Lombardia: prende il via la manifestazione Calici al Medioevo

Oggi, domenica 4 maggio al Centro Congressi Medioevo di Olgiate Comasco (CO), si terrà la manifestazione Calici al Medioevo: Giornata di sensibilizzazione a tutela del Piedefranco.

La vite a piede franco è una tecnica di coltivazione della vite in cui le piante vengono messe a dimora senza un piede di portainnesto, sono quelle viti le cui radici hanno resistito all’invasione della fillossera,
proveniente dall’America del Nord, che rappresentò una minaccia devastante per le viti europee nel XIX
secolo.

Questo piccolo afide attaccava le radici delle viti, causando il loro disseccamento e portando alla
crisi della viticoltura in molte regioni europee. La soluzione adottata, pur non essendo semplice né
immediata, consistette nell’innestare una vite europea su una vite americana. Una strategia messa in
atto perché la vite americana si mostrava resistente all’attacco della fillossera, almeno nella parte radicale.

Oggi, la vite a piede franco rappresenta un patrimonio genetico e culturale di grande valore, oltre che un
elemento raro e prezioso. Questa manifestazione mira a sensibilizzare il pubblico, i produttori e le istituzioni sulla sua importanza.

L’evento offrirà un programma ricco di attività con l’apertura al pubblico alle ore 10.

  • alle ore 11 apertura della conferenza sul Piedefranco tenuta da Silvano Ceolin, Presidente del
    Comitano Italiano per la tutela del Piedefranco e da Marta De Toni, ricercatrice, scrittrice e
    divulgatrice del mondo vitivinovolo;
  • alle ore 14.30 entrano in scena i Vini di Confine, conferenza tenuta da Pierfranco Midali vice
    presidente Comitato Italiano per la tutela del piede franco, Ivano Foianini Fondazione Foianini
    Sondrio, Micaela Stipa Delegato Onav Varese e Rocco Lettieri giornalista Freelance.
  • alle ore 18 Il coro polifonico Castelbarco di Avio si esibirà in un concerto dal titolo “FRANC DE
    PIED”, risultato di mesi di studio e ricerca, con l’obiettivo di esplorare la tematica del vino
    attraverso composizioni dedicate. In questa prima nazionale, si è voluto creare un connubio di
    sentimento tra canto, recitazione e viticoltura, fondamentali della nostra cultura.

Un’occasione unica per immergersi in un viaggio sensoriale e culturale, celebrando l’arte e la tradizione legate al vino. ll servizio di ristoro sarà affidato ai gruppi alpini locali, garantendo un’accoglienza calda e organizzata per tutti i partecipanti. Le cantine partecipanti provengono da diverse zone d’Italia.

Inoltre, durante tutta la manifestazione, sarà presente un gruppo di figuranti in costumi romani, che
intratterranno il pubblico con spiegazioni sull’alimentazione e il consumo di vino ai tempi di Roma, offrendo un affascinante viaggio nel passato e arricchendo l’evento di un tocco storico e culturale.

Centro Congressi Medioevo – Olgiate Comasco – Via Lucini, 4

Farinati: Renato Ruggiero presenta alla stampa il nuovo menu

Con il termine “calimma” in napoletano si rappresenta la confortevole sensazione di caldo che favorisce il sonno, uno stato d’animo in cui ci si sente sereni e a proprio agio. “Non potevo pigliare calimma”, recita Lucariello in Natale in Casa Cupiello, quando si lamenta con la moglie Concetta di non essere riuscito a prendere sonno per il freddo.

Calimma è anche la parola chiave nel menù de Farinati Pizza & More, a indicare il luogo accogliente dove poter trascorrere qualche ora come sentendosi a casa. Nata da un’idea di Renato Ruggiero, Gennaro Del Buono e Giovanni Pianelli, la pizzeria Farinati si trova a Casavatore, periferia nord di Napoli, e ripropone nell’arredo e nel menù la tradizione della città partenopea. L’ambientazione pop ha infatti come tema principale le figure e i semi delle carte napoletane, mentre la proposta food rielabora in maniera moderna i classici della cucina dei monsù. Ne abbiamo scritto recentemente nell’articolo Farinati: fritti, pizza, sinergie, no waste, gluten free… and many more.

Abbiamo avuto l’occasione di visitarla per la presentazione alla stampa del nuovo menù, che verrà lanciato a metà maggio; un menù che varia ogni quattro mesi su base stagionale, ma senza stravolgersi del tutto, ci spiega Renato Ruggiero, proprio per mantenere quel senso di familiarità alla base del concept del locale.

Renato è considerato “il Re dei Fritti” avendo, per due anni consecutivi, guadagnato il podio per il Premio Frittatina dell’Anno dalla guida 50 Top Pizza. Come apertura dunque non poteva mancare una delle sue mitiche frittatine.

Viene proposta la Crunch: fusilli al pesto di basilico e pomodorino semidry. La croccantezza, determinata da due tipi di pangrattato tra cui il panko, si sposa con la cremosità del ripieno e si arricchisce di una sferzata di freschezza grazie al pomodorino. Tocco finale, la foglia di basilico fritto.

Proseguiamo con le proposte pizza, che per l’impasto utilizzano una biga al 50% con lievitazione di trentasei ore. Il risultato è una pasta soffice e alveolata, equilibrata nel gusto. L’assaggio della Paesana con fior di latte, champignon, pancetta paesana e pomodorini secchi, ha nell’equilibrio degli ingredienti la sua chiave della piacevolezza.

Si prosegue con la Nerano al ruoto. Condita con un delicato pesto di zucchine e la doppia cremosità del parmigiano reggiano e del Provolone del Monaco, completa il topping con una manciata di chips di zucchine insaporite con olio alla menta, fiori di zucchina e qualche fogliolina di basilico.

Una Nerano a modo suo, racconta Renato, che attinge sia alla tradizione in base alla quale la fonduta di formaggio di questo sugo era il parmigiano sia a quella che del Provolone del Monaco fa il proprio vessillo. Le zucchine, immancabili, sono in una versione originale alla menta, che regala al piatto una nota aromatica più intensa e ci richiama quelle alla scapece.

Ultimo piatto una vera e propria sperimentazione: zola e zafferano, provola, salame Napoli e rucola selvatica, dalla delicatezza inaspettata, arricchita dal sapore del salame proveniente dal salumificio artigianale Ciarcia di Venticano e all’intensità aromatica della rucola selvatica. Promossa a pieni voti da tutti i presenti.

Chiudiamo la serata con la Torta Lotus a base dei biscotti omonimi, caramello e panna. Un dolce scenografico e semplice. Renato conferma che è proprio questa la tipologia di dessert più scelta nel menù, come la torta Pan di Stelle e il tiramisù. Affondiamo la forchetta nella panna soffice e nel biscotto croccante e torniamo bambini, quando l’essere golosi era un vizio consentito.

FARINATI PIZZA & MORE

Via A. del Giudice, 17

80020 Casavatore (NA)

Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa: il lungo binario della storia del treno in Italia

Il Mezzogiorno d’Italia conserva bellezze naturalistiche e paesaggistiche conosciute in tutto il mondo. Lo dimostrano i numeri esponenziali del turismo che ha visto premiare le regioni del Sud tra le mete preferite di chi cerca un’oasi di pace e buon cibo.

