Rosé Revolution a Terre di Pisa Food & Wine Festival

Nel centro storico di Pisa, dal 17 al 19 ottobre 2025 presso piazza Vittorio Emanuele II ha avuto luogo “Terre di Pisa Food & Wine Festival”.

Pensato per diffondere la cultura, la promozione e valorizzazione della filiera enogastronomica pisana del cibo e del vino di qualità e far conoscere i prodotti delle “Terre di Pisa”. Tre giornate che hanno avuto in programma, oltre agli stand d’assaggio, anche numerose masterclass presso il Salone ex Borsa Merci della Camera di Commercio, guidate da esperti del settore e molti interessanti show cooking.

Tra queste anche la degustazione guidata “Rosé Revolution”, dedicata ai vini rosati della provincia di Pisa condotta da Dario Pantani ed Elisa Bani di FISAR Pisa. Un excursus sulla storia dei rosati e sui vitigni più diffusi nell’areale. Durante la masterclass sono intervenuti anche alcuni produttori presenti. Un vino snobbato in Italia per diversi anni, solo recentemente sono state riscoperte e apprezzate le varie tipologie variegate e ricche di fascino.

Qualche breve cenno su come si ottiene il vino rosato in versione fermo, anticipa le note sensoriali dei vini degustati.

Le vinificazioni in rosato più diffuse sono con breve macerazione delle bucce da uve a bacca nera con il mosto e conseguente separazione delle stesse oppure con la tecnica del salasso, prelevando dalla vasca di macerazione da un vino rosso una quantità di mosto variabile per vinificarlo senza il contatto con le bucce.

Le ore di permanenza a contatto con le bucce sono determinanti per fissare il colore e la temperatura in fermentazione influisce sugli aromi. Pertanto i colori variano e assumono varie tonalità, come: rosa tenue, rosa cerasuolo, rosa chiaretto e rosa buccia di cipolla, tuttavia la scala e la nomenclatura dei colori non è uguale per tutte le schede tecniche delle associazioni della sommellerie. La durata della macerazione influisce non solo sulla tonalità del colore ma anche sui sentori e sul gusto.

Le varietà di uva più diffuse in Italia per ottenere vini rosa sono, sangiovese, montepulciano, negramaro,  corvina e nebbiolo. Il rosato è un vino conviviale e versatile, in funzione del vitigno e della tipologia trova abbinamento con un vasto numero di piatti.

Brusio d’Era Le Palaie No Vintage spumante Rosato brut. Sangiovese 100% – Rosa tenue brillante, sprigiona sentori di rosa, fragola, ribes e crosta di pane. Attacco fresco, cremoso, sapido e duraturo.

Penteo Rosato Gianni Moscardini,IGT Costa Toscana Rosato 2024 – Ciliegiolo 100% – Rosa tenue dai riflessi aranciati, emana sentori di ribes, lampone, ciliegia e scorza d’arancia. Sorso fresco, avvolgente, saporito e persistente.

Larthia Podere Marcampo IGT Toscana Rosato 2024 – Ciliegiolo 50% Pugnitello 50% – Rosa cerasuolo, sviluppa note di fragolina di bosco, agrumi, origano e nuances balsamiche; vibrante, vellutato e lungo.

Rubedo Antica Fornace IGT Toscana Rosato 2024 – Foglia Tonda 100% – Rosa cerasuolo, rivela sentori di iris, frutti di bosco, pompelmo rosa, eucalipto e salvia. Attacco fresco e saporito, coerente e persistente.

Cimba Podere Pellicciano IGT Toscana Rosato 2024 – Sangiovese 70% Malvasia Nera 20% Canaiolo 10% – Rosa cerasuolo, rimanda sentori di frutti di bosco, albicocca, pesca, pompelmo e arancia. Il sorso è leggiadro, pieno, saporito e coerente.

Timo-rosa I Moricci IGT Toscana Rosato 2024 – Sangiovese e una piccola percentuale di Colorino – Rosa pallido, presenta sentori di zenzero, lavanda, erbe aromatiche e balsamiche. Fresco, dinamico, armonico e suadente.

Il Rosato di Spazzavento Podere Spazzavento IGT Toscana Rosato 2024 – Sangiovese 100% – Rosa chiaretto, al naso giungono note di agrumi, frutti di bosco e nuances fumée. Ingresso morbido, vibrante e saporito.

Incanto Rifugio dei Sogni IGT Toscana Rosato 2024 – Cabernet Sauvignon 100% – Rosa chiaretto, sprigiona sentori di scorza d’arancia, pietra focaia e frutta a polpa rossa. Al palato è avvolgente, pieno e corrispondente.

IngioveColline Albelle IGT Toscana Rosso 2024 – Sangiovese 100% – Rosa chiaretto, emergono sentori di frutti di bosco, ciliegia e arancia amara. Al gusto è rinfrescante, saporito e coerente.

Rossato Pieve de’ Pitti IGT Toscana Rosato 2024 Sangiovese 100% – Rosso rubino trasparente, presenta sentori di violetta, ciliegia, pino, incenso e menta. Il sorso è fresco, pieno ed appagante.

Un ringraziamento per il gentile invito a Claudia Marinelli di DarWine&Food per l’organizzazione delle masterclass.

Premiate Trattorie Italiane: la forza della tradizione che guarda avanti

Quando il crepuscolo accarezza i colli umbri, qualcosa di speciale nell’aria richiama l’istinto di tornare a tavola. È in quel momento che Posta Donini, con i suoi giardini secolari e gli affreschi antichi, si trasforma in un palcoscenico sospeso tra memoria e promessa: è qui che, il 6 ottobre, ventuno trattorie provenienti da ogni angolo d’Italia si sono riunite per celebrare un legame antico con la cucina, con la terra e con chi mangia con anima e pancia.

Quella sera, non era solo una cena. Era un racconto corale, un annuncio di fiducia nel futuro: tre nuove trattorie entreranno nel gruppo nel 2026, portando il totale a 24.

La rete che difende l’identità gastronomica italiana

Nata nel 2012 dall’iniziativa di quattro osti Federico Malinverno, Sergio Circella, Alberto Bettini e Avgustin Devetak Premiate Trattorie Italiane si fonda su un patto non scritto: custodire la cucina popolare territoriale come espressione profonda di comunità, accoglienza e autenticità.

Oggi l’associazione include ventuno insegne sparse da Nord a Sud, unite da valori condivisi: uso di materie prime locali, piatti legati alla memoria, prezzi onesti, carta vini curata, accoglienza autentica, cura del cliente.

Ma più di tutto, è l’etica del mestiere che fa da collante: “cucinare per gli altri come si farebbe per casa”, con rispetto, passione e trasparenza.

Il racconto della serata: memoria, incontri, sapori

L’atmosfera era quella delle grandi occasioni: luci soffuse, tovaglie bianche, sorrisi veri. Dopo un aperitivo nel parco tra calici di Grechetto e stuzzichini, gli ospiti sono stati invitati alla cena ufficiale, dove ogni portata è diventata un invito a viaggiare da una regione all’altra, cucinata e servita dagli stessi osti del gruppo.

