A Battipaglia la vita rurale della Piana del Sele nella galleria di immagini del ristorante gourmet Cinque Foglie e nella nuova cantina

Oltre un anno di lavori incessanti per la famiglia Adinolfi, imprenditori salernitani attivi nel settore della quarta gamma e dell’hospitality di qualità. Il sogno di Giovanni, realizzare un qualcosa di unico nel territorio di Battipaglia, si è realizzato con la presentazione della galleria permanente di immagini storiche della Piana del Sele e della nuova cantina vini del gourmet Cinque Foglie, uno dei punti gastronomici in capo all’Hotel Commercio assieme al lounge Linfa e al ristorante Le Radici.

La nuova cantina vini

Un autentico tempio del vino, per tutti gli appassionati che desiderano condividere la gioia dell’apertura di una bottiglia di prestigio o per un brindisi da aperitivo prima di accomodarsi nell’elegante sala fine dining e continuare al tavolo con le portate di chef Roberto Allocca. Quasi 1500 referenze con alcune storiche verticali accompagnate dal racconto negli abbinamenti del direttore ed f & b manager Ivan Mendana Fernandez.

Il progetto Cinque Foglie

Dall’ingresso, attraverso una mostra permanente di scatti fotografici del territorio, all’experience dell’ala degustazione riservata ai clienti del Cinque Foglie, parte la narrazione del primo e unico ristorante gourmet a Battipaglia ad aver ricevuto la menzione speciale nell’ambita Guida Michelin.

Il progetto si arricchisce di ulteriori elementi, che prendono la forma di racconto multisensoriale destinato non soltanto alla sosta fine dining, ma anche alla conoscenza della cultura storica e della “fatica contadina” di coloro che hanno preservato le tradizioni agricole nella pianura salernitana del fiume Sele.

Il tabacco, settore che rappresenta gli inizi dell’attività familiare, ma anche pomodori, cotone, bufale, risaie e, ovviamente, insalate e prodotti ortofrutticoli, fonti inesauribile di primizie per le popolazioni residenti.

La famiglia Adinolfi

Giovanni Adinolfi e prima di lui il padre Giuseppe e il nonno Antonio sono coltivatori e commercianti nel settore ortofrutticolo sin dal secondo dopoguerra a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Dai 5 ettari iniziali, ricavati dalla cessione terreni a seguito della riforma fondiaria, si è giunti agli attuali 270 ettari di proprietà, che diventano oltre 500 comprendendo quelli dei conferitori dell’agro pianeggiante del Sele, tra Pontecagnano e Paestum.

Un vero e proprio impero agricolo con 320 dipendenti e 24 referenze prodotti, destinate alla grande distribuzione, al consumatore privato e al settore Ho.Re.Ca. tramite legami commerciali radicati in Italia e in tutta Europa.

Ma il sogno di Giovanni, della moglie e dei figli Francesca, Giuseppe ed Ida non poteva fermarsi all’amore per la rucola: dal ricordo degli studi d’infanzia e dalle esperienze giovanili maturate nella gestione di hotel e strutture di prestigio, decise di investire energie e risorse nel recupero dello storico Hotel Commercio a Battipaglia e nella ristorazione di altissima qualità con Le Radici prima e la sala gourmet Experience poi, divenuta Cinque Foglie, due versioni differenti della proposta gastronomica ai clienti dell’hotel e agli ospiti esterni.  

L’incontro con lo chef Roberto Allocca

Alla guida della cucina c’è Roberto Allocca, avellinese d’origine, dal percorso professionale intenso e prestigioso. Dalla scuola dei maestri Enrico Derflingher, Alfonso Iaccarino e Paolo Barrale, dalla conquista della stella Michelin come Executive Chef del Relais Blu alle esperienze al Marennà e all’Hotel Le Agavi, la sua cucina è fatta di rispetto, tecnica e poesia.

Ogni piatto è un racconto sussurrato, un invito alla scoperta lenta, un equilibrio tra emozione e misura. Una proposta elegante e concreta, che muta in funzione della stagionalità degli elementi, basata sulla forza della tradizione, sulle contaminazioni e sull’originalità fuori da schemi e vincoli.

I menù proposti trasformano virtualmente le immagini viste in galleria in contenuti reali di emozioni tutte da assaggiare. Due le degustazioni tra le incursioni mediterranee nel “Nostos” a mano libera – 8 soste ad € 110,00 e la visione pionieristica di eccellenti produttori di primizie di quarta gamma ne “L’Orto di Francesca” – 6 soste ad euro 90,00. Per chi desidera “contaminare” le varie tappe la possibilità di optare per la carta e comporre a propria scelta il percorso.

Toscana – Quando il Vino Nobile di Montepulciano si racconta a tavola

L’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano targata 2026 si è chiusa con un pranzo diffuso che ha coinvolto alcune cantine della denominazione, chiamate non solo a ospitare, ma soprattutto a dialogare con altre realtà produttive del territorio. Un format riuscito capace di spostare l’attenzione dalla degustazione formale a un momento di condivisione autentica, restituendo a Montepulciano stessa una dimensione più quotidiana e reale.

L’esperienza si è svolta presso Cantina Talosa, che ha accolto al proprio tavolo i vini di Talosa, Poliziano, Tiberini, Il Molinaccio, Boscarelli e Montemercuri. Un parterre eterogeneo per stile e interpretazione, ma accomunato da una forte identità territoriale e da un linguaggio condiviso, quello del Sangiovese di Montepulciano.

Il contesto informale e conviviale ha permesso di vivere gli assaggi con maggiore libertà, senza schemi rigidi, favorendo il confronto diretto tra produttori e ospiti. Tra calici e piatti condivisi, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG si è raccontato in modo spontaneo, mettendo in luce affinità, differenze e sfumature stilistiche.

L’apertura è stata affidata a bianchi e rosati delle sei cantine, abbinati a prodotti tipici del territorio – salumi e formaggi – per poi proseguire con una serie di crostini e un eccellente peposo di cinghiale.

I vini proposti con il pranzo hanno accompagnato con coerenza l’intero percorso gastronomico:

  • Il Molinaccio – Rosso di Montepulciano DOC Il Golo 2024; IGT Toscana Rosso L’Allocco
  • Montemercuri – Rosso di Montepulciano DOC Petaso 2022; IGT Toscana Rosso Tedicciolo 2022
  • Cantina Talosa – Rosso di Montepulciano DOC 2024; IGT Toscana Rosso Pietrose 2016
  • Boscarelli – Rosso di Montepulciano DOC Prugnolo 2024; IGT Toscana Rosso Boscarelli 2015
  • Poliziano – Rosso di Montepulciano DOC Fiori Rossi 2024; IGT Toscana Rosso Le Stanze 2015
  • Tiberini – Rosso di Montepulciano DOC Sabreo 2024; IGT Toscana Rosso Virgulto 2015

Un’esperienza che ha restituito al vino la sua dimensione più vera: quella dell’incontro, del racconto e della convivialità.

