“Ma quante ne Sannio”? Vinestate a Torrecuso: l’estate più bella che c’è tra vino, musica e gastronomia del territorio

Vinestate a Torrecuso porta da 50 anni con sé la magia di un momento di festa per l’intera Comunità sannita. Non si può dire estate senza un calice di vino al tramonto condiviso con amici e amori, assaggiando un panino tra risate e quattro salti in piazza al ritmo della musica folk.

Tanti i volti incontrati: produttori che trasmettono passione, energia vitale e qualità nelle etichette proposte al pubblico incuriosito dal liquido inebriante simbolo vincente del Made in Italy. Bianco, rosso o rosato non ha importanza; a parlare è il territorio con le sue diverse espressioni di Falanghina, Aglianico e Piedirosso, vitigni cardine in quest’angolo di pace e di rispetto per la tradizione.

“Ma quante ne Sannio” veramente i vigneron del luogo in cui vivono e dei propri gusti? Lo abbiamo chiesto in maniera scherzosa ai 23 espositori in un gioco che ha lasciato qualche istante di sincera commozione. I ricordi d’infanzia, la vendemmia e la pigiatura del mosto fresco con i piedi o le canzoni dell’epoca e i pensieri cari a chi non c’è più e tanto ha insegnato.

Anche il sindaco di Torrecuso Angelino Iannella si è lasciato andare in un amarcord dolce e salato, con lo sguardo fiero puntato dritto al futuro. Con lui i decani del vino come Orazio Rillo e Antonio Mennato hanno rievocato il 1975, quando un’idea di alcuni imprenditori pionieri, stanchi del non godere appieno della celebrazione per il buon raccolto sempre impegnati con i carretti a trasportare in mescita i prodotti, cambiò il destino di molte famiglie.

Con l’aiuto dell’avvocato Coletta, mentore della manifestazione, ecco l’arrivo della prima edizione di ciò che diverrà Vinestate, la più antica kermesse sul vino della regione. Per sbloccare un ricordo serviva dunque una domanda, anzi una serie di domande contenute in un mazzetto da mescolare accuratamente e tirare a sorte.

I presenti ascoltavano e partecipavano poi con curiosità, che hanno alleggerito il clima di grande lavoro celato dietro un simile evento. Massima pure la soddisfazione del vicepresidente del Comitato Giampiero Rillo – cantine Tora – e di Libero Rillo, presidente di Sannio Consorzio Tutela Vini, non sottratti al nostro format “Ma quante ne Sannio”.

Dal 4 al 7 settembre Torrecuso si è illuminata come un faro brillante, tra feste danzanti, gustosa gastronomia locale, musica e attrazioni come la banda del paese, i trampolieri ed i giochi per bambini.

Ma soprattutto si sono riaccese le luci su di un piccolo borgo e i suoi angoli nascosti di rara bellezza, che si aprono a squarci panoramici sulle colline circostanti, ricordando che l’Italia è fatta anche di passato, tra storia, usanze e naturalmente uva e vino.

Tutte le nostre interviste puoi trovarle nella playlist YouTube.

Al via la prima edizione di Pomo Fest a Nocera Inferiore

Pomo Fest: l’evento che ti resta addosso

Dal 18 al 21 settembre 2025, Nocera Inferiore ospita la prima edizione del Pomo Fest, un evento dedicato all’eccellenza del pomodoro in tutte le sue forme.

Nel cuore della città, quattro giorni per celebrare uno degli ingredienti simbolo della nostra cucina, tra sapori autentici, storie del territorio, showcooking, incontri e momenti di intrattenimento.

Un’occasione unica per scoprire i mille volti del pomodoro: dalla coltivazione alla tavola, un viaggio tra tradizione e innovazione che coinvolge appassionati, famiglie e curiosi.

IL POMODORO

Un tesoro culinario che racconta la storia di un territorio. Non solo un ingrediente, ma un emblema della cultura gastronomica campana italiana.

La storia della sua coltivazione nell’Agro Nocerino-Sarnese risale a secoli fa, ma la sua fama è esplosa nell’Ottocento, quando è stato trasformato in una risorsa    di valore globale.

L’ASSOCIAZIONE

Il Pomo Fest 2025 nasce dalla sinergia tra professionisti con esperienza nei settori enogastronomico, culturale e organizzativo di eventi.

Promosso dall’Associazione POMOFEST, il progetto vuole mettere al centro il pomodoro, autentico simbolo del territorio dell’Agro Nocerino-Sarnese, attraverso un appuntamento che unisce sapori, tradizioni e partecipazione attiva.

L’Associazione riunisce figure con competenze diverse ma complementari, animate da un obiettivo comune: dare vita a un format originale che racconti il pomodoro come icona dell’eccellenza agroalimentare e culturale locale.

Un’iniziativa solida nelle radici, innovativa nella visione, con un forte impegno verso la valorizzazione sostenibile del territorio.

Per info visitate il sito www.pomofest.it

Ottati celebra il fico bianco del Cilento: terza edizione di “Ficus in Tabula”

Ottati, piccolo borgo nel cuore del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si prepara ad accogliere la terza edizione di “Ficus in Tabula”, la rassegna gastronomica che mette al centro il fico bianco dottato del Cilento. Un frutto antico, amato in tutto il mondo, che diventa per due giorni il filo conduttore di un programma capace di unire cultura, gusto ed economia territoriale.

L’apertura della kermesse sarà affidata a Rossella Pisaturo e vedrà la partecipazione di Andrea Volpe, consigliere regionale della Campania che ha sostenuto l’evento attraverso un emendamento alla legge di bilancio, insieme a voci del settore come Andrea Giuliano della Tenuta Principe Mazzacane, Manlio De Feo, presidente del Consorzio di tutela del fico bianco del Cilento, e altri protagonisti del comparto. Un momento inaugurale che darà vita al talk “Esperienze, conoscenze e orizzonti del fico dottato”, occasione di confronto e approfondimento sul futuro di questa eccellenza cilentana.

«Con Ficus in Tabula – sottolinea il sindaco Elio Guadagno – vogliamo dare voce a un prodotto identitario che non è solo tradizione gastronomica, ma anche risorsa di sviluppo. Il Comune ha investito 1,67 milioni di euro sulla filiera del fico dottato, piantumando 5.000 nuove piante in un terreno comunale e avviando la ristrutturazione di un immobile per trasformarlo in laboratorio di lavorazione. È un progetto che vede la politica assumere un ruolo imprenditoriale, con l’obiettivo di recuperare identità, generare occupazione ed economia e restituire futuro a una comunità dell’area interna».

