Il decennale di Wip Burger & Pizza: 10 anni non bastano a raccontare come fare ristorazione di qualità in Campania

Diciamocelo: Wip Burger & Pizza se lo aspettavano davvero in pochi agli inizi. La longevità ha sorpreso, ma non troppo, persino i titolari Domenico Fortino e Lorenzo Oliva, partiti in sordina 10 anni fa con un piccolo locale ai margini di una stazione di rifornimento a pochi passi dall’uscita autostradale di Nocera Inferiore.

E a ben pensarci, crescere in un contesto simile, affermarsi presso il pubblico anche selezionato ed esigente che non mangia solo “pane e puparuoli” ha rappresentato un traguardo simile alla scalata di una cima vertiginosa. Domenico, Lorenzo, due anime ben integrate dalla stessa idea di ristorazione: quella basata sull’esaltazione e lavorazione delle materie prime che la Campania sa offrire. Diverse scelte gastronomiche, a cominciare dall’immancabile pizza, passando per una cucina con piatti della tradizione e chiudendo sulla carne, per accontentare ogni palato.

Quanto detto sin qui non spiega il successo fatto di piccoli passi, uno dopo l’altro, che li hanno portati a festeggiare il primo decennale con un evento fuori dalla norma: l’annullo filatelico concesso dai dirigenti di Poste Italiane – agenzia di Nocera Inferiore – quale tributo al saper fare impresa da parte dei concittadini imprenditori. Il vero segreto di Pulcinella è l’abilità dimostrata nel tessere rapporti con le eccellenze del settore alimentare nostrano.

I banchi d’assaggio organizzati durante la manifestazione, rappresentano gli ingredienti “nascosti” nei piatti di Wip Burger & Pizza e quando giochi con la qualità è difficile distruggere e rovinare tutto con impreparazione e mancanza di rispetto per le materie prime. Difficile, ma non impossibile per chi scrive da anni di cibo e cultura enogastronomica.

Fare ristorazione di qualità si può ovunque, specialmente in Campania ove non mancano gli ingredienti e le tecniche giuste per utilizzarli in cucina. E quello di Wip Burger & Pizza ne è un caso lampante.

Ad esempio nella scelta di un Olio Extravergine di Oliva monocultivar Carpellese dell’azienda Pregio con sede a Serre (SA); o i salumi e le carni della Macelleria del Centro Storico di San Marzano sul Sarno (SA), dai prodotti innovativi come il salame di Scottona con Parmigiano Reggiano stagionato 120 mesi.

Gli affettati richiamano necessariamente, almeno al Sud Italia, la mozzarella, specie se di Bufala come quella proposta dal treccione del Caseificio Nonno Peppe a Marina di Eboli (SA). Infine, per placare la sete i gin di Prisco Sammartino di Officine Alkemiche Spirits per un abbinamento intrigante anche con la pizza, e il beverage di Perrella Distribuzione che segue i migliori locali della Regione.

Manca, a completare il quadro, la presenza di Andrea Ferraioli e della moglie Marisa Cuomo, da sempre inclusi nell’ampia lista vini proposti sia alla mescita che alla bottiglia, segno che la cultura e il consumo del vino sta cambiando in modo positivo nelle scelte degli avventori.

Presenti al momento clou della serata, l’annullo filatelico sulle cartoline commemorative, la funzionaria di Poste Italiane dott.ssa Elvira Graziano, il vice sindaco di Nocera Inferiore dott. Gianluca Pagliuca ed i giornalisti Annibale Discepolo e Gaetano Cataldo, estimatori della prima ora di Wip Burger & Pizza e dell’impegno di Fortino e Oliva.

Altri 100 di questi 10 anni!

Wip Burger & Pizza

Via Giuseppe Atzori 271

84014 Nocera Inferiore (SA)

Vitigno e Terroir 2024: “La Notte del Rosso”

Anche quest’anno lo scenario per “Vitigno e terroir”, la rassegna dei vini campani organizzata da AIS Salerno in collaborazione con i Consorzi di tutela dei vini della Campania, ha avuto come fondale d’eccezione la splendida borbonica Villa Calvanese di Castel San Giorgio, paese salernitano situato nella media valle del Sarno in prossimità del confine con le provincie di Napoli e Avellino.

Sovratitolo significativo “La Notte del Rosso”, con chiaro riferimento alla duplice vocazione dell’area alla produzione di vino ma, soprattutto, del pomodoro nella nota varietà San Marzano e altre cultivar celebri in Campania. Tre giorni, dal 14 al 16 giugno, disseminati di Masterclass su vini della Campania raccontati dai degustatori AIS dei vari territori, presentati dai Consorzi aderenti all’iniziativa. L’abbrivio, dopo il prologo di cui diremo, è toccato al Consorzio Vesuvio – presente con Il Presidente Ciro Giordano e l’archeologo Ferdinando De Simone – i cui vini sono stati degustati da Ernesto Lamatta Delegato AIS Vesuvio.

A seguire, Sannio Consorzio tutela vini con il racconto di vini e territorio a cura di Nevio Toti, delegato AIS Salerno e Antonio Follo AIS Benevento. E’ stata poi la volta di Terra di Lavoro, con i vini del Consorzio VITICA con il Delegato di AIS Caserta Pietro Iadicicco, per finire in bellezza con il Consorzio Vita Salernum Vitae con i suoi grandi vini rossi narrati da Nevio Toti, patron della manifestazione insieme ai Degustatori di AIS Salerno.

