Liguria: Cantine Levante una realtà nata tra le colline di Sestri Levante

Nel cuore della Liguria, a Sestri Levante, sorge un’azienda vinicola che incarna perfettamente l’essenza del territorio: Cantine Levante. Fondata nel 2010 da Luca De Paoli e Dorella Segarini, l’azienda ha saputo guadagnarsi in poco tempo un posto di rilievo nel panorama vitivinicolo della regione, grazie alla produzione di vini che riflette un attaccamento e una profonda connessione con la terra.

Luca De Paoli è un uomo dal tipico carattere ligure: schivo, riservato e dedito al lavoro. La sua è una personalità che non ama apparire, ma che preferisce far parlare i propri vini. Radicato profondamente nel territorio, Luca ha saputo trasformare il suo amore per la viticoltura in una realtà produttiva che oggi è apprezzata non solo dai suoi concittadini, ma anche dagli enoturisti che arrivano da ogni parte per scoprire i sapori autentici della regione.

Le vigne sono dislocate in punti panoramici delle colline che circondano Sestri Levante, offrendo una vista mozzafiato che spazia dal verde dei pendii al blu intenso del mare. Una delle vigne più suggestive è quella di Scimiscià, situata a picco sul mare, sopra il borgo di Cavi. Questa posizione privilegiata dona ai vini un carattere unico e regala anche agli occhi dei visitatori uno spettacolo naturale di rara bellezza.

La produzione di Cantine Levante si concentra su varietà tipiche del territorio, tra cui Vermentino, Bianchetta e Ciliegiolo, oltre al prezioso Scimiscià. Ogni vino esprime la tipicità del vitigno e la particolarità del terroir, dando vita a etichette che sono la sintesi perfetta tra tradizione e innovazione.

Ho recentemente avuto il piacere di degustare le nuove annate in commercio

Golfo del Tigullio Doc Bianchetta Genovese 2023: fermenta e affina in acciaio. Paglierino con bagliori verdolini, profilo olfattivo delicato, che si articola su profumi di biancospino, scorza di limone, mela verde. In bocca si apprezza la coerenza e la bevibilità e la bella chiusura sapida. Perfetto con acciughe fritte, focaccia al formaggio o torte di verdura.

Golfo del Tigullio Doc Scimiscià 2023: viene immesso in bottiglia renana. Colore paglierino vivido dai bagliori dorati. Al naso si percepiscono sentori di mela renetta, miele di castagno, acacia, erbe aromatiche. Il sorso è sicuramente ben equilibrato e si nota una buona persistenza. Si può pensare insieme a un cappon magro, piatto tipico ligure, o alle trofie di castagne con pesto.

Golfo del Tigullio Doc Vermentino 2023: vinificazione classica in acciaio. Il vino si offre nel calice con sentori di agrumi, acacia, rosmarino, maggiorana, salvia. L’assaggio è molto appagante, si nota la tipicità e la piacevolezza di beva. Chiude quasi salino. Pesce al forno alla ligure con olive e pinoli, buridda di seppie e pansoti alla salsa di noci.

“Anfore” è un bianco ottenuto da grappoli di Bianchetta Genovese provenienti dal podere a Verici, luogo ideale per far esprimere il meglio da questo vitigno. Dopo un periodo di fermentazione sulle bucce di circa 30 giorni, affina per due anni in anfore di terracotta. Nessuna chiarifica, né filtrazione, viene imbottigliato con l’aggiunta di una quantità minima di solforosa. Prodotto in circa 2000 esemplari. Bouquet che esprime caratteri di frutta secca, ginestra e cenni balsamici. In bocca mantiene una bella freschezza e risulta equilibrato. Abbinamento con formaggi non stagionati, carni bianche, piatti di pesce elaborati.

Golfo del Tigullio Doc Ciliegiolo 2023: Affascinante rubino di media intensità. Note succose di ciliegia, ribes, erbe mediterranea. In bocca si apprezza un tannino setoso e un finale di buona persistenza. Perfetto in abbinamento a zuppe di pesce.

Luca De Paoli non si è fermato alla sola produzione vinicola. Spinto dal desiderio di far conoscere sempre più i propri vini e quelli delle migliori cantine nazionali e internazionali, sta realizzando un sogno: l’apertura di un nuovo punto vendita separato dalla cantina. Questo spazio non sarà solo un negozio, ma anche un luogo di incontro e scoperta per appassionati di vino. Al suo interno, oltre alle referenze della cantina, si potranno trovare prestigiose etichette provenienti da tutta Italia e dall’estero, frutto di una selezione accurata.

Non mancherà, inoltre, una sala degustazioni, pensata per accogliere enoturisti e appassionati, offrendo loro l’opportunità di assaporare i vini in un contesto elegante e rilassato. Questo progetto rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso iniziato con amore e dedizione verso la terra, e che oggi si apre al mondo, senza mai perdere di vista le proprie radici. Cantine Levante è quindi più di una semplice cantina: è un punto di riferimento per chi cerca vini espressivi e autentici, che racchiudono in ogni bottiglia la storia e la bellezza della Liguria. Grazie all’impegno di Luca De Paoli, questa azienda ha saputo crescere, mantenendo sempre un legame profondo con il territorio, e oggi rappresenta una tappa imperdibile per chiunque voglia scoprire i sapori e i panorami di Sestri Levante.

On line la Guida ai Migliori Vini della Sardegna 2025 di Vinodabere.it con numeri e qualità da record

Comunicato Stampa

Oltre 800 vini degustati, a riprova della partecipazione sempre più massiccia e della palese fiducia accordataci dai produttori sardi. Con 385 campioni risultati meritevoli di recensione, e cioè capaci di centrare un punteggio di oltre 90/100, a riprova del livello medio davvero impressionante raggiunto dalla produzione enoica della regione. Il tutto organizzato in 38 sottosezioni, per indagare capillarmente (e premiarne i più bravi) tutte le realtà territoriali ed espressive dell’Isola. Ecco allora non “il” Cannonau, ma “i” Cannonau; non “il” Vermentino ma “i” Vermentino, e via tutti gli altri vitigni indigeni e tutte le principali tipologie produttive del “piccolo continente” in bottiglia che vede a ogni vendemmia crescere la sua reputazione. E che stavolta è stato in grado di esprimere più di 118 vini (quasi un terzo di quelli recensiti) capaci di superare i 98 punti raggiungendo la Standing Ovation (il massimo riconoscimento), di cui 8 hanno raggiunto 100/100.

Sono i numeri (alcuni, i più significativi) della Guida numero 7 dedicata ai Vini della Sardegna di Vinodabere.it, ora finalmente in rete tutta intera (link: https://vinodabere.it/guida-ai-migliori-vini-della-sardegna-2025-di-vinodabere-la-guida-completa/) dopo i trailer dedicati alle varie classifiche parziali, curata dai giornalisti Maurizio Valeriani e Antonio Paolini con la collaborazione di Salvatore Del Vasto, Paolo Frugoni, Maurizio Gabriele, Emanuele Giannone, Luca Matarazzo, Daniele Moroni, Gianmarco Nulli Gennari, Pino Perrone, Emanuela Pistoni, Stefano Puhalovich, Franco Santini, Gianni Travaglini, Paolo Valentini. Numeri a cui va aggiunto quello delle visualizzazioni, anch’esse in vorticosa crescita, a ribadire che anche per i consumatori e appassionati la credibilità di questo lavoro capillare e coscienzioso – tutte le degustazioni avvengono rigorosamente alla cieca e in panel, con punteggio finale desunto dalla media aritmetica dei giudizi degli assaggiatori/autori – non è minore di quella riconosciutagli dalle aziende partecipanti.

Sembra, insomma, sempre meglio compresa e apprezzata la filosofia che sta dietro la Guida: e che vede al centro la voglia di raccontare e far conoscere sempre più realtà vinicole – accendendo riflettori anzitutto su quelle sin qui meno in vista – del già citato “piccolo continente” sardo. E, bisogna dirlo, le scoperte non mancano. Perché accanto agli affermati “top player” di sempre, sono ogni volta più numerose le realtà in partenza meno celebri capaci di primeggiare e di far centro. E sono sempre di più le sottozone di fresca emersione che propongono prodotti da prima linea assoluta. Come hanno dimostrato “dal vivo”, le due edizioni annuali dell’evento-vetrina organizzate a Roma da Vinodabere.it nel mese di gennaio per i vini sardi e premiati dalla partecipazione attenta (e graditissima) di molti colleghi del mondo della stampa e della comunicazione, oltre a un folto numero di operatori (ristoratori, enotecari, agenti, distributori).

Guida e kermesse romane (di cui è già in programma la terza edizione con in pista le nuove vendemmie e bottiglie appena recensite) hanno insomma sinergicamente fornito l’occasione per sfatare e superare un certo numero di stereotipi che da più di un decennio non appartengono più al contesto enoico sardo, ma in qualche modo gli aleggiano ancora attorno. L’esempio più lampante è quello del Cannonau, il vitigno bandiera, lontano ormai anni luce dal modello di vino alcolico e pesante della “vecchia” (e oggi non più fondata) reputazione, ed espresso ora attraverso una panoplia di interpretazioni di spiccata diversità (e di grandissimo interesse) a seconda delle zone di nascita e allevamento delle uve: dalla viticoltura di montagna della vocatissima comunità di Mamoiada (ormai quasi 40 i vignaioli che imbottigliano ed etichettano i loro vini) ad aerali altrettanto storici come Oliena (con il suo Nepente), Orgosolo, Dorgali (con la splendida Valle di Oddoene, ora toponimo utilizzabile in etichetta), l’Ogliastra, la Romangia, e perfino la Gallura, che mostra ultimamente di sapersi districare abilmente anche con le varietà a bacca rossa. Restando in tema di sorprese, ne ha regalate di belle anche Mandrolisai, territorio di grande tradizione enoica (ma fin qui non premiata a sufficienza da fama e fortuna) che con la sua omonima denominazione (la doc più territoriale della Sardegna con tre vitigni utilizzati in blend: Bovale, Cannonau e Monica) raccoglie ormai più di 20 produttori, autori di vini di carattere, personalità e alto rango (ben 9 Standing Ovation di cui 3 i 100/100 in guida). Convince sempre più il Cagnulari (7 Standing Ovation), una varietà presente soprattutto nel Nord-Ovest dell’Isola, e si costituisce a Sant’Antioco la Comunità del Carignano a Piede Franco (questa varietà consegue ben 9 Standing Ovation), a dimostrazione della volontà di unire le forze per il territorio. I tempi sembrano insomma maturi per un vero e proprio exploit della Regione. Che noi proviamo ad anticipare e motivare con le recensioni e le valutazioni dei vini presenti in questa edizione della Guida. Con l’auspicio, come sempre, di suscitare ulteriore curiosità, stimoli all’assaggio e – meglio ancora – al tuffo in loco (scrigno inimitabile di bellezze, oltre che di grandi vini) in chi ci legge.

Ad accompagnarci nel nostro percorso è, in qualità di sponsor, il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano (che ha sede in Sardegna, maestra assoluta di caseificazione di tutto il Centro tirrenico), formaggio dal forte profilo di cui esploreremo migliori abbinamenti con le etichette premiate.

Il Direttore di Vinodabere.it Maurizio Valeriani

Di seguito l’elenco degli 8 vini con 100/100 e di quegli altri che hanno comunque raggiunto la Standing Ovation (punteggio superiore a 98/100)

Gli 8 vini con 100/100

Vermentino di Gallura Superiore Antonella Collection 2020 – Pedres

Ruinas del Fondatore 2021 – Depperu

Vermentino di Sardegna Boese Vigna Truvaoese 2023 – Binza ‘e su Re

Rosso Kantharu 2020 – Fulghesu Le Vigne

Mandrolisai Azzàra Domos de Pedra 2022 – Fradiles

Mandrolisai S’Òmine Creccherie 2022 – Cantina Pisu Luigi

Cannonau di Sardegna Ghirada Palagorrai 2021 – Mussennore

Cannonau di Sardegna Ghirada Elisi Sa ‘e Antoni 2022 – Francesco Cadinu

Le Nostre Standing Ovation divise per tipologia/categoria

Migliori Nuragus

  1. Josephine 2023 – Viticola Mereu

Migliori Granazza

  1. Bianco Granazza 2023 – Giuseppe Sedilesu

Migliori Vermentino della Gallura

1Ex Aequo – Vermentino di Gallura Superiore Antonella Collection 2020 – Pedres

1Ex Aequo – Ruinas del Fondatore 2021 – Depperu

3 – Bianco Ino 2022 – Cantina La Sughera

4 – Ruinas 2023 – Depperu

5 –Bianco Sas Abbissos 2022 – Ilaria Addis

6 – Vermentino Madrighe 2023 – Ilaria Addis

7 – Vermentino di Gallura Superiore Ghjlà 2022 – Vigne Cappato

8 – Vermentino Capichera Classico 2022 – Capichera

9 – Vermentino di Sardegna Spèra 2023 – Siddùra

10 – Vermentino di Gallura Superiore Sabbialuce 2022 – Agricola Montespada

11 – Vermentino di Gallura Vendemmia Tardiva      Montidimola 2022 – Surrau

12 – Vermentino di Gallura Superiore (macerato non filtrato) Riposu 2022 – Tenuta Paltusa

13 – Vermentino di Gallura Superiore Lagrimedda 2023 – Li Seddi

14 – Vermentino di Gallura Superiore Renabianca 2023 – Li Duni

15 – Vermentino di Gallura Petrizza 2023 – Masone Mannu

16 – Vermentino di Gallura Vendemmia Tardiva Canayli 2022 – Cantina Gallura

17 – Vermentino di Gallura Superiore Kramori 2022 – Saraja

18 – Vermentino di Gallura Superiore Pitraia 2021 – Tenute Gregu

Migliori Vermentino del resto Sardegna divisi per territorio

Anglona

1 – Vermentino Fria 2022 – Deperu Holler

Coros

1- Vermentino di Sardegna Boese Vigna Truvaoese 2023 – Binza ‘e su Re

2 – Vermentino di Sardegna Frinas 2022 – Carpante

Nurra/Alghero

1-Vermentino di Sardegna Sessantaquattro 2023 – Poderi Parpinello

2 – Vermentino Tarongia 2022 – Podere Monte Pedrosu

3 – Vermentino di Sardegna Tenute Crabolu 2022 – Cantina Cargiaghe

4 – Alghero Bianco 2022 – Podere 45

Migliori Vermentino dell’Oristanese

1 – Vermentino di Sardegna Òrriu Veòr 2023 – Quartomoro

Migliori Vermentino del territorio della Romangia

1 – Vermentino di Sardegna      2023 – TraMonti

2 – Vermentino di Sardegna Amabile Ingannos 2022 – Cantina Sorso Sennori

3 – Vermentino di Sardegna Sabbia 2023 – Viticoltori Romangia

4 – Vermentino di Sardegna Olieddu 2021 – Mario Bagella

5 – Vermentino di Sardegna Kanimari 2023 – Nuraghe Crabioni

Migliori Vermentino del territorio del Sud Sardegna

1 – Vermentino di Sardegna Punta San Michele 2023 – Arriali di Paolo Pitzolu

2 – Vermentino di Sardegna Donnikalia 2023 – Ferruccio Deiana

3 – Stellato Nature 2023 – Pala

4 – Vermentino di Sardegna Cardile 2023 – Nuraghe Antigori

Classifica Migliori Vernaccia

1 – Vernaccia 2015 – Pippia

2 – Vernaccia di Oristano Flor 2020 – Contini

3 – Bianco Alturas 2022 – Domu Battistina

Migliori Malvasia dell’areale di Bosa

1 – Malvasia di Bosa Riserva 2013 – Emidio Oggianu

2 – Malvasia Filet 2021 – Cantina Carta di Piero Carta

Classifica Migliori Altri Bianchi

1 – Cagliari Malvasia Capo Mannu 2023 – Tenute Evaristiano

Classifica Migliori Vini Dolci

1 – Moscato di Sardegna Passito Li Zinti 2017 – Tenute Costadoria

2 – Vino da uve stramature Latinia 2019 – Cantina Santadi

3 – Bianco Dolce Noli Me Tollere Vitis Apiana 2022 – Cantina Sorso Sennori

Classifica Migliori Vini Rosati

1 – Rosato Luna Noa 2022 – Murrai

2 – Cannonau di Sardegna Rosato Vilú 2023 – Cantina Tani

3 – Nero Miniera Rosè 2023 – Enrico Esu

4 – Cannonau di Sardegna Rosato Minnammentu 2023 – Li Duni

Classifica Migliori Bovale

1 – Bovale Binariu 2020 – Su Binariu

2 – Bovale Bagadìu 2022 – Fradiles

3 – Bovale Su’Nico 2022 – Su’Entu

Classifica Migliori Mandrolisai

1 Ex aequo – Rosso Kantharu 2020 – Fulghesu Le Vigne

1 Ex aequo -Mandrolisai Azzàra Domos de Pedra 2022 – Fradiles

1 Ex aequo MND8 – Mandrolisai S’Òmine Creccherie 2022 – Cantina Pisu

4 – Ventuno 2022 – Vigne Centro Sardegna

5 – Mandrolisai Kent’annos (bio) 2022 – Cantina del Mandrolisai

6 – Mandrolisai Superiore Antiogu 2021 – Fradiles

7- Mandrolisai Ispàntu 2020 – Trè Biddas

8 – Mandrolisai Superiore Angraris 2020 – Fradiles

9 – Mandrolisai Ruda 2021 – Cantina Flore

Classifica Migliori Cagnulari

1 – Rosso Sentidu 2020 – Fulghesu Le Vigne

2 – Cagnulari Martie “28 maggio” 2020 – Cantina Sorso Sennori

3 – Cagnulari Carì 2022 – Fratelli Pinna

4 – Cagnulari 2022 – Carpante

5 – Cagnulari 2022 – Monte Fenosu

Classifica Migliori Monica

1 – Monica di Sardegna 2022 – Udus

Classifica Migliori Carignano

1 – Carignano del Sulcis Superiore Terre Brune 2020 – Cantina Santadi

2 – Carignano del Sulcis Nero Miniera 2022 – Enrico Esu

3 – Carignano Libaltai 2021 – Saraja

4 – Carignano del Sulcis Riserva Is Arenas 2021 – Sardus Pater

5 – Carignano del Sulcis Riserva Bricco delle Piane 2021 – Calasetta

6 – Carignano del Sulcis Riserva Buio Buio 2021 – Cantina Mesa

7 – Carignano del Sulcis Superiore 2 2019 – Tenuta La Sabbiosa

8 – Carignano del Sulcis Riserva Santomoro 2021 – Bentesali

9 – Carignano del Sulcis Eclisse 2021 – Piccola Cantina di Andrea Taris

Classifica Migliori Cannonau per territorio

Migliori Cannonau del territorio dell’Anglona

1 – Cannonau di Sardegna Riserva Bodale 2019 – Tenute Rossini

Migliori Cannonau del territorio del Coros

1 – Cannonau di Sardegna Gemmanera 2020 – Chessa

Migliori Cannonau del territorio di Dorgali

1 – Rosso Su Nighèle 2021 – Venas

2 – Cannonau di Sardegna Ferru 2021 – Cantina Alessandro Bocca

3 – Cannonau di Sardegna Thurcalesu Vigna di Oddoene 2021 – Berritta

4 – Rosso Iloghe 2022 – Cantine Spanu

Migliori Cannonau del territorio della Gallura

1 – Cannonau di Sardegna L’Ora Grande 2022 – La Contralta

2 – Cannonau di Sardegna Demiurgo 2022 – Atlantis

3 – Cannonau di Sardegna Nonau 2022 – La Neula

Migliori Cannonau del territorio di Mamoiada

1 Ex Aequo – Cannonau di Sardegna Ghirada Palagorrai 2021 – Mussennore

1 Ex Aequo – Cannonau di Sardegna Ghirada Elisi Sa ‘e Antoni 2022 – Francesco Cadinu

3 – Cannonau di Sardegna Ghirada Murruzzone 2019 – Giuseppe Sedilesu

4 – Rosso Ghirada Erula 2022 – Teularju

5 – Rosso Ghirada Foddigheddu 2021 – Montisci Vitzizzai

6 – Ghirada Elisi 2022 – Francesco Crisponi

7 – Cannonau di Sardegna Riserva Martis Sero 2021 – Vignaioli Cadinu

8 – Cannonau di Sardegna Ghirada Malarthana 2022 – Cantina Mulargiu

9 – Rosso Ghirada Mulinu 2022 – Mertzeoro

10 – Cannonau di Sardegna Ghirada Fittiloghe Sa ‘ e Tundone 2022 – Francesco Cadinu

Migliori Cannonau del territorio dell’Ogliastra

1 – Cannonau di Sardegna Fudòra 2022 – Pranu Tuvara

2 – Cannonau di Sardegna Naniha 2022 – Tenute Perda Rubia

3 – Cannonau di Sardegna Riserva Alberto Loi 2020 – Alberto Loi

Migliori Cannonau del territorio di Oliena

1 – Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Vosté 2022 – Iolei Nois

2 – Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Jumpadu 2022 – Cantina Pietrino Canudu

3 – Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena 2022 – Fratelli Puddu

4 – Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Mannoi 2021 – Agricola Guthiddai

Migliori Cannonau del territorio di Orgosolo

1 – Cannonau di Sardegna Classico Soroi 2021 – Cantine di Orgosolo

2 – Cannonau di Sardegna 2022 – Orgosa

Migliori Cannonau del territorio della Romangia

1 – Cannonau di Sardegna Riserva 2021 – Fattorie Isola

2 – Cannonau di Sardegna Trimentu 2021 – Cantina Sorso Sennori

3 – Cannonau di Sardegna 2022 – TraMonti

Migliori Cannonau di Altri Territori

1 – Rosso Ampsicora 2021 – Fulghesu Le Vigne

2- Cannonau di Sardegna Scillaras 2021 – Nuraghe Antigori

3 – Cannonau di Sardegna Granadu 2022 – Tenute Smeralda

4 – Cannonau di Sardegna 2022 – Audarya

5 – Cannonau di Sardegna Bàsca 2022 – Pedra Niedda

6 – Cannonau di Sardegna Goimajor 2022 – Cantina Trexenta

7 – Cannonau di Sardegna Sileno 2022 – Ferruccio Deiana

La Classifica dei Migliori Altri Vini Rossi

1 – Rosso Contusu 2021 – Tenute Cossedda

2- Syrah Marganai 2021 Arriali di Paolo Pitzolu

3 – Rosso Shardana 2020 – Cantina Santadi

CantinAmena e i suoi vini: il nuovo stile dai Castelli Romani

Hai presente quando incontri qualcuno vestito con un abito elegante e di qualità, e pensi “Wow, che stile!”? Quel momento in cui l’eleganza e la cura dei dettagli saltano subito all’occhio, facendoti capire che hai di fronte qualcosa di speciale. Beh, lo stesso vale per il vino. E se parliamo di stile nel mondo enologico, non possiamo non menzionare CantinAmena, una realtà che sta ridefinendo il concetto di qualità nei vini dei Castelli Romani.

Situata a Campoleone, frazione di Lanuvio, a soli 35 chilometri a sud-est di Roma, questa cantina è una perla nascosta nel panorama vinicolo laziale. Immaginate una collina dolce, accarezzata dalla brezza marina, con un terreno vulcanico che fa impazzire le viti. Qui, su 15 ettari a corpo unico di puro paradiso vinicolo, la famiglia Mingotti lavora con cura e armonia le proprie vigne.

Come è iniziata questa avventura? La storia di CantinAmena è una di quelle che scaldano il cuore, una storia di passione, dedizione e, soprattutto, di famiglia. Nel 2004, Valeriano e Maria Rosa Mingotti, coppia di bresciani con la passione per il vino, decidono di realizzare un sogno: acquistano una tenuta a Lanuvio, dove avevano trascorso tante vacanze nella “Vigna Amena” di un caro amico. Il legame con questa terra era ormai così forte che l’acquisto sembrava quasi un passaggio naturale, il destino che bussava alla loro porta.

Silvia Mingotti

All’inizio l’idea era semplicemente di continuare a produrre uva biologica e venderla. Dopotutto i Mingotti non erano agricoltori di professione. Ma il vino, si sa, ha il potere di cambiare i piani, di ispirare, di far sognare in grande. E così, nel 2012, i loro figli Silvia, Enrico e Osvaldo decidono di fare sul serio. Trasformano l’intuizione imprenditoriale dei genitori in una vera e propria Società Agricola, dando vita al marchio “CantinAmena”. Una svolta che segna l’inizio di un’avventura focalizzata sulla produzione di vini biologici di alta qualità.

Cosa rende Cantina Amena così speciale? In primis, la pazienza. Come dicono loro stessi, “La pazienza è una vera, segreta ricchezza”. E fidatevi, quando si tratta di fare biologico di qualità, la pazienza non è solo una virtù, è una necessità. Qui non si fanno le cose di fretta. Si aspetta, si osserva, si cura ogni dettaglio con amore e dedizione. Dall’attenta selezione delle uve alla vinificazione, ogni passaggio è seguito con la massima cura e rispetto per la natura.

L’azienda, posta a circa 250 metri sul livello del mare, quasi totalmente dedicati alla coltivazione biologica della vite, ha anche in dotazione un piccolo uliveto. Il terreno di origine vulcanica è incredibilmente fertile e ricco di minerali. La posizione strategica, con la corretta esposizione e la ventilazione continua che arriva senza ostacoli dal vicino Mar Tirreno, crea un microclima ideale per la produzione di qualità.

Ma CantinAmena non si accontenta di seguire la tradizione; pur rispettando profondamente le radici del territorio, l’azienda non ha paura di sperimentare. Accanto ai vitigni bianchi e rossi tradizionali dell’areale laziale – come la Malvasia Puntinata, il Cesanese di Affile, il Trebbiano toscano, il Montepulciano e il Sangiovese – troviamo anche alcuni vitigni internazionali come il Merlot, il Cabernet Sauvignon, il Petit Verdot, il Syrah e il Sauvignon blanc. E non dimentichiamo l’Incrocio Manzoni, un bianco di grande versatilità che simboleggia perfettamente lo spirito innovativo dell’azienda.

Attualmente, Cantina Amena produce circa 45.000 bottiglie all’anno, anche se la capacità potenziale è superiore. Ogni bottiglia è il risultato di un processo produttivo che rispetta al massimo l’ambiente e la tradizione contadina. La scelta del biologico, che risale agli anni ’80 del secolo scorso, non è solo una moda per loro, ma una vera e propria filosofia di vita.

In vigna, sono banditi da 40 anni tutti i prodotti di sintesi. Si punta molto sulla prevenzione, con trattamenti mirati a base di rame e zolfo per prevenire l’insorgenza di malattie della vite. Anche in cantina, la certificazione biologica europea garantisce il massimo rispetto per il vino, limitando i procedimenti invasivi e utilizzando solo lieviti e additivi naturali di origine biologica. La vendemmia è rigorosamente manuale, e la presenza del centro di vinificazione all’interno dell’azienda permette di ridurre al minimo i tempi tra la raccolta dell’uva e il suo arrivo in cantina, preservando al meglio le caratteristiche organolettiche dei grappoli. In cantina, si procede con pressature soffici e lavorazioni attente secondo la tradizione, pur avvalendosi di moderne tecniche enologiche come il controllo delle temperature di fermentazione e affinamento.

Tra i vini prodotti da Cantina Amena, merita una menzione speciale il “Patientia”, un rosso che è un vero e proprio inno alla pazienza: 18 mesi in botte di rovere nuova. Non sono da meno il “Divitia”, un bianco 100% Malvasia Puntinata, o “Arcana”, 100% Cesanese di Affile. L’azienda ha persino ottenuto la certificazione Vegan per tutti i loro vini nel 2022, dimostrando una sensibilità non comune nel settore.

L’impegno dei Mingotti va oltre la produzione. L’azienda sta attivamente contribuendo a cambiare la percezione dei vini dei Castelli Romani, un’area da sempre vocata alla viticoltura ma per troppo tempo focalizzata solo sulla quantità. Lo sforzo di CantinAmena è quello di imporre un’altra idea di qualità, contribuendo a un percorso di rinascita corale del territorio.

L’obbiettivo è la creazione di veri e propri cru aziendali dove far esprimere al massimo i vitigni autoctoni. E ricordate: come un bell’abito non fa il monaco, ma fa sicuramente una bella impressione, così un buon vino non vi cambierà la vita, ma vi regalerà sicuramente momenti di puro piacere.

Salute!​​​​​​​​​​​​​​​​

Ritorno a Il Colle del Corsicano: il primo amore non si scorda mai

Abbiamo sempre dato spazio ai territori a noi vicini. Il Cilento, è senza dubbio, uno dei più magici e misteriosi ancora da scoprire. I tramonti di Punta Licosa hanno qualcosa di unico: si srotolano lenti, compiendo giorno per giorno il loro percorso sull’orizzonte del mare, come avviene solo per i sogni più grandi, che si realizzano passo dopo passo nel solco di un progetto ben definito.

Siamo a Castellabate, all’interno del Parco Nazionale del Cilento e degli Alburni, in una delle riserve marine più suggestive del nostro Paese, dove, secondo la mitologia, aveva dimora Leucosia, una delle Sirene che insieme a Partenope e Ligea cercarono di incantare Ulisse. Su questa lingua di terra, caratterizzata da pini marittimi e macchia mediterranea, si estende per tre ettari la vigna sul mare dell’azienda Il Colle del Corsicano.

Siamo tornati a raccontarvi, dopo l’articolo “Il Colle del Corsicano” a San Marco di Castellabate (SA): il sogno di una vita di Alferio Romito di questa splendida realtà cilentana che ha visto la sua prima vendemmia nel 2017, con una produzione iniziale di circa 4000 bottiglie tra le etichette Licosa, da uve Fiano in purezza, e Patrinus, Aglianico con un piccolo saldo di primitivo. Un sogno diventato progetto, che Alferio Romito, giovanissimo titolare, sta portando avanti con entusiasmo anno dopo anno: oggi le bottiglie prodotte sono circa 25.000 e alle etichette Licosa e Patrinus, si è aggiunta Furano, il rosato da Aglianico in purezza.

Alferio Romito

In un caldo pomeriggio di luglio, Alferio ci ha raccontato il suo amore per la vigna nato quando da bambino seguiva il nonno passo dopo passo dalla terra fino alle operazioni di vinificazione, la sua filosofia e il suo modo di pensare il vino.

La possibilità di realizzare il sogno e di produrre il proprio vino, inizia a concretizzarsi nel giorno dei festeggiamenti per la laurea in enologia, quando il padrino di cresima di Alferio gli comunica di aver trovato il posto ideale per impiantare la prima vigna: Punta Licosa. A lui con gratitudine Alferio ha dedicato il nome della prima etichetta rossa della cantina, Patrinus. La casa-cantina di famiglia, collocata sull’omonimo Colle del Corsicano, si trasforma per adattarsi alle esigenze della moderna viticoltura.

L’area di vinificazione che in passato doveva essere simile a una di quelle rimesse di campagna, dove in tempo di vendemmia si lavavano pavimenti e botti con la cavara, decotto di erbe spontanee, oggi è un locale moderno a temperatura controllata, con serbatoi e fermentini d’acciaio di massimo 15 ettolitri, non solo per vinificare in modo parcellizzato i singoli lotti di uve che arrivano in cantina, ma soprattutto per abbassare velocemente la temperatura del mosto per l’avvio di fermentazione.

Ci troviamo in Cilento, dove la vendemmia di Fiano e Aglianico inizia già a partire dalla prima decade di agosto: il controllo delle uve è stretto fin dalla vigna e le varie fasi di raccolta e conferimento sono serratissime, per fare in modo che dal momento in cui il grappolo è staccato dalla pianta a quando diventa mosto passi il minor tempo possibile, preservando le caratteristiche ottimali del frutto.

Per le tre etichette prodotte dal Colle del Corsicano, la fermentazione e l’affinamento avvengono in acciaio e i lieviti sono inoculati. Alferio, con l’acquisizione di nuove parcelle di vigna, punta ad ampliare la produzione di bottiglie per raggiungere soglia 40.000, accarezzando l’idea, ancora in fieri, di una nuova etichetta come intuiamo dalla presenza di due barrique separate, nei locali di vinificazione.

La degustazione

Quando arriviamo al momento della degustazione chiudiamo il cerchio di una visita emozionante, che ci ha reso chiaro cosa significhi lavorare per il perseguimento di un obiettivo: la valorizzazione massima di un territorio e delle sue peculiarità. Alferio voleva per le sue bottiglie un’etichetta classica, ispirata a quella delle maison bordolesi, dove in primo piano appare lo chateau, punto di riferimento visivo sul territorio. Il risultato è una foto riprodotta a pennino che tratteggia la vigna di Punta Licosa, la torretta di avvistamento e l’isolotto col faro proteso nel mare.

Licosa 2022 Cilento Fiano DOC

Timido, necessita di tempo e di una temperatura più alta per sprigionare un caleidoscopio di profumi, che si evolvono nel bicchiere in maniera cesellata e precisa: la finissima nota di pasticceria, tipica dell’amaretto di Sassello, si intreccia da subito alla pesca tabacchiera e ai fiori dolci. Arrivano poi le erbette aromatiche tipiche della macchia mediterranea, che col trascorrere del tempo si definiscono nel profumo di cappero e di caramella d’orzo. Elegante anche il sorso, di grande freschezza agrumata bilanciata nell’ottima sapidità, che riporta al palato note iodate e di salsedine. La vigna di Punta Licosa che dà il nome al vino è tutta in questo bicchiere!

Licosa 2023 Cilento Fiano DOC

Trasmette ancora lievi sentori  di fermentazione, che con l’attesa lasciano spazio al caprifoglio, al bergamotto e alla maggiorana fresca. Di sorso prontamente godibile e pieno, mostra anche in questo millesimo il carattere del territorio, facendosi al contempo fresco e sapido con chiari elementi marini.

Furano 2023 IGP Paestum Rosato

Naso invitante, ricorda una caramella gelée di piccoli frutti rossi, e poi il pompelmo e la foglia di geranio. Verticale e coerente il sorso, che pulisce e rinfresca riportando sentori mediterranei di rosmarino selvatico. Si fa bere con la leggerezza di quella brezza marina di cui porta il nome.

Patrinus 2019 Paestum Aglianico IGT

Alferio assaggia per la prima volta insieme a noi la terza annata di Patrinus e ne rimane, a ben ragione, orgogliosamente soddisfatto. C’è tutta la stoffa del campione che corre la maratona ad un ritmo cadenzato, come appare evidente dal contemporaneo confronto con l’annata 2022. Mirtillo, pepe bianco, una lieve nota di carbone introducono il naso che diventa complesso con sentori di foglia di tabacco, caffè, polvere di cacao, marmellata di frutti di bosco e ritorna col tempo su note di fiori viola e di prugna. Avvolgente in bocca, si distingue per il tannino levigato e per la freschezza ancora incisiva.

Patrinus 2022 Cilento Aglianico DOC

Il naso ci trasporta tra cespugli di macchia mediterranea estiva percorsi dal profumo del mare, e solo dopo tempo di consegna note fruttate di prugna e cioccolato fondente. Fresco, di tannino sottilissimo, ci fa pensare senza timore a un abbinamento di mare estivo come il pesce spada arrostito. Da riassaggiare tra qualche anno per prendere nota della sua evoluzione.

Metti una sera a cena al Castello di Rocca Cilento

Esistono castelli e castelli: quello di Rocca Cilento, nel restauro proposto dalla famiglia Sgueglia e dal compianto Stefano, sfiora senza dubbio l’immaginario collettivo in tema di ricordi medievali.

Non manca davvero nulla, neppure il ponte che collega un’ala all’altra della dimora storica e che assomiglia ai ponti levatoi con tanto di fossati utilizzati nei kolossal del cinema americano, tra nobili cavalieri, disfide e tenzoni romantiche, panorami bucolici mozzafiato.

In tale contesto, sotto gli occhi ammirevoli dei presenti, è andato in onda (proprio il caso di dirlo) un evento unico nel suo genere, la cena a 4 mani tra due chef che stanno scrivendo pagine importanti nella ristorazione della Campania.

La parte del “padrone di casa” viene ben recitata da Matteo Sangiovanni, di recente approdato in questi magnifici luoghi dopo esperienze prestigiose. L’invitato di lusso è invece Vincenzo Cucolo di Aquadulcis, ristorante in capo alla famiglia Cobellis a Massa di Vallo della Lucania (SA).

Nell’attesa di avvicinarsi ai tavoli del Bistrot dei Sanseverino, che fa parte del resort con 6 stanze per gli ospiti, di cui 4 suite arredate in chiave luxury, viene servito un aperitivo in terrazza al tramonto, con le primizie proposte dagli assistenti di chef Sangiovanni ed i Franciacorta dell’azienda Montina, la giusta atmosfera per un momento di festa enogastronomica.

Potersi rilassare per un attimo al calar del sole estivo, osservando in lontananza il mare di Agropoli e le colline retrostanti in direzione del Monte Cervati e della diga di Alento, è un lusso che non ha prezzo.

Trascorso nella convivialità l’inizio di serata, arriva il clou con l’esibizione ai fornelli dei due chef, nella proposizione di un ricco menù.

Dal filetto di trota, pesto di prezzemolo, wasabi e pomodoro rosa di Cucolo ai ravioli con carpaccio di gamberi rossi di Acciaroli e fonduta di piselli, per terminare prima dei dessert con un tonno rosso scottato, salsa di Franciacorta “Montina” e fiori di zucca in tempura entrambi di Matteo Sangiovanni.

Coccole finali tra ricotta, rhum, pere, frolla e fondente del giovane talento di Aquadulcis e la piccola pasticceria realizzata da Federico Sorrentino pastry chef del Castello di Rocca Cilento.

Un “contest” in cui nessuno vince davvero, se non il palato di chi ha potuto assistere comodamente seduto tra miti, leggende e tanta concretezza culinaria.

Montalcino: visita da Casanuova delle Cerbaie

Il mese di agosto è iniziato decisamente bene, con la visita da Casanuova delle Cerbaie a Montalcino. Recarsi nella patria  del Brunello è sempre molto appassionante, anche nelle giornate torride come quelle estive. Le temperature sono elevate, ma la costante ventilazione aiuta a stemperare la calura climatica.

Mi hanno accolto Simone Carlotti e Cristina Migliore del Wine Hospitality. All’ombra di una quercia secolare ho ammirato lo scorcio su alcune vignee di proprietà e ascoltato con piacere la storia dell’azienda, per poi entrare in cantina nel reparto vinificazione e affinamento vini.

È seguita la degustazione dei loro capolavori in un’accogliente sala ben climatizzata, dove ho avuto il piacere di essere stato raggiunto anche dal direttore Alessandro Brigidi. Alcune nozioni sull’azienda anticipano le note sensoriali dei vini degustati.

La storia

Casanuova delle Cerbaie nasce nel 1980, anno in cui una gentildonna di origini tedesche si innamora di questo meraviglioso lembo di Toscana e dà vita all’attuale realtà. Non avendo eredi, nel 2008 la proprietà passa in mano a Roy Welland, grande appassionato e collezionista di vini.

L’azienda vitivinicola si trova sotto il centro abitato di Montalcino, nel quadrante settentrionale; i vigneti sono posti ad un’ altimetria che varia dai 250 ai 350 metri sul livello del mare, su terreni ricchi di argille e rocce calcaree. La superficie occupa 15 ettari di terreno, di cui 10 interamente vitati con la varietà Sangiovese (Grosso). Gli appezzamenti si trovano intorno alla tenuta ed nelle vocate zone di Montosoli e Casato.

I restanti ettari sono suddivisi tra oliveto, bosco e una piccola parte di seminativo. Una favorevole esposizione ed un microclima ideale con rese molto basse per ettaro sono elementi imprescindibili per dare origine a vini di elevata qualità ,che si contraddistinguono per eleganza gusto-olfattiva. Le uve vengono vinificate separatamente con l’uso di lieviti indigeni. L’ affinamento avviene in botti rotonde da 20 hl e ovali da 24 hl. I vini sono molto identitari: rispecchiano appieno l’areale, coniugando finezza e struttura data anche dai cambiamenti climatici.

La degustazione

Rosso di Montalcino 2022 – rubino trasparente, al naso giungono sentori di violetta, ciliegia, prugna, tabacco  e spezie dolci. Sorso pieno,fresco e saporito, dotato di buona facilità di beva.

Brunello di Montalcino 2019 – vira al granato intenso. Olfatto su eleganti sentori di amarena, bacche di ginepro, liquirizia, e sottobosco. Finale avvolgente, con setosa trama tannica e lunga persistenza aromatica.

Brunello di Montalcino 2018 –  Granato puro, accompagnato da buona trasparenza, al naso è fine e complesso, sprigionando note di prugna, pepe nero, polvere di cacao e caffè, arricchite da nuance balsamiche e agrumate. Appaga al gusto con coerenza e sapore.

Brunello di Montalcino Vigna Montosoli Riserva 2018 –  Il CRU dal colore granato luminoso, con accenni di ciliegiamatura, mora selvatica, sottobosco e spezie orientali. Morbido e suadente dotato di ottima lunghezza in chiusura.

Società Agricola Casanuova delle Cerbaie

Podere Casanuova delle Cerbaie 335

53024 Montalcino (SI)

Tel. +39 0577 849284

https://www.casanuovadellecerbaie.it

L’evento “Pensieri Divini” sul Moscato di Scanzo: al Le Radici Lounge emozioni dalla Lombardia alla Campania

In uno spazio surreale, un incanto di vigne e colline dove il sole bacia la terra e il vento sussurra tra i filari, due donne, una lombarda e l’altra campana, si incontrano, animate da una grande passione comune: il profondo amore per il vino, nettare che unisce e racconta storie di terre e di popoli. Le chiameremo scherzosamente “Le Moscatine”. La lombarda, con il cuore colmo dei profumi delle Alpi e dei laghi, porta con sé il segreto del Moscato di Scanzo, un tesoro liquido della Cantina Pagnoncelli, custodito con cura e devozione. La campana, cresciuta in costiera amalfitana, conosce ogni sfumatura dei vini eroici, vulcanici, ogni nota fruttata e minerale che rende unica la sua terra.

Decidono di unirsi, non solo come amiche, ma come ambasciatrici delle eccellenze enogastronomiche delle loro regioni. Insieme, tracciano un cammino che va dalle colline bergamasche fino ai vigneti campani, intrecciando tradizioni e innovazioni, storia e futuro. Il loro progetto non è solo una celebrazione del vino, ma un inno alla cultura, alla dedizione, alla passione che si respira in ogni grappolo d’uva.

Le due donne artefici del progetto sono Alessandra Napolitano e Sabrina Pecis. “Pensieri Divini” è il loro ambizioso progetto, è un inno al gusto e alla convivialità. Il Moscato di Scanzo diventa il simbolo del loro sodalizio. Con le sue note dolci e speziate, con il suo colore rubino che brilla come un gioiello al tramonto, questo vino incarna la bellezza e la raffinatezza della Lombardia. Ogni calice racconta di giornate assolate, di mani che lavorano con amore, di una cantina che è molto più di un luogo, ma un vero e proprio tempio del gusto. Con determinazione e grazia, queste due donne si fanno portavoce di un’arte antica e sempre nuova, diffondendo nel mondo le eccellenze delle loro terre, una bottiglia alla volta.

Gli ospiti sono stati accolti nel Le Radici Lounge di Battipaglia (SA) con garbo e grande ospitalità creando un’atmosfera conviviale. La selezione dei prodotti della cantina Pagnoncelli (birre e vini) è stata magistralmente abbinata a una serie di piatti gourmet, ideati per esaltare le caratteristiche uniche di ogni etichetta. L’enologa Francesca Marano e iI sommelier Gianmarco Memoli hanno guidato i presenti attraverso un viaggio sensoriale, descrivendo con passione e competenza ogni prodotto, dalla freschezza delle birre bianchi alla complessità dei vini.

La degustazione è stato un viaggio con crescente complessità partendo dalla profumata Birra Sirio ottenuta con aggiunta di Moscato Giallo, con note fruttate di uva, mango, pesca e richiami ad un leggero pepato. La gasatura è delicata e fine e in bocca l’attacco è fresco, non molto strutturata persistente con aromi di spezie e vegetali. Intrigante l’abbinamento fatto con prodezza con una bruschetta al burro e alice salata.

L’ambrata IGA Persis al Moscato di Scanzo presenta una grana fine e persistente. Il naso è reso suadente da profumi tipici del Moscato di Scanzo con la frutta rossa, miele di castagno, liquirizia e leggera speziatura pepata. L’abbinamento è stato sapientemente studiato servendo una bruschetta a base di lardo di colonnata. L’attacco amaro, l’effervescenza della birra e l’aromaticità hanno equilibrato la bocca in maniera armoniosa.

Piacevolissima sorpresa è stato il vino da tavola Ombra Rossa, inizialmente prodotto solo per consumo familiare, ma che ha riscosso talmente tanto successo da indurre la cantina Pagnoncelli ad aumentarne la produzione. Il suo uvaggio vede Merlot al 90% e Moscato di Scanzo al 10%. Colore rubino carico. Limpido e consistente, con profumi di rosa, viola, frutti rossi. Caldo, persistente, di grande corpo.

La morbidezza e l’aromaticità del vino lo hanno reso perfetto per accompagnare anche i cibi proposti dalla pregiatissima cucina del Radici Lounge: mortadella su focaccia, bruschette al pomodoro con origano e olio evo e tagliere di formaggi di varia stagionatura.

L’ultimo atto lo ha giocato la perla, il Moscato di Scanzo, un vino passito dolce e avvolgente, perfetto per accompagnare momenti di meditazione e contemplazione, un nettare di colore rosso rubino intenso e vivace che invita a rallentare il ritmo frenetico della quotidianità e a riscoprire la bellezza dei piccoli piaceri della vita.

Profumo intenso ed equilibrato rende il naso ampio ed elegante con i suoi sentori di rosa passita, frutta rossa in surmaturazione, in particolare marasca, prugna, spezie come cannella, garofano, pepe. Si completa e persiste con richiami al tabacco, cioccolato e nette note balsamiche. Anche al palato il passito risulta elegante e straordinariamente persistente, con un lungo finale sulle note balsamiche e dolciastre.

Storicamente il Passito di Moscato di Scanzo si degusta a fine pasto, preferibilmente da solo o accompagnato da pasticceria secca, come proposto dal Radici Lounge con cantucci e gelée variamente speziate, ma può sicuramente deliziosamente accompagnare anche a piatti salati come i formaggi erborinati o stagionati.

Una particolare menzione merita il profumatissimo e fresco cocktail a base di Passito di Moscato di Scanzo che con estrema bravura Giovanni Curcio, in arte Johnny, il bartender del Le Radici Lounge, ha preparato per l’occasione.

L’intera squadra delle “Moscatine”, con il loro spirito indomito e il loro sguardo rivolto al futuro, mettendo a frutto la loro passione e missione, organizzano eventi, degustazioni, percorsi sensoriali che avvicinano le persone alla magia del vino. La Lombardia e la Campania si fondono in un abbraccio enologico, dimostrando che la bellezza delle differenze può creare armonie straordinarie.

Il “Dolceacqua” in piazza 2024

Sabato 20 luglio il pittoresco borgo ligure di Dolceacqua si è animato di folla e di produttori che hanno dato vita alla terza edizione di un evento davvero imperdibile. In piazza Mauro, protetta dall’alto dall’antico Castello dei Doria, si sono radunati le cantine del Rossese, per una festa che ha richiamato una moltitudine di turisti, giornalisti, operatori del settore, tanto da far registrare il tutto esaurito.

I calici con la taschetta sono andati a ruba, come del resto il sacchettino con le crocette e le michette, dolci legati alla tradizione locale, queste ultime raccomandate  per un abbinamento inconsueto con il leggiadro vino rosso.

In assaggio la nuova annata 2023 e alcune novità davvero interessanti.

Iniziamo con Roberto Rondelli ed il suo Dolceacqua Arenaria, che colpisce per l’eleganza dei profumi e per la loro delicatezza. Note floreali e fruttate, sorso che mantiene un’estrema piacevolezza, grazie anche a una trama tannica vellutata. Le uve Rossese vengono in parte pigiate e diraspate, in parte lasciate intere. Fermentazione per circa 10 giorni a cui segue un affinamento di 6 mesi in acciaio. Roberto ha portato in assaggio Roja 2022, la versione superiore, con la quale vuole proporre una idea diversa di interpretazione di questo vitigno. L’affinamento prevede dieci mesi in barrique usate, una selezione delle uve al momento della vendemmia a dir poco maniacale e fermentazione con lieviti indigeni. Un vino che punta in alto, che si offre nel calice con un tripudio di ciliegia, mora, ribes nero, viola, vaniglia accompagnate da note di macchia mediterranea. In bocca è avvolgente, quasi sensuale grazie alle sensazioni vellutate che regala, sapido in chiusura.

Fabiana Ramoino propone una nuova veste per l’annata 2023: la collezione 1920 La Maudit Belle Paris. E’ stata realizzata con l’aiuto di Amanda Fagiani e Jari Andrea Bertrecchi e i vini (vermentino e rossese) portano in etichetta quadri appositamente dipinti a mano, che ritraggono Amedeo Modigliani e Tamara de Lempicka, due artisti protagonisti della Parigi degli Anni Venti.

Per il Rossese è stata scelta l’immagine di Tamara; le sorprese però non finiscono qui, dato che nel retro della bottiglia è posizionato un QR code. Inquadrandolo, si accede a un inedito d’autore, interpretato e narrato da voci che faranno immergere chi starà sorseggiando il vino, in quell’epoca così intellettualmente e culturalmente vivace, a cavallo tra le due Grandi Guerre. Il vino è assolutamente cesellato ad arte, frutto di un annata che ha premiato ancora una volta, chi ha saputo gestire al meglio la vigna.

Maurizio Anfosso di Ka Mancinè ha portato in degustazione i Rossese ottenuti dalle nomeranze Beragna e Galeae; difficile esprimere una preferenza, data la giovialità del sorso del Beragna e la profondità del secondo. Infatti Beragna è un vino che, servito a una temperatura lievemente più fresca di quella normalmente consigliata, risulta perfetto con il pesce, soprattutto abbinato alle zuppe. Prima dell’evento però, sono andata a trovare Maurizio, che ha aperto la sua cantina e ho potuto così degustare la prova della nuova annata di Bugiardino, il rossese che affina in anfore Demetra. Nonostante debba essere atteso ancora sul mercato, l’assaggio è stato molto convincente e ha regalato profumi molto intriganti e una bella performance in bocca.

La Famiglia Guglielmi al completo per presentare il rosato Roseto e il Rossese Poggio dell’Elmo 2023. Il primo vede un riposo a 5-6 gradi delle uve per un giorno e una notte, a cui segue la pressatura soffice e una classica vinificazione in bianco e regala al naso succose note di frutti rossi e una guizzante freschezza. Il Rossese classico viene invece vinificato tradizionalmente in acciaio e si offre nel calice con precisi sentori di piccoli frutti rossi, rosa canina e pepe nero. Tannino serico, nel finale ritornano le note speziate e fruttate.

Nino Perrino Testalonga e la nipote Erica hanno portato in degustazione all’evento un meraviglioso Rossese 2020, che dopo un primo momenti di timidezza, si è aperto magicamente raccontando rosa, viola, marasca, elicriso, pepe bianco, ribes rosso. Sorso pieno, tannino perfettamente integrato, finale balsamico. Una testimonianza del grande lavoro fatto in vigna, dell’utilizzo di modeste quantità di rame e zolfo, della preferenza delle fermentazioni spontanee e di un minimo di solforosa nell’imbottigliamento.

Cantina Muragni si conferma per l’eccellente qualità ed espressività dei vini che produce; le etichette colorate portano l’immagine di un lupo, animale inteso come spirito guida. In assaggio il Dolceacqua superiore in cui si apprezzano note floreali, di arbusti di macchia, di frutta rossa matura , di rosmarino e  pepe nero.

Tra le sedici cantine presenti sono riuscita ad assaggiare anche la produzione della Cooperativa Maixei con un meraviglioso Rossese Superiore e il Rossese Superiore Barbadirame, le nuove annate prodotte da Fabiana Caldi, Filippo Rondelli di Terre Bianche, di Tenuta Ascari e la nomeranze Peverelli, un monopole della cantina Mauro Zino.

I banchi di assaggi sono stati letteralmente presi d’assalto dai presenti; sempre affollati quelli di Gajaudo, Du Nemu, Foresti, Grillo Amedeo e Cantina Naso.

La serata è stata inoltre allietata dalla Simil Jazz Band, che ha saputo degnamente intrattenere il pubblico e i produttori. La manifestazione, perfettamente riuscita, è stata promossa dal Comune di Dolceacqua, con la partecipazione dell’assessorato all’Agricoltura e al Marketing Territoriale di Regione Liguria. L’ennesima conferma che questa regione italiana ha nel rossese, e non solo nella produzione di vini bianchi superlativi, una delle sue punte di diamante; un vino che merita di essere conosciuto, degustato e amato.

Red Montalcino: il Rosso di Montalcino festeggia i suoi primi 40 anni

Neppure si può parlare di maggiore età, semmai di età della ragione per il Rosso di Montalcino. Uno splendido quarantenne che sta vivendo un momento di particolare euforia, grazie anche all’apprezzamento dei consumatori e al via libera definitivo all’ampliamento della superficie vitata rivendicabile per la Denominazione.

Il vigneto della Doc (attualmente di 519,7 ettari) potrà essere incrementato fino a 364 ettari (+60%). L’ampliamento, inoltre, non comporterà l’impianto di nuove vigne: gli ettari aggiuntivi rivendicabili fanno infatti già parte delle mappe del territorio come quota di vigneti coltivati a Sangiovese ma liberi da albi contingentati. In termini di bottiglie, la produzione potenziale aggiuntiva del Rosso sarà di poco superiore ai 3 milioni che si andranno a sommare alla media attuale di circa 3,6 milioni di pezzi l’anno. 

Cosa ne consegue? Un’attenzione maggiore verso l’intero comparto, con prodotti totalmente diversi che potranno ulteriormente catturare turisti e merchandising in giro per il mondo. Deduzione logica: più soldi per tutti e un’economia florida che porterà benessere a migliaia di famiglie. Il senso stesso del fare impresa.

Sul vino, invece, ancor più certezze per il futuro. Il Rosso di Montalcino ha da sempre rappresentato la bevuta facile, l’immediatezza di un sorso che non esige abbinamenti gastronomici o sforzi d’ingegno magari nella calura delle recenti estati. A 40 gradi all’ombra l’immagine è quella di poter godere di un prodotto da servire ad una temperatura inferiore alla norma e senza concentrarsi necessariamente su zone, stile e potenziale evolutivo. Il bere per il piacere del bere insomma.

Giunta alla terza edizione di Red Montalcino in Fortezza, ben 68 produttori hanno presentato i loro vini nel consueto walk around tasting, tra specialità gastronomiche regionali unite a pietanze vegan e fusion. La soddisfazione dei partecipanti è stata palpabile, così come i tannini del Sangiovese di queste terre, meglio addomesticabili quando non si gioca sulla potenza. Era un po’ anche lo scopo dell’allora presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino Enzo Tiezzi, un illuminato nel mondo dell’enologia, persona dotata di saggezza e spessore che riuscì nel 1984 a conciliare le diverse anime in un progetto avveniristico.

Sì, perché anche Montalcino avrebbe potuto soffrire le difficoltà di altri areali della Toscana; eppure l’unità (almeno apparente) dei vitivinicoltori, la loro voglia d’imparare e lasciarsi guidare dai blasonati che hanno messo a disposizione il proprio sapere per la Comunità e lo spirito di non porre tutto sul piano della politica spicciola, astenendosi da inutili guerre di posizione, ha portato ai risultati positivi sperati.

In ultimo la scelta di eliminare la dualità di competenze e dirigenze accorpando le tipologie sotto la tutela di un solo Ente, altro atto insolito per un’Italia che sa duplicare qualsiasi ufficio e carica di potere.

La degustazione delle vecchie annate, moderata dalla giornalista di Rainews24 Barbara Di Fresco e condotta negli assaggi da Riccardo Viscardi di Doctor Wine, intitolata “Red Evolution: origini e futuro del Rosso di Montalcino”, ha dimostrato il nerbo del Sangiovese quando difettava di maturazioni spinte come quelle odierne. Irsuto agli inizi, superbo nello scorrere delle lancette.

Semmai ci fosse un problema su cui discutere resta quello del cambiamento climatico e dello “snellire” le cariche alcoliche estrattive di uve a pieno carico zuccherino dotate di minor acidità. Altrimenti le resistenze al tempo non saranno le stesse di qualche lustro passato.

Uno stimolo ulteriore per Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio Vino Brunello di Montalcino e per il Direttore Andrea Machetti. Un modo per far entrare davvero il Rosso di Montalcino nell’eternità. Un ringraziamento particolare a Bernardetta Lonardi e Sara Faroni di Ispropress per l’organizzazione e l’accoglienza della stampa.

Vi rimandiamo alla playlist completa sul nostro canale ufficiale YouTube con tutte le interviste.

Pasetti: la verticale di Harimann il Montepulciano d’Abruzzo di Tenuta Testarossa

Gli Arimanni erano un antico popolo guerriero di stirpe longobarda. Quando si spogliavano dell’armatura si dedicavano all’agricoltura, rinascendo a nuova vita. Non è un caso la scelta del nome Harimann per il Montepulciano d’Abruzzo Dop di casa Pasetti: con questa reminiscenza Domenico e Laura Pasetti hanno voluto rappresentare la metafora della loro storia, la rinascita a nuova vita a contatto con la natura, avvenuta grazie all’acquisizione del primo terreno di Pescosansonesco e della sua vigna, quella da cui è prodotto il Montepulciano oggetto della verticale del 22 giugno.

Il sistema di allevamento è quello a pergola abruzzese, in grado di contenere meglio del filare l’irraggiamento solare, con una resa di 60/70 quintali per ettaro. Con un’altitudine di 550 metri può essere considerata una vigna d’altura, elemento che influisce non poco sul carattere di un’uva da cui derivano vini di buona concentrazione e potere calorico. Il terreno è quello argilloso calcareo di Pescosansonesco, ricco di scheletro; l’obbiettivo ricercato con Harimann è di esprimere al meglio le caratteristiche del Montepulciano d’Abruzzo: potenza, struttura, esuberanza. L’etichetta rappresenta la spada di un guerriero cinta da tralci e foglie di vite.

La degustazione

2017

Annata corrente in commercio. Si esprime al naso con una nota pronunciata di frutto rosso maturo, segnata dal pepe nero e una lieve nota vanigliata. La vintage calda si fa sentire al palato: vino grasso e di corpo, ma percorso da una vena acida ben evidente e caratterizzato da un tannino fine e ben integrato. Godibile sin da ora, può sostenere un lungo affinamento in bottiglia.

2012

Di naso materico e terroso, il frutto si presenta sotto forma di arancia sanguinella, accompagnata da sentori ematici e note di tartufo: Ritorna coerente al palato, che risulta opulento, ricco di materia con ricordi di cioccolato fondente lasciato sciogliere in bocca, sensazione determinata dal binomio di concentrazione e di elevata gradazione alcolica (15,5°), a lievissimo discapito della freschezza, comunque presente. A calice vuoto ritornano le note di cipria.

2009

Scurissimo, non solo nel colore ma anche al naso, frutto di un’annata estremamente calda: marasca e china si intrecciano a una finissima nota ossidativa perfettamente integrata, che ricorda un boero al rum. Strutturato e di grande presenza, si distingue per freschezza incisiva, tostature di caffè e pulizia finale.

2007

Stagione fredda, è caratterizzato da note evolutive. Il frutto ha perso la freschezza e si propone su marasche sotto spirito, muschio e sottobosco, insieme a un accenno di cuoio. La bocca è fresca lineare, agile, caratterizzata da un tannino sottile e un’ottima chiusura su cacao in polvere.

2004

Forse il campione meno performante della batteria a causa delle lievi note di riduzione che lasciano emergere solo sentori eterei. Di palato si presenta comunque fresco e con un tannino ancora palpabile.

2000

È la prima annata di Harimann, quella che ha fatto emergere il carattere guerriero di Mimmo e Laura. Una  gelata in tarda primavera, infatti, brucia completamente il germogliamento della vigna e mette a dura prova il raccolto. La vendemmia sarà fatta a novembre inoltrato sotto la neve, utilizzando i frutti del secondo germogliamento. Il risultato, a ventiquattro anni di distanza, non è per nulla scontato: ci troviamo di fronte a un bicchiere pienamente maturo, con un naso interessante di cioccolato, caffè, foglia di tabacco e una vena ossidativa che lo accomuna a un porto invecchiato. Sorso rotondo, a tratti dolce, mantiene ancora un buon equilibrio tra freschezza e sapidità e si fa guastare come vino da meditazione.