Il programma

Sabato 20 settembre 2025

  • Apertura nel convento di Ottati con la svelatio di un’opera in ceramica a forma di fico, realizzata nella scorsa edizione e completata quest’anno nel forno ceramico del borgo.
  • Aperificus (18:30 – 19:30): calice di vino e finger food a tema fico.
  • Passeggiata gastronomica serale con piatti e specialità locali.
  • In degustazione: antipasto a cura delle massaie del Ficus in Tabula, pizza in padellino di Angelo Rumolo (Le Grotticelle, 37ª pizzeria migliore al mondo per 50 Top Pizza 2025), primo piatto a cura dell’Istituto Alberghiero “Parmenide” di Roccadaspide, secondo piatto alla brace curato da Il Covo della Bistecca, selezione vini e liquoreria ai fichi del Palazzo De Philippis a cura del sommelier Daniele Croce.

Domenica 21 settembre 2025

  • Ore 9:00: esperienza nel Ficheto dell’Azienda Agricola Syké di Passannante Carmen, con colazione contadina nella natura.
  • Laboratorio di panificazione a cura di Francesco Petrone (La Spiga del Cervati), con pane al fico e degustazione dei suoi prodotti (ore 12).
  • Aperificus (11:30 – 12:30 e 18:30 – 19:30).
  • Pastry show della maestra pasticciera Rosetta Lembo (Pasticceria La Ruota), vincitrice del premio Top Italian Food 2024 e 2025 di Gambero Rosso.
  • Pastry show del Maestro gelataio Raffaele Del Verme (Gelateria Di Matteo, Torchiara), miglior gelato d’Italia per 50 Top Italy e 3 coni Gambero Rosso (ore 17:00).
  • Masterclass alla scoperta del fico dottato a cura della rinomata azienda Santomiele, moderata da Barbara Guerra (co-curatrice di 50 Top Pizza) (ore 18:00).
  • Show cooking dello chef Alessandro Feo, con un piatto omaggio ai tre territori: i fichi di Ottati, le patate di Castelcivita e il vino di Castel San Lorenzo.
  • Dalle 19:00 Passeggiata gastronomica serale con antipasto delle massaie, pizza in pala di Vito Chiumiento (Mo Veng), primo piatto a cura dell’Istituto Alberghiero “Parmenide” di Roccadaspide, secondo piatto alla brace de Il Covo della Bistecca, dolci al fico e gelato di Gelati Matteo con ricotta di bufala, foglie di fico e miele di spiaggia.

Talk e approfondimenti

Durante la due giorni sono previsti talk tematici con esperti, giornalisti, produttori e operatori della ristorazione, a cura di Yuri Buono, esperto di gastronomia e territorio. Un’occasione di confronto che arricchisce la rassegna con spunti di riflessione sul presente e sul futuro delle produzioni locali.

Una festa per il territorio

“Ficus in Tabula” è una rassegna gastronomica che ogni sera si trasforma in una passeggiata del gusto tra le prelibatezze locali, pensata per valorizzare i prodotti, raccontare storie e generare nuove economie. Anche l’arte avrà uno spazio con il laboratorio di ceramica Creta, che realizzerà opere d’arte utilizzando il laboratorio comunale, ed Emily Artist Colangelo, che dipingerà live durante la due giorni.

L’evento è organizzato dal Comune di Ottati, con il supporto della Polisportiva Ottati, della Pro Loco di Ottati e della Comunità di Ottati, e realizzato con il sostegno di BCC Aquara e Planet Beverage e con il supporto operativo di Federica Giuliano, Francesco Di Piano e Daniele Croce.

Da levante a “Poniente”, a Marina d’Arechi cambia il vento

Nell’estate dell’87 Fiorella Mannoia cantava “Cambia il vento ma noi no”.

È proprio vero, da Poniente abbiamo ritrovato lo stesso standard di Casa a Tre Pizzi, il nome che accompagna Mirko e company nell’estate 2024.

Una location invidiabile – il porto turistico di Marina d’Arechi a Salerno – e tanta creatività nelle composizioni gastronomiche proposte in carta da Poniente, il ristorante con terrazza sul mare che riprende le ottime basi del concept Casa a Tre Pizzi.

Mirko Notaro, figlio d’arte, quinta generazione nel campo del food, ha raccolto il guanto di sfida, puntando sul nuovo Sunset Boulevard di Salerno. Tra imbarcazioni eleganti, luci al tramonto ed un viale ricco di offerte per chi vuole godere di piacevoli momenti, accolto dalla tiepida brezza e dal panorama che punta dritto alla Costiera Amalfitana, Poniente reinventa l’idea stessa di ristorazione di mare nella città ippocratica con piatti gustosi nella contaminazione fusion delle varie identità mediterranee.

Si guarda ad Ovest, alla cultura iberica per la valorizzazione di un elemento chiave della cucina nostrana come il pomodoro. Ad est, verso le spiagge asiatiche, nel lavoro della materia prima: il pescato del giorno sempre vario in carta anche nei fuori menu a richiesta. Chef Gabriele Martinelli, esperienza maturata negli stellati che contano, coadiuvato dallo staff di cucina cura in ogni dettaglio la presentazione delle pietanze, dai gustosi appetizer per finire su coccole finali di gran classe.

Ogni cosa stimola la curiosità di chi assaggia, partendo dagli ingressi composti da Cialda al nero di seppia con caviale di aringa, maionese di alici e nero seppia, crocchetta al latte di bufala con gel di miele e limone, tartelletta con tartare di tonno e pomodorini, stracotto di maialino in cialda alla paprika e, per concludere, gnocco fritto con provola affumicato con miso fatto in casa al pomodoro.

Si prosegue con i lievitati come la classica pagnotta multicereali, i grissini torinesi, chiacchiere salate e la celebre ferratella, contesa tra Abruzzo e Molise, accompagnata da burro di bufala aromatizzato alle erbe officinali.

Originale l’idea del Mare-Tozzo, rivisitazione del dolce romano re delle pasticcerie, qui in versione da pasto con bun artigianale, tartare di spada, maionese al miso di melanzane sott’olio, gel di carpione ad aceto di lamponi e menta. Il piccolo scrigno da aprire a mo’ di scatola stuzzica la fantasia seguendo il motto del filosofo Gotthold Ephraim Lessing che l’attesa è essa stessa il piacere.

Signature il “quasi catalana” con astice confit con verdure in giardiniera + caviale aringa salsa al guacamole e crema di astice con aceto di riso, di carattere nella sua vena acidula finale e il delicato “spaghetto al pomodoro in bianco” cotto nell’acqua di pomodoro creata dalla sua insalata in infusione con pomodoro varietà cuore di bue e datterini.

Fuori carta il tubetto cocco, astice e lime, consigliato da mangiare come tiramisù a strati con maionese di alici e finocchietto di mare, di gran lunga la portata più interessante della serata, l’anima stessa del Poniente concentrata in ogni singolo morso.

Tra i secondi il baccalà a bassa temperatura con salsa beurre blanc ed emulsione di ricci mare, cozze al nero seppia e salicornia. In una ciotola a parte lenticchie beluga a dosare la sapidità di palato.

