Nasce il Fora Bina Wine Club

Il mondo del vino non smette mai di stupire. Tra atti d’eroismo, maschere da sub e affinamenti aerospaziali, cercare di ottenere l’attenzione di un mercato avido di colpi sensazionalistici è diventata, forse, l’impresa più difficile. In ballo c’è il mercato delle vendite, che di tanta poesia non ha certo bisogno. Fora Bina Wine Club nasce, in tali contesti, da un progetto degli enologi Christian Gastaldelli e Matteo Castagna, uscendo fuori dagli schemi precostituiti.

Essere “fuori dai binari” (la traduzione letterale del brand), pensare e agire in modo totalmente diverso dalla massa, è una prerogativa essenziale per i due ideatori, con una serie di opportunità anche didattiche pensate per gli appassionati, ricche di contenuti educational, newsletter, eventi dal vivo, eno-tour e produzione di vini a tiratura limitata.

Due enologi in contatto diretto via chat con cui comunicare direttamente, a cui fare domande sui migliori abbinamenti cibo-vino, confrontandosi sulle tematiche più disparate, da seguire durante i corsi di degustazione online o incontrare anche dal vivo, durante gli eventi organizzati in provincia di Verona. Al momento gli enonauti di Fora Bina possono accedere ai contenuti gratuiti, una parte dei quali col tempo diventeranno riservati sottoscrivendo un abbonamento mensile.

Tra i servizi previsti:

  • Produzione di vini a tiratura limitata
  • Degustazioni virtuali
  • Chat dedicata con l’enologo
  • Video corsi e wine educational in esclusiva per i soci
  • Cena di degustazione tematiche con partner del territorio
  • Eventi di degustazione dal vivo
  • Tour guidato dall’enologo

Vini in edizione limitata, che rappresenteranno non solo l’annata, ma anche la scelta produttiva e la valorizzazione del vitigno, che si confermeranno ogni anno come una sorpresa per il winelover curioso, sia per la varietà che per la tipologia. Nel 2024 vengono presentate quattro etichette, un frizzante, un bianco, un rosato e un rosso, mentre nel 2026 l’offerta si arricchisce di un altro rosso da evoluzione, per un totale di circa 6400 bottiglie. 

Sostenibilità nella selezione della materia prima. Le uve vengono acquistate da viticoltori esperti e provenienti da vigneti che rispecchiano l’alta idea di viticoltura: in collina, vicino ad altre coltivazioni come ciliegi e olivi, o boschi. In zone con ecosistemi integri e ricchi di biodiversità, lontano dalle monocolture delle pianure, vigneti dove viene preferito il lavoro manuale e vengono ridotti i passaggi di trattori e mezzi meccanici.

Sostenibilità nella produzione del vino. Le uve selezionate vengono sottoposte ad accurate analisi che garantiscono sicurezza di salubrità. I prodotti utilizzati nelle vinificazioni sono di origine naturale e privi di allergeni. Non vengono utilizzati prodotti di sintesi o chimici (al di fuori del metabisolfito in dosaggi molto bassi). Tutti i vini prodotti sono non chiarificati e non filtrati.
La produzione, lo stoccaggio, il packaging sono effettuati con tecniche e materiali sostenibili volti a ridurre l’impatto ambientale.

Sostenibilità nella gestione aziendale. Per il trasporto delle uve dal campo alla cantina e per i vari spostamenti usiamo un furgone a metano.
La cantina è dotata di impianto fotovoltaico che consente di diminuire l’impatto ambientale ed abbattere i costi e i consumi energetici necessari per le operazioni di vendemmia. E’ stato predisposto un sistema di recupero della CO2 di fermentazione affinché venga riutilizzata per inertizzare le vasche durante i travasi ( operativo dal 2025).

La Degustazione dell’annata 2023

BIANCO:  si parte dalle basi varietali tipiche di Verona: Garganega e Trebbiano.

Un taglio classico per la zona, ma prodotto utilizzando tre differenti vigneti con caratteristiche molto diverse, tanto che vinificati separatamente hanno dato il massimo dalle uve. Un vino bianco fresco, fruttato e con una buona persistenza e struttura. Tre vigneti selezionati con cura, situati in pianura e su colline della provincia di Verona. Molto intrigante l’attacco di bocca, su note citrine ben coadiuvate da essenze officinali e salinità in chiusura. Si sente la verve della Garganega, con i suoi caratteri mediterranei tipici. Un appunto per il futuro potrebbe essere quello di cercare maggior evoluzione e carattere, anche per conferire quella lunghezza di bocca che manca ancora al vino.

ROSATO: nuova lettura del classico Chiaretto di Bardolino cambiandone la varietà. Si è deciso di puntare sul Corvinone come varietà principale al posto della Corvina (come previsto dal DOC Bardolino). Unico appezzamento posizionato ai piedi del monte Baldo, esposizione a sud con vista sul lago. Si tratta di un vigneto terrazzato circondato da pascoli e boschi, senza altre coltivazioni. Il più interessante dei tre campioni, succoso dall’inizio alla fine con quei rimandi ai piccoli frutti di bosco che ci si aspetta da un rosato a modo. Colpisce sia per dinamicità che persistenza iodata.

FRIZZANTE: vino bianco frizzante rifermentato in bottiglia, da Garganega e Trebbiano di Soave con il suo fondo, quindi il vino risulta torbido e con una bollicina molto fine ed elegante. Giocoso e stop. Qui l’acidità resta troppo vibrante, non riuscendo a legarsi a dovere con le nuance polpose regalate dalla particolare tecnica di vinificazione “Pét-Nat”. Un ringraziamento particolare alla comunicatrice Giordana Talamona per avermi fatto conoscere un altro aspetto appartenente all’infinito mondo del vino.

Sito: https://forabina.com/

I “vini subacquei” di Cantine Carputo

Narra la leggenda che Nicolò Pesce detto Colapesce, giovane napoletano originario di Santa Lucia,  trascorresse più tempo nelle profondità degli abissi alla ricerca di tesori sommersi che sulla terraferma. Quando la madre, stanca delle continue assenze del figlio, decise di punirlo con la maledizione “Potessi addiventà ‘nu pesce!”, il corpo del giovane si rivestì di squame consegnandosi definitivamente al mondo marino. Chissà se Colapesce, tra le sue scorribande subacquee, alcune delle quali commissionategli da Federico II di Svevia, avrebbe mai immaginato di trovare anche del vino, non reduce di un naufragio ma volontariamente sommerso.

Cantine Carputo, cantina con sede storica a Quarto (NA), è stata protagonista, lo scorso 24 ottobre, del primo cantinamento sommerso nel braccio di mare antistante Castel dell’Ovo. A occuparsi dell’operazione, partita del Molo San Vincenzo, è la società Megaride Cantine Sommerse di Francesco Lerro, dopo l’autorizzazione da parte del Demanio – nel gennaio 2024 –  ad una cantina sommersa di oltre un chilometro di superficie a 40 metri sotto il livello del mare.

La famiglia Carputo, ci ha spiegato Raffaele, CEO di Cantine Carputo, vuole in questo modo festeggiare il prossimo trentennale di fondazione della cantina che cadrà nel 2025, anno in cui sarà effettuata l’operazione di riemersione delle bottiglie. Sono in via di studio gli effetti che il cantinamento subacqueo ha sul vino: con una temperatura costante tra i 14 e i 15 gradi e l’assenza di luce, in concomitanza con la pressione esercitata dall’acqua sul tappo della bottiglie, sembra si ottenga un rallentamento dei processi ossidativi.

A godere dell’affinamento sottomarino per circa un anno saranno 2000 bottiglie di Falanghina Metodo Classico e 2380 di Rosso Riserva da Piedirosso e Aglianico, vitigni tradizionali dei Campi Flegrei, territorio cui Cantine Carputo è strettamente legata. Bottiglie celebrative per esprimere la doppia anima che da sempre contraddistingue le etichette aziendali: il Sole e la Luna, componenti maschili e femminili della famiglia Carputo, ma pure la dualità degli elementi fuoco – quello del territorio flegreo, la cui etimologia è direttamente legata al verbo greco φλέγω, ardo –  e acqua, quella del mare. L’evento di cantinamento ricade inoltre nell’anno di in un altro importante anniversario, il trentennale della DOP Campi Flegrei, istituita nel 1994.

