Cronache dall’Alto Adriatico: Goriška Brda

Dopo aver raccontato del Friuli Colli Orientali a proposito del viaggio effettuato nell’Alto Adriatico organizzato da Paul Balke, il giorno successivo verteva al territorio collinare, colmo di frutteti e oliveti che danno apprezzabili prodotti, del Collio sloveno ovvero il Goriška Brda, quindi ci rechiamo a Villa Vipolže.

Tra le più belle dimore rinascimentali di tutta la Slovenia, nasce come residenza di caccia dei conti di Gorizia, per poi divenire di proprietà di famiglie nobili come Herberstein, Della Torre, Attems, Teuffenbach. Infine i veneziani la trasformano in un’elegante residenza dalla forma rettangolare con due torrette.

E finalmente è anche giunto il momento di indossare un indumento che avevamo in valigia, la t-shirt rossa dei Laibach, una industrial band della capitale slovena Lubiana, nata nei primi anni ottanta che ha ispirato gruppi più noti al grande pubblico come i Rammstein, e alla quale siamo da tempo legati.

La superficie in ettari vitati del Goriška Brda è quasi identica a quella del Friuli Colli Orientali (1878 contro 1897), ma in realtà è un dato falsato perché non tiene conto che fino al 1947, quattordici anni prima di un’altra celebre spartizione, l’erezione del muro di Berlino, il Collio e il Goriška Brda erano una cosa sola, con il nome del primo a rappresentare l’intero territorio. Poi appunto la divisione di questo unicum quasi ovale, con grosso modo la parte a nord che ne rappresenta il 60%, se si esclude un corridoio ad ovest che racchiude i comuni di Dolegna del Collio, Venco e Brazzano, che diventa territorio jugoslavo prima e sloveno a partire dal 1991, e il restante 40% a sud destinato al nostro paese.

Infatti la regione del Friuli passa all’Italia nel 1866 ma il Collio, l’Isonzio, Cormons e Gorizia rimasero austriaci, e fu questo popolo che stabilì come i vini del Collio fossero tra i migliori della monarchia. Il sentimento che in zona si producessero degli ottimi vini fu lo stimolo per fondare nel 1872 la prima organizzazione di produttori, a Piuma vicino a Gorizia.

Nel Brda quasi tutti i terreni vitati sono composti da flysch, localmente chiamata ponca od oponka, suolo di cui abbiamo già parlato nel precedente resoconto, con sistemi di allevamento essenzialmente a guyot e in parte minore a cordone speronato, che si prestano ai fondi permeabili collinari.

I filari, costeggiando i dolci colli in pendenza, creano un effetto arena, e fanno sembrare il paesaggio tessuto di tanti anfiteatri verdi dove la musica è suonata dalla vite.

Il vitigno a bacca bianca principe del territorio è la Rebula, vale a dire la nostra Ribolla Gialla; gli altri sono Chardonnay, Glera, Malvazija Istrarska (Malvasia Istriana), Pinot Bianco (qui chiamato Beli Pinot), Pinot Grigio (qui Sivi Pinot), Riesling, Sauvignon Blanc, Sauvignonasse (ex Tocai, ora Friuliano), Traminer, Verduzzo (in loco chiamato Verduc). Le uve rosse sono innanzitutto il Refošk (il nostro Refosco), poi Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero (qui è Modri Pinot), e lo Schioppettino (qui Pokalca o Črna Rebula, vale a dire Ribolla nera).

Nel grande salone al primo piano della villa, circondati da una mostra pittorica e alla presenza di un classico pianoforte a coda nero, suonato in un certo momento dal bravissimo Paul Balke con un repertorio di standards, tredici aziende ci attendevano per esporre i loro vini.

Qualcuno nota la nostra maglietta, è Tomaž Prinčič che ci ferma e in maniera esplicita dimostra di conoscere bene la band affermando, cosa che già sapevamo, che significa Lubiana in tedesco, altri più timidi ammiccano con lo sguardo e chissà che impressione abbiamo dato, giacché nel passato il gruppo è stato piuttosto controverso.

Ma torniamo al vino, e col consueto sistema elenchiamo tutti i produttori presenti e i loro vini, con la descrizione di quelli che a nostro opinabile parere ci hanno più colpito.

KRISTALVIN dal 1808 – ettari 8 – bottiglie annue 25.000

(https://www.kristalvin.com/)

Rebula extra brut (36 mesi sui lieviti)

Rebula 2024

Rebula Selection 2021, fermentazione con lieviti spontanei, macerazione per tre settimane, e maturazione per due anni in botti che solo per il 20% sono nuove. La frutta matura è protagonista della scena olfattiva con pesca, pera e albicocca succosa, ma anche delle note agrumate d’arancia, e di spezie delicate e calde come la cannella. Al palato torna la nota sugosa fruttata, se ne aggiunge una sapida, e infine la vaniglia del legno che prelude a longevità. Buona anche la persistenza.

EDI SIMČIČ dal 1991 – ettari 15 – bottiglie annue 60.000

(https://edisimcic.si/)

Rebula 2022, fermentazione coi lieviti indigeni per 8 giorni, segue maturazione coi propri lieviti in botte grande per 10/11 mesi, e un anno di affinamento in bottiglia. E’ fresca, ancora giovane, fragrante, citrina, si apre poi con qualche nota più matura di frutta gialla e di tostatura del legno. Il sorso è teso, sapido e minerale, con corpo pieno, e una garbata beva e persistenza.

Sauvignon Kozana 2020

Duet 2022 (Merlot 90%, Cabernet Sauvignon e Franc 10%)

REJA dal 1992 – ettari 6 – bottiglie annue 25.000

(https://rejavino.com/)

Malvazija 2022

Chardonnay 2021

Sivi Pinot 2018, un orange wine da Pinot Grigio che effettua 6 giorni di macerazione, affinamento per due anni in vasche di acciaio, un anno in botte di rovere, e almeno sei mesi di affinamento in bottiglia. Vino decisamete particolare con nota ossidativa che lo rende idoneo anche a un utilizzo da aperitivo, ed evidenti note di frutta secca, frutta gialla, e di sensazioni minerali e iodate di petricore, piacevolmente amarostico e tannico al palato.

FERDINAND dal 1992 – ettari 11 – bottiglie annue 50.000

(https://www.ferdinand.si/it/)

Época Rebula Ribolla Gialla 2022, fermentazione in tonneau da 500 litri dove il vino matura sulle fecce fini per 12 mesi, poi almeno altri sei mesi di affinamento in bottiglia. Olfatto intenso di frutta matura gialla, floreale, con accenni ad alcune erbe aromatiche, timo al limone, e toni minerali vicini al gessoso e alla pietra focaia. Al palato è ricco, con sorso teso, ancora suggestioni minerali, un vino di grande eleganza e persistenza.

Época Amber Gris 2023 (Pinot Grigio)

Brutus Rebula Ribolla Gialla 2019

MEDOT dal 1812 – ettari 3 – bottiglie annue 35.000

(https://www.medot-wines.com/it)

Extra Brut Cuvée (Rebula 70%, Chardonnay 30%, cinque anni sui lieviti)

Extra Brut Millesimé 2015 (Chardonnay 80%, Rebula 20%, otto anni sui lieviti). Un bouquet complesso che va dal floreale alla cipria, con garbate note citrine e più evidenti, morbide di brioche, vaniglia, miele, burro e crosta di pane. Il sorso è pieno e consistente, con richiami alla frutta secca, e mielati ben persistenti.

Rebula 2022 Golden Époque

DOLFO dal 1950 – ettari 17 – bottiglie annue 85.000

(https://www.dolfo.eu/it/)

Rumena Rebula 2023 (Ribolla Gialla)

Gredič Riserva 2019 (Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot Bianco, Pinot Grigio)

Pinot Noir 2021

Merlot Riserva 2019, macerazione sulle bucce di 25 giorni coi lieviti indigeni, poi fermentazione inclusa la malolattica in vasca acciaio, quattro anni di maturazione in barrique, e affinamento in bottiglia. Secco ma succoso, con note di fragolina di bosco, lampone, mora e altre bacche rosse, cenni di mineralità, toni di tabacco e di spezie morbide, vaniglia e cannella. Al palato ha tannini fini e setosi, asciutto e di gran corpo, teso, vellutato e di grande persistenza.

KLET cantinedal 1957 con 320 conferitori – ettari 1000 – bottiglie annue 5.000.000

(https://klet-brda.si/)

Quercus Beli Pinot 2024

Krasno Rebula 2022

Krasno Orange 2022, dai vitigni Rebula, Sauvignonasse, Pinot Grigio fermentati separatamente. Le macerazioni sono per la Rebula per un anno in botti di legno, Sauvignonasse in vasche d’acciaio per un mese, Pinot Grigio tre giorni in anfora e un anno di affinamento. Fresco, con note di frutta come pera e mela cotogna, agrumi, erbe aromatiche e ricordi minerali. Sorso lieve e fresco, ritorni di frutta secca e di una delicata tannicità. Finale declinato alla mandorla.

