A Battipaglia la vita rurale della Piana del Sele nella galleria di immagini del ristorante gourmet Cinque Foglie e nella nuova cantina

Oltre un anno di lavori incessanti per la famiglia Adinolfi, imprenditori salernitani attivi nel settore della quarta gamma e dell’hospitality di qualità. Il sogno di Giovanni, realizzare un qualcosa di unico nel territorio di Battipaglia, si è realizzato con la presentazione della galleria permanente di immagini storiche della Piana del Sele e della nuova cantina vini del gourmet Cinque Foglie, uno dei punti gastronomici in capo all’Hotel Commercio assieme al lounge Linfa e al ristorante Le Radici.

La nuova cantina vini

Un autentico tempio del vino, per tutti gli appassionati che desiderano condividere la gioia dell’apertura di una bottiglia di prestigio o per un brindisi da aperitivo prima di accomodarsi nell’elegante sala fine dining e continuare al tavolo con le portate di chef Roberto Allocca. Quasi 1500 referenze con alcune storiche verticali accompagnate dal racconto negli abbinamenti del direttore ed f & b manager Ivan Mendana Fernandez.

Il progetto Cinque Foglie

Dall’ingresso, attraverso una mostra permanente di scatti fotografici del territorio, all’experience dell’ala degustazione riservata ai clienti del Cinque Foglie, parte la narrazione del primo e unico ristorante gourmet a Battipaglia ad aver ricevuto la menzione speciale nell’ambita Guida Michelin.

Il progetto si arricchisce di ulteriori elementi, che prendono la forma di racconto multisensoriale destinato non soltanto alla sosta fine dining, ma anche alla conoscenza della cultura storica e della “fatica contadina” di coloro che hanno preservato le tradizioni agricole nella pianura salernitana del fiume Sele.

Il tabacco, settore che rappresenta gli inizi dell’attività familiare, ma anche pomodori, cotone, bufale, risaie e, ovviamente, insalate e prodotti ortofrutticoli, fonti inesauribile di primizie per le popolazioni residenti.

La famiglia Adinolfi

Giovanni Adinolfi e prima di lui il padre Giuseppe e il nonno Antonio sono coltivatori e commercianti nel settore ortofrutticolo sin dal secondo dopoguerra a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Dai 5 ettari iniziali, ricavati dalla cessione terreni a seguito della riforma fondiaria, si è giunti agli attuali 270 ettari di proprietà, che diventano oltre 500 comprendendo quelli dei conferitori dell’agro pianeggiante del Sele, tra Pontecagnano e Paestum.

Un vero e proprio impero agricolo con 320 dipendenti e 24 referenze prodotti, destinate alla grande distribuzione, al consumatore privato e al settore Ho.Re.Ca. tramite legami commerciali radicati in Italia e in tutta Europa.

Ma il sogno di Giovanni, della moglie e dei figli Francesca, Giuseppe ed Ida non poteva fermarsi all’amore per la rucola: dal ricordo degli studi d’infanzia e dalle esperienze giovanili maturate nella gestione di hotel e strutture di prestigio, decise di investire energie e risorse nel recupero dello storico Hotel Commercio a Battipaglia e nella ristorazione di altissima qualità con Le Radici prima e la sala gourmet Experience poi, divenuta Cinque Foglie, due versioni differenti della proposta gastronomica ai clienti dell’hotel e agli ospiti esterni.  

L’incontro con lo chef Roberto Allocca

Alla guida della cucina c’è Roberto Allocca, avellinese d’origine, dal percorso professionale intenso e prestigioso. Dalla scuola dei maestri Enrico Derflingher, Alfonso Iaccarino e Paolo Barrale, dalla conquista della stella Michelin come Executive Chef del Relais Blu alle esperienze al Marennà e all’Hotel Le Agavi, la sua cucina è fatta di rispetto, tecnica e poesia.

Ogni piatto è un racconto sussurrato, un invito alla scoperta lenta, un equilibrio tra emozione e misura. Una proposta elegante e concreta, che muta in funzione della stagionalità degli elementi, basata sulla forza della tradizione, sulle contaminazioni e sull’originalità fuori da schemi e vincoli.

I menù proposti trasformano virtualmente le immagini viste in galleria in contenuti reali di emozioni tutte da assaggiare. Due le degustazioni tra le incursioni mediterranee nel “Nostos” a mano libera – 8 soste ad € 110,00 e la visione pionieristica di eccellenti produttori di primizie di quarta gamma ne “L’Orto di Francesca” – 6 soste ad euro 90,00. Per chi desidera “contaminare” le varie tappe la possibilità di optare per la carta e comporre a propria scelta il percorso.

Toscana – Quando il Vino Nobile di Montepulciano si racconta a tavola

L’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano targata 2026 si è chiusa con un pranzo diffuso che ha coinvolto alcune cantine della denominazione, chiamate non solo a ospitare, ma soprattutto a dialogare con altre realtà produttive del territorio. Un format riuscito capace di spostare l’attenzione dalla degustazione formale a un momento di condivisione autentica, restituendo a Montepulciano stessa una dimensione più quotidiana e reale.

