Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Osteria Arbustico

Se ci si interroga su quale possa essere la vera anima del Cilento non si può dimenticare il mitologico Giano Bifronte, sia per lo sguardo rivolto tra passato e futuro, sia per la dualità delle componenti oggetto di rielaborazione in cucina: la terra e il mare.

Esiste un Cilento mondano, turistico, dove il pescato regna indiscusso a tavola ed un Cilento dell’entroterra, aspro, selvaggio, ancora poco conosciuto se non agli abitanti di questi luoghi intrisi di storia e bellezza. Anche Cristian Torsiello ha compiuto il suo percorso professionale guardando ad entrambi i lati della gastronomia. Partito da Valva con il fratello Tomas, ha poi proseguito da solista con Osteria Arbustico, una Stella Michelin, nella vivace e “continentale” Capaccio-Paestum, crocevia di popoli e tradizioni.

E proprio di ricette dal tocco sensibile ed elegante, nel rispetto dei canoni del luogo d’origine si parla nei piatti di Cristian. Il garbo di un locale in stile modernista, dove i colori assumono i tratti minimalisti da calma apparente, prima della tempesta d’emozioni regalate dallo staff di Osteria Arbustico. In sala il capo sommelier Salvatore Russo sa accompagnarti nel percorso con idee mai banali, scelte tra le tante proposte della lista vini.

Due i menu degustazione, Entroterra e Tanagro, rispettivamente da 3 e 10 portate e, molto apprezzabile, con un prezzo a misura di portafoglio tra 75 e 110 euro. Possibili le combinazioni e contaminazioni aggiuntive o intercambiabili direttamente alla carta.

Stuzzicanti e marini gli amuse-bouche tra tartellette, fragole, sedano, kombucha di pomodoro, zeppoline con crema di porcini e wafer al pâté di fegatini.

Infinitamente buono il carpaccio di pomodoro con olive, capperi ed una knell di sorbetto al peperoncino verde. La croccantezza viene giocata proprio dalla bassa temperatura del sorbetto, i sapori risultano in perfetto equilibrio.

La crespella di lenticchie con ragù alla genovese, tartare di manzo e midollo rasenta il sublime per la danza perfetta tra sensazioni vegetali e parti salate. Un piatto di grande tecnica applicata alle connotazioni più identitarie della Campania.

Lo spaghetto allo zafferano ha contribuito al recente riconoscimento, da parte della Guida Ristoranti Gambero Rosso, quale migliore proposta di piatti di pasta, sponsor Pastificio dei Campi. Una signature storica di chef Torsiello, ideata partendo da tre brodi differenti per cuocere la pasta. Densità e gusto in un unico quadro delicatissimo.

Le lumachine cotte con miso di pinoli in salsa e l’agnello in tre parti fatto al forno con cenere da carboni vegetali, risulta saporito e gustoso come veniva cucinato dalle massaie del passato.

Finale su meringa di rapa rossa con namelaka al rosmarino e cioccolato bianco su composta di ciliege. Delicato, semplice e avvolgente.

Segue una morbida fetta di torta brioche, da servire a scelta con gelato alla vaniglia, salsa al Marsala o ai mirtilli. Una visita in Cilento val bene il piacere di sedersi comodi ed assaggiare le idee territoriali di Cristian Torsiello e della sua brigata gourmet.

Excellence: l’evento enogastronomico conquista Roma (ma lascia poco spazio al vino)

Roma, capitale della cultura e della storia, è da sempre anche una delle metropoli più vive per quanto riguarda la gastronomia di qualità. La conferma arriva dall’edizione 2024 di Excellence, l’esclusivo evento enogastronomico che ha trasformato l’area VIP dello Stadio Olimpico in una vera e propria celebrazione dei sapori e dei prodotti tipici italiani.

Organizzato sotto la direzione di Pietro Ciccotti, figura di spicco nel panorama culinario romano, Excellence ha offerto una giornata all’insegna del gusto, del savoir-faire e della tradizione gastronomica. Tuttavia, nonostante il successo dell’iniziativa, è emersa una riflessione che ha lasciato qualche perplessità: mentre la ristorazione è stata indiscussa protagonista, il vino è rimasto, purtroppo, in secondo piano.

Appena varcato l’ingresso dell’area VIP, abbiamo notato un pubblico altamente selezionato e competente, composto da appassionati, chef, ristoratori e operatori del settore, tutti con un’unica grande passione in comune: la ricerca della qualità. Tra gli stand, che offrivano una vasta gamma di prodotti tipici italiani, si è potuto gustare un’importante selezione di oli extravergine d’oliva pregiati, dolci artigianali, formaggi stagionati e liquori tradizionali, ma la vera anima dell’evento è stata la ristorazione. Ogni angolo dell’area era pensato per omaggiare la tradizione culinaria italiana, ma anche per proiettare il pubblico nel futuro della gastronomia, con un occhio attento alle nuove tendenze e all’innovazione.

Lo Chef Roy Caceres – una Stella Michelin con il ristorante Orma

La varietà e la qualità dei piatti proposti sono state sorprendenti. Piatti semplici, ma dalle preparazioni articolate, in cui ogni ingrediente veniva esaltato al massimo della sua espressione, grazie alla maestria degli chef presenti. Il pubblico ha potuto assistere a show-cooking in diretta, durante i quali gli chef, con il loro inconfondibile stile, hanno trasformato ingredienti di qualità in autentiche opere d’arte. Non solo spettacolo, ma anche un’opportunità formativa per chi, come molti dei presenti, cerca costantemente nuovi stimoli e idee per arricchire il proprio repertorio gastronomico.

