Dalla Toscana al Ducato di Brindisi: la famiglia Antinori, storie di uomini e tradizioni tra passato e futuro

BRINDISI MONTAGNA (POTENZA) CONFERISCE LA CITTADINANZA ONORARIA E AFFIDA LE CHIAVI DELLA CITTA’ AL MARCHESE PIERO ANTINORI

Sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre il Castello Fittipaldi Antinori di Brindisi Montagna ospiterà un evento unico tra storia e valorizzazione territoriale: due giorni dedicati al dialogo tra la Basilicata e la Toscana, con la partecipazione di protagonisti di primo piano dell’enogastronomia italiana

BRINDISI MONTAGNA (PZ)Un evento straordinario che celebra il legame tra storia, tradizione e futuro: sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre a Brindisi Montagna (Potenza), presso il Castello Fittipaldi Antinori, si terrà l’evento “Dalla Toscana al Ducato di Brindisi: gli Antinori, storie di uomini e tradizioni tra passato e futuro”, organizzato dal Comune di Brindisi di Montagna con il supporto del GAL Percorsi e della Camera di Commercio della Basilicata, una iniziativa che rappresenta un’importante occasione per mettere in luce le eccellenze enogastronomiche, culturali e architettoniche del territorio e che vedrà il suo momento centrale nel conferimento della cittadinanza onoraria e nella consegna delle Chiavi della Città al Marchese Piero Antinori, figura simbolo dell’eccellenza vitivinicola italiana, “in segno di riconoscenza per il legame indissolubile   che unisce la Sua illustre famiglia alla nostra comunità”, cerimonia in programma sabato 30 novembre alle ore 10.30.

A seguire, alle ore 11.00, si terrà una tavola rotonda che diventerà un luogo di dialogo e confronto tra la Basilicata e la Città Metropolitana di Firenze. Il tema centrale sarà la promozione del territorio, con focus sulle opportunità legate alla riqualificazione dei beni architettonici. l’evento si aprirà con gli interventi di Gerardo Larocca, Sindaco di Brindisi Montagna e Presidente Anci Basilicata, Nicola Armentano, Consigliere della Città Metropolitana di Firenze e Vice Presidente Anci Toscana e Piero Antinori, Presidente della Marchesi Antinori. A seguire i saluti di Caterina Salvia, Presidente Gal Percorsi, e Michele Somma, Presidente Camera di Commercio della Basilicata. Quindi gli interventi di esponenti di spicco del settore enogastronomico, accademico e istituzionale, tra cui Paride Leone, Presidente Enoteca Regionale Lucana, Roberto Ciappi, Sindaco di San Casciano in Val di Pesa (FI), Sara Roversi, Presidente Future Food Institute, Maria Paola Monaco, Università di Firenze, Nicola Allegretti, già sindaco di Brindisi Montagna, Michele Greco, Università della Basilicata. Le conclusioni saranno affidate a Carmine Cicala, Assessore alle Politiche Agricole e Forestali della Regione Basilicata. A moderare l’incontro sarà il giornalista Luciano Pignataro.

La giornata si concluderà con due prestigiose Masterclass: alle ore 16 degustazione di Aglianico del Vulture, alle ore 18.00 degustazione di Chianti Classico, entrambe a cura dell’Enoteca Regionale Lucana e guidate dal giornalista Luciano Pignataro.

Domenica 1 dicembre alle ore 10 l’evento proseguirà con una degustazione di prodotti tipici e vini Doc e Igt della Basilicata, a cura del Gal Basilicata. All’interno del Castello sarà inoltre allestita una mostra dedicata a Michele Carlucci, maestro di viticoltura ed enologia. Gli intermezzi musicali saranno curati dal Pino Melfi Trio.

“Il conferimento della cittadinanza onoraria al Marchese Piero Antinori a Brindisi Montagna non è solo un atto formale, ma ha anche un forte valore simbolico afferma Gerardo Larocca, sindaco di Brindisi Montagna -. Rappresenta un riconoscimento alla sensibilità dimostrata nel corso degli ultimi anni da parte di Piero Antinori a questo frammento di storia familiare e segna un importante passo nel rafforzamento del legame tra il territorio di Brindisi Montagna con una delle famiglie nobili fiorentine più importanti anche in prospettiva di una valorizzazione del territorio e della sua storia”.

L’evento rappresenta un’occasione unica per celebrare il dialogo tra due realtà italiane, valorizzando il ricco patrimonio culturale, architettonico ed enogastronomico di due territori d’eccellenza: la Toscana e la Basilicata. Attraverso la condivisione di esperienze, competenze e visioni, questa iniziativa mira a rafforzare il legame tra due regioni accomunate da un’eredità storica millenaria e da un approccio moderno alla valorizzazione delle proprie risorse. Grazie al contributo di personalità di spicco nel settore enogastronomico, accademico e istituzionale, l’evento si pone l’obiettivo di stimolare una riflessione profonda sulle opportunità offerte dalla riqualificazione dei beni architettonici e dalla promozione delle eccellenze locali, favorendo al contempo lo sviluppo di sinergie virtuose tra territori e comunità. Questo appuntamento sarà, dunque, un momento di incontro e scambio per far emergere nuove prospettive, rafforzare il senso di identità territoriale e costruire un futuro che, partendo dal passato, sappia valorizzare le tradizioni guardando all’innovazione e alla sostenibilità.

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Anteprima Vitigno Italia 2024

Unica giornata per la diciannovesima edizione di Anteprima Vitigno Italia, che nel pomeriggio del 25 novembre ha visto la partecipazione di 100 aziende – tra cui sedici di eccellenze gastronomiche – e oltre 500 etichette in esposizione. Il suggestivo salone Partenope dell’Hotel Excelsior di Napoli ha aperto i battenti alle 15 per gli operatori e alle 17 per il grande pubblico, registrando, come di consueto, una nutrita presenza di pubblico.

“L’anteprima, nata 19 anni fa con l’intento di far conoscere agli operatori la manifestazione principale (Vitigno Italia nel mese di maggio ndr) era un ponte verso l’evento più corposo,” ci ha spiegato Maurizio Teti, direttore di Hamlet srl, agenzia organizzatrice dell’evento. “Ora invece è diventata strategica, un evento fisso nell’ultimo lunedì di Novembre, che permette alle cantine di presentare prima di Natale il meglio della propria produzione a operatori del settore, stampa nazionale e internazionale.”

Scelta necessaria quella di allargare in maniera significativa anche all’eccellenza gastronomica, dedicando un’intera sala alle aziende italiane presenti, tra cui segnaliamo: Hera nei Campi, l’azienda di San Paolo Belsito che ha riportato la risicoltura in Campania, la macelleria Cillo di Airola, con il Prosciutto Cotto Arrosto di Suino Antico Lucano, Peccati di Capri, con i Faraglioni, cioccolatini ripieni di crema di limone nella forma degli iconici scogli capresi.

