Amarone Opera Prima – l’annata 2020 del grande Rosso della Valpolicella

Nel centenario dalla nascita del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella, arriva la presentazione alla stampa dell’annata 2020 dell’Amarone della Valpolicella, il grande Rosso del Comprensorio veronese. La zona di produzione della denominazione copre l’intera fascia pedemontana della provincia di Verona, interessando 19 comuni – 5 nella zona classica e 14 nella zona DOC – e circa 30.000 ettari. Il suo territorio confina ad ovest con il Lago di Garda, mentre a est e a nord è protetta dai Monti Lessini.

Secondo il disciplinare di produzione il territorio è suddiviso in tre zone ben distinte

  • La zona DOC con i comprensori del comune di Verona e le valli di Illasi, Tramigna e Mezzane.
  • La zona Classica, formata da cinque aree geografiche, ovvero l’areale di Sant’Ambrogio di Valpolicella e di San Pietro in Cariano, le vallate di Fumane, Marano di Valpolicella e Negrar di Valpolicella.
  • La zona Valpantena, che comprende l’omonima valle.

Un Consorzio ricco di storia e cambiamenti, seppur relativamente giovane nel conferimento della funzione cosiddetta “Erga Omnes” prevista dalla Legge, a salvaguardia dell’areale nei confronti anche delle aziende non associate. Una decisione probabilmente sofferta e discussa, come lo è l’attuale clima produttivo vitivinicolo. I vini della Valpolicella, in primis l’Amarone, hanno visto momenti altalenanti di grande successo con quotazioni elevate e ritorno sui propri passi verso le origini, fase attualmente in corso.

Si chiede, in prospettiva, un alleggerimento delle potenze caloriche e della densità materica imposta da certe scelte commerciali a cavallo tra metà anni ’90 e prima decade del 2000; adesso il mercato globale tende a guardare, per motivazioni che non staremo qui a discutere, verso residui zuccherini nettamente bassi a favore di bevute più agevoli anche nell’abbinamento quotidiano con il cibo. Il che non significa sacrificare l’identità preziosa di un vino riconosciuto in tutto il mondo come l’Amarone della Valpolicella – nato peraltro come versione secca del passito Recioto – quanto più semplicemente contestualizzarlo con maggior cura al territorio e alle varietà d’uve prescelte dal Disciplinare come Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara ed altre ammesse.

Gli assaggi previsti in sala stampa hanno evidenziato proprio la fase di interregno tra chi è rimasto più realista del re mostrando estrazioni e opulenze fuori scala e chi, invece, ha cominciato da tempo a seguire le nuove prospettive, con prodotti decisamente gustosi, dotati di freschezza e sapidità: in poche parole agili da bere. Buona comunque la qualità media offerta e positiva l’impressione generale sull’annata, confermata più fresca rispetto ad altre anche dal report rilasciato dallo stesso Consorzio. Qualche perplessità sulle tante tipologie previste tra DOC e DOCG della Valpolicella (molto simili in alcuni casi), sull’esigenza di suddividere l’Amarone tra annata e Riserva e sulla ridotta adesione e comunicazione di campioni che escono in etichetta con indicata la sottozona Valpantena.

Abbiamo assaggiato alla cieca in panel insieme al giornalista Maurizio Valeriani (Direttore Responsabile di Vinodabere) e al critico enogastronomico Alfonso Mollo tutti i 77 vini disponibili, di cui solo 16 campioni di botte, qualcuno di essi peraltro già sorprendente.

Di seguito l’elenco dei migliori posto non in ordine di preferenza

Costa Arènte – Amarone della Valpolicella Valpantena 2020

Pasqua Vigneti e Cantine – Amarone della Valpolicella Famiglia Pasqua 2020 (campione di botte)

Ca’ La Bionda – Amarone della Valpolicella Classico Ravazzol 2020

Montezovo – Amarone della Valpolicella 2020

Marion – Amarone della Valpolicella 2020

Villa Canestrari – Amarone della Valpolicella Riserva Plenum 2020 (campione di botte)

Corte Saibante – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Secondo Marco – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Fattori – Amarone della Valpolicella Riserva 2020

Massimago – Amarone della Valpolicella Conte Gastone 2020

Bottega – Amarone della Valpolicella Il Vino degli Dei 2020

Santa Sofia – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Cavedini – Amarone della Valpolicella 2020

Azienda Agricola Boscaini Carlo – Amarone della Valpolicella Classico S.Giorgio 2020  

Ca’ dei Frati – Amarone della Valpolicella Pietro Dal Cero 2020

Tezza Viticoltori in Valpantena – Amarone della Valpolicella Valpantena 2020

Roccolo Grassi – Amarone della Valpolicella 2020

Salvaterra – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Cantine di Verona S.C.A. – Amarone della Valpolicella Torre del Falasco 2020

Famiglia Furia – Amarone della Valpolicella 2020 (campione di botte)

Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani – Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2020

Corte Figaretto – Amarone della Valpolicella Valpantena Musa del Figaretto 2020

Accordini Igino Winery – Amarone della Valpolicella Classico Le Bessole 2020

Zeni 1870 – Amarone della Valpolicella Classico Vignealte 2020

Benazzoli – Amarone della Valpolicella Classico 2020

RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025

Comunicato Stampa del 28 gennaio 2025

Da RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025 si scrive la storia del food in Campania. Un evento imperdibile nei giorni 11 e 12 febbraio 2025, presso gli ampi spazi a disposizione del Palasele di Eboli (SA), dove i professionisti del settore avranno l’opportunità di connettersi con le principali aziende produttrici di prodotti alimentari. Saranno presentate novità e nuove tendenze del mercato, per costruire insieme relazioni e far crescere il proprio business.

Durante i due giorni di fiera, oltre alla degustazione dei prodotti in esposizione, ci saranno eventi a tema grazie alla partecipazione di Chef e professionisti del settore. Tra show-cooking e interviste, i partecipanti arricchiranno le loro conoscenze con nuovi stimoli ed idee, acquisendo informazioni e conoscenza sul mercato della ristorazione italiana, incluse le tendenze del momento. Due giorni ricchi di contenuti, per esprimere al massimo la propria passione con un unico obiettivo: raggiungere la piena soddisfazione del consumatore finale.

