Expo del Chianti Classico 2024

Da poco si è conclusa la 52esima edizione di “Expo del Chianti Classico” che è andata in scena dal 6 al 8 settembre 2024. Come consuetudine si è svolta nell’incantevole cittadina di Greve in Chianti. 

Un appuntamento ricco di Masterclass organizzate sia sul vino sia sull’olio extravergine d’oliva. Negli stand in piazza v’era la possibilità di degustare svariate etichette di Chianti Classico e non solo, presentandosi ai vari banchi d’assaggio degli espositori contraddistinti da UGA di appartenenza,  muniti di calice.

I vini in degustazione: ovviamente, Chianti Classico, nelle note tipologie: annata, riserva e gran selezione, oltre una selezione di vini bianchi, rosa e qualche  vinsanto provenienti da questo straordinario lembo di Toscana incastonato tra Siena e Firenze.

La triangolare piazza di Greve in Chianti, circondata da logge con al centro la statua di Giovanni da Verrazzano, garantisce al visitatore la possibilità di  degustare e parlare tranquillamente con gli espositori. Turisti provenienti da ogni parte del mondo, attirati dall’affascinante territorio toscano, noto per i suoi castelli, i panorami di rara bellezza e le vicine città d’arte.

Negli anni ‘70, questa manifestazione era “Mostra Mercato”, poi divenuta “Rassegna” e oggi “Expo”. Alcuni assaggi da me effettuati e apprezzati il 7 settembre.

Chianti Classico 2021 Az. “Querciabella”

Rosso rubino intenso, rivela sentori di rosa, violetta, ciliegia, mora e spezie orientali. Al palato è pieno ed appagante, avvolgente e armonioso.

Chianti Classico Riserva 2020 “Prunetti”

Rubino intenso, sprigiona sentori di lampone, ciliegia, fragola, tabacco, polvere di cacao e pepe nero;  gusto ricco e decisamente avvolgente, aggraziato e duraturo. Un peccato non aver assaggiato la selezione dei loro oli ottenuti con varie cultivar.

Chianti Classico 2019 Vigneto Boscone “Castello di Monterinaldi”

Rosso rubino con sottili riflessi granato, emana note di mora, prugna, mirtillo, amarena e rosa rossa che ben si fondono con nuance speziate. Tannino setoso, saporito e decisamente lungo.

Chianti Classico Riserva 2019 “Castellinuzza di Cinuzzi”

Giungono al naso note di ribes, fragolina di bosco, mirto, melagrana e tabacco. Sorso morbido e leggiadro, coerente e durevole.

Chianti Classico Gran Selezione 2019 La Corte “Castello di Querceto”

All’olfatto arrivano note di amarena, prugna, bacche di ginepro e tocchi balsamici. Completo, avvolgente e persistente.

Chianti Classico Riserva 2016 Le Stinche “Castello di Lamole”

Rubino dalle sfumature granato, rimanda a sentori di violacciocca, marasca, prugna, bacche di ginepro ed eucalipto. Voluminoso ed appagante.

Chianti Classico Gran Selezione 2015 “Pieve di Campoli”

Sviluppa note di frutti di bosco maturi, sottobosco, spezie ed erbe officinali. Al palato è soddisfacente e avvolgente, di buona struttura e lunga persistenza aromatica.

Chianti Classico Gran Selezione Alberello 2013 “Monte Maggio”

Granato trasparente, dal bouquet complesso. Si percepisce un pot-pourri floreale, con frutti rossi maturi, sottobosco, liquirizia e menta. Rotondo e generoso, coerente e decisamente lungo.

Evento “Sbraciami” 2024

Comunicato Stampa

“Sbraciami” 2024: torna in città  l’evento gourmet più infernale dell’anno. Andrà in scena lunedì 9 settembre dalle ore 19, come da tradizione, presso l’azienda agricola Casale della Mandria, nello storico borgo di Campoleone in via Mediana Bonifica 23. Una squadra di grandi chef, sono annunciati alla serata anche alcuni chef stellati, darà fondo a tutte le tradizioni culinarie dando vita ad un vero e proprio spettacolo gastronomico tra fuochi e fiamme.

Sapori accattivanti condiranno una piacevolissima atmosfera di convivialità che ormai da diversi anni chiude l’estate apriliana. L’evento, inoltre, come sempre porta in dote uno scopo benefico all’insegna della solidarietà.    

L’evento infernale, nato da un’idea dello Chef apriliano Marco Davi in collaborazione con il titolare del Il Casale della Mandria Giuseppe Verri, sarà caratterizzato da piatti preparati rigorosamente al Barbecue. Si potranno degustare focacce, Carni cotte al momento, formaggi e dessert, il tutto abbinato al vino delle cantine del territorio.

Le ricette dei grandi Chef saranno realizzate in modo espresso tra carboni e bracieri all’aperto nella suggestiva location de Il Casale della Mandria. Arricchiranno la serata momenti musicali e tante altre sorprese.

Il ricavato della manifestazione, come ormai da tradizione, verrà devoluto all’Associazione Agpha di Aprilia per le attività del centro diurno della comunità Raggio di Sole.

GRANDE ATTESA PER IL BARBERA D’ASTI WINE FESTIVAL

DAL 6 AL 15 DI SETTEMBRE AL VIA UNA DIECI GIORNI DI EVENTI CHE CELEBRERANNO VINO, CULTURA E TRADIZIONE NEL CUORE DEL MONFERRATO

Costigliole d’Asti, 2 agosto– Conto alla rovescia per la prima edizione del Barbera D’Asti Wine Festival che si terrà nella città di Asti da venerdì 6 a domenica 15 settembre 2024. L’evento è organizzato dal Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato,in collaborazione con Corriere della Sera, media partner dell’evento, e si inserisce nell’ambito della “Strategia nazionale aree interne Valle Bormida” capofila Unione Montana Alta Langa – Operazione 16.7.1, di cui è partner.

Dal 6 all’8 settembre, sotto la direzione artistica di Luciano Ferraro, vicedirettore di Corriere della Sera, si terrà un ricco palinsesto di incontri tematici con importanti ospiti del mondo del vino e del cinema, della letteratura, dell’arte e dell’imprenditoria, moderati dalle firme di Corriere della Sera Luciano Ferraro, Roberta Scorranese, Isidoro Trovato.

Il Barbera D’Asti Wine Festival continuerà dal 9 fino al 15 settembre con masterclass e degustazioni guidate da massimi esperti italiani e internazionali del mondo wine come Veronika Crecelius,  Gianni Fabrizio, Aldo Fiordelli, Andrea Gori, Othmar Kiem, Jeff Porter, Andrea Radic, Marco Sabellico e approfondimenti sulla Barbera d’Asti e le eccellenze del Monferrato e food experience tra le vie e le piazze del centro storico di Asti.

