Greek Wine Day 2025

Firenze da capitale d’Italia e capitale del Rinascimento per un giorno con Greek Wine Day, lo scorso 1° novembre è  tornata capitale del vino greco. L’appassionante evento giunto alla sua quarta edizione si è svolto nel salone Michelangelo dell’hotel Albani di Firenze. Strategicamente perfetto, a poca distanza dalla Basilica di Santa Maria Novella e dalla Fortezza da Basso.

Ideato da Haris Papandreou, grande appassionato ed esperto di vino e organizzato con il patrocinio del Consolato Onorario di Grecia a Firenze e la collaborazione di Fisar Firenze. Il più grande evento in Italia interamente dedicato al nettare di Bacco della penisola ellenica. 

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Visto il crescente successo della kermesse ed il grande interesse al vino greco da parte degli operatori e dei wine lovers, gli organizzatori sbarcheranno a breve anche in altre città italiane con lo stesso format. Come dire, squadra che vince non si cambia. Gli espositori presenti erano ben 49 con circa 225 etichette in degustazione e dietro ai banchi d’assaggio sia i sommelier, sia molti produttori, accorsi dalla Grecia per l’avvincente occasione.

È stata una ghiotta occasione per assaggiare e approfondire la conoscenza del vino di questo meraviglioso lembo di terra. La Grecia vanta una storia vitivinicola ultra millenaria ed un clima propizio per l’allevamento della vite,  nei terreni della penisola affondano le radici in prevalenza di varietà autoctone,  tuttavia, anche alcune internazionali. Le varietà di uva autoctone più diffuse sono: Assyrtiko, Vidiano e Malagousia a bacca bianca e Agiorgitiko e Xinomavro a bacca rossa.

Alcuni assaggi

Cavalieri Malagousia 2024 Chateau Nico Lazariti – Malagousia 100% – Paglierino luminoso,  sprigiona sentori di fiori d’acacia,  pesca, albicocca, cedro ed erbe aromatiche,  sorso fresco, saporito e coerente.

Vidiano 2024 Diamantakis Winery – Vidiano 100% –  Giallo paglierino con sfumature verdoline, rivela sentori di pera, mela cotogna, mandarino e mandorla,  gusto vibrante, stimolante e persistente.

Plano Assyrtiko 2023 Wine Art Estate – Assyrtiko 100% – Tonalità paglierino luminoso,  libera sentori di melone, frutta tropicale e lime, scivola fresco e saporito in bocca, finale lungo.

Petali 2024 Diamantakis Winery – Assyrtiko 100% – Paglierino brillante,  rimanda sentori di zagara, pesca, susina e sbuffi agrumate, la freschezza stimola il lungo e sapido sorso.

Mantineia 2024 Domaine Skouras – Moschofilero 100% – Giallo verdolino, i sentori richiamano la zagara, petali di rosa, ananas e agrumi, al palato risulta fresco, aggraziato e armonioso.

Mouhtaro 2023 Muses Estate – Mouhtaro 100% – Rubino vivace, emana sentori di ribes, lampone, ciliegia e fico, al palato risulta avvolgente pieno, appagante è persistente.

Idisma Drios XInomavro 2020 Wine Art Estate  – Xinomavro 100% – Rubino intenso, arrivano al naso note di prugna, lampone maturi, pomodoro e spezie,  tannini poderosi ma setosi,  suadente e duraturo.

Vasilio 2021 Estate Costantin Gofas – Agiorgitiko 100% – Bel rubino,  all’olfatto si percepiscono sentori di amarena, prugna,  polvere di caffè e di cacao e tabacco,  in bocca è vellutato, appagante e coerente.

La Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026 di Doctor Wine

Un periodo difficilissimo nella seconda metà degli anni ‘80, in seguito allo scandalo delle produzioni vinicole con metanolo, ebbe l’effetto di stimolare alcuni giornalisti e appassionati enogastronomici a creare dal nulla una guida ai vini d’Italia. Daniele Cernilli è ancor oggi il motore dietro la produzione di questo splendido libro che ogni anno, dal 1987, illustra gli areali vitivinicoli italiani e ne seleziona le produzioni migliori e più originali.

La “Guida” nasce assieme al Gambero Rosso nel contesto editoriale de Il Manifesto, ma se ne distacca già nell’anno successivo producendo la “Guida 1989” in seno alla Gambero Rosso Editore all’interno del Gruppo L’Espresso. Quell’anno è la svolta della pubblicazione in virtù della sponsorizzazione dal gruppo farmaceutico Sigma Tau, che produce ben sessantamila copie della guida e ne assicura il futuro. Cernilli è il fine analista del trio originario di produzione formato da Cernilli con Stefano Bonilli, giornalista economico, e Carlin Petrini, giornalista gastronomico — che creerà presto da ArciGola lo spin-off “Slow Food” ad illustrare il potenziale dirompente della cucina italiana in patria e nel mondo.

La Guida svolge da allora, anche grazie all’autonomia da Gambero Rosso acquisita nel percorso, una assidua ricerca delle produzioni vinicole emergenti da affiancare a solidi protagonisti affermati sui mercati internazionali. Cura del racconto del territorio, minuziosa descrizione dei processi produttivi in vigna e in cantina, racconti della storia — spesso intensamente familiare e ricca di aneddoti – dei produttori italiani più esigenti e identitari.

È a Roma all’Eur quest’anno, il 12 ottobre a Spazio Novecento, che Daniele Cernilli e la sua redazione presentano 92 tra le premiate cantine italiane meritevoli di inserimento nella “Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026”. L’evento segue la presentazione tenuta a Milano a settembre.

La pubblicazione riporta accuratamente migliaia di referenze, descrivendole gustativamente grazie al lavoro del nutrito team di degustazione ufficiale: le valutazioni sono classicamente in centesimi, ma si presentano partendo da un breve racconto dell’azienda (con appendice speciale se “enoturistica”) che viene valutata in “stelle” da una a tre; si conclude col prezzo sul mercato (che concorre al premio “Miglior Rapporto Qualità/ Prezzo”) e una valutazione del “DoctorWine” ovvero Cernilli stesso, ad apporre una sua faccina se il punteggio eccede i 95/100 e merita un suo endorsement.

Il bello di questo incredibile, massivo lavoro di raccolta dati e notizie — attualmente prodotto anche in inglese e tedesco — è offerto dal l’assegnazione di premi speciali che mirano a far luce sullo stato della viticoltura italiana: sono le aziende, le persone e i loro progetti a raffigurare il momento propulsivo dell’intero comparto per l’anno in analisi. 

Partendo dall’Azienda dell’Anno, la selezione declina la qualità del lavoro di produttori per il Vino Rosso, il Vino Rosato, il Vino Bianco, il Vino Dolce e il Vino “Vivace” dell’Anno, a ricomprendere le macro-categorie di produzione, terminando con l’Esordio Vincente dedicato alla più eccellente new entry italiana sui mercati. Si conclude con award riferiti alle persone, alla loro vita dedicata alla produzione vinicola culminanti con il Winemaker dell’Anno e il riconoscimento “Una Vita per il Vino”.

Una menzione speciale per la lista “I Migliori Vini da Monovitigno” rende infine il perimetro dell’eccellenza produttiva in Italia.

Ultimo, un premio “Progetto Qualità” assegnato al protocollo Equalitas ormai adottato da una azienda su cinque in italia.

All’evento, atteso da quasi un migliaio di partecipanti, troviamo 18 delle venti regioni italiane rappresentate, tra gli elegantissimi banchi d’assaggio, a comporre un affresco di colori equamente distribuiti lungo lo stivale. 

In realtà la giornata è il terminale di un intero anno di comunicazione su diversi media, inclusi i social media che hanno garantito ai produttori visualizzazioni – specie dei video descrittivi del vino – fino a 75mila visualizzazioni. Il sito di DoctorWine in particolare offre le valutazioni di intere verticali di vini eccellenti. 

Tra le centinaia di referenze in degustazione, ecco una selezione di quelle apparse più originali – o classiche, ma superiori alla loro stessa reputazione.

Elena Walch “Beyond the Clouds” 2022: è una delle produzioni più originali dell’areale attorno a Termeno, offre un blend incentrato sullo Chardonnay ma impreziosito da Pinot Bianco e altre uve autoctone minori. Complessità fruttata e floreale intensa e vibrante, per un gusto lungo e sostenuto da rilevante acidità. Gastronomico eppure suadente per palati innamorati dell’inimitabile purezza di gusto alto-atesina.

Attilio Contini 1898 “I Giganti” 2023: non presente in guida (dove è premiato un suo vino più mainstream), è una originalissima elaborazione del blendaggio di Vernaccia al 70% e Vermentino al 30%. Privilegia l’intensità e il gusto di erbe aromatiche ad aprire una struttura sapida non comune e pregna di sentori di mandorle e fichi secchi, con finale altrettanto complesso di tabacco e sbuffi di cioccolato bianco. Originalissimo.

Antinori “San Giovanni della Sala” 2023: ormai una referenza identitaria dell’Orvietano, questo blend di Grechetto e Procanico aggiunge Pinot bianco e, sapientemente, un 5% di Viognier a garantire persistenza a un bianco dell’Italia Centrale ricco di corredo olfattivo e palatale, incentrato su pesche gialle e fiori di campo. Apprezzabile l’equilibrio pressoché perfetto, per una boccata soddisfacente e protesa alla gastronomia locale.

Villa Cordevigo “Gaudenzia” 2023: un Chiaretto di Bardolino accattivante e persuasivo per eleganza e suadenza di profumi. Siamo in Valpolicella ed è d’obbligo attendersi vini classici, ma questo Chiaretto, assieme all’omonimo della casa più giovane e orientato alla ristorazione, ha più di un appeal originale e garantito dal blend di Corvina, Rondinella e Molinara, ad attrarre i palati più fini: sentori di rosa e violetta si sposano a fragola e lamponi, circondati da sbuffi di note agrumate. Non marca un finale significativo, ma persiste grazie alla sapiente fattura della casa e a una vena minerale che ne accenta il delicato aroma. Imperdibile.

Moser “Tracce” TrentoDoc Riserva Extra Brut 2012: la sfida del metodo classico a 132 mesi è vinta a mani basse! Uno Chardonnay intenso e dal perlage finissimo, esuberante di fragranze di farine e crosta di pane variegato da sentori di menta e pietra focaia, accenti agrumati di limone e fiore d’acacia. È un Trento DOC, consegna ciò che promette: immediatezza di gusto e cremosità mista a palato lungo e rapida successione di sapori. Non se ne lascia un goccio al calice.

Berlucchi “Palazzo Lana” Extreme Riserva 2014: altra sfida, i 115 mesi di un metodo classico caratterizzato da un semestre in barrique. Il colore oro-rosa tradisce da subito la natura Blanc de Noir, dacché il Pinot Nero suggerisce subito al naso le sue note agrumate miste a frutto di polpa gialla. Fragranza di crosta di pane in ottimo equilibrio, distinta la persistenza. Where’s the party?!

Lunae “Cavagino” Vermentino 2022: i Colli della Lunigiana sono incantevoli e la loro prossimità marittima mista al terreno ricco di marna e argille offre un letto ideale al Vermentino. È una creazione cantiniera di tutto rispetto, fondata su un 60% fermentato in barrique. Grande bocca che conferma un naso sufficientemente complesso, ad offrire note di pesca gialla e agrumi in moderazione, lasciando i sentori di frutta tropicale a garantire un gusto ricco e lungo, reso elegante dal finale di erbe aromatiche e da una combinazione di note calde e saline. Bello e seducente.

Tenuta di Fiorano “Semillon” 2022: il Lazio è una regione vinicola ampiamente sottovalutata, ma esordienti come questo Semillon d’origine bordolese rendono giustizia alla sua vocazione per i vitigni che amano i terreni vulcanici. Un anno in botte piccola, tradizione antica, a offrire sentori di cera d’api, mela cotogna e frutta gialla avvolto da una delicata nota balsamica e da uno sbuffo di fieno. Davvero elegante alla beva, deciso e moderatamente persistente: la tecnica della elaborazione è raffinata, per un gusto elegante oltre le attese.

Velenosi “Rêve” Offida DOCG 2023: è un Pecorino classico e al tempo stesso originale, dove la sontuosità delle note floreali – spicca la ginestra – tipiche di accompagnano a note agrumate miste ad erbe aromatiche. Nell’equilibrio tra mineralità salina e nota calda, si apprezza il gusto composto e lungo, con un finale delicato di erbe e fiorellini di campo.

Livio Felluga “Terre Alte” Rosazzo DOC 2022: *in cauda sublimis* avrebbero detto le legioni romane accampate ai confini dell’odierno Friuli. Livio Felluga è l’intelligenza e la visione identitaria di una cantina che ha generato una storia vinicola ancora attiva grazie ai figli. Marco è l’autore di questo blend ormai canonizzato all’Abbazia di Rosazzo dove oggi hanno residenza fisica le loro botti. Un taglio geometrico fatto di 40% Sauvignon, 30% Friulano e 30% Pinot Bianco, per un anno sui lieviti autoctoni e una evoluzione in barrique per il solo Pinot Bianco. Complessità eccezionale, quasi indescrivibile completamente: frutti a pasta gialla, eccelle la susina, conditi da sentori di passion fruit ed erba medica. Corpo avvolgente e leggerissimamente squilibrato verso la mineralità – ma è un friulano vero, te lo aspetti… boccata salina e persistente per un’esperienza gustativa completa e dal finale classico persistente. Una cassa subito, please.

Lunae “Vermentino Nero” 2024 a Toscana IGT: La giovanissima età trasmette già al naso le esuberanti note floreali di timo e rosa canina, lasciando al gusto l’onere di apprezzare il corpo e la struttura assieme ai dominanti sentori di ciliegia e lampone. È un bellissimo giovane dal color rosso rubino intenso, in cui prevalgono per ora note calde e acidità, ma il cui tannino si accenna e si combina con mineralità salina esprimendosi più nel finale accompagnato da una leggera nota amarognola. Grande promessa.

Peter Zemmer “Pinot Nero Riserva Vigna Kofl” 2022: probabilmente tra i migliori Pinot Noir italiani, è la creazione che meglio rappresenta questa cantina sulla “Strada del Vino” che collega Bolzano a Trento. Intensità immediata, equilibrio gusto-olfattivo invidiabile per un composto di frutti di bosco e amarena con note di cioccolato e fragoline. La morbidezza è intatta dall’acidità, un tannino suadente accompagna il gusto molto elegante fino al finale senza grandi influenze da barrique francesi – dove affina per 12 mesi. 

Casale del Giglio “Mater Matuta” 2021: non si sbaglia a definire questo vino un “SuperLatium” perché l’elaborazione del Syrah di casa Santarelli vive da quarant’anni una progressione inarrestabile. 24 mesi di barrique di primo impiego mirano a stabilizzare l’equilibrio con il 15% di Petit Verdot che costituisce l’ispirazione bordolese di questo vino molto complesso e ricco di sensazioni olfattive e gustative, dal balsamico floreale accentato di spezie e pietra focaia, alla frutta gialla mista a ciliegia con una speziatura a tratti materica. Finale lungo ed elegantissimo, per palati esigenti.

Michele Chiarlo “Barolo Cerequio” 2021: quasi un vessillo per questa famiglia di vini celebratissimi in tutto il mondo, l’annata del Cerequio premiata rappresenta l’Accademia per la elaborazione di un Barolo. Corpo armonico e struttura equilibratissima s’impongono al gusto ricco ed espressivo di amarena e lamponi, annunciati da note olfattive dense di rosa e frutti di bosco. La speziatura è presente, le botti di rovere per 24 mesi lasciano un segno giusto, ma il gusto è tanto ricco di luce e slancio quanto il brillante rubino che lo colora. Finale moderato ma intenso per lunghezza.  

Giuseppe Cortese “Barbaresco Rabajà” 2022: un esemplare splendido e forse inarrivabile del suo territorio, questo cru di livelli mondiali ha nella sua complessità avvolgente il suo merito maggiore. Melagrana e ribes in un contorno etereo di lacca, accento di maraschino fin nel finale, e tannino essenziale alla struttura perfettamente equilibrata di un Barbaresco memorabile nella edizione 2021. Da collezione.

Fiorentino “Taurasi Riserva” 2020: un gusto amplissimo e lungo, tannico nobile eppur marcato, sono i tratti di un campione dell’areale di Taurasi nel quale l’edizione 2021 Riserva conquista il podio più alto. Un cru, annunciato al naso da sbuffi balsamici a introdurre una complessità di bacche e more e marasche, confermata al gusto che termina con accenti di fumi nobili e pietra focaia. Bel risultato per un’azienda giovane e sostenibile grazie all’indipendenza energetica. 

Siro Pacenti “Brunello di Montalcino Riserva PS” 2019: l’esperienza ilcinese di un degustatore metodico e gaudente porta a guardare a questo Riserva PS nella prospettiva identitaria più moderna e raffinata. Frutti rossi e pesca gialla creano le fondamenta per sentori speziati e balsamici, acuti di erbe officinali: una complessità che induce allo studio, per un cru da viti settuagenarie che risulta un pò severo, dai 36 mesi in barrique, ma estroverso e godibilissimo per morbidezza e lunghezza dei tannini.

Vietti “Barolo Lazzarito” 2021: nel più classico dei terroir dove è prodotto il Barolo, emerge per modernità un Nebbiolo elaborato in botte grande per 30 mesi, equilibratissimo e distinti per l’armonia gusto-olfattiva tra i fiori scuri e l’erbaceo rispetto alla polpa di prugne nere a distinguere l’intensità delle percezioni. Tannini di classe assoluta, un gusto schiettamente nobile e magistralmente persistente senza alcuna perdita di equilibri tra i formanti. Annata memorabile.

Otto sfumature di Sangiovese delle Terre di Pisa nella masterclass di Daniele Cernilli

Nel cuore di Pisa, tra le pareti austere del Salone ex Borsa Merci della Camera di Commercio, si è tenuta una masterclass che ha saputo coniugare rigore tecnico e profondità emozionale. A guidarci in questo viaggio sensoriale, Daniele Cernilli, fondatore di DoctorWine, voce autorevole del panorama enologico italiano.

L’incontro, promosso dal Consorzio Vini Terre di Pisa nell’ambito della manifestazione Terre di Pisa Food & Wine Festival, ha esplorato l’identità autentica del Sangiovese in una delle sue espressioni più sorprendenti e forse meno raccontate: quella pisana.

Il Sangiovese, qui, non si impone. Si rivela. E lo fa attraverso il racconto di un territorio che, pur giovane nella sua configurazione consortile – nato nel 2018 – custodisce una tradizione agricola profonda, fatta di artigianalità, ricerca e rispetto per l’origine. Come ha sottolineato Cernilli, “è l’origine a determinare le espressioni del vitigno”: un concetto di terroir complessivo che si manifesta nel calice con sfumature figlie di suoli, altitudini, esposizioni e mani diverse.

La degustazione ha offerto un panorama coerente e variegato, articolato in otto interpretazioni in purezza, firmate da otto produttori del Consorzio. Ecco le etichette protagoniste:

  • Castelvecchio – Le Colline 2023 (Terricciola)
    Affinato 16 mesi in tonneau, si presenta con un rubino vivo e un naso di ciliegia e spezie. In bocca, l’acidità spinta e il tannino ancora vivo si rincorrono, generando un equilibrio dinamico. Il legno è ben dosato, il frutto resta integro.
  • Fattoria Uccelliera – Raggiungerti Adesso 2022 (Fauglia)
    Proveniente da vigneti vicini al mare, affina 12 mesi in tonneau francese. Note speziate e tabacco al naso, tannino evidente ma ben sostenuto da una freschezza ancora viva.
  • Podere La Chiesa – Opera in Rosso 2022 (Terricciola)
    24 mesi in rovere di Slavonia. Il colore è più limpido e chiaro, la ciliegia meno scura. Il tannino è più gentile, il profilo più classico. Un Sangiovese che parla con voce elegante e misurata.
  • Beconcini – Reciso 2021 (San Miniato)
    Annata severa, visione in riduzione con affinamento in botti grandi di Slavonia. Vino austero, destinato all’evoluzione. Ricorda certi Chianti Classico di Gaiole: profondo, verticale, di grande prospettiva.
  • Badia di Morrona – Vignaalta 2021 (Terricciola)
    Colore granato, grande alcolicità, affinamento in botte grande di rovere francese. Note di pietra focaia, frutto di un lungo contatto con le fecce fini. Complesso, stratificato, con un’anima chiantigiana.

  • Tenuta di Ghizzano – Mimesi 2021 (Ghizzano)
    Vinificato in anfora di cocciopesto, che consente micro-ossigenazione senza cessione aromatica. Il tannino è presente, il vino ancora giovane. Un esperimento raffinato, che unisce tecnica e sensibilità.
  • Vallorsi – Argante 2020 (Terricciola)
    Macerazione in acciaio, 12 mesi in tonneau. Sangiovese moderno, concentrato, con note di amarena e mandorla. Strutturato, avvolgente, con calore alcolico ben integrato. Un vino mediterraneo.
  • Fattoria Fibbiano – Ceppatella 2019 (Terricciola)
    Annata importante. Colore granato intenso, profumi di frutto maturo, grande ricchezza olfattiva. Imponente, solare, profondamente radicato nella collina pisana. Una chiusura potente e identitaria.

Questa masterclass ha restituito un’immagine nitida e affascinante del Sangiovese pisano: un vitigno credibile, capace di farsi trait d’union tra territori diversi, raccontando l’autenticità dei produttori attraverso le sue molteplici interpretazioni. Un’esperienza che conferma come, nelle Terre di Pisa, il Sangiovese non sia solo un vitigno: è una voce corale che parla di origine, ricerca e visione.

Napoli Explosion Oplonti Interactive Experience, con le opere di Mario Amura l’arte contemporanea al MaxiMall Pompeii

L’arte contemporanea che crea sinergie sul territorio: al MaxiMall Pompeii fino al 6 novembre le opere di Mario Amura

E a dicembre mostra al Reale Albergo dei Poveri a Napoli

Istituzioni e pubblico hanno incontrato l’artista

Con “Napoli Explosion Oplonti Interactive Experience” il centro commerciale diventa galleria d’arte e incuriosisce migliaia di visitatori ogni giorno. Lo sa bene l’artista Mario Amura che fino al 6 novembre espone il suo progetto su maxischermi all’interno del MaxiMall Pompeii a Torre Annunziata. Non solo opere ma anche visite guidate con approfondimenti sulle immagini frutto del progetto che da oltre 15 anni vede Mario Amura catturare la magia dei fuochi pirotecnici del Capodanno nel Golfo di Napoli.

Al Cinema Nexus all’interno del MaxiMall Pompeii, una giornata particolare con la proiezione del documentario “Napoli Explosion” alla presenza dell’artista, di Rosanna Romano direttore generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, del sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo e di Paolo Negri Ceo di Irgen Re, gruppo proprietario del MaxiMall Pompeii.
“Esporre qui vuol dire avere un’utenza di 300mila persone in un mese, molto più di un museo. Il luogo ha una potenza evocativa enorme, ormai i centri commerciali sono sempre più hub del territorio da vivere per un’esperienza immersiva, veri e propri shop entertainment centre”.

A dicembre la mostra sarà al Reale Albergo dei Poveri e intanto il direttore Rosanna Romano si sofferma su iniziative di valore come questa di Mario Amura. “Sono orgogliosa di essere qui, le politiche culturali legate al turismo sono un’occasione di sviluppo e anche di occupazione. Oltre a iniziative strategiche di promozione nazionale e Internazionale grande soddisfazione per la Regione Campania è l’investimento per le imprese culturali del territorio come ‘Napoli Explosion’ che intercetta nuovi luoghi e nuovo pubblico.

Il Piano strategico per la cultura e turismo tutela, salvaguardia, crea sempre connessioni e sinergie”. Il sindaco Cuccurullo spiega come “Mario Amura ha fatto un regalo alla città di Torre Annunziata con questo progetto. Ha rischiato e si è messo in discussione portando l’arte contemporanea in un centro vocato al commercio”. E sulla sinergia tra
arte, intrattenimento, cultura e aspetto commerciale si sofferma il Ceo, Paolo Negri: “Il centro non è esclusivamente commerciale e lo si vede dalle molteplici attività che proponiamo. Festeggiamo il primo anno di attività il 14 dicembre e siamo davvero entusiasti per i risultati ottenuti in termini di gradimento. Ci posizioniamo ormai come area di attrazione da Napoli a Salerno e siamo in grado di accogliere sempre con piacere questi momenti artistici, culturali e di sana aggregazione”.

IL CENTRO

Con oltre 140 negozi e 150 brand internazionali, una food court con 30 ristoranti e una spettacolare fontana danzante, il MaxiMall Pompeii di Torre Annunziata (Napoli) – certificato Bream Very Good – è il nuovo hub multifunzionale che fonde shopping, cultura, ospitalità contemporanea e intrattenimento. Design, innovazione, tecnologia e sostenibilità guidano il progetto che comprende anche un hotel firmato Marriott, il Museo Digitale e Immersivo Discovery Pompeii Alive, realizzato in collaborazione con Discovery Channel (apertura entro fine 2025) e il Centro Congressi Nexus Pompeii con 7 sale cinema/meeting di ultima generazione e un auditorium da oltre 300 posti. Completano l’offerta un parco pubblico con aree verdi per 50mila mq, parcheggi per oltre 3000 posti auto e un’uscita autostradale dedicata sulla A3 Napoli-Salerno.

MAXIMALL POMPEII
Via Plinio, Torre Annunziata (Napoli)
Uscita Torre Annunziata Sud della A3 Napoli-Salerno
www.maximall-pompeii.it

Ufficio stampa DABLIU
Emanuela Sorrentino emanuelasorrentino@libero.it
Roberta Di Donna press@dabliu.biz

La Cucina Napoletana di Luciano Pignataro, edizioni Hoepli, è in libreria

Lunedì 27  ottobre, ore 18.00  la presentazione

alla Feltrinelli in Piazza dei Martiri

La Casa editrice Hoepli ha deciso di ripubblicare la seconda edizione de La Cucina Napoletana di Luciano Pignataro dopo il successo della prima del 2016 andata completamente esaurita.
Il volume si presenta in una veste completamente rinnovata, con la prefazione della Principessa Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli e le bellissime foto di Ciro Pipoli. Una grafica che riflette il bellissimo momento che vive Napoli, un regalo per i suoi primi 2500 anni.

Dopo un saggio introduttivo sulla storia della cucina napoletana, il libro ripropone tutto il ricettario classico che costituisce la base della cucina italiana alle soglie del suo riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco.

 La grande novità è un elenco di nuovi classici che portano la firma di alcuni dei cuochi che hanno fatto grande questa tradizione negli ultimi anni rinnovandola e imponendola all’attenzione della critica e del pubblico con ricette che sono entrate nella tradizione popolare: Nino Di Costanzo, Antonio Dipino, Gennaro Esposito, Salvatore Giugliano, Paolo Gramaglia, Peppe Guida, Rosanna Marziale, Maicol Izzo, Fabrizio Mellino, Francesco Sposito e Marianna Vitale sono i nuovi alfieri di questa tradizione che non è un museo, ma un patrimonio di un’intera comunità che vive e si rinnova.

Non mancano capitoli sui prodotti della Campania e sui vini.

Il suo successo è così spiegato dall’autore: “Napoli è un viaggio dell’anima. Ogni quartiere ha la sua psicologia, quasi una
sua inflessione dialettale, qui si nascondono meraviglie incredibili
nelle quali sembra quasi che la realtà si incroci con l’irrealtà,
il quotidiano con la fantasia, i vivi con i morti, perché qui le
persone scomparse continuano a essere presenti nei piccoli gesti
quotidiani, nei sogni, nella proverbiale scaramanzia del popolo
partenopeo… Il cibo per i napoletani è talmente importante che non hanno un sostantivo per indicarlo: usano il verbo mangiare che diventa sostantivo, ’o magnà, ossia il mangiare”.

Il libro sarà presentato lunedì 27 ottobre alla libreria Feltrinelli in Piazza dei Martiri alle 18.00, presenti l’autore, la Principessa Pignatelli, la giornalista del Mattino e Presidente dell’Accademia della Cucina Italiana Santa di Salvo. Partecipa l’Onorevole Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione Univerde e promotore della proposta  di Patrimonio della cucina italiana all’Unesco.

Modera il giornalista Antonio Puzzi.

Luciano Pignataro. La cucina napoletana, Hoepli Editore. pp. 256, euro 26,90

Vico Equense città della pizza con l’ottava edizione di Pizza a Vico

Trentuno i forni accesi per l’VIII edizione di Pizza a Vico, la più grande pizzeria a cielo aperto che dal 16 al 18 settembre ha animato le strade di Vico Equense, la cittadina alle porte della Penisola Sorrentina ad alta vocazione gastronomica.

La manifestazione celebra la cosiddetta “Pizza di Vico”, una vera e propria specialità, nata a Vico Equense grazie a Luigi dell’Amura – fondatore dello storico locale Pizza a Metro –  e dal 2023 anche de.co. (denominazione comunale) con un proprio disciplinare, che ne definisce le specifiche caratteristiche.

Maggiore idratazione della pasta, tempi di lievitazione più brevi, cottura più lunga ad una temperatura più bassa per un risultato completamente diverso dalla classica pizza napoletana: spessa e soffice, viene servita a metro e non al piatto. D’altronde Luigi Dell’Amura, detto o’ zuzzuso perché sempre “sporco” della farina con cui lavorava, sfornava pane ogni giorno e proprio dalla brillante intuizione di condire la stessa pasta del pane con gli ingredienti tipici della pizza, nasce la pizza a metro.

“Pizza a Vico è nata quasi per gioco (nel 2016 n.d.r.) durante una spaghettata insieme all’ex sindaco di Vico Equense Benedetto Migliaccio, che da subito appoggiò la mia iniziativa di fare a Vico una festa dedicata alla pizza”, ci spiega Michele Cuomo, Presidente dell’Associazione Pizza a Vico.

“Oggi siamo arrivati all’ottava edizione con un successo che non ci aspettavamo: i pizzaioli ogni anno mettono a disposizione le loro forze e risorse per portare avanti questa iniziativa.”

Iniziativa a sfondo benefico, dato parte degli incassi vengono destinati in beneficenza: quest’anno verranno devoluti per l’acquisto di un veicolo speciale destinato al trasporto di persone con disabilità. D’altronde la pizza a metro è per sua stessa natura una pizza altruista, una pizza familiare, una pizza da condividere tra più persone.

Anche per quest’anno il format della manifestazione è stato il consueto: ogni pizzeria ha sfornato la classica margherita oltre a un gusto speciale, lasciato alla libera fantasia dei pizzaioli. Tra le tante segnaliamo quella de L’Uliveto (fior di latte, pomodori secchi, zest di limone, pancetta tesa e nocciole) e la Pizza Fantasia di Tigabelas (crema di peperoni gialli, fior di latte, pancetta locale croccante, peperoni rossi arrostiti, pesto di rucola, basilico). Con l’acquisto di un multi-ticket, i partecipanti hanno potuto assaggiare tre fette di pizza margherita, due di speciale, un dolce e una bibita.

Novità dell’edizione 2025 è stato il tema: Pizza e vino, il piacere di stare insieme.

In una fase estremamente difficile per il mondo del vino, l’abbinamento con la pizza rappresenta un’ulteriore diversificazione di mercato e Pizza a Vico ha saputo cogliere questo spunto, coinvolgendo nella tre-sere cantine locali e non. D’altra parte la pizza di Vico, prima ancora di quella napoletana, si è sempre prestata ad essere condita con ingredienti variegati, legati alla ricca tradizione gastronomica del territorio, tanto da rappresentare di volta in volta un piatto a sé stante che ben si adatta all’abbinamento col vino.

Un diverso ticket è stato quindi destinato all’acquisto del bicchiere con il quale era possibile accedere senza limite a tutti i banchi di degustazione.

“Stiamo perseguendo una strategia che va verso la tutela del territorio ma anche verso la promozione, cercando di mantenere intatta la nostra autenticità”, ha commentato il sindaco di Vico Equense Giuseppe Aiello raggiunto da 20 Italie.

“Pizza a Vico va in questa direzione, come anche la festa degli chef (Festa a Vico, la tre-giorni che anima le strade del paese nel mese di giugno coinvolgendo decine di chef rinomati provenienti da tutta Italia n.d.r.): da qui l’idea di presentare lo scorso anno Vico Equense come città creativa per la gastronomia Unesco. Abbiamo superato solo la fase nazionale, ci riproveremo per ottenere il riconoscimento definitivo. D’altronde il nostro territorio, le nostre aziende agricole e caseifici con i loro prodotti, la cultura dell’accoglienza sono ciò che ci rappresenta maggiormente. Dobbiamo solo sforzarci affinché tutto questo ci venga riconosciuto come comunità.”

Gastronomia dunque come strumento di cultura e mezzo di tutela, basti pensare all’opera di tutte le piccole aziende agricole per preservare il territorio e i suoi prodotti più tipici, come le noci e il Provolone del Monaco.

“Anche questa è cultura autentica che permette di distinguerci dal fenomeno dell’over tourism”, continua Peppe Aiello, “senza dimenticare che Vico Equense è attiva attraverso molte iniziative culturali, oltre a essere la città di Gaetano Filangieri, Giambattista Della Porta e della cappella medievale di Santa Lucia.”

Cibo e gastronomia intesi anche come punto di arrivo di un percorso multiculturale e multidisciplinare ma anche come punto di partenza per tanti giovani che desiderino intraprendere il percorso della ristorazione.

Che possa essere realmente questa la corretta chiave di lettura per un turismo più sostenibile? Per ora ci limitiamo a testimoniare l’alta affluenza di persone che hanno animato le strade del centro di Vico Equense durante Pizza a Vico, sancendo ancora una volta per la pizza il titolo di street-food per eccellenza.

Roma celebra i vincitori italiani del Concours Mondial de Bruxelles 2025

Palazzo Valentini ha ospitato il 6 ottobre la rassegna dei produttori italiani i cui vini hanno ricevuto il prestigioso premio, la medaglia d’oro del Concours Mondiale de Bruxelles, che da oltre trent’anni distingue professionalmente l’arte della degustazione dei vini di tutto il mondo.

Nel chiostro, incantevole per architettura, i banchi d’assaggio hanno offerto vini provenienti da areali noti o meno conosciuti: dalle Langhe del Barbaresco, qui espresso dall’eccellente Collina Serragrilli, a Montalcino con Radicato e il suo eccellente “Brunello 2019”, ma guardando alle colline dell’Akragas di Filippo Cuffaro e il suo “Filippo II”, al suo prossimo geografico in Paceco con Baglio Ingardia e il suo “Sisilì”, alla Puglia di tradizione borbonica col “Nero di Troia” di Domus Hortae, fino ai Colli di Salerno con Guerritore e l’aglianico del “Fusara”. 

Si guarda anche agli areali del Lazio, partendo da Frascati e dai Colli Romani ben rappresentati da produttori esigenti con Colle De’ Conti, fino a Le Ferriere di Latina con la celeberrima Casale del Giglio.

Ospitalità della venue di Palazzo Valentini, sede della Città Metropolitana di Roma, la cui azione di recupero qualitativo dei vitigni laziali storici vede già un forte impegno istituzionale da quest’anno — notevole la presenza degli uomini delle istituzioni romane all’evento — e per il prossimo quinquennio mediante diversi programmi di sviluppo locale.

Forse il più emblematico di questi è “Roma Mater Vinorum”, patrocinato e sviluppato da “Iter Vitis” iniziativa del Consiglio d’Europa, che valorizza con il “Vigneto di San Sisto” (1400 metri quadrati” entro le mura romane i sette vitigni proto-storici della Roma Antica (su tutti, Cesanese e Nerobuono).

L’obiettivo dell’evento è dichiaratamente più ampio della celebrazione dei vini selezionati per una Medaglia CMB: gli organizzatori hanno inteso rappresentare un mosaico di territori, vitigni e identità produttive che costituiscono un patrimonio unico di biodiversità ed esprimono il livello altissimo di tutta l’enologia italiana, da nord a sud del Paese.

Con il 4% dei premiati, sono 582 le etichette italiane medagliate: 40 referenze hanno ottenuto la Medaglia Gran Oro, 218 l’Oro, 340  l’Argento, di cui rispettivamente 44 e 91 solo in Toscana. Bene la Sicilia con nuovi areali interessati alla selezione, insieme con il Friuli Venezia Giulia che, tra Collio e Sauvignon, a detta dei selettori ha raggiunto non solo questa premiazione ma la notorietà nel mondo come vera sorpresa del decennio.

I selezionatori del concorso belga sono circa 250 e vengono scelti per rigorosa reputazione internazionale, per la loro riconosciuta e incontestata capacità di degustazione alla cieca e decantazione dettagliata delle qualità e delle caratteristiche eroiche dei vini iscritti al Concours, guidato da Baudouin Havaux. 

Giudizi indipendenti, credibili, imparziali e ferrei nella analisi dei vini, la cui considerazione per un premio è effetto di una soglia di valutazione affermativa non inferiore ai 2/3 dei selettori.

Interessantissime le due Masterclass proposte: si svolgono in contemporanea e mettono a raffronto in due aule attigue l’una il patrimonio enologico della Capitale e della sua regione, con la masterclass “I migliori vini della Provincia di Roma”, l’altra con la masterclass “Sauvignon Selection” a rappresentare alcuni tra i Sauvignon Blanc più identitari delle colline e delle valli del Sud Africa – notevoli la Franschhoek Valley e Stellenbosch.

Abbiamo avuto modo di conoscere in dettaglio la storia e le ispirazioni delle cantine laziali selezionate nella masterclass, apprezzandone con i loro rappresentanti presenti non solo la qualità eccellente raggiunta ma le ambizioni in un periodo non certo facile per i mercati internazionali a cui i loro vini sono destinati. 

Dal “Satrico” 2024 di Casale del Giglio, una elegantissima continuità del lavoro della famiglia Santarelli e di Paolo Tiefenthaler, al “Villa Simone” 2020 che esprime un cru di Malvasia Puntinata del loro bellissimo vigneto “Falconieri”. 

C’è spazio anche per il rosato “DonnaLuce” di Poggio Le Volpi, azienda di Monteporzio Catone che combina sin dalle sue origini la ristorazione tipica con la valorizzazione di antichi vitigni locali come il Nerobuono blendati con vitigni internazionali come il Merlot. La tecnica estrattiva del “salasso” permette di ottenere per questo vino un colore e un gusto molto vicini ai rosati della Provenza. 

A chiudere, ancora Casale del Giglio con il loro alfiere di sempre, quel “Mater Matuta” che nell’annata 2019 proposta alla masterclass offre la combinazione all’85% di Syrah con il Petit Verdot al 15% — una proporzione quasi inedita che esprime la visione di un prodotto meno figlio di estrazione e più incline a combinare una rinnovata freschezza, eleganza di gusto con una struttura ricca di tannini vellutati e grado alcolico, ma aperta alle notevoli complessità di gusto e olfatto del complesso vegetale di erbe, di foglie di ortaggi e muschi, bilanciato da fruttato di amarena e dalla bella verticalità con un leggero etereo di spirito, di fumosità accennate eppure sensibili assieme a refoli di cacao.

Appuntamento all’edizione del CMB del prossimo anno, ancora a Palazzo Valentini e nel prezioso scenario del suo Chiostro.

I Tre Bicchieri 2026 del Gambero Rosso: il futuro del vino italiano tra passione, qualità e comunità

La luce che filtra dalle vetrate della Nuvola all’EUR ha qualcosa di simbolico. È una luce chiara, viva, che illumina un’Italia del vino più consapevole, più matura e soprattutto più unita. In questa cornice d’autore è stata presentata la 39ª edizione della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, il riferimento assoluto per chi racconta e vive la cultura del vino italiano.

Un’edizione che segna l’inizio del 40º anno di vita della Guida, nata nel 1986 e diventata nel tempo ambasciatrice del gusto e della bellezza italiana nel mondo. Ma quest’anno, più che mai, l’aria che si respira è quella di una festa collettiva: 530 produttori premiati, un record assoluto che racconta una sola cosa il vino italiano non è mai stato così forte.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura”

A prendere per primo la parola è Lorenzo Ruggeri, Direttore Responsabile del Gambero Rosso, che parla con l’entusiasmo di chi vive questo mondo da dentro, ogni giorno.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura, educazione alla bellezza,” esordisce. “Siamo qui per celebrare una comunità che cresce e che si rinnova. La qualità del vino italiano non è mai stata così alta, ma oggi la vera sfida è saperla raccontare con un nuovo linguaggio, più autentico e meno prevedibile.”

Ruggeri guarda avanti, con uno sguardo rivolto al futuro digitale e globale del Gambero Rosso. Annuncia l’arrivo di un giornalista londinese che affiancherà la redazione nell’internazionalizzazione dei contenuti, e anticipa un percorso di digitalizzazione intelligente, in cui anche l’intelligenza artificiale sarà strumento di innovazione e fruizione.

La nuova guida cambia pelle: una grafica rinnovata, l’introduzione dei “biglietti da visita regionali” con dati e trend aggiornati, il rilancio dei Vini Rari e una sezione finale dedicata ai “luoghi del vino in Italia e nel mondo”, per riscoprire il senso profondo del fare vino come gesto collettivo, legato ai territori e alle persone.

Dietro le quinte della grande squadra

Sul palco si alternano Marco SabellicoGiuseppe Carrus e Gianni Fabrizio, i tre curatori che da anni danno voce e metodo alla guida. Con loro il Vice Curatore William Pregentelli, il Coordinatore Editoriale Marzio Taccetti, e tutti i collaboratori che ogni anno, con rigore e passione, assaggiano, scrivono, analizzano.

L’atmosfera è quella di una famiglia allargata del vino italiano. E quando Ruggeri consegna 35 rose rosse a Marco Sabellico, simbolo dei suoi 35 anni di cura e dedizione alla guida, l’applauso che esplode in sala è una vera e propria standing ovation. Un gesto di affetto e riconoscenza verso chi, per quasi quattro decenni, ha raccontato il vino con equilibrio, sensibilità e competenza.

L’Italia del vino cresce, il Gambero Rosso evolve

“Ho visto crescere questa famiglia, anno dopo anno,” racconta con emozione Paolo Cuccia, Presidente del Gambero Rosso.

“In questi 15 anni ho assistito a momenti difficili ma anche a una crescita straordinaria. I produttori premiati oggi sono l’eccellenza di un Paese che nel vino trova una delle sue più alte espressioni culturali. Il Gambero Rosso continuerà a modernizzarsi per rappresentare al meglio il Made in Italy nel mondo.”

Le sue parole risuonano sincere, cariche di gratitudine. La platea è un mosaico di volti: produttori, giornalisti, sommelier, giovani vignaioli e maestri del vino che da anni fanno grande l’enologia italiana.

Il coraggio e la poesia del vino giovane

Tra i premi speciali della giornata, uno ha toccato corde profonde: il Premio Giovani Produttori dell’Anno, offerto dalla Banca di Asti, è andato a Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta della cantina Cà du Ferrà, in Liguria.

Il loro vino premiato, dal nome già manifesto “Liguria di Levante Bianco Zero Tolleranza per il Silenzio 2023” nasce da vecchie vigne di Ruzzese in purezza, un vitigno quasi dimenticato, che cresce fiero tra muretti a secco e pendii affacciati sul mare. Il risultato è un sorso fine ed elegante, ricco di personalità, in cui si intrecciano sale, vento e memoria.

Sul palco, Davide Zoppi parla con voce ferma ma emozionata:

“Questo premio è un incoraggiamento a non tacere mai davanti alla violenza, all’indifferenza, all’odio. Il vino è libertà, identità, e anche responsabilità.”

Alti Premi Speciali

  • Premio per la vitivinicoltura sostenibile a Antonelli San Marco
  • Cantina Cooperativa dell’anno a La Guardiense – Janare
  • Cantina emergente a Torre Zambra
  • Miglior rapporto qualità prezzo a Cirò Bianco Mare Chiaro 2024 di Ippolito 1845
  • Vino da meditazione dell’anno a Santa Barbara Lina Passito 2023
  • Bollicine dell’anno a Bosio Francia corta Brut Nature 2021
  • Rosato dell’anno a Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Bianco dell’anno a Monchiero Carbone – Roero Arneis Renesio Incisa Riserva 2020
  • Rosso dell’anno a GIODO Brunello di Montalcino 2020
  • Vignaiolo dell’anno a Francesco Carfagna – Altura
  • Azienda dell’anno a ABFV ITALY – Alejandro Bulgheroni Family Vineyards

Il momento dei banchi d’assaggio

Dopo la premiazione, la Nuvola si è trasformata in un vero e proprio tempio della degustazione. Tra sorrisi, brindisi e racconti di vendemmie, produttori e appassionati si sono incontrati ai banchi d’assaggio, per celebrare insieme la varietà e la ricchezza del panorama vitivinicolo italiano.

Non potendo rendere giustizia ai 530 vini premiati, mi sono affidato — insieme al mio collega e amico Adriano Romano— a una selezione personale di etichette che mi hanno colpito per identità, eleganza e intensità.

Tra tutte hanno particolarmente colpito:

  • Azienda Agricola Sciara – IGT Terre Siciliane Rosso “1200 Metri” 2022, vigneto Contrada Nave di Stef Yim (Sicilia)
  • Perla del Garda – Lugana Perla 2024 (Lombardia)
  • Goretti – Il Trebbio 2024 (Umbria)
  • Terre Margaritelli – Torgiano Rosso Pictorius Riserva 2019
  • Tenute Lunelli – Castelbuono Montefalco Sagrantino Carapace 2020
  • Macchie Santa Maria – Greco di Tufo Contrada Epitaffio Riserva 2023
  • Marco Ferrari – Valtellina Superiore Sassella 2023
  • Cantina Pantaleone – Pralama 2021
  • Cà du Ferrà – Zero Tolleranza per il Silenzio 2023
  • Cataldi Madonna – “Giulia” Pecorino 2024
  • Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Villa Simone – Frascati Superiore Vigneto Falconieri 2020
  • Altura – Ansonaco 2024
  • Monsupello – Brut Metodo Classico
  • Letrari – Trento Brut Rosé +4 Limited Edition Riserva 2012
  • Cantine Monfort – Trento Extra Brut Général Dallemagne Monfort 2019
  • Casale della Ioria – Cesanese del Piglio Superiore Torre del Piano Riserva 2022
  • Emiliano Fini – Lavente 2023 IGT Malvasia Puntinata
  • Gabriele Magno – Vigneto La Torretta di Valle Marciana
  • Colli di Lapio – Romano Clelia Fiano di Avellino DOCG
  • Pietroso – Rosso di Montalcino Vendemmia 2023
  • Tenute di Capezzana – Trefiano Riserva 2021
  • Tenuta di Valgiano – Colline Lucchesi 2022
  • Cantina Kaltern – AA Lago di Caldaro Classico Superiore Quintessenz
  • Cantina Produttori San Michele Appiano – Pinot Nero Sanct Valentin Riserva 2022
  • Le Battistelle – Soave Classico 2023
  • Vinchio Vaglio – Barbera d’Asti Vigne Vecchie 50 2023
  • Santa Barbara – Lina Passito 2023
  • Ronco del Gelso – Traminer Aromatico Aur 2019

Una galleria di vini che attraversa l’Italia intera, da Nord a Sud, raccontando una pluralità di terroir, interpretazioni e visioni. Dai profumi agrumati del Soave alle profondità del Sagrantino, dal rigore alpino dei TrentoDoc alla solarità dei bianchi liguri: ogni calice è stato un frammento di territorio, un racconto in forma liquida.

Un brindisi lungo quarant’anni

La presentazione della Guida Tre Bicchieri 2026 è stata molto più di una cerimonia: è stata una dichiarazione d’amore verso il vino italiano, una promessa di futuro.
In un momento in cui tutto cambia — i mercati, i gusti, i linguaggi — resta immutato ciò che dà senso a tutto: la passione di chi il vino lo fa, lo racconta e lo vive. Il Gambero Rosso, alla soglia dei quarant’anni, rinnova la sua missione: celebrare la qualità, promuovere la conoscenza e costruire ponti tra i territori e il mondo.

E, come sempre, con un calice di bellezza tra le mani.

La pasticceria in Campania è in forma strepitosa

Si parla spesso e a sproposito della lotta agli zuccheri in difesa della salute, ma c’è un comparto in Campania che vive metaforicamente un momento di forma strepitosa: quello dei maestri pasticceri.

Se n’è parlato a Casertavecchia, tra la curiosità del pubblico, durante l’evento “aperitivo di gusto sulla pasticceria italiana” moderato dalle giornaliste Antonella D’Avanzo ed Emanuela Sorrentino. Quattro racconti profondamente diversi tra di loro, che rappresentano vite di scelte e sacrifici in laboratorio, nel seguire le orme dei genitori o scegliendo la professione solo grazie al talento scoperto per caso in gioventù.

L’evento è stato introdotto da Luigi Ferraiuolo nell’ambito del percorso letterario denominato Un Borgo di Libri ed ha visto la partecipazione di Nicola Goglia “Emilio il Pasticcere” a Casal di Principe, Alessandro Mango “Lombardi Pasticcieri dal 1948” a Maddaloni, Biagio Martinelli “Pasticceria Biagio Martinelli” ad Aversa e Marco Cesare Merola “Pasticceria Contemporanea” a Caserta.

Nella speranza di vedere a dicembre la cucina italiana patrimonio immateriale dell’Unesco per biodiversità e sostenibilità, il comparto di torte, dolci iconici, cioccolata, dessert al piatto, lievitati e piccole coccole da vetrina, vive già il suo riconoscimento più importante, quello del mercato. Ben 10 i miliardi del fatturato annuo complessivo – compreso l’indotto – e l’inversione della gerarchia delle eccellenze con il Sud Italia, in particolare Campania e Sicilia, a farla da padrone. Mentre il dolce italiano più conosciuto al mondo resta il tiramisù, pastiera, cannoli e altre delizie sono le preferenze dei consumatori italiani.

Nicola Goglia ha persino registrato il marchio Roccobabà. A Casal di Principe, terra di riscatto, il padre aveva aperto piccolo laboratorio da 40 metri quadri. Oggi se ne contano 700 e tanti posti di lavoro nel Rione San Donato, mai abbandonato. Il vassoio della domenica è tornato in auge: babà e sfogliatelle ricce non possono mancare insieme alla classica zuppetta. Forme antiche di street food per le signore bene della borghesia napoletana, divenute col tempo una tradizione culturale del popolo. Il sacrificio e la gavetta degli inizi e la difficoltà attuale a trovare manodopera qualificata e volenterosa lasciano un immagine in chiaroscuro dove non è semplice fare impresa. E poi ci sono le esigenze alimentari di una visione contemporanea dove tutto sembra nuocere alla salute, in particolare zuccheri a grassi. «Lo zucchero era un conservante naturale, ecco perché se ne abusava in passato – spiega Goglia – Prima si mangiavano dolci una o due volte alla settimana, adesso bisogna preservare l’equilibrio calorico più volte al giorno. Quindi ridurre anche le pezzature, contenendo però i costi».

Alessandro Mango è un “genero d’arte”. Il suocero è il aestro pasticciere Aniello Di Caprio della Scuola Dolce e Salato di Maddaloni, vera eccellenza in Italia, nonché titolare di Lombardi Pasticceri dal 1948. Alessandro è un appassionato dei lievitati, nella cura con amore di un ceppo di lievito madre di oltre 40 anni, rigenerato di continuo. Starter uva sultanina, mele, yogurt. «Bisogna distinguersi nella lavorazione delle materie prime. Ad esempio, dare personalità alla frutta presente nel panettone con una canditura artigianale. Non ci siamo tirati indietro neppure con la pizza in pasticceria, format innovativo del 2023 che quest’anno ha visto il riconoscimento deiTre Spicchi della Guida Pizzerie Gambero Rosso» racconta un’entusiasta Mango.

Biagio Martinelli invece tiene a precisare le sue origini non da aversane, accolto però come un figlio dalla popolazione. Da ragazzo ha scelto la sua strada staccandosi dall’azienda di famiglia. Oggi presenta la polacca in più versioni, anche nel rispetto della ricetta originale della monaca di Aversa. Il primo locale nel 2017 e la polacca con variazione alla melannurca; nel 2019 la rustica con crema pasticcera salata e brioche salata con salame di suino casertano nero e provolone del Monaco. Immancabile la classica con amarena all’interno: «Nel 2024 nasce nasce il mio secondo progetto “Martinelli Cafè” per proporre dolce e salato alla clientela ed offrire formazione il cliente dal caffè alle preparazioni dolciarie», come accennato nell’articolo Biagio Martinelli, una vita tra il dolce e il salato.

Marco Cesare Merola vola prima negli Stati Uniti, laureandosi in lingue straniere prima di tornare a casa con il ruolo di executive chef in una struttura di prestigio. Pasticceria Contemporanea rappresenta il suo spazio libero al centro di caserta, dove coniugare il confort della tradizione con un piede nel futuro per creare la giusta experience. «Fare avanguardia oggi costa tantissimo. Ad esempio nel giocare sull’idea di una pizza scomposta come nella Miscake in collaborazione con il pizzaiolo Ciccio Vitiello. Una crostatina al limone. con pomodoro del Piennolo confit, fragole e agrumi. Ormai si sta spingendo sempre più verso gli estremi del palato e la percezione concreta del dolce sta diminuendo. L’esaltazione dell’amaro, dell’acido e salato sono una realtà» conclude Merola mentre i presenti non aspettano altro che assaggiare le proposte.

Milano apre il mese della prevenzione oncologica con il convegno organizzato da Varvello 1888, la farina che fa bene

Si è svolto a Milano, presso il Talent Garden di via Arcivescovo Calabiana, il convegno “Nutrizione e Prevenzione. Quanto pesa la farina?”, promosso da Varvello 1888.

L’evento ha segnato l’avvio ufficiale del mese dedicato alla prevenzione oncologica, mettendo in luce il ruolo centrale dell’alimentazione e, in particolare, delle farine a basso indice glicemico nel mantenimento della salute.

Nel corso del convegno, specialisti in ambito medico e scientifico hanno presentato studi, esperienze e considerazioni su come una scelta informata delle farine possa contribuire in modo significativo alla riduzione del rischio di tumori e malattie metaboliche. È stato sottolineato che le farine con basso indice glicemico possono abbattere l’impatto glicemico fino al 50% rispetto alle farine raffinate, rappresentando una valida opzione per seguire uno stile di vita orientato al benessere.

A condurre il dibattito è stata la giornalista Emanuela Sorrentino, che ha guidato un confronto ricco e stimolante tra esperti di primo piano nel campo della salute e della nutrizione. Tra i relatori, Federico Bertuzzi, diabetologo dell’Ospedale Niguarda e Presidente della sezione lombarda della Società Italiana di Diabetologia (SID); Laura Boldrini, oncologa presso lo IEO – Istituto Europeo di Oncologia; Patrizia Gnagnarella, dietista, ricercatrice presso lo IEO e Presidente regionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU); e Clelia Iacoviello, farmacista e consulente specializzata in nutraceutica, che ha illustrato i benefici della Farina e i progetti educativi legati alla corretta alimentazione.

Farina Intera Varvello, racconta Clelia Iacoviello, è una farina bianca di nuova concezione, apprezzata per il suo gusto gradevole e per le eccezionali qualità nutrizionali. Grazie alla presenza di fibra solubile contribuisce a ridurre la risposta glicemica fino al 50% rispetto alle farine tradizionalmente raffinate. Attraverso un processo brevettato, è possibile estrarre e reinserire la componente solubile della fibra, nota come arabinoxilani. Questa innovativa tecnologia conferisce al prodotto proprietà distintive: è facilmente assimilabile, aiuta a prolungare il senso di sazietà e svolge un’azione prebiotica che favorisce l’equilibrio del microbiota intestinale.

Nata da una passione tramandata in famiglia, questa farina è stata creata con l’intento di riportare sulla tavola pane e pasta genuini e salutari.

Per far conoscere i benefici di Farina Intera Varvello 1888, sono stati organizzati laboratori nelle scuole, dove i bambini hanno potuto assaggiare prodotti preparati con questa farina innovativa, apprezzandone gusto, leggerezza e digeribilità. L’iniziativa ha avuto anche un forte impatto educativo: attraverso semplici esperimenti, come il confronto tra il contenuto di zucchero nelle bevande, i bambini hanno sviluppato maggiore consapevolezza alimentare.

Il progetto ha coinvolto anche chef italiani, impegnati a reinterpretare ricette tradizionali in chiave salutare. L’obiettivo è promuovere un’alimentazione più equilibrata, partendo dai più giovani, dimostrando che mangiare sano può essere anche piacevole e soddisfacente.

Il diabetologo Federico Bertuzzi sottolinea come il diabete sia una malattia in crescita costante, con oltre 500.000 casi in Lombardia e circa 4 milioni in tutta Italia: è fondamentale sensibilizzare cittadini e istituzioni, il diabete può essere prevenuto con stili di vita sani, ma serve maggiore consapevolezza.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di una vera e propria pandemia: negli ultimi 20 anni i casi sono aumentati del 60% a livello globale. In Italia, si stima che oltre un milione di persone siano diabetiche senza saperlo, rendendo cruciale la diagnosi precoce.

Tra i principali fattori di rischio ci sono obesità e sovrappeso, condizioni che colpiscono già i più piccoli. I dati dell’ISS mostrano che il 28,8% dei bambini italiani tra 8 e 9 anni è in eccesso di peso, con punte più alte nel Sud Italia. Il consumo di cibi ultra-processati e bevande zuccherate, anche solo una lattina al giorno, può aumentare del 25% il rischio di sviluppare la malattia.

I costi per il sistema sanitario italiano superano i 29 miliardi di euro l’anno.

La prevenzione passa da una dieta equilibrata, attività fisica regolare (almeno 150 minuti a settimana) e educazione alimentare. Camminare 10.000 passi al giorno, ad esempio, riduce significativamente il rischio di malattie croniche.

L’intervento della dottoressa Laura Boldrini, riguarda le patologie oncologiche che oggi rappresentano una delle principali emergenze sanitarie mondiali, con forti ripercussioni economiche e sociali. Secondo i dati del Global Cancer Observatory del 2022, sono stati diagnosticati circa 20 milioni di nuovi casi e registrati 9,7 milioni di decessi legati al cancro.

Tra i fattori di rischio non modificabili ci sono: Predisposizione genetica; Età; Genere; Storia clinica personale. Questi elementi rendono la prevenzione e la diagnosi precoce strumenti fondamentali nella lotta contro il cancro.

Oltre ai fattori genetici e biologici, esistono comportamenti e abitudini modificabili che incidono sul rischio di sviluppare tumori. Intervenire su questi aspetti è possibile, attraverso campagne di sensibilizzazione e politiche educative. Tra i principali fattori di rischio evitabili troviamo: fumo; alcol, alimentazione scorretta e stili di vita sedentari.

Anche la qualità della cottura degli alimenti gioca un ruolo importante: griglia e frittura possono generare sostanze cancerogene. Meglio preferire cotture più delicate, come vapore o umido.

Secondo l’OMS, tra le sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo rientra anche la carne lavorata e processata. Il rischio dipende da quantità, frequenza e modalità di consumo.

La prevenzione secondaria riguarda chi ha già affrontato un tumore e punta a ridurre il rischio di recidive. Studi recenti mostrano che peso corporeo e stile di vita influenzano l’efficacia delle terapie post-operatorie.

L’aggiornamento 2025 della piramide alimentare mediterranea rafforza il ruolo centrale degli alimenti vegetali. Alla base troviamo olio d’oliva, frutta, verdura, cereali integrali e legumi, veri pilastri di un’alimentazione sana.

Tra le novità: Latte e yogurt freschi consigliati quotidianamente; formaggi freschi e stagionati distinti per frequenza di consumo; carne rossa e lavorata spostata al vertice della piramide, da consumare solo occasionalmente; alcol escluso, per l’assenza di benefici riconosciuti.

Il messaggio chiave è chiaro: privilegiare ingredienti di origine vegetale, combinare cereali e legumi, e scegliere metodi di cottura salutari per mantenere una dieta equilibrata e preventiva.

Patrizia Gnagnarella, dietista, riprende il discorso sul diabete, una patologia in costante che, oltre a compromettere la qualità della vita, è tra le principali cause di malattie cardiovascolari, poiché l’iperglicemia danneggia i vasi sanguigni.

I fattori di rischio sono sia non modificabili (genetica, età, sesso) sia comportamentali, come sedentarietà, dieta sbilanciata, fumo e alcol. Negli ultimi decenni, lo stile di vita è cambiato: ci muoviamo meno e mangiamo peggio, con forti differenze regionali. Al Sud si registrano più casi di sovrappeso, mentre al Nord si consuma più alcol.

Un concetto chiave è l’indice glicemico (IG), che misura l’impatto dei carboidrati sulla glicemia. Alimenti come legumi e cereali integrali hanno un IG basso, mentre pane bianco e patate lo hanno alto. Anche il carico glicemico (CG), che considera le quantità consumate, è utile per valutare l’effetto reale sulla salute.

Studi internazionali dimostrano che una dieta ad alto IG aumenta il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e tumori. Per questo è importante preferire alimenti vegetali, ricchi di fibre e antiossidanti, e limitare quelli ultra processati, come carni lavorate, dolci e bevande zuccherate.

Filippo Varvello, CEO di Varvello 1888, racconta il percorso imprenditoriale dietro Farina Intera, un prodotto nato per unire gusto e benessere. In occasione del mese della prevenzione, l’azienda devolve 5 centesimi per ogni kg venduto alla Fondazione Umberto Veronesi, sostenendo la ricerca oncologica.

Farina Intera è frutto, come abbiamo già visto, di un processo naturale, basato su enzimi vegetali, che conserva la fibra solubile del grano, riducendo l’indice glicemico e migliorando la digeribilità. Il prodotto è pensato per essere versatile e sano, adatto a tutti, anche in presenza di terapie farmacologiche.

La sfida principale è comunicare il valore di un prodotto che, pur simile nell’aspetto a una farina comune, ha caratteristiche nutrizionali superiori. Per questo l’azienda ha scelto di collaborare con artigiani del settore e di investire in formazione e vendita diretta, creando una rete di agenti preparati.

Prepariamoci a gustare un pane più leggero, una pizza più gustosa, e una pasticceria più soffice. Il convegno si è confermato come un importante momento di confronto tra scienza, nutrizione e industria alimentare, sottolineando l’importanza di una crescente consapevolezza sul valore del cibo come strumento di prevenzione e benessere.