La “pizza sunset” da Regina Margherita risalta il momento d’oro del turismo a Napoli

Un cestino croccante di pane pizza, ripieno di patatine fritte, olive, frittatine e focaccia con pomodoro ed un limoncello spritz, drink a base di limoncello d’Amalfi, prosecco e soda. Davanti agli occhi il lungomare di Napoli e Castel dell’Ovo, resi ancor più splendidi dalla scelta ardita dell’Amministrazione di qualche anno fa, di creare un’isola pedonale turistica.

Da Regina Margherita i colori ed i sapori del capoluogo partenopeo vengono tradotti in esperienza gastronomica fuori dai canoni del sofisticato palato gourmet, meglio rappresentanti del concetto ancora democratico di divertirsi e stare bene senza spendere per forza un occhio della testa. Non significa, ovviamente, sacrificare sull’altare della quantità il giusto compromesso tra materie prime scelte e proposte di buona qualità.

I numeri hanno sempre incuriosito e talora spaventato la stampa di settore; spesso si pensa, con qualche pregiudizio, che ci possa essere un danno ad un certo tipo di ristorazione ormai standardizzata. Non tutto ciò che è fumo è però anche arrosto, per citare un famoso motto anglosassone. Di sicuro ci sono sempre margini di miglioramento e i chioschi o piccoli negozi angusti take away semi fantasma, la fanno a volte da padrone nell’immaginario godereccio dei giovani. Ma in tale contesto sociologico non semplice da analizzare, esistono realtà consolidate come trattorie, ristoranti e pizzerie che riescono a far numeri da capogiro, offrendo comunque pietanze di buon livello.

Davanti ai forni a legna di Regina Margherita troviamo Gennaro Verdini e Marco Corbi, in cucina gli chef Raffaele Sgueglia e Ferdinando Toscano, in sala i direttori sono Simona Di Vicino e Raffaele Muriello. Andrea Macchia, uno dei soci, commenta così il felice momento: «Ogni giorno registriamo una grande affluenza di turisti; adesso vogliamo aprirci ancora di più alla città, strizzando l’occhio ai giovani. Di qui l’idea di questo speciale aperitivo da gustare al tramonto, ma non solo, e da vivere in completo relax. Ci troviamo in un angolo d’oro, dove è possibile godere di momenti particolarmente affascinanti, approfittiamone».

A febbraio, mese dell’amore, è giunta in tavola la pizza margherita love is in the air a forma di cuore e, per i vegani, la speciale ortolana con pomodoro, peperoni, melanzane, friarielli. A Carnevale invece si potrà ordinare la pizza stella, colorata e multi gusto. «Il successo – ribadisce Macchia – non nasce solo dalla qualità degli ingredienti, ma anche dalle idee, dalla puntualità del servizio, dalla competenza dello staff, dall’accoglienza. Ammetiamo anche che  Napoli, con il suo meraviglioso lungomare, il Castello e il fascino del panorama, sotto questo punto di vista ci dà una bella mano»

Ad aggiungere valore alla crescita delle presenze in città è stato il cosiddetto “fattore C” come Calcio: quello dei successi conseguiti dalla squadra biancoazzurra del Napoli. Considerazioni fatte proprio con Simona Di Vicino e con i colleghi presenti, che hanno vissuto la trasformazione epocale rispetto agli anni del primo scudetto.

Allora, era il 1987, la gioia restò confinata solo in Campania; oggi esiste invece una consapevolezza, unita alla comunicazione globale, ben differente, che apporta beneficio all’intero comparto turistico. Inoltre i lavori pubblici realizzati e quelli in fase conclusiva, hanno abbellito e resi maggiormente accessibili, al visitatore italiano ed estero, quartieri che una volta erano preclusi alle visite, perché emblemi del disagio e della povertà. Quei luoghi sono adesso rinati e godono di luce riflessa, quella della legalità nel segno vincente dell’enogastronomia.

Chi l’avrebbe detto un tempo, eppure oggi siamo qui a brindare e godere delle eccellenze di uno dei posti più belli del mondo. Anche con una fetta di pizza simbolo del Made in Italy ed un cocktail a chilometro zero vista mare, da Regina Margherita.

Pizzeria da Mimì ad Aversa festeggia i suoi primi 60 anni

In Campania la cultura del mangiar bene è diffusa a macchia di leopardo. Te ne accorgi appena entri in un locale, dagli arredi e dalle piccole cose che formano il concept imposto dal titolare. Esistono luoghi che sembrano, solo in apparenza, lontani dall’evoluzione moderna della gastronomia e che poi si rivelano autentici pionieri visionari. Un risvolto agrodolce di un settore in grande fermento, che agita da un po’ l’Italia stessa.

Una storia che ha vissuto in parte anche la pizzeria da Mimì di Aversa, giunta al traguardo onorevole di 60 anni d’attività e attualmente guidata dai fratelli Antonio e Vincenzo Molitierno. Ad aprire il locale nel 1964 a pochi passi dal centro storico con l’insegna “I tre fratelli” sono il papà (Mimì) e gli zii di Antonio e Vincenzo. Nel 1982 due dei tre fratelli si spostano verso altre attività lavorative e Mimì, insieme alla moglie Alba, resta unico titolare del locale che cambia nome prendendo quello attuale. Nel 2019 avviene il passaggio di testimone ai figli anche se Mimì e Alba continuano a essere presenti in modo costante nel locale seppur con discrezione.

Dopo la ristrutturazione durata 18 mesi, il locale riapre con maggiori spazi e una proposta più ampia. Non significa dimenticare il passato, comprese le ricette che hanno fatto scuola come il pollo al forno con patate, i crocché e la pizza in teglia. Significa dare un’immagine diversa, accogliente, calorosa e contemporanea.

Antonio e Vincenzo hanno conservato con amore gli insegnamenti dei genitori, puntando a loro volta sull’innovazione. Si sono adeguati, con elasticità, alle tendenze e ai gusti della clientela ormai preparata e pronta a verificare, con gli strumenti della comunicazione, ogni elemento del racconto culinario. Immancabile, quindi, l’idea di un menù degustazione che non parli solo di pizza, magari con abbinamenti intriganti tra vino con l’azienda Masseria Campito, e la birra artigianale del Birrificio Karma.

Persino i cocktail, con l’esperto barman Gaetano di Laora a spingere in alto l’asticella del pairing miscelato. E non è detto che l’eccezione non diventi in futuro una sana regola valida per ogni stagione. La degustazione delle ricette, organizzata per la stampa dalla giornalista Laura Gambacorta, ha fatto comprendere ancor di più, casomai ce ne fosse bisogno, che gli imprenditori della ristorazione in Campania hanno inventiva, spirito di sacrificio e passione. Nulla però sarebbe realizzabile senza le materie prime di un territorio articolato e unico nel suo genere, invidiato da tanti e sovente dimenticato da chi ci vive…

La Tradizione su stecco (Salsiccia e friarielli napoletani avvolti in pasta fillo su una base di crema di ceci), è realizzata in chiave fusion con una pastella da frittura che ricorda quelle orientali, ben corroborata dal contrasto broccoli – crema di ceci.

Il Pacchero napoletano è fantasia allo stato puro, con il ripieno morbido di pollo cotto al forno secondo l’antica tradizione di Mimì, provola e pecorino, impanato in crumble di torinesi.

Efficace la Margherita Aversana (Pomodoro San Marzano Dop, mozzarella di bufala campana Dop, parmigiano reggiano Dop 30 mesi, basilico fritto e olio extravergine d’oliva), anche se fuori dagli schemi convenzionali di chi desidera maggior compattezza di sapori in quest’autentico cult.

Straordinaria, invece, la pizza Identità napoletana (Mozzarella di bufala campana Dop, maialino cotto a bassa temperatura, pesto di rucola, crema pasticcera salata e di papaccelle napoletane), che evoca per osmosi quei ricordi teneri da madeleine vissuti da Proust pensando alla sua gioventù. Parimenti chi è nato al Sud non può dimenticare i profumi della cucina delle nonne, tra cipolla, peperoni, ragù e fritture varie.

Il padellino multicereale con germe di grano Zafferano e ‘nduja (Fiordilatte, patate allo zafferano profumate al rosmarino, capocollo e ‘nduja di Spilinga), è verace dall’inizio alla fine, forse troppo nell’ardente scia piccante.

Infine il “dessert” proposto nella classica chiusura pasto partenopea: il formaggio. La pizza 5 Casi (Mozzarella di bufala campana Dop, blu di bufala, cacioricotta cilentano presidio Slow Food, caciocavallo antico di Gragnano, fiocchi di crema cacio e pepe, olio extravergine d’oliva e all’uscita confettura di antico pomodoro cannellino flegreo) rientra nel concetto di “pannosità” utile a stemperare definitivamente la fame, indicando alla mente che è giunto il tempo per alzarsi dalla tavola sazi e soddisfatti.

Alla luce di quanto assaggiato, non stupisce che Gambero Rosso abbia inserito il locale nella Guida delle Pizzerie d’Italia 2025 con 2 spicchi. Finale tra chiacchiere, sorrisi e l’eccellente cocktail Sherlock a base di mezcal, soda, bitter alla cannella e garnish di blu di pecora.

Pizzeria da Mimì

Via Salvatore Di Giacomo, 52

Aversa (CE)

Tel. 338 8867603

www.pizzeriadamimi.it

Aperto solo la sera.

Giorno di chiusura: martedì

Ciro Savarese reinventa il piacere di stare in pizzeria con il Menù Evoluzione 2.0

Finalmente torna protagonista il piacere di stare a tavola! Lo affermiamo senza timori: la corsa all’assaggio rapido, al pasto veloce per raggiungere i propri ozi od occupazioni varie non è contemplata nel nuovo Menù Evoluzione 2.0 di Ciro Savarese.

Le origini

Ciro Savarese (classe ’78) proviene dalla famiglia Oliva, che ha scritto la storia della pizza a Napoli. Si avvicina al mondo dell’arte bianca sin da bambino seguendo le orme del nonno Ciro e del padre Giuseppe e, nel novembre del 2002, comincia il suo percorso in solitaria aprendo ad Arzano Anema & Pizza, inizialmente solo con servizio da asporto.

Nel tempo si sono aggiunte altre due sale che consentono a Savarese di diventare un importante riferimento non solo per Arzano. A novembre del 2018 inizia il totale restyling del locale che alla riapertura prende il nome del titolare divenendo “Pizzeria Ciro Savarese”, conseguendo presto i 2 spicchi nella Guida delle Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso.

Ciro Savarese Lab

Nel 2023 un altro tassello al progetto imprenditoriale: l’apertura di Ciro Savarese Lab, interamente dedicato alla produzione artigianale “top quality” di fritti della tradizione napoletana per forniture ad aziende ristorative di tutta Italia. Ben 15 tipologie di fritti tra crocchè, frittatine e arancini, che il cliente finale deve solo rivestire con la giusta panatura e friggere.

Il Menù Evolutione 2.0

La proposta, dal valido rapporto qualità prezzo pari a 40 euro a persona (acqua inclusa, vini e bevande escluse), è stata arricchita per l’occasione da una selezione vini a carattere regionale, scelti per la presentazione ufficiale alla stampa. Previste incursioni a tema non solo nel vasto mondo dei lievitati, ma anche tra fritture, carne e persino dessert.

Il tutto per garantire al cliente l’assaggio di ricette utili a stimolare il piacere di stare a tavola, senza andare di fretta; una ricerca del tempo perduto, quello che non si concede mai a noi stessi, specialmente quando si tratta di eccellenze enogastronomiche.

Ciro Savarese infatti, aiutato dalla moglie Anita e dai figli Alessandro e Angelo, propone divagazioni in tema internazionale, non ragionando sempre su materie prime locali. Ne nasce un viaggio di sapori ricco di contaminazioni in chiave moderna.

Fulgido esempio l’amuse-bouche, arancino di riso acquerello con zafferano e chorizo de bellota su salsa al formaggio iberico di pecora. O il crocchè di patate d’Avezzano al baccalà con maio al limone e gel di frutta esotica. L’inizio del percorso degustativo conferma la valenza del fondere ingredienti e tecniche differenti in cucina, per non adagiarsi sugli allori.

L’arrivo delle pizze è reso ancor più gradito dalla versione classica “Regina Margherita” con impasto napoletano tipo 0, condita da pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala campana e parmigiano reggiano 24 mesi.

Ben presentata la pizza alla pala “Viaggio in Lucania”, esperimento ardito dei Savarese per la complessità nel dover unire il fior di latte con peperone crusco, fonduta di canestrato di Moliterno, lonzarda di maiale e riduzione d’Aglianico del Vulture. Manca poco alla perfezione, magari attraverso un maggior controllo della spinta sapida finale.

Le Genovese di carne con cui è farcito il mini bun è realizzata secondo l’antica tradizione partenopea, con i migliori tagli ideali per avvicinarci al gran finale: il capolavoro padellino di mare con impasto alla ‘nduja, insaporito da baccalà in oliocottura, scarola riccia, salsa di mozzarella, maionese alla soia e melagrana. Il miglior piatto della serata, che esprime il concetto futuro degli impasti aromatizzati.

La torta caprese con cioccolato monorigine del Perù – distretto di Pachiza – mandorle di Toritto presidio Slow Food, salsa alla vaniglia e gel di lamponi chiosa un momento di estrema rilassatezza: quella voglia di sorridere e parlare di cibo, senza pensare per forza allo stress dei tempi moderni.

Un ringraziamento alla giornalista Laura Gambacorta, in qualità di ufficio stampa, per l’ottima organizzazione della serata.

Pizzeria Ciro Savarese

Via Napoli, 208

Arzano (Na)

Tel. 081 5732673

www.cirosavarese.it

Ciro Savarese Lab

Via Taormina, 9

Arzano (Na)

Tel. 379 1985795

www.cirosavareselab.it

I Fontana: storie di pizza e di famiglia

Un mondo affascinante quello dei maestri pizzaioli d’Italia. Ancor più se a parlarne è un degno rappresentante della Campania, dove la pizza, uno degli alimenti più riconoscibili e replicati nel mondo, ha mosso i primi passi. Pietro Fontana la gavetta la conosce alla perfezione: da assistente alle vendite accanto al papà, fino alle prime esperienze davanti al forno, sia in Italia che all’estero.

Proprio al rientro dalla Germania decide di perfezionarsi in vista dell’apertura di un locale in proprietà. Grandi mentori come Giorilli e Bonci gli insegnano l’arte della lievitazione, vero scoglio da superare per avviare un’impresa di successo o un’improvvisata attività poco durevole. Farine a diverso grado di raffinazione o abburattamento, temperature controllate di lievitazione, utilizzo del criscito, della biga o del lievito madre, forni a doppia cottura e quanto possa rendere uniforme una pizza rispetto all’altra, per evitare spiacevoli recensioni da parte dei clienti.

Pietro e Melania – “I Fontana”

Il progetto “I Fontana” prende piede con la moglie Melania Panico a Somma Vesuviana (NA) il 6 marzo del 2020, alla vigilia della chiusura per pandemia. Nel maggio 2022 viene aggiunto un ulteriore tassello, I Fontana Rustico, un locale dedicato a pizza in teglia e fritti. A fine 2022, poi, apre anche a Pomigliano d’Arco I Fontana Deluxe, locale attualmente fermo per mancanza di personale, incentrato su pizza in pala, padellini e pizza romana.

Tutta la famiglia collabora al perfetto andamento delle pizzerie, avvalendosi di Perrella Distribuzione per la carta vini, composta e ben gestita anche grazie all’interesse di Melania per il mondo della sommellerie in vista di un futuro da esperta di settore. Ben 140 i coperti, attenzionati con cura dai ragazzi di sala giovani e sorridenti, che predispongono bene ad una serata in allegria, come dovrebbe essere l’antica usanza del recarsi in Pizzeria.

Nulla contro i gourmand, ma bisognerebbe ripristinare il senso reale delle cose evitando di rendere eccessivamente ingessata e snaturata l’essenza stessa di un prodotto, che ha visto una diffusione pressoché ubiquitaria per la sua formula easy a portata di tutte le tasche. Una forma di democrazia indiretta efficace persino più di tante Istituzioni sovranazionali. Non si può pretendere, seppur nel nome della ricerca estrema di qualità e inventiva, di proporre conti salatissimi ormai insostenibili per la maggior parte delle famiglie.

In tale contesto Pietro Fontana ha scelto di contenere la spesa media per gli avventori, proponendo comunque pietanze ricche di classe e personalità, con un occhio verso la tradizione e i ricordi di famiglia. Proprio da un Vecchio Ricordo parte la nostra degustazione, una pizza il cui impasto è realizzato con criscito, farina di grano e cereali, ricoperta da tre tipologie di pomodori (rosso, arancione e giallo) del Vesuvio saltati in padella, origano di montagna, aglio fresco tagliato a mano e olio.

Tra le Pizze Concept evidenziate nel menù, la straordinaria Metamorfosi di carciofi con colata di pecorino dei Monti Lattari, carciofi arrostiti, provola di Jersey, pesto di aglio orsino, tartufo nero Uncinatum, maggiorana, pepe di Sarawak e olio, il cambio di mentalità di Pietro verso l’idea di pizza gourmet e, probabilmente, tra le migliori assaggiate in Campania per equilibrio di sapori.

Interessante e delicata anche la “Evoluzione” Scarola con fior di latte di Jersey, scarola riccia a crudo, colatura di alici di Cetara, olive itrane, papaccelle in agrodolce, primo sale e olio, ben rappresentante dell’identità partenopea con le sensazioni che si avvertono, ad esempio, nella natalizia insalata di rinforzo.