Piatti protagonisti:

  • Strangozzi spoletini al ragù bianco di abbacchio e porcini
  • Filetto di maialino in crosta di manna, mandorle e pistacchi con timballo di cicoria selvaggia, zucca gialla, farro croccante e caciocavallo del Gargano
  • Interpretazioni eleganti di dolci della tradizione contadina

Questi piatti erano “parlanti”: nessuna messa in scena, solo sapori riconoscibili che emozionano, come la memoria che ride.

Tra gli interventi ufficiali, uno dei momenti più intensi è stato l’annuncio delle tre nuove trattorie 2026, scelte per autenticità, coerenza e radicamento territoriale. Un gesto che non è soltanto espansione, ma fiducia nel futuro della cucina italiana.

Menù e vini: un’armoniosa sinfonia da vivere

Aperitivo: l’aperitivo è stato proposo nei bellissimi spazi all’aperto e nella sala adiacente, con l’accompagnamento musicale dal vivo di musica

Piatto / propostaTrattoria
Crostini di LampredottoTrattoria da Burde, Firenze (FI)
Zuf Carsolino (farinata di semolino con ricotta caprina e erbe del Carso)Lokanda Devetak, San Michele del Carso (GO)
Porcino fritto, polenta e crema di CasoletRistorante Boivin, Levico Terme (TN)
Minestrone alla genovese con i brichettiLa Brinca, Ne (GE)
SottoboscoEnoteca della Valpolicella, Fumane (VR)
Patè di fegatini di pollo con confettura di mele e pan briocheAntica Trattoria del Gallo 1870, Gaggiano (MI)
Tirtler con le ortichePitzock, Funes (BZ)
Luccio in salsa isolanaCaffè La Crepa, Isola Dovarese (CR)
Polpettine di zucchine con giardiniera dell’ortoTrattoria Visconti, Ambivere (BG)
Acciughe con salsa verdeAlbergo Ristorante Cacciatori 1818, Cartosio (AL)

Pane a lievitazione naturale
Fornito da Panificio Artigianale Pagna

Cena (nelle sale interne)

Antipasti regionali

  • Antipasto Emiliano (Collab: Trattoria ai Due Platani – Coloreto (PR), Amerigo 1934 – Savigno (BO), Entra – Massa Finalese (MO))
  • Olive ascolane di mare (Vecchia Marina, Roseto degli Abruzzi (TE))

Primo piatto

  • Strangozzi spoletini al ragù bianco di abbacchio, porcini, grana di pecora e pimpinella
    (Sora Maria e Arcangelo, Olevano Romano (RM) con Il Capanno, Torrecola (PG))

Secondo + contorno

  • Filetto di maialino in crosta di manna, mandorle e pistacchi
    con timballo di cicoria selvaggia, zucca gialla, farro croccante e caciocavallo del Gargano
    (Hostaria Nangalarruni, Castelbuono (PA) con Antichi Sapori, Montegrosso (BT), Puglia)

Dolci

  • Pizza dolce di Dora & Torta con nocciola tonda gentile romana
    (Lo Stuzzichino, Sant’Agata sui due Golfi (NA) con Trattoria del Cimino dal 1895, Caprarola (VT))
  • Biscotto Cegliese
    (Ristorante Cibus, Ceglie Messapica (BR))

Accompagnamenti
Acqua Valverde | Caffè Bonacchi | Olio Roi | Liquori Izzi

Vini in abbinamento

Grande successo per l’evento Premiate Trattorie d’Italia, organizzato in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini di Montefalco, che ha portato in scena un incontro virtuoso tra la migliore cucina di tradizione e l’eccellenza enologica umbra.

Durante la manifestazione, i vini del territorio sono stati protagonisti di degustazioni molto apprezzate, capaci di raccontare, calice dopo calice, l’identità autentica dell’Umbria. Il presidente del Consorzio, Paolo Bartoloni della Cantina Le Cimate, cui sarà dedicato un prossimo approfondimento, ha sottolineato come la sinergia tra le Premiate Trattorie e i vini di Montefalco rappresenti un valore fondamentale: “In una osteria artefice della buona cucina, ha ricordato, non può mancare il vino, che è identità ed espressione del nostro territorio.”

Un messaggio chiaro, che ribadisce quanto la cultura del cibo e quella del vino siano inseparabili nel racconto più autentico dell’Umbria.

Ecco la colonna sonora liquida della serata, firmata dal Consorzio di Tutela dei Vini di Montefalco:

  • Montefalco Grechetto DOC
  • Montefalco Bianco DOC
  • Spoleto DOC Trebbiano Spoletino (anche in versione spumante)
  • Montefalco Rosso DOC
  • Montefalco Sagrantino DOCG
  • Montefalco Sagrantino DOCG Passito

Cantine partecipanti
Agricola Mevante, Antonelli, Arnaldo Caprai, Cesarini Sartori, Colle Ciocco, Colle Uncinano, Colpetrone, Di Filippo, Dionigi, Fattoria Colsanto, Fongoli, La Veneranda, Le Cimate, Le Thadee, Lungarotti, Ninni, Perticaia, Plani Arche, Romanelli, Scacciadiavoli, Tenuta Alzatura, Tenuta Bellafonte, Terre di San Felice, Tenuta Clivo del Cardinale, Terre de La Custodia.

Valori, impatti e visione del futuro

L’associazione non è solo una rete commerciale: è un movimento culturale che difende l’idea della tavola come spazio di incontro, narrazione e memoria.

In un panorama gastronomico che spesso punta al “colpo d’occhio” o all’effetto mediatico, le Premiate Trattorie Italiane scelgono la via della coerenza, mettendo al centro il territorio, il racconto e il cliente.

Ogni trattoria diventa una finestra sul suo mondo: visitarla è entrare in una comunità, respirarne i profumi, scoprirne i racconti. Il gruppo è anche un itinerario diffuso, capace di unire luoghi meno battuti ma ricchi di identità.

Oggi, essere una “trattoria” è una sfida: coniugare qualità, sostenibilità, tradizione e capacità di dialogare con un pubblico sempre più evoluto.
La scelta di accogliere tre nuove insegne nel 2026 è un segno forte: non un’espansione fredda, ma un gesto fiducioso verso il domani della cucina tradizionale.
Come ha detto uno dei fondatori:

“La trattoria è il cuore dell’Italia che lavora, accoglie e cucina. È lì che le persone si ritrovano per riconoscersi.” Ed è questo spirito che, a Posta Donini, si è percepito a ogni brindisi, piatto e abbraccio tra colleghi diventati amici.

Cinque Foglie incontra i vini della cantina Di Meo: ed è subito sera

“Due Roberto in Cinque Foglie” è il motto ideale per sintetizzare una serata di successo all’insegna dell’abbinamento tra cucina gourmet e vini memorabili.

Da una parte Roberto Allocca, executive chef del ristorante Cinque Foglie, da quest’anno al timone di una brigata rinnovata per numero e spirito. Dall’altra la firma dell’enologia irpina, Roberto Di Meo, che ha insegnato il senso dell’attesa, in particolare nei suoi Fiano e Greco senza tempo tanto apprezzati dalla critica e dagli appassionati.