Incontri, Masterclass e degustazioni diurne avranno come location lo storico Palazzo del Michelerio, un ex monastero risalente al Cinquecento.  

Per intrattenere il pubblico presente e dare spazio anche alla parte artistica e culturale, alcune delle serate della manifestazione saranno animate da concerti live e performance musicali che si terranno nel cortile di Palazzo Alfieri.

Il Barbera D’Asti Wine Festival – racconta Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio rappresenta per noi una manifestazione capace di proiettare ulteriormente il nostro territorio e il vitigno Barbera sul palcoscenico internazionale. Grazie a queste giornate puntiamo a rafforzare ulteriormente e promuovere l’identità e la visibilità della Barbera d’Asti e delle nostre denominazioni – 4 Docg e 10 Doc – elevandone il prestigio a livello mondiale. È un’occasione imperdibile per tutti gli amanti del vino, oltre che per stampa e operatori del settore, di approfondire la loro comprensione dei vini del Monferrato e di aumentare la consapevolezza sul valore vitivinicolo del nostro meraviglioso territorio.”

L’accesso alla manifestazione sarà possibile previo acquisto di un biglietto in loco o sul sito del Consorzio Barbera d’Asti, che avrà validità giornaliera e permetterà agli interessati di partecipare a tutti gli eventi della giornata.

IL CONSORZIO BARBERA D’ASTI E VINI MONFERRATO

Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, fondato nel 1946, ha il compito di tutelare e promuovere le sue denominazioni per garantire la loro diffusione e la loro immagine sui mercati nazionali e internazionali, anche attraverso appositi marchi distintivi. Attualmente il Consorzio conta più di 410 aziende associate e 14 denominazione tutelate.

Ufficio stampa AB Comunicazione

Silvia Comarella | s.comarella@ab-comunicazione.it

Anna Barbon | a.barbon@ab-comunicazione.it

“Autoctono” il festival del vino di Moio della Civitella

Buona la prima. Nel piccolo e delizioso borgo di Pellare, frazione di Moio della Civitella (SA), incastonato nel cuore del Cilento, si è appena conclusa la prima edizione di “Autoctono” – Il Festival del Vino di Moio della Civitella.

L’evento, inaugurato il 17 agosto, si è svolto in una tre giorni organizzata dalla Pro Loco e dal Comune di Moio della Civitella, con l’intenzione di celebrare e valorizzare le tradizioni vinicole locali e di mettere in luce le varietà autoctone di vino e la cultura enologica della regione.

Il nome “Autoctono”, richiama immediatamente l’idea di un ritorno alle origini, un legame profondo con la terra e i vitigni locali. Storicamente il Comune di Moio della Civitella vanta una tradizione vitivinicola antica regalando in passato al Cilento vini degni di nota. Le colline che circondano il Comune, con un’altitudine tra i 450 e i 600 metri sul livello del mare, esposte verso la costa del Cilento sono sempre stati terrazzamenti con vigneti e uva da tante varietà.

La kermesse si è concentrata sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni: tra i protagonisti indiscussi troviamo il Fiano e l’Aglianico, noti per la loro complessità aromatica e la capacità di esprimere in ogni calice il carattere del territorio. Ma non sono mancate le attenzioni al vitigno Santa Sofia e ad altri vitigni storicamente piantumati nel territorio come Aglianicone e Aleatico, Malvasia e Coda di Volpe.

Undici cantine cilentane hanno appoggiato il progetto e l’iniziativa, mettendo a disposizione degli organizzatori e dei partecipanti la loro esperienza, i loro prodotti e la loro professionalità. Aziende che con fatica e passione, in un territorio a naturale vocazione biologica, ogni giorno si impegnano per garantire nei loro prodotti qualità, gusto ed esperienze sensoriali altamente emozionanti.

Ci piace ricordarle tutte: San Salvatore 1988, Albamarina, Barone, Ferrazzano, Pippo Greco, Tenute Cobellis, Botti, Tredaniele, Alfonso Rotolo, Donna Clara, Tenuta Conte di Anghirri. Undici indiscusse protagoniste, ai banchi d’assaggio per le strade del paese, hanno fatto degustare ai visitatori i loro vini raccontandone le caratteristiche, le tecniche di vinificazione e l’unicità.

Inoltre, il festival si è arricchito di momenti culturali: conferenze con produttori, convegni sul ruolo del vino nella valorizzazione del territorio e sulla salvaguardia dei vitigni autoctoni, visite alle zone archeologiche e al museo della tradizione contadina, laboratori, mostre, etc…

“Autoctono” non è stata solo una festa del vino, ma un’esperienza sensoriale a tutto tondo. Le piazze e i vicoli del borgo si sono trasformati in un itinerario enogastronomico, tra stand dove i visitatori hanno potuto scoprire e apprezzare non solo i vini, ma anche le specialità gastronomiche locali, quali formaggi, salumi, fusilli al ragù di castrato, pasta e fagioli, arrosticini, salsiccia e pancetta, caciocavallo impiccato e dolci di varia natura. A tema internazionale sono stati i piatti contenenti le “Arepas”, per nulla fuori tema, ma anzi fortemente voluti per comunicare ai visitatori la forte presenza di emigranti del luogo in Venezuela. E poi mostre, artigiani, artisti e spettacoli unendo musica e tradizione, il tutto in un’atmosfera conviviale e accogliente, che riflette l’anima autentica del Cilento.

Nonostante si trattasse della prima edizione, “Autoctono” ha registrato un ottimo riscontro di pubblico, attirando non solo abitanti del luogo, ma anche turisti e professionisti del settore enogastronomico. La partecipazione entusiasta ha dimostrato come ci sia un crescente interesse verso i prodotti locali autentici e verso un modo di fare vino che rispetta l’ambiente e valorizza le peculiarità del territorio.

Il successo di questa prima edizione fa ben sperare per il futuro, che potrebbe diventare un appuntamento fisso nel panorama degli eventi enologici italiani. Gli organizzatori stanno pensando ad ampliare l’offerta per la prossima edizione, con l’obiettivo di coinvolgere un numero ancora maggiore di produttori e di ampliare l’eco dell’iniziativa.

