Campania Stories 2025: il lungo giorno dei bianchi campani e i migliori assaggi

“Mangia, prega, ama” recitava il titolo di un noto film. Si potrebbe aggiungere che pensare in positivo alla fine aiuti a vivere meglio, per resistere ai colpi del destino. Esattamente come hanno fatto i viticoltori della Campania che hanno dovuto sopportare il peso di una convergenza storica davvero impegnativa. Eppure la resistenza imposta dal coraggio e dalla voglia di non affondare, qualche radice forte l’ha innestata.

Non tanto nelle piante, quanto piuttosto nell’animo degli uomini che le coltivano con passione, audaci testimoni delle tradizioni enologiche senza tempo, tramandate di generazione in generazione. Le giovani leve ed i nuovi attori in gioco riescono ad ascoltare meglio le esigenze del mercato e del cambiamento climatico. Ne emergono vini, in linea generale, dotati di eccellente beva, meno pomposi e articolati d’un tempo e soprattutto puliti, ovvero eleganti.

Si assottigliano le differenze tra territori e annate; ciò che veniva visto come un principio intoccabile – le suddivisioni tecniche tra varietà e denominazioni – è stato scardinato dall’esigenza di proporsi non soltanto in Campania, ma al mondo intero. Cominciando proprio in casa, dal boom dell’enoturismo che vive l’intero comparto, oggi come non mai posto sotto i riflettori mediatici.

Accoglienza e gestione di rischi e potenzialità fanno parte della genetica di un produttore moderno, che porge lo sguardo lontano senza accontentarsi degli spiccioli facili. Il percorso fatto sin qui prevede ancora qualche pendenza da battere con sacrificio e sudore, ma la strada intrapresa non contempla retromarce. In tale contesto l’annata 2024 convince un po’ ovunque per la sua espressione fruttata intensa e la lunghezza del sorso.

Giova particolarmente ai campioni di Greco di Tufo, qualitativamente imbattibili (tra le migliori versioni di sempre) e al Fiano di Avellino inaspettatamente pronto e godibile già nell’immediato. Seguono a ruota la Falanghina targata Sannio e il Vesuvio nelle diverse tipologie presenti. Difficile comunque trovare pecche tra gli oltre 150 campioni degustati rigorosamente alla cieca, segno di un progresso che lascia ben sperare per l’avvenire. Di seguito l’elenco dei selezionati che si aggiungono ai rossi valutati ieri durante Campania Stories 2025: si parte dai migliori assaggi dei rossi campani, evento organizzato da Regione Campania e curata dall’agenzia di comunicazione Miriade & Partners.

Migliori Spumanti da uve bianche (Asprinio, Caprettone, Greco, Falanghina, Pallagrello Bianco, Fiano)

Asprinio D’Aversa Doc Metodo Martinotti Brut 2024 “Trentapioli” – Salvatore Martusciello

V.S.Q. Metodo Classico Extra Brut “Mata Bianco” – Villa Matilde Avallone

Migliori Bianchi Monovarietali e Blend Misti

Campi Flegrei Doc Bianco 2021 “Tenuta Jossa” – Astroni

Migliori bianchi a base Coda di Volpe

Sannio Doc Coda di Volpe 2024 – Fattoria La Rivolta

Irpinia Doc Coda di Volpe 2024 – Antica Hirpinia

Migliori bianchi del Vesuvio

Catalanesca del Monte Somma IGT 2024 “Katà” – Cantine Olivella

Pompeiano IGT Bianco 2024 “Pompeii Bianco” – Bosco De’ Medici

Lacryma Christi del Vesuvio Doc 2024 “Munazei Bianco” – Casa Setaro

Vesuvio Doc Caprettone 2022 “Eusebia” – Masseria dello Sbirro

Migliori bianchi dell’Isola d’Ischia

Ischia Bianco Doc Biancolella 2024 “Vigna del Lume” – Cantine Antonio Mazzella

Migliori Bianchi della Costiera Amalfitana

Costa D’Amalfi Doc Ravello Bianco 2024 “Selva delle Monache” – Ettore Sammarco

Costa D’Amalfi Doc Furore Bianco “Fiorduva” 2023 – Marisa Cuomo

Migliori bianchi a base Pallagrello Bianco

Terre del Volturno IGT Pallagrello Bianco 2024 “La Luna e il ventaglio” – Teresa Mincione

Terre del Volturno IGT Pallagrello Bianco 2023 “Morrone” – Alois

Migliori bianchi a base Falanghina

Falerno del Massico Doc Bianco 2022 “Crono” – La Masseria di Sessa

Roccamonfina IGT 2021 “Acquamara” – Porto di Mola

Migliori Irpinia Doc

Irpinia Doc Falanghina 2024 – Antica Hirpinia

Migliori bianchi a base Falanghina

Falanghina del Sannio Doc Taburno 2024 “Fluusa” – Nifo Sarrapochiello

Falanghina del Sannio Doc Vendemmia Tardiva 2024 “Alenta” – Nifo Sarrapochiello

Falanghina del Sannio Doc Taburno 2024 “Enzo Rillo” – La Fortezza

Falanghina del Sannio Doc 2024 “Anima Lavica – La Guardiense

Falanghina del Sannio Doc Guardia Sanframondi 2024 “Vignasuprema” – Aia dei Colombi

Falanghina IGT Beneventano 2020 “Cara Cara” – Terre Stregate

Campi Flegrei Doc Falanghina 2024 “Colle Imperatrice” – Astroni

Campi Flegrei Doc Falanghina 2023 “Terrazze sui Campi” – Tenute Loffredo

Campi Flegrei Doc Falanghina 2023 “Coste di Cuma” – Salvatore Martusciello

Campi Flegrei Doc Falanghina 2022 “Collina Viticella” – Cantine Carputo

Migliori bianchi a base Fiano

Cilento Doc Fiano 2024 “Saracé” – Cantina Polito

Cilento Doc Fiano 2023 “Kratos” – Luigi Maffini

Migliori Fiano di Avellino Docg

Fiano di Avellino Docg 2024 – Di Meo

Fiano di Avellino Docg 2024 “Sequenzha” – Benito Ferrara

Fiano di Avellino Docg 2024 – Colli di Lapio

Fiano di Avellino Docg Riserva 2023 “Pietracalda” – Tenute Capaldo – Feudi di San Gregorio

Fiano di Avellino Docg 2023 – Rocca del Principe

Fiano di Avellino Docg 2023 – Tenuta del Meriggio

Fiano di Avellino Docg 2022 “Ciro 906” – Ciro Picariello

Fiano di Avellino Docg 2019 “Colle delle Ginestre” – Tenuta del Meriggio

Migliori Greco di Tufo Docg

Greco di Tufo Docg 2024 – Vesevo

Greco di Tufo Docg 2024 – Di Meo

Greco di Tufo Docg “Serume” 2024 – I Capitani

Greco di tufo Docg 2024 “Le Arcaie” – Passo delle Tortore

Greco di Tufo Docg 2024 “I Classici” – Torricino

Greco di Tufo Docg 2024 “Vigna Cicogna” – Benito Ferrara

Greco di Tufo Docg Riserva 2023 “Vigna Ortale” – Cantine di Marzo

Greco di Tufo Docg Riserva 2023 “Vigna Laure” – Cantine di Marzo

Greco di Tufo Docg 2022 “Pietrarosa” – Cantine di Prisco

Regina Ribelle Wine Fest: passeggiare tra le dolci colline della Vernaccia di San Gimignano

Nel cuore della Toscana, dove le colline si inseguono come onde verdi e le torri di pietra svettano verso il cielo, San Gimignano si conferma scrigno di storia e di vino. Regina Ribelle, l’evento che celebra la Vernaccia di San Gimignano, è andato in scena con un’edizione che ha brillato per organizzazione, contenuti e suggestione.

Dal momento in cui Irina Strozzi ha assunto la presidenza del Consorzio, si è respirato subito un’aria nuova: visione strategica, pragmatismo e attenzione alla comunicazione, merito anche del lavoro puntuale dell’agenzia stampa Affinamenti. Nonostante il vento fresco che ha messo a rischio la cena di gala, tutto si è svolto alla perfezione, superando le aspettative.