Da RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025 gli espositori saranno veri protagonisti e storyteller, condividendo esperienze e desideri. Ogni stand diventerà una vetrina di eccellenza, un luogo dove presentarsi e presentare i prodotti o le ultime creazioni, agli occhi del pubblico di professionisti desiderosi di scoprire novità.

Dal momento in cui le porte del Palasele di Eboli si apriranno, infatti, i visitatori saranno accolti da un’esplosione di aromi, colori e suoni che celebra la diversità e la creatività nel settore food. Non è solo una fiera: è un viaggio sensoriale nel cuore dell’ospitalità, per restare sempre connessi e all’avanguardia in vista del futuro.

Vi aspettiamo al Palasele di Eboli nei giorni 11 e 12 Febbraio 2025 con il seguente programma:

Martedì 11 febbraio 2025

Ore 9:00 Apertura dei lavori e registrazione
Ore 10:00 inizio del viaggio sensoriale con degustazioni
Ore 12:00 workshop con ospite
Ore 13:00 show-cooking con le aziende espositrici
Ore 18:00 chiusura dei lavori

Mercoledì 12 febbraio 2025

Ore 9:00 Apertura dei lavori e registrazione
Ore 10:00 inizio del viaggio sensoriale con degustazioni
Ore 12:00 workshop con ospite
Ore 13:00 show-cooking con le aziende espositrici
Ore 18:00 chiusura dei lavori

Per partecipare e ottenere il ticket di ingresso gratuito alla manifestazione basta compilare il modulo al seguente link:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeQ3C2BD4XihOri4TuHJppf3Spv8jAkvJi0QgU-zF_eWVEYJw/viewform

Per qualsiasi esigenza i contatti sono i seguenti:

Email: eventi@adrasrl.it
Telefono Segreteria: +393287265751

“Eccopinò 2025” e l’Appennino Toscano si tinge di Pinot Nero

Impossibile non tener conto delle varie espressioni enologiche celate in Italia. Vitigni, denominazioni, territori, un universo di connessioni dove la sopravvivenza stessa dei produttori è legata a doppio filo alla comunicazione e con le Amministrazioni pubbliche. Si capisce ancor maggiormente quanto sia stato duro lo sforzo per unire visioni e areali distinti come nell’Associazione Appennino Toscano, nata nel 2012 sempre in continua trasformazione.

Il presidente Cipriano Barsanti guarda con ottimismo al futuro, non nascondendo timori legati alla situazione economica mondiale: “Nelle nostre valli – Lunigiana, Garfagnana, Mugello, Casentino, Valtiberina – che dal confine con la Liguria si susseguono fino ai limiti dell’Umbria – il vino ha fatto parte di un’agricoltura marginale, di sussistenza e tradizione, raramente di cospicui investimenti e pianificazioni. In questo quarto di secolo forse qualcosa è cambiato. Dopo i primi esperimenti, la coltivazione del Pinot Nero è diventata una possibilità d’impresa e di occupazione, tanto che sono nate nuove aziende e alcune già esistenti hanno esteso a questo vitigno la propria attività”.

Il Pinot Nero, perché di questo si tratta ad Eccopinò 2025, ha sfumature e caratteristiche ben distinte da zona a zona. Ma siamo certi che il discorso non sia più ampio, guardando anche ad altre uve coltivate o all’attrattività turistica di cui sono intrisi luoghi ancora in parte inesplorati? Veicolare, dunque, l’Appennino Toscano e non il varietale è la vera mission, creando possibilmente unione tra diverse entità locali dalla ristorazione, al settore hospitality per finire verso visite guidate e degustazioni a tema.

Un problema cardine di molti territori che cercano il volano per proporsi con la giusta veste all’attenzione di mercati esigenti. Il sodalizio tra le 4 vallate è un ottimo punto d’inizio, ma un potenziale limite nel gestire conflittualità dovute ai numeri in crescita. Tuttavia è altresì la strada maestra da seguire per evitare la frammentazione e relativa scomparsa degli attori in gioco, anche per rendere onore, bisogna ammetterlo, alla qualità media davvero interessante dei vini in rassegna, con meno picchi assoluti d’eccellenza, ma tanta concretezza.

Vini dotati di piacere di beva, immediatezza di contenuto e carattere, gioia stessa del sorso contemporaneo. Il consumatore medio è infatti stanco di riflessioni oltre misura su potenziale, vibrazione e chissà quante altre fesserie a chilometro zero. All’estero poi sono discorsi totalmente privi di significato: il vino o è ben fatto e da subito godibile o semplicemente è fuori dal concetto vendita. E poco importa il prezzo.

Il percorso intrapreso dall’Associazione Appennino Toscano forse parlerà, un giorno, anche di Riesling, di Trebbiano, di Olio Extravergine d’Oliva e di altre eccellenze dell’agroalimentare. Una sfida dura, ma non impossibile osservando l’aumento degli ettari e degli associati iscritti rispetto ai blocchi di partenza.

Per adesso, che Pinot Nero sia, del doman… c’è qualche certezza! Veniamo agli assaggi proposti durante la manifestazione allestita nello storico Spazio Brizzolari, dove arte moderna e vino si sono incontrati in un profondo abbraccio all’insegna della bellezza.

Macea – Macea 2021 – l’azienda di Barsanti condotta assieme al fratello e al nipote è un cardine al confine tra Lunigiana e Garfagnana, nella media valle del Serchio. Lavoro sul Pinot Nero e su 39 autoctoni non iscritti a registro, seguendo le indicazioni del compianto prof. Scalabrelli luminare dell’agricoltura toscana. Il vino è confortante, ricco di frutti di bosco e fuori dagli schemi per il minimo interventismo in cantina. Basta solo saper attendere. Genio e sregolatezza.

Casteldelpiano – Melampo 2019 – Sabina Ruffaldi propone una versione densa e materica di Pinot Nero, nato su terreni alluvionali. Esperienze in altri settori, si sono adattati benissimo alla coltivazione della vite e dell’ulivo con riadattamento di camere restaurate per godere del respiro bucolico della Lunigiana. Tenerezza d’insieme.

Tenuta Baccanella – Baccarosso 2021 – Giulio Cappetti è un vulcano di emozioni. Straordinario l’en primeur 2024 assaggiato durante la cena al Bistrò Pasta e Pasticci con dei deliziosi tortellini al bollito di carne. La mano delicata dell’enologo David Landini si sente, anche se la 2021 risulta un pelo macchiavellica nel voler ricordare il sogno di Giulio: fare del Mugello la nuova Borgogna. Concetrazione di frutto, qualche tannino irsuto, ma la goduria di beva della giovane 2024 non viene eguagliata. Irrefrenabile.