La degna chiusura di sipario prima del dessert “Pescami”, pesca tabacchiera candita con cardamomo, gelato alla mandorla e mousse alla mandorla e della brioche artigianale con gelato, completata al tavolo dallo chef e dal direttore di sala Giovanni Cucco.

Un altro simbolo gastronomico di Salerno e della cultura dei popoli del Sud Italia.

San Genna’… Un Dolce per San Gennaro by Mulino Caputo: vince Alessandra Bernardini con il suo “Pucundria”

Alessandra Bernardini, aiuto pasticcere presso Dav Pastry Lab di Bergamo, vince di un soffio il primo premio del contest San Genna’… Un Dolce per San Gennaro” organizzato da Mulino Caputo e dedicato al Santo Patrono di Napoli.

San Gennaro questa volta ha compiuto il miracolo con qualche giorno d’anticipo. Nella sfida conclusiva a colpi di bontà, presso la splendida terrazza panoramica del Roof Garden Angiò del Renaissance Naples Mediterraneo, l’ha spuntata di un soffio Alessandra Bernardini di Dav Pastry Lab della Famiglia Cerea, già tre stelle Michelin con il ristorante Da Vittorio a Brusaporto (BG).

I finalisti dell’8°edizione erano: Alessandra Bernardini, aiuto pasticcere presso Dav Pastry Lab di Bergamo; Guglielmo Cavezza, titolare del Mommy Cafè  di Cicciano, in provincia di Napoli; Giuseppe Cristofaro, della Pasticceria Raffaele Barbato di Frattaminore;  Benedetta D’Antuono, titolare della Pasticceria Cake Art  di Sorrento; Angelo Guarino, Pastry chef presso La Corte degli Dei, locanda di Palazzo Acampora, ad Agerola; Andrea Marano, pasticcere presso il Victor Lab  di Riccione e  Bruno Merlonghi, primo pasticciere presso Aloha Eventi di Bacoli.

Alessandra Bernardini – Dav Pastry Lab di Bergamo

Alla vincitrice 1000 chilogrammi di farina Mulino Caputo e un assegno da mille euro. Ai partecipanti era stato richiesto di realizzare una monoporzione inedita, utilizzando una delle farine Mulino Caputo e un ingrediente di colore rosso (simbolo del miracolo del sangue di San Gennaro) e/o di colore giallo (in riferimento all’epiteto popolare “Faccia ‘ngialluta”), scelto tra quelli prodotti dall’azienda Santorè, specializzata nella lavorazione della frutta.

Benedetta D’Antuono – Cake Art di Sorrento

Pasticceri da tutta Italia si sono mossi per dare sfoggio della nobile arte tra Frolle, lievitati, pasticciotti, tarte choux,  pan di spagna, cake agli agrumi, babà rielaborati ad hoc, tartellette di pasta sablée, cialde di sfogliatella riccia, cake frangipane e molto altro. La giuria tecnica, composta da Sal De Riso, Gennaro Esposito, Sabatino Sirica e Antimo Caputo ha dovuto valutare quattro caratteristiche dei prodotti presentati: dalla parte visiva al taglio per terminare verso gusto ed equilibrio complessivo dei sapori.

Al centro il Maestro Sabatino Sirica tra il food & beverage manager Giovanni Botta e l’executive chef Pasquale De Simone del Renaissance Naples Mediterraneo

Un compito non semplice riassunto dalle parole del Maestro Sabatino Sirica, una vita spesa tra zucchero e lieviti con le sue inimitabili sfogliatelle ricce, babà napoletani e pastiere: «oggi per me è un giorno speciale, quello di poter valutare giovani colleghi che si stanno affacciando con successo in un mondo affascinante e difficile. Bisogna credere nelle nuove leve e lasciar loro lo spazio di imparare, perché no, anche sbagliare. Non nascondo che sento in me la loro stessa emozione di quando, ormai tanti anni fa, muovevo i primi passi in laboratorio».

«Siamo veramente orgogliosi dei risultati ottenuti da questo contest» ha dichiarato Antimo Caputo, Ad del Mulino «Felici del fatto che tra i concorrenti ci siano sempre più spesso giovani talenti:  pasticceri capaci di infondere entusiasmo, estro e creatività e di apportare significativi elementi di innovazione». 

Pucundria, il dessert vincitore, è un omaggio al miracolo del ritorno di San Gennaro, quando per tre volte l’anno si palesa ai fedeli con lo scioglimento del suo sangue conservato in un’ampolla benedetta. La composizione del dolce parte da una financier d’amarena con bagna al limoncello, croccantino alla mandorla, diplomatica al limone e vaniglia tostata su finale di confettura al limone e fior d’arancio e coulis di amarena.

Pizzeria Daniele Gourmet ad Avellino: le proprie origini non tradiscono mai

Una storia che parte negli anni ’50 dal quartiere dei Tribunali a Napoli e prosegue tra nuove aperture e ritorni alle origini, senza dimenticare la giusta cura per l’alimentazione. Tutto questo e molto altro è il racconto di Giuseppe Maglione – Pizzeria Daniele Gourmet ad Avellino.

Varcare le porte della pizzeria Daniele Gourmet ad Avellino è come sentire l’eco delle parole di una delle canzoni più celebri di Fiorella Mannoia su testo di Enrico Ruggeri: “cambia il vento ma noi no”. La nonna Anna, imparentata con la famiglia dell’indimenticato Pino Daniele, insegna all’appena undicenne Giuseppe Maglione i primi trucchi in cucina.

Poi il cambio vita di quest’ultimo, verso il settore delle costruzioni ed il riavvicinamento con il padre Angelo all’attività di ristoratore, trasformata poi da Giuseppe in locale mordi e fuggi per pizze al portafoglio, pizzette e fritti da vendere principalmente agli studenti delle scuole. Quando il sogno si chiamava semplicemente da “Daniele”. Un modo vincente di sbarcare il lunario nell’Avellino dei primi anni 2000 che poco credeva nelle potenzialità del disco di pasta lievitato più famoso al mondo.

Da subito l’idea di soddisfare i palati esigenti anche di chi non può tollerare il glutine, da vero pioniere per l’intero settore. E poi il Covid e l’invenzione della pizza sotto vuoto in consegna a domicilio, ancora adesso richiesta da alcuni affezionati. Infine, il riconoscimento del Gambero Rosso nel 2024 che ha eletto come pizza dell’anno la sua versione di “Anna Daniele” ai 4 pomodori con pesto di aglio e origano all’uscita.

«Era l’impasto amato da mia nonna, lievitato tutta la notte e rigenerato successivamente in forno» ricorda Giuseppe con gli occhi lucidi dall’emozione e prosegue «bisogna tornare al passato, usando farine non raffinate tipo 2 o blend di grani locali. La ricerca degli ingredienti sul territorio è fondamentale per creare quello spirito d’unione che agevola di gran lunga il lavoro sulla qualità».

