L’Italia del Pinot Nero: il racconto della Masterclass organizzata da Vinodabere

Roma ha accolto la masterclass “Il Giro d’Italia attraverso il Pinot Nero”, un evento attesissimo dagli appassionati. Organizzata dalla testata giornalistica “Vinodabere” presso l’Hotel Belstay, la sessione si è inserita nel più ampio contesto di “L’Italia del Pinot Nero”, con la partecipazione di circa 40 produttori italiani e internazionali, tra cui Sudafrica e Argentina, di cui il collega Alberto Chiarenza parlerà in un altro articolo.

Il Pinot Nero è notoriamente un vitigno difficile da coltivare. Originario della Borgogna, già nel primo secolo d.C. Plinio il Vecchio lo cita con il probabile termine di Vitis Elvanacea, nella sua Naturalis Historia. Richiede condizioni climatiche e di suolo particolari, oltre a una cura attenta e scrupolosa in ogni fase della produzione. Predilige terreni argilloso-calcarei ben drenati; la percentuale di calcare, la densità di pietre e la ricchezza in argilla, determinano il risultato finale variando da un vino rosso leggero ed elegante oppure potente e di buona struttura. È un vitigno femminile nel suo essere capriccioso, sensibile a diverse malattie e alle gelate primaverili a causa della sua precocità.

Tuttavia è capace di donare vini fini ed eleganti, variegati nell’espressione in base ai “terroir” che lo ospitano. In Italia, il Pinot Nero ha trovato in regioni come l’Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia e la Toscana, le condizioni climatiche idonee atte a favorirne lo sviluppo, sebbene con caratteristiche molto diverse da quelle francesi.

L’obiettivo principale della masterclass è stato, pertanto, quello di esplorare la varietà del Pinot Nero in Italia. La differenza nei suoli, l’altitudine e il clima si traducono in vini che mantengono la finezza e l’eleganza tipiche, ma con un carattere fortemente aderente al territorio d’elezione.

Guidata dal direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani e dai giornalisti Antonio Paolini (Vinodabere), Dario Cappelloni (Doctor Wine) e Luca Matarazzo (20Italie), l’evento ha offerto un coinvolgente viaggio sensoriale nel mondo del Pinot Nero, celebrando la sua eleganza e versatilità. Ogni tappa è stata arricchita da degustazioni mirate, che hanno permesso ai partecipanti di apprezzare e confrontare le diverse interpretazioni del varietale. S

Un tema affascinante della discussione ha riguardato le tecniche di vinificazione e affinamento adottate nelle varie regioni, con particolare attenzione all’uso del legno, al tipo di botti, alla macerazione e alla fermentazione. È emerso come ogni produttore interpreti il Pinot Nero secondo una filosofia unica, influenzata dal rispetto delle tradizioni locali e dalla ricerca di un’espressione autentica del territorio. E a dirla tutta… che meraviglia!

La degustazione si è articolata in un viaggio enologico che ha attraversato virtualmente alcune delle principali regioni italiane produttrici di Pinot Nero.

Nei vari versanti delle valli fresche delle Dolomiti, il Pinot Nero dell’Alto Adige esprime freschezza e vivace acidità, con profumi di ciliegia, lampone e sottili scie minerali, noto per finezza e longevità. Menzione speciale per il Pinot Nero Riserva 2019 della cantina Schloss Englar: Un vino elegante e raffinato, con un intenso bouquet di ciliegie mature e frutti di bosco, nuance balsamiche e ginepro. Al sorso, viaggia morbido e vellutato, dai tannini delicati e dall’ottima struttura di grande persistenza.

Piemonte e Valle d’Aosta: qui venne originariamente impiantato come prima espressione d’Italia, complice anche la vicinanza alla patria natia. La produzione si concentra principalmente su vini spumanti metodo classico (Alta Langa DOCG) e su vini rossi eleganti. Uno sbalorditivo assaggio è stato il Bricco Del Falco 2019 di Isolabella Della Croce, dal colore rubino con riflessi granati e note di ciliegia, mora e spezie, bilanciate da una freschezza gustativa molto raffinata ed un finale piacevole di mandorla dolce.

Lombardia (Oltrepò Pavese) – Conosciuta come la “culla del Pinot Nero italiano”, l’Oltrepò Pavese vanta terreni marnosi e un clima ideale per la viticoltura. I Pinot Nero di questa regione, spesso vinificati anche come spumanti Metodo Classico, sono caratterizzati da grande struttura, complessità e tipiche note di piccoli frutti rossi conditi da spezie delicate.

In Toscana il Pinot Nero si adatta a terroir unici, soprattutto nelle colline alte e fresche, sviluppando un profilo più strutturato con note di frutta matura, tabacco e vaniglia, grazie a un moderato uso di legni per l’affinamento. L’influenza del clima mediterraneo e dei suoli argillosi dona ai vini potenza ed eleganza. Un esempio notevole è l’Ornoir 2020 dell’azienda agricola Ornina, che offre frutti rossi, spezie e note balsamiche al naso, con un palato strutturato e una lunga persistenza.

Il Friuli-Venezia Giulia è da sempre una regione con un forte potenziale per il Pinot Nero, caratterizzata da vini freschi e intensi dal punto di vista aromatico. Le etichette di questa area si distinguono per sensazioni floreali, fruttate e una marcata mineralità, che esaltano eleganza e armonia. Una gradita sorpresa è venuta da un “vino di confine”: il Pinot Nero DOC Collio Dedica 2018 di Komjanc Alessio, dal colore rosso rubino granato, con naso di frutta a bacca rossa, lamponi e prugne, arricchito da note balsamiche; fine ed elegante, chiude setoso nella trama tannica.

Marche, Abruzzo, Umbria: Il Pinot Nero in queste regioni rappresenta sia una sfida che un’opportunità, arricchendo il panorama vinicolo italiano con varietà e innovazione. Le colline marchigiane offrono un clima favorevole, mentre il clima variegato dell’Umbria e le altitudini abruzzesi creano condizioni ideali per la coltivazione di questo vitigno. Sorprendente è il Diamante Nero 2018 della cantina Castel Simoni, che riflette tutta la complessità del territorio montano abruzzese. Questo vino si apre con intense note di frutti di bosco e ribes nero, accompagnate da un accenno di spezie dolci. La sua acidità è ben bilanciata, contribuendo a una freschezza e a una struttura palpabile che invitano a un secondo sorso. Un vino dai caratteri unici è il Cru posizionato alla sommità di una delle colline più alte del Parco Naturale del Monte San Bartolo: Tenute Quarta Blanc de Pinot Noir 2021 di Fattoria Mancini. Vinificato in bianco, presenta grande complessità, mineralità, freschezza e sapidità che preannunciano una straordinaria lunghezza.

Il Pinot Nero in Veneto unisce tradizione e innovazione, offrendo vini che riflettono l’unicità della regione. Caratterizzati da un intenso colore rubino, presentano aromi di frutti rossi come ribes e ciliegie, oltre a note di vaniglia e tabacco, influenzate dall’affinamento in barrique. Le principali aree di coltivazione includono: i Colli Euganei Noti per terreni calcarei e altitudini favorevoli, con sentori terrosi e floreali; e la Marca Trevigiana dove trovano espressioni con note di pepe nero e liquirizia. Il bouquet elegante di ribes rosso, lampone e spezie su uno sfondo rubino luminoso, l’armonia al palato regalata da una tessitura tannica vellutata e un finale persistente e fresco rendono il Pinot Nero 2019 dell’Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli, interessante e attraente.