La Sotto Terra con provola di Jersey, funghi porcini freschi saltati al burro, funghi porcini a crudo, sale Maldon, pepe di Sarawak, tartufo nero pregiato, melagrana, germogli e olio abbraccia la modernità nella proposizione di un frutto croccante come la melagrana.

Finale scelto tra “La ruota di Carro” del diametro di 38 cm, con la 081 autentica declinazione di formaggi, tra fior di latte di Jersey Caseificio Aurora, basilico, olio evo e all’uscita stravecchio di Bruna Alpina sempre del Caseificio Aurora. Le materie prime fanno davvero la metà del lavoro. 

I Fontana Pizzeria

Via Annunziata, 58

Somma Vesuviana (NA)

Tel. 081 7081589

I Fontana Rustico

Via Aldo Moro, 36

Somma Vesuviana (NA)

Tel. 081 3181500

www.ifontanapizza.it

Giacomo Garau: inaugurata la nuova sede della pizzeria Olio&Basilico a Vitulazio

LA PIZZA CONTEMPORANEA DI GIACOMO GARAU APRE LA NUOVA SEDE “OLIO&BASILICO” A VITULAZIO PER OMAGGIARE LA TRADIZIONE DELLA PIZZA DELL’ALTO CASERTANO E RAFFORZARE LA SUA APPARTENENZA ALLA CITTA’ DI BELLONA, STORICAMENTE SIMBOLO DELLA PIZZA AMERICANA

Comunicato Stampa

Tradizione e creatività si incontrano nel nuovo progetto imprenditoriale di Giacomo Garau, autore della pizza contemporanea in Campania. Di origini sarde e cittadino adottivo di Bellona, Garau omaggia con la nuova apertura di “Olio&Basilico” la città simbolo della pizza americana e rafforza il valore culturale delle origini della pizza. La nuova sede “Olio&Basilico” ha aperto ufficialmente i battenti domenica 15 dicembre 2024 a Vitulazio (CE), per proseguire i passi della storica pizzeria di Calvi Risorta nell’Alto Casertano, dove la pizza è ormai un’arte riconosciuta ovunque. 

Sperimentazione e contaminazioni nel linguaggio della lavorazione di Garau che decide, nuovamente, di portare avanti la sua impronta cosmopolita, dall’impasto alla selezione meticolosa delle materie prime, senza mai tradire l’autenticità della tradizione della pizza campana e la sua cifra stilistica innovativa e la sua metodologia di dettagliato artigiani della pizza contemporanea. Nel suo riproposto e rinnovato disegno di Olio Basilico, Giacomo mette insieme gli elementi della tradizione pizzaiola casertana, della storia che unisce Bellona agli States e del suo metodo assennato di studio, perfettibilità, e continua ricerca. Oggi, la città custodita dalla costola montuosa dei Monti Trebulani si è distinta per la sua visione innovativa del mondo della pizza, confermandosi capitale di una delle più iconiche tendenze gastronomiche.

Nelle definite traiettorie progettuali, Garau intende rinnovare il suo legame con la città di Bellona, promuovendosi ambasciatore della pizza contemporanea ma con approccio evoluzionistico partendo dalla vera tradizione e dagli ingredienti locali.  Anni di studio accurato dell’impasto da biga, ricercatezza degli ingredienti che rappresentando la cultura e l’eredità gastronomica dell’Alto Casertano. 

E’ la voglia di promuovere il territorio e la città che mi ha accolto a voler continuare e fissare una nuova sfida. Aprire a Vitulazio, città che confina con Bellona, simbolo della pizza americana, ha acceso in me la volontà di voler affiancare una parte essenziale quando si parla di pizza: la tradizione. Gli Stati Uniti rappresentano innovazione, modernità e futuro, l’Alto Casertano è tradizione, cultura e storicità – dichiara Giacomo Garau –  Ho sentito un richiamo forte a volere di unire due mondi così diversi ma così fondamentali l’uno per l’altro. La pizza contemporanea, che da sempre studio e ripropongo con accuratezza, e la città dove vivo, chiudono perfettamente il cerchio dei miei passi professionali

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Pizza & Falanghina: Gambero Rosso ed i vini del Sannio raggiungono le pizzerie nel mondo intero

Sannio Consorzio Tutela Vini, presidente Libero Rillo, punta con la Falanghina a un’affermazione dei vini campani su scala internazionale. Con l’entusiasmo che da tempo circonda l’intero ciclo della varietà, dal produttore al buyer e al consumatore, con il coinvolgimento di Gambero Rosso, nasce un’interessante iniziativa nel mondo della comunicazione enogastronomica, per collegare la Pizza, cibo italiano di culto nel mondo e la Falanghina.

Il progetto vede la luce durante la pandemia, ma proprio dall’intesa con Gambero Rosso e oggi, con Lorenzo Ruggeri nuovo direttore della testata, inizia ad essere percepito come spinta alla ripresa dei consumi popolari e di qualità. “Pizza & Falanghina” è nel tempo divenuto l’araldo di novità atte a ravvivare le pizzerie italiane europee. Centinaia di iniziative locali e una costante, determinata dedizione al suo successo hanno, ormai al principio del 2025, raggiunto molti degli obiettivi preposti.

Un esempio di cui viene dall’appuntamento svoltosi a Roma a “TAC THIN AND CRUNCHY” la nuova pizzeria di Valentina Zuppardo e del Maestro Pier Daniele Seu. Difficile immaginare un luogo migliore a Roma per riproporre il progetto: ambiente volutamente dadaista, creazioni di pizza estremamente cromatiche e leggerissime al gusto, ispirazioni eterogenee a offrire un menù elegante e diverso.

Ad esempio la Frittata della Domenica: una pizza bassa, azzimata e croccante, leggera, che propone crema di passata di patate e cipolle e pecorino, su un lettino di tenui foglie di carciofo. 

Oppure la classica napoletana “Provola e Pepe”, storica ma proposta in versione romana: bianca, con spezie e il suadente sentore fumée della ricotta affumicata, applicata prima e dopo gli inserimenti gustosi di pomodorino e basilico verde e rosso, a chiudere con pecorino spolverato e sesamo e una riduzione di soia con foglie di cavolo. 

L’esordio della degustazione è tuttavia  una occasione per la Falanghina in versione spumantizzata, da collegare a un bell’esempio della creatività di Pier Daniele Seu, che reinventa il concetto tutto romanesco dei “frittini” e crea due oggetti di puro interesse culinario.

La Frittatina di Pasta e Fagioli per ribaltare in 3D il concetto stesso di farne una originale versione in Supplì della pasta e fagioli. Gentile la consistenza dell’interno rispetto alla corteccia panata, che regge il vuoto camera occupato alla base dal tubetto col fagiolo coeso dal tomino di capra filante. È che bello il conflitto irrisolto tra il sentore di birra della pastella con la purea di fagioli, appena appena mediato da foglie di sedano.

E subito dopo, la Polpetta di Cecio Bollito che ripete la trasformazione in solido, grazie al guscio in pastella, di un piatto entry della cucina romana.

Si punta al connubio tra la salsa verde di sedano e timo con prezzemolo, aglio, sminuzzati e amalgamati con riduzione di aceto, e il bollito di carne bianca, a reggere la consistenza della crema di ceci che dà la struttura all’arancina. Un tentativo estroso e coinvolgente, grazie al match con le bollicine di Falanghina del Sannio “Jannare“ La Guardiense Brut.

La diversità di pizze assaggiate, tra le quali risalta quella Broccoli e Salsiccia interpretata con il ciauscolo marchigiano, offre il fianco al ruolo degustativo della Falanghina proprio come nell’intenzione del progetto. Il compito tocca a “Helza” di Pietrejonne, una Falanghina Metodo Classico, di colore giallo paglierino dal riflesso leggero dorato e brillante, di media consistenza e particolarmente giovane. Il match è spinto dalla fragranza lievitosa percepita nel vino, dai sentori di mughetto e erba, per poi virare verso banana e una dominante di gelso, dal finale di leggera ginestra infusa a un minerale calcareo. Al gusto è decisamente vegetale, conferma al palato di ginestra ed erbe ma emerge legittimamente la leggera nota agrumata mista a basilico, tipica della Falanghina del Sannio.

Ferme e ricche di personalità gli altri campioni che succedono alle bolle, nella degustazione delle varie selezioni di Pier Daniele Seu. Identitas 2023 di Cantina di Solopaca è una Falanghina classica con nota leggermente sfumata e balsamica,  giallo dorato con riflessi ambrati leggeri; al naso offre fiori gialli e legno faggio bagnato, mughetti ed erbe balsamiche e leggera sensazione di fiori di pero. Al gusto è glicemica e agrumata, strutturata con mineralità in equilibrio con la nota alcolica, tufacea eppure fresca: è ancora  giovane per apprezzarne l’equilibrio che verrà in almeno un anno di affinamento in bottiglia, ma c’è da dire che questa referenza appartiene alla “Selezione Oro” dal fiume Calore, dove il Consorzio ha scelto 5 vini di riferimento a rappresentare tutto il corso del fiume.

La seconda è di Aia dei Colombi Falanghina 2023 da Guardia Sanframondi. Offre al naso e al gusto più concentrazione e densità: al colore giallo paglierino dai riflessi dorati, brillante, accoppia maggior consistenza, un deciso aroma agrumato e leggermente legnoso di faggio, con finale di salvia e basilico. Sapientemente agrumata, fruttata di gelso e vegetale di ginestra,  con una sfumatura eterea e un finale di leggero fumè.

Il consorzio sannita gioca quindi una parte operativa centrale, nella degustazione odierna come nel progetto, assolvendo a due compiti strategici: mantenere unite le precedenti 5 denominazioni locali, generando progetti come questo con Gambero Rosso, e poi associare al gusto sulle tavole di tutti i ristoranti una DOC cavallo di battaglia del vino italiano nel mondo, la Falanghina, e la pizza, che è sia innovativa sia vera identità italiana nel mondo.

E ne ha ben donde, dati i numeri:

Il Sannio ha 10mila ettari vitati e molteplici zone geologicamente diverse e ora alluvionali, ora vulcaniche. Il ruolo e la forza di cooperativa de La Guardiense a Guardia Sanframondi consiste nella capacità di promuovere assieme tutte le produzioni di questo benedetto alveo geologico e agricolo. La produzione vitivinicola nel Sannio è infatti quasi la metà della produzione campana, toccando l’85% prodotto di Falanghina rispetto al totale della regione Campania.

Trieste Pizza apre anche a Bologna

Gli Etruschi la chiamavano Felzna, divenuta poi Fèlsina per i Romani. Terra fertile sì – le splendide colline lo testimoniano – ma anche necessario avamposto di frontiera da dove le merci transitavano verso le altre zone d’Italia. Bologna è tutto questo e molto altro: la città simbolo degli universitari, con l’Alma Mater Studiorum presente dal 1088, probabilmente la prima in Europa.

L’usanza studentesca (e non solo) della pizzetta veloce, da sgranocchiare in piedi al bancone o comodamente seduti, è un’idea che ha molto in comune con le origini imprenditoriali di Gabriele Ciferni e della moglie Laila Di Carlo, abruzzesi di cuore e di passione. Erano gli anni del boom economico, lungo le spiagge nascevano i primi stabilimenti e a Pescara iniziava l’avventura del Lido Trieste, frutto dell’intraprendenza di Gabriele, la cui mamma vendeva sulla battigia pizzette e bombe alla crema prodotte dal marito, ritornato a casa dall’emigrazione a Marcinelle, in Belgio, nota per il duro sacrificio pagato dagli italiani in termini di vite umane.

Non è la classica pizza al taglio proposta in questi luoghi con tradizione secolare. La pizzetta tonda al padellino di Trieste, è ormai esportata da nord a sud lungo lo Stivale e nel resto del mondo, con diversi punti vendita in franchising. La troviamo così anche a Roma, San Benedetto del Tronto, Senigallia, Fano e persino New York e Dubai (all’estero con il marchio “Tonda”).

E da poco più di un mese a Bologna, nella centralissima via Zamboni, civico 24, cuore della movida e della vita universitaria.

Cotta sul padellino di ferro blu in forno elettrico a 380 gradi, per assicurare la fragranza e l’alta concentrazione dei sapori in appena 16 centimetri di impasto bio, la tonda di Trieste ha accompagnato generazioni di pescaresi sin dal 1958, quando è nata nell’omonimo Lido sul lungomare Matteotti.

Nel nuovo punto vendita sono disponibili oltre trenta farciture su ciascun disco di pizza, formate da ingredienti cotti o aggiunti all’uscita. Nel menù, composto da una nutrita varietà di pizze rosse, bianche e una parte dedicata alla friggitoria, fanno ingresso anche materie prime come la mortadella Bidinelli, la porchetta, la zucca e il guanciale. Un’altra sezione altrettanto ricca, inoltre, è esclusivamente gluten free.

Ingredienti selezionati tra i vari presidi Slow Food: dal mix di farine bio all’olio evo bio; dal pomodoro ai latticini, passando per il peperone dolce di Altino e il formaggio pecorino di Farindola, e naturalmente al prosciutto di Parma, giusto per citarne alcuni. Un disciplinare interno ed il rigido controllo qualità garantiscono la massima espressione di quanto di buono rappresenti uno dei simboli del made in Italy come la pizza.

Artigianali anche le birre Almond e una linea di vini creata ad hoc da Gianni Sinesi, head sommelier al tristellato Casadonna Reale di Niko Romito, con la cantina Valle Reale di Popoli. E non ci si ferma alla pizza ma si possono gustare anche zuppe, insalate e primi piatti per pause pranzo, e ancora dolci fatti in casa, nelle tre ampie sale del piano superiore con wi-fi fibra e tv oppure nei 14 tavoli sotto i portici.

Gabriele Ciferni e Laila Di Carlo

L’imprinting familiare che caratterizza Trieste Pizza è stato dato pure al locale di Bologna, guidato in modo diretto da Ciferni e sua moglie, supportati da Matteo Quattrocchi e Gianni Caruana, oltre ad una decina di altri ragazzi neo assunti, tra cui anche studenti residenti nel capoluogo emiliano, ma formati rigorosamente nei punti vendita storici.

Trieste Pizza a Bologna è aperta tutti i giorni dalle 10:30 alle 23:00 e il venerdì e sabato fino alle 02:00.

Intervista ad Antonella Amodio autrice del libro Calici&Spicchi

N.d.r. pubblichiamo con piacere l’inserto del giornalista Gaetano Cataldo con l’intervista completa ad Antonella Amodio, dopo il successo editoriale del suo libro Calici&Spicchi, che vedrà presto un seguito con l’Atlante della Pizza e del Vino con proposte intriganti provenienti anche dall’estero.

Laureata in Scienze Umanistiche, giornalista e critico enogastronomico, Antonella Amodio è chiamata a presiedere a numerosi concorsi, collaborando con diverse testate giornalistiche nel diffondere la cultura del vino, della buona cucina, tra pizzerie e ristoranti. È stata allieva di Gualtiero Marchesi, grazie al quale ha affinato le tecniche culinarie Tra i vari titoli acquisiti e con tante esperienze maturate nel settore, conta un master in botanica con approfondimento delle erbe aromatiche, nonché il diploma di Bibenda Executive Wine Master della Fondazione Italiana Sommelier. Runner, maratoneta e tifosa dello sport in generale, Antonella ha percorso in lungo e largo il mondo a piedi con lo zaino sulle spalle mangiando pizze nei posti più disparati.

Da sinistra Nello Ferrigno direttore di Inprimanews, Antonella Amodio autrice di Calici&Spicchi e Gaetano Cataldo giornalista autore di 20Italie

Il suo libro Calici&Spicchi nasce per guidare i lettori in viaggio fatto di sapori ed emozioni, gustando appieno le eccellenze del territorio. Un testo unico al mondo, il primo del suo genere, dedicato al connubio pizza e vino, un armonico abbinamento che riesce ad esaltare e nobilitare uno dei piatti più conosciuti della tradizione partenopea e della Campania più in generale.

Il libro firmato dall’autrice Antonella Amodio, la cui prefazione è curata da Luciano Pignataro, svolge la propria funzione arrivando al cuore del lettore, senza creare l’imbarazzo in chi si avvicina per la prima volta al mondo del vino. Una maniera “smart & pop” di orientare senza forzature, riuscendo ad abbinare ad oltre cento pizze il vino più indicato, da un bianco delicato a un rosso corposo, passando per la freschezza e leggerezza di un rosato alla vivacità delle bollicine. Insomma uno strumento agile ed indispensabile, per appassionati e per esperti del gusto, per imparare a scegliere il vino giusto per la pizza del momento, con erudita competenza ma senza obbedire troppo alle regole.

Antonella Amodio scrittrice e giornalista

Benvenuta Antonella, per i lettori di 20Italie le vorremmo rivolgere qualche domanda

Da dove è nata l’idea del libro?

Dai ricordi di famiglia e dal profumo del pane fatto in casa anzitutto. Provengo da una famiglia contadina, dotata del forno a legna e quindi, sin da piccola, legata ai rituali e alle tradizioni della buona tavola e di ingredienti sani. Il libro è una mia maniera di restituire alla nostra memoria storica il legame dimenticato tra il vino e la pizza, che esiste da sempre.

Altre fonti di ispirazione?

Semplicemente mia madre. La mia passione per il vino alla fine ha coinvolto anche lei, accendendone la curiosità: mi chiedeva spesso cosa potesse abbinare ai suoi piatti, diventando un po’ la sommelière di fiducia delle sue amiche. Da questa esperienza familiare ho voluto trarre l’importanza di avvicinare le persone al vino con il mio libro anche con semplicità e leggerezza.

Un po’ come parafrasare Einstein… se riesci a farlo comprendere a tua madre vuol dire che hai capito cosa è il vino, insomma. La tua pizza preferita e abbinata a cosa?

Adoro la pizza provola e pepe con un Lacryma Christi rosso che abbia tutto il suo appeal vesuviano.

Ci parleresti dei tuoi abbinamenti prediletti con la pizza margherita e la pizza marinara? Anzi, magari due per ciascuna pizza, uno più territoriale e l’altro magari da altre regioni del vino…

Con la pizza margherita non ho dubbi: vino di Gragnano vivace e servito un po’ più fresco, ma anche un Ciliegiolo in purezza, magari ad una temperatura da rosato.

Per la marinara invece direi Piedirosso flegreo, per restare in Campania ed un Etna rosso, ma che sia Nerello Mascalese al 100% per favore.

E se dicessi pizza alla Nerano?

Direi anzitutto buonissima, poi che la berrei sia con un uvaggio bianco tipico amalfitano, a base di Fenile, Ripoli e Ginestra. Mi farebbe molto piacere proporre la Nerano anche con uno Chardonnay altoatesino d’alta quota, frutto di altrettanta viticoltura eroica, potente e armonico al tempo stesso.

Ma con una pizza all’ananas che beviamo?

Potremmo parlare anche di Sauvignon blanc, ma delle volte è il caso di suggerire anche l’acqua ed io con una pizza all’ananas la vorrei frizzante.

Ringraziando Antonella per averci raccontato dei suoi aneddoti familiari, per i suggerimenti e per le sue predilezioni, il profumo di pizza diventa sempre più insistente.

Domenico Fortino e Lorenzo Oliva titolari di Wip Burger & Pizza

Ed ecco il menu proposto durante la serata evento di presentazione di Calici & Spicchi presso Wip Burger & Pizza.

Iniziamo con una fresella di pane duro con caponata e pomodorino del Piennolo, olive taggiasche, capperi, sarde salate e melanzane sott’olio, arriva del prosciutto crudo 30 mesi e poi del culatello di suino nero casertano magistralmente tagliati a coltello da Carmine De Cristofaro, cortador stabiese, il tutto abbinato al Furore Bianco 2023 di Marisa Cuomo.

La prima pizza prende il nome di Sua Eccellenza ed è stata realizzata con farina di tipo ‘0’: in pratica una margherita condita con pomodoro rustico schiacciato a mano, mozzarella di bufala, scaglie di parmigiano, pepe in grani ed olio evo cilentano. A seguire una pizza guarnita con fior di latte di Agerola, pancetta aromatizzata al miele in tre cotture, carciofo, elemento da cui la tonda prende il nome, pecorino bagnolese e olio evo da mono cultivar di Ravece. Entrambe le pizze sono state abbinate al Costa d’Amalfi Rosato 2023 di Marisa Cuomo.

Andrea Ferraioli – Cantine Marisa Cuomo

La terza pizza proposta durante la degustazione, la Trame Estive, con impasto di farina tipo ‘1’ semintegrale, è composta da fior di latte di Agerola e la sua stracciata, lardo di razza casertana, fico, olio evo di Rosciola. Al termine una pizza molto intrigante in doppia cottura, chiamata Sensoriale, prima fritta e poi al forno: è stata fatto con un impasto di farina tipo ‘1’ al caffè, farcita con caprino spalmabile, tartare di gambero rosso di Mazara del Vallo, scaglie di cioccolato fondente, sesamo tostato, olio evo aromatizzato all’arancia. Entrambe le pizze sono state abbinate al Furore Fiorduva 2022 di Marisa Cuomo.

Al termine della presentazione del libro Antonella Amodio ha accolto con piacere il dono di un formato magnum di Mosaico per Procida, celebre bottiglia che ha inaugurato l’Umanesimo del Vino, dando giusta motivazione per gli evidenti meriti di scrittrice per essere ambasciatrice dell’Enogastronomia campana.

I Borboni si confermano tra le 50 migliori pizzerie d’Italia secondo la guida 50 TOP PIZZA

Comunicato Stampa

Anche per il 2024, I Borboni si riconfermano tra le 50 migliori pizzerie d’Italia secondo la prestigiosa guida 50 Top Pizza. Ideata da Barbara Guerra, Albert Sapere e il giornalista Luciano Pignataro, questa guida è la più influente nel mondo della pizza, selezionando le eccellenze in Italia e nel mondo con oltre 100.000 pizzerie esaminate.

L’annuncio, atteso con trepidazione, è stato dato al Teatro Manzoni di Milano, durante un evento scintillante presentato da Federico Quaranta, volto noto della Rai: I Borboni classificati al 40° posto su oltre 100.000 pizzerie in Italia e con l’accesso alla finale Mondiale di Settembre che decreterà le 100 migliori pizzerie al Mondo.

“Riconfermare questi risultati ed essere nell’élite dei pizzaioli, accanto a maestri che hanno fatto e continuano a fare la storia di questo antico e sempre in evoluzione alimento, è un’emozione profonda. Questa sensazione amplifica l’energia che dedichiamo al nostro lavoro e rafforza la passione che ci mettiamo ogni giorno e che ci dà la forza di fare sempre meglio,” dichiarano con orgoglio Valerio Iessi, Daniele Ferrara e Adriano Romano.

E del resto, buon sangue “borbone” non mente: basti ricordare l’avanguardia di re Ferdinando di Borbone, a cui si deve il merito della costruzione del primo forno a legna di Palazzo Reale a Capodimonte – lo stesso in cui nel 1889 venne cotta per la prima volta la pizza “alla Margherita”, dedicata alla regina Margherita di Savoia e poi diventata il piatto più celebre al mondo.

Dall’anno della sua apertura nel 2018, Valerio Iessi e Daniele Ferrara hanno portato avanti con dedizione e innovazione il percorso tracciato secoli prima da re Ferdinando. Impegnandosi a salvaguardare la nobile arte della pizza napoletana e a farla evolvere, hanno trasformato I Borboni in un faro di eccellenza.

Fin dalla sua nascita, I Borboni ha puntato su una sperimentazione costante, unita alla ricerca dell’eccellenza nella materia prima, studio attento degli impasti e alla valorizzazione degli ingredienti Made in Sud. Completano l’offerta una carta delle birre artigianali e una lista vini più volte premiata per la qualità e l’attenzione al territorio Campano.

Questo progetto visionario ha subito raccolto ampi consensi da parte del pubblico buongustaio e dei critici gastronomici, attirando l’attenzione degli esperti e guadagnandosi menzioni speciali in numerose guide di settore. I Borboni non sono solo una pizzeria, ma un simbolo di tradizione, innovazione e passione. Ogni pizza è un viaggio sensoriale che celebra la storia e la maestria della cucina napoletana, portando avanti con orgoglio l’eredità di re Ferdinando e scrivendo nuove pagine nella storia della pizza.

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Annullo filatelico per celebrare i primi 10 anni di Wip Burger & Pizza

Il sodalizio tra l’associazione culturale Identità Mediterranea e il Wip Burger & Pizza è tangibile a partire dalle attività di valore che si sono concretizzate nel locale nocerino, grazie alla lungimiranza di Lorenzo Oliva e di Domenico Fortino, a partire dal sostegno dei due imprenditori per Mosaico per Procida e per aver avuto la visione di importare nell’Agro Sarnese Nocerino il sake giapponese, rapportandolo alla Dieta Mediterranea. Questa relazione tra il Wip Burger & Pizza e l’associazione fondata da Gaetano Cataldo nel 2016 ha potuto sortire un altro risultato straordinario, assolutamente inedito per una pizzeria: infatti, identità Mediterranea, intercedendo presso la sezione filatelica locale e dopo un’attenta valutazione dell’istanza da parte della dott.ssa Elvira Graziano, funzionaria delle Poste italiane, ha ottenuto che il Ministero dell’Economia e delle Finanze realizzasse un annullo filatelico per celebrare il decimo anniversario dall’apertura del Wip Burger & Pizza.

Decisamente un’attività di grande rilevanza ed assolutamente inedita, almeno stando a quanto pervenuto, per il modo della pizza: a nessuna pizzeria, a quanto ci è dato di sapere, è stato mai dedicato un annullo filatelico. Soltanto nel 2016 la storica pizzeria Brandi si onorò di ottenere un annullo filatelico, ma per festeggiare il presunto 127° compleanno della Pizza Margherita.

Ma quali sono le ragioni addotte da Gaetano Cataldo per richiedere il prezioso timbro datario alle Poste italiane?

“Il Wip è stato creato da Domenico Fortino e Lorenzo Oliva il 3 luglio 2014 a Nocera Inferiore”.

Per quanto possa apparire eccentrica la richiesta di un annullo filatelico che celebri i primi 10 anni di apertura, in realtà andrebbe considerato quanto segue: la pizzeria WIP, il cui acronimo sta per “work in progress” nasce dal desiderio di riscatto di due giovani ragazzi che, per onorare la loro terra e dare valore alle eccellenze locali, facevano sacrifici per andare a Napoli con il motorino per rubare i segreti della vera pizza partenopea, lavorando nella storica pizzeria Gorizia al Vomero, e poter fare di Nocera Inferiore una meta per gli appassionati della tonda.

Nessuno avrebbe scommesso sul loro sogno e anche l’area dove il locale è ubicato non prometteva bene, per quanto pure vicinissima all’autostrada.

Nella realtà, non senza impegno, ma forti della conoscenza acquisita, Domenico e Lorenzo lavorano sodo e si fanno notare dal grande pubblico, che apprezza decisamente il loro impasto e le materie impiegate per condire la loro pizza. Il loro modello inclusivo ha consentito che artigiani delle eccellenze agroalimentari vedessero nel WIP una casa comune di modo che, a poco a poco, tutto l’Agro Sarnese Nocerino fosse rivalutato come terra fertile, di donne e uomini laboriosi, di storie e di tradizioni, di sapori e di inventiva.

C’è voluto del tempo ma, impegnandosi al massimo, compiendo viaggi verso territori di eccellenza al fine di studiare nuove farine, quindi nuovi impasti, olii extravergini di oliva, prodotti tipici come formaggi, salumi e conserve di mare, sempre attenti a valorizzare l’oro rosso, quindi il San Marzano, il Corbarino e il Piennolo del Vesuvio, alla fine il WIP ha cominciato ad avere l’attenzione di enogastronomi compassati e della grande stampa di settore. Sono state inaugurate serate dotte alla ricerca di abbinamenti tradizionali ed innovativi, presentazioni di bottiglie celebrative come Mosaico per Procida, incontri con la cultura giapponese, di presentazioni di libri, di incontri con gli imprenditori protagonisti dell’economia del Sud Italia, appuntamenti con il giornalismo, con tanto lavoro certosino e organizzazione alle spalle. Non sono mancati i premi, i riconoscimenti di specialisti come Luciano Pignataro, le menzioni sulla guida de il Mattino e del Gambero Rosso.

Il Wip è azienda virtuosa e laboriosa che oggi rappresenta un modello esemplare su come fare impresa, fare squadra e mettere al primo posto la rappresentazione più genuina del territorio ed il lavoro di contadini, allevatori, mastri casari, mastri norcini, sommelier e produttori dell’agroalimentare, tenendo sempre in conto le piccole associazioni che si battono per tutto ciò”. L’appuntamento è fissato alle ore 19:00 di mercoledì 3 luglio 2024, proprio nel decimo anno di attività, per celebrare ciò che il bello e il buono riescono a produrre per il territorio.

I referenti ed i funzionari postali, alla presenza di Paolo De Maio, primo cittadino di Nocera Inferiore, apporranno il sigillo su apposite cartoline, debitamente affrancate con valori bollati dedicati alla Dieta Mediterranea assieme ai proprietari del Wip Burger & Pizza, alla presenza del pubblico, delle autorità locali, di autorevoli personaggi del mondo enogastronomico, dello sport e della stampa.