Fattoria di Cortevecchia – Primum 2018 – famiglia di industriali esportatori in tutto il globo. A Sandro Bettini sembrano riuscire bene diverse cose: intriganti i Metodo Classico di pronta uscita (il pioniere nel Mugello per questa tipologia), sia Blanc de Noir che Rosè. Bello come un chiaroscuro di Caravaggio il Primum, legato all’annata più fresca rispetto alle recenti. Temperante.

Il Rio – Ventisei 2019 – il migliore di giornata. Commentando con Fabio Pracchia – redattore Slow Wine e conduttore della masterclass, sembra che la 2019 abbia davvero una marcia in più rispetto ad altre vintage. Ma qui il lavoro dell’ex ciclista dilettante Paolo Cerrini è impareggiabile. Tra i primi a crederci sul serio, ripropone in vigna l’antico sistema d’allevamento a Lyra detto localmente “biforca mugellana”, utile per evitare ustione dei grappoli in estate e gelate in primavera. Eleganza, colori tenui e tanta salinità finale, quasi infinita. Un Maestro.

Terre di Giotto – Gattaia 2020 – cru tra i più alti dell’areale a quai 600 metri. Michele Lorenzetti ha esperienza da vendere in qualità di consulente enologico per diverse realtà italiane. Con la sua piccola cantina è riuscito nell’impresa di eguagliare la ricchezza cromatica e tannica del Pinot Nero in stile Pommard. Nuance ferrose, frutto denso e scuro e tanta sapidità sul finale. Da ascoltare con pazienza; stravagante e ironico invece il suo Riesling Renano in purezza, vinificato in cemento contenitore in cui Michele crede fermamente. Visionario.

Bacco del Monte – Monteprimo 2021 – Azienda giovane condotta dalla famiglia Bacci, che nel 1985 si trasferisce “al Monte”. Bassi solfiti e zero filtrazioni, il suo vino ha stoffa da vendere, ma abbisogna ancora di tempo per migliorare alcune spigolosità nel controllo della potenza. Ne riparleremo.

Borgo Macereto – Il Borgo 2021 – Ben 20 gli ettari complessivi, di cui 6 vitati sulle colline tra Mugello e Valdisieve. Biologici da sempre, il loro Pinot Nero dimostra coerenza e adesione al varietale, dal primo all’ultimo sorso. Scuro nel finale speziato, potrebbe guadagnare agilità in futuro, ma siamo ai primi vagiti. Impavidi.

Fattoria il Lago – Pinot Nero 2022 – Un tempo di proprietà dei Marchesi Vivai-Bartolini-Salimbeni, posta ai confini del Chianti Rufina, ne eredita le caratteristiche principali. Altezza e arenaria uguale acidità e tannini fitti, bilanciati da lievi surmaturazioni delle uve che donano corpo al vino in maniera naturale. Elegante e saporito biglietto da visita.

Frascole – Pinot Nero 2019 – Dal 1992 le famiglie Lippi e Santoni lavorano terreni aspri e ripidi a 500 metri d’altezza. Siamo tra Mugello e la Rufina, qui si parla anche di Sangiovese che Frascole sa enfatizzare al meglio. Il loro Pinot Nero è uno dei migliori degustati, con quell’evoluzione al sapore di tamarindo ed erbe officinali tipica e identitaria. Averne.

Ornina – Ornina 2019 – Azienda conosciuta sin dagli albori, quando lo stile biologico e biodinamico prevaleva, a volte, sul piacere di beva. Marco Bigioli ha fatto tesoro della propria storia ed i campioni proposti oggigiorno sono fini e serbevoli. Degno rappresentante del Casentino, al pari di altri big come Vincenzo Tommasi e Federico Staderini che hanno fatto scuola in Toscana. Lungimirante.

Fattoria Brena – Sopra 2020 – Giancarlo Bucci da San Pietro a Dame sopra Cortona guarda tutti dall’alto con i 700 metri d’altezza dei suoi poderi. La Val Tiberina da una parte e la Valdichiana dall’altra, da eroico viticoltore ha resistito alla tentazione di andar via, convincendo altri colleghi a venire accanto a lui recuperando suoli incolti ora vantaggiosi per l’andamento climatico. Undici cloni di Pinot Nero, parte francesi e parte italiani, un vino che sa di grafite, chiodi di garofano ed affumicature, sovrastate da golosità di bocca al sapore d’arancia sanguinella. Stoico.

L’Irpinia fuori dall’Irpinia

Incontrare l’Irpinia fuori dall’Irpinia nell’evento organizzato da Gambero Rosso. Una serata interamente dedicata alle tre grandi DOCG campane della provincia di Avellino (Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi), con banchi d’assaggio e una masterclass ricca di piacevoli scoperte. Avevamo già reso conto degli spunti di riflessione nell’articolo del collega di redazione Alberto Chiarenza: Roma incontra i vini dell’Irpinia.

Mancava all’appello proprio la degustazione guidata aperta a operatori del settore e stampa nazionale ed estera, che ha visto la conduzione di Lorenzo Ruggeri – direttore di Gambero Rosso – Teresa Bruno, Presidente del Consorzio Vini d’Irpinia, e Marzio Taccetti, editor di Gambero Rosso.

“Oggi siamo a Roma” – sostiene Teresa Bruno – “ma le iniziative proseguiranno a Milano e poi negli Stati Uniti, nell’impronta del nome scelto per la nuova sede del Consorzio: Opificio delle DOCG e delle DOC d’Irpinia”.

Situazione climatica, morfologia del territorio e vendemmie lente e prolungate rendono l’Irpinia una regione altamente vocata alla viticoltura. Tuttavia i tre areali delle DOCG permettono di fatto, a ciascun borgo, di esprimere terroir con caratteristiche precipue, da cui il complesso mosaico vitivinicolo presente.

Nove i vini, tre per ciascuna delle DOCG presentate all’evento, con lo scopo di rappresentare e descrivere, senza la pretesa di essere esaustivi, le loro caratteristiche principali, a nostro avviso ancora troppo poco conosciute fuori dai confini della Campania.

LA “RESISTENZA” DEL FIANO DI AVELLINO

Partiamo con il Fiano di Avellino degustato in tre distinte vendemmie: 2023, 2022, 2020. Un vino che spesso raggiunge e supera i due decenni di vita; merito dell’acidità e dello svilupparsi di un ventaglio olfattivo che dai sentori fruttati e floreali, si evolve fino a chiare percezioni minerali, idrocarburiche, affumicate.

Ciascun areale è poi in grado di imprimere un timbro di base e un’evoluzione completamente differenti ai singoli vini. Così Colli di Lapio 2023 di Clelia Romano, elegante e pulito nelle nuance di nespola e frutta a polpa bianca è attraversato da un lievissimo sbuffo gessoso;  Alimata 2022 di Villa Raiano già evidenzia la tipica nuance fumee al palato, in maniera materica e avvolgente. Erre Riserva 2020 di Tenuta Sarno 1860 vibra al sorso agrumato, così preciso e verticale da essere quasi in controtendenza con le scie idrocarburiche pienamente sviluppate.

IL “SAPORE” DEL GRECO DI TUFO

Completamente diverso il registro con cui si esprime il Greco di Tufo, nonostante i comuni compresi nella DOCG siano spesso a una manciata di chilometri di distanza da quelli del Fiano di Avellino. Ci troviamo in una dimensione più piccola costituita da terreni di maggior scheletro, ricchi di marne, fossili e, non da ultimo, materiali sulfurei in molti punti.

Mineralità salina e acidità in combinazione ed equilibrio determinano vini di corpo e struttura oltre che saporiti. Ancora una volta tre campioni in degustazione, da tre zone differenti, per sottolineare le diverse espressioni ed interpretazioni delle cantine.

Vigna Breccia 2023 di Montesole ha naso definito di frutta matura e bocca salata e materica, mentre Cutizzi Riserva 2022 di Feudi San Gregorio si presenta più aggraziato nei sentori di frutta e fiori bianchi e nel sorso più avvolgente. Chiudiamo con Riserva Vigna Serrone 2022 di Cantine di Marzo, espressione di un equilibrio perfetto tra freschezza e sapidità che definisce un sorso armonico ed elegante. Caratteristica comune le sensazioni iodate che a diverso grado chiudono il sorso e riportano a chiari sentori marini.

LA “POTENZA” DEL TAURASI

Il Taurasi negli ultimi anni ha ricevuto una profonda rilettura che, senza nulla togliere alle caratteristiche e all’essenza del grande vino irpino, è di fatto tra i grandi rossi italiani.

Una parola è d’obbligo nel vocabolario del Taurasi, il tempo: quello necessario al tannino ad aprirsi e distendersi e, conseguentemente, a tutte le altre componenti ad armonizzarsi in maniera sinfonica. Frutto di uve Aglianico, il Taurasi esce a non meno di tre anni dalla vendemmia (quattro nella versione riserva), anche se molti produttori attendono tempi più lunghi. L’uso del legno nella fase di invecchiamento definisce le caratteristiche di un vino austero e rigoroso, ideale per accompagnare la cucina tradizionale irpina costituita da zuppe arricchite da cotiche, ragù e carni a lenta cottura.

La degustazione ci ha permesso di andare indietro nel tempo e toccare tre diverse annate: 2018, 2016, 2014. Rue 333 2018 di Nativ si evidenzia con un naso di spezie dolci, erbe aromatiche e note empireumatiche che ricordano la cenere di camino, al palato il tannino preciso e sottile è sostenuto da freschezza ben evidente; visciola sotto spirito, tostature e cioccolato fondente caratterizzano la Riserva 2016 di Petilia, dal tannino incisivo al palato, a tratti ancora lievemente verde, e chiusura coerente sul frutto. Infine Vigna 5 Querce 2014 di Salvatore Molettieri, elegante e sontuoso senza cedere nessun punto alla potenza: al naso si rincorrono sentori tostati e speziati di pepe e noce moscata e poi foglia di tabacco, torba e nuance dal sottobosco; in bocca entra quasi in punta di piedi, poi si espande e rimane compatto, avvolgente e infine chiude lunghissimo su note di cacao: un’ode alla complessità del Taurasi.

La Sardegna di Vinodabere: personalità e affermazione della “Sarditas” enoica

La rassegna di quest’anno sulle eccellenze vitivinicole della Sardegna è stata sapientemente organizzata sul campo dal direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani, coadiuvato da Daniele Moroni all’Hotel Belstay di Roma.

Più di 200 vini esposti e degustati assieme a elementi gastronomici tipici come pecorino, miele e pasticceria sarda.

La location, su un unico piano, era mappata per areali vitivinicoli, consentendo un esame davvero comparativo dei vitigni celebrati in tutta la regione, come Cannonau, Vermentino e Bovale.

Dall’Oristanese ad Anglona e Gallura, procedendo verso Mamoiada, Mandrolisai e Oliena, in una ideale sequenza geografica di visita, l’ÍSULA offre fin da questo primo segmento un dato culturalmente evidente e riconoscibile: vini molto, molto identitari e diversificati, accomunati da costanti intensità di gusto e mineralità.

Non ce n’è uno che resti anonimo, non una singola banalità nei quasi 50 produttori presenti: il “colloquio virtuale” con essi risulta agevole seguendo il loro ardente desiderio di spiccare tra tutti.

Una sana competizione intrisa di “Sarditas” del mondo, tra vigneron pienamente consapevoli perché forieri di varietà e identità originali e pronunciate. Si respira aria di cultura improntata all’individualità. Come una ruga sul viso, intagliata da venti diversi, i tratti somatici dei vini Sardi sono oggi più riconoscibili che mai.

Procedendo nell’ideale viaggio da Ogliastra a oltre Romangia fino al sud dell’isola, si coglie un bisogno di distinzione che troviamo espresso nei caratteri marcati di ogni prodotto.

Ma la celebrazione diventa semplicemente sublime all’arrivo nel Sulcis, forse il segreto enoico meglio conservato della Sardegna. Il Carignano è qui proposto nelle sue forme migliori, vocate ad accompagnare l’alta gastronomia.

Tannini non sempre gentili, ma certamente di infinita armonia con la peculiare mineralità combinata di terra e di mare, che pongono il degustatore di fronte a un oggetto distinto ed eccezionale per corredo aromatico e gustativo.

