Lazio: Antonello Colonna scommette sull’acciaio di Steel Pan

Bravi ragazzi siamo amici miei

tutti poeti noi del ’56.

Non a caso è l’anno di nascita dello chef Antonello Colonna, poeta stellato del gusto e amante dell’arte a tutto tondo.

Il suo Antonello Colonna Resort, una stella Michelin, sorto in mezzo al verde ad aprile 2012 nei dintorni di Labíco, è quasi un museo, con arte pittorica del Rinascimento, esposizione di fotografie che ritraggono noti scrittori opera di Marco Delogu, e una bellissima biblioteca di libri d’arte e di cucina, dove abbiamo avuto modo di apprezzare la Divina Commedia in tre volumi in 4°, pubblicata da U.T.E.T. a cavallo tra il 1924 e 1939 e a cura di Guido Biagi.

Lo chef neo eletto per accogliere con la sua cucina gli atleti dell’olimpiade invernale di Milano-Cortina, è anche la nuova firma delle pentole Steel Pan Master, una linea brevettata e disegnata dall’imprenditrice Carmen Dollo. 

Il cuore del progetto è il fondo antiaderente brevettato che adopera l’innovativa tecnologia “lega su lega”, priva dell’aggiunta di sostanze chimiche, progettata per garantire una sana cottura, uniforme, e dalla semplicità di pulizia, riducendo l’impatto ambientale, un tema caro agli impegni dell’Agenda 2030 voluto dai paesi dell’ONU. 

L’azienda Steel Pan nasce nel 1992 specializzandosi in pentole in acciaio inox. Un 30% della produzione riguarda l’alluminio antiaderente e il catalogo prevede una vasta gamma di linee. 

Rimandiamo al sito ufficiale per scoprirne di più: www.steelpan.it

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L’acciaio inox ad alta resistenza è un materiale riciclabile, persistente e in grado di affrontare senza degrado le alte temperature. 

Design accattivante, leggerezza di peso, insomma si vuole scommette su questo materiale antiaderente e antigraffio. 

Nella conferenza stampa d’annuncio del sodalizio, Antonello Colonna ha dichiarato che le adopera nella cucina del suo ristorante riscontrando che le pentole velocizzano sensibilmente i tempi di cottura. 

Lo sposalizio tra lo chef e Steel Pan e di conseguenza con l’acciaio, trova una sua coerenza con la percezione che il pubblico ha di una figura come quella di Antonello Colonna: la ricerca dell’eccelenza in ogni occasione, non solo con la scelta delle materie prime per le pietanze ma anche in quella degli strumenti da utilizzare, affidabili ed ecosostenibili. 

Una visione sul domani. 

La Sardegna di Vinodabere: più di 40 aziende ed oltre 200 vini a Roma il 13 e 14 dicembre

per scoprire il fascino di un’isola che è un vero e proprio piccolo continente

Quarta edizione di La Sardegna di Vinodabere

Evento esclusivo dedicato ai vini dell’isola

Hotel Belstay, Via Bogliasco, 27 – Roma

Per il quarto anno consecutivo torna La Sardegna di Vinodabere, evento nato per promuovere, e far scoprire il carattere, la varietà, le peculiarità e la complessità vitivinicola di una regione che è un vero e proprio piccolo continente.

Più di 40 aziende con più di 200 vini in assaggio

Sabato 13 e domenica 14 dicembre, all’Hotel Belstay a Roma, sarà possibile incontrare ai banchi di assaggio numerosi produttori sardi (oltre 40 aziende), in rappresentanza delle tante aree (vere e proprie sub-regioni) dove si producono vini di qualità elevata. Tra più di 200 referenze tra bianchi, rosati, rossi, vini dolci e ossidativi, e perfino bollicine, ci si potrà orientare per apprezzare, come merita, la ricchezza enologica della Sardegna, conoscere i vignaioli che la animano e sperimentare nel calice lo stato dell’arte della viticoltura sarda, giunta ormai a livelli di indiscutibile eccellenza.

Un viaggio attraverso i sensi, dunque, tra le produzioni provenienti dai territori di Gallura, Mamoiada, Mandrolisai, Ogliastra, Oliena, Orgosolo, Oristanese, Romangia, Sulcis e Sud Sardegna., alcuni dei quali diventeranno i protagonisti della masterclass in programma sabato 13 dicembre.

Lo sponsor principale dell’evento è il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano (che ha sede in Sardegna, maestra assoluta di caseificazione di tutto il Centro tirrenico).

Lo sponsor tecnico è invece rappresentato dall’Acqua Smeraldina.

Programma

sabato 13 dicembre

dalle 11:30 alle 12:45:

Masterclass “La Sardegna dell’enologo Andrea Pala”, condotta dall’enologo Andrea Pala, dai critici enogastronomici Dario Cappelloni collaboratore di DoctorWine , Raffaele Mosca (Decanter , Gambero Rossolucianopignataro.it) e dal giornalista Maurizio Valeriani, direttore della testata Vinodabere.

Un viaggio sensoriale in tre areali della Sardegna: Gallura, Coros (in particolare Usini) e il Sud della Sardegna, in compagnia di uno degli enologi sardi più apprezzati in Italia.

Vini in degustazione:

  • Vermentino di Gallura Spumante 2023 – Culuccia
  • Vermentino Donna Ma’ 2024 – Culuccia
  • Vermentino di Gallura Tandu 2024 – Tenute Li Signori
  • Vermentino di Gallura Superiore Emmu 2024 – Tenute Li Signori
  • Vermentino di Gallura Junior 2024 – Campianatu
  • Vermentino di Gallura Superiore 2023 – Campianatu
  • Vermentino di Sardegna 2024 – Galavera
  • Cagnulari Beranu 2023 – Galavera
  • Vermentino di Sardegna Cardile 2024 – Nuraghe Antigori
  • Bovale 2024 – Nuraghe Antigori

Costo: 35 euro

Prenotazione qui: link

dalle 14:00 alle 16:00

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a operatorivinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a stampavinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro.  L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui: link, oppure direttamente al desk dell’evento.

dalle 16:00 alle 20:00

Apertura banchi di assaggio per il pubblico (kit di degustazione 35 euro con calice incluso), per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso kit di degustazione 25 euro). L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui: link, oppure direttamente al desk dell’evento.

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a operatorivinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a stampavinodabere@gmail.com

domenica 14 dicembre

Dalle 10:30 alle 18:30

Apertura banchi di assaggio per il pubblico (kit di degustazione 35 euro con calice incluso), per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso kit di degustazione 25 euro). L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui: link, oppure direttamente al desk dell’evento.

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a operatorivinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 12 dicembre (e ricevendo poi conferma) a stampavinodabere@gmail.com

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro. L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui: link, oppure direttamente al desk dell’evento.

Per conoscere le aziende ed i vini presenti nei banchi di assaggio e per ogni altra informazione sull’evento collegatevi qui.

Vinodabere (www.vinodabere.it) è una testata giornalistica on line che da anni promuove con i suoi articoli e con i suoi eventi la cultura enogastronomica, dando visibilità a realtà già note e storiche come a quelle nuove e da scoprire.

I territori, i vini e le specialità gastronomiche della Sardegna sono sempre stati, sin dalla sua nascita, al centro dell’attenzione della testata giornalistica Vinodabere e del suo direttore Maurizio Valeriani.

La Guida ai Migliori Vini della Sardegna (link), giunta alla ottava edizione, pubblicata on line ad agosto 2025, ha visto un numero di letture incredibile (oltre 500 mila).

Chianti Classico Collection Vintage Edition 2025

A Roma le Vecchie Annate del Gallo Nero: un viaggio nei sapori del Chianti Classico

Per la prima volta nella Capitale arriva “Le Vecchie Annate del Gallo Nero”, un evento imperdibile dedicato agli amanti del vino e della tradizione toscana. Una calda giornata di sole ha illuminato le vetrate della bellissima Serra di Palazzo delle Esposizioni, donando una luce particolare alla degustazione.

La degustazione esclusiva che ha riunito oltre 40 produttori e oltre 150 etichette del Consorzio Vino Chianti Classico è stata il trionfo delle annate storiche dagli anni ’90, anche qualche campione più invecchiato, fino ai millesimi più recenti. Evento organizzato da Vinòforum ha raccolto una grande partecipazione di operatori del settore.

Un’occasione unica per scoprire come il tempo e il territorio abbiano plasmato l’identità del celebre Gallo Nero, simbolo di autenticità e di eccellenza enologica italiana nel mondo; un vero e proprio viaggio sensoriale nella storia del vino, tra aromi, racconti e tradizioni che continuano a rinnovarsi nel cuore della Toscana. La magia del Sangiovese, che per disciplinare sentissero presente con una percentuale dell’80%, può essere accompagnato da altri vitigni a bacca rossa prodotti  

Ecco una nota di degustazione unica e sintetica, costruita come si fa per un articolo di settore: stile professionale, descrittivo, scorrevole e con un filo narrativo che unisce tutte le aziende degustate.

Degustazione Chianti Classico – Dieci interpretazioni, un’identità comune

La degustazione dei dieci produttori del Chianti Classico racconta un territorio che, pur nelle sue mille sfumature, mantiene una coerenza riconoscibile: freschezza, verticalità, profondità tannica e una nitidezza aromatica che solo il Sangiovese delle colline tra Firenze e Siena sa regalare. Di annata in annata, di collina in collina, si ripete la stessa magia: ciliegia rossa, viole, agrumi, tabacco e una progressione gustativa fatta di tensione, eleganza e lunghissima vita.

Arillo in Terrabianca

  • Sacello mostra la purezza del frutto grazie all’affinamento in acciaio e cemento: fragrante, croccante, sapido, con ciliegia rossa e una chiusura leggermente balsamica.
  • Croce Riserva ha un passo diverso: struttura più ampia, tannino disteso, spezie delicate e un finale terroso e profondo.
  • Vigna Terra Bianca Gran Selezione unisce ricchezza e verticalità: frutto scuro, note di macchia mediterranea e un sorso lunghissimo, sostenuto dal tannino fine e maturo del tonneau.

Caparsa

  • Chianti Classico 2021: essenziale e diretto, più materico del solito, con frutti rossi e agrumi sanguinelli.
  • Caparsino Riserva 2021: austero, ricco di energia tannica, profondo e sapido, con un finale speziato e sanguigno.
  • Doccio a Matteo 2021 e 2005: l’evoluzione della 2005 impressiona per eleganza e coerenza aromatica. Tabacco dolce, spezie fini, tannino setoso: un Sangiovese che ha vinto il tempo.

Castello di Monsanto

Una delle firme storiche del territorio.

  • 2023: vibrante e croccante, ciliegia, rosa e una spinta acida sferzante.
  • Riserva 2021: più ampia, più scura, più speziata.
  • Gran Selezione San Donato in Poggio 2020: materica, raffinata, netta nella progressione tannica.
  • Il Poggio 2013: un classico intramontabile, elegante, armonico, balsamico.
  • Il Poggio 1974: pura emozione. Dopo 51 anni è ancora vivo: tartufo nero, ruggine, foglie secche, spezie orientali e un finale interminabile.

Fontodi

Firma contemporanea e pulitissima.

  • 2022: giovane ma già elegante, frutto nitido e salinità.
  • Gran Selezione Vigna del Sorbo 2021 e Terrazze San Leonino 2021: due interpretazioni di potenza controllata, balsamicità, tannino cesellato e finale fumé.
  • Vigna del Sorbo 1994: un Sangiovese ancora vibrante, profondo, con il 10% di Cabernet che dona grafite e struttura. Splendido.

Le Cinciole

  • Gran Selezione Campo ai Peri Aluigi 2021: tensione acida, erbe aromatiche, lampone croccante e un sorso sapido.
  • Chianti Classico 2009: sorprendente tenuta nel tempo: liquirizia, amarena, arancio candito, tannino levigato.

Vallepicciola

  • Gran Selezione Lapina 2021: ricca ma fine, ciliegia scura, prugna, viole e tabacco dolce. Finale lungo e salino.

Tolaini

  • Riserva 2010: piena, profonda, terziaria ma ancora viva: spezie scure, cacao amaro, ciliegia sotto spirito, tannino setoso.

Tenute Poggio Bonelli

  • Riserva 2020: precisa e tipica: ciliegia, viola, agrume, note di terracotta e una bella progressione tannica.

Maurizio Alongi – Gaiole in Chianti

Sangiovese di vigna storica del 1973.

  • Vigna Barbischio Riserva 2022: giovane e scattante, più floreale e agrumato, tannino fitto.
  • Vigna Barbischio Riserva 2015: elegante ed evoluto, spezie fini, amarena e tabacco. Ritmo lento e aristocratico.

Tenuta Villa Trasqua

  • Gran Selezione Nerento 2019: balsamico, complesso, intenso. Frutti rossi maturi, grafite, alloro. Lungo, compatto, nobile.

Dieci cantine, un unico denominatore: la capacità del Sangiovese del Chianti Classico di esprimere freschezza, longevità e identità territoriale.

Dalle vinificazioni più essenziali in cemento ai legni grandi, fino alle selezioni delle vigne storiche, emerge un messaggio chiaro: il Chianti Classico non solo sta benissimo, ma sta vivendo una stagione di splendida maturità stilistica, capace di coniugare tradizione, purezza e modernità.

Selezione Vinsanto del Chianti Classico – Note di degustazione

1. Volpaia – Vinsanto del Chianti Classico 2019

Giallo dorato brillante. Naso pulito, agrume candito, albicocca secca e un tocco di fiori bianchi. Bocca dolce ma fresca, delicata, scorrevole, con finale di mandorla e miele chiaro.

2. Caparsa – Vinsanto del Chianti Classico 2001

Ambrato profondo. Profumi intensi di fichi, datteri e spezie dolci. Bocca materica, evoluta, con acidità ancora viva che sostiene un sorso lungo e meditativo. Caldo, complesso, da grande pazienza.

3. Terreno – Sofia Ruhune – Vinsanto del Chianti Classico 2015

Dorato luminoso. Al naso frutta tropicale matura, zafferano e scorza d’arancia. Al palato è elegante, cremoso ma non pesante, con chiusura agrumata e pulita.

4. Isole e Olena – Vinsanto del Chianti Classico 2011

Ambra chiara. Profumi fini di nocciola, caramello, albicocca secca. Bocca dolce ma composta, raffinata, con una trama tannica leggera e un finale persistente di frutta candita.

5. Villa le Corti – Principe Corsini – Vinsanto del Chianti Classico 2007

Colore ambrato intenso. Naso ricco di uva passa, miele di castagno, spezie e cacao. Palato profondo e setoso, con lungo finale caldo e balsamico.

6. Lamole di Lamole – Vinsanto del Chianti Classico 2019

Paglierino dorato. Naso giovane e fragrante: mela cotogna, agrumi, miele. In bocca è lieve, elegante, con dolcezza moderata e una vena acida nitida che lo rende gastronomico.

7. Chigi Saracini – Vinsanto del Chianti Classico 2010

Ambra brillante. Note di crema di nocciola, fichi, caramello. Sorso armonico, pieno ma non pesante, con un finale pulito e una vena salina piacevole.

8. Opre Giacomo Grassi – Vinsanto del Chianti Classico 2011

Ambrato luminoso. Profumi di dattero, scorza d’arancia, miele e erbe officinali. Bocca avvolgente, dolcezza importante, tannino sottile e chiusura lunga e speziata.

9. Castello di Meleto – Vinsanto del Chianti Classico 2012

Dorato ambrato. Aroma di frutta secca, mandorla e caramello salato. Palato fresco e bilanciato, con finale elegante su note di agrume e miele.

10. Fontodi – Vinsanto del Chianti Classico 2015

Colore intenso. Naso complesso di melone candito, albicocca, vaniglia e tostature fini. Sorso cremoso e profondo, grande equilibrio tra dolcezza e acidità, finale avvolgente.

11. Vallepicciola – Vinsanto del Chianti Classico 2018

Dorato vivo. Aromi di miele d’acacia, pesca sciroppata, mandorla dolce. In bocca è morbido, lineare, con un finale fresco che lo rende piacevole e moderno.

Olio DOP del Chianti Classico

L’Olio Extravergine di Oliva DOP Chianti Classico è uno dei prodotti simbolo delle colline toscane. Nasce da uliveti situati tra Firenze e Siena, nelle stesse terre del celebre vino, e condivide con esso la stessa idea di qualità territoriale: un prodotto che non potrebbe esistere altrove con lo stesso carattere.

È ottenuto da cultivar tipiche della zona – Frantoio, Leccino, Moraiolo e Pendolino – raccolte rigorosamente a mano oppure con sistemi che non danneggiano la pianta. L’estrazione avviene quasi sempre a freddo, per preservare aromi e proprietà.

Il risultato è un olio dal colore verde intenso con riflessi dorati, profumo netto di carciofo, erba tagliata, oliva fresca, talvolta mandorla. Al gusto è fruttato medio-intenso, con una nota piccante e un finale piacevolmente amarognolo, tipico degli oli ricchi di polifenoli. È proprio questa vena amaropiccante a renderlo riconoscibile e molto ricercato.

In cucina è un olio “vivo”: perfetto a crudo su pane toscano, bruschette, verdure grigliate, zuppe di legumi, carni alla brace e naturalmente sulla bistecca alla fiorentina. Non copre: esalta. La DOP Chianti Classico non è solo un marchio, ma un patto tra territorio, cultivar autoctone, tradizione di frantoio e uno stile di gusto preciso: un olio che racconta la Toscana in modo diretto, pulito, sincero.

Biskè – Buon cibo, calda accoglienza, anima salentina

Un nuovo capitolo di gusto in via Nomentana: il calore del Sud incontra la convivialità romana.

Prende vita un locale che porta con sé la passione delle tradizioni e il sapore autentico del Salento.
Arriva Biskè, in via Nomentana a Roma, ristorante-pizzeria-braceria con un’anima salentina che fa della genuinità, dell’artigianalità e dell’accoglienza i propri valori fondanti. Un luogo dove ci si siede per mangiare bene ma si resta per sentirsi a casa.

Il calore e l’energia della Puglia.

Biskè nasce dall’esperienza e dalla visione di Giuseppe e Maria Todaro, coppia nella vita e nel lavoro, che da oltre trent’anni coltivano la passione per la buona cucina. Entrambi pugliesi d’origine, portano nella capitale il calore, l’ospitalità e i sapori della loro terra, trasformando ogni piatto in un racconto di identità e memoria.

«La Puglia è il nostro punto di partenza e la nostra anima» racconta Giuseppe Todaro, pizzaiolo e fondatore. «Ogni pizza, ogni puccia, ogni pezzo di pane nasce dal sole e dal grano della nostra terra. È da lì che tutto ha inizio.»

Una cucina che parla salentino

Da Biskè la tradizione incontra l’innovazione: pucce salentine cotte nel forno a legna, pizze ad alta idratazione (oltre l’80%) realizzate con farine pugliesi Molino Casillo, carni danesi alla griglia, fritti e dolci rigorosamente fatti in casa.
Il risultato è una proposta gastronomica che unisce autenticità e modernità, con un’attenzione estrema alla qualità e alla digeribilità.

Se la pizza napoletana parla il dialetto del Vesuvio, quella di Biskè parla la lingua del Salento: cotta a 300°C, fragrante e profumata, simbolo di una Puglia che si rinnova senza dimenticare le proprie radici.
E accanto alla pizza, la Puccia — morbida, croccante e saporita — è la vera ambasciatrice del locale: farcita con ingredienti genuini, stagionali e spesso sorprendenti, dal pulled pork agli hamburger artigianali.

La griglia, la convivialità, la casa

Da Biskè l’arte della griglia non è solo tecnica, ma rituale: il profumo del fuoco, la selezione delle carni, la cura nella cottura. Il banco carni — con costate, fiorentine e filetti danesi — è un richiamo alle antiche macellerie pugliesi, dove la qualità si sceglie a vista e la scelta parte da una fiducia incondizionata.

Gli ambienti sono ampi e accoglienti: sale interne luminose, un garden estivo perfetto per le serate romane, area bimbi e un palco dedicato alla musica live. Un locale pensato per famiglie, coppie e gruppi di amici, dove ogni tavolo diventa occasione d’incontro.

Un’identità che evolve, senza cambiare anima

Biskè segna l’evoluzione naturale di un progetto familiare nato nel 2005, che oggi si rinnova nel nome e nell’immagine, ma resta fedele alla propria filosofia:
 “Fatto in casa, fatto con cuore”.

La nuova identità visiva — contemporanea, semplice e riconoscibile — racconta un brand che cresce rimanendo autentico. Perché da Biskè non si entra solo in un ristorante, ma in una casa del gusto, dove ogni dettaglio parla di calore umano e tradizione.

Informazioni utili

Biskè – Via Nomentana 1040, Roma
Tel: 06 8209 8204 | WhatsApp: 351 7990 977
Orari: Invernali: Mar–Ven dalle 19:45 a mezzanotte | Sab–Dom dalle 12:30 alle 15:30 / dalle 19:45 a mezzanotte
Estivi: Mar–Dom dalle 19:45 a mezzanotte (Lunedì chiuso)
Parcheggio libero fronte ristorante

Ardecore: il cuore irpino che batte al centro della capitale

L’irpinia arriva a Roma. All’interno di un edificio storico nel vivace quartiere dell’Esquilino, a pochi passi da Piazza Vittorio Emanuele II, si trova Ardecore, indirizzo gastronomico dove il calore dell’entroterra campano sposa i gusti della capitale, in un trionfo unico di tradizione e contemporaneità.

Il ristorante pizzeria nasce con un progetto ben definito: “Dall’Irpinia a Roma – un viaggio nel gusto”. Il mix irpino-romano è elemento fondante fin dalla nascita: a dare vita ad Ardecore sono infatti tre soci, giovani ma di grande esperienza, che hanno deciso di mettere insieme competenze, visione e soprattutto origini. Alessandro Zirpolo, il pizza chef dietro al banco, originario di Manocalzati, e Roberta Boccella, vengono infatti dall’Irpinia, mentre Matteo Meloni da Roma.

Territorio Irpino al centro

L’intero concept del locale ruota attorno alle radici irpine dei fondatori Zirpolo e Boccella che, dopo esperienze maturate tra Avellino e la Svizzera, hanno deciso di trasferire nella capitale l’amore per la propria terra d’origine, costruendo insieme a Meloni un luogo dall’identità ben solida e con uno standard qualitativo altissimo.

La proposta gastronomica mette al centro i prodotti della tradizione irpina, con un menù dedicato ai piatti tipici della tradizione, dalla Maccaronara alle ricette di casa. Un menù che si arricchisce con le proposte della pizzeria, mantenendo l’Irpinia sempre protagonista tra salumi, formaggi, miele e confetture artigianali, tutti selezionati con cura da piccoli produttori locali. Prodotti che è anche possibile portare a casa acquistandoli nella Bottega all’interno del locale.

Una proposta gastronomica autentica

Punto forte della proposta gastronomica è un impasto della pizza che interpreta la tradizione napoletana in chiave contemporanea: cornicione pronunciato, lunga lievitazione, farine e ingredienti selezionati con cura dalle mani del maestro pizzaiolo Zirpolo.

Il menù delle pizze è più che mai ricco. Accanto alle più classiche, come la «Margherita» con pomodoro San Marzano DOP e fiordilatte di Agerola, si possono trovare proposte più creative e originali, come la «Zucchetta», con crema di zucca fatta in casa e salsiccia tagliata al coltello, e specialità gourmet come la «Tartufata», con crema al nero di Bagnoli Irpino, funghi porcini e pancetta arrotolata. Non manca una vasta offerta di fritti artigianali napoletani: crocchè, montanare, fiori di zucca e, ovviamente, la famosa, amatissima pizza fritta.

A completare l’offerta esperienziale una vasta selezione di salumi e formaggi tipici dell’Irpinia, la cantina con etichette della Campania/Irpinia, l’aperitivo dedicato all’Irpinia. Insomma, un menù che omaggia in ogni riga il territorio campano.

Calore e accoglienza tra le mura di un edificio storico.

Il locale nasce all’interno di un edificio storico, con archi e mattoni che custodiscono il fascino del passato, ma presenta un’anima moderna fatta di calore, dettagli curati e un servizio attento, capace di autentica accoglienza. L’arredo è di design, con pareti indaco che convivono accanto a un bancone rosso fuoco, circondati da pannelli fonoassorbenti per garantire comfort acustico.
Il risultato è un locale dal mood pop-contemporaneo, che sa inserirsi perfettamente nel quartiere Esquilino, vivo e multiculturale, in modo originale ma senza perdere l’identità territoriale. Un locale che vale sicuramente la pena di conoscere.

Apertura e contatti

– Dal martedì alla domenica, dalle 19.00 alle 23.00

– Via Buonarroti 32, 00185 Roma (zona Piazza Vittorio)

– Telefono: 06 6927 1955
– Sito web: www.ardecore.it – Social: Instagram @ardecore_pizzeria

Le armonie e il vino: un commosso ricordo del Maestro Peppe Vessicchio

Nel vicinato la gente lo conosceva come “il Maestro di Sanremo”. A Città Giardino, nel quartiere di Montesacro a Roma, esiste una certa armonia non comune nella capitale, tra villette e alberi e tra il suono costante del vento pomeridiano che accarezza e spinge le foglie dagli alberi.

Ed è il rapporto tra questo quartiere e la sua gente ad aver costituito l’alveo sociale naturale in cui Peppe, per tutti “Il Maestro”, ha scambiato sorriso e parole sincere, in umiltà e semplicità con chiunque, lontano dal clamore delle luci della ribalta televisiva.

Lo aspettavamo di frequente, quando aveva tempo, in enoteca da Francesco Bertini. Ragionando di vini e di metodi produttivi, decantavamo e tessevamo le lodi di questo o quel produttore o di quel vitigno meno conosciuto, ma comunque meritevole di affermazione. Era una chiacchierata tra appassionati enofili sul modo di sentirsi a casa, con qualche espressione napoletana e una virata immediata della conversazione verso forme mediterranee e calde dai sentimenti sinceri.

Peppe era così, schietto come i vini che amava e come la musica che componeva o arrangiava, anche se a comporre era più bravo a suo dire! E come i vini che produceva da qualche anno, era schietto il suo modo di ragionar di cose del vino: più che un’opinione, Vessicchio esprimeva quella che secondo lui poteva essere una tendenza, una strada nuova verso armonie di gusti più alte e ispiratrici.

Non è casuale che ad ogni occasione utile lui si ripetesse nella sua spiegazione dell’influenza delle sequenze armoniche sugli elementi essenziali del vino. Che “armonizzasse” una bottiglia o una barrique; Peppe intendeva riportare un ordine armonico in quel liquido facendo sì che quell’armonia inducesse un’apertura di gusti e di equilibri sensibili non altrimenti ottenuti.

E ce ne dava prova, aperta una bottiglia di un vino famoso ne versava metà in una caraffa “testimone” dello status quo ante, mentre applicava con lo smartphone alla base della bottiglia, appoggiata, una sequenza di suoni da lui composti per un tempo determinato.

Poi degustavamo da entrambe i recipienti. E sempre, sempre rimanevano a bocca aperta. “Ma che gli hai fatto a sto vino, Peppe?” E i commenti positivi si sprecavano…

Era come se il Pifferaio Magico avesse condotto tannini, antociani, minerali e note calde in uno schema geometrico sublime, a risultare perfetti in armonia al nostro gusto. 

E pensare che questo “Metodo Freeman” lui lo aveva studiato e sviluppato partendo dai pomodori, simbolo della tradizione campana della qualità dei cibi. Ma aveva scelto il terreno della tradizione enoica per affermarlo appieno. 

Da produttore, aveva scelto uve Barbera per “comporre” il suo “ReBarba” al quale applicava processi acustici di armonizzazione fin dal mosto nel tino, o nelle evoluzioni in botte. Anche le uve di Trebbiano aveva scelto per produrre un vino di inusitata freschezza. 

Tra le chiacchiere più divertenti c’erano i suoi racconti di episodi vissuti a Sanremo, kermesse storica del nostro paese in cui fu protagonista assoluto nella direzione d’orchestra prima, nell’ultimo decennio del secolo scorso e poi nel primo del nuovo secolo. Come arrangiatore, aveva collaborato con tantissimi artisti famosi, ma di tutti lui amava raccontare degli episodi con gli “Elii“ di Elio e le Storie Tese – battute esilaranti e iperboliche – spesso tecniche di argomenti musicali. 

E forse il nostro merito, come suoi amici, è stato quello di aver trovato sempre un ottimo vino da mescere al calice e godere in sua compagnia.

Quando dicevamo assieme che ”il vino buono lega le persone insieme come la buona musica” rappresentavano con lui di quel che vivevamo assieme in quei momenti in enoteca. Lo ricorderemo sempre, semplice e mediterraneo, col crine e la barba di Giuseppe Verdi, ma col calice di un intenditore di vini che aveva compreso quanto l’armonia dei suoni possa dare all’armonia dei vini.

Ciao Peppe, ciao Maestro!

Roma, I Colli Tortonesi di Sassaia sulle terrazze del centro storico

C’è un tratto di Piemonte che sembra parlare sottovoce. Non ha l’arroganza delle grandi denominazioni né la frenesia delle mete battute dal turismo del vino. È l’Alto Monferrato roccioso, minerale, essenziale. Ed è qui, a Capriata d’Orba, che la cantina Sassaia ha deciso di scrivere una storia nuova, fatta di tradizione e innovazione, di famiglia e di scienza, di Borgogna e di Piemonte.

Sassaia significa “letto roccioso”: un nome che è già un manifesto.

Una nuova generazione con radici antiche

Alla guida ci sono Enrico ed Ellen De Alessandrini. Lui, italo-americano figlio di un diplomatico italiano, ha valorizzato la proprietà ereditata in Piemonte. Mente tecnica e cuore agricolo, ha scelto una viticoltura rigorosa, di precisione. Ellen, ponte con il mondo, cura la comunicazione e la visione internazionale del brand. Insieme hanno costruito una cantina che non vuole imitare nessuno: vuole interpretare.

A completare la squadra c’è un tassello che racconta già la portata del progetto: Pierre Naigeon, enologo borgognone, custode di quella eleganza produttiva che ha fatto scuola oltralpe. Il risultato è un approccio moderno, libero da dogmi, ma rispettoso della terra: fermentazioni spontanee o non invasive, legno discreto, interventi tecnici essenziali.

Sassaia è un triangolo culturale: piemontese nel terreno, francese nel metodo, americano nella precisione dei dati.

I suoli compatti e ricchi di minerali donano una firma gustativa chiara: eleganza e verticalità nei bianchi, freschezza e struttura nei rossi. Non è un caso che il Timorasso – il grande bianco dei Colli Tortonesi – sia diventato la bandiera della cantina.

Una presentazione nel cuore di Roma

Per presentare questi vini serviva una cornice all’altezza.

Così, giovedì 26 ottobre, grazie alla impeccabile organizzazione di Elvia Gregorace, i calici di Sassaia sono arrivati a Roma, sulla splendida terrazza del Roof Top Lounge dell’Hotel La Lunetta, in Piazza del Paradiso. Una serata intima, elegante, con il tramonto che slittava dietro i tetti del centro storico.

Gli ospiti del mondo del vino hanno ascoltato direttamente la voce dei protagonisti: Enrico e la moglie Ellen, che hanno raccontato la cantina con la calma di chi non ha bisogno di slogan per emozionare. Solo verità agricole, precisione tecnica e una visione chiara.

Accanto ai vini, un percorso gastronomico studiato per accompagnarli con finezza:

• Bruschette fantasia

• Paninetto rustico con crema di melanzane, mozzarella e pomodoro secco

• Spiedino di zucchine profumate al timo e bufala

• Insalata di farro con verdure cotte al forno

• Tartufini di caprino alla frutta secca

Piccoli abbinamenti, precisi come i vini: sapidità, freschezza, consistenze. Nulla fuori posto.

Note di degustazione

Piemonte Bianco 2024

Il primo calice si apre con la delicatezza di un fiore. Giallo paglierino, riflessi dorati. Naso elegante di agrumi, fiori bianchi e una sfumatura balsamica di eucalipto.

In bocca equilibrio, una morbidezza iniziale che si trasforma in sapidità, con pera, pesca bianca, scorza di limone e minerale. Freschezza viva ma non tagliente, persistenza lunga.

Un bianco contemporaneo, rigoroso, cesellato.

Derthona Timorasso 2023

È il vino che racconta la roccia. Profumi di fiore bianco, scorza di limone e miele d’acacia. Poi la salinità, netta, che richiama la pietra calda.

Il sorso è tridimensionale, pieno, sapido, con limone, pesca bianca e mandorla nel finale.

Un Timorasso di sostanza e precisione: non chiama il sorso veloce, chiede ascolto.

Piemonte Dolcetto 2021

Rubino fitto, naso di frutta nera matura, violetta e spezie. In bocca è succoso, morbido, con mora, amarena e un tocco di pepe bianco.

Tannino gentile, quasi cremoso.

È un Dolcetto che non si nasconde dietro la rusticità: è pulito, equilibrato, elegante.

Monferrato Nebbiolo 2024

Rubino luminoso, trasparente. Profumi di ribes, lampone, ciliegia, poi cacao e violetta. Il grappolo intero regala una finezza aromatica sottile.

In bocca è nitido, verticale ma non severo: ciliegia croccante, liquirizia, spezie leggere.

Tannino giovane ma già in armonia. Un Nebbiolo moderno, cesellato, più elegante che muscolare.

Una promessa per il Piemonte di domani

Quando la notte romana è scesa sulla terrazza dell’Hotel La Lunetta, una cosa era chiara: Sassaia è una cantina giovane, ma già adulta. Non cerca il rumore, cerca la precisione. Non punta al colpo scenico, ma alla profondità. Racconta un Piemonte che sa evolvere senza tradirsi, che accoglie la scienza senza perdere la poesia. In un panorama di grandi nomi storici, Sassaia è una voce nuova, pulita, riconoscibile.

E forse è proprio qui la sua forza: far parlare un pezzo di terra pietrosa e silenziosa trasformandolo in vino che resta nella memoria.

Maturazioni Pizzeria apre a Roma nel 2026

Da San Giuseppe Vesuviano all’Aurelio: la pizza nel ruoto di Antonio Conza e Gabriella Esposito sbarca nella Capitale

La pizza virale che ha fatto impazzire il web arriva finalmente nella Capitale. Antonio Conza e Gabriella Esposito, coppia nella vita e nel lavoro e anime creative di Maturazioni Pizzeria, hanno scelto il Quartiere Aurelio, a Baldo degli Ubaldi – a pochi minuti dal Vaticano e Rione Prati – per inaugurare la loro prima sede fuori dalla Campania nel 2026. 
Una decisione che segna un passo importante in un percorso di crescita che rimane fedele all’identità originale: gestione diretta, formazione in prima persona dei pizzaioli, un unico format serale che punta tutto sulla qualità dei prodotti e un servizio accogliente e curato.

Il menù sarà lo stesso della sede storica di San Giuseppe Vesuviano, con la celebre pizza nel ruoto e le creazioni che hanno reso Maturazioni un fenomeno social da milioni di visualizzazioni. Un luogo che porta a Roma la stessa autenticità che ha fatto conoscere Maturazioni, con impasti curati, fritti asciutti e gustosi, ingredienti stagionali e ricerca continua, ora pronti a farsi scoprire anche dal pubblico capitolino.

«La scelta del Quartiere Aurelio non è casuale – spiegano Antonio e Gabriella –: è una posizione strategica, vicina al cuore di Roma ma lontana dal caos del pieno centro, che permette di raggiungere facilmente il locale da diversi quartieri e rende agevole anche il servizio d’asporto.»

Con una sala che richiama l’identità e la storia di Maturazioni, dalle foto degli eventi internazionali fino all’omaggio a San Giuseppe, il nuovo locale si presenta come una “fotocopia” consapevole dell’originale: stesso concept, stesso cuore, stessa filosofia.
«Non vogliamo snaturarci – aggiungono Conza ed Esposito –. Abbiamo rifiutato tante offerte in Italia e all’estero perché non vogliamo trasformarci in un marchio commerciale. Per noi ogni pizzeria è casa nostra: a Roma come a San Giuseppe».

Proprio per questo, la Campania resterà legata a un unico punto: San Giuseppe Vesuviano. Una scelta precisa, dettata dalla volontà di valorizzare il territorio vesuviano e rafforzarne l’identità. L’apertura romana rappresenta l’inizio di un progetto più ampio che, passo dopo passo, porterà la qualità di Maturazioni nelle principali città italiane.
Un percorso graduale, senza scorciatoie, con l’obiettivo di mantenere il pieno controllo dei processi e della qualità.
«Abbiamo scelto Roma perché con la Capitale sentiamo un legame speciale. È un luogo di cultura gastronomica di alto livello e siamo certi che i romani sapranno apprezzare la nostra pizza».

L’appuntamento con la nuova sede è fissato per il 2026, quando il forno dorato di Maturazioni comincerà a sfornare pizze anche all’Aurelio.

Vinòforum 2025 a Roma, tra novità e tante degustazioni a tema

Giunto al suo ventunesimo compleanno, Vinòforum a Roma cambia prospettiva e guarda alla attuale diffusione della enogastronomia italiana nel mondo.

L’evento nasce nel 2004 per promuovere i vini sul territorio della Capitale, crescendo negli anni per capacità di rappresentanza e per partecipazione fino a rappresentare non solo il Lazio ma il centro Italia. Vinòforum oggi dà ospitalità alle aree vitivinicole italiane più note nel mondo, grazie al supporto di alcune tra le maggiori società di distribuzione vini di Roma.

La manifestazione si è articolata lungo la settimana dal 9 al 14 settembre ed ha ospitato in Piazza di Siena a Villa Borghese, una delle più belle location di Roma, una serie di focus specialistici che hanno offerto un’immagine davvero eterogenea del territorio italiano.

Si parte dalla tradizione e dai vini più noti del Lazio, come il Cesanese del Piglio, di Olevano Romano e di Affile, o la produzione del Frascati DOC, che hanno costituito per anni a Vinoforum il tratto unitario a raccordare la cucina romana e il gusto del bere. 

Ad accompagnare la tradizione romana, il Temporary Restaurant è stato l’oggetto della curiosità di tutti i partecipanti, offrendo l’alternanza di diversi chef romani noti e affermati per originalità, come Enrico Braghese di Zi Rico (Palestrina), Otello Evangelista di Casa Maggiolina (Roma) e Pietro Adragna di Anni e Bicchieri (Roma).

L’obbiettivo ormai consolidato è stato, per ribadire la notorietà stessa dell’evento, l’offrire assieme a vini tipici laziali il meglio della cucina romana durante il corso di una settimana di degustazioni. Tra gli altri, Daniele Mochi di Cantina Simonetti di (Frascati), Paolo D’Ercole di Scima (Roma) e i due amici e colleghi  Marco Di Venere e Federico Compagnucci del ristorante Mafè Osteria Moderna (Roma).

L’edizione di quest’anno è stata innovativa anche grazie ad una serie di focus su gastronomia e specialità eterogenee per territorio, guardando al food pairing come elemento identitario e insostituibile per conoscere il gusto delle venti regioni italiane, in particolare del Centro Sud Italia.

La combinazione, ad esempio, tra le eccellenze del Barolo (con diverse Masterclass) proposte in pairing con i prodotti delle farine Pugliesi di Casillo o del Nebbiolo delle Langhe alle paste e alle pizze di Altograno, al Capocollo di Martinafranca e alla Scamorza del Tavoliere, senza soluzione di continuità, alla ricerca dell’identità italiana di eccellenze territoriali solo in apparenza distanti. 

Luciano Pignataro è stato l’ospite d’onore di questa rassegna e ne ha sottoscritto il mantra dell’evento definendolo “il miglior modo di comunicare nel nostro presente il catalogo di eccellenze enogastronomiche dei territori italiani”.

Si è aggiunto a questa esperienza l’appuntamento con la finale de “La Città della Pizza 2025” ovvero il concorso nazionale alla ricerca dei nuovi talenti della pizza in Italia che, nelle fasi di selezioni svolte lo scorso aprile presso il GARUM – La Biblioteca e Museo della Cucina di Roma, ha visto fronteggiarsi oltre 70 pizzaioli provenienti da 13 regioni.

Michele Friello de La Storia, Luca Fusacchia di Bordo, Carlo Fiamma di Pizza e Cantina, Roberto Cupo di Robertino Cupo Pizza, Mirko Massaccesi di La Pizza di Mirko alla Valle, Antonio Martino di Peppo a Cinecittà, Emanuele Rossi di Der Keller, Pasquale Gulluscio de I Fratelli Gulluscio e Massimo Rocco de L’Oasi del Don: questi i 9 finalisti che avranno la possibilità di mostrare il proprio talento davanti a una giuria di esperti.  

Ognuno di loro ha dovuto presentare la propria creazione migliore, il proprio cavallo di battaglia abbinandolo ad una birra scelta nel catalogo Birre d’Abbazia Leffe.

Rimanendo in ambito cervesio, il focus “L’Arte della Birra” ha offerto un approfondimento nel mondo della birra italiana artigianale, ormai una realtà più che affermata commercialmente in Europa, alla scoperta degli stili più iconici dei produttori locali: il Lazio è infatti la regione europea con il maggior numero di produttori autonomi di birra in Europa. 

I vini di Sardegna, Marche e Calabria hanno ritrovato notorietà tra le migliaia di partecipanti a questa edizione: tre distinti stand hanno rinnovato gamma e proposte che spaziano dal classico alle elaborazioni più attuali — meritevole di citazione è, tra tutti, il Ciró Rosato “Manyari” di Brigante, ottenuto mediante l’antichissimo metodo del “Salasso” in contrapposizione alla tradizionale macerazione breve sulle bucce.

Altro focus importante è stato quello sull’Olio Extravergine d’Oliva, con Evoo School a rappresentare il momento attuale di clamoroso interesse sui cultivar italiani e su eccellenze artigianali destinate a scavalcare per notorietà i produttori italiani storici di olio EVO.

A concludere un perimetro di eccellenze, troviamo il focus sul sigaro italiano e gli incontri organizzati dal Club Amici del Toscano e i rappresentati di alcune eccellenze nel mondo. Tra queste, i produttori spagnoli di vini di regioni notissime come Rioja  e Catalunya con le masterclass organizzate dall’Ente Turistico Spagnolo o, dall’America Centrale, il viaggio affascinante tra i Rum dei Caraibi, dalla mixology alle versioni più invecchiate da meditazione. 

Ed a proposito: il Cocktail “StregOtto” a base di liquore Strega e Chinotto Neri è stato il più apprezzato dai presenti. L’edizione del 2026 si annuncia nel solco di questa attuale esperienza, risultata di evidente successo per il passo più dinamico ed esplorativo rispetto alle passate edizioni.

Nelle Terre del Grechetto: Civitella d’Agliano celebra una delle varietà simbolo del centro Italia

Di tanto in tanto, capita che un piccolo borgo diventi il centro del mondo. Succede a Civitella d’Agliano, nella Tuscia viterbese, quando le sue strade antiche e silenziose si animano per accogliere “Nelle Terre del Grechetto”, evento ideato e curato dal giornalista Carlo Zucchetti, che da anni racconta il meglio dell’enogastronomia dell’Italia centrale con uno sguardo appassionato e competente.

In questa terra plasmata da tufi e calanchi, il Grechetto trova una delle sue espressioni più sincere. Vitigno autoctono dalle origini antiche e controverse, si dice che risalga ai coloni greci, da cui il nome, è presente in Umbria e nel Lazio con numerose sfumature e cloni. Ma è proprio nella zona della Tuscia, tra Orvieto e le campagne di Viterbo, che questa varietà riesce a fondere freschezza, mineralità e una complessità aromatica che sorprende anche i palati più esigenti.

Il Grechetto: vitigno di territorio e di carattere

Il Grechetto non è un vino appariscente. È un vino che chiede tempo e ascolto. Dietro il suo profilo spesso discreto, si cela un mosaico di aromi che spazia dai fiori bianchi alla frutta gialla, dalle erbe aromatiche agli agrumi canditi, con una bocca che alterna tensione e rotondità, freschezza e sapidità. È un vino che sa raccontare la terra da cui nasce, con una voce genuina e spesso sorprendente.

In questo senso, la degustazione alla cieca di 59 campioni – provenienti da Lazio, Umbria e zone limitrofe – ha rappresentato il cuore tecnico della manifestazione. Suddivisi per annate (2024, 2023, 2022 e precedenti), i campioni sono stati valutati da un gruppo di giornalisti, produttori e appassionati, dando vita a un confronto vivace e partecipato.

I campioni di Grechetto IGT 2024 più apprezzati che hanno meritato un punteggio di 93 punti:

   •          il Lazio Pensiero di Antica Cantina Leonardi;

   •          il Umbria Grechetto di Argillae;

   •          il Lazio Dottor Belcapo di Fattoria Madonna delle Grazie;

   •          il Umbria Grechetto di Cardeto;

  •       il Umbria Colle Ozio di Leonardo Bussoletti;

Ma la degustazione ha rivelato anche un’evoluzione interessante nel tempo: dai toni agrumati e sferzanti dei vini più giovani, si passa a quelli più complessi e stratificati dei campioni 2022–2021, fino al sorprendente Grechetto IGT bianco L’Annunziata di Benincasa, annata 2022, che ha ottenuto il punteggio più alto (93) per la sua ricchezza aromatica e armonia gustativa.

Anche i due frizzanti Metodo Ancestrale, campioni Colli Bolognesi Pignoletto D.O.C.G. Frizzante e Colli Bolognesi Pignoletto D.O.C.G. Frizzante Vènti, hanno entusiasmato per fragranza e bevibilità, dimostrando come il Grechetto possa dare ottimi risultati anche nella versione rifermentata in bottiglia.

Un evento che è anche una festa

Ma a rendere davvero speciale “Nelle Terre del Grechetto” è stata l’atmosfera che si è respirata per le vie del borgo. Una festa popolare e raffinata al tempo stesso, capace di unire l’approccio tecnico della degustazione alla voglia di condivisione. I banchi d’assaggio, le visite in cantina, i piatti della tradizione cucinati dalle famiglie del posto, la musica e i brindisi in piazza: ogni momento ha contribuito a rendere l’evento un’esperienza collettiva e gioiosa, autentica come il vino che ne è stato protagonista.

Merito anche della visione di Carlo Zucchetti, che da anni lavora per creare un ponte tra cultura del vino, identità del territorio e piacere della convivialità. A Civitella d’Agliano, questo legame è tangibile. E ha un cuore pulsante nella cantina di Sergio Mottura.

Sergio Mottura

La Tana dell’Istrice: la storia di un pioniere

Affacciata sulla piazza centrale del paese, La Tana dell’Istrice è molto più di una cantina: è un luogo di resistenza culturale e viticola, un punto di riferimento per chi vuole capire cosa significhi fare vino di territorio nel Lazio.

Sergio Mottura, di origini piemontesi, è arrivato qui con il padre dalla località di Mottura. Avrebbe potuto seguire una carriera da ingegnere, dopo gli studi a Torino, ma ha preferito dedicarsi alla campagna. È stato tra i primi, fin dagli anni ’90, a credere nel Grechetto come varietà nobile, capace di dar vita a vini longevi e territoriali.

Negli anni ha affinato il suo stile e ha ampliato la produzione, senza mai perdere di vista il rispetto per l’ambiente. Oggi la cantina è certificata biologica, e la sua etichetta più nota Latour a Civitella è uno dei bianchi più apprezzati d’Italia.

Non tutti sanno, però, che Sergio Mottura è anche uno dei pochi produttori del Lazio a realizzare un Metodo Classico di grande eleganza, da uve 100% Chardonnay. Lo ha imparato in Francia, studiando le tecniche di spumantizzazione con la curiosità del perfezionista. Oggi, il suo spumante rappresenta un’eccellenza rara nel panorama nazionale, elegante, sapido e minerale.

«Venivamo dal Piemonte e mio padre mi immaginava ingegnere. Ho studiato a Torino, è vero, ma è qui, tra le vigne, che ho capito chi ero davvero. Il vino è un modo per restare legati alla terra e farla parlare» Sergio Mottura.

Carlo Zucchetti: l’anima gentile della Tuscia del vino

A rendere possibile tutto questo è la visione di Carlo Zucchetti, enogastronomo e divulgatore tra i più autentici e coerenti del panorama italiano. I suoi eventi – da “Nelle Terre del Grechetto” al più noto “I Migliori Vini della Tuscia” – non sono mai solo degustazioni, ma esperienze culturali, momenti in cui il vino torna a essere un ponte tra le persone, un’occasione di incontro e memoria collettiva.

“Gli eventi targati Carlo Zucchetti sono appuntamenti imperdibili perché mettono il partecipante a contatto con le realtà più vere e genuine della Tuscia.”

In un tempo spesso dominato dall’apparenza e dalla comunicazione esasperata, Zucchetti insieme a Francesca Mordacchini Alfani, continua a dare spazio alla sostanza: ai vignaioli veri, alle famiglie che cucinano nelle piazze, ai borghi che raccontano l’anima rurale della “regione che ha per capoluogo Roma”, come suole dire lui, e dell’Italia centrale.

Grazie alla sua passione e alla sua tenacia, Civitella d’Agliano è tornata a essere, per un fine settimana, il cuore vivo e vibrante di un territorio che ha ancora molto da raccontare. E il Grechetto, da vitigno sottovalutato, ha finalmente trovato il palcoscenico che merita. Un particolare ringraziamento, inoltre, al Comune di Civitella d’Agliano, alla Proloco e a Giuseppe Mottura che in veste di produttore e Sindaco, che ha fortemente voluto e contribuito alla riuscita di questo evento.