Da sottolineare anche la valenza sociale dell’evento, svolta in collaborazione con Archeoclub Italia e l’Istituto Penale Minorile di Nisida. A fare da scorta infatti all’intera manifestazione, con un equipaggio di giovani e studenti di archeologia e subacquea, è stata la Motovela della Legalità e della Memoria Marenostrum – Dike, un clipper di 15 metri sequestrato ad attività illecite di traffico di immigrati sulle rotte egee e restituito alla collettività nella sezione Marenostrum di Archeoclub Italia, specializzata in recupero costieri e marittimi; mentre a documentare l’evento con riprese subacquee sono stati i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Nisida che, nel solco di un percorso di legalità e crescita, hanno conseguito brevetto da sub, con una formazione teorica sul patrimonio geologico, ambientale e storico. Una connessione fortemente voluta tra legalità e promozione del patrimonio vitivinicolo.

La degustazione

Al termine dell’evento, al parterre di giornalisti e ospiti presenti è stato possibile degustare i vini oggetto di cantinamento, direttamente nella sede di Cantine Carputo a Quarto. Scopo della degustazione tecnica è stato quello di rilevare le caratteristiche dei due vini prima dell’affinamento subacqueo per poter poi procedere a un successivo confronto alla riemersione, tra circa un anno.

A raccontare Cantine Carputo e i suoi vini sono stati Francesco Carputo, il fondatore, e Antonio Pesce, l’enologo; a condurre la degustazione tecnica, la referente dei Campi Flegrei di AIS Napoli Paola Licci; a moderare la discussione, la giornalista Chiara Giorleo.

Vino Spumante di Qualità Metodo Classico Falanghina Millesimato 2021

Da vendemmia precoce, dopo un affinamento di 4 mesi in acciaio e presa di spuma in bottiglia a gennaio 2022, ha sostato sulle fecce per 30 mesi, con una sboccatura nella prima decade di settembre 2024.

Si presenta con un perlage continuo e persistente, di media finezza. Il naso è delicato con sentori di agrumi, erbette mediterranee e fiori bianchi, attraversati da un lieve sbuffo sulfureo, mentre nuance gessose e di melannurca ritornano con il sorso; è verticale all’ingresso di bocca per poi rilasciarsi in una consistenza cremosa sostenuta da una buona sapidità e da una media persistenza.

Abbinabile a tutto pasto su cucina di mare grazie al residuo minimo post fermentativo e al dosaggio zero.

Rosso Riserva Campania IGT 2020

(60% aglianico – 40% piedirosso)

Blend in uvaggio, con piedirosso al massimo della maturazione; fermentazione per 25 giorni con due délestage; svinatura del solo mosto fiore (resa del 60%) e acciaio per i successivi sei mesi con lievi rimontaggi settimanali. Affinamento in tonneau per 36 mesi e imbottigliamento a giugno 2024.

Il colore rubino presenta ancora un orlo violaceo. Il naso è tipico di frutta matura (ciliegie e prugna), rosa rossa e pepe, con un ritorno di cacao amaro al sorso.Il sorso è pieno e opulento, con un tannino fitto dalle nuance ancora verdi. Chiusura amaricante, di nuovo su cacao in polvere.

Una curiosità: i nomi dei due vini, come pure le etichette, non sono stati svelati nel corso dell’evento. Dovremo avere la pazienza di aspettare i prossimi dodici mesi per saggiare le differenze rispetto allo stato attuale e dare una veste definitiva alle due bottiglie.

Cantine Carputo

Via Viticella, 93

80010 Quarto (NA)

Un viaggio nel cuore del Trentino: la Val di Cembra celebra il Müller-Thurgau

Quando si pensa al Trentino, spesso la mente corre immediatamente alle maestose Dolomiti, ai laghi cristallini e alle piste da sci. Ma c’è un angolo di questa regione che sta emergendo come una vera e propria gemma enologica: la Val di Cembra. E quest’estate, dal 28 al 30 giugno, i riflettori sono stati puntati su questa affascinante vallata per la 37ª Rassegna dedicata al Müller Thurgau. Quest’anno, l’evento è presieduto da Sara Pedri, presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra che ha portato energia propositiva all’organizzazione. Al suo fianco, Stefania Casagranda che si occupa, invece, della comunicazione e dell’ufficio stampa

Non sono certo il primo, né sarò l’ultimo, a visitare la Val di Cembra, ma ciò che vorrei trasmettere in questo articolo sono le emozioni uniche che ho provato durante il mio viaggio. Non è sempre facile comunicare ciò che si prova, ma posso affermare con certezza che la Val di Cembra è stata per me un’esperienza ricca di meraviglie, di incontri con persone straordinarie e di paesaggi mozzafiato. E, naturalmente, di vini che stanno crescendo in qualità e reputazione, pronti a lasciare il segno nel panorama enologico italiano e internazionale.

Il cuore pulsante di questa valle sono i suoi abitanti, i Cembrani. Persone autentiche, genuine e accoglienti, che ti fanno sentire subito a casa. Sono loro i custodi di una terra difficile ma generosa, una terra che richiede sacrifici ma che ripaga con frutti preziosi. Mi hanno raccontato storie di fatica e dedizione, di generazioni che hanno modellato il paesaggio con le proprie mani, creando quei 708 chilometri di muretti a secco in porfido che oggi caratterizzano il profilo della vallata.

Questi muretti a secco (oltre 700 km di Patrimonio Unesco) non sono solo un elemento paesaggistico: sono la testimonianza tangibile di come l’uomo abbia saputo adattarsi e plasmare un territorio impervio. La Val di Cembra, infatti, è stata disegnata nei millenni dalle ere glaciali e dal corso sinuoso del fiume Avisio che nasce dal ghiacciaio della Marmolada. Ma è stato l’intervento umano a conferire grazia e armonia ai monti, trasformando pendii scoscesi in terrazzamenti fertili, ideali per la coltivazione della vite.

Ed è proprio qui che entra in scena il protagonista indiscusso di questa rassegna: il Müller-Thurgau, creato alla fine dell’800 dal ricercatore svizzero Hermann Müller, originario del cantone di Thurgau, risultato dall’incrocio tra il Riesling Renano e il Madeleine Royal. Un’uva che trova nei terrazzamenti della Val di Cembra il suo habitat ideale, grazie ai terreni porfirici e alle forti escursioni termiche che caratterizzano la zona.

Ma ciò che mi ha colpito particolarmente è il gruppo di volontari che collabora alle attività del comitato, dedite anche ad attività sociali di inclusione per persone con fragilità. È un esempio tangibile di come il vino possa essere non solo un prodotto da degustare, ma anche un veicolo di valori sociali e di comunità.

Cembra Lisignago si è trasformata in un vero e proprio paradiso per gli amanti del vino. Le eleganti sale di Palazzo Maffei si sono aperte per ospitare degustazioni, masterclass e iniziative volte alla scoperta della valle. È stata un’occasione unica per immergersi completamente nella cultura e nelle tradizioni di questo territorio.

Uno dei momenti più attesi è stata la proclamazione dei vincitori del 21° Concorso Internazionale vini Müller Thurgau. Quest’anno, come nelle edizioni precedenti, l’onore di presiedere la giuria è affidato ad Andrea Amadei. Sommelier professionista, speaker radiofonico di Decanter, volto noto della trasmissione televisiva “È sempre mezzogiorno” di Rai1 e direttore editoriale della rivista “The art of wine”, Amadei è un grande esperto e un affezionato della Val di Cembra.

Ma cosa rende il Müller-Thurgau così speciale? Anzitutto la sua versatilità: fresco e profumato, è il vino ideale per aperitivi e cene estive. In un momento storico in cui l’apprezzamento per i vini bianchi sta crescendo in tutto il mondo, il Müller-Thurgau si presenta come un’opzione particolarmente attraente. Il suo bouquet aromatico, che spazia dai sentori floreali a quelli fruttati, con note di pesca e albicocca, lo rende particolarmente apprezzato dai palati più raffinati.

La produzione in Val di Cembra è un esempio perfetto di come la tradizione possa sposarsi con l’innovazione. I viticoltori locali hanno saputo sfruttare al meglio le caratteristiche uniche del territorio per produrre un vino di montagna di altissima qualità. L’altitudine elevata, che varia dai 400 ai 750 metri sul livello del mare, conferisce al Müller-Thurgau una freschezza e una mineralità uniche. Le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte contribuiscono a sviluppare il bouquet aromatico caratteristico di questo vino.

Ma la rassegna non è solo un’occasione per degustare ottimi vini. È anche un’opportunità per scoprire la ricchezza culturale e paesaggistica della Val di Cembra. Ho avuto il piacere di partecipare a escursioni guidate tra i vigneti, sia di trekking che in e-bike, con iniziative come il trekking “Heroes” tra i vigneti, le passeggiate a ritmo lento con gli alpaca e il tour in e-bike “Cantine in sella”, ma anche provare una delle Esperienze di Gusto proposte dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino.