Un territorio zavorrato negli anni bui del dopoguerra dalla piaga della criminalità e dell’arretratezza economica, oggi riscoperto e valorizzato come merita per cultura, enogastronomia e quale simbolo di calda accoglienza mediterranea: dal piccolo borgo contadino dell’entroterra ancora inesplorato a quello marinaro incastonato tra fiordi e spiagge di sabbia dorata e acque cristalline.

La storia del treno in Italia

La storia del Meridione ha radici che originano nella notte dei tempi quando popolazioni come Greci, Romani e poi le dinastie dei Saraceni, dei Normanni e degli Aragonesi, hanno trasformato per sempre il volto di ciò che era l’antica Magna Grecia.

I sovrani borbonici del Regno delle Due Sicilie erano alla ricerca di continue migliorie e novità industriali. La prima ferrovia della Penisola venne costruita nel 1839 proprio in Campania, lungo la tratta Napoli-Portici, dalla società francese Bayard & De Vergès.

La Ferrovia Napoli-Portici

Il tratto iniziale, costituito da un binario unico che venne rapidamente raddoppiato nei mesi successivi, rappresentò lo spartiacque nel periodo della cosiddetta Rivoluzione Industriale. Una sola locomotiva a vapore in funzione, denominata “Vesuvio”, di costruzione inglese dalla Longridge e Co. di Newcastle e che sviluppava una potenza – oggi risibile – di appena 65 CV.

Un successo senza precedenti con oltre 80 mila viaggiatori in poco più di un mese, che ha portato un’accellerazione consistente dei lavori in tutto il reame con un indotto in termini di occupazione e progresso incalcolabile. La prima conseguenza pratica fu proprio la trasformazione dell’industria siderurgica di Pietrarsa nel Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive, fondato da Ferdinando II di Borbone nel 1840, il primo nucleo industriale d’Italia con ben 1500 operai in piena attività.

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Lo stabilimento produttivo rimase operativo fino agli anni ’70 del ‘900, quando l’affermarsi delle locomotive elettriche e diesel determinò il declino dei mezzi a vapore. Nel 1977 le officine furono quindi destinate a diventare museo, inaugurato nel 1989 dopo i necessari lavori di adeguamento.

Passeggiare tra i padiglioni del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa è un po’ come tornare ai ricordi dell’infanzia, quando il gioco più bello e ambito era il trenino elettrico con le rotaie allungabili e i locomotori uniti ai vagoni diversi a seconda delle epoche e delle tipologie. Il 1 maggio appena trascorso rappresenta la Festa del Lavoro e mai lavoro più bello e usurante è stato quello dei primi ferrovieri, quando il carbone era il solo combustibile a disposizione.

Un lavoro difficile e ricco di fascino, che elevava l’intera categoria (conducenti, operai, controllori e capo stazioni) al rango di lavoratori stimati e ammirati dalla popolazione.

La storica collezione treni

La collezione si compone di oltre 55 rotabili storici collocati negli antichi padiglioni dell’opificio borbonico che, un tempo,  ospitavano i reparti specializzati nelle varie lavorazioni del ciclo produttivo. Prima dell’avvento delle “Littorine”, infatti, vi erano i treni in cui si veniva avvolti dal vapore della locomotiva, quelli delle panche di legno e delle carrozze sovraffollate, la mitiche “Terrazzini” e  “Centoporte”.

La carrozza del Re

Negli anni venti del ‘900 fu commissionato alla Fiat un apposito treno per i viaggi del re e della sua famiglia che doveva essere dotato delle più moderne tecnologie disponibili. Consegnato nel 1929, il nuovo treno reale disponeva di tre carrozze, una per la regina, una per il re (perduta nel secondo conflitto mondiale) e la sala da pranzo.

L’allestimento interno fu curato dal noto architetto Giulio Casanova, che progettò i tre interni in modo davvero fastoso, come testimoniato dalla vettura preservata in questo Museo. Con la fine della monarchia, vennero apportate alcune modifiche alle decorazioni, eliminando i riferimenti alla Casa reale e al regime fascista.

Nacque così il nuovo treno presidenziale, consegnato nel 1948. Aveva in composizione la vettura salone Sz 1, già appartamento della regina, cui furono aggiunte altre tre nuove carrozze e, in seguito, il fastoso salone Sz 10, la vettura sala da pranzo del treno reale, oggi a Pietrarsa.

Fondazione FS Italiane

La Fondazione FS italiane è il custode e gestore del grande patrimonio storico delle Ferrovie italiane: costituita il 6 marzo 2013 riunisce sotto la sua tutela un parco di rotabili storici composto da 400 mezzi, i fondi archivistici e bibliotecari, i musei di Pietrarsa e Trieste Campo Marzio e le linee ferroviarie un tempo sospese, oggi recuperate ad una nuova vocazione turistica con il progetto «Binari senza Tempo».

FS Treni Turistici Italiani è l’impresa Ferroviaria del Gruppo FS che gestisce i treni storici della Fondazione FS.

Museo Nazionale Ferroviario di Petrarsa

Via Petrarsa snc – Napoli (NA)

CONTATTI:  Tel. 081 472003 | Mail: museopietrarsa@fondazionefs.it

ORARI DI APERTURA
  • MERCOLEDÌ: solo su prenotazione
  • GIOVEDÌ: dalle 9:30 alle 20:00
  • VENERDÌ: dalle 9:00 alle 17:30
  • SABATO E DOMENICA: dalle 9:30 alle 19:30

È possibile acquistare il biglietto di ingresso presso la biglietteria del Museo il giorno stesso della visita.

Ingresso con visita libera

  • 9,00 € intero
  • 6,00 € ridotto (under 18 e over 65)
  • 20,00 € tariffa speciale per due adulti e un ragazzo di età compresa tra i 6 e i 17 anni
  • 25,00 € tariffa speciale per due adulti e due ragazzi di età compresa tra i 6 e i 17 anni

Celiakè?!: il gusto gluten-free tra food truck, eccellenze artigianali e showcooking d’autore

Celiakè?! Il gusto gluten-free tra artigianato gastronomico, street food e dolci sorprese.

Dal 17 al 18 maggio 2025, il Borgo Boncompagni Ludovisi di Roma si trasformerà in un microcosmo di sapori senza glutine, dove tradizione e innovazione si incontrano, dialogano e si mescolano. Non una semplice rassegna gastronomica, ma un invito a riscoprire il piacere del cibo in tutte le sue forme, in un’esperienza collettiva che mette al centro la qualità, la creatività e l’inclusione. A Celiakè?! il gluten-free diventa un linguaggio universale che unisce, nutre e racconta.

Il festival, ideato da Valentina Pagliuso e Josè Luis Lopez Ruggiero di Live Productions, nasce per restituire al pubblico un’immagine autentica e golosa della cucina senza glutine. Un villaggio diffuso, senza percorsi forzati né compartimenti stagni, dove ogni tappa è un’occasione per scoprire qualcosa di buono. E non solo da gustare.

