“Anteprime di Toscana”: finalmente ci siamo!

di Augusta Boes

Mentre i vigneti ovunque riposano più o meno profondamente durante un inverno che sin qui ha mostrato un andamento climatico coerente e regolare, il mondo del vino invece è in grande fermento.

E non mi riferisco all’annata 2022 che evolve, affina e si trasforma in cantina. Sto parlando di un periodo davvero effervescente, pieno di impegni per produttori, media, professionisti del settore e winelover nazionali e internazionali: sono cominciate le Anteprime in tutta Italia! Una lunga serie di eventi cardine del comparto, durante i quali vengono presentate le nuove annate ai mercati nazionali e internazionali in linea con i diversi Disciplinari di Produzione.


Ai nastri di partenza questa settimana ci sono le Anteprime di Toscana, che si concentreranno nel periodo 11-20 Febbraio. Come sempre sarà “PrimAnteprima” ad aprire le danze sabato 11 febbraio alla Fortezza da Basso a Firenze, con la consueta conferenza inaugurale e un brindisi collettivo tra tutti i Consorzi di Tutela.


Si prosegue domenica 12, sempre alla Fortezza da Basso con la rassegna Chianti Lovers & Rosso Morellino – il Sangiovese eclettico e versatile nelle sue infinite sfaccettature e molteplici liaison con gli altri vitigni a bacca nera tipici della Toscana e non solo. Un imperdibile caleidoscopio di etichette che portano nel calice una fetta significativa, in termini qualitativi e quantitativi, della produzione di vino della Toscana.


La sfilata del Sangiovese, divo indiscusso di queste anteprime, prosegue sullo sfavillante red carpet della Leopolda con la Chianti Classico Collection alla sua trentesima edizione. Nei giorni 13 e 14 Febbraio la tanto attesa presentazione delle etichette firmate dal Gallo Nero – nelle tipologie Annata, Riserva e Gran Selezione – completerà la panoramica su uno dei vini italiani più conosciuti al mondo. Il Consorzio del Chianti Classico è stato il primo a riproporre la formula con i produttori in presenza già dall’anno scorso, per la gioia di tutti noi! È sempre una grande festa il poter incrociare i calici e gli sguardi con i 200 produttori presenti con oltre 700 etichette in degustazione. Non mancheranno infine il Vin Santo e l’Olio DOP.


Tutti pronti con flash e telecamere giovedì 16 gennaio, perché entrerà in scena lei, la bellissima e inimitabile Regina Bianca di Toscana. Nella sale del Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada difatti sfilerà la Vernaccia di San Gimignano. Sarà come sempre un privilegio ammirarla nelle molteplici vesti che ogni anno vengono disegnate e realizzate solo ed esclusivamente per lei. Finalmente anche qui tornano in presenza gli “stilisti” che ogni anno la vestono di nuova e raffinata eleganza. A San Gimignano è tutto pronto, compreso il consueto approfondimento in Sala Dante che quest’anno si preannuncia davvero interessante.


Al suo debutto in società l’anno scorso, l’anteprima Altra Toscana ha subito conquistato tutti! Con le Denominazioni di Carmignano, Chianti Rufina, Colline Lucchesi, Maremma Toscana, Montecucco, Orcia, Terre di Pisa, Valdarno di Sopra, Terre di Casole, Cortona, Colline Lucchesi, e Suvereto e Val di Cornia, e le loro numerose punte di eccellenza, non ci sarà certo tempo per annoiarsi! Dalle colline al mare, un excursus che doverosamente completa la ricca panoramica di vitigni e territori di una delle regioni del vino più vocate del mondo.

L’appuntamento quest’anno è il 17 Febbraio a Palazzo degli Affari a Firenze. Non mancate!
Concludiamo con la noblesse oblige di Montepulciano e il suo Vino Nobile in alta uniforme. L’anteprima del Vino Nobile di Montepulciano si terrà come sempre nella splendida cornice della Fortezza il 15 per la stampa di settore accreditata e nei giorni dal 18 al 20 Febbraio per chi non avesse potuto partecipare prima.

Anche qui finalmente ci riabbracceremo in tanti! Difatti potremo degustare la storia delle nuove annate non solo attraverso innumerevoli calici di bellezza, ma anche e soprattutto dai racconti dei produttori, finalmente presenti in questa edizione 2023.
In definitiva, una settimana che “Notte degli Oscar scansati!”

Nota di Redazione: quest’anno saremo presenti in tutte le date con i nostri autori e con i video di 20Italie.

Tutte le info al sito: https://www.anteprimetoscane.it/

Carmine Di Donna, le dolci contaminazioni della sua carriera

Una Master Class interamente dedicata alle torte, dalle mille sfumature diverse. Si è tenuta al primo piano dell’Hotel Commercio, nel complesso “Le Radici” a Battipaglia, l’interessante lezione di arte pasticciera del Pastry Chef Carmine Di Donna per il Team Costa del Cilento, guidato dallo chef Matteo Sangiovanni.

Un’occasione imperdibile per i tanti cultori e pasticcieri iscritti che hanno potuto ammirare le tecniche certosine e la silente, quasi religiosa, compenetrazione dello chef. Sguardo attento e concentrato, Carmine, nato da una famiglia nel settore dolciario da generazioni, ha la costanza e il rigore tipici di chi conosce i segreti delle creazioni dolciarie. E le loro esigenti precisioni.

Un atteggiamento assorto e sempre “in ascolto”, come ritenesse che in un certo senso le sue creazioni gli abbiano sempre parlato e continuino a farlo: risponde con un linguaggio suo proprio che di sicuro deriva da esperienza, nondimeno da amore per quello che fa da anni.

A Torre del Greco, in provincia di Napoli, ha cominciato a muovere i primi passi nel settore della pasticceria, consapevole dell’attenzione necessaria e del lavoro da fare. Lo Chef Di Donna dopo numerose esperienze all’estero è entrato a pieno titolo come professionista riconosciuto nell’alta ristorazione in Campania. Ha messo radici nelle location e nelle ristorazioni napoletane migliori, soprattutto in quelle dei più rinomati hotel in costiera, fino a prendere in mano le redini della Pasticceria de La Torre del Saracino dello chef pluristellato Gennaro Esposito a Vico Equense.

Ogni volta è un’avventura nuova per il giovane Pastry Chef 44enne, con la piena coscienza che la pasticceria è un mondo diverso dalla ristorazione in generale, a cui dedicare molto studio, molta fatica. Con l’esigenza di mettersi sempre in condizione di andare oltre, sempre pronto alla sperimentazione.

Un mondo che evolve verso interpretazioni totali 

È con fierezza che Carmine Di Donna osserva le tecniche, le sente prima di metterle in pratica, guarda “attraverso”: è questa l’impressione che se ne ha, addirittura ad occhio profano, lo sguardo che penetra nelle mistioni, fino alle contaminazioni, con l’obiettivo lucido di interpretare i dolci tradizionali con nuove tecniche che passa al vaglio da anni, migliorandole sempre più.

Carmine Di Donna non fa solo cose buone, in maniera incontestabile, ma anche molto belle; nota è la sua firma, sempre molto sofisticata, ben visibile nell’impatto estetico delle sue creazioni. Le geometrie perfette, le stupefacenti e gratificanti visioni, le contaminazioni vegetali, Di Donna non esprime il suo lavoro solo con il sapore, ma anche con la visione. Colori e composizioni, nei dessert variegati e nelle torte, rievocano sempre un piccolo mondo, un habitat. L’amore per le materie prime, e su tutto per la natura, guidano l’ispirazione così da approdare a interpretazioni totali, visive e gustative.

La formazione continua per il Team Costa del Cilento

La sua lezione, tenuta nella due giorni dedicata, del sette e dell’otto febbraio, è stata solo una delle tante opportunità di rilievo che il Team Costa del Cilento offre per tenere alta la formazione professionale, ma anche per rappresentare al meglio una cultura gastronomica che, specificamente nel sud Italia, si avvale di genialità appassionate.

Hotel Commercio – Master Class Team Costa del Cilento

Di Donna, migliore Pastry Chef in diversi anni per la Guida Gambero Rosso e per Identità Golose, primo assoluto in molte competizioni di pasticceria internazionali, va avanti con determinazione. Una carriera che avrà ancora da raccontare con espressioni continue di mondi diversi, sempre con lo stretto legame ai dolci sapori tradizionali e alle bellissime terre dell’infanzia, quelle affezioni che continuano a dare tutto alla vivida immaginazione dei bambini del sud. E a quei bambini che, cresciuti, diventano i migliori e portano con sé ovunque l’eccellenza della loro provenienza.

Amarone Opera Prima: il fascino della tecnica della “messa a riposo” nella Riserva

di Sara Cintelli

Il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, all’interno dell’Anteprima Amarone 2018Amarone Opera Prima“, ha organizzato per la stampa italiana e internazionale un focus sulla tipologia Amarone della Valpolicella Riserva.

Abbiamo degustato 10 vini da dieci diverse aziende ed annate, per comprendere, ancor meglio, come questo iconico prodotto racconti la vera identità di un territorio fortemente caratterizzante e legato a una tradizione secolare.

La Masterclass si è svolta presso il Palazzo della Gran Guardia, nella centralissima Piazza Bra del capoluogo veronese ed è stata condotta dall’enologo Enrico Nicolis, affermato professionista e consulente, e da J.C. Viens comunicatore, WSET Educator, giornalista e giudice di concorsi sul vino.

Dr. Enrico Nicolis e Mr J.C. Viens

Per capire la profondità dell’Amarone della Valpolicella, a maggior ragione nella versione Riserva (che segue affinamento più lungo), le peculiarità sono da ricercarsi nella cosiddetta tecnica della messa a riposo. I due esperti spiegano che le uve autoctone – Corvina, Corvinone e Rondinella in primis – dopo la raccolta da effettuarsi in perfette condizioni qualitative e di maturazione, vengono poste in fruttai e adagiate su stuoie (dette arele) di bambù adatte all’appassimento.

L’ambiente deve essere fresco, ventilato e con un adeguato livello di umidità per una ottimale concentrazione dei componenti aromatici dell’uva. Il processo ha una durata di circa 3-4 mesi, necessari a raggiungere il risultato desiderato, affinché i grappoli siano pronti per la pressatura e la successiva vinificazione.

Dobbiamo sempre considerare quello che gli inglesi chiamano vintage variation e cioè le differenze presenti ed imprescindibili che ogni annata, che ogni vendemmia porta con sé nei singoli acini di ciascun grappolo. Tale variazione non si riferisce solo alla vendemmia, ma influenza il prodotto finale fino al momento della pressatura. L’andamento del clima stagionale, la durata della fase di crescita dalla vite e quella di vendemmia condizionano anch’essi l’annata e quello che si andrà poi a ritrovare nel calice, così come l’attacco più o meno marcato della Botrytis Cinerea (muffa grigia) sui grappoli.

La Valpolicella presenta un microclima ideale per la formazione della muffa nobile: mattine umide e nebbiose lasciano spazio a pomeriggi soleggiati e ventilati, consentendo la formazione della pregiata muffa. I primi 15 giorni della fase di appassimento sono cruciali per la botrite, poiché bruschi cali di temperatura possono accelerare la sua scomparsa. In cambio produce reazioni chimiche che apportano complessità aromatiche e, di conseguenza, ingentiliscono il vino: amplifica la sensazione di dolcezza sul palato e riduce l’asperità dei tannini.

