Beviamoci Sud Roma 2024

Comunicato Stampa

Si terrà, dal 7 al 9 Dicembre 2024, presso l’Hotel Palatino di Roma, in posizione centrale e strategica a due passi dal Colosseo, la sesta edizione di Beviamoci Sud Roma, il più importante evento della Capitale volto alla valorizzazione e alla comunicazione professionale dei vini del nostro bellissimo Meridione.

Beviamoci Sud Roma“, realizzato da Riserva Grande, Andrea Petrini, wine blogger di Percorsi di Vino, con la preziosa direzione tecnica di Luciano Pignataro, giornalista, scrittore e gastronomo italiano, è rivolto sia a professionisti del settore che agli appassionati di vino che in questa edizione avranno l’opportunità̀ di conoscere e degustare un’ottima selezione dei vini del Sud Italia grazie alla presenza di oltre 50 vignaioli accuratamente selezionati i quali, novità di questa sesta edizione, potranno vendere il loro vino in confezioni regalo viste le prossime festività natalizie.

Nelle due giornate del 7 e 8 Dicembre 2024 la manifestazione si dividerà tra degustazioni libere ai banchi di assaggio, alla presenza del vignaiolo, e masterclass su prenotazione e a numero chiuso.

Quest’anno – afferma Luciano Pignataro – abbiamo raddoppiato lo sforzo per quanto riguarda i seminari che, per questa edizione, sono previsti sia sabato 7 che domenica 8 Dicembre. Ben quattro appuntamenti imperdibili dove approfondiremo le sfumature del Nero di Troia pugliese, degusteremo i sapori dei Castelli Romani, festeggeremo i 20 anni dei Rocca del Principe con una bellissima verticale e, grazie al Movimento Turismo della Sardegna, conosceremo i rari vini di questa splendida isola.

In questo ambito – continua Pignataro – ringrazio Marco Cum ed Andrea Petrini per credere ogni anno in questa manifestazione che rappresenta una vetrina importante per i vini del nostro Meridione che, fortunatamente, sono tornati a brillare sulla scena internazionale, conquistando i palati più esigenti. Dietro a questi successi, c’è il lavoro appassionato di tanti produttori che, con grande rispetto per la tradizione e un occhio rivolto al futuro, stanno creando vini unici e memorabili. Beviamoci Sud Roma – conclude Pignataro – è l’occasione perfetta per approfondire la conoscenza di questi prodotti avendo la possibilità di degustare le etichette più rappresentative specialmente di aziende ancora poco conosciute”.

Beviamoci Sud Roma è anche comunicazione e business per cui la giornata del 9 Dicembre, come di consueto, sarà dedicata solo ed esclusivamente ai giornalisti e ai professionisti del settore Ho.Re.Ca la cui presenza, nel 2023, ha sfiorato le 300 presenze. Sempre lo stesso giorno, come già accaduto lo scorso anno, si terranno le premiazioni sia degli Ambasciatori di Beviamoci Sud Roma, selezionati tra gli esercizi commerciali con la migliore carta dei vini del Sud Italia, sia delle Eccellenze di Beviamoci Sud Roma, riconoscimento attraverso il quale una giuria qualificata, presieduta da Luciano Pignataro, assegna un diploma di merito ai migliori vini presentati dalle aziende partecipanti.

Per la lista delle aziende aderenti a Beviamoci Sud Roma si rimanda al sito https://www.beviamocisudroma.it/aziende-partecipanti-2024/

Beviamoci Sud Roma 2024

Quando: sabato 7, domenica 8 e lunedì 9 Dicembre 2024

Dove Hotel Palatino, Via Cavour 213\M Roma (Metro B Cavour a 50 metri)

Orario di apertura al pubblico: sabato e domenica dalle 14.00 alle 20.00

lunedì (solo operatori accreditati) dalle 11.00 alle 18.00

Ingresso: 25,00 euro comprensivo di bicchiere da degustazione

ridotto 20,00 euro per convenzioni con associazioni di settore.

Biglietteria on line: https://www.beviamocisudroma.it/biglietteria/

Operatori (solo lunedì 9 Dicembre): richiedere accredito scrivendo a: accrediti@beviamocisudroma.it. L’accredito potrà essere ritenuto valido solo dopo aver ricevuto una mail di conferma da parte dell’organizzazione. Info: 339.6231232 | info@beviamocisudroma.it

Life of Wine 2024, il racconto

Quando si offre un vino, si offre conoscenza di un territorio, di persone e di metodi, di passione e storia. Sembra quasi ovvio a dirsi, eppure dovrebbe avere effetto sul nostro percorso di studio e apprendimento riguardo a una cantina e i suoi gioielli.

Roberta Perna e Studio Umami a Roma, con il contributo importante (sin dall’edizione 2019) del direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani, hanno felicemente compiuto il passo in avanti che una kermesse di degustazioni d’eccellenza aveva bisogno di fare, immaginando che conoscere un vino vuol dire conoscerne le evoluzioni che la cantina e gli uomini, fino a farne un’arte, realizzano.

Così, la vita del vino è offerta alla conoscenza, potendone degustare le annate salienti indietro nel tempo: le cantine a Life of Wine ti mettono nella condizione di sperimentare e apprendere attraverso le annate dei loro campioni fin dalle loro origini, cosa quei vini sono diventati, perché hanno quei loro unici tratti e quella architettura che ne è il vero valore. D’incanto, nella digressione e nella comparazione, viene alla luce l’arte del loro lavoro.

Un evento quest’ultimo, di domenica 24 novembre 2025, che ha visto la frequentazione dei migliori giornalisti del settore, oltre a diverse centinaia di avidi sperimentatori, per gusto e per conoscenza, ma soprattutto attratti da una venue raffinata e di classe autentica romana come il Villa Pamphili Hotel.

Oltre all’immenso salone, dove hanno esposto circa cinquanta tra cantine famose da tutta Italia, denso di banchi d’assaggio, sono state le sale riservate alle masterclass per la stampa a confermare la peculiarità dell’evento, che altro non è se non la ricerca del viaggio nel tempo per capire come il vino evolve, si affina e si completa.