Pizza, supplì, fritti e sapori d’autore: tra tradizione e creatività

Chi pensa che il gluten-free sia sinonimo di rinuncia dovrà ricredersi fin dal primo assaggio. A partire dalle proposte croccanti e irresistibili di Zero Glutine, realtà romana fondata da Maria Sole e Alessandro Giorgioni, che accoglieranno i visitatori con una pizza fragrante e saporita, impreziosita da abbinamenti unici e da una collaborazione esclusiva con Rovagnati. A rendere il tutto ancora più conviviale, la loro energia e passione.

Tra i protagonisti dello street food ci sarà anche Pizzeria Teresina, che con i suoi supplì rigorosamente senza glutine, senza lattosio e vegetariani, porterà a Celiakè?! un’icona del cibo di strada romano, rivisitata con attenzione e gusto.

Appetitoso, laboratorio artigianale capitolino dall’anima verace, servirà invece panini con porchetta, maritozzi con la panna e birra alla spina, un trionfo di golosità pensato per chi cerca sapori autentici da gustare passeggiando.

Il Mondo senza Glutine, attivissima realtà campana, proporrà un ricco ventaglio di delizie: dalle pizzette alle crocchette, passando per arancini, fritti misti e polpette di melanzane, fino a una selezione di biscotteria artigianale pensata per ogni momento della giornata.

Dalla storica città di Ascoli Piceno arriva Migliori, con il suo truck che servirà uno dei simboli più amati dello street food italiano: le celebri olive all’ascolana, ovviamente in versione gluten-free, affiancate da mozzarelline impanate e patatine fritte croccanti, per un assaggio che sa di festa e convivialità.

Sempre in chiave street food ma con un tocco internazionale, da Latina farà tappa a Celiakè?! La Rueda, con le sue specialità spagnole: dalla paella alle patatas bravas, passando per le croquetas de jamon e l’immancabile sangria. Il gusto sudamericano si farà sentire grazie a Latina’s che proporrà empanadas farcite con pollo, vitello, verdure e patate, realizzate con prodotti della sua linea Pandilù.

Da Frosinone, Piubbuono Bakery proporrà due versioni del suo “Sorriso”: uno con parmigiana di melanzane, profumato e filante, e uno con polpette di carne, autentico comfort food gluten-free. E per chiudere il cerchio con dolcezza, gli amaretti di mandorla: croccanti fuori e teneri dentro.

A completare il panorama della cucina da passeggio, anche Maya Senza Glutine  proporrà nel suo food truck preparazioni semplici ma golose, come hot dog e panino con polpetta, in una versione accessibile e inclusiva, grazie ai prodotti di Agluten, sponsor della manifestazione.

Pasta, farine e identità: tra comfort food e tradizione

Per chi ama la pasta, la proposta sarà altrettanto ricca e sfaccettata. Fuori di Glutine, con il suo food truck, porterà in scena la tradizione emiliana in versione gluten-free. Pasta ripiena, formati trafilati e i mitici “chisoli” con salumi racconteranno al pubblico come anche i sapori più radicati possano essere reinterpretati con cura e competenza.

Pasta in Corso, uno degli sponsor dell’evento, porterà invece in degustazione i quattro pilastri della tradizione gastronomica romana: carbonara, amatriciana, gricia e cacio e pepe, tutti rigorosamente senza glutine. Un modo per ricordare che la storia della cucina può continuare anche su nuove strade, senza perdere nulla in sapore.

New Food Experience, ristorante 100% gluten-free di Roma, porterà un assaggio della sua cucina d’autore  in formato festival: primi piatti, fritti e dolci confezionati pensati per accompagnare i visitatori lungo tutto il percorso della giornata, dalla pausa pranzo al dessert.

D’Alessio Gluten Free, pastificio ardeatino, sarà presente con una proposta di primi piatti, pasta confezionata e altri prodotti gluten-free pensati per tutti i giorni, capaci di coniugare praticità e bontà.

Triticum, altra realtà di riferimento nella Capitale, porterà invece la pizza al taglio, i fritti e il tiramisù, per raccontare una cucina gluten-free urbana e accattivante, senza compromessi.

Tra i forni artigianali presenti, la Panetteria Citro, direttamente dalla Campania, presenterà le sue creazioni più amate: pane fresco e pane biscottato, freselle ai cereali ricche di fibre, biscotteria da tè e una combinazione intramontabile che sa di casa e convivialità: pane fresco con mozzarella di bufala dop e prosciutto di Parma.

Le Eccellenze Senza Glutine, distributore per la ristorazione di prodotti d’artigianato senza glutine proporranno invece una gamma variegata di primi piatti, dolci artigianali e prodotti da forno, perfetti per accompagnare un pasto completo e gustoso.

A sigillare l’incontro tra artigianato, qualità e cultura enogastronomica ci penserà Cibalia, giovane e-commerce laziale, tra i partner dell’evento, che seleziona con cura prodotti artigianali italiani: a Celiakè?! sarà presente con i prodotti di diverse piccole realtà di artigiani italiani del gusto, in un viaggio tra i sapori autentici della nostra penisola, tutto “dal produttore al consumatore”.

Dolci, torte e gelati: la festa continua

Nel regno del dolce, le suggestioni non mancheranno. Napoleoni Gluten Free, storico laboratorio romano e sponsor dell’evento, sarà presente con una selezione delle sue specialità di pasticceria e con la linea “Dolce & Salato”, vera sintesi di tradizione e ricerca.

Delishia American Cakes, da Aversa, offrirà una suggestiva incursione nel mondo delle bakery americane: Red Velvet, Angel Cake, Banana Bread, tutti rigorosamente senza glutine.

Amaranto, dalla Tuscia, porterà in scena dolci gluten-free e senza lattosio, realizzati con ingredienti biologici e locali.

A garantire un tuffo rinfrescante nei sapori genuini ci penseranno Gelasio, giovane stella della scena romana del gelato che porterà a Celiakè?! i suoi gelati naturali e artigianali, le crepes, il poké dolce e le brioches e il Fico Rosso con i gelati, semifreddi, granite e cremolati.

Non mancheranno le occasioni per spegnere la sete dei partecipanti a questa prima edizione di Celiakè?!: sarà infatti possibile gustare cocktail e aperitivi pensati per accompagnare le degustazioni e creare momenti di relax nel cuore del Borgo, mentre a raccontare il territorio attraverso la lente dell’eccellenza ci penserà Amor Vitae, cantina laziale che porterà in degustazione i suoi vini biologici, veri interpreti della biodiversità e della sostenibilità del Lazio. E per chi preferisce la birra, spazio alle creazioni artigianali di Eternal City Pub, e a quelle di Brouwerij Klein Duimpje, birrificio olandese che presenterà le sue birre olandesi glutine, già apprezzate a livello internazionale.

La birra, rigorosamente gluten free, sarà la regina delle bevande di Celiakè?! perché oltre ad essere presente in diversi stand per accompagnare le preparazioni di alcuni espositori, sarà anche protagonista di un workshop dedicato agli abbinamenti con le specialità gluten free curato dal giornalista ed esperto Alfonso Del Forno.

Olio e miele: oro liquido e dolcezza naturale

Tra gli appuntamenti più affascinanti ci sarà la degustazione dedicata al miele: un avvicinamento all’analisi sensoriale a cura di Buono APS, curata dalla dottoressa Marialba Ventricelli, pensata per avvicinare il pubblico al mondo di questo ingrediente prezioso fatto di mieli monoflorali, millefiori, cristallizati e fermentati.

Grande spazio anche all’olio extravergine di oliva, grazie a UNTO – Evo Fest, tra i partner dell’evento. Sei produttori di oro verde racconteranno le sfumature del loro lavoro e dei territori di provenienza: Burgus Vitae (Abruzzo), Frantoio di San Lazzaro  e Frantoio Gaudenzi (Umbria), Tenute Donna Vittoria (Puglia), Marchesi Cavalletti (Sabina) e Villa Cavalletti (Castelli Romani).

Tra gli appuntamenti dedicati alla valorizzazione dell’olio extravergine d’oliva, il programma di Celiakè?! propone inoltre due iniziative che uniscono divulgazione e sperimentazione gastronomica. Un’interpretazione originale fra tradizione e innovazione dell’“oro verde” in una veste dolce e inaspettata con Gelasio – Oltre il gelato, che presenterà un gelato artigianale realizzato con olio EVO.

A fianco dell’esperienza gastronomica, spazio anche alla formazione con “EVOkè? Come conoscere e riconoscere un olio EVO di qualità”, incontro di avvicinamento curato dalla Fondazione EvooSchool, punto di riferimento nella didattica dell’olio extravergine. Il percorso offrirà ai partecipanti nozioni tecniche e sensoriali utili per orientarsi nel mondo dell’olio, con un approccio accessibile ma rigoroso.

Esperienze e incontri con il gusto

Al fianco degli espositori ci saranno anche attività esperienziali, come gli showcooking con Silvia Visconti, alias Pasticcerando Senza Glutine, che mostrerà dal vivo le sue preparazioni con farine naturali e presenterà il suo libro “La mia cucina naturale senza glutine”, e quelli dedicati ai “Dolci da colazione” e alla “Focaccia al formaggio” di Sissi Bellinghieri di Golosi senza glutine.

Monica Bellin, foodblogger, autrice e divulgatrice di cucina naturale, guiderà il pubblico tra consigli, ricette e divertimento nel suo showcooking ispirato alle farine in purezza e al suo volume “Senza glutine con amore” che sarà presentato a Celiakè?!

Tra le attività pensate per i più piccoli, anche un laboratorio di cucina dedicato ai bambini, guidato da Maya Belen Mejìas (Maya Senza Glutine) e da Rossanina Del Santo,meglio nota come Maga Merletta, formatrice e “maga” della cucina free from, capace di trasformare ogni ricetta in un momento di scoperta e divertimento. Insieme, coinvolgeranno i piccoli partecipanti in un’attività ludico-didattica pensata per educare al gusto e all’alimentazione consapevole attraverso il gioco, l’esperienza diretta e un pizzico di magia.

Due appuntamenti da non perdere saranno quelli proposti da AIC Lazio – Associazione Italiana Celiachia – che porterà in scena lo chef Andrea Palmieri, volto noto della ristorazione italiana e apprezzato formatore con una lunga esperienza anche in ambito televisivo, che sabato 17 guiderà il pubblico attraverso due showcooking tematici. La domenica sarà la volta di Alessandro Basciu sushi chef di Ramé, realtà giovane e già affermata della scena capitolina che a Monteverde propone cucina nipponica in salsa territoriale con ingredienti italiani.

Un festival che celebra la cultura del cibo senza glutine

Celiakè?! non è solo un viaggio nel gusto, ma un’esperienza completa, che intreccia cultura alimentare, convivialità e consapevolezza. Tra laboratori sensoriali, showcooking, degustazioni, masterclass e momenti di incontro con artigiani, produttori e chef, il festival racconterà la ricchezza e la varietà del mondo gluten-free. Ma sarà anche teatro di seminari divulgativi, racconti di vita vissuta, spettacoli e attività pensate per coinvolgere pubblici diversi, in un’atmosfera inclusiva e accogliente.

Un progetto reso possibile anche grazie al sostegno di sponsor come Napoleoni Gluten Free, Pasta in Corso, Tekno 4 Beta, Garage Eventi e Agluten, che condividono la visione di un mondo senza glutine capace di unire innovazione, qualità e accessibilità.

Dal 17 al 18 maggio 2025, il Borgo Boncompagni Ludovisi si trasformerà in un piccolo universo senza glutine e senza compromessi, dove il gusto sarà protagonista e il piacere della scoperta si fonderà con l’attenzione alla salute e al benessere. Perché mangiare bene, in fondo, è anche un modo per sentirsi a casa.

Celiakè?! | Il villaggio gluten-free   –      Festival itinerante

Sito web: www.celiake.it    Per info:  info@celiake.it

Valentina Pagliuso 347 3220149 / Josè Luis Lopez Ruggiero 393 9915850

Ufficio Stampa:Donato Notarachille  345 3114344   donato.notarachille@gmail.com

Pazziella Garden & Suites di Capri: accordo raggiunto con lo chef Fabrizio Mellino, Tre Stelle Michelin con Quattro Passi di Nerano

Si apre una nuova pagina del turismo di lusso in Campania: le tre stelle Michelin del ristorante Quattro Passi di Nerano si uniscono alle cinque stelle del boutique hotel Pazziella Garden & Suites di Capri per una importante avventura: si chiama Campanella by Quattro Passi il nuovo ristorante che aprirà il 15 giugno nel giardino di Pazziella.

Il Ceo di Pazziella Francesco Naldi e lo chef Fabrizio Mellino hanno deciso di unire le loro esperienze in una partnership che porterà la filosofia di cucina autentica dei Quattro Passi – che parla di territorio, tradizione, memoria, ricerca e futuro – nel giardino mediterraneo del luxury hotel di Capri.

Entrambi giovani, impegnati con successo nelle reciproche aziende, Naldi e Mellino vengono da solida tradizione familiare nel campo rispettivamente dell’hotellerie e della ristorazione e hanno visto nel ristorante del boutique hotel Pazziella lo spazio giusto per creare Campanella by Quattro Passi.    

Il giovane tre stelle Michelin Fabrizio Mellino costruirà con Pazziella una sinergia per far vivere agli ospiti un’esperienza gastronomica a trecentosessanta gradi nell’oasi mediterranea che circonda Pazziella Garden & Suites.  

Giuseppe Pignalosa raddoppia Le Parùle e apre a Salerno, al Porto Marina d’Arechi

Una location privilegiata con il mare e le barche a fare da sfondo. Un manifesto scritto con acqua, farina e sale. La pizzeria è la rivoluzione semplice di Pignalosa: la pizza come atto agricolo e pop.

In attesa della rinnovata sede a Ercolano, Giuseppe Pignalosa raddoppia Le Parùle e il 1 Maggio apre a Salerno, al Porto Marina d’Arechi, una location  privilegiata con  il mare e le barche a fare da sfondo. Il maestro dell’impasto ha fatto della tradizione vesuviana un terreno fertile per far prosperare la sua idea radicale di pizza, come giardino mediterraneo: un paesaggio commestibile coltivato con passione.

Il nome Parùle – che in dialetto napoletano indica gli orti coltivati con pazienza e saper fare – è una dichiarazione d’intenti: qui ogni pizza nasce come un atto agricolo, popolare, condiviso. La stagionalità è il principio guida, l’impasto il cuore di una visione che ha fatto scuola e continua a insegnare. Le verdure sono la voce di uno stile di vita non una decorazione e provengono da un sistema reale, da un patto con i piccoli produttori, per amore della genuinità.

