La Pizzeria I Fontana di Somma Vesuviana presenta il menù gustoso per l’estate

Somma Vesuviana, via Annunziata: al piano terra di un grazioso stabile residenziale troviamo la pizzeria di Pietro Fontana, giovane e talentuoso pizzaiolo che ha unito la passione per l’arte bianca a un intraprendente spirito imprenditoriale.

Dopo anni di gavetta anche all’estero, Pietro apre il suo locale I Fontana nel 2020, l’anno della pandemia. Ma a dispetto del lungo periodo di crisi, la pizzeria compie un interessante percorso evolutivo e oggi è un’affermata e originale realtà del territorio.

Sperimentiamo le nuove proposte introdotte nel menù estivo e cogliamo l’occasione per conoscere da vicino il progetto e il moderno concept di pizza di Pietro. Al suo fianco la moglie, Melania Panico, che ha studiato per il locale un’interessante carta dei vini incentrata su proposte del territorio vesuviano, come Català 36, Metodo Classico brut da Catalanesca millesimo 2020. Una scelta voluta quella di dare ampio spazio al vino, ci spiega Pietro, grazie al fatto che Melania, aspirante sommelier, può consigliare i migliori abbinamenti con le pizze create.

Opera di Melania sono anche i fritti preparati giornalmente, come l’arancino alla parmigiana – riso carnaroli, ragù di San Marzano dop e melanzane alla parmigiana – piccola sfera croccante all’esterno dal cuore cremoso e aromatico, amuse-bouche che apre la nostra degustazione.

La proposta pizze di Pietro Fontana si contraddistingue per la stagionalità, la scelta accurata e la lavorazione delle materie prime, cosicché l’impasto con lievito madre al 95% di idratazione e settantadue ore di lievitazione diventa la base di un vero e proprio piatto a sé stante.

Iniziamo con la Quattro Passi a Nerano, omaggio all’omonimo ristorante tre Stelle Michelin della famiglia Mellino, che della Nerano hanno fatto uno dei loro cavalli di battaglia. Non la classica crema di zucchine a farcire l’impasto ottenuto da un mix di farina 0 e 1 rustico e gustoso. La zucchina, invece, in tutte le sue parti – frutto, fiore e pistillo – viene cotta a bassa temperatura, successivamente lavorata e condita con provola e parmigiano reggiano 40 mesi da vacche rosse.

Una guarnizione che nella sua apparente semplicità è capace di mantenere integre la freschezza e l’aromaticità di uno dei frutti tipici dell’estate, esaltandone la delicatezza.

La passione di Pietro Fontana, la puttanesca di tonno, diventa protagonista nella pizza successiva, La mia love story. Si tratta di una pizza in pala, friabile e leggera, condita con pomodoro, capperi, olive e ventresca di tonno; sashimi di ventresca di tonno del Mediterraneo, zest di limone e misticanza in uscita, aggiungono un tocco di freschezza a una delle espressioni più tipiche della cucina mediterranea.

In un menù estivo non può davvero mancare la melanzana. In Parmigiana alla brace viene utilizzata solo nella sua parte nobile, la polpa, per lasciare inalterata la naturale tendenza dolce del frutto ed evitare le tipiche sensazioni amaricanti conferite da buccia e semi. Provola, pomodorini ciliegini alla brace, olive itrane e capperi, chips di melanzana fritta in uscita completano la pizza, equilibrata e armonica in tutte le sue componenti gustative.

“Oggi la cottura esclusiva nel forno a legna è superata”, ci spiega Pietro, “il pizzaiolo può scegliere anche tra elettrico e gas, combinando più metodi di cottura per conferire consistenze particolari.”

Le sue pizze, dopo una prima cottura completa, passano per pochi secondi in un forno elettrico a camera bassa alla temperatura di 250°: in questo modo il cornicione assume una consistenza alveolata e croccante che si mantiene inalterata per lungo tempo.

La proposta di pizza al padellino è particolarmente elaborata e ben rappresenta una passione che travalica quella dell’arte bianca e sconfina verso tecniche di cucina, bagaglio di uno chef più che di un pizzaiolo. Transumanza ha come ripieno una crema di peperoncini di fiume, provola, peperoncini di fiume fritti, sottili fette di vitello cotto a bassa temperatura e salsa tonnata, quella originale, fatta partendo dall’uovo sodo e non ottenuta dalla maionese. Un condimento complesso nella varietà dei sapori che lo rende un vero e proprio piatto gourmet a tutto tondo.

Ma le proposte de I Fontana lasciano ampio spazio anche alle pizze classiche. La Ruota di Carretta 081 provola e pepe, è l’inatteso fuori menù che ci riporta alla tradizione della pizza napoletana, semplice e immediata, da mangiare con le mani, chiusa a portafoglio.

Chiudiamo la degustazione con una pizza dolce e golosa, Innesto di Margherita. La pasta viene fritta e asciugata al forno. Successivamente caramellata e farcita con fragole di diverse consistenze, ricotta di bufala lavorata con mandorle Armellina, dal particolare retrogusto amaricante, e un ultimo tocco di zucchero a velo e basilico.