Qui ho incontrato Moreno Nardin della Cantina Corvée che mi hanno raccontato la storia della Val di Cembra portandomi tra i filari dei vigneti che sono allevati sulle pendici dei monti, con pendenze da brivido, dove la definizione “viticoltura eroica” calza a pennello. Abbiamo notato le differenze morfologiche del terreno e soprattutto della scelta particolare di allevamento della vite a pergola trentina, in relazione alla quota che varia dai 450 agli 850 metri di altitudine con uno scarto di 400 metri.

Per Moreno il vitigno è lo strumento con il quale suonare la musica e la musica è scritta nel territorio, ovvero il tipo di terreno che cambia quota per quota. E se il vitigno è uno strumento, lui è un musicista bravissimo perché i suoi vini suonano veramente bene. In basso si trovano le piante come l’olivo o il leccio, mentre in alto le conifere e questa diversità dimostra che ogni quota è adatta alla pianta che più si adatta ad essa. Così qui troviamo più in basso il Pinot Nero, nella fascia media intorno ai 500 metri, lo Chardonnay e dai 600 in su fino agli 850 metri il Müller Thurgau, il re della Val di Cembra. I suoi vini sono la perfetta riproduzione di questo territorio e rappresentano un trekking virtuale tra i 15 ettari di viti salendo dai 400 ai 560 metri con i vini Rosbatù, Cór, Àgole, Passocroce, Quaràs e Corvàia, a base di Lagrein, Pinot Nero, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Chardonnay. La linea 500 – 600 metri è rappresentata dai vini Metodo Classico Trento DOC Brut, Nature e Rosé.

A seguire la cena al Ristorante Cá dei Vòlti preparata dai ragazzi della Associazione Il Grillo, comunità ristorante che ha come obiettivo la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro di ragazzi con fragilità. Un buffet vario e gustoso con degustazione di piatti tipici e dei vini dei produttori cembrani. Anche se l’acqua in genere non viene considerata nelle degustazioni, riveste però un ruolo molto importante per pulire la bocca e prepararla a nuovi assaggi. Anche le acque hanno proprietà minerali e organolettiche differenti in base alla sorgente da cui provengono.

Uno degli aspetti interessanti nel mondo della enogastronomia è quello dell’acqua dalle qualità straordinarie, l’acqua minerale della Sorgente Cedea, l’unica con un ph di 8,1, che la rende un’acqua vellutata e leggera. La serata è proseguita con degustazioni libere di vini e serata musicale “Vinyl Selection” con Dj MAX T con bella musica e ballando fino a tarda sera.

Il mattino seguente, per smaltire la serata brava, ci siamo cimentati in una delle attività più attese cioè il trekking enogastronomico “HEROES”, che ci ha portato attraverso i vigneti alle piramidi di Segonzano, culminando in un pranzo tipico presso il Chiosco Alle Piramidi. Durante il percorso oltre ad aver ammirato le famose piramidi, che non sono quelle egizie ma bensì delle formazioni naturali che solo in rari casi possono manifestarsi, a seguito di fenomeni geologici tipici dei sedimenti porfirici, abbiamo potuto degustare alcuni vini cembrani e prodotti locali, con una sosta alla Cantina Barone a Prato con la degustazione dei loro vini.

E poi, infine, lo spazio “Fuori di Taste”, dove nelle serate di venerdì e sabato ci siamo divertiti alla follia, complici i calici di vino, con tanto di accompagnamento musicale, la cena lungo il viale, arricchita da uno spettacolo di danza a cura della scuola Ritmomisto, e il corner dedicato agli amanti dei distillati e del bere miscelato, dove il bartender Leonardo Veronesi ha proposto inediti cocktail con la grappa protagonista.

Qui merita un approfondimento la distilleria di Bruno Pilzer Vicepresidente Istituto Tutela della Grappa del Trentino,che produce distillati molto interessanti. Una distilleria a conduzione familiare con il padre che inizia nel 1957 con molte difficoltà fino a quando la conduzione è passata a Bruno che con l’aiuto del fratello ha messo su una azienda che sta riscuotendo un grande successo. L’impianto è rappresentato da due alambicchi discontinui a bagno maria, che dal 2001 ad oggi ha subito alcuni cambiamenti. Le tecniche di distillazione provengono dagli studi fatti dall’Università di Padova e quella del bagno maria rappresenta per Bruno, una metodica più versatile che rispetta la materia prima e consente di avere un ottimo prodotto finale conservando gli aromi tipici delle vinacce utilizzate. Liquori e grappe di grande finezza ed eleganza con una varietà che va dalle grappe morbide, alle invecchiate in barrique, al Gin, Rum e Brandy. Tutti rigorosamente conservati in bottiglia di grande stile e bellezza.

E-bike tour “Cantine in sella”: Un viaggio tra vigneti, vini e tradizione nella Valle di Cembra

Una giornata tra natura, storia e sapori unici, tutto questo è stato “Cantine in sella”, l’e-bike tour che ha portato appassionati e curiosi a scoprire tre cantine della meravigliosa Valle di Cembra, pedalando tra vigneti e paesaggi mozzafiato.

Al mattino, dopo una breve preparazione, il gruppo era pronto per partire. La prima tappa è stata Cantina Villa Corniole, forse la più suggestiva della valle. Situata tra le montagne, i suoi locali sono scavati nella roccia viva, regalando una visita che va oltre il semplice assaggio di vini: è un’esperienza sensoriale e culturale. Il tour è iniziato con il Salìsa, un Trento DOC Dosaggio Zero, per poi proseguire con il Müller Thurgau Kròz Bianco e concludere in bellezza con il Sagum Pinot Nero. Tre vini che hanno catturato le caratteristiche uniche di questo territorio, valorizzandone il terroir.

Da lì, la pedalata è continuata giù per la vallata, attraversando pittoreschi paesini con le tipiche chiesette trentine dai campanili a guglia e case adornate da balconi fioriti. Il verde dei vigneti e le ripide salite e discese ci hanno accompagnato fino alla seconda tappa: la Cantina MOS a Lisignago, gestita da Luca e Federico, giovani produttori che rappresentano una realtà artigianale quasi da “vigneron de garage”. Qui, su un ettaro e mezzo di terreno, coltivano cinque diverse varietà di uva: Chardonnay, Riesling Renano, Schiava, Müller Thurgau e Pinot Grigio. Tra i vini proposti, il Murpiani Bianco 2023 un blend di Pinot Grigio e Müller Thurgau, ha conquistato per freschezza e vivacità, mentre il Para Se, un rosato leggero ottenuto da Schiava, ha sorpreso con la sua straordinaria bevibilità e piacevolezza.

La terza e ultima tappa ci ha portati a Cembra, presso la Cantina Sociale CEMBRA, dove siamo stati accolti con una selezione di prelibatezze locali accompagnate da due vini d’eccezione: un Riesling e un Müller Thurgau, entrambi dell’annata 2021. Tra degustazioni, attività all’aperto e momenti di intrattenimento, la manifestazione promette di offrire un’esperienza indimenticabile a tutti i partecipanti. Che siate esperti del settore o semplici appassionati, non perdete l’opportunità di scoprire i tesori enogastronomici di questa splendida valle.

Podere Ema, podere di libertà

La crisi vitivinicola in cui versa l’intero comparto mondiale è ormai sulla bocca di tutti. Che sia effettivamente così, complice costi, cambiamenti climatici o semplicemente mutamenti d’animo dei consumatori finali, fronteggiare le sfide di un mercato globale è diventato sempre più ostico per chi voglia cimentarsi nella difficile missione di vigneron. Con serietà, si intende.

In tutto questo avere una denominazione forte e coesa alle spalle può alleviare alcuni carichi da sostenere; ma Enrico Calvelli di Podere Ema non ama giocare facile. Nel 2014 subentra ufficialmente nella gestione aziendale che conosceva già dal lontano ’97. Siamo a Bagno a Ripoli, borgo posto al limitare di Firenze, dai riverberi classici delle colline chiantigiane. Il nome simboleggia un piccolo affluente del fiume Arno che scorre languido ai confini dei vigneti.

Enrico è ancora un contadino alla vecchia maniera, dai modi bonari e dalla mente sempre lucida pronta a rischiare, ma sempre con i piedi per terra per il bene della famiglia. Un piccolo campo sperimentale con 1000 barbatelle da 12 varietà autoctone lo rende persino visionario nel rispettare quanto di autoctono il territorio possa offrire, rispetto agli innesti internazionali.