Una pizza unica perchè quando l’assaggi ricordi qualcosa che non sapevi di aver dimenticato.

Un’idea che mette radici: l’orto come manifesto

Le Parùle si distingue per visione, identità e radici profonde nella terra. Una terra che non è solo metafora ma sostanza, grazie a una rete di piccoli produttori che affiancano Giuseppe Pignalosa nella ricerca quotidiana di sapori autentici.  È intorno agli orti vulcanici dove, da generazioni, si coltivano verdure, frutti e aromi che profumano di Mediterraneo che nasce il sogno di Pignalosa: una pizza che ha una storia da raccontare, una pizza generosa che al marketing preferisce un’alleanza viva con la sua gente, che parla con il Pomodoro del piennolo, San Marzano, provola di latte 100% campano, fior di latte e olio extravergine di oliva cilentano, basilico fresco.

“Molti pizzaioli oggi puntano sul topping creativo o sul “wow visivo”. Nella mia pizzeria la pizza si spoglia per tornare nuda e potente – dice Giuseppe Pignalosa – Ho costruito un’identità forte sulla semplicità, con un impasto che si racconta da solo: lavorato con criterio scientifico e amore artigianale”.

L’impasto, l’arte e il tempo

La semplicità si fa scienza nelle mani di Pignalosa. L’impasto – preparato con un blend selezionato di farine monomolino a basso impatto glicemico, certificato Veronesi – è una materia viva, il risultato di anni di studio, sperimentazione e passione.

La pizza tradizionale si distingue per un’idratazione del 63% e un riposo di 12 ore; quella contemporanea arriva al 70% di idratazione con 24 ore di maturazione. Il lievito fresco, la camera di lievitazione a temperatura controllata e l’attenzione a ogni fase del processo assicurano un risultato sorprendente: una pizza leggera, digeribile, che si scioglie in bocca, scompare e diventa memoria, lasciando una sensazione di leggerezza e appagamento.

Pignalosa smonta così uno dei più grandi pregiudizi sulla pizza: non è il lievito a causare la cattiva digestione, ma una lavorazione frettolosa e scorretta. Il suo metodo, invece, è una carezza al palato e allo stomaco.

Pizze come racconti

Ogni pizza nel menu de Le Parùle è un racconto del territorio.
Pignalosa ama definire la tradizione come una forma di innovazione continua. E in questa visione convivono le radici e le ali, la memoria e l’intuizione, la famiglia e l’arte.

Una famiglia, una missione, una scuola

Tre generazioni, un figlio di 14 anni e cinquant’anni di impasti. Tutto nasce con Leopoldo Pignalosa, che nel 1973 apre la prima pizzeria a Portici. Da lì, un viaggio che passa per Milano, San Giorgio a Cremano ed Ercolano, fino alla nuova apertura salernitana. Oggi Giuseppe guida il figlio, che a soli 14 anni è già un giovane pizzaiolo.

I riconoscimenti

Nel 2019, l’apertura di Le Parùle a Ercolano viene premiata come miglior nuova apertura dell’anno agli Awards di Roma e conquista il 36° posto nella guida 50 Top Pizza.
Nel 2020, Gina Pizza raggiunge il 5° posto nella stessa guida.
Nel 2021, arrivano i Tre Spicchi del Gambero Rosso.
A Venezia, durante il Festival del Cinema, Pignalosa riceve l’International Starlight Cinema Award per il suo impegno nell’educare alla buona tavola e nella promozione della biodiversità.

La nobiltà della semplicità

C’è una grandezza silenziosa nelle pizze “povere” di Giuseppe Pignalosa. Ricette nate dalla fame e diventate patrimonio. Preparazioni essenziali che parlano una lingua antica, fatta di pochi ingredienti e di tanta sapienza.

Come la pizza di scarole, con provola e alici, omaggio a una cucina che ha saputo trasformare la mancanza in invenzione, la necessità in gusto.
È la pizza che sfamava i lavoratori, che si preparava con quello che c’era, che univa le famiglie intorno al fuoco.

Oggi, Pignalosa la riporta in tavola con lo stesso spirito: offrire una pizza popolare, accessibile, sincera. Una pizza per tutti, come è sempre stata.
Perché la vera rivoluzione è ricordare che la pizza nasce povera tra i poveri, e proprio per questo è diventata ricchezza di tutti.

Comunicazione:

Hubitat: info@wearehubitat.com

Referente: Diletta De Sio, cell. 328 1038018 – dilettadesio@ gmail.com

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Il Papavero

Continua il nostro viaggio in Campania nel racconto di 7 luoghi ricchi di cultura gastronomica, premiati dalla più nota guida ristoranti al mondo: la Guida Michelin. Abbiamo già visitato gli stellati Marotta, Osteria Arbustico, O Me o il Mare, Oasis Sapori Antichi.

Proseguiamo verso Eboli, avamposto di frontiera, crocevia di gente e commerci tra la piana salernitana, quella del Sele, il Cilento ed il Vallo di Diano. Città simbolo della letteratura, menzionata nel celebre romanzo di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli” nei ricordi del forzato confino subito dall’oppressore Fascista.

Jevule, come viene chiamato il Comune in dialetto, non è più un simbolo di arretratezza contadina, bensì un universo di attività piccole e grandi che sta contribuendo alla forte ripresa, anche in termini di lavoro, del comparto agricolo e vitivinicolo. Lo abbiamo rimarcato nell’articolo Eboli: una fermata di gusto e durante le numerose visite ad eventi di settore e prestigiose aziende rurali a chilometro zero.

Caseifici, produttori di mozzarella di Bufala, allevatori e vigneron; olivicoltori, operatori ortofrutticoli della cosiddetta “Quarta Gamma” e, naturalmente connessi ad essi eccellenti ristoranti. Tra quest’ultimi impossibile non citare Il Papavero, di proprietà di Maurizio Somma deus ex machina del ristorante, proveniente da tutt’altro settore. Da stimato luminare nella Medicina della Riproduzione cominciò dal nulla ad avvicinarsi alla ristorazione di qualità, cercando di ricreare quell’atmosfera di casa che non ha mai smarrito. Neppure nel 2011, dopo l’ambito riconoscimento di una Stella Michelin, riconfermata anno dopo anno dal talento puro dello chef Fabio Pesticcio.

Dai pochi tavoli iniziali agli attuali 30 coperti, ricavati in stanze accoglienti dalle pareti colorate e piene di opere d’arte. Divertente il giardino esterno che dà una sensazione quasi di passeggiata fuori porta nelle primaverili giornate di sole, con arredi moderni in stile shabby chic.

Ma è nel menu proposto che avviene il vero tocco di magia de Il Papavero. Degustazioni a portata di tutte le tasche, che soddisfano i sensi ed appagano la curiosità di vivere un’esperienza elegante e diversa dal consueto. In fondo l’essenza stessa dello scegliere un locale gourmet in linea con il contesto culinario attuale. Pochi fronzoli e tanta concretezza, come il piatto firma di Pesticcio: la pasta mista con polpo e spuma di patate.

