Wine&Siena 2026: focus sul Sangiovese

L’11ª edizione di “Wine & Siena – Capolavori del Gusto” ha avuto luogo dal 31 gennaio al 2 febbraio nell’incantevole scenario del Complesso Museale Santa Maria della Scala e di Palazzo Squarcialupi a Siena.

Un’edizione molto partecipata, che ha registrato subito il  tutto esaurito, il primo dei vari eventi dell’anno firmato da The Wine Hunter Helmuth Köcher, nonché Presidente di Merano WineFestival, da lui ideato assieme al compianto senese Andrea Vanni, a Stefano Bernardini, Presidente di Confcommercio Siena, e a Gianpaolo Betti di Enotempora.

Undici anni di Wine&Siena: oltre 160 espositori tra produttori di vino, cibo, birra e spirits, circa 3 mila gli ingressi. Questi i numeri della manifestazione, con in programma numerose masterclass e varie tavole rotonde. L’ultimo giorno è stato dedicato interamente agli operatori professionali.

Siena è il baricentro di importanti Docg e Doc aventi come protagonista sua maestà il “Sangiovese”. Di seguito gli assaggi più interessanti:

Chianti Classico Gran Selezione 2021 Chigi Saracini – Sangiovese 100 % – Rubino intenso, al naso rivela sentori persistenti di amarena, viola, tabacco, prugna, liquirizia e spezie dolci. al palato è avvolgente, con tannini setosi, sostenuti da una spalla fresca, coerente e lungo.

Chianti Classico Gran Selezione Vinea nel Bosco 2020 Vecchie Terre di Montefili – Sangiovese 100 % – Rubino trasparenteal naso sprigiona note di marasca, mirtillo, rosa, spezie dolci e nuances balsamiche; il sorso è avvolgente, pieno, suadente e persistente.

Chianti Classico Gran Selezione La Pieve 2022 San Felice – Sangiovese 97%, Pugnitello 3% – Rubino intenso, emana sentori di mammola, ribes, bacche di ginepro, liquirizia e tabacco. Al gusto è vellutato, saporito e duraturo.

Chianti Classico Gran Selezione Sasso del Borro 2022 Borratella – Sangiovese 100%- Rosso rubino intenso, i sentori sono quelli di frutti di bosco, mora, erbe aromatiche, arancia sanguinella e spezie dolci, al palato risulta setoso, pieno, appagante e duraturo.

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Sant’Albino Vigneto Poggio Sant’Enrico 2021 Carpineto – Sangiovese 100 % – Rosso rubino vivace, libera sentori di frutti di bosco, erbe aromatiche, spezie orientali e sottobosco. Avvolgente, equilibrato, ricco e lunghissimo.

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Caggiole 2021 Tiberini – Prugnolo Gentile 90% – Canaiolo Nero 5% – Mammolo 5% -Rosso rubino, con note di violetta, ciliegia, susina, melagrana e un accenno balsamico, al gusto è avvolgente, pieno e di pregevole piacevolezza di beva.

Brunello di Montalcino Poggio degli Olivi 2019 Poggio degli Olivi – Rosso granato trasparente, emergono sentori di petali di rosa, arancia sanguinella, amarena, mora di rovo, sottobosco e spezie dolci, attacco tannico poderoso ma setoso, avvolgente, suadente e persistente.

Brunello di Montalcino 2020 Podernuovo Vini – Rosso granato intenso, al naso arrivano sentori di violacciocca, lampone e marasca, ibisco impreziositi da spezie, al gusto è delicato con tannini nobili, è sapido e di buona lunghezza.

Montecucco Riserva Sangiovese Il Viandante 2018 Tenuta L’Impostino – Sangiovese 100% – Rosso rubino, con riflessi granata, al naso sviluppa sentori di violacciocca, ribes, mora, lampone, tabacco e chiodi di garofano, al palato è rotondo, fresco, elegante e incredibilmente persistente.

Orcia Doc Sangiovese Giovesone 2021 La Nascosta – Sangiovese 100% – Rosso rubino intenso, dipana sentori di giaggiolo, ciliegia, ribes, mirtillo che si alternano a tocchi più speziati, scivola in bocca setoso, armonioso ed elegante, dotato di una lunga persistenza.

Chianina & Syrah ospita lo chef Michele Ricci, un dialogo perfetto tra vino e grande cucina

A pochi passi dal confine tra Toscana e Umbria, arroccata su un colle che domina la Cortona, è una città che racconta secoli di storia.

Antica lucumonia etrusca, poi borgo medievale di straordinaria bellezza, conserva ancora oggi un fascino intatto: vicoli in pietra, piazze luminose e scorci che si aprono sulla campagna circostante. È proprio questo paesaggio, fatto di colline morbide e suoli ricchi di storia agricola, ad aver accolto negli ultimi decenni un vitigno internazionale capace di trovare qui una delle sue espressioni più sorprendenti: il Syrah.

Arrivato probabilmente in queste terre già nell’Ottocento, il Syrah ha trovato nella Val di Chiana condizioni ideali per esprimere una personalità distinta: vini intensi ma eleganti, caratterizzati da note speziate, frutti scuri e una trama tannica raffinata. Accanto al vino, un altro simbolo identitario domina la scena gastronomica del territorio: la carne della Chianina, razza bovina tra le più antiche al mondo, da cui nasce la celebre bistecca che rappresenta una delle icone assolute della cucina toscana.

È proprio dall’incontro tra questi due protagonisti, il Syrah e la Chianina, che prende vita la manifestazione Chianina & Syrah, in programma dal 6 al 9 marzo. Un evento che negli anni è diventato un punto di riferimento per appassionati, produttori e professionisti del settore, trasformando Cortona in un crocevia di degustazioni, incontri e momenti gastronomici dedicati a uno degli abbinamenti più affascinanti della tavola.

Tra i luoghi che incarnano lo spirito dell’evento spicca il raffinato Monastero di Cortona Hotel & Spa. Situato all’interno di un antico complesso monastico sapientemente restaurato, il resort rappresenta oggi uno degli indirizzi più eleganti della città, dove storia, ospitalità e alta cucina si incontrano. Le sue sale cariche di atmosfera e gli spazi affacciati sulla valle diventano durante la manifestazione un palcoscenico privilegiato per degustazioni e momenti conviviali.

Nel cuore gastronomico del Monastero di Cortona Hotel & Spa, il ristorante “Gli Affreschi” diventa durante Chianina & Syrah uno spazio di dialogo tra cucina e vino. Qui lo chef Michele Ricci interpreta il territorio con sensibilità contemporanea, mantenendo però un legame saldo con le materie prime locali e con la tradizione gastronomica della Val di Chiana.

In occasione dell’evento, lo chef ha proposto un piatto preparato a quattro mani insieme allo Chef Giovanni De Candido, capace di raccontare in modo diretto il tema della manifestazione: un raviolo ripieno di ragù di Chianina, ricco e profondo nei sapori, accompagnato da tre salse pensate per creare un gioco di contrasti ed equilibri.

La prima, cremosa e avvolgente, a base di pecorino; la seconda, fresca e aromatica, realizzata con erbe del territorio; la terza, la più identitaria, una salsa in gelatina di Syrah, che lega il piatto al calice e ne amplifica la dimensione sensoriale.

Un’idea gastronomica che sintetizza perfettamente lo spirito di Chianina & Syrah: non solo un incontro tra carne e vino, ma un dialogo creativo tra due simboli della tavola e del paesaggio di Cortona. Qui, tra storia, vigneti e cucina d’autore, il territorio si trasforma in esperienza, raccontando nel piatto e nel bicchiere una delle identità più affascinanti della Toscana del vino.

Il Monastero di Cortona diventa così uno dei protagonisti con un vero e proprio laboratorio del gusto, dove la cultura del vino e quella della cucina si intrecciano in un racconto che parte dal territorio e arriva al piatto. L’occasione perfetta per intervistare chef Michele Ricci.

Intervista allo chef Michele Ricci: la memoria toscana che diventa cucina contemporanea

Nel panorama dell’alta ristorazione toscana, Michele Ricci rappresenta una figura capace di coniugare radici profonde e visione contemporanea. Originario di Sansepolcro, cresciuto in una famiglia dove la cucina è sempre stata parte della vita quotidiana, oggi guida la proposta gastronomica del Monastero di Cortona Hotel & Spa, elegante struttura ricavata in un antico monastero nel cuore di Cortona.

La sua cucina nasce dall’incontro tra memoria familiare, territorio e tecnica, maturata anche grazie all’esperienza accanto a uno dei grandi maestri della cucina italiana, Gualtiero Marchesi. In questa conversazione lo chef racconta il suo percorso, il rapporto con la tradizione e la sua visione della gastronomia contemporanea.

Chef Ricci, la sua storia nasce in una famiglia di cuochi. Quanto ha inciso questo nella sua scelta professionale?

«Moltissimo. In casa mia la cucina era un linguaggio quotidiano. Il mio bisnonno aveva un ristorante nel centro di Sansepolcro e mia nonna gestiva una rosticceria. Crescere tra profumi, preparazioni e clienti mi ha fatto capire molto presto che quello era il mio mondo. Più che una scelta è stata una naturale evoluzione.»

Nel suo percorso c’è anche l’incontro con un grande maestro della cucina italiana.

«Sì, ho avuto la fortuna di lavorare con Gualtiero Marchesi. È stata un’esperienza fondamentale perché mi ha insegnato il rispetto assoluto per la materia prima e l’importanza dell’essenzialità. Marchesi aveva la capacità di togliere il superfluo e arrivare all’anima del piatto. È un insegnamento che porto ancora oggi nella mia cucina.»

Oggi guida la cucina del Monastero di Cortona. Che tipo di esperienza gastronomica proponete?

«Il Monastero di Cortona Hotel & Spa è un luogo speciale, ricco di storia e spiritualità. La mia cucina cerca di dialogare con questo contesto. Nei nostri ristoranti proponiamo una gastronomia che parte dalla tradizione toscana ma la interpreta con sensibilità contemporanea. L’obiettivo è emozionare senza perdere il legame con il territorio.»

La cucina è spesso percepita come il lavoro di un singolo chef, ma dietro c’è sempre una brigata. Quanto conta per lei il lavoro di squadra?

«Conta moltissimo. La cucina non è mai il risultato del lavoro di una sola persona. Io credo profondamente nel gioco di squadra. Oggi la mia brigata è composta da sei persone, e con loro si è creato un rapporto di grande sintonia, sia professionale che umana. Lavoriamo fianco a fianco ogni giorno, condividendo idee, ritmi e responsabilità. È questo spirito di collaborazione che permette alla cucina di funzionare davvero.»

Quali sono i piatti che rappresentano meglio la sua cucina?

«Ci sono alcuni piatti che raccontano molto bene la mia identità. Uno è sicuramente il piccione, ingrediente molto legato alla tradizione toscana, che preparo valorizzandone tutte le parti. Un altro è la pappa al pomodoro reinterpretata, dove la memoria di un piatto povero diventa una proposta elegante ma autentica. E poi amo lavorare molto con le paste fresche, che per me rappresentano la vera anima della cucina italiana.»

Quanto conta il territorio nella costruzione dei suoi menu?

«È fondamentale. La Toscana offre una biodiversità straordinaria: ortaggi, carni, olio extravergine, tartufi, erbe spontanee. Il mio lavoro è valorizzare questi ingredienti senza snaturarli. Collaboriamo molto con piccoli produttori locali perché credo che la qualità di un piatto inizi sempre dalla qualità della materia prima.»

In una rivista eno-gastronomica non possiamo non parlare di vino. Che rapporto ha con il mondo vitivinicolo?

«Il vino è parte integrante dell’esperienza gastronomica. Qui a Cortona abbiamo la fortuna di essere circondati da territori straordinari, dalla Val di Chiana fino alle grandi denominazioni toscane. Quando penso a un piatto immagino sempre anche il vino che lo accompagnerà. Cucina e vino devono dialogare, non competere.»

Qual è oggi la sfida più grande per uno chef?

«Credo sia trovare un equilibrio tra identità e innovazione. La cucina contemporanea è molto veloce, cambia continuamente. Però non bisogna perdere le radici. Per me innovare significa evolvere la tradizione, non cancellarla.»

Guardando al futuro, quale direzione immagina per la sua cucina?

«Continuare a lavorare sulla semplicità. Con gli anni ho capito che i piatti migliori sono quelli che sembrano facili ma nascondono grande ricerca. Vorrei una cucina sempre più essenziale, capace di raccontare il territorio con pochi elementi ma con grande intensità.»

Nella cucina di Michele Ricci convivono memoria familiare, tecnica e sensibilità contemporanea. Un percorso che dimostra come l’alta cucina possa rimanere profondamente legata alle proprie radici, trasformando ingredienti e tradizioni locali in un racconto gastronomico capace di parlare al presente.

Merito del grande successo è sicuramente degli organizzatori che da anni presentano un evento con una chiave di versa di quelle usuali, e tra loro sicuramente merita di essere menzionato, il Presidente del Consorzio Vini di Cortona, Stefano Amerighi, e l’Associazione Terre Etrusche e Terre Etrusche Events.

Se Cortona è da sempre una città che invita alla contemplazione, in questi giorni diventa anche un luogo di incontro tra storie, sapori e persone: un palcoscenico dove il Syrah racconta la sua identità italiana e la Chianina conferma il suo ruolo di regina della tavola toscana.

La Solita Zuppa a Chiusi, l’osteria dove la tradizione diventa accoglienza

Sulla strada che attraversa il centro storico di Chiusi, antica città etrusca sospesa tra Toscana e Umbria, si trova un indirizzo che negli anni è diventato un punto di riferimento per chi cerca la cucina autentica del territorio. È l’Osteria La Solita Zuppa, un ristorante capace di coniugare semplicità, memoria gastronomica e un senso di ospitalità sempre più raro.

Arrivarci significa percorrere Via Porsenna, una strada che conserva intatta l’atmosfera medievale, tra pietre antiche e scorci carichi di storia. Varcata la soglia, si percepisce subito un calore familiare: sale accoglienti, arredi sobri ma curati e un ritmo di servizio che richiama le trattorie di una volta.

Ma il vero cuore di questo luogo sono le persone.

Andrea e Lorella, una storia di passione e ospitalità

Dietro La Solita Zuppa ci sono Andrea Paracchini e sua moglie Lorella Casagni, coppia nella vita e nel lavoro. Andrea, milanese classe 1973, si avvicina alla ristorazione quasi per caso, iniziando con lavori stagionali tra bar e locali. Con il tempo, quella che era un’esperienza diventa una passione concreta.

Quindici anni fa, insieme a Lorella, decide di dare forma a un progetto personale. Nasce così La Solita Zuppa, che da semplice trattoria si è trasformata in un solido riferimento gastronomico per il territorio. La loro filosofia è chiara: far sentire gli ospiti a casa, o forse qualcosa in più. Un principio che si traduce nella cura del servizio, nell’attenzione ai dettagli e nella capacità di mettere a proprio agio chiunque si sieda a tavola.

Oggi il ristorante accoglie turisti di passaggio nella Val di Chiana, ma anche una clientela affezionata proveniente da Toscana, Umbria e Lazio.

Una squadra tutta al femminile

A sostenere il progetto c’è una brigata composta da dodici collaboratrici, impegnate tra cucina e sala. Una squadra affiatata che contribuisce a rendere il servizio preciso e fluido.

Il servizio è attento, impeccabile senza essere invadente: i tempi sono ben calibrati, i piatti arrivano con regolarità e il personale accompagna l’ospite con discrezione, suggerendo abbinamenti e percorsi.

È un’ospitalità fatta di piccoli gesti, che costruiscono un’esperienza coerente e piacevole.

La cucina: il valore della tradizione

Il nome del ristorante è già una dichiarazione d’intenti. Le zuppe rappresentano infatti una delle anime della proposta gastronomica, raccontando la tradizione contadina toscana.

Si tratta di una cucina di recupero e ingegno, fatta di pane raffermo, legumi, ortaggi stagionali e lunghe cotture, capaci di trasformare ingredienti semplici in piatti ricchi di gusto.

Tra le preparazioni più rappresentative:

  • ribollita, simbolo della cucina toscana
  • zuppe di legumi con cereali antichi
  • piatti stagionali a base di verdure del territorio
  • la “carabaccia”, zuppa di cipolle cotta nel forno a legna con pane e formaggio

Accanto a queste, trovano spazio anche piatti della tradizione come lumache al sugo, carciofi fritti, lingua e fegatini, in un menu ampio che rilegge la cucina locale con rispetto e coerenza.

Dalla pasta fatta a mano alle carni del territorio

Il percorso prosegue con i grandi classici della cucina toscana. Tra i primi spiccano i pici fatti a mano, spesso proposti con l’aglione della Val di Chiana, gli “gnudi” di ricotta e spinaci e le tagliatelle tirate a mano burro e tartufo.

I secondi valorizzano le materie prime locali: carni di Chianina, selvaggina e preparazioni che affondano le radici nella tradizione, come il piccione ripieno o il cinghiale in umido.

Da segnalare anche i salumi di Cinta Senese provenienti dall’Azienda San Gregorio, a pochi chilometri di distanza, a conferma di un legame concreto con il territorio.

Il finale: dolci e dettagli che fanno la differenza

Il pasto si chiude con una gran varietà di dolci fatti in casa, tra cui un tiramisù ben eseguito da Alessia, che rappresenta una delle scelte più apprezzate.

Particolarmente curato il momento del caffè: una miscela artigianale servita in contenitori di ceramica dipinti a mano, che racchiudono anche piccoli accompagnamenti come pasticcini, zucchero e un truffle al cioccolato fondente. Un dettaglio che prolunga l’esperienza e conferma l’attenzione dedicata a ogni fase del servizio.

Il vino come naturale compagno della tavola

La carta dei vini è ben costruita e coerente con la cucina proposta. Ampio spazio alle etichette toscane, affiancate da una selezione di altre regioni italiane.

La scelta privilegia vini capaci di dialogare con i piatti, accompagnando e valorizzando i sapori della tradizione.

Un punto di riferimento a Chiusi

Negli anni La Solita Zuppa ha consolidato la propria identità, anche grazie a una recente ristrutturazione che ha ampliato gli spazi, migliorando in particolare la cucina, oggi più funzionale e moderna, senza alterare l’atmosfera conviviale.

Oggi rappresenta uno degli indirizzi più interessanti di Chiusi, una città spesso attraversata frettolosamente ma ricca di storia e cultura. Sedersi a uno dei tavoli dell’osteria significa entrare in contatto con una ristorazione che mette al centro l’ospite, il territorio e la cucina. Ed è proprio questa la forza della Solita Zuppa: trasformare la semplicità in esperienza, ricordando che la buona cucina nasce dalla passione e da un autentico desiderio di accogliere. Un posto dove si ha voglia di tornare spesso.

Toscana: Valdarno di Sopra Day 2026

Identità, coerenza e confronto aperto con i Toscana IGT

Nel cuore della Toscana, lungo il corso dell’Arno, il Consorzio di Tutela della DOC Valdarno di Sopra continua a costruire una delle esperienze più identitarie e consapevoli del panorama vitivinicolo nazionale. Riconosciuta nel 2011, la denominazione ha scelto una strada netta: il biologico come linguaggio comune, non come opzione accessoria, e una visione contemporanea capace di dialogare con la storia senza subirla.

Valdarno di Sopra Day 2026 presso la Tenuta Il Borro, ha offerto un’istantanea ampia e trasversale della denominazione, mettendo a confronto Valdarno di Sopra DOC e Toscana IGT, rossi e bianchi, vini territoriali e interpretazioni più libere.

Le degustazioni: luci e ombre di una denominazione in crescita

L’assaggio complessivo ha restituito un quadro eterogeneo, con punte di eccellenza molto chiare e una fascia media ancora in cerca di maggiore precisione, soprattutto sul piano dell’integrazione tannica e della pulizia aromatica. Alcuni campioni giovani o di vasca (come nel caso di Cantina Le Pietre) hanno evidenziato criticità tecniche, mentre i vini più strutturati e ambiziosi hanno mostrato il vero potenziale dell’area.

I vini oltre i 90 punti

Dove il Valdarno di Sopra convince davvero

Valdarno di Sopra DOC

  • Il Borro – Petruna 2021 (92)
  • La Salceta – Orpicchio L’O 2025 (91)
  • Migliarina e Montozzi – Sangiovese Riserva 2020 (90)
  • Migliarina e Montozzi – Cabernet Sauvignon 2020 (90)
  • Petrolo – Galatrona 2023 (92)
  • Tenuta Sette Ponti – Vigna dell’Impero 2020 (93)
  • Campo del Monte – Chardonnay vigna Pini Baltea 2024 (90)
  • Vigna delle Sanzioni – Trebbiano Riserva 2023 (90)

Qui emergono finezza, freschezza e una chiara tensione territoriale, soprattutto sui Sangiovese più centrati e sui bianchi di nuova generazione.

Toscana IGT

  • Il Borro – Il Borro 2020 (94)
  • Podere Il Carnasciale – Carnasciale Botte Grande 2022 (92)
  • Podere Il Carnasciale – Il Caberlot 2022 (93)
  • Tenuta La Corneta – La Corneta Rosso 2023 (94)
  • Tenuta Sette Ponti – Oreno 2023 (92)
  • Petrolo – Bòggina B Trebbiano 2023 (92)
  • Tenuta Scarafana – Gualdrada 2022 (93)

I Toscana IGT giocano su maggiore opulenza, precisione tecnica e continuità stilistica, spesso forti di blend internazionali e affinamenti più incisivi.

Valdarno di Sopra DOC vs Toscana IGT

Il confronto dei numeri

Dalla media dei punteggi emerge un dato interessante:

  • Valdarno di Sopra DOC: media complessiva intorno agli 89 punti
  • Toscana IGT: media complessiva intorno ai 91 punti

Il dato numerico premia ancora i Toscana IGT, più regolari e affidabili, ma il Valdarno di Sopra DOC mostra picchi qualitativi sempre più frequenti, soprattutto quando il Sangiovese viene interpretato con misura e senza forzature estrattive.

Considerazioni finali

Il Valdarno di Sopra è una denominazione che non cerca scorciatoie. Accetta il rischio della trasparenza, anche quando il vino è ancora in divenire, e costruisce la propria identità sulla coerenza agricola prima che sull’impatto mediatico.

Se i Toscana IGT restano oggi il riferimento in termini di solidità e immediatezza, i migliori Valdarno di Sopra DOC dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta: meno muscoli, più territorio, più verità. Una denominazione ancora giovane, ma ormai pronta a giocare la sua partita più importante.

La Gemma Cafè del Boutique Hotel La Gemma a Firenze – ogni domenica cocktail d’autore e degustazioni tematiche

La domenica fiorentina si arricchisce di un nuovo appuntamento dedicato al gusto e alla convivialità. A La Gemma Cafè, il lounge informale e contemporaneo del Boutique Hotel La Gemma (5 stelle), nel pieno centro di Firenze, all’interno di Palazzo Paoletti edificato a fine 800, a pochi passi da Piazza della Signoria,  prende il via un format di aperitivi tematici, che accompagnerà la stagione primaverile con cocktail d’autore, degustazioni, incontri con produttori e bartender d’eccezione.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di aprire sempre di più le porte dell’hotel alla città, trasformando la domenica in un momento di incontro tra fiorentini, appassionati di mixology e curiosi alla ricerca di nuove esperienze.

Il progetto si inserisce in un momento importante per la realtà gastronomica dell’hotel. Dopo il recente riconoscimento della prima Stella Michelin al ristorante Luca’s, guidato dallo chef pluristellato Paulo Airaudo, la struttura ha avviato una nuova fase di consolidamento del proprio percorso culinario, rafforzando la brigata di cucina e la squadra di sala. Tra i nuovi ingressi figurano il Resident Chef Vittorio De Palma, il Restaurant Manager Giovanni Meraviglia e Marco Viola nel ruolo di Sommelier & Maître, mentre il coordinamento dell’intero comparto Food & Beverage è affidato al Corporate F&B Manager Giovanni Pugliese.

In questo contesto prende forma anche il nuovo  calendario di aperitivi di La Gemma Cafè, attraverso il  nuovo format.  Il  primo appuntamento  si è svolto domenica 15 marzo con “Stone & Spirit – Where Baroque meets Renaissance”, una serata dedicata ai sapori del Salento, che ha portato a Firenze profumi e suggestioni del Sud Italia.

Protagonisti dietro al bancone sono stati Marta De Dominicis, resident bartender del Gemma Cafè, e Igor Lahaine del Bar CuBi di Maglie (LE), ospite per l’occasione. I due bartender hanno firmato sei cocktail originali, serviti in abbinamento ad assaggi della tradizione salentina, costruendo un percorso gustativo che ha accompagnato gli ospiti per tutta la serata.

Tra i drink proposti da Igor Lahaine, “Scopone Scientifico” ha combinato note amare e agrumate grazie a Select Bitter e Cynar, bilanciati da Succo di Arancia e di Limone e Sciroppo di Zucchero; “Selfie Fish” ha invece giocato su profumi più freschi e fruttati con Vodka, Nolly Pratt Vermouth dry, soluzione agrumata mela Stark. Più intenso e avvolgente “Old Kyma”, con Rye Whiskey, Giocondo Amaro al caffè, Liquore alla Banana e Bitter al Cioccolato.

I cocktail di Marta De Dominicis hanno esplorato altre sfumature aromatiche. “What Is Real” ha unito caffè, vodka e liquore al caffè Negro con la morbidezza dello sciroppo del latte di mandorla e il profumo della fava tonka. “Ohana” ha proposto un equilibrio tra il carattere affumicato del Mezcal Picaflor Espadin, la freschezza dello Shrub ai lamponi, Lime, Amaro Assedio Du It, e una delicata schiuma alla Pesca Bianca. A chiudere la selezione “Droog Penicillin”, Honey Mix Zenzero e Miele, Bulleit Bournon, Liquore alla foglia di fico e un top di Ginger Beer.

Ad accompagnare i cocktail, una serie di assaggi ispirati alla cucina salentina: crocchette con menta e pecorino, panzerotti pugliesi con mozzarella e pomodoro e una cheesecake salata con taralli, ricotta e pomodoro. La serata si è svolta in un clima conviviale e rilassato, animato dal DJ set di Remo Giugni.

Dopo il debutto dedicato al Salento, il calendario degli appuntamenti proseguirà nelle prossime settimane con nuove combinazioni gastronomiche, il 22 marzo Perle e Bollicine – Un affaire di ostriche e Franciacorta,  il 29 marzo Caviale Chablis e Sancerre, il 12 aprile L’altra faccia del Pecorino Toscano – Corzano e Paterno, il 19 aprile UpStrem Salmon e Champagne, il 26 aprile dedicato a una selezione di pintxos firmati dallo chef pluristellato Paulo Airaudo: piccoli bocconi ispirati alla tradizione basca e reinterpretati con un tocco di italianità, accompagnati dai cocktails della casa.

Seguiranno altre serate con date da definire.

La Gemma Cafè HOTEL LA GEMMA

Via Dei Cavalieri, 2C, 50123, Firenze (IT)

www.lagemmahotel.com

Instagram: @lucasrestaurant_firenze

Facebook: @La Gemma Hotel Firenze

Morellino del Cuore III edizione – quando il Sangiovese mostra la sua anima maremmana

Milano celebra il carattere schietto della Maremma: il 4 marzo, negli eleganti spazi del ristorante Savini Tartufi, il Morellino di Scansano DOCG è stato protagonista dell’ultima giornata della terza edizione di Morellino del cuore. Un’iniziativanata dalla collaborazione tra il Consorzio di Tutela Morellino di Scansano DOCG e i giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli.

Il progetto punta a valorizzare una delle denominazioni più identitarie della Toscana attraverso una selezione annuale di etichette individuate da esperti del settore (quest’anno è toccato ai giornalisti) e a raccontare un territorio che non smette di sorprendere.

Il 29 maggio 2025, nella sede del Consorzio a Scansano, una giuria formata da sei firme autorevoli del vino ha degustato alla cieca 62 campioni provenienti da 30 aziende associate, scegliendo i 10 Morellino del Cuore 2025 suddivisi in quattro categorie: Annata, Intermedio (da poche settimane è stata riconosciuta la menzione Superiore), Riserva e Vecchia Annata, quest’ultima introdotta quest’anno per dare spazio alle sorprendenti capacità evolutive del Morellino nel tempo.

La giuria era composta da:

Elena Erlicher (Civiltà del Bere)

Carlo Macchi (Winesurf)

Luciano Pignataro (lucianopignataro.it)

Alessandra Piubello (Decanter e altre testate)

Leonardo Romanelli (Il Gusto – La Repubblica, Identità Golose)

Maurizio Valeriani (Vinodabere)

Di seguito le parole del Presidente del Consorzio Bernardo Guicciardini Calamai.

“Siamo estremamente soddisfatti di come si è svolta questa terza edizione di Morellino del Cuore. L’attenta selezione dei membri della giuria ha garantito un livello di competenza e professionalità ineccepibile, e i vini selezionati riflettono al meglio l’autenticità e le peculiarità del Morellino di Scansano. Siamo felici di constatare una continua adesione da parte delle aziende, segno di un interesse sempre crescente e di un impegno costante nel valorizzare il nostro territorio. Desidero esprimere un sentito ringraziamento a Roberta Perna e Antonio Stelli, ideatori e anima di Morellino del Cuore, per il loro impegno nel dare vita a questa manifestazione che continua a crescere anno dopo anno, e alla giuria per il prezioso lavoro svolto.”

È il momento di scoprire cosa ci raccontano davvero questo vini, iniziamo con tre vini della Categoria Annata che rappresenta lo stile più fresco e immediato della denominazione, caratterizzato da giovinezza, agilità e prontezza di beva.

Cantina Vignaioli di Scansano Roggiano Bio 2023 90% Sangiovese, 10% Ciliegiolo. Rosso rubino intenso con riflessi violacei. Al naso è armonioso con note di frutta e richiami floreali e speziati. In bocca conquista per la sua morbidezza e freschezza.

Tenuta Agostinetto La Madonnina 2023 85% Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon. Affina in cemento per proseguire in barrique di rovere. Un rosso rubino brillante. Al naso emergono profumi di frutti rossi maturi accompagnati da una speziatura lieve. Al palato risulta morbido, avvolgente e con una buona persistenza.

Poggio Argentiera Bellamarsilia 2023 100% Sangiovese. Affinato solo in acciaio, si distingue per equilibrio e freschezza. La sua limpida espressione fruttata nasce dal terroir vicino alla costa tirrenica, dove i vigneti beneficiano della brezza marina che rinfresca e modella il profilo aromatico.

Passiamo alla categoria Intermedio (da poche settimane è stata riconosciuta la menzione Superiore)

Provveditore – Provveditore 2023 100% Sangiovese. Rosso rubino carico, olfatto ricco, confettura di ciliegie, fichi secchi e cacao. Al palato è pieno e armonioso, con richiami di pepe rosa, cacao, caffè tostato e cannella che ritornano in chiusura. Affinamento da 7 a 12 mesi in barriques ed almeno 6 mesi in bottiglia prima dell’emissione al commercio.

Le Rogaie – Forteto 2022 Sangiovese in purezza, selezionato da vigne vecchie. Rosso rubino con riflessi violacei, luninoso. Al naso profumi di macchia mediterranea e una decisa impronta salin, accenno di spezie, come chiodi di garofano e pepe nero.  Vinificato con fermentazione spontanea e affinato prevalentemente in cemento

Terenzi – Purosangue 2022 100% Sangiovese.Un rosso rubino profondo, impreziosito .da riflessi granati. Al naso offre un ventaglio aromatico ricco e avvolgente, dove emergono frutti rossi maturi e spezie. Al palato è strutturato ed equilibrato, con tannini morbidi e ben integrati. La freschezza si combina con una trama tannica fine ed elegante, rendendo l’insieme armonioso e persistente.

La degustazione prosegue con la Categoria Riserva

Belguardo – Bronzone 2021 100% Sangiovese. È una versione di Morellino di Scansano dal carattere pieno e importante, affinata per 14 mesi in barrique. Al naso sprigiona profumi intensi e raffinati di frutti rossi maturi e spezie dal tratto selvatico. In bocca si presenta ricco e consistente, sostenuto da una piacevole sapidità e da tannini morbidi e setosi che donano equilibrio e profondità al sorso

Bruni – Laire 2021 È un vino che unisce il carattere vibrante del Sangiovese alla profondità speziata del Syrah. Colore rosso porpora, al naso si apre con frutti rossi maturi, ciliegia, ribes, mora, seguiti dalle note speziate portate dal Syrah, che richiama pepe nero, viola e un tocco balsamico. Il sorso è equilibrato e dinamico: la freschezza tipica del Sangiovese dona slancio e bevibilità, mentre il Syrah aggiunge corpo, morbidezza e una bella trama tannica setosa.

Roccapesta – Roccapesta Riserva 2021 100% Sangiovese.Affina per 18 mesi in botti di legno. Espressione di spezie dolci e macchia mediterraneaAl naso offre sentori di rosa e viola, accompagnati da frutti rossi e da sfumature di spezie e macchia mediterranea. Il sorso è caldo e avvolgente, sostenuto da tannini morbidi e setosi, con un finale lungo e persistente.

Terminiamo con la Categoria Vecchia Annata

Fattoria di Magliano – Heba 2006 È una di quelle bottiglie capaci di sorprendere davvero, perché mostra quanto il Sangiovese maremmano sia capace di attraversare il tempo con grazia. Qui troviamo profondità, finezza, stratificazione: i profumi si fanno più complessi, la frutta si evolve in note più scure e mature, mentre emergono spezie delicate, richiami terrosi e sfumature balsamiche che raccontano la sua evoluzione. Il Morellino sa invecchiare, e quando lo fa, lo fa con personalità e sorprendente eleganza.

Dopo la degustazione, la giornata è continuata con un pranzo, preceduto da un interessante cocktail dal nome “Giostra Maremmana”, a base di Morellino di Scansano Mantellassi Mago di O3; Cordiale di Bitter e frutti rossi; Gazzosa Lurisia. Al tavolo sono state servite specialità a base di tartufo.

Un’esperienza immersiva: il Morellino, uno dei simboli della Maremma contemporanea. Un rosso che ha saputo rinnovarsi, mantenere riconoscibilità e conquistare una posizione precisa tra le denominazioni toscane più apprezzate.

Il suo nome, si dice, richiama i cavalli morelli, gli animali scuri e vigorosi che un tempo popolavano queste terre: stessi toni profondi, stessa energia indomita.

Prosit!

Firenze, la cantina Amaracmand da Atto di Vito Mollica

L’azienda vitivinicola Amaracmand ha presentato a Firenze, nella capitale del Sangiovese, le nuove annate delle loro etichette presso il prestigioso Ristorante Atto di Vito Mollica. Grazie a Maddalena Mazzeschi avevamo già incontrato la cantina in più occasioni, compresa la recente fiera enologica FIVI.

Amaracmand un nome che si memorizza subito, oppure, si impiega un po’… L’etimo deriva da “Abbi cura di te”, frase che diceva sempre la nonna a Marco Vianello contitolare dell’azienda con la moglie Tiziana Matteucci. L’azienda è stata rilevata nel 2012 a Sorrivoli, frazione del comune di Roncofreddo in provincia di Forlì-Cesena sulle colline cesenati. In questo incantevole lembo di Romagna, la famiglia Vianello alleva la vite in un anfiteatro in regime biologico e vanta più di 12 ettari vitati su terreni ricchi di arenaria,  tufo, sabbia e argilla.


Le varietà a bacca bianca maggiormente allevate sono autoctone come Bombino Bianco, Trebbiano,  Grechetto gentile o Pignoletto e Albana, a bacca nera, Sangiovese e tra quelle internazionali, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah e Alicante. I vini vengono  prodotti con la menzione Igt Rubicone, anziché Romagna Doc, identificando una zona ben precisa. Un fiume noto per la famosa frase “Passare il Rubicone” resa celebre quando lo attraversò Giulio Cesare segnando l’inizio della guerra civile romana, espressione usata ancora per prendere una decisione importante e irrevocabile. Persino Bob Dylan ha scritto e cantato “Crossing the Rubicon” ed i mitici Rolling Stones gli hanno dedicato Streets of Love.

La cantina si integra perfettamente con il paesaggio ed è stata costruita recentemente e completamente ipogea. Vanta tutte le più moderne attrezzature tecnologiche e un purificatore d’aria che scongiura il formarsi di muffe e batteri contaminanti, evitando di ricorrere all’uso di prodotti nocivi per la sterilizzazione, consentendo di produrre vini senza solfiti aggiunti, tranne che per Libumio. Nei vigneti e in cantina, i lavori vengono svolti con attenzione meticolosa e rivolta alla sostenibilità ambientale con fedele personale specializzato. Il sistema di allevamento è il Guyot tranne, per Perimea, che è a Cordone Speronato. Le rese per ettaro sono molto basse, tuttavia, sono variabili ogni anno. La vendemmia viene effettuata rigorosamente a mano. Le fermentazioni sono spontanee. A Firenze, per me è stata una ghiotta occasione per approfondire meglio la conoscenza dell’azienda in un ambiente ideale per questi eventi. 



I vini presentati a Firenze

Rubicone Bianco Igt Spumante “Madame Titì ” Brut Nature 2023 – Metodo Martinotti con 85% Bombino bianco (pagadebit, per il restante, Grechetto Gentile o Pignoletto, Albana, Trebbiano – Giallo dorato intenso, perlage sottile, al naso sviluppa sentori di pesca, albicocca,  nespola, mela, agrumi, miele e pan brioche, il sorso è vibrante, cremoso, saporito e persistente.

Rubicone Bianco Bio Igt Libumio 2024 – Bombino bianco (pagadebit)85%, per il resto Grechetto Gentile o Pignoletto, Incrocio Manzoni, Trebbiano – Giallo paglierino luminoso, emana note di mela, pera, susina ed erbe aromatiche, al gusto è rinfrescante, sapido coerente e duraturo.

Rubicone Sangiovese Igt Perimea 2024 – Sangiovese in purezza – Rosso rubino intenso,  al naso rivela sentori di violetta, ciliegia, mirtillo,  ribes rosso e note sia balsamiche che speziate,  al palato si presenta con una piacevole trama tannica ben integrata con freschezza e sapidità, vino lungo e duraturo.

Rubicone Sangiovese Igt Imperfetto 2023 – Sangiovese 85% e il restante saldo è composto da Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah e Alicante – Bel rubino intenso e profondo, al naso libera sentori di amarena, cassis, prugna, mora, sottobosco, liquirizia e spezie, al gusto è avvolgente con tannini setosi ed è dotato di una buona piacevolezza di beva e una lunga persistenza aromatica.


A fine degustazione ci siamo accomodati al Lounge bar, prima di passare al tavolo con le preparazioni gourmet dello chef una stella michelin Vito Mollica.

Si inizia con Gamberi al vapore su crema di zucca e verdure invernali in abbinamento con Libumio 2024, proseguendo con pappardelle burro e timo, fonduta al parmigiano reggiano e ragù di fagianella in abbinamento con Perimea 2024. Finale con anatra arrosto, lenticchie e salsa al tartufo nero in abbinamento con Imperfetto 2023. Selezione di formaggi e piccola pasticceria mignon e caffè concludono la piacevole giornata.

Servizio molto efficiente con personale qualificato e dai modi gentili e garbati. Il cibo superlativo, la porcellana fine e di gran classe. “Atto” è lo storico ristorante del suggestivo Palazzo Portinari Salviati di Firenze con sale affrescate del ‘500. Vito Mollica sa coniugare bene tradizione, innovazione, stagionalità e qualità delle materie prime.   

Siti di riferimento: https://www.amaracmand.com/  – https://www.attodivitomollica.com

Toscana – Quando il Vino Nobile di Montepulciano si racconta a tavola

L’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano targata 2026 si è chiusa con un pranzo diffuso che ha coinvolto alcune cantine della denominazione, chiamate non solo a ospitare, ma soprattutto a dialogare con altre realtà produttive del territorio. Un format riuscito capace di spostare l’attenzione dalla degustazione formale a un momento di condivisione autentica, restituendo a Montepulciano stessa una dimensione più quotidiana e reale.

L’esperienza si è svolta presso Cantina Talosa, che ha accolto al proprio tavolo i vini di Talosa, Poliziano, Tiberini, Il Molinaccio, Boscarelli e Montemercuri. Un parterre eterogeneo per stile e interpretazione, ma accomunato da una forte identità territoriale e da un linguaggio condiviso, quello del Sangiovese di Montepulciano.

Il contesto informale e conviviale ha permesso di vivere gli assaggi con maggiore libertà, senza schemi rigidi, favorendo il confronto diretto tra produttori e ospiti. Tra calici e piatti condivisi, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG si è raccontato in modo spontaneo, mettendo in luce affinità, differenze e sfumature stilistiche.

L’apertura è stata affidata a bianchi e rosati delle sei cantine, abbinati a prodotti tipici del territorio – salumi e formaggi – per poi proseguire con una serie di crostini e un eccellente peposo di cinghiale.

I vini proposti con il pranzo hanno accompagnato con coerenza l’intero percorso gastronomico:

  • Il Molinaccio – Rosso di Montepulciano DOC Il Golo 2024; IGT Toscana Rosso L’Allocco
  • Montemercuri – Rosso di Montepulciano DOC Petaso 2022; IGT Toscana Rosso Tedicciolo 2022
  • Cantina Talosa – Rosso di Montepulciano DOC 2024; IGT Toscana Rosso Pietrose 2016
  • Boscarelli – Rosso di Montepulciano DOC Prugnolo 2024; IGT Toscana Rosso Boscarelli 2015
  • Poliziano – Rosso di Montepulciano DOC Fiori Rossi 2024; IGT Toscana Rosso Le Stanze 2015
  • Tiberini – Rosso di Montepulciano DOC Sabreo 2024; IGT Toscana Rosso Virgulto 2015

Un’esperienza che ha restituito al vino la sua dimensione più vera: quella dell’incontro, del racconto e della convivialità.

Cantina Talosa, il tempo come alleato

All’interno di questo contesto, la visita a Talosa ha assunto un valore particolare. Nel cuore storico di Montepulciano, tra vicoli ciottolati e palazzi nobiliari, la cantina rappresenta una delle interpretazioni più solide e coerenti del Vino Nobile di Montepulciano. Un progetto nato nel 1972 con la famiglia Jacorossi, capace in oltre cinquant’anni di coniugare rigore enologico, rispetto del territorio e una visione produttiva orientata alla longevità.

Talosa non è soltanto una cantina, ma un luogo simbolico. L’affinamento dei vini avviene nei locali storici sotterranei, scavati nella roccia sotto il centro di Montepulciano: ambienti suggestivi, con volte in mattoni del XVI secolo e origini ancora più antiche, che raccontano una relazione intima tra il vino e il tempo, elemento centrale della filosofia aziendale. Durante gli scavi è emersa anche una tomba etrusca, ulteriore testimonianza della profondità storica di questo luogo. Ogni anno circa 23.000 visitatori, in gran parte stranieri, attraversano questi spazi restando spesso senza parole.

Il cuore produttivo dell’azienda si trova nella zona di Pietrose, dove circa 33 ettari di vigneti si estendono tra i 330 e i 400 metri di altitudine. Qui il Sangiovese, localmente chiamato Prugnolo Gentile, trova condizioni ideali per esprimere equilibrio, profondità aromatica e una trama tannica raffinata.

La scelta stilistica di Talosa punta su vini capaci di evolvere con grazia, privilegiando estrazioni misurate, precisione aromatica e affinamenti calibrati, senza perdere il legame con il carattere territoriale del Vino Nobile. Una coerenza produttiva che negli anni ha trovato crescente consenso tra appassionati e operatori.

Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG rappresenta la sintesi di questa visione: struttura ed eleganza unite a una bevibilità che si apre nel tempo. La Riserva, prodotta solo nelle migliori annate, aggiunge complessità e profondità, distinguendosi per capacità di invecchiamento e precisione stilistica. Accanto a queste, il Rosso di Montepulciano offre una lettura più immediata del Sangiovese locale, mentre il Vin Santo testimonia il legame con la tradizione più autentica, attraverso lunghi appassimenti e affinamenti pazienti.

Pur restando fortemente radicata nel territorio, Talosa ha costruito negli anni una solida presenza sui mercati esteri, contribuendo alla diffusione dell’immagine del Vino Nobile di Montepulciano nel mondo. Un successo costruito senza rincorrere mode, ma attraverso identità e coerenza. Talosa è un esempio virtuoso di come il Vino Nobile possa raccontare Montepulciano con autorevolezza e misura. Una cantina che fa del tempo il suo principale alleato e che, vendemmia dopo vendemmia, continua a scrivere una storia di eleganza, profondità e fedeltà al territorio.

Chianina & Syrah 2026 – I migliori assaggi e le considerazioni dall’anteprima “Sarà Syrah”

Come ogni anno torna l’appuntamento atteso da stampa e professionisti del settore per una panoramica sulle diverse espressioni di Syrah in Italia. Naturalmente si parte sempre da Cortona, territorio ospitante, che rappresenta ormai un punto fermo per qualità e carattere dei suoi vini.

Ci si avvia verso la decima edizione prossima di Chianina & Syrah con ottimismo, nonostante la situazione globale difficile e il commercio fermo al palo. Un recupero di fiducia che deve passare, per forza di cose, anche dall’interruzione delle guerre in atto. Per fortuna ci sono i calici a parlare e quelli di Cortona e del resto d’Italia sono davvero sorprendenti, soprattutto nelle annate 2023 e 2024.

Le motivazioni

Eterogenee e opposte all’apparenza: più esile l’impatto della 2023, ma meglio performante rispetto agli areali celebri del Sangiovese, segno che la Syrah riesce ad esprimere il meglio di sé anche nelle vendemmie complicate. I campioni all’assaggio sono eleganti, dinamici, dai tannini poco impegnativi e con scie floreali appetitose che si sostituiscono a quelle speziate tipiche.

La 2024 risulta a tratti straripante per intensità delle componenti fruttate, ricche di pepe nero. Equilibrio e linearità che rispecchiano una filosofia un po’ ovunque presente, grazie all’impegno dei vigneron ad utilizzare raspi e tecniche “alla francese” un tempo impensabili. Il risultato parla di vini contemporanei dall’ottima prospettiva per il settore Horeca.

Fare le cose per bene, senza pensare al proprio “orticello”, vuol dire aiutare le vendite di un intero comparto che merita attenzione per il lavoro sin qui svolto. Il panel di degustazione dei campioni alla cieca è stato composto dal sottoscritto e dall’autore di 20Italie Alberto Chiarenza. I risultati sono elencati in ordine alfabetico e non di preferenza, basati su una media superiore ai 90 centesimi.

Migliori Syrah Cortona Doc

Baldetti – Spazzanido 2025

Cantina Canaio – Calice 2024

Cantina Doveri – L’Usciolo 2023

Cantine Faralli – Particella 134 2021

Chiara Vinciarelli – Castore 2024

Fabrizio Dionisio – Il Castagno 2023

Podere Il Fitto – Campetone 2023

I.S.I.S. Angelo Vegni – Syrah 2021

La Braccesca – Achelo 2024

Poggio Sorbello – Rugapiana 2024

Stefano Amerighi – Apice 2022

Migliori Syrah d’Italia

Aldo Viola – IGP Terre Siciliane Syrah Plus 2021 biologico

Alessandro di Camporeale – Monreale Doc Syrah Kaid 2022

Bulichella – IGT Costa Toscana Syrah Hide 2021

Colognole – Toscana IGT Sarà Syrah 2022

Fabbrica Pienza – IGT UNI 2021

Feudo Disisa – Monreale Doc Roano 2020

Il Querciolo – IGT Toscana Syrah Gruccione 2022

Il Vecchio Poggio – IGP Lazio Rosso Puddinga 2021

Maestà di Santa Luce – IGT Toscana Syrah 2022

Michele Satta – IGT Toscana Syrah 2023

Podere Bellosguardo – IGT Syrah 2021

Tenuta La Novella – IGT Toscana Sambrena Syrah 2023

Tenuta Sallier De La Tour Tasca d’Almerita – Sicilia Doc Syrah 2023

Ruffino presenta “Garzaia” il Bolgheri Superiore dalla vendemmia 2023

Lo scorso 2 marzo Ruffino ha ufficialmente  presentato al mercato italiano, “Garzaia” Bolgheri Superiore DOC 2023, primo Bolgheri Superiore prodotto interamente da vigneti di proprietà e prima annata in commercio.

Ruffino, con oltre 140 anni di storia, è stata fondata a Pontassieve nel 1877 dai cugini Ilario e Leopoldo Ruffino. Nel 1913 l’azienda passa sotto la guida della famiglia Folonari, che ne accompagna lo sviluppo per quasi un secolo. Nel 2011, dopo 98 anni di gestione familiare, la società viene interamente acquisita dal gruppo americano Constellation Brands, che ne detiene ancora oggi la proprietà e continua a valorizzare la tradizione e l’eccellenza dei vini Ruffino a livello globale.

Dal 2023, Ruffino ha intrapreso un percorso di trasformazione per consolidare il proprio posizionamento tra i grandi vini toscani di alta gamma, puntando su qualità, sostenibilità e innovazione nel rispetto dell’identità territoriale. Oggi l’azienda è presente in oltre 80 Paesi.

Con Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023, Ruffino inaugura un nuovo capitolo della propria storia quasi centocinquantennale, riaffermando la volontà di essere protagonista nei territori simbolo dell’eccellenza enologica toscana.

La presentazione si è svolta al Ristorante La Pineta a Marina di Bibbona, terza tappa del tour internazionale di lancio, un percorso che sta toccando alcune delle principali capitali del vino e che proseguirà nei prossimi mesi tra Europa, Nord America e Asia. Una scelta simbolica quella di Marina di Bibbona, nel cuore del territorio bolgherese, per consacrare ufficialmente un progetto che nasce proprio da questa terra.

Con Garzaia, Ruffino compie un passo strategico importante, rafforzando la propria presenza in una delle denominazioni più prestigiose al mondo, quella di Bolgheri, che conta appena 75 produttori.

Il progetto prende forma nel 2023, anno in cui l’azienda annuncia l’acquisizione di vigneti  per un totale di 15 ettari nelle aree di Le Sondraie e Le Bozze, lungo la via Bolgherese, con l’obiettivo di dare vita a vini capaci di interpretare il territorio attraverso una visione autentica e identitaria.

Questa posizione strategica garantisce esposizione e suoli ideali per la coltivazione delle uve, contribuendo alla qualità distintiva dei vini prodotti.

Garzaia si inserisce così nella gamma dei fine wines Ruffino, accanto a etichette iconiche come il Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione DOCG, il Greppone Mazzi Brunello di Montalcino DOCG, e gli IGT Modus Primo e Alauda,  completando il presidio dell’azienda nelle più vocate aree toscane.

Il nome “Garzaia” deriva dal luogo in cui diverse specie di aironi nidificano collettivamente, costruendo i propri nidi in stretta vicinanza, in un ecosistema naturale che sta equilibrio tra terra e acqua. Un nome evocativo che richiama l’anima paesaggistica di Bolgheri, profondamente radicata nella sua storia e nel suo ambiente.

Il progetto porta la firma di Olga Fusari, Senior Winemaker di Ruffino dal 2023, laureata in Viticoltura ed enologia presso l’Università di Firenze, con oltre vent’anni di esperienza nella produzione di grandi rossi toscani e un lungo percorso professionale maturato in ambito bolgherese presso Ornellaia fin dal 2005, che le ha permesso di affinare una profonda conoscenza dei blend in stile bordolese e del terroir di Bolgheri, contribuendo a valorizzare una delle denominazioni più prestigiose della Toscana.

Il suo percorso si era arricchito anche di esperienze internazionali in Argentina, da Bodega Rolland, e in Nuova Zelanda, da Selaks Winery, oltre a un Master conseguito alla Bordeaux Sciences Agro. Un bagaglio che le consente di dialogare con culture vitivinicole diverse, mantenendo sempre al centro la vocazione e l’identità del territorio toscano.

Dal 2023 è in Ruffino, dove guida la produzione dei fine wines tra Bolgheri, la Tenuta Poggio Casciano sulle colline fiorentine e la Tenuta La Solatia a Monteriggioni. Qui interpreta etichette come Modus, Modus Primo e Alauda con uno stile che unisce precisione tecnica, eleganza e identità territoriale.

Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023

Il vino nasce esclusivamente dai vigneti di Le Sondraie, nella parte nord della denominazione, su suoli profondi, sabbioso-argillosi e poveri di calcare, a 10 metri sul livello del mare. Blend: 70% Cabernet Franc 30% Merlot, 15,5% vol..

L’annata 2023 è stata caratterizzata da clima stabile e giornate soleggiate per gran parte della stagione vegetativa. Le piogge abbondanti di fine agosto hanno reintegrato le riserve idriche, favorendo una maturazione lenta e completa delle uve.

La fermentazione avviene in acciaio inox con rimontaggi e délestage periodici, seguita da circa 21 giorni di macerazione sulle bucce. Dopo la fermentazione malolattica, il vino affina per 18 mesi in barriques di rovere francese (70% nuove, 30% di secondo passaggio).

Note di degustazione

Nel calice si presenta di colore rosso rubino intenso e profondo. All’olfatto si apre con un bouquet complesso di macchia mediterranea e frutti rossi maturi, accompagnati da eleganti note speziate dolci  vanigliate, cacao e leggere sfumature balsamiche.

Al sorso è ampio e di corpo, il tannino presente ma vellutato accompagnato da una acidità vibrante che bilancia il grado alcolico. La chiusura è  persistente, speziata e balsamica.

Un vino elegante ed equilibrato. In commercio dal 1.3.2026 al prezzo di € 160,00. In occasione del pranzo di presentazione, il vino è stato proposto in abbinamento al cacciucco de La Pineta