Di queste vi rendiamo conto, sperando che la traccia visibilissima e netta del metodo di Life of Wine diventi la normalità per gli eventi enoici che informano il nostro paese delle incredibili varietà ampelografiche così come delle arti del produrre vini sempre più eccellenti e ormai di matura reputazione nel mondo come i vini di ognuna delle venti regioni d’Italia.

Anteprima del Brunello di Montalcino 2020: eleganza, passione e orgoglio in ogni calice

Con il Brunello 2020, Montalcino dimostra ancora una volta che la grandezza non è mai un punto di arrivo, ma un cammino fatto di passione, sfida e bellezza. Un calice, un sorriso, una storia: il Brunello continua a stupire e a incantare.

La magia del Brunello di Montalcino si rinnova con la presentazione dell’annata 2020, un’esperienza che, ogni anno, si trasforma in un rito di scoperta e celebrazione. È un viaggio che non smette mai di affascinare, nonostante la fama consolidata di un territorio che da decenni rappresenta un importante punto di riferimento per l’enologia mondiale.

Un’annata che parla di eleganza e prestigio

L’annata si preannuncia molto promettente, grazie a un equilibrio straordinario tra struttura, freschezza ed eleganza. Ogni sorso racconta il territorio di Montalcino, esaltando le sfide affrontate dai produttori: dalle complessità climatiche all’evoluzione delle tecniche di vinificazione. Eppure, ciò che rende unico ogni calice non è solo la qualità intrinseca del vino, ma la passione tangibile di chi lo produce.

Il 2020 è stato un anno relativamente clemente dal punto di vista climatico, caratterizzato da condizioni che hanno favorito una crescita equilibrata delle uve. L’inverno mite è stato seguito da una primavera soleggiata che ha contribuito all’esplosione vigorosa dei vigneti. Sebbene una gelata tardiva abbia causato qualche danno localizzato, e le piogge diffuse durante il periodo di vendemmia non abbiano certo aiutato, l’annata ha comunque garantito rese nella media e uve di ottima qualità.

Coerenza e continua evoluzione

Montalcino incarna una dicotomia straordinaria: una conoscenza antica radicata nel territorio unita a una continua voglia di migliorarsi. Ogni annata è un nuovo tassello di una storia senza fine, un percorso di perfezionamento che unisce tradizione e innovazione. Questo senso di coerenza, arricchito da quel “pezzetto in più” che ogni anno si conquista con esperienza e sfida continua, è il segreto di un successo che non conosce limiti.

In ogni calice di Brunello si ritrova un senso di appartenenza profondo: è il vino di un territorio che ama raccontarsi senza compromessi. La 2020 promette di essere un’annata memorabile, non solo per ciò che offre al palato, ma per l’emozione che riesce a trasmettere già da subito. È l’orgoglio di Montalcino, il legame con le sue radici, che rende completa l’esperienza.

Il sorriso negli occhi di chi lo serve

Quel dettaglio in grado di trasformare un assaggio in un’esperienza è l’incontro con i produttori, finalmente tornati in presenza dopo tre anni. Quando il vino è servito da chi ha seguito ogni fase, dalla vite al calice, il racconto si tinge di sfumature intense e irripetibili. Gli occhi che oggi brillano raccontano storie di fatica, orgoglio e dedizione, regalando al Brunello un calore che va ben oltre la degustazione. È il contatto umano, quell’intima connessione tra chi crea e chi assapora, che rende indimenticabile ogni sorso.

Non solo un’occasione di degustazione, dunque, ma anche un’opportunità di confronto tra produttori, sommelier, critici e appassionati, che possono dialogare nuovamente su aspetti come le tecniche di vinificazione, le caratteristiche del terroir e l’approccio stilistico di ogni produzione. Finalmente Benevento Brunello torna ad essere un momento di full immersion a 360 gradi, nonché un’occasione di celebrazione e convivialità. Quell’elemento che è tanto mancato nelle edizioni precedenti, capace di innescare quel passaparola spontaneo, più potente e autentico di qualsiasi articolo, punteggio o descrizione avulsa dal contesto.

Quella capacità di stupire, sempre

La vera forza del Brunello sta nella sua capacità di stupire anche quando non sembrerebbe più necessario. Ogni annata riesce a rinnovare quella meraviglia che fa innamorare come fosse la prima volta. È un bacio vermiglio che accarezza le labbra, un incontro tra potenza e delicatezza che lascia piacevolmente sgomenti.

Dalla commovente perfezione di Le Chiuse e Poggio di Sotto, alla sincera eleganza di San Guglielmo, Pietroso e Castello Tricerchi. Dal carattere inequivocabile ed eloquente di Sanlorenzo e Le Ragnaie alla didascalica autenticità di Salvioni, Albatreti e Giuseppe Gorelli. Dalla gustosa intensità di Terre Nere, Cava d’Onice e Casanuova delle Cerbaie all’unicità espressiva di Fattoria del Pino, Il Paradiso di Manfredi e Le Ripi. E se pensate di conoscere tutto, ma proprio tutto di Montalcino vi suggeriamo allora di provare la promettente new enrty Poggio alle Forche.

Potremmo andare avanti all’infinito, perché Montalcino ha davvero tanti volti, tanti sorrisi, tanto amore. Quest’anno più che mai!

Irpinia Wine Days: l’Irpinia del vino riparte dai tre Master Of Wine italiani

Non bastano le diatribe interne e visioni politiche contrastanti che hanno tormentato negli anni uno degli areali potenzialmente più brillante del panorama italiano: l’Irpinia, con le sue denominazioni Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, meriterebbe ben altri encomi e palcoscenici. Lo diciamo da sempre, consci più che mai che un cambio di passo si renda necessario in vista dei temi scottanti proposti dal mercato mondiale del vino.