L’esperienza si è svolta presso Cantina Talosa, che ha accolto al proprio tavolo i vini di Talosa, Poliziano, Tiberini, Il Molinaccio, Boscarelli e Montemercuri. Un parterre eterogeneo per stile e interpretazione, ma accomunato da una forte identità territoriale e da un linguaggio condiviso, quello del Sangiovese di Montepulciano.

Il contesto informale e conviviale ha permesso di vivere gli assaggi con maggiore libertà, senza schemi rigidi, favorendo il confronto diretto tra produttori e ospiti. Tra calici e piatti condivisi, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG si è raccontato in modo spontaneo, mettendo in luce affinità, differenze e sfumature stilistiche.

L’apertura è stata affidata a bianchi e rosati delle sei cantine, abbinati a prodotti tipici del territorio – salumi e formaggi – per poi proseguire con una serie di crostini e un eccellente peposo di cinghiale.

I vini proposti con il pranzo hanno accompagnato con coerenza l’intero percorso gastronomico:

  • Il Molinaccio – Rosso di Montepulciano DOC Il Golo 2024; IGT Toscana Rosso L’Allocco
  • Montemercuri – Rosso di Montepulciano DOC Petaso 2022; IGT Toscana Rosso Tedicciolo 2022
  • Cantina Talosa – Rosso di Montepulciano DOC 2024; IGT Toscana Rosso Pietrose 2016
  • Boscarelli – Rosso di Montepulciano DOC Prugnolo 2024; IGT Toscana Rosso Boscarelli 2015
  • Poliziano – Rosso di Montepulciano DOC Fiori Rossi 2024; IGT Toscana Rosso Le Stanze 2015
  • Tiberini – Rosso di Montepulciano DOC Sabreo 2024; IGT Toscana Rosso Virgulto 2015

Un’esperienza che ha restituito al vino la sua dimensione più vera: quella dell’incontro, del racconto e della convivialità.

Cantina Talosa, il tempo come alleato

All’interno di questo contesto, la visita a Talosa ha assunto un valore particolare. Nel cuore storico di Montepulciano, tra vicoli ciottolati e palazzi nobiliari, la cantina rappresenta una delle interpretazioni più solide e coerenti del Vino Nobile di Montepulciano. Un progetto nato nel 1972 con la famiglia Jacorossi, capace in oltre cinquant’anni di coniugare rigore enologico, rispetto del territorio e una visione produttiva orientata alla longevità.

Talosa non è soltanto una cantina, ma un luogo simbolico. L’affinamento dei vini avviene nei locali storici sotterranei, scavati nella roccia sotto il centro di Montepulciano: ambienti suggestivi, con volte in mattoni del XVI secolo e origini ancora più antiche, che raccontano una relazione intima tra il vino e il tempo, elemento centrale della filosofia aziendale. Durante gli scavi è emersa anche una tomba etrusca, ulteriore testimonianza della profondità storica di questo luogo. Ogni anno circa 23.000 visitatori, in gran parte stranieri, attraversano questi spazi restando spesso senza parole.

Il cuore produttivo dell’azienda si trova nella zona di Pietrose, dove circa 33 ettari di vigneti si estendono tra i 330 e i 400 metri di altitudine. Qui il Sangiovese, localmente chiamato Prugnolo Gentile, trova condizioni ideali per esprimere equilibrio, profondità aromatica e una trama tannica raffinata.

La scelta stilistica di Talosa punta su vini capaci di evolvere con grazia, privilegiando estrazioni misurate, precisione aromatica e affinamenti calibrati, senza perdere il legame con il carattere territoriale del Vino Nobile. Una coerenza produttiva che negli anni ha trovato crescente consenso tra appassionati e operatori.

Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG rappresenta la sintesi di questa visione: struttura ed eleganza unite a una bevibilità che si apre nel tempo. La Riserva, prodotta solo nelle migliori annate, aggiunge complessità e profondità, distinguendosi per capacità di invecchiamento e precisione stilistica. Accanto a queste, il Rosso di Montepulciano offre una lettura più immediata del Sangiovese locale, mentre il Vin Santo testimonia il legame con la tradizione più autentica, attraverso lunghi appassimenti e affinamenti pazienti.

Pur restando fortemente radicata nel territorio, Talosa ha costruito negli anni una solida presenza sui mercati esteri, contribuendo alla diffusione dell’immagine del Vino Nobile di Montepulciano nel mondo. Un successo costruito senza rincorrere mode, ma attraverso identità e coerenza. Talosa è un esempio virtuoso di come il Vino Nobile possa raccontare Montepulciano con autorevolezza e misura. Una cantina che fa del tempo il suo principale alleato e che, vendemmia dopo vendemmia, continua a scrivere una storia di eleganza, profondità e fedeltà al territorio.

Napoli, al Gran Caffè Gambrinus una gigantesca torta “Mimosa” per festeggiare tutte le donne

Napoli, al Gambrinus la Mimosa “record”

Una torta Mimosa del peso di 20 chili è stata esposta al Gran Caffè Gambrinus di Napoli durante la giornata internazionale della donna.

Protagonista indiscussa delle foto fatte da cittadini e turisti prima di essere tagliata e messa in vendita, la torta simbolo dell’8 marzo è stata realizzata dalla squadra di pasticcieri guidata da Stefano Avellano in cui c’è la giovanissima pastrychef Asia Cosmo. Anche alcune dipendenti del locale storico d’Italia si sono fatte fotografare accanto all’enorme torta che intende essere un ringraziamento simbolico per chi lavora o frequenta il Gambrinus.

