Ritorna la presentazione ufficiale della Guida Vitae di AIS Italia

Lo scorso 16 novembre, alla Stazione Leopolda di Firenze, AIS (Associazione Italiana Sommelier) ha presentato i vini della Guida Vitae 2025, assegnando anche i 22 prestigiosi premi “Tastevin”. In occasione si è svolta la finale del concorso per decretare il Miglior Sommelier d’Italia – TrentoDoc. I finalisti si sono cimentati in una prova, con 18 minuti di tempo a disposizione. Tutti molto preparati e professionali, ma alla fine Andrea Gualdoni delegazione Ais Lombardia ha avuto la meglio sugli altri due candidati.

Un’ appassionante kermesse rivolta sia ai soci sia ai visitatori, i quali numerosi hanno varcato la soglia della Stazione Leopolda. La location scelta mette a disposizione ampi spazi, location ideale per questo tipo di eventi, scelta anche dal Consorzio Vini del Chianti Classico per l’Anteprima Chianti Classico Collection.

Una passerella tra i numerosi  banchi d’assaggio con le eccellenze vitivinicole del nostro paese, vini che hanno ottenuto l’importante riconoscimento con la “Gemma”. Dietro ai banchi d’assaggio vi erano i sommelier a dare informazioni e servire i vini. Due le masterclass condotte da Daniele Cernilli e curate da Gabriele Gorelli.

Alcuni assaggi: la qualità dei vini è davvero elevata, tra le etichette presenti degustate e valutate da una commissione composta da 22 redazioni ed estrapolate da circa 20.000 campioni.
La scelta è stata dura e alcune etichette meritevoli non saranno contenute in questa breve lista.

Franciacorta Dosaggio Zero  Anna Maria Clementi Riserva 2015 –  Chardonnay 55 % Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20% – Permane Permanenza sui lieviti 8 anni e 6 mesi – Giallo dorato brillante, perlage finissimo e continuo, sprigiona sentori di agrumi, frutta secca, miele e piccola pasticceria. Cremoso, suadente e persistente.

Trento Doc Le General Blanc Dosaggio zero Riserva 2016 Monfort – Chardonnay 100% – Permanenza sui lieviti di 6 anni – Di colore giallo dorato, dalle bollicine finissime e continuative, emana note di mela verde, frutta tropicale accompagnate da sfumature d’agrume. Sorso vibrante, secco e decisamente lungo.

Collio Friulano Nekaj 2020 Damian Podversic – Oro  luminoso, dai sentori di mela cotogna, nocciola, erbe di campo e agrumi. Vibrante, saporito e duraturo.

Custoza Superiore Amedeo 2022 Cavalchina –  Giallo paglierino dalle sfumature dorate. Emergono, in successione, note di biancospino, pesca, pera e ananas. Verticale, sapido ed elegante.

Valle d’Aosta Chardonnay Le Vin de Michel 2022 Grojean Vins – Paglierino brillante, sviluppa subito essenze di fiori di campo, burro,  vaniglia e pepe bianco. Avvolge ed intriga.

Costa d’Amalfi  Furore Bianco Fiorduva 2023 Marisa Cuomo – Dorato brillante,  libera sentori di pesca, melone, litchi, cedro e miele. Un piccolo capolavoro della “Divina Costiera”.

Vermentino di Gallura Superiore Vign’Angena 2023 Capichera – Paglierino con riflessi verdolini, rivela rapido note di zagara, ginestra, mela e agrumi. Sorso succoso, dalla piacevole spalla fresca, elegante e lungo.

Colli Tortonesi Timorasso Cavallina 2022 Claudio Mariotto – Dorato brillante, dipana note di camomilla, biancospino, albicocca e nettarina. Al palato è ricco e fresco, dotato di una buona piacevolezza di beva. 

Barbaresco Rabaja Riserva 2019 Produttori del Barbaresco – Granato trasparente, i suoi sentori richiamano a viola, ciliegia, fragola e spezie dolci. Sorso pieno ed appagante, setoso e armonioso.

Barolo Cannubi 2020 Pirelli E & Figli – Chiara Boschis –  Rubino dalle sfumature granate, rimanda a sentori di violetta,  mora, ribes, liquirizia e sottobosco. Tannino setoso che termina con buona freschezza.

Barolo Vignarionda 2019 Ettore Germano – Tonalità rosso granato intenso, sviluppa note di petali,  tabacco, prugna, mirtillo e menta. Al palato sa essere generoso, coerente e lunghissimo.

Boca 2020 Le Piane –  Rosso rubino trasparente, al naso giungono sentori di mammola, melagrana, frutti di bosco, tabacco ed eucalipto. Fresco e contraddistinto da finezza e grande piacevolezza di beva.

Gattinara Vigna Molsino 2020 Nervi – Conterno – Rosso granato intenso,  esprime sentori marasca,  mirtillo, mora, sottobosco e spezie. Vino suadente e persistente.

Brunello di Montalcino Rennina 2019 – Pieve Santa Restituita – Rosso granato accompagnato da una buona trasparenza, libera note di ciliegia, arancia sanguinella, anice stellato e liquirizia. Attacco tannico vellutato, saporito, coerente e persistente.

Kupra Marche Rosso Igt 2021 Oasi degli Angeli – Color granato intenso, rivela sentori di frutti di bosco,  rosa canina, arancia sanguinella, tè e spezie. Palato delicato, dal tannino setoso.

Etna Rosso San Lorenzo 2022 Girolamo Russo – Nerello Mascalese e un piccolo saldo di Nerello Cappuccio – Rubino intenso,  emerge un pot-pourri floreale, frutti di bosco e spezie, con lieve nota affumicata sul finale. Buona struttura, tannino nobile, lungo e duraturo.

Sicilia Nero d’Avola Duca Enrico 2020 Duca di Salaparuta – Rosso rubino profondo e consistente, emana note di iris, mora di gelso, prugna, mirtillo e spezie. Il sorso è ricco, avvolgente e persistente.

Romagna Albana Passito AR Riserva 2018 Fattoria Zerbina – Giallo dorato luminoso,  all’olfatto arrivano note di frutta candita,  albicocca,  fico, miele e cannella. Vibrante e carezzevole al tempo stesso, chiosa fine e incredibilmente lungo.