Un fantasma si aggira per l’Europa (e non solo): quello della crisi dei consumi nel comparto enologico. Far fronte comune, superare impasse ed ataviche posizioni, certo faciliterebbe di gran lunga il compito già arduo per Teresa Bruno, Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Irpinia. Il raggiungimento di una coesione tra tutti i produttori, indispensabile per scrollarsi di dosso le posizioni di nicchia seppur di altissima qualità dei vini, viaggia in parallelo all’apertura a mercati sin qui raggiunti solo a macchia di leopardo dai singoli attori.

Per non essere la solita cronaca autoreferenziale destinata a restare lettera morta, ben venga la giusta “ripartenza” con la prima edizione di Irpinia Wine Days e con un calendario ricco di eventi tra i vari comuni dell’avellinese, alla ricerca dello spirito affine per sdoganare il territorio fuori dai propri confini. Importante anche l’adesione delle Istituzioni regionali, qui rappresentate da Maurizio Petracca, presidente della Commissione Agricoltura Regione Campania e da Giovanni Maria Chieffo, presidente del GAL Irpinia e l’Associazione Italiana Sommelier con il Delegato della Campania Tommaso Luongo. E dobbiamo ammetterlo: per la prima volta si è finalmente vista una volontà costruttiva e pragmatica, che parte anzitutto dalle cose che non vanno e che non devono ripetersi.

L’idea stessa di invitare i tre Master Of Wine italiani (in sigla MW) – Gabriele Gorelli, Andrea Lonardi e Pietro Russo – in qualità di consulenti per un approfondimento tematico degustativo sulle varietà Fiano, Greco e Aglianico delle Docg Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, ha fatto da volano nello scoperchiare il vaso di ipocrisie ed incongruenze udite in tante occasioni.

Gabriele Gorelli

Per Gorelli <<la troppa accessibilità dei prodotti causa poca attenzione del consumatore. Bisogna dosare anche l’assenza da mercati inflazionati con una seria riflessione sull’uso e la diffusione dei vini irpini. Il valore del vino – rileva il primo MW d’Italia – esiste, ma non sempre viene capitalizzato all’origine, lasciando pochi margini per il territorio da cui proviene>>.

Lonardi rincara la dose, aggiungendo <<la necessità di tenere lontano la politica nelle scelte, valorizzare il terroir e aggrapparsi ad esso uniti, perché solo così è possibile guardare in faccia la grave crisi che si prospetta inevitabile. Ciclicità che potranno non mettere in discussione zone più esperte e resilienti di quelle campane, dove invece si potrebbero verificare danni ingenti. Bisogna creare un messaggio preciso, tale da non essere intaccato>>.

Andrea Lonardi

<<Quando sarà pronto, il vino si venderà senza alcuna difficoltà o spinta dall’esterno. Una comunicazione semplice, non prosaica e aderente quanto più possibile alle offerte turistiche per il pubblico dei millenials, nati a cavallo del vecchio e nuovo millennio, potrebbe essere uno splendido gancio. Il vino, infatti, è l’unica categoria merceologica del lusso in cui si pretende che il consumatore sia preparato; troppa esclusività e poca inclusività>>.

Conclude il quadro Pietro Russo, enologo prima ancora che MW, indicando quale alternativa <<la creazione di storie con messaggi chiari ed experience efficaci in cantina. Un turismo che richiede responsabilità precise e sinergie con gli organismi decisori ad ogni livello politico ed infrastrutturale>>.

Se aggiungiamo che i tre moschettieri, come sono stati definiti da Stevie Kim, global brand ambassador di Vinitaly e madrina della manifestazione, poco conoscevano di Irpinia nelle loro innumerevoli degustazioni, non c’è altro da aggiungere.

Pietro Russo

Un terzo del commercio dei vini resta in Regione, con una filiera cortissima che garantisce ottimi margini e bassi costi di marketing alle aziende locali. Manca però uno studio approfondito sul consumatore medio che rientra in tale percentuale e sul contesto in cui opera, per non lasciare inutilizzate ulteriori possibilità di crescita. Il triste adagio del “meglio una gallina oggi che un uovo domani” deve lasciare il posto al coraggio di fare rete, creando modelli virtuosi che fungano da traino per ogni esponente.

Con i bianchi il percorso è stato più agevole, pur in un contesto estremamente eterogeneo. Giocofòrza scorgere nel fragile Taurasi il vero banco di prova per il futuro, dove l’Aglianico è capace di esprimere i vari aspetti delle zone d’elezione irpine (i cosiddetti quadranti), ma che vive ancora in debito di uniformità stilistica e di eleganza richiesta dai canoni del bere moderno. Si spera di non passare da un eccesso all’altro, andando a stravolgere l’anima tannica e potente della varietà, per copiare male altre tipologie. Non basta lo studio approfondito sui suoli e sulle sottozone, di sicuro utile, ma una visione lungimirante di come coinvolgere appassionati, vacanzieri e operatori del settore a vivere il Made in Irpinia a 360 gradi.

Il confronto tra esperti di caratura internazionale insegna a non dare nulla per scontato e che il momento di agire con unità di intenti, senza guardare cosa fa il vicino e senza pensare che il proprio vino sia migliore degli altri, è l’unica strada da percorrere per scogniurare l’oblio. Se lo merita l’Irpinia e se lo meritano Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, campioni di rara bellezza, spessore e longevità, che non conoscono tempo e confini ideologici.

Dalla Toscana al Ducato di Brindisi: la famiglia Antinori, storie di uomini e tradizioni tra passato e futuro

BRINDISI MONTAGNA (POTENZA) CONFERISCE LA CITTADINANZA ONORARIA E AFFIDA LE CHIAVI DELLA CITTA’ AL MARCHESE PIERO ANTINORI

Sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre il Castello Fittipaldi Antinori di Brindisi Montagna ospiterà un evento unico tra storia e valorizzazione territoriale: due giorni dedicati al dialogo tra la Basilicata e la Toscana, con la partecipazione di protagonisti di primo piano dell’enogastronomia italiana

BRINDISI MONTAGNA (PZ)Un evento straordinario che celebra il legame tra storia, tradizione e futuro: sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre a Brindisi Montagna (Potenza), presso il Castello Fittipaldi Antinori, si terrà l’evento “Dalla Toscana al Ducato di Brindisi: gli Antinori, storie di uomini e tradizioni tra passato e futuro”, organizzato dal Comune di Brindisi di Montagna con il supporto del GAL Percorsi e della Camera di Commercio della Basilicata, una iniziativa che rappresenta un’importante occasione per mettere in luce le eccellenze enogastronomiche, culturali e architettoniche del territorio e che vedrà il suo momento centrale nel conferimento della cittadinanza onoraria e nella consegna delle Chiavi della Città al Marchese Piero Antinori, figura simbolo dell’eccellenza vitivinicola italiana, “in segno di riconoscenza per il legame indissolubile   che unisce la Sua illustre famiglia alla nostra comunità”, cerimonia in programma sabato 30 novembre alle ore 10.30.

A seguire, alle ore 11.00, si terrà una tavola rotonda che diventerà un luogo di dialogo e confronto tra la Basilicata e la Città Metropolitana di Firenze. Il tema centrale sarà la promozione del territorio, con focus sulle opportunità legate alla riqualificazione dei beni architettonici. l’evento si aprirà con gli interventi di Gerardo Larocca, Sindaco di Brindisi Montagna e Presidente Anci Basilicata, Nicola Armentano, Consigliere della Città Metropolitana di Firenze e Vice Presidente Anci Toscana e Piero Antinori, Presidente della Marchesi Antinori. A seguire i saluti di Caterina Salvia, Presidente Gal Percorsi, e Michele Somma, Presidente Camera di Commercio della Basilicata. Quindi gli interventi di esponenti di spicco del settore enogastronomico, accademico e istituzionale, tra cui Paride Leone, Presidente Enoteca Regionale Lucana, Roberto Ciappi, Sindaco di San Casciano in Val di Pesa (FI), Sara Roversi, Presidente Future Food Institute, Maria Paola Monaco, Università di Firenze, Nicola Allegretti, già sindaco di Brindisi Montagna, Michele Greco, Università della Basilicata. Le conclusioni saranno affidate a Carmine Cicala, Assessore alle Politiche Agricole e Forestali della Regione Basilicata. A moderare l’incontro sarà il giornalista Luciano Pignataro.

La giornata si concluderà con due prestigiose Masterclass: alle ore 16 degustazione di Aglianico del Vulture, alle ore 18.00 degustazione di Chianti Classico, entrambe a cura dell’Enoteca Regionale Lucana e guidate dal giornalista Luciano Pignataro.

Domenica 1 dicembre alle ore 10 l’evento proseguirà con una degustazione di prodotti tipici e vini Doc e Igt della Basilicata, a cura del Gal Basilicata. All’interno del Castello sarà inoltre allestita una mostra dedicata a Michele Carlucci, maestro di viticoltura ed enologia. Gli intermezzi musicali saranno curati dal Pino Melfi Trio.

“Il conferimento della cittadinanza onoraria al Marchese Piero Antinori a Brindisi Montagna non è solo un atto formale, ma ha anche un forte valore simbolico afferma Gerardo Larocca, sindaco di Brindisi Montagna -. Rappresenta un riconoscimento alla sensibilità dimostrata nel corso degli ultimi anni da parte di Piero Antinori a questo frammento di storia familiare e segna un importante passo nel rafforzamento del legame tra il territorio di Brindisi Montagna con una delle famiglie nobili fiorentine più importanti anche in prospettiva di una valorizzazione del territorio e della sua storia”.

L’evento rappresenta un’occasione unica per celebrare il dialogo tra due realtà italiane, valorizzando il ricco patrimonio culturale, architettonico ed enogastronomico di due territori d’eccellenza: la Toscana e la Basilicata. Attraverso la condivisione di esperienze, competenze e visioni, questa iniziativa mira a rafforzare il legame tra due regioni accomunate da un’eredità storica millenaria e da un approccio moderno alla valorizzazione delle proprie risorse. Grazie al contributo di personalità di spicco nel settore enogastronomico, accademico e istituzionale, l’evento si pone l’obiettivo di stimolare una riflessione profonda sulle opportunità offerte dalla riqualificazione dei beni architettonici e dalla promozione delle eccellenze locali, favorendo al contempo lo sviluppo di sinergie virtuose tra territori e comunità. Questo appuntamento sarà, dunque, un momento di incontro e scambio per far emergere nuove prospettive, rafforzare il senso di identità territoriale e costruire un futuro che, partendo dal passato, sappia valorizzare le tradizioni guardando all’innovazione e alla sostenibilità.

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Anteprima Vitigno Italia 2024

Unica giornata per la diciannovesima edizione di Anteprima Vitigno Italia, che nel pomeriggio del 25 novembre ha visto la partecipazione di 100 aziende – tra cui sedici di eccellenze gastronomiche – e oltre 500 etichette in esposizione. Il suggestivo salone Partenope dell’Hotel Excelsior di Napoli ha aperto i battenti alle 15 per gli operatori e alle 17 per il grande pubblico, registrando, come di consueto, una nutrita presenza di pubblico.

“L’anteprima, nata 19 anni fa con l’intento di far conoscere agli operatori la manifestazione principale (Vitigno Italia nel mese di maggio ndr) era un ponte verso l’evento più corposo,” ci ha spiegato Maurizio Teti, direttore di Hamlet srl, agenzia organizzatrice dell’evento. “Ora invece è diventata strategica, un evento fisso nell’ultimo lunedì di Novembre, che permette alle cantine di presentare prima di Natale il meglio della propria produzione a operatori del settore, stampa nazionale e internazionale.”

Scelta necessaria quella di allargare in maniera significativa anche all’eccellenza gastronomica, dedicando un’intera sala alle aziende italiane presenti, tra cui segnaliamo: Hera nei Campi, l’azienda di San Paolo Belsito che ha riportato la risicoltura in Campania, la macelleria Cillo di Airola, con il Prosciutto Cotto Arrosto di Suino Antico Lucano, Peccati di Capri, con i Faraglioni, cioccolatini ripieni di crema di limone nella forma degli iconici scogli capresi.

Tra le cantine, oltre all’ampio parterre regionale (circa il 40% di quelle presenti), è stata forte la partecipazione di aziende provenienti dal Trentino Alto Adige e dal Friuli che hanno intercettato nel mercato campano un’ottima risposta commerciale.

Tra gli assaggi più convincenti di questo pomeriggio napoletano evidenziamo

Endrizzi Trento DOC Piancastello Riserva 2019 – Chardonnay e Pinot Nero, 36 mesi sui lieviti, intrigante negli aromi di pasticceria e torrone pralinato.

Elena Walch Alto Adige Bianco DOC Beyond the clouds 2022 – 80% Chardonnay e 20% dai migliori vigneti dell’annata, complesso e sfaccettato.

Villadora Lacryma Christi Vesuvio dop Vigna del Vesuvio 2014 – Caprettone in purezza, ha naso e sorso memorabili, con sentori nitidi di idrocarburi.

Elena Walch Alto Adige Pinot Nero Ludwig 2021 – da manuale, caldo ed elegante.

Rechof Trento DOC Brut Rosé – Chardonnay e Pinot Nero – Bollicina fine e persistente, il pinot nero utilizzato prima del tiraggio deriva da vinificazione in rosso conferendo al sorso pienezza di palato.

Di Meo Greco di Tufo DOC Vittorio 2010 – Greco in purezza, intenso e persistente nei sentori di caprifoglio e nel sorso opulento.

Girlan Alto Adige DOC Pinot Nero riserva Trattman 2021 – Ammaliante alla vista, fine al naso e al palato, porta alla memoria i profumi di un bosco autunnale.

Campi Taurasini DOC Tenuta Cavalier Ferrante Michanto 2021 – Aglianico in purezza, naso speziato e pungente, tannico senza compromessi. Prossimo appuntamento a Vitigno Italia, 11-13 Maggio 2025.

Merano Wine Festival: presentata la nuova edizione della Guida I Vini del Cuore

In occasione della 33° edizione del Merano WineFestival, in uno degli ampi saloni dell’Hotel Therme, è stata presentata la masterclass “I Vini del Cuore”, condotta da Olga Sofia Schiaffino, esperta sommelier e autore di 20Italie, con 6 vini in degustazione.
I Vini del Cuore e una guida social, la prima in Italia, ideata da Olga Sofia Schiaffino in  collaborazione con Clara Maria Iachini, giunta ormai alla sua quarta edizione.
Sono stati coinvolti e selezionati Wine Blogger, Sommelier, Wine Expert ed Instagramer di tutta Italia e non solo. La prefazione in questa edizione è stata curata da Linda Nano.

Nella guida sono rappresentate tutte le regioni dello stivale e, nell’edizione 2024, anche alcune aree dei Balcani e della Grecia selezionate rispettivamente dai Wine Ambassador Michela Cojocaru e Haris Papandreou . Ai vini selezionati dai componenti della guida non viene attribuito nessun punteggio, ma vengono solo narrati in maniera emozionale. Per i vini da recensire non viene richiesto l’invio da parte dei Blogger alle aziende. I vini sono talora di piccole aziende e reperibili sul mercato, capaci di fomentare emozioni dal profondo del cuore.

La degustazione

Pinot Grigio delle Venezie Doc Viajo Enotria Tellus (Veneto) – dosaggio zero – Paglierino luminoso dal perlage fine e persistente, sprigiona sentori di fiori di campo, pesca, pera, mela e agrumi. La sua freschezza stimola il sorso, rendendolo anche sapido e leggiadro.

VSQ S- Mila 2013 Stefano Milanesi enoartigiano (Lombardia) – Pinot Nero, Cortese e  Riesling Italico –  Giallo paglierino, dalle bollicine fini e durature. Emergono in sequenza sentori di ananas, pesca gialla,  idrocarburo ed al palato è cremoso, avvolgente, coerente e persistente.

PGI Cyclades Aidani 2022 Hatzidakis Winery (Santorini,  Grecia) – Giallo dorato, rivela subito sentori di frutta esotica agrumi e cedro, dal gusto vibrante, saporito e accattivante.

Dolceacqua  Doc Settecammini 2023 Azienda Agricola Maccario Dringenberg (Liguria) –  Rossese 100% – Calice rosso rubino, sviluppa note di lampone, fragolina di bosco, ribes e pepe. Attacco tannico setoso, vivace e sapido.

Cortona Doc Syrah 2021 Cantine Faralli (Toscana) –  Rubino profondo, con effluvi di rosa rossa, marasca, rabarbaro,  pepe nero e polvere di cacao. Al palato è pieno ed appagante, avvolgente e accattivante.

Naoussa Pdo Earth and Sky 2022 Apostolos Thymiopoulos (Grecia) – Xinomavro 100% – Rosso rubino con sfumature che virano sul granato, emana note di foglia di pomodoro, amarena, prugna, spezie, vaniglia e nuances boise. Tannini poderosi, ma ben cesellati, dal finale suadente, fresco e durevole.

Benvenuto Brunello 2024, considerazioni e migliori assaggi

Chiamarsi Brunello di Montalcino al giorno d’oggi non rappresenta più soltanto una tipologia di vino. Il reportage sui migliori assaggi effettuati durante l’anteprima Benvenuto Brunello 2024 non poteva sganciarsi dalla realtà in cui viviamo.

Montalcino è lo Stato dentro lo Stato, metaforicamente parlando. Un vino che racconta ormai di sé in terza persona, lontano dalla bulimia comunicativa in cui annaspano molte realtà. Una noblesse oblige per cui ogni cosa sembra vista e rivista, inclusa l’apparenza che tutto fili liscio come l’olio, anche nelle tempeste finanziarie e geopolitiche post-pandemia.

Come direbbero gli anglosassoni: dove c’è fumo c’è anche arrosto. La prospettiva del Brunello di Montalcino, posto sullo sfondo della galassia di mercati, interessi e attività connesse, è di fatto non recintata da una cornice di spazio e di luogo. Per essere al passo con i tempi e con le mode bisogna allora cercare di snellire nel sorso alcune asperità: chi come me degusta da oltre un decennio ben comprende il nocciolo della questione.

La “tecnica del levare” sottraendo volume, comporta però dei pro e dei contro: vini dalla illustre beva, ne è un esempio la calda 2020 assaggiata in anteprima, che peccano in taluni casi per sensazioni alcoliche fuori scala a discapito del centro bocca. Una volta avremmo avuto il nerbo di un tannino irsuto a tirarci su, adesso invece evoluzione e frutta gelatinosa rischiano di dominare la scena da protagoniste indiscusse.

Ed ancor di più ci rendiamo conto del consolidato cambiamento di stili, quando si incontrano gli esigui campioni old-style, ricchi di estrazione e toni speziati che riportano ad un passato cozzante con l’idea stessa d’eleganza. Erano quelli che un tempo avremmo rivisto con calma nello scorrere degli anni e che adesso banniamo con assoluta scioltezza e, va detto, anche con un pizzico di superficialità.

Resta comunque la certezza di una media qualitativa di ottimo livello, in cerca di equilibrio tra carattere, forza e delicatezza, l’ultima vera incognita per l’areale e per il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, artefice di cambiamenti epocali e lungimiranti nella sua storia. Una sfida che apporterà un necessario ritocco ai prezzi, non per forza sempre in rialzo, in base alle nuove esigenze di consumo e di vendite.

La Riserva 2019 soffre invece, a nostro avviso, la coperta corta già stiracchiata dalle altre proposte. Le selezioni e le vigne singole stanno erodendo margini di manovra ad un prodotto per nulla anacronistico, che anzi andrebbe tenuto con la dovuta considerazione per l’aderenza simbiotica al territorio e principalmente al Sangiovese di marca ilcinese. Chi lo fa ha saputo realizzare esempi di rara bellezza, da osservare in prospettiva con calma e pazienza. Nessuno si senta obbligato ad attendere: il vino si vende e si beve. Solo a volte (e Montalcino ne è un degno interprete) possiamo concederci qualche attimo di sana poesia.

Di seguito i nostri migliori assaggi in ordine di preferenza, selezionati tra tutti i campioni di Brunello 2020 e di Riserva 2019 presenti, valutati in panel rigorosamente alla cieca con i colleghi Maurizio Valeriani direttore di Vinodabere e Franco Santini

Migliori Brunello di Montalcino 2020 (comprese le selezioni)

Franco Pacenti

Giuseppe Tassi – Tassi

Campo Marzio – Corte Pavone

Elia Palazzesi

Helichrysum – San Polino

Casanuova delle Cerbaie

Campo del Drago – Castiglion del Bosco

Vigna Loreto – Mastrojanni

Vigna I Poggi – Poggio Antico

Greppone Mazzi – Ruffino

Costa di Monte – Tenuta di Sesta

Vigna del Lago – Val di Suga

Poggio al Granchio – Val di Suga

Fiore del Vento – Corte Pavone

Palazzo

Vigna La Casaccia – Canalicchio di Sopra

Ferrero

La Palazzetta

Lisini

Pinino

Vigna Colombaiolo – Tassi

Tenuta Buon Tempo

Caprili

AD1441 – Castello Tricerchi

La Pieve – La Gerla

Vigna delle Raunate – Mocali

Villa al Cortile

Agostina Pieri

La Casa – Caparzo

Celestino Pecci

Vigna Nastagio – Col d’Orcia

Nicco – Capanna

Gianni Brunelli Le Chiuse di Sotto

Tenuta Nuova – Casanova di Neri

Migliori Brunello di Montalcino Riserva 2019

Poggio di Sotto

Collemattoni

Donatella Cinelli Colombini

Ferrero

Ugolforte – Tenuta San Giorgio

Franci – Tassi

Fattoi

Pietroso

Renieri

Il Poggione

Phenomena – Sesti

Pian di Conte – Talenti

Anemone al Sole – Corte Pavone

Franco Pacenti

L’Italia del Pinot Nero: il racconto della Masterclass organizzata da Vinodabere

Roma ha accolto la masterclass “Il Giro d’Italia attraverso il Pinot Nero”, un evento attesissimo dagli appassionati. Organizzata dalla testata giornalistica “Vinodabere” presso l’Hotel Belstay, la sessione si è inserita nel più ampio contesto di “L’Italia del Pinot Nero”, con la partecipazione di circa 40 produttori italiani e internazionali, tra cui Sudafrica e Argentina, di cui il collega Alberto Chiarenza parlerà in un altro articolo.

Il Pinot Nero è notoriamente un vitigno difficile da coltivare. Originario della Borgogna, già nel primo secolo d.C. Plinio il Vecchio lo cita con il probabile termine di Vitis Elvanacea, nella sua Naturalis Historia. Richiede condizioni climatiche e di suolo particolari, oltre a una cura attenta e scrupolosa in ogni fase della produzione. Predilige terreni argilloso-calcarei ben drenati; la percentuale di calcare, la densità di pietre e la ricchezza in argilla, determinano il risultato finale variando da un vino rosso leggero ed elegante oppure potente e di buona struttura. È un vitigno femminile nel suo essere capriccioso, sensibile a diverse malattie e alle gelate primaverili a causa della sua precocità.

Tuttavia è capace di donare vini fini ed eleganti, variegati nell’espressione in base ai “terroir” che lo ospitano. In Italia, il Pinot Nero ha trovato in regioni come l’Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia e la Toscana, le condizioni climatiche idonee atte a favorirne lo sviluppo, sebbene con caratteristiche molto diverse da quelle francesi.

L’obiettivo principale della masterclass è stato, pertanto, quello di esplorare la varietà del Pinot Nero in Italia. La differenza nei suoli, l’altitudine e il clima si traducono in vini che mantengono la finezza e l’eleganza tipiche, ma con un carattere fortemente aderente al territorio d’elezione.

Guidata dal direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani e dai giornalisti Antonio Paolini (Vinodabere), Dario Cappelloni (Doctor Wine) e Luca Matarazzo (20Italie), l’evento ha offerto un coinvolgente viaggio sensoriale nel mondo del Pinot Nero, celebrando la sua eleganza e versatilità. Ogni tappa è stata arricchita da degustazioni mirate, che hanno permesso ai partecipanti di apprezzare e confrontare le diverse interpretazioni del varietale. S

Un tema affascinante della discussione ha riguardato le tecniche di vinificazione e affinamento adottate nelle varie regioni, con particolare attenzione all’uso del legno, al tipo di botti, alla macerazione e alla fermentazione. È emerso come ogni produttore interpreti il Pinot Nero secondo una filosofia unica, influenzata dal rispetto delle tradizioni locali e dalla ricerca di un’espressione autentica del territorio. E a dirla tutta… che meraviglia!

La degustazione si è articolata in un viaggio enologico che ha attraversato virtualmente alcune delle principali regioni italiane produttrici di Pinot Nero.

Nei vari versanti delle valli fresche delle Dolomiti, il Pinot Nero dell’Alto Adige esprime freschezza e vivace acidità, con profumi di ciliegia, lampone e sottili scie minerali, noto per finezza e longevità. Menzione speciale per il Pinot Nero Riserva 2019 della cantina Schloss Englar: Un vino elegante e raffinato, con un intenso bouquet di ciliegie mature e frutti di bosco, nuance balsamiche e ginepro. Al sorso, viaggia morbido e vellutato, dai tannini delicati e dall’ottima struttura di grande persistenza.

Piemonte e Valle d’Aosta: qui venne originariamente impiantato come prima espressione d’Italia, complice anche la vicinanza alla patria natia. La produzione si concentra principalmente su vini spumanti metodo classico (Alta Langa DOCG) e su vini rossi eleganti. Uno sbalorditivo assaggio è stato il Bricco Del Falco 2019 di Isolabella Della Croce, dal colore rubino con riflessi granati e note di ciliegia, mora e spezie, bilanciate da una freschezza gustativa molto raffinata ed un finale piacevole di mandorla dolce.

Lombardia (Oltrepò Pavese) – Conosciuta come la “culla del Pinot Nero italiano”, l’Oltrepò Pavese vanta terreni marnosi e un clima ideale per la viticoltura. I Pinot Nero di questa regione, spesso vinificati anche come spumanti Metodo Classico, sono caratterizzati da grande struttura, complessità e tipiche note di piccoli frutti rossi conditi da spezie delicate.

In Toscana il Pinot Nero si adatta a terroir unici, soprattutto nelle colline alte e fresche, sviluppando un profilo più strutturato con note di frutta matura, tabacco e vaniglia, grazie a un moderato uso di legni per l’affinamento. L’influenza del clima mediterraneo e dei suoli argillosi dona ai vini potenza ed eleganza. Un esempio notevole è l’Ornoir 2020 dell’azienda agricola Ornina, che offre frutti rossi, spezie e note balsamiche al naso, con un palato strutturato e una lunga persistenza.

Il Friuli-Venezia Giulia è da sempre una regione con un forte potenziale per il Pinot Nero, caratterizzata da vini freschi e intensi dal punto di vista aromatico. Le etichette di questa area si distinguono per sensazioni floreali, fruttate e una marcata mineralità, che esaltano eleganza e armonia. Una gradita sorpresa è venuta da un “vino di confine”: il Pinot Nero DOC Collio Dedica 2018 di Komjanc Alessio, dal colore rosso rubino granato, con naso di frutta a bacca rossa, lamponi e prugne, arricchito da note balsamiche; fine ed elegante, chiude setoso nella trama tannica.

Marche, Abruzzo, Umbria: Il Pinot Nero in queste regioni rappresenta sia una sfida che un’opportunità, arricchendo il panorama vinicolo italiano con varietà e innovazione. Le colline marchigiane offrono un clima favorevole, mentre il clima variegato dell’Umbria e le altitudini abruzzesi creano condizioni ideali per la coltivazione di questo vitigno. Sorprendente è il Diamante Nero 2018 della cantina Castel Simoni, che riflette tutta la complessità del territorio montano abruzzese. Questo vino si apre con intense note di frutti di bosco e ribes nero, accompagnate da un accenno di spezie dolci. La sua acidità è ben bilanciata, contribuendo a una freschezza e a una struttura palpabile che invitano a un secondo sorso. Un vino dai caratteri unici è il Cru posizionato alla sommità di una delle colline più alte del Parco Naturale del Monte San Bartolo: Tenute Quarta Blanc de Pinot Noir 2021 di Fattoria Mancini. Vinificato in bianco, presenta grande complessità, mineralità, freschezza e sapidità che preannunciano una straordinaria lunghezza.

Il Pinot Nero in Veneto unisce tradizione e innovazione, offrendo vini che riflettono l’unicità della regione. Caratterizzati da un intenso colore rubino, presentano aromi di frutti rossi come ribes e ciliegie, oltre a note di vaniglia e tabacco, influenzate dall’affinamento in barrique. Le principali aree di coltivazione includono: i Colli Euganei Noti per terreni calcarei e altitudini favorevoli, con sentori terrosi e floreali; e la Marca Trevigiana dove trovano espressioni con note di pepe nero e liquirizia. Il bouquet elegante di ribes rosso, lampone e spezie su uno sfondo rubino luminoso, l’armonia al palato regalata da una tessitura tannica vellutata e un finale persistente e fresco rendono il Pinot Nero 2019 dell’Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli, interessante e attraente.

Le regioni meridionali d’Italia, grazie al loro clima caldo e ai terreni variegati, stanno sperimentando il Pinot Nero, dando vita a vini unici. Due espressioni singolari emerse dalle masterclass sono quelle del Cilento e dell’Etna.

Pino di Stio 2021 dell’azienda San Salvatore, dal Cilento, è descritto da Antonio Paolini come “abbronzato” per le sue sfumature empireumatiche e speziate, dal colore granato e riflessi brunastri. Il clima è caldo, ma le escursioni termiche e le brezze marine contribuiscono a una freschezza che, insieme agli inverni miti e piovosi, favoriscono una maturazione equilibrata e profili aromatici complessi.

Dall’Etna, il Pinò 2017 della cantina Gulfi si presenta con un rosso rubino e sentori di piccoli frutti neri come mirtillo e mora, e richiami al timo e alla cannella. Al palato, è fresco e tannico, con un finale pulito.

Carattere, identità, attrattiva e purezza olfattiva sono stati i temi centrali e ricorrenti del nostro viaggio tra le diverse regioni rappresentate. Finalmente, i produttori italici hanno superato l’idea di imitare l’identità borgognona, riconoscendo nello stile e nei propri territori unici, la vera essenza e personalità del Pinot Nero d’Italia.

Guida Slow Wine 2025, tutte le novità

La Guida Slow Wine 2025 è stata ufficialmente presentata sabato 19 ottobre a Milano, durante un evento che ha riunito circa 500 produttori di vino da tutta Italia al Superstudio Maxi. La guida, già disponibile nello store di Slow Food Editore e presto in tutte le librerie, recensisce esclusivamente cantine che non utilizzano diserbanti chimici nelle loro vigne. Con un totale di 2000 aziende e 144 nuove entrate, la guida fotografa una realtà vitivinicola italiana in cui la sostenibilità e la cura per l’ambiente sono sempre più centrali, dimostrando come produttori e natura possano convivere in armonia senza compromessi.

Di fronte alle sfide poste dalla crisi climatica e dalle nuove tendenze di mercato – che vedono da una parte una crescente richiesta di vini di pronta beva e dall’altra un clima sempre più imprevedibile – gli esperti presenti all’evento hanno ribadito l’importanza di ricordare il legame tra calice di vino e territorio. Durante il convegno intitolato “Il mercato chiede vini di pronta beva, ma il clima la pensa diversamente”, Jeff Porter, sommelier e giornalista di *Wine Enthusiast Magazine* per il Nord Italia, e Luca Sarais, di Cantine Isola a Milano, hanno sottolineato che, al di là delle mode del momento e delle tendenze sul contenuto alcolico, il vino deve sempre raccontare la storia del produttore, del vitigno e del territorio di origine.

Porter ha inoltre specificato che, sebbene molti produttori guardino con preoccupazione al mercato statunitense, dove cresce la domanda di vini con meno alcol, questa non deve essere interpretata come una diminuzione della qualità. Piuttosto, si tratta di una ricerca di maggiore finezza e di equilibrio, e non di una preferenza uniforme per vini più leggeri: vini strutturati come Cabernet Sauvignon, Super Tuscan, Barolo e Barbaresco continuano a essere apprezzati. Porter ha esortato i produttori presenti a non avere paura di sperimentare, restando comunque fedeli alle tradizioni e al proprio terroir.

Anche Luca Sarais ha evidenziato come il cambiamento climatico stia richiedendo nuove accortezze non solo in vigna, ma anche nelle fasi successive della produzione. Ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare i consumatori su questi temi, per promuovere una cultura del vino più consapevole e attenta alle questioni ambientali.

In linea con l’evoluzione delle pratiche produttive e con i gusti dei consumatori, la Guida Slow Wine 2025 ha introdotto i Best Buy, che sostituiscono il precedente riconoscimento del Vino Quotidiano. Questo cambiamento non è solo un adeguamento tecnico, ma rappresenta un impegno per rendere la guida uno strumento utile a tutti, proponendo vini eccellenti non solo dal punto di vista organolettico, ma anche accessibili dal punto di vista economico. Giancarlo Gariglio, curatore della guida, ha sottolineato che questo approccio è radicato nel Manifesto di Slow Food del 1989, che parla del diritto al piacere come un diritto fondamentale per tutti.

Un altro aspetto cruciale della Guida Slow Wine 2025 è il requisito di non utilizzare diserbanti chimici in vigna per essere inclusi nella selezione. Federico Varazi, vice presidente di Slow Food Italia, ha spiegato che questo passo è fondamentale per promuovere un rapporto più armonico tra vino e ambiente, dove la natura non è vista solo come un elemento da proteggere, ma come una risorsa con cui cooperare per ottenere benefici economici e ambientali a lungo termine.

Nel corso della presentazione sono stati assegnati anche diversi premi speciali. Il Premio al Giovane Vignaiolo è andato a Luca Amerio della cantina piemontese Tenuta il Nespolo di Moasca, che si è distinto per aver rinnovato l’azienda di famiglia e per il suo impegno nella valorizzazione del Moscato secco, un’iniziativa che promette di cambiare l’enologia del Monferrato. Il Premio per la Viticoltura Sostenibile è stato assegnato alla cantina campana I Cacciagalli, un’azienda che pratica l’agricoltura biodinamica e che si distingue per il suo approccio sostenibile e innovativo, come il biolago balneabile alimentato da un sistema di fitodepurazione. Mirella Civitelli e Giulio Salvioni, della cantina La Cerbaiola – Salvioni di Montalcino, hanno invece ricevuto il Premio alla Carriera, per il loro impegno nella produzione di vini di qualità eccezionale, fedeli alla tradizione del Sangiovese di Montalcino.

Infine, è stato annunciato il prossimo appuntamento per gli amanti dei vini sostenibili: la Slow Wine Fair 2025, che si terrà dal 23 al 25 febbraio a Bologna in concomitanza con SANA Food. Questa manifestazione sarà la più importante fiera italiana dedicata alla produzione biologica, con l’obiettivo di promuovere pratiche agricole che tutelino il suolo e lo trasmettano alle future generazioni in condizioni migliori.

La guida Slow Wine 2025 è stata dedicata a Paolo Camozzi, storico vice curatore, scomparso prematuramente quest’anno. La dedica è stata accolta con un commosso applauso dai produttori presenti, un tributo alla sua passione e al suo contributo al mondo del vino.