Unico appunto: nella concitazione degli appuntamenti è mancato un momento di vero confronto collettivo sul futuro della denominazione, per comprendere le direzioni della Vernaccia di San Gimignano oggi, tra tradizione e innovazione. L’inaugurazione, fissata alle 9:00, ha visto una partecipazione ridotta, mentre la degustazione tecnica di 80 campioni tra annate 2024 e Riserva, ha dato voce alle molte anime di questo vino storico, come indicato nell’articolo sui nostri migliori assaggi della versione annata 2024 e Riserva 2023.

Degustazione alla cieca: la Vernaccia di San Gimignano si racconta nei calici

Nelle bellissime sale del Museo di Arte Moderna e Contemporanea R de Grada, ogni calice diventa racconto: vini giovani, freschi e fragranti accanto a riserve più profonde e strutturate. L’eccellenza non è mancata: molti i campioni che si sono distinti con punteggi tra 92 e 95, per eleganza, equilibrio e longevità. Un vino in particolare ha toccato la vetta con 95 punti, grazie a una struttura solida e armoniosa.

Arte e territorio: Galleria Continua e Vernaccia & Pizza

Dopo la degustazione, spazio all’arte con la mostra presso Galleria Continua, dove opere di Shilpa Gupta, Arcangelo Sassolino e José Antonio Suárez Londoño hanno ampliato l’orizzonte sensoriale dell’esperienza. A seguire, cena all’“Lunaria Tuscany” con un inedito abbinamento Vernaccia e pizza d’autore, firmata da tre grandi nomi: Massimo Giovannini (Apogeo), Giovanni Santarpia (Pizzeria Santarpia Firenze) e Tommaso Vatti (La Pergola).

Tour nelle cantine: tre identità, un unico territorio

Il giorno successivo è stato dedicato alla scoperta di tre cantine del Consorzio, ognuna con una visione diversa ma complementare.

Palagetto – Il vino come espressione sostenibile del territorio

Fondata nel 1978, con la sua prima vendemmia nel 1993, Palagetto è oggi una delle realtà biologiche più solide e dinamiche di San Gimignano. Con una produzione annua di circa 600.000 bottiglie, l’azienda ha scelto di intraprendere un percorso di sostenibilità certificata (VSQNP), ponendo al centro il rispetto del territorio e la valorizzazione delle sue varietà autoctone.

Protagonista della degustazione è Arianna, interprete sensibile dell’identità vinicola aziendale. Il viaggio parte dalla freschezza delle Vernaccia di San Gimignano di annata, dove la 2024 si distingue per fragranza e immediatezza: un naso delicato di pera e mela verde, accompagnato da una beva equilibrata e un tipico finale ammandorlato. Interessante la scelta del doppio tappo (vite e sughero), pensata per incontrare gusti diversi, dal mercato americano a quello più tradizionale.

Tra le selezioni, spicca la Vernaccia di San Gimignano Arianna 2023, che unisce equilibrio e precisione aromatica. La Riserva 2022 si presenta invece come un vino ampio e gastronomico, capace di coniugare morbidezza e freschezza, con una struttura adatta a piatti più complessi.

La linea “Uno di Quattro” racconta il lato più moderno della cantina: il Merlot 2021 è morbido e speziato, il Syrah fresco e dinamico, il Sangiovese lineare e territoriale, mentre il Cabernet Franc è ancora in evoluzione, con un legno da domare.

Chiude la degustazione il Sottobosco 2019, un blend maturo che richiama lo stile bordolese con toni vegetali, frutta nera e spezie, e il prezioso Vinsanto del Chianti 2010, vera memoria liquida della Toscana. Con i suoi aromi di frutta candita, erbe officinali e una freschezza ancora viva, è un vino che emoziona e invita alla riflessione.

Fattoria Cusona – Tra storia, identità e visione

A San Gimignano, tra le colline dorate della Toscana, la Fattoria Cusona è molto più di un’azienda vinicola: è un salto nel passato, dentro una storia millenaria custodita dalla famiglia Guicciardini Strozzi. Fondata nel 994, la tenuta oggi si estende per 520 ettari, di cui un centinaio dedicati alla vite, ed è guidata da Irina Strozzi, attuale presidente del Consorzio Tutela della Vernaccia di San Gimignano, affiancata dalla sorella Natalia.

La visita è un percorso affascinante tra le sale storiche e le antiche grotte della tenuta, dove cimeli rari raccontano secoli di storia italiana ed europea. È qui che la Vernaccia trova la sua culla originaria e diventa, vino dopo vino, un simbolo identitario del territorio.

L’esperienza culmina in un pranzo elegante, pensato per esaltare la gamma di vini aziendali, con un tocco di rarità che lascia il segno. La pappa al pomodoro apre il pasto, accompagnata dalla Vernaccia di San Gimignano Titolato Strozzi 2024, seguita da gnocchi di spinaci burro e salvia in abbinamento a tre etichette straordinarie: la Riserva 2020, la Riserva 2019 e una sorprendente Vernaccia di San Gimignano 1986. Quest’ultima, vera protagonista della giornata, brilla ancora per freschezza, con note di confettura di pesca, albicocca e agrumi canditi. In bocca, colpisce per la sua longevità elegante e composta, aprendo la domanda: anche i vini di oggi sapranno sfidare il tempo così?

Chiusura di pasto con Vinsanto di San Gimignano 2015; altra sorpresa è il Vin Santo di San Gimignano DOC 1968: una esplosione di freschezza, frutta matura e candita e aromaticità che dona tanta eleganza e piacevolezza di beva a dispetto degli anni trascorsi in bottiglia.

Il peposo al Chianti, piatto forte della tradizione, chiude l’esperienza abbinato a due rossi di carattere: Sodole IGT Toscana 2020 e Millanni IGT Toscana 2017, a testimoniare l’anima più moderna della tenuta.

Presente anche Ivaldo Volpini, storico enologo della cantina da oltre cinquant’anni, che con la sua esperienza ha contribuito a costruire un ponte tra il passato e il futuro del vino toscano.

Abbazia di Monteoliveto – Dove il vino incontra la spiritualità

A pochi passi dal centro storico di San Gimignano, immersa nella quiete della campagna toscana, sorge l’Abbazia di Monte Oliveto Minore, uno scrigno di storia e spiritualità. Fondata nel 1340 dai monaci olivetani e ampliata nel 1458, l’abbazia ha attraversato i secoli mantenendo intatta la sua importanza culturale e architettonica.

Oggi questa realtà sacra rivive una nuova stagione come cuore pulsante della Fattoria Abbazia Monte Oliveto, azienda agricola di 35 ettari — 20 dei quali coltivati a Vernaccia di San Gimignano. Acquisita dalla famiglia Zonin, la tenuta unisce agricoltura, accoglienza e produzione vinicola, offrendo anche ospitalità in eleganti appartamenti immersi nel verde.

Due le etichette prodotte: la Vernaccia di San Gimignano DOCG, fragrante e fresca, dal profilo immediato e beverino, e la selezione Gentilesca, un vino più strutturato e complesso, pensato per palati più esperti e curiosi.

Il Gran finale in Piazza Duomo

La cena di gala si è svolta nella cornice mozzafiato di Piazza Duomo, firmata dallo chef Gaetano Trovato di Arnolfo Ristorante due stelle Michelin. Il menù, raffinato e territoriale, ha proposto:

  • Riso Riserva San Massimo, zafferano, ossobuco e zucchina in fiore
  • Cinta Senese con asparagi e cipollotto primaverile
  • Fragola, caramello e vaniglia
  • Piccola pasticceria e la celebre Crema di Santa Fina del gelatiere Sergio Dondoli

Protagonisti della serata ovviamente la Vernaccia di San Gimignano serviti dai Sommelier FISAR, le note jazz dell’Accademia Siena Jazz e la presentazione della scultura di Andrea Roggi, simbolo di Regina Ribelle Wine Fest, alla presenza delle autorità locali. San Gimignano continua a dimostrare che la Vernaccia è viva, plurale e in piena evoluzione. Manca ancora un po’ di coraggio nel raccontare questa evoluzione con maggiore coesione, ma il fermento è tangibile.

E questo è già tanto.

Campania Stories 2025: si parte dai migliori assaggi dei rossi campani

Il Vesuvio ospita l’edizione del 2025 di Campania Stories, evento organizzato da Miriade & Partners con il sostegno di Regione Campania, in collaborazione con AIS Campania e con la partecipazione di oltre 90 cantine provenienti da tutta la regione.