Le regioni meridionali d’Italia, grazie al loro clima caldo e ai terreni variegati, stanno sperimentando il Pinot Nero, dando vita a vini unici. Due espressioni singolari emerse dalle masterclass sono quelle del Cilento e dell’Etna.

Pino di Stio 2021 dell’azienda San Salvatore, dal Cilento, è descritto da Antonio Paolini come “abbronzato” per le sue sfumature empireumatiche e speziate, dal colore granato e riflessi brunastri. Il clima è caldo, ma le escursioni termiche e le brezze marine contribuiscono a una freschezza che, insieme agli inverni miti e piovosi, favoriscono una maturazione equilibrata e profili aromatici complessi.

Dall’Etna, il Pinò 2017 della cantina Gulfi si presenta con un rosso rubino e sentori di piccoli frutti neri come mirtillo e mora, e richiami al timo e alla cannella. Al palato, è fresco e tannico, con un finale pulito.

Carattere, identità, attrattiva e purezza olfattiva sono stati i temi centrali e ricorrenti del nostro viaggio tra le diverse regioni rappresentate. Finalmente, i produttori italici hanno superato l’idea di imitare l’identità borgognona, riconoscendo nello stile e nei propri territori unici, la vera essenza e personalità del Pinot Nero d’Italia.

Guida Slow Wine 2025, tutte le novità

La Guida Slow Wine 2025 è stata ufficialmente presentata sabato 19 ottobre a Milano, durante un evento che ha riunito circa 500 produttori di vino da tutta Italia al Superstudio Maxi. La guida, già disponibile nello store di Slow Food Editore e presto in tutte le librerie, recensisce esclusivamente cantine che non utilizzano diserbanti chimici nelle loro vigne. Con un totale di 2000 aziende e 144 nuove entrate, la guida fotografa una realtà vitivinicola italiana in cui la sostenibilità e la cura per l’ambiente sono sempre più centrali, dimostrando come produttori e natura possano convivere in armonia senza compromessi.

Di fronte alle sfide poste dalla crisi climatica e dalle nuove tendenze di mercato – che vedono da una parte una crescente richiesta di vini di pronta beva e dall’altra un clima sempre più imprevedibile – gli esperti presenti all’evento hanno ribadito l’importanza di ricordare il legame tra calice di vino e territorio. Durante il convegno intitolato “Il mercato chiede vini di pronta beva, ma il clima la pensa diversamente”, Jeff Porter, sommelier e giornalista di *Wine Enthusiast Magazine* per il Nord Italia, e Luca Sarais, di Cantine Isola a Milano, hanno sottolineato che, al di là delle mode del momento e delle tendenze sul contenuto alcolico, il vino deve sempre raccontare la storia del produttore, del vitigno e del territorio di origine.

Porter ha inoltre specificato che, sebbene molti produttori guardino con preoccupazione al mercato statunitense, dove cresce la domanda di vini con meno alcol, questa non deve essere interpretata come una diminuzione della qualità. Piuttosto, si tratta di una ricerca di maggiore finezza e di equilibrio, e non di una preferenza uniforme per vini più leggeri: vini strutturati come Cabernet Sauvignon, Super Tuscan, Barolo e Barbaresco continuano a essere apprezzati. Porter ha esortato i produttori presenti a non avere paura di sperimentare, restando comunque fedeli alle tradizioni e al proprio terroir.

Anche Luca Sarais ha evidenziato come il cambiamento climatico stia richiedendo nuove accortezze non solo in vigna, ma anche nelle fasi successive della produzione. Ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare i consumatori su questi temi, per promuovere una cultura del vino più consapevole e attenta alle questioni ambientali.

In linea con l’evoluzione delle pratiche produttive e con i gusti dei consumatori, la Guida Slow Wine 2025 ha introdotto i Best Buy, che sostituiscono il precedente riconoscimento del Vino Quotidiano. Questo cambiamento non è solo un adeguamento tecnico, ma rappresenta un impegno per rendere la guida uno strumento utile a tutti, proponendo vini eccellenti non solo dal punto di vista organolettico, ma anche accessibili dal punto di vista economico. Giancarlo Gariglio, curatore della guida, ha sottolineato che questo approccio è radicato nel Manifesto di Slow Food del 1989, che parla del diritto al piacere come un diritto fondamentale per tutti.

Un altro aspetto cruciale della Guida Slow Wine 2025 è il requisito di non utilizzare diserbanti chimici in vigna per essere inclusi nella selezione. Federico Varazi, vice presidente di Slow Food Italia, ha spiegato che questo passo è fondamentale per promuovere un rapporto più armonico tra vino e ambiente, dove la natura non è vista solo come un elemento da proteggere, ma come una risorsa con cui cooperare per ottenere benefici economici e ambientali a lungo termine.

Nel corso della presentazione sono stati assegnati anche diversi premi speciali. Il Premio al Giovane Vignaiolo è andato a Luca Amerio della cantina piemontese Tenuta il Nespolo di Moasca, che si è distinto per aver rinnovato l’azienda di famiglia e per il suo impegno nella valorizzazione del Moscato secco, un’iniziativa che promette di cambiare l’enologia del Monferrato. Il Premio per la Viticoltura Sostenibile è stato assegnato alla cantina campana I Cacciagalli, un’azienda che pratica l’agricoltura biodinamica e che si distingue per il suo approccio sostenibile e innovativo, come il biolago balneabile alimentato da un sistema di fitodepurazione. Mirella Civitelli e Giulio Salvioni, della cantina La Cerbaiola – Salvioni di Montalcino, hanno invece ricevuto il Premio alla Carriera, per il loro impegno nella produzione di vini di qualità eccezionale, fedeli alla tradizione del Sangiovese di Montalcino.

Infine, è stato annunciato il prossimo appuntamento per gli amanti dei vini sostenibili: la Slow Wine Fair 2025, che si terrà dal 23 al 25 febbraio a Bologna in concomitanza con SANA Food. Questa manifestazione sarà la più importante fiera italiana dedicata alla produzione biologica, con l’obiettivo di promuovere pratiche agricole che tutelino il suolo e lo trasmettano alle future generazioni in condizioni migliori.

La guida Slow Wine 2025 è stata dedicata a Paolo Camozzi, storico vice curatore, scomparso prematuramente quest’anno. La dedica è stata accolta con un commosso applauso dai produttori presenti, un tributo alla sua passione e al suo contributo al mondo del vino.

Roma, Gambero Rosso presenta la Guida Vini d’Italia 2025

Il Teatro Brancaccio ha ospitato uno degli eventi più attesi dell’anno per gli appassionati del vino: la presentazione della Guida Vini d’Italia 2025 Gambero Rosso. A 38 anni dal debutto l’edizione 2025 si conferma come uno strumento imprescindibile per vignaioli, enologi, imprenditori del vino e appassionati, consolidando il suo ruolo di riferimento nel panorama enologico italiano e internazionale.

Lanciata nel 1986, la Guida Vini d’Italia ha accompagnato l’evoluzione dell’industria del vino, contribuendo a informare, educare e far crescere un mercato sempre più consapevole. La sua longevità e la sua capacità di innovarsi anno dopo anno sono la dimostrazione di un impegno costante per celebrare e promuovere l’eccellenza enologica italiana. L’edizione 2025, tradotta in inglese, tedesco, cinese e giapponese, continua questa tradizione, facendo da ambasciatrice del vino italiano nel mondo.

