Le “P” nascoste nel simbolo VitignoItalia

No, non siamo impazziti! L’anticiclone africano sta finalmente prendendo piede con sole e temperature estive quasi tropicali, ma abbiamo avuto la vista lunga, a maggior ragione da Media Partner della manifestazione, per capire che VitignoItalia contiene ben 3 volte la lettera “P” dell’alfabeto nascosta tra le pieghe del suo simbolo.

P come Produttori, quelli entusiasti di partecipare all’evento per avere visibilità e presentare una Campania enogastronomica che ha ancora tantissimo margine in potenziale: 300 aziende e consorzi presenti hanno popolato la Stazione Marittima di Napoli, all’altezza della situazione. Tra banchi d’assaggio, talk e degustazioni top level, VitignoItalia ha acceso i riflettori sulle realtà enologiche più prestigiose della Penisola, puntando sul dialogo diretto con i produttori, che da sempre caratterizza questo format di successo.

Ampi focus sulle grandi denominazioni quali Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Friuli Doc e Roma Doc , intervenuti ai microfoni di 20Italie, passando per i migliori vini regionali come i rossi di Sicilia, i bianchi vulcanici da invecchiamento, i bianchi e spumanti siciliani e il verdicchio dei Castelli di Jesi.

P come Premiazioni, con il meglio dell’enologia tricolore grazie alla quarta edizione di 100 Best Italian Rosé, la guida edita da LucianoPignataroWineBlog di Luciano Pignataro e curata dai giornalisti Antonella Amodio, Chiara Giorleo, Adele Granieri Raffaele Mosca, che hanno raccontato da Nord a Sud le migliori etichette di una tipologia spesso erroneamente vista come vino semplice e beverino senza prospettiva di evoluzione nel tempo.

P come Protagonisti dunque, anche nell’arduo abbinamento pizza-vino con la presentazione di Calici & Spicchi di Antonella Amodio, Verso del Vino – Verso Divino, il volume di Marianna Ferri e Ottavio Costa e con la presentazione di 50 Insoliti Noti, la guida ai migliori 50 vini per tradizionalità e legame con il territorio, a cura di Gimmo Cuomo, firma del Corriere del Mezzogiorno. Cala così il sipario su VitignoItalia 2024, giunta all’anno della “maturità” simbolica con le sue diciotto candeline spente e che ha riunito 10.000 tra wine lover e traders.

Maurizio Teti Direttore di Vitigno Italia

Un’edizione eccezionale nei numeri e più coinvolgente che mai – sottolinea Maurizio Teti, Direttore di VitignoItaliaresa possibile grazie alla sinergia con i principali player della manifestazione a partire dalle istituzioni. In particolare con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania che da sempre crede fortemente nel nostro progetto. Siamo stati spettatori di un’edizione davvero sorprendente: a partire dal nostro fedele pubblico che ogni anno ci stimola nell’ideazione di nuovi contenuti, alle grandi cantine presenti che costituiscono l’essenza della manifestazione”.

Abbiamo messo in campo – prosegue Teti – un programma di incontri che hanno soddisfatto e incuriosito tanto gli appassionati quanto gli esperti, con attività trasversali tra il vino e altri settori, mettendo sempre al centro il piacere della degustazione e l’interazione con i produttori. Chiuderei con un ringraziamento a Unicredit e FEAMPA per il prezioso contributo e all’ICE per l’importanza in ambito internazionale che ogni anno conferisce alla nostra manifestazione, coinvolgendo grandi esperti del settore”.

Non da meno l’interesse dei buyers, un gruppo di 30 tra gli operatori più competenti provenienti da 18 paesi, selezionati in collaborazione con ICE, che hanno mostrato grande apprezzamento per le cantine presenti e hanno preso parte all’educational tour nei Campi Flegrei, approfondendo i vini di questo territorio enologico, tra i più affascinanti della regione. 

Infine l’affascinante masterclass sugli underwater wine, un viaggio tra i vini degli abissi più interessanti della Penisola che ha dato risalto ai produttori (Tenuta del Paguro con il Romagna Albana Docg Squilla Mantis 2019 UWW, Tenuta Campo al Signore con il Bolgheri Rosso Doc 2018 UWW, il Consorzio Agerasprinio Più o Meno Dieci con Asprinio DOC Aversa 2023 e Tenuta Asinara e il suoCayenna Submariner) che con passione e cura si dedicano a questo tipo di produzione singolare quanto affascinante. Un ringraziamento particolare all’Agenzia Mg Logos di Stefano Carboni e Maria Grazia D’Agata per il supporto, la condivisione e l’organizzazione stampa.

Veneto: Fiorotto 1934 compie 90 anni inaugurando il Caveau del Gusto

Il 14 giugno ho avuto l’occasione di partecipare all’evento dedicato ai 90 anni di storia della cantina Fiorotto 1934 e all’inaugurazione del loro nuovo punto vendita Il Caveau del Gusto.

Siamo a Nervesa della Battaglia, una graziosa località non molto lontano dal corso del fiume Piave, in provincia di Treviso. Fino alla Prima Guerra Mondiale si chiamava semplicemente Nervesa, “della Battaglia” venne aggiunto in seguito alla rovinosa sconfitta subita dall’esercito italiano da parte di quello austro-ungarico che provocò la completa distruzione del paese.

Ci troviamo in un’area fortemente vocata alla vigna grazie alla favorevole esposizione climatica e ai terreni ricchi di argille. Una zona che tutela la biodiversità, considerandola uno dei fattori principali per ottenere esclusivi vini DOC (DOC Montello-Colli Asolani) e DOCG e ottimi prodotti gastronomici.

Ed è in questi luoghi che arrivò negli anni Trenta il fondatore Vittorio Fiorotto con la famiglia, dando vita all’attività: una decina di capi di bestiame, qualche filare di vigneto, campi di cereali e a prato furono il suo investimento iniziale. Da allora la stessa passione ed intraprendenza si sono tramandate per generazioni.

Dal 2017 la gestione dell’azienda di famiglia è nelle mani della quarta generazione: è stato un piacere incontrare i fratelli Daniele, Marina e Stefano, ascoltare dalla loro voce l’emozione nel raccontare l’amore per propria terra che li guida nelle scelte di ogni giorno, abbracciando un grande spirito di innovazione e sostenibilità pur nella fede per le proprie tradizioni.

Il complesso aziendale si estende su 120 ettari, 20 di questi dedicati solo ai vigneti, il resto ai campi necessari all’alimentazione dei 180 capi di bestiame presenti in allevamento.  Filari di Glera e di vitigni internazionali che qui si sono ben adattati, Chardonnay, Pinot Nero e Merlot, coltivati seguendo rigidi standard qualitativi e di sostenibilità. Raccolta manuale delle uve; utilizzo di alternative naturali ai diserbanti; un sistema di irrigazione a goccia per ridurre gli sprechi; solo bottiglie di vetro riciclato; autoproduzione dell’energia elettrica di cui necessitano tramite pannelli, tutti elementi a sostegno del rispetto dell’ambiente che hanno portato l’azienda ad adottare il sistema di produzione integrata (SQNPI). Tra i filari la presenza di arnie, le api qui svolgono un ruolo importante, favorendo la biodiversità e mantenendo alta la produttività e la qualità delle uve, contenendo le malattie che affliggono acini e vitigni, così come la necessità di utilizzare pesticidi.

Per degustare al meglio i loro vini il Caveau del Gusto è il luogo ideale, inaugurato proprio nella serata del 14 giugno alla presenza delle autorità locali e del parroco che ha benedetto il taglio del nastro. Uno spazio di 150mq con una sala dedicata all’accoglienza degli ospiti, un punto vendita di vini e formaggi, al piano interrato un piccolo caveau e un’altra sala dedicata alle degustazioni guidate e agli eventi. Ambienti accoglienti che si contraddistinguono per la cura dei dettagli e del design.  Il tutto affacciato su un prato all’inglese con dehors.

L’atmosfera dell’evento è stata sicuramente spumeggiante: ad intrattenere gli invitati sono stati allestiti corner dove poter degustare prodotti locali (anche gli ottimi formaggi di loro produzione), un sottofondo musicale e canoro al pianoforte e, naturalmente, i vini:

Florimonte, millesimato Cuvèe Brut da uve Chardonnay, Pinot Bianco e Glera – metodo charmat lungo 7 mesi che si evidenzia nel perlage fine, regala un bouquet fruttato con sentori di mela golden, al palato armonico, sapido e aromatico;

Fiorosa, Brut rosato da Pinot Nero, metodo charmat lungo 11 mesi,  spumante fine ed elegante, un bel perlage, al naso profumo fragrante e gusto equilibrato con una grande freschezza;

Florimonte Prosecco DOC Brut, uno spumante con una grande personalità, uve Glera vendemmiate a metà settembre, sentori floreali e gradevolmente fruttati, al gusto sapido e fresco;

Fervère, Merlot in purezza affinato in tonneau e successivamente in barrique, vino di una certa complessità con aromi che ricordano la frutta matura e le composte di frutta.

Emozionante la passeggiata sotto le stelle tra i larghi filari della Bellussera, agghindati da catene luminose che creavano uno scenario veramente suggestivo. Un breve cenno sulla Bellussera: antico metodo di coltivazione della vite con disposizione dei tralci a raggiera fino ad un’altezza di 4 metri, diffuso nel territorio del Piave, un sesto d’impianto che crea scenografie uniche, una meravigliosa volta verde.

Da Fiorotto ci sono tutti gli ingredienti per trascorrere momenti piacevoli, deliziarsi con ottimo cibo e vino, godere delle meraviglie della natura e, dulcis in fundo, scoprire che cinque secoli fa, proprio nel paese di Nervesa della Battaglia, Giovanni della Casa scrisse il Galateo. Uomo di lettere, scrittore e arcivescovo, dopo uno stop alla sua carriera ecclesiastica, ambiva a diventare cardinale, si ritira nell’abbazia trevigiana di Nervesa dove si dedica all’attività letteraria: sono questi gli anni in cui vengono scritte le liriche più importanti e in cui viene steso il “Galateo overo de’costumi”.

Le regole del Galateo sono ormai superate e lontane dai costumi e dalle abitudini odierne, ma ne rimangono comunque alcune che hanno sfidato il tempo e che risultano indispensabili per una buona convivenza tra le persone. Ed è a questi concetti che l’azienda Fiorotto 1934 si è ispirata per dar vita ad una linea di vini di pregio, eleganti e raffinati, creati seguendo le regole e il ritmo lento della natura per offrire una sorta di galateo del bere bene.

A Salerno torna “Buonissimi”: 10 piatti tra ricerca e sostenibilità, nella cornice del porto di Marina d’Arechi

Parlare di ricerca è d’obbligo, soprattutto di fronte alle malattie gravi dell’infanzia, quelle che spesso neanche fanno notizia, tanto siamo frastornati da immagini violente in giro per il mondo. Eppure esistono iniziative, eventi, raccolte fondi che salvano vite umane nel vero senso della parola. La metafora, lo diciamo subito a scanso di equivoci, cruda dell’immagine di tre autobus colmi di bambini che evitano ogni anno di precipitare da un dirupo, salvati dalle tecnologie avanzate offerte grazie all’azione efficace del progetto “Editor” di Buonissimi, è l’emblema dell’opera di molti a supporto dell’intera Umanità.

L’Associazione OPEN (Oncologia Pediatrica E Neuroblastoma) OdV guidata dalla Presidente Anna Maria Alfani, toccata direttamente dal dolore, si è posta l’obbiettivo di arrestare la folle corsa verso la morte e l’iniqua sofferenza di tanti ragazzi. Lo fa da sempre con l’aiuto fondamentale di Silvana Tortorella e Paola Pignataro, amiche di cuore che hanno condiviso la voglia di rialzarsi di Anna Maria e fronteggiare a viso aperto “la bestia”, affinché altri genitori non condividano in futuro la medesima sorte.

“Nutrire la Ricerca dalla A alla Z” è il tema proposto quest’anno: oltre 300 tra cuochi, chef Stella Michelin, pizzaioli, pasticceri, cantine, birrifici e bartender. Allora perché non approfittarne proponendo una lista di piatti gourmet in abbinamento con i vini della serata? Ben 10 ricette uniche, scelte a caso tra le tantissime degustate durante Buonissimi 2024 per stile, gusto, originalità ed eleganza. Alla fine i veri vincitori sono la ricerca e la solidarietà magari in un corretto e consapevole pairing cibo-vino indicato nelle regole salutari della Dieta Mediterranea.

Ecco i 10 piatti di Buonissimi 2024

Taverna Estia – Francesco Sposito – Risotto, bufala e colatura

Foto © Alessandra Farinelli

Riuscire ad equilibrare i sapori in un piatto complesso come quello proposto da chef Sposito è davvero difficile. La scelta del riso Magnum di Hera nei Campi ha consentito un’ottima mantecatura tra mozzarella di bufala e colatura di alici. Vino in abbinamento Fiano di Avellino “Elle” 2022 – Laura De Vito.

Acqua Pazza – Gennaro Marciante – Millefoglie di alicetta salata Acquapazza Gourmet 10 mesi di stagionatura, arancia candita e finta mayo di limoni

La regina della Costiera Amalfitana, l’alicetta salata proposta in due consistenze tra una parte croccante ed una liquida nell’ancestrale Colatura di Alici, preparazione che si tramanda da generazioni. Vino in abbinamento Spumante Brut “Selim” – Viticoltori De Conciliis.

Casa Federici – Francesco Cerrato – Riso di pasta aglio olio e peperoncino

Curiosa e intrigante commistione l’idea di realizzare un riso di pasta, proposta nella rivisitazione della celebre aglio, olio e peperoncino. Amalgama di forte impronta, che però non sacrifica l’eleganza finale all’assaggio. Vino in abbinamento: Cilento Fiano “Vigna Girapoggio” 2022 – Verrone Viticoltori.

Veritas – Marco Caputi – Ricordo di un risotto allo zafferano

L’aromaticità è il segno tangibile della ricetta pensata da Marco Caputi per Buonissimi. Non è un pre-dessert ma neppure un piatto salato. Pura fantasia, tecnica e consistenza dei sapori, basta chiudere gli occhi. Vino in abbinamento: IGT Campania Falanghina “Alabastra” 2016 – Cantine Pintore & Valentino.

Li Galli dell’Hotel Villa Franca di Positano – Antonio Mezzanino e Domenico Langella – Bao di ricciola marinata alla rapa rossa, maionese al wasabi, caviale di aringa, germogli e popcorn

Delicatezza dall’inizio alla fine. Può essere trattato da finger food, anche se la calma necessaria per l’assaggio delle sue componenti richiede una comoda seduta al tavolo muniti di forchetta e coltello. Vino in abbinamento: Franciacorta Brut Metodo Classico – Ricci Curbastro.

President – Paolo Gramaglia – un tuffo dal trampolino del Vesuvio

Le creazioni di chef Gramaglia rasentano la perfezione di un quadro pittorico. In questo caso a dominare è il Vesuvio con tanto di piccola colata gustosa. Vino in abbinamento: Greco di Tufo 2021 – Cantine Di Marzo.

Re Santi e Leoni – Luigi Salomone – Ceviche cocco ananas e arachidi

Foto © Alessandra Farinelli

Consistenza ed elementi saporiti all’interno di una cornice vivace e fresca tra la ceviche e il cocco. Cromaticamente e gustativamente di gradevole impatto. Vino in abbinamento: Colli di Salerno IGT “Quartara” 2020 – Lunarossa.

Wip Burger – Domenico Fortino – Il mio territorio

Non poteva mancare una menzione degna di nota per la pietanza campana conosciuta ed esportata in tutto il mondo: la pizza. Domenico Fortino la rivisita nella classica scarola e alici, rigorosamente in versione “bianca”. Vino in abbinamento: IGT Colli di Salerno “Gabry” Pet Nat di Lenza Viticoltori.

La Terrazza by Casa a tre Pizzi – Gabriele Martinelli – Gnocco di baccalà

Lo gnocco della tradizione natalizia, che incarna l’idea di frittellina di baccalà. Immerso in un consommé salato diventa un piatto unico appetitoso per concludere il pasto. Vino in abbinamento: IGT Colli di Salerno “2mila18” Fiano 2022 – Mila Vuolo.

Nunù Patisserie – Giovanna Di Napoli – Bignè croquelin cremoso al limone namelaka alla fragola confit di fragola meringa croccante alla menta

Da assaporare in un semplice boccone, dando cura alla mescolanza delle varie componenti. Superba la namelaka alla fragola e rinfrescante il croccante alla menta. Suggeriamo, per una volta, l’assaggio in pura meditazione usando la fantasia nel proporre anche tisane o preparazioni analcoliche fredde a base di frutta.

Ecco di seguito tutte le nostre interviste

Ciliegiolo di Maremma e d’Italia

A Sorano (Gr) dal 15 al 17 giugno si è svolta la seconda edizione della kermesse “Ciliegiolo di Maremma e d’Italia”. L’ appassionante appuntamento dedicato al Ciliegiolo in purezza ha avuto luogo nella cornice dell’ incantevole Fortezza Orsini di Sorano.

Tre giorni per scoprire questo singolare vino con etichette sia di produttori maremmani sia di altre zone del Belpaese. La domenica ed il lunedì i battenti della Fortezza sono stati aperti al folto pubblico di appassionati e operatori del settore. Evento organizzato dal Consorzio di Tutela Vini della Maremma Toscana, di cui Francesco Mazzei è Presidente, in sinergia con il Ciliegiolo Academy, Ciliegiolo d’Italia e FISAR Colline Maremmane.

Il Ciliegiolo è una varietà autoctona che viene allevata da sempre in Toscana; in passato è stato utilizzato in assemblaggio con altri vitigni, soprattutto con il parente Sangiovese, per dare origine a vini di gran frutto e contenuta potenza tannica. Riscoperto e valorizzato da qualche decennio come solista e protagonista assoluto in bottiglia, in Maremma ha trovato un territorio ideale e condizioni propizie per essere anche prodotto in purezza con risultati qualitativi notevoli. Molto diffuso anche in Umbria nella zona di Narni e poi nelle Marche, in Liguria, in Emilia Romagna, nel Lazio, in Abruzzo, in Basilicata e in Puglia. Si ipotizza che potrebbe essere arrivato in Italia dalla Spagna, dal ritorno di alcuni pellegrini dal Santuario di San Giacomo di Compostela. Tra le parentele, oltre a quella del Sangiovese, spicca anche quella con l’Aglianicone, seppur solo sulla carta non riferendosi al clone più famoso, quello del Cilento, di differente origine.

Vino dotato di una buona capacità d’invecchiamento, il Ciliegiolo fornisce a livello sensoriale, l’impatto di colore rosso rubino intenso con riflessi che virano sul violaceo da giovane; al naso, come suggerisce il nome, la ciliegia è il sentore principale, per poi continuare su note di rosa, frutti di bosco, agrumi e spezie dolci. Gusto decisamente fresco, dalla trama tannica setosa, equilibrato, coerente e persistente.

Tra i migliori assaggi delle 57 etichette presenti abbiamo selezionato:

Toscana Igt  Ciliegiolo 2023 Antonio Camillo

Belguardo Ciliegiolo Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2023 Belguardo

Satus Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2021 Cantina La Selva

Maestrale Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2023 Fattoria Mantellassi

Sommo Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2023 Girasasso

Rotulaia Toscana Igt Ciliegiolo 2023 Rascioni & Cecconello

San Lorenzo Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2021 Sassotondo

Briglia Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2022 Terre dell’Etruria

Toscana Igt Ciliegiolo 2020 Fattoria Fibbiano

Senza Rete Ciliegiolo Costa Toscana Igt 2021 Senza Rete

Ràmici Ciliegiolo di Narni Igt 2021 Leonardo Bussoletti

Grazie a Simonetta Gerra e Giulia Ledda di ZeddCom per aver organizzato il tour in maniera impeccabile; parole di elogio anche per il Consorzio e tutti gli organizzatori: dal Residence Le Querce, posto a poca distanza dalla suggestiva Fortezza, al Ristorante Caveau di Pitigliano e ad Agriristoro dei Fratelli Pira di Ischia di Castro (Vt) per le squisite cene, abbinate con i vari Ciliegiolo.
Prima di ripartire infine, la Masterclass condotta dal Wine Consultant Christian Roger con 8 etichette, di cui 4 Ciliegiolo italiani e 4 provenienti dalla Francia, ha concluso questo meraviglioso press tour facendo comprendere al meglio le potenzialità di questo vitigno.

Vino Sapiens: Nicola Biasi e i Vini della Rete Resistenti Conquistano Roma

Molti consensi per il secondo appuntamento del ciclo di conferenze sulla sostenibilità vitivinicola organizzato da Vino Sapiens, svoltosi a Roma. La presentazione dei vini della Rete Resistenti, guidata dall’enologo Nicola Biasi, ha interessato una platea composta da giornalisti, ristoratori, sommelier, tecnici e appassionati, offrendo un’esperienza di degustazione differente dal solito

Il Progetto Vino Sapiens

L’evento, parte di un’iniziativa ideata da Costantina Vocino e Marco Felini, co-fondatori di Vino Sapiens, ha come obiettivo la promozione di una viticoltura autentica e sostenibile. La conferenza di Nicola Biasi è stata accompagnata dall’assaggio di otto etichette della Rete di imprese Resistenti, sottolineando il connubio tra eccellenza qualitativa e sostenibilità ambientale.

La Filosofia di Nicola Biasi

“Fare il miglior vino possibile che sappia interpretare il territorio”: questo è il mantra di Nicola Biasi e della sua Rete Resistenti. In un’epoca in cui i cambiamenti climatici minacciano seriamente la viticoltura, le varietà resistenti alle malattie fungine – note come Piwi – rappresentano una risposta efficace e sostenibile. Queste varietà permettono di produrre vini di alta qualità riducendo al contempo l’impatto ambientale, una priorità fondamentale per Biasi e i suoi collaboratori.

Enologia Sostenibile

La Rete Resistenti punta su una viticoltura di precisione e un’enologia dedicata per esaltare le qualità delle varietà resistenti. Come spiega Biasi, “non si tratta di rinnegare la tradizione, ma di adattarsi alle nuove sfide ambientali, mantenendo sempre un legame con il territorio.” Questo approccio ha portato alla creazione di vini che combinano eccellenza e sostenibilità, come dimostrato durante la degustazione.

Vantaggi delle Varietà Resistenti

Uno studio condotto su filari di varietà resistenti e non resistenti dell’Azienda Albafiorita ha evidenziato significativi benefici ambientali. Con l’uso dei Piwi, l’impronta carbonica è stata ridotta del 37,98%, e i trattamenti fitosanitari sono passati da 16 a 4 all’anno. Questi risultati dimostrano come le varietà resistenti possano contribuire a una viticoltura più sostenibile e meno impattante, sia dal punto di vista ambientale che sociale.

Sfide e Opportunità

Nonostante i numerosi vantaggi, l’adozione delle varietà resistenti presenta ancora alcune sfide. I costi di impianto sono più elevati, e trovare la varietà più adatta a ogni specifico territorio richiede tempo e ricerca. Inoltre, non tutte le Regioni italiane hanno ancora autorizzato la produzione e la commercializzazione del vino da uve Piwi. Tuttavia, i benefici a lungo termine – tra cui la riduzione dei trattamenti chimici, il minor consumo di acqua e l’abbattimento delle emissioni di CO2 – rendono questi sforzi altamente promettenti.

I vini degustati

Durante l’evento, ho avuto l’opportunità di degustare otto etichette della Rete Resistenti, tutte espressione di un terroir unico e di pratiche vitivinicole sostenibili. Tra queste, spiccano:

ECELO 1° di CA’ DA ROMAN, M’AMA 2022 dell’Azienda Agricola Albafiorita

FORTE 2022 di Colle Regina, BABY RETINES 2022 di Resistenti Nicola Biasi, DIVENTO 2022 di Vigneti Vinessa, SINFONIA 2022 di Tenuta della Casa, COSTANTE 2022 di Poggio Pagnan e il prestigioso VIN DE LA NEU 2020 di Nicola Biasi.

Grazie all’innovazione e alla sostenibilità, questi vini stanno guadagnando un posto di rilievo nel panorama enologico italiano, dimostrando che è possibile coniugare qualità e rispetto per l’ambiente. Un esempio virtuoso di come la viticoltura possa evolversi, affrontando le sfide del futuro senza dimenticare le radici della tradizione.

Buonissimi 2024: un Record di bontà

Raccolti 246,760 euro per Buonissimi 2024. Cifra record raggiunta da un’unica serata di beneficenza in Campania a sostegno della ricerca oncologica pediatrica.

Salerno, Marina di Arechi – Buonissimi 2024, alla sua sesta edizione, ha raggiunto una cifra record di 246.760 euro, confermando il grande impegno a sostegno della ricerca oncologica pediatrica.La serata, svoltasi nello splendido scenario del Marina di Arechi Port Village , ha visto la partecipazione di circa 300 operatori del settore gastronomico che hanno offerto il loro contributo gratuitamente, creando un evento straordinario tra barche, luci e mare.

Con 3000 presenze totali, Buonissimi 2024 ha superato ogni aspettativa. Le organizzatrici dell’evento, Paola Pignataro e Silvana Tortorella, insieme alla Presidente della Open Odv Anna Maria Alfani, si sono mostrate profondamente emozionate: “Grazie di cuore per la sensibilità dimostrata da tutti i partecipanti e dal contributo di tutti coloro che ci hanno affiancato con straordinaria spontaneità nei lunghi mesi di preparazione all’evento, consentendo il raggiungimento di un traguardo oltre le più rosee aspettative di 246.760 euro”.

Anche Agostino Gallozzi, Presidente del Porto di Marina di Arechi ha espresso grande soddisfazione per il risultato ottenuto, vedendo ripagato l’investimento fatto con un forte risultato.

Quasi un quarto di milione di euro sarà destinato a finanziare il progetto “Sequenziamento di nuova generazione ed editing genomico per identificare fattori di rischio genetico come bersagli terapeutici per la cura dei tumori pediatrici (EDITOR)”, della durata di tre anni.

Significativa la presenza di personalità di rilievo come il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, e numerose autorità civili e militari che hanno partecipato attivamente fino a tarda notte. Lo stesso Presidente De Luca – durante lo spettacolo condotto da Pippo Pelo e Adriana Petro, con la partecipazione di Rossella Erra – ha consegnato il Premio Franco Ricciardi,  ad Annalaura Montella, giovane ricercatrice del CEINGE che si è distinta nell’ambito della ricerca sui tumori pediatrici.

Il progetto è curato dai professori Mario Capasso e Achille Iolascon, entrambi associati dell’Università degli Studi di Napoli Federico II – CEINGE Biotecnologie Avanzate.

EDITOR si pone due obiettivi primari: identificare mutazioni che predispongono al cancro in tumori pediatrici e valutare la possibile funzione di queste mutazioni come bersagli terapeutici.

Buonissimi, ideato dall’Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma – OPEN OdV, è un evento che unisce eccellenze enogastronomiche del Mediterraneo per raccogliere fondi destinati a progetti di ricerca scientifica. Chef stellati e professionisti della cucina, insieme ai consorzi e ai produttori, offrono degustazioni dei sapori autentici dell’Italia, creando un racconto di gusto e speranza tra bontà d’animo e materie prime genuine.

Un ringraziamento speciale va a tutti i donatori e sostenitori di Buonissimi. Senza il loro contributo attivo, non sarebbe stato possibile raggiungere questo inatteso e sostanzioso risultato.

Dopo le edizioni precedenti dedicate al progetto CHANCE, Buonissimi 2024 sostiene OPEN OdV nel progetto EDITOR. Grazie al finanziamento di OPEN OdV, il CEINGE e l’Università degli Studi di Napoli Federico II potranno effettuare sequenziamenti e editing genomici per identificare fattori di rischio genetico come bersagli terapeutici per la cura dei tumori pediatrici.

Il progetto si avvale di tecnologie all’avanguardia come il sequenziamento di nuova generazione (NGS) e l’editing genomico, che permettono di analizzare e manipolare il DNA per sviluppare nuovi trattamenti oncologici. L’NGS consente il sequenziamento simultaneo di centinaia di geni da quantità minime di campione, mentre l’editing genomico, basato sul sistema CRISPR/Cas, permette di modificare regioni precise del DNA, accelerando lo sviluppo della biomedicina.

Perché nutrire la ricerca? Ogni anno, in Italia, circa 1200 bambini e 800 adolescenti si ammalano di cancro. Le iniziative promosse da OPEN OdV sono destinate a loro e alle loro famiglie, per ogni scoperta e ogni piccolo passo verso la comprensione e la cura dei tumori solidi pediatrici.

Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile Buonissimi 2024, un evento che continua a fare la differenza nella lotta contro il cancro pediatrico.

La serata si è conclusa in tarda notte sulla scia delle splendide note della Quisisona Superband e il DJ Max Correnti.

Ecco l’elenco completo dei partecipanti:

10 Diego Vitagliano – Vitagliano Diego

50 Panino – Salvo Ciro

Acqua pazza – Marciante Gennaro

Adelì – De Santis Stefano

AGRIOVO con Konnubio – Kateryna Gryniukh

Agriturismo Corbella Cicerale  –  Voria Giovanna

Al Convento  – Torrente Gaetano

Alex Lo Stocco  –  Lo Stocco Alex

Alici di Menaica  –  Marino Donatella

Alimont  – Carnevale Vittorio

Altamura –  Santacroce Geppino

Amo Restaurant – Petraglia Luigi

Antica Friggitoria Masardona  – Pintauro Antonio

Antica Salumeria Malinconico – Malinconico Alessio

Apeppino – Tramontano Angioletto

Aquadulcis – Cucolo Vincenzo

Aria – Barrale Paolo

Armatore – Falcone Andrea

Aroma  –  Sangiovanni  Fabio

Bad Bros – Pappalardo Raffaele

Bertie’s Bistro Valentino Bonincontri – Buonincontri Valentino

Bifulco Bonta’ Dal 1947 – Cataldi Antonio

Bistrot di Pescheria – Scognamiglio Marco

Bland 75 – Scala Luigi

Bluh Furore  –  Russo Vincenzo

Bluu il Mare Dentro  – Borghese Angelo

BorgOtto  – Tambasco Ottavio

Cantina Verace  –  Capasso Anna Paola

Caracol  –  Carannante Angelo

Carlo Sammarco 2.0 –  Sammarco Carlo

Caruso – A Belmond Aristarco Armando

Caruso – Grand Hotel Vesuvio – Petrosino Emanuele

Casa a Tre Pizzi  – Martinelli Gabiele

Casa del Nonno 13 – Attianese Gioacchino

Casa Federici  – Cerrato Francesco

Casale dei Mascioni – Borrelli Angelo

Casamare – Pepe Vincenzo

Caseificio Altamangiuria – Caseificio Altamangiuria

Caseificio Aurora – Amato Paolo

Caseificio Morese – Morese Giuseppe

Cinquanta Spirito Italiano – Ingordo

Coevo – Sabatino Marcello

Colmare  – Aversano Giuseppe

Cortile Spirito Santo – Torrisi Giuseppe

Crocifisso – Baglieri Marco

Crub –  Pizzo Alessandro

Daniele Gourmet  – Maglione Giuseppe

Del Golfo Ristorante – De Martino Raffaele e Siani Antonio

Deposito Ristorante Contemporaneo  –  Palladino Pasquale

Dimora Nannina – Zoccola Gianpaolo

Domenico Fioretti – Fioretti Domenico

Don Antonio 1970 – Di Giovanni Fabio

Elia     

Falalella  – Morone Tommaso

Farinati Pizza and More  – Ruggiero Renato

Filippo La Mantia Oste e Cuoco – La Mantia Filippo

Frantoio Torretta – Provenza Maria

Funicchito Opere Del Cilento –  Longobardi Pasquale

Gelateria Crivella – Crivella Enzo

Gelateria di Matteo  –  Del Verme Raffaele

Gerani Sorrentino Giovanni

Gioia Cucina di Terra Daniele Anna Pia

Gli Esposito – D’Elia Marco

Glicine – Stanzione Peppe

Grimaldi Nocciole & Co. – Grimaldi Adolfo

Hydra – Dentoni Litta Adriano

I Lievitati – Di Helga Liberto   Liberto Helga

Il Bikini – Coppola Giulio

Il Buco – Aversa Peppe

Il Faro di Capodorso – Pacifico Salvatore

Il Fienile – Di Cecca Luigi

Il Ghiottone – Rina Maria

Il Gozzo – Aversa Bruno

Il mondo senza glutine  – Fezza Francesco

Il Papavero – Pesticcio Fabio

Il Papavero – Somma Benedetta

Il Principe – Carli Gian Marco

Il Riccio –  Tedeschi Vincenzo

Italianavera – Italianavera

Joca Restaurant – D’Agostino Gianluca

L’Officina Della Pizza – Severino Mario

L’Osteria Re Baccala’ – Esposito Francesco

La Bufalara di Vincenzo Barlotti – Barlotti Enzo 

La Bussola dello Yacht Club Marina Di Stabia – Verde Carlo

La Casa del Parmigiano  – Bottiglieri Raffaele

La Corte degli Dei – Palazzo Acampora  – Guarino Vincenzo e Romano Giuseppe

La Dispensa San Salvatore –  Donnabella Vera

La Pizza di Polichetti Polichetti Antonio

La Sponda dell’Hotel Le Syrenuse di Positano – Russo Gennaro

La Terrasse del Gran Hotel Royal Sorrento  De Simone Giacomo

La Torre Del Saracino – Esposito Gennaro

La Zingara – Paglionico Ivan

Laqua Countryside – Cannavacciuolo Group – Somma Nicola

Latteria Sorrentina  – Latteria Sorrentina

Le Carni Irpine – Laurino Mario

Le Grotticelle Rumolo Angelo

Le Parule  – Pignalosa Giuseppe e Leo

Letie –  Francesco Pagano

Li Galli – Hotel Villa Franca Mezzanino Antonio e  Langella Domenico

Limu – Ferreri Nino

Locanda Le Tre sorelle  –  Feola Franca

“Loreto Scarpa Macelleria” – Scarpa Gianluigi

Luname  – Memoli Alessandro

Madia – Miranda Francesco

Magno Food  Magno

Maida  Vastola Franco

Malafronte –  Malafronte Massimiliano

Manuelina Focacceria Bistrot –  Carbone Cesare

Mediterranea Olive – Mollo Antonio

Migliore Pasticceria 1927 – Migliore Pasticceria 1927

Mont Blank  –  Della Rocca Raffaele

Mon Bistrot  –  Serafino Michele

Mood Steakhouse  –  Mellone Giovanni

Mulino Urbano –  RobertielloPiero

Nunù Patisserie –  Di Napoli Giovanna

Oasis   Fischetti Michelina

Obliato Pastry Boutique – Obliato Nicola

Osteria Arbustico – Torsiello Cristian

Osteria casale Ferrovia – Lanzillotti Maria

Otoro Ishi Nola – Ruggiero Vincenzo

Palazzo Petrucci – Scarallo Lino

Panetteria Citro – Citro Mariella

Panicoteca 141 – Grasso Maurizio

Pasticceria Aliberti  – Aliberti Marco

Pasticceria Arienzo senza Glutine  – Arienzo Francesca

Pasticceria Baunilha –  Fasano Stefania

Pasticceria Biagio Martinelli  – Martinelli Biagio

Pasticceria Capparelli – Capparelli Salvatore

Pasticceria Celestina  – Sannino Nancy

Pasticceria Contemporanea  –  Merola Marco Cesare

Pasticceria D’Elia  –  Manfredi Domenico

Pasticceria De Vivo dal 1955 – Schiavone Alfonso

Pasticceria Di Dato – Di Dato Gerardo

Pasticceria Gabbiano Dulcis In Pompei  –  Gabbiano Salvatore

Pasticceria Mamma Grazia  – Bevilacqua Pasquale

Pasticceria Minichini  – Minichini Francesco

Pasticceria Pansa –  Pansa Andrea E Nicola

Pasticceria Patisserie Mademoiselle Charlotte –  Notarnicola Graziano

Pasticceria Pepe Mastro Dolciere – Pepe Giuseppe

Pasticceria Pepe Mastro Dolciere – Russo Giovanni

Pasticceria Poppella – Poppella Ciro

Pasticceria Romolo –  Mazza Remo

Pasticceria Sirica  –  Sirica Sabatino

Pasticceria Stella Ricci – Ricci Stella

Pasticceria Svizzera  – Cuofano Daniela

Pasticceria Tirrena  – Tagliaferri Federico

Pasticceria Tizzano dal 1960 – Tizzano Loredana

Pasticceria Vignola  – Vignola Raffaele

Pasticceria Vincenzo Bellavia – Bellavia Antonio

Pasticceria Whippy  – Prisco Pacifico

Pescheria –  Iapigio Luigi

Pietre di Borgo La Pietraia –  Stellato Mario

Pizzart De Vita Vito

Pizzeria Da Lioniello  Lioniello Salvatore

Pizzeria Giagiù –  Pecoraro Ciro

Pizzeria Gino Sorbillo  – Sorbillo Gino

Pizzeria Mo Veng’ – Chiumento Vito

Pizzeria Porzio  –   Porzio Errico

President   –  Gramaglia Paolo

Punto Nave – Testa Simone

Putea  – Manzo Vincenzo

Raf Bonetta Pizzeria  Bonetta Raffaele

Raffinato’s  –  Raffinato Ciro

Re Santi e Leoni  –  Salomone Luigi

Rossellinis –  Vanacore Giovanni

Salumificio Gioi – Palladino Raffaello

San Pietro Bistrot – Bianco Domenico

Sciue’ il panino vesuviano – De Luca Giuseppe

Sempr in porto –  Auletta Olly

Shalai  Santoro Giovanni

Storie di pane De Simone Paolo

Suscettibile –  Quarta Mario

Tana Della Sirena –  Gorga Raffaela

Taverna Estia  Sposito Francesco

Tenuta Principe Mazzacane   Tredici Annacarla

Terraferma – Avossa Alessandro

Terrazza Bousquet  – Montefusco Antonino

Terrazza Calabritto  – Gatto Salvatore

Tufò – Trattoria Gourmet  –  Barone Giovanni

Veritas  –  Caputi Marco

Vicolo della Neve –  Laudato Marco

Vitantonio Lombardo Restaurant – Lombardo Vitantonio

Volta del Fuenti  – De Blasio Michele

Wip Burger & Pizza – Fortino Domenico

Zest – Iavarone Domenico

Zio Savino – Somma Giacomo

Beverage

Acqua Mood

Biancaffè

Birra Fravort

Lettera 32      

Pepsi

Officine Alkemiche Birrificio Artigianale

1861 Gin

Vesuvius Magma Gin

Barabocchio    Pugliese Max

Cantina Verace           Gallo Fabio

Casamare        Apicella Emanuele

Cinquanta Spirito Italiano      Califano Alfonso

Goccia            Napoletano Marcello

Laboratorio Folkloristico       Manna Francesco

Lanificio         Salvatore Renato

Lanificio in Marina      Salvatore Renato

Marara Salvatore Renato

Otoro Ishi Nola          Esposito Raffaele

Suscettibile     Morinelli Enrico

The Black Monday  Speakeasy         Bruno Danilo

Cantine

Aita  

Alabastra  

Agenzia Bevi d’Oro      

Botti Viticoltori  

Cantina Bello      

Cantina De Beaurmont

Cantina de Vita  

Cantine Di Marzo        

Agenzia Carbone          

Case Bianche      

Casula Vinaria    

Cautiero    

Agenzia Curcio   

Eliseo Santoro    

Agenzia Falcone 

Famiglia Pagano 

Fosso degli Angeli        

I Satoli      

Iovino        

Laura de Vito     

Le Vigne di Raito

Lenza         

Luna Rossa         

Agenzia Martuciello  

Martuciello az federiciane

Martuciello az Montina

Martuciello az MANDURIA

Martuciello az Bel Monte

Masseria Murata

Mier vini   

Mila Vuolo

Antonio Molettieri       

Agenzia Perlage  

Perrella Collection        

Ricci Curbastro  

San Salvatore     

Agenzia Sansone

Tempa di Zoe     

Tenuta Cobellis  

Tenuta San Benvenuto 

Tenuta San Giovanni   

Ventitrefilari       

Verrone     

Vigne Guadagno 

Bios 

De Conciliis

Infine l’elenco dei donatori:

MARINA D’ARECHI, ELIA, MOLINO CASILLO, ALCHIMIA BROKER, BANCA SELLA, D’AMICO, PDM LAND ROVER, DE LUCA, TORRE CRESTARELLA, PERRELLA, BANCO POPOLARE DI MILANO, LA FIAMMANTE, NOVI, GOELDLIN, LATTERIA SORRENTINA, GERLI, GAROFALO, CASA DI CURA TORTORELLA, LO SMERALDO

PICARIELLO, OLEIFICIO ZUCCHI, AGRIOVO. CARPINO, ARMATORE, BLUMATICA, CARISAL, MANCINI, EDESIM, BIANCAFFE, PAONE, EUMED STUDIO, MICROFARMZ, ALICI DI MENAICA, MAIDA – azienda agricola Vastola, GRIMALDI NOCCIOLE & co., HERANEICAMPI, GIOI CILENTO, CASEIFICIO AURORA, FUNICHITO – azienda agricola russo enza, FORTE CE-FI-SA, VIGNE DI RAITO, ITALIANAVERA, INTERCAR, TORRETTA, ALTA MANGIURIA, FONDAZIONE COPERNICO, ALTAMURA, CASEIFICIO D&D, LA BUFALARA DEI FRATELLI BARLOTTI, AUTODUE, Citro contract srl, JM CONSULENZA SRL, REFRESCO, CHIC, CHEESE, ROBOTIC SPACE, PEPSI, ANACLERICO, FAZZONE CAMINI, MORETTI FORNI, HUMANITAS, LA PEONIA BIANCA

Studio di Progettazioni Elettriche Ing. Rosario Landi

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Anteprima 2020 del Montefalco Sagrantino: l’analisi di Adriano Guerri nei suoi migliori assaggi

Nel ridente Borgo di Montefalco (Pg), il 12 e 13 giugno è andata in scena “A Montefalco”, anteprima dei vini del territorio, in degustazione vi erano:  Montefalco Grechetto Doc, Montefalco Bianco Doc, Spoleto Trebbiano Spoletino Doc, Montefalco Rosso Doc, Montefalco Rosso Riserva  Doc, Montefalco Sagrantino Docg e Montefalco Sagrantino Passito Docg.

Per il Montefalco Sagrantino gli occhi erano puntati sull’annata 2020, alla quale sono state attribuite 5 stelle con un punteggio di 96/100

La 2020 è stata un’annata piuttosto regolare, la primavera soleggiata, ricordiamo nostro malgrado a causa dell’emergenza Covid-19 rinchiusi in casa.  L’estate è stata calda e caratterizzata da frequenti piogge, soprattutto nel mese di settembre, pertanto le viti non sono mai andate in sofferenza idrica.  Le uve in cantina sono arrivate sane e con maturazioni ottimali, anche se la varietà Sagrantino raggiunge la maturazione tecnologica e fenolica più tardi rispetto ad altre allevate in loco.

Nel calice si riscontrano vini dotati di una spiccata freschezza, con tenore alcolico alto e di buona struttura. Il Montefalco Sagrantino Docg, viene prodotto oltre al comune di Montefalco, nei comuni di Bevagna,  Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi, pertanto esistono delle condizioni pedoclimatiche diverse, le basse rese per ettaro ne fanno un vino di qualità,  annoverato nella cerchia dei grandi e longevi vini rossi italiani.

A livello sensoriale: è di un bellissimo colore rosso rubino intenso e impenetrabile, al naso emana sentori  di ciliegia,  frutti di bosco,  china, cacao, anice stellato e pepe nero, al gusto è avvolgente con tannini esuberanti, ma setosi, la persistenza aromatica è lunga. Molto godibile sin da adesso, ma con ottime prospettive in termini di evoluzione.

I Montefalco Sagrantino 2020 degustati alla cieca in Sala Consiliare in ordine di gradimento

Arnaldo Caprai 25 Anni
Briziarelli
Montioni
Romanelli Terre Cupa
Tabarrini Il Bisbetico Domato
Tenute Baldo Preda del Falco
Tenute Lunelli Tenuta Castelnuovo Carapace
Valdangius
Antonelli Sanmarco
Arnaldo Caprai Valdimaggio
Arnaldo Caprai Collepiano
Bocale
Di Filippo
Di Filippo Etnico
Goretti
La Veneranda
Le Thadee Carlo Re
Lungarotti
Scacciadiavoli
Tabarrini Campo alle Macchie
Tabarrini Campo alla Cerqua
Terre De’ Trinci
Terre Di San Felice
Terre Di San Felice Vinum Dei
Agricola Mevante

I vini di GagiaBlu: 2 passi in Maremma

E dire che vivevo proprio lì a Roselle (GR), a pochi passi dall’azienda agricola GagiaBlu. Erano gli anni dei miei trascorsi toscani, anni di gavetta e di crescita professionale quella degli esami che non finiscono mai. Momenti indelebili, cristallini come la quiete della Maremma grossetana, vicina al mare, mai dimentica delle proprie origini contadine.

Terre, una volta, quasi ovunque immerse in acquitrini, il cui retaggio rinverdisce nella Riserva Naturale Diaccia Botrona, zona umida con biotipi di rilevanza nazionale. Dopo le Bonifiche leopoldine del ‘700 completate a metà del secolo scorso dall’Ente Maremma, il paesaggio venne interamente rimaneggiato, consentendo ampi pascoli per la pastorizia e le coltivazioni. I butteri, che ancor si scorgono da queste parti, rappresentano un simbolo resistente e un po’ anacronistico, forse come il carattere degli abitanti del luogo: tra il serio e il faceto, tra il burbero e il sanguigno, ma sempre vero e autentico.

In un simile contesto, lungo la via che da Roselle conduce verso Istia d’Ombrone si erge una collina che domina la pianura circostante, ove i suoli presentano una maggior percentuale di alberese, argille e sabbia. Al centro di essa, le vigne di GagiaBlu acquisiscono i colori tenui del sole toscano di fine primavera, cullate dalla brezza di mare che non manca mai. Laura Moriello, proveniente da altri luoghi e altro lavoro, decide di puntare su un sogno di vecchia data, quello dell’infanzia vissuta tra gli odori dei pini e il sapore della salsedine. Un investimento compiuto assieme al marito Flavio, che ha visto l’impianto dei vigneti nel 2018 e la costruzione ex novo della cantina di vinificazione.

Laura Moriello titolare di GagiaBlu

Gabriele Gadenz l’enologo sin dalla prima ora, scelto per fare da guida ai coniugi inesperti del mondo agricolo, eppure subito acclimatati alla perfezione nelle vesti di vigneron appassionati. I vini sono “in divenire”; di certo la zona produttiva risente di una mancanza identitaria rientrante nei canoni commerciali preferiti dai mercati. Su cosa puntare allora? Sulla valorizzazione al meglio delle varietà d’uva impiantate.

Vermentino, Sangiovese, Ciliegiolo e l’internazionale Merlot, presente spesso nei blend celebrati dai Supertuscan e qui realizzato in purezza. Ho avuto il piacere di rituffarmi tra i ricordi piacevoli di un tempo e assaggiare i loro vini grazie all’amico e collega giornalista Alessandro Maurilli. Interessante la verticale di Vermentino, cosa abbastanza inusuale nelle degustazioni tecniche; ancor più interessante l’abbinamento con i piatti proposti dallo Chef Claudio Sadler, una Stella Michelin.

Chef Claudio Sadler

La degustazione dei vini di GagiaBlu per la stampa

Vermentino 2023: veemente e nervoso, frutto dell’annata a tinte fosche vissuta tra piogge quasi invernali a giugno inoltrato ed un’estate torrida e afosa. Il frutto e morbido e mieloso, un mix tra sentori tropicali e burrosi. Bisogna attenderlo ulteriormente in bottiglia. Caloroso.

Vermentino 2022: ottimo, di grande aderenza al varietale e dalla buona prospettiva. Spiccato il finale minerale unito a nuance officinali e floreali tra timo, maggiorana e zagara leggermente essiccata.

Vermentino 2021: frammenti idrocarburici da vino d’Oltralpe, con acidità calante proprio nel momento migliore: il centro bocca. Non si può pretendere oltre da un prodotto voluto per offrire bevibilità e immediatezza, ma colpisce comunque per l’eleganza del frutto maturo fuso tra albicocca, ananas e mango.

Giové 2021: un Sangiovese che deve difendersi dall’immagine offerta nell’immaginario collettivo di altre Denominazioni. Ci riesce bene, succoso quanto basta grazie anche all’assenza di contenitori di legno per la maturazione. Solo acciaio e vetro per andare a tutto sorso tra note di ribes, violetta, ciliegia croccante e tannini fitti e ben assortiti.

Frà Merlot 2021: il più intrigante in termini di potenziale è anche il più incompreso. La vintage non gli rende giustizia, forse eccessivamente calda persino per lui. I toni restano ancora verdi e crudi, tali da suggerirne lunga attesa in vetro prima di essere rivalutato. Eppure quella mora di bosco sottostante e quel tocco di balsamico promettono grandi cose, magari in annate maggiormente armoniose.

GagiaBlu: buona la prima!

Venezia: da Tenuta Venissa si fa vino in Laguna

Nella parte più incontaminata della Laguna di Venezia, precisamente sull’isola di Mazzorbo, esiste un progetto di recupero vitivinicolo iniziato nel 2001 dalla famiglia Bisol, produttrice di vini da 500 anni in Valdobbiadene, che ha abbracciato l’affascinante sfida di far rinascere un vitigno autoctono veneziano: la Dorona di Venezia.

In un ecosistema unico, non proprio lo stereotipo di un ambiente vitivinicolo perfetto, tre fattori estremi non hanno comunque impedito a questo vitigno di essere presente in laguna per centinaia di anni: l’umidità tutto l’anno che risulta sicuramente negativa per la viticoltura perché può far sviluppare diverse malattie; la presenza del sale ovunque; e la mancanza di spazio per le radici essendo il terreno a livello del mare. In alcune zone non c’è un metro per le radici e le viti vengono tenute basse per far sì che si abbia una buona resa.

Un vitigno normale non resisterebbe a queste condizioni estreme, mentre la Dorona si è perfettamente adattata a questo ecosistema nel corso del tempo, sviluppando un’ottima resistenza sia all’umidità che al sale. Le radici si comportano in maniera diversa rispetto alle altre viti che si trovano sulla terraferma: iniziano ad andare in profondità ma appena incontrano l’acqua salata si espandono in orizzontale. Il prodotto finale dà grappoli particolarmente concentrati da un lato poveri d’acqua ma ricchi di nutrienti, soprattutto minerali e parte salina.

La storia della Dorona

L’avvincente storia della Dorona è da far risalire al X secolo, quando la viticoltura era diffusa ovunque in laguna, grazie soprattutto agli ordini religiosi che avevano iniziato a colonizzare le varie isole costruendo monasteri e impiantando vigneti. Per capire l’importanza della tradizione vitivinicola a Venezia basta pensare che in Piazza San Marco fino al 1100 c’era un campo coltivato con all’interno una vigna. Le prime tracce della viticultura risalgono a oltre 2500 anni fa, e le isole della laguna sono sempre state coltivate, per consentire un minimo di autosufficienza agli abitanti. Anche le piazze seguivano lo stesso destino, da questo deriva il nome delle stesse a Venezia “Campo” e “Campiello”.  

Arriviamo al Ventesimo secolo, quando due disastri naturali hanno portato alla quasi scomparsa della Dorona: il primo nell’inverno del 1929, il più freddo mai registrato con temperature che sfiorarono i meno 20 gradi e la laguna completamente coperta dal ghiaccio, come da alcune foto storiche dove si vedono persone andare a piedi da Murano a Venezia. Una situazione estrema che ha provocato la perdita della maggior parte delle viti. Il secondo evento nefasto, l’acqua alta del 1966 che arrivò a quasi 2 metri dal livello del mare coprendo l’intera laguna, formando un ambiente palustre che causò la definitiva distruzione del vitigno, tanto che venne considerato dallo stato italiano ufficialmente estinto.

La svolta si ebbe nel 2001 quando Gianluca Bisol, facendo una passeggiata a Torcello, scorse per caso in un giardino privato, tre viti, iniziando così a compiere ricerche con il proprietario e scoprendo che erano proprio della Dorona, sopravvissuta anche all’acqua alta del ‘66. Da qui l’idea di restaurarne la tradizione vitivinicola. Seguirono da una parte le lunghe vicende burocratiche per il riconoscimento da parte delle Autorità competenti dell’esistenza ancora della Dorona con la quale si poteva produrre vino, e ci vollero i canonici 5 anni per avere la certificazione. Gianluca Bisol, aiutato dal contadino locale Gastone, decise di approfondire le ricerche all’interno della laguna per vedere se fossero sopravvissute altre viti e, grazie ad un team di agronomi ed esperti conoscitori della laguna, si recuperarono le ultime 88 piante sopravvissute alla grande acqua alta.

Dopo tutte queste vicende incrociate nel 2006 Gianluca trova il luogo di elezione dove poter riprendere la coltivazione vinicola, una tenuta nell’Isola Mazzorbo, a due passi da Burano nella Venezia Nativa. Un “clos” circondato da mura medievali e con un campanile trecentesco all’interno della vigna. La proprietà, circondata dall’acqua su tre dei quattro lati, è attraversata da un canale e ospita una peschiera. Sapendo che il luogo aveva una certa vocazione vinicola, fa analizzare il suolo per capire se era ancora adatto alla produzione del vino, il risultato portò a sconsigliare l’impianto della vite per l’eccessiva salinità del suolo che per la mancanza di spazio. Ma caparbio e tenace pensò di provarci comunque, rafforzato dal fatto che per centinaia di anni si era prodotto vino e poi la Dorona non è un normale vitigno che non avrebbe potuto reggere alle condizioni estreme.

Nel 2010 arriva la prima vendemmia, con una produzione di 4880 bottiglie che riporta la Dorona di Venezia nelle più importanti cantine di tutto il mondo. Nel 2011 vede la luce anche il Rosso Venissa blend di Merlot e Cabernet Sauvignon e nel 2013 nasce anche il Rosso Venusa

La Tenuta Venissa sorge a Mazzorbo, isola che assieme a Torcello e Burano rappresenta la Venezia Nativa: un arcipelago di natura, colori, sapori e arte. Da qui, attraversando a piedi il caratteristico ponte di legno con vista su Venezia, si raggiunge Mazzorbo, isola che conquista per la sua atmosfera serena, lontano dal caos cittadino di Venezia, intima ed emozionante. Venissa è un perfetto esempio di “vigna murata” al cui interno si trovano il ristorante e le sei camere. A rendere ancora più suggestivo il luogo, ricco di pace e silenzio, è il campanile trecentesco che domina il vigneto.

Ed eccoci alla degustazione

Una premessa è d’obbligo: le differenze d’altitudine all’interno del vigneto cambiano il risultato finale. La parte più bassa del vigneto è a mezzo metro dal livello del mare, la più alta a un metro, ovvio che mezzo metro in più in queste condizioni è tanta roba, le radici riescono ad espandersi meglio con un prodotto più fresco e qui si produce il Venusa. In quella più bassa più concentrata dove le viti soffrono molto e la produzione è minore, basti pensare che ogni vite produce 1 o due grappoli, si fa il Venissa. Due prodotti completamente differenti che andiamo a degustare.

VENUSA BIANCO – prodotto con uve Dorona presenta un colore giallo con riflessi dorati, viene sottoposto ad un periodo di macerazione sulle bucce. Fermentazione in acciaio e per 24 affinamento in cemento. Al naso profumi floreali accompagnati da frutta gialla e richiami ad erbe di campo. In bocca un bel sorso dinamico con una piacevole acidità e mineralità. Prima annata di produzione 2017.

VENISSA – la vendemmia manuale avviene nella seconda metà di settembre. Il mosto fermenta, con macerazione sulle bucce di più di 20 giorni in acciaio. La macerazione sulle bucce si pratica per mantenere la tradizione veneziana: a Venezia infatti non era possibile avere cantine sotterranee e fresche temperature a causa dell’acqua alta. Era quindi indispensabile macerare la Dorona per strutturarla grazie alle sostanze antiossidanti presenti nella buccia e nei semi. Infine il vino affina 48 mesi in botti di cemento e 12 mesi in bottiglia. Alla vista un colore giallo paglierino brillante con note dorate, al naso un bouquet complesso che spazia tra i sentori di pera, albicocca, mandorle e spezia, in bocca avvolgente e caldo con una bella mineralità e morbidezza. La bottiglia è un’opera d’arte. Al posto dell’etichetta una foglia d’oro applicata a mano per poi rimettere la bottiglia in ricottura nei forni delle vetrerie di Murano.

Un’esperienza unica, assistere allo spettacolo del sole che tramonta sulle vigne dorate di Venissa, inebriarsi del profumo del mare e del sale, ascoltare il suono delle maree, un’esperienza emozionante e coinvolgente.

Prosit!

Terrӕlectae: la Rùfina nei Chianti di Fattoria Il Capitano

Fattoria Il Capitano, la “Signora del Chianti”.

L’aria di grande fermento che sta colpendo la Toscana e l’areale del Chianti Rùfina è sotto gli occhi di tutti. C’è voglia di tornare profeti in patria, di fare chiarezza rispetto a quei preconcetti e quella cattiva comunicazione che negli anni ne hanno parzialmente frenato la crescita. Scopriamolo attraverso un assaggio d’eccezione.

Rùfina

La Rùfina è al centro di questo movimento. Un piccolo areale pregno di storia, famiglie, terroir del vino. Il Bando di Cosimo Terzo de’ Medici del 1716 ne è la testimonianza più importante: con esso si delinea la regione vinicola per i vini di pregio: Chianti (ora Chianti Classico), Pomino (ora Chianti Rùfina e Pomino DOC), Carmignano e Valdarno di Sopra. Nel 1932 un decreto ministeriale crea i confini attuali e le sottozone del Chianti, tra cui appunto Rùfina.

La pedologia della zona vanta una zonazione condotta dal Prof. Scienza. Siamo a 20 km da Firenze, nel medio versante della Sieve, le altitudini vanno dai 200 ai 700 mt e le escursioni termiche tra giorno e notte creano un clima ideale per la viticoltura. La traduzione nel calice è nell’acidità, la vera spina dorsale e firma di quest’areale e gioca sinuosamente con la struttura importante e piena di un Chianti.

Terrӕlectae

Al centro del cambiamento si erge il progetto Terrӕlectae, nato nel Maggio ’22. Con un “marchio collettivo volontario” si ha l’ambizione di evidenziare, attraverso singolarità selezionate, le sfaccettature, i comuni denominatori e la grande vocazione nella qualità dei vini.

Ogni azienda aderente ha “eletto” un vigneto più rappresentativo, esclusivamente a Sangiovese. Le uve sono quindi vinificate secondo regole uniformi: 30 mesi minimo di affinamento. Il vino ricade quindi naturalmente sotto i dettami della “Riserva” e della menzione “Vigna”.
Con il Prof. Massimo Castellani ci siamo confrontati e ciò che emerge è che si tratta di un progetto ambizioso, che cerca di cambiare le carte in tavola, attualizzare e dare concretezza a una terra di gran qualità dal passato non sempre felice.

A sinistra l’enologo Maurizio Alongi

FATTORIA IL CAPITANO

La Location scelta per la presentazione dell’azienda è la Galvanotecnica Bugatti, ex spazio industriale riconvertito dalla matita del celebre Architetto Luigi Caccia Dominioni, nel quale Brunella e Roberta Barattini hanno creato uno scrigno d’arte all’interno della frenesia cittadina, prediletto da Étoiles come Alessandra Ferri e Roberto Bolle che per anni si sono allenate qui.

Ad accoglierci è stato Stefano Alacevich, primo volto maschile di una realtà che ha visto avvicendarsi 4 generazioni di donne e che attualmente dirige l’azienda assieme ai suoi fratelli.
Nasce per volere di Francesca Campanari Balbi che acquista i terreni nel 1877, una Donna visionaria, che ai tempi finanziò le imprese e ospitò anche Garibaldi. Il nome Capitano deriva da una Torre di avvistamento detta appunto “Il Capitano”.

La nuora Marianna prende l’eredità, un complesso unico e estremamente all’avanguardia per il panorama dell’epoca, quarto edificio in cemento armato in Italia, luogo deputato esclusivamente alla vinificazione, con soluzioni su misura come il portone, sovradimensionato per far passare le botti, vinificazione in verticale gia nel 1911.

Oggi a curare l’azienda è appunto Stefano, che ha posto la certificazione Biologica a chiave di volta della sua direzione aziendale e puntato la freccia verso una visione di qualità sostenibile e legata al territorio. Dal 2018 sceglie l’enologo Maurizio Alongi che con lui condivide la visione di questo territorio in termini di eleganza spiccata più che potenza.

Si vinifica perciò a grappolo intero come nei Pinot Neri dell’Oregon, allungando i periodi di macerazione. Il Vigneto del Poggio è il loro Cru per Terrӕlectae, fra 200 e i 400 metri, rivolto a sud, terreno franco-argilloso, vigna di 25 anni. Si distingue per fragranza aromatica e profilo superiore alla media. Circa 18 mesi di Tonneau in parte nuovi in parte usate, di rovere francese.

Verticale di Chianti Doc Terrӕlectae di Fattoria il Capitano

Seguo l’ordine di assaggio proposto, volto ad enfatizzare l’entrata in azienda del nuovo enologo, che nel 2018 eredita l’annata (e usa dei legni nuovi), mentre nelle successive compone secondo i suoi schemi, definendo uno spartito nettamente differente.
2018 – Vino di Carattere e potenza, la frutta è nera e matura, note di incenso, vaniglia bourbon. Il sorso potente e dal tannino che vuole essere evidente, succoso e salato finale agrumato, stile classico.
frutta nera, cassetto nonna, lavanda al fuoco e vaniglia stecca, pulita e piacevole.
2019 – Il ventaglio olfattivo è nitido, si svela solo dopo qualche minuto, delle piccole more fresche aprono a un naso che nel tempo scandirà la confettura, l’agrume, il pepe nero e sigaro toscano. Sorso agile, pulente, dal tannino setoso, lungo e fruttato, in un percorso nettamente ascendente.
2020 – Con l’annata precedente condivide lo stile ma il frutto qui riesce a farsi più incisivo, inizia con un mirtillo ma svela quasi subito note di spezia mediterranea e tanto varietale, viola, bacca di ginepro. Il sorso è dinamico, succulento, i tannini giocano in simbiosi con la sapidità, l’agrume, che faceva capolino al naso ci accompagna nel lungo finale di bocca. Un vino dai merletti umami che lo rendono trasversale e attraente
2021 – È il più incerto dalla sequenza, imbottigliato solo da pochi mesi, ma ha già imparato come far colpo. La rosa, la ciliegia e la susina fanno da apripista ad un naso piacevole, speziato, con richiami di ginepro e lievi sbuffi di agrume. C’è una bella sapidità, un bel tannino, che si stanno ben amalgamando con la preziosa acidità del territorio, che ci rende già molto piacevole un vino che col tempo si complesserà e allungherà molto il suo sorso, oggi scattante.

Durante la giornata è stato servito un outsider: Torricella Rosato Toscano I.G.T., un Sangiovese in purezza rosè, molto piacevole. Si veste dei toni del corallo, sfumatura che segue anche all’olfatto, molto rosso, da fragolina di bosco, melagrana e fiori di ciliegio. Sorso attrattivo, materico e agile, irresistibile e dissetante, chiusura agrumata e grande pulizia.

Terrӕlectae sta prendendo ormai piena coscienza di sé.