Ma la vera novità del Calvelli, a proposito dell’amore per il suo terroir, è l’aver concepito una Fattoria Didattica con un’esperienza immersiva nella storia del vino e delle tipologie ivi prodotte. Una realtà davvero unica in tanti anni di visite che ho fatto in giro per l’Italia. Varcando la soglia della cantina di vinificazione, un video illustrativo introduce all’incontro virtuale con Dante e Gian Vettorio Soderini, che narrano la storia della vite e dei vitigni toscani, dal Sangiovese al Trebbiano, passando per la Malvasia Bianca e le rispettive caratteristiche.

L’avatar di Francesco Redi poi, con l’ausilio di efficaci ricostruzioni grafiche, ci immerge in un mondo fatto di lieviti e batteri che permettono la fermentazione del mosto in vino. Entrano in scena anche due simpatici personaggi: Eric (il lievito) e Joe (la malolattica), che con ironia ci guidano alla scoperta della seconda fermentazione del vino, quella che gli conferisce morbidezza. Nella terza sala, infine, incontriamo Pellegrino Artusi, che invita gli ospiti a vivere di persona l’esperienza sensoriale, grazie all’ausilio di dispense aromatiche che rendono possibile riconoscere i sentori e gli aromi presenti nei prodotti di Podere Ema, suggerendo anche abbinamenti con i piatti della tradizione toscana, come il peposo, la francesina e il pollo in galantina.

E veniamo alla degustazione dei vini

I’Bianco 2023: da Trebbiano Toscano e Malvasia. Buona acidità in ingresso, ma soffre l’annata non semplice chiudendo rapido su mandorla dolce.

Xenoi 2023: unica referenza prodotta con vitigni internazionali dal blend di Chardonnay, Viognier e Petit Manseng in parti uguali. Una follia lucida di Enrico, con il risultato di essere il vino più interessante della batteria, tra nuance delicate di biancospino e agrumi mediterranei. Lungo e attraente.

Rosso Ema 2022: classico, “alla Toscana”, di rapida beva e succoso. Colonna portante la speziatura dagli accenni balsamici e ciliegiosi che vanta il Sangiovese in queste terre. Preferibile la 2022 rispetto alla 2021 troppo incline a note amarostiche di rabarbaro e chinotto.

Chianti Superiore 2021: che dire, eseguito alla perfezione. Appetitoso e dinamico, con scie d’arancia sanguinella e rosa canina, chiudendo su erbe officinali tenere. Tannini in ottimo equilibrio.

Fogliatonda 2020: recupero di una varietà storica, che un manipolo di produttori ha salvato dalla scomparsa. Passa del tempo in anfora, prima di esprimersi al calice con sensazioni morbide e caloriche, pepe verde, arancia sanguinella e liquirizia. Un finale composto, senza sbavature.

Nocchino 2018: Sangiovese, Colorino e Fogliatonda per un vino scuro e denso, richiamo alla tradizione dei supertuscan e con utilizzo delle selezioni clonali presenti in vigna.

Roma, tutto pronto per l’evento dedicato al Pinot Nero in programma al Belstay Hotel domenica 27 e lunedì 28 ottobre

Due giorni di degustazioni, masterclass, approfondimenti e tanta convivialità: mancano pochi giorni all’inizio dell’evento “L’Italia del Pinot Nero” organizzato dalla testata giornalistica “Vinodabere”.

Conoscere ed esplorare la ricchezza del Pinot Nero italiano, raccontare le peculiarità dei diversi territori che lo valorizzano in un viaggio tra le regioni d’Italia, è l’obiettivo della due giorni in programma a Roma i prossimi domenica 27 e lunedì 28 ottobre. Considerato il più nobile tra i vitigni a bacca rossa a livello mondiale, rappresenta da sempre una sfida per i viticoltori ma anche una grande ricompensa per gli intenditori: conosciuto per la sua complessità e delicatezza, si adatta e si modella al terroir che lo ospita. Dalle morbide colline dell’Oltrepò fino alle montagne dell’Alto Adige e del Trentino, passando per il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, la Valle d’Aosta, il Veneto, la Toscana, le Marche, l’Umbria e perfino l’Abruzzo, il Lazio, la Campania, fino a giungere alla Sicilia: “L’Italia del Pinot Nero è non solo una celebrazione del vino, ma anche una vetrina per il nostro patrimonio enologico – precisano gli organizzatori di Vinodabere – Questo evento vuole essere un’occasione per scoprire, approfondire le sfumature di questo affascinante vitigno, ed il legame ormai creatosi con i territori dove è stato messo a dimora, confrontandosi con esperti, produttori e appassionati”. La Capitale si prepara a celebrare questa antica varietà con la prima edizione de “L’Italia del Pinot Nero” che andrà in scena al Belstay Hotel (Via Bogliasco, 27, 00165 Roma RM): l’evento organizzato dalla testata giornalistica “Vinodabere” che nei mesi scorsi ha pubblicato anche la Guida ai Migliori Pinot Nero d’Italia 2024 (disponibile qui) si svolgerà in due giornate che vedranno protagonisti 40 produttori, che presenteranno i loro vini (non solo il Pinot Nero) ad operatori del settore (ristoratori, enotecari, agenti etc.), giornalisti, wine lovers, appassionati e sommelier. Si inizia domenica 27 ottobre alle 10:30 con la degustazione tecnica con alcuni posti riservati alla stampa, dal titolo “Il giro d’Italia attraverso il Pinot Nero” e guidata dai giornalisti di Vinodabere Antonio Paolini e Maurizio Valeriani e dal critico enogastronomico Dario Cappelloni (DoctorWine). Si proseguirà nel pomeriggio con l’apertura dei banchi di assaggio riservati alla stampa, operatori e sommelier (dalle 14 alle 16) e poi dalle 16 alle 20 aperti al pubblico. Il lunedì 28 ottobre si riprenderà dalle 10 alle 18:30 con un’altra giornata di assaggi dedicati al Pinot Noir ed alle altre referenze che i produttori porteranno in degustazione. I biglietti sono acquistabili qui.

40 le cantine presenti provenienti da 14 regioni italiane diverse e poi Sudafrica e Argentina: Kellerei Bozen – Cantina Bolzano (Alto Adige), Brunnenhof Mazzon (Alto Adige), Ebner – Tenuta (Alto Adige), Erste+Neue (Alto Adige), Kellerei Kaltern – Cantina Caldaro (Alto Adige), Klosterhof – Weingut (Alto Adige), Marinushof (Alto Adige), Plonerhof – Weingut (Alto Adige), Romen – Tenuta (Alto Adige), Schloss Englar (Alto Adige), Widum Baumann 1048 (Alto Adige), Borgo dei Posseri (Trentino), La Cadalora (Trentino), Castelsimoni (Abruzzo), San Salvatore 1988 (Campania), Komjanc (Friuli Venezia Giulia), Tenuta Luisa (Friuli Venezia Giulia), Paolo e Noemia d’Amico (Lazio), La Genisia (Lombardia), Tenuta Quvestra Ballerio (Lombardia), Coppacchioli Tattini (Marche), Fattoria Mancini (Marche), Bricco Maiolica (Piemonte), Colle Manora (Piemonte), Colombo Cascina Pastori (Piemonte), Isolabella della Croce (Piemonte), Gulfi (Sicilia), Fontodi (Toscana), La Poggiciola (Toscana), Ornina-Agricola (Toscana), Panizzi (Toscana), Nuova Tenuta Paradiso (Umbria), La Palazzola di Stefano Grilli (Umbria), Grosjean (Valle d’Aosta) e Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli (Veneto). Presente anche la Distribuzione AfriWines con i vini delle aziende Diemersdal (Sudafrica), Spier (Sudafrica), Oak Valley (Sudafrica), Whalehaven (Sudafrica) e Familia Schroeder (Argentina).

Tutti gli altri dettagli sono disponibili sul sito del magazine enogastronomico (qui).

Le bollicine di Maison Collard-Picard a Modena Champagne Experience 2024

Si è da poco conclusa la settimana edizione di Modena Champagne Experience evento dedicato, come suggerisce il nome, interamente allo Champagne. Il 20 e 21 ottobre sono state due giornate intense e trovare 168 aziende, tra grandi maison e piccoli vigneron sotto un unico tetto non capita tutti i giorni. Questo entusiasmante evento è stato organizzato da Excellence srl SIDI.