Mai, come nelle elaborazioni di gente che fa ancora la storia di questo vitigno tra i quali Santadi e Sardus Pater, ritroviamo una “Sarditas” non più ignorabile. La sua identità è acclamata, indimenticabile alla memoria olfattiva e gustativa. È la Sardegna, il suo mare e la sua terra che dicono “Il Mediterraneo siamo noi, eccoci!”.

E diventa naturale chiedere a membri di spicco del Consorzio del Carignano del Sulcis a che punto sia l’evoluzione della denominazione da DOC a DOCG. Cosa resta da fare per cristallizzare nel disciplinare le originalissime caratteristiche di queste viti a piede franco, immerse ad alberello nelle sabbie e di un’età media attorno ai 60 anni, elaborate con un’eleganza di respiro internazionale.

Le difficoltà, di qualsiasi natura esse siano compresa la carenza di volontà ferrea, impongono però uno stop a un percorso altrimenti maturo e consapevole di questo areale. E se è già successo col Vermentino di Gallura, risulta oltremodo inspiegabile la desistenza (o per meglio dire la resistenza) di alcuni a compiere il giusto passo in avanti.

Il Presidente del Consorzio Antonello Pilloni è un gentiluomo novantenne e prodigo di saggezza, ben accompagnato da chi come Raffaele De Matteis e sa bene quanto tale passaggio sia ormai tangibile.

A questa forte e contraddittoria presa di coscienza si accompagnano, invece, parti originalissime di produzione vitivinicola come Jerzu e l’Ogliastra, con Alberto Loi dai vini incredibilmente tradizionali e ricchi di personalità. O come Depperu e le sue interpretazioni della Gallura più nobile, ricca com’è di sabbie da disfacimento granitico.

E ancora, come Isola dei Nuraghi e i Cagnulari, in purezza o assemblati con Vernaccia e Cannonau, dell’azienda Silvio Carta – che spicca in ogni caso per l’originalità dei suoi vini nel comprensorio di Oristano.

La Sardegna di Vinodabere: memoria liquida di chi ama le terre e la gente di una splendida Isola capoluogo di ogni civiltà del Mediterraneo.

Castelli Romani: debutta la Rete d’Impresa di Filiera “V.I.P.”

Vino, Innovazione e Pane: tre parole che racchiudono la missione della nuova Rete d’Impresa di Filiera dei Castelli Romani “V.I.P.”, presentata ufficialmente il 13 dicembre nella prestigiosa cornice di Palazzo Sforza Cesarini a Genzano di Roma. Un progetto che punta a valorizzare le eccellenze enogastronomiche locali e a promuovere uno sviluppo integrato del territorio, grazie al finanziamento della Regione Lazio e alla partecipazione di 21 aziende della zona.

L’evento, riservato a operatori del settore, media e istituzioni, ha visto la partecipazione delle principali figure coinvolte: dalla presidente della rete, Nina Farrell, al vicepresidente Paolo Iacoangeli, passando per i rappresentanti del CAT (Centro Assistenza Tecnica di Confesercenti) e i sindaci e assessori dei comuni che compongono la filiera produttiva intercomunale.

Un progetto che fa rete per il territorio

L’idea alla base della Rete V.I.P. nasce da un concetto semplice ma rivoluzionario per il territorio: unire le forze delle piccole e medie imprese per creare una filiera produttiva integrata e competitiva. La presidente Farrell ha sottolineato con entusiasmo l’importanza del progetto:

“Un ringraziamento al Comune di Genzano per l’ospitalità, a Confesercenti per aver ideato questa rete, e a tutte le istituzioni coinvolte. Questo progetto rappresenta un passo fondamentale per la valorizzazione delle nostre eccellenze locali e la creazione di nuove opportunità economiche. La collaborazione è la chiave per trasformare il nostro territorio in un punto di riferimento per il turismo enogastronomico.”

Il vicepresidente Iacoangeli ha poi illustrato la composizione della rete: 21 aziende che spaziano dai produttori di vino e olio ai forni artigianali, passando per agriturismi e realtà innovative, come un’azienda agro-ecologica che coltiva erbe officinali e prodotti botanici edibili.

“La Rete V.I.P. vuole essere un simbolo di cooperazione e sviluppo. Troppo a lungo i nostri produttori si sono concentrati solo sui propri interessi, senza cogliere le opportunità che l’unione può offrire. Con questo progetto vogliamo dimostrare che fare rete significa crescere insieme, migliorare la competitività e valorizzare le nostre tradizioni.”

Le prime attività, un inizio promettente

Nonostante il debutto ufficiale sia avvenuto pochi giorni fa, la rete ha già intrapreso diverse iniziative per promuovere il territorio e le sue eccellenze. È stato lanciato un sito web (www.retevip.it) e sono attivi profili social su Facebook e Instagram, con l’obiettivo di rafforzare la visibilità online.

Nel corso dell’autunno 2024, la rete ha organizzato e partecipato a eventi di grande rilievo, tra cui le Degustazioni VIP in Terrazza a Genzano, durante la Festa del Pane, e la manifestazione Beviamoci Sud a Roma, dedicata ai vini del Centro-Sud Italia. Durante questi eventi, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di degustare i prodotti delle aziende della rete e di scoprire le peculiarità del territorio.

La presentazione si è conclusa con la consegna delle targhe ufficiali alle aziende partecipanti e un banco d’assaggio che ha permesso agli ospiti di degustare i vini locali e le specialità gastronomiche del forno Fermenti 2020 di Genzano.

Obiettivi futuri, tra turismo, formazione ed eventi

Il 2025 si preannuncia come un anno ricco di appuntamenti per la Rete V.I.P. Tra gli eventi in programma spicca la presentazione ufficiale a Roma, prevista per il 2 e 3 febbraio presso lo spazio WeGil, che includerà masterclass, banchi d’assaggio e un workshop dedicato al progetto. La rete parteciperà inoltre alla Rome Wine Expo a marzo e si prepara a realizzare una guida esperienziale per il turismo enogastronomico nei Castelli Romani.