Vecchio Samperi Marco De Bartoli – Vino perpetuo – Grillo 100% – Color oro antico, un tripudio di sentori fruttati maturi che ben si fondono con note balsamiche e spezie dolci. Bocca verticale, piacevolmente rotonda, leggiadra e duratura. Vino iconico, una vera perla per chiudere la meravigliosa giornata di festa in casa AIS.

Mercato dei Vini 2024: a Bologna un carrello carico di Vignaioli Indipendenti

L’edizione 2024 del Mercato dei Vini a Bologna ha suscitato un grande interesse, grazie alla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – in sigla FIVI – che ha registrato un consenso corale tra i professionisti del settore.

Con oltre 1.000 produttori e circa 8.000 vini in degustazione, l’evento si conferma come uno dei punti di riferimento annuali per il mondo vitivinicolo italiano. Padiglioni enormi e luminosi accolgono la miriade di espositori che si susseguono volutamente senza un ordine preciso, lasciando la scelta ai frequentatori di riempire di bottiglie i propri carrelli della spesa.

Denis Panzini ha descritto l’identikit del vignaiolo FIVI come un “vignaiolo piccolo e di qualità, ben radicato nei territori collinari e montani, attento alla sostenibilità e orientato all’enoturismo.” In pratica un vero contadino virtuoso che fa bene al sistema Italia, nonostante le avversità naturali sotto gli occhi di tutti e delle burocrazie amministrative o contabili. Gli agricoltori sono sempre gli stessi di un tempo ed il loro impegno in campagna diventa sempre più arduo da portare avanti.

La Federazione si prefigge l’obbiettivo di porre alle Istituzioni tali esigenze pratiche per cercare una possibile soluzione. Anche a livello della Comunità Europea si sta lavorando e lo ha testimoniato Matilde Poggi, Presidente CEVI, Confédération Européenne des Vignerons Indépendants, che parlando della Carta del Vignaiolo, ha sottolineato l’importanza del settore vitivinicolo che è stato rappresentato in sede di Parlamento Europeo.

Un particolare plauso all’Ufficio Stampa con Axelle Videau e Mirta Oregna per l’Agenzia Origami Consulting, che hanno coordinato alla perfezione l’attività di comunicazione. Il Mercato dei Vini è, infatti, uno degli eventi più attesi dalla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), un appuntamento che rappresenta una grande occasione di incontro tra i produttori e il pubblico. Come sottolinea Lorenzo Cesconi, vignaiolo e Presidente FIVI: «Il Mercato dei Vini è un evento a cui FIVI tiene molto: è come se aprissimo tutti assieme le nostre cantine, in un unico grande luogo.»

Cesconi è altresì convinto che l’entusiasmo e la passione trasmessi dai produttori riescano a compensare eventuali difficoltà logistiche. «Con numeri così alti, soprattutto nella prima giornata, ovviamente qualcosa può andare storto, ma siamo certi che i visitatori siano riusciti ad apprezzare la passione che mettiamo nel nostro lavoro e nel racconto dei nostri vini.»

Il Mercato dei Vini 2024 è stato organizzato in un anno particolarmente difficile per il settore vitivinicolo. «Non è stato un anno semplice: né dal punto di vista agronomico, né dal punto di vista di mercato.» Le difficoltà, confermate anche dal recente report di Nomisma sulla FIVI, hanno accentuato la preoccupazione tra i vignaioli, che si trovano a fronteggiare una fase complessa e incerta.

In un periodo critico, infatti, questo evento non solo rafforza il legame tra produttori e consumatori, ma rappresenta anche una vitale opportunità di visibilità e supporto per l’intera filiera vitivinicola italiana.

Unica pecca logistica, se così possiamo chiamarla, le lunghe fila in attesa sia all’ingresso che alla consegna del calice da degustazione. A parte questo aspetto, che merita maggior attenzione nelle edizioni future, l’entusiasmo generale da parte dei vitivinicoltori, è stato a fasi alterne: più contenti e pratici quelli già famosi, più timidi i vignaioli meno esperti o conosciuti.

Una novità di questa edizione è stata la presenza al centro nel padiglione 30 degli stand della Federazione Italiani Olivicoltori Indipendenti – in sigla FIOI – che posizionati centralmente come in un abbraccio tra i Vignaioli, hanno proposto una serie di iniziative volte a dar rilievo ad un alimento importantissimo alla base della nostra cultura alimentare. Da nord a Sud erano presenti le zone più vocate italiane, con 32 aziende a promuovere le cultivar autoctone.

Molto interessanti le masterclass, come quella sui vini del “Movimento Sbarbatelle” e sul “Vinsanto Albarola Val di Nure – Barattieri” di cui parleremo in un successivo articolo. Infine, il Mercato dei Vini ha offerto anche momenti di grande emozione e celebrazione, con la consegna dei premi che hanno valorizzato personalità e realtà significative del mondo del vino. Il Premio “Vignaiolo come noi” è stato assegnato quest’anno a Marco Belinelli, capitano della Virtus e campione NBA, a testimonianza di quanto il legame tra il mondo dello sport e della viticoltura possa essere forte. Un ulteriore motivo di orgoglio è venuto dal Lazio, che ha visto il Premio “Leonildo Pieropan”, dedicato alla memoria di uno dei fondatori della FIVI, andare a Sergio Mottura, storico vignaiolo della regione.

Anteprima del Brunello di Montalcino 2020: eleganza, passione e orgoglio in ogni calice

Con il Brunello 2020, Montalcino dimostra ancora una volta che la grandezza non è mai un punto di arrivo, ma un cammino fatto di passione, sfida e bellezza. Un calice, un sorriso, una storia: il Brunello continua a stupire e a incantare.

La magia del Brunello di Montalcino si rinnova con la presentazione dell’annata 2020, un’esperienza che, ogni anno, si trasforma in un rito di scoperta e celebrazione. È un viaggio che non smette mai di affascinare, nonostante la fama consolidata di un territorio che da decenni rappresenta un importante punto di riferimento per l’enologia mondiale.

Un’annata che parla di eleganza e prestigio

L’annata si preannuncia molto promettente, grazie a un equilibrio straordinario tra struttura, freschezza ed eleganza. Ogni sorso racconta il territorio di Montalcino, esaltando le sfide affrontate dai produttori: dalle complessità climatiche all’evoluzione delle tecniche di vinificazione. Eppure, ciò che rende unico ogni calice non è solo la qualità intrinseca del vino, ma la passione tangibile di chi lo produce.