Un menù dunque ampio e studiato per accontentare tutti i palati e i portafogli. Obiettivo ben chiaro nella mente di Pietro, che due anni dopo l’apertura della pizzeria, nel 2022, ha inaugurato un secondo locale nel centro storico di Somma Vesuviana. I Fontana Rustico, senza servizio ai tavoli, sforna solo pizze in teglia, accompagnate dalle proposte più tipiche di frittura napoletana.

I FONTANA

Via Annunziata 58

80049 Somma Vesuviana (NA)

Maturazioni a San Giuseppe Vesuviano: quando una pizza ti cambia la vita

Ogni favola a lieto fine comincia con la frase “c’era una volta”. Anche quella di Antonio Conza – pizzeria Maturazioni a San Giuseppe Vesuviano – inizia così… C’era una volta, tanti tanti anni fa, un ragazzo dal cuore sincero e ambizioso. Da San Giovanni a Teduccio percorse la strada difficile nel settore del commercio di articoli per uffici.

La passione e lo sguardo verso il mondo luccicante del food però l’ha sempre avuta. Sono cose che accadono senza un motivo preciso. Un talento impresso nel corredo genetico e che all’improvviso si attiva risuonando come un martello pulsante nella mente del predestinato.

Antonio e la moglie Gabriella Esposito sono stati veri outsider nel mondo pizza & affini. Anche nella comunicazione, gestita da Gabriella con la sua visione illuminante del concetto “a pizz è femmena”, motto contemporaneo, democratico, alla portata di tutti.

Che tante cose funzionino nella maniera giusta, quando se ne occupano le donne, è una considerazione di fatto che bisogna tenere a mente in tempi delicati e sofferti. Lo staff di Maturazioni è all’avanguardia anche nella percentuale elevata di “quote rosa”, un aspetto che in una società veramente inclusiva non avrebbe motivo di essere evidenziato.

Antonio ha scelto metaforicamente di sporcarsi le mani tra forni e farine, imparando il mestiere da autodidatta dopo un breve corso di avviamento. Tanto studio e tanta sperimentazione, al limite della sopportazione fisica, specialmente durante il periodo buio della pandemia, quando il laboratorio di lievitazione era l’unica speranza di gioia su cui aggrapparsi.

Credere, ricominciare e mai demordere. Il volli e volli sempre e fortissimamente volli di Vittorio Alfieri, esempio lampante di mille storie di vita cambiate in positivo grazie alla pizza. Le maturazioni prima dei cuori e dello spirito dei protagonisti e poi delle ricette proposte tra quattro tipi di impasto differenti e ingredienti di qualità assoluta, lontani dalle regole del servizio come in catena di montaggio.

Eppure i numeri parlano chiaro: in certi periodi dell’anno si superano i 400 coperti al giorno. Il segreto per non scontentare nessuno risiede nel gioco di squadra e in una linea organizzata alla perfezione, dove offrire il contributo personale al successo.

L’ampia degustazione delle proposte di Maturazioni in un momento conviviale organizzato dalla giornalista Francesca Panico, ha preso avvio dai fritti fatti in casa. Il classico crocchè alla napoletana, la gustosa frittatina di pasta con besciamella e fonduta di parmigiano e una rivisitazione della Nerano con stracciata di bufala e chips di zucchine. Croccantezza e realizzazione magistrale della frittura asciutta e compatta, tra le migliori da segnalare nei locali della Campania.

La selezione dal menù pizze prevede invece l’immancabile Marinara con pomodorino San Marzano schiacciato a mano, pesto di aglio Orsino e origano di collina del Monte Saro. La valutazione complessiva sul lavoro di un bravo pizzaiolo si nota proprio nelle pizze tradizionali come questa o come la Margherita, la vera “regina”.

Come un celebre motto del capolavoro di Scarpetta Miseria e Nobilità: “se sono fresche te le pigli, sennò desisti”… entrambe le pizze sono state le migliori della serata e questa la dice lunga su quanto ancora abbiano da raccontare nel presente e nel futuro, nella competizione con le special contemporanee oggi amate dal pubblico.

A tal riguardo di notevole complessità è la versione doppio crunch con tre fasi di lievitazione di cui la prima a vapore e tre cotture, incluso un particolare shock termico per dare maggior friabilità al morso. Condimento realizzato da parmigiana con provola, formaggio Stravecchio di Bruna Alpina e datterino dry. Una pizza da condivisione, dove ogni fetta lascia il segno nel palato e nella mente dell’avventore.

Finale prima dei dessert su ruotino con fior di latte, peperoncini verdi di fiume, salsiccia a punta di coltello, cotta “a doppia allampiata” ovvero due volte, prima e dopo l’inserimento del topping. Nitidi i sapori e le consistenze, altrettanto profonda la persistenza all’assaggio.

Coccole conclusive tra disco di pasta dolce lievitato, crema pasticcera e amarene sciroppate rievocazione della zeppola di San Giuseppe e montanarina alla confettura d’albicocca varietà Pellecchiella del Vesuvio.

Rivedibile la carta dei vini, giusta nella proposizione di etichette locali tratte da piccole realtà, ma da potenziare per numero di referenze. L’abbinamento pizza-vino dimostra ormai la giusta sintesi e maturità nel creare cultura e stimoli a chi vuole vivere un’esperienza appagante, con un valido rapporto tra qualità e prezzo.