La guida, ideata in collaborazione con la casa editrice La Pecora Nera, proporrà percorsi tematici che uniscono degustazioni e attività culturali. Tra le esperienze suggerite: una giornata a Genzano tra panificazione e visite alle cantine locali o un workshop sulla cottura alla brace a Lanuvio, abbinato ai migliori vini del territorio. L’ambizione della rete non si limita al turismo. Sono infatti in programma corsi di formazione per ristoratori e iniziative di mobilità sostenibile, oltre alla partecipazione a fiere nazionali come Vinitaly. Il progetto non è solo un’iniziativa economica, ma anche un modello culturale e sociale. Lo ha sottolineato Iacoangeli, parlando del valore simbolico di questa rete:

“Unire le forze significa non solo valorizzare i nostri prodotti, ma trasformare i Castelli Romani in una destinazione d’eccellenza per chi ama il vino, il pane e la bellezza del nostro paesaggio. Lavoriamo insieme per costruire un futuro sostenibile e ricco di opportunità.”

Anche le istituzioni hanno espresso il loro sostegno. Il sindaco di Genzano, Carlo Zoccolotti, si è detto orgoglioso di aver creduto fin dall’inizio in questa iniziativa, mentre l’assessore di Velletri Cristian Simonetti ha evidenziato le opportunità legate al Giubileo 2025 e al riconoscimento dei Castelli Romani come Città Italiana del Vino 2025.

Roma incontra i vini dell’Irpinia

“Tra le colline dell’Irpinia, dove la natura incontra la storia, si cela un tesoro enologico che merita di essere scoperto: i suoi vini straordinari raccontano una terra ricca di tradizioni.” Roma ha ospitato l’evento organizzato dal Gambero Rosso per la promozione delle denominazioni dei vini irpini, in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini d’Irpinia.

Ormai è consolidata la presenza nelle eleganti e sontuose stanze del palazzo nobiliare del Gambero Rosso che ospita eventi per parlare di cibo e vino. Il Direttore Lorenzo Ruggeri ha tenuto a sottolineare l’importanza dell’Irpinia nel panorama enologico italiano, sottolineando le caratteristiche di un territorio ancora non degnamente conosciuto.

Una terra dove il tempo sembra scorrere più lentamente, che racconta storie di tradizioni antiche e sapienza artigianale, incarnata nei suoi vini. È proprio qui che il Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia, guidato con passione dalla Presidente Teresa Bruno, lavora instancabilmente per valorizzare e promuovere un patrimonio unico.

Insieme alla collega di 20Italie Ombretta Ferretto abbiamo partecipato alla masterclass sui vini irpini e ad i banchi d’assaggio. Partiamo per questo mondo ancora inesplorato, alla ricerca dell’essenza del buon vino.

L’Eccellenza dei Vini Irpini

La forza dell’Irpinia risiede nella sua varietà e qualità dei prodotti, frutto di un territorio dalle caratteristiche irripetibili: suoli vulcanici, altitudini che superano i 700 metri e un clima che mescola influenze mediterranee e continentali.

Tra i bianchi, spiccano due perle DOCG:

            •          Fiano di Avellino, elegante e complesso, con profumi di agrumi, miele e fiori bianchi.

            •          Greco di Tufo, minerale e raffinato, riconoscibile per le sue sfumature sulfuree e i sentori di frutta a polpa bianca.

Accanto a loro, il più semplice ma accattivante Coda di Volpe a completare l’offerta con nuance fresche e floreali, ideali per accompagnare piatti leggeri e di mare.

Tra i rossi, il protagonista assoluto è il Taurasi DOCG, vino robusto e longevo che esprime il meglio del vitigno Aglianico, dai sentori di frutti di bosco, tabacco e spezie. A completare il panorama ci sono l’Aglianico DOC, più immediato ma ugualmente intenso, e l’Irpinia Rosato DOC, perfetto per chi cerca un calice fresco e fruttato.

Il Ruolo del Consorzio dei Vini d’Irpinia

Teresa Bruno, presidente del Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia afferma: <<La nostra missione è quella di raccontare al mondo un territorio straordinario attraverso i suoi vini. Ogni bottiglia di vino irpino racchiude non solo i profumi e i sapori di questa terra, ma anche il lavoro, la passione e la cultura di generazioni di viticoltori.>>

Un Patrimonio da Scoprire

Dai borghi storici alle cantine a conduzione familiare, passando per i sapori inconfondibili della gastronomia locale – come il caciocavallo podolico, i salumi e i piatti a base di castagne e tartufo – ogni angolo di questa terra racconta un’emozione unica.

Un Calice d’Irpinia: Un Viaggio nei Sapori del Sud

Mentre brindiamo, ricordiamo che dietro ogni sorso ci sono storie di passione, di legame con la terra e di orgoglio per una tradizione da proteggere e valorizzare. Non resta che alzare i calici e lasciarsi conquistare dai sapori e dai profumi di questa terra straordinaria.

Ancora buon anno a tutti… e viva l’Irpinia!

I Vini del Cuore, tutto pronto a Genova per la quarta edizione prevista nei giorni 2 e 3 febbraio 2025

Il Museo Diocesano in via Tommaso Reggio 20R a Genova ospiterà nel bellissimo chiostro medievale la quarta edizione de I Vini del Cuore, l’evento dedicato alle cantine recensite nella guida social. Anche quest’anno saranno inoltre presenti nuove realtà vitivinicole, che potranno essere segnalate per un loro vino speciale dalle persone che interverranno alla fiera tramite l’apposita cartolina: i dieci vini più “votati” saranno inseriti nel nuovo progetto editoriale 2025.

Il Museo Diocesano è situato nel cuore pulsante di Genova, dietro piazza De Ferrari e vicino alla Cattedrale di San Lorenzo; numerose le cantine che hanno già confermato la partecipazione, tra cui alcune realtà internazionali.

Tra le altre novità, quattro masterclass che si svolgeranno nella sala multimediale del Museo, che ospiteranno i vini georgiani, quelli del sud Africa, I Vini della Grecia e i vini ottenuti da vitigni PIWI di Thomas Niedermayer.

Sarà inoltre possibile la visita guidata del museo, che avrà come tema “ Il vino a Genova”.

La manifestazione, organizzata da Associazione Ampelos aps si avvarrà dell’aiuto degli studenti stagisti dell’Istituto Bergese di Genova.

E’ stato richiesto il patrocinio di Regione Liguria e del Comune di Genova: un evento che ha lo scopo di promuovere la cultura del vino, il bere consapevole e le eccellenze della nostra regione.