Tra i numerosi partner che rendono possibile Campania Stories, ci sono: Consorzio Tutela Vini Vesuvio, Assoenologi Campania, Palazzo Mediceo (Ottaviano), Villa Signorini (Ercolano), Hotel Sakura (Torre del Greco), Viaggi Di Maio, Distretto della Castagna e del Marrone della Campania, Lunadimiele.it, Che Pasticcio e Azzurra Comunicazione. Media partner dell’evento è Luciano Pignataro Wine Blog.

Ed è proprio nella splendida location di Villa Signorini ad Ercolano che ha inizio la canonica due giorni di assaggi, partendo stavolta dai vini rossi anziché dai bianchi, selezionati tra le numerose denominazioni IGT – DOC e DOCG. In passato era più evidente l’anima bianchista della Campania, mentre perplessità provenivano da alcune zone e stili profondamente differenti. Il livello medio dei campioni post pandemia ha visto un livellarsi al rialzo della qualità, pur mantenendo alcune espressioni anacronistiche, super estrattive e ricche di materia glicerica.

Ciò che cattura l’attenzione, invece, sono i passi in avanti verso i vertici della categoria compiuti dai più, anche grazie ad accurate consulenze enologiche e migliori studi sia in vigna che in cantina. Alla fine il vino, per quanto possa sembrare naturale e radicato al terreno e al territorio, è pur sempre un prodotto che necessita delle giuste cure. Va sfatato il tabù che “moderno” non significhi emozione.

Abbiamo optato per non degustare i pochi esemplari in rosa o da areali che non offrissero la consona quantità per poter ricavare un giudizio complessivo del percorso svolto dai vitivinicoltori. Il risultato di 92 assaggi residui evidenzia un balzo in avanti illuminante per l’Aglianico del Taburno, specie se targato 2019 e del Taurasi vintage 2020, che dimostrano prontezza di riflessi e tanto succo quasi commovente.

Bene dunque ciò che proviene dall’Aglianico, il vero motore campano; meno soddisfazioni dal Piedirosso e da altre varietà autoctone, pur con qualche spiraglio di luce e sussulto rispetto al passato. Di seguito i migliori rappresentanti in ordine alfabetico, selezionati alla cieca senza conoscenza del produttore di riferimento. Servirebbe uno sforzo ulteriore da parte di tutti gli attori in gioco, per rimpinguare il numero esiguo delle presenze, agevolando il nostro lavoro di cronisti.

Un plauso, infine, va ai sommelier di AIS Campania per la rapidità e la professionalità nel servizio, nonostante la mancanza di cestelli per bottiglie e di salvagocce, che avrebbero aiutato di gran lunga il compito.

Migliori rossi a base Piedirosso

Vesuvio Doc Piedirosso 2023 “Pietranera” – De Falco Vini

Ischia Doc Per’ e Palummo 2021 “Mille Anni” – Casa D’Ambra

Campania IGT Piedirosso 2024 “Sabbia Vulcanica” – Agnanum

Campi Flegrei Piedirosso 2021 – Contrada Salandra

Migliori rossi Vesuvio

Lacryma Christi del Vesuvio DOC Rosso Superiore 2023 – Cantina del Vesuvio Winery Russo Family since 1930

Lacryma Christi del Vesuvio DOC 2024 “Munazei Rosso” – Casa Setaro

Migliori rossi a base Casavecchia

Terre del Volturno IGT Casavecchia 2024 – Vigne Chigi

Migliori rossi a base Pallagrello Nero

Terre del Volturno IGT Pallagrello Nero 2021 “Murella” – Alois

Migliori rossi Alto Casertano

Falerno del Massico Doc Rosso 2019 “Quaestio” – La Masseria di Sessa

Migliori rossi Colli Salernitani e Cilento

Campania IGT Aglianico 2022 “Core Rosso” – Montevetrano

Cilento Doc Aglianico 2022 “Cenito” – Luigi Maffini

Migliori rossi a base Aglianico

Aglianico del Taburno Docg 2019 “Enzo Rillo” – La Fortezza

Aglianico del Taburno Docg 2019 “Pontius” – Nifo Sarrapochiello

Aglianico del Taburno Docg Riserva 2018 “Terra di Rivolta” – Fattoria La Rivolta

Migliori Doc Irpinia Campi Taurasini – Irpinia Doc Aglianico – IGT Campania Aglianico

Irpinia Doc Aglianico 2021 “Audeno” – Masseria Della Porta

Irpinia Doc Campi Taurasini 2020 “Ion” – Stefania Barbot

Irpinia Doc Campi Taurasini 2020 “Case Arse” – Giancarlo Vesce

Migliori Taurasi Docg e Taurasi Riserva Docg

Taurasi Docg 2021 – Tenute Capaldo – Feudi di San Gregorio

Taurasi Docg 2020 – Tenuta Scuotto

Taurasi Docg 2020 “Bosco Faiano” – I Capitani

Taurasi Docg Riserva 2019 “Evocatus” – Macchie Santa Maria

Taurasi Docg 2018 “Vigne d’Alto” – Contrade di Taurasi Cantine Lonardo

Taurasi Docg 2017 “Opera Mia” – Tenuta Cavalier Pepe

Taurasi Docg 2012 – Perillo

Regina Ribelle Vernaccia di San Gimignano Wine Fest: i nostri migliori assaggi dell’annata 2024 e delle Riserva 2023

Ogni anno a San Gimignano si celebra il suo vino di punta: la Vernaccia, croce e delizia di un areale che da tempo prova a tirare fuori la testa dalla sabbia. Un bianco reso più intrigante proprio dai ricordi marini pliocenici, oltre ad altri tipi di suolo e differenti stili.

Per il Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, l’annata 2024 è stata complessa da un punto di vista climatico, anche se questa complessità non può più essere considerata eccezionale o episodica. All’inverno senza picchi di basse temperature è seguita una primavera fresca con piogge nella media che hanno rallentato il germogliamento della vite che sarebbe risultato anticipato per le miti temperature dei mesi invernali. Le piogge si sono alternate a periodi asciutti fino a tutto giugno.

Da luglio è subentrato l’anticiclone africano che ha fatto innalzare le temperature. Il gran caldo è durato fino al 20 di agosto, con l’arrivo di un forte temporale. Da allora il meteo non si è più stabilizzato, portando episodi di pioggia per tutto il mese di settembre; fattore che ha rallentato i tempi della vendemmia. L’annata è stata mediamente produttiva, dopo il calo di circa il 30% della 2023.

Note stagionali che non modificano l’attuale asset territoriale, spesso sacrificato dalla proposizione di prodotti con i quali manca un collegamento precipuo. Cosa sia in effetti un calice di Vernaccia di San Gimignano resta ancora un dilemma senza apparente risoluzione. Definirlo, in modo banale, “un rosso vestito da bianco” rischia invece di comprometterne per sempre la vera identità, creando falsi miti e speranze eccessive.

I canoni della Vernaccia di San Gimignano devono essere blindati al concetto di contemporaneità e carattere, due facce inseparabili della stessa medaglia. Contemporaneità perché il pubblico consumatore preferisce la semplificazione: di verbo, di gusto, di effetto. Meno giri di parole, meno alleggerimenti e meno appesantimenti. Il giusto equilibrio tra componenti mielose, balsamiche e speziate, di cui la Vernaccia di San Gimignano è ricca, con la frutta polposa, tra essiccata e tropicale, meglio comprensibile ai più. E un ulteriore allungamento dei tempi di immissione sul mercato, come si fa per altre tipologie, pur rispettando le esigenze economiche di ogni singolo produttore.

La 2024 racchiude in sé la paura di sbagliare, cercando di giocare in zona comoda, Una zona che rischia però di diventare quella Cesarini del calcio. Infatti, le mille problematiche del mondo del vino non consentono tempi biblici per comprendere appieno la situazione; l’augurio è che la rivoluzione a San Gimignano venga compiuta non festina lente come dicevano gli antichi romani, ma con passo spedito e sicuro pena lo spreco delle risorse impiegate e la sconfitta nei confronti dei mercati che contano. Quelli che poi sono davvero redditizi.

Poche le punte di assoluta bellezza, ancora in evoluzione. Un qualcosa (ed è davvero la novità di quest’anno), che mancava nelle edizioni precedenti. Non soltanto il livello medio si è elevato ovunque, ma oggi è possibile menzionare alcuni campioni che raggiungono e persino superano i 95 centesimi, dimostrando buona prontezza di riflessi con ovvi margini di prospettiva.