Non si può lasciare indietro nessun gusto, nessuna inclinazione, nessuna scelta salutistica. Un pranzo o una cena da Daniele Gourmet è uno spazio di relax, allegria e vita lenta, con prodotti dall’alta digeribilità e basso impatto glicemico. Anche nei topping più originali che la contaminazione gourmet richieda, specie nelle selezioni curate con l’amico chef Peppe Guida, una Stella Michelin con Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense (NA).

«È finita la moda del dentice crudo e del caviale di pesce come condimento per una pizza special. Le persone vogliono tornare ai sapori di una volta, quelli in cui ritrovare l’aria di casa. La più gettonata diventa quindi la classica di stagione salsiccia e friarielli, rivisitata con le verdure in 3 consistenze». E nuove sono anche le Pizzaballs: polpette ripiene in vari gusti, con parte dall’impasto cresciuto della pizza, nel rispetto del concetto zero-sprechi, da lanciare come prodotto surgelato.

Non manca l’estro e il coraggio nel diversificare le preparazioni in base alle farine come nella Luna Bruciata da grano arso, croccante e scura, servita con carne macinata, mozzarella di bufala e peperoncini verdi di fiume.

Tra le senza glutine selezionate dal menu speculare per celiaci, realizzate in una cucina e forno separati per evitare contaminazioni, spicca l’Arrabbiata Assaj con sugo all’arrabbiata, stracciata di bufala, fiordilatte, ‘nduja e spianata calabra, con quel tocco piccante ed una compattezza da non far notare l’assenza della maglia glutinica.

Finale dolce con Innamorarsi sul Vesuvio ed il suo impasto al cacao su crema al burro, frutti di bosco e confettura d’albicocche e menta. Tante possibilità e tante le serate evento con chef di grido che evidenziano il forte legame tra culture e stili diversi tra ristoranti e pizzerie. Legame sempre più indispensabile e ricco di contaminazioni positive per il futuro.

Ariano Biofestival d’Irpinia 2025

Dal 11 al 14 settembre 2025 torna l’Ariano Biofestival d’Irpinia: la terza edizione celebra il territorio, il biologico e le eccellenze dell’enogastronomia irpina

La Villa Comunale di Ariano Irpino si prepara ad accogliere, dall’11 al 14 settembre 2025, la terza edizione dell’Ariano Biofestival d’Irpinia, il grande evento dedicato all’agricoltura biologica, alla sostenibilità e alle eccellenze agroalimentari del territorio. Promosso dal Biodistretto d’Irpinia in collaborazione con il Comune di Ariano Irpino, il GAL Irpinia, la Regione Campania e con il patrocinio della Provincia di Avellino, della Camera di Commercio Irpinia-Sannio e della Comunità Montana dell’Ufita, il festival si conferma un appuntamento centrale per la promozione culturale e turistica dell’Irpinia.

Quattro giorni di mercatini, degustazioni, incontri e spettacoli, con un programma pensato per coinvolgere produttori, istituzioni, cittadini e visitatori in un’esperienza immersiva all’insegna del gusto, della sostenibilità e della valorizzazione del patrimonio rurale irpino.

Il Biodistretto d’Irpinia, promotore dell’iniziativa, è un’associazione che opera su scala provinciale per incentivare la transizione verso pratiche agricole sostenibili e biologiche, tutelare la biodiversità e generare un’economia circolare e solidale. La visione che guida le sue attività si fonda su un modello di sviluppo integrato e partecipativo, che coinvolge istituzioni, imprese agricole, cittadini e attori culturali, con l’obiettivo di valorizzare le risorse naturali e culturali dell’Irpinia e contrastare fenomeni come lo spopolamento e la perdita di saperi tradizionali.

Il festival si apre giovedì 11 settembre con un esclusivo Pre Party, in collaborazione con Exclusive Group, presso la Pineta della Villa Comunale, tra degustazioni raffinate, vini selezionati, drink premium e sonorità d’autore a cura di Ameriko DJ con lo special guest Ciccio Merola. Un prologo dal forte impatto emozionale, pensato per inaugurare il festival con eleganza e spirito conviviale.

Nei tre giorni successivi, il Viale dei Platani della Villa Comunale si trasformerà in un raffinato percorso del gusto grazie ai Mercatini Bio, dove i produttori locali presenteranno il meglio della produzione agricola e artigianale irpina. Un’occasione per incontrare chi coltiva, trasforma e conserva i saperi della terra, offrendo al pubblico un’esperienza sensoriale autentica e immersiva, tra ortaggi appena colti, conserve, olio extravergine Ravece biologico, salumi e formaggi del territorio.

Ogni giornata sarà arricchita da momenti d’eccellenza culinaria, da stand gastronomici e da un corner dedicato alla mescita dei vini naturali a cura di ENORME e Vineria La Posta. Venerdì 12 settembre, la cena ufficiale di apertura vedrà protagonisti tre interpreti di rilievo della ristorazione del Sud Italia: Peppe Zullo (Osteria Slow Food – Orsara di Puglia), Trattoria Valleverde Zi Pasqualina (Atripalda) e Agriturismo Regio Tratturo (Ariano Irpino). L’esperienza sarà accompagnata da una performance artistica del duo Aldolá Chivalá, in un connubio coinvolgente tra musica elettronica, poesia orale e cucina d’autore.

Sabato 13 settembre il programma prosegue con un pranzo firmato da Ristorante Biffy (Ariano Irpino), dallo chef Vincenzo Vazza (N’ataluna – Grottaminarda) e dalla chef Valentina Martone (Megaron – Paternopoli), accompagnato da una selezione enologica curata dal Biodistretto d’Irpinia e dalla Vineria La Posta. Nel pomeriggio, il BioTalk – a cura della giornalista Rosa Iandiorio – offrirà un’occasione di approfondimento sul presente e futuro dell’agricoltura biologica attraverso le testimonianze di produttori, chef, artigiani e attori del territorio. La giornata si concluderà con una cena sotto le stelle firmata da Osteria dei Briganti (Scampitella), La Corte dei Filangieri (Candida) e La Pignata 2.zero (Ariano Irpino), accompagnata da degustazioni itineranti, vini naturali e birre biologiche tedesche.

Domenica 14 settembre si chiuderà in grande stile con un pranzo d’eccezione curato da un quartetto di alto profilo: lo chef stellato Salvatore Ciccarelli (Maeba Restaurant – Ariano Irpino), lo chef Ezio Ventre (La Pignata – Bib Gourmand Michelin), e lo chef Diego Guglielminetti (Ristorante Il Mulino della Signora di Sturno), per un menù degustazione che celebra la cucina evolutiva e la materia prima di qualità. A seguire, l’energia del trio rockabilly Stragatti e di VinylGiampy accompagnerà l’Apericena Bio, tra specialità street food biologiche e convivialità all’aperto fino al tramonto.