Cantina Talosa, il tempo come alleato

All’interno di questo contesto, la visita a Talosa ha assunto un valore particolare. Nel cuore storico di Montepulciano, tra vicoli ciottolati e palazzi nobiliari, la cantina rappresenta una delle interpretazioni più solide e coerenti del Vino Nobile di Montepulciano. Un progetto nato nel 1972 con la famiglia Jacorossi, capace in oltre cinquant’anni di coniugare rigore enologico, rispetto del territorio e una visione produttiva orientata alla longevità.

Talosa non è soltanto una cantina, ma un luogo simbolico. L’affinamento dei vini avviene nei locali storici sotterranei, scavati nella roccia sotto il centro di Montepulciano: ambienti suggestivi, con volte in mattoni del XVI secolo e origini ancora più antiche, che raccontano una relazione intima tra il vino e il tempo, elemento centrale della filosofia aziendale. Durante gli scavi è emersa anche una tomba etrusca, ulteriore testimonianza della profondità storica di questo luogo. Ogni anno circa 23.000 visitatori, in gran parte stranieri, attraversano questi spazi restando spesso senza parole.

Il cuore produttivo dell’azienda si trova nella zona di Pietrose, dove circa 33 ettari di vigneti si estendono tra i 330 e i 400 metri di altitudine. Qui il Sangiovese, localmente chiamato Prugnolo Gentile, trova condizioni ideali per esprimere equilibrio, profondità aromatica e una trama tannica raffinata.

La scelta stilistica di Talosa punta su vini capaci di evolvere con grazia, privilegiando estrazioni misurate, precisione aromatica e affinamenti calibrati, senza perdere il legame con il carattere territoriale del Vino Nobile. Una coerenza produttiva che negli anni ha trovato crescente consenso tra appassionati e operatori.

Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG rappresenta la sintesi di questa visione: struttura ed eleganza unite a una bevibilità che si apre nel tempo. La Riserva, prodotta solo nelle migliori annate, aggiunge complessità e profondità, distinguendosi per capacità di invecchiamento e precisione stilistica. Accanto a queste, il Rosso di Montepulciano offre una lettura più immediata del Sangiovese locale, mentre il Vin Santo testimonia il legame con la tradizione più autentica, attraverso lunghi appassimenti e affinamenti pazienti.

Pur restando fortemente radicata nel territorio, Talosa ha costruito negli anni una solida presenza sui mercati esteri, contribuendo alla diffusione dell’immagine del Vino Nobile di Montepulciano nel mondo. Un successo costruito senza rincorrere mode, ma attraverso identità e coerenza. Talosa è un esempio virtuoso di come il Vino Nobile possa raccontare Montepulciano con autorevolezza e misura. Una cantina che fa del tempo il suo principale alleato e che, vendemmia dopo vendemmia, continua a scrivere una storia di eleganza, profondità e fedeltà al territorio.

Chianina & Syrah 2026 – I migliori assaggi e le considerazioni dall’anteprima “Sarà Syrah”

Come ogni anno torna l’appuntamento atteso da stampa e professionisti del settore per una panoramica sulle diverse espressioni di Syrah in Italia. Naturalmente si parte sempre da Cortona, territorio ospitante, che rappresenta ormai un punto fermo per qualità e carattere dei suoi vini.

Ci si avvia verso la decima edizione prossima di Chianina & Syrah con ottimismo, nonostante la situazione globale difficile e il commercio fermo al palo. Un recupero di fiducia che deve passare, per forza di cose, anche dall’interruzione delle guerre in atto. Per fortuna ci sono i calici a parlare e quelli di Cortona e del resto d’Italia sono davvero sorprendenti, soprattutto nelle annate 2023 e 2024.

Le motivazioni

Eterogenee e opposte all’apparenza: più esile l’impatto della 2023, ma meglio performante rispetto agli areali celebri del Sangiovese, segno che la Syrah riesce ad esprimere il meglio di sé anche nelle vendemmie complicate. I campioni all’assaggio sono eleganti, dinamici, dai tannini poco impegnativi e con scie floreali appetitose che si sostituiscono a quelle speziate tipiche.

La 2024 risulta a tratti straripante per intensità delle componenti fruttate, ricche di pepe nero. Equilibrio e linearità che rispecchiano una filosofia un po’ ovunque presente, grazie all’impegno dei vigneron ad utilizzare raspi e tecniche “alla francese” un tempo impensabili. Il risultato parla di vini contemporanei dall’ottima prospettiva per il settore Horeca.

Fare le cose per bene, senza pensare al proprio “orticello”, vuol dire aiutare le vendite di un intero comparto che merita attenzione per il lavoro sin qui svolto. Il panel di degustazione dei campioni alla cieca è stato composto dal sottoscritto e dall’autore di 20Italie Alberto Chiarenza. I risultati sono elencati in ordine alfabetico e non di preferenza, basati su una media superiore ai 90 centesimi.

Migliori Syrah Cortona Doc

Baldetti – Spazzanido 2025

Cantina Canaio – Calice 2024

Cantina Doveri – L’Usciolo 2023

Cantine Faralli – Particella 134 2021

Chiara Vinciarelli – Castore 2024

Fabrizio Dionisio – Il Castagno 2023

Podere Il Fitto – Campetone 2023

I.S.I.S. Angelo Vegni – Syrah 2021

La Braccesca – Achelo 2024

Poggio Sorbello – Rugapiana 2024

Stefano Amerighi – Apice 2022

Migliori Syrah d’Italia

Aldo Viola – IGP Terre Siciliane Syrah Plus 2021 biologico

Alessandro di Camporeale – Monreale Doc Syrah Kaid 2022

Bulichella – IGT Costa Toscana Syrah Hide 2021

Colognole – Toscana IGT Sarà Syrah 2022

Fabbrica Pienza – IGT UNI 2021

Feudo Disisa – Monreale Doc Roano 2020

Il Querciolo – IGT Toscana Syrah Gruccione 2022

Il Vecchio Poggio – IGP Lazio Rosso Puddinga 2021

Maestà di Santa Luce – IGT Toscana Syrah 2022

Michele Satta – IGT Toscana Syrah 2023

Podere Bellosguardo – IGT Syrah 2021

Tenuta La Novella – IGT Toscana Sambrena Syrah 2023

Tenuta Sallier De La Tour Tasca d’Almerita – Sicilia Doc Syrah 2023

Ruffino presenta “Garzaia” il Bolgheri Superiore dalla vendemmia 2023

Lo scorso 2 marzo Ruffino ha ufficialmente  presentato al mercato italiano, “Garzaia” Bolgheri Superiore DOC 2023, primo Bolgheri Superiore prodotto interamente da vigneti di proprietà e prima annata in commercio.

Ruffino, con oltre 140 anni di storia, è stata fondata a Pontassieve nel 1877 dai cugini Ilario e Leopoldo Ruffino. Nel 1913 l’azienda passa sotto la guida della famiglia Folonari, che ne accompagna lo sviluppo per quasi un secolo. Nel 2011, dopo 98 anni di gestione familiare, la società viene interamente acquisita dal gruppo americano Constellation Brands, che ne detiene ancora oggi la proprietà e continua a valorizzare la tradizione e l’eccellenza dei vini Ruffino a livello globale.

Dal 2023, Ruffino ha intrapreso un percorso di trasformazione per consolidare il proprio posizionamento tra i grandi vini toscani di alta gamma, puntando su qualità, sostenibilità e innovazione nel rispetto dell’identità territoriale. Oggi l’azienda è presente in oltre 80 Paesi.

Con Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023, Ruffino inaugura un nuovo capitolo della propria storia quasi centocinquantennale, riaffermando la volontà di essere protagonista nei territori simbolo dell’eccellenza enologica toscana.

La presentazione si è svolta al Ristorante La Pineta a Marina di Bibbona, terza tappa del tour internazionale di lancio, un percorso che sta toccando alcune delle principali capitali del vino e che proseguirà nei prossimi mesi tra Europa, Nord America e Asia. Una scelta simbolica quella di Marina di Bibbona, nel cuore del territorio bolgherese, per consacrare ufficialmente un progetto che nasce proprio da questa terra.

Con Garzaia, Ruffino compie un passo strategico importante, rafforzando la propria presenza in una delle denominazioni più prestigiose al mondo, quella di Bolgheri, che conta appena 75 produttori.

Il progetto prende forma nel 2023, anno in cui l’azienda annuncia l’acquisizione di vigneti  per un totale di 15 ettari nelle aree di Le Sondraie e Le Bozze, lungo la via Bolgherese, con l’obiettivo di dare vita a vini capaci di interpretare il territorio attraverso una visione autentica e identitaria.

Questa posizione strategica garantisce esposizione e suoli ideali per la coltivazione delle uve, contribuendo alla qualità distintiva dei vini prodotti.

Garzaia si inserisce così nella gamma dei fine wines Ruffino, accanto a etichette iconiche come il Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione DOCG, il Greppone Mazzi Brunello di Montalcino DOCG, e gli IGT Modus Primo e Alauda,  completando il presidio dell’azienda nelle più vocate aree toscane.

Il nome “Garzaia” deriva dal luogo in cui diverse specie di aironi nidificano collettivamente, costruendo i propri nidi in stretta vicinanza, in un ecosistema naturale che sta equilibrio tra terra e acqua. Un nome evocativo che richiama l’anima paesaggistica di Bolgheri, profondamente radicata nella sua storia e nel suo ambiente.

Il progetto porta la firma di Olga Fusari, Senior Winemaker di Ruffino dal 2023, laureata in Viticoltura ed enologia presso l’Università di Firenze, con oltre vent’anni di esperienza nella produzione di grandi rossi toscani e un lungo percorso professionale maturato in ambito bolgherese presso Ornellaia fin dal 2005, che le ha permesso di affinare una profonda conoscenza dei blend in stile bordolese e del terroir di Bolgheri, contribuendo a valorizzare una delle denominazioni più prestigiose della Toscana.

Il suo percorso si era arricchito anche di esperienze internazionali in Argentina, da Bodega Rolland, e in Nuova Zelanda, da Selaks Winery, oltre a un Master conseguito alla Bordeaux Sciences Agro. Un bagaglio che le consente di dialogare con culture vitivinicole diverse, mantenendo sempre al centro la vocazione e l’identità del territorio toscano.

Dal 2023 è in Ruffino, dove guida la produzione dei fine wines tra Bolgheri, la Tenuta Poggio Casciano sulle colline fiorentine e la Tenuta La Solatia a Monteriggioni. Qui interpreta etichette come Modus, Modus Primo e Alauda con uno stile che unisce precisione tecnica, eleganza e identità territoriale.

Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023

Il vino nasce esclusivamente dai vigneti di Le Sondraie, nella parte nord della denominazione, su suoli profondi, sabbioso-argillosi e poveri di calcare, a 10 metri sul livello del mare. Blend: 70% Cabernet Franc 30% Merlot, 15,5% vol..

L’annata 2023 è stata caratterizzata da clima stabile e giornate soleggiate per gran parte della stagione vegetativa. Le piogge abbondanti di fine agosto hanno reintegrato le riserve idriche, favorendo una maturazione lenta e completa delle uve.

La fermentazione avviene in acciaio inox con rimontaggi e délestage periodici, seguita da circa 21 giorni di macerazione sulle bucce. Dopo la fermentazione malolattica, il vino affina per 18 mesi in barriques di rovere francese (70% nuove, 30% di secondo passaggio).

Note di degustazione

Nel calice si presenta di colore rosso rubino intenso e profondo. All’olfatto si apre con un bouquet complesso di macchia mediterranea e frutti rossi maturi, accompagnati da eleganti note speziate dolci  vanigliate, cacao e leggere sfumature balsamiche.

Al sorso è ampio e di corpo, il tannino presente ma vellutato accompagnato da una acidità vibrante che bilancia il grado alcolico. La chiusura è  persistente, speziata e balsamica.

Un vino elegante ed equilibrato. In commercio dal 1.3.2026 al prezzo di € 160,00. In occasione del pranzo di presentazione, il vino è stato proposto in abbinamento al cacciucco de La Pineta

Dalla Grecia una dolce particolarità per un fine pasto differente

Il Greek Wine Day si afferma nel panorama degli eventi enoici come la più grande e importante manifestazione sul vino greco in Italia. Ne abbiamo già parlato all’articolo Sulle tracce di Dioniso: le eccellenze della viticoltura greca in degustazione a Firenze al Greek Wine Day. L’ideatore e organizzatore è Haris Papandreou, scrittore, winelover e profondo conoscitore sia del vino greco che di quello italiano.

Un progetto che ogni anno porta a Firenze e più precisamente all’Hotel Albani numerosi produttori della Grecia con le loro produzioni: quest’anno, il primo novembre, le cantine rappresentate saranno 49, per un totale di oltre 225 etichette. Saranno presenti in sala 30 vignaioli, che racconteranno le loro esperienze e i loro preziosi vini.

Fisar Firenze è partner e coorganizzatore dell’evento e i preparati sommelier sono chiamati in sala alla mescita e alla comunicazione delle referenze che sono stati spedite dalla Grecia, a testimoniare la qualità eccellente del vino greco in tutti i suoi territori.

Ppresenti cantine dalla Grecia Continentale (Macedonia, Epiro, Attica, Tessaglia per esempio) dal Peloponneso, da Creta e dalle isole del Dodecaneso, Ionie e Cicladi. La cosa più straordinaria organizzata da Haris Papandreou è stata la degustazione per confrontare il Vinsanto dell’Isola di Santorini e il Vin Santo del Chianti Classico.

Screenshot

Dalla vulcanica e incantata perle delle Cicladi i vini delle cantine Hatzidakis, Venetsanos, Gavalas, Roussos, Vasaltis e Chrissou: vini che hanno una loro propria PDO che prevede che il vino dolce naturale sia ottenuto da assyrtiko (minimo 75 %) e aidani, uve bianche lasciate ad appassire su teli per 8-12 giorni. Il contenuto alcolico minimo del vino deve essere 8% e di zuccheri 103 gr/litro. E ‘richiesto un affinamento minimo( solitamente in piccole botti di legno) di 24 mesi.