Tra le cantine, oltre all’ampio parterre regionale (circa il 40% di quelle presenti), è stata forte la partecipazione di aziende provenienti dal Trentino Alto Adige e dal Friuli che hanno intercettato nel mercato campano un’ottima risposta commerciale.

Tra gli assaggi più convincenti di questo pomeriggio napoletano evidenziamo

Endrizzi Trento DOC Piancastello Riserva 2019 – Chardonnay e Pinot Nero, 36 mesi sui lieviti, intrigante negli aromi di pasticceria e torrone pralinato.

Elena Walch Alto Adige Bianco DOC Beyond the clouds 2022 – 80% Chardonnay e 20% dai migliori vigneti dell’annata, complesso e sfaccettato.

Villadora Lacryma Christi Vesuvio dop Vigna del Vesuvio 2014 – Caprettone in purezza, ha naso e sorso memorabili, con sentori nitidi di idrocarburi.

Elena Walch Alto Adige Pinot Nero Ludwig 2021 – da manuale, caldo ed elegante.

Rechof Trento DOC Brut Rosé – Chardonnay e Pinot Nero – Bollicina fine e persistente, il pinot nero utilizzato prima del tiraggio deriva da vinificazione in rosso conferendo al sorso pienezza di palato.

Di Meo Greco di Tufo DOC Vittorio 2010 – Greco in purezza, intenso e persistente nei sentori di caprifoglio e nel sorso opulento.

Girlan Alto Adige DOC Pinot Nero riserva Trattman 2021 – Ammaliante alla vista, fine al naso e al palato, porta alla memoria i profumi di un bosco autunnale.

Campi Taurasini DOC Tenuta Cavalier Ferrante Michanto 2021 – Aglianico in purezza, naso speziato e pungente, tannico senza compromessi. Prossimo appuntamento a Vitigno Italia, 11-13 Maggio 2025.

Merano Wine Festival: presentata la nuova edizione della Guida I Vini del Cuore

In occasione della 33° edizione del Merano WineFestival, in uno degli ampi saloni dell’Hotel Therme, è stata presentata la masterclass “I Vini del Cuore”, condotta da Olga Sofia Schiaffino, esperta sommelier e autore di 20Italie, con 6 vini in degustazione.
I Vini del Cuore e una guida social, la prima in Italia, ideata da Olga Sofia Schiaffino in  collaborazione con Clara Maria Iachini, giunta ormai alla sua quarta edizione.
Sono stati coinvolti e selezionati Wine Blogger, Sommelier, Wine Expert ed Instagramer di tutta Italia e non solo. La prefazione in questa edizione è stata curata da Linda Nano.

Nella guida sono rappresentate tutte le regioni dello stivale e, nell’edizione 2024, anche alcune aree dei Balcani e della Grecia selezionate rispettivamente dai Wine Ambassador Michela Cojocaru e Haris Papandreou . Ai vini selezionati dai componenti della guida non viene attribuito nessun punteggio, ma vengono solo narrati in maniera emozionale. Per i vini da recensire non viene richiesto l’invio da parte dei Blogger alle aziende. I vini sono talora di piccole aziende e reperibili sul mercato, capaci di fomentare emozioni dal profondo del cuore.

La degustazione

Pinot Grigio delle Venezie Doc Viajo Enotria Tellus (Veneto) – dosaggio zero – Paglierino luminoso dal perlage fine e persistente, sprigiona sentori di fiori di campo, pesca, pera, mela e agrumi. La sua freschezza stimola il sorso, rendendolo anche sapido e leggiadro.

VSQ S- Mila 2013 Stefano Milanesi enoartigiano (Lombardia) – Pinot Nero, Cortese e  Riesling Italico –  Giallo paglierino, dalle bollicine fini e durature. Emergono in sequenza sentori di ananas, pesca gialla,  idrocarburo ed al palato è cremoso, avvolgente, coerente e persistente.

PGI Cyclades Aidani 2022 Hatzidakis Winery (Santorini,  Grecia) – Giallo dorato, rivela subito sentori di frutta esotica agrumi e cedro, dal gusto vibrante, saporito e accattivante.

Dolceacqua  Doc Settecammini 2023 Azienda Agricola Maccario Dringenberg (Liguria) –  Rossese 100% – Calice rosso rubino, sviluppa note di lampone, fragolina di bosco, ribes e pepe. Attacco tannico setoso, vivace e sapido.

Cortona Doc Syrah 2021 Cantine Faralli (Toscana) –  Rubino profondo, con effluvi di rosa rossa, marasca, rabarbaro,  pepe nero e polvere di cacao. Al palato è pieno ed appagante, avvolgente e accattivante.

Naoussa Pdo Earth and Sky 2022 Apostolos Thymiopoulos (Grecia) – Xinomavro 100% – Rosso rubino con sfumature che virano sul granato, emana note di foglia di pomodoro, amarena, prugna, spezie, vaniglia e nuances boise. Tannini poderosi, ma ben cesellati, dal finale suadente, fresco e durevole.

Benvenuto Brunello 2024, considerazioni e migliori assaggi

Chiamarsi Brunello di Montalcino al giorno d’oggi non rappresenta più soltanto una tipologia di vino. Il reportage sui migliori assaggi effettuati durante l’anteprima Benvenuto Brunello 2024 non poteva sganciarsi dalla realtà in cui viviamo.

Montalcino è lo Stato dentro lo Stato, metaforicamente parlando. Un vino che racconta ormai di sé in terza persona, lontano dalla bulimia comunicativa in cui annaspano molte realtà. Una noblesse oblige per cui ogni cosa sembra vista e rivista, inclusa l’apparenza che tutto fili liscio come l’olio, anche nelle tempeste finanziarie e geopolitiche post-pandemia.

Come direbbero gli anglosassoni: dove c’è fumo c’è anche arrosto. La prospettiva del Brunello di Montalcino, posto sullo sfondo della galassia di mercati, interessi e attività connesse, è di fatto non recintata da una cornice di spazio e di luogo. Per essere al passo con i tempi e con le mode bisogna allora cercare di snellire nel sorso alcune asperità: chi come me degusta da oltre un decennio ben comprende il nocciolo della questione.

La “tecnica del levare” sottraendo volume, comporta però dei pro e dei contro: vini dalla illustre beva, ne è un esempio la calda 2020 assaggiata in anteprima, che peccano in taluni casi per sensazioni alcoliche fuori scala a discapito del centro bocca. Una volta avremmo avuto il nerbo di un tannino irsuto a tirarci su, adesso invece evoluzione e frutta gelatinosa rischiano di dominare la scena da protagoniste indiscusse.

Ed ancor di più ci rendiamo conto del consolidato cambiamento di stili, quando si incontrano gli esigui campioni old-style, ricchi di estrazione e toni speziati che riportano ad un passato cozzante con l’idea stessa d’eleganza. Erano quelli che un tempo avremmo rivisto con calma nello scorrere degli anni e che adesso banniamo con assoluta scioltezza e, va detto, anche con un pizzico di superficialità.

Resta comunque la certezza di una media qualitativa di ottimo livello, in cerca di equilibrio tra carattere, forza e delicatezza, l’ultima vera incognita per l’areale e per il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, artefice di cambiamenti epocali e lungimiranti nella sua storia. Una sfida che apporterà un necessario ritocco ai prezzi, non per forza sempre in rialzo, in base alle nuove esigenze di consumo e di vendite.

La Riserva 2019 soffre invece, a nostro avviso, la coperta corta già stiracchiata dalle altre proposte. Le selezioni e le vigne singole stanno erodendo margini di manovra ad un prodotto per nulla anacronistico, che anzi andrebbe tenuto con la dovuta considerazione per l’aderenza simbiotica al territorio e principalmente al Sangiovese di marca ilcinese. Chi lo fa ha saputo realizzare esempi di rara bellezza, da osservare in prospettiva con calma e pazienza. Nessuno si senta obbligato ad attendere: il vino si vende e si beve. Solo a volte (e Montalcino ne è un degno interprete) possiamo concederci qualche attimo di sana poesia.

Di seguito i nostri migliori assaggi in ordine di preferenza, selezionati tra tutti i campioni di Brunello 2020 e di Riserva 2019 presenti, valutati in panel rigorosamente alla cieca con i colleghi Maurizio Valeriani direttore di Vinodabere e Franco Santini

Migliori Brunello di Montalcino 2020 (comprese le selezioni)

Franco Pacenti

Giuseppe Tassi – Tassi

Campo Marzio – Corte Pavone

Elia Palazzesi

Helichrysum – San Polino

Casanuova delle Cerbaie

Campo del Drago – Castiglion del Bosco

Vigna Loreto – Mastrojanni

Vigna I Poggi – Poggio Antico

Greppone Mazzi – Ruffino

Costa di Monte – Tenuta di Sesta

Vigna del Lago – Val di Suga

Poggio al Granchio – Val di Suga

Fiore del Vento – Corte Pavone

Palazzo

Vigna La Casaccia – Canalicchio di Sopra

Ferrero

La Palazzetta

Lisini

Pinino

Vigna Colombaiolo – Tassi

Tenuta Buon Tempo

Caprili

AD1441 – Castello Tricerchi

La Pieve – La Gerla

Vigna delle Raunate – Mocali

Villa al Cortile

Agostina Pieri

La Casa – Caparzo

Celestino Pecci

Vigna Nastagio – Col d’Orcia

Nicco – Capanna

Gianni Brunelli Le Chiuse di Sotto

Tenuta Nuova – Casanova di Neri

Migliori Brunello di Montalcino Riserva 2019

Poggio di Sotto

Collemattoni

Donatella Cinelli Colombini

Ferrero

Ugolforte – Tenuta San Giorgio

Franci – Tassi

Fattoi

Pietroso

Renieri

Il Poggione

Phenomena – Sesti

Pian di Conte – Talenti

Anemone al Sole – Corte Pavone

Franco Pacenti

L’Italia del Pinot Nero: il racconto della Masterclass organizzata da Vinodabere

Roma ha accolto la masterclass “Il Giro d’Italia attraverso il Pinot Nero”, un evento attesissimo dagli appassionati. Organizzata dalla testata giornalistica “Vinodabere” presso l’Hotel Belstay, la sessione si è inserita nel più ampio contesto di “L’Italia del Pinot Nero”, con la partecipazione di circa 40 produttori italiani e internazionali, tra cui Sudafrica e Argentina, di cui il collega Alberto Chiarenza parlerà in un altro articolo.

Il Pinot Nero è notoriamente un vitigno difficile da coltivare. Originario della Borgogna, già nel primo secolo d.C. Plinio il Vecchio lo cita con il probabile termine di Vitis Elvanacea, nella sua Naturalis Historia. Richiede condizioni climatiche e di suolo particolari, oltre a una cura attenta e scrupolosa in ogni fase della produzione. Predilige terreni argilloso-calcarei ben drenati; la percentuale di calcare, la densità di pietre e la ricchezza in argilla, determinano il risultato finale variando da un vino rosso leggero ed elegante oppure potente e di buona struttura. È un vitigno femminile nel suo essere capriccioso, sensibile a diverse malattie e alle gelate primaverili a causa della sua precocità.

Tuttavia è capace di donare vini fini ed eleganti, variegati nell’espressione in base ai “terroir” che lo ospitano. In Italia, il Pinot Nero ha trovato in regioni come l’Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia e la Toscana, le condizioni climatiche idonee atte a favorirne lo sviluppo, sebbene con caratteristiche molto diverse da quelle francesi.

L’obiettivo principale della masterclass è stato, pertanto, quello di esplorare la varietà del Pinot Nero in Italia. La differenza nei suoli, l’altitudine e il clima si traducono in vini che mantengono la finezza e l’eleganza tipiche, ma con un carattere fortemente aderente al territorio d’elezione.

Guidata dal direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani e dai giornalisti Antonio Paolini (Vinodabere), Dario Cappelloni (Doctor Wine) e Luca Matarazzo (20Italie), l’evento ha offerto un coinvolgente viaggio sensoriale nel mondo del Pinot Nero, celebrando la sua eleganza e versatilità. Ogni tappa è stata arricchita da degustazioni mirate, che hanno permesso ai partecipanti di apprezzare e confrontare le diverse interpretazioni del varietale. S

Un tema affascinante della discussione ha riguardato le tecniche di vinificazione e affinamento adottate nelle varie regioni, con particolare attenzione all’uso del legno, al tipo di botti, alla macerazione e alla fermentazione. È emerso come ogni produttore interpreti il Pinot Nero secondo una filosofia unica, influenzata dal rispetto delle tradizioni locali e dalla ricerca di un’espressione autentica del territorio. E a dirla tutta… che meraviglia!

La degustazione si è articolata in un viaggio enologico che ha attraversato virtualmente alcune delle principali regioni italiane produttrici di Pinot Nero.

Nei vari versanti delle valli fresche delle Dolomiti, il Pinot Nero dell’Alto Adige esprime freschezza e vivace acidità, con profumi di ciliegia, lampone e sottili scie minerali, noto per finezza e longevità. Menzione speciale per il Pinot Nero Riserva 2019 della cantina Schloss Englar: Un vino elegante e raffinato, con un intenso bouquet di ciliegie mature e frutti di bosco, nuance balsamiche e ginepro. Al sorso, viaggia morbido e vellutato, dai tannini delicati e dall’ottima struttura di grande persistenza.

Piemonte e Valle d’Aosta: qui venne originariamente impiantato come prima espressione d’Italia, complice anche la vicinanza alla patria natia. La produzione si concentra principalmente su vini spumanti metodo classico (Alta Langa DOCG) e su vini rossi eleganti. Uno sbalorditivo assaggio è stato il Bricco Del Falco 2019 di Isolabella Della Croce, dal colore rubino con riflessi granati e note di ciliegia, mora e spezie, bilanciate da una freschezza gustativa molto raffinata ed un finale piacevole di mandorla dolce.

Lombardia (Oltrepò Pavese) – Conosciuta come la “culla del Pinot Nero italiano”, l’Oltrepò Pavese vanta terreni marnosi e un clima ideale per la viticoltura. I Pinot Nero di questa regione, spesso vinificati anche come spumanti Metodo Classico, sono caratterizzati da grande struttura, complessità e tipiche note di piccoli frutti rossi conditi da spezie delicate.

In Toscana il Pinot Nero si adatta a terroir unici, soprattutto nelle colline alte e fresche, sviluppando un profilo più strutturato con note di frutta matura, tabacco e vaniglia, grazie a un moderato uso di legni per l’affinamento. L’influenza del clima mediterraneo e dei suoli argillosi dona ai vini potenza ed eleganza. Un esempio notevole è l’Ornoir 2020 dell’azienda agricola Ornina, che offre frutti rossi, spezie e note balsamiche al naso, con un palato strutturato e una lunga persistenza.

Il Friuli-Venezia Giulia è da sempre una regione con un forte potenziale per il Pinot Nero, caratterizzata da vini freschi e intensi dal punto di vista aromatico. Le etichette di questa area si distinguono per sensazioni floreali, fruttate e una marcata mineralità, che esaltano eleganza e armonia. Una gradita sorpresa è venuta da un “vino di confine”: il Pinot Nero DOC Collio Dedica 2018 di Komjanc Alessio, dal colore rosso rubino granato, con naso di frutta a bacca rossa, lamponi e prugne, arricchito da note balsamiche; fine ed elegante, chiude setoso nella trama tannica.

Marche, Abruzzo, Umbria: Il Pinot Nero in queste regioni rappresenta sia una sfida che un’opportunità, arricchendo il panorama vinicolo italiano con varietà e innovazione. Le colline marchigiane offrono un clima favorevole, mentre il clima variegato dell’Umbria e le altitudini abruzzesi creano condizioni ideali per la coltivazione di questo vitigno. Sorprendente è il Diamante Nero 2018 della cantina Castel Simoni, che riflette tutta la complessità del territorio montano abruzzese. Questo vino si apre con intense note di frutti di bosco e ribes nero, accompagnate da un accenno di spezie dolci. La sua acidità è ben bilanciata, contribuendo a una freschezza e a una struttura palpabile che invitano a un secondo sorso. Un vino dai caratteri unici è il Cru posizionato alla sommità di una delle colline più alte del Parco Naturale del Monte San Bartolo: Tenute Quarta Blanc de Pinot Noir 2021 di Fattoria Mancini. Vinificato in bianco, presenta grande complessità, mineralità, freschezza e sapidità che preannunciano una straordinaria lunghezza.

Il Pinot Nero in Veneto unisce tradizione e innovazione, offrendo vini che riflettono l’unicità della regione. Caratterizzati da un intenso colore rubino, presentano aromi di frutti rossi come ribes e ciliegie, oltre a note di vaniglia e tabacco, influenzate dall’affinamento in barrique. Le principali aree di coltivazione includono: i Colli Euganei Noti per terreni calcarei e altitudini favorevoli, con sentori terrosi e floreali; e la Marca Trevigiana dove trovano espressioni con note di pepe nero e liquirizia. Il bouquet elegante di ribes rosso, lampone e spezie su uno sfondo rubino luminoso, l’armonia al palato regalata da una tessitura tannica vellutata e un finale persistente e fresco rendono il Pinot Nero 2019 dell’Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli, interessante e attraente.

Le regioni meridionali d’Italia, grazie al loro clima caldo e ai terreni variegati, stanno sperimentando il Pinot Nero, dando vita a vini unici. Due espressioni singolari emerse dalle masterclass sono quelle del Cilento e dell’Etna.

Pino di Stio 2021 dell’azienda San Salvatore, dal Cilento, è descritto da Antonio Paolini come “abbronzato” per le sue sfumature empireumatiche e speziate, dal colore granato e riflessi brunastri. Il clima è caldo, ma le escursioni termiche e le brezze marine contribuiscono a una freschezza che, insieme agli inverni miti e piovosi, favoriscono una maturazione equilibrata e profili aromatici complessi.

Dall’Etna, il Pinò 2017 della cantina Gulfi si presenta con un rosso rubino e sentori di piccoli frutti neri come mirtillo e mora, e richiami al timo e alla cannella. Al palato, è fresco e tannico, con un finale pulito.

Carattere, identità, attrattiva e purezza olfattiva sono stati i temi centrali e ricorrenti del nostro viaggio tra le diverse regioni rappresentate. Finalmente, i produttori italici hanno superato l’idea di imitare l’identità borgognona, riconoscendo nello stile e nei propri territori unici, la vera essenza e personalità del Pinot Nero d’Italia.

Guida Slow Wine 2025, tutte le novità

La Guida Slow Wine 2025 è stata ufficialmente presentata sabato 19 ottobre a Milano, durante un evento che ha riunito circa 500 produttori di vino da tutta Italia al Superstudio Maxi. La guida, già disponibile nello store di Slow Food Editore e presto in tutte le librerie, recensisce esclusivamente cantine che non utilizzano diserbanti chimici nelle loro vigne. Con un totale di 2000 aziende e 144 nuove entrate, la guida fotografa una realtà vitivinicola italiana in cui la sostenibilità e la cura per l’ambiente sono sempre più centrali, dimostrando come produttori e natura possano convivere in armonia senza compromessi.

Di fronte alle sfide poste dalla crisi climatica e dalle nuove tendenze di mercato – che vedono da una parte una crescente richiesta di vini di pronta beva e dall’altra un clima sempre più imprevedibile – gli esperti presenti all’evento hanno ribadito l’importanza di ricordare il legame tra calice di vino e territorio. Durante il convegno intitolato “Il mercato chiede vini di pronta beva, ma il clima la pensa diversamente”, Jeff Porter, sommelier e giornalista di *Wine Enthusiast Magazine* per il Nord Italia, e Luca Sarais, di Cantine Isola a Milano, hanno sottolineato che, al di là delle mode del momento e delle tendenze sul contenuto alcolico, il vino deve sempre raccontare la storia del produttore, del vitigno e del territorio di origine.

Porter ha inoltre specificato che, sebbene molti produttori guardino con preoccupazione al mercato statunitense, dove cresce la domanda di vini con meno alcol, questa non deve essere interpretata come una diminuzione della qualità. Piuttosto, si tratta di una ricerca di maggiore finezza e di equilibrio, e non di una preferenza uniforme per vini più leggeri: vini strutturati come Cabernet Sauvignon, Super Tuscan, Barolo e Barbaresco continuano a essere apprezzati. Porter ha esortato i produttori presenti a non avere paura di sperimentare, restando comunque fedeli alle tradizioni e al proprio terroir.

Anche Luca Sarais ha evidenziato come il cambiamento climatico stia richiedendo nuove accortezze non solo in vigna, ma anche nelle fasi successive della produzione. Ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare i consumatori su questi temi, per promuovere una cultura del vino più consapevole e attenta alle questioni ambientali.

In linea con l’evoluzione delle pratiche produttive e con i gusti dei consumatori, la Guida Slow Wine 2025 ha introdotto i Best Buy, che sostituiscono il precedente riconoscimento del Vino Quotidiano. Questo cambiamento non è solo un adeguamento tecnico, ma rappresenta un impegno per rendere la guida uno strumento utile a tutti, proponendo vini eccellenti non solo dal punto di vista organolettico, ma anche accessibili dal punto di vista economico. Giancarlo Gariglio, curatore della guida, ha sottolineato che questo approccio è radicato nel Manifesto di Slow Food del 1989, che parla del diritto al piacere come un diritto fondamentale per tutti.

Un altro aspetto cruciale della Guida Slow Wine 2025 è il requisito di non utilizzare diserbanti chimici in vigna per essere inclusi nella selezione. Federico Varazi, vice presidente di Slow Food Italia, ha spiegato che questo passo è fondamentale per promuovere un rapporto più armonico tra vino e ambiente, dove la natura non è vista solo come un elemento da proteggere, ma come una risorsa con cui cooperare per ottenere benefici economici e ambientali a lungo termine.

Nel corso della presentazione sono stati assegnati anche diversi premi speciali. Il Premio al Giovane Vignaiolo è andato a Luca Amerio della cantina piemontese Tenuta il Nespolo di Moasca, che si è distinto per aver rinnovato l’azienda di famiglia e per il suo impegno nella valorizzazione del Moscato secco, un’iniziativa che promette di cambiare l’enologia del Monferrato. Il Premio per la Viticoltura Sostenibile è stato assegnato alla cantina campana I Cacciagalli, un’azienda che pratica l’agricoltura biodinamica e che si distingue per il suo approccio sostenibile e innovativo, come il biolago balneabile alimentato da un sistema di fitodepurazione. Mirella Civitelli e Giulio Salvioni, della cantina La Cerbaiola – Salvioni di Montalcino, hanno invece ricevuto il Premio alla Carriera, per il loro impegno nella produzione di vini di qualità eccezionale, fedeli alla tradizione del Sangiovese di Montalcino.

Infine, è stato annunciato il prossimo appuntamento per gli amanti dei vini sostenibili: la Slow Wine Fair 2025, che si terrà dal 23 al 25 febbraio a Bologna in concomitanza con SANA Food. Questa manifestazione sarà la più importante fiera italiana dedicata alla produzione biologica, con l’obiettivo di promuovere pratiche agricole che tutelino il suolo e lo trasmettano alle future generazioni in condizioni migliori.

La guida Slow Wine 2025 è stata dedicata a Paolo Camozzi, storico vice curatore, scomparso prematuramente quest’anno. La dedica è stata accolta con un commosso applauso dai produttori presenti, un tributo alla sua passione e al suo contributo al mondo del vino.

Roma, Gambero Rosso presenta la Guida Vini d’Italia 2025

Il Teatro Brancaccio ha ospitato uno degli eventi più attesi dell’anno per gli appassionati del vino: la presentazione della Guida Vini d’Italia 2025 Gambero Rosso. A 38 anni dal debutto l’edizione 2025 si conferma come uno strumento imprescindibile per vignaioli, enologi, imprenditori del vino e appassionati, consolidando il suo ruolo di riferimento nel panorama enologico italiano e internazionale.

Lanciata nel 1986, la Guida Vini d’Italia ha accompagnato l’evoluzione dell’industria del vino, contribuendo a informare, educare e far crescere un mercato sempre più consapevole. La sua longevità e la sua capacità di innovarsi anno dopo anno sono la dimostrazione di un impegno costante per celebrare e promuovere l’eccellenza enologica italiana. L’edizione 2025, tradotta in inglese, tedesco, cinese e giapponese, continua questa tradizione, facendo da ambasciatrice del vino italiano nel mondo.

Un mondo in continua evoluzione

La nuova edizione della guida offre una panoramica impressionante dell’universo enologico italiano. Con oltre 24.772 referenze selezionate su circa 40.000 vini degustati, la guida rappresenta una fotografia dettagliata e ad alta risoluzione del meglio che il vino italiano ha da offrire. Tra le etichette premiate spiccano 498 Tre Bicchieri, il massimo riconoscimento assegnato ai migliori vini. Di questi, ben 52 sono al debutto al vertice, segno di un settore in fermento e in costante rinnovamento.

Una delle principali novità di questa edizione è l’introduzione della sezione dedicata ai Vini Rari, creata per dare spazio alle piccole realtà vitivinicole che producono vini a tiratura limitata. Questa nuova carta dei vini comprende 50 etichette capaci di affascinare i collezionisti e gli appassionati, raccontando la storia di tesori enologici spesso nascosti, ma di grandissimo valore. Dalle prestigiose cuvée affinate per 40 anni sui lieviti, ai vini da singole parcelle, fino ai vini da meditazione, la sezione Vini Rari offre un’esperienza enologica unica e irripetibile.

Il dietro le quinte della guida

Dietro ogni edizione della Guida Tre Bicchieri c’è un lavoro immenso, come sottolineato da Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso. Coordinato dai curatori Giuseppe Carrus, Gianni Fabrizio e Marco Sabellico, un team di quasi 70 esperti ha lavorato duramente per assaggiare e valutare migliaia di vini provenienti da tutta Italia. “Mai come in questo momento è urgente raccontare la bellezza condensata in un buon bicchiere di vino”, ha affermato Ruggeri. “Non parliamo solo di territorio, paesaggio e valore umano, ma di un vero e proprio stile di vita: uno sguardo curioso sul mondo”.

La guida offre uno spaccato del mondo del vino italiano in continua evoluzione, affrontando le sfide del mercato globale con uno sguardo attento alla qualità, alla sostenibilità e all’innovazione. È proprio questa capacità di evolversi e adattarsi alle nuove tendenze che ha permesso alla Guida Vini d’Italia di mantenere il suo ruolo di leadership per quasi quattro decenni.

Il Vino del futuro: un progetto didattico innovativo

L’edizione 2025 non si limita a celebrare l’eccellenza del passato e del presente, ma guarda anche al futuro. Insieme alla guida, Gambero Rosso ha lanciato un nuovo e ambizioso progetto formativo intitolato Vino del Futuro, coordinato dal Professore Attilio Scienza. Questo programma didattico, strutturato in quattro moduli a distanza per un totale di 150 ore di lezioni on demand, offre una panoramica completa della filiera vitivinicola, dalle novità in vigna ai modelli di business emergenti, passando per nuovi linguaggi di comunicazione e storytelling.

L’obiettivo del programma è fornire agli operatori del settore le competenze necessarie per affrontare un momento di grandi trasformazioni, valorizzando al massimo l’Italia vitivinicola. Il progetto è un segnale chiaro della volontà di Gambero Rosso di non limitarsi alla celebrazione dei successi presenti, ma di investire nel futuro del settore, aiutando le nuove generazioni di enologi e produttori a crescere e innovare.

I Premi Speciali

Ogni anno, la Guida Tre Bicchieri assegna una serie di premi speciali che riconoscono le eccellenze assolute del panorama enologico italiano. Tra i premi più attesi dell’edizione 2025 troviamo:

   •       Bollicina dell’Anno: OP Pinot Nero M. Cl. Pas Dosé Poggio dei Duca ’19 di Calatroni, un Metodo Classico di straordinaria finezza e complessità.

   •       Bianco dell’Anno: Alto Adige Sauvignon Gran Lafóa Ris. ’21 di Colterenzio, un vino poderoso e intensissimo.

   •       Rosato dell’Anno: RGC Valtènesi Chiaretto Antitesi ’23 di Avanzi, un esempio della nuova enologia italiana che ha rivoluzionato lo stile del rosato.

   •       Rosso dell’Anno: Chianti Colli Fiorentini Molino degli Innocenti Ris. ’19 di Torre a Cona, un rosso di grande profondità ed eleganza.

   •       Vino da Meditazione dell’Anno: Moscato Passito al Governo di Saracena ’15 di Feudo dei Sanseverino, un capolavoro calabrese di spettacolare complessità.

   •       Progetto Solidale: Lis Neris, per il loro impegno attraverso la Fondazione Francesca Pecorari ONLUS in progetti di assistenza per i bambini di Myanmar, India e Uganda.

   •       Cantina Emergente: Maugeri, una nuova azienda dell’Etna che si è rapidamente imposta come una delle realtà più significative della denominazione.

   •       Miglior Rapporto Qualità-Prezzo: Lambrusco di Grasparossa di Castelvetro 7Bio di Settecani, un vino che racconta perfettamente il territorio e viene proposto a un prezzo accessibile.

   •       Premio per la Vitivinicoltura Sostenibile: Resistenti Nicola Biasi, per l’innovazione nell’introduzione delle varietà “resistenti” in viticoltura.

   •       Cooperativa dell’Anno: Belisario, una realtà storica e virtuosa che ha raccontato il territorio di Matelica con vini indimenticabili.

   •       Viticoltore dell’Anno: Mario Fontana, custode delle vigne di famiglia a Castiglione Falletto, esempio di dedizione e passione per la viticoltura.

   •       Cantina dell’Anno: San Leonardo, una tenuta storica che da oltre 300 anni produce vini di qualità eccezionale, rappresentando un punto di riferimento per l’enologia italiana.

Il Successo della Degustazione Finale

Dopo la cerimonia di premiazione, l’attenzione si è spostata sui banchi di assaggio allestiti nel maestoso Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale. Qui, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di degustare tutti i 24962 vini presenti nella guida, inclusi i pregiati Vini Rari. La sala dedicata a questa nuova sezione è stata particolarmente affollata, con lunghe file di appassionati desiderosi di assaporare le poche bottiglie disponibili, che venivano aperte a orari prestabiliti.

Con 2605 cantine selezionate, la Guida Tre Bicchieri 2025 si conferma una celebrazione dell’eccellenza enologica italiana, rappresentando con orgoglio e soddisfazione il meglio del vino italiano.

Gambero Rosso: una Piattaforma Leader

Gambero Rosso non è solo sinonimo di guida enologica, ma è una piattaforma leader nei contenuti, formazione, promozione e consulenza per il settore Wine Travel Food. Con un’offerta multimediale e multicanale, Gambero Rosso raggiunge professionisti e appassionati in tutto il mondo, contribuendo a promuovere l’agroalimentare, la ristorazione e l’ospitalità italiana.

Per leggere tutti i Tre Bicchieri, suddivisi per Regione: https://www.gamberorosso.it/tag/liste-tre-bicchieri-2025/

Torna a Bologna il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti

Dopo il successo dell’edizione 2023, la prima a svolgersi nei padiglioni di BolognaFiere, il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti è in rampa di lancio e si prepara a festeggiare la 13a edizione, che animerà Bologna dal 23 al 25 novembre 2024.

Anche quest’anno, numeri importanti: ad accogliere il pubblico saranno ben 1.007 vignaioli, provenienti da ogni regione italiana, insieme a due delegazioni di vignaioli europei in rappresentanza delle associazioni nazionali appartenenti a CEVI – Confédération Européenne des Vignerons Indépendants, e a 32 soci di FIOI – Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti, con cui è confermata l’alleanza.

«Appassionati di vino e operatori avranno più di mille buoni motivi per venire al Mercato dei Vini», scherza Lorenzo Cesconi, Vignaiolo e presidente della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. «Ma non sono i numeri ad appassionarci: al Mercato, come nei nostri vigneti, lavoriamo ricercando la massima qualità. Il nostro obiettivo è che il Mercato dei Vini rappresenti un piacevole luogo di incontro tra produttori, che possono confrontarsi e condividere conoscenze ed esperienze, e tra produttori e consumatori, senza mediazioni. È come se nei padiglioni di BolognaFiere trasferissimo, per qualche giorno, le nostre cantine: lo spirito con cui accogliamo il pubblico è lo stesso».

Per ospitare espositori e pubblico, BolognaFiere mette nuovamente a disposizione una superficie di 30.000 metri quadrati, distribuiti su 4 padiglioni: ad accogliere i Vignaioli saranno il 29 e il 30, mentre il 28 e il 36 saranno dedicati al food e ai servizi correlati al Mercato. Rispetto alle scorse edizioni, nessun aumento dei prezzi dei biglietti di ingresso, che possono essere acquistati in prevendita dal 2 settembre sul sito www.mercatodeivini.it, e invariate le riduzioni per i sommelier e per gli operatori. Il parcheggio di riferimento per il pubblico del Mercato sarà il multipiano Michelino: 5.500 posti auto, a pochi passi dagli ingressi Nord ed Est Michelino, e raggiungibile comodamente dall’uscita autostradale ‘Bologna Fiera’.

Tra le conferme, il servizio degli ormai iconici carrelli del Mercato, indispensabili per portare fino al parcheggio le bottiglie acquistate. La centralità di Bologna permetterà al pubblico di raggiungere agevolmente il Mercato dei Vini non solo con l’automobile, ma anche con i mezzi pubblici, a partire dal treno: una scelta di sicurezza e sostenibilità in linea con lo spirito della manifestazione.
Grazie alla convenzione con Trenitalia, l’offerta ‘Speciale Eventi’ consente di arrivare a Bologna sui Frecciarossa con sconti fino all’80% rispetto al biglietto Base. I canali per acquistare l’offerta sono l’App di Trenitalia, le biglietterie, le agenzie di viaggio abilitate e il sito trenitalia.com. Una volta giunti in bus o in taxi in Piazza della Costituzione, i visitatori potranno usufruire di un servizio di navette gratuite che li porteranno all’ingresso Est Michelino.

E per chi acquisterà molte bottiglie, in Fiera sarà disponibile un pratico servizio di spedizioni.
Non mancherà anche quest’anno un intero padiglione dedicato alla gastronomia, con proposte della tradizione locale e di altri territori italiani, mentre nella galleria centrale troveranno spazio i partner e gli sponsor del Mercato dei Vini e l’immancabile stand istituzionale FIVI, dove acquistare le t-shirt e altri gadget firmati Vignaioli Indipendenti.

Il Mercato dei Vini aprirà le porte al pubblico sabato 23 novembre, alle ore 11.00, e resterà aperto ad appassionati e operatori fino alle 17.00 di lunedì 25. Quattro le masterclass che arricchiranno il programma della manifestazione, dedicate al tema “Tempo e generazioni: passato, presente e futuro dei Vignaioli italiani”. In occasione del Mercato dei Vini saranno, inoltre, annunciati i vincitori del Premio “Leonildo Pieropan” 2024, dedicato alla memoria di uno dei pionieri di FIVI, e del premio “Vignaiolo come noi”, l’anno scorso assegnato al cantante e musicista Stefano Belisari in arte Elio.

Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti è un evento FIVI. È organizzato da BolognaFiere, con il patrocinio del Comune di Bologna e di Confcommercio Ascom Bologna.
Orari Sabato 23 e domenica 24 novembre: apertura cancelli ore 11.00, chiusura ore 19.00. Lunedì 25 novembre: apertura cancelli ore 11.00, chiusura ore 17.00.
Ingressi Nord ed Est Michelino, entrambi a ridosso del parcheggio multipiano Michelino. Chi acquisterà il biglietto in prevendita potrà accedere da entrambi gli ingressi, mentre chi opterà per la biglietteria fisica dovrà utilizzare l’ingresso Est Michelino. Chi raggiungerà BolognaFiere con i mezzi pubblici o in taxi, in Piazza della Costituzione potrà usufruire di un servizio di navette gratuite dirette all’ingresso Est Michelino.

Biglietti Acquistabili online su www.mercatodeivini.it
Intero giornaliero Online: € 25,00; acquistato in Fiera: € 30,00
Ingresso 2 giorni Online: € 40,00; acquistato in Fiera: € 50,00
Ingresso 3 giorni Online: € 60,00; acquistato in Fiera: € 70,00
Ridotto soci AIS, FISAR, ONAV, AIES, ASPI, Assosommelier, Scuola Europea Sommelier, Slow Food Online e in Fiera: € 20,00
Operatori Online e in Fiera: € 20,00. Biglietto acquistabile inserendo partita Iva
Carrelli Oltre 1.000 carrelli a disposizione del pubblico
Ufficio Stampa FIVI Axelle Brown Videau | 338 7848516 | axelle@origamiconsulting.it Mirta Oregna | 338 7000168 | mirta_oregna@yahoo.it
Ufficio Stampa BolognaFiere
Daniela Modonesi | 366 6659090 | daniela.modonesi@bolognafiere.it

FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2008. Si propone di promuovere e tutelare la figura, il lavoro, gli interessi e le esigenze tecnico-economiche del Vignaiolo Indipendente italiano, inteso quale soggetto che attua il completo ciclo produttivo del vino, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto finale. Attualmente sono più di 1.700 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di oltre 16.000 ettari di vigneto. Il Marchio FIVI raffigura “Ampelio”, immagine di un Vignaiolo che porta una cesta d’uva sulle spalle e la cui ombra prende la forma di una bottiglia. In questa figura è riassunto tutto quello che per la FIVI significa essere Vignaioli, impegnati quotidianamente in un processo che segue l’intera filiera di produzione, operando costantemente per custodire, tutelare e promuovere il territorio di appartenenza.

Arillo in Terrabianca, sogno di Toscana di Urs e Adriana Burkard

È un anno importante questo 2024, per la storia del Chianti Classico, poiché ricorre il centenario del Consorzio più antico d’Italia.

Nel cammino di tanta produzione vitivinicola, si inserisce dal 2019 la famiglia Burkard e il desiderio di Urs e Adriana di dar nuova vita e nuova relazione a tre anime distinte della Toscana. Arillo in Terrabianca è infatti un teorema vocazionale per tre tenute colme d’identità: il Chianti Classico a Radda con Terrabianca, la Maremma con Il Tesoro e la sua ispirazione avanguardistica, la Val d’Orcia a Colle Brezza con il percorso biologico e minimalista improntato a produzioni “boutique” e alla sostenibilità ambientale.

All’Hotel Rome Hilton Cavalieri di Roma, questi concetti sono stati celebrati in una serata dedicata alla presentazione di Arillo in Terrabianca e del suo “Teorema Toscano” che anima quest’azienda fortemente innovativa. L’introduzione e le parole di Daniela Scrobogna – FIS Fondazione Italiana Sommelier – hanno accompagnato una folta schiera di partecipanti alle degustazioni verticali di due vini epigoni dell’azienda e della sua rivitalizzazione: “Poggio Croce” Chianti Classico Riserva, e “Campaccio”, il Supertuscan di casa, tutti declinati nei vent’anni dal 2001 al 2021.

Fortissime le motivazioni organizzative e progettuali di Alberto Fusi, CEO dell’azienda e di Luano Benzi enologo di lungo corso di Arillo in Terrabianca. Introdotti alla sala da Dario Pettinelli, responsabile della comunicazione aziendale, hanno raccontato a corredo delle degustazioni ben 30 anni di territori, di evoluzioni dei vini, di ripensamento della viticultura in funzione di un intero ecosistema a garantire piena identità e, persino, modernità dei loro vini.

Da un’origine attenta ai vivai e i giusti cloni, improntata a estrazione, alcolicità e potenza, i vini di Arillo in Terrabianca hanno virato verso analisi minuziose della geologia delle tenute, assieme a una sempre più parca e attenta amministrazione delle acque. Fusi ha infatti illustrato come sia stata la centralità dell’agronomia, di concerto con la progressiva maggiore disponibilità di acque ben preservate, a determinare un intero salto quantico verso vini migliori e biologie dinamiche, con determinata attenzione alla Certificazione Equalitas.

In più, un’estensione perfino architettonica di questi concetti ha generato una cantina stato dell’arte disegnata dall’architetto Mario Botta, archistar svizzero tanto caro ai coniugi Burkard per aver sviluppato tridimensionalmente la loro visione di produzione e accoglienza verso i clienti.

I vini degustati hanno nettamente espresso questo cammino e questa visione. Al netto delle stagionalità e relative temperature e precipitazioni, ogni annata ha sempre più espresso in maniera riconoscibile nel tempo quella identità di territorio e quella leggerezza del Sangiovese rinvenibile tanto nel Chianti Classico quanto nel Supertuscan di casa.

Non solo un cambio della forma di allevamento, da cordone speronato a guyot, caratterizza la svolta della nuova proprietà e della sua squadra, ma il passaggio a rese minori in vigna e, in cantina, alla ricerca di maggior impatto aromatico, evitando la prevalenza del legno ma impiegando botti più piccole. I due vini degustati nelle annate dalla 2020 in entrambi i casi rivelano più eleganza, finezza e meno concentrazione.

La longevità è parimenti garantita, ma il transito da estrazioni muscolari e presenze eteree e austere, quasi marsalate, a bouquet di frutta e sottobosco, a tannini armonici e nobili rivolti al raggiungimento di quell’equilibrio di note che rende grande un vino in maniera internazionale.

È in particolare la trasformazione di Campaccio, da concetto austero e antico, informato di china e tabacco e sentori ferrosi, a un blend che include anche il Merlot dopo Cabernet Sauvignon e Sangiovese sempre dominante: non più concentrazioni difficili al food pairing, ma equilibrio e modernità distinti, dolcezze di gusto e spunti muscolari più suadenti.

Il cambio di direzione nel cammino è quindi evidente e manifesto. Arillo in Terrabianca guarda a produzioni, in purezza come in blend,  fatte di ricca mineralità in equilibrio con floreale e fruttato boschivo unici nel loro genere. Dal colore al finale, tanto Poggio Croce quanto Campaccio si ergono ad araldi della personalità e della rinnovata, più profonda e più innovativa identità.

I coniugi Burkard hanno realizzato una generazione di vini strutturati e profondi, ricchi di profumi e sfumature sensoriali, che contribuisce a spingere la Toscana al centro del panorama vinicolo internazionale.

Cilento Tastes 2024

Il Cilento torna nella sua cornice di sapori, tradizioni e cultura grazie a Cilento Tastes, evento enogastronomico che celebra l’essenza di questo territorio incastonato tra le montagne e il mare, un’area storica che comprende borghi antichi, colline rigogliose e una costa incontaminata.

Cilento Tastes nasce come un’iniziativa volta a promuovere la cultura alimentare e le eccellenze locali del Cilento, un patrimonio unico, frutto di una combinazione di antiche ricette, prodotti di qualità e di una profonda connessione con la terra.

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La seconda edizione si è svolta dal 27 al 29 settembre 2024 presso l’ex Tabacchificio di Capaccio-Paestum, un’imponente struttura industriale risalente agli inizi del Novecento, oggi polo multifunzionale che ospita eventi, mostre e attività culturali. attirando un vasto pubblico e numerosi espositori.

La location ha potuto comodamente accogliere i circa 90 espositori, “gli artigiani del gusto”, tra cui produttori locali, artigiani e cantine, creando un ambiente vivace, festosa e accogliente. Durante i tre giorni, i partecipanti hanno partecipato a degustazioni guidate e laboratori di cucina, scoprendo le tecniche tradizionali e i sapori unici del Cilento. Le cantine aderenti hanno presentato i loro prodotti, offrendo un’ottima opportunità per abbinare i piatti tipici con vini locali.

Tra le novità spicca il progetto “Da Zero”, ambasciatore della pizza cilentana, che ha già raggiunto città come Milano e Bologna per esportare le eccellenze locali, e che non solo celebra la tradizione della pizza cilentana, ma la reinventa con un approccio moderno.

È stato introdotto anche il progetto “Neve Gelati e Torte”, innovativo nel settore del gelato, che combina ingredienti freschi del territorio e tecniche artigianali per creare gusti unici e originali. In anteprima il Gin Paestum dell’azienda “Old Tom Gin” che si distingue per l’uso di botaniche locali, portando un tocco di Cilento a una bevanda sempre più popolare. Un’altra innovazione è rappresentata dal Hera nei Campi, pionieri nel reintrodurre la coltivazione del riso nella Piana del Sele, sviluppato in collaborazione con l’Università Federico II.

Si sono svolti convegni su temi come l’hospitality, la pizza ammaccata, l’olivicoltura e il food marketing. Per i più piccoli è stata allestita l’area Lab for Kids, con laboratori dedicati alla scoperta delle tradizioni culinarie e artigianali cilentane Anche l’intrattenimento non è mancato. La manifestazione ha incluso concerti di musica cilentana e la proiezione del docufilm “I Cilentenari”, che narra storie di longevità nel Cilento.

Diverse le masterclass in collaborazione con le principali Associazioni nazionali: vini, formaggi, olio extravergine d’oliva ed un focus sulla mozzarella, la pizza cilentana ed il gelato. La manifestazione è stata l’occasione giusta per ospitare la presentazione del progetto sostevin “Sostenibilità e sviluppo della diversità bio-culturale vitivinicola campana”, vede coinvolti il CREA, Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia (CREA VE), con le sedi di Turi (Ba) Asti, Velletri, Arezzo , il CNR – ISPC,Tito (PZ) e il capofila “I piccoli Campi” srl Felitto (SA).

La masterclass sul Fiano del Cilento, condotta da Maria Sarnataro, delegata AIS Cilento e Vallo di Diano, ha messo in luce la storia e l’importanza di questo vino. Il particolare terroir cilentano influisce, infatti, sulle caratteristiche organolettiche del Fiano. I partecipanti hanno degustato diverse etichette, imparando a riconoscere i profumi floreali e fruttati, insieme alla componente minerale distintiva dei vini.

Nella sessione di Cheese Lento, con il Delegato ONAF Maria Sarnataro, i partecipanti hanno assaporato formaggi tipici, scoprendo la biodiversità e le tecniche artigianali che ne caratterizzano la produzione. La degustazione ha offerto un ampio ventaglio di sapori, da quelli freschi e delicati a quelli più complessi e stagionati.

L’olio d’oliva è stato al centro della masterclass guidata da Mimmo Cosimo dell’associazione Oleum. Qui, i partecipanti hanno appreso la storia, le varietà e le tecniche di produzione dell’olio extravergine, enfatizzando il ruolo del terroir e delle pratiche sostenibili. Diverse varietà di olio sono state degustate, rivelando profili aromatici unici, da note fruttate a quelle piccanti.

L’Aglianico del Cilento ha avuto come relatore Ugo Baldassarre della FISAR, che ha presentato le caratteristiche di questo vitigno. I partecipanti hanno potuto riconoscere profumi e sapori tipici dell’Aglianico, come frutta rossa matura e spezie, apprezzando la sua struttura tannica.

Nella masterclass sulla Pizza Ammaccata, Cristian Santomauro ha condiviso la sua passione per la tradizione culinaria cilentana. Ha spiegato le peculiarità della pizza, dalla forma irregolare alla consistenza morbida, e ha mostrato le tecniche per un impasto perfetto, sottolineando l’importanza di ingredienti freschi come farina e pomodori locali.

La sessione sul gelato, guidata da Domenico Belmonte, ha esplorato l’arte della produzione artigianale, con focus su ingredienti freschi e tradizioni locali. Infine, la masterclass sui salumi, condotta da Enrico De Nigris di ONAS, ha presentato le specialità del Cilento, come capocollo e soppressata. De Nigris ha illustrato l’importanza delle tecniche artigianali e degli ingredienti locali, mostrando come ogni salume racconti una storia legata al territorio e alle tradizioni familiari.