Antonio Tancredi di Diametro 3.0 protagonista dell’Altograno Experience targata Molino Casillo

Spicchi d’autore con Molino Casillo

Una serata all’insegna dell’eccellenza, della ricerca e della visione contemporanea della pizza: è quella che vedrà protagonista Antonio Tancredi, founder e pizza chef di Diametro 3.0 a Casoria e l’azienda molitoria Molino Casillo. Mercoledì 4 marzo alle ore 20.00 Tancredi porterà alla scoperta del nuovo sfarinato rivoluzionario con Altograno®, l’innovativa farina da grano 100% italiano, macinato secondo un processo brevettato che preserva le parti più nobili del chicco. La serata experience prevede un menu degustazione al costo di 30 euro, un viaggio gastronomico capace di coniugare tecnica, leggerezza e profondità aromatica.

Le creazioni del re della Scrunchy, studiate per esaltare le caratteristiche strutturali e nutrizionali della farina, saranno: Marinara gialla con crema di datterino giallo aglio origano di montagna e olio evo; Puttanesca di baccalà con fior di latte, salsa alla puttanesca, terra di olive nere Caiazzane, baccalà affumicato e all’uscita emulsione di prezzemolo. Ed ancora Dolce incontro con fior di latte, funghi cardoncelli, nocciole tostate, speck del Tirolo e miele di acacie e per concludere Norvegese con rucola selvatica, salmone affumicato, stracciata di vaccino e zeste di limone. «Serate come questa dimostrano quanto sia fondamentale il dialogo tra pizzaioli e aziende. Solo attraverso il confronto e la sperimentazione possiamo far evolvere il nostro settore, mantenendo sempre altissima la qualità» dichiara Antonio Tancredi.

L’Altograno Experience si conferma così un appuntamento di riferimento per i professionisti dell’arte bianca, un laboratorio di idee e sapori in cui tecnica, sostenibilità e cultura del grano si incontrano per tracciare nuove prospettive nel mondo della pizza contemporanea.

Per Antonio Tancredi e Diametro 3.0, la partecipazione all’evento rappresenta un ulteriore tassello in un percorso di crescita che mette al centro studio, passione e valorizzazione delle eccellenze italiane.

Per Info e prenotazioni

Diametro 3.0 Traversa Via Michelangelo 9/11 – Casoria (Na)

4 Marzo ore 20.00

 081 014 3001

347 234234

https://prenotadiametro30.guestplan.it/

Maturazioni apre a Pomigliano d’Arco

Nasce la nuova pizzeria con laboratorio produttivo del brand

Maturazioni cresce e apre le porte a una nuova casa. Nei prossimi mesi il brand fondato da Antonio Conza e Gabriella Esposito inaugurerà una nuova pizzeria a Pomigliano d’Arco. In questa nuova sede continua il filo rosso che ha sempre guidato il progetto: crescita interna, valorizzazione delle persone ed empowerment femminile.

Alla guida del forno di Pomigliano ci sarà infatti Tonia Martone, volto già conosciuto e amato dal pubblico della sede di San Giuseppe Vesuviano, dove negli anni ha costruito il suo percorso passo dopo passo. Dalla sala alla cassa, fino al banco e alla formazione come pizzaiola, Tonia rappresenta in modo concreto la visione di Maturazioni: investire sulle persone prima ancora che sui ruoli.

Un percorso fatto di studio, affiancamento e responsabilità crescenti che oggi la porta a diventare pizzaiola resident della nuova sede di Pomigliano, con un ruolo centrale in un progetto che mette la donna al centro anche in un settore storicamente a prevalenza maschile.

L’apertura della nuova sede nasce come conseguenza del grande riscontro ottenuto con Amangiare, che ha brillantemente superato ogni previsione e confermato quanto il progetto fosse pronto per un’evoluzione naturale. Non solo: l’apertura di Pomigliano prende forma dalla volontà del brand di approcciare un’espansione lenta ma consapevole, costruita in prima persona dai fondatori.

Il laboratorio della nuova sede diventerà il cuore produttivo di Maturazioni: qui verranno gestiti impasti, processi e controlli, così da garantire la stessa qualità e lo stesso menù in tutte le sedi, in Campania e fuori regione. In questo modo, la crescita del brand resta sostenibile, con ogni fase della produzione sempre monitorata direttamente, mantenendo coerenza, identità e standard elevati in ogni apertura futura.

Maturazioni aprirà, infatti, anche a Roma nei prossimi mesi e sta valutando nuovi spazi in altre città italiane, tra cui Firenze, Bari e Milano. Le proposte dall’estero – Dubai compresa – per ora possono aspettare.

E mentre Pomigliano si prepara a diventare il nuovo punto di partenza, lo sguardo è già rivolto alla Capitale: Roma, ora tocca a te!

Non solo Festival: a Sanremo tra Ariston, musica e la vera pizza napoletana di Pizzeria Senese

Mentre i riflettori del 76° Festival della Canzone Italiana si accendono sul palco del Teatro Ariston, a soli 7 minuti dal cuore pulsante della kermesse, la Pizzeria Senese si conferma la destinazione gastronomica d’elezione per artisti, addetti ai lavori e appassionati della grande cucina.

Firmata da Giovanni Senese, talento puro e visione avanguardista, la pizzeria Senese di Via Scoglio è oggi il tempio della Napoletana in evoluzione, un’identità culinaria premiata con i prestigiosi 3 Spicchi dal Gambero Rosso. 

Oltre il Festival: il palcoscenico della pizza firmata Giovanni Senese

In una Sanremo vibrante e affollata, Pizzeria Senese offre un rifugio di alta qualità dove la tradizione campana incontra la ricerca contemporanea. Giovanni Senese porta in tavola un concetto di pizza che va oltre il semplice disco di pasta: è un racconto del territorio, della stagionalità e di una tecnica millimetrica.

L’evoluzione è nel piatto: la pizza di Giovanni Senese si distingue per un impasto frutto di lunghe maturazioni, un cornicione alveolato e leggerissimo, e topping che seguono il ritmo della natura, molti dei quali provenienti dall’orto sinergico di proprietà dello Chef.

La posizione strategica: Situata a soli 7 minuti dal Teatro Ariston, la pizzeria Senese rappresenta la fuga perfetta dal caos del centro, garantendo un’esperienza di eccellenza in un’atmosfera accogliente e ricercata.

 Un’eccellenza da 3 spicchi Gambero Rosso

Il riconoscimento dei 3 Spicchi Gambero Rosso non è solo un premio alla qualità, ma la conferma che Pizzeria Senese di Giovanni Senese è tra le migliori espressioni dell’arte bianca in Italia. Durante i giorni della kermesse canora, il locale diventerà un punto d’incontro dove l’armonia dei sapori fa eco a quella delle melodie del Festival.

Senese Pizzeria

Via Scoglio, 14, 18038 Sanremo IM

Telefono: 0184 189 7825

Il libro “La cucina napoletana” di Luciano Pignataro presentato da M. Cilento & F.llo nella sede a Chiaia

Sete preziose e pregiati tweed hanno fatto da sfondo inconsueto alla presentazione del libro La Cucina Napoletana del giornalista Luciano Pignataro, all’interno della maison M. Cilento & F.llo, storica sartoria napoletana. A fianco all’autore sono intervenuti il patron della Casa, Ugo Cilento e la principessa Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli, moderati dalla giornalista Emanuela Sorrentino.

“Luciano Pignataro porta Napoli nel mondo con la sua capacità di descrivere tutte le eccellenze gastronomiche di questa città”, ha commentato Ugo Cilento davanti alla stampa. Ed è proprio il concetto di eccellenza ad accomunare l’alta sartoria con la gastronomia partenopea, lo stile napoletano con la sua cucina, rendendo unico un connubio fatto di gesti semplici e di memoria.

La maison M. Cilento & F.llo, fondata nel 1780, è infatti giunta con Ugo all’ottava generazione di artisti dell’eleganza sartoriale e rappresenta una realtà imprenditoriale di pregio nel comparto dell’alta moda Italiana, non solo da un punto di vista manifatturiero, ma anche per la rilevanza dei propri archivi, dichiarati dal Ministero della Cultura di interesse storico e sottoposti a tutela.

“Quando si superano i 150 anni di attività, non si parla più solo d’impresa ma di cultura”, sottolinea Cilento; non a caso anche la cultura della cucina italiana è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’Umanità per l’Unesco.