Il 21 giugno al Teatro della Legalità Casal di Principe presentazione di “Di-vino e Di-verso”

il vino prodotto con bambini nello spettro autistico su terreni confiscati alla criminalità organizzata

Sabato 21 giugno (ore 10,00) al Teatro della Legalità Casal di Principe (CE) si presenta un’iniziativa che coniuga agricoltura sociale e autismo. 500 bottiglie di Asprinio di Aversa “Di-vino e Di-verso”, con etichette e scatole realizzate dai bambini nello spettro autistico dell’associazione Kairos, saranno prodotte nella vigna affidata alla cooperativa Eureka di Casal di Principe e successivamente vendute per finanziare le attività dell’associazione.

La produzione sarà curata dalla Cantina Vitematta che sui terreni confiscati alla criminalità organizzata mette all’opera gli adulti affidati ad Eureka per motivi penali o psichici accanto ai vignaioli esperti della cantina.

Partecipazione degli ultimi, riutilizzo per fini sociali di beni confiscati alla camorra, tutela dell’alberata aversana, prosecuzione della tradizionale e storica produzione dell’Asprinio di Aversa, riscatto del territorio di Casal di Principe, raccolta fondi per le attività dell’associazione Kairos, questo e molte altre nobili tematiche si uniscono nel progetto Di-vino e Di-verso.

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Al termine della presentazione ci sarà una degustazione di pizze a cura del maestro pizzaiolo Antonio Della Volpe de “La Vita è Bella” di Casal di Principe (abbiamo scritto già del suo impegno nell’articolo Pizzeria La Vita è Bella a Casal di Principe: solo nella legalità si può puntare alla qualità).

Di-vino e Di-verso è patrocinato dal Movimento per la Giustizia – ART. 3 ETS e dal Comune di Casal di Principe.

Programma:​​​ ​​

Dallo spettro alla luce: un progetto Di-vino e Di-verso

21 giugno ore 10.00

Teatro della Legalità Casal di Principe

Interverranno:

Ida Teresi, Sostituto Procuratore nazionale DNA 

Carabinieri Nas Caserta

Salvatore Schiavone, Direttore icqrf Italia meridionale

Marisa Licenza, Vicepresidente di Kairos, Docente e Mamma

Vincenzo Letizia, Presidente Coop. Eureka

Pietro Iadicicco, Delegato Ais Caserta

Gaetano de Mattia, Direttore DSM Caserta

Gennaro Oliviero, Presidente Consiglio Regionale della Campania

Giampiero Zinzi, Deputato

Giovanni Allucci, Amministratore delegato Agrorinasce

Saluto di Ottavio Corvino, Sindaco di Casal di Principe

Modera Andrea De Rosa

Per contatti

Vincenzo Letizia

+39 328 7949712

info@vitematta.it

Marisa Licenza +39 366 2043777

Al Senato della Repubblica pioggia di riconoscimenti per la Campania enogastronomica

Comunicato Stampa

Il 9 maggio 2025 è stata una giornata memorabile per l’enogastronomia della Campania. A Palazzo Giustiniani, sede del Senato della Repubblica, presso la Sala Zuccari, si sono riuniti i vertici del Comitato del Premio Internazionale di Venezia, rappresentato dal presidente Sileno Candelaresi, operativo nel segmento “Goldel Lion” dedicato alle eccellenze del Made in Italy. 

Dopo la moderazione di Luz Adriana Sarcinelli vice presidente del Leone d’Oro e grazie  all’organizzazione di Concetta Bianco, vice presidente del contest premiante “Golden Lion Chef”, è stata officiata la premiazione di personalità eccellenti in vari campi delle attività umane, raggiunti dall’ambita statuetta del leone alato di Venezia, sia nella versione aurea che d’argento, unitamente ad altri riconoscimenti e premi.

Tra i primi a ricevere il Leone d’Oro Sergio Rastrelli, senatore a vita  della Repubblica, a cui sono seguiti prefetti, medici, ricercatori, artisti, registri cinematografici, cavalieri del lavoro, giornalisti, attivisti nel volontariato e per la salvaguardia della vita umana in mare.

Domenico Fortino e Lorenzo Oliva di WIP Burger & Pizza a Nocera Inferiore, hanno ricevuto la nomina a Cavalieri della Cucina Italiana nel Mondo per l’impegno profuso in ambito gastronomico e per aver apportato innovazione nel mondo della pizza e aver reso, nell’arco di un decennio, il loro locale un punto di riferimento per artigiani del gusto, produttori di eccellenze agroalimentari e intenditori. Susseguono ad esponenti illustri come Franco Pepe, Iginio Massari e Matteo Lorito, magnifico rettore dell’Università di Napoli “Federico II”.

In maniera del tutto inaspettata è stato menzionato dal presidente Candelaresi anche Gaetano Cataldo, nostro autore su 20Italie, insignito del riconoscimento al merito: è la prima volta nella storia del Gran Premio Internazionale di Venezia che ad un sommelier vengono riconosciuti i suoi meriti sul campo.

In quanto a giornalista enogastronomico, fondatore di Identità Mediterranea, associazione culturale impegnata alla valorizzazione del territorio, a Gaetano Cataldo è stata attribuito il riconoscimento al merito per il suo impegno di comunicatore, sensorialista in vari ambiti, innovatore, grazie alla creazione della prima bottiglia celebrativa di una capitale idella cultura, e per la sua ventennale carriera di sommelier indipendentista, come d’altronde riconosciutagli con la nomina a miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival. Lo stesso Cataldo, oltre alla pergamena, ha ricevuto una targa di riconoscimento speciale al merito del Gran Premio Internazionale di Venezia con il patrocinio della Regione Veneto e della Città di Venezia. 

