Anteprime di Toscana 2026 – Anteprima Vino Nobile di Montepulciano: il panel di assaggi della tipologia Pieve con la testata amica Vinodabere

Eccoci alla seconda occasione ufficiale di assaggio della tipologia “Pieve” durante le Anteprime di Toscana 2026. Il panel misto formato da Maurizio Valeriani (direttore di Vinodabere) e Alberto Chiarenza autore di 20Italie, ha appena terminato gli assaggi alla cieca dei 28 campioni (15 della 2022 e 13 della 2021) di 10 su 12 Pievi (non presenti Badia e Ascianello), di cui 9 campioni ancora in affinamento in bottiglia.

Di seguito i migliori assaggi del suddetto panel in ordine di preferenza

Migliori Assaggi Vino Nobile Montepulciano Pievi

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Valardegna 2021 – Il Molinaccio

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Cervognano 2021 – Fattoria Svetoni

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Caggiole 2021 – Poliziano

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Sant’Albino Poggio S.Enrico Grande 2021 – Carpineto

Vino Nobile di Montepulciano (campione in affinamento in bottiglia) Pieve Sant’Albino Poggio S.Enrico Grande 2022     – Carpineto

Vino Nobile di Montepulciano (campione in affinamento in bottiglia) Pieve Cervognano Viacroce 2022 – Marchesi Frescobaldi Tenuta Calimaia

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Cerliana 2021 – Tenuta Valdipiatta

Vino Nobile di Montepulciano (campione in affinamento in bottiglia) Pieve Cervognano Costa Grande 2022 – Boscarelli

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Cervognano 2022 – Le Bèrne

Vino Nobile di Montepulciano (campione in affinamento in bottiglia) Pieve Sant’Ilario 2022 – Tenuta Poggio alla Sala

Anteprima Vino Nobile di Montepulciano – i risultati del panel di degustazione con la testata amica Vinodabere

Per il secondo anno consecutivo le Anteprime di Toscana hanno inizio, dal punto di vista degli assaggi, a Montepulciano con il Vino Nobile. Una due giorni, quella in terra poliziana, che si è aperta oggi con la possibilità di degustare i campioni dell’annata 2023 e della Riserva 2022.

Il panel misto formato assieme all’amico Maurizio Valeriani (direttore di Vinodabere) e all’autore di 20Italie Alberto Chiarenza, ha appena terminato gli assaggi alla cieca degli 80 campioni proposti dal Consorzio all’interno della Fortezza di Montepulciano.

Ecco i risultati dei migliori assaggi:

Migliori Vino Nobile di Montepulciano e Vino Nobile di Montepulciano Selezione 2023

Vino Nobile di Montepulciano La Spinosa 2023 – Il Molinaccio

Vino Nobile di Montepulciano 2023 – Crociani

Vino Nobile di Montepulciano Cantina del Redi 2023 – Vecchia Cantina di Montepulciano

Vino Nobile di Montepulciano 2023 – Guidotti

Vino Nobile di Montepulciano 2023 – Tenuta Poggio alla Sala

Vino Nobile di Montepulciano Santa Caterina 2023 – Tenuta Trerose

Migliori Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2022

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2022 – Tenuta di Gracciano della Seta

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2022 – Boscarelli

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Vallocaia 2022 – Bindella – Tenuta Vallocaia

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2022 – Carpineto

Migliori Vino Nobile di Montepulciano Annate Precedenti

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021 – Poderi Sanguineto I e II

Vino Nobile di Montepulciano Poggetto di Sopra 2022 – Avignonesi

Vino Nobile di Montepulciano Poldo 2021 – Villa S.Alda

Vino Nobile di Montepulciano Messaggero 2020 – Montemercurio

Vino Nobile di Montepulciano Maestro 2021 – Palazzo Vecchio

Vino Nobile di Montepulciano Podere Le Caggiole  2022 – Tiberini

Vino Nobile di Montepulciano Silìneo 2022 – Fattoria del Cerro

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – De’ Ricci

Vino Nobile di Montepulciano Vigneto Santa Pia 2022 – La Braccesca

Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Bindi Sergardi

Vino Nobile di Montepulciano Vigna Scianello 2021 – La Ciarliana

Il libro “La cucina napoletana” di Luciano Pignataro presentato da M. Cilento & F.llo nella sede a Chiaia

Sete preziose e pregiati tweed hanno fatto da sfondo inconsueto alla presentazione del libro La Cucina Napoletana del giornalista Luciano Pignataro, all’interno della maison M. Cilento & F.llo, storica sartoria napoletana. A fianco all’autore sono intervenuti il patron della Casa, Ugo Cilento e la principessa Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli, moderati dalla giornalista Emanuela Sorrentino.

“Luciano Pignataro porta Napoli nel mondo con la sua capacità di descrivere tutte le eccellenze gastronomiche di questa città”, ha commentato Ugo Cilento davanti alla stampa. Ed è proprio il concetto di eccellenza ad accomunare l’alta sartoria con la gastronomia partenopea, lo stile napoletano con la sua cucina, rendendo unico un connubio fatto di gesti semplici e di memoria.

La maison M. Cilento & F.llo, fondata nel 1780, è infatti giunta con Ugo all’ottava generazione di artisti dell’eleganza sartoriale e rappresenta una realtà imprenditoriale di pregio nel comparto dell’alta moda Italiana, non solo da un punto di vista manifatturiero, ma anche per la rilevanza dei propri archivi, dichiarati dal Ministero della Cultura di interesse storico e sottoposti a tutela.

“Quando si superano i 150 anni di attività, non si parla più solo d’impresa ma di cultura”, sottolinea Cilento; non a caso anche la cultura della cucina italiana è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’Umanità per l’Unesco.

“La cucina napoletana è lo scheletro della cucina italiana”, ha commentato Luciano Pignataro durante la presentazione. Nell’immaginario collettivo infatti la cucina italiana è spesso identificata e raffigurata con piatti della tradizione partenopea, basti pensare agli spaghetti al pomodoro e alla pizza, ormai simboli del Made in Italy in tutto il mondo. A questo proposito, il giornalista nell’introduzione al suo libro  evidenzia che “ il cibo per i napoletani è talmente importante che non hanno un sostantivo per indicarlo: usano il verbo mangiare che diventa sostantivo, ‘o magnà, ossia il mangiare.”