Comodi gli entrée di benvenuto e l’antipasto composto da triglia, provola e acqua di scarole per coniugare inventiva e ricette della tradizione. In successione arriva l’uovo cotto a bassa temperatura con porro e pecorino e, per secondo, l’anatra con sedano, rapa e finocchio.

Coccole finali dai dessert di Benedetta Somma, figlia di Maurizio ed autodidatta nel difficile mondo della patisserie. Qui non sono ammessi errori e Benedetta riesce sempre a trovare il modo giusto per contaminare sapori in chiave tra dolce e salato, tecnica rara e contemporanea. Piccola pecca la carta dei vini in via di riorganizzazione dopo il cambio sommelier avvenuto nel 2024, comunque fornita di etichette nazionali ed internazionali di buon livello e dal ricarico calmierato.

Vallepicciola descrive minuziosamente l’UGA Vagliagli con vini eleganti e longevi

L’UGA Vagliagli è l’ala sinistra dell’ideale farfalla che divide in due il comune di Castelnuovo Berardenga, il più a sud del Chianti Classico. Qui, in località Pievasciata, si trova la cantina Vallepicciola, una realtà vinicola presente e attiva sul territorio dal 1999 di cui abbiamo scritto nell’articolo Napoli: Vallepicciola porta il vento del Chianti Classico nel “paese d”o sole e d”o mare”.

Da Napoli alla Toscana e poi dritti a Verona, dove al Vinitaly abbiamo ritrovato Alberto Colombo, amministratore delegato della società nonché presidente dell’Associazione Vagliagli, che raduna al suo interno i produttori del Chianti Classico dell’omonima UGA.

Vallepicciola nasce per volontà dell’imprenditore Bruno Bolfo, come recupero di un vecchio convento, riconvertito in un resort di lusso. Gli originari 3 ettari di vigna che circondavano la proprietà si ampliano grazie all’acquisizione di ulteriori 80 ettari alla fine del 2000. Attualmente la cantina si estende su 265 ettari totali, di cui 107 a vigneto – ripartito per il 40% a sangiovese e per il 60% a vitigni internazionali- la restante parte a uliveti e bosco.

L’attuale produzione si attesta attorno alle 500 mila bottiglie, divise tra mercato nazionale e altri trentacinque paesi nel mondo. Gli Stati Uniti, ci spiega Alberto, rappresentano una fetta importante ma non determinante del business – circa 100.000 bottiglie – e la cantina sta affrontando il momento attuale con spirito collaborativo nei confronti dei propri importatori.

La particolarità di Vagliagli, continua Colombo, che ha spinto alla creazione di un’UGA a sé rispetto al comune di riferimento Castelnuovo Berardenga, risiede nella varietà di suoli prevalentemente di matrice alluvionale, ma con importanti presenze di scisti argilloso calcaree e sequenze marnose. Dal prossimo anno l’UGA Vagliagli verrà definitivamente riconosciuta con possibilità di indicarne il nome in etichetta, solo per il Chianti Gran Selezione, come previsto dall’attuale disciplinare.

Per quanto riguarda la produzione di Chianti Classico, Vallepicciola ha optato per la vinificazione in purezza del sangiovese sia per l’Annata che per la Riserva e la Gran Selezione, lavorando su una densità d’impianto pari a 5000 ceppi per ettaro e una resa di 60 quintali.

Iniziamo la degustazione con il Chianti Classico 2021. Vinificato in acciaio e affinato in tonneau e barrique di secondo passaggio, ha naso tipico e delicato di frutto rosso e fiori scuri, beva agile e snella. La produzione annua si aggira intorno alle 140/150 mila bottiglie.

La Riserva 2021 vinifica invece in cemento e affina 24 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso esprime caratteri più minerali che ricordano il talco e poi di nuovo la ciliegia. Palato disteso, con ottimo equilibrio fresco-sapido. La produzione annua è di circa 30 mila bottiglie.

Infine degustiamo la Gran Selezione 2021 ottenuta dalla vigna singola “Lapina”, con ceppi di circa trent’anni e una produzione di circa 10 mila bottiglie. Anche in questo caso vinificazione in cemento e affinamento per 30 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso presenta evoluzione, con sentori di frutti scuri macerati e sbuffi balsamici e minerali. Snello ed elegante il palato,contraddistinto da un tannino sottile e perfettamente integrato.

La collezione dedicata al sangiovese si chiude con Vallepicciola Rosso IGT, produzione limitata di circa 8000 bottiglie l’anno, provenienti dai tre ettari di vigneto originari della proprietà, il Fontanelle.

Fermentazione in cemento, macerazione di 4 settimane, invecchiamento di 20 mesi in barrique nuove, mostra un carattere completamente diverso rispetto alla linea del Chianti Classico. Corpo e materia si intuiscono sin dalla mescita, si delineano nel naso intenso, ricco, goloso di frutti scuri, spezie, tostature e si definiscono nella beva gustosa, di tannino strutturato e sferzante, finale lungo e appagante. Non si può fare a meno di pensare a una succulente bistecca fiorentina al sangue.

I vitigni internazionali rappresentano il 60% del parco vigne aziendale. Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc costituiscono la linea dei monovarietali di Vallepicciola.

Abbiamo degustato il Pinot Neto Boscobruno 2022 da vigne a 500 metri d’altitudine, vinifica in cemento e matura in barrique di secondo e terzo passaggio. Espressione del varietale in Toscana, si esprime con un naso di piccoli frutti rossi in confettura e grande eleganza al palato.

Il Cabernet Franc Mordese 2022 lascia il segno: compatto e preciso all’olfatto, non offre alcuna sbavatura verso i tipici sentori erbacei. La vena balsamica elegante e le nuance di tabacco biondo sono completati da un sorso succoso, fresco, sostenuto da tannino vibrante e grande chiusura sapida.

VALLEPICCIOLA

Strada Provinciale 9 di Pievasciata n. 21

53019 Castelnuovo Berardenga

“Chef in Pizzeria”: dai Fratelli Salvo arriva Fabrizio Mellino, tre Stelle Michelin con il ristorante Quattro Passi di Nerano

Per una sera viene stravolto il protocollo della Pizzeria Salvo a Riviera di Chiaia (NA). Torna l’evento Chef in Pizzeria, giunto al terzo appuntamento, con un nome di grido tra i gourmet della Campania: lo chef Fabrizio Mellino del ristorante Quattro Passi di Nerano, di recente insignito del prestigioso riconoscimento tre Stelle Michelin dalla celebre Guida internazionale dei ristoranti.

Foto © Alessandra Farinelli

Dei lievitati dei Fratelli Salvo e degli importanti eventi enogastronomici da loro ideati ne abbiamo già parlato in diverse occasioni. I temi chiave del “fare pizza”, al giorno d’oggi, riguardano essenzialmente la composizione degli impasti, la scelta accurata delle materie e dei vari topping. Dai grandi classici a quelli contemporanei, i condimenti rappresentano l’anima vera, la firma di ogni maestro pizzaiolo che si rispetti.

Foto © Alessandra Farinelli

Salvatore Salvo ricorda ancora l’epoca in cui le proposte in carta delle pizzerie seguivano di pari passo il recupero degli ingredienti avanzati nella linea del giorno precedente, con un’accozzaglia (più che contaminazione) di sapori a volte non equilibrati, banali e persino poco appetitosi. Da allora la cultura del cliente è cambiata e l’idea stessa dello scatolame aperto e versato sul disco di pasta, prima di essere infornato, risulterebbe a dir poco blasfemo.