Sardegna: Alguer Wine Week e il Concours Mondial De Bruxelles Sparkling Session 2024

Una settimana immersi nelle bollicine e i meravigliosi paesaggi di Alghero

All’inizio di luglio avevo programmato di andare in Sardegna come tutti gli anni per la Guida Slow Wine, sono collaboratrice per la Sardegna da diversi anni, quindi avevo già il mio viaggio tutto definito, ma all’ultimo momento, mi è arrivata la richiesta per partecipare alla sessione di assaggi del Concours Mondial de Bruxelles per la sessione Sparkling Wine che si svolgeva ad Alghero. Sono Degustatrice del CMB da molto tempo, ero infatti appena ritornata dal Messico dove si era conclusa qualche giorno prima la sessione dei vini Bianchi e Rossi, e non era prevista la mia partecipazione a questa, ma mi sono resa disponibile a partecipare anche se i programmi erano diversi… Penso di aver fatto proprio un’ottima scelta!

La Sardegna ha una grande tradizione vitivinicola, improntata principalmente su i vini rossi e bianchi, ma negli ultimi anni i produttori più lungimiranti si sono dedicati alla produzione di vini spumanti di alta qualità sia Metodo Charmat che Classico, andando a valorizzare i loro vitigni autoctoni anche con questo tipo di produzione, che oggi nel mondo è molto apprezzata. Attualmente, vengono prodotte a livello regionale oltre 110 etichette di vini spumanti e frizzanti, a partire da diverse varietà di uve. Tra queste, due eccellenti cultivar regionali – Vermentino e Cannonau – insieme a vitigni autoctoni come Torbato, Nuragus, Cagnulari, Malvasia, Vernaccia, Moscato e Chardonnay per quanto riguarda le uve internazionali.

«L’evento Sardinian Wines Festival – Alguer Wine Week è stato il catalizzatore per promuovere per la prima volta, tutti insieme, il patrimonio vitivinicolo della Sardegna, attraverso un programma fitto e di grande spessore che è durato una settimana. Fra degustazioni, conferenze e musica, si è parlato del Vino Sardo a tutto tondo. In più si è aggiunta la sessione di assaggio del CMB dei vini spumanti, che ha portato Alghero al centro del mondo del vino» commenta la vice presidente della Camera di Commercio di Sassari, Maria Amelia Loi, durante il convegno svoltosi presso la Tenuta di Sella & Mosca.

“L’attuale tendenza della produzione vinicola è illustrata dal settore vini spumanti e frizzanti, che ha registrato una crescita costante a livello mondiale. Le cantine sarde hanno investito molto nelle nuove tecnologie e attrezzature di punta e si sono preparate per un debutto di successo nella categoria, ritagliandosi uno spazio unico”, afferma Mario Peretto, Presidente del Consorzio Alghero DOC. Sono questi i motivi per cui il Concours Mondial de Bruxelles ha scelto la nostra isola per ospitare la Sessione Vini Effervescenti del concorso. «Si tratta di una grande opportunità per tutta la Regione, che ha la possibilità di mostrare le proprie eccellenze a un pubblico internazionale. Al concorso parteciperanno 50 giornalisti, buyer, esperti e influencer che racconteranno la loro esperienza di questa fantastica isola dopo averne scoperto i paesaggi e i vini più significativi», ha aggiunto Mario Peretto.

Sardinian Wines Festival – Alguer Wine Week è stato promosso dalla Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio e organizzato dal Consorzio di Tutela Vini di Alghero Doc, Camera di Commercio di Sassari, Promo Camera Sassari, Distretto Rurale Alghero&Olmedo, Agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura Laore, Comune di Alghero, Fondazione Alghero, dove hanno partecipato i Consorzi: Vini di Alghero Doc, Cannonau Doc, Vermentino di Gallura Docg, Malvasia di Bosa, Terralba Doc, Vermentino di Sardegna Doc, Regione Storica Coros-Logudoro e Terre di Romangia.

Vigneto di Sella & Mosca, Alghero

Il programma di questi giorni è stato molto fitto e intenso, la mattina era dedicata alle degustazioni del CMB Sparkling Session, dove ogni giuria degustava alla cieca circa una cinquantina di vini ogni giorno, mentre nel pomeriggio erano previste le visite nelle cantine.

La mia giuria tecnica

STORIA DELLA NASCITA DI UN TERRITORIO VITIVINICOLO

La storia di Alghero è molto interessante, in particolar modo di tutta l’area agricola che un tempo era una palude.

Negli anni ’30 durante il periodo fascista, fu deciso di bonificare questa zona. Lo scopo dopo la bonifica della “Nurra” era quello di affidare questi terreni ai coloni. L’ente Ferrarese di Colonizzazione, con un decreto del 1933, ebbe il compito di far insediare famiglie originarie della provincia di Ferrara in questi territori. Successivamente nel 1942 cambiò nome e divenne l’Ente Sardo di Colonizzazione, l’intenzione era di ripopolare e aumentare la densità della popolazione, attraverso la colonizzazione, per gettare le basi demografiche utili per sviluppare l’economia produttiva e anche quella agricola. I terreni vennero così suddivisi e l’ampiezza dei poderi inizialmente oscillava tra un minimo di 20 a un massimo di 40 ettari. Con la fine della IIa Guerra Mondiale, la città di Fertilia, il borgo dove abitavano i coloni venne popolata inoltre da un folto numero di esuli che arrivavano dall’ Istria e dalla Dalmazia, che si integrarono e iniziarono a produrre nelle realtà agricole della Nurra. Agli inizi degli anni ‘50 nasceva l’ETFAS, ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna, che attraverso varie riforme fatte nel tempo ha fatto si che in questa area si avviasse un’imponente programma di trasformazione, consentendo di preparare questa terre per le attuali coltivazioni come la vigna, olivi e frutteti e alla creazione di strade rurali e interpoderali. Oggi questi terreni si presentano così con uno sfondo unico dato dal monte Doglia e il mare.

Credito Fotografico @concoursmondialdebruxelles

UN GIRO FRA LE TENUTE…

Sella & Mosca

L’immagine dei vigneti in questa tenuta è veramente unica e grandiosa, 650 ettari fra vigna e macchia mediterranea.

I vigneti si estendono per 520 ettari a corpo unico con al centro la cantina e gli edifici dedicati all’accoglienza, rendendo questa tenuta fra le più grandi d’Europa. L’azienda fu fondata agli inizi del ‘900 dall’ingegner Sella e l’avvocato Mosca, piemontesi di origine, che si innamorarono di questa zona, i loro occhi e il loro cuore l’avevano immaginata già come sarebbe diventata oggi… Il loro lavoro è stato duro, ma hanno reso questi terreni pronti per accogliere questa coltivazione: la vite.