Gli espositori erano ben visibili ai visitatori e divisi per zone di appartenenza contraddistinti da vari colori. Un programma ricco di masterclass, come quella organizzata da Simone Tabani, agente della distribuzione Philarmonica. Si tratta della Maison Collard-Picard. I vini sono stati presentati dal giornalista enogastronomico e profondo conoscitore di champagne, Alberto Lupetti con l’ausilio del produttore Olivier Collard ed il Ceo di Philarmonica, Guido Folonari.

Alcuni cenni sull’azienda anticipano le note sensoriali dei vini

La Maison Collard-Picard,si trova a Villers-sous-Châtillon nel cuore della Vallée de la Marne. Creata nel 1996, a propria immagine e somiglianza dalla coppia, Olivier Collard e Caroline Picard. Olivier viene da una famiglia di produttori di vino, nipote del compianto René, uno dei più grandi interpreti del Pinot Meunier e precursore dell’ agricoltura naturale sia nei vigneti sia nelle pratiche di cantina. Caroline, anch’essa erede di una storica famiglia di viticoltori della Côte des Blancs. L’azienda vanta 15 ettari di vigneti con le tre varietà principali dello Champagne, Pinot Meunier,  Chardonnay e Pinot Noir. I loro vini non svolgono mai la fermentazioni malolattiche, proprio per esaltare la freschezza e avere maggiore longevità. Sono stati i primi nella regione Champagne a utilizzare la “Presse Coquard” per separare le varie cuvée. La cantina si erge su una collina che domina la Vallée. 

Et voilà le vins

Dom. Picard Grand-Cru Blanc de Blancs Extra Brut /100% Chardonnay  – 36 mesi sui lieviti –  Giallo oro brillante, spiccano note di rosa bianca, pesca, cacao bianco e creme noisettes; il sorso è cremoso, fresco, fine e sapido.

Cuvée Racines Blanc de Noirs Extra Brut /100 Meunier da vigne vecchie – 36 mesi sui lieviti – Dorato luminoso, perlage finissimo, sviluppa note, frutti di bosco, nocciola e pasticceria da forno. Avvolgente, vibrante e saporito.

Perpétuelle 12 Extra Brut / Chardonnay 50% Pinot Noir 25% e Meunier 25% – 12 annate diverse / Giallo dorato, al naso spiccano note di albicocca,  frutta tropicale e piccola pasticceria. Sorso è vibrante, seducente e persistente.

Essential 2012 Pas Dosé / Chardonnay 50%, Meunier 25% e Pinot Noir 25% – Oro brillante,  perlage fine, sprigiona sentori di mela, pera, lime e crosta di pane. Sorso è vibrante, setoso e saporito.

Merveilles Premier Cru de saigne parcellaire Extra Brut / Pinot Noir 80% e Chardonnay 20% – Rosa che vira sul rosso, rivela note di rabarbaro, fragola, mirtillo rosso e crostata ai frutti di bosco. Al palato è fine, leggiadro, coerente e persistente .

Archives 2012 Extra Brut / Pinot Noir 20% e Chardonnay 80% – 6 anni sui lieviti – Color oro,  bollicina finissima, emana sentori di frutta esotica, pompelmo, pan brioche e spezie orientali. Setoso, suadente e incredibilmente persistente.

Collard-Picard – Rue du vicomte de Chenizot51700 Villers-sous-Châtillon

https://champagnecollardpicard.fr/en

Guida Slow Wine 2025, tutte le novità

La Guida Slow Wine 2025 è stata ufficialmente presentata sabato 19 ottobre a Milano, durante un evento che ha riunito circa 500 produttori di vino da tutta Italia al Superstudio Maxi. La guida, già disponibile nello store di Slow Food Editore e presto in tutte le librerie, recensisce esclusivamente cantine che non utilizzano diserbanti chimici nelle loro vigne. Con un totale di 2000 aziende e 144 nuove entrate, la guida fotografa una realtà vitivinicola italiana in cui la sostenibilità e la cura per l’ambiente sono sempre più centrali, dimostrando come produttori e natura possano convivere in armonia senza compromessi.

Di fronte alle sfide poste dalla crisi climatica e dalle nuove tendenze di mercato – che vedono da una parte una crescente richiesta di vini di pronta beva e dall’altra un clima sempre più imprevedibile – gli esperti presenti all’evento hanno ribadito l’importanza di ricordare il legame tra calice di vino e territorio. Durante il convegno intitolato “Il mercato chiede vini di pronta beva, ma il clima la pensa diversamente”, Jeff Porter, sommelier e giornalista di *Wine Enthusiast Magazine* per il Nord Italia, e Luca Sarais, di Cantine Isola a Milano, hanno sottolineato che, al di là delle mode del momento e delle tendenze sul contenuto alcolico, il vino deve sempre raccontare la storia del produttore, del vitigno e del territorio di origine.

Porter ha inoltre specificato che, sebbene molti produttori guardino con preoccupazione al mercato statunitense, dove cresce la domanda di vini con meno alcol, questa non deve essere interpretata come una diminuzione della qualità. Piuttosto, si tratta di una ricerca di maggiore finezza e di equilibrio, e non di una preferenza uniforme per vini più leggeri: vini strutturati come Cabernet Sauvignon, Super Tuscan, Barolo e Barbaresco continuano a essere apprezzati. Porter ha esortato i produttori presenti a non avere paura di sperimentare, restando comunque fedeli alle tradizioni e al proprio terroir.

Anche Luca Sarais ha evidenziato come il cambiamento climatico stia richiedendo nuove accortezze non solo in vigna, ma anche nelle fasi successive della produzione. Ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare i consumatori su questi temi, per promuovere una cultura del vino più consapevole e attenta alle questioni ambientali.

In linea con l’evoluzione delle pratiche produttive e con i gusti dei consumatori, la Guida Slow Wine 2025 ha introdotto i Best Buy, che sostituiscono il precedente riconoscimento del Vino Quotidiano. Questo cambiamento non è solo un adeguamento tecnico, ma rappresenta un impegno per rendere la guida uno strumento utile a tutti, proponendo vini eccellenti non solo dal punto di vista organolettico, ma anche accessibili dal punto di vista economico. Giancarlo Gariglio, curatore della guida, ha sottolineato che questo approccio è radicato nel Manifesto di Slow Food del 1989, che parla del diritto al piacere come un diritto fondamentale per tutti.

Un altro aspetto cruciale della Guida Slow Wine 2025 è il requisito di non utilizzare diserbanti chimici in vigna per essere inclusi nella selezione. Federico Varazi, vice presidente di Slow Food Italia, ha spiegato che questo passo è fondamentale per promuovere un rapporto più armonico tra vino e ambiente, dove la natura non è vista solo come un elemento da proteggere, ma come una risorsa con cui cooperare per ottenere benefici economici e ambientali a lungo termine.

Nel corso della presentazione sono stati assegnati anche diversi premi speciali. Il Premio al Giovane Vignaiolo è andato a Luca Amerio della cantina piemontese Tenuta il Nespolo di Moasca, che si è distinto per aver rinnovato l’azienda di famiglia e per il suo impegno nella valorizzazione del Moscato secco, un’iniziativa che promette di cambiare l’enologia del Monferrato. Il Premio per la Viticoltura Sostenibile è stato assegnato alla cantina campana I Cacciagalli, un’azienda che pratica l’agricoltura biodinamica e che si distingue per il suo approccio sostenibile e innovativo, come il biolago balneabile alimentato da un sistema di fitodepurazione. Mirella Civitelli e Giulio Salvioni, della cantina La Cerbaiola – Salvioni di Montalcino, hanno invece ricevuto il Premio alla Carriera, per il loro impegno nella produzione di vini di qualità eccezionale, fedeli alla tradizione del Sangiovese di Montalcino.

Infine, è stato annunciato il prossimo appuntamento per gli amanti dei vini sostenibili: la Slow Wine Fair 2025, che si terrà dal 23 al 25 febbraio a Bologna in concomitanza con SANA Food. Questa manifestazione sarà la più importante fiera italiana dedicata alla produzione biologica, con l’obiettivo di promuovere pratiche agricole che tutelino il suolo e lo trasmettano alle future generazioni in condizioni migliori.

La guida Slow Wine 2025 è stata dedicata a Paolo Camozzi, storico vice curatore, scomparso prematuramente quest’anno. La dedica è stata accolta con un commosso applauso dai produttori presenti, un tributo alla sua passione e al suo contributo al mondo del vino.