Sono stati chiamati sul palco molti altri protagonisti, quasi tutti campani: i fratelli Giugliano, alla guida del ristorante Mimì alla Ferrovia, Giuseppe Scicchitano dell’omonimo ristorante in via Foria e Ciro Scognamillo della celebre pasticceria Poppella, sono stati premiati con menzioni, riconoscimenti al merito e l’ingresso nel cavallierato della Cucina Italiana, decisamente un riconoscimento che si lega in particolar modo alla volontà del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare di ottenere la Cucina Italiana diventi patrimonio immateriale Unesco, anche grazie al contributo del team del Leone d’Oro e di altri enti istituzionali.

Farinati: Renato Ruggiero presenta alla stampa il nuovo menu

Con il termine “calimma” in napoletano si rappresenta la confortevole sensazione di caldo che favorisce il sonno, uno stato d’animo in cui ci si sente sereni e a proprio agio. “Non potevo pigliare calimma”, recita Lucariello in Natale in Casa Cupiello, quando si lamenta con la moglie Concetta di non essere riuscito a prendere sonno per il freddo.

Calimma è anche la parola chiave nel menù de Farinati Pizza & More, a indicare il luogo accogliente dove poter trascorrere qualche ora come sentendosi a casa. Nata da un’idea di Renato Ruggiero, Gennaro Del Buono e Giovanni Pianelli, la pizzeria Farinati si trova a Casavatore, periferia nord di Napoli, e ripropone nell’arredo e nel menù la tradizione della città partenopea. L’ambientazione pop ha infatti come tema principale le figure e i semi delle carte napoletane, mentre la proposta food rielabora in maniera moderna i classici della cucina dei monsù. Ne abbiamo scritto recentemente nell’articolo Farinati: fritti, pizza, sinergie, no waste, gluten free… and many more.

Abbiamo avuto l’occasione di visitarla per la presentazione alla stampa del nuovo menù, che verrà lanciato a metà maggio; un menù che varia ogni quattro mesi su base stagionale, ma senza stravolgersi del tutto, ci spiega Renato Ruggiero, proprio per mantenere quel senso di familiarità alla base del concept del locale.

Renato è considerato “il Re dei Fritti” avendo, per due anni consecutivi, guadagnato il podio per il Premio Frittatina dell’Anno dalla guida 50 Top Pizza. Come apertura dunque non poteva mancare una delle sue mitiche frittatine.

Viene proposta la Crunch: fusilli al pesto di basilico e pomodorino semidry. La croccantezza, determinata da due tipi di pangrattato tra cui il panko, si sposa con la cremosità del ripieno e si arricchisce di una sferzata di freschezza grazie al pomodorino. Tocco finale, la foglia di basilico fritto.

Proseguiamo con le proposte pizza, che per l’impasto utilizzano una biga al 50% con lievitazione di trentasei ore. Il risultato è una pasta soffice e alveolata, equilibrata nel gusto. L’assaggio della Paesana con fior di latte, champignon, pancetta paesana e pomodorini secchi, ha nell’equilibrio degli ingredienti la sua chiave della piacevolezza.

Si prosegue con la Nerano al ruoto. Condita con un delicato pesto di zucchine e la doppia cremosità del parmigiano reggiano e del Provolone del Monaco, completa il topping con una manciata di chips di zucchine insaporite con olio alla menta, fiori di zucchina e qualche fogliolina di basilico.

Una Nerano a modo suo, racconta Renato, che attinge sia alla tradizione in base alla quale la fonduta di formaggio di questo sugo era il parmigiano sia a quella che del Provolone del Monaco fa il proprio vessillo. Le zucchine, immancabili, sono in una versione originale alla menta, che regala al piatto una nota aromatica più intensa e ci richiama quelle alla scapece.

Ultimo piatto una vera e propria sperimentazione: zola e zafferano, provola, salame Napoli e rucola selvatica, dalla delicatezza inaspettata, arricchita dal sapore del salame proveniente dal salumificio artigianale Ciarcia di Venticano e all’intensità aromatica della rucola selvatica. Promossa a pieni voti da tutti i presenti.

Chiudiamo la serata con la Torta Lotus a base dei biscotti omonimi, caramello e panna. Un dolce scenografico e semplice. Renato conferma che è proprio questa la tipologia di dessert più scelta nel menù, come la torta Pan di Stelle e il tiramisù. Affondiamo la forchetta nella panna soffice e nel biscotto croccante e torniamo bambini, quando l’essere golosi era un vizio consentito.

FARINATI PIZZA & MORE

Via A. del Giudice, 17

80020 Casavatore (NA)

Giuseppe Pignalosa raddoppia Le Parùle e apre a Salerno, al Porto Marina d’Arechi

Una location privilegiata con il mare e le barche a fare da sfondo. Un manifesto scritto con acqua, farina e sale. La pizzeria è la rivoluzione semplice di Pignalosa: la pizza come atto agricolo e pop.

In attesa della rinnovata sede a Ercolano, Giuseppe Pignalosa raddoppia Le Parùle e il 1 Maggio apre a Salerno, al Porto Marina d’Arechi, una location  privilegiata con  il mare e le barche a fare da sfondo. Il maestro dell’impasto ha fatto della tradizione vesuviana un terreno fertile per far prosperare la sua idea radicale di pizza, come giardino mediterraneo: un paesaggio commestibile coltivato con passione.

Il nome Parùle – che in dialetto napoletano indica gli orti coltivati con pazienza e saper fare – è una dichiarazione d’intenti: qui ogni pizza nasce come un atto agricolo, popolare, condiviso. La stagionalità è il principio guida, l’impasto il cuore di una visione che ha fatto scuola e continua a insegnare. Le verdure sono la voce di uno stile di vita non una decorazione e provengono da un sistema reale, da un patto con i piccoli produttori, per amore della genuinità.

Una pizza unica perchè quando l’assaggi ricordi qualcosa che non sapevi di aver dimenticato.

Un’idea che mette radici: l’orto come manifesto

Le Parùle si distingue per visione, identità e radici profonde nella terra. Una terra che non è solo metafora ma sostanza, grazie a una rete di piccoli produttori che affiancano Giuseppe Pignalosa nella ricerca quotidiana di sapori autentici.  È intorno agli orti vulcanici dove, da generazioni, si coltivano verdure, frutti e aromi che profumano di Mediterraneo che nasce il sogno di Pignalosa: una pizza che ha una storia da raccontare, una pizza generosa che al marketing preferisce un’alleanza viva con la sua gente, che parla con il Pomodoro del piennolo, San Marzano, provola di latte 100% campano, fior di latte e olio extravergine di oliva cilentano, basilico fresco.

“Molti pizzaioli oggi puntano sul topping creativo o sul “wow visivo”. Nella mia pizzeria la pizza si spoglia per tornare nuda e potente – dice Giuseppe Pignalosa – Ho costruito un’identità forte sulla semplicità, con un impasto che si racconta da solo: lavorato con criterio scientifico e amore artigianale”.

L’impasto, l’arte e il tempo

La semplicità si fa scienza nelle mani di Pignalosa. L’impasto – preparato con un blend selezionato di farine monomolino a basso impatto glicemico, certificato Veronesi – è una materia viva, il risultato di anni di studio, sperimentazione e passione.

La pizza tradizionale si distingue per un’idratazione del 63% e un riposo di 12 ore; quella contemporanea arriva al 70% di idratazione con 24 ore di maturazione. Il lievito fresco, la camera di lievitazione a temperatura controllata e l’attenzione a ogni fase del processo assicurano un risultato sorprendente: una pizza leggera, digeribile, che si scioglie in bocca, scompare e diventa memoria, lasciando una sensazione di leggerezza e appagamento.

Pignalosa smonta così uno dei più grandi pregiudizi sulla pizza: non è il lievito a causare la cattiva digestione, ma una lavorazione frettolosa e scorretta. Il suo metodo, invece, è una carezza al palato e allo stomaco.

Pizze come racconti

Ogni pizza nel menu de Le Parùle è un racconto del territorio.
Pignalosa ama definire la tradizione come una forma di innovazione continua. E in questa visione convivono le radici e le ali, la memoria e l’intuizione, la famiglia e l’arte.

Una famiglia, una missione, una scuola

Tre generazioni, un figlio di 14 anni e cinquant’anni di impasti. Tutto nasce con Leopoldo Pignalosa, che nel 1973 apre la prima pizzeria a Portici. Da lì, un viaggio che passa per Milano, San Giorgio a Cremano ed Ercolano, fino alla nuova apertura salernitana. Oggi Giuseppe guida il figlio, che a soli 14 anni è già un giovane pizzaiolo.

I riconoscimenti

Nel 2019, l’apertura di Le Parùle a Ercolano viene premiata come miglior nuova apertura dell’anno agli Awards di Roma e conquista il 36° posto nella guida 50 Top Pizza.
Nel 2020, Gina Pizza raggiunge il 5° posto nella stessa guida.
Nel 2021, arrivano i Tre Spicchi del Gambero Rosso.
A Venezia, durante il Festival del Cinema, Pignalosa riceve l’International Starlight Cinema Award per il suo impegno nell’educare alla buona tavola e nella promozione della biodiversità.

La nobiltà della semplicità

C’è una grandezza silenziosa nelle pizze “povere” di Giuseppe Pignalosa. Ricette nate dalla fame e diventate patrimonio. Preparazioni essenziali che parlano una lingua antica, fatta di pochi ingredienti e di tanta sapienza.

Come la pizza di scarole, con provola e alici, omaggio a una cucina che ha saputo trasformare la mancanza in invenzione, la necessità in gusto.
È la pizza che sfamava i lavoratori, che si preparava con quello che c’era, che univa le famiglie intorno al fuoco.

Oggi, Pignalosa la riporta in tavola con lo stesso spirito: offrire una pizza popolare, accessibile, sincera. Una pizza per tutti, come è sempre stata.
Perché la vera rivoluzione è ricordare che la pizza nasce povera tra i poveri, e proprio per questo è diventata ricchezza di tutti.