Dal 2016 la proprietà è del Gruppo Terra Moretti e fin da subito gli obiettivi erano molto definiti: produrre un metodo classico e rendere questa realtà fruibile al pubblico. Oggi, dopo poche vendemmie i prodotti che rientrano nelle “bollicine” sono tre, diversi fra loro per tecnica e uve. Vengono prodotti due Metodo Charmat e un Metodo Classico.

Il Torbato, vitigno dalle origini antichissime, presente per circa un 20% in questi vigneti, ha trovato una nuova dimensione nella produzione di vini spumanti. Conosciuto per le sue caratteristiche uniche, tra cui una marcata mineralità e note di frutta secca, il Torbato spumante offre un profilo sensoriale complesso e intrigante. Versatile, profondo e persistente.

La gamma dei prodotti di Sella & Mosca è varia e anche originale per certi aspetti, si passa dai vermentino ai cannonau, e altri vitigni autoctoni, ma quello che colpisce è la produzione del Marchese di Villamarina DOC Alghero Cabernet Riserva, la prima annata risale al 1989 ottenuto da uve Cabernet Sauvignon 100%. Durante la visita molti si chiedevano il perché produrre un vino così in queste terre? Le uve furono impiantate molti anni addietro e oggi rappresentano il 10% di quelle presenti. Sicuramente la forte adattabilità, in diverse parti del mondo, di questo vitigno è chiara per tutti, quindi perché non produrre anche in questa “Nurra pianeggiante” con suoli che variano molto da una zona all’altra, un grande Cabernet Sauvignon? Negli anni ho avuto modo di assaggiare molte annate, anche quelle della fine degli anni ’90 e devo dire che tutte le volte mi sono meravigliata di quanto il Terroir fosse riconoscibile, e alla cieca si percepisce subito che è un Vino Sardo. Con Giovanni Pinna, enologo storico, oggi direttore generale della tenuta, e anche presidente del Consorzio Vermentino di Sardegna, più volte abbiamo parlato di questo vino, che rimane senza dubbio un prodotto di nicchia ed esprime in toto i tratti dei vini rossi sardi: i sentori di macchia, bacche di mirto e ginepro, le note iodate e la sapidità gustativa, che si fondono per determinare poi i tratti riconoscibili dell’uva di provenienza, creando così un assaggio interessante e memorabile.

Dal 2019 inoltre la tenuta è aperta al pubblico, con accoglienza e eventi, facendo diventare questa storica azienda qualcosa di dinamico e moderno. Tutta la parte ricettiva e l’enoteca sono stati rinnovati nel 2022 con un progetto seguito da Valentina, la figlia architetto di Vittorio Moretti. I colori della terra, del mare e del sole si ritrovano nello spazio enoteca rendendolo accogliente e molto particolare. Vi invito ad andare a visitare questa azienda perché è sicuramente un pezzo di storia della produzione vitivinicola italiana.

https://www.sellaemosca.com

Cantina Santa Maria la Palma

Altra visita interessante, si è svolta alla Cantina di Santa Maria la Palma questa rappresenta l’identità di un vasto territorio, i soci della cantina oggi sono circa 300 e rappresentano un’estensione territoriale di oltre 800 ettari. Tante piccole realtà riunite per promuovere in modo condiviso il territorio. L’azienda nasce ufficialmente nel 1959, e qui si producono vini che essenzialmente rappresentano la produzione vitivinicola dell’isola. La cantina produce oltre cinque milioni di bottiglie all’anno, ed esporta i suoi vini in 50 paesi nel mondo. Durante gli ultimi anni ci sono stati diversi progetti di marketing interessanti, fra questi il progetto legato allo Spumante Akènta, che poi si è evoluto in Akènta Sub, ossia un Vermentino di Sardegna Spumante affinato nel mare, in una cantina naturale subacquea.

Anche se questa tecnica sembra si sia affinata negli ultimi anni, ci sono dei riscontri storici che già dai tempi dei Romani, questa pratica fosse messa in atto, quindi possiamo dire che l’idea parte dal passato ma resa senza ombra di dubbio attuale. Durante la visita era stato predisposto il giro in elicottero che ci ha permesso di vedere dall’alto dove sono posizionate le gabbie per l’affinamento. Questo progetto nasce dopo tre anni di studio e nel 2015 esce il primo vermentino italiano affinato sott’acqua. Le gabbie sono in acciaio e sono posizionate in una zona sabbiosa, circondata da posidonie (queste formazioni si ritrovano poi anche sulle bottiglie e creano senza dubbio una particolarità evocativa unica). Il progetto prevede di lasciare in mare le bottiglie, ad una profondità di circa 40 metri per l’affinamento di almeno 12 mesi. Le caratteristiche principali di questo tipo di affinamento (underwater wine) sono: la temperatura che rimane quasi costante fra i 12° e 14°C, l’esposizione alla luce, la costante pressione e l’assenza di ossigeno sott’acqua che impedisce l’ossidazione prematura, mantenendo così la freschezza dei vini. In aggiunta anche il naturale scuotimento dovuto al moto marino, favorisce la formazione di un perlage piuttosto fine e molto persistente, donando al vino spumante alcuni aspetti interessanti, percepiti durante la degustazione. Ovviamente il cambiamento non avviene solamente nell’espressione della bollicina ma anche a livello gustativo, rendendo il sorso sapido e molto espressivo. La visita è stata molto interessante fra assaggi di vini, volo in elicottero, canti e balli tradizionali sardi, abbiamo assaporato tradizioni e al contempo una grande operazione di marketing che questa azienda sta portando avanti, nell’ottica di valorizzare e differenziare un prodotto che oggi sul mercato mondiale ha una sua importante collocazione.

https://www.santamarialapalma.it

QUALCHE NUMERO DEL CMB SPARKLING SESSION 2024

Durante questa sessione sono stati valutati oltre 900 vini effervescenti provenienti da 24 paesi, i giudici presenti erano circa cinquanta provenienti da 22 paesi diversi. Per quanto riguarda le iscrizioni lo champagne resta in testa con 178, mentre tutta l’Italia ha presentato quasi 300 vini, la denominazione Prosecco è presente con 128 vini, ovviamente è la denominazione maggiormente rappresentata. Molto interessante anche la gamma dei vini effervescenti presentati dalla Sardegna che sono principalmente a base di due vitigni tipici: Vermentino e Torbato.

Quentin Havaux, Direttore del CMB, è entusiasta: «Siamo molto felici di essere riusciti a lanciare questo concorso, risultato di diversi anni di lavoro. Non è un caso che la nostra Sessione Vini Effervescenti si svolga in Italia per il secondo anno consecutivo. Anno dopo anno, l’Italia ha dimostrato di essere e di rimanere una grande nazione produttrice, impressionandoci continuamente con la qualità dei suoi vini e ottenendo ottimi risultati nelle diverse sessioni del CMB».