Tutti i menu degustazione sono disponibili in prevendita sul sito ufficiale www.biodistrettodirpinia.it, con posti limitati per ciascun evento gastronomico.

Ogni giorno, inoltre, sarà possibile gustare le specialità proposte dagli stand enogastronomici presenti nei Mercatini Bio, acquistabili direttamente sul posto, per vivere liberamente il festival tra assaggi, profumi e incontri.

L’Ariano Biofestival d’Irpinia si conferma così un appuntamento capace di coniugare etica e piacere, promozione culturale e innovazione gastronomica, offrendo uno sguardo contemporaneo su un territorio che ha scelto di costruire il proprio futuro valorizzando il proprio passato. Una manifestazione che unisce bellezza paesaggistica, autenticità, relazioni umane e qualità della vita, in un format che si candida a diventare modello per le aree rurali italiane.

PROGRAMMA COMPLETO

Giovedì 11 settembre

Ore 20.30

Pre Party Biofestival

In una cornice suggestiva come la Pineta della Villa comunale il Pre Party della 3ª edizione dell’Ariano Biofestival d’Irpinia, in collaborazione con Exclusivegroup.

Un evento unico che anticipa il Bio Festival, con Drink premium & selezione di Vini, Proposte food ricercate

Una raffinata selezione musicale a cura di Ameriko DJ e con lo special guest Ciccio Merola Un’occasione esclusiva dedicata a chi ama vivere esperienze di qualità in un contesto elegante e suggestivo, un prologo d’eccezione che apre il sipario su un festival dedicato ai sapori, alla cultura e all’eccellenza gastronomica dell’Irpinia.

Dove? Pineta (adiacente campi da tennis), Villa Comunale Ariano Irpino (AV)

Venerdì 12 settembre

Ore 08.30/13.00 – 18.30 / 23.00

Mercatini Bio

Dalla mattina fino a sera tarda, il Viale dei Platani si trasforma in un elegante percorso del gusto, dove i produttori locali raccontano la loro storia attraverso i frutti della terra.

Il Mercatino Bio accoglierà i visitatori in un susseguirsi di profumi e colori: dagli ortaggi appena colti alle conserve artigianali, dall’olio extravergine Ravece Bio alle specialità che custodiscono la memoria gastronomica dell’Irpinia.

Ogni stand sarà un invito alla scoperta e alla degustazione, un’occasione per incontrare chi coltiva e trasforma con passione, portando in tavola qualità, sostenibilità e autenticità.

Un’esperienza da vivere con lentezza, tra assaggi e conversazioni, immersi nella frescura e nella bellezza di uno dei luoghi più suggestivi della città.

Dove? Villa Comunale – Viale dei Platani

Ore 20.00

Cena bio

Si apre ufficialmente il sipario sulla terza edizione dell’Ariano Biofestival d’Irpinia con una serata che unisce l’alta cucina alla sperimentazione artistica.

Ai fornelli, tre eccellenze della ristorazione italiana:

Peppe Zullo – Orsara di Puglia (FG) – Osteria Slow Food, maestro della cucina agricola e della valorizzazione delle materie prime di territorio.

Trattoria Valleverde Zi Pasqualina – Atripalda (AV) – Osteria Slow Food, custode di ricette autentiche della tradizione irpina reinterpretate con eleganza.

Agriturismo Regio Tratturo – Ariano Irpino (AV) – Ambasciatore della filiera corta e della genuinità contadina.

L’esperienza gastronomica sarà accompagnata da un viaggio sonoro unico: Aldolá Chivalá, un duo capace di fondere poesia orale e sonorità elettroniche in un “genere dance di parole” che cattura e scuote lo spettatore con la forza della voce e del ritmo.

Un incontro sensoriale dove gusto e musica si intrecciano, regalando emozioni.

Dove? Villa Comunale – Albero Dorato

sabato 13 settembre

Ore 08.30/13.00 – 18.30 / 23.00

Mercatini Bio

Dalla mattina fino a sera tarda, il Viale dei Platani si trasforma in un elegante percorso del gusto, dove i produttori locali raccontano la loro storia attraverso i frutti della terra.

Il Mercatino Bio accoglierà i visitatori in un susseguirsi di profumi e colori: dagli ortaggi appena colti alle conserve artigianali, dall’olio extravergine Ravece Bio alle specialità che custodiscono la memoria gastronomica dell’Irpinia.

Ogni stand sarà un invito alla scoperta e alla degustazione, un’occasione per incontrare chi coltiva e trasforma con passione, portando in tavola qualità, sostenibilità e autenticità.

Un’esperienza da vivere con lentezza, tra assaggi e conversazioni, immersi nella frescura e nella bellezza di uno dei luoghi più suggestivi della città.

Dove? Villa Comunale – Viale dei Platani

Ore 13.00

Pranzo Bio

Nella cornice del Biofestival, tre grandi interpreti della cucina irpina firmano un pranzo che celebra i sapori autentici della nostra terra:

Ristorante Biffy – Ariano Irpino (AV) – Tradizione e creatività al servizio del mare.

Chef Vincenzo Vazza – Ristorante N’ataluna, Grottaminarda (AV) – Ricerca e innovazione nei piatti che parlano di territorio.

Chef Valentina Martone – Ristorante Megaron, Paternopoli (AV) – Raffinatezza e identità gastronomica in chiave contemporanea.

Ogni portata sarà accompagnata da una selezione di vini del Biodistretto d’Irpinia e della Vineria La Posta di Grottaminarda (AV), in un abbinamento studiato per esaltare aromi e sfumature.

Menù disponibile in prevendita sul sito www.biodistrettodirpinia.it – Posti limitati a 200 ospiti.

Dove? Villa Comunale – Albero Dorato

Ore 18.00

BioTalk: Voci dal Territorio

La giornalista Rosa Iandiorio guiderà un incontro dal vivo con le eccellenze dell’Irpinia: produttori, chef, artigiani e protagonisti del mondo biologico.

Attraverso interviste e racconti, il BioTalk offrirà al pubblico un viaggio tra esperienze, visioni e sfide di chi ogni giorno custodisce e rinnova il patrimonio enogastronomico locale.

Uno sguardo proiettato al futuro dell’agricoltura e della cucina biologica, senza mai perdere il legame profondo con le radici, la terra e le tradizioni che rendono unica la nostra identità.

Ore 20.00

Cena Bio

La serata si apre con un’esperienza gastronomica che unisce la cucina d’autore alla convivialità all’aria aperta.

Ai fornelli:

Osteria dei Briganti – Scampitella (AV) – Tradizione e creatività in chiave rurale.

La Corte dei Filangieri – Candida (AV) – Eleganza e ricercatezza nei piatti di ispirazione territoriale.