Roberto Allocca, Chef di Cinque Foglie e Roberto Di Meo, enologo e titolare dell’azienda vitivinicola Di Meo

Non è un gioco di numeri, ma il racconto di un incontro speciale tra territori profondamente diversi. Cinque Foglie a Battipaglia, l’idea del fine dining della famiglia Adinolfi, significa anche Piana del Sele ovvero terra di prima e quarta gamma.

Di Meo è l’Irpinia delle tre Docg in un fazzoletto di terra da poche centinaia di ettari, quanto di più raro si possa trovare in Italia. Solo che, per entrambi, fronteggiare il campo della poca conoscenza delle eccellenze del sud è la vera sfida per il futuro, che va ben oltre la serata intima e conviviale vissuta.

Arbitro imparziale nel duello è Ivan Mendana Fernandez, esperto sommelier e maestro di sala che ha saputo dettare i tempi giusti in sincrono tra cucina e cantina. Piccole schermaglie d’aperitivo tra gli entrée del Linfa, il lounge bar dell’Hotel Commercio e la Bolla Di Meo Brut, per scaldare cuori e palati.

Ivan Mendana Fernandez, restaurant manager di Cinque Foglie

Si prosegue con la “Ricciola”, mosaico all’insalata, umami mediterraneo, latte di provola, sorbetto di cetriolo e mezcal in abbinamento al Fiano di Avellino Alessandra 2013, che esce in commercio dopo 9 anni di attesa.

In un’epoca in cui si parla ancora di vini bianchi adatti al pronto consumo, lasciar maturare in bottiglia una delle varietà più interessanti nel panorama mondiale significa scommettere sul futuro fatto di sensazioni melliflue ed officinali, ben unite a nuance di frutta secca e spezie candide.

Di Meo Brut, Alessandra 2013, Colle Dei Cerri 2008, Erminia 2004, Ratafià

Arrivano i Fagotti di pasta all’uovo con zucchine alla Nerano e spuma di caciocavallo podolico, certamente più succulenti e strutturati, che necessitano delle note suadenti del Fiano di Avellino Riserva Colle dei Cerri 2008, che fermenta e affina in legno. Tostature in linea con l’aromaticità del caciocavallo e sorso possente dalla trama ancora agrumata.

Prima delle coccole finali la proposta vegana di chef Allocca, il Sedano Rapa glassato con il suo ristretto, ceci di Cicerale, nocciole di Giffoni, insalatina di sedano e tartufo. Momento ideale per la meditazione regalata dal Fiano dell’Erminia 2004, oltre 20 anni di riposo e tanta delicatezza e vitalità.

Il controllo è tutto per Roberto Di Meo, che ne ha fatta di strada da quando negli anni ’80, con i fratelli Erminia e Generoso, rilevò la storica azienda agricola dei genitori Vittorio e Alessandrina, situata a pochi chilometri da Avellino, nel comune di Salza Irpina.

La proprietà, in passato appartenuta ai Principi Caracciolo, è circondata da lievi e ventilati declivi collinari, sui quali domina un caratteristico Casino di caccia del ‘700. Luogo ideale per ammirare le vigne sparse su tutto l’areale.

L’arrivederci con un calice di ratafià ed un morso al cremoso di cioccolato, con spugna alle mandorle e ciliege. Un saluto in amicizia, condividendo la cultura e la passione per la gastronomia che conta.

Montefioralle Divino 2025

Nel piccolo e grazioso Borgo di Montefioralle si è svolto l’evento Montefioralle Divino, giunto alla sua 11esima edizione. Il festival è stato organizzato e promosso dall’Associazione Viticoltori di Montefioralle, nei giorni dal 26 al 28 settembre 2025.

Per l’occasione sono stati allestiti stand in Piazza Santo Stefano con in degustazione etichette di Chianti Classico nelle tipologie, annata, riserva e gran selezione, ma anche alcuni Igt, sia rossi che rosati e bianchi con qualche perla finale di Vin Santo. Cosa molto importante ormai in tali contesti la possibilità di acquistare i vini direttamente dai produttori.

Il territorio

Montefioralle si trova nel comune di Greve in Chianti (Fi) e si erge su di un colle a poca distanza, immerso nel meraviglioso scenario chiantigiano ove il tempo sembra che abbia subito una pausa nel lento scorrere. Montefioralle ha la sua propria UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) che al momento è legata alla tipologia Gran Selezione, la seconda più piccola di tutto il comprensorio del Chianti Classico. I vigneti si attestano ad altimetrie mediamente più alte rispetto ad altre UGA e sovente sono terrazzati. Notevole è la presenza dell’olivo.

A livello sensoriale il Chianti Classico è di un colore rosso rubino intenso e trasparente che vira al granato con la maturazione, al naso sviluppa sentori di viola mammola, ciliegia, prugna, amarena e frutti di bosco, per i più evoluti anche note di spezie dolci, vaniglia e nuances balsamiche, al gusto è avvolgente con tannini nobili e dotato di una buona piacevolezza di beva e una lunga persistenza aromatica.

Un vino identitario per ogni produttore

I’ Burasca Toscana Igt 2022 Altiero
Chianti Classico Gran Selezione Sassello 2018 Castello di Verrazzano
Vin Santo del Chianti Classico 2020 Montefioralle
Chianti Classico Gran Selezione La Fornace 2021 Villa Calcinaia
Chianti Classico Gran Selezione Sillano 2021 Terreno
Chianti Classico Riserva 2021 Podere San Cresci
Chianti Classico Riserva 2021 Podere Campriano
Chianti Classico 2022 Le Palaie
Chianti Classico Gran Selezione 2018 Terre di Melazzano
Chianti Classico 2023 Podere Somigli

Roma celebra i vincitori italiani del Concours Mondial de Bruxelles 2025

Palazzo Valentini ha ospitato il 6 ottobre la rassegna dei produttori italiani i cui vini hanno ricevuto il prestigioso premio, la medaglia d’oro del Concours Mondiale de Bruxelles, che da oltre trent’anni distingue professionalmente l’arte della degustazione dei vini di tutto il mondo.

Nel chiostro, incantevole per architettura, i banchi d’assaggio hanno offerto vini provenienti da areali noti o meno conosciuti: dalle Langhe del Barbaresco, qui espresso dall’eccellente Collina Serragrilli, a Montalcino con Radicato e il suo eccellente “Brunello 2019”, ma guardando alle colline dell’Akragas di Filippo Cuffaro e il suo “Filippo II”, al suo prossimo geografico in Paceco con Baglio Ingardia e il suo “Sisilì”, alla Puglia di tradizione borbonica col “Nero di Troia” di Domus Hortae, fino ai Colli di Salerno con Guerritore e l’aglianico del “Fusara”. 

Si guarda anche agli areali del Lazio, partendo da Frascati e dai Colli Romani ben rappresentati da produttori esigenti con Colle De’ Conti, fino a Le Ferriere di Latina con la celeberrima Casale del Giglio.

Ospitalità della venue di Palazzo Valentini, sede della Città Metropolitana di Roma, la cui azione di recupero qualitativo dei vitigni laziali storici vede già un forte impegno istituzionale da quest’anno — notevole la presenza degli uomini delle istituzioni romane all’evento — e per il prossimo quinquennio mediante diversi programmi di sviluppo locale.