Non di pari emozione le versioni Riserva 2023, figlie di una vintage aspra che ha impegnato, non poco, i vitivinicoltori nel lavoro in campo ed in cantina. Vale la pena spezzare per loro una lancia, avendoci comunque ben impressionato per le medesime versioni d’annata, nell’articolo della scorsa edizione di Anteprima Vernaccia di San Gimignano Wine Fest “Regina Ribelle”.

La degustazione è stata effettuata rigorosamente alla cieca, selezionando i migliori punteggi elencati in ordine alfabetico e non di preferenza. Ecco i migliori assaggi su 44 campioni della 2024 e 10 campioni testati della Riserva 2023.

Vernaccia di San Gimignano Docg 2024

Cantine Vivito – “Badia”

Casa alle Vacche

Collina dei Venti – “Giadra”

Fattoria La Torre

Fattoria Poggio Alloro – “Il Nicchiaio”

Fornacelle

La Lastra

Melini – “Conti Serristori”

Poderi Arcangelo – “Primo Angelo”

Vagnoni

Vernaccia di San Gimignano Riserva 2023

Collemucioli

La Lastra

Macinatico – “Macinatico 1332”

Signano – “La Ginestra”

BEREBIANCO 2025

Una popolarissima schiera di amatori ha accolto a Roma I tanti produttori di vini bianchi italiani nella terza edizione di Berebianco. banchi d’assaggio e ben 8 Masterclass, ma il cuore del programma è stata la cultura dell’invecchiamento dei vini bianchi fermi, guardando a particolari processi di vinificazione di varietà diversissime, note e meno note.

Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini, e Antonio Di Spirito, affermato autore enogastronomico, hanno saputo costruire un evento ricco di spunti di studio combinato a grande popolarità nello stile.

La scommessa degli autori è stata riposta nell’obiettivo di espandere la cultura e la consapevolezza dei consumatori verso i vini bianchi di qualità, orgogliosi già delle evoluzioni dei nostri rossi. Non è casuale che i valori sul mercato tra le due categorie vedano un gap più accentuato nel nostro paese rispetto ad altri.

Si è anche celebrato e condiviso coi partecipanti un orgoglio italiano da scoprire e far crescere come parte dell’identità vitivinicola del nostro paese, integrando tutte le regioni. Inoltre è affermato ormai che il valore commerciale segue lo stimolo dei mercati internazionali, con attuale tendenza verso la crescita dei bianchi.

Ma partiamo dal Sud Italia, con l’Etna DOC Superiore di Federico Curtaz: sapidità e fragranza si spalleggiano l’un l’altra a ottenere un Carricante in purezza di chiara e distinta eleganza, con aromi primari ricchissimi e sapori ottenuti a combinare varietà ed eleganza quasi austera, come solo un piemontese potrebbe fare.

La Basilicata di Cantine del Notaio offre, da istrionici, un Aglianico vinificato in bianco che segna una tendenza in espansione anche in Campania: “La Parcella” esige rispetto reciproco e un compiuto scambio di complimenti tra il degustatore e il produttore.

La Campania con Casa Setaro e il suo “Contrada 61.37” si presenta con una originale espressione non solo del blend tra Caprettone, Greco e Fiano, ma dell’ironia della Smorfia Napoletana che nei due numeri identifica “Bosco” e “Monaco”: ciò serve a comunicare la zona di produzione “Bosco del Monaco” che il disciplinare del Vesuvio DOC non riesce ancora a consentire sull’etichetta. Bel gioco, di elegante ironia e sapori lunghi e indimenticabili. 

E non si fermano qui: il loro Lachrima Christi, Caprettone in purezza e affinato in anfora dopo un breve passaggio in legno scarico, sposa eleganza e intensità minerale sorprendendo il naso prima del palato.  Il coraggio si spinge al rosato di Piedirosso, dove Lachrima Christi si qualifica col nome della vigna “Munazei” e offre spunti tannici elegantemente domati dalla singolare mineralità marittima.

Una bella elaborazione di Alois del Pallagrello Bianco, che inizia a essere conosciuto anche sul mercato americano, vede il Pallagrello Bianco “Morrone” come antesignano di versioni a maturazione spinta e da selezioni cru di uve con caratteristiche rare anche per i Monti Trebulani nel Matese: profumi complessi e suadenti, d’una tessitura barocca più che eloquente anche al palato più fine. 

Concludiamo l’escursione in Campania con una nota eccellenza, Marisa Cuomo e i suoi blend di Falanghina e Biancolella della Costa d’Amalfi. “Furore” e “Ravello” sono un omaggio all’eleganza e alla raffinatezza di quelle coste mozzafiato, in cui a diverse altitudini si esplicitano, con la stessa combinazione 60% Falanghina e 40% Biancolella, diversi sentori floreali e diverse mineralità spinte ad albergare nella splendida leggerezza delle morbidezze di questi vini, votati a grande gastronomicità.

L’Abruzzo di Marramiero, protagonista indiscusso nell’ultima Masterclass, presenta ai banchi “Altari” 2018, un Trebbiano particolarissimo per sentori di miele e spezie bianche, con accento fumé di particolare pregio gustativo. 

Iniziamo la visita nel Lazio a Casale del Giglio con il “Faro della Guardia” ossia una Biancolella di Ponza estremamente piacevole e fresca, il cui corredo gustativo abbraccia fiori e mineralità unici. “Anthium” è invece il loro Bellore canonico, atteso da chi ne conosce già le peculiarità gustative di estrema piacevolezza e suadenza. “Antinoo” è invece la loro sfida a combinare Chardonnay e Viognier, vincendola nel nome di una immediata piacevolezza e versatilità gastronomica. Di loro abbiamo già scritto nell’articolo Napoli: a Palazzo Cappuccini si ripercorre la storia dell’Agro Pontino con i vini di Casale del Giglio.

Degustare il Frascati Superiore di Fontana Candida è come una passeggiata in una vacanza tra i colli, trasportando la mente in un luogo dove la leggerezza si alterna a tradizioni antiche e scevre di ogni sofisticazione.  L’originalità nel viaggio, però, la troviamo in una cantina che si staglia alle spalle di Sperlonga, estendendosi tra un mare incontaminato e le ripide colline a ridosso dei Monti Cecubi che danno il nome alla cantina stessa. Il loro “Caecubum”, un blend di Fiano al 70% e di Falanghina al 30%, esprime l’ampiezza olfattivo-gustativa dei vini di un piccolo areale di antichissime tradizioni e dal prodotto originale per la sua mineralità.

La Sardegna di Alghero è presente con Podere Guardia Grande ed il “Saldenya”, un Vermentino di Gallura ricco in sapidità e denso di aromi floreali inconsueti per il suo territorio. 

Saliamo in Umbria a visitare Antonelli San Marco, noto per il suo Montefalco Sagrantino, qui con le versioni del Trebbiano Spoletino, “Trebium” e la riserva “Vigna Tonda”, che risaltano per freschezza e ampiezza dei sentori primari come i floreali di mandorla e biancospino misti ad agrumi e frutta tropicale.

Il Veneto de La Tordera presenta un Incrocio Manzoni di particolare fattura: “Il Preciso” mira all’equilibrio tra complessità di fiori bianchi ed eleganza grazie al “papà” Riesling, saldo su una struttura di tutto rispetto per un bianco.

Roccolo Grassi produce Garganega elaborata su terreni calcarei, non vulcanici come nell’area di Monteforte, perciò leggera e lunga di sapore per un vino bianco incentrato sull’equilibrio e sulla scelta di una spinta maturazione a generare sapori lunghi per intensità e persistenza.

In un salto verso le Alpi approdiamo in Friuli, dove le escursioni termiche regalano da sempre corredi aromatici originalissimi. Zorzettig e i suoi Friulano, Ribolla Gialla, Pinot Grigio, fino all’espressione di uno Chardonnay allontanato dalla fragranze e avvicinato a maggior mineralità, ha contribuito a far conoscere i vini del Friuli, riservando la consueta accoglienza ai palati di tutti gli astanti.

L’Alto Adige di Cantina Terlano ricorda che questa splendida terra di spumanti è anche generosa di eccellenti bianchi fermi: il loro Gewürztraminer è davvero esemplare e apre la strada ai Pinot Grigio e Bianco, più leggeri ma egualmente capaci di stupire per eleganza sia il naso che il palato.