Le degustazioni guidate sono state precedute da due “laboratori” di abbinamento: il primo – sotto la regia di Mino Perrotta, relatore e degustatore di AIS Salerno con lo chef vietrese Luigi Chirico – dedicato alla magia rosso vino / rosso pomodoro mentre l’altro ha messo insieme l’amaro Gagà, presentato da Prisco Sammartino (Officine Alkemiche) con le dolci note del cioccolato del maestro Pepe, dolciere in Sant’Egidio del Monte Albino.

Naturalmente i banchi d’assaggio dei vini e l’area food, con l’elegante allestimento dei salottini d’appoggio, hanno riscosso notevole apprezzamento dei visitatori nelle tre notti, arricchite di volta in volta da accompagnamenti musicali live di generi diversi. E quale migliore occasione per degustare i piatti della tradizione e dello street food campani, dalle varie pizze fritte al cuzzetiello al ragù di carne ai mezzanelli al sugo dei pomodori in conserva dell’azienda sangiorgese Nobili, main partner dell’evento,fino alle suadenti prelibatezze di Pepe Mastro Dolciere.

E, come nelle migliori tradizioni, brindisi finale di “arrivederci” al 2025.

Lazio: a Olevano Romano torna Vinointorno festeggiando l’edizione del decennale

Situata nel cuore del Lazio, a soli 60 chilometri dalla Capitale, Olevano Romano ha celebrato il decennale di uno degli eventi enogastronomici più attesi dell’anno: Vinointorno. Dal 2013, questa manifestazione è diventata una vetrina d’eccellenza per il vino e il cibo di qualità, attirando numerosi appassionati e professionisti del settore. Vinointorno nasce dall’intuizione di sei membri fondatori dell’Associazione Extrawine: Enrico Carletti, Marco Mampieri, Piero Missimei, Furio Pagliei, Luca Rossi, Ivano Sterbini e Mario Travaglini.

Dieci Anni di Eccellenza

Fin dalla sua prima edizione, Vinointorno ha riscosso un successo straordinario, grazie alla partecipazione di oltre 100 produttori vitivinicoli provenienti da ogni angolo della Penisola. Con circa 1000 visitatori di media, l’evento ha saputo conquistare l’interesse del pubblico, divenendo un punto di riferimento per gli amanti del buon vino e della buona tavola.

L’edizione 2024 celebra il decimo anniversario ed è stata speciale: ben due settimane di eventi imperdibili, tra degustazioni, convegni e workshop. “In dieci anni abbiamo cresciuto una generazione di ragazzi che bevevano soltanto per bere, ora lo fanno con la consapevolezza che bere, soprattutto in modo consapevole, è cultura e molti ragazzi si stanno avvicinando al mondo professionale del vino” ha dichiarato Mario Travaglini, attuale presidente dell’Associazione Extra Wine.

Il Gourmet Errante: Pasquale Pace e le Eccellenze del Gusto

Si è parlato di qualità e di eccellenze, ma poco della persona che seleziona il meglio del vino e della gastronomia. Pasquale Pace, “Il Gourmet Errante”. Pasquale non è solo un intenditore di cibo e vino, è un vero esploratore del gusto. La sua passione lo porta a viaggiare per l’Italia, scoprendo tesori nascosti in ogni angolo dello stivale. La sua missione? Trovare le chicche dell’enogastronomia e portarle alla ribalta, condividendole con un pubblico sempre più numeroso e appassionato. Ogni assaggio diventa per lui una nota indelebile, che arricchisce il suo repertorio e lo guida nelle sue selezioni. Il carattere gioviale e schietto lo rende una figura ammirata e benvoluta da molti.

Pasquale Pace “Il Gourmet errante”

Presente anche l’Associazione Italiana Sommelier delegazione regionale Lazio, che ha dato un grande contributo con professionalità e competenza, vista la grande quantità di vini in degustazione. Presente anche la Strada del Vino – Terra del Cesanese Olevano Romano con Cristina Pratesi, e la Case Vacanze Apricus che ha avuto il premio per essersi distinto nella promozione del territorio, grazie ai suoi bellissimi appartamenti b&b nel centro storico di Olevano Romano. Oltre alle degustazioni, Vinointorno ha offerto anche un’opportunità unica per i produttori di presentare le loro novità e per i visitatori di scoprire prodotti di qualità in un contesto conviviale e festoso.

La Missione di Extrawine: Promuovere la Cultura del Vino e del Cibo

L’associazione continua a portare avanti la sua missione con passione e dedizione. Tra gli stand che hanno esposto le loro specialità, menzione speciale va allo Chef Giovanni Milana della Trattoria Sora Maria Arcangelo, che ha deliziato i presenti con i suoi piatti tradizionali ricchi di sapore e storia.

Altrettanto apprezzati sono stati i contributi di Roberto Ruggeri con il suo Robistrot, l’Antico Forno del Borgo di San Vito Romano, il Bar Lazio dal 1949, il Salotto Retrò, Procarni 1951, la Pasticceria Dolcemascolo, Il Mondo della Pizza e Le Cerquette. Ogni stand ha rappresentato un angolo del Lazio, portando in primo piano i prodotti genuini e le ricette tramandate di generazione in generazione.

Uno dei momenti clou dell’evento è stato il focus sul vino Cesanese, non solo del celebre Cesanese del Piglio DOCG, ma anche del Cesanese di Olevano Romano Doc e del Cesanese di Affile Doc. Presentata una guida scritta in collaborazione con il rinomato giornalista Carlo Zucchetti, con informazioni dettagliate sulle diverse tipologie di Cesanese e sulle cantine che le producono. Zucchetti, con la sua esperienza e passione, ha saputo valorizzare al meglio le peculiarità di questo vino, rendendo la guida un vero e proprio vademecum per gli enoturisti e per chi desidera approfondire la conoscenza del patrimonio vinicolo laziale.