Informazioni, accrediti e tessere per ingresso disponibili sul sito ivdc.ivinidelcuore.it

Ecco le cantine finora confermate

Tröpfltalhof (Trentino Alto Adige)

Kà Mancinè (Liguria)

Azienda Agricola Ramoino (Liguria)

Antiche Vigne Pironti ( Calabria)

La Salceta (Toscana)

Crotin 1987 (Piemonte)

Stefano Milanesi enoartigiano (Lombardia)

Azienda Agricola Linero (Liguria)

Ayama (Sud Africa)

Rosanatale (Veneto)

Azienda Agricola Tiberi (Marche)

Enotria Tellus (Veneto)

Il Paluffo (Toscana)

Tenuta Maffone(Liguria)

Il Casale Bio (Toscana)

Stefano Mancinelli (Marche)

Vigneti Vallorani (Marche)

Podere Sabbioni ( Marche)

Andrea Bruzzone Vini (Liguria)

Ca’ Lunae (Liguria)

Vini Moras (Campania)

Marzocco di Poppiano (Toscana)

Thomas Niedermayer (Trentino Alto Adige)

Andrea Faralli Wine (Toscana)

Cà du Ferrà (Liguria)

Fattoria del Pino (Toscana)

Jamin Underwater Wines

Montina ( Lombardia)

Marchesi Malaspina (Emilia Romagna)

Eno-Trio (Sicilia)

Vini Georgiani

www.ivinidelcuore.it

www.associazioneampelos.it

www.wineloversitaly.com

Alcune informazioni utili:

SEDE DELLA MANIFESTAZIONE: Museo Diocesano  

 Il centro storico è area chiusa al traffico.

COME RAGGIUNGERE GENOVA:

  • IN AUTO: autostrada A12, uscita Genova Est
  • nelle vicinanze di Piazza De Ferrari/ Museo Diocesano posteggi  a pagamento:
  •  Piccapietra  https://g.co/kgs/K1T3ML   
  • City Park https://g.co/kgs/f5rjmw
  •  Acquario/Porto Antico  https://g.co/kgs/SYtGar
  • IN TRENO: Stazione Genova Brignole (Genova Piazza Principe), linee servite da FS no Italo
  • IN AEREO: aeroporto Cristoforo Colombo. Servizio taxi da e per la città, Volabus (a orari prestabiliti) www.amt.genova.it
  • IN NAVE: Traghetti da e per la Sardegna, Sicilia (controllare orari e frequenze settimanali)

DOVE ALLOGGIARE:

Genova offre diverse soluzioni tra cui bed and breakfast e appartamenti nella zona del Centro Storico: consultare i portali Airbnb, Trivago, Booking.

Nelle vicinanze:

Hotel Bristol Palace – via XX Settembre 35   www.hotelbristolpalace.it

Best Western Porto Antico – via Ponte Calvi 5  www.bestwestern.it

Best Western Hotel Metropole – piazza Fontane Marose  www.bestwestern.it

Ufficio Stampa /Segreteria I VINI DEL CUORE

Olga Sofia Schiaffino  olgasofiadoc@gmail.com   

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Saranno famosi nel Vino, conclusa con successo la terza edizione

Nei giorni 8 e 9 dicembre 2024 la Stazione Leopolda di Firenze ha aperto i battenti alla terza edizione dell’evento Saranno famosi nel Vino dedicato sia alle aziende vitivinicole sia ai produttori di Gin. Due giornate per scoprire sia interessanti realtà emergenti sia quelle che hanno realizzato nuove etichette negli ultimi 10 anni.

Un programma ricco di  importanti masterclass e cooking show condotti dal giornalista enogastronomico Leonardo Romanelli. Presenti circa 100 aziende, di cui 26 espositori di Gin, provenienti da varie regioni dello stivale con un elevato numero di etichette in degustazione. Vini di ogni tipologia: bollicine Metodo Classico e Martinotti, bianchi, orange, rosa, rossi e non potevano mancare le dolci perle da dessert. Un evento ben organizzato, con ampi spazi a disposizione, senza dover fare lunghe attese di fronte ai banchi d’assaggio degli espositori. In questa kermesse, i produttori interagivano con entusiasmo con il pubblico, illustrando bene le etichette e la storia aziendale. Fondamentale per gli avventori scoprire eccellenti realtà sotto un unico tetto; vi era, inoltre, la possibilità di acquistare i vini direttamente dagli espositori.

Alcuni piccoli suggerimenti…

Franciacorta Saten Docg Raineri – Chardonnay 100% – permanenza sui lieviti di 36 mesi – paglierino brillante,  perlage fine e persistente, parte su note di scorza d’agrumi, pesca, mela e crosta di pane e termina con un sorso cremoso, vibrante, saporito e lungo.

Terre di Torrechiara Malvasia Colli di Parma Doc Dall’Asta – riflessi dorati, sviluppa nuance d’albicocca,  pera e pesca su scie agrumate. Gusto avvolgente e duraturo, con freschezza dinamica.

Ansonica dell’Elba Doc 2023 Acquabona – giallo paglierino, emana sentori di fiori di campo, mela cotogna, melone e mandorla. Al palato risulta coerente, preciso e persistente.

Lucia Est Falanghina del Sannio Doc 2023 Cantine del Maresciallo – tonalità paglierino, dipana sentori di fiori bianchi, ananas, pera e mandarino. Ingresso di bocca verticale, leggiadro e coerente.

Barolo Docg Bricco Cogni 2019 Stroppiana  – color granato intenso, si percepiscono note di viola,  melagrana, lampone e china. Sorso avvolgente e setoso, dalla lunga chiusura sapida.

Piradobis Rosso Marca Trevigiana 2020 Igt Enotria Tellus – Merlot 85% e Raboso 15% – bel rubino intenso, all’olfatto rivela sentori di ciliegia, prugna, spezie dolci e sbuffi balsamici. Tannini ben integrati e di lunga persistenza aromatica.

Tano Amarone della Valpolicella 2018 Ca’ dei Conti – Corvina,  Corvinone, Rondinella,  Rebo, Marzemino – dai riflessi granato, spiccano note di marasca, fragola, dattero, polvere di cacao e spezie. Gusto opulento e armonioso.