MOVIA dal 1820 – ettari 25 – bottiglie annue 130.000

(https://movia.si/en)

Sauvignon Vert Vinia Gredič 2024

Rebula 2024

Veliko Rebula Vinia Java 2022

Chardonnay 2023

Veliko Chardonnay Vinia Java 2022, maturazione in tonneau da 500 litri per dieci mesi, affinamento in bottiglia per un anno. Vino dotato di un intenso bouquet, ricco di sensazioni floreali, acacia, e agrumate, bergamotto, ananas, morbido con note di miele di acacia, burro, caramello, e speziate dolci, vaniglia, noce moscata e cannella. Al palato è fresco, elegante e ampio, minerale, con ritorni burrosi e con una beva in progressione di lunga persistenza.

Veliko Rdeče 2018, da Merlot 80%, Cabernet Sauvignon 15%, Pinot Nero 5%, fermentazione spontanea con macerazione sulle bucce per 28 giorni, maturazione di almeno quattro anni in barrique usate e nuove con le fecce fini, e sei mesi di affinamento in bottiglia. Olfatto sottile con piccola bacca rossa a volontà: mora, lampone, mirtillo, fragolina di bosco, amarena, poi humus e sottobosco. Seguono note floreali, viola, e balsamiche, eucalipto, infine ricordi di spezie delicate, liquirizia e vaniglia. Al palato è tangibile la lavorazione in sottrazione, nessuna opulenza ma rarefazione, eleganza e morbidezza, con tannini serici, ritorno di spezie delicate, e un finale molto lungo dove si percepisce l’amarena e la prugna disidradata.

ZAROVA dal 2001 – ettari 12 – bottiglie annue 45.000

(https://zarova.si/)

Chardonnay 2022

Sauvignon Blanc 2022

Solidus 2021 (Sauvignonasse 70% Riesling Renato 30%, provenienti da un singolo vigneto). Sentori floreali, d’acacia, uniti a miele e cera d’api, per un ventaglio olfattivo molto elegante. Al palato è consistente, di corpo, glicerico, con un finale persistente di agrumi.

Mladice 2021 (Pinot Noir)

Cabernet Franc 2020 molto inteso con le caratteristiche note varietali vegetali, di peperone, e poi di frutta a bacca rossa, sensazioni di china, balsamiche di menta, e infine speziate. Al palato risulta morbido con tannini fini e di ottima persistenza.

PRINČIČ dal 1848 – ettari 10 – bottiglie annue 25.000

(https://www.princic.si/)

Jakot 2023

Sivi Pinot Grigio 2023. Che eleganza olfattiva: freschezza, fragranza floreale (c’è del tiglio?), sapidità, mineralità con note che ci hanno evocato lo scisto. Poi arriva la frutta matura, pera, banana, ananas. Al palato è gustoso, secco e di grande persistenza.

Mihael 2022 Belo (Bianco) da uve Rebula 50%, Sauvignon 30%, Chardonnay 20%. Maturato un anno in tonneau da 500 litri, più affinamento in bottiglia. Vino complesso ed elegante, con note morbide di vaniglia e di frutta matura, che al palato è secco e con una beva piacevole.

SCUREK dal 1986 – ettari 30 (9 nel Collio e 21 in Brda) – bottiglie annue 120/150.000

(https://www.scurek.wine/)

Brut Zero (Rebula 60%, Chardonnay 40% e 30 mesi sui lieviti)

Stara Brajda Belo 2022 (Rebula, Sauvignonasse, Malvazija, Picolit)

Malvazija 2022 macerazione sulle bucce di 6 giorni e maturazione per due anni in botti di rovere.Olfattivo delicato ed elegante, fiori gialli, albicocca, agrumi e note minerali. Al palato è grasso e verticale, succoso, molto piacevole con finale tannico accennato.

Rebula 2020 fermentazione spontanea con pied de cuve, breve macerazione sulle bucce e maturazione in tonneau da 500 litri per due anni, e affinamento in bottiglia.Frutta a polpa gialla matura, albicocca secca, lievi note legate al legno, minerale. Al palato è ampio, mielato, glicerico e di grande persistenza gustativa.

SYLVMANN dal 2022 – ettari 13 – bottiglie annue 15.000

(https://sylvmann.si/)

Višvik – vivšiK 2023 è una Rebula che matura in anfora con un assemblaggio di differenti tempi di macerazione: 4, 8, 28, 65 giorni. Alla sua prima uscita in anteprima internazionale, incassiamo il privegio accordato. Il vino non mostra timidezza e si esprime in tutte le sue note gialle, da quelle floreali di ginestra, a quelle di polpa di frutta, pesca, albicocca e agrumi. Seguono le erbe aromatiche, salvia e timo su tutte. Al palato è fresco, fragrante, elegante e di beva, con un finale minerale.

Pr’dobu Mix 2023 (Sauvignonasse, Malvazija che effettua due differenti macerazioni di 4 e 6 giorni in anfora)

BENEDETIČ dal 1996 – ettari 12 – bottiglie annue 65.000

(https://www.benedetic.si/)

Rebula 2023 Bouquet declinato alla freschezza, con note di agrumi gialli, lime, bergamotto, cedro e di frutta a polpa, melagialla, poggianti su uno sfondo decisamente minerale. Al palato torna la fragranza, con sorso teso e minerale, elegante e persistente.

Brgalot 2018 (Chardonnay)

Alfonz 2018 (Sauvignon Vert)

E’ stato impegnativo ma siamo riusciti ad assaggiarli tutti ed osservando al polso l’orologio notiamo che è quasi giunta l’ora del pranzo, dove saremo accompagnati da molti dei produttori in un posto speciale, un agriturismo con alloggio al culmine di una collina dove la vista sulle Dolomiti, il monte Canin, i vigneti e il fiume Judrio sottostanti è struggente e l’amore per essi è incorniciato da un cuore: Breg.

Da Breg di Adrijana e Mirela Peresin a Dobrovo, la cortesia dei produttori è proseguita con l’apporto di altri vini non presenti alla degustazione, che hanno deliziato il pranzo, ben eseguito con piatti della tradizione e soprattutto l’uso di ingredienti di stagione. Abbiamo apprezzato la Stara Brajda Rdeče 2021, a base di Refosco dal Peduncolo Rosso 35%, Cabernet Franc 30%, Cabernet Sauvignon 35% di Scurek; il Sauvignon 2021 e il Pinot Noir 2022 di Zarova; il Sauvignon Vert 2024 Kristalvin, coi suoi toni freschi, sapidi, minerali e floreali di acacia; e non per ultimo un dinamico Lan Kristančič, erede del papà Aleš, completamente a suo agio nel suo ruolo di ambasciatore dal 2022 di Movia, che in maniera sempre simpatica e coinvolgente, senza tuttavia esagerare, ci ha rallegrato con il Lunar 2021, Rebula macerata, fruttata e mielata, dal gusto burroso e minerale, decantato in una caraffa a corna di bue, e due espressioni di Modri Pinot Noir 2022 e 2023 entrambi piacevoli con il punto di forza del primo, dotato di una maggiore struttura.

A proposito della cucina, non possiamo non menzionare un elemento che difficilmente poteva sfuggirci: in molte pietanze la lavanda era uno dei componenti. La ragione l’abbiamo scoperta quando oltremodo sazi siamo usciti dal ristoro, e proseguito il colle appena sopra la cascina che ci ospitava. Ci accoglie una immensa superficie di lavanda, alta e profumata. L’abbiamo attraversata con molta circospezione per non rovinarla e altrettanta attenzione a non disturbare le numerose api bottinavano attorno a noi, calpestando gli spazi tra un cespuglio e l’altro. Essere immersi in quella distesa a quasi altezza d’uomo, ci ha fatto sentire all’interno di un film, essere al centro di un campo di cereali, come avviene in una scena di The Thin Red Line dell’amatissimo Terrence Malick, o qualunque altro suo film poichè quell’immagine è uno stilema del regista. Il paragone non è dei più centrati, ma una passata vita da cinefilo saltuariamente affiora, ineluttabile, e inopportunamente accade in tempi e luoghi più disparati.

Cogliamo un invito: “Facciamo un giro tra le vigne?” E’ quel che ci attende nel pomeriggio. Ad ovest del fiume Isonzo, il Monte Korada con i suoi poco più di 800 metri di altitudine domina i vigneti del Goriška Brda. Siamo saliti fino a 480 metri per poter vedere i nuovi impianti di Sylvmann, i quali sono estremamente in pendenza, e che una volta ultimati i lavori in corso porteranno la tenuta a 30 ettari totali. Dietro la Sylvmann appena nata c’è un nome di grande prestigio nel panorama enologico del Friuli e del suo italico: Silvio Jermann, inventore di uno dei più rinomanti vini bianchi in Italia, il Vintage Tunina. Reduce dalla vendita ad Antinori avvenuta nel 2021 della propria omonima azienda condotta per 40 anni, decide di realizzare il suo sogno nel Cuéj (Collio) sloveno e impiantare alle pendici del monte Korada i suoi nuovi vigneti. L’impronta sarà completamente diversa, vini anche con lunghe macerazioni e maturazioni in anfora.

Gialle le etichette Sylvmann come il colore delle numerose finestre con seduta, una cinquantina in totale al momento, che si affacciano sui vigneti del Collio e del Brda, un progetto nato dopo la pandemia che vuole essere un fragore del mondo enologico della zona verso il resto del mondo di come l’unione possa valicare gli intenti, ma sancire che si trtta di territori e culture che in un passato erano una unica entità.