Un mondo in continua evoluzione

La nuova edizione della guida offre una panoramica impressionante dell’universo enologico italiano. Con oltre 24.772 referenze selezionate su circa 40.000 vini degustati, la guida rappresenta una fotografia dettagliata e ad alta risoluzione del meglio che il vino italiano ha da offrire. Tra le etichette premiate spiccano 498 Tre Bicchieri, il massimo riconoscimento assegnato ai migliori vini. Di questi, ben 52 sono al debutto al vertice, segno di un settore in fermento e in costante rinnovamento.

Una delle principali novità di questa edizione è l’introduzione della sezione dedicata ai Vini Rari, creata per dare spazio alle piccole realtà vitivinicole che producono vini a tiratura limitata. Questa nuova carta dei vini comprende 50 etichette capaci di affascinare i collezionisti e gli appassionati, raccontando la storia di tesori enologici spesso nascosti, ma di grandissimo valore. Dalle prestigiose cuvée affinate per 40 anni sui lieviti, ai vini da singole parcelle, fino ai vini da meditazione, la sezione Vini Rari offre un’esperienza enologica unica e irripetibile.

Il dietro le quinte della guida

Dietro ogni edizione della Guida Tre Bicchieri c’è un lavoro immenso, come sottolineato da Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso. Coordinato dai curatori Giuseppe Carrus, Gianni Fabrizio e Marco Sabellico, un team di quasi 70 esperti ha lavorato duramente per assaggiare e valutare migliaia di vini provenienti da tutta Italia. “Mai come in questo momento è urgente raccontare la bellezza condensata in un buon bicchiere di vino”, ha affermato Ruggeri. “Non parliamo solo di territorio, paesaggio e valore umano, ma di un vero e proprio stile di vita: uno sguardo curioso sul mondo”.

La guida offre uno spaccato del mondo del vino italiano in continua evoluzione, affrontando le sfide del mercato globale con uno sguardo attento alla qualità, alla sostenibilità e all’innovazione. È proprio questa capacità di evolversi e adattarsi alle nuove tendenze che ha permesso alla Guida Vini d’Italia di mantenere il suo ruolo di leadership per quasi quattro decenni.

Il Vino del futuro: un progetto didattico innovativo

L’edizione 2025 non si limita a celebrare l’eccellenza del passato e del presente, ma guarda anche al futuro. Insieme alla guida, Gambero Rosso ha lanciato un nuovo e ambizioso progetto formativo intitolato Vino del Futuro, coordinato dal Professore Attilio Scienza. Questo programma didattico, strutturato in quattro moduli a distanza per un totale di 150 ore di lezioni on demand, offre una panoramica completa della filiera vitivinicola, dalle novità in vigna ai modelli di business emergenti, passando per nuovi linguaggi di comunicazione e storytelling.

L’obiettivo del programma è fornire agli operatori del settore le competenze necessarie per affrontare un momento di grandi trasformazioni, valorizzando al massimo l’Italia vitivinicola. Il progetto è un segnale chiaro della volontà di Gambero Rosso di non limitarsi alla celebrazione dei successi presenti, ma di investire nel futuro del settore, aiutando le nuove generazioni di enologi e produttori a crescere e innovare.

I Premi Speciali

Ogni anno, la Guida Tre Bicchieri assegna una serie di premi speciali che riconoscono le eccellenze assolute del panorama enologico italiano. Tra i premi più attesi dell’edizione 2025 troviamo:

   •       Bollicina dell’Anno: OP Pinot Nero M. Cl. Pas Dosé Poggio dei Duca ’19 di Calatroni, un Metodo Classico di straordinaria finezza e complessità.

   •       Bianco dell’Anno: Alto Adige Sauvignon Gran Lafóa Ris. ’21 di Colterenzio, un vino poderoso e intensissimo.

   •       Rosato dell’Anno: RGC Valtènesi Chiaretto Antitesi ’23 di Avanzi, un esempio della nuova enologia italiana che ha rivoluzionato lo stile del rosato.

   •       Rosso dell’Anno: Chianti Colli Fiorentini Molino degli Innocenti Ris. ’19 di Torre a Cona, un rosso di grande profondità ed eleganza.

   •       Vino da Meditazione dell’Anno: Moscato Passito al Governo di Saracena ’15 di Feudo dei Sanseverino, un capolavoro calabrese di spettacolare complessità.

   •       Progetto Solidale: Lis Neris, per il loro impegno attraverso la Fondazione Francesca Pecorari ONLUS in progetti di assistenza per i bambini di Myanmar, India e Uganda.

   •       Cantina Emergente: Maugeri, una nuova azienda dell’Etna che si è rapidamente imposta come una delle realtà più significative della denominazione.

   •       Miglior Rapporto Qualità-Prezzo: Lambrusco di Grasparossa di Castelvetro 7Bio di Settecani, un vino che racconta perfettamente il territorio e viene proposto a un prezzo accessibile.

   •       Premio per la Vitivinicoltura Sostenibile: Resistenti Nicola Biasi, per l’innovazione nell’introduzione delle varietà “resistenti” in viticoltura.

   •       Cooperativa dell’Anno: Belisario, una realtà storica e virtuosa che ha raccontato il territorio di Matelica con vini indimenticabili.

   •       Viticoltore dell’Anno: Mario Fontana, custode delle vigne di famiglia a Castiglione Falletto, esempio di dedizione e passione per la viticoltura.

   •       Cantina dell’Anno: San Leonardo, una tenuta storica che da oltre 300 anni produce vini di qualità eccezionale, rappresentando un punto di riferimento per l’enologia italiana.

Il Successo della Degustazione Finale

Dopo la cerimonia di premiazione, l’attenzione si è spostata sui banchi di assaggio allestiti nel maestoso Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale. Qui, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di degustare tutti i 24962 vini presenti nella guida, inclusi i pregiati Vini Rari. La sala dedicata a questa nuova sezione è stata particolarmente affollata, con lunghe file di appassionati desiderosi di assaporare le poche bottiglie disponibili, che venivano aperte a orari prestabiliti.

Con 2605 cantine selezionate, la Guida Tre Bicchieri 2025 si conferma una celebrazione dell’eccellenza enologica italiana, rappresentando con orgoglio e soddisfazione il meglio del vino italiano.

Gambero Rosso: una Piattaforma Leader

Gambero Rosso non è solo sinonimo di guida enologica, ma è una piattaforma leader nei contenuti, formazione, promozione e consulenza per il settore Wine Travel Food. Con un’offerta multimediale e multicanale, Gambero Rosso raggiunge professionisti e appassionati in tutto il mondo, contribuendo a promuovere l’agroalimentare, la ristorazione e l’ospitalità italiana.

Per leggere tutti i Tre Bicchieri, suddivisi per Regione: https://www.gamberorosso.it/tag/liste-tre-bicchieri-2025/

Torna a Bologna il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti

Dopo il successo dell’edizione 2023, la prima a svolgersi nei padiglioni di BolognaFiere, il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti è in rampa di lancio e si prepara a festeggiare la 13a edizione, che animerà Bologna dal 23 al 25 novembre 2024.