L’intento di Pignataro non è quello di riscrivere la cucina napoletana rispetto a quanto già codificato a partire dal Cuoco Galante di Vincenzo Corrado del 1773, quanto piuttosto ribadire il concetto che dovrebbe essere alla base di ogni tipo di cucina: la semplicità. In un periodo storico in cui il fine dining cede nuovamente il passo alla cucina di osteria, il vero cuoco, anche stellato, è quello in grado di rappresentare il territorio con una propria interpretazione della cucina tradizionale, possibilmente replicabile da chiunque.

Dalla ricca cucina dei monzù ai piatti semplici di verdura, costituiti spesso da ingredienti arrangiati, la cucina napoletana è una cucina di gioia e ben si presta a questa opera di rilettura continua, tanto che una sezione del libro è dedicata agli chef stellati e ai nuovi classici, come la parmigiana di pesce bandiera di Gennaro Esposito o la lasagna napoletana moderna di Paolo Gramaglia.

In una città in cui i contrasti convivono da sempre, la cucina diventa il comune denominatore di appartenenza e inclusione. Nella sua prefazione al testo, la principessa Pignatelli ricorda l’episodio in cui la madre, Francesca Pulci Doria Principessa di Strongoli, cucinò il ragù in occasione della visita di ospiti milanesi. Il più squisito mai mangiato, un vero e proprio ricordo proustiano: “d’altra parte il ragù è una religione in ogni famiglia napoletana, senza alcuna differenza di classe, e il migliore resta sempre quello di mammà, sia essa una popolana oppure una principessa.” Il cibo diventa quindi, nella cultura napoletana, la vera livella, tanto per citare un altro illustre partenopeo.

La Cucina Napoletana è stato edito per la prima volta nel 2016. Questa riedizione rappresenta  una versione rinfrescata, che accompagna il lettore nelle strade, nelle case e nelle cucine di Napoli grazie al contributo fotografico di Ciro Pipoli. Non si tratta solo di un ricettario,  bensì di un vero e proprio scrigno di storia e cultura partenopea: scopriamo ad esempio che il  termine scammaro – legato a una delle frittate di pasta più note – si riferisce ai monaci, che in tempo di Quaresima, scammaravano, cioè uscivano dalla propria cella per consumare il pasto di magro.

L’originale presentazione non ha tradito il suo intento anche grazie alla felice sinergia con alcune eccellenze del territorio: lo chef Paolo Surace del Ristorante Pizzeria Mattozzi, tra le più antiche pizzerie di Napoli e uno dei luoghi d’elezione del critico letterario Francesco De Sanctis; Vincenzo Setaro e Valeria Di Martino di Casa Setaro insieme allo chef Pierpaolo Giorgio, a cui è affidato il progetto di ospitalità Vigna delle Rose della casa vinicola vesuviana.  

A loro abbiamo dovuto il rinfresco che ha concluso l’evento.

Road to Chianti Classico Collection 2026: Fattoria San Giusto a Rentennano

Nel cuore autentico della denominazione Chianti Classico, precisamente a Gaiole in Chianti, sorge una delle realtà dal forte carattere identitario nel panorama toscano: Fattoria San Giusto a Rentennano. Un luogo dove la storia millenaria incontra una visione agricola rigorosa e un’idea di vino che mette al centro il territorio, prima di ogni moda.

Un monastero, una fortezza, una famiglia

Le origini di San Giusto a Rentennano affondano nel Medioevo. Nato come monastero cistercense femminile – San Giusto alle Monache – il complesso fu fortificato nel 1204 dai Fiorentini, data la sua posizione strategica al confine con Siena. Ancora oggi, le mura merlate e le antiche cantine sotterranee raccontano questa storia di pietra e silenzio, diventando luoghi ideali per l’affinamento dei vini.

Dal 1914 la tenuta appartiene alla famiglia Martini di Cigala, che ne guida il destino con continuità e visione. Oggi sono i figli di Enrico Martini di Cigala a condurre l’azienda, mantenendo saldo un equilibrio raro tra tradizione e consapevolezza contemporanea.

Un mosaico agricolo nel sud del Chianti Classico

La proprietà si estende per circa 160 ettari, di cui 31 vitati, immersi in un paesaggio di oliveti, boschi e seminativi che contribuiscono a preservare biodiversità ed equilibrio naturale. Siamo nella parte meridionale del Chianti Classico, un’area capace di regalare maturità e struttura al Sangiovese, senza rinunciare a tensione e freschezza.

I suoli sono eterogenei – sabbie tufacee, componenti limoso-argillose e calcaree – e, uniti alle marcate escursioni termiche tra giorno e notte, favoriscono maturazioni lente e complete. Dal 2006 l’azienda è certificata biologica: la gestione agronomica è attenta, rispettosa, con raccolta manuale e selezioni scrupolose in vigna. In cantina si lavora con fermentazioni separate per parcella, uso prevalente di lieviti indigeni e un affinamento calibrato, mai invasivo, pensato per accompagnare – non sovrastare – l’identità del frutto.

Il volto del Sangiovese

Il cuore produttivo è naturalmente il Sangiovese, interpretato con coerenza stilistica e profondità territoriale.

Il Chianti Classico DOCG (95% Sangiovese, 5% Canaiolo) rappresenta la sintesi dell’azienda: nitido, verticale, con una trama tannica precisa e un frutto croccante che dialoga con note floreali e una tipica impronta sapida. È un vino che rifugge l’eccesso e punta sull’equilibrio.

La Riserva “Le Baroncole” alza l’asticella in termini di concentrazione e complessità. L’affinamento più lungo le conferisce struttura e potenziale evolutivo, ma senza perdere quella freschezza che è cifra stilistica della casa.

E poi c’è Percarlo – IGT Toscana, probabilmente l’etichetta più iconica: un Sangiovese in purezza che nasce come selezione delle migliori uve aziendali. Profondo, stratificato, capace di coniugare potenza e finezza, è uno dei grandi rossi di Toscana per capacità di invecchiamento e coerenza espressiva. Non è un esercizio muscolare, ma un racconto fedele del sud del Chianti Classico.

A completare la gamma, il tradizionale Vin San Giusto, passito da Malvasia e Trebbiano, che riporta alla memoria la vocazione storica delle pievi toscane: appassimento lento, dolcezza mai stucchevole, equilibrio tra zucchero e acidità.

Identità, non tendenza

In un territorio spesso attraversato da spinte stilistiche diverse, San Giusto a Rentennano ha scelto la strada della coerenza. Niente concessioni superflue, nessuna ricerca di sovrastrutture: il lavoro è concentrato sulla vigna, sulla selezione, sulla lettura puntuale delle annate.

Il risultato sono vini che parlano con voce chiara, capaci di evolvere nel tempo e di restituire il carattere di un luogo che è insieme storia, paesaggio e cultura agricola, presidio di memoria e di autenticità dove il Sangiovese trova una delle sue espressioni più rigorose e riconoscibili.

La degustazione: il racconto dell’annata e del tempo

Rosato 2025

Da salasso di Sangiovese, Canaiolo e Merlot, vinificato in bianco; da quest’anno le uve provengono dal diradamento e sono lavorate sempre in bianco. Il profilo è immediato e territoriale: emerge una nota polverosa tipica del Sangiovese, seguita da un frutto fresco e croccante. Il sorso è agile, fragrante, con una bella dinamica fresco-fruttata che invita alla beva senza rinunciare a personalità.

Chianti Classico 2023

Naso elegante, centrato su frutti rossi nitidi, con lievi accenni vegetali che ne sottolineano la freschezza. L’ingresso è fresco e tannico, con un tannino ben integrato; la frutta rossa sotto spirito arricchisce il centro bocca. Chiude con una bella sapidità e richiami di erbe officinali, in una progressione coerente e territoriale.

Chianti Classico Riserva “Le Baroncole” 2022

La ciliegia domina il quadro aromatico, accompagnata da una nota gessosa che dona finezza. Il sorso è ricco e complesso, con richiami alla ciliegia matura, succosa e piena. L’evoluzione porta verso sfumature legnose e di tabacco, in un equilibrio tra struttura e slancio che promette ulteriore sviluppo in bottiglia.

Percarlo 2021

Sangiovese in purezza, ottenuto da una rigorosa selezione dei grappoli (prima scelta). È un vino decisamente complesso e strutturato: frutta rossa matura, confettura, erbe aromatiche e accenti balsamici si intrecciano con profondità. Il sorso è fresco, lungo e fine, sostenuto da una trama tannica precisa. Grande capacità evolutiva, in linea con la storia dell’etichetta.

Ricolma 2022

Il Merlot di casa conferma uno stile lontano dall’opulenza. È un vino verticale, con freschezza importante ma ben bilanciata dalla componente fruttata. Emergono note di arancia sanguinella e melograno, con una chiusura sapida che allunga il sorso e ne rafforza la tensione.

Il valore del tempo

La degustazione di annate più mature conferma la vocazione all’invecchiamento dei vini di San Giusto a Rentennano.

  •        Chianti Classico Riserva 2015: versione oggi particolarmente interessante. Ha mantenuto intatte le caratteristiche del Sangiovese, evolvendo con eleganza. Ancora presenti frutto e freschezza, elementi che fanno pensare a un’ulteriore e potenzialmente lunga evoluzione.

  •        Percarlo 2006: semplicemente straordinario. Dopo quasi vent’anni conserva la freschezza di un vino recente, senza alcuna imperfezione. Lungo, ampio, armonico: una prova concreta della longevità del progetto Percarlo.

La memoria dolce: Vin San Giusto

Il Vin San Giusto rappresenta il legame con la tradizione più antica della tenuta.

  •        Vin San Giusto 2017: profilo ricco e avvolgente, con note di caramello, caffè, dattero e una trama balsamica che sostiene la dolcezza.

         •        Vin San Giusto 1999: decisamente balsamico, con note dolci evolute che virano verso miele di castagno, frutta candita, cacao e caramello. La chiusura sorprende per freschezza, dimostrando una vitalità ancora intatta.

Tra le etichette aziendali, Ricolma (IGT Toscana) rappresenta l’anima più internazionale della tenuta. Si tratta di un Merlot in purezza, nato dalla selezione delle migliori parcelle dedicate a questo vitigno, coltivate su suoli particolarmente vocati. Il nome evoca concentrazione e pienezza, e il vino ne è coerente interpretazione.

Ricolma è profondo, avvolgente, con un frutto scuro maturo che si intreccia a note di grafite, spezie dolci e sfumature balsamiche. La struttura è importante, ma sempre sostenuta da una tessitura tannica precisa e da una freschezza che ne bilancia la ricchezza. L’affinamento in legno è calibrato, mai dominante, e contribuisce a costruire un profilo elegante più che opulento.

Se Percarlo è il manifesto del Sangiovese secondo San Giusto, Ricolma è la dimostrazione della capacità dell’azienda di interpretare il Merlot con identità toscana, senza cedere a eccessi estrattivi o a sovramaturazioni. Un vino che amplia la narrazione della tenuta, confermandone la competenza agronomica e la sensibilità stilistica.

Il nuovo menù di Antonio Della Volpe dedicato alla memoria di Don Peppe Diana

Si chiama “La memoria che vive” lo special del pizzaiolo Antonio Della Volpe, che prosegue nel comunicare un vero modello di legalità con il locale La Vita è Bella. La “traccia” lineare di Don Peppe Diana e delle sue preferenze gastronomiche, prima che venisse barbaramente assassinato in sagrestia dalla mano sporca della Camorra il 19 marzo del 1994.

Un simbolo di libertà

Prima di tutto l’uomo dunque, davanti al male stesso dell’uomo. La sorella Marisa, con gli occhi lucidi, lo rivede ancora lì, seduto a tavola, quasi come se il tempo non fosse mai passato. I piatti che preferiva erano quelli della tradizione, dal baccalà, ai peperoni, per finire col ragù della domenica a base di cotica e braciole.