Celebrato il Cesanese e le Tradizioni del Lazio con i “Vin de Garage”

L’evento dedicato alla promozione delle tradizioni culinarie e vinicole del Lazio si è concluso con una degustazione speciale di “Vin de Garage”, che rappresentano l’essenza più autentica del territorio. L’iniziativa ha messo in luce il lavoro e la dedizione di chef, artigiani e viticoltori che ogni giorno si impegnano a mantenere vive le antiche tradizioni locali. La degustazione ha permesso di assaporare varie sfumature e interpretazioni del Cesanese, grazie al talento di vignaioli che, pur operando in ambiti domestici, hanno mostrato grande maestria nella produzione vinicola.

Ecco una panoramica dei vini degustati:

  1. Goffredo Proietti Rosato 2022: il rosato ha aperto la degustazione ma purtroppo era non classificabile a causa del tappo difettoso.
  2. Tonino Tabolacci Cesanese 2023: ha dimostrato buon equilibrio e note fruttate.
  3. Tonino Tabolacci Cesanese Colle Oppio 2023: matura tre mesi in barrique, esalta i frutti rossi, anche se dal finale un po’ corto.
  4. Aldi David Vino Musicale 2023: sensazioni di frutta surmatura a tratti eccessive.
  5. Piero Lanciotti Mosance Terra Equa 2022: blend di tre vitigni, tra cui Cesanese e Sangiovese. Ha mostrato tannini invadenti e un finale amaricante.
  6. Baldi Luigi Rosso Pretore 2022: freschezza e morbidezza, dai tannini ben integrati.
  7. Tito Nera – Corso 2022: mix di 70% Cesanese e 30% Sangiovese, con qualche lieve nota irruenta, ma complessivamente fresco e delicato.
  8. Tito Nera – Corso 2021 C.S.: vino sempre in progressione positiva nelle varie annate.
  9. Tito Nera – Cerceta 2022: Cesanese pulito, fine ed equilibrato, tra i migliori della degustazione.
  10. Tito Nera – Cerceta 2021: Un’altra annata di successo per questo Cesanese.
  11. Goffredo Proietti Go… Cesanese 2022: ha mostrato buon frutto e freschezza.
  12. Giuliano Baldi Cesanese 2022: nuance di vaniglia e legno, complessivamente franco e pulito.
  13. Tonino Tabolacci Cesanese Colle Oppio Riserva per gli amici 2022: piacevole ed equilibrato, con una morbidezza che bilancia l’acidità.

La degustazione ha incluso anche una selezione di vini dolci:

  1. De Matti Mariano Cardinal Taverna: blend di 60% Malvasia di Candia e 40% Ottonese, dolce e leggermente frizzante, perfetto per accompagnare dolci tradizionali.
  2. Matti Mariano Cesanese dolce frizzantino: ricorda i Cesanese di una volta, ma con un fine equilibrio.
  3. Sergio Masci Cesanese dolce 2022: leggera carbonica e freschezza sottile, ha richiamato l’amarena da pasticcino.
  4. F.lli Carletti – “Lo Rosso dorge” leggera volatile iniziale, ma piacevole il finale zuccherino.

Annullo filatelico per celebrare i primi 10 anni di Wip Burger & Pizza

Il sodalizio tra l’associazione culturale Identità Mediterranea e il Wip Burger & Pizza è tangibile a partire dalle attività di valore che si sono concretizzate nel locale nocerino, grazie alla lungimiranza di Lorenzo Oliva e di Domenico Fortino, a partire dal sostegno dei due imprenditori per Mosaico per Procida e per aver avuto la visione di importare nell’Agro Sarnese Nocerino il sake giapponese, rapportandolo alla Dieta Mediterranea. Questa relazione tra il Wip Burger & Pizza e l’associazione fondata da Gaetano Cataldo nel 2016 ha potuto sortire un altro risultato straordinario, assolutamente inedito per una pizzeria: infatti, identità Mediterranea, intercedendo presso la sezione filatelica locale e dopo un’attenta valutazione dell’istanza da parte della dott.ssa Elvira Graziano, funzionaria delle Poste italiane, ha ottenuto che il Ministero dell’Economia e delle Finanze realizzasse un annullo filatelico per celebrare il decimo anniversario dall’apertura del Wip Burger & Pizza.

Decisamente un’attività di grande rilevanza ed assolutamente inedita, almeno stando a quanto pervenuto, per il modo della pizza: a nessuna pizzeria, a quanto ci è dato di sapere, è stato mai dedicato un annullo filatelico. Soltanto nel 2016 la storica pizzeria Brandi si onorò di ottenere un annullo filatelico, ma per festeggiare il presunto 127° compleanno della Pizza Margherita.

Ma quali sono le ragioni addotte da Gaetano Cataldo per richiedere il prezioso timbro datario alle Poste italiane?

“Il Wip è stato creato da Domenico Fortino e Lorenzo Oliva il 3 luglio 2014 a Nocera Inferiore”.

Per quanto possa apparire eccentrica la richiesta di un annullo filatelico che celebri i primi 10 anni di apertura, in realtà andrebbe considerato quanto segue: la pizzeria WIP, il cui acronimo sta per “work in progress” nasce dal desiderio di riscatto di due giovani ragazzi che, per onorare la loro terra e dare valore alle eccellenze locali, facevano sacrifici per andare a Napoli con il motorino per rubare i segreti della vera pizza partenopea, lavorando nella storica pizzeria Gorizia al Vomero, e poter fare di Nocera Inferiore una meta per gli appassionati della tonda.

Nessuno avrebbe scommesso sul loro sogno e anche l’area dove il locale è ubicato non prometteva bene, per quanto pure vicinissima all’autostrada.