Anche quest’anno, numeri importanti: ad accogliere il pubblico saranno ben 1.007 vignaioli, provenienti da ogni regione italiana, insieme a due delegazioni di vignaioli europei in rappresentanza delle associazioni nazionali appartenenti a CEVI – Confédération Européenne des Vignerons Indépendants, e a 32 soci di FIOI – Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti, con cui è confermata l’alleanza.

«Appassionati di vino e operatori avranno più di mille buoni motivi per venire al Mercato dei Vini», scherza Lorenzo Cesconi, Vignaiolo e presidente della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. «Ma non sono i numeri ad appassionarci: al Mercato, come nei nostri vigneti, lavoriamo ricercando la massima qualità. Il nostro obiettivo è che il Mercato dei Vini rappresenti un piacevole luogo di incontro tra produttori, che possono confrontarsi e condividere conoscenze ed esperienze, e tra produttori e consumatori, senza mediazioni. È come se nei padiglioni di BolognaFiere trasferissimo, per qualche giorno, le nostre cantine: lo spirito con cui accogliamo il pubblico è lo stesso».

Per ospitare espositori e pubblico, BolognaFiere mette nuovamente a disposizione una superficie di 30.000 metri quadrati, distribuiti su 4 padiglioni: ad accogliere i Vignaioli saranno il 29 e il 30, mentre il 28 e il 36 saranno dedicati al food e ai servizi correlati al Mercato. Rispetto alle scorse edizioni, nessun aumento dei prezzi dei biglietti di ingresso, che possono essere acquistati in prevendita dal 2 settembre sul sito www.mercatodeivini.it, e invariate le riduzioni per i sommelier e per gli operatori. Il parcheggio di riferimento per il pubblico del Mercato sarà il multipiano Michelino: 5.500 posti auto, a pochi passi dagli ingressi Nord ed Est Michelino, e raggiungibile comodamente dall’uscita autostradale ‘Bologna Fiera’.

Tra le conferme, il servizio degli ormai iconici carrelli del Mercato, indispensabili per portare fino al parcheggio le bottiglie acquistate. La centralità di Bologna permetterà al pubblico di raggiungere agevolmente il Mercato dei Vini non solo con l’automobile, ma anche con i mezzi pubblici, a partire dal treno: una scelta di sicurezza e sostenibilità in linea con lo spirito della manifestazione.
Grazie alla convenzione con Trenitalia, l’offerta ‘Speciale Eventi’ consente di arrivare a Bologna sui Frecciarossa con sconti fino all’80% rispetto al biglietto Base. I canali per acquistare l’offerta sono l’App di Trenitalia, le biglietterie, le agenzie di viaggio abilitate e il sito trenitalia.com. Una volta giunti in bus o in taxi in Piazza della Costituzione, i visitatori potranno usufruire di un servizio di navette gratuite che li porteranno all’ingresso Est Michelino.

E per chi acquisterà molte bottiglie, in Fiera sarà disponibile un pratico servizio di spedizioni.
Non mancherà anche quest’anno un intero padiglione dedicato alla gastronomia, con proposte della tradizione locale e di altri territori italiani, mentre nella galleria centrale troveranno spazio i partner e gli sponsor del Mercato dei Vini e l’immancabile stand istituzionale FIVI, dove acquistare le t-shirt e altri gadget firmati Vignaioli Indipendenti.

Il Mercato dei Vini aprirà le porte al pubblico sabato 23 novembre, alle ore 11.00, e resterà aperto ad appassionati e operatori fino alle 17.00 di lunedì 25. Quattro le masterclass che arricchiranno il programma della manifestazione, dedicate al tema “Tempo e generazioni: passato, presente e futuro dei Vignaioli italiani”. In occasione del Mercato dei Vini saranno, inoltre, annunciati i vincitori del Premio “Leonildo Pieropan” 2024, dedicato alla memoria di uno dei pionieri di FIVI, e del premio “Vignaiolo come noi”, l’anno scorso assegnato al cantante e musicista Stefano Belisari in arte Elio.

Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti è un evento FIVI. È organizzato da BolognaFiere, con il patrocinio del Comune di Bologna e di Confcommercio Ascom Bologna.
Orari Sabato 23 e domenica 24 novembre: apertura cancelli ore 11.00, chiusura ore 19.00. Lunedì 25 novembre: apertura cancelli ore 11.00, chiusura ore 17.00.
Ingressi Nord ed Est Michelino, entrambi a ridosso del parcheggio multipiano Michelino. Chi acquisterà il biglietto in prevendita potrà accedere da entrambi gli ingressi, mentre chi opterà per la biglietteria fisica dovrà utilizzare l’ingresso Est Michelino. Chi raggiungerà BolognaFiere con i mezzi pubblici o in taxi, in Piazza della Costituzione potrà usufruire di un servizio di navette gratuite dirette all’ingresso Est Michelino.

Biglietti Acquistabili online su www.mercatodeivini.it
Intero giornaliero Online: € 25,00; acquistato in Fiera: € 30,00
Ingresso 2 giorni Online: € 40,00; acquistato in Fiera: € 50,00
Ingresso 3 giorni Online: € 60,00; acquistato in Fiera: € 70,00
Ridotto soci AIS, FISAR, ONAV, AIES, ASPI, Assosommelier, Scuola Europea Sommelier, Slow Food Online e in Fiera: € 20,00
Operatori Online e in Fiera: € 20,00. Biglietto acquistabile inserendo partita Iva
Carrelli Oltre 1.000 carrelli a disposizione del pubblico
Ufficio Stampa FIVI Axelle Brown Videau | 338 7848516 | axelle@origamiconsulting.it Mirta Oregna | 338 7000168 | mirta_oregna@yahoo.it
Ufficio Stampa BolognaFiere
Daniela Modonesi | 366 6659090 | daniela.modonesi@bolognafiere.it

FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2008. Si propone di promuovere e tutelare la figura, il lavoro, gli interessi e le esigenze tecnico-economiche del Vignaiolo Indipendente italiano, inteso quale soggetto che attua il completo ciclo produttivo del vino, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto finale. Attualmente sono più di 1.700 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di oltre 16.000 ettari di vigneto. Il Marchio FIVI raffigura “Ampelio”, immagine di un Vignaiolo che porta una cesta d’uva sulle spalle e la cui ombra prende la forma di una bottiglia. In questa figura è riassunto tutto quello che per la FIVI significa essere Vignaioli, impegnati quotidianamente in un processo che segue l’intera filiera di produzione, operando costantemente per custodire, tutelare e promuovere il territorio di appartenenza.

Arillo in Terrabianca, sogno di Toscana di Urs e Adriana Burkard

È un anno importante questo 2024, per la storia del Chianti Classico, poiché ricorre il centenario del Consorzio più antico d’Italia.

Nel cammino di tanta produzione vitivinicola, si inserisce dal 2019 la famiglia Burkard e il desiderio di Urs e Adriana di dar nuova vita e nuova relazione a tre anime distinte della Toscana. Arillo in Terrabianca è infatti un teorema vocazionale per tre tenute colme d’identità: il Chianti Classico a Radda con Terrabianca, la Maremma con Il Tesoro e la sua ispirazione avanguardistica, la Val d’Orcia a Colle Brezza con il percorso biologico e minimalista improntato a produzioni “boutique” e alla sostenibilità ambientale.