La Liguria di Lunae rappresenta uno spettacolare esempio di Vermentino, per corredo aromatico e per equilibrio tra sentori primari e mineralità.

Il Piemonte presenta il Timorasso dei Colli Tortonesi di Vietti, subito distinto per sentori di albicocca e agrumi misti a un senso d’insorgente idrocarburo. Tratti tipici del varietale scoperto solo quarant’anni fa. dopo secoli di desuetudine nella coltivazione.

Cantine Ferrari e la famiglia Lunelli: la dinastia del Trento Doc nel mondo

Il 1902 è l’anno in cui Giulio Ferrari inizia a dar vita ad un sogno: ricreare le bollicine tanto apprezzate in Francia, durante i suoi studi primordiali a Montpellier. La spumantistica italiana era praticamente inesistente, eccezion fatta per alcune produzioni artigianali – o per meglio dire casalinghe – che poco o nulla avevano a che fare con quelle celebri d’Oltralpe.

La lunga storia delle cantine Ferrari

I fatti raccontati così sembrerebbero semplici; in realtà Ferrari ha vissuto tante vite come le catene effervescenti che caratterizzano i suoi Metodo Classico. Da Calceranica (TN), antico borgo sulle rive del Lago di Caldonazzo, si sposta a Montpellier per gli studi in agraria. Quindi Geisenheim in Germania, luogo ideale per l’approfondimento formativo sulle barbatelle di vite e le varietà d’uva. Infine Épernay nel cuore del distretto della futura AOC Champagne, ancora neppure in embrione dal punto di vista legislativo ed il successivo rientro in patria, con tanta esperienza e alcuni ceppi di Chardonnay da impiantare sulle colline di Lavis (TN).

Sperimentazione, ricerca e voglia di realizzare in Trentino, su suoli dolomitici di origine glaciale, quanto avveniva da secoli tra le pianure della Francia. Vigne lavorate ad altitudini superiori a quanto prevedeva l’usanza dell’epoca e, soprattutto, la valorizzazione per primo in Italia dello Chardonnay, quando nessuno ne conosceva il potenziale per la spumantizzazione. Subito 2 medaglie d’oro conseguite all’Esposizione Internazionale nel 1906 e nel 1936, prima dell’abbandono dell’attività con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la fuga in Svizzera.

L’antica sede di Via Belenzani a Trento e il futuro del Metodo Classico in Italia

Il nuovo colpo di scena nella vita di Giulio è stata la sorpresa di trovare intatta la sede storica di Via Belenzani, in una Trento distrutta dai bombardamenti. Celate all’interno ancora 6 bottiglie, integre dopo anni di silenzio e oscurità, che hanno acceso in lui l’idea della lunga sosta sui lieviti come mantra produttivo. Un compito proseguito con successo da Bruno Lunelli, scelto quale degno successore per il prosieguo del brand, dopo un’accurata selezione di candidati in assenza di eredi diretti.

Lunelli, noto per la gestione di un’antica enoteca in città, riceve questo dono inestimabile dietro pagamento di un corrispettivo di vendita pari a 30 milioni di lire, indebitandosi fino al collo. Una scelta di cuore e di testa, supportato dai familiari da subito uniti nel progetto. I suoi figli Franco, Gino e Mauro ripagano totalmente il sacrificio del padre portando la casa Ferrari ai vertici dell’eccellenza enologica mondiale, icona di stile e gusto del Made in Italy.

Inizia così l’era della Famiglia Lunelli, proseguita negli anni ’80 con l’altrettanto fondamentale epoca dell’enologo Ruben Larentis, che li accompagnerà fino al 2023, per oltre 37 anni, contribuendo al mito del Trento Doc nel mondo. La parte sotterranea in stile “Cave” di riposo della nuova cantina ospita l’intera produzione aziendale prima dell’immissione in commercio. Quasi 8 milioni di bottiglie ambite in ogni angolo del goblo e dai main sponsor sportivi e automobilistici. Il simbolo della vittoria e della conquista del primato assoluto per identità e storia.

Quasi 700 ettari vitati (la metà di quelli censiti per la Denominazione) suddivisi tra 700 conferitori totali ed un marchio che non teme paure per dazi e oscillazioni geopolitiche. Ciò lo si deve all’estrema differenziazione delle aree di vendita e all’importante percentuale – circa due terzi di fatturato – ricavata da ristorazione, hotel e grandi distributori in Italia, come voluto dall’impegno dei cugini Alessandro, Camilla, Marcello e Matteo, terza generazione dirigenziale.

Maso Pianizza è il vigneto storico di Chardonnay da 12 ettari piantati a pergola a metà degli anni Sessanta, attorno a un maso situato tra i 500 e i 600 metri d’altitudine, sulla collina a Est di Trento. Qui nel 1972 prende forma l’etichetta Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, dedicata alla scomparsa del visionario personaggio dell’enologia trentina. Mauro Lunelli, all’insaputa dei fratelli Gino e Franco, decide di scegliere e conservare in un luogo nascosto della cantina alcune migliaia di bottiglie ricavate dalle migliori uve provenienti proprio da Maso Pianizza e di informare i parenti solo nel 1980 dopo 8 anni di stoccaggio.

Sembra un sogno utopico eppure diventerà rapidamente una splendida realtà, superata negli anni ’90 dal Bruno Lunelli e dal Giulio Ferrari Collezione che arrivano rispettivamente a 16 e 18 anni di sosta sur lie.

La straordinaria degustazione delle Riserve

Ferrari Perlé Nero Riserva 2017 – un Blanc de Noir, da Pinot Nero in purezza, cremoso, tropicale, con sfumature di vaniglia e zenzero. Controllo perfetto delle asperità aggressive del varietale, di grande eleganza gastronomica e da sbuffi di torrefazione sul finale.

Ferrari Riserva Lunelli 2015 – una delle 2 etichette a riportare entrambi i cognomi storici della cantina. Extra Brut come il precedente, gioca su nuance gessose, agrumi gialli, sandalo e albicocca. Cala lievemente nella persistenza di chiusura su frutta a guscio essiccata, complice una vintage molto muscolare e meno delicata.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2015 – spinge rapido su bergamotto, erbe officinali e miele di millefiori. Sorso cremoso e lunghissimo, sboccato nel 2024 dimostra lunga vita ancora davanti. Preferita la fermentazione in acciaio rispetto al secondo campione.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Rosé 2012 – blend per il 60% da uve Chardonnay e 40% Pinot Nero vira su tocchi lievi di pasticceria e scie floreali con allungo tra fragoline di bosco e arancia sanguinella. Color rosa antico è uno dei prodotti più recenti e contemporanei studiato dai Lunelli di casa Ferrari.

Italian Taste Summit 2025 – il vino italiano incontra il futuro

Italian Taste Summit 2025, sulle incantevoli sponde del Lago di Garda presso il Borgo Machetto Country Club, ha rappresentato un’iniziativa virtuosa per il futuro del vino Made in Italy. Al centro dell’evento l’incontro diretto tra produttori e buyer internazionali, un format B2B accuratamente studiato e messo in piedi da Joanna Miro, il cui ingegno ha conferito lustro a un settore in continua ricerca di nuove strategie commerciali e narrative.

Un Format Innovativo: Produttori e Incontri B2B

Il dinamico “business speed dating”, un format in cui le aziende vinicole hanno potuto presentarsi direttamente ai buyer instaurando rapporti concreti e studiati sulle esigenze dei mercati globali, è stato ideato per dar forma a un modello che valorizza il contatto diretto tra persone, lasciando agli interlocutori preziosi aneddoti e curiosità.

Le Eccellenze in Degustazione: Un Viaggio Attraverso Storie e Sapori

In parallelo agli incontri B2B ha scena il percorso “tailor-made”, perché nulla è stato lasciato al caso, per avvicinare la stampa e gli addetti ai lavori alle aziende che ne hanno fatto richiesta. Ecco alcuni dei temi chiave emersi durante le degustazioni:

Iniziamo con il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, rappresentati dai produttori di Cocconato. Una zona da sempre vocata, influenzata dalla macchia boschiva e dal calore, senza dimenticare la vicina Alassio, porta del Mare. Qui le terre sono bianche e marnose.