L’acido tartarico aumenta durante la fase di appassimento, mentre la percentuale di acido malico, invece, è direttamente correlata alla temperatura registrata durante tale processo. I polifenoli totali e gli antociani crescono durante la disidratazione delle bacche, contribuendo ad intensificare il colore e la complessità di beva nel vino con attività enzimatiche che vengono enfatizzate solo grazie al lungo invecchiamento sostenuto dall’Amarone Riserva.

Ogni produttore decide in che modo le condizioni di appassimento delle uve influenzino il processo stesso. In base alle singole annate, gli stessi livelli di ventilazione ed umidità presenti nel fruttaio offrono risultati anche molto diversi sul prodotto finale. Variazioni sulla perdita di peso dell’uva si registrano in base alla tipologia di ventilazione attuata: in maniera naturale grazie alla presenza di finestre nei locali, oppure controllata da appositi macchinari.

Una marcata e costante ventilazione ed una ridotta presenza di umidità nei fruttai accelerano l’essiccazione dell’acino, cosa che nella norma di altre tipologie si cerca di evitare, per favorire la massima concentrazione di profumi e aromi. In generale la quantità residua di uva, al termine del periodo, si aggira intorno al 35-50% del peso iniziale prima della messa a riposo. Si è anche constatato l’aumento molto veloce della disidratazione delle uve anche con pochi gradi di differenza nella temperatura (tra 15 e 20 ° C. cambia molto per Corvina, Corvinone e Rondinella).

Ma andiamo adesso nel vivo del programma: ecco i 10 Amarone della Valpolicella Riserva degustati in un affascinante, quanto teorico, viaggio nel tempo.

Tenuta Santa Maria – Gaetano BertaniAmarone della Valpolicella Riserva 2016

Rubino luminoso. A calice fermo, una ventata di mora, prugna e amarena essiccata o da confettura. Seguono accenni di cenere e note fumée. Con l’ossigenazione emergono frutti appena colti (ciliegia e lampone) uniti a cenni floreali vivaci. In bocca si lancia con sicurezza su note dolci, spezie di vaniglia e tabacco biondo. Il sorso è caldo, dalla trama tannica setosa ma ben riconoscibile. Chiude su note leggermente amaricanti di oliva verde che si integreranno dopo qualche tempo in bottiglia.

Tenuta Santa Maria Gaetano Bertani – Riserva 2016

Stefano Accordini – Il Fornetto – Amarone della Valpolicella Riserva 2016

Il colore rubino mostra qui degli accenni granati. Al naso è composto, a tratti timido, mentre cede qualche nota di caffè e mou uniti ad accenni balsamici ed un’impronta di erbe aromatiche essiccate. Buona la vivacità di sorso, lunga scia di liquirizia e finale sapido.

Stefano Accordini – Il Fornetto Riserva 2016

La Collina dei Ciliegi – Ciliegio – Arnaldo Gianolli – Amarone della Valpolicella Riserva 2015

Luminoso ed avvolgente rubino. Apre su note rosse di frutta matura e tocchi floreali in appassimento. In bocca spinge su sentori di caffè e cioccolato fondente; cavalca il sorso un’acidità vivace che aiuta la beva, alleggerendo le note piuttosto dolci. Tannino integrato e di ottima fattura. Grande potenziale.

La Collina dei Ciliegi – Ciliegio- Arnaldo Gianolli Riserva 2015

Novaia – Le Balze – Amarone della Valpolicella Riserva 2015

Gioiello da sfumature color sangue di piccione. Ottima la freschezza al naso, con note di erbe aromatiche e macchia mediterranea. Il frutto appare in secondo piano ma è dotato di finezza. Apre sapido e verticale per virare, al centro del palato, su sentori terziari di liquirizia, sottobosco e cipria. Tannino leggermente ruvido, ma troverà spazio e modo per assestarsi. Il calore è contenuto e ben gestito. Chiude lungo su rinfrescanti sentori agrumati.

Novaia – Le Balze Riserva 2015

Casa Vinicola Bennati – Cerasum – Amarone della Valpolicella Riserva 2013

Continua la sequenza dei colori rubino splendenti. Apre su sentori di caramelline gommose e note eteree, per poi virare su accenni erbacei e di spezie in infusione. Ricorda quasi il vermouth per la complessa parte balsamica. In bocca ha slancio e vibrazione, tannino protagonista di buona freschezza e piacevolezza di beva.

Casa Vinicola Bennati -Cerasum Riserva 2013

Gerardo Cesari – Bosan – Amarone della Valpolicella Riserva 2013

Ci si sposta su sfumature granate. A calice fermo sprigiona una nota fortificata, anche questa simile al vermouth o all’empireumatico connesso alle componenti caloriche. Segue, in successione, un riverbero di caramella d’orzo. In bocca domina la parte morbida da caffè, orzo e cacao. Si fa fatica a superare la punta alcoolica preannunciata al naso. Chiude ancora su torrefazione ed accenni di bosco. In cerca di un maggiore equilibrio in bottiglia.

Gerardo Cesari – Bosan Riserva 2013

Falezze – Luca Anselmi – Amarone della Valpolicella Riserva 2013

Rubino profondo. Apre su note floreali di rosa appassita e violetta, proseguendo su ciliegia matura sotto spirito. In bocca si avverte una nota leggermente amarognola da scorza di arancia. Continua su forte balsamicità, rabarbaro e caffè in polvere. Buona freschezza in avvio di sorso, comunque caldo, che chiude però senza lasciare un’impronta.

Falezze Luca Anselmi – Riserva 2013

Montezovo – Amarone della Valpolicella Riserva 2011

Rubino meno intenso, ma luminoso. Erbe aromatiche, timo, rosmarino e scorza di agrumi regalano eleganza e freschezza al naso. Bocca su netti ricordi di albicocca essiccata, amarena, frutti neri maturi e golosi. Buona la nota di cacao e tostatura a fine sorso, snellita da una freschezza lineare e piacevole. Chiusura calda e dinamica, con ricordi di frutti scuri ad accompagnare il finale lungo e saporito. Da tenere d’occhio negli anni avvenire.

Montezovo – Riserva 2011

Domini Veneti – Mater – Amarone della Valpolicella Riserva 2008

Granato vivo. A calice fermo si apre su sfumature di finocchio e macchia mediterranea, sottobosco, fungo e humus. La complessità prosegue su cenere, sbuffi verdi e salini che accennano alla pianta del cappero. In bocca è molto equilibrato, nonostante sfiori i 16 gradi volumici di alcool. Tannino vibrante che non predomina la scena gustativa. Sorso succoso, appagante, con prevalenza di sentori terziari di polvere di caffè, orzo, cacao e frutti essiccati come mirtillo e mora. Chiusura lunga su affumicature. Eleganza, equilibrio e brio.

Domini Veneti – Mater Riserva 2008

Valentina Cubi – Morar – Amarone della Valpolicella Riserva 2006

Nuance quasi aranciate. Intenso e ricco di frutti rossi disidratati e macerati, fragole, lamponi e ribes, uniti ad una punta da erbe di campo. Scie verticali da grandi freschezze, succulenza e sapore. La nota sapida di oliva e mandorla accarezza il palato in un equilibrio gustativo emozionante. La parte calorica è ben integrata, così come il tannino disteso e fuso alle altre componenti, in un sorso lungo al sapore di erbe officinali (origano e timo). Da bere adesso con goduria o da aspettare ancora in cantina, per scoprire in futuro nuove sfumature.

Valentina Cubi – Morar Amarone della Valpolicella Riserva 2006

Alla prossima edizione di Anteprima Amarone – “Amarone Opera Prima”.

Grandi Langhe edizione 2023 a Torino

di Adriano Guerri

Grandi Langhe 2023 ha lasciato davvero soddisfatti produttori e visitatori. 

Come l’anno precedente è andata in scena a Torino, all’interno delle Officine Grandi Riparazioni (OGR), nei giorni  30 e 31 gennaio. La sede delle prime edizioni era ad Alba, graziosa cittadina delle Langhe. La location di Torino, però, ha garantito maggiori spazi espositivi ed era facilmente raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblici o privati.

Poca la distanza, infatti, dalla Stazione ferroviaria di Torino Porta Susa e con ampio parcheggio per chi ha preferito spostarsi in auto. Hanno partecipato oltre 3200 visitatori da 20 differenti nazioni, con nutriti banchi  d’assaggio per complessivi 240 produttori felici di far degustare le nuove annate dei loro preziosi vini.

Riflettori puntati sulla 2019 del Barolo, davvero promettente, e sulla 2017 per la tipologia Riserva, nonché la 2020 riguardante Barbaresco e Roero. La coinvolgente kermesse è stata organizzata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio di Tutela Roero con il patrocinio della Regione Piemonte e Banca Intesa Sanpaolo. 

Per ragioni di tempo, naturalmente, vista la vastità dei campioni presenti, ho preferito orientarmi nella selezione seguendo il criterio della piacevolezza di beva. Ecco un piccolo spunto dei migliori assaggi per i lettori di 20Italie, in attesa della prossima edizione di Grandi Langhe.

Michele Chiarlo – Barbaresco Faset 2020 e Barolo Cerequio 2019


Virna Borgogno – Barolo Cannubi sia  2018 che 2019


Malvira’ – Roero Riserva 2017


Fogliati – Barolo Bussia 2018


Fratelli Sergio & Battista Borgogno – Barolo Cannubi 2019


G.D Vajra – Barolo Bricco delle Viole 2019


Francesco Conterno – Barolo Riserva 2016


Agricola Marrone – Barolo Pichemej 2018

“Wine & Siena” edizione 2023

di Adriano Guerri

Siena è una città d’arte e un’ambita meta turistica, soprattutto nel periodo che va da aprile ad ottobre, capace di attirare turisti da ogni parte del mondo. A Siena dal 28 al 30 gennaio 2023 è andata in scena l’ottava edizione di Wine & Siena, una kermesse enogastronomica organizzata da WineHunter, che significa Helmuth Köcher, Presidente del Merano WineFestival.


Un evento voluto proprio da Köcher e da Stefano Bernardini, Presidente di Confcommercio Siena, ma anche dal compianto Andrea Vanni “senese Doc”. In questi tre giorni Siena è stata popolata da molti visitatori che hanno partecipato all’evento ed hanno colto l’occasione per visitare anche i musei della nobile città toscana.

La manifestazione ha avuto luogo all’interno degli ampi e meravigliosi saloni del Complesso Museale Santa Maria della Scala e Palazzo Squarcialupi. Alcuni saloni messi a disposizione per la kermesse vantano affreschi che portano la firma di pittori famosi, quali Lorenzo Vecchietta, Domenico di Bartolo, Priamo della Quercia, Giovanni di Raffaele Pavesi e Pietro d’Achille Crogi.

Detto e scritto ciò, mentre ti trovi di fronte ad un produttore e sorseggi un calice di vino  sei parimenti al cospetto di alcune di queste magnificenze. Un panorama impareggiabile che scende verso la montagnola senese da un lato e verso Montalcino ed il Monte Amiata dall’altro, con alcune vetrate dirimpettaie alla magnifica facciata del Duomo. Siena è avviluppata da dolci colline ed è il baricentro di importanti Docg e Doc conosciute ed apprezzate a livello nazionale ed internazionale.

Gli espositori presenti provengono da molte Regioni dello stivale, con chicche da tutto il globo. Nel salone delle Feste del Grand Hotel Continental Starhotels Collezione hanno avuto luogo alcune masterclass come: Alta Langa, bianchi autoctoni del Friuli Venezia Giulia, rossi purosangue Docg di 6 regioni, una verticale di Riesling Renano, Catwalk Champagne e Chianti Classico: tante microzone a confronto.

Si è pure svolta una tavola rotonda concernente il cambiamento climatico, un aspetto che sta molto a cuore a Helmuth.  Lunedì 30 gennaio, l’ultimo dei tre giorni, è stato interamente dedicato agli operatori del settore professionale con oltre 500 persone accreditate. Un bellissimo ed appassionante appuntamento che sin dai suoi albori è cresciuto in maniera esponenziale, riuscendo a suscitare attenzione da parte degli amanti del vino.

La prossima edizione di Wine & Siena è in programma per l’ultimo week end di gennaio 2024. Ho partecipato sabato 28 gennaio e mi sono avvicinato ad un buon numero di banchi d’assaggio. A seguito note di degustazione di alcuni vini che senza ombra di dubbio meritano un approfondimento.

Casa alle Vacche -Vernaccia di San Gimignano Crocus 2019: ottenuto prevalentemente da uve Vernaccia di Sangimignano, nella sua tonalità giallo dorato è ammantato da una bella brillantezza. La parte olfattiva rimanda a sentori di pesca, zafferano, vaniglia, ananas, mango, papaya e confetto di mandorle, con un sorso che ti colpisce per piacevoli morbidezze ed finale fresco, lungo e giustamente sapido.

Kellerei MeranWeissburgunder Riserva V Years Alto Adige Doc 2013: luminoso, intenso e ricco di sentori di pesca, pera, frutta esotica, spezie dolci. Gusto avvolgente e incredibilmente persistente.

Castelfeder – Burgum Novum Riserva Alto Adige Doc 2019: ottenuto da uve Pinot Nero, richiama alla vista alle nuance rubino trasparente, con un esplosione di profumi tra lamponi, more, fragoline di bosco e cacao in polvere. Allungo aromatico di grande impatto.

Azienda Agricola Gozzelino Sergio – Barbera d’Asti Superiore Docg 2016: veste rosso rubino con limpidi sentori di violetta, rosa, melograno, more, tabacco e pepe ed un palato avvolgente che prende slancio verso scie persistenti.

Marisa Cuomo – Furore Costa d’Amalfi Doc  Riserva 2018: blend 50% Aglianico e 50% Piedirosso, vivace nei riverberi e sprigionante sentori di visciola, mirtilli e mora accompagnati da una sottile speziatura.  Sorso appagante, fine ed equilibrato.

Vecchie Terre di Montefili – Chianti Classico Gran Selezione 2018: Sangiovese in purezza libera note di amarena, violetta, fiori secchi, con balsamicità e speziature finali edun attacco tannico poderoso ma setoso al contempo.

Fattoria di Valiano – Chianti Classico Riserva Poggio Teo 2019: ottenuto con Sangiovese in purezza,  rubino vivace, naso fine con effluvi di marasca,  prugna, mora, cacao e bacche di ginepro,  al palato è rotondo, pieno ed appagante.

Piombaia – Brunello di Montalcino 2017: dai rilfessi granati, al naso apporta ciliegia matura,  frutti di bosco e humus; un leggiadro dai tannini nobili che resiste al tempo.

Cantina Dorgali – Cannonau di Sardegna Classico Doc 2018: dinamismo espresso tra frutta di bosco, ciclamino, mirto e nuances di pino marittimo e pepe nero. Caldo come la Sardegna nel mare d’estate.

Cristian Torsiello, il grande chef minimal

Uno chef coraggioso e “contagioso” con la sua carica di passione, intenzionato a portare avanti il progetto del suo ristorante familiare aperto nel piccolo paese di Valva, insieme al fratello Tomas, e poi realizzato pienamente a Paestum, nella sala dell’Hotel Royal. Sono state due le connotazioni caratteriali a dare grande identità alle sue opere, decretando il noto successo della rinomata Osteria Arbustico, stella Michelin; la costanza e il rigore di Cristian Torsiello a restare sul territorio, con il DNA campano, ma contemporaneamente con il vivo intelletto sempre volto a sperimentare visioni diverse, anche con influenze e contaminazioni internazionali. Uno chef attento, particolarmente riservato, stupisce in lui la naturale tendenza ad esprimere sempre in modi diversi la sua cultura gastronomica: offre ogni volta un’attenta e minuziosa lettura di se stesso nell’intento di fare interpretare al meglio i suoi concept, tornando così ogni volta a dargli nuova linfa, a renderli infiniti nelle loro potenzialità.

Team Costa Del Cilento, la lectio magistralis di Torsiello

Anche durante il suo magistrale intervento del 14 dicembre 2022, in programma tra gli eventi del Team Costa del Cilento, ha coinvolto il pubblico rappresentando al meglio la tradizione culturale dell’associazione che dal 2014 è stata fondata e diretta in questi anni dallo chef Matteo Sangiovanni. Occasioni di rilievo, quelle organizzate dal Team, che danno vita ad interessanti manifestazioni utili per il settore gastronomico, ma anche a pure espressioni di bellezza della cucina, di fine dining particolari in cui è possibile vedere intrecciare mani degli chef italiani più importanti e così anche le loro filosofie. Un spettacolo che è in fondo specchio della nostra grande cultura nazionale che ha sempre valorizzato la genuinità e la qualità delle materie prime.

Questa volta è stata la location de Le Radici Ristorante (dove lo Chef Executive Matteo Sangiovanni è a lavoro dal 2020) l’ambientazione d’eccezione per la lectio magistralis di Torsiello che, tra l’interesse del pubblico, ha illustrato le preparazioni di alcune sue pietanze, tra le quali alcune storiche nel corso della sua carriera.

Cristian Torsiello è lo chef della distensione e della saggezza, fedele alla sua idea iniziale che ancora anima le sue convinzioni e con cui ha aperto l’Osteria Arbustico, con il chiaro obiettivo di ricreare un’oasi, un luogo tranquillo dove poter fare vera esperienza del sapore. Un ristorante lontano dal caos, accogliente e sereno, al pari del suo carattere.

Nota è anche la sua filosofia minimalista sempre alla ricerca di creazioni che sappiano sublimare i sapori genuini delle materie prime, senza alterare l’eccellenza del loro sapore naturale. “L’agnello deve rimanere agnello” è solito dire nel corso delle sue lezioni, a riprova del suo amore per la cucina, un indiscutibile tratto, tra l’altro, tipico di un’intelligenza acuta che si pone sempre al servizio del gusto, trattando e lavorando sapientemente le materie prime, senza snaturarle con le tecniche. Torsiello del resto ha sempre definito la sua cucina diretta e schietta, ricca di tecnicismi che ottimizzano i sapori, ma che mantengono come protagoniste proprio le materie prime.

Lo chef Torsiello sa cosa è la vera passione: quella che lascia le performances solo sullo sfondo, di modo che brilli indiscussa in primo piano tutta la qualità della propria opera.

Evento “Vini Migranti”: il punto di vista di 20Italie

Lo scorso 22 e 23 gennaio alle ex scuderie Granducali di Firenze  ha avuto luogo la terza edizione di Vini Migranti. Una fiera che ha visto la partecipazione di 60 produttori provenienti da ogni parte d’Italia e da nazioni quali Argentina, Francia, Germania, Libano, Slovenia, Spagna, Ungheria e Giappone per quanto concerne il Sakè, propriamente chiamato Nihonshu. Un’occasione dedicata interamente a piccole ed esclusive realtà vitivinicole del panorama enologico.

Da un desiderio di Teseo Geri – Distribuzione Tanta Roba – assieme ad un gruppo di ristoratori ed enotecari è nato l’evento con il preciso obiettivo di far conoscere cantine da tutto il mondo in una regione a forte vocazione produttiva come la Toscana. Nella due giorni di kermesse hanno avuto luogo anche le Masterclass alle quali, mio malgrado per limiti di tempo, non ho potuto partecipare. La fiera è stata ben organizzata e da consigliare sicuramente agli amanti del nettare di Bacco. Mi sono presentato subito pronto ai banchi d’assaggio, notando un’ottima rispondenza del pubblico di settore: ecco la segnalazione delle note di merito.

Úrágya 57 annata 2015 Demetervin. L’azienda si trova a Mád, in Ungheria, nella storica regione vitivinicola di Tokaj. Ottenuto interamente da uve Furmint provenienti da un vigneto che risale al 1921, è di un luminoso giallo dorato,  sprigionante all’olfatto eleganti sentori di pesca, albicocca e frutta tropicale che ben si fondono con note di agrumi canditi.  Sorso piacevolmente fresco e sapido, dotato di una ottima lunghezza.

Friulano Doc Colli Orientali del Friuli Colvierie 2020 Azienda Agricola Sara & Sara. La Cantina è immersa nella campagna di Savorgnano del Torre in provincia di Udine. Friulano in purezza, affina per un periodo di 10 mesi in tonneaux francese. Delicate le nuance paglierine, al naso prorompono sentori di camomilla, pera, albicocca e mandorla, ben amalgamate a note di agrumi e vaniglia. Tutto molto avvolgente dal finale sapido, persistente e di buona armonia.

Ribolla Gialla Filip Jure  Štekar 2018: cantina a Snežatno, in Slovenia, a poca distanza dal Collio Goriziano. Anche qui parliamo di un monovarietale spinto agli occhi verso le classiche sfumature ambrate della tipologia, con profumi di albicocca, mango e papaya alle quali seguono gustose scie di erbe aromatiche. Lascia un palato elegante e delicato, colpendo per gradevole piacevolezza di beva.

Fara Doc 2018 Az. Castaldi Francesca: ubicata a Briona, in provincia di Novara, tra le splendide colline dell’Alto Piemonte. Blend costituito da 70% di uve Nebbiolo ed il restante 30% di Vespolina; bellissimi i riverberi intensi rosso rubino, spiccano poi sbuffi di violetta,  petali di rosa, frutti di bosco e frutta essiccata  con un gusto pieno ed appagante, dal finale speziato.

Il Faro Doc Chiano Conti 2015 Tenuta Gatto viene prodotto sulle alture di Messina, a 400 metri. Vino da uve Nerello Mascalese (50%), Nerello Cappuccio (30%), Nero d’Avola (15%) ed il raro autoctono Nocera, affina prima in acciaio e poi un anno in tonneaux. Veste di rosso rubino intenso, quasi impenetrabile, dipanandosi tra eleganti sentori di rosa, geranio, ciliegia, mora accompagnate da note di spezia. Rotondo e di buona struttura con la giusta corrispondenza nelle diverse fasi di giudizio.

E chiudiamo con Chianti Riserva Docg Regista 2019 Il Palagio. La Tenuta, di proprietà del cantante Sting (ex leader dei Police) e di sua moglie Trudie, si trova a Figline Valdarno (FI), nella residenza estiva.  Prodotto che dimostra la dinamicità del Sangiovese sia nel colore rubino che nei profumi potenti e complessi tra ciliegia, violacciocca, prugna, cacao e liquirizia. Trama tannica ben amalgamata con un finale fresco e sapido. Un degno “messagge in a bottle” di commiato in attesa del prossimo anno.

L’insostenibile eleganza di “Nebbiolo nel Cuore”

di Augusta Boes

Tutta l’eleganza del Nebbiolo all’evento Nebbiolo nel Cuore. Giunto alla IX edizione l’evento cult di Riserva Grande torna a Roma nella sua veste classica: senza contingentamenti o distanziamenti, potendo finalmente rivedersi in volto. Tra sorrisi, abbracci e tintinnii di calici il Nebbiolo è stato finalmente libero di scorrere copioso per due giorni di festa e di pura condivisione.

Nebbiolo nel Cuore, un nome perfetto per colui che non può non essere annoverato tra i vitigni prediletti di ognuno per insostenibile eleganza, inconfutabile piacevolezza e, diciamolo, anche per una indiscussa notorietà. Nebbiolo non è sinonimo soltanto di Barolo ce n’era tanto presente. Ed in questo Marco Cum è un “Maestro” nel distinguersi, con una selezione sempre originale e di qualità elevatissima che porta in scena ogni volta il nobile vitigno in tutte le sue sfaccettature e declinazioni. Per quanto sia difficile e capriccioso, con il ciclo vegetativo più lungo di altri vitigni, assolutamente incapace di adattarsi al di fuori delle sue poche zone di elezione, possiede una personalità poliedrica e versatile. Dal Roero alle Langhe, dall’Alto Piemonte al Monferrato, dall’Alto Canavese finanche alla Valtellina non mancava nessuno (o quasi).

Si può seguire l’istinto e la curiosità, con il privilegio di poter bere in scioltezza, perché non c’è stato un solo banco d’assaggio che non abbia riempito il calice di emozioni palpitanti. Che fosse Barbaresco, Sizzano, Lessona, Boca, Valtellina, Barolo o altro, il comune denominatore di ogni assaggio è stato sempre e comunque la insostenibile eleganza del Nebbiolo. Non nomino nessuno…perché dovrei in realtà nominarli tutti! Però la verticale del Barolo Bricco San Pietro che ci ha offerto Anna Maria Abbona ve la devo raccontare. Nel confronto tra i millesimi 2015, 2016, 2017 e 2018, la degustazione verticale (dalle annate più giovani alle mature o viceversa) è sempre un viaggio infinito nell’incomparabile. Una sequenza di racconti che si intrecciano e si dividono senza mai incontrarsi realmente. Vini che si somigliano alla stregua in cui si somigliano i fratelli e le sorelle. Per quanto condividano lo stesso DNA non si può prevedere il futuro di uno basandosi sulle caratteristiche e le performance dell’altro. Figli di annate diverse: ognuno una nuova sfida e per ognuno una nuova scelta.

Il vignaiolo lavora tanto, patisce tanto, ma per fortuna non si annoia mai. Ognuno di questi vini vive e rifulge di luce propria e a nulla vale paragonare la forza prorompente della giovinezza con il fascino ammaliante di una personalità più evoluta. Sono aspetti profondamente diversi della stessa bellezza, che non possono e non devono essere estrapolati dal contesto e dal momento dell’incontro. Devo ammettere, senza alcuna volontà di scherno, che ho sorriso in silenzio ascoltando le divagazioni di un neo-sommelier di turno, nel tentativo di raccontare la storia di questo Barolo come una sorta di “verità assoluta” con aria da saccente come ne esistesse una sola e non quattro distinte e separate! C’è stato un tempo in cui sono stata anch’io una giovane Sommelier certo, ma già allora preferivo degustare in silenzio ed ancora oggi lascio la voce soltanto al vino ed a chi lo produce. Ascoltando le loro storie imparo qualcosa di nuovo e, soprattutto, me ne torno a casa con qualche amico in più nel cuore! Chiudo la lieve parentesi da “maestrina bacchettona” ed anticipo invece una grande novità: La Guida di Nebbiolo nel Cuore – Vademecum per l’appassionato, il degustatore, il viaggiatore. Sarà una guida digitale, sempre aggiornata in tempo reale e fruibile attraverso una specifica APP. La prima guida completa ed esaustiva sul Nebbiolo, organizzata per valorizzare le molteplici declinazioni e le tipiche espressioni territoriali del nobile vitigno. Un supporto smart per i viaggiatori enoici.

Approfondire la conoscenza dei vini, e visitare i luoghi del Nebbiolo non sarà mai così semplice, con tutte le informazioni utili digitalizzate alla portata di ognuno e facilmente consultabile grazie ad una esperienza utente progettata ad hoc. Infine, una menzione speciale la do all’Arneis, vitigno a bacca bianca originario del Roero che in passato veniva coltivato ai margini delle vigne di Nebbiolo perché il suo forte profumo attirava sia gli uccelli golosi che gli insetti. Devo confessare che i pochi assaggi del passato non mi avevano entusiasmata, ma mi sono dovuta ricredere. Intenso e floreale, appaga i sensi e consola il cuore. Voglio più Arneis nel mio futuro! Con la partecipazione di 50 cantine, oltre 300 etichette in degustazione e circa 1.500 visitatori, equamente distribuiti nelle due giornate, la IX edizione di Nebbiolo nel Cuore ha battuto tutti i record a dimostrazione del fatto che l’amore per questo nobile vitigno non solo è eterno ma anche contagioso. Per quest’anno è tutto, alla prossima edizione!

La lista completa dei produttori presenti la trovate qui: https://www.nebbiolonelcuore.it/i-produttori/

La Sardegna di Vinodabere

40 aziende ed oltre 170 vini
Sabato 21 e domenica 22 gennaio 2023
Hotel Belstay, Via Bogliasco, 27 – Roma

Conoscere la produzione vitivinicola di un’isola affascinante come la Sardegna; girare tra i banchi di assaggio ed apprezzare la varietà enologica che questa terra sa offrire; incontrare di persona gli artigiani del vino e degustare oltre 170 etichette. Tutto questo succederà a Roma a La Sardegna di Vinodabere, alla sua prima edizione, che si terrà sabato 21 e domenica 22 gennaio all’Hotel Belsaty. 