Forse il più emblematico di questi è “Roma Mater Vinorum”, patrocinato e sviluppato da “Iter Vitis” iniziativa del Consiglio d’Europa, che valorizza con il “Vigneto di San Sisto” (1400 metri quadrati” entro le mura romane i sette vitigni proto-storici della Roma Antica (su tutti, Cesanese e Nerobuono).

L’obiettivo dell’evento è dichiaratamente più ampio della celebrazione dei vini selezionati per una Medaglia CMB: gli organizzatori hanno inteso rappresentare un mosaico di territori, vitigni e identità produttive che costituiscono un patrimonio unico di biodiversità ed esprimono il livello altissimo di tutta l’enologia italiana, da nord a sud del Paese.

Con il 4% dei premiati, sono 582 le etichette italiane medagliate: 40 referenze hanno ottenuto la Medaglia Gran Oro, 218 l’Oro, 340  l’Argento, di cui rispettivamente 44 e 91 solo in Toscana. Bene la Sicilia con nuovi areali interessati alla selezione, insieme con il Friuli Venezia Giulia che, tra Collio e Sauvignon, a detta dei selettori ha raggiunto non solo questa premiazione ma la notorietà nel mondo come vera sorpresa del decennio.

I selezionatori del concorso belga sono circa 250 e vengono scelti per rigorosa reputazione internazionale, per la loro riconosciuta e incontestata capacità di degustazione alla cieca e decantazione dettagliata delle qualità e delle caratteristiche eroiche dei vini iscritti al Concours, guidato da Baudouin Havaux. 

Giudizi indipendenti, credibili, imparziali e ferrei nella analisi dei vini, la cui considerazione per un premio è effetto di una soglia di valutazione affermativa non inferiore ai 2/3 dei selettori.

Interessantissime le due Masterclass proposte: si svolgono in contemporanea e mettono a raffronto in due aule attigue l’una il patrimonio enologico della Capitale e della sua regione, con la masterclass “I migliori vini della Provincia di Roma”, l’altra con la masterclass “Sauvignon Selection” a rappresentare alcuni tra i Sauvignon Blanc più identitari delle colline e delle valli del Sud Africa – notevoli la Franschhoek Valley e Stellenbosch.

Abbiamo avuto modo di conoscere in dettaglio la storia e le ispirazioni delle cantine laziali selezionate nella masterclass, apprezzandone con i loro rappresentanti presenti non solo la qualità eccellente raggiunta ma le ambizioni in un periodo non certo facile per i mercati internazionali a cui i loro vini sono destinati. 

Dal “Satrico” 2024 di Casale del Giglio, una elegantissima continuità del lavoro della famiglia Santarelli e di Paolo Tiefenthaler, al “Villa Simone” 2020 che esprime un cru di Malvasia Puntinata del loro bellissimo vigneto “Falconieri”. 

C’è spazio anche per il rosato “DonnaLuce” di Poggio Le Volpi, azienda di Monteporzio Catone che combina sin dalle sue origini la ristorazione tipica con la valorizzazione di antichi vitigni locali come il Nerobuono blendati con vitigni internazionali come il Merlot. La tecnica estrattiva del “salasso” permette di ottenere per questo vino un colore e un gusto molto vicini ai rosati della Provenza. 

A chiudere, ancora Casale del Giglio con il loro alfiere di sempre, quel “Mater Matuta” che nell’annata 2019 proposta alla masterclass offre la combinazione all’85% di Syrah con il Petit Verdot al 15% — una proporzione quasi inedita che esprime la visione di un prodotto meno figlio di estrazione e più incline a combinare una rinnovata freschezza, eleganza di gusto con una struttura ricca di tannini vellutati e grado alcolico, ma aperta alle notevoli complessità di gusto e olfatto del complesso vegetale di erbe, di foglie di ortaggi e muschi, bilanciato da fruttato di amarena e dalla bella verticalità con un leggero etereo di spirito, di fumosità accennate eppure sensibili assieme a refoli di cacao.

Appuntamento all’edizione del CMB del prossimo anno, ancora a Palazzo Valentini e nel prezioso scenario del suo Chiostro.

I Tre Bicchieri 2026 del Gambero Rosso: il futuro del vino italiano tra passione, qualità e comunità

La luce che filtra dalle vetrate della Nuvola all’EUR ha qualcosa di simbolico. È una luce chiara, viva, che illumina un’Italia del vino più consapevole, più matura e soprattutto più unita. In questa cornice d’autore è stata presentata la 39ª edizione della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, il riferimento assoluto per chi racconta e vive la cultura del vino italiano.

Un’edizione che segna l’inizio del 40º anno di vita della Guida, nata nel 1986 e diventata nel tempo ambasciatrice del gusto e della bellezza italiana nel mondo. Ma quest’anno, più che mai, l’aria che si respira è quella di una festa collettiva: 530 produttori premiati, un record assoluto che racconta una sola cosa il vino italiano non è mai stato così forte.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura”

A prendere per primo la parola è Lorenzo Ruggeri, Direttore Responsabile del Gambero Rosso, che parla con l’entusiasmo di chi vive questo mondo da dentro, ogni giorno.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura, educazione alla bellezza,” esordisce. “Siamo qui per celebrare una comunità che cresce e che si rinnova. La qualità del vino italiano non è mai stata così alta, ma oggi la vera sfida è saperla raccontare con un nuovo linguaggio, più autentico e meno prevedibile.”

Ruggeri guarda avanti, con uno sguardo rivolto al futuro digitale e globale del Gambero Rosso. Annuncia l’arrivo di un giornalista londinese che affiancherà la redazione nell’internazionalizzazione dei contenuti, e anticipa un percorso di digitalizzazione intelligente, in cui anche l’intelligenza artificiale sarà strumento di innovazione e fruizione.

La nuova guida cambia pelle: una grafica rinnovata, l’introduzione dei “biglietti da visita regionali” con dati e trend aggiornati, il rilancio dei Vini Rari e una sezione finale dedicata ai “luoghi del vino in Italia e nel mondo”, per riscoprire il senso profondo del fare vino come gesto collettivo, legato ai territori e alle persone.

Dietro le quinte della grande squadra

Sul palco si alternano Marco SabellicoGiuseppe Carrus e Gianni Fabrizio, i tre curatori che da anni danno voce e metodo alla guida. Con loro il Vice Curatore William Pregentelli, il Coordinatore Editoriale Marzio Taccetti, e tutti i collaboratori che ogni anno, con rigore e passione, assaggiano, scrivono, analizzano.

L’atmosfera è quella di una famiglia allargata del vino italiano. E quando Ruggeri consegna 35 rose rosse a Marco Sabellico, simbolo dei suoi 35 anni di cura e dedizione alla guida, l’applauso che esplode in sala è una vera e propria standing ovation. Un gesto di affetto e riconoscenza verso chi, per quasi quattro decenni, ha raccontato il vino con equilibrio, sensibilità e competenza.

L’Italia del vino cresce, il Gambero Rosso evolve

“Ho visto crescere questa famiglia, anno dopo anno,” racconta con emozione Paolo Cuccia, Presidente del Gambero Rosso.

“In questi 15 anni ho assistito a momenti difficili ma anche a una crescita straordinaria. I produttori premiati oggi sono l’eccellenza di un Paese che nel vino trova una delle sue più alte espressioni culturali. Il Gambero Rosso continuerà a modernizzarsi per rappresentare al meglio il Made in Italy nel mondo.”