Comunicazione:

Hubitat: info@wearehubitat.com

Referente: Diletta De Sio, cell. 328 1038018 – dilettadesio@ gmail.com

“Chef in Pizzeria”: dai Fratelli Salvo arriva Fabrizio Mellino, tre Stelle Michelin con il ristorante Quattro Passi di Nerano

Per una sera viene stravolto il protocollo della Pizzeria Salvo a Riviera di Chiaia (NA). Torna l’evento Chef in Pizzeria, giunto al terzo appuntamento, con un nome di grido tra i gourmet della Campania: lo chef Fabrizio Mellino del ristorante Quattro Passi di Nerano, di recente insignito del prestigioso riconoscimento tre Stelle Michelin dalla celebre Guida internazionale dei ristoranti.

Foto © Alessandra Farinelli

Dei lievitati dei Fratelli Salvo e degli importanti eventi enogastronomici da loro ideati ne abbiamo già parlato in diverse occasioni. I temi chiave del “fare pizza”, al giorno d’oggi, riguardano essenzialmente la composizione degli impasti, la scelta accurata delle materie e dei vari topping. Dai grandi classici a quelli contemporanei, i condimenti rappresentano l’anima vera, la firma di ogni maestro pizzaiolo che si rispetti.

Foto © Alessandra Farinelli

Salvatore Salvo ricorda ancora l’epoca in cui le proposte in carta delle pizzerie seguivano di pari passo il recupero degli ingredienti avanzati nella linea del giorno precedente, con un’accozzaglia (più che contaminazione) di sapori a volte non equilibrati, banali e persino poco appetitosi. Da allora la cultura del cliente è cambiata e l’idea stessa dello scatolame aperto e versato sul disco di pasta, prima di essere infornato, risulterebbe a dir poco blasfemo.

Per fortuna la globalizzazione e la comunicazione di massa hanno eliminato quei confini gastronomici che limitavano la piena espressione del potenziale umano. Perché di questo si tratta, fantasia, gusto e tecniche moderne in sincrono verso la nouvelle vague ormai artistica delle proposte.

Foto © Alessandra Farinelli

A patto però, aggiunge chef Mellino, di considerare la pizza ancora quell’alimento democratico dove ogni consumatore possa capire il proprio estro nell’apprezzare questo o quell’ingrediente magari poco esaltato negli ambienti casalinghi. Se tale occasione venisse meno, il concept stesso di andare in pizzeria o al ristorante, a provare percorsi stimolanti e nuovi, cesserebbe istantaneamente di esistere.

Ecco il vero successo di un mondo che cresce mentre altri sono in crisi: l’aderenza ad una visione che rispetti territorio, qualità e inventiva in un unico piatto. Il rapporto con gli chef stellati assume quindi quel quibus che insegna qualcosa ad entrambi gli attori in gioco. A chi è davanti al forno a spingere in alto l’asticella, non accontentandosi mai neppure davanti ai numeri elevati del fatturato. A chi sta dietro ai fornelli l’amore per la lievitazione e la semplicità, pur nella contaminazione di elementi complessi. Ogni sapore deve essere individuabile nella sua singolarità e apprezzato al meglio nell’unione con gli altri.

Foto © Alessandra Farinelli

Un segreto di Pulcinella forse, eppure la cosa più difficile da realizzare. Così come l’annoso dilemma su quale sia l’abbinamento migliore tra vino, birra, cocktail, bevande fermentate… o semplicemente acqua. Il bartender Edoardo Nono del Rita’s Tiki Room di Milano ha veicolato ai presenti una nuova esperienza con alcuni pezzi virtuosi della mixology.

Mellino, Nono e Salvo: Nerano e Milano si incontrano a Napoli

Foto © Alessandra Farinelli

Casacca del Monaco: un gioco di parole divertente sulla tradizionale “cosacca” napoletana, in omaggio al provolone del Monaco, con basilico fresco e un mix di diverse tipologie di pomodoro emulsionate con olio extravergine d’oliva. Densità e legame profondo con la Campania tra consistenze e persistenze introvabili altrove. Cocktail pimiento, miele, sidro di mela.

Foto © Alessandra Farinelli

Spring Explosion: una proposta dal carattere primaverile, un’esplosione di freschezza e colori con favette, piselli, lardo e – in una variante creativa – un finto lardo realizzato con seppie. Un gioco gustoso tra terra e mare. Cocktail cetriolo, ginepro & bollicine, leggero e stuzzicante nella sua verve vegetale.

Foto © Alessandra Farinelli

Bagnasciuga: una pizza ispirata al mare, ma in chiave delicata. Niente sapori invadenti: merluzzo al posto del baccalà, marinato sotto sale e poi cotto in olio cottura, accompagnato con scarola alla napoletana, olive nere, polvere di capperi e quinoa soffiata, a simboleggiare la sabbia del bagnasciuga. Cocktail pomodoro, agave e origano, rivisitazione del classico Bloody Mary.

Foto © Alessandra Farinelli

Caserta indiavolata o Cedro e Salame con base al salame sotto sale, alleggerita dalla freschezza del cedro, ha fatto capire davvero cosa significhi una linea ed una proposta gourmet in questo territorio. Senza fronzoli, va dritta alla mente e da lì non svanisce. Cocktail finocchietto, pera&resina.

Foto © Alessandra Farinelli

Nuvola di Pastiera in chiusura del percorso: una pizzetta montanara farcita di ricotta profumata ai fiori d’arancio e grano cotto, ispirata alla tradizione pasquale. Semplicemente straordinaria rivisitazione del dolce tipico pasquale, con quel tocco di Costiera nella composizione cremosa della farcia. Cocktail fumo, fragola, peperone Anchoreyes rosso.

Un ringraziamento all’ufficio stampa Véronique Enderlin per l’ottima organizzazione e alla fotografa Alessandra Farinelli per gli splendidi scatti della serata.

Farinati: fritti, pizza, sinergie, no waste, gluten free… and many more

Renato Ruggiero ha il tipico aplomb britannico da titolare di Farinati – pizza and more. Entrando nel suo locale si respira subito l’aria dei film in stile American Graffiti, dove mangiare non solo è un simbolo di democrazia, ma genera cultura.

Della concezione bulimica dei fast-food e del cibo spazzatura abbiamo per fortuna imparato poco. Cosa insolita per il nostro carattere, abituati a prendere pregi e difetti dagli altri, magari valorizzando meno quel che abbiamo in casa. Anche il nome stesso Farinati riecheggia quel sound maccheronico d’oltre oceano, ma l’ammiccamento di Ruggiero alle filosofie espansionistiche anglosassoni finisce qua ed inizia l’amore per le proprie origini squisitamente partenopee.

La storia parte dalla trattoria della zia, in cui muove i primi passi da semplice cameriere di sala. Poi l’incontro con Diego Vitagliano e l’inserimento davanti ai forni prima di passare, per una fortuita coincidenza, in cucina a seguire la partita delle fritture. Renato, poco più che ventenne, non si scoraggia e tirando fuori la sana “cazzimma” napoletana, diventa da zero un maestro nell’arte del fritto perfetto, al punto tale di fondare un’Accademia con tanto di corsi e consulenze anche all’estero.

Prodotti artigianali che portano la sua firma, dal migliaccio salato (rigorosamente fatto con la sugna), alla frittatina amatriciana, dove il ripieno dimostra tutta la tecnica del prodotto cucinato, come facevano le nonne di un tempo. L’idea di aprire il ristorante-pizzeria è solo un aspetto conseguenziale ad un successo giunto in fretta e più che meritato.

Di insperato non c’è nulla quando cerchi di fare le cose per bene; la fortuna non guasta e per quella l’attenzione di una parte influente della stampa locale ha creato il giusto volano commerciale. Ma prima o poi sarebbe arrivato lo stesso per la voglia di imparare di Renato, sempre umile, sempre pronto ad ascoltare e interagire (cosa rara nel settore) con altri colleghi pizzaioli.

Da sinistra Renato Ruggiero e Daniele Cacciuolo

La cena a 4 mani ideata con il napoletano Daniele Cacciuolo, due spicchi Gambero Rosso a Gela, ne è l’esempio cardine, con l’inserimento, nei rispettivi menù, di due pizze speciali. Renato ha ideato per Daniele la pizza “ruota Cilento”: base focaccia, prosciutto crudo di Parma, miele al bergamotto, confettura di fichi, cacio ricotta, basilico, olio extravergine d’oliva. “Stavolta è toccato a me ospitare Daniele nella mia pizzeria, ed è stata un’esperienza di grande collaborazione, che mi ha reso più ricco. Ci siamo scambiati preziosi consigli e abbiamo condiviso le nostre filosofie di pensiero, non vedo l’ora di ricambiare la visita e raggiungerlo a Gela per continuare questa bella avventura”.

Daniele con la moglie Marzia ha pensato a una pizza fresca e innovativa: “Gambero fiorito”: vellutata di datterino giallo, stracciata di bufala, tartare di gambero rosso, zest di limone, pepe nero, fiori edili, olio evo. “Erano 12 anni che non tornavo nella mia città Natale e l’emozione di sfornare pizze qui è stata enorme. Ringrazio Renato per avermi accolto e per aver scelto una mia pizze per il suo menù, farò anche io lo stesso, nel segno di una amicizia forte tra colleghi”.

Concretezza nella scelta dell’impasto, dove si preferisce usare il pre-fermento al classico diretto tradizionale, per raggiungere la sofficità desiderata. Materie prime d’eccellenza ed esperimenti in tema di zero sprechi, riutilizzando, per una nuova lievitazione, l’impasto avanzato dalla chiusura della sera. Nasce la ciabatta passata in forno elettrico e farcita in tanti modi appetitosi, dai friggitelli e provola, ad alici, pomodorini dolci e stracciata di bufala.

Attenzione anche per i celiaci, con un reparto separato per la lavorazione delle farine gluten free e del forno di cottura. Manca quella resistenza meccanica all’assaggio data dalla maglia glutinica, ma nel complesso non ha nulla da invidiare per sapore alle pizze tradizionali. Una sensibilità importante per rispettare un tema delicato della ristorazione, che sta coinvolgendo sempre più clienti.

Dolci e coccole finali, tra il sanguinaccio artigianale e le chiacchiere o, appositamente per la stampa, la sorpresa delle zeppole di San Giuseppe a cura del pasticciere Gianluca Portoghese.

“Farinati pizza e amore” sono le parole conclusive per descrivere una serata di grande cultura gastronomica made in Campania.

Sentieri Beneventani: “Saporì”, la pizza diventa esperienza

Comunicato Stampa

Prosegue il viaggio tra le eccellenze gastronomiche con il secondo appuntamento del ciclo di eventi “Saporì: la pizza diventa esperienza”. La serata “Sentieri Beneventani” si terrà il 27 marzo 2025, a partire dalle ore 20.00, presso la pizzeria Saporì Pizza e Qualcos’altro, situata all’interno del prestigioso complesso alberghiero del Grand Hotel Angiolieri a Seiano.

L’evento offrirà un percorso degustativo esclusivo, mettendo al centro i sapori autentici del Beneventano attraverso la combinazione di pizze stagionali primaverili e prodotti d’eccellenza.

Partner della serata saranno la Macelleria Cillo, rinomata per la qualità delle sue carni selezionate con cura e lavorate nel rispetto della tradizione, il Birrificio Bonavena le cui birre accompagneranno le creazioni gastronomiche e il distributore Partenocraft.

Il menù della serata nasce dalla collaborazione tra il maestro pizzaiolo Fernando Speranza, della pizzeria Saporì, e lo chef Fabrizio De Simone, del ristorante L’Accanto, segnalato dalla guida Michelin e anch’esso parte del Grand Hotel Angiolieri.

Antipasto
Arancino con piselli e carciofi, guarnito con pancetta croccante in abbinamento a Match (DDH Pale Ale)

Pizze in degustazione

Fritta e ripassata gamberi, battuto di lardo, limone salato e borragine in abbinamento a Boxeo (Ipa)

Misto fiordilatte e provola, prosciutto cotto, finocchi spadellati al Pernod, pecorino e puntarelle croccanti in abbinamento a Blood (Bock)

Misto Fiordilatte e provola, würstel glassati con salsa di soia, schiacciata di patata invecchiata e salsa verde in abbinamento a Knuckle (Pils)

Pizza in pala con pulled pork, cavolo rosso fermentato, uvetta idratata con aceto di lamponi e blu di pecora in abbinamento a Floyd (Stout)

Dolce Gelato con mela annurca, albicocca Pellecchiella e biscotto alla nocciola

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La pizza di Franco Gallifuoco, emblema dell’anima verace di Napoli

Invenzione e tradizione. Un gioco a due particolarmente delicato quando si tratta di incarnare l’anima verace di Napoli: la pizza. Francesco Gallifuoco, quarta generazione di pizzaioli con il suo Ristorante Pizzeria Franco Gallifuoco, ha lievito, acqua e farina al posto di ossa, sangue e muscoli. Il cuore per ciò che fa, però, resta sempre identico.

I Gallifuoco arrivano in cucina già alla fine dell’800. Il bisnonno Marco e poi nonno Pasquale, che nei primi del ‘900 praticava l’antico mestiere del tabernaro in un tipico locale al centro. E’ papà Marco che, nel 1966 insieme alla moglie Maria Calabrese, apre il primo locale di famiglia. Un grande successo proprio grazie alla presenza della signora Maria, tra le prime donne pizzaiole del capoluogo e figlia del patron del cravattificio Calabrese, amato dall’ex Presidente della Repubblica italiana Sandro Pertini.

La Pizza Toca, dal nome della cravatta più venduta dai Calabrese, veniva servita negli anni ’70 con frutti di mare, funghi e mozzarella. Nel dicembre 2015, tocca a Francesco puntare sul rilancio del calzone che qui prende il nome di Grotta e che diviene il suo cavallo di battaglia. Poi è giunto il momento della Carretta, versione moderna della pizza a “ruota di carro” classica napoletana e infine del Tiellino, interpretazione personalizzata del classico padellino.

Lo studio continuo nell’impasto fa la differenza: Gallifuoco adora quello tradizionale diretto, o con pre-fermento poolish, dal panetto finale di peso tra i 260 e 360 grammi circa, a seconda delle richieste. Il risultato è una pizza contemporanea nelle forme e nelle proposte, ma assolutamente fedele alla storia nell’assaggio. Digeribilità e condimenti di altissimo livello, più leggeri e dalla giusta consistenza.

Le “Grotte”, la vera novità, prevedono un cucinato quasi gourmet a fungere da ripieno, con cotture sotto vuoto e tecniche moderne tali da consentire continuità e costanza di sapori. D’altro canto è lo stesso Franco ad indicare che la ristorazione deve avere necessariamente un ruolo nel concetto di topping da pizzeria.

Intriganti poi la pizza “cosacca”, con pomodoro, parmigiano e basilico e la salsiccia e friarielli in triplice consistenza, chips di broccoli inclusa. Appetitosa la napoletana con soffritto piccante ed il tiellino con cipolla caramellata in crema, porchetta d’Ariccia e stracciata di bufala.

Franco Gallifuoco continua il suo percorso di crescita e di avanguardismo, dopo il menù in braille, dopo le varie forme di beneficenza per i bisognosi, argomento cui è particolarmente sensibile, dopo le ristrutturazioni del locale e le infinite varianti realizzate per uno dei simboli di Napoli nel mondo intero.

Pizzeria Ristorante Franco Gallifuoco

Corso Arnaldo Lucci, 195/197

Napoli

Tel. 081 19138170

www.ristorantepizzeriafranco.it  

Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena