“Orgoglio Campania”: Paolo De Simone conquista i Tre Spicchi Gambero Rosso

Il founder della catena Modus Pizzeria e Ambasciatore della Dieta Mediterranea nuovamente nella Guida Pizzerie d’Italia Gambero Rosso Paolo De Simone, creator e pizza chef della catena Modus Pizzeria e Ambasciatore della Dieta Mediterranea, è entrato nella Guida Pizzerie D’Italia Gambero Rosso 2026 ottenendo i Tre Spicchi.

«Essere nella Giuda Pizzerie d’Italia con i Tre Spicchi Gambero Rosso è importante ed emozionante, sono orgoglioso di questo traguardo che mi sprona a lavorare con entusiasmo per migliorare sempre di più». La premiazione al Palacongressi della Mostra d’Oltremare di Napoli dove si è svolta la tredicesima edizione della guida Pizzerie d’Italia Gambero Rosso, con la giuria che ha premiato Paolo De Simone con 90/100. Una riconferma per l’Ambasciatore della Dieta Mediterranea nel Mondo, un premio al suo impegno nel promuovere e valorizzare le tradizioni gastronomiche del Cilento, mettendo al centro della sua filosofia la stagionalità, la biodiversità e la sostenibilità. 

Filiera e produttori sono la base operativa di De Simone che ha voluto ricreare a Milano un’oasi del Cilento, e in una doppia chiave, pizzeria e cucina. afferma Paolo De Simone che nelle sue pizzerie a Corso Magenta e in Via Maffei, in luoghi raffinati e moderni, fa diventare il cibo uno stile di vita, quello ancora praticato nel Cilento e che ha come cardini il tempo, la qualità, la stagionalità e la tradizione. La sua idea di pizza fonde due anime: da un lato una versione cilentana più rustica, radicata nella tradizione del pane casalingo; dall’altro una pizza in stile napoletano reinterpretata, con impasti soffici e alveolati e guarnizioni legate alla dieta mediterranea (come mozzarella di bufala di Paestum, pomodori dell’Agro Sarnese-Nocerino e pesce azzurro del Cilento).

I tempi di lievitazione, che variano da 36 a 48 ore e l’uso di farine selezionate, garantiscono digeribilità e leggerezza. Un percorso, quello di Paolo De Simone, con alla base un solo fil rouge a legare tutti questi approdi di buona cucina: il grande amore per il Cilento, il luogo che ispira quotidianamente la sua arte unito al fattore stagionalità che per Paolo De Simone è fondamentale. Infatti, menu disponibile nella catena Modus pizzeria lo fa la Natura. Un’anima green, dunque, quella di De Simone che si declina in quattro location complementari, due pizzerie e due gastronomie, tutte accomunate dagli stessi valori: sostenibilità ambientale, benessere alimentare e valorizzazione del patrimonio culturale cilentano.

“Orgoglio Campania”: Raffaele Bonetta conquista i Tre Spicchi Gambero Rosso – Pizzerie d’Italia 2026

Al Palacongressi Mostra d’Oltremare di Napoli la 13esima edizione della Guida Pizzerie d’Italia

Raffaele Bonetta conquista i Tre Spicchi Gambero Rosso. Un riconoscimento che non è solo un voto, ma la conferma di un lavoro costante e di una visione chiara: portare in tavola emozioni autentiche, con piatti che parlano di territorio, stagionalità e gusto. «Questo prestigioso riconoscimento è la prova che la direzione è quella giusta, e che il lavoro, la passione e la coerenza vengono riconosciuti» – afferma Bonetta. «Un grazie va al mio team, alla mia terra, alla mia visione di pizza basata su radici forti, ma con lo sguardo sempre rivolto alla ricerca e al futuro». 

Un traguardo straordinario a testimonianza della maestria di Raffaele Bonetta nel campo della pizza celebrato al Palacongressi della Mostra d’Oltremare di Napoli dove si è svolta la tredicesima edizione della Guida Pizzerie d’Italia Gambero Rosso, l’evento che riunisce ogni anno i più grandi maestri pizzaioli italiani. Le pizzerie recensite in questa edizione sono state 816, in aumento rispetto all’anno scorso e il conferimento dei Tre Spicchi rappresenta il massimo livello di eccellenza assegnato dalla rinomata guida del Gambero Rosso per la qualità delle pizze.

Il voto di 93\100 dato dalla giuria Gambero Rosso, consacra Bonetta tra i migliori pizzaioli d’Italia, dimostrando come la passione, la cura degli ingredienti e l’innovazione possano portare rapidamente a un successo di rilievo nel panorama gastronomico italiano. La sua pizzeria, simbolo di ricerca e identità, è oggi considerata una fabbrica di idee e gusto, capace di rinnovare l’arte pizzaiola senza mai tradirne l’anima. Farine selezionate, lievitazioni impeccabili, ingredienti tracciabili e uno stile unico hanno portato Raffaele Bonetta a essere nuovamente presente nella Giuda Pizzerie d’Italia Gambero Rosso con Tre Spicchi.

Un 2025 che prosegue, dunque, alla grande per il Gran Sacerdote degli Impasti, nominato Ambasciatore del Gusto Doc Italy per la Pizza Contemporanea, titoli e riconoscimenti che celebrano il suo impegno nel valorizzare l’identità della pizza napoletana evoluta, portandola oltre i confini della tradizione. Con quest’ultimo traguardo, Bonetta si afferma come ambasciatore contemporaneo della pizza italiana, un fuoriclasse capace di emozionare con ogni impasto, ogni cottura, ogni idea che prende forma nel piatto.

Maturazioni Pizzeria apre a Roma nel 2026

Da San Giuseppe Vesuviano all’Aurelio: la pizza nel ruoto di Antonio Conza e Gabriella Esposito sbarca nella Capitale

La pizza virale che ha fatto impazzire il web arriva finalmente nella Capitale. Antonio Conza e Gabriella Esposito, coppia nella vita e nel lavoro e anime creative di Maturazioni Pizzeria, hanno scelto il Quartiere Aurelio, a Baldo degli Ubaldi – a pochi minuti dal Vaticano e Rione Prati – per inaugurare la loro prima sede fuori dalla Campania nel 2026. 
Una decisione che segna un passo importante in un percorso di crescita che rimane fedele all’identità originale: gestione diretta, formazione in prima persona dei pizzaioli, un unico format serale che punta tutto sulla qualità dei prodotti e un servizio accogliente e curato.

Il menù sarà lo stesso della sede storica di San Giuseppe Vesuviano, con la celebre pizza nel ruoto e le creazioni che hanno reso Maturazioni un fenomeno social da milioni di visualizzazioni. Un luogo che porta a Roma la stessa autenticità che ha fatto conoscere Maturazioni, con impasti curati, fritti asciutti e gustosi, ingredienti stagionali e ricerca continua, ora pronti a farsi scoprire anche dal pubblico capitolino.

«La scelta del Quartiere Aurelio non è casuale – spiegano Antonio e Gabriella –: è una posizione strategica, vicina al cuore di Roma ma lontana dal caos del pieno centro, che permette di raggiungere facilmente il locale da diversi quartieri e rende agevole anche il servizio d’asporto.»

Con una sala che richiama l’identità e la storia di Maturazioni, dalle foto degli eventi internazionali fino all’omaggio a San Giuseppe, il nuovo locale si presenta come una “fotocopia” consapevole dell’originale: stesso concept, stesso cuore, stessa filosofia.
«Non vogliamo snaturarci – aggiungono Conza ed Esposito –. Abbiamo rifiutato tante offerte in Italia e all’estero perché non vogliamo trasformarci in un marchio commerciale. Per noi ogni pizzeria è casa nostra: a Roma come a San Giuseppe».

Proprio per questo, la Campania resterà legata a un unico punto: San Giuseppe Vesuviano. Una scelta precisa, dettata dalla volontà di valorizzare il territorio vesuviano e rafforzarne l’identità. L’apertura romana rappresenta l’inizio di un progetto più ampio che, passo dopo passo, porterà la qualità di Maturazioni nelle principali città italiane.
Un percorso graduale, senza scorciatoie, con l’obiettivo di mantenere il pieno controllo dei processi e della qualità.
«Abbiamo scelto Roma perché con la Capitale sentiamo un legame speciale. È un luogo di cultura gastronomica di alto livello e siamo certi che i romani sapranno apprezzare la nostra pizza».

L’appuntamento con la nuova sede è fissato per il 2026, quando il forno dorato di Maturazioni comincerà a sfornare pizze anche all’Aurelio.

La frolla al limone e la sfogliatella salsiccia e friarielli del Gran Caffè Gambrinus hanno vinto la puntata di Foodish

La frolla al limone e la sfogliatella salsiccia e friarielli  del Gran Caffè Gambrinus hanno conquistato Joe Bastianich e Fru (Gianluca Colucci) nella puntata di Foodish in onda su TV8 che ha avuto come protagonista i dolci tipici napoletani anche in versione salata.

A vincere al termine della prova d’assaggio lo storico caffè partenopeo in finale con la pasticceria Blanco 1891 di Torre del Greco.

Raffaella Blanco e Massimiliano Rosati in rappresentanza delle due proprietà e le squadre di pasticcieri e maestri dei lievitati hanno appassionato il pubblico che ha seguito la trasmissione disponibile anche il streaming e repliche su TV8.it.

“Ma quante ne Sannio”? Vinestate a Torrecuso: l’estate più bella che c’è tra vino, musica e gastronomia del territorio

Vinestate a Torrecuso porta da 50 anni con sé la magia di un momento di festa per l’intera Comunità sannita. Non si può dire estate senza un calice di vino al tramonto condiviso con amici e amori, assaggiando un panino tra risate e quattro salti in piazza al ritmo della musica folk.