“La cucina napoletana è lo scheletro della cucina italiana”, ha commentato Luciano Pignataro durante la presentazione. Nell’immaginario collettivo infatti la cucina italiana è spesso identificata e raffigurata con piatti della tradizione partenopea, basti pensare agli spaghetti al pomodoro e alla pizza, ormai simboli del Made in Italy in tutto il mondo. A questo proposito, il giornalista nell’introduzione al suo libro  evidenzia che “ il cibo per i napoletani è talmente importante che non hanno un sostantivo per indicarlo: usano il verbo mangiare che diventa sostantivo, ‘o magnà, ossia il mangiare.”

L’intento di Pignataro non è quello di riscrivere la cucina napoletana rispetto a quanto già codificato a partire dal Cuoco Galante di Vincenzo Corrado del 1773, quanto piuttosto ribadire il concetto che dovrebbe essere alla base di ogni tipo di cucina: la semplicità. In un periodo storico in cui il fine dining cede nuovamente il passo alla cucina di osteria, il vero cuoco, anche stellato, è quello in grado di rappresentare il territorio con una propria interpretazione della cucina tradizionale, possibilmente replicabile da chiunque.

Dalla ricca cucina dei monzù ai piatti semplici di verdura, costituiti spesso da ingredienti arrangiati, la cucina napoletana è una cucina di gioia e ben si presta a questa opera di rilettura continua, tanto che una sezione del libro è dedicata agli chef stellati e ai nuovi classici, come la parmigiana di pesce bandiera di Gennaro Esposito o la lasagna napoletana moderna di Paolo Gramaglia.

In una città in cui i contrasti convivono da sempre, la cucina diventa il comune denominatore di appartenenza e inclusione. Nella sua prefazione al testo, la principessa Pignatelli ricorda l’episodio in cui la madre, Francesca Pulci Doria Principessa di Strongoli, cucinò il ragù in occasione della visita di ospiti milanesi. Il più squisito mai mangiato, un vero e proprio ricordo proustiano: “d’altra parte il ragù è una religione in ogni famiglia napoletana, senza alcuna differenza di classe, e il migliore resta sempre quello di mammà, sia essa una popolana oppure una principessa.” Il cibo diventa quindi, nella cultura napoletana, la vera livella, tanto per citare un altro illustre partenopeo.

La Cucina Napoletana è stato edito per la prima volta nel 2016. Questa riedizione rappresenta  una versione rinfrescata, che accompagna il lettore nelle strade, nelle case e nelle cucine di Napoli grazie al contributo fotografico di Ciro Pipoli. Non si tratta solo di un ricettario,  bensì di un vero e proprio scrigno di storia e cultura partenopea: scopriamo ad esempio che il  termine scammaro – legato a una delle frittate di pasta più note – si riferisce ai monaci, che in tempo di Quaresima, scammaravano, cioè uscivano dalla propria cella per consumare il pasto di magro.

L’originale presentazione non ha tradito il suo intento anche grazie alla felice sinergia con alcune eccellenze del territorio: lo chef Paolo Surace del Ristorante Pizzeria Mattozzi, tra le più antiche pizzerie di Napoli e uno dei luoghi d’elezione del critico letterario Francesco De Sanctis; Vincenzo Setaro e Valeria Di Martino di Casa Setaro insieme allo chef Pierpaolo Giorgio, a cui è affidato il progetto di ospitalità Vigna delle Rose della casa vinicola vesuviana.  

A loro abbiamo dovuto il rinfresco che ha concluso l’evento.

Il nuovo menù di Antonio Della Volpe dedicato alla memoria di Don Peppe Diana

Si chiama “La memoria che vive” lo special del pizzaiolo Antonio Della Volpe, che prosegue nel comunicare un vero modello di legalità con il locale La Vita è Bella. La “traccia” lineare di Don Peppe Diana e delle sue preferenze gastronomiche, prima che venisse barbaramente assassinato in sagrestia dalla mano sporca della Camorra il 19 marzo del 1994.

Un simbolo di libertà

Prima di tutto l’uomo dunque, davanti al male stesso dell’uomo. La sorella Marisa, con gli occhi lucidi, lo rivede ancora lì, seduto a tavola, quasi come se il tempo non fosse mai passato. I piatti che preferiva erano quelli della tradizione, dal baccalà, ai peperoni, per finire col ragù della domenica a base di cotica e braciole.

Da questi ricordi nasce l’idea di rivivere quel particolare momento storico, riscrivendone però il passato ed il finale, quando Casal di Principe amò Giuseppe Diana per essere divenuto un faro luminoso di legalità. Quel gesto vigliacco e quel supremo sacrificio hanno rappresentato, come due lati della stessa medaglia, gli inizi della rinascita di un territorio e una boccata d’aria fresca per la popolazione residente. A volte il ghiaccio si può rompere anche con la propria vita, dando un esempio che vale più di tante parole dove lo Stato non può arrivare.

La pizzeria La Vita è Bella, già dal 2024, ha scelto scelto di ricorrere a materie prime a chilometro zero da terreni confiscati alla criminalità organizzata (Pizzeria La Vita è Bella a Casal di Principe: solo nella legalità si può puntare alla qualità). Ma Antonio Della Volpe non si è voluto fermare alla parte superficiale, andando a toccare il cuore della sofferenza con un percorso degustazione ispirato ai gusti, alle abitudini e ai ricordi della famiglia Diana.

“La Memoria che Vive”

Il sentiero comincia da Il gesto semplice, un crocchè di patate rosse di Letino e La Tavola a casa, polpetta di manzo su ragù al pecorino e riduzione di prezzemolo. La concretezza negli impasti delle pizze, soffici al punto giusto e dai topping appetitosi e mai stravaganti: la Radici e identità viene cotta nel ruoto con pomodoro San Marzano Dop, datterino liternese spadellato e grattugiata di parmigiano.

Infine Il rito della domenica, pizza in doppia cottura con ragù di braciola e riduzione di prezzemolo con pinoli e uva passa, saporito dal primo all’ultimo morso. Chiusura in dolcezza con Il Ritorno, un bon bon con crema pasticciera e confettura di mela annurca e cannella,e la Memoria viva, spumone classico cioccolato e nocciola realizzato dalla gelateria artigianale La Fenice di Caserta.

In abbinamento per la serata i vini dell’azienda Cantine Vitematta, che produce Asprinio d’Aversa su terreni sequestrati alla Camorra, sia le birre del birrificio artigianale Alba.

Pizzeria La Vita è Bella

Via Circumvallazione

Casal di Principe (CE)

Tel. 388 1268927

Biskè – Pizza e Brace celebra l’amore: un menù esclusivo per un San Valentino tra gusto e tradizione per festeggiare la festa degli innamorati a Roma

Per la serata di San Valentino, Biskè – Pizza e Brace apre le porte del suo locale in Via Nomentana 1040 con una proposta che celebra il connubio tra tecnica e passione. Il percorso gastronomico è firmato interamente da Giuseppe Todaro, chef pizzaiolo e anima creativa di Biskè, che per una sera si allontana dal forno a legna per curare un menù completo che esalta la materia prima e il gusto mediterraneo.

L’evento, intitolato “A tavola con l’Amore“, rappresenta la visione di Todaro: una cucina di sostanza, sincera ma capace di stupire attraverso accostamenti ricercati, pensata per chi cerca un’esperienza conviviale ed elegante.

L’Esperienza gastronomica: la firma di Todaro

Il menù si snoda attraverso tappe che giocano sui contrasti di consistenze e temperature, cifra stilistica dello Chef:

L’aperitivo di benvenuto: L’accoglienza firmata Biskè per preparare il palato.

L’antipasto creativo: Un involtino di melanzana con cuore di provola affumicata e salsa al basilico, accompagnato da un prosciutto cotto in un’inedita panatura al formaggio.

Il primo: Un risotto che esplora l’equilibrio tra l’amaro del radicchio e la dolcezza del miele, impreziosito dalla cremosità della fonduta e dal crunch delle noci tostate.Il secondo di brace: Un omaggio alla specialità della casa, con un arrosto di vitello tenerissimo servito con funghi cardoncelli e un medaglione di patata alla griglia.

Pizzeria I Fontana: pizza e solidarietà con la Cooperativa Irene ’95

Avevamo conosciuto Pietro Fontana e il suo concept di pizza alla presentazione del menù estivo della pizzeria I Fontana a Somma Vesuviana. Siamo ritornati non solo per scoprire il menù invernale e l’interpretazione che Pietro dà alle materie prime della stagione fredda, ma anche per conoscere il progetto di solidarietà che, insieme alla moglie Melania Panico, sta sostenendo per la Cooperativa Irene ‘95.