Per fortuna la globalizzazione e la comunicazione di massa hanno eliminato quei confini gastronomici che limitavano la piena espressione del potenziale umano. Perché di questo si tratta, fantasia, gusto e tecniche moderne in sincrono verso la nouvelle vague ormai artistica delle proposte.

Foto © Alessandra Farinelli

A patto però, aggiunge chef Mellino, di considerare la pizza ancora quell’alimento democratico dove ogni consumatore possa capire il proprio estro nell’apprezzare questo o quell’ingrediente magari poco esaltato negli ambienti casalinghi. Se tale occasione venisse meno, il concept stesso di andare in pizzeria o al ristorante, a provare percorsi stimolanti e nuovi, cesserebbe istantaneamente di esistere.

Ecco il vero successo di un mondo che cresce mentre altri sono in crisi: l’aderenza ad una visione che rispetti territorio, qualità e inventiva in un unico piatto. Il rapporto con gli chef stellati assume quindi quel quibus che insegna qualcosa ad entrambi gli attori in gioco. A chi è davanti al forno a spingere in alto l’asticella, non accontentandosi mai neppure davanti ai numeri elevati del fatturato. A chi sta dietro ai fornelli l’amore per la lievitazione e la semplicità, pur nella contaminazione di elementi complessi. Ogni sapore deve essere individuabile nella sua singolarità e apprezzato al meglio nell’unione con gli altri.

Foto © Alessandra Farinelli

Un segreto di Pulcinella forse, eppure la cosa più difficile da realizzare. Così come l’annoso dilemma su quale sia l’abbinamento migliore tra vino, birra, cocktail, bevande fermentate… o semplicemente acqua. Il bartender Edoardo Nono del Rita’s Tiki Room di Milano ha veicolato ai presenti una nuova esperienza con alcuni pezzi virtuosi della mixology.

Mellino, Nono e Salvo: Nerano e Milano si incontrano a Napoli

Foto © Alessandra Farinelli

Casacca del Monaco: un gioco di parole divertente sulla tradizionale “cosacca” napoletana, in omaggio al provolone del Monaco, con basilico fresco e un mix di diverse tipologie di pomodoro emulsionate con olio extravergine d’oliva. Densità e legame profondo con la Campania tra consistenze e persistenze introvabili altrove. Cocktail pimiento, miele, sidro di mela.

Foto © Alessandra Farinelli

Spring Explosion: una proposta dal carattere primaverile, un’esplosione di freschezza e colori con favette, piselli, lardo e – in una variante creativa – un finto lardo realizzato con seppie. Un gioco gustoso tra terra e mare. Cocktail cetriolo, ginepro & bollicine, leggero e stuzzicante nella sua verve vegetale.

Foto © Alessandra Farinelli

Bagnasciuga: una pizza ispirata al mare, ma in chiave delicata. Niente sapori invadenti: merluzzo al posto del baccalà, marinato sotto sale e poi cotto in olio cottura, accompagnato con scarola alla napoletana, olive nere, polvere di capperi e quinoa soffiata, a simboleggiare la sabbia del bagnasciuga. Cocktail pomodoro, agave e origano, rivisitazione del classico Bloody Mary.

Foto © Alessandra Farinelli

Caserta indiavolata o Cedro e Salame con base al salame sotto sale, alleggerita dalla freschezza del cedro, ha fatto capire davvero cosa significhi una linea ed una proposta gourmet in questo territorio. Senza fronzoli, va dritta alla mente e da lì non svanisce. Cocktail finocchietto, pera&resina.

Foto © Alessandra Farinelli

Nuvola di Pastiera in chiusura del percorso: una pizzetta montanara farcita di ricotta profumata ai fiori d’arancio e grano cotto, ispirata alla tradizione pasquale. Semplicemente straordinaria rivisitazione del dolce tipico pasquale, con quel tocco di Costiera nella composizione cremosa della farcia. Cocktail fumo, fragola, peperone Anchoreyes rosso.

Un ringraziamento all’ufficio stampa Véronique Enderlin per l’ottima organizzazione e alla fotografa Alessandra Farinelli per gli splendidi scatti della serata.

Italian Taste Summit 2025 – il vino italiano incontra il futuro

Italian Taste Summit 2025, sulle incantevoli sponde del Lago di Garda presso il Borgo Machetto Country Club, ha rappresentato un’iniziativa virtuosa per il futuro del vino Made in Italy. Al centro dell’evento l’incontro diretto tra produttori e buyer internazionali, un format B2B accuratamente studiato e messo in piedi da Joanna Miro, il cui ingegno ha conferito lustro a un settore in continua ricerca di nuove strategie commerciali e narrative.

Un Format Innovativo: Produttori e Incontri B2B

Il dinamico “business speed dating”, un format in cui le aziende vinicole hanno potuto presentarsi direttamente ai buyer instaurando rapporti concreti e studiati sulle esigenze dei mercati globali, è stato ideato per dar forma a un modello che valorizza il contatto diretto tra persone, lasciando agli interlocutori preziosi aneddoti e curiosità.

Le Eccellenze in Degustazione: Un Viaggio Attraverso Storie e Sapori

In parallelo agli incontri B2B ha scena il percorso “tailor-made”, perché nulla è stato lasciato al caso, per avvicinare la stampa e gli addetti ai lavori alle aziende che ne hanno fatto richiesta. Ecco alcuni dei temi chiave emersi durante le degustazioni:

Iniziamo con il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, rappresentati dai produttori di Cocconato. Una zona da sempre vocata, influenzata dalla macchia boschiva e dal calore, senza dimenticare la vicina Alassio, porta del Mare. Qui le terre sono bianche e marnose.

  • Chardonnay Cantine Nicola 2022 Piemonte DOC: Apre con sentori di gesso, vegetali, erbe selvatiche, spezie leggere, soave e vegetale al naso e ricco in bocca, grazie anche ai suoi 14 gradi volumici ed alla fermentazione in legno, che regala allo Chardonnay lunghezza sapida e sprint. Perfetto con una Robiola stagionata e il tradizionale Pane di Cocconato, realizzato con 4 grani antichi macinati a pietra.
  • Piemonte DOC Bonarda Marovè: Petillant, con una leggera aggiunta di Freisa Dolce in imbottigliamento, si presenta su note di lampone, rossi, humus e liquirizia. Un vino elegante e scorrevole.
  • Grignolino Vigin- Azienda Maciot: Uno dei cosiddetti “vini del re”. Il vitigno richiede particolare attenzione per evitare eccessive note vegetali, prediligendo una selezione accurata dei vinaccioli. Dimostra bella eleganza e contenuto.
  • Barbera d’Asti Superiore DOC 2022 Cocconito – Finezza dalla connotazione gessosa del terreno, che assottiglia i tannini donando una piacevole vena sapida.
  • Albarossa Del Maruè – Poggio Ridente Una nuova varietà, nata per impollinazione. Il non avere una memoria storica ha giocato a sfavore inizialmente, ma oggi gli assaggi sono decisamente pronti e convincenti. Naso vivido: frutti rossi di bosco e note selvatiche di rovo e terra bagnata, cannella e anice stellato su petali di viola finali. In bocca è dinamico, dal tannino setoso; un vino moderno.
  • Vermuth di Torino Bianco “Carpano”: realizzato senza caramello e con erbe locali come da disciplinare, si mostra ideale in abbinamento alla delicata pasticceria secca italiana.

Tenute Foschi-Venturini – Siamo sulle Colline di Parma, all’ombra di una torre Pallavicina del Quattrocento, luogo stupendo di incontro tra vino e arte. Pier Luigi Foschi, imprenditore di successo, e sua moglie Emanuela Venturini Architetto e Designer qui hanno trovato un luogo del cuore e ne hanno voluto fare un progetto, che nell’omaggio al passato vuole scrivere il futuro, ecco alcuni assaggi:

  • Metodo Classico “Sophia”: Ispirato alla prima nipotina della famiglia, Sophia è un millesimato Blanc de Noir da 30 mesi sui lieviti. Elegante ed espressivo, dalle sfumature dorate, apre a un naso che gioca amabilmente tra ananas e piccoli frutti rossi, avvolti da una piacevole speziatura dolce. In bocca è cremoso bilanciato, incarna nel dinamismo delle bollicine.
  • Gemma Malvasia di Candia Aromatica 2021 Delicati agrumi, fiori d’arancio, zagara e frutta bianca, piacevole freschezza.

Gemma Gentile – Malvasia di Candia Aromatica 2019: Doppia medaglia d’oro in Giappone al Japan Women’s Wine Awards, questo vino rispetto al precedente ha una massa che fa maturazione tardiva e ne amplia ancor più il raggio. Porta con sé fresche note agrumate suadenti, poii frutta a polpa gialla, lavanda e miele d’acacia. Sorso pieno e suggestivo di bella sapidità.

  • “Emy”: Porta il nome della nonna. Un Sauvignon Blanc di distinta eleganza, che gioca su spezie aromatiche, con macchia mediterranea – in particolare il rosmarino – e tonalità che riportano alla memoria alcuni elegantissimi Daiginjo.
  • Ca Fontani – dal vitigno “Ervi” Un audace incrocio tra Raboso e Barbera, creato dal professor Fregoni, che esemplifica la forza espressiva dei terreni da cui proviene. Robusto, bilanciato, non nasconde il suo carattere importante giocato su note di frutta scura, spezia selvatica, ginepro e caffè.

Talamonti – Siamo a Loreto Aprutino in una zona dove l’escursione termica ha un ruolo determinante nel carattere e nella longevità dei vini.

  • Pecorino “Trabocchetto” 2024: Ottimo esempio di gioventù del Pecorino. La criomacerazione in acciaio e il contatto con le bucce esaltano i sentori agrumati e le note iodate di salgemma, la salvia e il timo.
  • “Trabocchetto” Pecorino d’Abruzzo DOC Superiore 2022: Ha uno stile più ampio, il tempo ha lavorato bene e al naso apre con toni burrosi, note tropicali di litchi, ma anche pesca gialla. Il sorso è rotondo e piacevole.
  • “Aeternum” 2018: Trebbiano d’Abruzzo maturato parte in legno, regala un naso ampio dai sentori complessi di salvia, rosmarino, zafferano e leggere sfumature petrolate. Al palato la morbidezza è notevole, ben supportata da una delicata sapidità.
  • “Aternum” 2017: Più teso e meno generoso, mostra la longevità del Trebbiano e la lettura di un’annata diversa, che si fa notare per finezza di beva.

Cantina della Volta – Abbiamo già parlato di questa Cantina nell’articolo Un giorno a Sorbara, tra nebbia e Lambrusco.

I Bellei sono stati pionieri del Lambrusco di Sorbara. Furono, infatti, i primi a intuire le potenzialità del Sorbara in versione Metodo Classico. I viaggi a Epernay della famiglia hanno forgiato padre e figlio verso uno stile estroso e di indiscutibile eleganza.

  • “Rimosso”: iniziamo dal Lambrusco Frizzante sur-lie, senza fronzoli, che con fragolina di bosco, piacevole sapidità e vinosità ci mostra i caratteri piacevoli del sorbara.
  • La Volta 2023: nato per sottrazione, un frizzante delicatissimo che vuole essere un entry level per entrare nel difficile mondo dei Lambruschi.
  • BRUTROSSO Lambrusco di Sorbara Doc 2023 – Metodo Classico rodato e di grande pienezza, già ben godibile e bilanciato, eccellente negli invecchiamenti. Una bolla rossa dall’eccellente potere dissetante, ricca di sapidità e armonia.
  • Lambrusco di Sorbara Rosè Doc Brut 2018: Un vino bilanciato e studiato nei minimi dettagli, fine ed equilibrato. I piccoli frutti rossi lampone e fragolina e la macchia mediterranea aprono, leggere note di pasticceria, rosa e melograno proseguono. Esercizio di stile ed eleganza internazionale.
  • Christian Bellei Metodo Classico – 2016 Il varietale irrompe in questo assaggio già nel colore, nelle sfumature al naso di radice di liquirizia, salgemma, fiori d’arancio e agrume in abbondanza. Assaggio di vibrante freschezza, eccellente, saporito e armonico.

Il Percorso Dedicato alla Stampa

Se da una parte il fulcro dell’evento era senza dubbio il networking e gli incontri mirati tra produttori e buyer, dall’altra la stampa ha avuto il privilegio di un percorso appositamente curato, “ricamato” per raccontare con delicatezza e profondità ogni attimo vissuto. Un’esperienza che non si è limitata a documentare dati e i contatti, ma che ha rivelato storie, aneddoti ed emozioni dietro ogni degustazione e incontro.

Nella serata ha avuto luogo la Cena di Gala in una cornice diversa, sempre chic ma un più distesa. Sono stati celebrati altri assaggi, in un gioco di abbinamento cibo-vino molto ben riuscito.

Il suadente Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG di La marca, bolla cremosa dal leggero tenore zuccherino ben amalgamato con la massa; Testarossa di La Versa, Pinot Nero metodo classico semplice, elegante e mai banale, giocato sulla tensione fruttata. Winged Victory della Cantina di Casteggio e il loro Pinot Nero, altre due bellissime e chiare espressioni di Oltrepò Pavese. Ronco Margherita Tenuta Col Colat Ovalis, blend internazionale “friulano”, Merlot e Cabernet Franc, che gioca col Refosco dal Peduncolo Rosso. Sosta 18 mesi di barrique di rovere francese, un vino importante dal palato internazionale.  Il notevole “Fiano Pian di Stio” di San Salvatore: siamo a Paestum a 650 metri d’altitudine. Un vino di completezza disarmante, ricco, fin dal primo sguardo con le sue tonalità dorate intense e nell’olfazione su toni agrumati, schiuma di mare, eucalipto miele di sulla, camomilla, pesca bianca e burro fuso. L’assaggio è appagante, rotondo, marino, agrumato, dallo strascico lungo ed elegantissimo.

Considerazioni Finali

L’Italian Taste Summit 2025 si conferma come una piattaforma dove le tradizioni vinicole si incontrano con le innovazioni commerciali. Tra B2B dinamici e un percorso guidato, l’evento ha regalato un’immagine autentica del vino italiano, ricca di storia, innovativa nelle strategie e vibrante nel racconto.