Tanti i volti incontrati: produttori che trasmettono passione, energia vitale e qualità nelle etichette proposte al pubblico incuriosito dal liquido inebriante simbolo vincente del Made in Italy. Bianco, rosso o rosato non ha importanza; a parlare è il territorio con le sue diverse espressioni di Falanghina, Aglianico e Piedirosso, vitigni cardine in quest’angolo di pace e di rispetto per la tradizione.

“Ma quante ne Sannio” veramente i vigneron del luogo in cui vivono e dei propri gusti? Lo abbiamo chiesto in maniera scherzosa ai 23 espositori in un gioco che ha lasciato qualche istante di sincera commozione. I ricordi d’infanzia, la vendemmia e la pigiatura del mosto fresco con i piedi o le canzoni dell’epoca e i pensieri cari a chi non c’è più e tanto ha insegnato.

Anche il sindaco di Torrecuso Angelino Iannella si è lasciato andare in un amarcord dolce e salato, con lo sguardo fiero puntato dritto al futuro. Con lui i decani del vino come Orazio Rillo e Antonio Mennato hanno rievocato il 1975, quando un’idea di alcuni imprenditori pionieri, stanchi del non godere appieno della celebrazione per il buon raccolto sempre impegnati con i carretti a trasportare in mescita i prodotti, cambiò il destino di molte famiglie.

Con l’aiuto dell’avvocato Coletta, mentore della manifestazione, ecco l’arrivo della prima edizione di ciò che diverrà Vinestate, la più antica kermesse sul vino della regione. Per sbloccare un ricordo serviva dunque una domanda, anzi una serie di domande contenute in un mazzetto da mescolare accuratamente e tirare a sorte.

I presenti ascoltavano e partecipavano poi con curiosità, che hanno alleggerito il clima di grande lavoro celato dietro un simile evento. Massima pure la soddisfazione del vicepresidente del Comitato Giampiero Rillo – cantine Tora – e di Libero Rillo, presidente di Sannio Consorzio Tutela Vini, non sottratti al nostro format “Ma quante ne Sannio”.

Dal 4 al 7 settembre Torrecuso si è illuminata come un faro brillante, tra feste danzanti, gustosa gastronomia locale, musica e attrazioni come la banda del paese, i trampolieri ed i giochi per bambini.

Ma soprattutto si sono riaccese le luci su di un piccolo borgo e i suoi angoli nascosti di rara bellezza, che si aprono a squarci panoramici sulle colline circostanti, ricordando che l’Italia è fatta anche di passato, tra storia, usanze e naturalmente uva e vino.

Tutte le nostre interviste puoi trovarle nella playlist YouTube.

Il MaxiMall Pompeii ospita il Convegno Nazionale ADCC 2025, il futuro dei centri commerciali passa da Napoli

Il prossimo 25 settembre, dalle ore 9:30 alle 13:30, il MaxiMall Pompeii di Torre Annunziata, alle porte di Napoli, accoglierà il prestigioso Convegno Nazionale ADCC 2025, promosso dall’Associazione Direttori Centri Commerciali.

L’appuntamento, giunto alla sua terza edizione, rappresenta un’occasione unica per fare il punto sulle nuove sfide e opportunità di uno dei comparti strategici per l’economia italiana.  All’evento parteciperanno professionisti, manager e operatori da tutta Italia, accanto a relatori di rilievo nazionale che offriranno contributi su temi centrali quali l’innovazione digitale, il rapporto tra retail e territorio, la customer experience e la sostenibilità.

Cuore pulsante dell’evento sarà il Centro Congressi Nexus, all’interno del MaxiMall Pompeii, struttura all’avanguardia che coniuga flessibilità e tecnologia con 7 sale per oltre 900 posti. Sono previste tavole rotonde, momenti di networking e approfondimenti sulle best practice, con particolare attenzione all’integrazione tra fisico e digitale nella gestione dei centri commerciali. Ad aprire i lavori sarà il Vice Presidente dell’ADCC, Gaetano Graziano, dopo i saluti di Carlo Negri, Leasing manager Irgen Re e di Stefano Pessina Presidente ADCC.

<<Il Convegno ADCC 2025 porta nel nostro Centro Congressi Nexus i principali player del settore, un’occasione importante di confronto, condivisione e crescita per il futuro dei centri commerciali in Italia. Temi come innovazione, tecnologia e sostenibilità, che guideranno il dibattito, sono elementi fondanti del MaxiMall Pompeii che da poco ha ottenuto la prestigiosa Certificazione Bream Very Good che attesta performance elevate in termini di efficienza energetica, gestione delle risorse, benessere degli occupanti e impatto ambientale>>, sottolinea il Direttore del MaxiMall Pompeii, Crescenzo Pezone. 

L’iniziativa, che sottolinea ancora una volta la centralità strategica di Napoli e della costa del Vesuvio, si pone l’obiettivo di rafforzare la posizione dei centri commerciali come veri catalizzatori di sviluppo, innovazione e aggregazione sociale, a diretto beneficio delle comunità locali e regionali.

Con oltre 140 negozi e 150 brand internazionali, una food court con 30 ristoranti e una spettacolare fontana danzante, il MaxiMall Pompeii di Torre Annunziata (Napoli) – certificato Bream Very Good – è il nuovo hub multifunzionale che fonde shopping, cultura, ospitalità contemporanea e intrattenimento. Design, innovazione, tecnologia e sostenibilità guidano il progetto che comprende anche un hotel firmato Marriott, il Museo Digitale e Immersivo Discovery Pompeii Alive, realizzato in collaborazione con Discovery Channel (apertura entro fine 2025) e il Centro Congressi Nexus Pompeii con 7 sale cinema/meeting di ultima generazione e un auditorium da oltre 300 posti. Completano l’offerta un parco pubblico con aree verdi per 50mila mq, parcheggi per oltre 3000 posti auto e un’uscita autostradale dedicata sulla A3 Napoli-Salerno.

MAXIMALL POMPEII

Via Plinio, Torre Annunziata (Napoli)

Uscita Torre Annunziata Sud della A3 Napoli-Salerno

www.maximall-pompeii.it

I vini della Romania raccontati da Marinela Ardelean a Wonderland Cluj

Un viaggio nel cuore della Transilvania, tra antiche radici, nuove prospettive e un patrimonio vitivinicolo che sta tornando a splendere. È questa l’essenza dell’incontro organizzato da Marinela Ardelean, in collaborazione con Wine of Romania e Wonderland, nella cornice visionaria del Wonderland Resort di Cluj-Napoca, il sogno trasformato in realtà dall’imprenditore Darius Mârza.

Le radici antiche

Quando i Romani giunsero in Dacia, trovarono boschi fitti e non vigne. Quei tronchi robusti servirono a un Impero in crescita, ma in cambio portarono con sé la vite, che si radicò nel cuore della futura Romania. Un seme che nei secoli avrebbe generato identità agricola, cultura e convivialità.

Oggi, duemila anni dopo, quel patrimonio riaffiora con nuova energia: i vini romeni, ricchi di varietà autoctone e spinti da un rinnovato slancio enologico, stanno conquistando l’attenzione del panorama internazionale.

Wonderland: tra sogno e realtà

In questo scenario prende vita la visita guidata da Marinela Ardelean, una delle voci più autorevoli del vino romeno nel mondo. Non una semplice degustazione, ma un racconto corale, che ha trasformato le sale lussuose del Wonderland Resort in un palcoscenico di emozioni, storia e futuro.

L’imponente complesso creato da Darius Mârza è oggi una cittadella del lusso e dell’accoglienza: hotel a 5 stelle, ristoranti raffinati, centro equestre, attrazioni uniche. Un luogo che riflette lo spirito del suo fondatore – resiliente, visionario, animato da fede, lavoro, integrità e ambizione – e che diventa il teatro ideale per celebrare l’identità vitivinicola romena.

Tutto è iniziato con appena 500 euro, e oggi il suo valore si conta in centinaia di milioni.

“Sento di essere nato per rendere le persone felici. In ogni momento della mia vita aiuto gli altri e porto valore alla società”, racconta Darius Mârza, fondatore di Wonderland Resort, il complesso turistico che ha cambiato il volto dell’accoglienza in Transilvania.

I primi passi da imprenditore

Già alle scuole medie guadagnava stampando biglietti da visita e rilegando relazioni per i compagni. Al liceo dava ripetizioni di informatica, perfino a studenti universitari, e assemblava computer che rivendeva a rate.

“Sono stato il primo in Romania a vendere computer a rate”, ricorda con orgoglio.

Quando quel settore smise di essere redditizio, si reinventò: nel 2004 aprì la sua prima sala per eventi, finanziata con un prestito da 50.000 euro. Ma le lamentele dei vicini lo spinsero a cercare un luogo immerso nella natura. Fu l’inizio del progetto Wonderland.

Nasce Wonderland Resort

Dopo otto anni di burocrazia, nel 2012 arrivò la prima autorizzazione edilizia. Oggi il Wonderland Resort, a pochi chilometri da Cluj-Napoca, è una vera cittadella del divertimento e del lusso: ristoranti, hotel a 4 e 5 stelle, centro equestre, parco avventura, attrazioni uniche come la torre avventura più grande del mondo e la parete di arrampicata più alta della Romania.

“Ho perso tutto due volte, ma ogni volta sono rinato più forte”

L’arte di raccontare il vino: Marinela Ardelean

Il momento più emozionante è stato senza dubbio la presentazione del libro di Marinela Ardelean, vera ambasciatrice del vino romeno. Con il suo volume, tradotto in tre lingue (romeno, inglese e italiano), Marinela ha raccolto e raccontato i 50 migliori vini della Romania, arricchendoli con abbinamenti gastronomici tipici e un racconto capace di unire tradizione e modernità.

La sua opera non è solo una guida: è un manifesto culturale, uno strumento di promozione internazionale e un atto d’amore verso la Romania del vino. Sfogliandolo si ha la sensazione di intraprendere un viaggio sensoriale, in cui ogni etichetta diventa storia, ogni abbinamento un incontro, ogni pagina un invito a scoprire un Paese che vuole rinascere attraverso la forza della sua viticoltura.

Con la sua energia e la sua capacità di coinvolgere, Marinela ha guidato il pubblico in una degustazione emozionante:

  • Fetească Neagră, rosso intenso e speziato, simbolo di forza e identità.
  • Fetească Albă, delicata e fresca, perfetta espressione della versatilità romena.
  • Tămâioasă Românească, aromatica e seducente, che profuma di miele e fiori d’arancio.

Accanto a queste, i vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon e Chardonnay hanno completato il panorama, dimostrando la capacità della Romania di dialogare con il mondo senza dimenticare le proprie radici.

Un orizzonte da esplorare

La Romania del vino non è più un patrimonio nascosto: è una realtà che chiede di essere esplorata, raccontata e vissuta. Se un tempo si poteva guardare con scetticismo a queste etichette, oggi il bicchiere parla con voce nuova, più sicura, più ambiziosa. Certo, ci sono ancora margini di miglioramento, soprattutto nell’affinamento e nella gestione delle gradazioni alcoliche, ma il percorso intrapreso è chiaro e promettente.

E il merito, in gran parte, è di chi come Marinela Ardelean ha creduto nella forza del racconto e nella necessità di dare visibilità internazionale a un patrimonio troppo a lungo dimenticato. La sua opera, la sua passione e la sua visione stanno contribuendo a riscrivere la mappa del vino europeo, con la Romania protagonista di un nuovo capitolo.

Oggi, nelle terre un tempo chiamate Dacia, il vino non è soltanto una bevanda: è memoria, identità e promessa di futuro. Nei calici romeni risuona la voce di una storia antica, ma al tempo stesso si percepisce l’ambizione di un Paese che vuole ritagliarsi il proprio spazio sulla scena internazionale.

La Romania del vino è questo: un ponte tra radici millenarie e un domani da scrivere, tra autoctono e internazionale, tra tradizione contadina e visione moderna.

Ed è proprio grazie all’impegno di ambasciatrici come Marinela Ardelean, capace di dare volto, parole e respiro a questo patrimonio, che oggi possiamo parlare di una nuova frontiera del vino europeo. Un orizzonte che non guarda soltanto al mercato, ma soprattutto alla cultura, alla bellezza e al valore universale del vino come racconto di un popolo. La Romania non è più una sorpresa da scoprire: è un capitolo che si apre, e che merita di essere letto fino in fondo, calice dopo calice.

Vinòforum 2025 a Roma, tra novità e tante degustazioni a tema

Giunto al suo ventunesimo compleanno, Vinòforum a Roma cambia prospettiva e guarda alla attuale diffusione della enogastronomia italiana nel mondo.

L’evento nasce nel 2004 per promuovere i vini sul territorio della Capitale, crescendo negli anni per capacità di rappresentanza e per partecipazione fino a rappresentare non solo il Lazio ma il centro Italia. Vinòforum oggi dà ospitalità alle aree vitivinicole italiane più note nel mondo, grazie al supporto di alcune tra le maggiori società di distribuzione vini di Roma.

La manifestazione si è articolata lungo la settimana dal 9 al 14 settembre ed ha ospitato in Piazza di Siena a Villa Borghese, una delle più belle location di Roma, una serie di focus specialistici che hanno offerto un’immagine davvero eterogenea del territorio italiano.

Si parte dalla tradizione e dai vini più noti del Lazio, come il Cesanese del Piglio, di Olevano Romano e di Affile, o la produzione del Frascati DOC, che hanno costituito per anni a Vinoforum il tratto unitario a raccordare la cucina romana e il gusto del bere. 

Ad accompagnare la tradizione romana, il Temporary Restaurant è stato l’oggetto della curiosità di tutti i partecipanti, offrendo l’alternanza di diversi chef romani noti e affermati per originalità, come Enrico Braghese di Zi Rico (Palestrina), Otello Evangelista di Casa Maggiolina (Roma) e Pietro Adragna di Anni e Bicchieri (Roma).

L’obbiettivo ormai consolidato è stato, per ribadire la notorietà stessa dell’evento, l’offrire assieme a vini tipici laziali il meglio della cucina romana durante il corso di una settimana di degustazioni. Tra gli altri, Daniele Mochi di Cantina Simonetti di (Frascati), Paolo D’Ercole di Scima (Roma) e i due amici e colleghi  Marco Di Venere e Federico Compagnucci del ristorante Mafè Osteria Moderna (Roma).

L’edizione di quest’anno è stata innovativa anche grazie ad una serie di focus su gastronomia e specialità eterogenee per territorio, guardando al food pairing come elemento identitario e insostituibile per conoscere il gusto delle venti regioni italiane, in particolare del Centro Sud Italia.

La combinazione, ad esempio, tra le eccellenze del Barolo (con diverse Masterclass) proposte in pairing con i prodotti delle farine Pugliesi di Casillo o del Nebbiolo delle Langhe alle paste e alle pizze di Altograno, al Capocollo di Martinafranca e alla Scamorza del Tavoliere, senza soluzione di continuità, alla ricerca dell’identità italiana di eccellenze territoriali solo in apparenza distanti. 

Luciano Pignataro è stato l’ospite d’onore di questa rassegna e ne ha sottoscritto il mantra dell’evento definendolo “il miglior modo di comunicare nel nostro presente il catalogo di eccellenze enogastronomiche dei territori italiani”.

Si è aggiunto a questa esperienza l’appuntamento con la finale de “La Città della Pizza 2025” ovvero il concorso nazionale alla ricerca dei nuovi talenti della pizza in Italia che, nelle fasi di selezioni svolte lo scorso aprile presso il GARUM – La Biblioteca e Museo della Cucina di Roma, ha visto fronteggiarsi oltre 70 pizzaioli provenienti da 13 regioni.

Michele Friello de La Storia, Luca Fusacchia di Bordo, Carlo Fiamma di Pizza e Cantina, Roberto Cupo di Robertino Cupo Pizza, Mirko Massaccesi di La Pizza di Mirko alla Valle, Antonio Martino di Peppo a Cinecittà, Emanuele Rossi di Der Keller, Pasquale Gulluscio de I Fratelli Gulluscio e Massimo Rocco de L’Oasi del Don: questi i 9 finalisti che avranno la possibilità di mostrare il proprio talento davanti a una giuria di esperti.  

Ognuno di loro ha dovuto presentare la propria creazione migliore, il proprio cavallo di battaglia abbinandolo ad una birra scelta nel catalogo Birre d’Abbazia Leffe.

Rimanendo in ambito cervesio, il focus “L’Arte della Birra” ha offerto un approfondimento nel mondo della birra italiana artigianale, ormai una realtà più che affermata commercialmente in Europa, alla scoperta degli stili più iconici dei produttori locali: il Lazio è infatti la regione europea con il maggior numero di produttori autonomi di birra in Europa. 

I vini di Sardegna, Marche e Calabria hanno ritrovato notorietà tra le migliaia di partecipanti a questa edizione: tre distinti stand hanno rinnovato gamma e proposte che spaziano dal classico alle elaborazioni più attuali — meritevole di citazione è, tra tutti, il Ciró Rosato “Manyari” di Brigante, ottenuto mediante l’antichissimo metodo del “Salasso” in contrapposizione alla tradizionale macerazione breve sulle bucce.

Altro focus importante è stato quello sull’Olio Extravergine d’Oliva, con Evoo School a rappresentare il momento attuale di clamoroso interesse sui cultivar italiani e su eccellenze artigianali destinate a scavalcare per notorietà i produttori italiani storici di olio EVO.

A concludere un perimetro di eccellenze, troviamo il focus sul sigaro italiano e gli incontri organizzati dal Club Amici del Toscano e i rappresentati di alcune eccellenze nel mondo. Tra queste, i produttori spagnoli di vini di regioni notissime come Rioja  e Catalunya con le masterclass organizzate dall’Ente Turistico Spagnolo o, dall’America Centrale, il viaggio affascinante tra i Rum dei Caraibi, dalla mixology alle versioni più invecchiate da meditazione. 

Ed a proposito: il Cocktail “StregOtto” a base di liquore Strega e Chinotto Neri è stato il più apprezzato dai presenti. L’edizione del 2026 si annuncia nel solco di questa attuale esperienza, risultata di evidente successo per il passo più dinamico ed esplorativo rispetto alle passate edizioni.

Intervista ad Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola

San Gennaro è appena trascorso ed il sangue si è sciolto alla presenza di migliaia di fedeli. Un buon segno di speranza per il futuro; un rituale celebrato anche nei dolci nel recente contest organizzato da Mulino Caputo presso il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Foto Giallo Limone ADV

Il futuro appartiene anche alle giovani leve della cucina, che cercano di seguire le orme dei genitori e degli esempi virtuosi di un mondo molto articolato. Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola ha avuto un solo mentore nella sua vita: il padre Vincenzo chef pluristellato michelin in tante strutture italiane.

Angelo, 23 anni compiuti da poco, vanta già una gavetta di tutto rispetto che lo ha riportato a casa in famiglia, per continuare il percorso di formazione nel campo della pasticceria e dei lievitati in team con il sous chef Antonio Della Monica che si occupa anche della panificazione. L’amore iniziale per il salato – in particolare nella partita degli antipasti – e poi la virata verso i dessert e le coccole di fine pasto narrano di un giovane talento disposto al sacrificio, alla passione per il mestiere e alla irrefrenabile voglia di crescere.

Foto Giallo Limone ADV

Angelo Guarino, com’è lavorare accanto a papà Vincenzo?

«Molto impegnativo non lo nascondo. Nessuno sconto, nessuna concessione anche e proprio per il legame di parentela che ci lega e che non deve costituire alcun favoritismo di sorta. Grazie a lui sto imparando tutti i segreti di un lavoro bello, quanto difficile».

Ci racconti l’idea del dessert “San Gennà… penzace tu” presentato in gara al concorso di Mulino Caputo?

«Il dolce è una tartelletta di pasta frolla, con lamponi e crema di mandorle, mousse di yogurt glassato al lampone, bigné con cremoso al té matcha e craquelin al cioccolato. L’abbiamo studiato e realizzato in un mese di prove, per renderlo equilibrato e mai stucchevole, con quel tocco rinfrescante finale dato dal cremoso al tè matcha».

Foto Giallo Limone ADV

Un sogno per il futuro?

«Lavorare all’estero dai nomi più importanti della ristorazione mondiale. Ma per quello c’è tempo, adesso sto bene ad Agerola a La Corte degli Dei con mio padre».

La difficoltà maggiore di essere oggi un pastry chef?

«Gli inizi, capire bene dosi, tecniche e preparazioni che devono essere meticolose. Proprio come l’antipasto all’inizio di un pasto, anche i dessert sono il biglietto da visita di un ristorante e della bravura della sua brigata in cucina. Sbagliarli compromette il giudizio complessivo dell’ospite».

E la tua soddisfazione più importante?

«Creare qualcosa che possa incontrare l’approvazione di mio padre Vincenzo. I suoi occhi felici che mi osservano all’opera sono il vero premio per ogni sforzo fatto finora».

Si ringrazia infine Luigi Apicella – Giallo Limone ADV per le foto inserite nel presente articolo.

Intervista a Gianni Rizzo del Poseidonia Beach Club di Marina di Ascea

Il Capitano Gianni Rizzo: “Il vero lusso oggi è lasciare il mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato”

Dal pescato locale alla certificazione ISO 20121: al Poseidonia Beach Club la sostenibilità diventa un modello di business e un atto d’amore per il Cilento.

Ospitalità, gastronomia e responsabilità. C’è un luogo nel cuore del Cilento dove il mare non è solo scenografia, ma protagonista di un progetto che ha scelto di trasformare la parola “sostenibilità” da semplice slogan a metodo di gestione. È il Poseidonia Beach Club, guidato dal Capitano Gianni Rizzo.
Dalla filiera corta con i pescatori locali all’energia solare, dalla cucina “zero spreco” al servizio pensato come esperienza relazionale, ogni dettaglio è parte di una visione: quella di un lusso autentico, capace di rispettare l’ambiente e valorizzare la comunità locale.
In questa intervista, Gianni Rizzo racconta come il Poseidonia Beach Club stia diventando un modello di ospitalità sostenibile, e perché il futuro del turismo passi dall’equilibrio tra bellezza, etica ed efficienza.

Gianni, partiamo da lei: qual è il suo rapporto personale con il mare?

«Il mare è la mia casa, il mio luogo di lavoro e il patrimonio che sento di dover proteggere. Quando si nasce e si cresce sul mare, si impara presto che ogni scelta, anche la più piccola, ha un impatto. Ed è da questa consapevolezza che nasce il nostro impegno quotidiano per la sostenibilità».

Se le chiedessi di mostrarmi cos’è davvero la sostenibilità al Poseidonia Beach Club, dove mi porterebbe?

«La sostenibilità non è uno slogan né un’etichetta da aggiungere a un menu. Per noi significa responsabilità concreta: ridurre l’impatto ambientale, rispettare i ritmi della natura, valorizzare il territorio e le persone che ci vivono. Ogni nostra decisione, dalla gestione delle risorse energetiche alla scelta dei fornitori, fino al modo in cui serviamo i nostri ospiti, è guidata da questa visione. Ecco, inviterei a passare una giornata qui da noi, per vedere come la sostenibilità non resti un concetto astratto, ma diventi un’esperienza concreta».

Quali sono le azioni sostenibili già in atto al Poseidonia?