La tappa successiva è stata la visita dell’azienda Movia. Dalla strada una breve discesa ci porta a un gruppo di edifici che fanno parte della tenuta, ed entriamo nella bellissima dimora della famiglia Kristančič. Aleš è assente e un pò ci dispiace poichè l’abbiamo visto all’opera circa quindici anni fà, e ci mancherà la sua comunicazione empatica e verve teatrale, e i suoi “facciamo festa”. Azienda di riferimento e molto importante per la Slovenia nel mondo del vino, grazie all’esportazione del prodotto oltre Oceano, e per la svolta compiuta negli anni ’90 seguendo la fermentazione spontanea, ora che Lan segue l’azienda Aleš ha più tempo a disposizione per le sue sperimentazioni. A far gli onori di casa oltre Lan che era al nostro seguito, c’è la sua radiosa e affascinante fidanzata Nina Šegula. L’enorme salone con pianoforte, saturo di opere pittoriche di artisti locali alle pareti, ha una parte rialzata dove poggia un grande tavolo e da cui vi è l’accesso alla veranda con vista sui vigneti che ci ha provocato una lieve aritmia dell’organo muscolare responsabile della circolazione del sangue: un anfiteatro di filari che seguono la collina, e se alla base avessimo notato un clavicembalo e un musicista suonando Le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach non ci saremmo stupiti più di tanto.

L’ospitalità di Movia è proseguita con l’apertura del suo oramai celebre metodo classico Puro Bianco 2020, da uve Chardonnay (60%) e Ribolla (40%) che fermenta spontaneamente in tini d’acciaio dove staziona per un anno, più altri tre anni di affinamento in bottiglia sui lieviti, fresco, fragrante, fruttato virante all’esotico, e con seducenti note di burro, panificazione e vaniglia.

Chi scrive è di Roma, quindi è abituato a cantine e catacombe a più non posso, anzi ci abita a due passi, ma ciò che ha visto da Movia è impressionante. Scendendo le scale interne dell’abitazione per due piani si accede al luogo di stoccaggio bottiglie e botti.

Una serie di gallerie e cunicoli che sembravano non terminare mai, quasi da perdersi all’interno, davano l’impressione che arrivassero fino alla nostra città, come fosse un percorso per i primi cristiani che fuggivano dalle persecuzioni. Per celiare abbiamo letto un cartello inesistente con scritto Roma 625 km, che è la distanza reale esistente, e poi non è forse vero che tutte le strade conducono a Roma?

Assieme ad un altro magazzino, all’interno sono stipate circa 300 mila bottiglie e 700 botti di vario formato, incluse delle classiche da 1000 litri rovesciate in orizzontale, una idea Aleš per migliorare la superficie di contato tra vino e legno e favorire il bâtonnage.

E ovviamente non potevano mancare le anfore. La visita è proseguita con i locali che ospitano i contenitori in acciaio e successivamente ci siamo recati in un secondo deposito, più a dimensione umane, di una cantina “normale”, che in parte funge da locale per la degustazione con annesso tavolo e sgabelli. Dal cilindro non è uscito un coniglio ma un vino di cui serberemo il ricordo molto ma molto a lungo. Lan, dopo aver passato un buon minuto a cercare cosa di meritevole potesse proporci, avanza e apre una magmum di Veliko Rdeče 2002!

Rispetto alla 2018 assaggiata in mattinata, la componente Merlot è leggermente inferiore al 70%, Cabernet Sauvignon 20% e Modri Pinot Noir 10%, mentre la vinificazione è la medesima. Un trionfo di piccola bacca rossa all’olfatto in versione matura e di confettura: sentiamo innazitutto la fragolina di bosco, a seguire la mora, il lampone, il mirtillo, il ribes nero, l’amarena. Poi arrivano le prugne disidratate, fiori secchi, humus e sottobosco, note di tabacco e di cuoio. Suggestioni balsamiche di eucalipto, e immancabili le spezie con ricordi di liquirizia, chiodo di garofano e vaniglia, completano un bouquet da leggenda. Al palato è vivo con sorso teso ed elegante, con volatile presente ma addomesticata per essere al servizio di amplificatore degli aromi, morbido con tannini serici, e con ritorno delle spezie, dei fiori e della prugna essicata, in un finale durevole e minerale. Chaupeu, decisamente un vino memorabile!

La cena assieme ai produttori si svolge da Gredič (https://www.gredic.si/) un piccolo maniero a Dobrovo trasformato in albergo quattro stelle, ristorante segnalato dalla guida Michelin che ha da poco cambiato nome in Viatoria, vineria e centro benessere. Nella vineria si è svolto l’aperitivo. Per accedervi abbiamo percorso una breve discesa che curvava a spirale, una chiocciola simile a certe viste ai Musei Vaticani o al Guggenheim. L’impatto è deciso e il locale veramente sofisticato ed elegante.

Tomaž Prinčič nota che non indossiamo più la maglietta dei Laibach ma una banale camicia, e dobbiamo spiegare che il caldo africano ci ha indotto a cambiarci. A tavola assiaggiamo ulteriori vini. Quelli di Dolfo essendo Marko Skočaj al nostro tavolo sono ben cinque: Spirito 2018 (brut nature a base di Chardonnay 70% e Pinot Noir 30% con 60 mesi sui lieviti) e 2017 in magnum, Chardonnay 2023, Sauvignon 2024, e un entusiasmante Cabernet Sauvignon 2019 secco e succoso di mora e cassis, con Marko in grande forma ed esuberante, amante dei estremamente secchi, che ci rivela il suo motto: la terra è la mia seconda moglie; Ferdinand con una Época Rebula 2019 ha dimostrato la longevità del vitigno; molto gradevole il Cuvée brut nature 2018 (Chardonnay 60%, Pinot noir 60%, Rebula 10% con 48 mesi sui lieviti) di Kristalvin e il suo Merlot 2021 Selection; per concludere il minerale Virgo 2017 zéro dosage (Chardonnay 50%, Pinot Noir 30%, Rebula 20% con 60 mesi sui lieviti) di Klet

In cucina abbiamo trovato un padre e un figlio, Matjaž e Matija Cotič

Non sono al Viatoria-Gredič da molto (nel ristorante si sono succeduti vari cuochi tra cui Valerio Lutman), ma ciò che ci è stato proposto ci ha soddisfatto, sia nella costruzione del piatto che nella ricerca operata. Dopo gli antipasti serviti in vineria, il nostro menù era così composto:

Gnocchi di patate con crema di zucchine, ricotta albuminica, zucchine arrosto, polvere di olio di semi di zucca, fiore di zucca, piatto molto gusto ed equilibrato, di non semplice esecuzione laddove si segue l’idea di utilizzare molti ingredienti della stessa famiglia.

“Steak” di cavolfiore, purè di sedano rapa, salsa all’olio d’oliva e curcuma, verdure arrosto, olio alle erbe. Siamo vegetariani, con qualche deroga quando siamo fuori casa per gli abitanti del mare, e al posto del filetto di vitello ci è stato presentato questo piatto che ci ha gratificato perchè non banale (con noi accade molto spesso), e con il cavolfiore succoso, croccante e saporito poichè aveva assorbito il condimento.

Sorbetto alla lavanda, pesche marinate, yogurt di capra, crumble, gel di limone, a chiusura di un cerchio iniziato a pranzo, la lavanda ritorna, delizioso, con la del crumble e yogurt di capra in ottimo contrasto con la cremosità del sorbetto. 

A fine cena il cilindro, anzi lo zainetto color vinaccia, lo abbiamo stavolta aperto noi offrendo a chi volesse, l’assaggio di un single malt scotch whisky Balvenie 14 anni molto particolare, poichè prodotto con malto torbato, e accade in questa distilleria solamente una settimana all’anno, portato da noi da casa. Peccato che la temperatura era troppo elevata: le attenzioni ricevute per l’intera giornata ci hanno fatto dimenticare una regola fondamentale che vige anche per i distillati: il grado termico di servizio. Ad ogni modo Tomaz Scurek al desco con noi lo ha apprezzato e siamo riusciti a coinvolgere nella degustazione anche Silvio Jermann che l’ha trovato ben bilanciato (i suoi due vini testati nuovamente durante il pasto ci sono sembrati certamente gastronomici).

Al whisky sono seguite numerose domande e ci siamo trovati (ci accade ogni volta) a fare una piccola lezioncina sul Re dei distillati (a nostro parere è tale). Ciò che avanzava della bottiglia con piacere l’abbiamo lasciata ai Cotič, lo meritavano per la loro attenta e ricercata cucina, in più l’occhio ci era caduto nella bottigliera dove stazionavano altre versioni di whisky affumicato.

A serata ultimata, siamo stati accompagnati al nostro albergo in realtà non troppo distante, da Matjaž Četrtič di Ferdinand assieme a Jasmina sua incantevole moglie, non poco curiosa sulle storie raccontate sul whisky scozzese. Magari torneremo da loro con un’altra bottiglia, in un periodo dell’anno più fresco dove il distillato si apprezza meglio. Volgendo lo sguardo al cielo, la luna era al suo posto al primo quarto crescente illuminata nell’emisfero destro, e come avesse capacità divinatorie prometteva altri intensi giorni che avremmo trascorso in quei luoghi.

Nelle Terre del Grechetto: Civitella d’Agliano celebra una delle varietà simbolo del centro Italia

Di tanto in tanto, capita che un piccolo borgo diventi il centro del mondo. Succede a Civitella d’Agliano, nella Tuscia viterbese, quando le sue strade antiche e silenziose si animano per accogliere “Nelle Terre del Grechetto”, evento ideato e curato dal giornalista Carlo Zucchetti, che da anni racconta il meglio dell’enogastronomia dell’Italia centrale con uno sguardo appassionato e competente.

In questa terra plasmata da tufi e calanchi, il Grechetto trova una delle sue espressioni più sincere. Vitigno autoctono dalle origini antiche e controverse, si dice che risalga ai coloni greci, da cui il nome, è presente in Umbria e nel Lazio con numerose sfumature e cloni. Ma è proprio nella zona della Tuscia, tra Orvieto e le campagne di Viterbo, che questa varietà riesce a fondere freschezza, mineralità e una complessità aromatica che sorprende anche i palati più esigenti.

Il Grechetto: vitigno di territorio e di carattere

Il Grechetto non è un vino appariscente. È un vino che chiede tempo e ascolto. Dietro il suo profilo spesso discreto, si cela un mosaico di aromi che spazia dai fiori bianchi alla frutta gialla, dalle erbe aromatiche agli agrumi canditi, con una bocca che alterna tensione e rotondità, freschezza e sapidità. È un vino che sa raccontare la terra da cui nasce, con una voce genuina e spesso sorprendente.

In questo senso, la degustazione alla cieca di 59 campioni – provenienti da Lazio, Umbria e zone limitrofe – ha rappresentato il cuore tecnico della manifestazione. Suddivisi per annate (2024, 2023, 2022 e precedenti), i campioni sono stati valutati da un gruppo di giornalisti, produttori e appassionati, dando vita a un confronto vivace e partecipato.

I campioni di Grechetto IGT 2024 più apprezzati che hanno meritato un punteggio di 93 punti:

   •          il Lazio Pensiero di Antica Cantina Leonardi;

   •          il Umbria Grechetto di Argillae;

   •          il Lazio Dottor Belcapo di Fattoria Madonna delle Grazie;

   •          il Umbria Grechetto di Cardeto;

  •       il Umbria Colle Ozio di Leonardo Bussoletti;

Ma la degustazione ha rivelato anche un’evoluzione interessante nel tempo: dai toni agrumati e sferzanti dei vini più giovani, si passa a quelli più complessi e stratificati dei campioni 2022–2021, fino al sorprendente Grechetto IGT bianco L’Annunziata di Benincasa, annata 2022, che ha ottenuto il punteggio più alto (93) per la sua ricchezza aromatica e armonia gustativa.

Anche i due frizzanti Metodo Ancestrale, campioni Colli Bolognesi Pignoletto D.O.C.G. Frizzante e Colli Bolognesi Pignoletto D.O.C.G. Frizzante Vènti, hanno entusiasmato per fragranza e bevibilità, dimostrando come il Grechetto possa dare ottimi risultati anche nella versione rifermentata in bottiglia.

Un evento che è anche una festa

Ma a rendere davvero speciale “Nelle Terre del Grechetto” è stata l’atmosfera che si è respirata per le vie del borgo. Una festa popolare e raffinata al tempo stesso, capace di unire l’approccio tecnico della degustazione alla voglia di condivisione. I banchi d’assaggio, le visite in cantina, i piatti della tradizione cucinati dalle famiglie del posto, la musica e i brindisi in piazza: ogni momento ha contribuito a rendere l’evento un’esperienza collettiva e gioiosa, autentica come il vino che ne è stato protagonista.

Merito anche della visione di Carlo Zucchetti, che da anni lavora per creare un ponte tra cultura del vino, identità del territorio e piacere della convivialità. A Civitella d’Agliano, questo legame è tangibile. E ha un cuore pulsante nella cantina di Sergio Mottura.

Sergio Mottura

La Tana dell’Istrice: la storia di un pioniere

Affacciata sulla piazza centrale del paese, La Tana dell’Istrice è molto più di una cantina: è un luogo di resistenza culturale e viticola, un punto di riferimento per chi vuole capire cosa significhi fare vino di territorio nel Lazio.

Sergio Mottura, di origini piemontesi, è arrivato qui con il padre dalla località di Mottura. Avrebbe potuto seguire una carriera da ingegnere, dopo gli studi a Torino, ma ha preferito dedicarsi alla campagna. È stato tra i primi, fin dagli anni ’90, a credere nel Grechetto come varietà nobile, capace di dar vita a vini longevi e territoriali.

Negli anni ha affinato il suo stile e ha ampliato la produzione, senza mai perdere di vista il rispetto per l’ambiente. Oggi la cantina è certificata biologica, e la sua etichetta più nota Latour a Civitella è uno dei bianchi più apprezzati d’Italia.

Non tutti sanno, però, che Sergio Mottura è anche uno dei pochi produttori del Lazio a realizzare un Metodo Classico di grande eleganza, da uve 100% Chardonnay. Lo ha imparato in Francia, studiando le tecniche di spumantizzazione con la curiosità del perfezionista. Oggi, il suo spumante rappresenta un’eccellenza rara nel panorama nazionale, elegante, sapido e minerale.

«Venivamo dal Piemonte e mio padre mi immaginava ingegnere. Ho studiato a Torino, è vero, ma è qui, tra le vigne, che ho capito chi ero davvero. Il vino è un modo per restare legati alla terra e farla parlare» Sergio Mottura.

Carlo Zucchetti: l’anima gentile della Tuscia del vino

A rendere possibile tutto questo è la visione di Carlo Zucchetti, enogastronomo e divulgatore tra i più autentici e coerenti del panorama italiano. I suoi eventi – da “Nelle Terre del Grechetto” al più noto “I Migliori Vini della Tuscia” – non sono mai solo degustazioni, ma esperienze culturali, momenti in cui il vino torna a essere un ponte tra le persone, un’occasione di incontro e memoria collettiva.

“Gli eventi targati Carlo Zucchetti sono appuntamenti imperdibili perché mettono il partecipante a contatto con le realtà più vere e genuine della Tuscia.”

In un tempo spesso dominato dall’apparenza e dalla comunicazione esasperata, Zucchetti insieme a Francesca Mordacchini Alfani, continua a dare spazio alla sostanza: ai vignaioli veri, alle famiglie che cucinano nelle piazze, ai borghi che raccontano l’anima rurale della “regione che ha per capoluogo Roma”, come suole dire lui, e dell’Italia centrale.

Grazie alla sua passione e alla sua tenacia, Civitella d’Agliano è tornata a essere, per un fine settimana, il cuore vivo e vibrante di un territorio che ha ancora molto da raccontare. E il Grechetto, da vitigno sottovalutato, ha finalmente trovato il palcoscenico che merita. Un particolare ringraziamento, inoltre, al Comune di Civitella d’Agliano, alla Proloco e a Giuseppe Mottura che in veste di produttore e Sindaco, che ha fortemente voluto e contribuito alla riuscita di questo evento.

Calabria, la quinta edizione de La Notte Rosa del Vino

La Notte Rosa del Vino 2025, la manifestazione giunta alla quinta edizione ideata da Francesco Pingitore, ha tinto di emozione e consapevolezza la costa dell’Alto Ionio, trasformando due giornate estive in un itinerario denso di significato, bellezza e autenticità, dove il talento femminile è stato il vero filo conduttore.

Venerdì 4 luglio l’evento ha preso il via con la visita a due importanti realtà vitivinicole calabresi: la giornata è iniziata tra le vigne della Tenuta del Castello di Serragiumenta, guidata dalla carismatica Rita Bilotti, che ha accolto le partecipanti con un’energia elegante e concreta. Dopo la passeggiata tra i filari, la degustazione di una bollicina fresca e fragrante ottenuta da uve Magliocco con metodo Martinotti ha aperto simbolicamente il racconto del vino calabrese al femminile, con una voce decisa e gentile insieme.

Il gruppo ha proseguito poi verso Terre di Balbia, realtà di respiro contemporaneo immersa nella valle dell’Esaro: l’ingegnere Giuseppe Chiappetta ha raccontato l’identità dell’azienda e il senso profondo della sua posizione geografica, tra fiume e montagna, tra vento e silenzio. La visita è culminata in una degustazione di vini e prodotti tipici che ha rivelato l’anima sincera del territorio.

Nel pomeriggio, spazio alla storia dolce della Calabria: la visita al Museo della Liquirizia Amarelli ha aperto le porte su una tradizione antichissima e ancora viva, un patrimonio industriale e familiare che dal 1731 è simbolo di eccellenza. Un racconto affascinante, dove il lavoro delle donne ha avuto da sempre un ruolo centrale.

Con il tramonto, il viaggio è approdato ad Amendolara, con il suo museo archeologico e la chiesa, prima della magia del concerto serale nel chiostro del palazzo adiacente, cornice suggestiva per un momento di intensa contemplazione sonora. Nello stesso spazio, immerso nella pietra e nel respiro del tempo, si è tenuta anche una degustazione che ha visto protagoniste tre cantine del territorio: Tenuta Santavenere, Vini Akra e Cantina Alfano.

Tre voci diverse, ma armoniche, di una Calabria autentica, capace di parlare al cuore prima ancora che al palato. Il giorno successivo, la giornata si è aperta con un’esperienza sospesa tra cielo e mare: una gita in veliero lungo la costa ionica ha condotto le partecipanti fino ai Laghi di Sibari, dove i vini della Cantina Statti hanno accompagnato i presenti in maniera raffinata, in un paesaggio che univa luce, acqua e vino in una sola vibrazione sensoriale.

A seguire, il viaggio verso Tenuta del Castello, nuova tappa di un itinerario che intreccia passato e futuro, architettura storica e visione enologica contemporanea. E proprio qui, tra mura antiche e sguardi rivolti avanti, si è svolta la cerimonia di premiazione, cuore simbolico della Notte Rosa del Vino. Sul lungomare di Trebisacce, davanti a un pubblico attento e partecipe, le protagoniste del cambiamento sono salite sul palco per ricevere un riconoscimento non solo professionale, ma anche umano: una mattonella in ceramica realizzata dal laboratorio artistico “I Sogni di Milù”, opera che racchiude delicatezza, artigianalità e memoria.

Prima della premiazione, un elegante défilé firmato dalla stilista Luigia Granata ha impreziosito la serata, portando in scena abiti che parlavano il linguaggio dell’identità e della bellezza mediterranea. Le donne premiate – Rita Babini, Rita Bilotti, Marina Boccia, Tereza Krickova, Annamaria De Luca, Carmen De Aguirre, Elena Francia, Adele Anna Lavorata, Daniela Pinna, Giovanna Prandini, Olga Sofia Schiaffino, Agnese Testadiferro e Regina Vanderlinde – sono state celebrate per il loro contributo quotidiano al mondo del vino, dalla produzione alla comunicazione, dalla ricerca al marketing.

A dare voce al senso più profondo dell’iniziativa è stata l’enologa Vincenza Folgheretti, madrina dell’edizione, che con lucidità e passione ha sottolineato come oggi l’enologia abbia bisogno di competenza, ascolto, visione e rispetto per la complessità del territorio e delle persone. La serata si è chiusa con una cena di gala sul mare, accompagnata dai vini della Cantine Lavorato e dalla DOC Bivongi, in abbinamento a piatti che raccontano la cucina calabrese con orgoglio e raffinatezza.

La Notte Rosa del Vino 2025 ha saputo costruire un racconto corale, dove ogni tappa è stata parte di un viaggio che ha unito esperienze, paesaggi, storie e saperi. Un evento che ha reso tangibile l’affermazione che “il vino è donna” e che ha mostrato quanto, nel mondo del vino italiano, le voci femminili non siano soltanto numerose, ma necessarie, creative, autorevoli e protagoniste.

Taurasi, arriva In the Kitchen Tour dell’associazione Charming Italian Chef

Il Castello di Taurasi è stato per un giorno piazza di incontro tra un gruppo di chef provenienti da alcuni dei migliori ristoranti campani e i produttori di materie prime d’eccellenza del territorio Irpino, e non solo. In the Kitchen Tour, format itinerante attivo dal 2013 a opera dell’associazione Charming Italian Chef, ha lo scopo di riunire i professionisti del settore e farli lavorare insieme in uno scambio nel quale è coinvolta anche la filiera produttiva.

Nata nel 2009, CHIC (questo l’acronimo dell’associazione) raggruppa un centinaio di professionisti della ristorazione – compresi operatori di settori complementari,  come pizzaioli e pasticceri. In the Kitchen Tour è una jam session durante la quale gli chef incontrano le eccellenze produttive del territorio e ne traggono ispirazione per la creazione di piatti unici.

Quest’anno la scelta è ricaduta sul borgo irpino grazie a Paolo Barrale, uno dei soci fondatori di Charming Italian Chef e referente CHIC per la Campania. Barrale oggi è alle redini della cucina di Aria Restaurant a Napoli ma per anni è stato alla guida del ristorante della casa vinicola Feudi San Gregorio a Sorbo Serpico. E’ stato questo legame speciale con un territorio di eccellenza, non solo vinicola, ad orientare la scelta della nuova tappa, col sostegno dal sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, che insieme alla Società Sinfonia, gestore del Castello di Taurasi, ha aperto le porte della storica dimora alla manifestazione.

Le sale del castello marchionale hanno accolto sessanta chef tra i banchi di ventinove  produttori. Dalle nocciole tostate dell’Azienda Palmieri (Avellino) al tartufo di Partenio Truffle (Torelli-Torette), dal caciocavallo stagionato in grotta di D&D (Calitri) ai salumi di Giovanniello (Sturno), passando attraverso alcune delle cantine più note del territorio come Tenuta Cavalier Pepe, Armando Coppola o Miervini, ma anche coinvolgendo eccellenze nazionali come la pasta monograno Felicetti prodotta nel cuore delle Dolomiti,  i protagonisti della cucina hanno osservato, toccato, assaggiato, scelto. Per una quindicina di loro si è trattato di una vera e propria fucina in cui dare forma alle proprie creazioni, in poco meno di un’ora.

Lo scopo dell’associazione Charming Italian Chef è quello di permettere ai propri associati di esprimersi e raccontarsi attraverso una visione multidisciplinare e la condivisione di esperienze come quella del format In the Kitchen Tour, oltre che rappresentare una struttura di raccordo con la filiera produttiva, ci spiega Raffaele Geminiani, Presidente dell’associazione.

I criteri per essere ammessi all’interno dell’associazione sono legati alle capacità professionali degli chef oltre che alla consistenza del locale in cui lavorano, senza fare alcuna distinzione tra ristoranti gastronomici, trattorie o pizzerie.

L’evento di Taurasi è stato anche l’occasione per accogliere un nuovo socio in CHIC, Claudio Lanuto Chef del ristorante Anantara Grand Hotel Convento di Amalfi.

Tra gli chef impegnati nella kermesse ci sono stati: Paolo Barrale  di Aria Restaurant Napoli,

Giuseppe Stanzione del Glicine Hotel Santa Caterina di Amalfi, Armando Amoroso del ristorante Il Connubio Napoli, Claudio Lanuto del ristorante Anantara Grand Hotel Convento di Amalfi, Alessandro Piantedosi e Thom Lemercier del Ristorante Il Bulbo di Avellino, Luigi Barone del ristorante Villa Diamante a Napoli, Gioacchino Attianese di Casa del nonno 13 a San Severino, Francesco Cerrato di Casa Federici a Montoro,  Gianluca D’agostino di Joca restaurant a Napoli, Peppe Guida dell’Osteria Nonna Rosa a Vico Equense, Gabriele Piscitelli di Agape restaurant a Sant’Agata de’ Goti. La manifestazione si è conclusa con una cena d’autore aperta al pubblico.

Campania: torna Gustarte a Durazzano

Dal 21 al 24 Agosto 2025, torna la manifestazione Gustarte. L’iniziativa, nata nel 2015, è giunta alla sua nona edizione e si prefigge di coniugare l’arte culinaria con la cultura, principalmente nelle sue forme teatrali e musicali.

Gustarte si svolgerà a Durazzano, terra di confine tra la provincia di Benevento e quella di Caserta, un tempo campo di caccia dei Borboni e luogo che ospita uno dei tre ponti attraverso i quali è visibile l’acquedotto Carolino che alimenta la maestosa fontana della Reggia di Caserta.  La manifestazione si snoderà tra i vicoli ed i portoni del centro storico Capocasale, sito alle pendici del monte Jardino, in un percorso di gusto, sapori, suoni ed odori lungo oltre 1 km con più di 30 espositori.

I protagonisti saranno le eccellenze enogastronomiche ed artigianali del territorio sannita e casertano. Il teatro itinerante, a cura dell’artista Angelo ‘O Capitano Picone che presenterà il suo nuovo lavoro Tarantella Experience, e la musica popolare, con i Fusciacca, i Taraterrae e gli MPS (Movimento Popolare Sannita), faranno da suggestiva cornice agli stand. A chiudere il quadro di iniziative di una manifestazione che si pone come obiettivo quello di promuovere le eccellenze e di educare ad un’alimentazione sana ed a km zero, sono promosse diverse iniziative.

Anzitutto le Masterclass sul vino nei giorni 21-22-23 agosto curate dal dott. Pasquale Carlo, Curatore per la Campania della Guida Vini buoni d’Italia; in collaborazione con Slow Food Valle Caudina e con la Legambiente sannita, nei giorni di venerdì 22, sabato 23 e domenica 24, invece, verranno svolti alle ore 18.30 tre laboratori: due di natura culinaria ed un terzo sul tema del riutilizzo dei rifiuti; infine, domenica 24 agosto verrà svolta la Masterclass sull’Olio del Sannio a cura dall’agronomo Sebastian Limata e del Presidente nazionale dell’UNCI AGROALIMENTARE, dott. Gennaro Scogliamiglio.