Cuto’ Perricone Terre Siciliane Igp 2023 Cantina Chitarra – rosso rubino vivace, libera sentori di frutti di bosco, fragola, arancia sanguinella e pepe nero. Attacco tannico vellutato, leggiadro e coerente.

Ghirada Baduorane Rosso Barbagia Igt 2022 Mertzeoro – Cannonau – rubino intenso, sprigiona sentori di mora, ciliegia, iris e menta. Sorso fresco, saporito, fine e gradevole.

Blauburgunder 2021 Vigneti Dolomiti Igt Widum Baumann – granato trasparente, giungono sentori di lampone, ciliegia, ribes, pepe nero e cannella. Palato setoso, delizioso ed armonioso.

Refrontolo Passito Colli di Conegliano Docg 2019 Bernardi – Marzemino – rubino profondo, dai sentori di more di rovo, amarena, prugna e mirtillo. Vibrante e persistente.

Rus du Sul Moscato Bianco Passito 2019 La MoscaBianca – giallo dorato intenso, si avvertono sentori di albicocca, fico, scorza d’arancia candita e spezie dolci. Soave, lungo e sorretto da una buona spalla acida.

Vinacria – Ortigia Wine Fest

60 produttori di vino, 4 aziende dell’olio, 13 masterclass, 5 presentazioni di libri e riviste, buona la partecipazione alla prima edizione a Siracusa. Gli organizzatori: “Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa manifestazione soprattutto ai produttori che ci hanno creduto sin dall’inizio, stiamo già lavorando alla seconda edizione”

Comunicato Stampa

Si è conclusa la prima edizione di Vinacria – Ortigia Wine Fest, l’evento che celebra i vini (e gli oli) di Sicilia ma che è soprattutto un contenitore attivo in cui far muovere punti di forza e criticità, ascolto e dialogo, mettendo in relazione tutti gli aspetti e le tematiche che concorrono, oggi, a rendere la Sicilia del vino una regione di grande prestigio. Buona affluenza di pubblico all’Antico Mercato della città siracusana nella tre giorni pensata dallAssociazione Culturale Godot: “Il nostro obiettivo è stato quello di valorizzare le eccellenze enologiche del territorio, creando un ponte tra produttori, esperti del settore e appassionati per offrire uno spazio di confronto e scoperta – dichiara l’ideatrice dell’evento Giada Capriotti insieme al socio Silvano Serenari, promotori della manifestazione – Vinacria non è stato solo un evento sul vino ma un viaggio nelle radici e nel futuro della cultura enogastronomica siciliana, Vinacria è un contenitore multiforme fatto di contenuti ricchi e qualitativi che vuole esaltare il bello, il buono e il giusto”. 59 le cantine provenienti da tutta l’isola ma anche 4 aziende dell’olio e 2 di spirits, 13 le masterclass guidate da degustatori di caratura nazionale, 5 presentazioni di libri e riviste: tra i presenti Manlio Giustiniani, Raffaele Mosca, Federico LatteriCinzia Benzi, i giovani produttori di Generazione Next, Federico Graziani con i suoi vini e la rivista “GEN ZED” e Remon Karam, “Il ragazzo venuto dalle onde”. Tra gli appuntamenti più significativi la masterclass condotta da  il Master of Wine Pietro Russo, “Vino e contemporaneità. Stili e tendenze: come si adatta la viticultura siciliana” e “Il ruolo del Sommelier: l’importanza della formazione sul campo e della comunicazione efficace” con Marco Reitano, head sommelier del ristorante “La Pergola” di Roma, 3 Stelle Michelin: “Siamo grati a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa manifestazione, specialmente ai produttori che ci hanno creduto sin dall’inizio e che sono arrivati da tutta l’isola – precisano gli organizzatori – Vinacria è stata e continuerà ad essere un vero e proprio viaggio attraverso degustazioni, incontri, laboratori e momenti culturali, alla scoperta di uno dei patrimoni enogastronomici più ricchi d’Italia”.

L’evento, voluto dall’Associazione Culturale Godot che si pone l’obiettivo di valorizzare il patrimonio vitivinicolo, olivicolo, gastronomico e turistico attraverso eventi e iniziative promozionali che celebrano l’eccellenza della Sicilia, è stato realizzato con il patrocinio del Comune di Siracusa, dell’Istituto Regionale del Vino e dell’ Olio, dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, dell’Assemblea Regionale Siciliana, del Senato della Repubblica, del Ministero Delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia ed è inserito nel calendario di attività di Regione europea della gastronomia 2025. Main sponsor Unigroup S.p.a, Ortea Palace Hotel, Sicily, Autograph Collection e A.D. Pugliese S.P.A, partner tecnici ENOILTECH, Sword ICE, Cool Water, Kiube Studios e AIS Siracusa. 

Cantine presenti

Val di Noto: Cantine Marilina, Feudo Maccari, Baroni di Pianogrillo, Angelo Di Grazia, Fausta Mansio, Barone Sergio, Rio Favara, Zisola, Losi Vigne Migranti, Rudinì, Cantine Pupillo, Salvatore Marino, Gurrieri, Feudi del Pisciotto, Casa Grazia e Palmeri.
Val di Mazara: Intorcia, Marco De Bartoli, Cristo di Campobello, Alessandro di Camporeale, Dei Principi di Spadafora, Martinico & Figli, Mandrarossa, Feudo Montoni, Pellegrino, Giuseppe Cipolla, Alessandro Viola, Agricola Fiore, Gaudioso, Bonsignore e Tenute Botticella.

Val Dèmone: Caravaglio, Le Casematte, Principi di Mola, Tenuta Enza la Fauci e Vigneti Verzera. 

Etna: Tenute Nicosia, Tenute Palmento San Basilio, Serafica Terra di Olio e Vino, Cantine Russo, I Custodi delle Vigne dell’Etna, Federico Graziani, Palmento Costanzo, Pietradolce, Cottanera, Masseria Setteporte, SRC, Stanza Terrena, Azienda Agricola Frank Cornelissen, Cantine di Nessuno, Tenute di Fessina, Azienda di Rachele, Zumbo, Al-Cantàra, Le Due Tenute, Giò Emmanuele Etna Wines, Azienda Agricola Raciti, Tornatore  e Vitanova

Le aziende dell’olio: Viveretna, Tondo, Sciabacco e Di Mino. 

Le aziende partner: Volcano Gin, Distilleria Giovi e Ardeaseal.