«Abbiamo scelto la filiera corta, con accordi diretti con i pescatori locali, che ci garantisce il pescato fresco della piccola pesca costiera. Lavoriamo sulla sostenibilità alimentare, con menu “zero spreco” che raccontano un nuovo modo di cucinare. Siamo plastic free: niente plastica monouso, solo vetro, materiali compostabili e acqua microfiltrata in bottiglie riutilizzabili. Dal 2012 investiamo in fotovoltaico ed efficienza energetica. Infine, facciamo cultura e sensibilizzazione, con eventi come “Pizza Zero Spreco” o le serate green, coinvolgendo brand e professionisti come il nostro maestro pizzaiolo Cosimo Maiale».

State lavorando anche alla certificazione ISO 20121. Cosa significa per voi?

«Significa dare metodo e misurabilità al nostro impegno. Non parliamo di episodi isolati, ma di un progetto strutturato. Essere tra i primi beach club in Italia a ottenere questo riconoscimento vuol dire trasformare la sostenibilità in dati, processi e impegni verificabili. Non solo promesse».

Quanto conta il legame con il territorio?

«Ogni passo che facciamo non è solo per il Poseidonia Beach Club, ma per il Cilento. Ogni scelta, dal pescato locale, al pomodoro dei nostri contadini, dalle confetture fatte in casa fino all’olio e al vino di nostra produzione, ha un impatto diretto sull’economia locale. Quando un turista sceglie noi, porta valore a un’intera comunità: pescatori, produttori agricoli, artigiani, artisti. La sostenibilità diventa così un motore di sviluppo locale».

La gastronomia è anche un linguaggio identitario. Qual è la vostra visione?

«Per noi la gastronomia è un canale potente per comunicare valori ed emozioni. Il vero lusso non è ostentazione, ma cura assoluta delle materie prime e capacità di trasformarle in emozioni. Nei nostri piatti, lusso ed essenzialità si incontrano grazie a prodotti freschissimi cucinati con rispetto dalle mani esperte dello chef Costantino Buono, che esalta le eccellenze locali con sapienza e creatività. Questo è il lusso autentico del Cilento: genuinità, identità e rispetto per l’ambiente».

E per quanto riguarda il servizio e l’ospitalità?

«Abbiamo fatto nostra la filosofia di Will Guidara in “Un servizio pazzesco: l’ospitalità non è un gesto accessorio, è l’essenza del nostro lavoro. Ricordare il vino preferito di un cliente, offrire un piatto fuori menù a un bambino, regalare un tramonto speciale: sono i dettagli che creano ricordi indelebili. La sostenibilità non è solo ambientale, è anche relazionale: creare legami autentici, emozioni che restano. Questo è il nostro modo di dare “un servizio pazzesco”: mettere l’anima in ogni gesto, perché ciò che resta non è solo il gusto, ma il ricordo di come abbiamo fatti sentire i nostri ospiti».

Guardando al futuro: che ruolo può avere l’intelligenza artificiale nella vostra realtà?

«L’AI non è un fine, ma un mezzo. Può aiutarci a ottimizzare risorse, ridurre sprechi, migliorare la gestione energetica e personalizzare il servizio, sempre nel rispetto della privacy. Può fornire dati misurabili sul nostro impatto. Per noi è un alleato della sostenibilità: libera tempo ed energie per ciò che conta davvero, ovvero accoglienza, relazione, autenticità».

Come si traduce tutto questo in una gestione sostenibile dell’impresa?
«Un ristorante è un ecosistema complesso. Il management sostenibile per noi significa: ridurre sprechi alimentari ed energetici, offrire qualità che educa e sensibilizza, guidare lo staff con valori condivisi e fidelizzare i clienti coinvolgendoli in una comunità. Non puntiamo solo al profitto immediato, ma a un ciclo virtuoso di valore che resiste nel tempo.
Un aspetto per noi fondamentale è anche il coinvolgimento delle nuove generazioni: vogliamo offrire a tanti giovani cilentani, che hanno maturato esperienze di studio e lavoro internazionali, un luogo dove esprimersi e contribuire con la loro competenza alla valorizzazione del territorio. In questo modo, la sostenibilità diventa anche opportunità di crescita umana e professionale, e il Poseidonia Beach Club si trasforma in una piattaforma che restituisce valore al Cilento attraverso le persone che lo abitano».

Abbiamo parlato di sostenibilità, gastronomia, ospitalità e innovazione. La domanda che resta è: che cosa lasciamo dietro di noi? «Noi vogliamo lasciare meno plastica nel mare, più valore ai pescatori e ai produttori locali, più cultura del rispetto e aziendale. La sostenibilità non è moda né marketing, ma responsabilità e coraggio. Per questo crediamo che il vero lusso non sia possedere di più, ma impattare di meno. Ed è il cammino che continueremo a percorrere, con dignità e passione perché qui al Poseidonia Beach Club, ogni piatto racconta una storia, ogni gesto crea un legame. Qui il vero lusso è far parte di qualcosa che lascia il mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato. Il futuro non ci chiede di brillare, ma di restare. Con rispetto, con coraggio, con anima».