Lentezza e meraviglia all’Abbazia di Santa Cecilia”: a Castinatelli si riscopre il rituale autentico della tavola cilentana

Ci sono luoghi che non solo esistono, ma custodiscono il tempo stesso, trattenendo il respiro in una dimensione sospesa tra storia e natura.

L’Abbazia di Santa Cecilia, incastonata tra i boschi del piccolo borgo di Castinatelli, una delle frazioni di Futani, nel cuore più intimo del Cilento, è uno di questi, dove ogni pietra sembra raccontare una storia e ogni fruscio delle fronde degli alberi invita al silenzio e alla lentezza.

È qui che l’antica abbazia ha ritrovato nuova vita grazie al secondo appuntamento di “Andamento Lento: il pranzo della domenica come una volta”, il format enogastronomico e culturale ideato da Giuseppe Boccia, patron di Stratto pizza e fermento, la rinomata pizzeria di Vallo della Lucania e promosso da Campania da Vivere.

Un progetto che celebra la lentezza come valore, il gusto come linguaggio e la convivialità come rito collettivo. Domenica 12 ottobre, tra profumi d’autunno e sapori autentici del Cilento, si è compiuto un rituale semplice e sacro: sedersi insieme a tavola.

La scelta dell’Abbazia non è stata casuale: questo luogo incantato, incastonato tra ulivi e querce secolari, sembra senza età. Poco conosciuta persino da molti amanti del Cilento, l’Abbazia di Santa Cecilia – risalente all’XI secolo – ha offerto il contesto ideale per un’esperienza che unisce storia, natura e gastronomia. La sua quiete ha accolto gli ospiti in un’atmosfera quasi magica, dove la lentezza è diventata linguaggio e il paesaggio stesso si è fatto narrazione.

L’allestimento, curato con maestria, è stato uno spettacolo nello spettacolo. Sei Lunghe tavolate imperiali, adagiate tra gli alberi e accarezzate dalla brezza d’ottobre, portavano i nomi dei monti simbolo del territorio — Gelbison, Bulgheria, Cervati, Stella, Vesale e gli Alburni — in un omaggio poetico alla maestosità del Cilento.

Ogni tavolo era un microcosmo d’autunno, ornato da Sara De Marco, raffinata event planner che ha saputo tradurre la stagione in una tavolozza di frutta di stagione, foglie, bacche e colori caldi, impreziosita da alzatine ispirate alle coppe dei banchetti romani. Un tocco di eleganza e misura che ha trasformato il pranzo in un’esperienza estetica e sensoriale insieme, dove la bellezza dialogava con il gusto.

La giornata si è aperta a mezzogiorno con l’aperitivo itinerante “A Passeggio nel Bosco”: un percorso tra i profumi della legna arsa e del sugo messo a stufare piano in pentola. Gli ospiti, avvolti dal tepore del bosco, hanno potuto assaporare pizze al forno a legna, fragranti e rustiche; il cacio impiccato, colante e aromatico e il prosciutto crudo tagliato a coltello, offerto in diretta come gesto d’arte e di tradizione.

Il menu significativamente intitolato “Cchì pieri sotto a tavola”, ha reso omaggio all’anima più autentica del Cilento, attraverso piatti che profumano di casa e appartenenza: pasta al forno profumata di casa; bombette ripiene di prezzemolo, formaggio, prosciutto cotto e caciocavallo, firmate I Salumi di Mastro Titta di Daniele Botticchio (Novi Velia).

E poi arrosticini alla brace, cotti lentamente come una volta o foglie e patate con peperone crusco e zucca alla griglia, preparate con le verdure e l’olio extravergine di Rareche Mercato Rurale Naturale.

A esaltare ogni boccone, le etichette selezionate di Fattoria Albamarina con il Futos Aglianico Paestum IGP ed il Valmezzana Fiano DOP Cilento e le Cantine Barone tra Aglianico e Falanghina IGP Campania), autentici ambasciatori del vino cilentano.

L’invito a tornare al passeggio nel Bosco per due ulteriori assaggi: “Pe’ spizzulià” le caldarroste, offerte dalla cooperativa Sant’Anna di Futani e per chiudere in dolcezza l’esperienza “Pe’ Digerì” ha proposto un sorbetto artigianale di Neve Gelati e Torte, nei profumi autunnali di mela annurca e cannella e castagna e rosmarino un connubio di fragranze che evocava l’essenza stessa dell’autunno cilentano.

A fare da colonna sonora, le melodie dei Corus Mediterraneo e di un gruppo di posteggia napoletana “Na poesia”, i canti di Angelo Loia & il Progetto Oizza, i racconti del cantastorie Domenico Monaco. La musica ha intrecciato brindisi e risate, mentre le danze delle ballerine Antonietta Santoro e Federica Mercadante hanno aggiunto grazia e leggerezza, trasformando il bosco in un palcoscenico naturale, animato di suoni e colori.

L’evento ha goduto del patrocinio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, di Legambiente e del Museo della Dieta Mediterranea, a testimonianza del suo valore culturale e territoriale. Un riconoscimento che rafforza il legame tra gastronomia, paesaggio e identità, nel segno di una Cilento che si racconta attraverso il gusto e la lentezza.

Ma “Andamento Lento” non si ferma qui: il viaggio prosegue con altri luoghi, sapori, incontri e persone, alla ricerca delle tradizioni più autentiche e nascoste del Cilento. Un percorso capace di restituire valore al tempo, alla terra e alla tavola, cuore pulsante della comunità, luogo dove si intrecciano storie, sapori e relazioni.

Un cammino che invita a rallentare, ad ascoltare e a ritrovare nel cibo e nella condivisione la più antica forma di appartenenza. All’Abbazia di Santa Cecilia, il tempo si è fermato giusto il necessario per ricordarci che le cose migliori accadono sempre lì, dove il vino riempie i bicchieri, le mani si incontrano e le voci si fondono in un unico, armonioso racconto di vita.

Napoli Explosion Oplonti Interactive Experience, con le opere di Mario Amura l’arte contemporanea al MaxiMall Pompeii

L’arte contemporanea che crea sinergie sul territorio: al MaxiMall Pompeii fino al 6 novembre le opere di Mario Amura

E a dicembre mostra al Reale Albergo dei Poveri a Napoli

Istituzioni e pubblico hanno incontrato l’artista

Con “Napoli Explosion Oplonti Interactive Experience” il centro commerciale diventa galleria d’arte e incuriosisce migliaia di visitatori ogni giorno. Lo sa bene l’artista Mario Amura che fino al 6 novembre espone il suo progetto su maxischermi all’interno del MaxiMall Pompeii a Torre Annunziata. Non solo opere ma anche visite guidate con approfondimenti sulle immagini frutto del progetto che da oltre 15 anni vede Mario Amura catturare la magia dei fuochi pirotecnici del Capodanno nel Golfo di Napoli.

Al Cinema Nexus all’interno del MaxiMall Pompeii, una giornata particolare con la proiezione del documentario “Napoli Explosion” alla presenza dell’artista, di Rosanna Romano direttore generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, del sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo e di Paolo Negri Ceo di Irgen Re, gruppo proprietario del MaxiMall Pompeii.
“Esporre qui vuol dire avere un’utenza di 300mila persone in un mese, molto più di un museo. Il luogo ha una potenza evocativa enorme, ormai i centri commerciali sono sempre più hub del territorio da vivere per un’esperienza immersiva, veri e propri shop entertainment centre”.

A dicembre la mostra sarà al Reale Albergo dei Poveri e intanto il direttore Rosanna Romano si sofferma su iniziative di valore come questa di Mario Amura. “Sono orgogliosa di essere qui, le politiche culturali legate al turismo sono un’occasione di sviluppo e anche di occupazione. Oltre a iniziative strategiche di promozione nazionale e Internazionale grande soddisfazione per la Regione Campania è l’investimento per le imprese culturali del territorio come ‘Napoli Explosion’ che intercetta nuovi luoghi e nuovo pubblico.

Il Piano strategico per la cultura e turismo tutela, salvaguardia, crea sempre connessioni e sinergie”. Il sindaco Cuccurullo spiega come “Mario Amura ha fatto un regalo alla città di Torre Annunziata con questo progetto. Ha rischiato e si è messo in discussione portando l’arte contemporanea in un centro vocato al commercio”. E sulla sinergia tra
arte, intrattenimento, cultura e aspetto commerciale si sofferma il Ceo, Paolo Negri: “Il centro non è esclusivamente commerciale e lo si vede dalle molteplici attività che proponiamo. Festeggiamo il primo anno di attività il 14 dicembre e siamo davvero entusiasti per i risultati ottenuti in termini di gradimento. Ci posizioniamo ormai come area di attrazione da Napoli a Salerno e siamo in grado di accogliere sempre con piacere questi momenti artistici, culturali e di sana aggregazione”.

IL CENTRO

Con oltre 140 negozi e 150 brand internazionali, una food court con 30 ristoranti e una spettacolare fontana danzante, il MaxiMall Pompeii di Torre Annunziata (Napoli) – certificato Bream Very Good – è il nuovo hub multifunzionale che fonde shopping, cultura, ospitalità contemporanea e intrattenimento. Design, innovazione, tecnologia e sostenibilità guidano il progetto che comprende anche un hotel firmato Marriott, il Museo Digitale e Immersivo Discovery Pompeii Alive, realizzato in collaborazione con Discovery Channel (apertura entro fine 2025) e il Centro Congressi Nexus Pompeii con 7 sale cinema/meeting di ultima generazione e un auditorium da oltre 300 posti. Completano l’offerta un parco pubblico con aree verdi per 50mila mq, parcheggi per oltre 3000 posti auto e un’uscita autostradale dedicata sulla A3 Napoli-Salerno.

MAXIMALL POMPEII
Via Plinio, Torre Annunziata (Napoli)
Uscita Torre Annunziata Sud della A3 Napoli-Salerno
www.maximall-pompeii.it

Ufficio stampa DABLIU
Emanuela Sorrentino emanuelasorrentino@libero.it
Roberta Di Donna press@dabliu.biz

Montefioralle Divino 2025

Nel piccolo e grazioso Borgo di Montefioralle si è svolto l’evento Montefioralle Divino, giunto alla sua 11esima edizione. Il festival è stato organizzato e promosso dall’Associazione Viticoltori di Montefioralle, nei giorni dal 26 al 28 settembre 2025.

Per l’occasione sono stati allestiti stand in Piazza Santo Stefano con in degustazione etichette di Chianti Classico nelle tipologie, annata, riserva e gran selezione, ma anche alcuni Igt, sia rossi che rosati e bianchi con qualche perla finale di Vin Santo. Cosa molto importante ormai in tali contesti la possibilità di acquistare i vini direttamente dai produttori.

Il territorio

Montefioralle si trova nel comune di Greve in Chianti (Fi) e si erge su di un colle a poca distanza, immerso nel meraviglioso scenario chiantigiano ove il tempo sembra che abbia subito una pausa nel lento scorrere. Montefioralle ha la sua propria UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) che al momento è legata alla tipologia Gran Selezione, la seconda più piccola di tutto il comprensorio del Chianti Classico. I vigneti si attestano ad altimetrie mediamente più alte rispetto ad altre UGA e sovente sono terrazzati. Notevole è la presenza dell’olivo.

A livello sensoriale il Chianti Classico è di un colore rosso rubino intenso e trasparente che vira al granato con la maturazione, al naso sviluppa sentori di viola mammola, ciliegia, prugna, amarena e frutti di bosco, per i più evoluti anche note di spezie dolci, vaniglia e nuances balsamiche, al gusto è avvolgente con tannini nobili e dotato di una buona piacevolezza di beva e una lunga persistenza aromatica.

Un vino identitario per ogni produttore

I’ Burasca Toscana Igt 2022 Altiero
Chianti Classico Gran Selezione Sassello 2018 Castello di Verrazzano
Vin Santo del Chianti Classico 2020 Montefioralle
Chianti Classico Gran Selezione La Fornace 2021 Villa Calcinaia
Chianti Classico Gran Selezione Sillano 2021 Terreno
Chianti Classico Riserva 2021 Podere San Cresci
Chianti Classico Riserva 2021 Podere Campriano
Chianti Classico 2022 Le Palaie
Chianti Classico Gran Selezione 2018 Terre di Melazzano
Chianti Classico 2023 Podere Somigli

Trentodoc Festival: bollicine di montagna e visioni d’altura

Un lungo weekend d’inizio autunno ha trasformato Trento in una capitale effervescente, dove il Trentodoc Festival ha celebrato le bollicine di montagna con un palinsesto ricco di incontri, degustazioni e visite in cantina. Curato da Luciano Ferraro, Vicedirettore del Corriere della Sera e Direttore Artistico del festival, l’evento ha saputo intrecciare cultura, innovazione e territorio, offrendo un’esperienza immersiva e multisensoriale.

Nel cuore del programma, i Wine Talks hanno rappresentato momenti di riflessione ad alta quota tra AI e biodiversità. Il futuro del vino tra AI e nuove tecnologie, ha visto il giornalista Riccardo Luna dialogare con Ferraro sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale nella filiera vitivinicola. Dalla gestione dei vigneti alla personalizzazione dell’esperienza enologica, il confronto ha aperto scenari stimolanti, sollevando interrogativi etici e strategici sul ruolo della tecnologia nel preservare l’anima del vino.

Il vino di montagna e la sfida della biodiversità, ha offerto una lettura evolutiva del vino come espressione di resilienza. Il filosofo Telmo Pievani, insieme a Ferraro, Stefano Fambri presidente dell’Istituto Trento Doc, e Andrea Buccella, responsabile produzione di Cesarini Sforza, ha evidenziato come la viticoltura alpina rappresenti una forma di resistenza creativa, capace di custodire biodiversità e autenticità in un equilibrio fragile ma vitale.

Momenti complementari, intensi e profondi, che hanno arricchito il Festival di contenuti e prospettive, confermando il vino come linguaggio, visione e progetto.

Molte le cantine aperte con eventi ad hoc, che hanno offerto uno sguardo ravvicinato sulle eccellenze artigianali del Trentodoc, tra queste Reví e Spagnolli.

Reví Spumanti: eleganza e precisione artigianale

Fondata nel 1982 da Paolo Malfer, Reví è una cantina familiare che incarna l’anima più autentica dello spumante Metodo Classico trentino. Il nome stesso, “Reví”, richiama il toponimo “Re del vino”, evocando una zona storicamente vocata alla viticoltura. Oggi, sotto la guida dei figli Stefano e Giacomo, la cantina coniuga tradizione e innovazione, distinguendosi per uno stile raffinato e coerente.

I vigneti di Chardonnay e Pinot Nero si estendono in un territorio alpino fresco e asciutto, ideale per la produzione di spumanti di montagna. La filosofia produttiva si fonda su una lavorazione manuale meticolosa, pressature soffici e lunghi affinamenti sui lieviti, elementi che conferiscono ai vini eleganza, complessità e una spiccata identità territoriale.

Durante la visita, accompagnata da una merenda conviviale, sono stati proposti in degustazione Reví Dosaggio Zero 2021, Reví Rosé 2021 e Reví Riserva Magnum 2014. Millesimati che rappresentano un racconto di famiglia, territorio e dedizione che si rinnova ad ogni bottiglia.

Cantina Spagnolli: la piccola Epernay del Trentino

Immersa tra le terrazze eroiche di Cimone, la Cantina Spagnolli è il frutto di una visione pionieristica e di una dedizione familiare che attraversa tre generazioni. L’intuizione originaria di Francesco Spagnolli e Gino Veronelli risale al 1978, quando identificarono in quei terreni impervi una vocazione spumantistica straordinaria. Da allora, la famiglia ha trasformato quel frammento di montagna in una vera e propria stazione sperimentale del Metodo Classico.

Oggi è Alvise Spagnolli, ingegnere energetico convertito alla viticoltura, a guidare con passione e precisione la produzione. Il vigneto si distingue per la sua eterogeneità geologica e microclimatica: fondali marini, marne e calcari organogeni, esposizioni multiple e venti alpini contribuiscono a una maturazione differenziata delle uve, raccolte manualmente in piccole ceste e vinificate separatamente.

Il risultato è un mosaico di cru che, una volta assemblati, danno vita a spumanti dalla firma gusto-olfattiva elegante e irripetibile. Il Pinot Nero, protagonista assoluto, diventa strumento espressivo per raccontare il territorio e la sua storia, in particolare nell’etichetta Disìo, sintesi dell’identità dell’anfiteatro Spagnolli.

Accolti da Susi, regista silenziosa e maestra d’accoglienza, la visita si è conclusa con una degustazione autentica e conviviale di Disìo e Fral (Chardonnay 65%, Pinot Nero 35%), accompagnata da salumi, formaggi a km zero e dalla celebre focaccia di farro e patate. Un’esperienza che ha unito rigore tecnico e calore umano, lasciando il segno per qualità, autenticità e bellezza.

Il Trentodoc è una denominazione dalle molte anime, capace di accogliere grandi maison e piccole realtà con pari dignità e valore. Se le prime contribuiscono alla visibilità internazionale, sono spesso le seconde a custodire l’identità più profonda del territorio: visione, sperimentazione, artigianalità e racconto.

Cantine come Reví e Spagnolli rappresentano le punte di diamante di una viticoltura alpina che non teme la fatica, ma la trasforma in bellezza. Sono laboratori di autenticità, dove ogni bottiglia è il risultato di scelte consapevoli, di mani esperte e di un dialogo costante con la natura. In un mondo del vino sempre più globalizzato, queste realtà ci ricordano che il futuro passa anche dalla cura del dettaglio, dalla valorizzazione delle differenze e dalla capacità di raccontare storie vere. E che dietro ogni bollicina di montagna, c’è un’anima che merita di essere ascoltata.

Antica Distilleria Petrone: riportate in superficie le 450 bottiglie di Limoncello  dopo un anno di affinamento “sottomarino” nei fondali di Castel dell’Ovo a Napoli

Presentati i dati scientifici dello studio sull’Elixir Falernum

Venerdì 3 ottobre a Napoli il mondo degli spirits ha vissuto un’intensa giornata con i due appuntamenti organizzati dall’Antica Distilleria Petrone di Mondragone (CE), prima azienda in assoluto a livello mondiale a sottoporre nel 2021 una partita di bottiglie di liquore ad affinamento subacqueo.

L’emersione delle 450 bottiglie di limoncello    

La giornata ha avuto inizio in mattinata con l’emozionante emersione, al largo di Castel dell’Ovo, della cassa contenente le 450 bottiglie di limoncello che l’Antica Distilleria Petrone aveva posto in affinamento underwater il 25 settembre del 2024. L’operazione di recupero delle bottiglie dai fondali del porticciolo di Santa Lucia è stata effettuata in collaborazione con STS Servizi Tecnici Subacquei e ha visto il coinvolgimento dei ragazzi dell’Area Penale di Napoli partecipanti al progetto MareNostrum, che ha tra i suoi sostenitori l’azienda casertana capitanata da Andrea Petrone.

Le bottiglie riportate in superficie, e per le quali la Distilleria Petrone sta creando un disciplinare ad hoc per la commercializzazione, verranno rivestite da un esclusivo packaging realizzato dai vincitori del contest “One more pack”, Vincenzo Volino e Sara Petrucci.

I risultati degli studi sull’Elixir Falernum

Nel pomeriggio presso il Real Yacht Club Canottieri Savoia, con la moderazione del giornalista Angelo Cerulo, sono stati presentati in anteprima alla stampa i risultati scientifici degli studi effettuati dal Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II sulle bottiglie di Elixir Falernum precedentemente emerse dalle acque di Mondragone. Le bottiglie immerse nel 2023 in prossimità dell’antica città sommersa di Sinuessa e riportate in superficie nel 2024 sono state oggetto di un’approfondita attività di ricerca da parte dei professori Pasquale Ferranti e Alessandro Genovesi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Salvatore Velotto dell’Università San Raffaele di Roma. Lo studio, che si è svolto i due fasi, ha messo a confronto 17 bottiglie affinate sott’acqua con altrettante bottiglie di controllo sottoposte al normale affinamento in cantina, selezionate utilizzando uno schema a croce per garantire un campionamento rappresentativo.

In pratica sono state prese bottiglie sia nella parte esterna della gabbia sia al centro seguendo la diagonale. Nella prima fase è stato impiegato un naso elettronico dotato di 10 sensori mentre nella seconda fase si è passati alle analisi chimico-fisiche. Lo studio ha portato a concludere che “l’ambiente subacqueo, caratterizzato dalla presenza di luce blu-verde e vibrazioni marine, ha contribuito alla maggiore formazione di furani e furanoni nei liquori invecchiati sott’acqua. Questi composti sono noti per arricchire il profilo aromatico con note di caramello, fragola, tostato e mandorla”. I campioni affinati in cantina, al contrario, hanno subìto un processo di invecchiamento più rapido rispetto ai campioni sottomarini.

Le bottiglie di limoncello appena riportate in superficie dopo un anno di affinamento a 13 metri di profondità cullate dalle correnti marine, a temperatura costante, al completo riparo dalle fasi lunari e in assenza di luce e ossigeno, verranno sottoposte allo stesso programma di ricerca per studiare in modo scientifico gli effetti della permanenza subacquea sulla maturazione dei distillati.

L’evento è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione di: Comune di Napoli, Marina Militare, Guardia Costiera, STS Servizi Tecnici Subacquei, ArcheoClub d’Italia, Reale Yacht Club Canottieri Savoia Napoli, SIRIP e YDigital Firm. Si ringraziano, inoltre, il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop, Casatiè e il Consorzio Vitica.

Antica Distilleria Petrone

Via Generale Giardino, 49

Mondragone (CE)

Tel. 0823 978047 www.distilleriapetrone.it

“Ma quante ne Sannio”? Vinestate a Torrecuso: l’estate più bella che c’è tra vino, musica e gastronomia del territorio

Vinestate a Torrecuso porta da 50 anni con sé la magia di un momento di festa per l’intera Comunità sannita. Non si può dire estate senza un calice di vino al tramonto condiviso con amici e amori, assaggiando un panino tra risate e quattro salti in piazza al ritmo della musica folk.

Tanti i volti incontrati: produttori che trasmettono passione, energia vitale e qualità nelle etichette proposte al pubblico incuriosito dal liquido inebriante simbolo vincente del Made in Italy. Bianco, rosso o rosato non ha importanza; a parlare è il territorio con le sue diverse espressioni di Falanghina, Aglianico e Piedirosso, vitigni cardine in quest’angolo di pace e di rispetto per la tradizione.

“Ma quante ne Sannio” veramente i vigneron del luogo in cui vivono e dei propri gusti? Lo abbiamo chiesto in maniera scherzosa ai 23 espositori in un gioco che ha lasciato qualche istante di sincera commozione. I ricordi d’infanzia, la vendemmia e la pigiatura del mosto fresco con i piedi o le canzoni dell’epoca e i pensieri cari a chi non c’è più e tanto ha insegnato.

Anche il sindaco di Torrecuso Angelino Iannella si è lasciato andare in un amarcord dolce e salato, con lo sguardo fiero puntato dritto al futuro. Con lui i decani del vino come Orazio Rillo e Antonio Mennato hanno rievocato il 1975, quando un’idea di alcuni imprenditori pionieri, stanchi del non godere appieno della celebrazione per il buon raccolto sempre impegnati con i carretti a trasportare in mescita i prodotti, cambiò il destino di molte famiglie.

Con l’aiuto dell’avvocato Coletta, mentore della manifestazione, ecco l’arrivo della prima edizione di ciò che diverrà Vinestate, la più antica kermesse sul vino della regione. Per sbloccare un ricordo serviva dunque una domanda, anzi una serie di domande contenute in un mazzetto da mescolare accuratamente e tirare a sorte.

I presenti ascoltavano e partecipavano poi con curiosità, che hanno alleggerito il clima di grande lavoro celato dietro un simile evento. Massima pure la soddisfazione del vicepresidente del Comitato Giampiero Rillo – cantine Tora – e di Libero Rillo, presidente di Sannio Consorzio Tutela Vini, non sottratti al nostro format “Ma quante ne Sannio”.

Dal 4 al 7 settembre Torrecuso si è illuminata come un faro brillante, tra feste danzanti, gustosa gastronomia locale, musica e attrazioni come la banda del paese, i trampolieri ed i giochi per bambini.

Ma soprattutto si sono riaccese le luci su di un piccolo borgo e i suoi angoli nascosti di rara bellezza, che si aprono a squarci panoramici sulle colline circostanti, ricordando che l’Italia è fatta anche di passato, tra storia, usanze e naturalmente uva e vino.

Tutte le nostre interviste puoi trovarle nella playlist YouTube.

Cronache dall’Alto Adriatico: Collio

Italia, Slovenia, e ancora Italia. Il terzo giorno del tour nell’Alto Adriatico organizzato dal giornalista e scrittore Paul Balke è dedicato al Collio, l’altra parte di quell’unicum che un tempo comprendeva anche l’attuale Brda.

La superficie vitata nel Collio è inferiore a quella del fratello sloveno, con un valore che ultimamente ha raggiunto i 1500 ettari (contro i 1878 nel Brda), mentre simili sono i terreni essenzialmente a base di flysch, e i sistemi di allevamento. Il disciplinare del vino Collio doc nasce nel 1968 e fino al 1991 non erano ammessi i vitigni internazionali a bacca bianca. Discorso diverso per quelli internazionali a bacca rossa presenti nel territorio da lunga data, e del quale aspetto abbiamo già parlato qui:

Ad oggi le uve autorizzate sono 17: per il bianco Chardonnay, Friulano, Malvasia Istriana, Muller Thurgau, Picolit, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Ribolla Gialla, Riesling Renano, Riesling Italico, Sauvignon, Traminer Aromatico; per il rosso Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Carménère, Merlot, Pinot Nero.

Per rientrare nella categoria di Collio Doc le uve devono provenire dal territorio della provincia di Gorizia, in 8 dei 25 comuni esistenti: Capriva, Cormòns, Dolegna del Collio, Farra d’Isonzo, Gorizia, Mossa, San Floriano del Collio, San Lorenzo Isontino. Sono esclusi i terreni del fondo valle, con l’obbligo per i vigneti di trovarsi ad almeno 75 metri di altitudine, fino a giungere a circa 270 metri, e con una pendenza minima del 3%, spesso ben superiore.

Quattro anni prima della doc, nel 1964 nasce il Consorzio Tutela Vini Collio che oggi racchiude al suo interno 119 cantine.

Alla nostra dimora di Medana ci viene a prendere con il suo mezzo di trasporto Paolo Corso, vice direttore del Consorzio e produttore di Borgo Conventi con destinazione Cormòns.

Incerto l’origine del nome della città friulana: chi lo associa al termine del popolo Carmo, chi a un gallicismo celtico per intendere il simpatico mustelide della donnola, e infine chi a un idronimo preromano.

Situata alle pendici meridionali del monte Quarin, Cormòns ha settimila abitanti e millequattrocento anni di storia, che inizia quando i Longobardi fortificarono nel 610 d.C. una stazione militare di epoca romana per contrastare l’avanzata del popolo degli Avari proveniente dai Carpazi. Successivamente il castello entra in possesso dei Patriarchi di Aquileia che poi lo cedono ai Conti di Gorizia, i quali lo affidano agli Ungrispach, antichi signori del borgo, in qualità di castellani e il cui emblea raffigurante una mezzaluna è presente nello stemma comunale della città.

Raggiungiamo piazza xxiv maggio, dove affaccia il Palazzo Locatelli sede del municipio, e l’Enoteca di Cormòns che ci attende con dodici aziende con prodotti da testare. Una statua bronzea ritraente un ragazzino integralmente nudo in posa plastica, dinamica, che esprime energicamente il movimento, e che noi da vecchi studenti della settima arte abbiamo particolarmente apprezzato (cinema deriva dal greco kínema che significa movimento), è proprio di fronte all’ingresso. E’ opera dello scultore Alfonso Canciani di Brazzano, eretta nel 1894 e denominata il Lanciasassi, sebbene durante il periodo fascista fu battezzata Il Balilla, per l’evidente forza muscolare del fanciullo, incline al modo di vedere e al motto del regime del ventennio che propagandava “un popolo di atleti e soldati”.

Al primo piano dell’enoteca sede della degustazione conosciamo Luca Raccaro presidente del Consorzio Tutela Vini Collio e titolare dell’azienda omonima,che a 36 anni è il più giovane al vertice nella storia sessantennale del Consorzio. Averci trascorso delle ore assieme ha arricchito il nostro tour: Luca è una persona sensibile, squisita, e veramente disponibile verso il prossimo, per di più ha annullato un impegno vacanzierio pur di accudirci e in seguito scarrozzare il gruppo in giro.

Gli assaggi effettuati hanno riguardato i seguenti vini, elencati nell’ordine esatto di successione, e tranne dove è indicato diversamente sono da intendersi per Collio doc:

BORGO CONVENTI dal 1975 – ettari 30 (nel Collio 20, in Friuli Isonzo 10) – bottiglie annue 300.000

(https://www.borgoconventi.it/)

Friulano 2022 un vino che ci ha convinto con invitanti note floreali di fiori di robinia, morbide mielate, fruttate fragranti, e un sorso teso e di buona persistenza, con un finale piacevolmente sapido e ammandorlato.

Sauvignon 2023

Luna di Ponca 2019 (blend di Friulano 70%, Chardonnay 20%, Malvasia 10%)

Merlot 2017, l’annata corrente è la 2021, e il vino, dopo la fermentazione in tini di legno e acciaio inox a temperatura controllata, trascorre 10-12 mesi in barrique e un ulteriore affinamento in bottiglia. Percezioni fragranti e fresche in un olfatto complesso, con note floreali di viola appassita, di ciliegia matura, di prugna disidratata, e d’arancia sanguinella, e per finire di sottobosco. I tannini sono setosi, e il vino è lavorato in sottrazione, con eleganti ritorni di frutta in confettura, note morbide di vaniglia, e un finale piuttosto persistente di cacao amaro.

LIVON dal 1964 – ettari 180 – bottiglie annue 850.000

(https://livon.it/tenuta-livon/)

Pinot Bianco Cavezzo 2022

Solarco 2023 (blend equanime di Friulano e Ribolla)

Braide Alte 2022 Venezia Giulia Igt (blend di Chardonnay 40%, Sauvignon 40%, Ribolla Gialla 15%, Picolit 5%). Fermentazione in barrique a temperatura controllata e affinamento per 8-10 mesi, poi assemblaggio in vasca di acciaio inox. Affinamento in bottiglia di circa un anno. Ricco di note aromatiche floreali e fruttate, morbidezza da miele e vaniglia. Fresco, elegante e minerale, sorso pieno e glicerico, con ritorni di una succosa pesca tabacchiera in un finale molto vellutato.

RACCARO DARIO dal 1986 – ettari 8 – bottiglie annue 34.000

(https://www.raccaro.it/)

Friulano Rolat 2024 fine e sottile, con suggestioni floreali, di fiori di acacia e di mandorla, delicatamente fruttato. Fresco e vivo al sorso, ma allo stesso tempo morbido, mielato, setoso, che culmina al termine in toni minerali.

Friulano Rolat 2018, gli ulteriori sei anni trascorsi di affinamento hanno regalato al vino complessità, polpa e materia, e una grande eleganza, la frutta si fa decisamente più matura, e il sorso è molto mordido e persistente.

BRANKO dal 1950, passa a Igor Erzetic nel 1998 – ettari 12 – bottiglie annue 70.000

(https://www.brankowines.com/)

Pinot Grigio 2024 piacevole e intensamente fruttato di pesca, cenni erbacei di fieno tagliato, e morbidezza di crema. Al palato è opulento, vivo e sapido, torna dirompente la frutta, in un contesto di beva gradevole.

Chardonnay 2024

CASTELLO DI SPESSA dal 1987 – ettari 98 (nel Collio 28, in Friuli Isonzo 70) – bottiglie annue 450.000 (nel Collio 100.000, in Friuli Isonzo 350.000)

(https://www.castellodispessa.it/)

Rassauer 2022 (Friulano)

Santarosa 2023 (Pinot Bianco) affina per sei mesi sulle fecce nobili in acciaio e in barrique. Intense e penetranti le note floreali di acacia alle quali si accompagnano altre fruttate di pera, e di spezie delicate, pepe bianco. Il sorso esile e sapido è declinato sull’eleganza, con ritorni morbidi fruttati e una buona persistenza.

DUE DEL MONTE dal 2017 – ettari 8 (a breve 10.5) – bottiglie annue 30.000

(https://duedelmonte.it/it/)

Ribolla Gialla 2022

Malvasia 2022

Friulano Subida 23 2020, fermentazione in botti di rovere dove il vino rimane per circa 10 mesi senza effettuare la malolattica. Le note floreali sono decise, alcune spezie morbide e poi frutta secca, mandorla in primis. Al palato è glicerico, sapido, con una lieve nota alcolica che tuttavia non incide troppo sull’armonia, ritorni di erbe aromatiche in un finale persistente, piacevole e di carattere.

Sauvignon San Giovanni 2020

Merlot 2019, macerazione per circa 30 giorni con frequenti follature a mano e un paio di dèlestage. Maturazione in barrique in parte nuove per 12 mesi e in botti di rovere più grandi per altri 12 mesi dove avviene la fermentazione malolattica. Infine almeno altri 24 mesi di affinamento in acciaio inox e bottiglia. Note iniziali di frutti di bosco rossi e arancia sanguinella, a cui seguono quelle minerali legate alla grafite e petricore. Il sorso è pieno, ricco e setoso, polputo e piacevole, di vellutata morbidezza e con un finale di persistente eleganza.

PASCOLO dal 1974 – ettari 7 – bottiglie annue 30.000

(https://www.vinipascolo.com/)

Pinot Bianco 2023

Friulano 2023

Agnul 2021 (blend di Friulano 50%, Sauvignon 40%, Pinot Bianco 10%). Fermentazione in acciaio dove sosta per nove mesi sui lieviti. Il Friulano è elevato in tonneau di Allier nuove, poi avviene l’assemblaggio dei vini nove mesi prima dell’imbottigliamento con affinamento in vetro per ulteriori 18 mesi. Vino molto intenso e complesso, dotato di nuance floreali di acacia e tiglio, note di frutta esotica, di spezie morbide, noce moscata e vaniglia. Al palato è corposo e materico, glicerico, con ritorni di purea di pera, e un finale delicato e minerale.

Rosso di Ponca 2020 Merlot

RONCÚS dal 1985- ettari 10 – bottiglie annue 30.000

(https://www.roncus.it/it/)

Malvasia 2022 Venezia Giulia Igt

Pinot Bianco 2020

Pinot Bianco 2018

Vecchie Vigne 2017, unblend di Malvasia 60%, Friulano 30%, Ribolla Gialla 10% provenienti da vigne con oltre 60 anni di vita, che dopo una breve macerazione di quattro ore, effettua la fermentazione spontanea e quella malolattica. In seguito il vino permane un anno in botti da 20 ettolitri, e 22 mesi in acciaio sui propri lieviti fini. La declinazione è sulla polpa di frutta matura, anche esotica, con richiami a fiori bianchi essicati e mineralità da pietra focaia. Il sorso è glicerico, pieno ed elegante, fruttato con un finale minerale persistente.

RENATO KEBER dal 1985 – ettari 15 – bottiglie annue 45.000

(http://www.renatokeber.com/)

Pinot Grigio 2019. I vini di Renato Keber escono dopo minimo 5 anni dalla vendemmia. Fermentazione spontanea ed elevazione sui lieviti per dodici mesi in acciaio. Complesso con frutta matura, erbe aromatiche, fiori di sambuco, frutta secca e note minerali di roccia bagnata. Al palato si sviluppa in progressione, è pieno, morbido e molto minerale e persistente.

Friulano 2019

MALcheVAda  collezione 2019 è un blend a base di Malvasia che a seconda dell’annata varia dal 50-70%, e saldo di Friulano, Pinot Grigio, Pinot Bianco, Chardonnay, Ribolla Gialla. Effettua due settimane di macerazione con fermentazione che avviene con lieviti indigeni, successivamente il vino matura per un anno in botte grande e un altro anno in vasche d’acciaio sui lieviti, più un ulteriore anno di affinamento in bottiglia. Bouquet declinato alla frutta esotica matura e agrumi, molto intenso, fragrante ed elegante, con sorso succoso, sapido, e carattere distinto, molto persistente.

Zegla 2016 è un Friulano al 100% che esegue la fermentazione spontanea e una maturazione in progressione aritmetica: 12 mesi in botti di rovere, 24 mesi in contenitori d’acciaio, 36 mesi di affinamento in bottiglia. Olfatto conteso tra la morbidezza del miele d’acacia e dello zucchero a velo e la freschezza appropriata alla mineralità e ai sentori iodati. A completare un bouquet seducente si aggiunge della frutta a polpa gialla e agrumi di pari colore. Al palato è rotondo, armonico, con sorso ampiamente glicerico, non privo di vena acida, e di una lunga persistenza con suggestioni nel finale di canditi di agrumi.

EDI KEBER dal 1957 – ettari 12 – bottiglie annue 45.000

(http://www.edikeber.it/)

Collio 2022 è un blend di Friulano 70%, Malvasia 15%, Ribolla Gialla 15% che fermentano spontaneamente (l’azienda è certificata Demeter) in vasche di cemento con affinamento di almeno 5 mesi. Bouquet che spazia dal pompelmo giallo alla pesca bianca, dai sentori minerali alla frutta secca come mandorla. Al palato è soffice, minerale, salino e persistente.

KORSIČ dal 1989 – ettari 7 – bottiglie annue 40.000

(https://www.korsicwines.it/)

Collio 2023, un blend di Friulano 60%, Malvasia 30%, Ribolla Gialla 10%, che fermentano in acciaio inox per 4-6 giorni e affinano in botti di rovere per 12 mesi, seguito da 6 mesi in bottiglia. Suggestioni di frutta gialla accompagnano le note floreali, di ginestra e tiglio, in uno sfondo arricchito dai toni minerali. Al palato è sapido, fragrante e persistente.

RADIKON dal 1980 – ettari 25 – bottiglie annue 85.000

(https://www.radikon.it/it/)

Jakot 2020 Venezia Giulia Igt è un Friulano che effetta la fermentazione spontanea con macerazione delle bucce per circa tre mesi in tini troncoconici, e in seguito matura per tre anni in botti da 25 e 35 ettolitri, concludendo con uno o due anni a seconda dei casi di affinamento in bottiglia. Ricco di fiori gialli e di frutta gialla, pesca e albicocca. L’intesità aromatica è basata sulla freschezza e la fragranza. Al palato l’ingresso è sapido con evidente acidità volatile simile ad alcune birre belghe Lambic, ma non fine a sé stessa, sensazione tannica adeguata, e grande personalità e persistenza declinata alla frutta secca, nocciola tostata.

Il pranzo si è svolto nell’enoteca assieme a Luca Raccaro. L’enoteca di Cormòms, alla quale aderiscono 28 aziende del Collio, ha come focus di promuovere i prodotti del territorio. Qui si trovano i vini delle cantine che ne fanno parte ed è aperta a iniziative relative agli associati.

Com’era avvenuto sia da Gredič la sera precedente, che da Le due Torri due giorni prima, tra i cibi friulani da valorizzare, abbiamo assaggiato un formaggio che conosciamo da tempo e apprezziamo: il Formadi Frant. E’ un prodotto di recupero tipico del Friuli, della Carnia per la precisione, dove si sminuzzano e frantumano (dal cui nome Frant) gli avanzi di altri prodotti caseari con varie stagionature, i quali sono amalgamati con panna e pepe. In una vita precedente lo vendevamo nel nostro negozio enogastronomico a Roma sud e invitavamo i clienti a utilizzarlo anche per un’ottima variante della celebre pasta cacio e pepe romana. Con nostro sommo piacere, durante il soggiorno in Friuli per il progetto Alto Adriatico, ne abbiamo assunto in dose superiore alla somma di quanto mangiato finora ad allora!

Una rapida visita alla piazza principale di San Floriano del Collio, paesino con poco più di settecento anime, per godere a 276 metri di altitudine la vista dei vigneti dal punto più alto in zona, slargo dove è situata la chiesa dedicata a San Floriano Martire, e poi un giro per i filari del Collio. Quelli di proprietà di Raccaro, lungo la strada che da Cormòns porta a Brazzano, sono stupefacenti: si trovano alle pendici del Monte Quarin, ma l’aspetto straordinario è che i terreni dove la vite cresce avviluppa la chiesa di Santa Maria, chiamata anche di Santa Apollonia, con origini nell’Alto Medioevo giacché il primo documento rinvenuto dove se ne parla è datato 1319. La chiesetta è talmente importante per l’azienda Raccaro da impreziosire l’etichetta di tutti i vini prodotti con un’elegante effige della medesima. A tal proposito, noi abbiamo testato solamente il Friulano in un paio di differenti millesimi, al fine di far emergere la longevità del vitigno, ma Raccaro, che fa parte della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), produce anche una Malvasia Istriana definita dalla cantina la punta di diamante della loro proposta per via dell’eleganza di cui si pregia, un Collio a base di Friulano, Sauvignon e Pinot Grigio, e infine un Merlot, tutti vini che siamo curiosi di assaggiare al più presto.

Affascinanti e suggestivi sono anche i declivi di Livon, una cartolina ammirevole dove l’ordine sembra apprezzato dalla natura stessa, che di suo non esercità, e tutto ciò l’abbiam notato malgrado l’ardore che ci asserragliava. In condizioni meteorologiche più mitigate devono essere luoghi davvero spettacolari.

Ora a tutti noi necessità una rifrescata, prima di recarci all’aperitivo e la cena che ci attende, quindi torniamo in albergo per poi essere accompagnati grazie a Renato Keber in luogo che promette molto bene, soprattutto per dove è ubicato: Locanda alle Vigne.

Cormons – Subida di Monte – AK+ ENGINEERING – Foto Elia Falaschi © 2024 – https://eliafalaschi.it – https://ak.plus

Si tratta di un ristorante immerso nei vigneti dell'azienda agricola Subida di Monte, un locale inaugurato a inizio 2024, di grandi dimensioni e molto curato, che si prefigge di valorizzare la cucina tradizionale friuliana. Al suo interno vi è un grande camino accogliente, chiamato il Fogolâr che grazie al cielo era spento. Iniziamo con due versioni di bollicine: Perté 2024 uno spumante a base di Ribolla Gialla prodotto da Castello di Spessa, dai delicati e piacevoli toni floreali e fruttati, e il Tanni 2017 un metodo classico pas dosé a base di Chardonnay di Tenuta Stella, con fermentazione inacciaio e tonneau, e in seguito 60 mesi sui lieviti, complesso, fresco ed elegante nelle suggestioni speziate, di agrumi canditi, e burrose. 

Nel frattempo conosciamo Saša Radikon che assieme a Renato Keber ci viziano con alcuni dei loro vini durante la cena.

Alla morte del padre Stanko avvenuta l’11 settembre del 2016, l’azienda Radikon passa nelle mani Saša, che raddoppia gli ettari di vigneto da 12 a 25, e la conseguente produzione annua di bottiglie che ora raggiunge le 85.000 unità. Nel 2023 grazie alla sorella Ivana nasce la linea POP, che preve un Bianco e un Rosso, con una breve macerazione delle uve e una beva più agevole rispetto allo stile per cui la cantina è nota, pur rimanendo un inconfondibile vino di Radikon, sia bene inteso.

Dopo il Friulano (con aromaticità erbacee e officinali, e finale ammandorlato) e il Sauvignon (in linea con i caratteri varietali del vitigno) entrambi 2024 di Branko, un energico Saša ci versa lo Slatnik 2022 che esegue 8/14 giorni di macerazione sulle bucce, un anno di maturazione in botte e almeno quattro mesi in bottiglia, che si rivela di un fruttato succoso e opulento, pesca e albicocca, con cenni floreali e finale minerale; e la Ribolla 2020 che segue la medesima vinificazione dello Jakot (macerazione delle bucce per circa tre mesi in tini troncoconici, in seguito matura per tre anni in botti da 25 e 35 ettolitri, e uno o due anni a seconda dei casi di affinamento in bottiglia), con sentori mielati, speziati e di albicocca disidratata, e che mantiene un sorso dinamico e fresco.

Renato Keber estrae dal cappello due aneddoti: Friulano Riserva Zegla 2008, complesso e armonico, con suggestioni di agrumi disidratati, pesca sotto sciroppo, spezie e fiori essiccati, e un sorso elegante e setoso, minerale e ammandorlato, e il Sauvignon riserva Grici 2010 che se non sbagliamo è la prima annata prodotta da Renato, porta a termine la fermentazione in tonneaux per 12 mesi, elevatura sui lieviti ed ulteriore affinamento di oltre 2 anni in bottiglia, che durante il momento dell'assaggio ci è sembrato di avvertire un sovraccarico della tensione elettrica nel ristorante, e invece era l'esplosione di esoticità e longevità del vino che ci aveva sovrastimolato sensorialmente, con note di frutto della passione e kiwi, agrumi polputi, un sorso ancora vivace, equilibrato e armonico, colmo di materia, e un prolungato finale dedicato alle erbe aromatiche, due vini dei quali serberemo l'emoziante ricordo molto a lungo.

Risalendo il vialetto dove erano parcheggiate le automobili, abbiamo pensato: Perbacco, se non è stata la degna chiusura di una giornata molto intensa, quale altra?

Nelle Terre del Grechetto: Civitella d’Agliano celebra una delle varietà simbolo del centro Italia

Di tanto in tanto, capita che un piccolo borgo diventi il centro del mondo. Succede a Civitella d’Agliano, nella Tuscia viterbese, quando le sue strade antiche e silenziose si animano per accogliere “Nelle Terre del Grechetto”, evento ideato e curato dal giornalista Carlo Zucchetti, che da anni racconta il meglio dell’enogastronomia dell’Italia centrale con uno sguardo appassionato e competente.

In questa terra plasmata da tufi e calanchi, il Grechetto trova una delle sue espressioni più sincere. Vitigno autoctono dalle origini antiche e controverse, si dice che risalga ai coloni greci, da cui il nome, è presente in Umbria e nel Lazio con numerose sfumature e cloni. Ma è proprio nella zona della Tuscia, tra Orvieto e le campagne di Viterbo, che questa varietà riesce a fondere freschezza, mineralità e una complessità aromatica che sorprende anche i palati più esigenti.

Il Grechetto: vitigno di territorio e di carattere

Il Grechetto non è un vino appariscente. È un vino che chiede tempo e ascolto. Dietro il suo profilo spesso discreto, si cela un mosaico di aromi che spazia dai fiori bianchi alla frutta gialla, dalle erbe aromatiche agli agrumi canditi, con una bocca che alterna tensione e rotondità, freschezza e sapidità. È un vino che sa raccontare la terra da cui nasce, con una voce genuina e spesso sorprendente.

In questo senso, la degustazione alla cieca di 59 campioni – provenienti da Lazio, Umbria e zone limitrofe – ha rappresentato il cuore tecnico della manifestazione. Suddivisi per annate (2024, 2023, 2022 e precedenti), i campioni sono stati valutati da un gruppo di giornalisti, produttori e appassionati, dando vita a un confronto vivace e partecipato.

I campioni di Grechetto IGT 2024 più apprezzati che hanno meritato un punteggio di 93 punti:

   •          il Lazio Pensiero di Antica Cantina Leonardi;

   •          il Umbria Grechetto di Argillae;

   •          il Lazio Dottor Belcapo di Fattoria Madonna delle Grazie;

   •          il Umbria Grechetto di Cardeto;

  •       il Umbria Colle Ozio di Leonardo Bussoletti;

Ma la degustazione ha rivelato anche un’evoluzione interessante nel tempo: dai toni agrumati e sferzanti dei vini più giovani, si passa a quelli più complessi e stratificati dei campioni 2022–2021, fino al sorprendente Grechetto IGT bianco L’Annunziata di Benincasa, annata 2022, che ha ottenuto il punteggio più alto (93) per la sua ricchezza aromatica e armonia gustativa.

Anche i due frizzanti Metodo Ancestrale, campioni Colli Bolognesi Pignoletto D.O.C.G. Frizzante e Colli Bolognesi Pignoletto D.O.C.G. Frizzante Vènti, hanno entusiasmato per fragranza e bevibilità, dimostrando come il Grechetto possa dare ottimi risultati anche nella versione rifermentata in bottiglia.

Un evento che è anche una festa

Ma a rendere davvero speciale “Nelle Terre del Grechetto” è stata l’atmosfera che si è respirata per le vie del borgo. Una festa popolare e raffinata al tempo stesso, capace di unire l’approccio tecnico della degustazione alla voglia di condivisione. I banchi d’assaggio, le visite in cantina, i piatti della tradizione cucinati dalle famiglie del posto, la musica e i brindisi in piazza: ogni momento ha contribuito a rendere l’evento un’esperienza collettiva e gioiosa, autentica come il vino che ne è stato protagonista.

Merito anche della visione di Carlo Zucchetti, che da anni lavora per creare un ponte tra cultura del vino, identità del territorio e piacere della convivialità. A Civitella d’Agliano, questo legame è tangibile. E ha un cuore pulsante nella cantina di Sergio Mottura.

Sergio Mottura

La Tana dell’Istrice: la storia di un pioniere

Affacciata sulla piazza centrale del paese, La Tana dell’Istrice è molto più di una cantina: è un luogo di resistenza culturale e viticola, un punto di riferimento per chi vuole capire cosa significhi fare vino di territorio nel Lazio.

Sergio Mottura, di origini piemontesi, è arrivato qui con il padre dalla località di Mottura. Avrebbe potuto seguire una carriera da ingegnere, dopo gli studi a Torino, ma ha preferito dedicarsi alla campagna. È stato tra i primi, fin dagli anni ’90, a credere nel Grechetto come varietà nobile, capace di dar vita a vini longevi e territoriali.

Negli anni ha affinato il suo stile e ha ampliato la produzione, senza mai perdere di vista il rispetto per l’ambiente. Oggi la cantina è certificata biologica, e la sua etichetta più nota Latour a Civitella è uno dei bianchi più apprezzati d’Italia.

Non tutti sanno, però, che Sergio Mottura è anche uno dei pochi produttori del Lazio a realizzare un Metodo Classico di grande eleganza, da uve 100% Chardonnay. Lo ha imparato in Francia, studiando le tecniche di spumantizzazione con la curiosità del perfezionista. Oggi, il suo spumante rappresenta un’eccellenza rara nel panorama nazionale, elegante, sapido e minerale.

«Venivamo dal Piemonte e mio padre mi immaginava ingegnere. Ho studiato a Torino, è vero, ma è qui, tra le vigne, che ho capito chi ero davvero. Il vino è un modo per restare legati alla terra e farla parlare» Sergio Mottura.

Carlo Zucchetti: l’anima gentile della Tuscia del vino

A rendere possibile tutto questo è la visione di Carlo Zucchetti, enogastronomo e divulgatore tra i più autentici e coerenti del panorama italiano. I suoi eventi – da “Nelle Terre del Grechetto” al più noto “I Migliori Vini della Tuscia” – non sono mai solo degustazioni, ma esperienze culturali, momenti in cui il vino torna a essere un ponte tra le persone, un’occasione di incontro e memoria collettiva.

“Gli eventi targati Carlo Zucchetti sono appuntamenti imperdibili perché mettono il partecipante a contatto con le realtà più vere e genuine della Tuscia.”

In un tempo spesso dominato dall’apparenza e dalla comunicazione esasperata, Zucchetti insieme a Francesca Mordacchini Alfani, continua a dare spazio alla sostanza: ai vignaioli veri, alle famiglie che cucinano nelle piazze, ai borghi che raccontano l’anima rurale della “regione che ha per capoluogo Roma”, come suole dire lui, e dell’Italia centrale.

Grazie alla sua passione e alla sua tenacia, Civitella d’Agliano è tornata a essere, per un fine settimana, il cuore vivo e vibrante di un territorio che ha ancora molto da raccontare. E il Grechetto, da vitigno sottovalutato, ha finalmente trovato il palcoscenico che merita. Un particolare ringraziamento, inoltre, al Comune di Civitella d’Agliano, alla Proloco e a Giuseppe Mottura che in veste di produttore e Sindaco, che ha fortemente voluto e contribuito alla riuscita di questo evento.

Trentino: 38ª rassegna del Müller Thurgau, il vino che racconta la Val di Cembra

La Val di Cembra, con i suoi muretti a secco Patrimonio dell’Umanità, le vigne eroiche e le piramidi di Segonzano, si è vestita a festa per accogliere la 38ª edizione della rassegna “Müller Thurgau: Vino di Montagna”. Un evento che, anno dopo anno, conferma il suo ruolo di riferimento per il vitigno simbolo dell’enologia trentina d’alta quota, e che in questa edizione ha fatto registrare numeri da record: oltre 10.000 calici utilizzati, eventi sold out e un entusiasmo che ha travolto pubblico e operatori.

Ma più dei numeri, sono le emozioni ad aver lasciato il segno. Complice il bel tempo, il paesaggio si è mostrato in tutto il suo splendore: una valle scolpita da millenni di fatica agricola, oggi riconosciuta come Patrimonio Agricolo Globale FAO (GIAHS), candidata anche al riconoscimento UNESCO. Qui la viticoltura non è solo agricoltura, è cultura, è bellezza, è identità.

Donne al timone: una leadership concreta

In testa a questo gruppo appassionato c’è Sara Pedri, presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra, al suo secondo mandato. “Questa rassegna non è solo vino, ma racconto di territorio, tradizioni e persone. E quest’anno, più che mai, è stato un racconto corale tutto al femminile.”

Accanto a lei, una squadra di professioniste che hanno saputo fare la differenza. Stefania Casagranda, responsabile dell’Ufficio Stampa, ha dato voce alle storie dei produttori.

Il sindaco di Cembra Lisignago, Alessandra Ferrazza, ha fatto gli onori di casa, incarnando quella sintesi perfetta tra istituzioni e comunità locale. Con la sua presenza costante e calorosa, ha dato il benvenuto ai visitatori con autenticità, dimostrando quanto l’impegno amministrativo possa essere profondamente radicato nel territorio.

A rappresentare la Comunità di Valle, Laura Tabarrelli, presidente dell’Associazione Turistica Valle di Cembra, ha contribuito a promuovere un turismo integrato e sostenibile. Infine, Giulia Zanotelli, Assessore provinciale all’Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca, che ha ribadito l’importanza di sostenere l’enoturismo e le filiere di montagna.

Un vino che parla d’altura

Fulcro della manifestazione sono state come sempre le degustazioni a Palazzo Maffei, dimora settecentesca trasformata per l’occasione nel cuore pulsante della rassegna. Qui i visitatori hanno potuto scoprire le 64 etichette di Müller Thurgau provenienti da Italia, Germania e non solo. Un viaggio nei diversi volti di un vitigno capace di adattarsi alla quota, alla roccia, alle escursioni termiche, regalando sorprese in ogni calice.

A catturare l’attenzione anche la degustazione dei 12 vini premiati al 22° Concorso Internazionale, condotta dal sommelier AIS Michele Girelli: un percorso diviso in tre blocchi – dalle sfumature territoriali alla longevità del Müller – che ha messo in evidenza la ricchezza aromatica e la verticalità gustativa di questo vitigno. Tra i vini premiati spicca il San Lorenz 2024 di Bellaveder, miglior vino italiano, e l’eccellente “In the Mood for Müller” 2023 della tedesca Hammel, che ha ottenuto le menzioni per miglior vino straniero e miglior longevo.

Degustazione dei campioni: Müller Thurgau tra verticalità e finezza

Nel cuore della 38ª rassegna “Müller Thurgau: Vino di Montagna” a Cembra, la degustazione dei 12 vini premiati con medaglia d’oro e d’argento ha offerto un viaggio sensoriale attraverso le altitudini e le interpretazioni di questo vitigno versatile. I vini sono stati suddivisi in tre blocchi da quattro, con un primo gruppo che ha riunito le etichette più premiate. Un filo conduttore emerge netto: frutta a polpa bianca e gialla, tratti vegetali e agrumati, e in alcuni casi sorprendenti ricordi del Riesling Renano.

Primo blocco: i fuoriclasse

  1. Bellaveder – San Lorenz 2024 (Faedo, Valle dei Laghi)

Frutto pieno e maturo al naso: albicocca, mango, agrume candito, salvia. Una vena erbacea fresca anticipa un ingresso di grande freschezza e tensione, seguito da una mineralità decisa e quasi tagliente. Struttura snella, chiusura sapida e precisa.

  1. Cantina di Cembra – Müller Thurgau 2023

Più delicato, elegante, con un naso che gioca su fiori bianchi, note vegetali e frutta croccante. In bocca colpisce la tensione agrumata, la freschezza citrina quasi “cidrina”, e una lunghezza gustativa notevole. Un vino tagliente, con potenziale evolutivo evidente.

  1. Kurtatsch – Graun 2023 (Alto Adige DOC)

Vigneti eroici tra gli 800 e i 900 m s.l.m. Naso vegetale, erbe alpine e albicocca. Sorso fresco, ampio, sapido, attraversato da una costante sensazione di erbe aromatiche. Montagna liquida.

  1. Hammel – In the Mood for Müller 2023 (Pfalz, Germania)

Fermentazione lenta con 6–7 g/L di zucchero residuo. Complesso: idrocarburo, gesso, cenere, con ricordi fumé. In bocca un perfetto equilibrio tra acidità e sapidità, una struttura fine che evolve verso un finale leggermente amaricante, molto elegante.

Secondo blocco: confronto tra annate 2024 e 2023

  1. Hammel – Erste Versuchung 2024 (Pfalz, Germania) – Oro

Il più espressivo: albicocca, pesca, mango e pompelmo rosa, poi una nota vegetale e balsamica. Al palato, esplosivo: sapore citrino e salino, come mordere uno spicchio di limone con sale. Il finale è persistente, con una retro-olfazione da caramelle multifrutto.

  1. Mezzacorona – Castel Firmian 2024 (Trentino DOC) – Argento

Dal cuore della Val di Cembra. Al naso note vegetali nitide. Al palato si mostra secco, agrumato, verticale, con una acidità marcata e un finale amaricante. Classico e ben strutturato.

  1. Gaierhof

Un naso intenso, semiaromatico, con tratti da Sauvignon Blanc: frutta tropicale, pesca, erbe fresche. Al palato mantiene coerenza aromatica, con freschezza sostenuta e una beva dinamica.

  1. Tenuta Gottardi

Profilo più delicato: al naso fiori bianchi e pera. In bocca è fresco e sapido, con una struttura snella che esalta la facilità di beva e la precisione del vitigno. 

Terzo blocco: struttura ed evoluzione

  1. Cavit – Bottega Vinai 2024

Frutta gialla in primo piano, albicocca matura e salvia. Naso dolce, quasi caramellato. In bocca sorprende per ampiezza e mineralità, sostenuto da una buona struttura sapida. Un Müller solare.

  1. Pojer e Sandri – Monogramma 2022

Evoluto ma vitale. Note agrumate e tropicali (ananas, mango), accenni di mandorla e zenzero candito. Sorso fresco e pieno, sapido, con una bella progressione gustativa. Raffinato e già complesso.

  1. Paolazzi – Pietra di Confine 2021

Naso originale, con nota floreale da camomilla, quasi atipica per il vitigno. Poi si apre su frutta bianca e agrumi, con struttura e una leggera morbidezza che non penalizza la freschezza.

  1. Pelz – Müller Thurgau 2017

Il vino più evoluto in degustazione. Mostra grande corpo e carattere: frutta secca, mandorla, note terziarie ben integrate. Ancora vivo grazie a una freschezza che sorprende, lunga persistenza. Un classico da meditazione, che dimostra quanto il Müller Thurgau sappia anche sfidare il tempo.

La valle si racconta: cammini, show e calici in bici

Ma il vino è stato solo una parte del racconto. Il trekking “Heroes” sul Cammino delle Terre Sospese, tra Lona e le spettacolari piramidi di terra di Segonzano, ha condotto i partecipanti attraverso natura incontaminata e soste golose: formaggi caprini, speck, Schiava e Müller in abbinamenti memorabili.

Altro momento da ricordare, lo showcooking thailandese “Il giro del mondo in 80 Müller”, dove lo chef Ouiche ha mostrato la straordinaria versatilità del Müller Thurgau anche con la cucina asiatica. Il tutto completato dalla suggestiva cena sotto le stelle sul viale, con asado argentino, danze spettacolari e il pubblico incantato dai campioni del mondo under 16 in danze latinoamericane.

Anche l’esperienza “Cantine in sella”, a bordo di e-bike tra le vigne e le cantine della valle, ha entusiasmato i partecipanti, confermando la Valle di Cembra come meta ideale di enoturismo sostenibile e attivo, dove ogni scorcio diventa cartolina e ogni sorso una scoperta.

Un futuro che profuma di roccia e vento

“Siamo felici dell’entusiasmo che ha accompagnato questa edizione – ha dichiarato Sara Pedri, presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra –. Ogni evento ha registrato il tutto esaurito e molti ci hanno fatto i complimenti per la qualità dell’organizzazione e per la varietà delle proposte. Ma la cosa più bella è che sempre più persone, anche da fuori regione, stanno scoprendo la magia della nostra valle e del suo Müller Thurgau”.

Un vino che sa parlare di roccia, altitudine, vento e fatica. Che oggi più che mai si inserisce perfettamente nei nuovi trend del consumo, con i suoi profumi agrumati, la freschezza tesa e la capacità di invecchiare con grazia. Un vino che guarda al futuro, senza mai dimenticare le sue radici.

E così, tra calici, cammini e cultura, la 38ª edizione di “Müller Thurgau: Vino di Montagna” ha saputo ancora una volta trasformare un piccolo vitigno in una grande esperienza. Con lo sguardo che corre tra i vigneti terrazzati e la voglia di tornare, l’anno prossimo, a brindare in questo angolo d’alta quota che profuma di autenticità.

I 19 vini premiati al 22° Concorso Internazionale

Anche quest’anno il concorso ha confermato l’elevata qualità della produzione Müller Thurgau in Italia e in Europa. Su 64 etichette in gara, solo 19 sono salite sul podio, come da regolamento (massimo 30% dei partecipanti). Ecco tutti i vincitori, degustati alla cieca da una giuria composta da enologi, sommelier e giornalisti, secondo il metodo Union Internationale des Œnologues.

Medaglie d’Oro

(87,54 – 89,091 punti)

  • Bellaveder – San Lorenz 2024 (Trentino DOC)
  • Hammel – In the Mood for Müller 2023 (Pfalz, Germania)
  • Azienda Agricola Giorgio e Federico Paolazzi – Pietra di Confine 2021 (IGT Vigneti delle Dolomiti)
  • Pojer e Sandri – Monogramma 2022 (IGT Vigneti delle Dolomiti)
  • Cembra Cantina di Montagna – Müller Thurgau 2023 (Trentino DOC)
  • Hammel – Erste Versuchung Rivaner Trocken 2024 (Pfalz, Germania)

Medaglie d’Argento

(86,63 – 87,45 punti)

  • Mezzacorona – Castel Firmian 2023 (Trentino DOC)
  • Cavit – Bottega Vinai 2024 (Trentino DOC)
  • Cortaccia – Graun 2023 (Alto Adige DOC)
  • Gaierhof – Müller Thurgau 2024 (Trentino DOC)
  • Pelz – Müller Thurgau 2017 (IGT Vigneti delle Dolomiti)
  • Tenuta Gottardi – Müller Thurgau 2023 (Trentino DOC)

Medaglie di Bronzo

(85,8 – 86,54 punti)

  • Azienda Vinicola Nicolodi Alfio – Müller Thurgau 2023 (Trentino DOC)
  • Cantina Aldeno – Athesim Flumen 2024 (Trentino DOC)
  • Cantina La Vis – I Classici 2024 (Trentino DOC)
  • Cantina Produttori Valle Isarco – Aristos 2024 (Alto Adige DOC)
  • Fondazione Mach – Müller Thurgau 2023 (Trentino DOC)
  • Villa Corniole – Pietramontis 2023 (Trentino Superiore Valle di Cembra DOC)

Winzerverein Hagnau – Fass 247 2023 (Germania)

La Carnia e i PiWi: Roberto Baldovin ha piantato salde radici nel futuro

In Friuli l’Occidente geografico è segnato dal Tagliamento e da una sequenza alpestre molto varia di picchi e valli, a segnare percorsi montani accidentati e più consoni alla pastorizia che non alla viticoltura. Paesaggi emozionanti, segnati dal carsismo, con altimetrie che corrispondono ad aree particolarmente benedette sia da ricchi strati sedimentari minerali – talvolta gessosi – che da forti escursioni termiche, dove l’alveo del fiume non è lontano e garantisce la necessaria riserva idrica. 

È in questo territorio che Roberto Baldovin, ricercatore ambientale e di particolare perspicacia, decide di sviluppare un areale che, parole sue, “è indisciplinato ma tende al classico”, orientandolo per agronomia con l’introduzione dei vitigni resistenti, i PiWi, dall’acronimo tedesco che inquadra una intera famiglia di specie di viti resistenti agli agenti patogeni fungiformi. Varietà ben radicate ormai tra l’Alsazia e le Alpi Austriache fino al nostro Alto Adige, dove sono sempre più diffuse.

Affascinato dalle ibridazioni PiWi che consentono di ridurre gli interventi protettori su base chimica delle viti, Roberto studia e sperimenta, tra instancabili analisi di laboratorio e dati dalla sua stazione meteo, ottenendo infine l’autorizzazione regionale a coltivare, nel territorio di Forni di Sopra, vitigni come il Solaris, il Sauvignon Kretos, e il Soreli. A questi si aggiungono più di recente altri PiWI come Julius, Merlot Kanthus, Nermantis, Cabernet Cortis, e le versioni “resistenti” di Pinot – ma è una storia che racconteremo presto in futuro. 

L’idea era combinare la resistenza delle specie vinifere, la loro incredibile capacità di fotosintesi delle foglie, alle difese naturali del territorio da temperatura bassa a fortissima ventilazione, per raccogliere tutta la ricchezza biologica degli acini nei mosti.

Dapprima con la sua propria cantina omonima, poi con i due soci in Cantina 837 (numero dell’altitudine geografica della cantina), ha creato vini fermi e vini frizzanti *sur lies*. Questi ultimi rifermentano in bottiglia grazie alla preservazione di una minima quantità di lieviti che, rimanendo in attività, prevengono ogni degradazione e aggiungono bollicine in maniera assolutamente autonoma.

A ciò si unisce la sapiente scelta di botti francesi e americane, a combinare i risultati in cantina nell’armonia di gusto ricercata dall’autore. Siamo in una forma artistica, poetica, della creazione di referenze il cui gusto è non solo originale e incontaminato, ma identitario di un territorio che cresce in notorietà di pari passo al crescere del gradimento dei vini da vitigni resistenti.

Cantina 837 e Roberto Baldovin hanno presentato la scorsa settimana in anteprima, a un ristretto gruppo di partecipanti, la produzione 2024, consentendone la degustazione presso la loro enoteca e anche in alpeggio nelle loro tenute.

Proprio in questi giorni si è svolto infatti, a Forni di Sotto, il “Simposio Adâlt”, evento coordinato anche da Roberto Baldovin, a cui partecipano produttori PIWI di tutto il mondo e che intende far scoprire il territorio della Carnia trattando di sviluppo sostenibile, di viticoltura in montagna, di sperimentazioni e nuovi incroci: https://simposio.fornidisotto.com

Parliamo quindi della Carnia e dei suoi vini bianchi d’eccezione per gusto rotondo e complesso, generati da rese basse e selezioni molto accurate.  Il frizzante “Esmeraldo” (premiato con la Medaglia d’Oro ai PiWi Awards) di Roberto Baldovin vede il Sauvignon Kretos affermare una bella ed elegante persistenza di frutti tropicali e pesche gialle, accompagnata da sentori di lieviti ed erbe di montagna. 

Il gemello di processo, di Cantina 837, è il  “Prinzípi”, interprete del Solaris, un clone del tedesco Ührling della famiglia dei Riesling: bocca voluminosa e soddisfacente, ad accompagnare il gusto di un’amplissima gastronomia bianca.

Tra i fermi, eccelle la comparazione dei bianchi da uve Solaris, ossia tra “Vicus” di Cantina 837 e “PriMo” di Roberto Baldovin, dove Vicus esprime la ricchezza minerale del territorio e il suo donarsi al gusto originale, PriMo rappresenta di contrappunto l’arte e la poesia della creazione in cantina: a partire dalla esasperata selezione degli acini, fino a quella leggera macerazione in più sulle bucce che ne determina un corredo aromatico e gustativo inimitabile come il suo colore di delicata ambra.

Andiamo a gustare quindi il “Vant”, ultimo nato di Cantina 837 ed espressione del Sauvignon Kretos in purezza. Siamo molto vicini agli aromi e al corredo gustativo del Sauvignon neozelandese, con una distanza marcatissima dagli omologhi francesi. Si privilegiano profondità e mineralità, accantonando le forti insorgenze aromatiche. Bello davvero per colore, olfatto e gusto, tutti a esprimere la bellezza degli alpeggi della Carnia.

Lo segue il “Mezán”, blend di Sauvignon Kretos e di Solaris per Cantina 837, immaginato in proporzioni sempre mutevoli e degne numericamente del “Rasoio di Occam”: ogni annata degustata esprime il crescendo della sintesi di queste due incredibili uve, spinte da una biologia ricchissima, bene amministrata tra botte e anfora in cemento, e lasciata pressoché incontaminata a offrire gusti fruttati e di pietra focaia immersi in flussi erbacei alpestri.

Lasciamo il podio della degustazione ad “Artemis”, il vino che Baldovin dedica ad Andromaca e alla sua languida sofferenza per il destino di Ettore. Questo vino è forse la sintesi poetica delle sue idee, disegnando combinazioni cangianti di Solaris e Sauvignon Kretos con il Soreli, un ibrido originalmente friulano da Ribolla Gialla, Malvasia e – appunto – Friulano a definirne l’imparentamento con la Doc Collio Bianco.

Sensazionali note di mela e pesca gialla si alternano a cremosità quasi tattili di cioccolato bianco unite a sbuffi di fiori d’acacia, invitando al gusto di una boccata persistente e circonflessa da erbe e mentuccia nel finale.

È proprio questo il vino che nella degustazione ci rinvia all’est del Friuli, il Collio, ed è bella la presenza tra i degustanti di Marta Venica, giovane espressione e spin-off della notissima azienda di famiglia Venica & Venica, ad apprezzare il tratto d’unione identitario tra i due estremi del territorio friulano. È una storia che questi giovani produttori scriveranno in contemporanea, ben radicati nel futuro.

A noi resta l’immagine della Carnia, indisciplinata e pur amante del classico, di Roberto Baldovin, a promettere la crescita di queste bellezze gustative originali ed estremamente sintoniche con la natura di quelle altitudini: zone emozionanti che meritano la visita e l’esperienza di ogni appassionato di montagne e di vini.

https://www.cantina837.it