Il 2020 è stato un anno relativamente clemente dal punto di vista climatico, caratterizzato da condizioni che hanno favorito una crescita equilibrata delle uve. L’inverno mite è stato seguito da una primavera soleggiata che ha contribuito all’esplosione vigorosa dei vigneti. Sebbene una gelata tardiva abbia causato qualche danno localizzato, e le piogge diffuse durante il periodo di vendemmia non abbiano certo aiutato, l’annata ha comunque garantito rese nella media e uve di ottima qualità.

Coerenza e continua evoluzione

Montalcino incarna una dicotomia straordinaria: una conoscenza antica radicata nel territorio unita a una continua voglia di migliorarsi. Ogni annata è un nuovo tassello di una storia senza fine, un percorso di perfezionamento che unisce tradizione e innovazione. Questo senso di coerenza, arricchito da quel “pezzetto in più” che ogni anno si conquista con esperienza e sfida continua, è il segreto di un successo che non conosce limiti.

In ogni calice di Brunello si ritrova un senso di appartenenza profondo: è il vino di un territorio che ama raccontarsi senza compromessi. La 2020 promette di essere un’annata memorabile, non solo per ciò che offre al palato, ma per l’emozione che riesce a trasmettere già da subito. È l’orgoglio di Montalcino, il legame con le sue radici, che rende completa l’esperienza.

Il sorriso negli occhi di chi lo serve

Quel dettaglio in grado di trasformare un assaggio in un’esperienza è l’incontro con i produttori, finalmente tornati in presenza dopo tre anni. Quando il vino è servito da chi ha seguito ogni fase, dalla vite al calice, il racconto si tinge di sfumature intense e irripetibili. Gli occhi che oggi brillano raccontano storie di fatica, orgoglio e dedizione, regalando al Brunello un calore che va ben oltre la degustazione. È il contatto umano, quell’intima connessione tra chi crea e chi assapora, che rende indimenticabile ogni sorso.

Non solo un’occasione di degustazione, dunque, ma anche un’opportunità di confronto tra produttori, sommelier, critici e appassionati, che possono dialogare nuovamente su aspetti come le tecniche di vinificazione, le caratteristiche del terroir e l’approccio stilistico di ogni produzione. Finalmente Benevento Brunello torna ad essere un momento di full immersion a 360 gradi, nonché un’occasione di celebrazione e convivialità. Quell’elemento che è tanto mancato nelle edizioni precedenti, capace di innescare quel passaparola spontaneo, più potente e autentico di qualsiasi articolo, punteggio o descrizione avulsa dal contesto.

Quella capacità di stupire, sempre

La vera forza del Brunello sta nella sua capacità di stupire anche quando non sembrerebbe più necessario. Ogni annata riesce a rinnovare quella meraviglia che fa innamorare come fosse la prima volta. È un bacio vermiglio che accarezza le labbra, un incontro tra potenza e delicatezza che lascia piacevolmente sgomenti.

Dalla commovente perfezione di Le Chiuse e Poggio di Sotto, alla sincera eleganza di San Guglielmo, Pietroso e Castello Tricerchi. Dal carattere inequivocabile ed eloquente di Sanlorenzo e Le Ragnaie alla didascalica autenticità di Salvioni, Albatreti e Giuseppe Gorelli. Dalla gustosa intensità di Terre Nere, Cava d’Onice e Casanuova delle Cerbaie all’unicità espressiva di Fattoria del Pino, Il Paradiso di Manfredi e Le Ripi. E se pensate di conoscere tutto, ma proprio tutto di Montalcino vi suggeriamo allora di provare la promettente new enrty Poggio alle Forche.

Potremmo andare avanti all’infinito, perché Montalcino ha davvero tanti volti, tanti sorrisi, tanto amore. Quest’anno più che mai!

Chardonnay “Nama” di Nals Margreid: la verticale presentata al Merano Wine Festival 2024

Al Merano Wine Festival 2024 si è svolta la Masterclass condotta da Paolo Porfidio, enologo e capo sommelier di Terrazza Gallia ( Hotel Excelsior Gallia di Milano), che ha presentato una verticale dello Chardonnay “Nama” di Nals Margreid.

La storia di Nals Margreid ha origini nel 1764, quando prese vita la Tenuta Von Campi, proprio dove ora sorge la nuova cantina. Nel 1932 nacque la cantina Nals che si unì nel 1985 alla Magrè-Niclara. Nals Margreid è una realtà cooperativa che vanta ben 138 viticoltori su 160 ettari: le vigne sono ubicate nei territori di Nalles e di Magrè, ad altitudine che variano dai 200 ai 900 metri.

I suoli sono molto diversi con calcare, gneis, porfido, ghiaia, ardesia e poi terreni sabbiosi alluvionali. Il clima è alpino, caratterizzato da estati miti e autunni freschi alle altitudini più elevate, per diventare continentale o sub mediterraneo nelle zone più vicine al corso del fiume Adige. Condizioni assolutamente ideali perché prosperino più di 20 varietà d’uva differenti.

Il progetto NaMa rappresenta sicuramente la nascita e l’evoluzione di uno chardonnay davvero unico e speciale, dove la mano sapiente dell’enologo Harald Schraffl, premiato come miglior enologo da Le Guide de L’Espresso 2023, riesce a far esprimere il terroir e l’eleganza dello chardonnay.

Durante la Masterclass Gottfried Pollinger, Ceo della cantina, ha ricordato di aver voluto come padrino per la nascita di questo vino il patron di Merano Wine Festival, Helmuth Köcher e l’evento è iniziato con un brindisi augurale. Paolo Porfidio ha illustrato le annate in degustazione con precisione, in modo chiaro e ha favorito il dialogo e le osservazioni dei presenti.

Nama Cuvée 2016 (85 % Chardonnay coltivato a Magre’, 9% Pinot Bianco e 6%  Sauvignon Blanc coltivati a Nalles) – vendemmia manuale, affinamento in acciaio e un anno in bottiglia. Bellissimo color dorato, note di frutta esotica matura, mango, pesca, burro, buona sapidità. Vino figlio di una annata calda, con importanti escursioni termiche.

Nama Cuvée 2018 (90% Chardonnay, 7% Pinot Bianco e 3 % Sauvignon) – fermentazione e affinamento in piccole botti di rovere per 18 mesi. Dopo l’assemblaggio, il vino riposa 9 mesi in acciaio e affina un altro anno in bottiglia, prima di essere messo in commercio. Profilo olfattivo che colpisce per le nuance balsamiche, poi sambuco, tamarindo, crema, pesca gialla, nocciola tostata. Fresco, elegante, sapido.

Nama 2019 – Chardonnay in purezza proveniente dalle vigne di Magrè. Dopo una pressatura soffice a grappolo intero, il mosto viene pre-chiarificato, grazie a una sedimentazione statica naturale. Fermenta e affina in piccole botti di legno di rovere nuove; sosta sui propri lieviti in acciaio per un altro anno, a cui segue un anno di riposo in bottiglia. Annata con grandi escursioni termiche: giallo dorato luminoso con riflessi verdolini, bouquet complesso che rimanda alle erbe officinali, alla ginestra, al pompelmo rosa, alla bacca di vaniglia, alla crema del burro. In bocca il sorso è pieno e avvolgente, con una bella persistenza e chiusura sulle note tostate e fruttate.

Nama 2020 – sempre Chardonnay, con medesime pratiche in vinificazione della 2019. Un vino molto equilibrato, che colpisce per i profumi di agrumi, di frutta esotica, di pietra focaia e note gentili di speziatura dolce. Annata decisamente complicata per la mutevolezza delle condizioni atmosferiche, a partire dalle prime settimane di maturazione, fino alla difficile scelta del momento della raccolta.

Nama 2021 – annata che ha beneficiato di un epoca di vendemmia più tardiva, arrivando a settembre inoltrato, in condizioni meteo ottimali. Le significative escursioni termiche hanno regalato uve bianche dal grande potenziale di dar vita a vini molto eleganti, precisi e di grande pulizia olfattiva. In questo calice si coglie una “freschezza alpina”, dove si delineano cenni di erbe del campo, salvia, acacia, biancospino, agrumi, citronella. Sono stati usati per la fermentazione in legno lieviti indigeni, a cui è seguito un periodo di 18 mesi in piccoli contenitori di legno. L’affinamento si è svolto in contenitori di acciaio. Un vino che ha davanti un lungo periodo per continuare a esprimersi sempre al meglio e capace di regalare autentiche emozioni.

Banca del Vino presenta i vini di Agricolavinica alla Panetteria di Stefano Pagliuca – I sapori della tradizione

Il calendario degli eventi di Banca del Vino (www.bancadelvino.it) progetto targato Slow Food, da qualche anno ha rilanciato le proprie attività anche al di fuori delle mura di Pollenzo, con sedi didattiche a Bologna, Verona, Treviso, Milano e – unica al Sud – Napoli. Questa è la quarta stagione di eventi, ideati e condotti dal Vice Curatore nazionale di Slow Wine Alessandro Marra e dalla giornalista Adele Elisabetta Granieri, referenti per la Campania.

Degustazioni innovative alla ricerca non solo dei “big” famosi e celebrati, ma anche di qualche chicca da vigneron artigianali di cui l’Italia è piena. Parlare di Molise, superando gli atavici e irriverenti preconcetti d’un tempo, non è semplice. In realtà, pur a discapito della sua piccola estensione e di un’orografia arcigna, che impegna i lavoratori del settore agricolo a sforzi maggiori rispetto ad altre realtà, la viticoltura locale sta riscuotendo notevoli consensi grazie a varietà come Falanghina e Tintilia, quest’ultima interessante per l’intrinseco valore storico che non la vede accomunata a nessun’altra specie come erroneamente indicato in passato.

Agricolavinica, da Ripamolisani (CB), nasce nel 2007 dalla visione lungimirante di Rodolfo Gianserra e Giuseppe Tudino. La natura scandisce i tempi aziendali, tra colline irte e bianche, clima fresco e ventilato e recupero di tradizioni e vitigni abbandonati dallo spopolamento delle campagne. In zona si producono Moscato (il raro Moscatello di Montagano) e Tintilia da oltre due secoli. Assieme alle viti vengono coltivati oliveti, frutta ed ortaggi per una superficie totale di 220 ettari di cui 30 vitati, non tutti ancora operativi e ben 12 a base Tintilia del Molise.

Curiose ed eleganti le incursioni di altre uve come Riesling Italico, Sauvignon Blanc e Merlot, che abbiamo degustato alla Panetteria di Stefano Pagliuca – I sapori della tradizione – a Melito di Napoli (NA). Etichette come Lame del Sorbo, dedicate ai terreni a terrazzamento tipici dell’areale (le cosiddette “lame” simili per etimologia al termine utilizzato in Toscana). Alla fine del percorso, gli immancabili assaggi in abbinamento con le pizze artigianali di Stefano hanno chiuso in bellezza una serata densa di cultura enogastronomica.

I vini proposti da Agricolavinica

Terre degli Osci “Lame del Sorbo” Riesling 2020 sa di agrumi mediterranei, note balsamiche e nuance finali tra frutta secca e iodio marino. Materia e succo, persino un richiamo astringente sul finale che ne esalta la vivacità al sorso.

Sauvignon del Molise “Lame del Sorbo” 2020 è un piccolo capolavoro in bottiglia. Cedro maturo, tripudio d’erbe officinali (timo, maggiorana e salvia) che cenni all’idrocarburo da vino del Nord Europa. Chiosa su tostature gustose.

Tintilia del Molise Doc “Beat” 2023 gode di immediatezza ed avvolgenza, quasi a far dimenticare l’annata affatto semplice per il clima altalenante. Piccoli frutti di bosco, liquirizia e arancia rossa con tannini ben dosati. Fermenta ad acino intero. Unica lieve pecca lo scatto finale che termina in maniera repentina, privando il sorso della piacevolezza iniziale.

Tintilia del Molise Doc “Beat” 2019 si muove elegante su spezie da chiodi di garofano, pepe rosa e tocchi balsamici tra genziana e radice di liquirizia. Sanguigno e succoso, si concede vantando in dote un corredo di more e ciliege sotto spirito che lo rendono appetitoso e lungo.

Tintilia del Molise Doc “Lama del Sorbo” 2020 è semplicemente pazzesco, danza tra frutta scura (visciola e amarene), pepe nero e torrefazione da cacao in polvere. Ematico e saporito dall’inizio alla fine, perfetto nell’integrazione della trama tannica al resto delle sue componenti.

Benvenuto Brunello 2024, considerazioni e migliori assaggi

Chiamarsi Brunello di Montalcino al giorno d’oggi non rappresenta più soltanto una tipologia di vino. Il reportage sui migliori assaggi effettuati durante l’anteprima Benvenuto Brunello 2024 non poteva sganciarsi dalla realtà in cui viviamo.

Montalcino è lo Stato dentro lo Stato, metaforicamente parlando. Un vino che racconta ormai di sé in terza persona, lontano dalla bulimia comunicativa in cui annaspano molte realtà. Una noblesse oblige per cui ogni cosa sembra vista e rivista, inclusa l’apparenza che tutto fili liscio come l’olio, anche nelle tempeste finanziarie e geopolitiche post-pandemia.

Come direbbero gli anglosassoni: dove c’è fumo c’è anche arrosto. La prospettiva del Brunello di Montalcino, posto sullo sfondo della galassia di mercati, interessi e attività connesse, è di fatto non recintata da una cornice di spazio e di luogo. Per essere al passo con i tempi e con le mode bisogna allora cercare di snellire nel sorso alcune asperità: chi come me degusta da oltre un decennio ben comprende il nocciolo della questione.

La “tecnica del levare” sottraendo volume, comporta però dei pro e dei contro: vini dalla illustre beva, ne è un esempio la calda 2020 assaggiata in anteprima, che peccano in taluni casi per sensazioni alcoliche fuori scala a discapito del centro bocca. Una volta avremmo avuto il nerbo di un tannino irsuto a tirarci su, adesso invece evoluzione e frutta gelatinosa rischiano di dominare la scena da protagoniste indiscusse.

Ed ancor di più ci rendiamo conto del consolidato cambiamento di stili, quando si incontrano gli esigui campioni old-style, ricchi di estrazione e toni speziati che riportano ad un passato cozzante con l’idea stessa d’eleganza. Erano quelli che un tempo avremmo rivisto con calma nello scorrere degli anni e che adesso banniamo con assoluta scioltezza e, va detto, anche con un pizzico di superficialità.

Resta comunque la certezza di una media qualitativa di ottimo livello, in cerca di equilibrio tra carattere, forza e delicatezza, l’ultima vera incognita per l’areale e per il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, artefice di cambiamenti epocali e lungimiranti nella sua storia. Una sfida che apporterà un necessario ritocco ai prezzi, non per forza sempre in rialzo, in base alle nuove esigenze di consumo e di vendite.

La Riserva 2019 soffre invece, a nostro avviso, la coperta corta già stiracchiata dalle altre proposte. Le selezioni e le vigne singole stanno erodendo margini di manovra ad un prodotto per nulla anacronistico, che anzi andrebbe tenuto con la dovuta considerazione per l’aderenza simbiotica al territorio e principalmente al Sangiovese di marca ilcinese. Chi lo fa ha saputo realizzare esempi di rara bellezza, da osservare in prospettiva con calma e pazienza. Nessuno si senta obbligato ad attendere: il vino si vende e si beve. Solo a volte (e Montalcino ne è un degno interprete) possiamo concederci qualche attimo di sana poesia.

Di seguito i nostri migliori assaggi in ordine di preferenza, selezionati tra tutti i campioni di Brunello 2020 e di Riserva 2019 presenti, valutati in panel rigorosamente alla cieca con i colleghi Maurizio Valeriani direttore di Vinodabere e Franco Santini

Migliori Brunello di Montalcino 2020 (comprese le selezioni)

Franco Pacenti

Giuseppe Tassi – Tassi

Campo Marzio – Corte Pavone

Elia Palazzesi

Helichrysum – San Polino

Casanuova delle Cerbaie

Campo del Drago – Castiglion del Bosco

Vigna Loreto – Mastrojanni

Vigna I Poggi – Poggio Antico

Greppone Mazzi – Ruffino

Costa di Monte – Tenuta di Sesta

Vigna del Lago – Val di Suga

Poggio al Granchio – Val di Suga

Fiore del Vento – Corte Pavone

Palazzo

Vigna La Casaccia – Canalicchio di Sopra

Ferrero

La Palazzetta

Lisini

Pinino

Vigna Colombaiolo – Tassi

Tenuta Buon Tempo

Caprili

AD1441 – Castello Tricerchi

La Pieve – La Gerla

Vigna delle Raunate – Mocali

Villa al Cortile

Agostina Pieri

La Casa – Caparzo

Celestino Pecci

Vigna Nastagio – Col d’Orcia

Nicco – Capanna

Gianni Brunelli Le Chiuse di Sotto

Tenuta Nuova – Casanova di Neri

Migliori Brunello di Montalcino Riserva 2019

Poggio di Sotto

Collemattoni

Donatella Cinelli Colombini

Ferrero

Ugolforte – Tenuta San Giorgio

Franci – Tassi

Fattoi

Pietroso

Renieri

Il Poggione

Phenomena – Sesti

Pian di Conte – Talenti

Anemone al Sole – Corte Pavone

Franco Pacenti

I vini di San Felice presentati al ristorante gourmet Pipero a Roma

Una giornata che ha celebrato l’incontro tra due eccellenze italiane: San Felice ha presentato la sua rinnovata collezione di vini presso il rinomato ristorante una stella Michelin Pipero a Roma. L’evento, organizzato da Antonella Imborgia Direttore Marketing e Axelle Brown Videau Responsabile Comunicazione, ha segnato un momento significativo nella storia dell’azienda toscana, che ha scelto uno dei templi della gastronomia capitolina per svelare al pubblico la nuova veste grafica delle sue prestigiose etichette.

La collaborazione con la “winedesigner” Federica Cecchi ha dato vita a un progetto artistico che va ben oltre la semplice estetica: ogni etichetta è stata concepita come un racconto visivo che narra l’impegno di San Felice verso la biodiversità e il suo profondo legame con il territorio toscano.

Pipero, sotto la guida del carismatico Alessandro Pipero e dello chef Ciro Scamardella, ha offerto la cornice perfetta per questo evento. Il locale, insignito della stella Michelin, rappresenta infatti quella stessa fusione tra tradizione e innovazione che caratterizza la filosofia di San Felice. La celebre carbonara, reinterpretata in chiave contemporanea, ha dimostrato come l’eredità culinaria italiana possa evolversi senza perdere la sua autenticità, proprio come i vini di San Felice.

San Felice si presenta come un mosaico di realtà che si completano a vicenda. Il Borgo San Felice, premiato con la stella verde dalla Guida Michelin, non è soltanto un Luxury Resort, ma un vero e proprio santuario del lifestyle toscano. Le tenute, strategicamente posizionate nelle tre denominazioni più prestigiose della regione – Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri – rappresentano il meglio della tradizione vitivinicola toscana.

Il fiore all’occhiello della presentazione è stata la linea Vitiarium, frutto di oltre vent’anni di ricerca e sperimentazione nel campo dei vitigni autoctoni, grazie alla consulenza enologica di Leonardo Bellaccini. Quattro i vini che raccontano altrettante sfaccettature dell’anima di San Felice: Il Borgo Chianti Classico DOCG, che porta in etichetta una mappa storica del borgo vista dall’alto, La Pieve Chianti Classico DOCG Gran Selezione, impreziosito dal decoro dell’antica Pieve del 714, il Pugnitello Toscana IGT, emblema dell’innovazione e della ricerca, e lo In Avane Chardonnay Toscana IGT, unico bianco della collezione.

La scelta di presentare queste nuove etichette da Pipero non è stata casuale. L’approccio di Alessandro al mondo della ristorazione, noto per la sua capacità di combinare professionalità e convivialità, rispecchia perfettamente la filosofia di San Felice: eccellenza senza ostentazione, tradizione che sa rinnovarsi, attenzione maniacale ai dettagli che non dimentica mai il piacere dell’ospitalità.

Il pranzo ha rappresentato anche un’occasione per ribadire l’impegno nella tutela della biodiversità. L’azienda non si limita infatti alla produzione vinicola, ma gestisce un vero e proprio ecosistema dove convivono uliveti, orti, colture e foreste. Un approccio olistico che trova la sua massima espressione nel progetto Vitiarium, vero e proprio laboratorio a cielo aperto per la conservazione e lo studio dei vitigni autoctoni toscani.

Questa presentazione ha dimostrato come San Felice stia tracciando un percorso innovativo nel panorama vitivinicolo italiano, dove la tradizione non è un vincolo ma un trampolino di lancio verso il futuro. Le nuove etichette, con il loro linguaggio visivo sofisticato e contemporaneo, raccontano una storia di eccellenza che affonda le radici nel passato ma guarda con decisione al futuro.

Carlo De Biasi, Direttore di San Felice, ha sottolineato la filosofia di una realtà che racconta il territorio toscano attraverso i suoi vini che sono la vera essenza dei luoghi da cui provengono. L’incontro tra San Felice e Pipero ha quindi celebrato non solo il vino, ma un’idea di Italia che sa valorizzare il proprio patrimonio storico e culturale attraverso l’innovazione e la ricerca continua dell’eccellenza.

La Reggia di Caserta ha ospitato la terza edizione di Terra di Lavoro Wines

La terza edizione di Terra di Lavoro Wines, l’evento promosso dal Consorzio Tutela Vini VitiCaserta – Vitica – quest’anno ha avuto come cornice d’eccezione la Reggia di Caserta. Il palazzo voluto da Carlo di Borbone e progettato da Luigi Vanvitelli, patrimonio Unesco dal 1997, ha accolto, il 26 e 27 ottobre, la due giorni dedicata ai vini di Caserta. Una scelta non casuale  e neanche legata a pure ragioni di ordine estetico, ma voluta con il preciso intento di fare rete e rafforzare le sinergie tra patrimonio culturale e attività produttive territoriali, ha sottolineato Tiziana Maffei, Direttore della Reggia di Caserta.

Inoltre, nella scelta di questa location, la manifestazione si è aperta al grande pubblico, compreso quello internazionale, come commentato da Cesare Avenia, Presidente di Vitica, nella conferenza stampa di presentazione dell’evento, perché, va ribadito, ancora oggi nello stesso casertano, il consumo di vino del territorio si attesta solo al 15%.

Terra di Lavoro Wines ha dato il via al ricco manifesto di eventi e degustazioni con il convegno Enoturismo: leva dello sviluppo per la DOP/IGP economy della provincia di Caserta, che ha tracciato un quadro preciso della situazione attuale e dei possibili sviluppi per l’enoturismo – non solo nella Provincia di Caserta ma in tutto il territorio campano – con dibattiti e interventi, incluso quello istituzionale dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Campania Nicola Caputo. La Campania, con l’1% della produzione vinicola nazionale, è stata la dodicesima regione a recepire la legge nazionale sull’enoturismo del 2019, attraverso la legge regionale n. 7/2024, che si pone tra gli obiettivi quello di “valorizzare le aree ad alta vocazione vitivinicola della Regione Campania e le denominazioni vitivinicole di ciascun territorio” (art. 1).

Tassello fondamentale per lo sviluppo del territorio in tal senso devono essere i Consorzi di tutela, attraverso cui sono rappresentate le denominazioni, sostenuti anche da apposita legge di bilancio regionale.

A testimoniarne l’importanza Domenico Raimondo, Presidente del Consorzio Mozzarella di Bufala Campana DOP: nel sistema DOP/IGP economy la provincia di Caserta si posiziona, in termini di valore alla produzione, al primo posto in Campania, al sedicesimo in Italia (Rapporto ISMEA 2023). E a fare da volano per l’economia del territorio è proprio la Mozzarella di Bufala Campana DOP, al quarto posto dopo Parmigiano Reggiano DOP, Grana Padano DOP, Prosciutto di Parma DOP, con un valore di 502 milioni di euro nel 2022 e un incremento di oltre nove punti percentuali rispetto al 2021.

Incisivo anche l’intervento di Leone Massimo Zandotti, produttore di Frascati DOCG  e consigliere FEDERDOC, che ha sottolineato come il vino sia ambasciatore di cultura e dunque la promozione e la diffusione di ogni aspetto legato a questo mondo devono assumere centralità. A tal proposito i consorzi devono rappresentare luoghi di aggregazione e sviluppo. Vitica, costituitosi nel 2004, è  il primo consorzio di tutela vino in Campania riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare nel 2005; attualmente conta 107 associati tra produttori e imbottigliatori. 

Dunque, ruolo di centralità per i consorzi di tutela ed enoturismo come chiave del successo per le aziende vitivinicole campane. Su quest’ultimo punto sono intervenuti anche Maria Paola Sorrentino, in qualità di Presidente del Movimento Turismo Vino Campania e Nicola Matarazzo, Consulente di direzione, ribadendo l’importanza di creare, attraverso una proposta enoturistica solida e preparata, l’aspettativa per attrarre nuovi flussi turistici sul territorio, ma nel contempo, come ribadito da Luciano D’Aponte, dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, per decongestionare con proposte alternative i punti storici e consolidati di attrattiva (i.g. Napoli e la Costiera) in favore di nuovi areali regionali.

Oltre a spazio di confronto e riflessione, la terza edizione di Terra di Lavoro Wines è stata soprattutto una vetrina dinamica del vino e del territorio casertano per giornalisti, appassionati di vino e turisti, con numerose iniziative che hanno animato la manifestazione: dalla presentazione del libro Calici e Spicchi di Antonella Amodio, casertana nel cuore e nell’anima, (ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, mentre il collega Gaetano Cataldo ha intervistato l’autrice); al premio in memoria della compianta Maria Felicia Brini, istituito da Vitica e assegnato con numerosi riconoscimenti a chi nel casertano (ma anche fuori) ha saputo dare il giusto rilievo ai vini di Caserta (alla pizzeria I Masanielli di Sasà Martucci di Caserta per la miglior carta dei vini territoriale, al Ristorante Marotta di Squille per il miglior abbinamento, ad Agristor le Due Torri di Presenzano per la profondità di annate e al Ristorante Agape di Sant’Agata dei Goti per miglior carta dei vini fuori dal territorio casertano).

Hanno visto la partecipazione di 380 iscritti le quattro masterclass a cura AIS, in collaborazione con altre sigle del mondo del vino, dedicate all’approfondimento sulle denominazioni del territorio: Aversa DOP Asprinio, Falerno del Massico DOP, Galluccio DOP & Roccamonfina IGP, Terre del Volturno IGP & Casavecchia di Pontelatone DOP.

Non sono infine mancati banchi d’assaggio con la presenza di 170 referenze in degustazione. Una Vigna del Ventaglio alla maniera moderna Terra di Lavoro Wines ma con lo stesso obiettivo ricercato nel 1770 da Ferdinando IV di Borbone, che la fece impiantare a San Leucio: la conoscenza e la valorizzazione dei vitigni e dei vini del territorio.

“Valdo Food&Wine Experience” da Scicchitano a Napoli

Il Gambero Rosso anche questa volta ama sorprenderci, organizzando un piacevole appuntamento enogastronomico nel capoluogo partenopeo. Metti una sera a cena con gli operatori della ristorazione campana, al primo piano di un palazzo dell’Ottocento di Via Foria a Napoli: il ristorante “Innovative, nuovo concept e appendice dello storico “’a figlia d’ ‘o marenaro”.

L’Innovative nasce quattro anni fa dall’idea di Giuseppe Scicchitano, terza generazione di una famiglia di ristoratori, in quanto figlio di Nunzio Scicchitano e Assunta Pacifico, che dal 1943 sono famosi in città per la loro iconica zuppa di cozze, e non solo.

Per accedervi siamo dovuti entrare dal loro ristorante e salire al primo piano dove subito siamo rapiti da uno splendido Cocktail Bar che fa da sfondo ad un ricco ed elegante banco frigo del pescato; ci addentriamo in una serie di eleganti ambienti dove potersi accomodare per gustare l’evoluzione gastronomica di questa storica famiglia napoletana, in chiave moderna e gourmet, ad opera dello chef Sergio Scuotto.

Abbiamo parlato di serata enogastronomica, ed infatti ad accoglierci, oltre al padrone di casa, c’è Nicola Frasson della Gambero Rosso (esperto Degustatore e Redattore dei Vini) che ci presenta Gianfranco Zanon (Direttore Tecnico della Valdo Spumanti e Vice Presidente del Consorzio) e Matteo D’Agostino (Responsabile del Marketing Strategico della Valdo) venuti a parlarci della famiglia Bolla, titolare della Valdo Spumanti dal 1938 e anch’essa, come per gli Scicchitano, alla terza generazione di un marchio storico legato indissolubilmente al territorio di appartenenza, Valdobbiadene, del quale ha saputo diffondere in Italia e nel mondo, la cultura del Prosecco, cercando di portare nei calici, a loro dire, delle bollicine facili da bere ma mai banali – easy to drink.

Il percorso enogastronomico comprende anche due vini della Magredi, cantina del Friuli-Venezia Giulia che da sempre produce vini a Denominazione di Origine Controllata “Friuli Grave” a Domanins in provincia di Pordenone. Anche la Magredi, da sempre legata al nome di una famiglia storica del territorio, la Tombacco, da quest’anno è stata acquisita dalla famigliaBolla.

Gianfranco Zenon prende la parola per precisare che questa serata di” Food&Wine Experience” si intende per il Vino in Tavola. Vini contemporanei e mai scontati presentati volta per volta negli abbinamenti con le ricette di casa Scicchitano

Si inizia con dallantipasto: il gambero pop, un gambero fritto con effetto crunch dovuto al tipo di panatura, posato su una grossa chips di polpo e riso acquerello, il tutto guarnito con gocce di maionese; una piacevole combinazione, che con la grassezza e la tendenza acida della maionese si esalta e trova il perfetto equilibrio con il sorso di una prima bollicina delle Grave del Friuli de “I Magredimetodo charmat brut millesimato 2023 da ribolla gialla, dai profumi delicati di fiori e agrumi, freschissimo in bocca, lascia una scia piacevolmente aromatica. Risulterà il miglior abbinamento della serata.

Si passa ai primi piatti: risotto con crema di zucca e zenzero a donare uno sprint alla spiccata tendenza dolce dell’ortaggio, guarnito con cubetti di taleggio e scampi scottati. Ottima la cottura e la mantecatura e del risotto, gradevole l’abbinamento con un DOC Friuli Grave Sauvignon 2023I Magredi”, non spinto sul varietale vegetale, ma più fruttato ed erbaceo. Sorso piacevolmente fresco e sapido, sottile e nervoso a contrastare la dolcezza e la grassezza del piatto.

Seguono gli ziti alla lardiata di mare (con lardo di colonnata); un sugo colorato dal pomodoro San Marzano e arricchito di vongole e tartufi di mare, straccetti di calamari, tentacoli di polpi e gamberi. Interessante. Buono anche questo abbinamento con un DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco spumante metodo charmat extra brut millesimato 2022 “Rive di San Pietro di Barbozza” della Valdo. Un 100% di uve glera provenienti delle pendici delle ripide colline che caratterizzano il territorio di quelle che non sono altro che le UGA di Conegliano, le “Rive”. Bollicina suntuosa e dal perlage fine, e a detta di Gianfranco, un dosaggio zero più che un extra brut. Al naso frutta matura a cui non manca una parte agrumata di mandarino; nitido e preciso in bocca, sostenuto da una piacevole scia sapida che chiude il sorso e crea un buon legame sia con la tendenza dolce del piatto che con la tendenza acida del pomodoro.

Il primo dei secondi piatti: focaccina farcita con crudo di tonno e mozzarella di bufala campana, arricchita con maionese al lime ed erbe spontanee. Ottimo il gioco tra morbidezza e fragranza della focaccia che esalta il boccone. Riuscito in parte l’abbinamento con un DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco spumante metodo charmat brut millesimato 2022 “Cuvée del Fondatore”. Uno charmat lungo ottenuto dal 90% di Glera e un 10% di Chardonnay. Si distingue la lavorazione per un passaggio di circa sei mesi in barrique di primo e secondo passaggio della base chardonnay. Uno spumante che al naso ci sussurra il passaggio in legno con profumi di frutta matura, spezie sia di vaniglia che di pepe bianco, miele e nocciola; un sorso equilibrato con ritorni di frutta e spezie.

Infine il trancio di spigola con contorno di ortaggi nella loro essenza, il tutto su un fondo di vellutata di patate. Il più difficile degli abbinamenti finora provati, con un DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco metodo classico brut millesimato 2020 “Vigna Pradase”. Metodo classico sboccato a giugno 2023 e ad oggi con già oltre un anno in bottiglia ottenuto da 85% Gglera e un saldo del 15% di uve autoctone quali Bianchetta, Verdisio e Perera, che fino al 1800 erano le uve più coltivate a Valdobbiadene. Profumi floreali di ginestra e acacia, un agrume pompelmo rosa; fresco e di buona struttura.

Si chiude con il fiore all’occhiello storico del territorio di Valdobbiadene, la DOCG Conegliano Valdobbiadene Superiore di Cartizze metodo charmat Dry “Cuvéè Viaviana Valdo” in versione classica che, a dispetto del dosaggio riportato in etichetta, è più morbida che vellutata. Un misto di sensazioni fruttate sia al naso che in bocca da abbinare al dessert: soffi di millefoglie con crema diplomatica e di frutti di bosco rossi e neri, su di una colatura di cioccolato bianco dorato.

All’Osteria Pratellino i vini di Agricola Tamburini

Il giornalista enogastronomico Milko Chilleri di RossoRubino.tv, organizza con Francesco Carzoli, titolare dell’Osteria Pratellino, nel capoluogo toscano una serie di incontri enogastronomici, nel format “A tavola con il Produttore”. Un viaggio attraverso le principali zone vitivinicole della Toscana per valorizzare la ricca cultura enogastronomica del nostro Paese. Ogni serata è dedicata ad un produttore proveniente da uno degli otto areali. La location scelta è l’Osteria Pratellino. Per ogni cena vi è un menù dedicato ai prodotti di quell’area con abbinamento vini dell’azienda ospite. Il 31 ottobre è stata dedicata alla Val d’Elsa con Agricola Tamburini, con gli interventi di Emanuela Tamburini,  Michele Jerman e Francesco Carzoli.

Agricola Tamburini si trova a Gambassi Terme (Fi) nel cuore della Val d’Elsa e del Chianti. La Tenuta si estende su una superficie di 50 ettari di terreno, di cui 30 sono vitati e posti ad altimetrie che raggiungono i 250 metri s.l.m. Le varietà allevate sono: Sangiovese, Colorino, Canaiolo, Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e a bacca bianca: Trebbiano e Malvasia Toscana. La coltivazione della vite segue i dettami dell’agricoltura biologica. Tamburini produce vino ed olio extravergine d’oliva da ben 5 generazioni.Tutto ebbe inizio nel lontano 1890, anno di fondazione della Tenuta.

Dal 2002 al timone dell’azienda c’è Emanuela Tamburini, esperta e dinamica enologa, a rappresentare la più giovane generazione di Tamburini ed il marito Michele Jerman, figlio di Silvio che ha  fortemente contribuito al cambiamento del vino friulano. Michele è cresciuto in una considerevole realtà vinicola.  Sono una coppia molto unita, assieme,  sperimentano senza lasciare nulla al caso e con la loro esperienza maturata negli anni  danno origine a vini di eccellente qualità.

Osteria Pratellino si trova invece a Firenze, zona Campo di Marte. Un ambiente informale che propone piatti stagionali e territoriali con materie prime di elevata qualità. Aperto sia a pranzo sia a cena con un’ampia scelta di piatti per ogni tipo di palato e con una carta vini composta da oltre 150 etichette di ogni tipologia, regionali e non. Il titolare è Francesco Carzoli e  la cucina è affidata allo Chef Matteo Caccavo.

TJ Toscana Rosato Igt 2023  – Sangiovese 100% – L’acronimo T sta per Tamburini e J per Jerman. Un vino dedicato alla figlia Mariadele. Rosa tenue, emana note di viola, fragola, albicocca e mandarino, il sorso è vibrante e avvolgente.  Abbinato con Gota cotta su crostone all’olio Evo.

Il Massiccio Sangiovese Igt 2018 – Sangiovese 85% e Merlot 15% – Affinamento in vasche di cemento – Rosso rubino intenso,  sprigiona sentori di frutti di bosco, ciliegia, prugna e eucalipto, attacco tannico vellutato, fresco e sapido con chiusura lunga. Abbinato con Polpette di trippa con salsa di pomodoro.

Mike Limited Edition Toscana Igt 2020 – Sangiovese 100% da singolo vigneto – Rosso rubino trasparente,  al naso sviluppa sentori di prugna,  mora, ribes e spezie dolci,  la freschezza stimola il sorso,  elegante,  armonioso e duraturo. Abbinato con Maltagliati al ragù bianco di coniglio. 

Douscana Limited Edition – Sangiovese 50%, coltivato e vinificato in Toscana e Touriga Nacional 50%, coltivato e vinificato nella Valle del Douro – Rosso rubino intenso,  al naso spiccano note di violetta, amarena,  prugna,  mora e  tabacco accompagnate da nuances mentolate, al palato è pieno ed appagante, avvolgente e persistente. Abbinato con Stracotto di cervo con polenta.

Dulcis in fundo : Bongo (Profiteroles) abbinato con Gin Dry Castelgreve

Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici. Sono i premurosi giardinieri che fanno fiorire la nostra anima. (Marcel Proust)