Per quanti riguarda le aziende del Chianti Classico, in assaggio il Vin Santo di Cantalici, Caparsa, Castello di Volpaia, Felsina, Fietri, Fontodi, Giacomo Grassi, Pieve di Campoli, Ricasoli e La Vigna di San Martino ad Argiano. Il disciplinare del Vin Santo del Chianti Doc prevede l’utilizzo di trebbiano, malvasia e altre uve bianche o rosse autorizzate appassite prima della vinificazione per concentrare gli zuccheri. Il vino deve affinare per tre anni in appositi contenitori di legno detti caratelli e non può essere messo in vendita se non dal primo novembre del terzo anno successivo alla vendemmia delle uve.

Greek Wine Day merita sempre una visita per tutto quello che offre e perché rappresenta una vera full immersion nel panorama vinicolo ellenico, da anni in crescita per qualità e produzione.

La cucina stellata di Luigi Tramontano di O me o il mare a Gragnano incontra l’arte di Gabriele Leonardi

O Me O Il Mare suona come un ultimatum… ed in effetti lo è. Era quello che cinquant’anni fa la madre di Luigi Tramontano fece al marito Antonio intimandogli di scegliere tra una tranquilla vita familiare o quella disagiata e imprevedibile, come chef di bordo su navi da crociera. Antonio scelse la prima e con essa portò a terra la passione per la cucina trasmessa a Luigi, che oggi si esprime ad altissimi livelli da O Me O Il Mare: aperto infatti nell’aprile 2024, il successivo ottobre conquistava già la stella Michelin. 20Italie era già stato in questo luogo magico: Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: O Me o il Mare Restaurant.

Affianco a Luigi in un percorso iniziato nel 2004 da Don Alfonso a Massa Lubrense e passato attraverso l’Excelsior Vittoria di Sorrento e Le Agavi di Positano, la moglie Nicoletta Gargiulo, insignita del titolo di Miglior Sommelier 2026 da L’Espresso, già miglior sommelier d’Italia AIS nel 2007, unica donna nell’albo d’oro dell’Associazione Italiana Sommelier, insieme a Lucia Pintore (1987) e a Ilaria Lorini, attualmente in carica.

La filosofia creativa di O Me O Il Mare  s’incentra sul mare ed è la stessa che ispira il pittore livornese Gabriele Leonardi nelle sue opere. Da questo comune denominatore, è nata  un’originale cena a quattro mani, quelle di Leonardi e di Tramontano: un connubio tra arte e cucina, “perché la cucina è un’arte: le cromie e la combinazione degli ingredienti in un piatto rappresentano un’opera a tutti gli effetti”, ha commentato Leonardi.

Ispirato alla pittura in chiave fiabesca di Antonio Possente, di cui è stato allievo, Gabriele Leonardi si definisce un pittore del mare. Il mare infatti costituisce il soggetto principale delle sue opere in due filoni artistici: quello degli abissi e quello dei ricordi, rappresentati attraverso un tratto ironico e leggero.

La sardina, uno dei temi più cari a Leonardi, incontra e incarna alcuni dei momenti più preziosi dell’infanzia dell’artista: in Rubber Ducky Day vola su un mare in tempesta attraversato dalla paperella di gomma gialla che caratterizza il bagnetto dei bimbi; in Cinque Stelle Cadenti nuota in un cielo blu stellato nel ricordo di una notte estiva oppure, ne La Big Bubble, su uno sfondo rosa shocking, gonfiando un palloncino della mitica gomma da masticare.

E non è forse il tema della memoria ricorrente e preponderante anche in cucina?

Così la prima proposta di Luigi Tramontano porta nel piatto il ricordo, oltre al soggetto più caro a Gabriele Leonardi. Le mie alici arreganate sono l’interpretazione di un piatto povero della tradizione, un piatto delle nonne, costituito da pochi ingredienti dove a spiccare, oltre al pesce azzurro e al prezzemolo, è l’origano (da qui l’aggettivo arreganato). La rivisitazione dello chef non perde di vista la semplicità degli ingredienti ma veste di eleganza le alici con una farcia di pesce, alghe e limone, zabaglione ai capperi, pane croccante aromatizzato all’origano e salsa verde.

La mischia francesca riporta di nuovo a tavola la tradizione, quella povera della pasta mista, ottenuta da spezzoni di pasta avanzati di formati diversi, spesso utilizzata nelle zuppe. In quella di Luigi Tramontano, l’ingrediente principale è il polpo, soggetto favorito nel filone abissi di Leonardi. Fondo di brodo di polpo, ragù di polpo, crema e spuma di patate e dragoncello determinano un connubio perfetto tra tendenza dolce e sapidità marina e abbracciano la mischia francesca in un’elegante tazza da tè di fine porcellana bianca.

L’abbinamento vino fatto da Nicoletta Gargiulo porta in tavola Quintaluna 2021 verdejo in purezza della cantina Ossian, in Castiglia e Leon. Un sorso che racchiude il respiro del mare – grazie ai sentori agrumati e iodati – caratterizzato da texture elegante, per la sosta prolungata sulle proprie fecce.

Il primo piatto, lo spaghettone di Gragnano con alici, finocchi e carpaccio di pesce azzurro è uno dei piatti firma di Luigi Tramontano, che meglio rappresentano il suo percorso evolutivo.

Finocchio e finocchietto determinano una sottile trama aromatica che incornicia sapore e sapidità marina portati da tartare, carpaccio di tonno e sferette di colatura di alici. Ne risulta un boccone ricco e strutturato che si completa nell’abbinamento al Fiano di Avellino DOCG Riserva 2019 I Favati, compagno anche del piatto successivo.

Spazio alla creatività e all’innovazione nella portata che segue, assaggiata in anteprima: una crepe di seppia, ripiena di zucca e mandarino, servita con una maionese d’ostrica. Le pennellate di colore nel piatto si riconducono direttamente a una delle opere di Gabriele Leonardi: la Sardina in Blu è infatti la rappresentazione di un caleidoscopio e della sua ricchezza di forme e colori. Il piatto si ricollega alla rappresentazione non solo per la composizione cromatica ma anche per la complessità degli aromi: la dolcezza agrumata del mandarino è un’onda che degrada nella tendenza dolce della zucca e avvolge la nota salina dalla maionese all’ostrica.

Il pre-dolce granita e gin mare, rinfresca e introduce al dessert vero e proprio. Qui Luigi Tramontano ha usato il piatto come una tela dipingendo la propria visione del mare.

In Riva al mare ricorda un atollo o un tratto di spiaggia, disegnato con una mousse di mandorle e mandarini, dove la sabbia è rappresentata dalla crema al caramello e crumble al cacao, i ciottoli da piccole mandorle caramellate, le alghe da pan brioche al pistacchio e il mare da un infuso di blu curaçao.

Una suggestiva chiusura che con un elegante punto di ricamo conclude la trama dell’intera serata, in cui lo chef Tramontano ha sorpreso la platea dei suoi ospiti anche grazie a preziosi dettagli: dal tris di amuse-buche di crescente intensità gustativa, ai grissini con alghe di mare per finire con le piccole rose di pane ripiene di broccoli.

Alcune delle opere d’arte di Gabriele Leonardi rimarranno esposte all’interno di O Me O Il Mare per alcuni mesi, esperienza già sperimentata dall’autore in altri ristoranti rinomati come il Pascucci al Porticciolo a Roma o La Capinera a Taormina.  Il ristorante diventa dunque una galleria d’arte sui generis oltre che il luogo di elezione del pittore livornese per esporre le proprie opere: ammirare un quadro durante un momento conviviale e di relax è una vetrina privilegiata, che mette in contatto direttamente l’appassionato con l’artista, senza passare dalle più canoniche gallerie d’arte.

O Me O Il Mare

Via Roma, 45

80054 Gragnano (NA)

Gabriele Leonardi Art Gallery

57016 Castiglioncello (LI)

Le nuove proposte dal catalogo Proposta Vini alla Leopolda di Firenze

La Stazione Leopolda di Firenze è il fulcro di alcuni importanti eventi enoici, nei giorni 18 e 19 gennaio 2026 ha ospitato la Presentazione del catalogo della rinomata azienda di distribuzione di vini e liquori “Proposta Vini”. Ne abbiamo già scritto nell’articolo Catalogo Proposta Vini 2026: alla Leopolda di Firenze il futuro del vino passa anche dal recupero delle sue “radici”. In questa edizione hanno partecipato oltre 250 espositori italiani ed esteri provenienti da molti paesi europei e non. In degustazione più di 3500 etichette, per iniziare dalle rinomate bollicine, vini bianchi, rosati rossi e vini da dessert.  L’ appassionante evento è gratuito e rivolto a operatori del settore e stampa specializzata. 

Un ampio spazio è stato dedicato interamente al mondo degli Spirits. In programma vi erano varie e valide masterclass, alle quali, ahimè, non ho partecipato. Gli ampi corridoi della location hanno garantito lo svolgimento dell’evento scorrevole, senza lunghe attese di fronte ai banchi d’assaggio. Gli espositori erano ben distribuiti per regione, partendo dal nord Italia, attraversando il centro con paesi stranieri, per arrivare al sud dello stivale.

Proposta Vini è stata fondata nel 1984 da Gianpaolo Girardi con il preciso intento di valorizzare e distribuire vini di indubbia qualità. Non ho nessuna esitazione a consigliare questo evento, molto utile  per approfondire le conoscenze con i produttori e per degustare le nuove annate e scoprire nuove etichette.

Gli assaggi

Trento Doc Extra Brut 2021 Michele Sartori– Chardonnay – Giallo paglierino brillante, perlage sottile e persistente, sviluppa note di fiori bianchi, agrumi, albicocca e pasticceria da forno, sorso fresco, saporito, cremoso e persistente.

Incrocio Manzoni 6.0.13 IGT 2023 Borgo Dus – Giallo paglierino brillante, sprigiona sentori di fiori bianchi, pesca, melone e ananas, al gusto è verticale, sapido, armonico e duraturo.

Alba Gris Vino Bianco s.a. Nicolodi Alfio – Souvignier Gris – Giallo paglierino luminoso, emana sentori di mela cotogna, albicocca, pera e litchi, al palato è vibrante, avvolgente, coerente e lungo.

Costa d’Amalfi Doc Furore Bianco Fiorduva 2023 Marisa Cuomo – Fenile 30%, Ginestra 30%, Ripoli 40% – Giallo paglierino intenso, rivela sentori di fiori di ginestra, ananas, mango e banana, scivola al palato fresco e saporito, appagante e corrispondente.

Greco di Tufo Docg 2024 Tenuta del Meriggio – Tonalità giallo paglierino, arrivano al naso note di zagara, pesca gialla, albicocca e timo, il sorso è vibrante, equilibrato e durevole.  

Pinot Nero Riserva Trentino Doc 2023 Graziano Fontana – Rosso rubino trasparente, dipana sentori di frutti di bosco, amarena, ciliegia e spezie dolci, al palato entra vellutato, leggiadro e ci rimane a lungo.

Grignolino d’Asti Montalto Docg 2024 Gatto Pierfrancesco – Rosso rubino trasparente, libera note di rosa, viola, lampone, ribes, ciliegia e pepe bianco, al gusto è fresco, tannini setosi e sottile finale amaricante.

Barbera del Monferrato Albarola Docg 2019 A. A. Tacchino – Rubino impenetrabile, rimanda sentori di mora, mirtillo, amarena e bacche di ginepro, al gusto è avvolgente, pieno, appagante, corrispondente e persistente.

Barolo Le Coste di Monforte Docg 2020 Diego Conterno – Rosso rubino trasparente, sprigiona sentori di violetta, marasca, prugna, eucalipto, tabacco e spezie, al palato è rotondo, generoso, armonioso, suadente e duraturo.

Cesanese del Piglio Lepanto Riserva Docg 2021 Alberto Giacobbe – Rosso rubino profondo, si percepiscono sentori di mora, cassis, prugna, vaniglia e polvere di cacao, il sorso è vellutato, fine, di buona struttura e di lunga persistenza aromatica.

Recioto della Valpolicella Docg 2021 Brigaldara – Corvina, Corvinone, Rondinella – Bel rubino intenso, un’esplosione di aromi come, amarena, prugna, cacao, cannella, liquirizia e polvere di caffè, sapore piacevolmente morbido, fresco, generoso, dal finale interminabile.

Valpolicella: i vini di Costa Arènte – dieci anni di identità e crescita in Valpantena

Il 12 febbraio, nella suggestiva cornice della Valpantena, Costa Arènte ha celebrato i dieci anni dal suo ingresso nel progetto Le Tenute del Leone Alato con una masterclass dedicata all’evoluzione della cantina e alla sua identità produttiva. Parte di un gruppo che riunisce diverse realtà vitivinicole italiane in un percorso condiviso di qualità, sostenibilità e valorizzazione dei territori, Le Tenute del Leone Alato rappresentano un modello di crescita integrata che mette al centro la specificità delle singole aziende.

La degustazione di dieci etichette ha offerto uno sguardo completo sul percorso intrapreso e sulla visione che guida il progetto enologico, mostrando l’evoluzione stilistica e tecnica che ha accompagnato questo primo decennio.

Situata su un rilievo naturale che domina la Valpolicella e Verona, Costa Arènte si trova a 250 metri di altitudine nel comune di Grezzana, nel cuore della Valpantena. Conosciuta come la “Valle degli Dei”, questa zona si estende a nord di Verona ed è caratterizzata da colline regolari coltivate a vigneti e oliveti. Il paesaggio è ordinato, agricolo, punteggiato da piccoli centri abitati distribuiti lungo la valle. È un’area considerata tra le più rappresentative della denominazione Valpolicella, grazie a una lunga e radicata tradizione vitivinicola.

La storia della cantina prende il via a metà anni Novanta, quando un imprenditore della zona rinnova la tenuta, impiantando nuovi vigneti e ristrutturando i rustici. Parte degli edifici viene destinata alla produzione e allo stoccaggio dei vini, con la realizzazione di un piccolo fruttaio rivolto a nord.

L’azienda oggi concentra la propria produzione in cinque vini rossi tipici del territorio: Valpolicella Superiore, Ripasso Superiore, Amarone, Amarone Riserva e Recioto. L’intero processo produttivo è seguito con approccio artigianale, dalla raccolta manuale delle uve fino all’imbottigliamento, con l’obiettivo di mantenere un livello qualitativo elevato e una produzione volutamente contenuta.

La gestione attenta del vigneto, unita a una selezione rigorosa dei grappoli, definisce lo stile dei vini. In etichetta compare la denominazione “Valpantena”, scelta che sottolinea l’origine territoriale e identifica vini caratterizzati da eleganza, profumi netti e buona mineralità.

Gli enologi Riccardo Cotarella e Giovanni Casati ci hanno guidati in una degustazione coinvolgente, un percorso sensoriale attraverso le annate e gli stili che raccontano l’evoluzione tecnica e identitaria della tenuta.

Ecco il dettaglio della degustazione.

VALPOLICELLA SUPERIORE VALPANTENA DOC 2023  Il Valpolicella è il vino identitario del territorio che porta il suo nome, capostipite della tradizione enologica della zona. Dalle colline ventilate di Costa Arènte nasce un rosso leggero ed elegante, tipico della Valpantena: fresco, di media struttura, con note fruttate e una beva agile e immediata.

Vede la sua prima annata nel 2016, le uve sono quelle tipiche della zona: Corvina, Corvinone, Rondinella, altre uve come da disciplinare. Affina un anno in acciaio, altri 3 mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio. Un Valpolicella Superiore di buona eleganza e struttura. Al naso sentori di ciliegia, mora e una nota di pepe nero. Al palato è strutturato ma scorrevole, con tannini morbidi e una persistenza piacevole che invita al sorso.

VALPOLICELLA RIPASSO SUPERIORE VALPANTENA DOC 2021 Secondo la tradizione, il Ripasso nasce quasi per caso nelle cantine della Valpolicella. Per non sprecare nulla, i vignaioli decisero di utilizzare le vinacce dell’Amarone appena svinate, ancora ricche di aromi e sostanze, per ripassare il Valpolicella giovane sulle bucce, così da dargli maggiore carattere. Il risultato li sorprese: il vino acquisì corpo, morbidezza, profumi più intensi e una complessità inaspettata. Così prese forma uno dei vini simbolo del territorio. Il Ripasso Costa Arènte colpisce per la sua vivace freschezza, e racconta in modo inconfondibile il carattere delle colline della Valpantena.

Una parte del Valpolicella 2019, ottenuto da uve raccolte a mano, è stato ripassato per 10–14 giorni sulle vinacce dell’Amarone. Il vino affinato poi 18 mesi in barrique di rovere francese e ulteriori 6 mesi in bottiglia. Colore rosso rubino intenso, un naso elegante e ricco, qui non più il frutto della ciliegia ma la confettura. Al palato è morbido e avvolgente, equilibrato dalla tipica freschezza della Valpantena che ne sostiene la bevibilità.

AMARONE DELLA VALPOLICELLA VALPANTENA DOCG annate 2020 (anteprima) 2019, 20218, 2027, 2016. L’Amarone è, a mio avviso, uno dei vini italiani che più si prestano a verticali realmente coinvolgenti. La tecnica dell’appassimento, la naturale concentrazione e la complessità aromatica lo rendono un vino capace di raccontare il tempo in modo unico. A tutto questo si aggiunge la variabilità climatica delle diverse annate, che incide sia sulla maturazione in vigna sia sul delicato processo di appassimento: annate più fresche danno vini più eleganti e sostenuti dall’acidità, mentre quelle più calde esprimono densità, intensità e maggior struttura.

Le uve vengono raccolte a mano dopo un’accurata selezione dei grappoli migliori per l’appassimento. Disposte nei plateaux, riposano nel fruttaio per almeno tre mesi, durante i quali perdono circa il 40% del peso. In questo periodo l’azione enzimatica e la muffa nobile completano il processo di concentrazione degli acini. Un passaggio fondamentale, perché la qualità di un Amarone si gioca proprio qui, nel fragile equilibrio tra disidratazione e sviluppo aromatico.

Nel calice, questo lavoro si traduce in un viaggio sensoriale che, annata dopo annata, spazia dalla frutta rossa e le spezie dei millesimi più giovani, fino a cuoio, cacao, erbe officinali e profondità balsamiche nelle vendemmie più evolute.

Tutte le annate degustate hanno regalato uno sguardo diverso su stile ed espressività, mostrando come l’Amarone Costa Arènte sappia modulare il proprio carattere senza mai rinunciare alla sua identità.

Tra tutte, la 2019 è quella che mi ha sorpreso di più. Il quadro olfattivo è particolarmente complesso: ciliegia matura, marasca, pepe nero, liquirizia. In bocca colpisce la sintonia tra la trama tannica e il grado alcolico, un equilibrio raro che invita a tornare al calice per scoprire un livello in più. È un Amarone che non si concede immediatamente, e proprio per questo affascina.

RECIOTO DELLA VALPOLICELLA VALPANTENA DOCG 2022 Un vino sontuoso, pieno, profondamente legato alla storia agricola della Valpolicella: un tempo considerato un dono prezioso, riservato alle feste e alle occasioni importanti.

La leggenda lo vuole padre dell’Amarone. Si racconta che verso la fine degli anni Trenta un cantiniere si accorse, con sorpresa, che una botte di Recioto era stata dimenticata in cantina. La fermentazione, anziché essere interrotta come previsto per conservare la dolcezza naturale, era proseguita fino a esaurire gran parte degli zuccheri. Quello che avrebbe dovuto essere un passito dolce e vellutato si era trasformato in un vino secco, dal gusto deciso e amarognolo.

Nel nostro bicchiere troviamo profumi di scorza d’arancia candita, chiodi di garofano, dattero e fico secco, un tripudio di frutta candita. In bocca è una spremuta d’uva di Valpantena, dolce il giusto, vellutato e morbido, un finale aromatico persistente.

MOLINARA SPUMANTE ROSÈ fuori dalla Masterclass, nel corso del pranzo, l’assaggio di questo spumante è una piacevole sorpresa. Molinara, vitigno autoctono della zona, il suo nome nasce dal dialettale mulinare, che richiama il mulino: un omaggio alla pruina che avvolge gli acini, sottile e chiara, quasi una spolverata di farina.

A Costa Arènte, custodi attenti e innovatori del territorio, oggi questa uva viene vinificata in purezza e trasformata in una spumante rosato. Una bella ventata di freschezza in Valpantena.

Prosit!

Roma celebra il Sud: Beviamoci Sud tra analisi, identità e nuove prospettive

Ci sono eventi che raccontano il vino. E poi ci sono eventi che raccontano un’idea di vino. Beviamoci Sud, andato in scena il 31 gennaio e 1° febbraio nelle sale eleganti del The Westin Excelsior di Via Veneto, appartiene decisamente alla seconda categoria.

Entrando nelle sale affrescate dell’hotel romano si aveva subito la sensazione che non si trattasse soltanto di una grande degustazione dedicata al centro-sud, ma di un progetto culturale costruito con visione e metodo. Il Sud, qui, non era una semplice area geografica: era un’identità plurale, un mosaico di territori, vitigni, storie familiari e nuove energie.

Il merito di questa regia precisa e appassionata va riconosciuto ad Andrea Petrini e Marco Cum, anima dell’agenzia Riserva Grande, che negli anni ha dimostrato una capacità rara: trasformare un evento in un racconto coerente. Nulla è lasciato al caso. Dalla selezione delle cantine alla scansione delle masterclass, fino all’equilibrio tra banchi d’assaggio e momenti di approfondimento, tutto risponde a una visione chiara: dare al Sud il palcoscenico che merita, senza folklore, ma con rigore e competenza.

Riserva Grande, sotto la guida di Marco Cum, conferma ancora una volta la propria vocazione a fare sistema. L’organizzazione è fluida, l’accoglienza professionale, la comunicazione puntuale. Ma soprattutto si percepisce una cura quasi sartoriale nel costruire relazioni tra produttori, stampa e operatori. Beviamoci Sud non è una fiera dispersiva: è un luogo di incontro vero, dove il dialogo è incoraggiato e la narrazione è parte integrante dell’esperienza.

Accanto alla struttura organizzativa, uno degli elementi più qualificanti di questa edizione è stato il ricco calendario di masterclass, che hanno dato profondità culturale alla manifestazione. Qui emerge con forza il contributo di Luciano Pignataro, relatore d’eccezione capace di coniugare competenza tecnica e capacità divulgativa.

Le sue sessioni dedicate ai vitigni del Meridione, dall’Etna al Primitivo di Manduria, fino ai territori emergenti come la Calabria della futura DOC Costa degli Dei, non si sono limitate a una degustazione guidata. Sono diventate veri percorsi interpretativi. Luciano Pignataro ha saputo contestualizzare ogni calice, legando il dato organolettico alla storia del territorio, alle dinamiche agronomiche, alle scelte stilistiche dei produttori. Ne è scaturito un dialogo vivo, partecipato, in cui il pubblico composto da appassionati e professionisti, ha potuto approfondire temi cruciali: identità varietale, evoluzione dei disciplinari, sfide climatiche, nuove letture dei vitigni autoctoni.

In un panorama spesso dominato dalla velocità dell’assaggio seriale, queste masterclass hanno rappresentato una pausa di riflessione. Hanno restituito al vino la sua dimensione culturale, ribadendo che conoscere un vitigno significa comprenderne l’ambiente, le mani che lo coltivano, la visione che lo interpreta.

E poi c’erano i banchi d’assaggio, oltre ottanta vignaioli a rappresentare Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata e Lazio. Un Sud sfaccettato, lontano dagli stereotipi, capace di esprimere finezza, verticalità, eleganza oltre alla consueta potenza solare. Dai bianchi vulcanici ai rossi mediterranei, passando per interpretazioni di Magliocco e Zibibbo che guardano al futuro con identità rinnovata, la sensazione condivisa era quella di una maturità ormai compiuta.

Beviamoci Sud si conferma così molto più di un evento tematico: è un osservatorio privilegiato sull’evoluzione enologica del Mezzogiorno. E se questo accade è grazie a una squadra che lavora con visione strategica e passione autentica. Andrea Petrini e Marco Cum, con l’agenzia Riserva Grande, hanno costruito una piattaforma credibile e solida. Luciano Pignataro, con le sue masterclass, ha dato profondità e spessore al racconto.

Il risultato è un appuntamento che non celebra soltanto il vino del Sud, ma ne rafforza l’autorevolezza. In una cornice iconica come quella del Westin Excelsior, il Mezzogiorno vitivinicolo ha parlato con voce chiara, consapevole, contemporanea.

In particolare, mi preme fare un approfondimento sulla Masterclass Costa degli Dei.

La futura DOC Costa degli Dei nasce con l’obiettivo di dare identità e riconoscibilità al patrimonio vitivinicolo della provincia di Vibo Valentia, lungo uno dei tratti più suggestivi del Tirreno calabrese. Promossa dal Gal Terre Vibonesi e dall’Associazione Viticoltori Vibonesi, la denominazione punta a valorizzare un areale che si estende tra colline e mare, coinvolgendo sedici comuni della costa. Al centro del progetto due vitigni simbolo del territorio: il Magliocco Canino, anima dei rossi e dei rosati, e lo Zibibbo, interprete di bianchi aromatici di forte impronta mediterranea. Ancora in attesa del riconoscimento ministeriale, la DOC si propone come strumento di crescita qualitativa, promozione enoturistica e rilancio economico, con l’ambizione di trasformare la Costa degli Dei in un nuovo riferimento dell’enologia calabrese.

Accanto alla struttura organizzativa, uno degli elementi più qualificanti di questa edizione è stato il ricco calendario di masterclass, che hanno dato profondità culturale alla manifestazione. Tra queste, particolarmente significativa la degustazione guidata da Luciano Pignataro, Vincenzo Alvaro e Vitaliano Papillo, un focus serrato sui vini calabresi che ha messo in luce identità, potenzialità e anche qualche limite interpretativo.

Si è iniziato con il Cantina Masicei Rafè Pas Dosè Metodo Classico, 30 mesi sui lieviti, una produzione minuscola, tra le 600 e le 800 bottiglie l’anno, che racconta un artigianato autentico. Nel calice un rosa salmone brillante, al naso fiori e agrumi intensi; in bocca freschezza e sapidità, con rimandi al pompelmo rosa e all’arancia rossa, chiusura appena amaricante. Una bollicina identitaria, lontana da mode omologanti.

Il passaggio allo Zibibbo ha mostrato la versatilità del vitigno. Il Castelmonardo Calabria Zibibbo IGT 2024 si è presentato con un naso dolce e suadente, tra fiori e macchia mediterranea; in bocca, invece, austero e secco, con richiami a frutta gialla, litchi e agrumi. Un vino complesso, giocato sull’equilibrio tra aromaticità e tensione.

Di grande impatto il Benvenuto Calabria Zibibbo IGT 2024, premiato tra i primi dieci vini bianchi d’Italia. Ampio e articolato, con una componente morbida sostenuta da una freschezza elegante, ha offerto note dolci di fiori e frutti, dimostrando come lo Zibibbo possa ambire a traguardi di assoluto rilievo nazionale.

Più controverso il Centodì Origine & Identità Zibibbo Macerato 2024: al naso sensazioni di senape, cappero, acciughe. Un profilo spinto, che nella valutazione complessiva è risultato meno convincente, ma che testimonia la volontà di sperimentare e di esplorare linguaggi alternativi.

Il Magliocco Canino ha poi mostrato la propria duttilità. Il Cantine Laquaniti Tra.monti Rosato 2024 si è distinto per freschezza, tono e fragranza fruttata, mentre il Casa Comerci Libìci 2022 ha sorpreso per finezza ed eleganza: note vegetali di cardo, cappero e macchia mediterranea, in una versione raffinata e non scontata del vitigno.

Chiusura in dolcezza con il Cantine Artese Aurum Deum, Calabria IGT Zibibbo Passito 2023. Vendemmia tardiva con grappoli lasciati appesi, vinificazione a gennaio, imbottigliamento a giugno, produzione tra le 700 e le 1000 bottiglie l’anno. Nel bicchiere frutta candita e mandorle dolci, in un equilibrio che racconta pazienza e cura.

Questa masterclass ha rappresentato uno dei momenti più alti della manifestazione: un confronto serio, analitico, guidato da voci autorevoli capaci di mettere in prospettiva ogni assaggio. È qui che Beviamoci Sud dimostra la propria maturità: non solo celebrazione, ma analisi critica e approfondimento.

L’insieme delle degustazioni e degli incontri ha restituito l’immagine di un Sud consapevole, che non teme il paragone e che, anzi, rivendica la propria complessità. E se tutto questo è stato possibile, è grazie alla visione organizzativa di Andrea Petrini e Marco Cum con Riserva Grande, capaci di costruire una piattaforma credibile e solida, e alla qualità dei relatori che hanno dato spessore culturale all’evento.

Ai banchi d’assaggio si respirava un’energia viva, quasi febbrile, ma mai caotica. Il flusso continuo di appassionati, operatori e colleghi raccontava la fame di conoscenza verso un Sud che non si accontenta più di essere evocato, ma chiede di essere compreso calice alla mano. È qui, tra un assaggio e uno scambio di impressioni, che l’identità dell’evento ha trovato la sua espressione più spontanea.

Con il collega Adriano Romano mi sono soffermato a lungo al banco della cantina siciliana Iuppa, in Contrada Salice, sulle pendici dell’Etna. I loro vini restituiscono con precisione la voce del vulcano: il LINDO Etna Bianco Superiore 2022 si distingue per tensione e verticalità, con una trama sapida che richiama la pietra lavica e gli agrumi maturi; l’ATA Etna Rosato 2024 coniuga fragranza e slancio, giocando su note di piccoli frutti rossi e una chiusura salina; il CLO Etna Rosso 2022 esprime finezza e dinamismo, mentre il Pinin Nerello Mascalese IGT 2021, proveniente da vigne antiche a piede franco, offre profondità e complessità, con un sorso che alterna eleganza e vibrazione minerale. Vini che non gridano, ma raccontano con autenticità la stratificazione del loro terroir.

Di tutt’altra matrice, ma ugualmente identitaria, la presenza de Le Cantine del Notaio, presidio lucano che continua a rappresentare con autorevolezza l’Aglianico del Vulture. Il Rogito 2024 mostra energia e immediatezza, Il Repertorio 2022 conferma equilibrio e coerenza stilistica, mentre La Firma 2018 e Il Sigillo 2017 esplorano registri più profondi e strutturati, in cui il tempo diventa ingrediente essenziale. Una gamma che ribadisce quanto il Vulture sappia coniugare potenza e finezza.

Interessante anche l’incontro con Mourad Ouada, enologo cosmopolita dalle radici algerine, francesi e italiane, capace di trasferire nei progetti che segue una visione ampia e stratificata. Nei vini di Tenute Oskiros, in Gallura, si percepisce questa sensibilità: il Vermentino gioca su freschezza e precisione aromatica, mentre il Cannonau esprime un profilo mediterraneo elegante, mai sovraccarico, in cui il frutto dialoga con la macchia e la brezza marina.

A sorpresa, ma con idee chiare, la giovane realtà Mugilla, alle porte di Roma, che sta costruendo un percorso interessante nella valorizzazione del Lazio vitivinicolo, proponendo etichette capaci di coniugare territorialità e slancio contemporaneo.

E poi l’eccellenza campana di Antonio Molettieri, premiato per il miglior Taurasi DOCG “D’Oreste”: un riconoscimento che suggella un lavoro rigoroso sull’Aglianico irpino, vino di struttura e profondità, ma anche di precisione espressiva.

Questi incontri, così diversi per provenienza e stile, hanno restituito l’immagine di un Sud plurale, maturo, consapevole delle proprie radici e deciso a raccontarsi con linguaggi sempre più raffinati. Ai banchi di Beviamoci Sud non si è assistito soltanto a una successione di assaggi, ma a un dialogo continuo tra territori, interpreti e visioni. Ed è proprio in questa coralità, viva e articolata, che il Mezzogiorno enologico ha mostrato la sua forza più autentica.

Chianti Classico Collection 2026 – i risultati del panel di assaggi della tipologia “annata” 2024 e 2023 e della Gran Selezione 2023

L’attesa è sempre grande per l’Anteprima delle nuove annate scelte per Chianti Classico Collection. L’anno scorso erano stati evidenziati i seguenti risultati confortanti nel segno della qualità con l’articolo Anteprime di Toscana: Chianti Classico Collection – le nostre impressioni sulla tipologia “annata” 2023 e 2022. Anche quest’anno 20Italie è presente con gli autori Adriano Guerri, Alberto Chiarenza e Ombretta Ferretto per valutare i migliori assaggi effettuati alla cieca senza conoscere il produttore di riferimento.

Ecco l’elenco completo dei campioni che hanno ricevuto una media voti superiore ai 90 centesimi, in ordine alfabetico:

Migliori Chianti Classico Docg 2024

Bonacchi

Carpineto

Casa Emma

Castello di Gabbiano

Castello di Tornano – “Tornus” (campione da botte)

Castello di Vicchiomaggio – “Guado Alto”

Fattoria San Giusto a Rentennano (campione da botte)

Guidi 1929 – “Guidi”

Maurizio Brogioni Winery

Poggerino

Ricasoli – Brolio

Riecine

Rocca delle Macie

Rodano di Pozzesi e Figlie – Rodano

San Leonino – “Al Limite”

Tolaini

Tregole

Villa a Sesta – “Il Palei”

Viticcio

Migliori Chianti Classico Docg 2023

Belvedere di San Leonino – “Barocco”

Bindi Sergardi – “La Ghirlanda”

Cantalici – “Baruffo”

Cantina Poggio Borgoni – “Curva del Vescovo”

Castello di Verrazzano

Colombaio di Cencio – Monticello

Le Miccine

Montefioralle

Nittardi – “Belcanto”

Podere Campriano

Tenuta di Nozzole – “Nozzole”

Terreno – “Le tre vigne”

Val delle Corti

Vallone di Cecione

Migliori Gran Selezione Docg 2023

Castello di Querceto – “La Corte”

Il Molino di Grace – “Il Margone”

Il Poggiolino – “Le Balze”

Poggio al Sole – “Casasilia”