“L’orto sotto casa” rispolvera il classico pane e cipolla, purché sia Cipolla di Certaldo

Andrea, Alessio e Mirko Delle Fave, fratelli alla nascita, imprenditori per amore della terra con l’azienda L’orto sotto casa. Siamo a Certaldo, incantevole borgo medievale toscano di infinita bellezza.

Luogo intriso di storia, tomba per il poeta Giovanni Boccaccio, memoria di battaglie epiche alla conquista di colline bucoliche prestate da sempre all’agricoltura, qui nel centro della Val d’Elsa. Tra i PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) degna di menzione è la Cipolla di Certaldo, presidio Slow Food e oggetto di produzione e commercio da parte di un ristretto gruppo di produttori locali.

Mirko Delle Fave

La varietà è a tunica rossa, come altre celebri italiane, ma ciò che la differenzia maggiormente sono le due qualità presenti: la “statina”, pronta per il consumo fresco a maggio (cipollotti) e matura in estate, e la “vernina”, con semina autunnale e raccolta a fine estate. Si impiega quindi sia come cipolla fresca da consumo (“statina” – cipollotti raccolti a maggio-giugno), sia come cipolla da serbo essiccata.

L’orto sotto casa ne produce diverse variazioni, proposte ai consumatori abituali e ai ristoratori che vogliono aggiungere quel pizzico di aromaticità e dolcezza alle proprie ricette. Conserve e sughi, salami e mortadella, per non parlare della composta e dei cantuccini, idea geniale per un momento appetitoso spezza fame o alla fine di un pasto.

E perché non riproporre l’antica tradizione del “pane e cipolla”, visto in passato come unico sostentamento delle famiglie in tempi di carestia e adesso rivalutato come merenda gustosa da accompagnare ad un tocco di Olio Extravergine di Oliva.

I riconoscimenti sono subito arrivati, dalle attenzioni di The WineHunter area Food del Merano Wine Festival, sia per i biscotti che per il salame al miele. Ma ai fratelli Delle Fave ciò non bastava: ecco allora spuntare l’Aglione, i pomodori costoluti, le zucchine lunghe fiorentine e molto altro ancora.

In fin dei conti lo stesso Boccaccio certificava la vocazione contadina degli abitanti del borgo, nel suo Decameron composto tra il 1394 ed il 1351: “Certaldo, come voi forse avete potuto udire, è un castello di Val d’Elsa posto nel nostro contado, il quale, quantunque picciol sia, già di nobil uomini e d’agiati fu abitato. Nel quale, per ciò che buona pastura si trovava, usò un lungo tempo d’andare ogn’anno una volta, a ricogliere le limosine fatte loro dagli sciocchi, un de’ frati di Santo Antonio, il cui nome era frate Cipolla, forse non meno per lo nome che per altra divozione vedutovi volentieri, con ciò che quel terreno produca cipolle famose per tutta la Toscana”.

La figura della cipolla compare persino nell’antico stemma di Certaldo del XII secolo, quando il paese era feudo dei conti Alberti e certamente L’orto sotto casa entra di diritto tra coloro che creano la storia con le mani e col sudore.

Perché la terra è sempre “troppo bassa” per chi la lavora…

Rinasce la Condotta Slow Food dei Campi Flegrei

Alle ore 18.00 del 25 giugno 2024 si è ricostituita la condotta Slow Food dei Campi Flegrei presso Il Quarto Miglio.

Ad adoperarsi per l’ottimale risultato il comitato promotore, composto da Marika Capuano, Filomena D’Avino, Marianna Fiorentino, Adele Munaretto, Cosimo Orlacchio, Giovanni Quadrano, Gennaro Schiano, Chiara Turturiello, Valeria Vanacore e dallo stesso Ciro Verde, enologo delle cantine quartesi dove ha avuto luogo l’avvenimento tanto auspicato per un territorio di estrema rilevanza per la pesca, l’archeologia, la vitivinicoltura e l’agricoltura.

La compagine di promozione di questa rinascita aveva provveduto ad indirizzare, alla direzione regionale campana e al consiglio direttivo nazionale di Slow Food, una lettera del 20 marzo scorso, esprimendo la volontà di ricostituire la condotta in quell’area, sotto il segno del buono, pulito e giusto.

Durante la cerimonia che ha deliberato la ricostituzione, davanti a un pubblico folto ed appassionato, l’assemblea costituente ha altresì decretato il nuovissimo Comitato di Condotta che vede il seguente schieramento: Cosimo Orlacchio al vertice e Marianna Fiorentino alla vicepresidenza con Alfonso Carmosino, il tesoriere Alfonso Carmosino, Filomena D’Avino, Filippo Veglia, Chiara Turtiello, Marika Capuano, Giacomina Di Pretore, Nicola D’Ambrosio e Adele Munaretto, responsabile per le cantine per la condotta flegrea.

Il nuovo fiduciario di Slow Food Campi Flegrei è beneventano di nascita ma flegreo di adozione. Cosimo Orlacchio è laureato in Ingegneria Elettronica, lavora presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione della Università degli studi di Napoli, Federico II. Dopo i quarant’anni si avvicina al mondo del vino e della gastronomia. Blogger e scrittore enogastronomico per diletto, scrive per riviste tra le quali il blog della delegazione Ais di Napoli.
Sommelier e Degustatore AIS, partecipa ai panel di degustazione per la stesura di alcune guide vini come per il concorso e guida di Decanto Untold: membro dell’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi, per il quale ha intrapreso il precorso per diventare Maestro Assaggiatore, oltre che membro dell’Associazione Nazionale Ostricari, dopo aver partecipato al corso di primo livello. Ha conseguito l’attestato del primo livello di Assaggiatore della Scuola Italiana Sake, mentre, con l’Accademia Popolare del Gusto di Slow Food, ha frequentato il corso di avvicinamento al caffè e quello sull’olio extra vergine di oliva.

È attivo presso la Comunità Slow Food Agriculturale Flegrea per l’Inclusione e sin prima della sua nomina, si prodiga per progetti divulgativi a sostegno del territorio, organizzando laboratori e masterclass. Inoltre è responsabile della regione Campania per il Comitato Italiano per la Tutela del Piede Franco. Tra i suoi interessi principali l’enogastronomia, la scrittura gastronomica e la promozione dei Campi Flegrei. Ama scrivere di buon cibo, vino e tematiche tecnologiche in chiave leggera e accessibile a tutti.

Decisivo il lavoro di questa condotta che avrà il compito non facile di affiancare i ristoratori del territorio verso scelte consapevoli buone, pulite e giuste coinvolgendoli nelle progettualità e convogliandoli al progetto cuochi alleanze, sensibilizzare i produttori agricoli per attivare percorsi di educazione verso i cittadini per la salvaguardia di prodotti unici della zona flegrea, come ad esempio il pisello santacroce, la cicerchia flegrea, la cozza di Bacoli, la fava baiana ed il mandarino flegreo.

Un gruppo di persone e professionisti affiatati che sapranno colmare un vuoto grazie all’attivazione di percorsi di consapevolezza con i produttori vitivinicoli della zona per la valorizzazione dei vitigni e dei vini a piede franco. Altro compito importante sarà quello di favorire gli scambi commerciali tra produttori e consumatori nell’ottica del buono, pulito e giusto, come mercati della terra ed acquisti solidali, di affiancare i produttori già in cammino per il raggiungimento del presidio del mandarino e del limone flegreo e di educare, a partire dalle scuole, con il progetto degli orti ed il no waste food.

Veneto: Fiorotto 1934 compie 90 anni inaugurando il Caveau del Gusto

Il 14 giugno ho avuto l’occasione di partecipare all’evento dedicato ai 90 anni di storia della cantina Fiorotto 1934 e all’inaugurazione del loro nuovo punto vendita Il Caveau del Gusto.

Siamo a Nervesa della Battaglia, una graziosa località non molto lontano dal corso del fiume Piave, in provincia di Treviso. Fino alla Prima Guerra Mondiale si chiamava semplicemente Nervesa, “della Battaglia” venne aggiunto in seguito alla rovinosa sconfitta subita dall’esercito italiano da parte di quello austro-ungarico che provocò la completa distruzione del paese.

Ci troviamo in un’area fortemente vocata alla vigna grazie alla favorevole esposizione climatica e ai terreni ricchi di argille. Una zona che tutela la biodiversità, considerandola uno dei fattori principali per ottenere esclusivi vini DOC (DOC Montello-Colli Asolani) e DOCG e ottimi prodotti gastronomici.

Ed è in questi luoghi che arrivò negli anni Trenta il fondatore Vittorio Fiorotto con la famiglia, dando vita all’attività: una decina di capi di bestiame, qualche filare di vigneto, campi di cereali e a prato furono il suo investimento iniziale. Da allora la stessa passione ed intraprendenza si sono tramandate per generazioni.

Dal 2017 la gestione dell’azienda di famiglia è nelle mani della quarta generazione: è stato un piacere incontrare i fratelli Daniele, Marina e Stefano, ascoltare dalla loro voce l’emozione nel raccontare l’amore per propria terra che li guida nelle scelte di ogni giorno, abbracciando un grande spirito di innovazione e sostenibilità pur nella fede per le proprie tradizioni.

Il complesso aziendale si estende su 120 ettari, 20 di questi dedicati solo ai vigneti, il resto ai campi necessari all’alimentazione dei 180 capi di bestiame presenti in allevamento.  Filari di Glera e di vitigni internazionali che qui si sono ben adattati, Chardonnay, Pinot Nero e Merlot, coltivati seguendo rigidi standard qualitativi e di sostenibilità. Raccolta manuale delle uve; utilizzo di alternative naturali ai diserbanti; un sistema di irrigazione a goccia per ridurre gli sprechi; solo bottiglie di vetro riciclato; autoproduzione dell’energia elettrica di cui necessitano tramite pannelli, tutti elementi a sostegno del rispetto dell’ambiente che hanno portato l’azienda ad adottare il sistema di produzione integrata (SQNPI). Tra i filari la presenza di arnie, le api qui svolgono un ruolo importante, favorendo la biodiversità e mantenendo alta la produttività e la qualità delle uve, contenendo le malattie che affliggono acini e vitigni, così come la necessità di utilizzare pesticidi.

Per degustare al meglio i loro vini il Caveau del Gusto è il luogo ideale, inaugurato proprio nella serata del 14 giugno alla presenza delle autorità locali e del parroco che ha benedetto il taglio del nastro. Uno spazio di 150mq con una sala dedicata all’accoglienza degli ospiti, un punto vendita di vini e formaggi, al piano interrato un piccolo caveau e un’altra sala dedicata alle degustazioni guidate e agli eventi. Ambienti accoglienti che si contraddistinguono per la cura dei dettagli e del design.  Il tutto affacciato su un prato all’inglese con dehors.

L’atmosfera dell’evento è stata sicuramente spumeggiante: ad intrattenere gli invitati sono stati allestiti corner dove poter degustare prodotti locali (anche gli ottimi formaggi di loro produzione), un sottofondo musicale e canoro al pianoforte e, naturalmente, i vini:

Florimonte, millesimato Cuvèe Brut da uve Chardonnay, Pinot Bianco e Glera – metodo charmat lungo 7 mesi che si evidenzia nel perlage fine, regala un bouquet fruttato con sentori di mela golden, al palato armonico, sapido e aromatico;

Fiorosa, Brut rosato da Pinot Nero, metodo charmat lungo 11 mesi,  spumante fine ed elegante, un bel perlage, al naso profumo fragrante e gusto equilibrato con una grande freschezza;

Florimonte Prosecco DOC Brut, uno spumante con una grande personalità, uve Glera vendemmiate a metà settembre, sentori floreali e gradevolmente fruttati, al gusto sapido e fresco;

Fervère, Merlot in purezza affinato in tonneau e successivamente in barrique, vino di una certa complessità con aromi che ricordano la frutta matura e le composte di frutta.

Emozionante la passeggiata sotto le stelle tra i larghi filari della Bellussera, agghindati da catene luminose che creavano uno scenario veramente suggestivo. Un breve cenno sulla Bellussera: antico metodo di coltivazione della vite con disposizione dei tralci a raggiera fino ad un’altezza di 4 metri, diffuso nel territorio del Piave, un sesto d’impianto che crea scenografie uniche, una meravigliosa volta verde.

Da Fiorotto ci sono tutti gli ingredienti per trascorrere momenti piacevoli, deliziarsi con ottimo cibo e vino, godere delle meraviglie della natura e, dulcis in fundo, scoprire che cinque secoli fa, proprio nel paese di Nervesa della Battaglia, Giovanni della Casa scrisse il Galateo. Uomo di lettere, scrittore e arcivescovo, dopo uno stop alla sua carriera ecclesiastica, ambiva a diventare cardinale, si ritira nell’abbazia trevigiana di Nervesa dove si dedica all’attività letteraria: sono questi gli anni in cui vengono scritte le liriche più importanti e in cui viene steso il “Galateo overo de’costumi”.

Le regole del Galateo sono ormai superate e lontane dai costumi e dalle abitudini odierne, ma ne rimangono comunque alcune che hanno sfidato il tempo e che risultano indispensabili per una buona convivenza tra le persone. Ed è a questi concetti che l’azienda Fiorotto 1934 si è ispirata per dar vita ad una linea di vini di pregio, eleganti e raffinati, creati seguendo le regole e il ritmo lento della natura per offrire una sorta di galateo del bere bene.

A Salerno torna “Buonissimi”: 10 piatti tra ricerca e sostenibilità, nella cornice del porto di Marina d’Arechi

Parlare di ricerca è d’obbligo, soprattutto di fronte alle malattie gravi dell’infanzia, quelle che spesso neanche fanno notizia, tanto siamo frastornati da immagini violente in giro per il mondo. Eppure esistono iniziative, eventi, raccolte fondi che salvano vite umane nel vero senso della parola. La metafora, lo diciamo subito a scanso di equivoci, cruda dell’immagine di tre autobus colmi di bambini che evitano ogni anno di precipitare da un dirupo, salvati dalle tecnologie avanzate offerte grazie all’azione efficace del progetto “Editor” di Buonissimi, è l’emblema dell’opera di molti a supporto dell’intera Umanità.

L’Associazione OPEN (Oncologia Pediatrica E Neuroblastoma) OdV guidata dalla Presidente Anna Maria Alfani, toccata direttamente dal dolore, si è posta l’obbiettivo di arrestare la folle corsa verso la morte e l’iniqua sofferenza di tanti ragazzi. Lo fa da sempre con l’aiuto fondamentale di Silvana Tortorella e Paola Pignataro, amiche di cuore che hanno condiviso la voglia di rialzarsi di Anna Maria e fronteggiare a viso aperto “la bestia”, affinché altri genitori non condividano in futuro la medesima sorte.

“Nutrire la Ricerca dalla A alla Z” è il tema proposto quest’anno: oltre 300 tra cuochi, chef Stella Michelin, pizzaioli, pasticceri, cantine, birrifici e bartender. Allora perché non approfittarne proponendo una lista di piatti gourmet in abbinamento con i vini della serata? Ben 10 ricette uniche, scelte a caso tra le tantissime degustate durante Buonissimi 2024 per stile, gusto, originalità ed eleganza. Alla fine i veri vincitori sono la ricerca e la solidarietà magari in un corretto e consapevole pairing cibo-vino indicato nelle regole salutari della Dieta Mediterranea.

Ecco i 10 piatti di Buonissimi 2024

Taverna Estia – Francesco Sposito – Risotto, bufala e colatura

Foto © Alessandra Farinelli

Riuscire ad equilibrare i sapori in un piatto complesso come quello proposto da chef Sposito è davvero difficile. La scelta del riso Magnum di Hera nei Campi ha consentito un’ottima mantecatura tra mozzarella di bufala e colatura di alici. Vino in abbinamento Fiano di Avellino “Elle” 2022 – Laura De Vito.

Acqua Pazza – Gennaro Marciante – Millefoglie di alicetta salata Acquapazza Gourmet 10 mesi di stagionatura, arancia candita e finta mayo di limoni

La regina della Costiera Amalfitana, l’alicetta salata proposta in due consistenze tra una parte croccante ed una liquida nell’ancestrale Colatura di Alici, preparazione che si tramanda da generazioni. Vino in abbinamento Spumante Brut “Selim” – Viticoltori De Conciliis.

Casa Federici – Francesco Cerrato – Riso di pasta aglio olio e peperoncino

Curiosa e intrigante commistione l’idea di realizzare un riso di pasta, proposta nella rivisitazione della celebre aglio, olio e peperoncino. Amalgama di forte impronta, che però non sacrifica l’eleganza finale all’assaggio. Vino in abbinamento: Cilento Fiano “Vigna Girapoggio” 2022 – Verrone Viticoltori.

Veritas – Marco Caputi – Ricordo di un risotto allo zafferano

L’aromaticità è il segno tangibile della ricetta pensata da Marco Caputi per Buonissimi. Non è un pre-dessert ma neppure un piatto salato. Pura fantasia, tecnica e consistenza dei sapori, basta chiudere gli occhi. Vino in abbinamento: IGT Campania Falanghina “Alabastra” 2016 – Cantine Pintore & Valentino.

Li Galli dell’Hotel Villa Franca di Positano – Antonio Mezzanino e Domenico Langella – Bao di ricciola marinata alla rapa rossa, maionese al wasabi, caviale di aringa, germogli e popcorn

Delicatezza dall’inizio alla fine. Può essere trattato da finger food, anche se la calma necessaria per l’assaggio delle sue componenti richiede una comoda seduta al tavolo muniti di forchetta e coltello. Vino in abbinamento: Franciacorta Brut Metodo Classico – Ricci Curbastro.

President – Paolo Gramaglia – un tuffo dal trampolino del Vesuvio

Le creazioni di chef Gramaglia rasentano la perfezione di un quadro pittorico. In questo caso a dominare è il Vesuvio con tanto di piccola colata gustosa. Vino in abbinamento: Greco di Tufo 2021 – Cantine Di Marzo.

Re Santi e Leoni – Luigi Salomone – Ceviche cocco ananas e arachidi

Foto © Alessandra Farinelli

Consistenza ed elementi saporiti all’interno di una cornice vivace e fresca tra la ceviche e il cocco. Cromaticamente e gustativamente di gradevole impatto. Vino in abbinamento: Colli di Salerno IGT “Quartara” 2020 – Lunarossa.

Wip Burger – Domenico Fortino – Il mio territorio

Non poteva mancare una menzione degna di nota per la pietanza campana conosciuta ed esportata in tutto il mondo: la pizza. Domenico Fortino la rivisita nella classica scarola e alici, rigorosamente in versione “bianca”. Vino in abbinamento: IGT Colli di Salerno “Gabry” Pet Nat di Lenza Viticoltori.

La Terrazza by Casa a tre Pizzi – Gabriele Martinelli – Gnocco di baccalà

Lo gnocco della tradizione natalizia, che incarna l’idea di frittellina di baccalà. Immerso in un consommé salato diventa un piatto unico appetitoso per concludere il pasto. Vino in abbinamento: IGT Colli di Salerno “2mila18” Fiano 2022 – Mila Vuolo.

Nunù Patisserie – Giovanna Di Napoli – Bignè croquelin cremoso al limone namelaka alla fragola confit di fragola meringa croccante alla menta

Da assaporare in un semplice boccone, dando cura alla mescolanza delle varie componenti. Superba la namelaka alla fragola e rinfrescante il croccante alla menta. Suggeriamo, per una volta, l’assaggio in pura meditazione usando la fantasia nel proporre anche tisane o preparazioni analcoliche fredde a base di frutta.

Ecco di seguito tutte le nostre interviste

Ciliegiolo di Maremma e d’Italia

A Sorano (Gr) dal 15 al 17 giugno si è svolta la seconda edizione della kermesse “Ciliegiolo di Maremma e d’Italia”. L’ appassionante appuntamento dedicato al Ciliegiolo in purezza ha avuto luogo nella cornice dell’ incantevole Fortezza Orsini di Sorano.

Tre giorni per scoprire questo singolare vino con etichette sia di produttori maremmani sia di altre zone del Belpaese. La domenica ed il lunedì i battenti della Fortezza sono stati aperti al folto pubblico di appassionati e operatori del settore. Evento organizzato dal Consorzio di Tutela Vini della Maremma Toscana, di cui Francesco Mazzei è Presidente, in sinergia con il Ciliegiolo Academy, Ciliegiolo d’Italia e FISAR Colline Maremmane.

Il Ciliegiolo è una varietà autoctona che viene allevata da sempre in Toscana; in passato è stato utilizzato in assemblaggio con altri vitigni, soprattutto con il parente Sangiovese, per dare origine a vini di gran frutto e contenuta potenza tannica. Riscoperto e valorizzato da qualche decennio come solista e protagonista assoluto in bottiglia, in Maremma ha trovato un territorio ideale e condizioni propizie per essere anche prodotto in purezza con risultati qualitativi notevoli. Molto diffuso anche in Umbria nella zona di Narni e poi nelle Marche, in Liguria, in Emilia Romagna, nel Lazio, in Abruzzo, in Basilicata e in Puglia. Si ipotizza che potrebbe essere arrivato in Italia dalla Spagna, dal ritorno di alcuni pellegrini dal Santuario di San Giacomo di Compostela. Tra le parentele, oltre a quella del Sangiovese, spicca anche quella con l’Aglianicone, seppur solo sulla carta non riferendosi al clone più famoso, quello del Cilento, di differente origine.

Vino dotato di una buona capacità d’invecchiamento, il Ciliegiolo fornisce a livello sensoriale, l’impatto di colore rosso rubino intenso con riflessi che virano sul violaceo da giovane; al naso, come suggerisce il nome, la ciliegia è il sentore principale, per poi continuare su note di rosa, frutti di bosco, agrumi e spezie dolci. Gusto decisamente fresco, dalla trama tannica setosa, equilibrato, coerente e persistente.

Tra i migliori assaggi delle 57 etichette presenti abbiamo selezionato:

Toscana Igt  Ciliegiolo 2023 Antonio Camillo

Belguardo Ciliegiolo Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2023 Belguardo

Satus Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2021 Cantina La Selva

Maestrale Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2023 Fattoria Mantellassi

Sommo Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2023 Girasasso

Rotulaia Toscana Igt Ciliegiolo 2023 Rascioni & Cecconello

San Lorenzo Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2021 Sassotondo

Briglia Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2022 Terre dell’Etruria

Toscana Igt Ciliegiolo 2020 Fattoria Fibbiano

Senza Rete Ciliegiolo Costa Toscana Igt 2021 Senza Rete

Ràmici Ciliegiolo di Narni Igt 2021 Leonardo Bussoletti

Grazie a Simonetta Gerra e Giulia Ledda di ZeddCom per aver organizzato il tour in maniera impeccabile; parole di elogio anche per il Consorzio e tutti gli organizzatori: dal Residence Le Querce, posto a poca distanza dalla suggestiva Fortezza, al Ristorante Caveau di Pitigliano e ad Agriristoro dei Fratelli Pira di Ischia di Castro (Vt) per le squisite cene, abbinate con i vari Ciliegiolo.
Prima di ripartire infine, la Masterclass condotta dal Wine Consultant Christian Roger con 8 etichette, di cui 4 Ciliegiolo italiani e 4 provenienti dalla Francia, ha concluso questo meraviglioso press tour facendo comprendere al meglio le potenzialità di questo vitigno.

Il G7 in Italia: l’analisi “gastronomica” di Gaetano Cataldo

Il G7 in Italia, fuori dalla geopolitica e dagli aspetti diplomatici, ha costituito una grandissima opportunità di mostrare al mondo quanto il nostro Paese sia il più spettacolare giardino di biodiversità che si sia mai visto. È straordinario poter affermare che lo Stivale, al 1600° posto per superficie rispetto a tutte le altre terre emerse del pianeta, detenga un primato inarrivabile in termini di materie prime, tradotte dal genio italico in raffinate preparazioni culinarie da gustare tra paesaggi di mare e di montagna.

Ce lo dicono anche i radar astronomici della Nasa: le colazioni più belle, gli aperitivi più glamour, i pranzi e le cene più esclusive, forse anche qualche happy-hour chissà, hanno avuto luogo tutte in Puglia dal 13 al 15 giugno per accogliere i vertici delle varie nazioni durante il G7. Con tutte le gatte da pelare, in periodi di gravi crisi e nel bel mezzo di due focolai bellici, gli uomini più potenti della terra si sono rinfrancati dalle loro immani fatiche nel salvare il mondo dall’inquinamento e dal riscaldamento globale, oltre che da un’umanità che da troppo tempo ha perso la giusta misura delle cose. Il G7 in Italia è un simbolo di cultura, bellezza, gastronomia, arte, vino e chi più ne ha.

I “grandi della Terra”, non conoscono invece le palesi difficoltà di chi vive nel Belpaese e si devono accontentare (per fortuna) del meglio che l’italica arte culinaria e vitivinicola ha da offrire. E Dio non voglia, se la legge del contrappasso infernale dovesse esistere, che Cerbero prenda ad annotare da quali leccornie e regali servigi siano stati deliziati. Il 13 giugno al Castello Svevo di Brindisi, il presidente Mattarella ha fatto gli onori di casa con i classici convenevoli e protocolli vari, agli occhi compiaciuti della Premier Giorgia Meloni, nel suo modello di sobria e galante compostezza.

Facciamo un salto indietro nel tempo

Sono stati sei i G7, o G8 a seconda della presenza di alcuni stati, che hanno avuto la presidenza italiana da quando il summit internazionale è nato, e cioè nel 1975. I primi si svolsero a Venezia nel 1980 e poi nel 1987, gli ospiti furono invitati a cena nell’appartamento del Doge a Palazzo Ducale. Nel 1994, durante il primo governo Berlusconi, il G8 si svolse a Napoli con una cena memorabile all’interno della Reggia di Caserta. Chef Salvatore Di Meo, napoletano doc trapiantato poi in Sardegna, che portò in tavola i più celebri piatti della tradizione campana.

Famosa in quell’occasione la visita del Presidente americano Bill Clinton alla Pizzeria Di Matteo, storica insegna in Via Dei Tribunali di Napoli, durante una passeggiata per i vicoli del centro. Avanti poi fino al 2001, in quel drammatico G8 di Genova passato alla storia non certo per ciò che mangiarono i Capi di Stato, blindati all’interno della zona rossa tra proteste e guerriglie. Nel 2009, invece, il G8 arrivò a L’Aquila, in Abruzzo, e a cucinare fu lo chef personale del Cavaliere: Michele Persechini dalle cucine di Palazzo Grazioli si trasferì in quei giorni nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito. Il menù riprendeva a dir poco ingenuamente le tonalità del tricolore: pennette verde, bianco e rosso con pesto, al pomodoro e ai quattro formaggi.

Nel 2017 fu l’anno della Sicilia a Taormina: la cena dei grandi della terra avvenne all’Hotel Timeo e fu curata dallo chef Roberto Toro, siciliano legato ai sapori della Dieta Mediterranea.  Una cena rimasta negli annali perché il Presidente degli Stati Uniti Trump, bontà sua, consumò ai pasti solo Coca-Cola. A Pino Cuttaia fu affidato il pranzo delle First Lady e dei First Gentlemen del summit siciliano di quell’anno. Lo chef due stelle Michelin per il ristorante La Madia di Licata, preparò una degustazione tutta locale: arancinimelanzanecannoli, tenerume di cocuzza e molto alto per il pranzo al Palazzo degli Elefanti di Catania.

E al G7 del 2024?

Il club dei Paesi più importanti al mondo, quello del G7, si è dato appuntamento a Borgo Egnazia dal 13 al 15 giugno 2024, con l’Italia come paese ospitante. Un congresso aperto anche ad altri paesi oltre gli USA, il Canada, la Francia, la Germania, l’Inghilterra e il Giappone e Città del Vaticano. Tra i leader presenti anche il presidente della commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Sono stati invitati, inoltre, i paesi cosiddetti “outreach” anche le seguenti nazioni: 

Troika G20 (BrasileIndia e Sudafrica), MauritaniaKenyaAlgeriaGiordaniaTurchiaArabia SauditaEmirati Arabi UnitiTunisiaArgentina, ma anche l’Onu con il segretario generale Guterres, la Banca Africana di Sviluppo, l’Ocse, l’Fmi e la Banca Mondiale.

La tavola imbandita con i piatti e i vini italiani è forse l’unico luogo del G7 dove non era possibile firmare un accordo finale condiviso preventivamente: tutto in diretta, tutto giudicato al momento, una prova da brividi per lo chef Massimo Bottura e per il suo staff. La politica d’altronde si fa anche a tavola, sperando che i piatti spettacolari siano riusciti a limare le differenze, ammorbidire gli opposti schieramenti.

Cibo e vino, le vere armi a disposizione per una pace temporanea

Lo chef dell’Osteria Francescana di Modena, per questi tre giorni, è stato il re della cucina al Castello di Brindisi ed a Borgo Egnazia. Il menù, studiato attentamente, ha fatto pivot sulle eccellenze italiane, con un percorso gastronomico che prende il nome Vieni in Italia con me, ed un focus da Nord a Sud.

Il pranzo del primo giorno

Pane e pomodoro della Campania, passando alla zuppa di pesce dell’Adriatico, direttamente dalla Laguna di Venezia, con cottura in forno a vapore di cozzecannolicchigranchio bluvongolegamberi rossi ed erbe aromatiche. Si fa un salto in Sardegna con il risotto all’astice blufondo di branzino e agrumi e si torna in Costiera Amalfitana con brodetto di olive verdi capperi e colatura d’alici. Come dessert l’immancabile “Ooop, mi è caduta la crostata” dello chef, uno dei suoi piatti più celebri.

La cena del primo giorno

l’organizzazione è stata affidata a Tenuta Moreno, struttura recettizia a Mesagne, e lo chef Vincenzo Elia ha portato in tavola i sapori della Puglia. Originario di San Vito dei Normanni, dopo esperienze a Roma Londra è alla direzione di Tenuta Moreno dal 2002.

Le proposte: scorfano con pomodorini secchi ed erbe aromatichetortelli ripieni di gallinella con pesce serra affumicato, per poi proseguire con il filetto di dentice alle mandorle di Toritto e crema di burrata di Andria. Una cucina fresca a base di pesce a cui si abbinano i prodotti del territorio, come i vini di Tenute Rubino, per finire un amaro a base di carciofo, il Carduus Brindisino, e il caffè di una torrefazione di Francavilla Fontana.

Il 14 giugno invece tutto è dedicato al Nord Italia

Il piatto d’apertura è ispirato alla Liguria, ed è anche uno dei grandi classici dello chef, dal nome “Come un pesto alla genovese. Si passa in Emilia con altre due ricette che hanno fatto la fortuna di Bottura:” La parte croccante di una lasagna”, interpretazione creativa del piatto bolognese, e il “Tortellino del dito mignolo”, servito con crema leggera al Parmigiano Reggiano di Rosola. Immancabile l’omaggio al Piemonte con la fassona piemontese servita con una salsa leggera alle verdure, più salsa al Barolo e tartufo nero d’Abruzzo. Per dolce: frutti di bosco in una crema di latte e vaniglia.

I vini

Immancabili il Tignanello, che proprio quest’anno festeggia 50 anni dal suo esordio, e il Sassicaia. Poi tre Chianti Classico, denominazione che di anni ne celebra i suoi primi 100: Vigna del Sorbo di Fontodi, Ruello di Boschetto Campacci e Castello di Volpaia. Poi quella che dai più viene definita la star del Brunello di Montalcino, Casanova di Neri, schiera il Tenuta Nuova a fianco del Barolo di Ceretto e del Valpolicella Toar di Masi, quindi le bollicine di Ferrari Trento, BellavistaVittorio Moretti” di Villa Sandi, Cantina della Volta, Tenuta Foricola e Marcalberto, inoltre Torre Rosazza e poi le cantine Jermann con il Vintage Tunina. Non mancavano altri grandissimi vini bianchi: l’abbruzzese Marina Cvetic di Masciarelli, il sardo Is Argiolas di Argiolas Winery, l’altoatesino Aristos di Valle Isarco e il campano Furore Bianco Fiorduva di Marisa Cuomo che, mentre il Sassicaia veniva eletto il vino più buono al mondo, nello stesso aveva già raggiunto i massimi punteggi sulle guide più prestigiose.

Due gli autorevoli commenti raccolti per i nostri lettori a caldo

Intanto va sottolineata la presenza in carta di vitigni reputati a torto i meno blasonati, come il Vermentino, con le sue miriadi di espressività. Ecco perché teniamo alle parole di Mariano Murru, enologo di Argiolas Winery, nonché presidente Assoenologi Sardegna, che può essere tanto fiero del recente summit più importante del vino in Italia, officiato a Cagliari, quanto della presenza di una sua speciale referenza, l’Is Argiolas Vermentino. Infatti afferma: <<Il motivo dell’inserimento del Vermentino di Sardegna tra i vini che hanno rappresentato l’Italia al G7 è legato alla qualità. Il vermentino è un vitigno che ama il mare e in Sardegna ha trovato la sua terra d’elezione, con ormai oltre 5000 ettari vitati, l’unica denominazione di origine controllata e garantita, il Vermentino di Gallura, e una denominazione di origine controllata, il Vermentino di Sardegna, che abbraccia tutta l’isola, si attesta come la regione più importante a livello mondiale>>.

Il Vermentino Is Argiolas, un classico della produzione regionale e uno dei Vermentino storici dell’azienda Argiolas, nasce sulle colline di marne calcaree che si affacciano sul golfo di Cagliari.

Qui la dichiarazione di Andrea Ferraioli, presidente del Consorzio Vita Salernum Vites, nonché proprietario delle storiche cantine amalfitane: <<Non è la prima volta che siamo presenti al G7 con i vini delle cantine Marisa Cuomo e non sarà certo l’ultima, però continua ad essere sempre motivo di orgoglio crescente ogni volta, oltre che di impatto emotivo e soddisfazione, per me e per la mia famiglia. Tengo a precisare, ringraziando Riccardo Cotarella per la curatela della carta dei vini, che questo risultato è collettivo per la provincia di Salerno e premia tutte le cantine che si prendono cura delle viti e del paesaggio, esprimendo vini di altissimo profilo qualitativo. Da presidente del Consorzio il mio ringraziamento va a tutte le cantine salernitane, motivo di fierezza e vanto. Dunque un successo inclusivo per tutti i salernitani>>.

Proprio durante il buffet di chiusura, manco a dirlo, c’erano il Donna Augusta di Vespa Vignaioli, tanto il Bruno nazionale si è giustificato dicendo il suo vino fosse già lì in carta, oltre a Carvinea di Eliele spumante metodo classico 2013 ed il Primitivo Igt del Salento firmato da Gianfranco Fino: l’Es Red 2019.

Vino Sapiens: Nicola Biasi e i Vini della Rete Resistenti Conquistano Roma

Molti consensi per il secondo appuntamento del ciclo di conferenze sulla sostenibilità vitivinicola organizzato da Vino Sapiens, svoltosi a Roma. La presentazione dei vini della Rete Resistenti, guidata dall’enologo Nicola Biasi, ha interessato una platea composta da giornalisti, ristoratori, sommelier, tecnici e appassionati, offrendo un’esperienza di degustazione differente dal solito

Il Progetto Vino Sapiens

L’evento, parte di un’iniziativa ideata da Costantina Vocino e Marco Felini, co-fondatori di Vino Sapiens, ha come obiettivo la promozione di una viticoltura autentica e sostenibile. La conferenza di Nicola Biasi è stata accompagnata dall’assaggio di otto etichette della Rete di imprese Resistenti, sottolineando il connubio tra eccellenza qualitativa e sostenibilità ambientale.

La Filosofia di Nicola Biasi

“Fare il miglior vino possibile che sappia interpretare il territorio”: questo è il mantra di Nicola Biasi e della sua Rete Resistenti. In un’epoca in cui i cambiamenti climatici minacciano seriamente la viticoltura, le varietà resistenti alle malattie fungine – note come Piwi – rappresentano una risposta efficace e sostenibile. Queste varietà permettono di produrre vini di alta qualità riducendo al contempo l’impatto ambientale, una priorità fondamentale per Biasi e i suoi collaboratori.

Enologia Sostenibile

La Rete Resistenti punta su una viticoltura di precisione e un’enologia dedicata per esaltare le qualità delle varietà resistenti. Come spiega Biasi, “non si tratta di rinnegare la tradizione, ma di adattarsi alle nuove sfide ambientali, mantenendo sempre un legame con il territorio.” Questo approccio ha portato alla creazione di vini che combinano eccellenza e sostenibilità, come dimostrato durante la degustazione.

Vantaggi delle Varietà Resistenti

Uno studio condotto su filari di varietà resistenti e non resistenti dell’Azienda Albafiorita ha evidenziato significativi benefici ambientali. Con l’uso dei Piwi, l’impronta carbonica è stata ridotta del 37,98%, e i trattamenti fitosanitari sono passati da 16 a 4 all’anno. Questi risultati dimostrano come le varietà resistenti possano contribuire a una viticoltura più sostenibile e meno impattante, sia dal punto di vista ambientale che sociale.

Sfide e Opportunità

Nonostante i numerosi vantaggi, l’adozione delle varietà resistenti presenta ancora alcune sfide. I costi di impianto sono più elevati, e trovare la varietà più adatta a ogni specifico territorio richiede tempo e ricerca. Inoltre, non tutte le Regioni italiane hanno ancora autorizzato la produzione e la commercializzazione del vino da uve Piwi. Tuttavia, i benefici a lungo termine – tra cui la riduzione dei trattamenti chimici, il minor consumo di acqua e l’abbattimento delle emissioni di CO2 – rendono questi sforzi altamente promettenti.

I vini degustati

Durante l’evento, ho avuto l’opportunità di degustare otto etichette della Rete Resistenti, tutte espressione di un terroir unico e di pratiche vitivinicole sostenibili. Tra queste, spiccano:

ECELO 1° di CA’ DA ROMAN, M’AMA 2022 dell’Azienda Agricola Albafiorita

FORTE 2022 di Colle Regina, BABY RETINES 2022 di Resistenti Nicola Biasi, DIVENTO 2022 di Vigneti Vinessa, SINFONIA 2022 di Tenuta della Casa, COSTANTE 2022 di Poggio Pagnan e il prestigioso VIN DE LA NEU 2020 di Nicola Biasi.

Grazie all’innovazione e alla sostenibilità, questi vini stanno guadagnando un posto di rilievo nel panorama enologico italiano, dimostrando che è possibile coniugare qualità e rispetto per l’ambiente. Un esempio virtuoso di come la viticoltura possa evolversi, affrontando le sfide del futuro senza dimenticare le radici della tradizione.

Buonissimi 2024: un Record di bontà

Raccolti 246,760 euro per Buonissimi 2024. Cifra record raggiunta da un’unica serata di beneficenza in Campania a sostegno della ricerca oncologica pediatrica.

Salerno, Marina di Arechi – Buonissimi 2024, alla sua sesta edizione, ha raggiunto una cifra record di 246.760 euro, confermando il grande impegno a sostegno della ricerca oncologica pediatrica.La serata, svoltasi nello splendido scenario del Marina di Arechi Port Village , ha visto la partecipazione di circa 300 operatori del settore gastronomico che hanno offerto il loro contributo gratuitamente, creando un evento straordinario tra barche, luci e mare.

Con 3000 presenze totali, Buonissimi 2024 ha superato ogni aspettativa. Le organizzatrici dell’evento, Paola Pignataro e Silvana Tortorella, insieme alla Presidente della Open Odv Anna Maria Alfani, si sono mostrate profondamente emozionate: “Grazie di cuore per la sensibilità dimostrata da tutti i partecipanti e dal contributo di tutti coloro che ci hanno affiancato con straordinaria spontaneità nei lunghi mesi di preparazione all’evento, consentendo il raggiungimento di un traguardo oltre le più rosee aspettative di 246.760 euro”.

Anche Agostino Gallozzi, Presidente del Porto di Marina di Arechi ha espresso grande soddisfazione per il risultato ottenuto, vedendo ripagato l’investimento fatto con un forte risultato.

Quasi un quarto di milione di euro sarà destinato a finanziare il progetto “Sequenziamento di nuova generazione ed editing genomico per identificare fattori di rischio genetico come bersagli terapeutici per la cura dei tumori pediatrici (EDITOR)”, della durata di tre anni.

Significativa la presenza di personalità di rilievo come il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, e numerose autorità civili e militari che hanno partecipato attivamente fino a tarda notte. Lo stesso Presidente De Luca – durante lo spettacolo condotto da Pippo Pelo e Adriana Petro, con la partecipazione di Rossella Erra – ha consegnato il Premio Franco Ricciardi,  ad Annalaura Montella, giovane ricercatrice del CEINGE che si è distinta nell’ambito della ricerca sui tumori pediatrici.

Il progetto è curato dai professori Mario Capasso e Achille Iolascon, entrambi associati dell’Università degli Studi di Napoli Federico II – CEINGE Biotecnologie Avanzate.

EDITOR si pone due obiettivi primari: identificare mutazioni che predispongono al cancro in tumori pediatrici e valutare la possibile funzione di queste mutazioni come bersagli terapeutici.

Buonissimi, ideato dall’Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma – OPEN OdV, è un evento che unisce eccellenze enogastronomiche del Mediterraneo per raccogliere fondi destinati a progetti di ricerca scientifica. Chef stellati e professionisti della cucina, insieme ai consorzi e ai produttori, offrono degustazioni dei sapori autentici dell’Italia, creando un racconto di gusto e speranza tra bontà d’animo e materie prime genuine.

Un ringraziamento speciale va a tutti i donatori e sostenitori di Buonissimi. Senza il loro contributo attivo, non sarebbe stato possibile raggiungere questo inatteso e sostanzioso risultato.

Dopo le edizioni precedenti dedicate al progetto CHANCE, Buonissimi 2024 sostiene OPEN OdV nel progetto EDITOR. Grazie al finanziamento di OPEN OdV, il CEINGE e l’Università degli Studi di Napoli Federico II potranno effettuare sequenziamenti e editing genomici per identificare fattori di rischio genetico come bersagli terapeutici per la cura dei tumori pediatrici.

Il progetto si avvale di tecnologie all’avanguardia come il sequenziamento di nuova generazione (NGS) e l’editing genomico, che permettono di analizzare e manipolare il DNA per sviluppare nuovi trattamenti oncologici. L’NGS consente il sequenziamento simultaneo di centinaia di geni da quantità minime di campione, mentre l’editing genomico, basato sul sistema CRISPR/Cas, permette di modificare regioni precise del DNA, accelerando lo sviluppo della biomedicina.

Perché nutrire la ricerca? Ogni anno, in Italia, circa 1200 bambini e 800 adolescenti si ammalano di cancro. Le iniziative promosse da OPEN OdV sono destinate a loro e alle loro famiglie, per ogni scoperta e ogni piccolo passo verso la comprensione e la cura dei tumori solidi pediatrici.

Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile Buonissimi 2024, un evento che continua a fare la differenza nella lotta contro il cancro pediatrico.

La serata si è conclusa in tarda notte sulla scia delle splendide note della Quisisona Superband e il DJ Max Correnti.

Ecco l’elenco completo dei partecipanti:

10 Diego Vitagliano – Vitagliano Diego

50 Panino – Salvo Ciro

Acqua pazza – Marciante Gennaro

Adelì – De Santis Stefano

AGRIOVO con Konnubio – Kateryna Gryniukh

Agriturismo Corbella Cicerale  –  Voria Giovanna

Al Convento  – Torrente Gaetano

Alex Lo Stocco  –  Lo Stocco Alex

Alici di Menaica  –  Marino Donatella

Alimont  – Carnevale Vittorio

Altamura –  Santacroce Geppino

Amo Restaurant – Petraglia Luigi

Antica Friggitoria Masardona  – Pintauro Antonio

Antica Salumeria Malinconico – Malinconico Alessio

Apeppino – Tramontano Angioletto

Aquadulcis – Cucolo Vincenzo

Aria – Barrale Paolo

Armatore – Falcone Andrea

Aroma  –  Sangiovanni  Fabio

Bad Bros – Pappalardo Raffaele

Bertie’s Bistro Valentino Bonincontri – Buonincontri Valentino

Bifulco Bonta’ Dal 1947 – Cataldi Antonio

Bistrot di Pescheria – Scognamiglio Marco

Bland 75 – Scala Luigi

Bluh Furore  –  Russo Vincenzo

Bluu il Mare Dentro  – Borghese Angelo

BorgOtto  – Tambasco Ottavio

Cantina Verace  –  Capasso Anna Paola

Caracol  –  Carannante Angelo

Carlo Sammarco 2.0 –  Sammarco Carlo

Caruso – A Belmond Aristarco Armando

Caruso – Grand Hotel Vesuvio – Petrosino Emanuele

Casa a Tre Pizzi  – Martinelli Gabiele

Casa del Nonno 13 – Attianese Gioacchino

Casa Federici  – Cerrato Francesco

Casale dei Mascioni – Borrelli Angelo

Casamare – Pepe Vincenzo

Caseificio Altamangiuria – Caseificio Altamangiuria

Caseificio Aurora – Amato Paolo

Caseificio Morese – Morese Giuseppe

Cinquanta Spirito Italiano – Ingordo

Coevo – Sabatino Marcello

Colmare  – Aversano Giuseppe

Cortile Spirito Santo – Torrisi Giuseppe

Crocifisso – Baglieri Marco

Crub –  Pizzo Alessandro

Daniele Gourmet  – Maglione Giuseppe

Del Golfo Ristorante – De Martino Raffaele e Siani Antonio

Deposito Ristorante Contemporaneo  –  Palladino Pasquale

Dimora Nannina – Zoccola Gianpaolo

Domenico Fioretti – Fioretti Domenico

Don Antonio 1970 – Di Giovanni Fabio

Elia     

Falalella  – Morone Tommaso

Farinati Pizza and More  – Ruggiero Renato

Filippo La Mantia Oste e Cuoco – La Mantia Filippo

Frantoio Torretta – Provenza Maria

Funicchito Opere Del Cilento –  Longobardi Pasquale

Gelateria Crivella – Crivella Enzo

Gelateria di Matteo  –  Del Verme Raffaele

Gerani Sorrentino Giovanni

Gioia Cucina di Terra Daniele Anna Pia

Gli Esposito – D’Elia Marco

Glicine – Stanzione Peppe

Grimaldi Nocciole & Co. – Grimaldi Adolfo

Hydra – Dentoni Litta Adriano

I Lievitati – Di Helga Liberto   Liberto Helga

Il Bikini – Coppola Giulio

Il Buco – Aversa Peppe

Il Faro di Capodorso – Pacifico Salvatore

Il Fienile – Di Cecca Luigi

Il Ghiottone – Rina Maria

Il Gozzo – Aversa Bruno

Il mondo senza glutine  – Fezza Francesco

Il Papavero – Pesticcio Fabio

Il Papavero – Somma Benedetta

Il Principe – Carli Gian Marco

Il Riccio –  Tedeschi Vincenzo

Italianavera – Italianavera

Joca Restaurant – D’Agostino Gianluca

L’Officina Della Pizza – Severino Mario

L’Osteria Re Baccala’ – Esposito Francesco

La Bufalara di Vincenzo Barlotti – Barlotti Enzo 

La Bussola dello Yacht Club Marina Di Stabia – Verde Carlo

La Casa del Parmigiano  – Bottiglieri Raffaele

La Corte degli Dei – Palazzo Acampora  – Guarino Vincenzo e Romano Giuseppe

La Dispensa San Salvatore –  Donnabella Vera

La Pizza di Polichetti Polichetti Antonio

La Sponda dell’Hotel Le Syrenuse di Positano – Russo Gennaro

La Terrasse del Gran Hotel Royal Sorrento  De Simone Giacomo

La Torre Del Saracino – Esposito Gennaro

La Zingara – Paglionico Ivan

Laqua Countryside – Cannavacciuolo Group – Somma Nicola

Latteria Sorrentina  – Latteria Sorrentina

Le Carni Irpine – Laurino Mario

Le Grotticelle Rumolo Angelo

Le Parule  – Pignalosa Giuseppe e Leo

Letie –  Francesco Pagano

Li Galli – Hotel Villa Franca Mezzanino Antonio e  Langella Domenico

Limu – Ferreri Nino

Locanda Le Tre sorelle  –  Feola Franca

“Loreto Scarpa Macelleria” – Scarpa Gianluigi

Luname  – Memoli Alessandro

Madia – Miranda Francesco

Magno Food  Magno

Maida  Vastola Franco

Malafronte –  Malafronte Massimiliano

Manuelina Focacceria Bistrot –  Carbone Cesare

Mediterranea Olive – Mollo Antonio

Migliore Pasticceria 1927 – Migliore Pasticceria 1927

Mont Blank  –  Della Rocca Raffaele

Mon Bistrot  –  Serafino Michele

Mood Steakhouse  –  Mellone Giovanni

Mulino Urbano –  RobertielloPiero

Nunù Patisserie –  Di Napoli Giovanna

Oasis   Fischetti Michelina

Obliato Pastry Boutique – Obliato Nicola

Osteria Arbustico – Torsiello Cristian

Osteria casale Ferrovia – Lanzillotti Maria

Otoro Ishi Nola – Ruggiero Vincenzo

Palazzo Petrucci – Scarallo Lino

Panetteria Citro – Citro Mariella

Panicoteca 141 – Grasso Maurizio

Pasticceria Aliberti  – Aliberti Marco

Pasticceria Arienzo senza Glutine  – Arienzo Francesca

Pasticceria Baunilha –  Fasano Stefania

Pasticceria Biagio Martinelli  – Martinelli Biagio

Pasticceria Capparelli – Capparelli Salvatore

Pasticceria Celestina  – Sannino Nancy

Pasticceria Contemporanea  –  Merola Marco Cesare

Pasticceria D’Elia  –  Manfredi Domenico

Pasticceria De Vivo dal 1955 – Schiavone Alfonso

Pasticceria Di Dato – Di Dato Gerardo

Pasticceria Gabbiano Dulcis In Pompei  –  Gabbiano Salvatore

Pasticceria Mamma Grazia  – Bevilacqua Pasquale

Pasticceria Minichini  – Minichini Francesco

Pasticceria Pansa –  Pansa Andrea E Nicola

Pasticceria Patisserie Mademoiselle Charlotte –  Notarnicola Graziano

Pasticceria Pepe Mastro Dolciere – Pepe Giuseppe

Pasticceria Pepe Mastro Dolciere – Russo Giovanni

Pasticceria Poppella – Poppella Ciro

Pasticceria Romolo –  Mazza Remo

Pasticceria Sirica  –  Sirica Sabatino

Pasticceria Stella Ricci – Ricci Stella

Pasticceria Svizzera  – Cuofano Daniela

Pasticceria Tirrena  – Tagliaferri Federico

Pasticceria Tizzano dal 1960 – Tizzano Loredana

Pasticceria Vignola  – Vignola Raffaele

Pasticceria Vincenzo Bellavia – Bellavia Antonio

Pasticceria Whippy  – Prisco Pacifico

Pescheria –  Iapigio Luigi

Pietre di Borgo La Pietraia –  Stellato Mario

Pizzart De Vita Vito

Pizzeria Da Lioniello  Lioniello Salvatore

Pizzeria Giagiù –  Pecoraro Ciro

Pizzeria Gino Sorbillo  – Sorbillo Gino

Pizzeria Mo Veng’ – Chiumento Vito

Pizzeria Porzio  –   Porzio Errico

President   –  Gramaglia Paolo

Punto Nave – Testa Simone

Putea  – Manzo Vincenzo

Raf Bonetta Pizzeria  Bonetta Raffaele

Raffinato’s  –  Raffinato Ciro

Re Santi e Leoni  –  Salomone Luigi

Rossellinis –  Vanacore Giovanni

Salumificio Gioi – Palladino Raffaello

San Pietro Bistrot – Bianco Domenico

Sciue’ il panino vesuviano – De Luca Giuseppe

Sempr in porto –  Auletta Olly

Shalai  Santoro Giovanni

Storie di pane De Simone Paolo

Suscettibile –  Quarta Mario

Tana Della Sirena –  Gorga Raffaela

Taverna Estia  Sposito Francesco

Tenuta Principe Mazzacane   Tredici Annacarla

Terraferma – Avossa Alessandro

Terrazza Bousquet  – Montefusco Antonino

Terrazza Calabritto  – Gatto Salvatore

Tufò – Trattoria Gourmet  –  Barone Giovanni

Veritas  –  Caputi Marco

Vicolo della Neve –  Laudato Marco

Vitantonio Lombardo Restaurant – Lombardo Vitantonio

Volta del Fuenti  – De Blasio Michele

Wip Burger & Pizza – Fortino Domenico

Zest – Iavarone Domenico

Zio Savino – Somma Giacomo

Beverage

Acqua Mood

Biancaffè

Birra Fravort

Lettera 32      

Pepsi

Officine Alkemiche Birrificio Artigianale

1861 Gin

Vesuvius Magma Gin

Barabocchio    Pugliese Max

Cantina Verace           Gallo Fabio

Casamare        Apicella Emanuele

Cinquanta Spirito Italiano      Califano Alfonso

Goccia            Napoletano Marcello

Laboratorio Folkloristico       Manna Francesco

Lanificio         Salvatore Renato

Lanificio in Marina      Salvatore Renato

Marara Salvatore Renato

Otoro Ishi Nola          Esposito Raffaele

Suscettibile     Morinelli Enrico

The Black Monday  Speakeasy         Bruno Danilo

Cantine

Aita  

Alabastra  

Agenzia Bevi d’Oro      

Botti Viticoltori  

Cantina Bello      

Cantina De Beaurmont

Cantina de Vita  

Cantine Di Marzo        

Agenzia Carbone          

Case Bianche      

Casula Vinaria    

Cautiero    

Agenzia Curcio   

Eliseo Santoro    

Agenzia Falcone 

Famiglia Pagano 

Fosso degli Angeli        

I Satoli      

Iovino        

Laura de Vito     

Le Vigne di Raito

Lenza         

Luna Rossa         

Agenzia Martuciello  

Martuciello az federiciane

Martuciello az Montina

Martuciello az MANDURIA

Martuciello az Bel Monte

Masseria Murata

Mier vini   

Mila Vuolo

Antonio Molettieri       

Agenzia Perlage  

Perrella Collection        

Ricci Curbastro  

San Salvatore     

Agenzia Sansone

Tempa di Zoe     

Tenuta Cobellis  

Tenuta San Benvenuto 

Tenuta San Giovanni   

Ventitrefilari       

Verrone     

Vigne Guadagno 

Bios 

De Conciliis

Infine l’elenco dei donatori:

MARINA D’ARECHI, ELIA, MOLINO CASILLO, ALCHIMIA BROKER, BANCA SELLA, D’AMICO, PDM LAND ROVER, DE LUCA, TORRE CRESTARELLA, PERRELLA, BANCO POPOLARE DI MILANO, LA FIAMMANTE, NOVI, GOELDLIN, LATTERIA SORRENTINA, GERLI, GAROFALO, CASA DI CURA TORTORELLA, LO SMERALDO

PICARIELLO, OLEIFICIO ZUCCHI, AGRIOVO. CARPINO, ARMATORE, BLUMATICA, CARISAL, MANCINI, EDESIM, BIANCAFFE, PAONE, EUMED STUDIO, MICROFARMZ, ALICI DI MENAICA, MAIDA – azienda agricola Vastola, GRIMALDI NOCCIOLE & co., HERANEICAMPI, GIOI CILENTO, CASEIFICIO AURORA, FUNICHITO – azienda agricola russo enza, FORTE CE-FI-SA, VIGNE DI RAITO, ITALIANAVERA, INTERCAR, TORRETTA, ALTA MANGIURIA, FONDAZIONE COPERNICO, ALTAMURA, CASEIFICIO D&D, LA BUFALARA DEI FRATELLI BARLOTTI, AUTODUE, Citro contract srl, JM CONSULENZA SRL, REFRESCO, CHIC, CHEESE, ROBOTIC SPACE, PEPSI, ANACLERICO, FAZZONE CAMINI, MORETTI FORNI, HUMANITAS, LA PEONIA BIANCA

Studio di Progettazioni Elettriche Ing. Rosario Landi

LINK UTILI:

Per conoscere i sostenitori:

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Facebook: www.facebook.com/buonissimi.org

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Email: info@buonissimi.org;

Ufficio Stampa: Bruno Sodano 338 6961863 brunosodanopress@gmail.com

Dal blu al Bue Apis: la storia dell’Aglianico del Taburno in sei annate

La Cantina del Taburno cambia passo. Siamo nel Sannio beneventano: il massiccio del Monte Taburno, sede del Parco regionale Taburno-Camposauro, è una delle zone a maggior vocazione vitivinicola della Campania e del Mezzogiorno. Qui, più di mezzo secolo fa, nasceva la Cantina Sociale del Taburno, cooperativa fondata ad iniziativa del Consorzio Agrario Provinciale di Benevento che – insieme ad altre simili realtà sannite – contribuì fortemente alla conservazione del vasto patrimonio ampelografico della zona, tutelando il reddito di migliaia di viticoltori beneventani.

La successiva crisi nazionale dei Consorzi ha portato ad un lento declino, dal quale solo la dote reputazionale costruita nei primi decenni ha evitato la sospensione delle produzioni vinicole o peggio la capitolazione definitiva. Oggi arriva il sannita Enzo Rillo, imprenditore multitasking a capo dell’omonimo, variegato gruppo industriale già operativo, anche in questo settore, con la cantina torrecusana “La Fortezza”, a pochi passi dalla neo-acquisita cantina di Foglianise. Una discontinuità nel segno e nel dichiarato rispetto della tradizione, del territorio, dei pionieri/protagonisti degli albori: in una parola, della storia di Cantina del Taburno.

Prova ne sia che l’evento scelto e voluto per tagliare ufficialmente il nastro del new deal è dedicato al vino forse più iconico della maison: il Bue Apis, storico cru di Aglianico – oggi DOCG “Aglianico del Taburno” – proveniente dalle uve prefillosseriche di contrada Pantanella in agro di Vitulano. Una vigna di qualche centinaio di ceppi a piede franco, tutti secolari ma alcuni risalenti addirittura a più di 250 anni fa. Si pensi che da misurazioni effettuate con moderne procedure si è stimato un fittonamento radicale delle piante di oltre 16/17 metri.

“Dal blu al Bue Apis – la storia dell’Aglianico del Taburno in sei annate” il nome dato alla celebrativa verticale che si è tenuta giovedì 13 giugno nel cortile dinanzi la bottaia di Cantina del Taburno; dal 2017 a scendere fino al 1987 (anno di prima vinificazione del vino dedicato al simulacro granitico egiziano posto, secondo leggenda, a guardia del Tempio di Iside di Benevento) passando per il 2015, 2008, 2004, e la memorabile 1999. E pensare che proprio la vigna vitulanese di Contrada Pantanella sarebbe tutt’ora interessata ad un espianto forzoso a causa di uno contestato progetto stradale progettato per collegare la vallata e che prevederebbe il pieno attraversamento del vigneto franco di piede.

Da sinistra il sindaco Raffaele Scarinzi e l’autore di 20Italie il giornalista Antonio Follo

Raffaele Scarinzi, battagliero sindaco di Vitulano, da tempo è impegnato, spesso in un clima di diffusa indifferenza, contro l’infelice scelta progettuale, avendo fortunatamente registrato i primi importanti successi giudiziari contro il nefasto tracciato che arrecherebbe un danno inestimabile alla memoria storica della viticoltura locale.

Angelo Pizzi

L’evento è stato condotto da Luciano Pignataro che, da par suo, ha ricordato ogni dettaglio della genesi della Cantina introducendo o semplicemente menzionando, di volta in volta, tanti protagonisti di questa bella storia; come nel caso di Angelo Pizzi primo ed importante enologo ad aver a lungo seguito il progetto cooperativo di Foglianise, cui fece seguito un giovane Luigi Moio. Il suo imprimatur in Cantina portò all’idea di destinare proprio quelle uve prefillosseriche al vino “alfiere” della casa potendo contare sulla diligente solerzia del suo allievo Pippo Colandrea tutt’ora alla guida tecnica della cantina dopo l’uscita di scena del professore di Mondragone.

Il giornalista sannita Pasquale Carlo, ampelografo e antropologo della vitivinicoltura sannita, ha citato dapprima Mario Soldati e Luigi Veronelli quali espliciti estimatori della prima ora dei vini taburnini, tracciando poi i profili di alcuni tra coloro che, come Libero Iannella e Mimì Grasso, furono parte attiva della Governance che resse il peso di una start-up, come diremmo oggi, che per i tempi e per i luoghi (zona interna dell’appennino centrale) poteva apparire… mission impossible. I Sindaci dei due maggiori paesi, il già detto Raffaele Scarinzi affiancato dal collega di Foglianise Govanni Mastrocinque, hanno entrambi simpaticamente fatto cenno al sano, composto e rispettoso campanilismo che da sempre anima le due confinanti comunità di Vitulano e Foglianise: ebbene proprio la Cantina (di Foglianise) e il Bue Apis (da uve di Vitulano) mettono proprio tutti d’accordo sul gradino massimo dell’eccellenza.

Le sei bellissime annate in calice sono state tutte raccontate, decodificate, disvelate sin nelle più remote sensazioni da Tommaso Luongo, Presidente AIS Campania che ha sciorinato – calice dopo calice – l’intero percorso evolutivo che Bue Apis ha saputo indicare. Una specie di tela di Penelope che, proprio come quella della fedele sposa di Itaca, si spera non abbia mai termine! Una speranza che si fa quasi certezza ma sicuramente impegno e dedizione, nelle appassionate parole dedicate al progetto da Michela Rillo, in rappresentanza della famiglia neo-proprietaria; a riprova del fatto che qualunque futuro non può prescindere da ciò che si è stato.

Anteprima 2020 del Montefalco Sagrantino: l’analisi di Adriano Guerri nei suoi migliori assaggi

Nel ridente Borgo di Montefalco (Pg), il 12 e 13 giugno è andata in scena “A Montefalco”, anteprima dei vini del territorio, in degustazione vi erano:  Montefalco Grechetto Doc, Montefalco Bianco Doc, Spoleto Trebbiano Spoletino Doc, Montefalco Rosso Doc, Montefalco Rosso Riserva  Doc, Montefalco Sagrantino Docg e Montefalco Sagrantino Passito Docg.

Per il Montefalco Sagrantino gli occhi erano puntati sull’annata 2020, alla quale sono state attribuite 5 stelle con un punteggio di 96/100

La 2020 è stata un’annata piuttosto regolare, la primavera soleggiata, ricordiamo nostro malgrado a causa dell’emergenza Covid-19 rinchiusi in casa.  L’estate è stata calda e caratterizzata da frequenti piogge, soprattutto nel mese di settembre, pertanto le viti non sono mai andate in sofferenza idrica.  Le uve in cantina sono arrivate sane e con maturazioni ottimali, anche se la varietà Sagrantino raggiunge la maturazione tecnologica e fenolica più tardi rispetto ad altre allevate in loco.

Nel calice si riscontrano vini dotati di una spiccata freschezza, con tenore alcolico alto e di buona struttura. Il Montefalco Sagrantino Docg, viene prodotto oltre al comune di Montefalco, nei comuni di Bevagna,  Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi, pertanto esistono delle condizioni pedoclimatiche diverse, le basse rese per ettaro ne fanno un vino di qualità,  annoverato nella cerchia dei grandi e longevi vini rossi italiani.

A livello sensoriale: è di un bellissimo colore rosso rubino intenso e impenetrabile, al naso emana sentori  di ciliegia,  frutti di bosco,  china, cacao, anice stellato e pepe nero, al gusto è avvolgente con tannini esuberanti, ma setosi, la persistenza aromatica è lunga. Molto godibile sin da adesso, ma con ottime prospettive in termini di evoluzione.

I Montefalco Sagrantino 2020 degustati alla cieca in Sala Consiliare in ordine di gradimento

Arnaldo Caprai 25 Anni
Briziarelli
Montioni
Romanelli Terre Cupa
Tabarrini Il Bisbetico Domato
Tenute Baldo Preda del Falco
Tenute Lunelli Tenuta Castelnuovo Carapace
Valdangius
Antonelli Sanmarco
Arnaldo Caprai Valdimaggio
Arnaldo Caprai Collepiano
Bocale
Di Filippo
Di Filippo Etnico
Goretti
La Veneranda
Le Thadee Carlo Re
Lungarotti
Scacciadiavoli
Tabarrini Campo alle Macchie
Tabarrini Campo alla Cerqua
Terre De’ Trinci
Terre Di San Felice
Terre Di San Felice Vinum Dei
Agricola Mevante