Da questi ricordi nasce l’idea di rivivere quel particolare momento storico, riscrivendone però il passato ed il finale, quando Casal di Principe amò Giuseppe Diana per essere divenuto un faro luminoso di legalità. Quel gesto vigliacco e quel supremo sacrificio hanno rappresentato, come due lati della stessa medaglia, gli inizi della rinascita di un territorio e una boccata d’aria fresca per la popolazione residente. A volte il ghiaccio si può rompere anche con la propria vita, dando un esempio che vale più di tante parole dove lo Stato non può arrivare.

La pizzeria La Vita è Bella, già dal 2024, ha scelto scelto di ricorrere a materie prime a chilometro zero da terreni confiscati alla criminalità organizzata (Pizzeria La Vita è Bella a Casal di Principe: solo nella legalità si può puntare alla qualità). Ma Antonio Della Volpe non si è voluto fermare alla parte superficiale, andando a toccare il cuore della sofferenza con un percorso degustazione ispirato ai gusti, alle abitudini e ai ricordi della famiglia Diana.

“La Memoria che Vive”

Il sentiero comincia da Il gesto semplice, un crocchè di patate rosse di Letino e La Tavola a casa, polpetta di manzo su ragù al pecorino e riduzione di prezzemolo. La concretezza negli impasti delle pizze, soffici al punto giusto e dai topping appetitosi e mai stravaganti: la Radici e identità viene cotta nel ruoto con pomodoro San Marzano Dop, datterino liternese spadellato e grattugiata di parmigiano.

Infine Il rito della domenica, pizza in doppia cottura con ragù di braciola e riduzione di prezzemolo con pinoli e uva passa, saporito dal primo all’ultimo morso. Chiusura in dolcezza con Il Ritorno, un bon bon con crema pasticciera e confettura di mela annurca e cannella,e la Memoria viva, spumone classico cioccolato e nocciola realizzato dalla gelateria artigianale La Fenice di Caserta.

In abbinamento per la serata i vini dell’azienda Cantine Vitematta, che produce Asprinio d’Aversa su terreni sequestrati alla Camorra, sia le birre del birrificio artigianale Alba.

Pizzeria La Vita è Bella

Via Circumvallazione

Casal di Principe (CE)

Tel. 388 1268927

Wine & Siena 2026: il vino incontra arte, storia e identità

La XI edizione di Wine & Siena – Capolavori del Gusto si è svolta dal 31 gennaio al 2 febbraio 2026, confermando il ruolo di Siena come riferimento imprescindibile dell’enogastronomia italiana. Un percorso che ha riunito 160 aziende e oltre 700 prodotti, ospitato nella cornice straordinaria del Complesso Museale Santa Maria della Scala, luogo simbolo della città e scenario ideale per un evento che unisce degustazioni, cultura e confronto.

Per me, che a Siena sono nata e cresciuta, Wine & Siena è sempre un ritorno alle radici. Qui il vino non è solo degustazione: è cultura viva, è arte, è storia.

Masterclass: quando il vino diventa narrazione

Quest’anno ho partecipato a due masterclass che hanno saputo unire cultura, emozione e racconto, offrendo uno sguardo profondo su territori e interpretazioni.

Sangiovese in versi: poesia del vino e della terra

Un viaggio attraverso tre zone simbolo del Sangiovese — Chianti, Chianti Classico e Morellino — raccontate attraverso sei etichette:

  1. Vigna Benefizio, Morellino di Scansano 2019 – Cantina Cooperativa dei Vignaioli del Morellino. Sangiovese in purezza dal cuore della Maremma: beva agile, piacevolezza immediata.
  2. Poggio ai Frati Riserva 2021 – Rocca di Castagnoli (Gaiole in Chianti)
    Azienda biologica storica, fondata nel 1770: un Chianti Classico di struttura e finezza.
  3. Vigna del Capannino 2021, Chianti Classico Gran Selezione – Bibbiano (Castellina)
    Da un’intuizione di Giulio Gambelli: il primo vigneto a Sangiovese grosso con clone da Montalcino. Eleganza e profondità.
  4. RBW Chianti Classico Gran Selezione 2019 – Robin Baum & Castello di Monterinaldi (Radda) “The Egg Man” firma un vino nato dall’affinamento in uova di ceramica: identità contemporanea e grande personalità.
  5. Vigna Terrabianca Chianti Classico Gran Selezione 2020 – Arillo in Terrabianca (Radda): Verticalità, precisione, tensione gustativa.
  6. Tasso Toscana IGT 2013 – Poggi del Chianti piccola realtà di Mirko Monnanni tra Cavriglia e Gaiole. Un blend di Sangiovese e cabernet sauvignon 50 e 50, solo 3000 bottiglie per una vera chicca dalla grande piacevolezza.

Champagne Encry: identità e terroir

Una storia italiana nel cuore della Champagne: Enrico e Nadia, insieme al loro vigneron a Mesnil-sur-Oger, uno dei 17 villaggi Grand Cru della Côte des Blancs. In degustazione:

  1. Naissance 2019 – 100% Chardonnay, 42 mesi sui lieviti
    Finezza della bollicina, persistenza, precisione.
  2. Essence Brut 2019 – 100% Chardonnay, 46 mesi sui lieviti, 45% vin de réserve
    Note di cedro e pompelmo, cremosità setosa.
  3. Matière Extra Brut 2019 – 100% Chardonnay da tre villaggi
    Profilo teso, minerale, vibrante.
  4. Éclataire Grand Rosé Extra Brut 2020 – 95% Chardonnay, 5% Pinot Noir
    Eleganza e delicatezza.
  5. Nuances Grand Rosé Brut 2020 – 83% Chardonnay, 17% Pinot Noir
    Freschezza, verticalità, persistenza.

Tra i banchi di assaggio: incontri, scoperte e conferme

Wine & Siena è anche un luogo di relazioni: produttori, colleghi, amici, storie che si intrecciano tra un calice e l’altro. Alcune realtà toscane da segnalare:

  • Podere Monastero (Castellina in Chianti) dell’enologo Alessandro Cellai, impareggiabile maestro del pinot nero in Toscana con Pineta 2024 (Pinot Nero 100%), Campanaio 2024 (Cabernet Sauvignon/Merlot), Campanino 2025. Precisione e identità.
  • Argena della Famiglia Orlandini: Sangiovese e piccole quantità di Cabernet Sauvignon da vigne antiche tra Gargonza e Calcione. Solo 3.000 bottiglie per verticali strepitose.
  • Tenuta Montauto di Riccardo Lepri nella Bassa Maremma al confine con il Lazio: una bella selezione di etichette di bianchi, rossi e anche un metodo classico da sangiovese che non ha nulla da invidiare alle prestigiose bollicine del nord Italia

 

Giovani e vino: un futuro che smentisce i luoghi comuni

La giornata di sabato è stata sold out, con una presenza sorprendente di giovani, notata con piacere da molti produttori. Non è vero che “i giovani non bevono vino”: cercano esperienze autentiche, vogliono ascoltare storie, comprendere territori, emozionarsi.
Il vino, per loro, non è una semplice bevanda: è cultura, è narrazione, è identità.

Un evento che racconta chi siamo

Wine & Siena 2026 ha dimostrato ancora una volta quanto il vino sia un linguaggio capace di unire mondi diversi: la competenza dei produttori, la curiosità dei giovani, la profondità dei territori e la forza culturale di una città come Siena. Camminare tra le sale del Santa Maria della Scala, ascoltare storie, confrontarsi con colleghi e degustare interpretazioni così diverse e autentiche è stato un promemoria prezioso di ciò che rende questo settore vivo: la capacità di emozionare, di creare connessioni e di raccontare identità.

Un appuntamento che continua a evolvere e che, anno dopo anno, conferma Siena come luogo privilegiato in cui il vino diventa esperienza, cultura e visione.

Calabria – verticale storica di Efeso della cantina Librandi

La sera del 30 gennaio, il ristorante Litho 55 di Portici ha ospitato una degustazione unica ed esclusiva.

Per la prima volta in Italia, Ernesto Lamatta – Delegato AIS Vesuvio – ha organizzato la prima verticale storica di Efeso dell’azienda Librandi. Prodotto da uve Mantonico Bianco, vitigno riscoperto e valorizzato dopo anni di ricerca sul territorio, il vino ha dimostrato complessità, opulenza ed eleganza, espressione di straordinaria longevità e finezza.

La degustazione è stata incentrata su sei annate di produzione:

2016 – 2017 – 2018 – 2022 – 2023 – 2024

La serata è stata raccontata in un seminario di approfondimento da Maria Rosaria Romano (vice presidente AIS Calabria) e preceduta dall’intervento di Michelina Siracusano del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano Delegazione di Napoli Gruppo di Nola su architettura calabrese e terra di Calabria. Una terra complessa, mosaico di civiltà e civilizzazioni, una terra “aspra ed introversa”, ma con la capacità di “farti emozionare facendoti guardare oltre”.

La storia di Librandi è la storia della viticoltura calabrese, due storie indivisibili. Una narrazione con la vigna e con il vino che va avanti da tre generazioni traghettando gli eventi di un’azienda che ha saputo vivere il tempo ed anticiparlo.

Nel 1916 si è registrata la nascita di Librandi con Nicodemo che ha acquistato soli un ettaro e mezzo di terreno. Il consolidamento c’è stato con il fratello Raffaele che ha passato quasi subito l’azienda ai suoi figli, Antonio e Nicodemo, facendola crescere rapidamente, credendo nel territorio (tanto da mettere la foto della terra brulla e arida sull’etichetta di Efeso del 2000).

L’azienda è stata sempre vissuta insieme, con un’attenta suddivisione dei compiti in modo da dare ad ognuno la giusta posizione, creando capitale umano e relazionale non solo all’interno, ma anche all’esterno con enologi, Istituti di ricerca e guardando, senza diffidenza, ai mercati esteri.

Nel 1997 la famiglia ha acquistato la Tenuta Rosaneti a Strongoli dove viene prodotto l’Efeso. Riconversione, vendemmia selettiva e tanto lavoro per sperimentare vitigni storici e denominazioni abbandonate su un vigneto a spirale, il più grande a cielo aperto in Europa con 184 varietà riunite su 260 ettari. Da qui la prima annata di Efeso è la 2001 in commercio nel 2003.

Oggi, l’azienda che produce 2.500.000 bottiglie è condotta da Raffaele, Paolo, Francesco e Teresa Librandi, impegnati in prima persona in tutte le attività dell’azienda: dalla gestione dei vigneti alla commercializzazione. Walter Librandi è invece impegnato nell’attività di imbottigliamento, mentre Daniela Librandi fa parte della compagine sociale.

La storia del Mantonico

Il Mantonico è un vitigno con una lunga storia e l’azienda Librandi il principale attore. Un vitigno antico e sconosciuto, rivalutato dopo anni di studi e ricerche per ottenere un bianco complesso, opulento e di grande longevità. Una varietà comparsa tra il settimo ed ottavo secolo d. C. durante la prima colonizzazione dalla Grecia nella Locride. Il nome potrebbe derivare da Mantisius, cioè divinatorio, profetico oppure dalla città di Mantinea nel Peloponneso da cui partivano verso la Calabria. Citazioni di questo vitigno con nome diverso prima in Sicilia, e poi in Calabria nel ‘500 con nome Mantonica, nell’800 nella zona di Cirò e nel 1920 zona versante Locride.

Nel 1954 si trova una descrizione di un’uva con nome Montonico, ma la narrazione è proprio dell’uva Mantonico. Dal 2008 si cambia il nome da Montonico a Mantonico, molto particolare da lavorare: niente solforosa, pressatura soffice e tante attenzioni, ma da trattare come un’uva rossa. La produzione è di soli 10 ettari in tutta la Calabria, per una vinificazione in bianco, rosé, passito, spumante.

La degustazione di Efeso

2024: annata anomala, molto calda, raccolta ristretta per mantenere le caratteristiche organolettiche. Colore luminosissimo, note d’oro. Naso ricco, esuberante e potente, frutta matura con note speziate, fiori ricchi di profumo, agrumi, note fresche ed immediate, pulite e di grande calibro. Bocca concentrata, profonda. Elegante e capace di suscitare emozioni. Lunga persistenza e struttura in equilibrio con la freschezza.

2023: annata difficile, grande freddo e temporali discontinui, peronospora, estate caldissima senza pioggia. Colore fitto più dorato, vivace e luminoso. Naso più maturo del precedente, note mielose, note candite più mature, profondità all’olfatto. Bocca fresca. Una doppia espressione: naso maturo e bocca fresca, mantenendo note verdi e vegetali. Freschezza che dona piacere di bevuta.

2022: inverno secco, più caldo del previsto, poche piogge, estate asciutta. Vendemmia con il caldo e con il vento. Naso che si presenta non subito, note che vanno verso la terziarizzazione, colore chiaro, ma brillante, ricordi di frutta secca. Bocca “aristocratica” e profonda. Eleganza “d’altri tempi”. Un vino “in giacca e cravatta”!, molto d’oltralpe.

2018: percorso meteorologico annuale nella normalità, con solo estate calda. Colore smagliante, pieno. Naso con note di frutta disidratata, pasticceria lievitata. Bocca morbida, fresca e piena. Grande impatto gustativo, in evoluzione. Naso elegante contrapposto a bocca esplosiva. Il vino gestisce bene evoluzione e morbidezza, con grande armonia.

2017: inverno rigido con eventi nevosi, estate marcata e prolungata siccità da gestire per evitare surmaturazione. Colore lucente, luminoso e dorato. Naso di grande potenza, calibro fine, eleganza, concentrazione, note evolutive leggermente di idrocarburo, frutta quasi secca. Bocca sapida, lunga, piena, rotonda, gradevolissima. Dopo la bevuta un ritorno di quanto annunciato al naso.2016: annata mite, siccitosa. Inverno freddo ed estate calda con fine anno piovoso. Colore dorato carico. Naso con note di evoluzione misurata, verso idrocarburi, ma con rigore ed eleganza, note leggermente candite. Bocca piena dove si percepisce la forza dei tannini. Freschezza e sapidità portano a ripetizione di bevuta.

E’ l’annata che racconta il Mantonico, un vino difficilissimo e “bastardo”!

Amarone Opera Prima 2026

A Verona, cittadina di Giulietta e Romeo, il 31 gennaio e il 1 febbraio 2026 si è svolta la 22esima edizione di Amarone Opera Prima, organizzata dal Consorzio per la Tutela Vini della Valpolicella. Questa edizione ha avuto luogo presso le Gallerie Mercatali in zona Veronafiere. 

L’anteprima 2021

L’annata presa in esame è la 2021, definita, equilibrata, tipica ed elegante. Un’annata complessa, caratterizzata da un inverno freddo con gelate primaverili e da un’estate calda e siccitosa, tuttavia i vigneti hanno resistito bene e grazie all’esperienza dei vigneron sono arrivate in cantina uve sane che hanno dato origine a vini di elevata qualità. 

Prima di passare ai campioni  degustati alla cieca, alcuni dei quali appena imbottigliati, presso la sala dedicata alla stampa con servizio sommelier, diamo alcuni spunti sulla tipologia.

La storia dell’Amarone della Valpolicella

L’Amarone della Valpolicella è una gemma dell’enologia italiana posizionata nelle colline intorno a Verona in Veneto. L’etimo deriva da “valle dalle tante cantine” e ci ricorda che qui la coltivazione della vite ha una storia millenaria. Quella dell’Amarone è relativamente contemporanea: un vino rosso secco, ottenuto da uve appassite proprio come il Recioto, la cui fermentazione viene invece arrestata con un residuo zuccherino da vino dolce. L’Amarone compie una fermentazione completa, il cui residuo zuccherino risulta molto basso e variabile.

Le varietà di uva per ottenere il vino Amarone sono la Corvina, il Corvinone e la Rondinella, tuttavia, possono essere utilizzate anche altre varietà come l’Oseleta, talvolta anche la Molinara ed altri vitigni autorizzati. I comuni ricadenti nella denominazione sono 19: Dolcè, Verona, San Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Cazzano di Tramigna, Grezzana, Pescantina, Cerro Veronese, San Mauro di Saline e Montecchia di Crosara; specificamente, i vini prodotti nei restanti cinque comuni di Marano, Negrar, Fumane, Sant’Ambrogio e San Pietro in Cariano sono gli unici che possono fregiarsi del suffisso “Classico”, dato che sono quelli di originaria tradizione.

A livello sensoriale: si presenta nel calice con un bellissimo colore rosso granato intenso, consistente e trasparente, al naso emana sentori di lampone, amarena, prugna, fico, spezie dolci, polvere di cacao, polvere di caffè, tabacco e vaniglia,  al palato è  avvolgente, setoso, armonioso, persistente e decisamente coerente.

Per la sua rilevante struttura, può essere ritenuto un vino da meditazione, tuttavia, può essere abbinato con svariate preparazioni a base di carne rossa e selvaggina, si accosta bene al brasato all’Amarone e allo stufato di cervo, eccelso con formaggi stagionati, come il parmigiano reggiano, il pecorino toscano e formaggi erborinati.

Ecco i 10 assaggi che mi hanno maggiormente colpito

Amarone della Valpolicella Docg Classico Brolo del Figaretto 2021 Corte Figaretto.
Amarone della Valpolicella Docg Classico Acinatico 2021 Accordini Stefano.
Amarone della Valpolicella Docg Classico San Giorgio 2021 Boscaini Carlo.
Amarone della Valpolicella Docg Classico Pietro dal Cero 2021 Fa’ dei Frati.
Amarone della Valpolicella Docg Classico Albino Armani.
Amarone della Valpolicella Docg 2021 La Giuva.
Amarone della Valpolicella Docg 2021 Bennati.
Amarone della Valpolicella Docg Classico Punta di Villa 2021 Roberto Mazzi e Figli.
Amarone della Valpolicella Docg 2021 San Cassiano.
Amarone della Valpolicella Docg 2021 Torre di Terzolan.

Quando la Valpolicella parla in versi: Azienda Agricola Meroni

Chi non ha mai visitato la Valpolicella non può capire bene che luogo magico rappresenti. La Valpolicella è un insieme di colline e valli a nord della città di Verona, in Veneto e si divide in Classica, Valpantena e Orientale.

Ed è proprio qui, nella Valpolicella Classica, a Sant’Ambrogio di Valpolicella, che troviamo Azienda Agricola Meroni. La cantina nasce nel 1935 dal nonno degli attuali proprietari che acquista i terreni dove tuttora sorgono i vigneti e la cantina.

Carlo Roberto Meroni arriva sul territorio veronese dalla Brianza fra la prima e la seconda guerra mondiale e apre una cappelleria proprio nel centro della città scaligera in Piazza delle Erbe. Qui viene in contatto con una serie di personalità dedite alle più svariate occupazioni, dal commerciante, al cantante, all’ artista al poeta, inserendosi appieno nel tessuto sociale della città.

Anche grazie a queste conoscenze nel 1943, in pieno periodo di guerra, il Signor Meroni riceve una lettera da quello che senza dubbio è il più celebre poeta veronese, Berto Barbarani, uno dei maggiori esponenti della poesia dialettale italiana.

In questa missiva il Barbarani scrive così:

“Meroni caro abbiamo ricevuto 

il Sant’Ambrogio fatto di Velluto

che alla tua salute abbiam bevuto…

In queste universali parapiglie

ti assicuriamo che le tue bottiglie

sono la farmacia delle famiglie !”

Sicuramente un forte impulso per continuare nella sua giovane attività di produttore di vini. Vini fortemente identitari come si confà alla Valpolicella, già serbatoio dell’impero romano a cui deve proprio il nome “val polis cellae” la valle dalle mille cantine. Oggi l’Azienda Agricola Meroni produce un’ampia gamma di vini tipici della denominazione, utilizzando, in diverse percentuali, un blend di uve autoctone, caratteristica peculiare della vallata: Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara.

Quest’ultima viene volutamente mantenuta per preservare un tratto distintivo dei vini di famiglia, in pieno accordo con la tradizione della cantina. Cambiano le lavorazioni e gli appassimenti, al fine di conferire caratteri e profondità differenti ai vini seguendo i vari disciplinari, ma vengono sempre e solo impiegate uve autoprodotte nei terreni di proprietà. Il podere La Sengia si trova subito dietro alla cantina e nella vallata sotto lo spettacolare paese di San Giorgio ”In Gana poltron” da cui si gode di una bellissima vista.

L’altro è Podere Maso località la Grola, situato sull’ ultima collina della Valpolicella Classica con un clima particolarmente benevolo grazie all’influsso del vicino lago di Garda che mitiga le temperature d’estate e d’inverno. Dalla raccolta di queste uve, dall’appassimento naturale su graticci e dal processo tradizionale di vinificazione si ottengono le due loro linee di prodotti “Sengia” e il “Il Velluto” appunto dedicata al poeta veronese.

In un calice dei vini Meroni si ritrova così non solo l’espressione autentica della Valpolicella, ma anche il racconto di una famiglia, di un territorio e di una tradizione che attraversano il tempo. È una viticoltura che dialoga con la storia e con la poesia, capace di trasformare il paesaggio, la memoria e la cultura in esperienza sensoriale. Un patrimonio enologico che continua a rinnovarsi, rimanendo fedele a sé stesso, come solo i grandi territori e i grandi vini sanno fare.

Umbria – Dalla quercia alla vite: la storia di Terre Margaritelli

Nascosta tra le dolci colline dell’Umbria, a pochi passi da Perugia, sorge Torgiano, un luogo intriso di storia, cultura e tradizione agricola. È qui, in questa terra generosa, che prende forma una delle storie più affascinanti del panorama vitivinicolo italiano, quella di Terre Margaritelli, azienda capace di unire mondi apparentemente lontani, il legno e il vino, in un racconto di famiglia, visione e qualità.

La famiglia Margaritelli affonda le proprie radici nel mondo del legno. Per generazioni ha prodotto e lavorato quercia, acquisendo foreste in Francia e sviluppando, nel tempo, una straordinaria competenza nella trasformazione del legno in prodotti finiti per l’edilizia e il design. È da questa lunga tradizione che nasce il celebre marchio Listone Giordano, oggi sinonimo di eccellenza nel parquet a livello internazionale.

Percorrendo una strada bianca che sale tra i vigneti, si arriva al casale rosso sulla sommità della collina di Miralduolo. Qui incontro Maurilio Chioccia enologo di riferimento del progetto. È in questo luogo che passato e presente dialogano in modo naturale.

Già nella seconda metà dell’Ottocento, la famiglia Margaritelli si era distinta come legnaioli, diventando celebre per la realizzazione delle traverse in legno per i binari ferroviari. Ma accanto alla cultura del legno, cresceva silenziosa una passione parallela: quella per il vino. Inizialmente coltivata per uso familiare e per la condivisione con gli amici, questa passione si trasformò nel tempo in un progetto strutturato, guidato da una scelta chiara: puntare sulla qualità.

Tutto ebbe inizio nel 1950, quando Fernando Margaritelli, dopo una vita dedicata all’industria del legno, decise di intraprendere un nuovo percorso. A sessant’anni, anziché ritirarsi, scelse di investire energie e visione nella viticoltura, trasformando parte della sua proprietà in vigneti. Quella che sembrava una passione privata divenne presto una forma autentica di espressione del legame con la terra.

Alla sua scomparsa, il testimone passò prima al figlio Giuseppe, e successivamente a Dario Margaritelli, che seppe dare una svolta decisiva al progetto. Dario ampliò la proprietà, investì nei vigneti e trasformò quella passione ereditaria in un’azienda vitivinicola vera e propria: nasce così Terre Margaritelli.

Una delle scelte più significative fu l’orientamento verso la produzione biologica, dettata da un profondo rispetto per l’ambiente e per il territorio. Oggi l’azienda è completamente biologica e fortemente orientata alla sostenibilità, valori che si riflettono in ogni bottiglia prodotta.

Terre Margaritelli ha raggiunto uno stile enologico riconoscibile, fatto di eleganza, precisione e profondità, capace di coniugare tradizione e innovazione senza mai perdere identità.

Oggi, però, la storia di Terre Margaritelli guarda avanti con rinnovata energia. La nuova generazione è rappresentata da Francesco Margaritelli, giovane ingegnere con una solida formazione tecnica e una passione autentica per i vini di qualità. A lui spetta il testimone della conduzione aziendale: nuova linfa e nuova visione per innalzare ulteriormente il livello qualitativo, con uno sguardo attento ai nuovi mercati, alle nuove tendenze e a una comunicazione sempre più consapevole del valore del brand e del territorio.