“Celebriamo così la loro forza, il talento e la passione. Alle donne del Gambrinus, a coloro che lavorano in sala, in laboratorio o dietro le quinte va il nostro grazie più sincero per la cura nei dettagli, per l’energia instancabile, per la professionalità che rende speciale ogni momento. L’8 marzo è un giorno simbolico.

Il valore delle donne, invece, dobbiamo festeggiarlo tutto l’anno”, spiegano in un post diffuso sui social i titolari del Gran Caffè Gambrinus.

Napoli, quando la fotografia incontra l’alta cucina: Sam Shaw e il mito di Marlon Brando al Deschevaliers Restaurant – Hotel De Bonart Naples

Arte e ospitalità tornano a dialogare a Napoli grazie alla rinnovata collaborazione tra Finarte e Caracciolo Hospitality Group, che insieme danno vita a un nuovo progetto espositivo all’interno del ristorante DESCHEVALIERS, situato nell’Hotel de Bonart Naples, Curio Collection by Hilton. L’iniziativa rappresenta un’evoluzione significativa della partnership tra le due realtà, con l’obiettivo di ampliare il dialogo tra cultura, ospitalità e gastronomia in un contesto contemporaneo e raffinato.

Per tutto il 2026, gli spazi del ristorante si trasformeranno infatti in una galleria temporanea dedicata alla fotografia d’autore. Il progetto prevede un ciclo di mostre monografiche che accompagneranno l’esperienza gastronomica degli ospiti, costruendo un percorso in cui gusto, estetica e contemplazione si fondono. L’intento è offrire un’esperienza sensoriale completa, capace di invitare il pubblico a rallentare e lasciarsi sorprendere, ricordando come anche l’arte, al pari della cucina, possa essere racconto, memoria ed emozione.

Il programma espositivo è coordinato dagli esperti di Finarte Davide Carlo Battaglia e Marica Rossetti, insieme al curatore scientifico e critico d’arte Roberto Mutti, che accompagnerà ogni mostra con testi critici e approfondimenti dedicati agli artisti presentati.

Il ciclo si apre con “Sam Shaw | Marlon Brando. Il volto, il mito, il set”, esposizione dedicata al celebre sodalizio tra il fotografo americano Sam Shaw e l’attore Marlon Brando. Visitabile dal 5 marzo al 20 aprile 2026, la mostra presenta una selezione di stampe fotografiche originali che raccontano l’intenso rapporto professionale e umano tra i due protagonisti.

Nel testo critico che accompagna l’esposizione, Roberto Mutti ricorda come alcune fotografie diventino vere e proprie icone collettive, anche per chi non riconosce il nome del loro autore. È il caso dello scatto realizzato da Sam Shaw nel 1951 sul set del film Un tram che si chiama desiderio, diretto da Elia Kazan e tratto dall’opera teatrale di Tennessee Williams, in cui Marlon Brando appare con la celebre maglietta bianca destinata a entrare nella storia dell’immaginario cinematografico.

Le immagini in mostra, tuttavia, raccontano molto più di quell’istantanea divenuta leggendaria. Il fotografo newyorkese sviluppò infatti uno stile profondamente personale, capace di allontanarsi dall’estetica hollywoodiana più patinata e costruita per privilegiare uno sguardo diretto e spontaneo, influenzato dai suoi esordi nel reportage. Per questa ragione Shaw preferiva spesso la luce naturale e gli spazi aperti allo studio fotografico tradizionale, cercando di catturare momenti autentici e immediati.

Nel percorso espositivo si alternano ritratti in bianco e nero di grande eleganza formale, scatti a colori più informali e immagini che restituiscono l’attore in diverse dimensioni: sorridente davanti all’obiettivo, spettinato dal vento, oppure colto in momenti di pausa mentre dialoga con i membri della troupe o osserva l’ambiente circostante. Accanto a queste fotografie compaiono anche immagini di scena, tra cui quelle realizzate durante le riprese del western One-Eyed Jacks, unico film diretto dallo stesso Marlon Brando nel 1961.

In questi scatti emerge tutta la libertà espressiva di Shaw, capace di passare con naturalezza dal bianco e nero al colore e dai contrasti più netti a quelli più delicati, mantenendo sempre uno sguardo profondamente legato alla realtà e alla dimensione umana del soggetto fotografato.

Il progetto si inserisce nel più ampio percorso Finarte THE GALLERY, iniziativa concepita per portare l’arte fuori dagli spazi espositivi tradizionali e creare nuove occasioni di incontro tra pubblico e linguaggi artistici. Accanto alla dimensione fisica della mostra, il progetto si sviluppa anche online: tutte le opere esposte saranno infatti disponibili per l’acquisto attraverso la piattaforma digitale, ampliando le possibilità di accesso al collezionismo.

All’interno di questo dialogo tra arte e ospitalità, il ristorante Deschevaliers rafforza il proprio ruolo di luogo in cui cucina, design e cultura convivono in modo armonico. La proposta gastronomica è guidata dalla visione dello chef bistellato Nino Di Costanzo, anima del ristorante Danì Maison, interprete della tradizione campana riletta con sensibilità contemporanea e grande attenzione alla qualità delle materie prime.

Al suo fianco opera il resident chef Antonio Autiero, che traduce quotidianamente questa filosofia in una cucina elegante e coerente, garantendo continuità e identità all’esperienza gastronomica del ristorante. Nel corso dell’anno il progetto espositivo proseguirà con altri cinque appuntamenti dedicati a diversi autori della fotografia contemporanea, confermando il Deschevaliers come uno dei nuovi punti di riferimento per la fotografia d’autore a Napoli, dove cultura visiva ed esperienza gastronomica si incontrano in un dialogo sempre più stretto.

Chianina & Syrah 2026 – I migliori assaggi e le considerazioni dall’anteprima “Sarà Syrah”

Come ogni anno torna l’appuntamento atteso da stampa e professionisti del settore per una panoramica sulle diverse espressioni di Syrah in Italia. Naturalmente si parte sempre da Cortona, territorio ospitante, che rappresenta ormai un punto fermo per qualità e carattere dei suoi vini.

Ci si avvia verso la decima edizione prossima di Chianina & Syrah con ottimismo, nonostante la situazione globale difficile e il commercio fermo al palo. Un recupero di fiducia che deve passare, per forza di cose, anche dall’interruzione delle guerre in atto. Per fortuna ci sono i calici a parlare e quelli di Cortona e del resto d’Italia sono davvero sorprendenti, soprattutto nelle annate 2023 e 2024.

Le motivazioni

Eterogenee e opposte all’apparenza: più esile l’impatto della 2023, ma meglio performante rispetto agli areali celebri del Sangiovese, segno che la Syrah riesce ad esprimere il meglio di sé anche nelle vendemmie complicate. I campioni all’assaggio sono eleganti, dinamici, dai tannini poco impegnativi e con scie floreali appetitose che si sostituiscono a quelle speziate tipiche.

La 2024 risulta a tratti straripante per intensità delle componenti fruttate, ricche di pepe nero. Equilibrio e linearità che rispecchiano una filosofia un po’ ovunque presente, grazie all’impegno dei vigneron ad utilizzare raspi e tecniche “alla francese” un tempo impensabili. Il risultato parla di vini contemporanei dall’ottima prospettiva per il settore Horeca.

Fare le cose per bene, senza pensare al proprio “orticello”, vuol dire aiutare le vendite di un intero comparto che merita attenzione per il lavoro sin qui svolto. Il panel di degustazione dei campioni alla cieca è stato composto dal sottoscritto e dall’autore di 20Italie Alberto Chiarenza. I risultati sono elencati in ordine alfabetico e non di preferenza, basati su una media superiore ai 90 centesimi.

Migliori Syrah Cortona Doc

Baldetti – Spazzanido 2025

Cantina Canaio – Calice 2024

Cantina Doveri – L’Usciolo 2023

Cantine Faralli – Particella 134 2021

Chiara Vinciarelli – Castore 2024

Fabrizio Dionisio – Il Castagno 2023

Podere Il Fitto – Campetone 2023

I.S.I.S. Angelo Vegni – Syrah 2021

La Braccesca – Achelo 2024

Poggio Sorbello – Rugapiana 2024

Stefano Amerighi – Apice 2022

Migliori Syrah d’Italia

Aldo Viola – IGP Terre Siciliane Syrah Plus 2021 biologico

Alessandro di Camporeale – Monreale Doc Syrah Kaid 2022

Bulichella – IGT Costa Toscana Syrah Hide 2021

Colognole – Toscana IGT Sarà Syrah 2022

Fabbrica Pienza – IGT UNI 2021

Feudo Disisa – Monreale Doc Roano 2020

Il Querciolo – IGT Toscana Syrah Gruccione 2022

Il Vecchio Poggio – IGP Lazio Rosso Puddinga 2021

Maestà di Santa Luce – IGT Toscana Syrah 2022

Michele Satta – IGT Toscana Syrah 2023

Podere Bellosguardo – IGT Syrah 2021

Tenuta La Novella – IGT Toscana Sambrena Syrah 2023

Tenuta Sallier De La Tour Tasca d’Almerita – Sicilia Doc Syrah 2023

Menu e pizze special per celebrare la festa della Donna

Carbot Communication firma un progetto “di gusto” tra Nord e Sud Italia fino alla Svizzera

In occasione dell’8 marzo le pizzerie e i ristoranti propongono per il week end celebrativo della donna menu e pizze speciali, un viaggio del gusto che attraversa l’Italia da Nord a Sud, con un’estensione internazionale in Svizzera, celebrando la pizza come linguaggio universale di condivisione, identità e creatività.

Un percorso che mette al centro menu esclusivi, ingredienti d’eccellenza e grandi maestri dell’impasto, trasformando l’8 marzo in un’esperienza gastronomica capace di raccontare territori, storie e visioni imprenditoriali.Il viaggio parte dalla Toscana, a Pistoia, dove il talento di Manuel Maiorano interpreta la Festa della Donna attraverso un menu speciale firmato La Fenice Pizzeria Contemporanea: qui la pizza diventa espressione di ricerca, tecnica, sensibilità sugli impasti e selezione rigorosa delle materie prime.

Le creazioni dedicate all’8 marzo metto al centro la stagionalità e l’armonia dei sapori, in un equilibrio perfetto tra estetica e gusto. A Roma, il progetto passa attraverso l’identità forte e territoriale di Ardecore, dove Alessadro Zirpolo esalta i prodotti irpini in tra vellutata di zucca, caciocavallo calitrano e cipolla ramata di Montoro. autenticità e memoria. Il percorso prosegue con Biské Pizza e Brace che con Giuseppe Todaro celebra i prodotti pugliesi come simbolo di sole, territorio e profumi mediterranei: grani salentini, olio extravergine, ortaggi e specialità tipiche diventano elementi centrali di un menu dedicato all’8 marzo.

Il viaggio non può che approdare in Campania, culla della pizza e laboratorio continuo di innovazione; il maestro dell’impasto Salvatore Santucci presso Salvatore Santucci Pizzeria firma una proposta speciale una pizza con pomodorino giallo, fiori di zucca, mais, fiordilatte e pepe in grado di soddisfare il palato e la vista. Sempre a Napoli Raffaele Bonetta interpreta la Festa della Donna con una visione personale che unisce struttura, leggerezza e carattere, in un equilibrio tra gli ingredienti. Spazio anche alla creatività contemporanea con la “Scrunchy” di Antonio Tancredi, proposta innovativa nella sua Diametro 3.0 dove reinterpreta consistenze e croccantezze, offrendo una pizza al tartufo nero, songino, battuta di fossona e tuorlo d’uovo.

A chiudere questo viaggio gastronomico non poteva mancare un tocco di dolcezza, nella cornice iconica di Capri: presso Grotta Azzurra Gourmet la Festa della Donna si conclude con un raffinato momento dedicato al rituale italiano per eccellenza ovvero un caffè accompagnato da una fetta dell’iconica torta caprese. Ma il progetto firmato Carbot Communication si estende fino alla Svizzera: a Neuchâtel Gianluca Pellegrino e Giuseppe Folgore di Vesuvius Taste Experience consolidando il valore internazionale della pizza italiana con una Nerano alla crema di zucchine, fior di latte, zucchine fritte e scaglie di provolone del monaco.

Con questa iniziativa, Carbot Communication conferma la propria missione: valorizzare il mondo food e femme attraverso strategie narrative capaci di trasformare un evento in esperienza, un menu in racconto, un territorio in emozione.La Festa della Donna diventa così simbolo di talento, determinazione e creatività.

Ruffino presenta “Garzaia” il Bolgheri Superiore dalla vendemmia 2023

Lo scorso 2 marzo Ruffino ha ufficialmente  presentato al mercato italiano, “Garzaia” Bolgheri Superiore DOC 2023, primo Bolgheri Superiore prodotto interamente da vigneti di proprietà e prima annata in commercio.

Ruffino, con oltre 140 anni di storia, è stata fondata a Pontassieve nel 1877 dai cugini Ilario e Leopoldo Ruffino. Nel 1913 l’azienda passa sotto la guida della famiglia Folonari, che ne accompagna lo sviluppo per quasi un secolo. Nel 2011, dopo 98 anni di gestione familiare, la società viene interamente acquisita dal gruppo americano Constellation Brands, che ne detiene ancora oggi la proprietà e continua a valorizzare la tradizione e l’eccellenza dei vini Ruffino a livello globale.

Dal 2023, Ruffino ha intrapreso un percorso di trasformazione per consolidare il proprio posizionamento tra i grandi vini toscani di alta gamma, puntando su qualità, sostenibilità e innovazione nel rispetto dell’identità territoriale. Oggi l’azienda è presente in oltre 80 Paesi.

Con Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023, Ruffino inaugura un nuovo capitolo della propria storia quasi centocinquantennale, riaffermando la volontà di essere protagonista nei territori simbolo dell’eccellenza enologica toscana.

La presentazione si è svolta al Ristorante La Pineta a Marina di Bibbona, terza tappa del tour internazionale di lancio, un percorso che sta toccando alcune delle principali capitali del vino e che proseguirà nei prossimi mesi tra Europa, Nord America e Asia. Una scelta simbolica quella di Marina di Bibbona, nel cuore del territorio bolgherese, per consacrare ufficialmente un progetto che nasce proprio da questa terra.

Con Garzaia, Ruffino compie un passo strategico importante, rafforzando la propria presenza in una delle denominazioni più prestigiose al mondo, quella di Bolgheri, che conta appena 75 produttori.

Il progetto prende forma nel 2023, anno in cui l’azienda annuncia l’acquisizione di vigneti  per un totale di 15 ettari nelle aree di Le Sondraie e Le Bozze, lungo la via Bolgherese, con l’obiettivo di dare vita a vini capaci di interpretare il territorio attraverso una visione autentica e identitaria.

Questa posizione strategica garantisce esposizione e suoli ideali per la coltivazione delle uve, contribuendo alla qualità distintiva dei vini prodotti.

Garzaia si inserisce così nella gamma dei fine wines Ruffino, accanto a etichette iconiche come il Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione DOCG, il Greppone Mazzi Brunello di Montalcino DOCG, e gli IGT Modus Primo e Alauda,  completando il presidio dell’azienda nelle più vocate aree toscane.

Il nome “Garzaia” deriva dal luogo in cui diverse specie di aironi nidificano collettivamente, costruendo i propri nidi in stretta vicinanza, in un ecosistema naturale che sta equilibrio tra terra e acqua. Un nome evocativo che richiama l’anima paesaggistica di Bolgheri, profondamente radicata nella sua storia e nel suo ambiente.

Il progetto porta la firma di Olga Fusari, Senior Winemaker di Ruffino dal 2023, laureata in Viticoltura ed enologia presso l’Università di Firenze, con oltre vent’anni di esperienza nella produzione di grandi rossi toscani e un lungo percorso professionale maturato in ambito bolgherese presso Ornellaia fin dal 2005, che le ha permesso di affinare una profonda conoscenza dei blend in stile bordolese e del terroir di Bolgheri, contribuendo a valorizzare una delle denominazioni più prestigiose della Toscana.

Il suo percorso si era arricchito anche di esperienze internazionali in Argentina, da Bodega Rolland, e in Nuova Zelanda, da Selaks Winery, oltre a un Master conseguito alla Bordeaux Sciences Agro. Un bagaglio che le consente di dialogare con culture vitivinicole diverse, mantenendo sempre al centro la vocazione e l’identità del territorio toscano.

Dal 2023 è in Ruffino, dove guida la produzione dei fine wines tra Bolgheri, la Tenuta Poggio Casciano sulle colline fiorentine e la Tenuta La Solatia a Monteriggioni. Qui interpreta etichette come Modus, Modus Primo e Alauda con uno stile che unisce precisione tecnica, eleganza e identità territoriale.

Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023

Il vino nasce esclusivamente dai vigneti di Le Sondraie, nella parte nord della denominazione, su suoli profondi, sabbioso-argillosi e poveri di calcare, a 10 metri sul livello del mare. Blend: 70% Cabernet Franc 30% Merlot, 15,5% vol..

L’annata 2023 è stata caratterizzata da clima stabile e giornate soleggiate per gran parte della stagione vegetativa. Le piogge abbondanti di fine agosto hanno reintegrato le riserve idriche, favorendo una maturazione lenta e completa delle uve.

La fermentazione avviene in acciaio inox con rimontaggi e délestage periodici, seguita da circa 21 giorni di macerazione sulle bucce. Dopo la fermentazione malolattica, il vino affina per 18 mesi in barriques di rovere francese (70% nuove, 30% di secondo passaggio).

Note di degustazione

Nel calice si presenta di colore rosso rubino intenso e profondo. All’olfatto si apre con un bouquet complesso di macchia mediterranea e frutti rossi maturi, accompagnati da eleganti note speziate dolci  vanigliate, cacao e leggere sfumature balsamiche.

Al sorso è ampio e di corpo, il tannino presente ma vellutato accompagnato da una acidità vibrante che bilancia il grado alcolico. La chiusura è  persistente, speziata e balsamica.

Un vino elegante ed equilibrato. In commercio dal 1.3.2026 al prezzo di € 160,00. In occasione del pranzo di presentazione, il vino è stato proposto in abbinamento al cacciucco de La Pineta

Sannio Top Wines: eccellenze e visione comune

Il Museo del Sannio ha ospitato una nuova edizione di Sannio Top Wines, l’appuntamento che celebra le cantine del territorio distintesi nelle guide italiane e nei concorsi nazionali e internazionali. Un evento che ha acceso i riflettori su 34 aziende simbolo della crescita qualitativa del comparto vitivinicolo sannita.

Promossa dal Sannio Consorzio Tutela Vini insieme alla Provincia di Benevento, Sannio Europa, alla Rete Museale provinciale e a Coldiretti Benevento, la manifestazione ha messo in evidenza un territorio che continua a consolidare la propria reputazione grazie a impegno, professionalità e costante ricerca della qualità.

Coesione e progettualità

Particolarmente sentito l’intervento del presidente del Consorzio, Carmine Coletta, visibilmente emozionato, che ha richiamato con forza il valore della coesione e del gioco di squadra come chiave per affrontare le sfide future. Un messaggio chiaro: solo lavorando insieme il Sannio potrà rafforzare ulteriormente la propria presenza sui mercati.

L’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca ha invece indicato nella

progettualità la parola dordine, sottolineando la necessità di pianificare con visione strategica e di essere pronti a cogliere le opportunità, a livello nazionale e internazionale, per sostenere il vino campano.

Un percorso lungo sessant’anni

A margine dell’evento, l’intervento dell’onorevole Roberto Costanzo ha offerto una riflessione di ampio respiro storico. È stato ricordato come questa giornata rappresenti un passaggio fondamentale per il Sannio, frutto di oltre sessantanni di lavoro iniziati nel 1960, quando la DOC del Sannio fu la prima a essere riconosciuta.

Un percorso costruito nel tempo, fatto di investimenti, sacrifici e comunicazione, che oggi consente di raccogliere risultati concreti in termini di reputazione e riconoscimenti.

L’invito finale è stato quello di essere orgogliosi del cammino compiuto e di continuare a lavorare uniti, come Sannio e come Irpinia, per rafforzare la presenza del territorio nel panorama enologico nazionale e internazionale, con un incoraggiamento sentito rivolto a tutte le cantine protagoniste di questa crescita.

A Chiaia il Riff rinnova la sua proposta con una cocktail list dedicata alla musica

Musica e miscelazione si incontrano a Napoli al Riff Music & Drink, progetto nato nel 2019 dalla visione di Andrea Giannino, giovane barman classe ‘97, che oggi presenta una nuova cocktail list che unisce il mondo della musica a quello della mixology.

Un’idea che conferma l’identità del Riff: un luogo dove il drink non è solo tecnica, ma anche racconto, emozione e cultura, in un dialogo costante tra suono, gusto e creatività. Situato in zona Chiaia, in via Giuseppe Matracci 87, il Riff gode di una posizione strategica: a ridosso dei baretti, ma lontano dal caos della movida più affollata. Un luogo raccolto e curato, pensato per chi cerca qualità, atmosfera e identità.

Il Riff è un cocktail bar “all day”, aperto dalla mattina fino a sera e nel weekend fino alle 2 di notte. Oltre alla colazione, il locale propone anche una selezione di offerte gastronomiche pensate per accompagnare ogni momento della giornata: dalla zingara ischitana ai taglieri di salumi e formaggi, fino a proposte calde come i saltimbocca, ideali per un pranzo informale o un aperitivo rinforzato. Una proposta semplice ma attenta, che dialoga con l’anima conviviale del locale.

Il cuore pulsante del Riff resta però il bancone. È qui che Andrea Giannino concentra la sua ricerca, fatta di equilibrio, tecnica e narrazione. La nuova cocktail list è composta da cinque signature cocktail, i cui nomi non sono scelti a caso: rendono omaggio agli artisti che hanno segnato la storia della musica. Da Pino Daniele a Elvis Presley, passando per The Beatles, Eminem e Stevie Wonder, ogni scelta racconta un’influenza, un ricordo, un’ispirazione personale.

A rendere il progetto ancora più autentico è la sua anima. Il Riff è infatti un locale a conduzione familiare: accanto ad Andrea ci sono anche i suoi genitori, che lo hanno sempre sostenuto sin dall’inizio del percorso e che ancora oggi collaborano attivamente alla vita del locale. Un supporto fondamentale che si riflette nell’accoglienza e nel clima caldo e informale che caratterizza il Riff.

Con questa nuova cocktail list, il Riff rinnova la propria visione: essere un luogo dove musica, territorio e miscelazione si incontrano, dando vita a un linguaggio personale e riconoscibile, capace di parlare a un pubblico sempre più attento e curioso.

Si ringrazia Mariano Cacace per le immagini del presente comunicato.

Gli effetti della sentenza della Corte Suprema degli USA sui mercati del vino

Come possono gli operatori di settore, tra le due sponde dell’Oceano, interpretare il muro legale eretto dai supremi giudici USA e definire una rotta percorribile in questa crisi depressiva di fase?

È da tempo identificata “fase economica storica” dagli operatori,  quella attuale che vede il mercato USA del vino introverso sull’elevazione dei dazi straordinari all’arrivo in dogana. Un effetto comune a molte altre categorie merceologiche definite “non strategiche” per l’economia statunitense, ma che nello specifico rimanda la curva dell’export vitivinicolo in Usa di almeno vent’anni indietro. Il deficit del 2025 attesta un -49% di valore per i vini esteri importati, marcando un gap delle disponibilità di vini ai consumatori statunitensi tra il 25 e il 30% del fabbisogno annuo. 

Va ricordato che i vini esteri in USA sostengono la curva dei consumi interni di vino, storicamente oscillando tra il 35 e il 40% della domanda, con picchi sempre più alti, dalla pandemia in poi, per la crisi produttiva californiana causata dai cd. “Wildfires” e da altri scompensi metereologici ad affliggere Napa e Sonoma e altre maggiori zone produttive a denominazione.

La “fase” indica un break strutturale, cioè un mutamento dei fondamentali di quel mercato tale da cambiarne il funzionamento. I dazi riducono la spesa degli importatori, innescano inflazione sia dai costi nella catena del valore import-distribuzione-buyer, sia perché meno bottiglie a scaffale spingono in alto i prezzi.

In questa fase, l’amministrazione Trump ha provato ostinatamente a ridurre il deficit commerciale tarpando i consumi interni. Invocando una crisi dell’export Usa, il presidente applica secondo le regole IEEPA (protezione d’emergenza dell’economia interna) fin dal gennaio 2025 le misure tariffarie ormai note come “tariffs” rendendole, inoltre, incerte e variabili a piacimento del governo, con effetti ulteriori di anossia degli scambi. 

La sentenza della Corte Suprema risponde, infatti, alla tesi di un singolo importatore di New York, Victor Schwartz, e del suo legale rappresentante presso la corte Neil Katyal, secondo cui i dazi, le “tariffs” imposte da Trump, sono illegali per diritto e per danno causato alle imprese nazionali.

Sul piano pratico, un anno di tariffs crea un esborso medio maggiore del singolo consumatore per circa $1700. Difficile stimare quanto il vino incida: in realtà, non essendo un bene primario è più soggetto alla rinuncia all’acquisto: semmai c’è un effetto aggregato di perdita di mercato anziché di incremento dei costi.

Dal lato della produzione, i magazzini europei restano pieni: il Mercato Usa deficitario è uno squilibrio durevole. Se gli sforzi delle cantine italiane s’indirizzano verso mercati finora meno considerati – non solo interni EU ma soprattutto quelli storicamente negletti, come India e Mercosur/Sudamerica, o il nuovo trattato di libero scambio tra Canada ed EU – il lento riallineamento preme sui listini penalizzando l’alto mainstream – dove i vini italiani sono dominanti.

Ma i produttori statunitensi non ridono certo: avendo sempre meno materia prima, sono incoraggiati dal loro ministro del commercio alla pratica, finora minoritaria, di acquisire mosti congelati da paesi del Sudamerica o di altre nazioni a produzione intensiva, per importarli senza dazi e tramutarli inopportunamente in “Product of USA”. Questo danneggia irrimediabilmente la reputazione delle cantine statunitensi e, in ultima istanza, la propensione al consumo interno per caduta della fiducia.

In sintesi, il governo Usa intende comprimere i mercati a esso sfavorevoli, quali quelli vitivinicolo, accettando anche di danneggiare i propri produttori. È riduzionismo, non protezionismo.

Sul piano legale commerciale tale disastro è favorito dal combinato di leggi che regolano il commercio statunitense con l’estero. Esso apre ancora a possibilità di dazi sostanzialmente ripetitivi degli stessi effetti di quelli abrogati sotto IEEPA.

Trump ne ha subito riaffermato l’impiego all’indomani della sentenza della Corte Suprema contro i “suoi” dazi.

Si consideri che i prodotti alimentari non rientrano nelle categorie esenti da dazi sotto l’USMCA – il “nuovo” trattato commerciale di Trump tra USA, Messico e Canada: la materia si inquadra perciò in un contesto severamente assoggettabile a restrizioni secondo il legislatore statunitense.

Poi, esistono diversi provvedimenti legislativi di tono protezionistico nella legge degli USA. Il primo è il Trade Expansion Act del 1962, la cui Sezione 232 permette la protezione da importazioni lesive dell’interesse nazionale strategico (i beni alimentari di alto valore come il vino sono inclusi). Poi, il Trade Act del 1974 presenta due sezioni, la 122 che riguarda gli sbilanciamenti commerciali con l’estero, e la 301 sulle indagini dell’USTR (il Segretario degli Affari Commerciali) contro pratiche commerciali scorrette di paesi terzi.

Tali regole, scritte in momenti diversi della storia commerciale statunitense, talvolta si sovrappongono e allungano i tempi di esercizio provvisorio delle misure protezionistiche introdotte.

Non essendo mai intervenuto un adeguato “restatement of the law” nella materia (ovvero quell’azione periodica del diritto federale che risolve ambiguità e scappatoie di successivi provvedimenti legislativi, quando non sentenze..) contempliamo  mestamente uno scenario di inaffidabilità delle regole di funzionamento del mercato di uno stato democratico come gli USA. 

Scenario che fa da specchio alla incompletezza delle regole dei mercati interni della UE (quello finanziario e del credito, ma anche i profili fiscali) e ne rende lontana la sintesi in un unico mercato.

Se infatti Trump applica con il dazio generale al 15% la Sez.122 già da subito dopo la sentenza, avocando a sé il diritto di proteggere la bilancia commerciale USA per 5 mesi prima che il Congresso possa respingerne le misure, le istituzioni europee non hanno misure d’immediato impiego per riequilibrare le partite in gioco.

Né sembrano intenzionate a far leva sui prodotti finanziari e del credito che vengono massicciamente acquistati in Europa: il sistema UE non ha ancora fatto alcun passo per integrarsi in “Euro Digitale” e rendere obsoleto il Dollaro USA come “safe haven” o porto sicuro delle transazioni.

Occorre all’evidenza un impegno alla leadership europea commerciale e finanziaria, uno sforzo di maturità al quale i paesi UE (anche non tutti) non debbano più sottrarsi. 

Ne guadagneremmo innanzitutto come corpo politico-economico, ma uno tra i primi settori a beneficiarne sarebbe certamente quello vitivinicolo, al quale destinare risorse e sostegno non già svilite a mancette elettorali nelle singole nazioni europee, bensì serie misure di sistema a proteggere la solidità reputazionale e gli investimenti dei produttori europei.

In attesa di un cambio di “fase” che restauri la libertà di scambi commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, possiamo certamente creare valore tra paesi UE nel commercio di vino: possiamo rendere il cluster europeo più redditizio a bilanciare la contrazione USA.

Non è più una novità la brillantezza della domanda dei mercati scandinavi, assieme a un emergente mercato dell’Est Europa tuttavia ancor privo delle necessarie garanzie finanziarie. C’è da lavorarci, insomma.

Le produzioni italiane hanno oggi, inoltre, nuove opportunità per creare cataloghi dedicati al continente indiano e al Sudamerica, e anche al Canada e altri paesi del Commonwealth nel quale rientrerebbe anche il Regno Unito.

Siamo perciò in un segmento esiziale di questa fase, dove l’instabilità del mercato Usa dibatte le sue sorti tra sentenze e stratagemmi amministrativi. La rotta italiana verso altri mercati impone la creazione di valore aggregando potenzialità finora considerate periferiche e sussidiarie, oggi invece rese centrali per gravità.