  • Chardonnay Cantine Nicola 2022 Piemonte DOC: Apre con sentori di gesso, vegetali, erbe selvatiche, spezie leggere, soave e vegetale al naso e ricco in bocca, grazie anche ai suoi 14 gradi volumici ed alla fermentazione in legno, che regala allo Chardonnay lunghezza sapida e sprint. Perfetto con una Robiola stagionata e il tradizionale Pane di Cocconato, realizzato con 4 grani antichi macinati a pietra.
  • Piemonte DOC Bonarda Marovè: Petillant, con una leggera aggiunta di Freisa Dolce in imbottigliamento, si presenta su note di lampone, rossi, humus e liquirizia. Un vino elegante e scorrevole.
  • Grignolino Vigin- Azienda Maciot: Uno dei cosiddetti “vini del re”. Il vitigno richiede particolare attenzione per evitare eccessive note vegetali, prediligendo una selezione accurata dei vinaccioli. Dimostra bella eleganza e contenuto.
  • Barbera d’Asti Superiore DOC 2022 Cocconito – Finezza dalla connotazione gessosa del terreno, che assottiglia i tannini donando una piacevole vena sapida.
  • Albarossa Del Maruè – Poggio Ridente Una nuova varietà, nata per impollinazione. Il non avere una memoria storica ha giocato a sfavore inizialmente, ma oggi gli assaggi sono decisamente pronti e convincenti. Naso vivido: frutti rossi di bosco e note selvatiche di rovo e terra bagnata, cannella e anice stellato su petali di viola finali. In bocca è dinamico, dal tannino setoso; un vino moderno.
  • Vermuth di Torino Bianco “Carpano”: realizzato senza caramello e con erbe locali come da disciplinare, si mostra ideale in abbinamento alla delicata pasticceria secca italiana.

Tenute Foschi-Venturini – Siamo sulle Colline di Parma, all’ombra di una torre Pallavicina del Quattrocento, luogo stupendo di incontro tra vino e arte. Pier Luigi Foschi, imprenditore di successo, e sua moglie Emanuela Venturini Architetto e Designer qui hanno trovato un luogo del cuore e ne hanno voluto fare un progetto, che nell’omaggio al passato vuole scrivere il futuro, ecco alcuni assaggi:

  • Metodo Classico “Sophia”: Ispirato alla prima nipotina della famiglia, Sophia è un millesimato Blanc de Noir da 30 mesi sui lieviti. Elegante ed espressivo, dalle sfumature dorate, apre a un naso che gioca amabilmente tra ananas e piccoli frutti rossi, avvolti da una piacevole speziatura dolce. In bocca è cremoso bilanciato, incarna nel dinamismo delle bollicine.
  • Gemma Malvasia di Candia Aromatica 2021 Delicati agrumi, fiori d’arancio, zagara e frutta bianca, piacevole freschezza.

Gemma Gentile – Malvasia di Candia Aromatica 2019: Doppia medaglia d’oro in Giappone al Japan Women’s Wine Awards, questo vino rispetto al precedente ha una massa che fa maturazione tardiva e ne amplia ancor più il raggio. Porta con sé fresche note agrumate suadenti, poii frutta a polpa gialla, lavanda e miele d’acacia. Sorso pieno e suggestivo di bella sapidità.

  • “Emy”: Porta il nome della nonna. Un Sauvignon Blanc di distinta eleganza, che gioca su spezie aromatiche, con macchia mediterranea – in particolare il rosmarino – e tonalità che riportano alla memoria alcuni elegantissimi Daiginjo.
  • Ca Fontani – dal vitigno “Ervi” Un audace incrocio tra Raboso e Barbera, creato dal professor Fregoni, che esemplifica la forza espressiva dei terreni da cui proviene. Robusto, bilanciato, non nasconde il suo carattere importante giocato su note di frutta scura, spezia selvatica, ginepro e caffè.

Talamonti – Siamo a Loreto Aprutino in una zona dove l’escursione termica ha un ruolo determinante nel carattere e nella longevità dei vini.

  • Pecorino “Trabocchetto” 2024: Ottimo esempio di gioventù del Pecorino. La criomacerazione in acciaio e il contatto con le bucce esaltano i sentori agrumati e le note iodate di salgemma, la salvia e il timo.
  • “Trabocchetto” Pecorino d’Abruzzo DOC Superiore 2022: Ha uno stile più ampio, il tempo ha lavorato bene e al naso apre con toni burrosi, note tropicali di litchi, ma anche pesca gialla. Il sorso è rotondo e piacevole.
  • “Aeternum” 2018: Trebbiano d’Abruzzo maturato parte in legno, regala un naso ampio dai sentori complessi di salvia, rosmarino, zafferano e leggere sfumature petrolate. Al palato la morbidezza è notevole, ben supportata da una delicata sapidità.
  • “Aternum” 2017: Più teso e meno generoso, mostra la longevità del Trebbiano e la lettura di un’annata diversa, che si fa notare per finezza di beva.

Cantina della Volta – Abbiamo già parlato di questa Cantina nell’articolo Un giorno a Sorbara, tra nebbia e Lambrusco.

I Bellei sono stati pionieri del Lambrusco di Sorbara. Furono, infatti, i primi a intuire le potenzialità del Sorbara in versione Metodo Classico. I viaggi a Epernay della famiglia hanno forgiato padre e figlio verso uno stile estroso e di indiscutibile eleganza.

  • “Rimosso”: iniziamo dal Lambrusco Frizzante sur-lie, senza fronzoli, che con fragolina di bosco, piacevole sapidità e vinosità ci mostra i caratteri piacevoli del sorbara.
  • La Volta 2023: nato per sottrazione, un frizzante delicatissimo che vuole essere un entry level per entrare nel difficile mondo dei Lambruschi.
  • BRUTROSSO Lambrusco di Sorbara Doc 2023 – Metodo Classico rodato e di grande pienezza, già ben godibile e bilanciato, eccellente negli invecchiamenti. Una bolla rossa dall’eccellente potere dissetante, ricca di sapidità e armonia.
  • Lambrusco di Sorbara Rosè Doc Brut 2018: Un vino bilanciato e studiato nei minimi dettagli, fine ed equilibrato. I piccoli frutti rossi lampone e fragolina e la macchia mediterranea aprono, leggere note di pasticceria, rosa e melograno proseguono. Esercizio di stile ed eleganza internazionale.
  • Christian Bellei Metodo Classico – 2016 Il varietale irrompe in questo assaggio già nel colore, nelle sfumature al naso di radice di liquirizia, salgemma, fiori d’arancio e agrume in abbondanza. Assaggio di vibrante freschezza, eccellente, saporito e armonico.

Il Percorso Dedicato alla Stampa

Se da una parte il fulcro dell’evento era senza dubbio il networking e gli incontri mirati tra produttori e buyer, dall’altra la stampa ha avuto il privilegio di un percorso appositamente curato, “ricamato” per raccontare con delicatezza e profondità ogni attimo vissuto. Un’esperienza che non si è limitata a documentare dati e i contatti, ma che ha rivelato storie, aneddoti ed emozioni dietro ogni degustazione e incontro.

Nella serata ha avuto luogo la Cena di Gala in una cornice diversa, sempre chic ma un più distesa. Sono stati celebrati altri assaggi, in un gioco di abbinamento cibo-vino molto ben riuscito.

Il suadente Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG di La marca, bolla cremosa dal leggero tenore zuccherino ben amalgamato con la massa; Testarossa di La Versa, Pinot Nero metodo classico semplice, elegante e mai banale, giocato sulla tensione fruttata. Winged Victory della Cantina di Casteggio e il loro Pinot Nero, altre due bellissime e chiare espressioni di Oltrepò Pavese. Ronco Margherita Tenuta Col Colat Ovalis, blend internazionale “friulano”, Merlot e Cabernet Franc, che gioca col Refosco dal Peduncolo Rosso. Sosta 18 mesi di barrique di rovere francese, un vino importante dal palato internazionale.  Il notevole “Fiano Pian di Stio” di San Salvatore: siamo a Paestum a 650 metri d’altitudine. Un vino di completezza disarmante, ricco, fin dal primo sguardo con le sue tonalità dorate intense e nell’olfazione su toni agrumati, schiuma di mare, eucalipto miele di sulla, camomilla, pesca bianca e burro fuso. L’assaggio è appagante, rotondo, marino, agrumato, dallo strascico lungo ed elegantissimo.

Considerazioni Finali

L’Italian Taste Summit 2025 si conferma come una piattaforma dove le tradizioni vinicole si incontrano con le innovazioni commerciali. Tra B2B dinamici e un percorso guidato, l’evento ha regalato un’immagine autentica del vino italiano, ricca di storia, innovativa nelle strategie e vibrante nel racconto.

Alois Lageder e l’idea di Summa: la somma delle eccellenze vitivinicole

Magrè sulla Strada del Vino dell’Alto Adige (Südtirol Weinstraße), all’interno della Tenuta Alois Lageder, nei giorni 5 e 6 aprile 2025 è andato in scena il prestigioso evento enoico Summa. Una prestigiosa fiera del vino organizzata da oltre 25 anni dalla famiglia Lageder che ha visto la partecipazione di 112 aziende vitivinicole provenienti da ogni parte d’Italia e di altri importanti Paesi europei, contraddistinte da vignaioli che hanno segnato il mondo enoico per la produzione di vini  autentici.

Magrè la porta dell’Alto Adige

Magrè è un ridente borgo posto in Alto Adige in provincia di Bolzano. Immerso tra stupendi vigneti e molte piantagioni di mele, in uno  spettacolare scenario montuoso sulla Strada del Vino dell’Alto Adige (Südtirol Weinstraße). Un comune di circa 1300 abitanti, caratterizzato da stile gotico, rinascimentale e barocco. Tra le caratteristiche vie si trova la vite più vecchia d’Europa risalente al 1600. La mia prima visita a Magrè risale a qualche anno fa, di ritorno da Merano WineFestival nella prestigiosa Tenuta di  Alois Lageder.

L’evento Summa di Alois Lageder

All’arrivo nella piazza principale del Borgo è stata messa a disposizione una navetta per condurre i visitatori alla Tenuta. Il programma prevedeva interessanti masterclass. All’interno vi è la possibilità di pranzare senza dover uscire dalla Tenuta. Ogni anno, una parte del ricavato dei biglietti è destinato a un’organizzazione benefica altoatesina. Nell’edizione 2025, andrà a favore della rivista di strada zebra, dell’OEW – Organizzazione per un Mondo Solidale di Bressanone.

Alcuni assaggi proposti durante Summa

Champagne Tarlant La Vigne d’Or 2006 – Meunier 100% – Giallo dorato intenso dal fine perlage; sprigiona note di frutta tropicale, pasticceria da forno, agrumi, nuance speziate. Sorso cremoso, vibrante, avvolgente e persistente.

Ribolla 2016 Gravner – Giallo ambrato intenso, al naso emergono note di pout-pourri floreali secche, albicocca, pesca candita, erbe aromatiche e resina. Ricco, pieno, rotondo e duraturo.

Chardonnay 2022 Monteverro – Giallo dorato, sviluppa note di banana, litchi, pera, pompelmo, fiori di montagna e panificazione. Ingresso in bocca fresco e saporito, invita ad un sorso successivo.

Malvasia Damijan Podversic 2020 – Giallo dorato brillante, rivela subito sentori di fiori di camomilla, pera, albicocca, tamarindo, scorza d’arancia e miele. Finale vibrante, armonioso e coerente.

Löwengang 2020 Alois Lageder – Giallo dorato intenso dal naso intriso da note di pera, pesca, melone, vaniglia, con richiami burrati e agrumati. Al gusto scivola fresco, morbido, armonioso e coerente.

Barbaresco Camp Gros Martinenga 20200 Marchesi di Grésy – Rosso granato dalla sfumatura aranciato, libera sentori di mammola,  frutti di bosco, ciliegia,  prugna e spezie dolci. La piacevolezza stimola il lungo ed appagante sorso. Interminabile.

Barolo La Tartufaia 2021 Giulia Negri – Bel granato trasparente, dipana sentori di violetta, ciliegia, ribes, tabacco e liquirizia ben integrati alle note speziate. Al palato è ampio, setoso, coerente e persistente.

Pinot Noir Riserva Tiefenbach 2020 Heitlinger –  Rubino trasparente dai piacevoli sentori di ribes, lampone, vaniglia, sottobosco e spezie dolci. Al sorso è vellutato, fine, pieno e lungo.

Château Canon – la Gaffelière 2019 Premier Grand Cru Classé – Merlot,  Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon  – Rubino impenetrabile, emana sentori di prugna, amarena, liquirizia, frutti di bosco maturi,  menta e spezie. Palato delicato, setoso e delizioso, fa presagire una buona capacità d’invecchiamento.

Chateau Musar Rosso 2018  Gaston Hochar – Cabernet Sauvignon,  Cinsault e Carignano – Dal rubino intenso e profondo, emana sentori di amarena, prugna, mora, tabacco, cuoio e sbuffi balsamici. Avvolgente, appagante e longevo. 

Montepulciano: ritorno da Podere Casanova per creare un blend in stile Supertuscan

Isidoro e Susanna Rebatto sono degli autentici visionari per l’areale di Montepulciano. Di loro e del sogno chiamato Podere Casanova abbiamo già scritto in un precedente articolo firmato dall’autore Alberto Chiarenza. Tornare in questi luoghi era dunque una sorta di obbligo morale, per comprendere appieno l’aderenza del progetto alle aspettative iniziali dei titolari.

L’occasione giusta è arrivata con la lodevole iniziativa enoturistica Podere Casanova: un weekend di relax, cultura e buon vino con l’evento “Crea il tuo IGT Toscana 2022” tra le dolci colline di Montepulciano creata in collaborazione con l’ufficio stampa Maddalena Mazzeschi.

Il contesto di Montepulciano

Uno dei borghi più belli d’Italia, visitato di recente in un tour a cura del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Le sue stradine, le Chiese e le numerose terrazze panoramiche dominano la vista dall’alto delle colline morbide, lungo i versanti della Val di Chiana, fino al Lago Trasimeno e a Montalcino in lontananza.

Ricca di storia e fascino, con le famose tre cerchie murarie, Montepulciano è da sempre terra di mercati fiorenti, di vino e di conquista, avvenuta nel medioevo da parte della Repubblica di Siena, che qui pose il proprio feudo-crocevia di genti e di culture. Ancora oggi molte realtà vitivinicole possiedono locali di fermentazione e affinamento sotto le vie della città, a perenne ricordo di una tradizione millenaria tramandata sin dagli antichi Etruschi.

Il nostro ritorno a Podere Casanova

Se Susanna è l’anima commerciale dell’azienda, certamente il guru in campo è il marito Isidoro: vasta esperienza nel settore della geotermia per le centrali idroelettriche ed appassionato di tutto ciò che riguarda la Natura. Le vigne hanno rappresentato la prosecuzione di quanto svolto sinora, con particolare attenzione verso l’ambiente ed i trattamenti, l’abolizione del rame chimico e la preferenza per l’anolyte, prodotto di sintesi osmotica e potente antifungino.

In cantina il giovane enologo Mirko Tizzoni collabora instancabilmente per dare sintesi e voce alle varietà d’uva coltivate: dal Sangiovese, fino agli internazionali di lusso Cabernet Sauvignon, Merlot, Pertit Verdot e Syrah.

Il Sangiovese di Montepulciano a confronto con i vitigni internazionali

Proprio nell’evento ideato per gli appassionati e gli addetti ai lavori è stato possibile capire le differenze tra il nobile Sangiovese e le altre contaminazioni provenienti da varietà d’origine francese. In questa zona il principe di Toscana matura con maggior lentezza, complice terreni, esposizioni e condizioni climatiche che centellinano la formazione di una corretta e ben integrata trama polifenolica. Il blando Merlot risulta svantaggiato rispetto al Cabernet Sauvignon denso e succoso, al Syrah che guarda alla ricchezza aromatica di Cortona e ad un’insolito Petit Verdot di carattere.

L’evento “Crea il tuo IGT Toscana 2022”

Dopo le spiegazioni di rito, ha inizio, dunque, il momento clou della manifestazione promossa da Podere Casanova, quello di testare i vari campioni di vino già pronto e unirli – in termine tecnico “blendarli” – per realizzare un Supertuscan che racconti del territorio e delle sue uve. Ci si è potuti avvalere dell’assistenza dello staff aziendale, muniti di una pipetta graduata utile allo scopo.

Il nostro risultato, in attesa della sosta in bottiglia e di un successivo riassaggio nei prossimi mesi, ha visto la composizione in percentuale del 45% di Sangiovese, 25% di Cabernet Sauvignon, 15% di Syrah, 10% di Petit Verdot e 5% di Merlot. Un gioco entusiasmante che ci ha consentito, per un breve momento, di essere piccoli enologi in cerca di successo.

Le rarità tra le proposte di Podere Casanova

Non solo classicità toscana a chilometro zero, bensì fantasia, illuminazione e coraggio tra le etichette degustate in cantina e nello spaccio aziendale di Montepulciano.

A dir poco meraviglioso Euforia 2019, quasi irripetibile per le condizioni in cui ha preso forma. Chardonnay, Verdello e Grechetto, quest’ultimo che ha visto il contatto con la muffa nobile, in stile orvietano. Nuance di camomilla essiccata, albicocca, canditi di cedro e miele di millefiori. Finale lungo e salmastro, per un vino fuori da qualsiasi schema.

Succoso e gradevole il Rosso di Montepulciano 2019, in uscita molto tempo oltre quanto prevede il Disciplinare di produzione. La tipica ciliegia matura, sospinta da spezie tenere e rimandi officinali saporiti.

Verticale del Vino Nobile di Montepulciano annate dalla 2019 alla 2014 con la 2018 e 2017 in perfette condizioni, apprezzabili per motivi diversi: la prima evidenzia note terziarie da brace di camino e torrefazione, la seconda tutta la potenza ed il nerbo del frutto in un’annata considerata erroneamente troppo calda per fare vini longevi e di qualità.

In ultimo l’eleganza convincente del cru Settecento – Vino Nobile di Montepulciano 2018 – dai filari più vecchi prospicienti il bosco e allevati con tecniche alternative. Sangiovese in purezza, dimostra il timbro territoriale tra amarene sotto spirito, fiori violacei, erbe spontanee e sfumature di genziana unita a cacao in polvere e tabacco biondo. Tannini setosi e persistenza quasi infinita.

Forse meno rassicuranti le tenue bollicine e gli alquanto pomposi due IGT Toscana – Leggenda e Irripetibile – troppo ancorati ad una macchinosità di beva non più in voga come nel passato. Agilità è il nuovo motto per il presente e l’immediato futuro, non scommettendo però sul fatto che determinati spessori non tornino di moda prima o poi.

In esclusiva per 20Italie l’assaggio della tipologia Vino Nobile di Montepulciano “Pieve Sant’Ilario” 2021

La famiglia Rebatto ci ha tenuto a riservare la prova, per i lettori di 20Italie, della nuova tipologia etichettata Vino Nobile di Montepulciano “Pieve Sant’Ilario” 2021, che uscirà in commercio non prima di un paio d’anni di ulteriore riposo in vetro. Assaggio en primeur strepitoso, dal frutto scuro di bosco e con spezie delicate rimarcate da sbuffi mediterranei. Ben 24 mesi in legno tra tonneau e barrique di secondo passaggio.

Napoli: a Palazzo Cappuccini si ripercorre la storia dell’Agro Pontino con i vini di Casale del Giglio

Che c’entra il Cappelletto di Ferrara con Casale del Giglio, azienda vinicola di Ferriere nel cuore dell’Agro Pontino? Bisogna andare indietro di quasi un secolo per capirlo, quando la più grande opera di bonifica mai compiuta in Italia, quella delle Paludi Pontine, portò tra il 1929 e il 1939 migliaia di ferraresi a emigrare per lavorare come operai e coloni nelle terre risanate. Con loro si trasferirono anche le tradizioni culturali e culinarie, lungo la dorsale compresa tra i Monti Lepini, i Monti Ausoni, il mar Tirreno e il Promontorio del Circeo.

Casale del Giglio ha scelto di omaggiare questa storia bellissima, intrisa di lavoro e sacrificio, per presentare le nuove annate dei suoi vini. Lo ha fatto a Napoli con un pranzo evento a Palazzo Cappuccini, alla presenza di Antonio Santarelli, patron della cantina.

Casale del Giglio fu fondato nel 1967 da Dino Santarelli a Ferriere, in provincia di Latina. Antonio, il figlio, inizia giovanissimo a collaborare e, nel 1985, traghetta l’azienda verso una grande trasformazione, epocale per quei tempi: la sperimentazione in campo enologico. Con la collaborazione di un team di agronomi e di Paolo Tiefenthaler, enologo storico della cantina,  vennero messi a dimora oltre 60 ceppi di diversi vitigni.

“Ho semplicemente deciso di seguire le orme e il progetto di mio padre”, ha spiegato Santarelli durante l’evento napoletano. E il tempo gli ha dato ragione perché oggi Casale del Giglio può contare su un patrimonio ampelografico vasto, che spazia dai vitigni autoctoni laziali, come Bellone e Cesanese, fino agli internazionali: Syrah, Petit Manseng, Petit Verdot e Viognier, ormai adottati di diritto nel Lazio.

Il pranzo a Palazzo Cappuccini è stato prima di tutto un evento di valorizzazione del territorio, l’Agro Pontino, trasformato in poco meno di un secolo da acquitrino malarico e paludoso in un territorio di frontiera per l’attività vitivinicola. Abbiamo ascoltato la storia delle genti di Ferrara e delle tradizioni gastronomiche rivisitate con prodotti locali, dalle parole della giornalista Maria Corsetti.

Ci siamo incantati osservando le mani della “Sfoglina” Fiorella Guerzi che ha offerto un saggio nella preparazione dei cappelletti, lavorando e tirando una pasta sottilissima, modellata poi con abile maestria.

“Il segreto sta nel ripieno”, spiega con scarne parole la signora Guerzi, “carne di ottima qualità – manzo, pollo, maiale e salame ferrarese – che viene bollita, tritata, condita con parmigiano, sale e noce moscata”. Lei, insieme a Paola Sangiorgi, ne ha preparati più di mille in occasione dell’evento per la stampa.

Dopo l’aperitivo a base di salame ferrarese, li abbiamo finalmente a degustati a tavola. A raccontare i vini di Casale del Giglio in abbinamento al pranzo, è stato Tommaso Luongo, presidente di AIS Campania.

Con i cappelletti in brodo di gallina sono stati serviti Anthium 2023 e Radix 2020 entrambi da Bellone in purezza, vitigno autoctono laziale che predilige climi marittimi ed è particolarmente resistente al caldo. Naso delicato di agrumi dolci, frutta tropicale matura e fiori campestri, Anthium ha un sorso saporito e intrigante, che richiama continuamente il successivo grazie alla chiusura sapida. Più complesso e strutturato il Radix, immediatamente su sentori iodati che delineano i contorni di un naso ricco di sfumature e di cesellata precisione: frutta gialla succosa, erbe mediterranee, spezie dolci, cocco rapé, resina di pino e lievi nuance lattiche per una sorso di corpo, a tratti masticabile, di grandissima sapidità.

In accompagnamento al ripieno delicato e compatto del cappelletto e alla sua sfoglia callosa, Anthium soprattutto crea un piacevole gioco di assonanze con la speziatura della noce moscata.

Dopo il cappelletto non poteva mancare il bollito di manzo, vitello e gallina, accompagnato da giardiniera e  mostarda artigianali.

La seconda coppia di vini in abbinamento è composta da Matidia 2023, Cesanese in purezza, e Mater Matuta 2019 blend di Syrah e Petit Verdot.

Fresco, giovane, croccante, il Matidia offre un naso di frutti e fiori fragranti, una bevuta scorrevole e snella. In abbinamento a manzo e vitello ci convince di più Mater Matuta, in cui prevale il carattere speziato e scuro della Syrah; il sorso caldo e avvolgente intessuto da fitta trama tannica, è capace di reggere anche  la sfida con la speziatura piccante della mostarda.

Con la gallina invece ritorniamo con piacere su Radix 2020: la delicata presenza tannica dovuta alla macerazione sulle bucce, accompagna la carne bianca in maniera ottimale.

La chiusura di pranzo è stata affidata a un’altra prelibatezza originaria della bassa del Po: la torta Sbrisolona Mantovana, dolce a base di mandorle da servire in pezzi grossolani e sbocconcellare in abbinamento a un vino dolce. Aphrodisium 2023 Vendemmia Tardiva è un blend di Petit Manseng, Viognier, Greco e Fiano. Color oro nuziale ha naso di confettura di albicocche, miele d’acacia e fior d’arancio. Il sorso dolce non stanca mai  grazie alla struttura fresco sapida in perfetto equilibrio.

Accompagnato alla frolla sbriciolata ci riporta, in un viaggio a ritroso di proustiana memoria, ai profumi dolci che avvolgevano casa nel periodo pasquale.