La filosofia produttiva di Terre Margaritelli trova piena espressione nei vini, che raccontano il territorio di Torgiano attraverso interpretazioni eleganti, mai urlate, ma profonde e riconoscibili. I vini di Terre Margaritelli sono l’espressione più autentica di una viticoltura consapevole, dove la qualità nasce prima di tutto dal lavoro meticoloso in vigna, da scelte agronomiche rispettose e da una profonda conoscenza del territorio. È qui, tra i filari, che prende forma l’identità delle uve, seguite con attenzione lungo tutto il ciclo vegetativo, per arrivare in cantina con un patrimonio aromatico e strutturale intatto.

Fondamentale, in questo percorso, è anche il contributo dell’enologo Maurilio Chioccia, la cui esperienza e sensibilità guidano ogni fase della vinificazione. Il suo approccio, fatto di equilibrio, misura e profondo rispetto per la materia prima, consente ai vini di esprimersi con precisione, eleganza e coerenza stilistica. Ogni etichetta racconta così una storia chiara, dove territorio, vitigno e mano dell’uomo dialogano senza forzature. Dalle bollicine ai grandi rossi da invecchiamento, il filo conduttore resta la finezza, mai l’eccesso.

Thadea – Spumante Rosato Brut

Sangiovese

Alla vista si presenta con un delicato colore rosa, luminoso ed elegante. Il perlage è fine e continuo, indice di una spumantizzazione accurata. Al naso esprime un bouquet complesso e raffinato, con richiami a piccoli frutti rossi, petali di rosa e leggere sfumature agrumate. Il sorso è equilibrato, fresco e armonico, sostenuto da una bollicina cremosa che accompagna verso una chiusura pulita e sapida. Uno spumante di grande eleganza, capace di unire finezza e carattere.

Venturosa – Rosato di Torgiano DOP

Sangiovese

Rosato di bella luminosità, conquista subito per il suo profilo aromatico giocato su fragoline di bosco e ribes, con leggere note floreali. In bocca è sapido e fresco, agile e scorrevole, con una beva immediata ma mai banale. Un rosato solare, dalla forte vocazione gastronomica, capace di raccontare il Sangiovese in una veste fresca e contemporanea.

Costellato

Trebbiano (80% acciaio, 20% barrique) con Grechetto e Chardonnay

Al naso si apre su frutta a polpa bianca, ananas maturo e delicate note erbacee di timo e salvia, che donano complessità e profondità. Il sorso è fresco, balsamico e raffinato, con una trama elegante e ben definita. Il passaggio in legno è misurato e preciso, capace di arricchire il vino senza sovrastarne la finezza. Un bianco armonico e moderno, che coniuga precisione aromatica e struttura.

Greco di Renabianca

Grechetto

Un bianco di grande personalità, arricchito da un passaggio in barrique di rovere francese delle foreste di Betranges. Al naso emergono intense note balsamiche, accompagnate da sentori di cedro, ginestra, erbe di campo, mandorla e liquirizia. Il palato è dominato dalla struttura e dalla potenza del Grechetto, sostenute da una grande acidità, una calibrata alcolicità e una persistenza lunga e vibrante. Un vino profondo, complesso, capace di evolvere nel tempo con grande eleganza.

Freccia degli Scacchi – Riserva

Sangiovese

Di un rubino brillante, si distingue per l’eleganza del profilo olfattivo: ciliegie, amarene, mirtilli e violetta, arricchiti da una fresca speziatura. In bocca è sapido, fresco e minerale, con un tannino importante ma perfettamente controllato, che conferisce struttura e profondità senza appesantire il sorso. Un vino potente e coerente, capace di unire forza ed equilibrio, espressione autentica del Sangiovese di Torgiano nella sua versione più ambiziosa.

Lab

Etichetta sperimentale e contemporanea, Lab è un vino pensato per dialogare con un pubblico giovane, curioso e informale. Al naso è immediato e fragrante, con profumi di frutta fresca, fiori leggeri e delicate note agrumate. Il palato è scorrevole, fresco e di grande bevibilità, con un sorso agile e diretto che invita al secondo bicchiere. Un vino conviviale, moderno, capace di avvicinare senza rinunciare alla qualità.

Miràntico

Sangiovese, Malbec e Canajolo,

Miràntico è un vino di grande intensità espressiva, profondo e avvolgente. Il bouquet è ricco, con richiami di frutta scura, spezie, erbe officinali e leggere note tostate. In bocca è strutturato, caldo ma ben sostenuto da freschezza e tannini maturi, che conferiscono equilibrio e longevità. Il finale è lungo, complesso, con ritorni speziati e minerali che ne amplificano il carattere.

Accanto ai vini, emerge con forza anche l’anima più sperimentale e contemporanea di Terre Margaritelli, ben rappresentata dal progetto “Test a Test”: una bottiglia da 250 ml, pensata per due calici. Un formato simbolico, che invita a un bere consapevole, condiviso e sostenibile. Un’idea semplice ma profondamente significativa, che riflette una visione moderna del consumo del vino, attenta ai nuovi stili di vita senza tradire la propria identità produttiva.

Non sorprende, dunque, che Terre Margaritelli sia stata premiata dalGambero Rosso come Cantina più sostenibile d’Italia 2024. Un riconoscimento pienamente meritato, perché qui la sostenibilità non è un semplice protocollo produttivo, ma un vero e proprio modo di vivere, di lavorare e di raccontare il territorio. Un valore che nasce dal rispetto per la terra passa attraverso scelte responsabili e si traduce, concretamente, nella qualità e nella coerenza dei vini.

Visitare Terre Margaritelli significa vivere un’esperienza che va oltre il vino. La margherita bianca su fondo rosso, simbolo dell’azienda, accompagna il visitatore in un percorso fatto di storia, artigianato, paesaggio e cultura. È il racconto di una famiglia che ha saputo trasformare il sapere del legno in sensibilità enologica, senza mai perdere il contatto con la terra.

Terre Margaritelli non è solo una cantina: è un progetto di vita, un esempio virtuoso di continuità generazionale e di rispetto per il passato, capace di parlare il linguaggio del futuro con credibilità, eleganza e passione.