Credito Fotografico @concoursmondialdebruxelles

I RISULTATI…

Il Veneto si aggiudica il maggior numero di medaglie italiane, con un totale di 21 riconoscimenti, su un totale di 64 medaglie per l’Italia. Il 45 Metodo Extra Brut Pas Dosè Blanc de Noirs della Fattoria La Vialla, in Lombardia, vince il Trofeo Rivelazione Italia. La Sardegna si aggiudica ben 8 medaglie 4 d’Oro e 4 d’Argento.

Nella regione dello Champagne arrivano 98 medaglie, sono stati più della metà dei vini in concorso. La Rivelazione Internazionale è andata allo Champagne Lemaire Millésime Les Hautes-Prières 2012 di Roger-Constant Lemaire. Vera e propria icona della loro cantina, il Millésime des Hautes-Prières è prodotto esclusivamente con Chardonnay invecchiato per 9 mesi in botti di rovere e prodotto utilizzando uve dei prestigiosi vigneti di Hautvillers. Altri cinque champagne sono

stati premiati con la Gran Medaglia d’Oro. I Cava dominano il palmarès spagnolo, con 34 medaglie. Di particolare rilievo i risultati della cantina catalana Rovellats, che si è aggiudicata 1 medaglia d’Oro, 2 medaglie d’Argento e il Trofeo Rivelazione Spagna per il suo emblematico Rovellats Reserva Cuvée Especial Brut Nature 2020.

La Germania stupisce, aggiudicandosi quasi il 60% delle medaglie! Sono andate ai produttori tedeschi un totale di 16 medaglie, tra cui 2 Gran Medaglie d’Oro, 8 d’Oro e 6 d’Argento. Weingut Bergdolt ha vinto una Rivelazione Internazionale per il suo Fluxus Brut Natur 2015, confermo senza ombra di dubbio che questo assaggio è stato davvero memorabile! La mia commissione ha valutato una batteria di vini tedeschi e ci siamo emozionati dal primo all’ultimo, e vedendo questo risultato mi sento orgogliosa, per aver contribuito a questa medaglia. Sudafrica: per la seconda volta nella storia del concorso, uno spumante sudafricano ha vinto una Gran Medaglia d’Oro. Il vincitore è Sparklehorse 2021 di Forrester Vineyards. Il Belgio ha confermato la sua buona reputazione e il suo sviluppo come paese produttore di bollicine, con ben 18 premi e il 41% dei vini presentati premiati, un record. Anche la Moldavia, con 8 medaglie tra cui una Gran Medaglia d’Oro, emerge in questa categoria e sarà una forza da tenere in considerazione negli anni a venire. Infine l’Austria si è distinta con un’ottima performance del suo Blanc de Blancs Sekt Große Reserve NÖ g.U. Furth bei Göttweig 2016, che ha ottenuto una Gran Medaglia d’Oro.Il link per vedere tutti i risultati: https://resultats.concoursmondial.com/it/risultati/2024

Per concludere vorrei dire che il CMB non poteva scegliere migliore location per questa sessione 2024 dei vini spumanti! La Sardegna offre davvero molto a livello vitivinicolo, ed è forse, in questo momento una delle regioni italiane più in fermento per quanto riguarda le zone di produzione, i vini e i territori emergenti, i produttori in questo momento hanno una grande consapevolezza delle loro potenzialità!

Credito Fotografico @concoursmondialdebruxelles
Alcuni degustatori italiani al CMB da SX a DX: Matteo Cipolla, Angelo Concas, Dino Addis, Karin Meriot,
Mattia Antonio Ciancia, Luigi Salvo, Giovanni Pinna, Claudia Marinelli

Fonte: Comunicati Stampa CMB Sparkling Session 2024 – Presentazioni dei vari consorzi

White Summer 2024

Per il dodicesimo anno, Città del Gusto Napoli ha rinnovato l’appuntamento con “White Summer”. Una festa glamour dedicata al solstizio d’estate organizzata da Gambero Rosso presso “l’Hotel Resort Le Axidie” di Marina d’Aequa di Vico Equense.

Un luogo incantevole incastonato in uno splendido scorcio della Penisola Sorrentina, da dove è possibile ammirare il Vesuvio che domina il bellissimo, ed unico al mondo, golfo di Napoli. L’area delle Axidie ha fatto da cornice all’evento all’insegna del benessere; una terrazza che tra le sue varie piscine ha permesso un piacevole percorso enogastronomico.

Il protagonista assoluto, come abbiamo già rimarcato, è stato il bianco, sia da bere (come vino) sia da indossare: eravamo tutti rigorosamente vestiti di bianco.

Quest’anno, oltre a varie etichette di vini bianchi Campani messi a disposizione del pubblico, ce ne sono state alcune di altre zone d’Italia e soprattutto quelle fornite dal Consorzio Tutela Lugana DOC. Uno splendido territorio che ricade ai confini di Lombardia e Veneto, rispettivamente tra le provincie di Brescia (Sirmione, e parte di Pozzolengo, Desenzano e Lonato) e Verona (parte di Peschiera), affacciandosi sul Lago di Garda. Un’areale che conosciamo e apprezziamo da sempre, ma che dalle nostre parti non sempre troviamo nelle carte vini.

Un terroir per lo più pianeggiante formatosi dallo scioglimento dei ghiacciai della Valle dell’Adige i cui terreni di matrice argillosa, nella fascia collinare, si mescolano a percentuali di sabbia. Il microclima è influenzato dalle brezze mitigatrici del lago che rendono il clima di tipo mediterraneo. I vini prodotti con un minimo del 90% di Trebbiano di Soave, localmente detto Turbiana o Trebbiano di Lugana, esprimono profumi vigorosi, netti, tra la mandorla e l’agrume, con un’ossatura strutturale fresco sapida.

Tra le circa 20 aziende del Consorzio presenti, ho assaggiato varie tipologie: dallo spumante da metodo charmat come quello di Corte Sermana agli ottimi metodi classici di Olivini e Ca’ Maiol; vari fermi, anche nella versione superiore di Ca’ Maiol e riserva di Le Morette 2023.

Da altre parti d’Italia c’era la possibilità di assaggiare il Bellone di Casale del Giglio o il Verdicchio dei Castelli di Jesi di Umani Ronchi. I vini campani delle varie provincie erano rappresentati in parte: la Penisola Sorrentina DOP Sorrento di De Angelis; la Costa d’Amalfi con il Furore Bianco di Marisa Cuomo o il Bianco di Raffaele Palma; le Falanghine dei Campi Flegrei di Portolano, Cantine Astroni e Federiciane, del Beneventano di Cantina dei Monaci, o quella Irpina di Macchie santa Maria; non potevano certamente mancare i Fiano di Avellino e Greco di Tufo, rappresentati dai vari Borgodangelo, Montesole e Nardone. Se proprio devo fare un appunto, mi rammarico della mancanza di almeno un’azienda del Casertano con un asprinio d’Aversa, un pallagrello bianco o un Falerno del Massico. Sarà per la prossima volta.

Un plauso particolare ad Ais Campania che con i propri sommelier ha gestito in modo perfetto il servizio.

I banchi d’assaggio gastronomici di vari produttori ed artigiani del territorio, si alternavano armonicamente a quelli dei vini, in modo da sostenere le varie bevute e, perché no, stimolare il gioco degli abbinamenti. Sono partito da un maestro della panificazione come “Malafronte”, assaggiando il pane da lievito madre e i grissini stirati a mano, che mi hanno permesso di accompagnare anche le mozzarelle pugliesi della Murgia del caseificio “Gioiella” di Gioia del Colle. Da buon napoletano, sono stato poi piacevolmente attratto dal biscotto sbagliato di San Tarallo, e cioè i taralli gourmet della pasticceria “Celestina”, che li ha proposti anche al sacro ragù e alla benedetta genovese, come resistergli. Non poteva mancare qualche spicchio di pizza, quella di “Impasto Vivo”.

Mi sono poi avvicinato al tavolo dello Chef Executive De Luca delle Axidie, che con uno show cooking dal vivo, ci ha deliziato con dei primi piatti di pasta e riso.

Per completare il percorso, non mi sono certo perso le dolcezze di “Laurita Atelier di Pasticceria” e i gelati e sorbetti gourmet della gelateria “Ikigai”.

Una bellissima serata a cui non è mancata una selezione musicale di un bravissimo Dj che ci ha allietato gradevolmente per tutta la durata dell’evento. Una serata di cui il mondo enogastronomico ha sempre bisogno, per comunicare al meglio le proprie eccellenze anche in Campania.

Arrivederci all’anno prossimo!

Sinfonia di note internazionali: Paul Balke e Anneke Van Santen incantano il Castello Marchionale di Taurasi

In una serata d’estate, il Castello Marchionale di Taurasi ha aperto le sue antiche porte per accogliere un evento straordinario: un concerto per pianoforte e voce. Il contesto suggestivo del castello, con le sue mura cariche di storia e le torri che si stagliano contro il cielo stellato, ha offerto la cornice perfetta per una serata di pura magia musicale.

Il concerto di musica classica è stato un evento imperdibile per gli amanti del genere. Il repertorio, che spazia da Bach a Mozart passando per Vivaldi e Chopin, è stato magistralmente interpretato dalla voce del soprano Anneke Van Santen accompagnata dal pianista olandese Paul Balke, organizzatore dell’evento.

E’ stato un evento memorabile che ha unito la passione per la musica e il vino. Balke, olandese, noto come scrittore e giornalista enologico, produttore di vino e pianista, ha incantato il pubblico con esecuzioni di brani di Bach, Vivaldi e Chopin, mostrando maestria e sensibilità interpretativa. Anneke Van Santen è invece un soprano di talento, celebre per la voce cristallina e la sua notevole estensione vocale, con una tecnica impeccabile che le consente di affrontare con facilità anche le arie più complesse del vasto repertorio, dal bel canto italiano ai drammi operistici romantici tedeschi e francesi. Anneke conquista il pubblico con le sue interpretazioni appassionate e la sua presenza scenica magnetica.

L’atmosfera intima e la suggestiva location del castello hanno reso l’esperienza ancora più speciale per gli spettatori presenti.

Oltre alla sua abilità musicale, Balke è conosciuto per il suo impegno nella promozione del vino Taurasi, evidenziando le potenzialità inespresse di questo rinomato vino DOCG. Trasferitosi in Irpinia da qualche anno, ha da subito sottolineato l’importanza della cooperazione tra produttori e ristoratori locali per migliorare la qualità e la visibilità del territorio, paragonato a una macchina da Formula 1 che necessita di essere promossa adeguatamente per raggiungere il suo pieno potenziale. Una carriera iniziata come importatore di vini in Olanda, ma la passione lo ha portato a trasferirsi dapprima in Piemonte, dove ha approfondito la sua conoscenza e il suo amore per le varietà locali, ed ora in Irpinia.

Balke, è un sostenitore del concetto di “blend”, ovvero la mescolanza di vini da diverse varietà di uve, che insegue anche nei suoi vini per creare grande qualità e complessità, preservando uve autoctone che potrebbero altrimenti scomparire. Tra le sue creazioni più conosciute, il Piemonte DOC rosso è un blend di Freisa e Croatina, varietà storiche spesso trascurate dai produttori locali.

Paul ha inoltre scritto diversi libri che esplorano il mondo del vino e delle regioni vinicole italiane. I suoi lavori più significativi sono “Alto Adriatico”, un saggio che presenta le aree vinicole tra Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e Istria, e “Piemonte, wine and travel atlas”, dove esplora non solo i vini più celebri come Barolo e Barbaresco, ma anche varietà meno conosciute come il Timorasso. Nei libri, ricchi di fotografie e mappe, analizza le caratteristiche geologiche, climatiche e storiche di queste regioni, oltre a discutere i disciplinari di produzione dei vini e le tradizioni gastronomiche locali.


Paul è una figura chiave nel panorama enologico irpino, con una visione innovativa e un forte impegno verso la valorizzazione delle varietà autoctone e delle tradizioni vinicole italiane. La sua scrittura e i suoi vini riflettono una passione profonda per il vino e un desiderio di condividere la ricchezza del patrimonio vitivinicolo con un pubblico più ampio.

Al termine del concerto, un lungo e caloroso applauso ha avvolto gli artisti, espressione di gratitudine e ammirazione da parte di un pubblico visibilmente emozionato. Un gradito calice del fresco e aromatico Vino Spumante Di Qualità Brut “Oro Spumante” di Tenute Cavalier Pepe è stato offerto al pubblico a sigillo della cooperazione tra il territorio e il giornalista olandese.

Metti una sera a cena al Castello di Rocca Cilento

Esistono castelli e castelli: quello di Rocca Cilento, nel restauro proposto dalla famiglia Sgueglia e dal compianto Stefano, sfiora senza dubbio l’immaginario collettivo in tema di ricordi medievali.

Non manca davvero nulla, neppure il ponte che collega un’ala all’altra della dimora storica e che assomiglia ai ponti levatoi con tanto di fossati utilizzati nei kolossal del cinema americano, tra nobili cavalieri, disfide e tenzoni romantiche, panorami bucolici mozzafiato.

In tale contesto, sotto gli occhi ammirevoli dei presenti, è andato in onda (proprio il caso di dirlo) un evento unico nel suo genere, la cena a 4 mani tra due chef che stanno scrivendo pagine importanti nella ristorazione della Campania.

La parte del “padrone di casa” viene ben recitata da Matteo Sangiovanni, di recente approdato in questi magnifici luoghi dopo esperienze prestigiose. L’invitato di lusso è invece Vincenzo Cucolo di Aquadulcis, ristorante in capo alla famiglia Cobellis a Massa di Vallo della Lucania (SA).

Nell’attesa di avvicinarsi ai tavoli del Bistrot dei Sanseverino, che fa parte del resort con 6 stanze per gli ospiti, di cui 4 suite arredate in chiave luxury, viene servito un aperitivo in terrazza al tramonto, con le primizie proposte dagli assistenti di chef Sangiovanni ed i Franciacorta dell’azienda Montina, la giusta atmosfera per un momento di festa enogastronomica.

Potersi rilassare per un attimo al calar del sole estivo, osservando in lontananza il mare di Agropoli e le colline retrostanti in direzione del Monte Cervati e della diga di Alento, è un lusso che non ha prezzo.

Trascorso nella convivialità l’inizio di serata, arriva il clou con l’esibizione ai fornelli dei due chef, nella proposizione di un ricco menù.

Dal filetto di trota, pesto di prezzemolo, wasabi e pomodoro rosa di Cucolo ai ravioli con carpaccio di gamberi rossi di Acciaroli e fonduta di piselli, per terminare prima dei dessert con un tonno rosso scottato, salsa di Franciacorta “Montina” e fiori di zucca in tempura entrambi di Matteo Sangiovanni.

Coccole finali tra ricotta, rhum, pere, frolla e fondente del giovane talento di Aquadulcis e la piccola pasticceria realizzata da Federico Sorrentino pastry chef del Castello di Rocca Cilento.

Un “contest” in cui nessuno vince davvero, se non il palato di chi ha potuto assistere comodamente seduto tra miti, leggende e tanta concretezza culinaria.

L’evento “Pensieri Divini” sul Moscato di Scanzo: al Le Radici Lounge emozioni dalla Lombardia alla Campania

In uno spazio surreale, un incanto di vigne e colline dove il sole bacia la terra e il vento sussurra tra i filari, due donne, una lombarda e l’altra campana, si incontrano, animate da una grande passione comune: il profondo amore per il vino, nettare che unisce e racconta storie di terre e di popoli. Le chiameremo scherzosamente “Le Moscatine”. La lombarda, con il cuore colmo dei profumi delle Alpi e dei laghi, porta con sé il segreto del Moscato di Scanzo, un tesoro liquido della Cantina Pagnoncelli, custodito con cura e devozione. La campana, cresciuta in costiera amalfitana, conosce ogni sfumatura dei vini eroici, vulcanici, ogni nota fruttata e minerale che rende unica la sua terra.

Decidono di unirsi, non solo come amiche, ma come ambasciatrici delle eccellenze enogastronomiche delle loro regioni. Insieme, tracciano un cammino che va dalle colline bergamasche fino ai vigneti campani, intrecciando tradizioni e innovazioni, storia e futuro. Il loro progetto non è solo una celebrazione del vino, ma un inno alla cultura, alla dedizione, alla passione che si respira in ogni grappolo d’uva.

Le due donne artefici del progetto sono Alessandra Napolitano e Sabrina Pecis. “Pensieri Divini” è il loro ambizioso progetto, è un inno al gusto e alla convivialità. Il Moscato di Scanzo diventa il simbolo del loro sodalizio. Con le sue note dolci e speziate, con il suo colore rubino che brilla come un gioiello al tramonto, questo vino incarna la bellezza e la raffinatezza della Lombardia. Ogni calice racconta di giornate assolate, di mani che lavorano con amore, di una cantina che è molto più di un luogo, ma un vero e proprio tempio del gusto. Con determinazione e grazia, queste due donne si fanno portavoce di un’arte antica e sempre nuova, diffondendo nel mondo le eccellenze delle loro terre, una bottiglia alla volta.

Gli ospiti sono stati accolti nel Le Radici Lounge di Battipaglia (SA) con garbo e grande ospitalità creando un’atmosfera conviviale. La selezione dei prodotti della cantina Pagnoncelli (birre e vini) è stata magistralmente abbinata a una serie di piatti gourmet, ideati per esaltare le caratteristiche uniche di ogni etichetta. L’enologa Francesca Marano e iI sommelier Gianmarco Memoli hanno guidato i presenti attraverso un viaggio sensoriale, descrivendo con passione e competenza ogni prodotto, dalla freschezza delle birre bianchi alla complessità dei vini.

La degustazione è stato un viaggio con crescente complessità partendo dalla profumata Birra Sirio ottenuta con aggiunta di Moscato Giallo, con note fruttate di uva, mango, pesca e richiami ad un leggero pepato. La gasatura è delicata e fine e in bocca l’attacco è fresco, non molto strutturata persistente con aromi di spezie e vegetali. Intrigante l’abbinamento fatto con prodezza con una bruschetta al burro e alice salata.

L’ambrata IGA Persis al Moscato di Scanzo presenta una grana fine e persistente. Il naso è reso suadente da profumi tipici del Moscato di Scanzo con la frutta rossa, miele di castagno, liquirizia e leggera speziatura pepata. L’abbinamento è stato sapientemente studiato servendo una bruschetta a base di lardo di colonnata. L’attacco amaro, l’effervescenza della birra e l’aromaticità hanno equilibrato la bocca in maniera armoniosa.

Piacevolissima sorpresa è stato il vino da tavola Ombra Rossa, inizialmente prodotto solo per consumo familiare, ma che ha riscosso talmente tanto successo da indurre la cantina Pagnoncelli ad aumentarne la produzione. Il suo uvaggio vede Merlot al 90% e Moscato di Scanzo al 10%. Colore rubino carico. Limpido e consistente, con profumi di rosa, viola, frutti rossi. Caldo, persistente, di grande corpo.

La morbidezza e l’aromaticità del vino lo hanno reso perfetto per accompagnare anche i cibi proposti dalla pregiatissima cucina del Radici Lounge: mortadella su focaccia, bruschette al pomodoro con origano e olio evo e tagliere di formaggi di varia stagionatura.

L’ultimo atto lo ha giocato la perla, il Moscato di Scanzo, un vino passito dolce e avvolgente, perfetto per accompagnare momenti di meditazione e contemplazione, un nettare di colore rosso rubino intenso e vivace che invita a rallentare il ritmo frenetico della quotidianità e a riscoprire la bellezza dei piccoli piaceri della vita.

Profumo intenso ed equilibrato rende il naso ampio ed elegante con i suoi sentori di rosa passita, frutta rossa in surmaturazione, in particolare marasca, prugna, spezie come cannella, garofano, pepe. Si completa e persiste con richiami al tabacco, cioccolato e nette note balsamiche. Anche al palato il passito risulta elegante e straordinariamente persistente, con un lungo finale sulle note balsamiche e dolciastre.

Storicamente il Passito di Moscato di Scanzo si degusta a fine pasto, preferibilmente da solo o accompagnato da pasticceria secca, come proposto dal Radici Lounge con cantucci e gelée variamente speziate, ma può sicuramente deliziosamente accompagnare anche a piatti salati come i formaggi erborinati o stagionati.

Una particolare menzione merita il profumatissimo e fresco cocktail a base di Passito di Moscato di Scanzo che con estrema bravura Giovanni Curcio, in arte Johnny, il bartender del Le Radici Lounge, ha preparato per l’occasione.

L’intera squadra delle “Moscatine”, con il loro spirito indomito e il loro sguardo rivolto al futuro, mettendo a frutto la loro passione e missione, organizzano eventi, degustazioni, percorsi sensoriali che avvicinano le persone alla magia del vino. La Lombardia e la Campania si fondono in un abbraccio enologico, dimostrando che la bellezza delle differenze può creare armonie straordinarie.

Morellino del Cuore 2024

Lo scorso 19 giugno si è svolta la seconda edizione di “Morellino del Cuore” serata dedicata al Morellino di Scansano. L’evento si è svolto  a Firenze presso il Ristorante Olio, una degustazione di 10 vini selezionati da una commissione di Sommelier ed importanti Ristoranti del Belpaese.

Nella prima edizione la commissione era composta da giornalisti, esperti e collaboratori di importanti guide e riviste enogastronomiche.  La degustazione  è stata organizzata dai giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli in collaborazione con il Consorzio Tutela Morellino di Scansano.

Prima di passare all’analisi sensoriale dei vini in degustazione, lasciamo il tempo ad alcune nozioni su questo incantevole areale.

Il Morellino di Scansano è una perla enologica localizzata tra l’antico vulcano Monte Amiata e la meravigliosa costa Tirrenica in provincia di Grosseto. L’etimologia del termine sembrerebbe derivare dai cavalli neri detti morelli che trainavano le carrozze. La vicinanza al mare e al Monte Amiata danno origine a  un microclima unico e propizio per l’allevamento della vite; tuttavia, i suoli e le altimetrie variano nei comuni  ricadenti nella denominazione quali: Scansano,  Manciano, Magliano in Toscana, Semproniano, Roccalbegna, Campagnatico e Grosseto. Terreni, argillosi,  sabbiosi con presenza di galestro ed alberese.

Il Morellino di Scansano per disciplinare deve essere prodotto con uve Sangiovese almeno per l’85%, possono concorrere al completamento nella misura massima del 15%: Alicante, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Canaiolo, Montepulciano, Merlot, Syrah, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Tuttavia, prevalentemente i produttori prediligono lavorare  il Sangiovese in purezza. Nelle annate  migliori viene prodotta anche la tipologia Riserva. 

La Doc è nata nel 1978 e l’ambito riconoscimento a Docg è giunto nel 2007. A fine anni ottanta è  stato un vino molto apprezzato e presente nelle carte vini di molti ristoranti sia in Italia sia all’estero. Un breve periodo di pausa ed è  di nuovo tornato meritatamente nella sfera dei grandi vini rossi italiani.

I vini in degustazione

“Annata”
Cantina Vignaioli Morellino di Scansano Roggiano Docg 2023 – Sangiovese 95% e Ciliegiolo 5% – Piacevoli note di violetta,  visciola ed erbe aromatiche. Fresco, saporito, dinamico con buona facilità di beva.

San Felo Morellino di Scansano Docg 2023 – Sangiovese 85%, Cabernet Sauvignon e Merlot 15% – Note di rosa, ciclamino, ciliegia e fragola, dal sorso setoso, lungo e armonioso.

Terenzi Morellino di Scansano Docg 2022 – Sangiovese 100% – Emana note di frutti di bosco, scorza d’arancia  e spezie dolci,  avvolgente, deciso, preciso è composito.

“Intermedio”
Boschetto di Montiano PerBene Morellino di Scansano Docg 2022 – Sangiovese 90%, Cabernet Franc e Merlot 10% – Sprigiona sentori di lampone, mirtillo, tabacco e cuoio. Gusto pieno e soddisfacente.

Morisfarms Morellino di Scansano Docg 2022 – Sangiovese 90% , Cabernet Sauvignon e Merlot 10% – Ciliegia, prugna, pepe e nuances terragne. Al palato è succoso, setoso e armonioso.

Roccapesta Morellino di Scansano Docg 2022 – Sangiovese con un saldo di Ciliegiolo. Libera sentori di rosa, mora, melagrana e bacche di ginepro; sorso vibrante, avvolgente e armonico.

Podere 414 Morellino di Scansano Docg 2021 – Sangiovese 85%, Ciliegiolo, Colorino, Alicante, Syrah 15% –  Rivela note di cassis, amarena,  liquirizia, pepe e nuances mentolate. Setoso, avvolgente e leggiadro.

“Riserva”
Alberto Motta Morellino di Scansano Docg Riserva 2021 – Sangiovese 100% – Note di mirtillo,  mora, amarena e spezie orientali, dal sorso accattivante e duraturo, con tannini ben integrati.

Val delle Rose Poggio al Leone Morellino di Scansano Docg Riserva 2021 – Rimanda sentori di prugna, marasca, tabacco su scie balsamiche. Trama tannica nobile, saporita e coerente.

Santa Lucia Tore del Moro Morellino di Scansano Docg Riserva 2020 – Sangiovese 100% – Emana note di frutti di bosco, sottobosco e nuance boisée. Rotondo, appagante e persistente.

Dopo la degustazione delle 10 etichette è seguita una gustosa cena, con piatti ben preparati e ben presentati in abbinamento ai campioni degustati.