Saranno 40 le cantine sarde selezionate dal team della testata Vinodabere diretta da Maurizio Valeriani profondo conoscitore della produzione locale, che condurrà i visitatori in un viaggio alla scoperta di tante aree diverse tra loro, ovvero Alghero, Gallura, Mamoiada, Mandrolisai, Ogliastra, Orgosolo, Oristanese, Sorso, Sulcis ed il sud della Sardegna. Alcuni di questi stessi territori saranno anche i protagonisti delle masterclass in programma sabato 21 gennaio. Scopo di questa manifestazione, al suo primo anno di vita, è quello di promuovere una viticoltura dove ancora tanto è da scoprire, attraverso l’assaggio di vini prodotti da realtà anche di piccole dimensioni e meno conosciute, oltre che da cantine note in tutto il Mondo.

Tra bollicine, bianchi, rossi e rosati La Sardegna di Vinodabere sarà una esperienza vinosa fatta di mille colori, sfumature ed odori: un tour in una terra  fatta di storia e di tradizioni, con lo sguardo attento e curioso sul futuro.

Programma

Sabato 21 gennaio ore 9:00: Masterclass “Il Carignano del Sulcis ed il piede franco” – condotta da Dario Cappelloni e Maurizio Valeriani.

Sabato 21 gennaio ore 10:30: Masterclass “Mamoiada e la viticoltura di montagna” – condotta da Dario Cappelloni, Antonio Paolini e Maurizio Valeriani. 

Sabato 21 gennaio ore 12: Masterclass “Mandrolisai e la vocazione enoica di un territorio nel cuore della Sardegna” – condotta da Dario Cappelloni e Maurizio Valeriani.

Orari

Sabato 21 gennaio ore dalle 15 alle 16,30

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) e stampa. Ingresso gratuito accreditandosi inviando una mail a vinodabere@gmail.com entro il 19 gennaio 2023.

Sabato 21 gennaio ore dalle 16,30 alle 20,30

Apertura banchi di assaggio per il pubblico Per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) e stampa.

Domenica 22 gennaio ore dalle 10 alle 12,30

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) e stampa. 

Domenica 22 gennaio ore dalle 14 alle 19

Apertura banchi di assaggio per il pubblico. Per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) e stampa ingresso gratuito accreditandosi inviando una mail a vinodabere@gmail.com entro il 19 gennaio 2023.

Biglietti e maggiori info https://www.metooo.it/e/la-sardegna-di-vinodabere

GUIDA BIO 2023: A Salerno l’evento nazionale sui vini biologici italiani

Con oltre 2000 vini degustati e recensiti e 500 aziende è stata presentata la nuova edizione della Guida Bio 2023 a cura di Antonio Stanzione. La città di Salerno ha fatto questa volta da madrina al primo e unico format nel panorama nazionale ad occuparsi esclusivamente di vini derivanti da agricoltura biologica certificata o in conversione, che per la sua quarta edizione si presenta anche in formato cartaceo. Un doppio evento, con la premiazione nella mattina di sabato 14 gennaio a Palazzo Sant’Agostino per l’assegnazione dell’ambita Foglia d’Oro 2023 (il massimo riconoscimento) e, nel pomeriggio, il salone con le etichette più esclusive in assaggio nella straordinaria location della Stazione Marittima Zaha Hadid. La guida traccia un itinerario d’eccellenza che si snoda da Nord a Sud, attraverso tutte le regioni d’Italia, con aperture anche internazionali nel caso dell’Istria. Un volume che viene così a configurarsi come una preziosa mappatura che diventa strumento imprescindibile per tutti gli appassionati e i “winelover”, per orientarsi alla ricerca di prodotti di qualità, garantiti al 100% biologici.

«Guida Bio nasce con l’intento di valorizzare le scelte green ed ecosostenibili del mondo enologico e di altri comparti della produzione agricola – sottolinea Antonio Stanzione, Direttore e ideatore di Guida Bio, curatore sezione Vino – L’agricoltura biologica è una sfida difficile, ma è anche un percorso di responsabilità nella produzione dei beni e nella salvaguardia delle opportunità delle generazioni future, di sostenibilità ambientale e dei processi di lavorazione. Oggi sempre più produttori sono coinvolti in questo mondo, spinti da motivazioni di carattere ambientale, sociale e di tutela del consumatore, attore sempre più attento alla provenienza delle materie prime, alla certificazione d’origine e alla qualità dei procedimenti di trasformazione di queste. Bio è scelta di consapevolezza, etica, lungimiranza, rispetto e qualità».

Credits: https://www.facebook.com/guidaBio.it/

La Guida Bio 2023 permette al lettore di entrare nell’esperienza delle aziende, di penetrare nel loro vissuto, immedesimandosi nel loro mondo fatto di scelte molto coraggiose, di valorizzazione del territorio, di tradizioni legate alla sostenibilità ambientale e alla continua ricerca dell’eccellenza. Il volume è suddiviso in 20 capitoli, uno per ogni regione italiana, eccezion fatta per Friuli Venezia Giulia e Istria che vede vini e aziende provenienti anche dal territorio istriano oltreconfine. Sono state selezionate ed inserite le cantine in ordine alfabetico, con i dati di contatto, una sintetica descrizione aziendale ed una breve degustazione dei vini completa di punteggio e prezzo. I vini menzionati sono stati degustati e recensiti tutti rigorosamente alla cieca dalle varie commissioni regionali. La valutazione prevede un punteggio da 2 a 5 foglie. È stata, inoltre, assegnata la foglia d’oro, una menzione speciale per i vini che si sono distinti per eleganza, qualità e specificità. Un folto pubblico di operatori del settore, semplici appassionati ha partecipato all’intera manifestazione, compresi i banchi di assaggio delle numerose etichette premiate, con la presenza dei produttori e l’ausilio tecnico dei sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier.