A Battipaglia la vita rurale della Piana del Sele nella galleria di immagini del ristorante gourmet Cinque Foglie e nella nuova cantina

Oltre un anno di lavori incessanti per la famiglia Adinolfi, imprenditori salernitani attivi nel settore della quarta gamma e dell’hospitality di qualità. Il sogno di Giovanni, realizzare un qualcosa di unico nel territorio di Battipaglia, si è realizzato con la presentazione della galleria permanente di immagini storiche della Piana del Sele e della nuova cantina vini del gourmet Cinque Foglie, uno dei punti gastronomici in capo all’Hotel Commercio assieme al lounge Linfa e al ristorante Le Radici.

La nuova cantina vini

Un autentico tempio del vino, per tutti gli appassionati che desiderano condividere la gioia dell’apertura di una bottiglia di prestigio o per un brindisi da aperitivo prima di accomodarsi nell’elegante sala fine dining e continuare al tavolo con le portate di chef Roberto Allocca. Quasi 1500 referenze con alcune storiche verticali accompagnate dal racconto negli abbinamenti del direttore ed f & b manager Ivan Mendana Fernandez.

Il progetto Cinque Foglie

Dall’ingresso, attraverso una mostra permanente di scatti fotografici del territorio, all’experience dell’ala degustazione riservata ai clienti del Cinque Foglie, parte la narrazione del primo e unico ristorante gourmet a Battipaglia ad aver ricevuto la menzione speciale nell’ambita Guida Michelin.

Il progetto si arricchisce di ulteriori elementi, che prendono la forma di racconto multisensoriale destinato non soltanto alla sosta fine dining, ma anche alla conoscenza della cultura storica e della “fatica contadina” di coloro che hanno preservato le tradizioni agricole nella pianura salernitana del fiume Sele.

Il tabacco, settore che rappresenta gli inizi dell’attività familiare, ma anche pomodori, cotone, bufale, risaie e, ovviamente, insalate e prodotti ortofrutticoli, fonti inesauribile di primizie per le popolazioni residenti.

La famiglia Adinolfi

Giovanni Adinolfi e prima di lui il padre Giuseppe e il nonno Antonio sono coltivatori e commercianti nel settore ortofrutticolo sin dal secondo dopoguerra a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Dai 5 ettari iniziali, ricavati dalla cessione terreni a seguito della riforma fondiaria, si è giunti agli attuali 270 ettari di proprietà, che diventano oltre 500 comprendendo quelli dei conferitori dell’agro pianeggiante del Sele, tra Pontecagnano e Paestum.

Un vero e proprio impero agricolo con 320 dipendenti e 24 referenze prodotti, destinate alla grande distribuzione, al consumatore privato e al settore Ho.Re.Ca. tramite legami commerciali radicati in Italia e in tutta Europa.

Ma il sogno di Giovanni, della moglie e dei figli Francesca, Giuseppe ed Ida non poteva fermarsi all’amore per la rucola: dal ricordo degli studi d’infanzia e dalle esperienze giovanili maturate nella gestione di hotel e strutture di prestigio, decise di investire energie e risorse nel recupero dello storico Hotel Commercio a Battipaglia e nella ristorazione di altissima qualità con Le Radici prima e la sala gourmet Experience poi, divenuta Cinque Foglie, due versioni differenti della proposta gastronomica ai clienti dell’hotel e agli ospiti esterni.  

L’incontro con lo chef Roberto Allocca

Alla guida della cucina c’è Roberto Allocca, avellinese d’origine, dal percorso professionale intenso e prestigioso. Dalla scuola dei maestri Enrico Derflingher, Alfonso Iaccarino e Paolo Barrale, dalla conquista della stella Michelin come Executive Chef del Relais Blu alle esperienze al Marennà e all’Hotel Le Agavi, la sua cucina è fatta di rispetto, tecnica e poesia.

Ogni piatto è un racconto sussurrato, un invito alla scoperta lenta, un equilibrio tra emozione e misura. Una proposta elegante e concreta, che muta in funzione della stagionalità degli elementi, basata sulla forza della tradizione, sulle contaminazioni e sull’originalità fuori da schemi e vincoli.

I menù proposti trasformano virtualmente le immagini viste in galleria in contenuti reali di emozioni tutte da assaggiare. Due le degustazioni tra le incursioni mediterranee nel “Nostos” a mano libera – 8 soste ad € 110,00 e la visione pionieristica di eccellenti produttori di primizie di quarta gamma ne “L’Orto di Francesca” – 6 soste ad euro 90,00. Per chi desidera “contaminare” le varie tappe la possibilità di optare per la carta e comporre a propria scelta il percorso.

Antonio Tancredi di Diametro 3.0 protagonista dell’Altograno Experience targata Molino Casillo

Spicchi d’autore con Molino Casillo

Una serata all’insegna dell’eccellenza, della ricerca e della visione contemporanea della pizza: è quella che vedrà protagonista Antonio Tancredi, founder e pizza chef di Diametro 3.0 a Casoria e l’azienda molitoria Molino Casillo. Mercoledì 4 marzo alle ore 20.00 Tancredi porterà alla scoperta del nuovo sfarinato rivoluzionario con Altograno®, l’innovativa farina da grano 100% italiano, macinato secondo un processo brevettato che preserva le parti più nobili del chicco. La serata experience prevede un menu degustazione al costo di 30 euro, un viaggio gastronomico capace di coniugare tecnica, leggerezza e profondità aromatica.

Le creazioni del re della Scrunchy, studiate per esaltare le caratteristiche strutturali e nutrizionali della farina, saranno: Marinara gialla con crema di datterino giallo aglio origano di montagna e olio evo; Puttanesca di baccalà con fior di latte, salsa alla puttanesca, terra di olive nere Caiazzane, baccalà affumicato e all’uscita emulsione di prezzemolo. Ed ancora Dolce incontro con fior di latte, funghi cardoncelli, nocciole tostate, speck del Tirolo e miele di acacie e per concludere Norvegese con rucola selvatica, salmone affumicato, stracciata di vaccino e zeste di limone. «Serate come questa dimostrano quanto sia fondamentale il dialogo tra pizzaioli e aziende. Solo attraverso il confronto e la sperimentazione possiamo far evolvere il nostro settore, mantenendo sempre altissima la qualità» dichiara Antonio Tancredi.

L’Altograno Experience si conferma così un appuntamento di riferimento per i professionisti dell’arte bianca, un laboratorio di idee e sapori in cui tecnica, sostenibilità e cultura del grano si incontrano per tracciare nuove prospettive nel mondo della pizza contemporanea.

Per Antonio Tancredi e Diametro 3.0, la partecipazione all’evento rappresenta un ulteriore tassello in un percorso di crescita che mette al centro studio, passione e valorizzazione delle eccellenze italiane.

Per Info e prenotazioni

Diametro 3.0 Traversa Via Michelangelo 9/11 – Casoria (Na)

4 Marzo ore 20.00

 081 014 3001

347 234234

https://prenotadiametro30.guestplan.it/

La cucina stellata di Luigi Tramontano di O me o il mare a Gragnano incontra l’arte di Gabriele Leonardi

O Me O Il Mare suona come un ultimatum… ed in effetti lo è. Era quello che cinquant’anni fa la madre di Luigi Tramontano fece al marito Antonio intimandogli di scegliere tra una tranquilla vita familiare o quella disagiata e imprevedibile, come chef di bordo su navi da crociera. Antonio scelse la prima e con essa portò a terra la passione per la cucina trasmessa a Luigi, che oggi si esprime ad altissimi livelli da O Me O Il Mare: aperto infatti nell’aprile 2024, il successivo ottobre conquistava già la stella Michelin. 20Italie era già stato in questo luogo magico: Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: O Me o il Mare Restaurant.

Affianco a Luigi in un percorso iniziato nel 2004 da Don Alfonso a Massa Lubrense e passato attraverso l’Excelsior Vittoria di Sorrento e Le Agavi di Positano, la moglie Nicoletta Gargiulo, insignita del titolo di Miglior Sommelier 2026 da L’Espresso, già miglior sommelier d’Italia AIS nel 2007, unica donna nell’albo d’oro dell’Associazione Italiana Sommelier, insieme a Lucia Pintore (1987) e a Ilaria Lorini, attualmente in carica.

La filosofia creativa di O Me O Il Mare  s’incentra sul mare ed è la stessa che ispira il pittore livornese Gabriele Leonardi nelle sue opere. Da questo comune denominatore, è nata  un’originale cena a quattro mani, quelle di Leonardi e di Tramontano: un connubio tra arte e cucina, “perché la cucina è un’arte: le cromie e la combinazione degli ingredienti in un piatto rappresentano un’opera a tutti gli effetti”, ha commentato Leonardi.

Ispirato alla pittura in chiave fiabesca di Antonio Possente, di cui è stato allievo, Gabriele Leonardi si definisce un pittore del mare. Il mare infatti costituisce il soggetto principale delle sue opere in due filoni artistici: quello degli abissi e quello dei ricordi, rappresentati attraverso un tratto ironico e leggero.

La sardina, uno dei temi più cari a Leonardi, incontra e incarna alcuni dei momenti più preziosi dell’infanzia dell’artista: in Rubber Ducky Day vola su un mare in tempesta attraversato dalla paperella di gomma gialla che caratterizza il bagnetto dei bimbi; in Cinque Stelle Cadenti nuota in un cielo blu stellato nel ricordo di una notte estiva oppure, ne La Big Bubble, su uno sfondo rosa shocking, gonfiando un palloncino della mitica gomma da masticare.

E non è forse il tema della memoria ricorrente e preponderante anche in cucina?

Così la prima proposta di Luigi Tramontano porta nel piatto il ricordo, oltre al soggetto più caro a Gabriele Leonardi. Le mie alici arreganate sono l’interpretazione di un piatto povero della tradizione, un piatto delle nonne, costituito da pochi ingredienti dove a spiccare, oltre al pesce azzurro e al prezzemolo, è l’origano (da qui l’aggettivo arreganato). La rivisitazione dello chef non perde di vista la semplicità degli ingredienti ma veste di eleganza le alici con una farcia di pesce, alghe e limone, zabaglione ai capperi, pane croccante aromatizzato all’origano e salsa verde.

La mischia francesca riporta di nuovo a tavola la tradizione, quella povera della pasta mista, ottenuta da spezzoni di pasta avanzati di formati diversi, spesso utilizzata nelle zuppe. In quella di Luigi Tramontano, l’ingrediente principale è il polpo, soggetto favorito nel filone abissi di Leonardi. Fondo di brodo di polpo, ragù di polpo, crema e spuma di patate e dragoncello determinano un connubio perfetto tra tendenza dolce e sapidità marina e abbracciano la mischia francesca in un’elegante tazza da tè di fine porcellana bianca.

L’abbinamento vino fatto da Nicoletta Gargiulo porta in tavola Quintaluna 2021 verdejo in purezza della cantina Ossian, in Castiglia e Leon. Un sorso che racchiude il respiro del mare – grazie ai sentori agrumati e iodati – caratterizzato da texture elegante, per la sosta prolungata sulle proprie fecce.

Il primo piatto, lo spaghettone di Gragnano con alici, finocchi e carpaccio di pesce azzurro è uno dei piatti firma di Luigi Tramontano, che meglio rappresentano il suo percorso evolutivo.

Finocchio e finocchietto determinano una sottile trama aromatica che incornicia sapore e sapidità marina portati da tartare, carpaccio di tonno e sferette di colatura di alici. Ne risulta un boccone ricco e strutturato che si completa nell’abbinamento al Fiano di Avellino DOCG Riserva 2019 I Favati, compagno anche del piatto successivo.

Spazio alla creatività e all’innovazione nella portata che segue, assaggiata in anteprima: una crepe di seppia, ripiena di zucca e mandarino, servita con una maionese d’ostrica. Le pennellate di colore nel piatto si riconducono direttamente a una delle opere di Gabriele Leonardi: la Sardina in Blu è infatti la rappresentazione di un caleidoscopio e della sua ricchezza di forme e colori. Il piatto si ricollega alla rappresentazione non solo per la composizione cromatica ma anche per la complessità degli aromi: la dolcezza agrumata del mandarino è un’onda che degrada nella tendenza dolce della zucca e avvolge la nota salina dalla maionese all’ostrica.

Il pre-dolce granita e gin mare, rinfresca e introduce al dessert vero e proprio. Qui Luigi Tramontano ha usato il piatto come una tela dipingendo la propria visione del mare.

In Riva al mare ricorda un atollo o un tratto di spiaggia, disegnato con una mousse di mandorle e mandarini, dove la sabbia è rappresentata dalla crema al caramello e crumble al cacao, i ciottoli da piccole mandorle caramellate, le alghe da pan brioche al pistacchio e il mare da un infuso di blu curaçao.

Una suggestiva chiusura che con un elegante punto di ricamo conclude la trama dell’intera serata, in cui lo chef Tramontano ha sorpreso la platea dei suoi ospiti anche grazie a preziosi dettagli: dal tris di amuse-buche di crescente intensità gustativa, ai grissini con alghe di mare per finire con le piccole rose di pane ripiene di broccoli.

Alcune delle opere d’arte di Gabriele Leonardi rimarranno esposte all’interno di O Me O Il Mare per alcuni mesi, esperienza già sperimentata dall’autore in altri ristoranti rinomati come il Pascucci al Porticciolo a Roma o La Capinera a Taormina.  Il ristorante diventa dunque una galleria d’arte sui generis oltre che il luogo di elezione del pittore livornese per esporre le proprie opere: ammirare un quadro durante un momento conviviale e di relax è una vetrina privilegiata, che mette in contatto direttamente l’appassionato con l’artista, senza passare dalle più canoniche gallerie d’arte.

O Me O Il Mare

Via Roma, 45

80054 Gragnano (NA)

Gabriele Leonardi Art Gallery

57016 Castiglioncello (LI)

Maturazioni apre a Pomigliano d’Arco

Nasce la nuova pizzeria con laboratorio produttivo del brand

Maturazioni cresce e apre le porte a una nuova casa. Nei prossimi mesi il brand fondato da Antonio Conza e Gabriella Esposito inaugurerà una nuova pizzeria a Pomigliano d’Arco. In questa nuova sede continua il filo rosso che ha sempre guidato il progetto: crescita interna, valorizzazione delle persone ed empowerment femminile.

Alla guida del forno di Pomigliano ci sarà infatti Tonia Martone, volto già conosciuto e amato dal pubblico della sede di San Giuseppe Vesuviano, dove negli anni ha costruito il suo percorso passo dopo passo. Dalla sala alla cassa, fino al banco e alla formazione come pizzaiola, Tonia rappresenta in modo concreto la visione di Maturazioni: investire sulle persone prima ancora che sui ruoli.

Un percorso fatto di studio, affiancamento e responsabilità crescenti che oggi la porta a diventare pizzaiola resident della nuova sede di Pomigliano, con un ruolo centrale in un progetto che mette la donna al centro anche in un settore storicamente a prevalenza maschile.

L’apertura della nuova sede nasce come conseguenza del grande riscontro ottenuto con Amangiare, che ha brillantemente superato ogni previsione e confermato quanto il progetto fosse pronto per un’evoluzione naturale. Non solo: l’apertura di Pomigliano prende forma dalla volontà del brand di approcciare un’espansione lenta ma consapevole, costruita in prima persona dai fondatori.

Il laboratorio della nuova sede diventerà il cuore produttivo di Maturazioni: qui verranno gestiti impasti, processi e controlli, così da garantire la stessa qualità e lo stesso menù in tutte le sedi, in Campania e fuori regione. In questo modo, la crescita del brand resta sostenibile, con ogni fase della produzione sempre monitorata direttamente, mantenendo coerenza, identità e standard elevati in ogni apertura futura.

Maturazioni aprirà, infatti, anche a Roma nei prossimi mesi e sta valutando nuovi spazi in altre città italiane, tra cui Firenze, Bari e Milano. Le proposte dall’estero – Dubai compresa – per ora possono aspettare.

E mentre Pomigliano si prepara a diventare il nuovo punto di partenza, lo sguardo è già rivolto alla Capitale: Roma, ora tocca a te!

Non solo Festival: a Sanremo tra Ariston, musica e la vera pizza napoletana di Pizzeria Senese

Mentre i riflettori del 76° Festival della Canzone Italiana si accendono sul palco del Teatro Ariston, a soli 7 minuti dal cuore pulsante della kermesse, la Pizzeria Senese si conferma la destinazione gastronomica d’elezione per artisti, addetti ai lavori e appassionati della grande cucina.

Firmata da Giovanni Senese, talento puro e visione avanguardista, la pizzeria Senese di Via Scoglio è oggi il tempio della Napoletana in evoluzione, un’identità culinaria premiata con i prestigiosi 3 Spicchi dal Gambero Rosso. 

Oltre il Festival: il palcoscenico della pizza firmata Giovanni Senese

In una Sanremo vibrante e affollata, Pizzeria Senese offre un rifugio di alta qualità dove la tradizione campana incontra la ricerca contemporanea. Giovanni Senese porta in tavola un concetto di pizza che va oltre il semplice disco di pasta: è un racconto del territorio, della stagionalità e di una tecnica millimetrica.

L’evoluzione è nel piatto: la pizza di Giovanni Senese si distingue per un impasto frutto di lunghe maturazioni, un cornicione alveolato e leggerissimo, e topping che seguono il ritmo della natura, molti dei quali provenienti dall’orto sinergico di proprietà dello Chef.

La posizione strategica: Situata a soli 7 minuti dal Teatro Ariston, la pizzeria Senese rappresenta la fuga perfetta dal caos del centro, garantendo un’esperienza di eccellenza in un’atmosfera accogliente e ricercata.

 Un’eccellenza da 3 spicchi Gambero Rosso

Il riconoscimento dei 3 Spicchi Gambero Rosso non è solo un premio alla qualità, ma la conferma che Pizzeria Senese di Giovanni Senese è tra le migliori espressioni dell’arte bianca in Italia. Durante i giorni della kermesse canora, il locale diventerà un punto d’incontro dove l’armonia dei sapori fa eco a quella delle melodie del Festival.

Senese Pizzeria

Via Scoglio, 14, 18038 Sanremo IM

Telefono: 0184 189 7825

Salvatore Santucci apre al Vomero con tanta passione e con i suoi celebri impasti

Chi dice che la tradizione non si possa sposare con la creatività e l’evoluzione?

E’ su questa filosofia che si basa l’arte di Salvatore Santucci, ambasciatore e Istruttore senior della Associazione Verace Pizza Napoletana nel mondo e formatore internazionale del Gambero Rosso, che lo scorso novembre ha inaugurato in via Giotto, a due passi da Piazza Medaglie d’Oro, il suo nuovo locale napoletano.

Di concept pulito ed essenziale, alterna elementi estrosi – come lo scatto di Oliviero Toscani che immortala Santucci in una posa semiseria – a elementi tipici dell’iconografia napoletana.

Abbiamo avuto occasione di visitarlo per assaggiare alcune delle creazioni più note e alternarle a due chiacchiere col Maestro Pizzaiolo.

Salvatore Santucci ha le mani in pasta dall’età di nove anni, da quando, dopo scuola, andava a imparare il mestiere nella pizzeria di quartiere, a Forcella. Di strada ne ha fatta, sia materiale in giro per il mondo che professionale, tanto che oggi può vantare i tre spicchi nella Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso oltre ad essere l’ideatore della filosofia BSB – Buona, Sana e Bella – applicata alla pizza: “La pizza deve essere Buona perché va messa al pari della cucina degli Chef, Sana, perché bisogna avere consapevolezza di ciò che mangiamo per il nostro benessere, e anche Bella da vedere.”

Iniziamo dalla Montanara con Genovese, come tradizione comanda: una nuvola soffice e asciutta che non si fa sopraffare dal condimento, anch’esso leggero e cremoso.

Continuiamo con i Lapilli del Vesuvio, prima nota fuori dal coro:  ritagli di pizza con impasto al carbone, conditi con Nduja di Spilinga, salsa di pomodorino Cesarino e filamenti di peperone dolce. Il colpo d’occhio fa pensare a una creazione pop di Andy Warhol, ma è all’assaggio che ci convince e ci conquista per il corretto gioco di equilibri: la lieve sensazione amaricante del carbone in impasto viene bilanciata dall’aromaticità e dalla piccantezza della Nduja a sua volta equilibrata dalla tendenza dolce del pomodorino Cesarino e dei filamenti di peperone.

La Margherita ci riporta di nuovo ai canoni della Pizza Verace, ma ci introduce al mondo degli impasti alternativi di Santucci. “Quindici sono quelli che si alternano sul menù, ma solo quattro quelli stabili: il verace o tradizionale e poi quelli che definisco alternativi. Con essi il cuore verace si veste con qualcosa di diverso.”

Farina 0, un lievito madre di venticinque anni (‘o creaturo, lo chiama Salvatore) e lievito di birra come starter, sono alla base dell’impasto verace di Santucci, che caratterizza la nostra Margherita, condita con pomodoro San Marzano, mozzarella e basilico. I tre impasti alternativi invece integrano rispettivamente carbone, curcuma e nove cereali.

Maestro d’impasti ma anche attento nella scelta e nell’abbinamento degli ingredienti da usare sui topping: “Non più di tre. Riesco a sentirne il gusto, prima ancora di assaggiare il risultato finale”, capacità innata ma anche coltivata grazie allo studio e all’affiancamento a maestri di cucina come Heinz Beck.

Nell’ordine, la pizza Marinera è la versione nera della classica marinara: il condimento abbina pomodoro San Marzano e Piennolo oltre ad aglio, origano e pecorino romano. Succulenta ed equilibrata, richiama un boccone dopo l’altro. La Gialla in Crosta è golosa, grazie al connubio tra l’aromaticità dell’impasto alla curcuma e l’opulenza del topping  di pancetta, pomodorini gialli, crema e granella di pistacchi.

Non da meno la Fossa & Fichi, che sfrutta il più classico degli abbinamenti a contrasto, pecorino di fossa e confettura di fichi, sull’impasto rustico ai nove cereali.

Un percorso di degustazione che partendo da una grande base, l’impasto verace, ce ne mostra le molteplici possibilità. E’ come ascoltare Toccata e Fuga di Bach prima interpretata dal classico organo a canne e poi nella moderna versione elettronica dei Symphonics: il valore della composizione rimane indiscusso, semmai arricchito.

Apprezzabile anche l’attenzione agli abbinamenti proposti di volta in volta al calice. Anche in questo caso siamo partiti dalla tradizione, con Gragnano Ottouve di Salvatore Martusciello, fino ad arrivare all’intrigante cocktail Santexperience, un mix di Franciacorta e albicocca pellecchiella del Vesuvio, passando per Nero Metà – aglianico vinificato in bianco – di Mastroberardino, senza dimenticare il più popolare degli abbinamenti alla pizza: birra bionda e birra ambrata Paulaner alla spina.

Salvatore Santucci Pizzeria

Via Giotto, 14

Napoli (NA)

Il pastificio 28 Pastai al Pitti Taste 2026 di Firenze ospite dell’osteria contemporanea Casa Ciabattini

Durante una cena presso Casa Ciabattini a Firenze abbiamo assaporato alcuni piatti di pasta del Pastificio “28 Pastai” di Gragnano, marchio italiano al 100%.

In occasione di Pitti Taste che si è svolto dal 7 al 9 febbraio alla Fortezza da Basso di Firenze, viene ogni anno organizzato il “Fuori di Taste” in vari locali del capoluogo toscano. A tavola con noi c’era Elena Elefante, CEO aziendale, che ci ha illustrato l’ambizioso progetto. L’attuale pastificio artigianale nasce nel 2019, anche se vanta una storia centenaria. Dopo oltre 2 anni di ricerche i primi prodotti vengono posti sul mercato nel 2021.

Il nome deriva dal numero di mulini che erano presenti in passato sulla Valle del territorio campano. La pasta di 28 Pastai nasce con il preciso obiettivo, in primis, di essere buona  e soprattutto sana. Un prodotto che pone al centro la persona, non solo il piatto. È una pasta a basso indice glicemico, certificata Zero Pesticidi e Zero Glifosato, realizzata con una miscela speciale registrata di grani tutti italiani, completamente tracciata in blockchain da Authentico, sostenibile nel pack (sia nel materiale sia nel design destinato al riutilizzo) e nei processi produttivi.

Grazie ad un QR code presente su ogni confezione, il fruitore può accedere a un sistema di trasparenza totale: celle di essiccazione, temperature, lotto di provenienza del grano e ogni fase di filiera.

Un’ ampia gamma di paste prodotte a marchio Gragnano Igp con vari formati che variano da quella corta a quella lunga, dalle penne rigate agli spaghetti alla chitarra. La lavorazione segue i canoni della tradizione di Gragnano: trafile in bronzo e vera essiccazione lenta a basse temperature, fondamentale per preservare struttura, digeribilità e qualità nutrizionale. In occasione di Pitti Taste 2026, 28 Pastai ha presentato nuovi prodotti, come la linguina al limone e curcuma, il conchiglione e la penna quadrata,  ottenuti con gli stessi principi e la stessa miscela registrata di grani selezionati 100% italiani.

Casa Ciabattini è un’osteria fiorentina nata nel 2021, nei locali all’interno di un antico palazzo a poca distanza sia da Porta al Prato che dalla Fortezza da Basso. Il progetto ha preso forma grazie alla volontà di Leonardo, Giulio e Alberto Ciabattini. Un ristorante accogliente dal servizio valido, empatico e cortese. La cucina a vista sforna piatti tipici toscani, rielaborati e resi più attuali senza perdere l’anima originale. Una postazione di fronte alla vetrata e visibile dall’esterno è  dedicata alla pasta fresca fatta a mano ogni giorno.

Siti di riferimento: https://www.28pastai.it

https://www.casaciabattini.it

Fuori da Feed – A Posillipo c’è “UnPizzicoDi… sale e poesia

A Napoli c’è un quartiere capace di farti sognare senza troppi sforzi. È come l’uomo dei sogni nelle commedie romantiche degli anni ’90: bellissimo, elegante, schivo, impossibile.

Tra sole e mare, panorami da film e palazzi storici, Posillipo sembra avere tutto. Se però parliamo di cibo, ho fatto una gran fatica a trovare ristoranti in cui mi piace davvero tornare. O meglio, le eccezioni si contano sulle dita di una mano e una di queste è “UnPizzicoDi”.

Una trattoria a carattere familiare guidata da Federica Reale, giovane imprenditrice locale. Il locale è aperto da otto anni e mezzo ed è uno di quei posti conosciuti soprattutto da chi vive il quartiere. E questo, per me, è sempre un ottimo segno.

Qui non ci sono frottole né forzature. Una sala ampia, pareti blu, foto di viaggi personali e quadri che catturano l’essenza napoletana. C’è la stessa vitalità semplice e autentica delle persone che lo frequentano, e un’atmosfera che ti fa sentire subito a tuo agio a tavola.

Dalla cucina a vista si scorge lo chef Vittorio Sorriente ai fornelli, insieme al suo team. Sul lato sinistro, accanto alla vetrata, una lavagnetta con il menù del giorno scritto col gesso, che viene cancellato man mano che i piatti terminano.

Gli antipasti non cercano di stupire con effetti speciali, ma conquistano al primo morso per genuinità: la mozzarella impanata con salsa di pomodoro, ad esempio, è stata una vera coccola. La tartare di ricciola con cavolo rosso marinato, mandarino, semi di zucca, girasole e lino era fresca, equilibrata, elegante senza essere snob.

La Nerano è così cremosa che la ordino ogni volta. Una classica lardiata, invece, dal sapore intenso e familiare, era tra gli special del giorno. E poi il tiramisù: semplice, fatto bene, come quello di casa.

Finito di mangiare, sai qual è la cosa giusta da fare? Salire in moto, raggiungere via Alessandro Manzoni – a pochi metri dal ristorante – e fermarti a guardare il tramonto. Nella vità c’è bisogno di “UnPizzicoDi” bellezza e poesia che puoi trovare in posti del genere, fuori dal feed. 

Il nuovo menù di Antonio Della Volpe dedicato alla memoria di Don Peppe Diana

Si chiama “La memoria che vive” lo special del pizzaiolo Antonio Della Volpe, che prosegue nel comunicare un vero modello di legalità con il locale La Vita è Bella. La “traccia” lineare di Don Peppe Diana e delle sue preferenze gastronomiche, prima che venisse barbaramente assassinato in sagrestia dalla mano sporca della Camorra il 19 marzo del 1994.

Un simbolo di libertà

Prima di tutto l’uomo dunque, davanti al male stesso dell’uomo. La sorella Marisa, con gli occhi lucidi, lo rivede ancora lì, seduto a tavola, quasi come se il tempo non fosse mai passato. I piatti che preferiva erano quelli della tradizione, dal baccalà, ai peperoni, per finire col ragù della domenica a base di cotica e braciole.

Da questi ricordi nasce l’idea di rivivere quel particolare momento storico, riscrivendone però il passato ed il finale, quando Casal di Principe amò Giuseppe Diana per essere divenuto un faro luminoso di legalità. Quel gesto vigliacco e quel supremo sacrificio hanno rappresentato, come due lati della stessa medaglia, gli inizi della rinascita di un territorio e una boccata d’aria fresca per la popolazione residente. A volte il ghiaccio si può rompere anche con la propria vita, dando un esempio che vale più di tante parole dove lo Stato non può arrivare.

La pizzeria La Vita è Bella, già dal 2024, ha scelto scelto di ricorrere a materie prime a chilometro zero da terreni confiscati alla criminalità organizzata (Pizzeria La Vita è Bella a Casal di Principe: solo nella legalità si può puntare alla qualità). Ma Antonio Della Volpe non si è voluto fermare alla parte superficiale, andando a toccare il cuore della sofferenza con un percorso degustazione ispirato ai gusti, alle abitudini e ai ricordi della famiglia Diana.

“La Memoria che Vive”

Il sentiero comincia da Il gesto semplice, un crocchè di patate rosse di Letino e La Tavola a casa, polpetta di manzo su ragù al pecorino e riduzione di prezzemolo. La concretezza negli impasti delle pizze, soffici al punto giusto e dai topping appetitosi e mai stravaganti: la Radici e identità viene cotta nel ruoto con pomodoro San Marzano Dop, datterino liternese spadellato e grattugiata di parmigiano.

Infine Il rito della domenica, pizza in doppia cottura con ragù di braciola e riduzione di prezzemolo con pinoli e uva passa, saporito dal primo all’ultimo morso. Chiusura in dolcezza con Il Ritorno, un bon bon con crema pasticciera e confettura di mela annurca e cannella,e la Memoria viva, spumone classico cioccolato e nocciola realizzato dalla gelateria artigianale La Fenice di Caserta.

In abbinamento per la serata i vini dell’azienda Cantine Vitematta, che produce Asprinio d’Aversa su terreni sequestrati alla Camorra, sia le birre del birrificio artigianale Alba.

Pizzeria La Vita è Bella

Via Circumvallazione

Casal di Principe (CE)

Tel. 388 1268927

Biskè – Pizza e Brace celebra l’amore: un menù esclusivo per un San Valentino tra gusto e tradizione per festeggiare la festa degli innamorati a Roma

Per la serata di San Valentino, Biskè – Pizza e Brace apre le porte del suo locale in Via Nomentana 1040 con una proposta che celebra il connubio tra tecnica e passione. Il percorso gastronomico è firmato interamente da Giuseppe Todaro, chef pizzaiolo e anima creativa di Biskè, che per una sera si allontana dal forno a legna per curare un menù completo che esalta la materia prima e il gusto mediterraneo.

L’evento, intitolato “A tavola con l’Amore“, rappresenta la visione di Todaro: una cucina di sostanza, sincera ma capace di stupire attraverso accostamenti ricercati, pensata per chi cerca un’esperienza conviviale ed elegante.

L’Esperienza gastronomica: la firma di Todaro

Il menù si snoda attraverso tappe che giocano sui contrasti di consistenze e temperature, cifra stilistica dello Chef:

L’aperitivo di benvenuto: L’accoglienza firmata Biskè per preparare il palato.

L’antipasto creativo: Un involtino di melanzana con cuore di provola affumicata e salsa al basilico, accompagnato da un prosciutto cotto in un’inedita panatura al formaggio.

Il primo: Un risotto che esplora l’equilibrio tra l’amaro del radicchio e la dolcezza del miele, impreziosito dalla cremosità della fonduta e dal crunch delle noci tostate.Il secondo di brace: Un omaggio alla specialità della casa, con un arrosto di vitello tenerissimo servito con funghi cardoncelli e un medaglione di patata alla griglia.