Le sue parole risuonano sincere, cariche di gratitudine. La platea è un mosaico di volti: produttori, giornalisti, sommelier, giovani vignaioli e maestri del vino che da anni fanno grande l’enologia italiana.

Il coraggio e la poesia del vino giovane

Tra i premi speciali della giornata, uno ha toccato corde profonde: il Premio Giovani Produttori dell’Anno, offerto dalla Banca di Asti, è andato a Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta della cantina Cà du Ferrà, in Liguria.

Il loro vino premiato, dal nome già manifesto “Liguria di Levante Bianco Zero Tolleranza per il Silenzio 2023” nasce da vecchie vigne di Ruzzese in purezza, un vitigno quasi dimenticato, che cresce fiero tra muretti a secco e pendii affacciati sul mare. Il risultato è un sorso fine ed elegante, ricco di personalità, in cui si intrecciano sale, vento e memoria.

Sul palco, Davide Zoppi parla con voce ferma ma emozionata:

“Questo premio è un incoraggiamento a non tacere mai davanti alla violenza, all’indifferenza, all’odio. Il vino è libertà, identità, e anche responsabilità.”

Alti Premi Speciali

  • Premio per la vitivinicoltura sostenibile a Antonelli San Marco
  • Cantina Cooperativa dell’anno a La Guardiense – Janare
  • Cantina emergente a Torre Zambra
  • Miglior rapporto qualità prezzo a Cirò Bianco Mare Chiaro 2024 di Ippolito 1845
  • Vino da meditazione dell’anno a Santa Barbara Lina Passito 2023
  • Bollicine dell’anno a Bosio Francia corta Brut Nature 2021
  • Rosato dell’anno a Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Bianco dell’anno a Monchiero Carbone – Roero Arneis Renesio Incisa Riserva 2020
  • Rosso dell’anno a GIODO Brunello di Montalcino 2020
  • Vignaiolo dell’anno a Francesco Carfagna – Altura
  • Azienda dell’anno a ABFV ITALY – Alejandro Bulgheroni Family Vineyards

Il momento dei banchi d’assaggio

Dopo la premiazione, la Nuvola si è trasformata in un vero e proprio tempio della degustazione. Tra sorrisi, brindisi e racconti di vendemmie, produttori e appassionati si sono incontrati ai banchi d’assaggio, per celebrare insieme la varietà e la ricchezza del panorama vitivinicolo italiano.

Non potendo rendere giustizia ai 530 vini premiati, mi sono affidato — insieme al mio collega e amico Adriano Romano— a una selezione personale di etichette che mi hanno colpito per identità, eleganza e intensità.

Tra tutte hanno particolarmente colpito:

  • Azienda Agricola Sciara – IGT Terre Siciliane Rosso “1200 Metri” 2022, vigneto Contrada Nave di Stef Yim (Sicilia)
  • Perla del Garda – Lugana Perla 2024 (Lombardia)
  • Goretti – Il Trebbio 2024 (Umbria)
  • Terre Margaritelli – Torgiano Rosso Pictorius Riserva 2019
  • Tenute Lunelli – Castelbuono Montefalco Sagrantino Carapace 2020
  • Macchie Santa Maria – Greco di Tufo Contrada Epitaffio Riserva 2023
  • Marco Ferrari – Valtellina Superiore Sassella 2023
  • Cantina Pantaleone – Pralama 2021
  • Cà du Ferrà – Zero Tolleranza per il Silenzio 2023
  • Cataldi Madonna – “Giulia” Pecorino 2024
  • Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Villa Simone – Frascati Superiore Vigneto Falconieri 2020
  • Altura – Ansonaco 2024
  • Monsupello – Brut Metodo Classico
  • Letrari – Trento Brut Rosé +4 Limited Edition Riserva 2012
  • Cantine Monfort – Trento Extra Brut Général Dallemagne Monfort 2019
  • Casale della Ioria – Cesanese del Piglio Superiore Torre del Piano Riserva 2022
  • Emiliano Fini – Lavente 2023 IGT Malvasia Puntinata
  • Gabriele Magno – Vigneto La Torretta di Valle Marciana
  • Colli di Lapio – Romano Clelia Fiano di Avellino DOCG
  • Pietroso – Rosso di Montalcino Vendemmia 2023
  • Tenute di Capezzana – Trefiano Riserva 2021
  • Tenuta di Valgiano – Colline Lucchesi 2022
  • Cantina Kaltern – AA Lago di Caldaro Classico Superiore Quintessenz
  • Cantina Produttori San Michele Appiano – Pinot Nero Sanct Valentin Riserva 2022
  • Le Battistelle – Soave Classico 2023
  • Vinchio Vaglio – Barbera d’Asti Vigne Vecchie 50 2023
  • Santa Barbara – Lina Passito 2023
  • Ronco del Gelso – Traminer Aromatico Aur 2019

Una galleria di vini che attraversa l’Italia intera, da Nord a Sud, raccontando una pluralità di terroir, interpretazioni e visioni. Dai profumi agrumati del Soave alle profondità del Sagrantino, dal rigore alpino dei TrentoDoc alla solarità dei bianchi liguri: ogni calice è stato un frammento di territorio, un racconto in forma liquida.

Un brindisi lungo quarant’anni

La presentazione della Guida Tre Bicchieri 2026 è stata molto più di una cerimonia: è stata una dichiarazione d’amore verso il vino italiano, una promessa di futuro.
In un momento in cui tutto cambia — i mercati, i gusti, i linguaggi — resta immutato ciò che dà senso a tutto: la passione di chi il vino lo fa, lo racconta e lo vive. Il Gambero Rosso, alla soglia dei quarant’anni, rinnova la sua missione: celebrare la qualità, promuovere la conoscenza e costruire ponti tra i territori e il mondo.

E, come sempre, con un calice di bellezza tra le mani.

Poderi Sanguineto I e II: il cuore autentico di Montepulciano

C’è un angolo di Toscana che sembra fatto apposta per raccontare la verità del vino, senza filtri e senza artifici. Si chiama Poderi Sanguineto, e già il nome evoca qualcosa di primordiale, un legame di sangue con la terra. Qui, tra Montepulciano e Acquaviva, il tempo scorre a un ritmo diverso, quello della natura e delle stagioni, quello di chi non ha mai voluto piegare la vigna a logiche industriali ma l’ha sempre considerata parte di sé.

La storia comincia negli anni ’50, quando Federico Forsoni acquistò i poderi. All’epoca l’azienda era un mosaico di campi, animali e un po’ di vino fatto in casa. Poi, nel 1997, la svolta: la figlia Dora Forsoni, donna forte e visionaria, insieme a Patrizia, decide di imbottigliare e dare un volto nuovo a quei filari. Da allora Poderi Sanguineto è diventato un piccolo faro di autenticità.

In vigna le regole sono semplici: niente scorciatoie. Nessun prodotto sistemico, nessuna chimica invasiva. Solo zolfo e rame, quando serve. L’uva si raccoglie a mano, grappolo dopo grappolo, in cassette piccole, come si faceva un tempo. In cantina la fermentazione è spontanea, affidata ai lieviti autoctoni, e i vini riposano in botti grandi di rovere o in cemento, respirando lentamente fino a diventare pronti a raccontare la loro storia.

Il cuore della produzione è, naturalmente, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG. Un vino che profuma di ciliegia, terra e radici, con quel tannino elegante che accarezza più che graffiare. Accanto a lui, il Rosso di Montepulciano, più immediato e conviviale, e la Riserva, che chiede tempo ma regala profondità e silenzi lunghi. Non mancano piccole perle: un bianco toscano dai vitigni antichi, un rosato di Sangiovese fresco e gioioso, capace di sorprendere con semplicità.

I vigneti, sei ettari appena, si stendono a 330 metri di altitudine, su terreni di origine pliocenica. Sono poche piante — circa 2.200-2.400 ceppi per ettaro — ma basta avvicinarsi a una di esse per capire quanta vita scorra in quelle radici.

Ho avuto la fortuna di visitare questa realtà grazie all’amica Augusta Boes, che mi ha aperto la porta su un mondo di autenticità e passione. Durante la visita ho avuto la fortuna di assaggiare vini che raccontano, ciascuno a modo suo, l’anima di Poderi Sanguineto:

  • Rosso Toscana IGT 2022

Un vino diretto, sincero, con un frutto rosso immediato che ricorda ciliegia e lampone, accompagnato da un accenno di erbe aromatiche. Al palato è scorrevole, fresco, con una piacevole vena acida che invita al sorso. È il classico vino da tavola toscano nel senso più nobile del termine: conviviale, da bere con spontaneità, perfetto con salumi e crostini.

  • Rosso di Montepulciano 2023

Nonostante la giovane età, rivela già un bel equilibrio tra freschezza e tannino. Al naso emergono frutti croccanti – ciliegia, ribes, una sfumatura di melograno – che si intrecciano con leggere note floreali di violetta. In bocca è agile ma con una certa grinta tannica che lascia intravedere un futuro interessante. È il compagno ideale di una pasta al ragù o di una grigliata estiva.

  • Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2022

Qui il registro cambia: il profumo si fa più profondo, con ciliegia matura, prugna e un tocco speziato di pepe nero e cannella. In bocca è avvolgente, con tannini ben levigati e una trama fine che dona eleganza. La persistenza è lunga, con un finale che richiama il sottobosco e il tabacco dolce. È un vino che incarna la classicità del territorio, adatto a un abbinamento con piatti importanti come carni in umido o pecorini stagionati.

  • Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021

Il vertice della degustazione. Nel calice si apre lentamente, regalando profumi complessi: ciliegia sotto spirito, note di liquirizia, tabacco e cuoio, con eleganti sfumature balsamiche. La bocca è piena, strutturata, con tannini setosi e una profondità che si allunga in una scia speziata e minerale. È un vino da meditazione, che parla a lungo dopo l’ultimo sorso. Perfetto oggi, ma con un potenziale evolutivo di almeno dieci anni, capace di regalare emozioni ancora più intense nel tempo.

Visitare Poderi Sanguineto significa entrare in una dimensione familiare. Dora e Patrizia accolgono i visitatori con lo stesso calore con cui si accoglie un amico, raccontano aneddoti, mostrano i vigneti, fanno assaggiare i vini senza sovrastrutture, lasciando parlare il bicchiere. Dora è una vera forza della natura e, nonostante qualche ruga sul viso, ha le mani di chi ancora porta il trattore e governa i campi con grande sapienza.

In un mondo del vino spesso abbagliato da etichette scintillanti e tecnologie avveniristiche, Poderi Sanguineto resta una voce fuori dal coro. Qui il vino non è mai moda: è memoria, identità, verità. Ed è forse proprio per questo che, sorseggiandolo, ci sembra di ascoltare un racconto che non smette mai di emozionare. Sicuramente una delle esperienze più belle della mia vita. Grazie Augusta.

Romagna: Brisighella in Bianco, la degustazione tecnica della seconda annata delle Albana “Brix”

Si chiama Brisighella in Bianco III (tre) a indicare il terzo appuntamento che vede protagonista l’associazione Brisighella anima dei tre colli. Sono invece due le candeline spente per la loro Albana Brix della quale abbiamo avuto già l’opportunità di assaggiare le prime 2022 lo scorso fine agosto. Se vi ricordate, un anno fa ci eravamo immersi nell’anima del progetto svelando le prime interpretazioni dell’Albana: oggi torniamo a quel dialogo per degustare la nuova annata (2023) e scoprire come il lavoro dei produttori stia evolvendo, tra conferme, progressi e forse qualche incertezza.

La prima batteria vede al confronto due versioni coltivate nella zona delle terre fini e calcaree.

  1. Gallegati – Corallo Oro Brix 2023

Rispetto all’annata precedente, il Corallo Oro di Gallegati conferma e affina il suo profilo stilistico. Il naso si apre con profumi avvolgenti e delicati, dove il calore del frutto maturo convive con una sensazione di freschezza. In bocca si ritrova l’equilibrio tra volume e tensione: la struttura è piena ma bilanciata da una viva acidità. La fine astringenza, imprime il caratteristico timbro Albana, mentre il finale di bocca è fruttato e pulito. Un vino che segna una continuità solida nel percorso del produttore, confermando la maturità del progetto.

  • Bulzaga – Scorzonera Brix 2023

Rispetto all’annata precedente, lo Scorzonera di Bulzaga non mostra un’evoluzione significativa e resta su un profilo espressivo che privilegia l’impatto aromatico più che la profondità varietale. Il naso è intenso, quasi esuberante, con note che ricordano essenze floreali e frutta matura. In bocca emergono sentori di nespola giapponese, accenni vegetali e un tocco di marzapane, mentre il passaggio in legno (questa volta con barrique nuove) risulta marcante, coprendo in parte l’identità del vitigno. Il risultato è un vino tecnicamente corretto, ma che ci fa allontanare dal carattere autentico dell’Albana.

La seconda batteria ha un unico campione, proveniente dalla vena del gesso.

  • Casadio – Albagnese Brix 2023

L’Albagnese di Casadio si presenta con un colore deciso, quasi da orange wine, anticipando un profilo marcatamente macerativo. Il naso conferma questa impressione con note di albicocca sciroppata, frutta disidratata e accenni di frutta secca. L’impatto aromatico è intenso e ampio, ma tende a coprire le componenti più fresche. In bocca si avverte una leggera punta di carbonica (probabilmente legata a una rifermentazione) che disturba in parte l’assaggio. Il sorso resta comunque coerente con l’impostazione morbida e calda del vino, più orientato alle sensazioni dolci che alla tensione acida.

La terza e ultima batteria prende in esame quattro brix da terreni marnoso-arenacei.

  • Baccagnano – Alveda Brix 2023

Debutto per Baccagnano nel progetto Brix, con un’Albana dal colore sorprendente: una tonalità che ricorda quella di un Crodino per luminosità e brillantezza. Al naso emergono note dolci, quasi da pasticceria, che suggeriscono inizialmente un profilo da vino passito. In bocca, invece, la freschezza fa da contrappunto a una presenza importante del legno, che tende però a sovrastare la componente varietale. L’astringenza, piacevole e tipica dell’albana, restituisce un tocco di autenticità. Un vino ricco, con una macerazione che guarda più al carattere rustico che all’eleganza.

  • Vigne di San Lorenzo – Montesiepe Brix 2023

Nel segno di una svolta stilistica, Manetti presenta per la prima volta un’Albana vinificata interamente in bianco, a freddo, in un grande tronco conico di legno esausto da 15 ettolitri. Una scelta che si rivela vincente e che restituisce un profilo di straordinaria pulizia e precisione. Il naso è essenziale ma nitido, giocato su note fresche di frutto e vegetazione, con un’immediatezza che conquista per naturalezza. In bocca spiccano equilibrio e coerenza: l’acidità e la lieve astringenza dialogano perfettamente con il calore e l’estratto, dando vita a un sorso centrato, armonico e vibrante. Un vino che segna un punto di maturità nel percorso di Filippo.

  • Fondo San Giuseppe – Fiorile Brix 2023

Rimaniamo in terre marnoso-arenacee ma saliamo un po’ di quota, in zona Valpiana, dove Stefano Bariani conferma l’ottimo lavoro della 2022. Il vino si distingue per un naso di grande fascino e complessità, dove le note di torta di mele e cannella si intrecciano a spezie dolci, accenni vegetali e un leggero tocco fumé sullo sfondo. La fermentazione in cemento e barrique trova un perfetto equilibrio, grazie a un assemblaggio finale condotto solo in cemento che restituisce freschezza e armonia. In bocca il sorso è pieno e misurato, con un equilibrio quasi esemplare tra calore e acidità. Un vino di grande eleganza, coerente e luminoso, che rappresenta una delle espressioni più centrate di questa annata.

  • Vigne dei Boschi – Monterè Brix 2023

Il Monterè di Babini, dirimpettaio di Bariani, colpisce subito per il colore capace di catturare la luce con eleganza. Il naso è complesso e vibrante, dominato da note erbacee e balsamiche che ricordano erbe di campo, rucola e salvia, con accenni di fiori appassiti, china e camomilla. In bocca una leggera volatile dona dinamismo e contribuisce alla freschezza del sorso, che si sviluppa con grande equilibrio. Il finale sorprende per la comparsa di un frutto polposo, inatteso rispetto al profilo olfattivo, che completa un vino di autentico carattere e finezza.

In conclusione: Il salto rispetto alla 2022 è netto, quasi un salto quantico. Un risultato ancora più significativo se si considera la complessità dell’annata 2023, vendemmia segnata da piogge torrenziali, frane e perdite dolorose (come l’espianto della storica vigna di Albana di oltre sessant’anni di Stefano Bariani). Eppure, proprio in questo contesto difficile, il progetto Brix mostra la sua forza: quella di una comunità di produttori che continua a credere nell’Albana come baricentro bianco della Romagna.

Nonostante i progressi, resta però un nodo importante. Molte Albana Brix non sono state presentate in denominazione Romagna Albana DOCG, una scelta che rischia di indebolire la direzione del progetto. Brix nasce per costruire un linguaggio comune, un percorso condiviso fatto di regole e tempi (legno, affinamento prolungato, esclusione della grande distribuzione) che, pur non essendo ancora un disciplinare ufficiale, ne rappresentano già l’ossatura. Tornare all’interno della DOCG, per dar vita a sottozone e valorizzare le sfumature del territorio, sembra oggi un passo necessario.

L’Albana resta il vanto della Romagna, la sua unicità rispetto a ogni altra regione. Ma come già emerso un anno fa, la sua natura poliedrica, la sua “personalità dalle tante doti”, continua a generare una frammentazione stilistica. Questa ricchezza è al tempo stesso la sua forza e la sua debolezza: esalta la libertà espressiva dei produttori, ma rischia di rendere difficile identificare un tratto comune. Ed è proprio qui che il progetto Brix trova la sua missione più alta: arrivare a un’Albana riconoscibile, non solo per chi la produce, ma anche per chi la sceglie. L’obiettivo è chiaro: poter sedere in un ristorante, leggere “Albana Brix” sulla carta dei vini e sapere con precisione cosa si sta ordinando. Oggi questo non è ancora possibile, ma la strada è tracciata.

E forse la vera domanda da porsi è proprio questa: quanto tempo servirà perché la libertà creativa dell’Albana si trasformi finalmente in identità condivisa?

Napoli in Rosso Amarone

Il 14 ottobre a Napoli, Palazzo Petrucci, dalle ore 17 alle 23 banchi d’assaggio e Masterclass dedicati alla conoscenza della Valpolicella.

Per la prima volta, i migliori vini interpreti del Vigneto della Valpolicella incontrano il fascino senza tempo della città partenopea. In programma degustazioni e masterclass per scoprire la denominazione top del Made in Veneto.

Sarà Palazzo Petrucci (Via Posillipo 16/C – Napoli) ad ospitare Napoli in Rosso Amarone, l’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella nell’ambito del programma “Quality Heritage of Europe”. Il cuore della città di Napoli accoglie i grandi vini della Valpolicella, offrendo ad operatori e appassionati un’esperienza sensoriale unica.

Si parte alle 17.00 (fino alle 23.00) con l’apertura dei banchi mescita, un’occasione per degustare – alla presenza dei produttori – non solo l’Amarone ma anche gli altri vini della Valpolicella. Ad arricchire e stupire il palato, il corner dedicato al Parmigiano Reggiano DOP, partner ufficiale dell’evento.

Alle 20.00 l’evento entra nel vivo con la masterclass “Dal Valpolicella all’Amarone: una scalata mozzafiato”. Un percorso di degustazione esclusivo, curato da AIS (Associazione Italiana Sommelier) e arricchito dai contributi diretti dei produttori della Valpolicella (ingresso fino ad esaurimento posti e su registrazione).

Napoli in Rosso Amarone è un evento gratuito e aperto al pubblico previa registrazione sulla piattaforma Eventbrite al seguente link https://www.eventbrite.it/e/napoli-in-rosso-amarone-tickets-1702992820369?aff=ebdsshwebmobile&utm-source=wsa&utm-term=listing&utm-campaign=social&utm-medium=discovery&utm-content=attendeeshare

“Quality Heritage of Europe” (Reg. UE n. 1144/2014) è promosso dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella e dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano. Cofinanziato dall’Unione Europea, il piano ha una durata triennale e contempla la realizzazione di attività specifiche in Italia e di partecipazioni fieristiche in Francia e Germania per aumentare la consapevolezza dei consumatori europei sui benefici dei prodotti agroalimentari di qualità, in particolare quelli a marchio Dop e Igp.

Ps: Nei momenti di massima affluenza per gestire al meglio i flussi in ingresso verrà limitato momentaneamente l’accesso e si potrà usufruire nell’attesa della terrazza di Palazzo Petrucci situata al livello strada.

Masterclass a cura di Alberto Brunelli, enologo Consorzio Vini Valpolicella e Tommaso Luongo, presidente AIS Campania

CAMERANI – ADALIA – Valpolicella DOC Camerani Adalia “Laute” 2024

ROCCOLO CALLISTO – Valpolicella DOC Superiore 2022

SEITERRE VITICOLTORI DAL 1877 – Valpolicella Ripasso DOC “Origini” 2022

DOMÌNI VENETI – Valpolicella Ripasso DOC Classico Superiore “La Casetta” 2020

ZENI 1870 – Amarone della Valpolicella DOCG Classico “VigneAlte” 2019

ZÝMĒ DI CELESTINO GASPARI – Amarone della Valpolicella DOCG “Am” 2019

PASQUA VIGNETI E CANTINE – Amarone della Valpolicella DOCG “Mai Dire Mai” 2015

SECONDO MARCO – Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva “Fumetto” 2008

Brisighella in Bianco: l’Albana di Romagna tra Genius Loci e Futuro

“Questo passa il convento”, è ironicamente il titolo per la terza edizione di Brisighella in Bianco III Brix Genius Loci dello scorso 30 settembre 2025, presso l’Istituto Emiliani di Fognano. Un convento di suore molto ospitali che mantengono una struttura immensa che divenuta vera istituzione. L’evento in soli tre anni è diventato un punto di riferimento per chi cerca nell’Albana di Romagna non solo un vitigno storico, ma l’espressione autentica di un territorio ancora da scoprire.

Organizzato dall’associazione Brisighella “Anima dei Tre Colli”, guidata da Cesare Gallegati, l’appuntamento ha visto la partecipazione straordinaria di Federica Randazzo e Armando Castagno, due voci autorevoli del panorama enologico italiano.

L’anima dell’Albana

Il nome Albana deriva dal latino “albus” (bianco), ma i riflessi dorati e ambrati dei suoi acini raccontano già una ricchezza cromatica e sensoriale. Vitigno vigoroso, con grappoli cilindrici e acini dalla buccia sottile e pruinosa, l’Albana ha scritto pagine importanti della storia enologica italiana, essendo stata la prima DOCG d’Italia.

La Romagna collinare, e in particolare Brisighella, offre condizioni ideali: i suoli della vena del gesso romagnola (patrimonio UNESCO), le escursioni termiche e le tre anime geologiche dei Tre Colli terre calcaree, gessi e marne arenacee regalano vini dal timbro inconfondibile, capaci di unire mineralità, freschezza ed eleganza.

Il Progetto Brix: rigore e identità

Il termine Brix, radice celtica di Brisighella (scosceso), è anche un riferimento tecnico alla misura degli zuccheri del mosto. L’associazione ha scelto di adottarlo come marchio distintivo di un progetto che punta sulla qualità assoluta:

  • 100% Albana di Brisighella
  • rese contenute
  • vinificazione e affinamento in legno
  • valorizzazione delle differenze tra le tre sottozone

Un percorso che mira a restituire longevità e complessità all’Albana, consolidando un’identità moderna e riconoscibile.

La degustazione dei Brix 2023

Guidata da Federica Randazzo, la prima parte della giornata ha presentato sette interpretazioni dell’annata 2023, difficile dal punto di vista climatico ma sorprendente per espressività, è a cura del mio collega Matteo Paganelli, grande esperto e veterano del territorio dell’Emilia-Romagna.

Nonostante la vendemmia esigua del 2023, i campioni hanno dimostrato una straordinaria eleganza e varietà di espressione, preludio di una denominazione sempre più matura.

La masterclass di Armando Castagno

Il pomeriggio ha visto protagonista Armando Castagno, che ha guidato i presenti in una masterclass comparativa con tre batterie di degustazione alla cieca, il cui tema era: Eleganza, Intensità, Ricchezza, inserendo accanto alle Albana Brix anche vini “intrusi” francesi. Non vini qualsiasi, ma grandi espressioni da Bandol, Bordeaux e Corsica, proprio a sottolineare a grande complessità ed eleganza dei vini di Brisighella. Una degustazione che ha entusiasmato e divertito i partecipanti, che si sono cimentati in pronostici su quale dei tre in degustazione fosse l’intruso.

La scelta di confronto ha sottolineato l’identità del vitigno romagnolo: non onnipotente, come ha ricordato Castagno, ma dotato di un DNA preciso, fatto per la qualità e non per la quantità. La coralità del progetto associativo, in un territorio tradizionalmente individualista, rappresenta già una piccola rivoluzione culturale.

Prima Batteria – Eleganza (BLU)

  1. Tarrabusi Marcello – Brix 2023
    Vino fresco, caratterizzato da una lieve nota volatile che dona vivacità. Profilo agrumato e piacevolmente sapido, con una chiusura tesa e lineare.
  2. Domaine Tempier – Bandol Blanc 2023
    Grande espressione di sapidità, con aromi di frutto bianco e delicati fiori dolci. Un bianco dalla struttura raffinata ed equilibrata.
  3. Podere la Berta – Romagna Albana Brix 2023
    Mostra un corpo più pieno e una tessitura compatta. La spiccata sapidità è sostenuta da una sensazione di solidità e profondità.

Seconda Batteria – Intensità (VERDE)

  1. Poggio della Dogana – Romagna Albana Farfarello Brix 2023
    Stile austero, dal corpo deciso e lunga persistenza. L’ingresso acido è ben integrato da un estratto importante che conferisce intensità e spessore.
  2. Château Lagrange – Les Arums de Lagrange 2021
    Bianco di grande eleganza, con profumi intensi e una trama fine che unisce potenza e raffinatezza.
  3. Vigne dei Boschi – MonteRè Brix 2023
    Profumi intensi di ginestra e un accenno volatile che dona complessità, accompagnati da fresche note di basilico.

Terza Batteria – Ricchezza (ROSSO)

  1. Gallegati – Corallo Oro Brix 2023
    Naso ampio ed elegante. Al palato esprime freschezza e sapidità, con frutta matura, ricchezza aromatica e un finale caldo e intenso.
  2. Clos Canarelli – Blanc 2023
    Profumi esotici di ananas e note di salvia. In bocca è morbido, ricco e salino, con un finale leggermente amaricante che ne amplifica la complessità.
  3. Fondo San Giuseppe – Romagna Albana Fiorile Brix 2023
    Profumi dolci, con ricordi di botrite e accenti salmastri. Sorso vibrante, caratterizzato da un’acidità sferzante che dona energia e verticalità.

Uno sguardo al futuro

Il Presidente della Associazione Anima dei Tre Colli Cesare Gallegati, ha dichiarato che l’annata 2024, già in parte in bottiglia, promette risultati sorprendenti. Federica Randazzo ha evidenziato le grandi prospettive della denominazione, mentre l’associazione continua a crescere, contando oggi 19 produttori divisi tra i Tre Colli.

La chiusura, affidata al ricordo di Giampaolo Gravina, critico profondamente legato a Brisighella, e alle parole di Giorgio Salmi, autore di Albana amore mio, ha confermato che l’Albana non è solo un vino, ma un atto d’amore per un territorio.

Brisighella in Bianco ha dimostrato che l’Albana, prima DOCG d’Italia, può essere oggi un simbolo di rinascita e modernità. Nei calici Brix 2023 si è letta la fatica di un’annata difficile ma anche la forza di un vitigno che, tra gessi, marne e calcare, sa farsi portavoce del Genius Loci romagnolo. Un vino che non chiede tutto, ma che dà moltissimo a chi sa ascoltarlo.