Roma, Gambero Rosso presenta la Guida Vini d’Italia 2025

Il Teatro Brancaccio ha ospitato uno degli eventi più attesi dell’anno per gli appassionati del vino: la presentazione della Guida Vini d’Italia 2025 Gambero Rosso. A 38 anni dal debutto l’edizione 2025 si conferma come uno strumento imprescindibile per vignaioli, enologi, imprenditori del vino e appassionati, consolidando il suo ruolo di riferimento nel panorama enologico italiano e internazionale.

Lanciata nel 1986, la Guida Vini d’Italia ha accompagnato l’evoluzione dell’industria del vino, contribuendo a informare, educare e far crescere un mercato sempre più consapevole. La sua longevità e la sua capacità di innovarsi anno dopo anno sono la dimostrazione di un impegno costante per celebrare e promuovere l’eccellenza enologica italiana. L’edizione 2025, tradotta in inglese, tedesco, cinese e giapponese, continua questa tradizione, facendo da ambasciatrice del vino italiano nel mondo.

Un mondo in continua evoluzione

La nuova edizione della guida offre una panoramica impressionante dell’universo enologico italiano. Con oltre 24.772 referenze selezionate su circa 40.000 vini degustati, la guida rappresenta una fotografia dettagliata e ad alta risoluzione del meglio che il vino italiano ha da offrire. Tra le etichette premiate spiccano 498 Tre Bicchieri, il massimo riconoscimento assegnato ai migliori vini. Di questi, ben 52 sono al debutto al vertice, segno di un settore in fermento e in costante rinnovamento.

Una delle principali novità di questa edizione è l’introduzione della sezione dedicata ai Vini Rari, creata per dare spazio alle piccole realtà vitivinicole che producono vini a tiratura limitata. Questa nuova carta dei vini comprende 50 etichette capaci di affascinare i collezionisti e gli appassionati, raccontando la storia di tesori enologici spesso nascosti, ma di grandissimo valore. Dalle prestigiose cuvée affinate per 40 anni sui lieviti, ai vini da singole parcelle, fino ai vini da meditazione, la sezione Vini Rari offre un’esperienza enologica unica e irripetibile.

Il dietro le quinte della guida

Dietro ogni edizione della Guida Tre Bicchieri c’è un lavoro immenso, come sottolineato da Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso. Coordinato dai curatori Giuseppe Carrus, Gianni Fabrizio e Marco Sabellico, un team di quasi 70 esperti ha lavorato duramente per assaggiare e valutare migliaia di vini provenienti da tutta Italia. “Mai come in questo momento è urgente raccontare la bellezza condensata in un buon bicchiere di vino”, ha affermato Ruggeri. “Non parliamo solo di territorio, paesaggio e valore umano, ma di un vero e proprio stile di vita: uno sguardo curioso sul mondo”.

La guida offre uno spaccato del mondo del vino italiano in continua evoluzione, affrontando le sfide del mercato globale con uno sguardo attento alla qualità, alla sostenibilità e all’innovazione. È proprio questa capacità di evolversi e adattarsi alle nuove tendenze che ha permesso alla Guida Vini d’Italia di mantenere il suo ruolo di leadership per quasi quattro decenni.

Il Vino del futuro: un progetto didattico innovativo

L’edizione 2025 non si limita a celebrare l’eccellenza del passato e del presente, ma guarda anche al futuro. Insieme alla guida, Gambero Rosso ha lanciato un nuovo e ambizioso progetto formativo intitolato Vino del Futuro, coordinato dal Professore Attilio Scienza. Questo programma didattico, strutturato in quattro moduli a distanza per un totale di 150 ore di lezioni on demand, offre una panoramica completa della filiera vitivinicola, dalle novità in vigna ai modelli di business emergenti, passando per nuovi linguaggi di comunicazione e storytelling.

L’obiettivo del programma è fornire agli operatori del settore le competenze necessarie per affrontare un momento di grandi trasformazioni, valorizzando al massimo l’Italia vitivinicola. Il progetto è un segnale chiaro della volontà di Gambero Rosso di non limitarsi alla celebrazione dei successi presenti, ma di investire nel futuro del settore, aiutando le nuove generazioni di enologi e produttori a crescere e innovare.

I Premi Speciali

Ogni anno, la Guida Tre Bicchieri assegna una serie di premi speciali che riconoscono le eccellenze assolute del panorama enologico italiano. Tra i premi più attesi dell’edizione 2025 troviamo:

   •       Bollicina dell’Anno: OP Pinot Nero M. Cl. Pas Dosé Poggio dei Duca ’19 di Calatroni, un Metodo Classico di straordinaria finezza e complessità.

   •       Bianco dell’Anno: Alto Adige Sauvignon Gran Lafóa Ris. ’21 di Colterenzio, un vino poderoso e intensissimo.

   •       Rosato dell’Anno: RGC Valtènesi Chiaretto Antitesi ’23 di Avanzi, un esempio della nuova enologia italiana che ha rivoluzionato lo stile del rosato.

   •       Rosso dell’Anno: Chianti Colli Fiorentini Molino degli Innocenti Ris. ’19 di Torre a Cona, un rosso di grande profondità ed eleganza.

   •       Vino da Meditazione dell’Anno: Moscato Passito al Governo di Saracena ’15 di Feudo dei Sanseverino, un capolavoro calabrese di spettacolare complessità.

   •       Progetto Solidale: Lis Neris, per il loro impegno attraverso la Fondazione Francesca Pecorari ONLUS in progetti di assistenza per i bambini di Myanmar, India e Uganda.

   •       Cantina Emergente: Maugeri, una nuova azienda dell’Etna che si è rapidamente imposta come una delle realtà più significative della denominazione.

   •       Miglior Rapporto Qualità-Prezzo: Lambrusco di Grasparossa di Castelvetro 7Bio di Settecani, un vino che racconta perfettamente il territorio e viene proposto a un prezzo accessibile.

   •       Premio per la Vitivinicoltura Sostenibile: Resistenti Nicola Biasi, per l’innovazione nell’introduzione delle varietà “resistenti” in viticoltura.

   •       Cooperativa dell’Anno: Belisario, una realtà storica e virtuosa che ha raccontato il territorio di Matelica con vini indimenticabili.

   •       Viticoltore dell’Anno: Mario Fontana, custode delle vigne di famiglia a Castiglione Falletto, esempio di dedizione e passione per la viticoltura.

   •       Cantina dell’Anno: San Leonardo, una tenuta storica che da oltre 300 anni produce vini di qualità eccezionale, rappresentando un punto di riferimento per l’enologia italiana.

Il Successo della Degustazione Finale

Dopo la cerimonia di premiazione, l’attenzione si è spostata sui banchi di assaggio allestiti nel maestoso Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale. Qui, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di degustare tutti i 24962 vini presenti nella guida, inclusi i pregiati Vini Rari. La sala dedicata a questa nuova sezione è stata particolarmente affollata, con lunghe file di appassionati desiderosi di assaporare le poche bottiglie disponibili, che venivano aperte a orari prestabiliti.

Con 2605 cantine selezionate, la Guida Tre Bicchieri 2025 si conferma una celebrazione dell’eccellenza enologica italiana, rappresentando con orgoglio e soddisfazione il meglio del vino italiano.

Gambero Rosso: una Piattaforma Leader

Gambero Rosso non è solo sinonimo di guida enologica, ma è una piattaforma leader nei contenuti, formazione, promozione e consulenza per il settore Wine Travel Food. Con un’offerta multimediale e multicanale, Gambero Rosso raggiunge professionisti e appassionati in tutto il mondo, contribuendo a promuovere l’agroalimentare, la ristorazione e l’ospitalità italiana.

Per leggere tutti i Tre Bicchieri, suddivisi per Regione: https://www.gamberorosso.it/tag/liste-tre-bicchieri-2025/

Ristoranti d’Italia 2025: la Guida del Gambero Rosso si rinnova seguendo l’evoluzione della ristorazione italiana

Un’edizione nuova, nei linguaggi e nella lettura, che vuole catturare l’essenza di un settore in trasformazione: nuovi concept che mescolano gli stili di ristorazione e un’attenzione sempre crescente alla scelta delle materie prime sono le principali tendenze che emergono.

Niko Romito si conferma in cima alla classifica delle 52 Tre Forchette insieme a Enrico Crippa che sale in vetta. 6 nuovi ingressi tra le eccellenze, 22 i Premi Speciali con due novità: Cioccolato. L’abbinamento sorprendente e la cantina più bella da visitare. 

Roma, 21 ottobre 2024 – Ristoranti che si reinventano bistrot, trattorie che abbracciano lo stile contemporaneo, enoteche che sperimentano nuovi concept culinari: il mondo della ristorazione sta vivendo una metamorfosi che riflette un cambiamento profondo nel modo in cui gli italiani vivono l’esperienza culinaria fuori casa. Un’esperienza sempre più influenzata da ritmi di vita frenetici e dall’onnipresenza della tecnologia che riduce la capacità attentiva. Sono queste le principali tendenze che emergono nella nuova Guida Ristoranti d’Italia 2025 che segna una svolta presentandosi rinnovata nella grafica – con immagini di paesaggi e dei piatti regionali della tradizione – e nella lettura – con nuovi simboli – come il razzo per le avanguardie e lo smile per il miglior rapporto qualità/prezzo – per condurre il lettore in un viaggio attraverso l’evoluzione della ristorazione italiana, celebrando tradizione, innovazione e creatività. 

Tempi più stretti e ricette più snelle: i tre ingredienti per piatto sono ormai legge non scritta, via le presentazioni barocche e servizio meno ingessato, che si accompagna alla ricerca di ingredienti freschi e locali – commenta Lorenzo Ruggeri, direttore del Gambero, in apertura – I clienti cercano ambienti accoglienti e un’esperienza più informale”.

I numeri della Guida

Sono 2.425 i locali censiti dalla Guida, tra ristoranti, trattorie, wine bar, bistrot, locali internazionali. 400 le novità che debuttano quest’anno. 

Le Tre Forchette

A guidare la classifica delle Tre Forchette, star della ristorazione italiana, anche quest’anno c’è Niko Romito con il suo Ristorante Reale a Castel di Sangro (AQ), insieme a Enrico Crippa con Piazza Duomo ad Alba (CN) che ottengono un punteggio di 97 centesimi. Seguono con un punteggio di 95 centesimi, il ristorante Atelier Moessmer Norbert Niederkofler e Osteria Francescana di Massimo Bottura che scende di un gradino, pur confermandosi nell’Olimpo degli chef, distinguendosi anche per il Premio Speciale Novità dell’Anno con il suo Al Gatto Verde a Modena. Rispetto al 2024 salgono a 52 le Tre Forchette, sostenute dal partner TRENTODOC, con l’ingresso di 6 nuove eccellenze, sempre più giovani e creative: tra le avanguardie spiccano il Ristorante Dina di Alberto Gipponi a Gussago (BS) e I Tenerumi del Therasia Resort di Davide Guidara a Vulcano (ME). L’argine a Vencò di Antonia Klugmann a Dolegna del Collio (GO) si distingue anche come Forchetta Verde per il suo impegno nei confronti della sostenibilità. Tra le altre novità: Andrea Aprea Ristorante a Milano, Dalla Gioconda a Gabicce Mare (PU),  daGorini a Bagno di Romagna (FC).

I Tre Gamberi

Sono 40 le trattorie che ottengono il massimo punteggio dei Tre Gamberi, con partner Feudo Maccari: locali sempre più protagonisti di un fenomeno di cross-contaminazione che li vede adottare tecniche raffinate tipiche dell’alta cucina, arricchendo l’esperienza culinaria di proposte che trascendono le etichette convenzionali. 8 le novità, tra cui Arieddas – La Cucina della Marmilla che debutta per la prima volta quest’anno. Tra le proposte più all’avanguardia spicca La Madia a Brione (BS), mentre Agra Mater a Colmurano (MC) è anche Gambero Verde per la sua grande attenzione all’ambiente.  

Le Tre Bottiglie e i Tre Mappamondi

11 i Wine Bar premiati con le Tre Bottiglie, con sponsor Petra, che vede Enoteca della Valpolicella a Fumane (VR) fare il suo ingresso; mentre 8 i Tre Mappamondi che offrono una cucina etnica reinterpretata in chiave contemporanea e contraddistinta dalla ricerca di materia prima di qualità. 2 le novità: il cinese Il Gusto di Xinge a Firenze e Vero – Omakase Rooftop a Nola (NA). 

Le Tre Tavole

Nella nuova edizione, le Tavole mandano in pensione le Cocotte per raccontare la piena trasformazione in atto nei bistrot con offerte veloci, ma curate: sono 11 le insegne a ottenere il massimo punteggio, offrendo sapori semplici, tradizionali in location curate ed eleganti. 7 le novità: Ahimè a Bologna, Al Callianino a Montecchia di Crosara (VR), Epiro a Roma, Nana Piccolo Bistrò a Senigallia (AN), Nidaba a Montebelluna (TV), Scannabue a Torino, Silvano Vini e Cibi al Banco a Milano.

I 22 Premi Speciali 

  • Cuoco Emergente: Antonio Lerro del Riva Restaurant del View Place Hotel – Numana (AN);
  • Novità dell’anno, partner Partesa: Al Gatto Verde, Modena;
  • Il Ristoratore dell’anno, partner Cantele: Benedetto Rullo, Lorenzo Stefanini, Stefano Terigi del Giglio, Lucca;
  • Miglior proposta di piatti di pasta, partner Pastificio dei Campi: Osteria Arbustico all’Hotel Royal, Capaccio Paestum (SA);
  • Miglior pane in tavola, partner Petra Molino Quaglia: Il Colmetto, Rodengo Saiano (BS);
  • Ristorante che valorizza al meglio l’olio evo italiano, partner Frantoio di Santa Téa: Campiello, San Giovanni al Natisone (UD);
  • Menù degustazione dell’anno, partner Goeldlin Chef: Podere Belvedere Tuscany, Pontassieve (FI);
  • Miglior proposta vegetariana, partner Consorzio Vini Alto Adige: Cucina Villana a Villa Fenicia – Ruvo di Puglia (BA), Antica Osteria Nonna Rosa – Vico Equense (NA);
  • Miglior pre-dessert, partner Ice Team 1927 Cattabriga: Sustanza, Napoli, per lo spaghetto cotto in un vino ossidativo, olio al ginepro e scorza di agrumi bruciati ed erbe balsamiche;
  • Pastry Chef dell’anno, partner La Bella Estate Vite Colte: Elena Orizio della Trattoria Contemporanea – Lomazzo (CO), Valentina Marzano del Viandante – Rubiera (RE), Antonio Colombo del Votavota – Ragusa;
  • Miglior Carta dei Vini, partner Tenuta Sette Ponti: Del Belbo da Bardon – San Marzano Oliveto (AT), Il Capanno – Spoleto (PG), Locanda Mammì – Agnone (IS);
  • Miglior proposta al bicchiere, partner Ruggeri & C.: Villa Maiella, Guardiagrele (CH);
  • Miglior proposta di bere miscelato, partner Bibite Sanpellegrino: Simone Corsini presso Il Piccolo Principe del Grand Hotel di Piemonte, Viareggio (LU);  
  • Miglior carta dei distillati, partner Grappa Ceschia: Osteria Nuova, Anzio (RM);
  • Miglior servizio di sala, partner Casolaro Hotellerie: Pascucci al Porticciolo, Fiumicino (RM);
  • Miglior sommelier, partner Roberto Sarotto: Zaira Peracchia;
  • No food waste, partner Krombacher: Reis – Cibo libero di montagna, Busca (CN);
  • Qualità prezzo, partner Cesari – Valpolicella: 
  • Le Vigneron – Arvier (AO);
  • La Locanda del Falco – Valdieri (CN);
  • La Loggia – Camogli (GE);
  • Il Colmetto – Rodengo Saiano (BS);
  • VI.OR di Villa Ormaneto – Cerea (VR);
  • Lerchner’s in Ruggen – San Lorenzo di Sebato/Sankt Lorenzen (BZ);
  • Nerodiseppia – Trieste;
  • La Risulta – Perugia;
  • Dogma – Roma;
  • Zunica 1880 – Civitella del Tronto (TE);
  • Locanda Mammì – Agnone (IS);
  • Oasis Sapori Antichi – Vallesaccarda (AV);
  • Origano Cibo e Vino – Palmariggi (LE);
  • Antica Osteria Marconi – Potenza;
  • L’Osteria dei Frati – Roncofreddo (FC);
  • Da Fagiolino – Cutigliano (PT);
  • Agra Mater – Colmurano (MC);
  • Osteria Zero – Taurianova (RC);
  • Terrazza Costantino – Sclafani Bagni (PA);
  • Amano – Cagliari.
  • Tradizione futura, partner Inalpi: 
  • Agnese Loss di Osteria Contemporanea – Gattinara (VC);
  • Daniele Rebosio di Hostaria Ducale – Genova;
  • Tommaso Bonseri Capitani di Mountain Lodge del Sunny Valley Kelo Mountain Lodge – Valfurva (SO);
  • Emin Haziri di Procaccini Milano – Milano;
  • Chiara Pannozzo di Bue Nero – Verona;
  • Silvia Banterle di Stilla – Colognola ai Colli (VR);
  • Elvis Dedi di San Martino 26 – San Gimignano (SI);
  • Carlotta Delicato di Delicato – Contigliano (RI);
  • Gianluca Mangiapia di John Restaurant a Casa Madre – Afragola (NA);
  • Francesca Barone di Fattoria delle Torri – Modica (RG).
  • Cioccolato. L’abbinamento sorprendente, partner Domori: Cracco in Galleria, Milano per la crema al cioccolato, lenticchie alla vaniglia e piselli;
  • Miglior piatto con lo speck, partner Recla: Anna Stuben dell’Hotel Gardena, Ortisei/Sankt Ulrich in Gröden (BZ) per la sella di capriolo con broccoli estivi, finferli e speck dell’Alto Adige;
  • La cantina più bella da visitare, partner Enoteca Esselunga: La Stüa de Michil dell’Hotel La Perla – Corvara in Badia/Corvara (BZ).

Gambero Rosso è la piattaforma leader per contenuti, formazione, promozione e consulenza nel settore del Wine Travel Food italiani. Offre una completa gamma di servizi integrati per il settore agricolo, agroalimentare, della ristorazione e della hospitality italiana che costituis

cono il comparto di maggior successo, a livello internazionale, per la crescita dell’economia. Unico nel suo format di operatore multimediale e multicanale del settore, Gambero Rosso possiede un’offerta di periodici, libri, guide, broadcasting (Sky 415 e 133) e web OTT con cui raggiunge professionisti, canali commerciali distributivi e appassionati in Italia e nel mondo. Gambero Rosso Academy è la più ampia piattaforma formativa professionale e manageriale per la filiera agroalimentare, della ristorazione, della ospitalità e del turismo. Gambero Rosso offre al sistema produttivo italiano un programma esclusivo di eventi di promozione B2B per favorirne il costante sviluppo nazionale e internazionale. www.gamberorosso.it e www.gamberorossointernational.com

Torna a Bologna il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti

Dopo il successo dell’edizione 2023, la prima a svolgersi nei padiglioni di BolognaFiere, il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti è in rampa di lancio e si prepara a festeggiare la 13a edizione, che animerà Bologna dal 23 al 25 novembre 2024.

Anche quest’anno, numeri importanti: ad accogliere il pubblico saranno ben 1.007 vignaioli, provenienti da ogni regione italiana, insieme a due delegazioni di vignaioli europei in rappresentanza delle associazioni nazionali appartenenti a CEVI – Confédération Européenne des Vignerons Indépendants, e a 32 soci di FIOI – Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti, con cui è confermata l’alleanza.

«Appassionati di vino e operatori avranno più di mille buoni motivi per venire al Mercato dei Vini», scherza Lorenzo Cesconi, Vignaiolo e presidente della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. «Ma non sono i numeri ad appassionarci: al Mercato, come nei nostri vigneti, lavoriamo ricercando la massima qualità. Il nostro obiettivo è che il Mercato dei Vini rappresenti un piacevole luogo di incontro tra produttori, che possono confrontarsi e condividere conoscenze ed esperienze, e tra produttori e consumatori, senza mediazioni. È come se nei padiglioni di BolognaFiere trasferissimo, per qualche giorno, le nostre cantine: lo spirito con cui accogliamo il pubblico è lo stesso».

Per ospitare espositori e pubblico, BolognaFiere mette nuovamente a disposizione una superficie di 30.000 metri quadrati, distribuiti su 4 padiglioni: ad accogliere i Vignaioli saranno il 29 e il 30, mentre il 28 e il 36 saranno dedicati al food e ai servizi correlati al Mercato. Rispetto alle scorse edizioni, nessun aumento dei prezzi dei biglietti di ingresso, che possono essere acquistati in prevendita dal 2 settembre sul sito www.mercatodeivini.it, e invariate le riduzioni per i sommelier e per gli operatori. Il parcheggio di riferimento per il pubblico del Mercato sarà il multipiano Michelino: 5.500 posti auto, a pochi passi dagli ingressi Nord ed Est Michelino, e raggiungibile comodamente dall’uscita autostradale ‘Bologna Fiera’.

Tra le conferme, il servizio degli ormai iconici carrelli del Mercato, indispensabili per portare fino al parcheggio le bottiglie acquistate. La centralità di Bologna permetterà al pubblico di raggiungere agevolmente il Mercato dei Vini non solo con l’automobile, ma anche con i mezzi pubblici, a partire dal treno: una scelta di sicurezza e sostenibilità in linea con lo spirito della manifestazione.
Grazie alla convenzione con Trenitalia, l’offerta ‘Speciale Eventi’ consente di arrivare a Bologna sui Frecciarossa con sconti fino all’80% rispetto al biglietto Base. I canali per acquistare l’offerta sono l’App di Trenitalia, le biglietterie, le agenzie di viaggio abilitate e il sito trenitalia.com. Una volta giunti in bus o in taxi in Piazza della Costituzione, i visitatori potranno usufruire di un servizio di navette gratuite che li porteranno all’ingresso Est Michelino.

E per chi acquisterà molte bottiglie, in Fiera sarà disponibile un pratico servizio di spedizioni.
Non mancherà anche quest’anno un intero padiglione dedicato alla gastronomia, con proposte della tradizione locale e di altri territori italiani, mentre nella galleria centrale troveranno spazio i partner e gli sponsor del Mercato dei Vini e l’immancabile stand istituzionale FIVI, dove acquistare le t-shirt e altri gadget firmati Vignaioli Indipendenti.

Il Mercato dei Vini aprirà le porte al pubblico sabato 23 novembre, alle ore 11.00, e resterà aperto ad appassionati e operatori fino alle 17.00 di lunedì 25. Quattro le masterclass che arricchiranno il programma della manifestazione, dedicate al tema “Tempo e generazioni: passato, presente e futuro dei Vignaioli italiani”. In occasione del Mercato dei Vini saranno, inoltre, annunciati i vincitori del Premio “Leonildo Pieropan” 2024, dedicato alla memoria di uno dei pionieri di FIVI, e del premio “Vignaiolo come noi”, l’anno scorso assegnato al cantante e musicista Stefano Belisari in arte Elio.

Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti è un evento FIVI. È organizzato da BolognaFiere, con il patrocinio del Comune di Bologna e di Confcommercio Ascom Bologna.
Orari Sabato 23 e domenica 24 novembre: apertura cancelli ore 11.00, chiusura ore 19.00. Lunedì 25 novembre: apertura cancelli ore 11.00, chiusura ore 17.00.
Ingressi Nord ed Est Michelino, entrambi a ridosso del parcheggio multipiano Michelino. Chi acquisterà il biglietto in prevendita potrà accedere da entrambi gli ingressi, mentre chi opterà per la biglietteria fisica dovrà utilizzare l’ingresso Est Michelino. Chi raggiungerà BolognaFiere con i mezzi pubblici o in taxi, in Piazza della Costituzione potrà usufruire di un servizio di navette gratuite dirette all’ingresso Est Michelino.

Biglietti Acquistabili online su www.mercatodeivini.it
Intero giornaliero Online: € 25,00; acquistato in Fiera: € 30,00
Ingresso 2 giorni Online: € 40,00; acquistato in Fiera: € 50,00
Ingresso 3 giorni Online: € 60,00; acquistato in Fiera: € 70,00
Ridotto soci AIS, FISAR, ONAV, AIES, ASPI, Assosommelier, Scuola Europea Sommelier, Slow Food Online e in Fiera: € 20,00
Operatori Online e in Fiera: € 20,00. Biglietto acquistabile inserendo partita Iva
Carrelli Oltre 1.000 carrelli a disposizione del pubblico
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FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2008. Si propone di promuovere e tutelare la figura, il lavoro, gli interessi e le esigenze tecnico-economiche del Vignaiolo Indipendente italiano, inteso quale soggetto che attua il completo ciclo produttivo del vino, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto finale. Attualmente sono più di 1.700 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di oltre 16.000 ettari di vigneto. Il Marchio FIVI raffigura “Ampelio”, immagine di un Vignaiolo che porta una cesta d’uva sulle spalle e la cui ombra prende la forma di una bottiglia. In questa figura è riassunto tutto quello che per la FIVI significa essere Vignaioli, impegnati quotidianamente in un processo che segue l’intera filiera di produzione, operando costantemente per custodire, tutelare e promuovere il territorio di appartenenza.