Tuttavia, unica pecca ad un quadro molto interessante, un aspetto dell’evento è rimasto in ombra: il vino. L’Italia, da sempre culla di alcuni dei migliori vitigni del mondo, ha visto una partecipazione vinicola limitata e l’interazione tra produttori e ristoratori che ha faticato a decollare. Le aziende vinicole presenti sono state poche, seppure con etichette di grande pregio.

Mentre gli chef si sfidavano ai fornelli e i produttori di olio, formaggi e salumi raccontavano le storie dei loro prodotti, il vino sembrava quasi un elemento di contorno, privato della centralità che merita in un evento di tale portata. Una maggior interazione tra i vari comparti del mondo enogastronomico avrebbe reso il tutto più completo e coinvolgente.

Nonostante tali perplessità, Excellence si è confermata come un evento di grande rilevanza per la gastronomia romana. La sua capacità di attrarre i migliori talenti culinari, insieme alla qualità dei prodotti presentati, ha fatto sì che l’evento si consolidasse come un appuntamento imprescindibile per chi lavora nel settore.

Saranno famosi nel Vino, conclusa con successo la terza edizione

Nei giorni 8 e 9 dicembre 2024 la Stazione Leopolda di Firenze ha aperto i battenti alla terza edizione dell’evento Saranno famosi nel Vino dedicato sia alle aziende vitivinicole sia ai produttori di Gin. Due giornate per scoprire sia interessanti realtà emergenti sia quelle che hanno realizzato nuove etichette negli ultimi 10 anni.

Un programma ricco di  importanti masterclass e cooking show condotti dal giornalista enogastronomico Leonardo Romanelli. Presenti circa 100 aziende, di cui 26 espositori di Gin, provenienti da varie regioni dello stivale con un elevato numero di etichette in degustazione. Vini di ogni tipologia: bollicine Metodo Classico e Martinotti, bianchi, orange, rosa, rossi e non potevano mancare le dolci perle da dessert. Un evento ben organizzato, con ampi spazi a disposizione, senza dover fare lunghe attese di fronte ai banchi d’assaggio degli espositori. In questa kermesse, i produttori interagivano con entusiasmo con il pubblico, illustrando bene le etichette e la storia aziendale. Fondamentale per gli avventori scoprire eccellenti realtà sotto un unico tetto; vi era, inoltre, la possibilità di acquistare i vini direttamente dagli espositori.

Alcuni piccoli suggerimenti…

Franciacorta Saten Docg Raineri – Chardonnay 100% – permanenza sui lieviti di 36 mesi – paglierino brillante,  perlage fine e persistente, parte su note di scorza d’agrumi, pesca, mela e crosta di pane e termina con un sorso cremoso, vibrante, saporito e lungo.

Terre di Torrechiara Malvasia Colli di Parma Doc Dall’Asta – riflessi dorati, sviluppa nuance d’albicocca,  pera e pesca su scie agrumate. Gusto avvolgente e duraturo, con freschezza dinamica.

Ansonica dell’Elba Doc 2023 Acquabona – giallo paglierino, emana sentori di fiori di campo, mela cotogna, melone e mandorla. Al palato risulta coerente, preciso e persistente.

Lucia Est Falanghina del Sannio Doc 2023 Cantine del Maresciallo – tonalità paglierino, dipana sentori di fiori bianchi, ananas, pera e mandarino. Ingresso di bocca verticale, leggiadro e coerente.

Barolo Docg Bricco Cogni 2019 Stroppiana  – color granato intenso, si percepiscono note di viola,  melagrana, lampone e china. Sorso avvolgente e setoso, dalla lunga chiusura sapida.

Piradobis Rosso Marca Trevigiana 2020 Igt Enotria Tellus – Merlot 85% e Raboso 15% – bel rubino intenso, all’olfatto rivela sentori di ciliegia, prugna, spezie dolci e sbuffi balsamici. Tannini ben integrati e di lunga persistenza aromatica.

Tano Amarone della Valpolicella 2018 Ca’ dei Conti – Corvina,  Corvinone, Rondinella,  Rebo, Marzemino – dai riflessi granato, spiccano note di marasca, fragola, dattero, polvere di cacao e spezie. Gusto opulento e armonioso.

Cuto’ Perricone Terre Siciliane Igp 2023 Cantina Chitarra – rosso rubino vivace, libera sentori di frutti di bosco, fragola, arancia sanguinella e pepe nero. Attacco tannico vellutato, leggiadro e coerente.

Ghirada Baduorane Rosso Barbagia Igt 2022 Mertzeoro – Cannonau – rubino intenso, sprigiona sentori di mora, ciliegia, iris e menta. Sorso fresco, saporito, fine e gradevole.

Blauburgunder 2021 Vigneti Dolomiti Igt Widum Baumann – granato trasparente, giungono sentori di lampone, ciliegia, ribes, pepe nero e cannella. Palato setoso, delizioso ed armonioso.

Refrontolo Passito Colli di Conegliano Docg 2019 Bernardi – Marzemino – rubino profondo, dai sentori di more di rovo, amarena, prugna e mirtillo. Vibrante e persistente.

Rus du Sul Moscato Bianco Passito 2019 La MoscaBianca – giallo dorato intenso, si avvertono sentori di albicocca, fico, scorza d’arancia candita e spezie dolci. Soave, lungo e sorretto da una buona spalla acida.

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Marotta Ristorante

L’anno che verrà può cominciare nel migliore dei modi, magari con una cena gourmet romantica in uno dei tanti Stella Michelin premiati in Campania. Un movimento, quello della gastronomia regionale, in grande fermento, che da quest’anno ha due nuove entrate nella Guida più celebre al mondo. Vi mostreremo 7 ristoranti selezionati per voi, in base all’eleganza degli arredi, alla fantasia delle ricette e della loro presentazione; all’aderenza al territorio con materie prime a chilometro zero, accuratezza nel servizio e nella lista dei vini e, perché no, attenzione al rapporto qualità-prezzo in tempi di austerità e incertezze economiche.

Sostenibilità deve essere il principio guida di qualsiasi impresa, inclusa la difficile attività di ristorazione a tutti i livelli e per tutte le tasche. Non ci si improvvisa chef dimenticando il contatto con il cliente o l’allestimento di una sala accogliente. Non ci si improvvisa neppure direttori, maître e sommelier senza le necessarie competenze ed originalità delle scelte, in accordo inscindibile con la brigata di cucina.

La sala

Solo una macchina perfettamente oliata può garantire l’assidua frequenza e il continuo ricambio degli avventori, ormai consapevoli di cosa sia buono e cosa no. La “fuffa” alla lunga viene smascherata e le cicatrici restano a carico del personale, ultima ruota del carro, ed in chi pensa (sbagliando) che mangiare a casa sia molto meglio che buttare i soldi in un gourmet. Quando si paga un conto, infatti, si dovrebbe pagare per l’esperienza vissuta, quell’emozione curata in ogni aspetto che non ha prezzo, come quei ricordi dolci dell’infanzia su cui non si può fare a meno di indugiare con la mente.

Per arrivare a Castel Campagnano – frazione Squille (CE) – da Marotta Ristorante, ad esempio, la strada tortuosa passante tra boschi e piccoli borghi dell’Alto Casertano vale la pena d’essere percorsa. A pochi passi dal confine beneventano e dal Castello di Limatola, storico monumento attrattivo grazie agli incantevoli mercatini natalizi, Domenico Marotta dimostra visione e coraggio nel valorizzare prodotti a chilometro zero, supportato dall’esperienza di Anna Coppola nel dirigere alla perfezione la sala e nel suggerire il corretto abbinamento cibo-vino con una carta compatta e ricca di “chicche” italiane ed estere.

Gli entrée

Finalmente è arrivato per loro anche l’ambito riconoscimento della Stella Michelin, punto di inizio e non d’arrivo per proseguire nel racconto di un modo diverso di vedere le cose: profondità, concretezza e zero sparate arroganti da gradassi. Tre i menu degustazione ricercati e oculati: da 5, 7 e 9 portate Radici&Innesti. Oltre la normale selezione à la carte. Abbiamo optato per la formula easy da 5 pietanze compreso dessert.

Si comincia dal benvenuto composto da tanti finger appetitosi: cavolo rosso marinato, brodo di fungo cardoncello con cardoncello a fette, tempura di cicoria, verdurine con cimichurri e acciughe, sfoglia con crema al pescato, nuvola di cotenna fritta e lardo.

Il merluzzo

Si prosegue con merluzzo su base di crema di foglie vegetali e coste di biete, delicato e non scontato per la tipologia di pesce utilizzata. Il tuorlo d’uovo con nuvola d’albume da galline allevate in biologico dall’Azienda Agricola La Querciolaia, viene adagiato su di un brodo di rametto d’erbe del Matese. Di queste e altre primizie simili ne avevamo parlato già nell’articolo Matese: un giorno in Alta Campania alla ricerca del nostro “Vecchio West”. L’albume è montato a soufflé ed il rosso cotto confit, forse impegnativo al palato che meritava ulteriore spinta in freschezza.

L’uovo

Sublime il risotto bufalo, con aglio nero e seppia nebulizzata, speck di bufala e acciughe. L’incontro tra carne e pesce amalgamati dal formaggio resta un grande must della cucina locale. Concreta e saporita la pasta pepi con lupini di mare, pecorino e ben 6 tipologie di pepi: pepe di Sichuan, pimento (pepe della Giamaica), cubebe (o pepe di Giava), pepe selvatico del Madagascar e pepe verde in crema. Una versione marinara della cacio e pepe stuzzicante e prettamente aromatica.

Pasta pepi

Si continua con ricciola e ombrellifere all’aneto e cumino di estrema raffinatezza e, successivamente, con agnello Laticauda su cavoli in olio di argan, limone al sale e aglio bruciato. Extra il fondo di cottura piccante del quinto quarto dell’agnello. La natura e la stagione offrono il meglio di sé con 2 piatti di forte impatto e connessione con il territorio.

Agnello Laticauda

Finale con dessert alla spuma di castagne del prete in doppia sfoglia a mo’ di tacos. Servizio gestito alla perfezione sempre sotto l’occhio vigile della maître e sommelier Anna Coppola.

Tacos di castagne del prete

Alle prossime puntate, augurando a tutti voi buona fine e buon principio nella nostra meravigliosa Campania.

Il raro Orpicchio, antico vitigno autoctono recuperato da Ettore Ciancico – La Salceta

Cosimo III de’ Medici nel 1716 nel suo Bando Granducale, specificò le migliori aree vitivinicole della Toscana: tra esse, anche una antesignana Doc della Valdarno di Sopra. Zona particolarmente vocata, con la consueta presenza del Sangiovese, così preciso nel raccontare le diversità dei terroir, assieme agli internazionali quali Cabernet e Merlot. Tra i vitigni a bacca bianca, finora era degno di menzione soltanto il Trebbiano Toscano.

Tuttavia, un lavoro certosino di ricerca e studio ha portato a individuare due filari di un vitigno quasi scomparso: l’Orpicchio.  Varietà d’uva censita da Marzotto in origine nella provincia di Arezzo, nel 1926, con il nome di Dorpicchio. a causa della vigoria medio bassa e della scarsa tolleranza agli attacchi fungini, andò quasi scomparendo verso la fine del Novecento. L’Orpicchio presenta infatti un grappolo piccolo, corto, prevalentemente cilindrico e compatto. Il germogliamento è tardivo e la maturazione non precoce, per lo più nella seconda metà di Settembre, mediamente 8 giorni prima del Trebbiano.

Ettore Ciancico – La Salceta

Geneticamente discende dalla Visparola, antenata di tanti vitigni, era stata abbandonata dai contadini, tanto che il CREA, tra gli anni ’70 e gli ’80, ne trovò solo due piante. Ettore Ciancico – La Salceta – a Loro Ciuffenna (AR), ha deciso di riprenderne la coltivazione. Un progetto che nasce veramente dal cuore.

L’azienda è a conduzione biologica, di circa 10 ettari di cui 3 a vigneto e 4 ad oliveto e i vini vengono imbottigliati con un basso livello di solfiti. Le vigne sono collocate tra i 290 e i 320 metri s.l.m., a monte della via dei Setteponti, strada prima etrusca e poi romana con il nome di via Clodia. Ettore Ciancico ha aderito a GRASPO, l’associazione dei produttori dei vitigni antichi.

Per mettere a dimora le barbatelle è stato scelto un terreno con una bellissima esposizione verso sud, scistoso e roccioso, la “ vigna del giardiniere” come la definisce Ettore, su quella che anticamente fu la banchina del lago che nel Pleistocene riempiva la valle. Per l’allevamento la scelta è ricaduta sull’alberello con palo di sostegno, puntando ad ottenere una qualità maggiore tramite basse rese.

Ho avuto il piacere di assaggiare in anteprima “L’O” – il vino che verrà – ottenuto da Orpicchio in purezza de La Salceta; pochissime bottiglie per la prima annata, che promette davvero molto bene. L’etichetta è davvero molto elegante e precisa: nel calice il vino si offre con un luminoso giallo verdolino, trasparente e affascinante. Il profilo olfattivo apre su note floreali, di biancospino e prosegue su note di agrumi, di buccia di limone, erbe aromatiche, salvia. In bocca il sorso è teso, lineare e chiude con una bella sapidità.

Non scontato e mai banale, è un vino che sa regalare autentiche emozioni nel riservare piacevoli sorprese con qualche anno di bottiglia. Sarà in degustazione alle Anteprime di Toscana, al Valdarno di Sopra Day, venerdì 21 febbraio presso San Giustino Valdarno – Località Il Borro.

Giacomo Garau: inaugurata la nuova sede della pizzeria Olio&Basilico a Vitulazio

LA PIZZA CONTEMPORANEA DI GIACOMO GARAU APRE LA NUOVA SEDE “OLIO&BASILICO” A VITULAZIO PER OMAGGIARE LA TRADIZIONE DELLA PIZZA DELL’ALTO CASERTANO E RAFFORZARE LA SUA APPARTENENZA ALLA CITTA’ DI BELLONA, STORICAMENTE SIMBOLO DELLA PIZZA AMERICANA

Comunicato Stampa

Tradizione e creatività si incontrano nel nuovo progetto imprenditoriale di Giacomo Garau, autore della pizza contemporanea in Campania. Di origini sarde e cittadino adottivo di Bellona, Garau omaggia con la nuova apertura di “Olio&Basilico” la città simbolo della pizza americana e rafforza il valore culturale delle origini della pizza. La nuova sede “Olio&Basilico” ha aperto ufficialmente i battenti domenica 15 dicembre 2024 a Vitulazio (CE), per proseguire i passi della storica pizzeria di Calvi Risorta nell’Alto Casertano, dove la pizza è ormai un’arte riconosciuta ovunque. 

Sperimentazione e contaminazioni nel linguaggio della lavorazione di Garau che decide, nuovamente, di portare avanti la sua impronta cosmopolita, dall’impasto alla selezione meticolosa delle materie prime, senza mai tradire l’autenticità della tradizione della pizza campana e la sua cifra stilistica innovativa e la sua metodologia di dettagliato artigiani della pizza contemporanea. Nel suo riproposto e rinnovato disegno di Olio Basilico, Giacomo mette insieme gli elementi della tradizione pizzaiola casertana, della storia che unisce Bellona agli States e del suo metodo assennato di studio, perfettibilità, e continua ricerca. Oggi, la città custodita dalla costola montuosa dei Monti Trebulani si è distinta per la sua visione innovativa del mondo della pizza, confermandosi capitale di una delle più iconiche tendenze gastronomiche.

Nelle definite traiettorie progettuali, Garau intende rinnovare il suo legame con la città di Bellona, promuovendosi ambasciatore della pizza contemporanea ma con approccio evoluzionistico partendo dalla vera tradizione e dagli ingredienti locali.  Anni di studio accurato dell’impasto da biga, ricercatezza degli ingredienti che rappresentando la cultura e l’eredità gastronomica dell’Alto Casertano. 

E’ la voglia di promuovere il territorio e la città che mi ha accolto a voler continuare e fissare una nuova sfida. Aprire a Vitulazio, città che confina con Bellona, simbolo della pizza americana, ha acceso in me la volontà di voler affiancare una parte essenziale quando si parla di pizza: la tradizione. Gli Stati Uniti rappresentano innovazione, modernità e futuro, l’Alto Casertano è tradizione, cultura e storicità – dichiara Giacomo Garau –  Ho sentito un richiamo forte a volere di unire due mondi così diversi ma così fondamentali l’uno per l’altro. La pizza contemporanea, che da sempre studio e ripropongo con accuratezza, e la città dove vivo, chiudono perfettamente il cerchio dei miei passi professionali

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Campi Flegrei e Ischia, 2700 anni di cultura

Si è concluso il convegno organizzato dal Consorzio Tutela Vini Campi Flegrei e Ischia per i primi 30 anni della DOP e festeggiare per l’occasione, l’adesione di Bacoli all’Associazione Nazionale Città del Vino.

Unici al mondo, i Campi Flegrei, hanno origine da un processo laborioso e cruento, iniziato circa 50.000 anni fa e che nei quattro cicli successivi, ha generato quello che è l’attuale paesaggio. Siamo a Nord Ovest di Napoli, numerosi sono i bassi crateri vulcanici, da Posillipo a Cuma, sino ad arrivare a Lago Patria, attraversando rilievi ondulati e promontori in un’area di appena 65 Km quadrati, dove ovunque troviamo: rocce, pozzolane, pomici e lapilli, e poi fumarole, sorgenti termominerali e altre testimonianze di una terra tutt’ora inquieta, segnata dal bradisismo.

Dove si è svolto il convegno?

Nella Sala dell’Ostrichina dello splendido “Parco Borbonico Vanvitelliano del Fusaro”, che si sviluppa intorno all’omonimo lago nel comune di Bacoli, assunto oggi quale simbolo del territorio Flegreo. Questo splendido e storico luogo che ho avuto oggi il piacere di visitare, merita altrettanto un accenno. In origine, sotto il Regno degli Angioini, il lago del Fusaro era adibito alla macerazione della Canapa e, grazie al ristagno delle acque, l’ambiente circostante si arricchì di vegetazione divenendo ben presto luogo ideale per lo stanziamento di molti animali.

È così che, durante l’800, i Borboni realizzarono la loro residenza di caccia, un “Casino Reale”, oggi conosciuta come “Casina Vanvitelliana”, dotata all’epoca di un piazzale circolare per la sosta delle carrozze reali. Dalla fine del secolo ne fu modificato il disegno, trasformandolo nel giardino che possiamo ammirare oggi. Successivamente, le acque di questo lago sono state utilizzate per l’itticoltura e l’allevamento di mitili, importante risorsa commerciale. Oggi, il “Parco Vanvitelliano del Fusaro” accontenta tutti, un luogo dove amanti della natura, della storia e del relax si possono immergere nella sua bellezza poliedrica.

Il convegno

Folto e ricco l’elenco dei relatori voluti dal vulcanico Presidente del Consorzio Michele Marra: moderatore della mattinata il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro, che da subito la parola al giovane Sindaco di Bacoli Josi della Ragione. In quanto flegreo e primo cittadino della comunità Bacolese, il sindaco ci manifesta la soddisfazione di ospitarci nel Parco Vanvitelliano, loro fiore all’occhiello per valore storico-culturale-paesaggistico e, da oggi, anche per l’enogastronomia: <<Il nostro territorio, nonostante non sia molto esteso, racchiude tante peculiarità e la storia tramandata dai Greci e dai Romani. Proporre Bacoli all’interno dell’associazione Città del Vino, è un riconoscimento a tutti coloro che quotidianamente lavorano per fare del nostro territorio un’attrazione, ma anche un impegno preciso per l’Amministrazione Comunale a far sì che tutti i comparti diano il contributo nel realizzare un progetto di sostenibilità, senza aggiungere ulteriori volumi ai terreni e alle produzioni, valorizzando ciò che la Natura ci ha regalato>>.

La parola a Michele Marra, felicissimo per i trent’anni della DOP:< Se in agricoltura tre decenni potrebbero sembrare un tempo breve, dal punto di vista commerciale, il tempo è davvero lungo. Le nostre cantine hanno fatto passi da gigante, tanto che molti vini flegrei sono premiati in contesti nazionali e internazionali. La nostra, è considerata una Viticoltura Eroica perché insiste su terrazzamenti di piccoli appezzamenti, dove la mano dell’uomo ha anche il compito di salvaguardia dai disastri ambientali, visti i fenomeni metereologici degli ultimi anni>.

La Viticoltura Eroica Flegrea citata dal Presidente del Consorzio consente l’intervento di uno di questi “eroi”: la dottoressa Colomba Iacono in qualità di piccola produttrice e Vicepresidente della Cooperativa Agricola Vignaioli Ischitani voluta dal presidente Andrea D’Ambra. <<Noi soci e piccoli produttori, facciamo tantissimi sacrifici per coltivare le vigne ereditate dai nostri genitori e che senza la Cooperativa a cui conferiamo le uve, avremmo sicuramente abbandonate. Il nostro lavoro ci inorgoglisce e ci fa sentire utili alla salvaguardia del fragile territorio. È così che la cura delle vigne rafforza i terreni, che potrebbero altrimenti franare se non consolidati dalle radici delle piante>>.

Per l’adesione di Bacoli all’Associazione Nazionale Città del Vino, non poteva certo mancare il Presidente Angelo Radica: <<Città del Vino è nata nel 1987 con lo scopo di sostenere i sindaci e i loro territori, proprio come successo per me, sindaco di Tollo, un piccolo comune abruzzese. Il sindaco di Bacoli potrà contare su di noi per interagire con il Consorzio, a cui la Comunità Europea, ha affidato un nuovo ruolo giuridico affinché aiuti l’Enoturismo a divenire il volano per promuovere oltre al vino, la storia, l’archeologia e il paesaggio dei Campi Flegrei. Se ci riflettete, il Turismo Enogastronomico, insieme ai Beni Culturali, sono le uniche forme di turismo che non hanno stagionalità>>.

Al termine del discorso è stato proiettato un video messaggio dell’Assessore Regione Campania per l’Agricoltura Nicola Caputo: <<In questi anni abbiamo fatto tanta strada. La Campania si è affermata come produttrice di vini di alta qualità. Dobbiamo essere consapevoli della forza dei nostri sistemi di produzione agroalimentare. Faccio i miei auguri a tutti di proseguire su questa strada>>.

Importante l’intervento del Professore di Diritto Amministrativo dell’Alimentazione e dell’Archeologia dell’Università Federico II di Napoli Daniele Maramma, che ha sottolineato quelle che sono le funzioni giuridiche ed economiche dei Consorzi di Tutela, nell’educare i propri iscritti inscritti a ragionare in modo collettivo, in collaborazione con le amministrazioni pubbliche, per usare l’Enoturismo come driver dello sviluppo del territorio.

Presenti anche coloro che operano sul territorio per la difesa dei diritti anche di noi consumatori: il Generale Ciro Lungo, Comandante CC Regione Campania, e il dirigente ICQRF (Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari) Campania Salvatore Schiavone: <<Il nostro è un Dipartimento del Masaf che verifica qualità e conformità alle denominazioni dei prodotti agroalimentari. Il Consorzio tutela anche il consumatore, che è il soggetto che spende. Proprio in riferimento alla sicurezza dei consumatori annuncio un’importante iniziativa del Consorzio di Tutela Vini Campi Flegrei e Ischia che, dal 1° marzo 2025, potrà apporre una fascetta consortile di controllo sul prodotto Dop. Si tratta di un valore dello stato che viene rilasciato alle cantine con Qr code per la tracciabilità. Il nostro Dipartimento verificherà l’autenticità delle fascette>>.

Ha chiuso i lavori l’Onorevole Marco Cerreto, Capogruppo Commissione Agricoltura Camera Deputati, delegato dall’assente Ministro Lollobrigida: <<L’adesione alle Città del Vino deve significare l’immersione non solo in un magnifico territorio, ma nel prodotto vino, quindi è la città, in tutti i suoi aspetti, che sceglie di connotarsi come ambasciatrice del vino. I vignaioli sono gli artigiani del paesaggio, ed è questo il lavoro che va narrato, il valore aggiunto in termini paesaggistici e rurali. Altrettanto non possiamo continuare ad assistere alle frodi sul Made in Italy, perché l’Italian sounding vale 24 miliardi di euro l’anno! A tal proposito il 1° ottobre 2024 abbiamo stanziato 66 milioni di euro per i consorzi su 100 progetti destinati a 30 paesi extra europei in cui i Consorzi dovranno recarsi e far comprendere la nostra vera cultura alimentare per non alimentare il mercato delle contraffazioni>>.

Una bella e interessante mattinata di lavori e prospettive, a cui ci auguriamo seguano i fatti, quelli ad opera di tutti, anche dei cittadini che ogni giorno fanno la loro parte. Al termine del convegno, grazie ad un banco di assaggi curato dal sommelier Pasquale Brillante, tutti abbiamo potuto assaggiare i vini delle cantine flegree e dell’isola d’Ischia, abbinando le proposte culinarie dello chef Michele Grande del Ristorante “La Bifora di Bacoli”.

Guida Sparkle 2025: le bollicine italiane segnalate da 20Italie per il Veglione di San Silvestro

Nella prestigiosa cornice del The Westin Excelsior Hotel, si è tenuto l’evento Sparkle 2025, il grande appuntamento dedicato agli spumanti secchi italiani, organizzato dalla storica rivista Cucina & Vini, in collaborazione con l’agenzia stampa MG Logos. La manifestazione ha celebrato la 23ª edizione della guida Sparkle, punto di riferimento per gli amanti delle bollicine, premiando le eccellenze vitivinicole del Bel Paese con l’ambito riconoscimento delle “5 sfere”.

Tra le 936 etichette recensite, 87 hanno ottenuto le “5 sfere”, segno distintivo della qualità assoluta. La Lombardia ha trionfato con 33 premi, grazie soprattutto al Franciacorta DOCG, seguita dal Trentino (19, con i suoi esclusivi Trento DOC) e dal Veneto (16, tra cui spiccano i Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG).

Un settore che gode di ottima salute

Francesco D’Agostino, curatore della guida, ha illustrato i numeri e le tendenze del settore. “I dati parlano chiaro: nonostante una lieve flessione del volume complessivo, il mercato degli spumanti italiani è in ottima salute, con un export da gennaio a luglio 2024 che ha raggiunto 1,297 miliardi di euro, segnando una crescita del 7% rispetto all’anno scorso e del 213% rispetto al 2014.” L’analisi ha messo in luce l’evoluzione qualitativa degli spumanti italiani, capaci oggi di garantire una conservazione più lunga e una complessità aromatica inedita rispetto a dieci anni fa.

Un viaggio tra le Bollicine Italiane per il Veglione di San Silvestro

Lugana Metodo Classico Millesimato Brut Nature & Extra Brut – Cantina Perla del Garda 

Cantina Perla del Garda di Giovanna Prandini presenta un Metodo Classico omaggio all’autenticità della Turbiana, varietà locale di Trebbiano. Con 40 mesi di affinamento sui lieviti, sprigiona una finezza straordinaria, esaltata da delicate note di fiori bianchi ed agrumi. Al palato, la freschezza e la sapidità si fondono armoniosamente con eleganti sfumature di lievito e crosta di pane, regalando un’esperienza raffinata e avvolgente. Un gioiello di eleganza e territorialità.

ALAROSA ROSÉ BRUTVigne del Patrimonio

Gemma della Tuscia, un Metodo Classico Rosé da Pinot Nero in purezza che incanta per eleganza e finezza. Affinato per 30 mesi sui lieviti, offre un bouquet aromatico intrigante, dominato da piccoli frutti di bosco e delicate sfumature di sottobosco. Al palato spicca per la sua freschezza pungente e una vivace sapidità, accompagnate da un finale lungo e avvolgente, ricco di richiami fruttati. Personalità vivace e raffinata, capace di conquistare al primo assaggio.

Altemasi Trento DOC Riserva Graal 2017 BRUT

Emblema dell’eccellenza trentina, questa Riserva nasce dall’incontro armonioso di 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero. Dopo 70 mesi di affinamento sui lieviti, sprigiona nel calice eleganti profumi di mela rossa e crosta di pane. Sorso in equilibrio perfetto tra sapidità e freschezza, rivelando un carattere profondo, raffinato e straordinariamente persistente.

Bolle di Borro Metodo Classico BrutCantina Il Borro

LA Brand Ambassador Barbara Fracassi ci racconta l’elegante reinterpretazione del Sangiovese in versione spumante. Bolle di Borro rappresenta un connubio perfetto tra tradizione e innovazione: dopo 60 mesi di affinamento sui lieviti, il vino si esprime con grande intensità e complessità. Al naso sprigiona profumi di piccoli frutti rossi, scorza d’arancia candita e crostata di fragole, mentre al palato si rivela fresco, croccante e vibrante, con una struttura verticale che dona precisione e persistenza.

Dom Jurosa Blanc de Blanc Extra Brut 2018 – Lis Neris

Espressione di Chardonnay in purezza, questo Blanc de Blanc nasce dal prestigioso vigneto Jurosa, un cru che incarna equilibrio e raffinatezza. Grazie a 5 anni di affinamento sui lieviti, si distingue per la texture cremosa ed una incisiva persistenza. Al naso e bocca unite da complessità e freschezza, per accompagnare occasioni speciali.

Franciacorta Riserva Palazzo Lana Extréme Extra Brut Millesimato 2013 – Guido Berlucchi

Ben 9 anni di sosta sui lieviti, oltre un ulteriore anno di affinamento in bottiglia lo rendono un vino straordinario, che richiede una minuziosa e scrupolosa cura nella fase di affinamento. Sensazioni olfattive ampie di pesca bianca, pera e arancia candita. All’assaggio si distingue per la grande freschezza, la pulizia gustativa e la struttura, il tutto armonizzato da mineralità e acidità, che ne determinano grande persistenza e longevità.

Daunia Bombino Bianco RN Brut Millesimato 2019 – D’Araprì

Storica cantina pugliese, pioniera delle bollicine nel Sud Italia. Spumante ottenuto da Bombino Bianco, affinato 36 mesi sui lieviti e ulteriori 2 mesi in bottiglia, che si distingue per eleganza e complessità. Al naso regala avvolgenti sentori di burro e pasticceria, mentre al palato sorprende per finezza e struttura, con una bolla che guarda alle grandi bollicine d’Oltralpe.

GF Metodo Tradizionale da uve Negroamaro – Gianfranco Fino

Dulcis in fundo, l’incontro con Gianfranco Fino che ci parla del Metodo Classico omaggio alla sua terra, il Salento. Spumante rosé dalle sfumature speziate di rovere e vaniglia, che si intrecciano a profumi invitanti di piccoli frutti rossi, prugne ed erbe aromatiche. Al palato, la freschezza vibrante esalta la ricchezza e l’intensità dei sapori di frutta rossa, regalando una struttura vivace ed un lungo finale, complesso e stratificato. Esperienza sensoriale unica, prodotto in sole 3.000 bottiglie annue.

Dulcis in fundo, consigli pratici di 20Italie per un Natale in dolcezza

Il Dolcissimo Award, la competizione nata per premiare i vini dolci dell’Alto Adige, ormai da qualche anno è parte di The WineHunter al Merano Wine Festival ed è stato esteso a tutti i vini dolci italiani. Lo scopo del premio è quello di riconoscere una chiara identità a un panorama variegato e frastagliato, che difficilmente si configura in areali ben definiti come avviene in altre parti del mondo, una per tutte in Francia col Sauternes.

Abbiamo avuto l’occasione di assaggiare i vini insigniti del riconoscimento 2024 durante la masterclass Dulcis in fundo, condotta da Helmuth Köcher e dal giornalista Angelo Carillo. Vi raccontiamo, quindi, cinque ottimi prodotti utili anche nei fine pasto o nei momenti unici di convivialità ed amore delle feste natalizie.

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I Vini da dessert

Cantina Girlan 2022 Pasithea Oro – Gewurtztraminer Vendemmia Tardiva

Vino ottenuto da acini di Gewurtztraminer attaccati dalla muffa nobile, fermenta in barrique. La 2022, annata particolarmente calda, ha ritardato la comparsa di botrite e spostato la vendemmia a poco prima di Natale. Al naso rosa canina, albicocca e zafferano; il sorso è denso e corposo ma equilibrato da freschezza vivida  e sapidità netta, chiude su arancia candita. Residuo zuccherino 225 g/l.

Cantina Possa 2021 Underwater Classico – Cinque Terre Sciacchetrà DOP

Da uve Bosco e Rossese Bianco appassite, sgranate a mano e pigiate a piedi, secondo la tradizione dello Sciacchetrà. Dopo la fermentazione con macerazione sulle bucce di 28 giorni, l’affinamento è in barrique di ciliegio e pero per circa un anno. Per l’annata 2021, una piccola parte delle 1700 bottiglie prodotte è stata sottoposta ad affinamento underwater a 52 metri. L’affinamento subacqueo, ha spiegato il produttore Samuele Bonanini, ha dato una “spinta in avanti” di almeno dieci anni al vino, che si presenta dunque già evoluto. L’olfatto è sottile nei sentori di rosa, smalto e salsedine, il palato è verticale, nonostante il residuo zuccherino di 225 g/l. Cantina inclusa nel Presidio Slow Food Sciacchetrà.

Muri Gries Tenuta Cantina Convento 2023 Moscato Rosa Abtei Classico – Vendemmia Tardiva

Varietà particolare di Moscato Rosa, introdotta durante il regno austro-ungarico a Bolzano, di cui sopravvivono solo 5 ettari vitati in Alto Adige. Un’estensione irrisoria per quello che Helmuth Köcher  ha definito uno dei vitigni più identitari della Regione. Quattromila bottiglie prodotte, uve sottoposte a vendemmia tardiva, attaccate da muffa nobile. Fermentazione sulle bucce e successivo affinamento in barrique. Si presenta lucente nel suo rubino scarico, con sentori di rosa canina e radice di liquirizia; il palato è pulito e ben equilibrato con una piacevole persistenza sapida. Residuo zuccherino 140 g/l.

Pagnoncelli Folcieri 2018 – Moscato di Scanzo DOCG

La seconda DOCG più piccola d’Italia, con soli 31 ettari vitati, è un vero e proprio monumento alla resilienza nel portare avanti una tradizione – quella della coltivazione e vinificazione di un vitigno autoctono attestato sin dalla fine del 1200- che nella famiglia Pagnoncelli risale al 1907. Le ultime annate sono state particolarmente favorevoli, ci spiega l’appassionata produttrice Francesca. Come dire che i cambiamenti climatici in corso non hanno portato solo effetti negativi.  Ottenuto da vendemmia tardiva con appassimento e concentrazione su pianta, matura in botte per un minimo di 18 mesi, successivamente in acciaio per 24 mesi e termina l’affinamento in bottiglia per uscire a non non meno di cinque anni dalla vendemmia. Di colore rubino, il naso è balsamico con sentori di mirtillo, petali di rosa e incenso. Al sorso è caldo e opulento, con una delicata tannicità che smorza il residuo zuccherino (70 g/l).

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Innovation Kiemberger 2022 Paul – Lagrein Passito Mitterberg IGT

Le uve Lagrein, colte a piena maturazione e poi lasciate appassire in fienile per alcuni mesi, vengono parzialmente diraspate e pigiate. La fermentazione avviene sulle bucce per ottenere la massima estrazione dai tannini. Fermentazione e affinamento per 14 mesi in legno di rovere di Slavonia. Rubino fittissimo alla vista, ha naso avvolgente di more e visciole in confettura, rosa rossa e chiodi di garofano. Al palato è pieno, corposo, equilibrato nelle sensazioni dolci grazie alla freschezza ben presente e al tannino sottilissimo che ricorda la polvere di cacao amaro.

Durante la masterclass sono stati serviti in abbinamento i panettoni Slow Luxury Capsule del pastry Chef del Lido Palace Riva del Garda, Matteo Trinti: la versione dolce, con cioccolato bianco Valrhona e caramello salato, la versione salata, con zafferano del Monte Baldo e limoni canditi del Garda, e la limited edition, con fichi canditi, gianduia Valrhona e molche del Garda.

Una menzione speciale però, vogliamo dedicarla al “nostro” cilentano Antonio Ventieri, vincitore del premio Mastro Panettone 2024. Ben 40 ore di lievitazione e 60 di lavorazione per un piccolo capolavoro di artigianalità campana. Lo abbiamo incontrato durante l’evento “Calice v.2” curato dall’Agenzia di Comunicazione Grapee.it e dall’Associazione Culturale Ambientarti.

A loro ed a voi lettori di 20Italie va il nostro miglior augurio di trascorrere un Natale più dolce e gustoso di sempre!