Nella realtà, non senza impegno, ma forti della conoscenza acquisita, Domenico e Lorenzo lavorano sodo e si fanno notare dal grande pubblico, che apprezza decisamente il loro impasto e le materie impiegate per condire la loro pizza. Il loro modello inclusivo ha consentito che artigiani delle eccellenze agroalimentari vedessero nel WIP una casa comune di modo che, a poco a poco, tutto l’Agro Sarnese Nocerino fosse rivalutato come terra fertile, di donne e uomini laboriosi, di storie e di tradizioni, di sapori e di inventiva.

C’è voluto del tempo ma, impegnandosi al massimo, compiendo viaggi verso territori di eccellenza al fine di studiare nuove farine, quindi nuovi impasti, olii extravergini di oliva, prodotti tipici come formaggi, salumi e conserve di mare, sempre attenti a valorizzare l’oro rosso, quindi il San Marzano, il Corbarino e il Piennolo del Vesuvio, alla fine il WIP ha cominciato ad avere l’attenzione di enogastronomi compassati e della grande stampa di settore. Sono state inaugurate serate dotte alla ricerca di abbinamenti tradizionali ed innovativi, presentazioni di bottiglie celebrative come Mosaico per Procida, incontri con la cultura giapponese, di presentazioni di libri, di incontri con gli imprenditori protagonisti dell’economia del Sud Italia, appuntamenti con il giornalismo, con tanto lavoro certosino e organizzazione alle spalle. Non sono mancati i premi, i riconoscimenti di specialisti come Luciano Pignataro, le menzioni sulla guida de il Mattino e del Gambero Rosso.

Il Wip è azienda virtuosa e laboriosa che oggi rappresenta un modello esemplare su come fare impresa, fare squadra e mettere al primo posto la rappresentazione più genuina del territorio ed il lavoro di contadini, allevatori, mastri casari, mastri norcini, sommelier e produttori dell’agroalimentare, tenendo sempre in conto le piccole associazioni che si battono per tutto ciò”. L’appuntamento è fissato alle ore 19:00 di mercoledì 3 luglio 2024, proprio nel decimo anno di attività, per celebrare ciò che il bello e il buono riescono a produrre per il territorio.

I referenti ed i funzionari postali, alla presenza di Paolo De Maio, primo cittadino di Nocera Inferiore, apporranno il sigillo su apposite cartoline, debitamente affrancate con valori bollati dedicati alla Dieta Mediterranea assieme ai proprietari del Wip Burger & Pizza, alla presenza del pubblico, delle autorità locali, di autorevoli personaggi del mondo enogastronomico, dello sport e della stampa.

VitignoItalia 2024: la verticale del “Plenio” Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva di Umani Ronchi

2 giugno 2024: sono passati un po’ di giorni ma il ricordo della masterclass a cui ho partecipato durante l’evento VitignoItalia è ancora vivo, quasi indelebile. La degustazione è stata condotta da Monica Ippoliti, responsabile commerciale Italia dell’azienda marchigiana Umani Ronchi presso la Stazione Marittima di Napoli.

Umani Ronchi  fu fondata nel 1950 da Gino Umani Ronchi a Cupramontana, nel cuore della produzione del Verdicchio e dal 1957 è gestita dagli attuali proprietari: la famiglia Bernetti che ha conservato il nome del suo fondatore.

È una realtà in costante crescita che esporta in 60 paesi nel mondo, la più grande delle Marche e quest’anno ha ricevuto anche il premio di Cantina dell’anno per Gambero Rosso (la prima volta in assoluto per una cantina marchigiana).

Ma ritorniamo ora alla masterclass : il protagonista era PLENIO, Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva proposto in 4 annate: 2021 – 2014 – 2008 – 1996.

Plenio, dal latino plenum che vuol dire pienezza, si lascia apprezzare per la sua lunga persistenza, la ricchezza dei profumi e l’eleganza. Nasce nel 1995 dall’enologo Giacomo Tachis e dal 2010 è anche Riserva.

Plenio 2021

Figlio di un’annata calda è intenso al naso, ma ancora poco espressivo, pur mostrando la tipica vena vegetale e agrumata del Verdicchio. Si riscontrano sensazioni molto rinfrescanti anche al palato, ricco e ancora compatto. Sapidità e acidità si amalgamano alla perfezione. Si prospetta un lungo e piacevole affinamento in bottiglia per chi vorrà aspettare.

Plenio 2014

Colore quasi identico al 2021 e ancora dalle sfumature verdoline. Naso elegante e più delicato, con nuance di erbe aromatiche, pesca bianca e mandorla amara. In assaggio l’equilibrio tra morbidezza e freschezza è perfetto. Ancora alte le aspettative di crescita nonostante la vendemmia molto piovosa.

Plenio 2008

Dorato denso e brillante. Figlio di un’annata eccezionale, dimostra carattere e articolazione. Le note del legno sono più evidenti rispetto alle etichette più giovani, poiché erano state utilizzate botti nuove. Camomilla, anice, zafferano, mandorla, fiori gialli e pesca gialla in successione. In bocca vengono riconfermati gli aromi e colpisce per il grande equilibrio. Ciò dimostra come il Verdicchio dei Castelli di Jesi, nelle sue forme più eccellenti, regala emozioni uniche. Vino che avrà ancora molto da raccontare nel tempo.

Plenio 1996

È la seconda vendemmia prodotta, assume un colore con sfumature giallo dorato intenso. Al naso si scoprono aromi di zenzero, erbe officinali, tabacco, camomilla, frutta candita e miele. Grande complessità ed eleganza per un vino che è arrivato all’apice della sua evoluzione: il palato è caratterizzato da una polpa densa e agrumata. Lungo finale tipico da sentori di caffè, erbe officinali e liquirizia.

La “Yellow Night” da Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel inaugura la stagione estiva nella divina Costiera

Esistono pochi posti al mondo dove il sapore della pizza incontra la suggestione di atmosfere uniche ed incantevoli e la Costiera Amalfitana è certamente in cima alla classifica. Ma se il matrimonio tra la tonda mediterranea viene officiata dal maestro Gino Sorbillo presso La Locanda della Canonica dell’Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, la celebrazione non può che essere esclusiva e dal tocco decisamente glamour.

Di pizzerie in location mozzafiato ce ne sono tante al mondo, a dimostrazione del fatto che la pizza è la perfetta ambasciatrice della Dieta Mediterranea persino nella sua versione più elegante e gourmet, ma gustarne una all’interno di un monastero risalente al 1212, dalle mani di Gino Sorbillo tra i più iconici maestri pizzaioli, e godendo della vista mare sul Golfo di Salerno, non ha prezzo. Neanche mangiarla sul rooftop del grattacielo più alto del mondo sarebbe lontanamente equiparabile ad un’esperienza così profonda e rara.

La Locanda della Canonica è il pizza outlet di Gino Sorbillo, incastonata in uno dei luoghi simbolo di quella che un tempo è stata una delle quattro Repubbliche Marinare, sorto ad Amalfi nel XIII secolo e sovrastante il borgo marinaro dal colle Falconcello, antico crocevia sui traffici marittimi verso l’Impero Bizantino, Alessandria d’Egitto e l’India. La serata del 22 giugno scorso ha costituito un’esperienza davvero profonda: paesaggio, cultura ed enogastronomia, uniti all’istrionica giovialità di Gino Sorbillo, disponibile e cortese verso tutti gli ospiti.

Accompagnati dal personale cortese ed estremamente specializzato nell’arte dell’accoglienza è stato difficile resistere all’invito di esplorare la struttura nel suo cuore: le mura originarie dell’antico cenobio fondato dal cardinale Pietro Di Capua nel XIII secolo, prima ad uso dei monaci cistercensi e poi, nel 1583, affidato alle cure dei frati Cappuccini. La suggestione è forte nell’attraversare il complesso monumentale di San Pietro della Canonica, apprezzandone la struttura primigenia in stile arabo-normanno con il chiostro e l’antro naturale, scavato dalla forza del mare, per non parlare della chiesetta dedicata a San Pietro de Toczulo, con le sue vestigia e l’odore di incenso, in cui si officiano ancora cerimonie religiose. Percorriamo adesso il cammino a ritroso e poi la passeggiata dei monaci medievali, per raggiungere gli altri ospiti e celebrare i sapori di un menu che ha lasciato il segno.

Il Maestro Gino Sorbillo

La montanarina con pomodoro, parmigiano e basilico mette subito allegria assieme alle bollicine brut da metodo classico “Alta Costa”, con uve Biancazita e Biancatenera, di Tenuta San Francesco, briose e sapide, ma i fan della ”bionda” non hanno saputo resistere alle lusinghe della birra Ravello. A seguire una freschissima e delicata insalata di gamberi con cuore di insalata e maionese piccante, poi tartare di tonno rosso, pomodori secchi e olive e caponata napoletana con mozzarella di bufala e pomodori, fiori di zucca ripieni di ricotta e basilico, peperoni ripieni con capperi e olive taggiasche e crostini con burrata e zucchine alla scapece. Insomma, le danze si sono aperte con sapori autentici e combinazioni molto interessanti e qualcuno ha pensato bene di ballare con il cocktail di accompagnamento a base di Malfy gin, non a torto, mentre altri andavano di bolla con il rosato, ancora inedito, a base di uve Tintore della Tenuta San Francesco.

I tagliolini di limone sfusato amalfitano preparati dinanzi agli ospiti dallo Chef Resident Claudio Lanuto, hanno costituito un inno alla solarità della bella Costiera e un degno preludio alle pizze del maestro Sorbillo.

Chef Claudio Lanuto

Si parte con la Convent Pizza, con impasto di grani italici, crema di fiori di zucca, provola, alacce, terra di olive nere e zest di limone. Si prosegue con la Yellow Pizza, a base di crema di pomodorini gialli, fior di latte, chips di zucchine e provolone del monaco. Sempre preparata da Gino Sorbillo, arriva la Fresca Fresca, una focaccia fatta con mozzarella di bufala, pomodoro cuore di bue, bresaola di bufala e misticanza dell’orto. Tra gli invitati, qualcuno si è divertito a preparare la pizza assieme al Maestro Sorbillo, ben felice di condividere alcuni “trucchi del mestiere”. Il secondo piatto di pesce spada, melanzane e mozzarella ha anticipato l’ultima portata, costituita da totani e patate. C’è chi ha optato per un Tramonti bianco doc e chi per la versione in rosso, rispettivamente a base di Falanghina, Pepella e Biancolella, quindi di Aglianico, Tintore e Piedirosso, sempre di Tenuta San Francesco.

Hanno vinto entrambi gli abbinamenti, ma tutte e due le fazioni, poi, sono state sopraffatte dal buffet dei dolci con le delizie tipiche della pasticceria campana. Serata da ripetere assolutamente, sulle note briose di una serata estiva indimenticabile.

Le prossime date imperdibili per la Yellow Night: 12 luglio, 17 agosto, 16 settembre e 12 ottobre.

I 100 anni del Consorzio Vino Chianti Classico: metti una sera a cena al Teatro della Pergola

Ci sono serate che ripagano dai tanti sforzi del mestiere. Raccontare vini, produttori, territori, non può escludere il rapporto con i Consorzi di Tutela e le Istituzioni del mondo agrario. Tra i tanti, uno in particolare affascina da sempre per il suo emblema – un Gallo Nero – e per la storia di un comparto conosciuto nel mondo tra le eccellenze del made in Italy: il Consorzio Vino Chianti Classico.

Nel 1924 furono 33 i viticoltori ad avere un progetto comune e decidere di creare il Consorzio: la loro visione fu quella di credere nell’unità di intenti, nella forza della collettività, fu quella di investire nell’aggregazione uscendo dalla miopia del singolo interesse privato, perché solo così si poteva gestire una produzione che potesse parlare di un intero territorio. Questi 33 “padri fondatori” furono lungimiranti anche nel pensare per primi alla necessità di rendere visibile e riconoscibile la qualità del loro prodotto.

Oggi, a distanza di 100 anni, festeggiare l’impegno di coloro che sono stati autentici pionieri del movimento enologico italiano, non solo è un atto dovuto per chi esercita il ruolo di giornalista enogastronomico, quanto un onore nel far parte di un momento storico che si ripeterà solo tra un altro secolo. Il Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico Giovanni Manetti ha raccolto il suo staff, i produttori, la stampa e gli operatori del settore in una serata magica a cena al Teatro della Pergola di Firenze.

Il teatro fu eretto con una struttura lignea nel 1656 da Ferdinando Tacca su incarico dell’Accademia degli Immobili, presieduta dal cardinale Giovan Carlo de’ Medici, e inaugurato il 26 dicembre 1656 e ufficialmente durante il carnevale del 1657, con la prima assoluta dell’opera buffa Il podestà di Colognole di Jacopo Melani. In questo teatro nacque il genere del cosiddetto melodramma, dal quale si sviluppò la vera e propria opera lirica.

Il pomeriggio al Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio

Il convegno “Back to the Future” nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio ha anticipato la cena di gala, sul tema della “sostenibilità e identità territoriale”, con gli interventi dei rappresentanti di alcune fra le più illustri denominazioni e grandi vini del mondo: Champagne, Borgogna, Porto e Douro, Oregon e Barolo.

Poi la presentazione del Manifesto di Sostenibilità e la visione di un Chianti Classico sostenibile sia come sistema imprenditoriale sia come mezzo di salvaguardia del territorio, per poterlo restituire intatto alle generazioni future.

Abbiamo atteso fino ad oggi ad affrontare, come Consorzio, il tema così attuale della sostenibilità, per potergli dare una caratterizzazione, un’identità specifica che fosse in grado di evidenziare ed esaltare i caratteri distintivi della nostra denominazione e del suo territorio di produzione – afferma Giovanni Manetti – Un manifesto che siamo certi i nostri viticoltori accoglieranno e renderanno vivo e attivo, fino a farlo diventare un vero impegno di sostenibilità del nostro territorio e delle sue produzioni”.

La serata di gala al Teatro della Pergola

Ed eccoci qua, sotto i riflettori del palcoscenico, a degustare le numerose etichette nella lista vini dedicata ai presenti. Emozionante l’ascolto delle testimonianze scritte nei verbali di alcuni passaggi delicati consortili in questi 100 anni.

A destra il Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico Giovanni Manetti

Il ringraziamento degli Organi del Consiglio Direttivo e la storia di alcuni vitivinicoltori celebri nelle immagini video che scorrevano durante il breve dibattito è stato un brivido che resterà per sempre nel cuore di chi scrive.

Viva il Consorzio Vino Chianti Classico e come si dice in questi casi: cento di questi giorni!

Marco Carpineti inaugura “Limito”, il vigneto labirinto più grande al mondo

Una novità assoluta per il panorama vitivinicolo: l’Azienda Agricola Biologica Marco Carpineti ha inaugurato “Limito”, il vigneto labirinto più grande al mondo. Questo progetto eccezionale, che unisce agricoltura, arte e design, è stato ufficialmente svelato all’inizio del mese di giugno e promette di diventare un’attrazione imperdibile per gli amanti del vino e della natura. La presentazione avvenuta il 6 giugno scorso, è stata organizzata dalla famiglia Carpineti con la collaborazione di Livia Belardelli, che ha curato in ogni dettaglio l’ospitalità.

Un Paradiso Naturale Trasformato in Arte

Immaginate un altopiano a 500 metri d’altezza, immerso nella natura selvaggia, contornato da boschi, cielo e mare in lontananza. Siamo nella Tenuta Antoniana dell’Azienda Agricola Biologica Marco Carpineti, tra i Comuni di Bassiano, Sezze e Sermoneta. Questo paradiso naturale, composto da boschi, laghetti e vigneti di Bellone, Abbuoto e Nero Buono, è ora anche la sede di Limito, un innovativo progetto di Land Art che offre una nuova interpretazione del vigneto.

Un progetto dal design unico

Limito nasce su una porzione di vigna di circa tre ettari e rappresenta una vera e propria opera di design. Il labirinto è composto da un elaborato disegno che ospita due spirali e un intricato percorso, il tutto avvolto da un turbinio di onde. Questa configurazione non solo offre un’esperienza visiva straordinaria, ma abbraccia e accoglie chiunque si avventuri al suo interno. L’idea, affidata allo studio dell’architetto paesaggista Fernando Bernardi, ha richiesto circa cinque anni per essere portata a compimento. Nel 2019, Paolo Carpineti esprimeva le sue idee e Fernando, cercando di interpretarle, iniziò a delineare le prime linee per dare forma a ciò che oggi è un’opera unica. Nel 2020 furono impiantate le viti che avrebbero dato vita a questo progetto.

Un Vigneto inclusivo e accogliente

L’idea alla base di Limito è quella di creare un vigneto inclusivo e accogliente, che possa essere attraversato e vissuto liberamente da chiunque. “Generalmente un filare è composto da un punto A e un punto B, non c’è modo di attraversarlo come vuoi. A me questa cosa ha sempre dato un senso di scarsa accoglienza. Penso che un vigneto debba essere un luogo ospitale che ognuno può attraversare e vivere come vuole“, racconta Paolo Carpineti, che tra i filari ci è letteralmente nato.

La filosofia della Famiglia Carpineti

La famiglia Carpineti, nota per la sua dedizione alla viticoltura biologica e sostenibile, ha voluto con Limito esprimere una filosofia di vita e di lavoro che privilegia l’inclusività e l’armonia con la natura. Questo progetto non è solo un’attrazione turistica, ma una metafora della vita stessa, rappresentando bellezza, arte e creatività in una forma accessibile a tutti. Visitare Limito significa immergersi in un’esperienza sensoriale unica. I visitatori possono percorrere i sentieri del labirinto, scoprendo angoli nascosti e godendo della vista mozzafiato sulla campagna circostante. Ogni angolo del labirinto è pensato per offrire un’esperienza diversa, stimolando la riflessione e la connessione con la natura.

“Perdersi per ritrovarsi”, questo è il motto che distingue questo labirinto inteso come luogo fisico e spirituale in cui ritrovare se stessi. La percezione della bellezza di questa opera è ancor più entusiasmante grazie all’altalena posta nel cuore del labirinto, dove i visitatori possono godere di un momento di pura serenità. Anch’essa un’opera nell’opera il cui nome è OTIUM, ovvero ozio in latino che è una istallazione di Land Art realizzata da Alessio Pistilli ed è rappresentata da un ovale di acciaio inox che riprende il logo della Cantina Carpineti e si staglia sull’altopiano della Tenuta Antoniana.

Un nuovo motivo per visitare l’azienda

Le visite possono essere fatte a cavallo, in e-bike o con le Land Rover Defender personalizzate con il logo LIMITO, un mezzo di trasporto perfetto, combinando la capacità del fuoristrada con l’eleganza e la raffinatezza di una vettura di lusso. Marco Carpineti ci ha tenuto a sottolineare l’importanza dello sviluppo del territorio facendo rete con gli altri produttori in sinergia e sintonia nel promuovere le tipicità che un territorio così ricco sa offrire.

Oltre alla sua valenza artistica, Limito riflette l’impegno della famiglia Carpineti per la sostenibilità ambientale. La gestione biologica dei vigneti e l’uso di pratiche agricole rispettose dell’ecosistema locale sono al centro della filosofia aziendale, dimostrando che è possibile unire tradizione e innovazione in modo sostenibile. L’intero progetto è stato pensato e realizzato con un occhio di riguardo per l’ambiente, utilizzando materiali naturali e tecniche agricole che minimizzano l’impatto ecologico.

Il futuro è vicino

Il successo iniziale di Limito ha già portato la famiglia Carpineti a considerare ulteriori sviluppi e ampliamenti del progetto. Le idee future includono l’organizzazione di eventi culturali e artistici all’interno del labirinto, come concerti, mostre d’arte e performance teatrali, che possano arricchire ulteriormente l’esperienza dei visitatori, promuovendo anche i valori di sostenibilità, inclusività e connessione con la natura. Limito è destinato a diventare una meta imprescindibile per gli appassionati di vino e per chiunque desideri esplorare un nuovo modo di vivere e apprezzare la bellezza del mondo naturale.

Le “P” nascoste nel simbolo VitignoItalia

No, non siamo impazziti! L’anticiclone africano sta finalmente prendendo piede con sole e temperature estive quasi tropicali, ma abbiamo avuto la vista lunga, a maggior ragione da Media Partner della manifestazione, per capire che VitignoItalia contiene ben 3 volte la lettera “P” dell’alfabeto nascosta tra le pieghe del suo simbolo.

P come Produttori, quelli entusiasti di partecipare all’evento per avere visibilità e presentare una Campania enogastronomica che ha ancora tantissimo margine in potenziale: 300 aziende e consorzi presenti hanno popolato la Stazione Marittima di Napoli, all’altezza della situazione. Tra banchi d’assaggio, talk e degustazioni top level, VitignoItalia ha acceso i riflettori sulle realtà enologiche più prestigiose della Penisola, puntando sul dialogo diretto con i produttori, che da sempre caratterizza questo format di successo.

Ampi focus sulle grandi denominazioni quali Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Friuli Doc e Roma Doc , intervenuti ai microfoni di 20Italie, passando per i migliori vini regionali come i rossi di Sicilia, i bianchi vulcanici da invecchiamento, i bianchi e spumanti siciliani e il verdicchio dei Castelli di Jesi.

P come Premiazioni, con il meglio dell’enologia tricolore grazie alla quarta edizione di 100 Best Italian Rosé, la guida edita da LucianoPignataroWineBlog di Luciano Pignataro e curata dai giornalisti Antonella Amodio, Chiara Giorleo, Adele Granieri Raffaele Mosca, che hanno raccontato da Nord a Sud le migliori etichette di una tipologia spesso erroneamente vista come vino semplice e beverino senza prospettiva di evoluzione nel tempo.

P come Protagonisti dunque, anche nell’arduo abbinamento pizza-vino con la presentazione di Calici & Spicchi di Antonella Amodio, Verso del Vino – Verso Divino, il volume di Marianna Ferri e Ottavio Costa e con la presentazione di 50 Insoliti Noti, la guida ai migliori 50 vini per tradizionalità e legame con il territorio, a cura di Gimmo Cuomo, firma del Corriere del Mezzogiorno. Cala così il sipario su VitignoItalia 2024, giunta all’anno della “maturità” simbolica con le sue diciotto candeline spente e che ha riunito 10.000 tra wine lover e traders.

Maurizio Teti Direttore di Vitigno Italia

Un’edizione eccezionale nei numeri e più coinvolgente che mai – sottolinea Maurizio Teti, Direttore di VitignoItaliaresa possibile grazie alla sinergia con i principali player della manifestazione a partire dalle istituzioni. In particolare con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania che da sempre crede fortemente nel nostro progetto. Siamo stati spettatori di un’edizione davvero sorprendente: a partire dal nostro fedele pubblico che ogni anno ci stimola nell’ideazione di nuovi contenuti, alle grandi cantine presenti che costituiscono l’essenza della manifestazione”.

Abbiamo messo in campo – prosegue Teti – un programma di incontri che hanno soddisfatto e incuriosito tanto gli appassionati quanto gli esperti, con attività trasversali tra il vino e altri settori, mettendo sempre al centro il piacere della degustazione e l’interazione con i produttori. Chiuderei con un ringraziamento a Unicredit e FEAMPA per il prezioso contributo e all’ICE per l’importanza in ambito internazionale che ogni anno conferisce alla nostra manifestazione, coinvolgendo grandi esperti del settore”.

Non da meno l’interesse dei buyers, un gruppo di 30 tra gli operatori più competenti provenienti da 18 paesi, selezionati in collaborazione con ICE, che hanno mostrato grande apprezzamento per le cantine presenti e hanno preso parte all’educational tour nei Campi Flegrei, approfondendo i vini di questo territorio enologico, tra i più affascinanti della regione. 

Infine l’affascinante masterclass sugli underwater wine, un viaggio tra i vini degli abissi più interessanti della Penisola che ha dato risalto ai produttori (Tenuta del Paguro con il Romagna Albana Docg Squilla Mantis 2019 UWW, Tenuta Campo al Signore con il Bolgheri Rosso Doc 2018 UWW, il Consorzio Agerasprinio Più o Meno Dieci con Asprinio DOC Aversa 2023 e Tenuta Asinara e il suoCayenna Submariner) che con passione e cura si dedicano a questo tipo di produzione singolare quanto affascinante. Un ringraziamento particolare all’Agenzia Mg Logos di Stefano Carboni e Maria Grazia D’Agata per il supporto, la condivisione e l’organizzazione stampa.

Roma: al Circo Massimo l’edizione 2024 di Vinòforum

La 21esima edizione di Vinòforum, per la prima volta ospitata nella storica cornice del Circo Massimo, ha segnato un traguardo straordinario nel panorama enogastronomico italiano. Gli organizzatori, soddisfatti dei risultati, parlano di un’edizione record che ha visto la partecipazione di 80.000 appassionati di vino e cibo, di cui oltre 19.000 erano operatori del settore.

Emiliano De Venuti, fondatore e organizzatore di Vinòforum, ha espresso grande soddisfazione per il livello qualitativo dei partecipanti: “Vinòforum 2024 ha superato tutte le aspettative. I produttori presenti, con le loro storie e prodotti eccellenti, sono stati il cuore pulsante della manifestazione. Un ringraziamento speciale va anche ai grandi chef, maestri pizzaioli, e ristoratori che hanno arricchito ogni serata con il loro talento e passione.”

La manifestazione ha visto la partecipazione di 800 cantine vitivinicole, che hanno offerto non solo degustazioni, ma anche racconti approfonditi delle proprie storie e territori. Numerosi i Consorzi di Tutela presenti tra cui: Consorzio DOC Friuli, il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, e l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini. Anche i vini del Piemonte, rappresentati dal Consorzio del Barbera D’Asti e Vini del Monferrato, hanno avuto un ruolo di rilievo.

Le serate sono state animate da eventi esclusivi come le The Night Dinner, organizzate in collaborazione con La Molisana e Hendrick’s Gin, che hanno registrato il tutto esaurito fin dai primi giorni. Grande successo anche per le Pizza Dinner Gala, in collaborazione con Molino Casillo, che hanno visto protagonisti abili pizzaioli.

Un’attenzione particolare è stata riservata ai Temporary Restaurant e alle Wine Top Tasting, offrendo ai partecipanti l’opportunità di incontrare e conoscere le cantine più prestigiose, guidati dai sommelier dell’AIS Lazio. La novità di quest’anno, Casa Barolo, organizzata dalla Strada del Barolo e dei grandi vini di Langa, ha suscitato interesse, offrendo un’immersione completa nel mondo enologico piemontese.

Le masterclass curate dal Club Amici del Toscano e dalla Fondazione EvooSchool, insieme alle Chef Table di Arsial e Regione Lazio, hanno arricchito ulteriormente l’esperienza dei visitatori.

Vinòforum 2024 è stato anche teatro di importanti premiazioni: la finale de La Città della Pizza Tour Nazionale 2024 ha visto trionfare Francesco Pellegrino della Pizzeria Levante di Altamura con la sua pizza “Sinergia”. Un altro momento clou è stata l’assegnazione del titolo di Miglior Sommelier di AIS Lazio a Umberto Trombelli, delegato di AIS Latina e Consigliere Regionale AIS Lazio.

Infine, i primi Wine Digital Communication Awards hanno premiato l’eccellenza nella comunicazione digitale nel mondo del vino. Tra i vincitori, Luca Grippo (@lugrippo) per il miglior utilizzo delle foto, Andrea Zingrossi (@trotterwine) per i video sui social, Francesca Piemontese (@francescasommwine) per la miglior rubrica creativa e le Tenute Marchesi Antinori (@marchesiantinori) per il miglior digital storytelling in cantina.