All’Hotel Rome Hilton Cavalieri di Roma, questi concetti sono stati celebrati in una serata dedicata alla presentazione di Arillo in Terrabianca e del suo “Teorema Toscano” che anima quest’azienda fortemente innovativa. L’introduzione e le parole di Daniela Scrobogna – FIS Fondazione Italiana Sommelier – hanno accompagnato una folta schiera di partecipanti alle degustazioni verticali di due vini epigoni dell’azienda e della sua rivitalizzazione: “Poggio Croce” Chianti Classico Riserva, e “Campaccio”, il Supertuscan di casa, tutti declinati nei vent’anni dal 2001 al 2021.

Fortissime le motivazioni organizzative e progettuali di Alberto Fusi, CEO dell’azienda e di Luano Benzi enologo di lungo corso di Arillo in Terrabianca. Introdotti alla sala da Dario Pettinelli, responsabile della comunicazione aziendale, hanno raccontato a corredo delle degustazioni ben 30 anni di territori, di evoluzioni dei vini, di ripensamento della viticultura in funzione di un intero ecosistema a garantire piena identità e, persino, modernità dei loro vini.

Da un’origine attenta ai vivai e i giusti cloni, improntata a estrazione, alcolicità e potenza, i vini di Arillo in Terrabianca hanno virato verso analisi minuziose della geologia delle tenute, assieme a una sempre più parca e attenta amministrazione delle acque. Fusi ha infatti illustrato come sia stata la centralità dell’agronomia, di concerto con la progressiva maggiore disponibilità di acque ben preservate, a determinare un intero salto quantico verso vini migliori e biologie dinamiche, con determinata attenzione alla Certificazione Equalitas.

In più, un’estensione perfino architettonica di questi concetti ha generato una cantina stato dell’arte disegnata dall’architetto Mario Botta, archistar svizzero tanto caro ai coniugi Burkard per aver sviluppato tridimensionalmente la loro visione di produzione e accoglienza verso i clienti.

I vini degustati hanno nettamente espresso questo cammino e questa visione. Al netto delle stagionalità e relative temperature e precipitazioni, ogni annata ha sempre più espresso in maniera riconoscibile nel tempo quella identità di territorio e quella leggerezza del Sangiovese rinvenibile tanto nel Chianti Classico quanto nel Supertuscan di casa.

Non solo un cambio della forma di allevamento, da cordone speronato a guyot, caratterizza la svolta della nuova proprietà e della sua squadra, ma il passaggio a rese minori in vigna e, in cantina, alla ricerca di maggior impatto aromatico, evitando la prevalenza del legno ma impiegando botti più piccole. I due vini degustati nelle annate dalla 2020 in entrambi i casi rivelano più eleganza, finezza e meno concentrazione.

La longevità è parimenti garantita, ma il transito da estrazioni muscolari e presenze eteree e austere, quasi marsalate, a bouquet di frutta e sottobosco, a tannini armonici e nobili rivolti al raggiungimento di quell’equilibrio di note che rende grande un vino in maniera internazionale.

È in particolare la trasformazione di Campaccio, da concetto austero e antico, informato di china e tabacco e sentori ferrosi, a un blend che include anche il Merlot dopo Cabernet Sauvignon e Sangiovese sempre dominante: non più concentrazioni difficili al food pairing, ma equilibrio e modernità distinti, dolcezze di gusto e spunti muscolari più suadenti.

Il cambio di direzione nel cammino è quindi evidente e manifesto. Arillo in Terrabianca guarda a produzioni, in purezza come in blend,  fatte di ricca mineralità in equilibrio con floreale e fruttato boschivo unici nel loro genere. Dal colore al finale, tanto Poggio Croce quanto Campaccio si ergono ad araldi della personalità e della rinnovata, più profonda e più innovativa identità.

I coniugi Burkard hanno realizzato una generazione di vini strutturati e profondi, ricchi di profumi e sfumature sensoriali, che contribuisce a spingere la Toscana al centro del panorama vinicolo internazionale.

Cilento Tastes 2024

Il Cilento torna nella sua cornice di sapori, tradizioni e cultura grazie a Cilento Tastes, evento enogastronomico che celebra l’essenza di questo territorio incastonato tra le montagne e il mare, un’area storica che comprende borghi antichi, colline rigogliose e una costa incontaminata.

Cilento Tastes nasce come un’iniziativa volta a promuovere la cultura alimentare e le eccellenze locali del Cilento, un patrimonio unico, frutto di una combinazione di antiche ricette, prodotti di qualità e di una profonda connessione con la terra.

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La seconda edizione si è svolta dal 27 al 29 settembre 2024 presso l’ex Tabacchificio di Capaccio-Paestum, un’imponente struttura industriale risalente agli inizi del Novecento, oggi polo multifunzionale che ospita eventi, mostre e attività culturali. attirando un vasto pubblico e numerosi espositori.

La location ha potuto comodamente accogliere i circa 90 espositori, “gli artigiani del gusto”, tra cui produttori locali, artigiani e cantine, creando un ambiente vivace, festosa e accogliente. Durante i tre giorni, i partecipanti hanno partecipato a degustazioni guidate e laboratori di cucina, scoprendo le tecniche tradizionali e i sapori unici del Cilento. Le cantine aderenti hanno presentato i loro prodotti, offrendo un’ottima opportunità per abbinare i piatti tipici con vini locali.

Tra le novità spicca il progetto “Da Zero”, ambasciatore della pizza cilentana, che ha già raggiunto città come Milano e Bologna per esportare le eccellenze locali, e che non solo celebra la tradizione della pizza cilentana, ma la reinventa con un approccio moderno.

È stato introdotto anche il progetto “Neve Gelati e Torte”, innovativo nel settore del gelato, che combina ingredienti freschi del territorio e tecniche artigianali per creare gusti unici e originali. In anteprima il Gin Paestum dell’azienda “Old Tom Gin” che si distingue per l’uso di botaniche locali, portando un tocco di Cilento a una bevanda sempre più popolare. Un’altra innovazione è rappresentata dal Hera nei Campi, pionieri nel reintrodurre la coltivazione del riso nella Piana del Sele, sviluppato in collaborazione con l’Università Federico II.

Si sono svolti convegni su temi come l’hospitality, la pizza ammaccata, l’olivicoltura e il food marketing. Per i più piccoli è stata allestita l’area Lab for Kids, con laboratori dedicati alla scoperta delle tradizioni culinarie e artigianali cilentane Anche l’intrattenimento non è mancato. La manifestazione ha incluso concerti di musica cilentana e la proiezione del docufilm “I Cilentenari”, che narra storie di longevità nel Cilento.

Diverse le masterclass in collaborazione con le principali Associazioni nazionali: vini, formaggi, olio extravergine d’oliva ed un focus sulla mozzarella, la pizza cilentana ed il gelato. La manifestazione è stata l’occasione giusta per ospitare la presentazione del progetto sostevin “Sostenibilità e sviluppo della diversità bio-culturale vitivinicola campana”, vede coinvolti il CREA, Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia (CREA VE), con le sedi di Turi (Ba) Asti, Velletri, Arezzo , il CNR – ISPC,Tito (PZ) e il capofila “I piccoli Campi” srl Felitto (SA).

La masterclass sul Fiano del Cilento, condotta da Maria Sarnataro, delegata AIS Cilento e Vallo di Diano, ha messo in luce la storia e l’importanza di questo vino. Il particolare terroir cilentano influisce, infatti, sulle caratteristiche organolettiche del Fiano. I partecipanti hanno degustato diverse etichette, imparando a riconoscere i profumi floreali e fruttati, insieme alla componente minerale distintiva dei vini.

Nella sessione di Cheese Lento, con il Delegato ONAF Maria Sarnataro, i partecipanti hanno assaporato formaggi tipici, scoprendo la biodiversità e le tecniche artigianali che ne caratterizzano la produzione. La degustazione ha offerto un ampio ventaglio di sapori, da quelli freschi e delicati a quelli più complessi e stagionati.

L’olio d’oliva è stato al centro della masterclass guidata da Mimmo Cosimo dell’associazione Oleum. Qui, i partecipanti hanno appreso la storia, le varietà e le tecniche di produzione dell’olio extravergine, enfatizzando il ruolo del terroir e delle pratiche sostenibili. Diverse varietà di olio sono state degustate, rivelando profili aromatici unici, da note fruttate a quelle piccanti.

L’Aglianico del Cilento ha avuto come relatore Ugo Baldassarre della FISAR, che ha presentato le caratteristiche di questo vitigno. I partecipanti hanno potuto riconoscere profumi e sapori tipici dell’Aglianico, come frutta rossa matura e spezie, apprezzando la sua struttura tannica.

Nella masterclass sulla Pizza Ammaccata, Cristian Santomauro ha condiviso la sua passione per la tradizione culinaria cilentana. Ha spiegato le peculiarità della pizza, dalla forma irregolare alla consistenza morbida, e ha mostrato le tecniche per un impasto perfetto, sottolineando l’importanza di ingredienti freschi come farina e pomodori locali.

La sessione sul gelato, guidata da Domenico Belmonte, ha esplorato l’arte della produzione artigianale, con focus su ingredienti freschi e tradizioni locali. Infine, la masterclass sui salumi, condotta da Enrico De Nigris di ONAS, ha presentato le specialità del Cilento, come capocollo e soppressata. De Nigris ha illustrato l’importanza delle tecniche artigianali e degli ingredienti locali, mostrando come ogni salume racconti una storia legata al territorio e alle tradizioni familiari.

Fiano di Avellino night: bello (e raro) vedere i produttori presenti

Ci voleva davvero un miracolo per vedere tanti produttori presenti ad una serata dedicata interamente al Fiano di Avellino. Ci voleva Marco Ricciardi, abile comunicatore e relatore tra le fila dell’Associazione Italiana Sommelier, figlio d’arte di Vincenzo “Enzo” Ricciardi, che ha cambiato il passo alla cultura enologica del pubblico campano, tra le sale della sua storica Enoteca La Botte a Caserta.

Da sinistra Marco Ricciardi – Rosanna Petrozziello “I Favati” – Pietro Iadicicco

Una masterclass forse dilungatasi oltre i tempi comuni, proprio per dar spazio ai convenuti ed ai loro racconti. Un areale, quello della Denominazione di Origine Controllata e Garantita Fiano di Avellino, immutato sulle carte toponomastiche, ancora poco conosciuto, che sa offrire uno dei vini bianchi più interessanti al mondo.

Si sa che il campanilismo regna sovrano in Italia; i vitivinicoltori irpini viaggiano uniti a macchia di leopardo. Si conoscono benissimo, tra di essi intervengono anche sani rapporti economici, eppure veder riuniti alcuni tra i big del panorama a parlare dei loro prodotti è raro quanto possedere un Gronchi Rosa (per chi ama la filatelia).

Al centro Ercole Zarrella – Rocca del Principe

Moderatore della serata, organizzata in collaborazione con l‘ufficio stampa IconicA – Iconic Agency, è stato Pietro Iadicicco, delegato A.I.S. Caserta, promotore dell’evento. Unici assenti i vertici del Consorzio Tutela dei Vini d’Irpinia, assenza “di peso” che abbiamo notato e che avrebbe arricchito ulteriormente il panorama in un momento di glorificazione per l’intero comparto.

Uno scorrere tra le 3 macro aree – ovest, centro, est – poste a mo’ di ferro di cavallo attorno alla città di Avellino e individuate dai tecnici in un più vasto territorio ricompreso tra le pendici dei Monti Picentini, del Partenio e del Vallo di Lauro. Circa 550 ettari iscritti a Fiano su 2.180 complessivi ed una produzione annua di 3 milioni di bottiglie certificate. Terreni diversificati, uniti dal filo rosso di polveri piroclastiche, argille sciolte e calcare dalle proporzioni differenti in funzione delle esposizioni e delle pendenze. A farla da padrone in tale contesto sono ancora le abilità dell’uomo, che riesce a plasmare l’ottima materia prima proveniente in cantina in base al proprio stile. Discorso a parte per Lapio, il comune maggiormente vocato dal timbro indelebile nel riconoscimento al calice.

A destra l’agronomo Pierpaolo Sirch – Feudi di San Gregorio

La degustazione

Guido Marsella 2014: da Summonte, guardando dritto al Partenio a 600 metri d’altezza. Uno dei campioni di razza, il pioniere dell’evoluzione in bottiglia prima dell’immissione in commercio del prodotto finale. Nota finale lievemente di mandorla, ma l’inizio è tutto un brivido di frutta gialla, spezie dolci e sensazioni iodate. Salatissimo.

Ciro Picariello “Ciro 906” 2014: sempre a Summonte. Rapido nel finale, con scarsa pressione nel centro bocca, dimostra comunque eleganza e freschezza sottile che rimanda al cedro e al fiore d’acacia.

Vadiaperti “Aipierti” 2014: Raffaele Troisi, erede di Antonio e di vigne tra le più storiche in Irpinia ha realizzato un vino straordinario, ben fatto dalle sfumature agrumate avvolgenti e succulenti.

Al centro Raffaele Troisi – Traerte Vadiaperti

Villa Diamante “Congregazione – Clos d’Haut” – 2023: ancora molto tecnico e giovane, su note di albicocca matura, balsamicità e vaniglia. Serve riposo in vetro e un nuovo assaggio magari tra un anno.

Cantina del Barone “Particella 928” 2021: il più curioso con le sue essenze maltate e citrine unite a sbuffi officinali. Termina su pesca tabacchera.

I Favati “Pietramara etichetta bianca” 2018: il migliore della batteria. Visione modernista molto efficace quella proposta dall’enologo Vincenzo Mercurio. Fine e lungo su miele di millefiori, albicocca e cedro candito. Salmastro.

Il gruppo dei produttori presenti, i relatori, Iconic Agencsy e lo staff di A.I.S. Caserta

Feudi di San Gregorio “Feudi Studi” 2020: suoli marnoso-argillosi. Bella prospettiva, quasi didascalico nel suo racconto. Attacco tropicale da mango e maracujá, con pepe bianco ed erbe mediterranee persistenti.

Rocca del Principe “Neviera di sopra” 2019: altro capolavoro, dal sorso espressivo, di carattere e tanta materia. Parte su arancia bionda e finisce su iodio di mare. In mezzo infinita qualità.

Famiglia Pagano 1968 “Le Pietre” 2022: completo, dinamico, identitario. Forse ammicca troppo ad un gusto “per tutte le stagioni”, mancando di spinta in avanti sul finale di bocca. Resta comunque dotato di grande bevibilità.

“TERRA DI LAVORO WINES”: si accendono i motori per la terza edizione alla Reggia di Caserta con il Consorzio Vitica

Comunicato Stampa

Sabato 26 e Domenica 27 ottobre torna per la terza edizione “Terra di Lavoro Wines”. Quest’anno l’evento si arricchisce della collaborazione della Reggia di Caserta.

Le cinque denominazioni tutelate dal Consorzio Tutela Vini VitiCaserta – VITICA – Aversa Asprinio DOC, Falerno del Massico DOC, Galluccio DOC, Roccamonfina IGT e Terre del Volturno IGT – saranno protagoniste nell’ultimo fine settimana di ottobre dell’appuntamento che si terrà nel I cortile del Palazzo reale.

Addetti ai lavori, giornalisti nazionali e esteri, ma anche enoappassionati saranno accolti con un articolato programma: momenti di approfondimento con un convegno previsto nella mattinata di sabato, incentrato su enoturismo e ricaduta economica sui territori, a seguire masterclass e degustazioni dei vini delle denominazioni ma anche incursioni teatrali.

Sarà un’occasione unica per promuovere la ricchezza ampelografica e la qualità dei vini che rappresentano la storia, la cultura e le tradizioni di Terra di Lavoro, in un contesto d’eccezione quale la Reggia di Caserta, emblema dell’intero territorio a livello nazionale e internazionale.

La Reggia di Caserta promuove per la prima volta quest’anno l’iniziativa del Consorzio Tutela Vini VitiCasertaVITICA al fine di sostenere logiche di rete per la valorizzazione e promozione delle eccellenze provinciali.

Il Museo del Ministero della Cultura, in linea con la sua mission nel contribuire allo sviluppo economico, culturale e civile del territorio, ha recentemente sottoscritto con la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Caserta un protocollo di intesa che costituisce la base di un’azione coordinata, operativa e istituzionalizzata per favorire in modo sinergico e unitario le specificità territoriali, con particolare attenzione alle produzioni che possano rappresentare e valorizzare l’identità locale.

Per informazioni: vitica.it

Ufficio Stampa – Pr -Comunicazione

Floriana Schiano Moriello

Mail. florianaschianomoriello@gmail.com|

Cell. 3392635562

“Aria di mare Profumo di vino”: sapori e profumi si incontrano sul Golfo di Gaeta

L’evento “Aria di mare Profumo di Vino”, giunto alla sua ottava edizione, ha aperto le porte a una selezione accurata di produttori vinicoli e ristoratori del Lazio meridionale.

Roberto Perrone, l’organizzatore dell’evento, ha deciso quest’anno di dare un tocco più intimo e conviviale alla manifestazione. “Volevamo creare un’atmosfera dove le persone potessero davvero connettersi, condividere e apprezzare la qualità dei prodotti”, ha spiegato Perrone intervistato. “Negli anni precedenti, l’evento era cresciuto molto, ma sentivamo che era il momento di tornare alle origini, di dare più spazio alle interazioni personali e alla scoperta dei sapori in un contesto più raccolto.”

E quale location migliore dello storico Grand Hotel Miramare di Formia, con vista mozzafiato sul Golfo di Gaeta, che ha fornito lo sfondo perfetto per questa celebrazione dei sensi. I partecipanti hanno potuto godere non solo dei sapori e dei profumi offerti, ma anche della bellezza del paesaggio circostante.

La parola d’ordine dell’evento è stata “Qualità”, e si è vista in ogni dettaglio. Dai vini accuratamente selezionati alle prelibatezze gastronomiche; i bianchi frizzanti e freschi, perfetti per accompagnare i piatti di pesce e rossi strutturati e corposi, ideali per le carni e i formaggi stagionati. Roberto Perrone si è avvalso della professionalità di Giovanni D’Andrea noto come John Wine, che è anche il nome della sua azienda di distribuzione vini e prodotti gastronomici.

I ristoratori, dal canto loro, hanno dato prova della loro creatività e maestria culinaria, presentando piatti che esaltavano le materie prime locali. Particolare attenzione è stata data ai prodotti del mare, in omaggio alla location costiera dell’evento. Antipasti di crudo di pesce, primi piatti con frutti di mare freschi, e secondi che combinavano sapientemente i sapori del mare con quelli della terra hanno deliziato i partecipanti.

Ma non solo pesce: la gastronomia del Lazio meridionale è ricca e variegata, e l’evento ha dato spazio anche alle specialità dell’entroterra. Formaggi artigianali, salumi di produzione locale, e piatti della tradizione contadina rivisitati in chiave moderna hanno completato l’offerta culinaria, creando un ponte tra passato e presente, tra tradizione e innovazione.

Formia, ultima frontiera del Lazio verso sud (o la prima per chi arriva dalla Campania), si è rivelata la cornice perfetta per questo incontro di sapori. Terra di passaggio sin dall’antichità, crocevia tra mare, entroterra e Roma, ha offerto uno sfondo storico e culturale unico all’evento. “Aria di mare Profumo di Vino” ha incoraggiato l’interazione diretta tra produttori, chef e appassionati.

L’evento non si è limitato solo alla degustazione. Nel corso della giornata, sono stati organizzati anche dei mini-workshop e delle presentazioni, dove produttori e chef hanno condiviso i segreti del loro mestiere. Il cuore della manifestazione è stata la Masterclass su Champagne Encry, una degustazione di gran livello in cui oltre ad assaggiare il famoso vino, è stato possibile ascoltare dalla voce di Enrico Baldin il racconto di come è diventato produttore di Champagne.

Quattro i vini in degustazione serviti dalla sommelier Simona Marricco:

  • Champagne ENCRY EXTRA BRUT BLANC DE BLANC MATIÈRE GRAND CRU
  • Champagne ENCRY ROSÈ BRUT NUANCES GRAND CRU
  • Champagne ENCRY BRUT GOLD BLANC DE BLANC NAISSANCE GRAND CRU
  • Champagne ENCRYBRUT BLANC ET NOIR RÉVERIE GRAND CRU

Tra le aziende partecipanti agli stand, ho inoltre provato:

VIGNE TONICHE – Nel cuore di Esperia, un piccolo borgo in provincia di Frosinone, la cantina Vigne Toniche racconta una storia di passione e tradizione. Stefania e Roberto Vallone, insieme al loro padre, hanno ereditato vigne vecchie di oltre un secolo, tramandate dal nonno. Tra queste filari si nasconde un tesoro enologico: due vitigni autoctoni quasi scomparsi, il Reale e il Raspato di Esperia.

Varietà che rischiavano di svanire per sempre, ma grazie alla dedizione della famiglia Vallone sono stati riscoperti e riportati alla luce prima che l’oblio li avvolgesse completamente. Oggi, Vigne Toniche è un simbolo di resilienza, un ponte tra il passato e il futuro, che celebra l’unicità del territorio con vini autentici, legati alla storia millenaria di questa terra.

HUMAN WINE cronimo che sta per Harmonic Union Man And Nature e produce vini sostenibili e biodinamici. Una filosofia naturale che si esprime in modo divertente sulle etichette che sono opere d’arte.

IZZI LIQUORI – Riccardo e Alessandro Izzi hanno portato l’innovazione nella tradizione familiare di 4 generazioni che risale al 1903. I nostri 4 liquori vantano grandi proprietà toniche e digestive, con un sapore autentico che non necessita di zuccheri aggiunti per esaltarne le proprietà aromatiche e benefiche. Tradizione e ricette segrete sono alla base del successo dei liquori Izzi. 

ALBERTO GIACOBBE – Nel cuore della campagna laziale, precisamente a Olevano Romano, Alberto Giacobbe, giovane e appassionato produttore, sta catturando l’attenzione degli enofili con i suoi vini che raccontano storia e terroir. Giacobbe si distingue per la produzione di tre vini di alta qualità con ben sette etichette.

Guardando al futuro, Roberto Perrone ha anticipato che l’edizione del prossimo anno promette di essere ancora più speciale, con l’introduzione di nuove attività e collaborazioni che metteranno ancora di più in luce le eccellenze del territorio. “Vogliamo continuare a crescere, ma sempre mantenendo quello spirito di convivialità e attenzione alla qualità che ci contraddistingue,” ha affermato.

“A Montefalco”: terra di grandi promesse

Dai tempi di Federico II di Svevia il mondo è cambiato. Eppure a Montefalco tutto sembra essere immutato, mentre si passeggia tra le vie del borgo medievale. Coccorone veniva chiamato in epoca tardo romana, un tipico castrum militare che presidiava dalla collina le vallate circostanti. Il cuore (anzi la ringhiera) dell’Umbria volge il suo sguardo verso la modernità e il futuro, da un areale che non è immenso rispetto ai grandi rivali del mercato.

Lo fa in sordina, con la calma necessaria che sembra non essere mai troppa. Lo fa con prodotti, parliamo di vino naturalmente, unici nel panorama enologico italiano: Sagrantino e Trebbiano Spoletino. Ogni anno, giunti quasi all’inizio dell’invaiatura, si celebra il rituale approfondimento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Montefalco, in collaborazione con l’agenzia di comunicazione Miriade & Partners.

Giornalisti e blogger provenienti da ogni parte del globo arrivano a conoscere la valutazione della nuova annata di Montefalco Sagrantino che verrà posta di lì a poco in commercio e, soprattutto, a scoprire un territorio affascinante, ricco di sorprese. La storia passa tra le mani di nomi evocativi delle famiglie presenti: Caprai, Antonelli, Bartoloni, Tabarrini, Adanti, Romanelli, tanto per citarne alcuni.

Sono una settantina i produttori vitivinicoli iscritti al Consorzio, ai quali si sono aggiungono altri 29 dalla fusione con i vicini di casa di Spoleto. Un totale pari a circa 2,5 milioni di bottiglie annue, un numero contenuto che non potrà soddisfare la “sete di conoscenza” di ogni Continente, ma che, parere del sottoscritto, rappresenta una virtù nel rappresentare il comparto come una piccola nicchia di qualità in continua ascesa.

E le conferme arrivano dal sistema di valutazione dell’Anteprima “A Montefalco”, ormai consolidate non solo con la menzione delle celebri “stelle”, bensì con l’introduzione di un punteggio indicativo che crea legittime aspettative anche in fase di vendite. L’annata 2020 del Montefalco Sagrantino ha ottenuto, parole del giornalista Walter Speller, 5 stelle con 96/100 e grande eleganza. Un valore non indifferente per un vino che ha fatto della trama tannica scalpitante (a volte impegnativa) il suo marchio di fabbrica. Sembra che il cambiamento climatico abbia apportato qui qualche piccolo beneficio in termini di maturazioni polifenoliche. Ciò che un tempo era praticamente indomabile, se non con lustri di riposo in bottiglia, appare adesso godibile appieno già in gioventù pur preservando il carattere e l’identità del varietale.

Un calice di Montefalco Sagrantino fa la differenza tra una serata anonima ed una giocosa, tra la noia di prodotti ormai stereotipati di cui le carte dei ristoranti sono pieni e ciò che può dare una ventata rinfrescante. Un vino che difficilmente ti capita di dimenticare, pur maltrattato in passato con politiche espansioniste non in linea con il vero potenziale che poteva esprimere.

Molti si ricordano delle astringenze tenaci e irsute che hanno dato un’immagine sbagliata rispetto a quella attuale, fatta di ricordi di bosco, spezie nobili e tocchi di liquirizia e macchia mediterranea. Ovvio che la mano di chi lo cura con amore e le nuove tecnologie in campo e in vigna hanno fatto parimenti la differenza, ma c’è di più: la caparbietà di un popolo fiero e l’umiltà di saper ascoltare anche i pareri negativi degli esterni. Cosa rara credetemi. Paolo Bartoloni, neo presidente del Consorzio di Tutela, esprime così la sua soddisfazione per i risultati raggiunti.

E se non bastasse a toccare le corde degli appassionanti, ecco l’arrivo di recente del Trebbiano Spoletino – o semplicemente “Spoletino” – varietà autoctona rivalutata un po’ per caso e un po’, come narra la leggenda, da Giampaolo Tabarrini che nel suo “Adarmando” ha voluto dimostrare le mille sfaccettature e la longevità di uno dei migliori vini bianchi d’Italia. La visita nella cantina avveniristica, i tre cru di Sagrantino e lo spirito combattente del titolare valgono di per sé il prezzo del viaggio.

Una passione che si ritrova anche in Devis Romanelli, figlio d’arte, nell’etichetta “Le Tese” e nel saggio utilizzo dell’estrazione delle componenti aromatiche a contatto con le bucce per oltre 60 giorni. O nei contenitori inerti di ceramica utilizzati da Filippo Antonelli di Antonelli San Marco per il “Vigna Tonda” finalmente arrivato dopo la ricostituzione di un antico e inusuale vigneto dalla forma circolare.

Da quando Arnaldo Caprai dell’azienda omonima, Lodovico Mattoni di Terre de’ Trinci e successivamente Alvaro Palini, consulente di Adanti, hanno cominciato negli anni ’70 e ’80 a valorizzare Sagrantino in versione “secco” e non passito, tramandato invece di generazione in generazione quale vino per la merenda pasquale, i passi sono stati giganteschi. Per guardare al futuro non dobbiamo dimenticare proprio gli artefici del passato, che hanno portato sulle spalle il peso di un territorio semi sconosciuto.

Che dire persino dell’unica cantina-scultura presente al mondo, opera dell’artista Arnaldo Pomodoro su commissione dei Lunelli di Tenuta Castelbuono. Un autentico “Carapace” atto a simboleggiare la resilienza e l’amore che la più importante dinastia delle bollicine nostrane ha voluto infondere nella terre fertili di Montefalco. La bottaia sotterranea da cui si accede con una larga scala a chiocciola ben riprende il concetto di festina lente, dell’avvicinarsi con lentezza alla meta, aderente metafora dei movimenti di una tartaruga.

Colpiscono le visioni moderne ed eleganti dei campioni proposti da Tenuta Bellafonte, Bocale, Briziarelli, Colsanto ed Ilaria Cocco giovane wine maker appartenente alle “quote rosa” ancora poco numerose, con mia personale amarezza, nel comparto vitivinicolo.

Il tempo stringe e non basterebbero giorni per finire il discorso. Abbiamo dovuto omettere di menzionare le versioni Montefalco Rosso e Montefalco Rosso Riserva, dove il Sangiovese umbro sa domare la vivacità del Sagrantino: l’entry level certamente adatto per chi volesse avvicinarsi ad un mondo meraviglioso.

Lo faremo con le video interviste montate da Federico Ferraro e dallo staff di redazione nella nostra playlist, con tutti i protagonisti visitati durante il tour “A Montefalco”. Buona visione.