Nata nel 1994, oggi la cooperativa opera sul territorio est di Napoli e si occupa di accoglienza di minori a rischio grazie a due comunità educative a dimensione familiare (Casa Irene e Casa Momo). Alla serata stampa di presentazione sono intervenuti Fedele Salvatore, presidente della cooperativa sociale, e Monica Procentese, responsabile d’area delle comunità, per raccontare il loro impegno in un ambito sensibile, quello dei minori con storie familiari difficili. Tra i progetti nati nell’ambito della cooperativa, c’è Re.S.P.I.R.O. per la presa in carico e tutela degli orfani speciali, segnati dalla perdita di entrambi i genitori: la madre per femminicidio, il padre per suicidio o carcerazione.

L’impegno concreto dei Fontana nasce dal proprio lavoro e dall’esperienza solida di appartenenza familiare: dal 1° Febbraio all’8 Dicembre 2026 parte del ricavato della vendita delle pizze e dei fritti della sezione “Pizza Concept” del menù verrà devoluto alla Cooperativa Irene ‘95. Non è un caso che Pietro, durante la serata, abbia ribadito come l’insegna I Fontana si riferisca a un progetto che coinvolge l’intera famiglia, dalla moglie Melania ai figli della coppia.

Nella tappe di degustazione della serata dedicata a Irene ‘95, abbiamo assaggiato tutte le proposte più rappresentative di ogni categoria: fritti, pizza, padellino, pala, tripla cottura.

La sfera croccante, come tutti i fritti del menù, è ideata e preparata da Melania. Patata della Sila, blu di bufala dei Monti Lattari, panatura extra croccante arricchita con granella di mandorle e un giro d’olio al tartufo: “è una proposta che abbiamo sin dalle origini del nostro menù”, ci spiega Melania, “e nasce dalla mia passione per il blu di bufala.” Un boccone goloso e ricco grazie alla bella persistenza del blu di bufala.

Merito di Melania anche la scelta degli abbinamenti al calice. Aspirante sommelier AIS, per la serata ha prediletto un piccolo birrificio artigianale della provincia di Trento, Fravort dei Fratelli Perrella. Iniziamo con la Fresh, birra chiara di puro malto d’orzo: delicata e fresca accompagna l’arancino e la prima proposta pizza.

La degustazione di pizze concept si apre con la Metamorfosi di carciofo, omaggio a uno degli ortaggi più complessi dal punto di vista organolettico. Pietro Fontana lo gestisce in modo esemplare, riuscendo a conservarne tutte le caratteristiche senza renderle predominanti. Il carciofo viene delicatamente arrostito ma solo le parti nobili (cuore e parte superiore del gambo) diventano protagoniste di questa pizza, insieme a una crema di pecorino dei Monti Lattari, a un pesto di aglio orsino e a foglioline di maggiorana fresca in uscita, che con la loro aromaticità determinano l’equilibrio finale all’assaggio.

Le consistenze sono uno dei tratti distintivi delle pizze di Pietro Fontana che contrappone sempre un elemento di croccantezza a equilibrare, arricchire e migliorare la masticabilità del boccone.

Così la Friarielli e salsiccia in stile padellino: un panino croccante che accoglie salsiccia di suino a punta di coltello e friarielli saltati e in crema, con un ricordo di piccantezza. Uno dei gusti pizza più tradizionali si veste con un tocco di originalità, esaltato anche dall’abbinamento birra: La Rossa del Brenta Fravort, fruttata e fresca, accompagna con passo agile il friariello, grazie alla concordanza di sensazioni amaricanti.

La pizza in pala accoglie la zucca prima ammorbidita in forno e poi ripassata in padella. In uscita blu di bufala, la nduja resa croccante, castagna fermentata in polvere per aggiungere una nota di acidità e zucca in julienne marinata al ghiaccio. Ancora una volta un boccone completo, anche se in questo caso la dolcezza della zucca napoletana, pur tra le più saporite qualità di zucca, si lascia a tratti sopraffare da blu di bufala e dalla nduja croccante.

Pietro Fontana ci stupisce in chiusura serata con la versione dolce della tripla cottura. Le tre distinte fasi di cottura – al vapore, fritta e al forno – determinano il gioco di consistenze della pasta: croccantezza esterna e leggera morbidezza interna.

Dichiaratamente e orgogliosamente ispirata a Francesco Martucci, la degustiamo in versione dolce ai tre agrumi: crema di limone, confettura di mandarino di Ciaculli, polvere di arancia rossa fermentata e timo fermentato a guarnire una cremosa ricotta di bufala. Un contrasto dolce-agrumato di grande equilibrio e aromaticità.

I Fontana Pizzeria

Via Annunziata, 58

Somma Vesuviana (NA)

Se lievita è vero Amore” parte da I Caporale a Casalnuovo di Napoli

Il 21 gennaio a Napoli la prima serata solidale del progetto che unisce 10 pizzerie italiane a sostegno di Fondazione Serena Onlus per il Centro Clinico NeMO

Dalla pizzeria I Caporale parte l’iniziativa di solidarietà che attraverserà l’Italia con una serata degustazione e una pizza speciale NeMO in menu per un anno. Lunedì 21 gennaio appuntamento in via Nazionale delle Puglie, 83 a Casalnuovo di Napoli per la serata “Se lievita è vero Amore”, il progetto ideato, progettato e realizzato da Carbot Communication che coinvolge 10 pizzerie italiane d’eccellenza unite da un obiettivo comune: trasformare la pizza in uno strumento concreto di sostegno alla ricerca e all’assistenza sanitaria operata da Fondazione Serena Onlus per il Centro Clinico NeMO presso l’Azienda Ospedaliera Specialistica dei Colli – Ospedale Monaldi Napoli, il Policlinico Gemelli di Roma e l’Ospedale Niguarda di Milano.

La serata dai fratelli Caporale rappresenta l’inizio di un percorso benefico strutturato. Per l’occasione, infatti, sarà possibile scegliere un menu degustazione solidale al costo di 50 euro, con incasso interamente devoluto al Centro Clinico NeMO. Il percorso gastronomico prevede assaggi di: Pizza NeMO “Lievitata d’Amore”, Caporalotto Napoli a modo nostro, Marinoro in tripla cottura, Margherita a ruota di carro e si conclude con il dolce caprese, realizzato in collaborazione con Annuccia.

Accanto alla degustazione, debutta, ufficialmente la Pizza NeMOLievitata d’Amore” firmata I Caporale che entrerà stabilmente nel menu della pizzeria, per un anno, al costo di 9 euro: una pizza solidale reinterpretata da ogni pizzaiolo aderente all’iniziativa secondo il proprio stile, ma legata da un’identità comune. Ogni mese, l’incasso della Pizza NeMO sarà interamente devoluto in beneficenza.

La “Lievitata d’Amore” de I Caporale è una pizza delicata e avvolgente: il pomodoro Marzanella giallo di Solania dona una dolcezza morbida e luminosa, i datterini confit aggiungono profondità e una nota caramellata, la provola di Latteria Sorrentina fonde il tutto con cremosità e sentori lattici, mentre basilico fresco e note di pepe chiudono con eleganza e profumo.

Una pizza equilibrata, solare, che parla di Mediterraneo e cura artigianale.

Il progetto proseguirà il 26 gennaio da Salvatore Santucci Pizzeria, il 27 gennaio da Antonio Tancredi, Diametro 3.0 a Casoria, il 28 gennaio da Raffale Bonetta, Raf Bonetta Pizzeria al Vomero, Napoli e il 29 gennaio da Manuel Maiorano a La Fenice Pizzeria Contemporanea di Pistoia. Pronte ad essere lanciate altre 5 serate che saranno annunciate nelle prossime settimane.

Seguiranno poi da altrettanti appuntamenti conclusivi e un grande evento finale.

Se lievita è vero Amore” va oltre il cibo: è una rete di professionisti che sceglie di mettere il proprio lavoro al servizio del bene comune, dimostrando che la ristorazione può essere portatrice di valori, responsabilità sociale e partecipazione attiva.

Perché quando l’impasto cresce, cresce anche l’amore per gli altri.

Prenotazione obbligatoria.

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I Centri Clinici NeMO, dal 2008, rispondono in modo mirato ai bisogni clinico-assistenziali di adulti e bambini che convivono con malattie neuromuscolari e neurodegenerative, come la SLA, la SMA e le distrofie muscolari.

Il progetto “Se lievita è vero Amore” contribuirà al sostegno delle seguenti attività e servizi:

  1. revisione della localizzazione e della funzionalità del sistema di telemetria, per un monitoraggio più efficiente e integrato;
  2. acquisto di saturimetri memory, predisposti anche per la registrazione dei parametri vitali;
  3. installazione di ulteriori monitor per la rilevazione dei parametri, con trasferimento dei dati in tempo reale verso l’infermeria;
  4. acquisto di capnografi e dispositivi per la polisonnografia;
  5. introduzione di occhiali 3D per la riabilitazione dei pazienti;
  6. interventi strutturali per garantire una maggiore privacy nelle stanze multipersona;
  7. allestimento di una centrale di emergenza dedicata al day hospital;
  8. potenziamento del NeMO Team per interventi di assistenza domiciliare;
  9. attività di formazione dedicate all’età pediatrica.

Un progetto che rafforza l’impegno dei Centri Clinici NeMO nel garantire cure sempre più qualificate, innovative e vicine ai bisogni delle persone.

Campania – Vincenzo Di Fiore festeggia il decennale nella prestigiosa Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso

Vincenzo di Fiore festeggia dieci anni con i “2 spicchi” della prestigiosa guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso.

Un successo legato all’amore per la tradizione e per il territorio che il maestro pizzaiolo celebra in ogni sua creazione. Il lungo percorso è iniziato ad Acerra nel 2004 ed ora è giunto, nella sua tappa più recente, a Pomigliano D’Arco con il nuovo locale in via Gandhi, dove abbiamo avuto recentemente occasione di degustare alcune delle proposte più note del menù Di Fiore.

Un percorso non scontato, in un’epoca che ha fatto della sperimentazione e dell’innovazione i cavalli di battaglia del comparto pizza, Di Fiore è rimasto strettamente legato ai canoni dettati dal disciplinare dell’Associazione Verace Pizza Napoletana di cui è membro dal 2018: farina di forza media-debole, impasto diretto, lievitazione per un massimo di venti ore.

Il risultato è la pizza tradizionale per eccellenza, sottilissima al centro e dal cornicione ben alveolato. L’abbiamo gustata nelle sue versioni più semplici e popolari, margherita e salsiccia e friarielli. Ma è risaputo che sui terreni semplici si giocano le battaglie più dure, in questo caso vinta grazie al binomio spessore e cottura perfetta: il condimento non scivola via, la pasta non si affloscia e la chiusura a portafoglio è garantita. In un unico termine: equilibrio. 

La cura di Vincenzo per il territorio va oltre e si spinge fino al recupero di prodotti locali, come il fagiolo dente di morto, Presidio Slow food di Acerra, protagonista di uno dei fritti presenti a menù, l’Arancino Pulcinella. Bianco, con provola e pomodorini gialli, è dedicato alla maschera che proprio ad Acerra, secondo la leggenda, deve i natali. Di media grandezza, decisamente non un finger food, è appagante, anche grazie alla frittura pulita e asciutta che avvolge il ripieno cremoso.

Il vero flashback proustiano, che ci risucchia in un vortice di ricordi come lo chef Ego che assaggia la ratatouille dell’omonimo film, sta però nel gioiello di Vincenzo Di Fiore, la pizza lampiata.

“Sono un pizzaiolo della tradizione, mi piace riproporre i piatti che non si fanno più”, commenta Di Fiore, raccontando la storia della sua preparazione più famosa.

Tradizionale della provincia napoletana, ogni famiglia aveva la propria ricetta, con un unico punto in comune: la lampiata si cuoceva in teglia di ferro, sfruttando il calore del forno dopo la cottura del pane, quindi a una temperatura inferiore rispetto alla pizza verace. Le ultime lampe di fuoco scaldavano lentamente la pizza e diffondevano nei cortili e nelle strade il tipico profumo che si traduceva in un boccone arruscato e goloso.

Più alta e soffice della verace, senza cornicione,  l’abbiamo degustata in versione margherita e salsiccia e friarielli: un cibo confortevole e familiare, che nella mancanza di ricercatezza e di virtuosismi gastronomici, vede il suo punto di forza. Vincenzo la propone anche con baccalà e papaccelle o parmigiana, come sostituto estivo della salsiccia e friarielli.

Dieci anni di consolidata qualità senza compromessi sulla tradizione: questa la sfida vinta da Vincenzo Di Fiore.

Pizzeria Vincenzo Di Fiore Acerra

Corso Italia, 30

Acerra (Na)

Pizzeria Vincenzo Di Fiore Pomigliano

Via Gandhi, 18

Pomigliano d’Arco (Na) Tel. 334 8081782

Napoli: OWAP apre al Vomero

Lo avevamo conosciuto nella serata a quattro mani con Luigi Mastellone, presso la pizzeria Basilico a Sorrento. Ora abbiamo avuto occasione di vederlo a lavoro in casa propria, nel locale di recente apertura a Napoli, in via Merliani, a due passi da Piazza Vanvitelli – “Incontri di pizze” da Basilico Italia a Sorrento.

Si tratta del maestro pizzaiolo Mauro Espedito che a novembre ha puntato una nuova bandierina del suo percorso al Vomero, dove è approdato col suo marchio OWAP One World All Pizzas. Espedito, grazie al suo percorso internazionale, ha fatto delle contaminazioni culinarie il proprio fil rouge tra gli impasti, senza mai perdere di vista le radici napoletane.

Al Vomero troviamo un locale intimo e accogliente – una trentina di coperti in totale- di gusto tutto partenopeo: all’ingresso ci accolgono il Vesuvio, San Gennaro e  il presepe fatto di pasta di pizza. “Una bella occasione che ho voluto cogliere nella mia città”, ha commentato Espedito a 20Italie, senza perdere di vista il lavoro davanti al forno.

Un menù ben assortito quello di OWAP, che spazia dai classici senza tempo della pizzeria napoletana, alle creazioni più estrose di Espedito tra cui spiccano la Margherita OWAP, con ketchup di pomodorino del piennolo, e la Pepperoni, condita col salame piccante più amato negli States. Non mancano i calzoni ripieni e la proposta light per chi proprio non vuole eccedere.

In questa circostanza, tra fritture e pizze, abbiamo alternato tradizione ed evoluzione come concepite da Mauro Espedito.

Il nostro viaggio è iniziato con le sfizioserie tipiche: il crocchè di patate, la frittatina di pasta, le soffici montanarine proposte in doppia versione con salsa di datterino rosso, ricotta in salvietta, basilico, scaglie di parmigiano e con crema di datterino giallo, ricotta di bufala, pepe rosa, alici del Mar Cantabrico, basilico. Asciutti ed equilibrati, frienno magnanno aprono la fame e la strada alle pizze successive.

Con miscela di farine tipo 0 e tipo 1, tutti gli impasti fanno doppia lievitazione con autolisi, per un minimo di ventiquattro ore fino a un massimo di cinquantaquattro.

Degustiamo due pizze Evergreen e due montanare a doppia cottura, prima al forno e poi fritte. Iniziamo dalla regina del menù di ogni pizzeria che si rispetti, la Margherita. Sottile, cornicione ben alveolato, si fa mangiare con le mani e richiama una fetta successiva senza alcun senso di colpa.

Delizia Campana è invece la rivisitazione della salsiccia e friarielli, qui proposta con provola e salsiccia di maialino nero casertano: leggera ed equilibrata anche grazie al broccolo senza particolare retrogusto amaricante.

Le montanare a doppia cottura rientrano tra le cosiddette pizze alternative del menù OWAP, creazioni di Mauro Espedito.

La Stracciata 2.0 fresca è delicata, condita fuori forno con prosciutto crudo, stracciata, pomodorini semi-dry, pesto di basilico e polvere di pomodoro e  passiamo subito dopo al gusto più deciso della Selvaggia, dove a prevalere è il ragù di cinghiale in accoppiata col sapore tutto regionale del Provolone del Monaco. Concludiamo la carrellata con la pizza napoletana per eccellenza, la marinara aglio e origano: Espedito fa parte di quella schiera secondo cui va condita anche con basilico, aspetto su cui concordiamo.

La carta dei dolci, essenziale ma ben costruita, si avvale delle preparazioni della storica pasticceria di Mario Di Costanzo. Scegliamo di chiudere con la dolcezza  condita di irriverenza tutta partenopea del San Gennà futtetenne: una stratificazione di gelèe ai lamponi, mousse al cioccolato fondente, croccante al gruè di cacao e gelèe di pellecchiella del Vesuvio per onorare il Santo del popolo napoletano.

OWAP

Via Giovanni Merliani, 51

80129 Napoli