fino ad esaurimento posti e su registrazione).

Napoli in Rosso Amarone è un evento gratuito e aperto al pubblico previa registrazione sulla piattaforma Eventbrite al seguente link https://www.eventbrite.it/e/napoli-in-rosso-amarone-tickets-1702992820369?aff=ebdsshwebmobile&utm-source=wsa&utm-term=listing&utm-campaign=social&utm-medium=discovery&utm-content=attendeeshare

“Quality Heritage of Europe” (Reg. UE n. 1144/2014) è promosso dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella e dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano. Cofinanziato dall’Unione Europea, il piano ha una durata triennale e contempla la realizzazione di attività specifiche in Italia e di partecipazioni fieristiche in Francia e Germania per aumentare la consapevolezza dei consumatori europei sui benefici dei prodotti agroalimentari di qualità, in particolare quelli a marchio Dop e Igp.

Ps: Nei momenti di massima affluenza per gestire al meglio i flussi in ingresso verrà limitato momentaneamente l’accesso e si potrà usufruire nell’attesa della terrazza di Palazzo Petrucci situata al livello strada.

Masterclass a cura di Alberto Brunelli, enologo Consorzio Vini Valpolicella e Tommaso Luongo, presidente AIS Campania

CAMERANI – ADALIA – Valpolicella DOC Camerani Adalia “Laute” 2024

ROCCOLO CALLISTO – Valpolicella DOC Superiore 2022

SEITERRE VITICOLTORI DAL 1877 – Valpolicella Ripasso DOC “Origini” 2022

DOMÌNI VENETI – Valpolicella Ripasso DOC Classico Superiore “La Casetta” 2020

ZENI 1870 – Amarone della Valpolicella DOCG Classico “VigneAlte” 2019

ZÝMĒ DI CELESTINO GASPARI – Amarone della Valpolicella DOCG “Am” 2019

PASQUA VIGNETI E CANTINE – Amarone della Valpolicella DOCG “Mai Dire Mai” 2015

SECONDO MARCO – Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva “Fumetto” 2008

Èno Florence Wine Excellence

Negli ampi spazi dei padiglioni della Fortezza da Basso di Firenze si è svolta la prima edizione di èno Florence Wine Excellence. Ubicazione ideale per coloro che arrivano in treno o in autobus, a pochi passi dall’autostazione e dalla stazione ferroviaria di Firenze Santa Maria Novella. Un evento ideato e organizzato dalla sinergia tra alcuni importanti imprenditori fiorentini del settore wine & food: Betawine, Tagliafraschi e Associati, Vintage 04, Doppia G Selezione e Andrea Vannini Rappresentanze.

La domenica è stata pensata per appassionati, stampa e winelovers ed il lunedì per operatori e stampa. Un ricco parterre composto da oltre 230 aziende e circa 900 etichette in degustazione. Etichette provenienti da ogni regione italiana ed un buon numero di champagne.

In programma interessanti masterclass condotte da esperti del settore quali Armando Castagno, Leonardo Romanelli, Andrea Gori, Francesco Saverio Russo e Bernardo Conticelli. La passerella tra gli espositori è stata una piacevole esperienza immersiva, trovando alta disponibilità nel raccontare i loro straordinari territori e le loro eccellenze enoiche.

Ecco alcuni assaggi

Riesling  Praepositus 2022 Abbazia di Novacella – Giallo dorato, con sentori di fiori di camomilla, mela verde, pompelmo, albicocca e frutta tropicale, sorso rinfrescante, avvolgente e persistente.

Vintage Tunina 2022 Jermann – Paglierino tendente al dorato, i sentori sono quelli di zagara, fiori di campo, pesca, frutta tropicale e zafferano, ingresso in bocca vibrante, pieno ed appagante.

Trebbiano Riserva Marina Cvetic 2023 Masciarelli – Bel giallo dorato, emana sentori di frutta esotica, mandorla, miele e caramello, vibrante, rotondo e coerente.

Fiano di Avellino Exultet 2024 Quintodecimo – Paglierino brillante, sprigiona note di fiori bianchi, pesca gialla, nocciola e salvia, attacco fresco e saporito, lungo e duraturo.

Montecucco Rosso Riserva Il Viandante 2019 Tenuta L’Impostino – Rubino trasparente, rivela sentori di violetta, ribes, mora, polvere di caffè e spezie, il sorso è avvolgente, coerente e persistente.

Brunello di Montalcino Poggio al Granchio 2020 Val di Suga – Rosso granato, al naso rimanda note di fragolina di bosco, amarena, ribes nero, mora, lavanda, melagrana e cannella, al gusto è vellutato, saporito e persistente.

Brunello di Montalcino 2020 Le Potazzine –  Rosso rubino con sfumature granato, al naso arrivano sentori di rabarbaro, frutti di bosco, prugna e tabacco, sorso generoso, vellutato e persistente.

Nizza Cipressi 2022 Michele Chiarlo – Rosso rubino con riflessi che virano sul purpureo, sviluppa sentori di frutti di bosco maturi, violacciocca, tabacco, note boisé, speziate e balsamiche, al gusto è dinamico, pieno, appagante e duraturo.

Barolo Bussia 2021 Ceretto – Rubino tendente al granato, rivela note di viola, prugna, mirtillo, sottobosco e arancia, sorso setoso, suadente, armonioso e incredibilmente lungo.

Mimuèt Pinot Noir 2023 Alois Lageder – Granato trasparente, aromi di frutti di bosco, ciliegia, pepe e cannella, al gusto è vellutato, leggiadro, corrispondente e persistente.

Pinot Nero Riserva Burgum Novum 2021 Castelfeder – Rubino,tendente al granato, al naso un esplosione di profumi, in primis lamponi, more, fragoline di bosco, ribes e note di cacao, al gusto ti colpisce per la sua avvolgenza e la sua lunga persistenza.

Verduzzo Friulano Passito 2023 Tunella – Dorato brillante, emergono note frutta matura, come, melone, albicocca, pera, infine, miele e mandorla, sorso amabile, fresco e lungo.

Colli Euganei Fior d’Arancio Passito 2021 Cà Lustra Zanovello – Giallo dorato, raffinate note di datteri, albicocca, scorza di’ agrumi canditi e miele, dolce, avvolgente, generoso e lungo.

Marsala Semisecco 2017 Florio – Ambrato intenso, presenta note olfattive di frutta secca, torrone, datteri, vaniglia e amaretto, in bocca scivola vellutato, ricco, caldo e interminabile.

Vernaccia di Oristano Antico Gregori 1991 Contini – Topazio, tendente all’ambrato, vino molto complesso, si percepiscono sentori di nocciole, miele, mallo di noce, crema pasticcera, zafferano, arachide e fichi, al palato è morbido, dinamico, sapido, equilibrato, armonico e inesauribile.

Nutrizione e solidarietà, il 7 ottobre a Milano Farine Varvello inaugura il mese della prevenzione con Fondazione Veronesi

Acquistando Farine Varvello si contribuirà alla raccolta fondi a sostegno della ricerca sui tumori femminili

Quest’anno il mese dedicato alla prevenzione avrà un sapore ancora più speciale. Farina Intera Varvello sceglie di scendere in campo al fianco della Fondazione Umberto Veronesi con un’iniziativa che unisce gusto, salute e solidarietà, trasformando la quotidianità della tavola in un gesto concreto di sostegno alla ricerca scientifica.

Dal 10 ottobre al 14 novembre 2025, per ogni chilo di Farina Intera Varvello acquistato dai punti vendita aderenti (panetterie, pizzerie e pasticcerie selezionate) e sull’e-commerce del sito di Farine Varvello, Varvello devolverà 0,05 centesimi di euro a Fondazione Umberto Veronesi a sostegno della ricerca sui tumori femminili.

Un convegno per inaugurare il mese della prevenzione

Ad aprire l’iniziativa sarà il convegno “Nutrizione e Prevenzione. Quanto pesa la farina?”, in programma il 7 ottobre alle ore 9.30 a Milano, presso il Talent Garden di Via Arcivescovo Calabiana 6, a moderare sarà la giornalista Emanuela Sorrentino.

Un momento di confronto che metterà al centro il ruolo dell’alimentazione e delle farine a basso indice glicemico nella prevenzione oncologica e metabolica.

La tavola rotonda vedrà la partecipazione, oltre che di Filippo Varvello, CEO di Farine Varvello, di esperti come Federico Bertuzzi, Diabetologo presso l’Ospedale Niguarda e Presidente regionale della Società Italiana Diabetologi; Laura Boldrini, medico oncologo presso lo IEO – Istituto Europeo di Oncologia; Patrizia Gnagnarella, dietista, presidente regionale SINU Lombardia e ricercatrice presso IEO; Clelia Iacoviello, nutrizionista.

Il gusto che fa bene due volte

“Crediamo che la prevenzione inizi ogni giorno dalla tavola, con le nostre scelte alimentari quotidiane. Con Farina Intera Varvello vogliamo offrire un prodotto che unisce tradizione, gusto e benessere, e allo stesso tempo dare un contributo concreto alla ricerca scientifica”, commenta Filippo Varvello, CEO di Farine Varvello & Co. Srl. Grazie a questa iniziativa, ogni ricetta preparata con Farina Intera Varvello si trasforma così un gesto che fa bene due volte: a chi la gusta e a chi potrà beneficiare dei progressi della ricerca.
Un progetto che esprime appieno lo spirito della campagna: “Il gusto di fare del bene”.

“Ma quante ne Sannio”? Vinestate a Torrecuso: l’estate più bella che c’è tra vino, musica e gastronomia del territorio

Vinestate a Torrecuso porta da 50 anni con sé la magia di un momento di festa per l’intera Comunità sannita. Non si può dire estate senza un calice di vino al tramonto condiviso con amici e amori, assaggiando un panino tra risate e quattro salti in piazza al ritmo della musica folk.

Tanti i volti incontrati: produttori che trasmettono passione, energia vitale e qualità nelle etichette proposte al pubblico incuriosito dal liquido inebriante simbolo vincente del Made in Italy. Bianco, rosso o rosato non ha importanza; a parlare è il territorio con le sue diverse espressioni di Falanghina, Aglianico e Piedirosso, vitigni cardine in quest’angolo di pace e di rispetto per la tradizione.

“Ma quante ne Sannio” veramente i vigneron del luogo in cui vivono e dei propri gusti? Lo abbiamo chiesto in maniera scherzosa ai 23 espositori in un gioco che ha lasciato qualche istante di sincera commozione. I ricordi d’infanzia, la vendemmia e la pigiatura del mosto fresco con i piedi o le canzoni dell’epoca e i pensieri cari a chi non c’è più e tanto ha insegnato.

Anche il sindaco di Torrecuso Angelino Iannella si è lasciato andare in un amarcord dolce e salato, con lo sguardo fiero puntato dritto al futuro. Con lui i decani del vino come Orazio Rillo e Antonio Mennato hanno rievocato il 1975, quando un’idea di alcuni imprenditori pionieri, stanchi del non godere appieno della celebrazione per il buon raccolto sempre impegnati con i carretti a trasportare in mescita i prodotti, cambiò il destino di molte famiglie.

Con l’aiuto dell’avvocato Coletta, mentore della manifestazione, ecco l’arrivo della prima edizione di ciò che diverrà Vinestate, la più antica kermesse sul vino della regione. Per sbloccare un ricordo serviva dunque una domanda, anzi una serie di domande contenute in un mazzetto da mescolare accuratamente e tirare a sorte.

I presenti ascoltavano e partecipavano poi con curiosità, che hanno alleggerito il clima di grande lavoro celato dietro un simile evento. Massima pure la soddisfazione del vicepresidente del Comitato Giampiero Rillo – cantine Tora – e di Libero Rillo, presidente di Sannio Consorzio Tutela Vini, non sottratti al nostro format “Ma quante ne Sannio”.

Dal 4 al 7 settembre Torrecuso si è illuminata come un faro brillante, tra feste danzanti, gustosa gastronomia locale, musica e attrazioni come la banda del paese, i trampolieri ed i giochi per bambini.

Ma soprattutto si sono riaccese le luci su di un piccolo borgo e i suoi angoli nascosti di rara bellezza, che si aprono a squarci panoramici sulle colline circostanti, ricordando che l’Italia è fatta anche di passato, tra storia, usanze e naturalmente uva e vino.

Tutte le nostre interviste puoi trovarle nella playlist YouTube.

Il MaxiMall Pompeii ospita il Convegno Nazionale ADCC 2025, il futuro dei centri commerciali passa da Napoli

Il prossimo 25 settembre, dalle ore 9:30 alle 13:30, il MaxiMall Pompeii di Torre Annunziata, alle porte di Napoli, accoglierà il prestigioso Convegno Nazionale ADCC 2025, promosso dall’Associazione Direttori Centri Commerciali.

L’appuntamento, giunto alla sua terza edizione, rappresenta un’occasione unica per fare il punto sulle nuove sfide e opportunità di uno dei comparti strategici per l’economia italiana.  All’evento parteciperanno professionisti, manager e operatori da tutta Italia, accanto a relatori di rilievo nazionale che offriranno contributi su temi centrali quali l’innovazione digitale, il rapporto tra retail e territorio, la customer experience e la sostenibilità.

Cuore pulsante dell’evento sarà il Centro Congressi Nexus, all’interno del MaxiMall Pompeii, struttura all’avanguardia che coniuga flessibilità e tecnologia con 7 sale per oltre 900 posti. Sono previste tavole rotonde, momenti di networking e approfondimenti sulle best practice, con particolare attenzione all’integrazione tra fisico e digitale nella gestione dei centri commerciali. Ad aprire i lavori sarà il Vice Presidente dell’ADCC, Gaetano Graziano, dopo i saluti di Carlo Negri, Leasing manager Irgen Re e di Stefano Pessina Presidente ADCC.

<<Il Convegno ADCC 2025 porta nel nostro Centro Congressi Nexus i principali player del settore, un’occasione importante di confronto, condivisione e crescita per il futuro dei centri commerciali in Italia. Temi come innovazione, tecnologia e sostenibilità, che guideranno il dibattito, sono elementi fondanti del MaxiMall Pompeii che da poco ha ottenuto la prestigiosa Certificazione Bream Very Good che attesta performance elevate in termini di efficienza energetica, gestione delle risorse, benessere degli occupanti e impatto ambientale>>, sottolinea il Direttore del MaxiMall Pompeii, Crescenzo Pezone. 

L’iniziativa, che sottolinea ancora una volta la centralità strategica di Napoli e della costa del Vesuvio, si pone l’obiettivo di rafforzare la posizione dei centri commerciali come veri catalizzatori di sviluppo, innovazione e aggregazione sociale, a diretto beneficio delle comunità locali e regionali.

Con oltre 140 negozi e 150 brand internazionali, una food court con 30 ristoranti e una spettacolare fontana danzante, il MaxiMall Pompeii di Torre Annunziata (Napoli) – certificato Bream Very Good – è il nuovo hub multifunzionale che fonde shopping, cultura, ospitalità contemporanea e intrattenimento. Design, innovazione, tecnologia e sostenibilità guidano il progetto che comprende anche un hotel firmato Marriott, il Museo Digitale e Immersivo Discovery Pompeii Alive, realizzato in collaborazione con Discovery Channel (apertura entro fine 2025) e il Centro Congressi Nexus Pompeii con 7 sale cinema/meeting di ultima generazione e un auditorium da oltre 300 posti. Completano l’offerta un parco pubblico con aree verdi per 50mila mq, parcheggi per oltre 3000 posti auto e un’uscita autostradale dedicata sulla A3 Napoli-Salerno.

MAXIMALL POMPEII

Via Plinio, Torre Annunziata (Napoli)

Uscita Torre Annunziata Sud della A3 Napoli-Salerno

www.maximall-pompeii.it

Vinòforum 2025 a Roma, tra novità e tante degustazioni a tema

Giunto al suo ventunesimo compleanno, Vinòforum a Roma cambia prospettiva e guarda alla attuale diffusione della enogastronomia italiana nel mondo.

L’evento nasce nel 2004 per promuovere i vini sul territorio della Capitale, crescendo negli anni per capacità di rappresentanza e per partecipazione fino a rappresentare non solo il Lazio ma il centro Italia. Vinòforum oggi dà ospitalità alle aree vitivinicole italiane più note nel mondo, grazie al supporto di alcune tra le maggiori società di distribuzione vini di Roma.

La manifestazione si è articolata lungo la settimana dal 9 al 14 settembre ed ha ospitato in Piazza di Siena a Villa Borghese, una delle più belle location di Roma, una serie di focus specialistici che hanno offerto un’immagine davvero eterogenea del territorio italiano.

Si parte dalla tradizione e dai vini più noti del Lazio, come il Cesanese del Piglio, di Olevano Romano e di Affile, o la produzione del Frascati DOC, che hanno costituito per anni a Vinoforum il tratto unitario a raccordare la cucina romana e il gusto del bere. 

Ad accompagnare la tradizione romana, il Temporary Restaurant è stato l’oggetto della curiosità di tutti i partecipanti, offrendo l’alternanza di diversi chef romani noti e affermati per originalità, come Enrico Braghese di Zi Rico (Palestrina), Otello Evangelista di Casa Maggiolina (Roma) e Pietro Adragna di Anni e Bicchieri (Roma).

L’obbiettivo ormai consolidato è stato, per ribadire la notorietà stessa dell’evento, l’offrire assieme a vini tipici laziali il meglio della cucina romana durante il corso di una settimana di degustazioni. Tra gli altri, Daniele Mochi di Cantina Simonetti di (Frascati), Paolo D’Ercole di Scima (Roma) e i due amici e colleghi  Marco Di Venere e Federico Compagnucci del ristorante Mafè Osteria Moderna (Roma).

L’edizione di quest’anno è stata innovativa anche grazie ad una serie di focus su gastronomia e specialità eterogenee per territorio, guardando al food pairing come elemento identitario e insostituibile per conoscere il gusto delle venti regioni italiane, in particolare del Centro Sud Italia.

La combinazione, ad esempio, tra le eccellenze del Barolo (con diverse Masterclass) proposte in pairing con i prodotti delle farine Pugliesi di Casillo o del Nebbiolo delle Langhe alle paste e alle pizze di Altograno, al Capocollo di Martinafranca e alla Scamorza del Tavoliere, senza soluzione di continuità, alla ricerca dell’identità italiana di eccellenze territoriali solo in apparenza distanti. 

Luciano Pignataro è stato l’ospite d’onore di questa rassegna e ne ha sottoscritto il mantra dell’evento definendolo “il miglior modo di comunicare nel nostro presente il catalogo di eccellenze enogastronomiche dei territori italiani”.

Si è aggiunto a questa esperienza l’appuntamento con la finale de “La Città della Pizza 2025” ovvero il concorso nazionale alla ricerca dei nuovi talenti della pizza in Italia che, nelle fasi di selezioni svolte lo scorso aprile presso il GARUM – La Biblioteca e Museo della Cucina di Roma, ha visto fronteggiarsi oltre 70 pizzaioli provenienti da 13 regioni.

Michele Friello de La Storia, Luca Fusacchia di Bordo, Carlo Fiamma di Pizza e Cantina, Roberto Cupo di Robertino Cupo Pizza, Mirko Massaccesi di La Pizza di Mirko alla Valle, Antonio Martino di Peppo a Cinecittà, Emanuele Rossi di Der Keller, Pasquale Gulluscio de I Fratelli Gulluscio e Massimo Rocco de L’Oasi del Don: questi i 9 finalisti che avranno la possibilità di mostrare il proprio talento davanti a una giuria di esperti.  

Ognuno di loro ha dovuto presentare la propria creazione migliore, il proprio cavallo di battaglia abbinandolo ad una birra scelta nel catalogo Birre d’Abbazia Leffe.

Rimanendo in ambito cervesio, il focus “L’Arte della Birra” ha offerto un approfondimento nel mondo della birra italiana artigianale, ormai una realtà più che affermata commercialmente in Europa, alla scoperta degli stili più iconici dei produttori locali: il Lazio è infatti la regione europea con il maggior numero di produttori autonomi di birra in Europa. 

I vini di Sardegna, Marche e Calabria hanno ritrovato notorietà tra le migliaia di partecipanti a questa edizione: tre distinti stand hanno rinnovato gamma e proposte che spaziano dal classico alle elaborazioni più attuali — meritevole di citazione è, tra tutti, il Ciró Rosato “Manyari” di Brigante, ottenuto mediante l’antichissimo metodo del “Salasso” in contrapposizione alla tradizionale macerazione breve sulle bucce.

Altro focus importante è stato quello sull’Olio Extravergine d’Oliva, con Evoo School a rappresentare il momento attuale di clamoroso interesse sui cultivar italiani e su eccellenze artigianali destinate a scavalcare per notorietà i produttori italiani storici di olio EVO.

A concludere un perimetro di eccellenze, troviamo il focus sul sigaro italiano e gli incontri organizzati dal Club Amici del Toscano e i rappresentati di alcune eccellenze nel mondo. Tra queste, i produttori spagnoli di vini di regioni notissime come Rioja  e Catalunya con le masterclass organizzate dall’Ente Turistico Spagnolo o, dall’America Centrale, il viaggio affascinante tra i Rum dei Caraibi, dalla mixology alle versioni più invecchiate da meditazione. 

Ed a proposito: il Cocktail “StregOtto” a base di liquore Strega e Chinotto Neri è stato il più apprezzato dai presenti. L’edizione del 2026 si annuncia nel solco di questa attuale esperienza, risultata di evidente successo per il passo più dinamico ed esplorativo rispetto alle passate edizioni.

Al via la prima edizione di Pomo Fest a Nocera Inferiore

Pomo Fest: l’evento che ti resta addosso

Dal 18 al 21 settembre 2025, Nocera Inferiore ospita la prima edizione del Pomo Fest, un evento dedicato all’eccellenza del pomodoro in tutte le sue forme.

Nel cuore della città, quattro giorni per celebrare uno degli ingredienti simbolo della nostra cucina, tra sapori autentici, storie del territorio, showcooking, incontri e momenti di intrattenimento.

Un’occasione unica per scoprire i mille volti del pomodoro: dalla coltivazione alla tavola, un viaggio tra tradizione e innovazione che coinvolge appassionati, famiglie e curiosi.

IL POMODORO

Un tesoro culinario che racconta la storia di un territorio. Non solo un ingrediente, ma un emblema della cultura gastronomica campana italiana.

La storia della sua coltivazione nell’Agro Nocerino-Sarnese risale a secoli fa, ma la sua fama è esplosa nell’Ottocento, quando è stato trasformato in una risorsa    di valore globale.

L’ASSOCIAZIONE

Il Pomo Fest 2025 nasce dalla sinergia tra professionisti con esperienza nei settori enogastronomico, culturale e organizzativo di eventi.

Promosso dall’Associazione POMOFEST, il progetto vuole mettere al centro il pomodoro, autentico simbolo del territorio dell’Agro Nocerino-Sarnese, attraverso un appuntamento che unisce sapori, tradizioni e partecipazione attiva.

L’Associazione riunisce figure con competenze diverse ma complementari, animate da un obiettivo comune: dare vita a un format originale che racconti il pomodoro come icona dell’eccellenza agroalimentare e culturale locale.

Un’iniziativa solida nelle radici, innovativa nella visione, con un forte impegno verso la valorizzazione sostenibile del territorio.

Per info visitate il sito www.pomofest.it