Gustarte, però, è anche promozione delle professionalità locali e dei giovani imprenditori che credono nel territorio. Per questo, nei giorni 22-23-24 agosto nel cortile di palazzo Cice, palazzo nobiliare baricentro del centro storico “Capocasale” che oggi ospita la scuola alberghiera paritaria “Artusi”, tre chef di tre ristoranti durazzanesi,  proporranno per Gustarte  un menù a 4 portate esaltando i prodotti del territorio. Sempre nel cortile di Palazzo Cice, il giorno 21 agosto, inoltre, Terre di Janara, azienda cosmetica sannita, terrà un workshop in cui i partecipanti potranno cimentarsi nella produzione di uno scrub corpo con l’olio extravergine di oliva del Sannio e le erbe spontanee del territorio.

Infine, aspettando Gustarte alle 18.00 presso il giardino pensile di Palazzo Stasi, si terranno gli Aperigustarte, in cui verrà promosso il vino come base degli aperitivi in luogo dei classici alcolici. Dopo la chiusura degli stand Gustarte, presso palazzo Cice, sarà la volta dell’Altro Gustarte, in cui a suon di musica dance, aziende del settore beverage presenteranno i propri prodotti.

Per maggiori informazioni e per il programma completo dell’iniziativa si invita a seguire la pagina IG gustarte_durazzano o a visitare il nostro sito www.gustarte.org.

È on line la Guida ai migliori vini della Sardegna 2026 di Vinodabere

I numeri parlano, come sempre, chiaro, e sono riassunti voce per voce nella tabella allegata. Ma il primo dato eloquente è che su 305 campioni recensiti per l’Edizione 2026 della Guida on line ai migliori vini della Sardegna di Vinodabere, curata da Maurizio Valeriani e Antonio Paolini, i premiati con la Standing Ovation sono 98, praticamente uno su tre.

Con tre 100/100, l’inchino alla perfezione (o quel che più umanamente le assomiglia) che la testata giornalistica Vinodabere (www.vinodabere.it) non vuol negare (né negarsi) per chi la centra nel momento dell’assaggio a bottiglia anonimizzata. Quest’anno a fare bingo sono due Vermentino, il Ruinas del Fondatore 2022 di Depperu (un recidivo della qualità top), il Gallura Superiore Campianatu 2023 di Tenute Campianatu e un Cannonau di Sardegna, il Perdas Longas 2023 del pur titolatissimo Francesco Cadinu. Il tutto su un plafond di etichette testate di poco superiore alle 700 unità.

Chi ricordasse, o avesse sotto gli occhi i totali dello scorso anno, coglierà una differenza significativa: 100 in meno passati in assaggio. Ma la ragione c’è. Ed è dovuta in parti uguali alla difficoltà di un’annata, la 2023, che ha toccato in modo particolare i rossi (e in modo speciale la Barbagia), ma anche alla accresciuta maturità dei produttori. Che hanno fatto i conti a dovere con la necessità di impiegare solo le uve migliori e hanno proporzionalmente ridotto, per un anno, la gamma di etichette. A premiarli e consolarli almeno in parte, il risultato. I 2023 assaggiati sono risultati estremamente convincenti (sono, del resto, due dei tre 100/100); con molti vini definibili per brevità (e in modo forse inappropriato) base che, arricchiti dalla rinuncia a Riserve e/o Ghiradas, hanno centrato esiti, classe e sensazioni di tutto rispetto.

Dal punto di vista dei territori, esaminando le sub-regioni dell’Isola, la Gallura ribadisce e rafforza la sua vocazione per il Vermentino (17 Standing Ovation su 35 in Guida) e dimostra di aver trovato anche una via d’interpretazione molto territoriale per il Cannonau (4 Standing Ovation su 10 in Guida). Successo per il Vermentino anche in Romangia (4 Standing Ovation) e nel Coros (3 massimi allori). Pioggia di premi poi per l’ormai consolidata Mamoiada (12 su 21 Cannonau in Guida) che attraverso la scelta di farsi comunità vinicola compie ogni anno passi in avanti col suo Cannonau di montagna e la sempre più sorprendente Granazza.

Buone notizie anche da Orgosolo (3 su 4 i premiati con Standing Ovation) e da Oliena (5 su 9) che vede una sorta di rinascita del suo Nepente, emendato sempre di più da vecchie rusticità che lo frenavano. Quanto al Sud Sardegna, la bandiera resta il Carignano, con ben 7 Standing Ovation su 14. E, a dispetto di un evidente ritardo di consapevolezza e relativa comunicazione sulle potenzialità della zona, si copre di gloria anche Mandrolisai (7 premiati su 14), unica sub regione sarda con doc dedicata al proprio territorio.

Gli assaggi dei vini ossidativi (Vernaccia di Oristano e Malvasia di Bosa) e dolci dimostrano ancora una volta la grande distonia tra l’elevatissima qualità e le difficoltà commerciali che vivono queste tipologie di prodotti. Che meritano di guadagnarsi paladini e apostoli tra chi ne comprende il valore.

Infine: come diceva il grande Totò, è la somma che fa il totale. E il totale che ci pare balzi agli occhi è la crescita d’interesse che il mondo enoico sardo mette a segno ogni anno. E a chi, come Vinodabere, ne è stato testimone e narratore da pioniere, e in tempi non sospetti, il risultato odierno non può che fare immenso piacere.  

La Squadra

Curatori: Maurizio Valeriani e Antonio Paolini.

Revisione dei testi a cura di Pino Perrone.

Attività di redazione web a cura di Daniele Moroni.

I testi che in Guida sono di: Salvatore Del Vasto, Paolo Frugoni, Federico Gabriele, Maurizio Gabriele, Emanuele Giannone, Luca Matarazzo, Daniele Moroni, Gianmarco Nulli Gennari, Antonio Paolini, Pino Perrone, Stefano Puhalovich, Franco Santini, Susanna Schivardi, Gianni Travaglini, Paolo Valentini, Maurizio Valeriani.

La Guida completa è disponibile a questo link: https://vinodabere.it/guida-ai-migliori-vini-della-sardegna-2026-di-vinodabere-la-guida-completa/

Sardegna: “metodo Riemma”, relax senza rinunciare al gusto di una buona pizza

“Ogni pizza è un atto d’amore e, come tale, necessita di dedizione verso ogni ingrediente, di uno sguardo diverso ogni giorno per garantire un equilibrio costante” – con queste parole Emanuele Riemma, executive chef della pizzeria Maiori a Cagliari e Maiori Villasimius, presenta il Metodo Riemma.

E sono proprio equilibrio, precisione e disciplina le parole chiave del Metodo Riemma, un approccio unico, attento e preciso frutto di anni di ricerca e sperimentazione, che mira non solo a migliorare la qualità dell’impasto, ma lo eleva a una vera e propria esperienza sensoriale. Emanuele Riemma ha una passione innata per la disciplina e la precisione, il suo metodo nasce proprio da qui, dalla voglia di migliorare, interrogarsi senza mai dare nulla per scontato.

“Mi alleno ogni giorno per perfezionare un gesto che sembra semplice ma non lo è, perché racchiude in sé tecnica, ascolto e rispetto. Il mio banco da lavoro è un tatami e, come nel taekwondo, ogni dettaglio fa la differenza, anche quello invisibile agli occhi” afferma Emanuele che vanta una carriera agonistica di Taekwondo come campione italiano e atleta nazionale.

Emanuele, campano che ha portato la sua arte pizzaiola in Sardegna, propone per questo periodo una pizza leggera adatta a tutti, dagli amanti dello sport che scelgono l’isola e i suoi meravigliosi paesaggi per praticare attività all’aria aperta come trekking e ciclismo ma anche attività marine come surf, vela e canoa, alle famiglie in vacanza che scelgono la Sardegna per le sue spiagge da sogno, il mare cristallino e i fondali bassi, ideali per i bambini e che vogliono condividere momenti di convivialità, fino ai vip che possiedono ville esclusive e cercano un’esperienza gastronomica raffinata e salutare.

La proposta di Riemma si inserisce perfettamente nel contesto di quest’isola che attrae come ogni anno turisti da tutto il mondo, desiderosi di scoprire non solo le sue lunghe distese di sabbia bianca, le dune maestose, le piccole conche di acqua turchese senza dimenticare le dolci colline e le aspre creste montuose, ma anche di assaporare piatti autentici e innovativi. Il Metodo Riemma rappresenta un connubio tra tradizione e innovazione, equilibrio e precisione, un ponte ideale tra Campania e Sardegna che offre un’alternativa sana e gustosa per chi vuole prendersi cura di sé senza rinunciare al piacere di una buona pizza.

“Quando praticavo Taekwondo, durante le pause dalla dieta, mangiavo il calzone col salame, la margherita o la bianca con prosciutto, rucola e parmigiano. E ancora oggi che mi alleno non rinuncio a sedermi a tavola e gustare la mia pizza con calma”, afferma Emanuele Riemma che proprio per questo periodo estivo predilige e propone nelle sue pizzerie una pizza gustabile da tutti: sempre impasto lavorato con farina Varvello quindi con un basso indice glicemico e facilmente digeribile; questa caratteristica rende la pizza adatta a tutti, dagli sportivi ai diabetici, dai bambini a chi segue un’alimentazione controllata. 