La Pignata 2.zero – Ariano Irpino (AV) Una nuova firma per arricchire il parterre culinario della serata.

Gli ospiti potranno scegliere tra un tagliere di salumi e formaggi selezionati dal Biodistretto d’Irpinia, preparazioni street food biologiche, dolci e salate, da gustare passeggiando tra i viali della Villa Comunale.

Il tutto sarà accompagnato da una selezione di vini biologici e naturali, curata per esaltare le note dei piatti, e da un’eccellente birra tedesca prodotta con malto biologico, per un finale fresco e aromatico.

Dove? Villa Comunale – Albero Dorato

domenica 14 settembre

Ore 08.30/13.00 – 18.30 / 23.00

Mercatini Bio

Dalla mattina fino a sera tarda, il Viale dei Platani si trasforma in un elegante percorso del gusto, dove i produttori locali raccontano la loro storia attraverso i frutti della terra.

Il Mercatino Bio accoglierà i visitatori in un susseguirsi di profumi e colori: dagli ortaggi appena colti alle conserve artigianali, dall’olio extravergine Ravece Bio alle specialità che custodiscono la memoria gastronomica dell’Irpinia.

Ogni stand sarà un invito alla scoperta e alla degustazione, un’occasione per incontrare chi coltiva e trasforma con passione, portando in tavola qualità, sostenibilità e autenticità.

Un’esperienza da vivere con lentezza, tra assaggi e conversazioni, immersi nella frescura e nella bellezza di uno dei luoghi più suggestivi della città.

Dove? Villa Comunale – Viale dei Platani

Ore 13:00

Pranzo Bio

– Una giornata speciale, pensata come un viaggio gastronomico di alto profilo, affidato a un quartetto di grandi interpreti della cucina:

Chef Salvatore Ciccarelli – Maeba Restaurant, Ariano Irpino (AV) – 1 Stella Michelin, premiato come Chef Emergente 2025, maestro nella cucina evolutiva.

Chef Ezio Ventre – Ristorante La Pignata, Ariano Irpino (AV) – Bib Gourmand Michelin e Osteria Slow Food, custode della tradizione irpina in chiave contemporanea.

Ristorante Il Mulino della Signora – Luxury Country House, Sturno (AV) – Eleganza e raffinatezza in ogni creazione.

Insieme realizzeranno un menù degustazione di quattro portate pensato come un’esperienza sensoriale ed evolutiva, dove ogni piatto dialoga con il successivo in un crescendo di sapori.

Ad accompagnare la giornata, le sonorità rockabilly del trio Stragatti e l’energia inconfondibile di VinylGiampy, per un’atmosfera frizzante e conviviale.

Menù disponibile in prevendita sul sito www.biodistrettodirpinia.it – Posti limitati a 200 ospiti.

Dove? Villa Comunale – Albero Dorato

Ore 18:00

Apericena Bio – L’appuntamento prosegue con l’Apericena Bio, un’occasione informale per degustare specialità street food biologiche, dolci e salate, da condividere tra amici fino a dopo il tramonto, immersi nella musica e nell’energia della Villa Comunale.

Grecia nel piatto e nel bicchiere: un viaggio tra mare, sole e cultura

Il mio viaggio nelle isole Cicladi diventa l’occasione per raccontare un percorso enogastronomico che si intreccia con storia, cultura e suggestioni mediterranee. Queste isole non sono soltanto sinonimo di spiagge da cartolina: custodiscono un patrimonio ricco e stratificato, frutto di influenze diverse. Con sorpresa scopro le tracce lasciate dai Veneziani, che nei secoli della Repubblica Marinara solcavano questi mari per commerci con la Serenissima.

Castelli, bastioni e antiche costruzioni ancora oggi testimoniano la loro presenza, in un contesto che appare come una porta sospesa tra mondo cristiano e musulmano, tra Oriente e Occidente. A fare da scenario, le immancabili chiese ortodosse, candide e luminose, spesso sormontate da cupole blu: un paesaggio architettonico che riprende i colori della bandiera greca e che incornicia l’identità autentica delle Cicladi.

La cucina greca è un inno alla semplicità mediterranea, un equilibrio luminoso tra pochi ingredienti, mani esperte e sapori netti. Nelle isole Cicladi, questo canto si fa ancora più autentico: qui il mare incontra la terra arida e le erbe selvatiche, la luce intensa del sole avvolge orti e pascoli, e ogni piatto racconta una storia di vento e di sale.

Il cuore della Grecia in tavola

L’insalata greca, o Horiatiki, è un mosaico di colori e freschezza: il pomodoro maturo sprigiona dolcezza, il cetriolo croccante rinfresca, la cipolla rossa punge, mentre la feta, con la sua sapidità cremosa, lega il tutto insieme alle olive Kalamata e a un filo di olio d’oliva profumato. Il Tzatziki, con yogurt vellutato, cetriolo e aglio, è una carezza fresca con un finale aromatico. Nei Dolmadakia, le foglie di vite sprigionano sentori erbacei e di terra umida, abbracciando un ripieno di riso dal gusto delicato. Moussaka è simile a una parmigiana con strati di melanzane, carne macinata, besciamella e spezie, presenti ovunque.

L’anima delle Cicladi

Ogni isola custodisce un’identità gastronomica distinta, modellata dal clima e dalle risorse locali. Tra i piatti che si lasciano ricordare, la fava di Santorini è una vellutata dal colore dorato e dalla consistenza setosa, dove la dolcezza del pisello giallo incontra la sapidità dei capperi o la concentrazione aromatica dei pomodori secchi. Le Tomatokeftedes, frittelle di pomodoro ed erbe, sprigionano profumi estivi e una croccantezza che invita al bis.

Formaggi e sapori forti

Il kopanisti, piccante e speziato, pizzica il palato e risveglia i sensi, mentre il San Michali di Syros e il Graviera di Naxos offrono un equilibrio tra dolcezza e carattere. Il manoura di Sifnos, stagionato in vino, regala un bouquet vinoso e intenso. La louza, salume speziato e marinato in vino ed erbe, è un’esplosione di aromi balsamici e speziati che evocano feste di paese e brindisi al tramonto.

Piatti rustici e convivialità

La Froutalia di Andros e Tinos, con patate, uova e salsiccia, è un piatto robusto, avvolgente, perfetto per la condivisione. La matsata di Folegandros, pasta fresca fatta in casa, sposa sughi di carne teneri e succosi, mentre il ksinotira di Naxos aggiunge una nota decisa, quasi piccante, a patate e verdure locali.

Mare in tavola e dolci finali

L’astakomakaronada, pasta con aragosta, unisce la dolcezza delicata della polpa al sugo di pomodoro dal profumo mediterraneo. Il gouna, sgombro essiccato al sole, concentra in sé il sapore del mare e del vento.

E poi i dolci: il Baklava preparato con strati sottilissimi di pasta filo alternati a noci, mandorle e pistacchi tritati arricchiti da spezie come cannella o chiodi di garofano. Dopo la cottura viene irrorato con sciroppo di miele e limone, viene tagliato a triangoli ma si può trovare anche tagliato a quadrato o a rombo.

Mangiare alle Cicladi è lasciarsi avvolgere da profumi di origano e timo, da un olio d’oliva che sa di sole e pietra, da formaggi che parlano di pascoli battuti dal vento. È un’esperienza sensoriale completa. La cucina delle Cicladi è una fusione armoniosa di mare e terra: legumi e formaggi forti, pesce fresco, torte alle mandorle, fritti fragranti e piatti antichi resi attuali. Ogni isola ha le sue versioni uniche, ma lascia sempre un’impressione chiara: sapori autentici, ingredienti locali e un invito a vivere la Grecia con gusto genuino.

Santorini, il vino che sa di mare e vulcano

C’è un filo invisibile che lega il vento salmastro dell’Egeo, la luce abbacinante delle Cicladi e la terra scura di un vulcano addormentato. È lo stesso filo che intreccia le radici dei vigneti di Santorini, un mosaico di soli 3.706 ettari dove la vite cresce avvolta a cestello per proteggersi dal sole e dal meltemi, e dove la concentrazione di cantine per metro quadrato è la più alta al mondo.

I terreni vulcanici dell’isola sono una benedizione per la viticoltura: hanno la capacità di trattenere l’umidità notturna e la rugiada marina, rendendo quasi superflua l’irrigazione, utilizzata solo per i vigneti più giovani, fino ai quattro anni di età. È proprio grazie alla natura vulcanica del suolo che la fillossera – il flagello che nel XIX secolo devastò i vigneti di mezzo mondo – non ha mai attecchito qui, permettendo alle viti di crescere ancora oggi a piede franco, custodi di un patrimonio genetico autentico.

La coltivazione segue un metodo tradizionale e ingegnoso: piccoli alberelli intrecciati in forma di nido per proteggere grappoli e foglie dal vento costante e dalle alte temperature estive. Una viticoltura estrema che produce rese bassissime, ma vini di carattere inimitabile.

Qui, tra 40 vitigni e un patrimonio ampelografico unico, i protagonisti sono tre bianchi autoctoni – Assyrtiko, Athiri e Aidani – e tre rossi – Mandilaria, Mavrotragano e Mavrathiro – soprannominati le “3M”. L’Assyrtiko, in particolare, è il vino simbolo dell’isola: un bianco dalla struttura quasi “rossa”, capace di superare i 13,5° e di combinare corpo, complessità e una freschezza vulcanica inconfondibile.

La mia degustazione a Santorini è stata un viaggio sensoriale in tre atti

Il bianco – PESKESI, Pagonis Family

“Peskesi” in greco significa dono, ed è davvero un regalo per il palato. Brillante nel calice, seduce con un naso intenso di frutti bianchi e gialli. In bocca è una danza di freschezza e sapidità, arricchita da note iodate, fruttate e da un soffio di erbe aromatiche, con un finale agrumato persistente che sembra portare con sé la brezza marina.

Il rosso – Mm (Me), Cantina Sigalas

Un incontro tra Mavrotragano e Mandilaria (50% ciascuno), annata 2022, IGP delle Cicladi. Rubino intenso e brillante, al naso offre un bouquet caldo e terroso, con echi di Sangiovese, frutti rossi freschi e una leggera speziatura. Al sorso, freschezza e mineralità si uniscono a una sapidità che parla di mare, con quelle tipiche note iodate che sono la firma dell’isola.

Il passito – Vin Sánto 2016, Estate Argyros

Il nome è assonante al nostro Vinsanto a loro ci tengoo a sottolineare che è Vin (vino) Sánto (di Sántorini) e che quindi si tratta soltanto di na similitudine. L’arte dell’appassimento in pianta al sole regala a questo blend (80% Assyrtiko, 10% Athiri, 10% Aidani) un colore ambra scuro e un naso gentile. In bocca è vellutato e fresco, con ricordi di frutta candita, bergamotto e un tocco di china. Un vino che sa di tramonto e di pazienza.

“Estate Argyros”, l’anima del vino vulcanico di Santorini

Tra i terrazzamenti battuti dal vento e la luce accecante dell’Egeo, sorge Estate Argyros, una delle cantine più prestigiose di Santorini e punto di riferimento per chi desidera conoscere l’anima vinicola dell’isola. Fondata nel 1903 da Georgios Argyros, l’azienda affonda però le radici in una tradizione familiare ancora più antica, oggi custodita e rilanciata dalla quarta generazione.

Con oltre 120 ettari di vigneto, molti dei quali composti da ceppi secolari a piede franco, Estate Argyros rappresenta la più estesa proprietà vitata privata di Santorini. Qui il protagonista indiscusso è l’Assyrtiko, vitigno simbolo dell’isola, che nei suoli vulcanici trova la sua espressione più pura: vini dal profilo teso, minerale e salino, capaci di riflettere il mare e la pietra.

Accanto alle versioni classiche, la cantina propone etichette iconiche come la Cuvée Monsignori, l’Evdemon e il tradizionale Nykteri, fino ad arrivare al sontuoso Vinsanto, vino passito che ha reso celebre Santorini nel mondo.

Visitare Estate Argyros significa vivere un’esperienza completa: dalla passeggiata tra i filari bassi a cestino, al racconto delle tecniche viticole uniche dell’isola, fino alla degustazione guidata nella moderna sala panoramica. Un viaggio nel tempo e nel gusto, capace di coniugare rispetto per la tradizione e visione contemporanea. In un luogo dove il vulcano ha plasmato la terra e la storia, i vini di Estate Argyros raccontano la forza e l’identità di Santorini, sorso dopo sorso. A Santorini, il vino non è solo un prodotto agricolo: è cultura, paesaggio e storia. Ogni sorso porta con sé millenni di resilienza, dall’epoca minoica alla rinascita post-eruzione. E quando, alzando il calice, brindano dicendo “Già mas”, non è solo un augurio: è un invito a far parte di un’isola che ha fatto del vino la sua anima.

Amangiare, il nuovo format firmato Maturazioni Pizzeria apre a Pomigliano

Tradizione napoletana, contaminazioni creative e la celebre pizza nel ruoto

Dopo aver conquistato milioni di follower sui social e aver fatto il suo ingresso lo scorso luglio tra le 100 migliori pizzerie d’Italia secondo 50 Top Pizza, il team di Maturazioni Pizzeria, guidato da Antonio Conza e Gabriella Esposito, è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua storia.

A ottobre a Pomigliano d’Arco nasce Amangiare, un format innovativo che unisce cucina e pizzeria in un unico spazio, pensato per accogliere chi ama la convivialità e la buona tavola dalla mattina alla sera.

«Con Amangiare vogliamo raccontare un pezzo della nostra infanzia e allo stesso tempo dare spazio a un’idea di cucina semplice, stagionale e autentica, dove le donne avranno un ruolo centrale come già avviene in Maturazioni – spiega Gabriella Esposito, anima del progetto insieme al marito Antonio Conza. È un format che ci somiglia, che unisce la voglia di innovare al rispetto per la tradizione: un luogo dove tutti possano sentirsi a casa».

 Amangiare è molto più di un locale: è un richiamo alle radici, un ritorno ai sapori dell’infanzia e ai piatti della tradizione napoletana come genovese, pasta e patate o scarpariello, senza dimenticare contorni freschi e stagionali, il tutto in un ambiente minimal e contemporaneo, ispirato ai colori nordici. E naturalmente non poteva mancare la pizza nel ruoto, quella che ha reso iconica la firma di Maturazioni.

Il nome stesso racconta una storia: “a mangiare” come l’invito che da bambini ricevevamo dai genitori, e allo stesso tempo un gioco di parole che richiama “amare mangiare”, perché qui la cucina è passione autentica. Durante il pranzo si potrà scegliere tra piatti tradizionali e proposte veloci da asporto, mentre la sera il focus sarà sulla pizza, per portare a casa o gustare in piccoli angoli dedicati. La scelta di Pomigliano d’Arco non è casuale: un territorio dinamico, ideale per offrire un punto di riferimento gastronomico a chi cerca qualità e genuinità anche in pausa pranzo.

Napoli, La Riggiola racconta il suo menù estivo

Un invito a una serata stampa con cena a cui è impossibile dire di no. Dove e perché? In uno di quei luoghi della nostra città che è impossibile non conoscere, il quartiere Chiaia.

I napoletani lo identificano da sempre come la zona più elegante della città: da Piazza Amedeo a Piazza dei Martiri è possibile fare un tuffo nel passato e poter vedere significativi esempi di architettura liberty napoletana. Un percorso che comprende anche Via Crispi, Via del Parco Margherita, Via dei Mille e Via Filangieri che, a metà dell’Ottocento, furono realizzate per permettere di attraversare i giardini delle Ville Nobiliari e affacciarsi sul fantastico lungomare con vista di Capri, il Vesuvio e la Collina di Posillipo.

Negli anni le vie di questo quartiere, sono divenute poi quelle dove poter passeggiare per fare dello shopping, ma non solo, visto che si possono trovare anche hotel di lusso e ristoranti.

Perché la cena, che si svolge al Vico Satriano, proprio in uno dei vicoli che danno sul lungomare, alla Taverna “La Riggiola”? Una tipologia di locale il cui significato etimologico negli ultimi decenni è stato giustamente rivalutato rispetto al concetto ancestrale che la definiva. La taverna oggi la associamo ad un’osteria elegante o rustica che sia, ma questo dipende dal titolare e dalla sua storia.

Quella di Pietro Micillo, il patron della taverna, è di un uomo legato alla terra partenopea. Da quattro generazioni la sua famiglia si dedica all’attività agricola, ed oggi le aziende Micillo rappresentano un modello di efficienza e modernità, grazie anche alla loro specializzazione nella produzione di vegetali e ortaggi tipici del nostro territorio che rischiavano di scomparire.

Tutti i prodotti sono alla base del progetto del patron Pietro, e cioè creare un menù più green e a km zero, con una proposta di “cene sostenibili”, dove si privilegia la stagionalità e tutto viene riutilizzato per evitare lo spreco. A curare le proposte culinarie è lo chef Marco Montella, giovane ma con varie esperienze alle spalle in Italia e all’estero, che ha deciso di tornare a Napoli perché anch’egli animato dalla stessa passione di Pietro, quella di cucinare ma anche proteggere l’ambiente e la sua biodiversità.

Pietro fa gli onori di casa e ci accompagna ad un tavolo tutto addobbato con parte dei suoi prodotti agricoli che in mattinata ha raccolto per noi nella propria tenuta di Pianura: i Fagioli a Formella, i Fagiolini Lunghi, delle Melanzane Baby (baby perché raccolte prima), i Peperoni Cornetto, i Peperoncini di Fiume, altri legumi e finanche un’erba spontanea, la Pucchiacchella (il nome scientifico è Portulaca Oleracea), ben nota a noi partenopei, abituati a condirla a modo di insalata insieme alla rucola per stemperare la sua piccantezza..

Ci parla con emozione di questi prodotti e con i quali è stato pensato e realizzato il menù della serata, dato che il normale menù alla carta prevede sia delizie del mare, sia piatti tradizionali che dolci artigianali.

Tutte le portate servite sono state realizzate nelle giuste porzioni e la gestione delle materie prime è stata perfetta: tutte leggere ed appetibili, anche alla vista.

Il roll con alga nori e un piccolo trancio di cefalo cerino in bella vista, quello più delicato per intenderci, che se trovo in pescheria sicuramente compro, mi ha dato buone sensazioni e pulizia finale di bocca grazie alla senape al miele.

Buonissima la consistenza e delicatezza del Tacos home-made: i peperoncini verdi con i pomodorini, per il sottoscritto di origini vesuviane, mi hanno riportato indietro nel tempo; ottima la stagionatura del caciocavallo che ha donato la giusta sapidità senza alterare l’equilibrio generale. La mattonella, se me lo concedete, la riggiola di parmigiana di melanzane eccezionale, sia per la qualità del sugo che per la singola frittura delle melanzane; un giusto mix tra la tendenza dolce e l’amaro.

Arriviamo ai fagiolini lunghi cucinati a modo di spaghettoni e presentati come tali in una forma a nido, mantecati con un leggero e ottimo sughetto di pomodori arricchito di olive nere e capperi, diciamo stile puttanesca, mi hanno colpito per la consistenza e i sapori; piacevole anche la nota fresca finale di mentuccia.

Dopo la buona e salutare variazione di legumi, per chiudere non poteva mancare un buon dolce, anch’esso fatto in casa. La casa, quella che mi hanno fatto percepire Pietro e i suoi collaboratori: dalla giovane Wendy Nieva che in sala affianca Fabio Di Costanzo, l’esperto mâitre nonché responsabile della cantina.

La sua proposta dei vini è ricca di etichette del territorio, tra le cui referenze ci sono quelle che ci ha offerto stasera, e cioè il cosiddetto “vino della casa”, una DOC Falanghina del Sannio e una Doc Sannio Aglianico prodotte dal cognato Massimo Del Pezzo, nell’azienda Santo Spirito a Melizzano. Buoni entrambi i vini. Ho bevuto principalmente la falanghina del Sannio, dalle intriganti ed eleganti note fruttate ed erbacee, una buona struttura, come deve essere la falanghina beneventana.