E poi prodotti stagionali e campani come le verdure dalle zucchine ai peperoni, dalle melanzane al pomodoro fresco unito ad un fiordilatte ad alta digeribilità o senza lattosio. “Ho portato da sempre in Sardegna un’idea di pizza che sia leggera, equilibrata e per tutti, senza perdere di vista la qualità e il gusto autentico”, racconta Emanuele che offre alla sua vasta clientela, che sia in vacanza, in attività sportiva o semplicemente desideroso di un pasto sano, una pizza che rispetta le armonie tra equilibrio, precisione, leggerezza e innovazione.

Trentino: 38ª rassegna del Müller Thurgau, il vino che racconta la Val di Cembra

La Val di Cembra, con i suoi muretti a secco Patrimonio dell’Umanità, le vigne eroiche e le piramidi di Segonzano, si è vestita a festa per accogliere la 38ª edizione della rassegna “Müller Thurgau: Vino di Montagna”. Un evento che, anno dopo anno, conferma il suo ruolo di riferimento per il vitigno simbolo dell’enologia trentina d’alta quota, e che in questa edizione ha fatto registrare numeri da record: oltre 10.000 calici utilizzati, eventi sold out e un entusiasmo che ha travolto pubblico e operatori.

Ma più dei numeri, sono le emozioni ad aver lasciato il segno. Complice il bel tempo, il paesaggio si è mostrato in tutto il suo splendore: una valle scolpita da millenni di fatica agricola, oggi riconosciuta come Patrimonio Agricolo Globale FAO (GIAHS), candidata anche al riconoscimento UNESCO. Qui la viticoltura non è solo agricoltura, è cultura, è bellezza, è identità.

Donne al timone: una leadership concreta

In testa a questo gruppo appassionato c’è Sara Pedri, presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra, al suo secondo mandato. “Questa rassegna non è solo vino, ma racconto di territorio, tradizioni e persone. E quest’anno, più che mai, è stato un racconto corale tutto al femminile.”

Accanto a lei, una squadra di professioniste che hanno saputo fare la differenza. Stefania Casagranda, responsabile dell’Ufficio Stampa, ha dato voce alle storie dei produttori.

Il sindaco di Cembra Lisignago, Alessandra Ferrazza, ha fatto gli onori di casa, incarnando quella sintesi perfetta tra istituzioni e comunità locale. Con la sua presenza costante e calorosa, ha dato il benvenuto ai visitatori con autenticità, dimostrando quanto l’impegno amministrativo possa essere profondamente radicato nel territorio.

A rappresentare la Comunità di Valle, Laura Tabarrelli, presidente dell’Associazione Turistica Valle di Cembra, ha contribuito a promuovere un turismo integrato e sostenibile. Infine, Giulia Zanotelli, Assessore provinciale all’Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca, che ha ribadito l’importanza di sostenere l’enoturismo e le filiere di montagna.

Un vino che parla d’altura

Fulcro della manifestazione sono state come sempre le degustazioni a Palazzo Maffei, dimora settecentesca trasformata per l’occasione nel cuore pulsante della rassegna. Qui i visitatori hanno potuto scoprire le 64 etichette di Müller Thurgau provenienti da Italia, Germania e non solo. Un viaggio nei diversi volti di un vitigno capace di adattarsi alla quota, alla roccia, alle escursioni termiche, regalando sorprese in ogni calice.

A catturare l’attenzione anche la degustazione dei 12 vini premiati al 22° Concorso Internazionale, condotta dal sommelier AIS Michele Girelli: un percorso diviso in tre blocchi – dalle sfumature territoriali alla longevità del Müller – che ha messo in evidenza la ricchezza aromatica e la verticalità gustativa di questo vitigno. Tra i vini premiati spicca il San Lorenz 2024 di Bellaveder, miglior vino italiano, e l’eccellente “In the Mood for Müller” 2023 della tedesca Hammel, che ha ottenuto le menzioni per miglior vino straniero e miglior longevo.

Degustazione dei campioni: Müller Thurgau tra verticalità e finezza

Nel cuore della 38ª rassegna “Müller Thurgau: Vino di Montagna” a Cembra, la degustazione dei 12 vini premiati con medaglia d’oro e d’argento ha offerto un viaggio sensoriale attraverso le altitudini e le interpretazioni di questo vitigno versatile. I vini sono stati suddivisi in tre blocchi da quattro, con un primo gruppo che ha riunito le etichette più premiate. Un filo conduttore emerge netto: frutta a polpa bianca e gialla, tratti vegetali e agrumati, e in alcuni casi sorprendenti ricordi del Riesling Renano.

Primo blocco: i fuoriclasse

  1. Bellaveder – San Lorenz 2024 (Faedo, Valle dei Laghi)

Frutto pieno e maturo al naso: albicocca, mango, agrume candito, salvia. Una vena erbacea fresca anticipa un ingresso di grande freschezza e tensione, seguito da una mineralità decisa e quasi tagliente. Struttura snella, chiusura sapida e precisa.

  1. Cantina di Cembra – Müller Thurgau 2023

Più delicato, elegante, con un naso che gioca su fiori bianchi, note vegetali e frutta croccante. In bocca colpisce la tensione agrumata, la freschezza citrina quasi “cidrina”, e una lunghezza gustativa notevole. Un vino tagliente, con potenziale evolutivo evidente.

  1. Kurtatsch – Graun 2023 (Alto Adige DOC)

Vigneti eroici tra gli 800 e i 900 m s.l.m. Naso vegetale, erbe alpine e albicocca. Sorso fresco, ampio, sapido, attraversato da una costante sensazione di erbe aromatiche. Montagna liquida.

  1. Hammel – In the Mood for Müller 2023 (Pfalz, Germania)

Fermentazione lenta con 6–7 g/L di zucchero residuo. Complesso: idrocarburo, gesso, cenere, con ricordi fumé. In bocca un perfetto equilibrio tra acidità e sapidità, una struttura fine che evolve verso un finale leggermente amaricante, molto elegante.

Secondo blocco: confronto tra annate 2024 e 2023

  1. Hammel – Erste Versuchung 2024 (Pfalz, Germania) – Oro

Il più espressivo: albicocca, pesca, mango e pompelmo rosa, poi una nota vegetale e balsamica. Al palato, esplosivo: sapore citrino e salino, come mordere uno spicchio di limone con sale. Il finale è persistente, con una retro-olfazione da caramelle multifrutto.

  1. Mezzacorona – Castel Firmian 2024 (Trentino DOC) – Argento

Dal cuore della Val di Cembra. Al naso note vegetali nitide. Al palato si mostra secco, agrumato, verticale, con una acidità marcata e un finale amaricante. Classico e ben strutturato.

  1. Gaierhof

Un naso intenso, semiaromatico, con tratti da Sauvignon Blanc: frutta tropicale, pesca, erbe fresche. Al palato mantiene coerenza aromatica, con freschezza sostenuta e una beva dinamica.

  1. Tenuta Gottardi

Profilo più delicato: al naso fiori bianchi e pera. In bocca è fresco e sapido, con una struttura snella che esalta la facilità di beva e la precisione del vitigno. 

Terzo blocco: struttura ed evoluzione

  1. Cavit – Bottega Vinai 2024

Frutta gialla in primo piano, albicocca matura e salvia. Naso dolce, quasi caramellato. In bocca sorprende per ampiezza e mineralità, sostenuto da una buona struttura sapida. Un Müller solare.

  1. Pojer e Sandri – Monogramma 2022

Evoluto ma vitale. Note agrumate e tropicali (ananas, mango), accenni di mandorla e zenzero candito. Sorso fresco e pieno, sapido, con una bella progressione gustativa. Raffinato e già complesso.

  1. Paolazzi – Pietra di Confine 2021

Naso originale, con nota floreale da camomilla, quasi atipica per il vitigno. Poi si apre su frutta bianca e agrumi, con struttura e una leggera morbidezza che non penalizza la freschezza.

  1. Pelz – Müller Thurgau 2017

Il vino più evoluto in degustazione. Mostra grande corpo e carattere: frutta secca, mandorla, note terziarie ben integrate. Ancora vivo grazie a una freschezza che sorprende, lunga persistenza. Un classico da meditazione, che dimostra quanto il Müller Thurgau sappia anche sfidare il tempo.

La valle si racconta: cammini, show e calici in bici

Ma il vino è stato solo una parte del racconto. Il trekking “Heroes” sul Cammino delle Terre Sospese, tra Lona e le spettacolari piramidi di terra di Segonzano, ha condotto i partecipanti attraverso natura incontaminata e soste golose: formaggi caprini, speck, Schiava e Müller in abbinamenti memorabili.

Altro momento da ricordare, lo showcooking thailandese “Il giro del mondo in 80 Müller”, dove lo chef Ouiche ha mostrato la straordinaria versatilità del Müller Thurgau anche con la cucina asiatica. Il tutto completato dalla suggestiva cena sotto le stelle sul viale, con asado argentino, danze spettacolari e il pubblico incantato dai campioni del mondo under 16 in danze latinoamericane.

Anche l’esperienza “Cantine in sella”, a bordo di e-bike tra le vigne e le cantine della valle, ha entusiasmato i partecipanti, confermando la Valle di Cembra come meta ideale di enoturismo sostenibile e attivo, dove ogni scorcio diventa cartolina e ogni sorso una scoperta.

Un futuro che profuma di roccia e vento

“Siamo felici dell’entusiasmo che ha accompagnato questa edizione – ha dichiarato Sara Pedri, presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra –. Ogni evento ha registrato il tutto esaurito e molti ci hanno fatto i complimenti per la qualità dell’organizzazione e per la varietà delle proposte. Ma la cosa più bella è che sempre più persone, anche da fuori regione, stanno scoprendo la magia della nostra valle e del suo Müller Thurgau”.

Un vino che sa parlare di roccia, altitudine, vento e fatica. Che oggi più che mai si inserisce perfettamente nei nuovi trend del consumo, con i suoi profumi agrumati, la freschezza tesa e la capacità di invecchiare con grazia. Un vino che guarda al futuro, senza mai dimenticare le sue radici.

E così, tra calici, cammini e cultura, la 38ª edizione di “Müller Thurgau: Vino di Montagna” ha saputo ancora una volta trasformare un piccolo vitigno in una grande esperienza. Con lo sguardo che corre tra i vigneti terrazzati e la voglia di tornare, l’anno prossimo, a brindare in questo angolo d’alta quota che profuma di autenticità.

I 19 vini premiati al 22° Concorso Internazionale

Anche quest’anno il concorso ha confermato l’elevata qualità della produzione Müller Thurgau in Italia e in Europa. Su 64 etichette in gara, solo 19 sono salite sul podio, come da regolamento (massimo 30% dei partecipanti). Ecco tutti i vincitori, degustati alla cieca da una giuria composta da enologi, sommelier e giornalisti, secondo il metodo Union Internationale des Œnologues.

Medaglie d’Oro

(87,54 – 89,091 punti)

  • Bellaveder – San Lorenz 2024 (Trentino DOC)
  • Hammel – In the Mood for Müller 2023 (Pfalz, Germania)
  • Azienda Agricola Giorgio e Federico Paolazzi – Pietra di Confine 2021 (IGT Vigneti delle Dolomiti)
  • Pojer e Sandri – Monogramma 2022 (IGT Vigneti delle Dolomiti)
  • Cembra Cantina di Montagna – Müller Thurgau 2023 (Trentino DOC)
  • Hammel – Erste Versuchung Rivaner Trocken 2024 (Pfalz, Germania)

Medaglie d’Argento

(86,63 – 87,45 punti)

  • Mezzacorona – Castel Firmian 2023 (Trentino DOC)
  • Cavit – Bottega Vinai 2024 (Trentino DOC)
  • Cortaccia – Graun 2023 (Alto Adige DOC)
  • Gaierhof – Müller Thurgau 2024 (Trentino DOC)
  • Pelz – Müller Thurgau 2017 (IGT Vigneti delle Dolomiti)
  • Tenuta Gottardi – Müller Thurgau 2023 (Trentino DOC)

Medaglie di Bronzo

(85,8 – 86,54 punti)

  • Azienda Vinicola Nicolodi Alfio – Müller Thurgau 2023 (Trentino DOC)
  • Cantina Aldeno – Athesim Flumen 2024 (Trentino DOC)
  • Cantina La Vis – I Classici 2024 (Trentino DOC)
  • Cantina Produttori Valle Isarco – Aristos 2024 (Alto Adige DOC)
  • Fondazione Mach – Müller Thurgau 2023 (Trentino DOC)
  • Villa Corniole – Pietramontis 2023 (Trentino Superiore Valle di Cembra DOC)

Winzerverein Hagnau – Fass 247 2023 (Germania)

Capri, a Ferragosto “Cena sotto le Stelle” con lo chef Fabrizio Mellino

I piatti iconici del tre stelle Michelin al ristorante Campanella by Quattro Passi

Campanella by Quattro Passi all’interno del Pazziella Garden & Suites di Capri apre le porte a un’esperienza esclusiva per la cena di venerdì 15 agosto.

Si festeggia Ferragosto all’insegna di gusto, tradizione e contemporaneità con lo chef Fabrizio Mellino che propone nel giardino mediterraneo del nuovo ristorante a Capri i suoi piatti iconici per una Cena sotto le Stelle aperta a soli 40 ospiti che dovranno necessariamente effettuare la prenotazione su www.campanellacapri.it.

Il costo è di 150 euro a persona bevande escluse.

IL MENU

Aperitivo: Carpaccio di manzo, Gambero a squame, Orata in crosta di pane, Parmigiana di melanzane.

Antipasto: Fiore di calamaro con tartare di scampi, acqua di mela verde e caviale.

Primo Piatto: Fusillone con riccio di mare, crema pasticcera salata e tartare di gambero.

Secondo: Spigola in salsa acetosella e limone di Capri. Dolce: Savarin ai frutti di bosco con crema al mascarpone.

Campanella by Quattro Passi

all’interno di Pazziella Garden & Suites

Via Camerelle 49 A – Capri (NA)

Per info: 081.8370044

Associazione Donne del Vino della Toscana: inizia il percorso per un grande bianco dell’entroterra

Il mondo del vino sta cambiando: negli ultimi vent’anni, il consumo di vini bianchi è cresciuto trainato da un’evoluzione nei gusti dei consumatori e da una maggiore attenzione alla freschezza, alla versatilità e alla sostenibilità.

In questo scenario, la rinascita dell’Enoteca Italiana nella storica sede della Fortezza Medicea di Siena accoglie un progetto ambizioso e profondamente radicato nel territorio: la creazione di un grande vino bianco della Toscana interna.

Il progetto, nato dalla visione di Donatella Cinelli Colombini e fortemente sostenuto dalle Donne del Vino della Toscana di cui è Delegata, ha visto la collaborazione delle istituzioni locali — Comune di Siena, Regione Toscana e Camera di Commercio di Arezzo e Siena — nella giornata dello scorso 18 luglio che ha unito ricerca scientifica, cultura vinicola e imprenditoria femminile.

Elena D’Aquanno, presidente della Fondazione Enoteca Italiana Siena, ha riaperto le porte del Bastione San Filippo: la sua promessa al nonno Pietro, figura eminente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, si traduce oggi in un atto concreto di valorizzazione territoriale che unisce storia, sogno e visione imprenditoriale.

Degustazione e ricerca: il cuore dell’iniziativa

La Masterclass condotta da Cristiano Cini, presidente di AIS Toscana, ha offerto un viaggio sensoriale nei vini bianchi della Toscana interna. Undici etichette, ciascuna con un’anima propria, hanno raccontato il potenziale di vitigni autoctoni e blend che interpretano il territorio con eleganza e autenticità.

Queste le aziende protagoniste:

•⁠  ⁠Tenuta Valdipiatta di Miriam Caporali con Nibbiano 2024, Sangiovese 80%, Trebbiano, Grechetto, Malvasia 20%

•⁠  ⁠Tenuta di Capezzana di Beatrice Contini Bonacossi con Trebbiano di Capezzana 2024, Trebbiano 100%

•⁠  ⁠Cantine Dei di Caterina Dei con Martiena 2023, Malvasia Bianca lunga 60%, Chardonnay 30%, Grechetto 5%, Sauvignon blanc 5%

•⁠  ⁠Azienda Agricola Borgo Prunatelli di Cristiana Grati con Canaiolo Bianco Borgo Prunatelli 2018, Canaiolo Bianco 100%

•⁠  ⁠Fattoria La Maliosa di Antonella Manuli, con La Maliosa Uni 2023, Procanico 100%

•⁠  ⁠Corte dei Venti di Clara Monaci con Coccole 2024, Sangiovese 100%

•⁠  ⁠Podere Casaccia di Lucia Mori con Sine Felle Bianco 2023, Malvasia Bianca 40%, Vermentino 40%, Trebbiano 20%

•⁠  ⁠Tenuta di Artimino di Annabella Pascale con Artumes 2024, Trebbiano 70%, Petit Manseng 30%

•⁠  ⁠Dianella di Veronica Passerin d’Entreves con Orpicchio 2021, Orpicchio 100%

•⁠  ⁠Fattoria Sardi di Mina Samouti, con Vallebuia Bianco 2023, Trebbiano 100%

•⁠  ⁠Cantina del Testimone di Aurora Visentin con Fortunato 2024, Malvasia 33%, Trebbiano 33%, Grechetto 33%

Il convegno scientifico: il vino come progetto culturale

Moderato da Giovanni Pellicci, direttore de I Grandi Vini, il convegno ha visto l’intervento di accademici e istituzioni che hanno delineato le traiettorie scientifiche per il futuro del vino bianco toscano. Dallo studio sui vitigni autoctoni e resilienti — come Orpicchio, Petit Manseng, Sauvignon Rythos e Viognier — alle tecniche agronomiche per affrontare il cambiamento climatico, è emerso un quadro chiaro: il vino bianco di domani sarà frutto di innovazione, territorio e responsabilità.

Con il sostegno attivo dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, del CREA e delle Università di Firenze e Pisa, il progetto si pone come modello virtuoso di ricerca e sviluppo enologico.

Un primo passo verso l’eccellenza

Le Donne del Vino della Toscana, con passione e competenza, hanno aperto la strada. Il Consorzio Toscano IGT, per voce del presidente Cesare Cecchi, ha dichiarato la piena disponibilità a sostenere questo percorso.

Con questo evento, Siena diventa nuovamente fulcro di un progetto enologico ambizioso, capace di dare luce ad un grande bianco della Toscana interna.

E se il vino è cultura, allora questo progetto è già patrimonio.