La ricchezza e la complessità del “Vitigno Salerno”

di Ombretta Ferretto

Si è concluso lo scorso 30 maggio, al Green Resort di Chiusano di San Domenico (AV), l’evento “I vini della dieta mediterranea wine tour: il mese dei vini di Salerno in Campania”.

Un’agenda di cinque incontri, organizzata dal Consorzio Vita Salernum Vites, che ha toccato le province campane durante tutto il mese di maggio, con il preciso intento di valorizzare il patrimonio vitivinicolo della provincia di Salerno.

Quella del Green Resort è stata una serata di riflessioni conclusive: partendo dalla dettagliata presentazione del territorio salernitano, attualmente rappresentato in cinque denominazioni (Castel San Lorenzo DOC, Costa d’Amalfi DOC, Colli di Salerno IGT, Cilento DOC, Paestum IGT), proseguendo con una degustazione alla cieca che aveva lo scopo di evidenziare le diverse tipicità dei vini in base al territorio di produzione.

Alla serata, moderata dalla giornalista Fosca Tortorelli, sono intervenuti i produttori Guido Lenza, delle Aziende Agricole Lenza di Pontecagnano Faiano, e Ciro Macellaro, dell’Azienda Vitivinicola Tenuta Macellaro con sede a Postiglione (SA).

La giornalista Fosca Tortorelli

Il territorio vitivinicolo di Salerno, con un’estensione di quasi cinquemila chilometri quadrati e tremila ettari vitati, si presenta estremamente variegato: a partire dalle scogliere della Costiera Amalfitana fino al Vallo di Diano, passando per il Massiccio degli Alburni e i lunghi litorali tra Paestum e Agropoli, coesistono diversi terroir in grado di dare origine a vini notevolmente differenti, a base non solo dei classici vitigni campani, come Falanghina o Piedirosso, ma anche di molteplici varietà autoctone (basti pensare a Ginestra e Ripoli nella DOC Costa d’Amalfi o all’Aglianicone nella DOC Castel San Lorenzo).

Le attuali cinque denominazioni d’origine non sempre sono in grado di descrivere adeguatamente tale complessità e spesso vanno a sovrapporsi l’una con l’altra creando confusione nella scelta finale da parte del consumatore. Un problema non di poco conto, in un settore dalla qualità media dei vini in forte crescita.

Sono stati serviti otto campioni (tre bianchi, tre rosati, due rossi): scopo della degustazione alla cieca era individuare l’areale di appartenenza di ciascun vino e solo al termine dell’intera degustazione sono state rivelate al pubblico le etichette.  In accompagnamento i raffinati finger food dello chef Gerardo Urciuoli, ispirati a piatti della tradizione campana.

I tre bianchi sono stati oggetto del primo confronto. Si trattava di un IGT Paestum, un IGT Salerno, un DOC Costa d’Amalfi.

Il primo campione è stato individuato senza alcun dubbio come il DOC Costa d’Amalfi: salino in bocca, si distingueva per le note agrumate, di erbette mediterranee, di ginestra. Si trattava di Tredici 2022 – DOC Costa d’Amalfi della cantina Tagliafierro in Tramonti, un blend da uve Pepella e Falanghina.

Declinato su sfumature più dolci di miele d’acacia e cera d’api, morbido al palato, il secondo campione era invece un Colli di Salerno IGT, Falanghina 2021 dell’Azienda Agricola Aita in Eboli.

L’ultimo in degustazione tra i bianchi evidenziava immediatamente un timbro più evoluto e strutturato con sentori di idrocarburi e note agrumate su una scia balsamica di menta piperita. Si trattava di un blend di Fiano e Falanghina, da vigneti fino a duecento metri: Ripaudo 2021 IGT Paestum della Tenuta Macellaro in Postiglione.

Tre bianchi, tre denominazioni situate lungo una direttrice nord-sud che in poco meno di cento chilometri tocca la Costa d’Amalfi, con la sua viticultura eroica, passa per il Parco regionale dei Monti Picentini ed il Monte Raione e arriva all’estremo confine nord del Parco nazionale del Cilento.

Il confronto tra i successivi rosati si è rivelato più interessante per la non immediata riconducibilità dei campioni ai relativi vitigni e areali di produzione. I primi due erano vini frizzanti, lavorati con metodo ancestrale: succose le fragoline di bosco, tra petali di rosa e sentori di maggiorana nel Piedirosso in purezza del Gabry Rosato Frizzante 2022 IGT Colli di Salerno – Aziende Agricole Lenza in Pontecagnano Faiano; sorso più materico e complesso, declinato su frutta matura scura, l’Aglianico in purezza de Il Fric 2021 IGT Paestum di Azienda Agricola Casebianche in Torchiara. Grande bevibilità, infine, per l’ultimo tra i rosati, declinato tra sentori di fiori freschi e lampone: Ronnorà 2022 Paestum IGP di Donna Clara in Licusati.

A concludere la degustazione i due campioni rossi: un Colli di Salerno IGT e un Castel San Lorenzo DOC.

Fiori scuri e frutta rossa fragrante caratterizzavano i sentori nel primo calice, capace di evidenziare al sorso anche note speziate di pepe bianco ed erbe balsamiche. Individuato come un Costa d’Amalfi (a dirla tutta completamente fuori luogo), era invece il Piedirosso 2021 Colli di Salerno IGT, delle Cantine Giuseppe Apicella, che in Tramonti vinifica utilizzando entrambe le denominazioni.

Scuro al naso, con note fumée, di tostature e di mora di rovo, l’Aglianicone in purezza Castel San Lorenzo DOP dell’Azienda Agricola Cardosa di Marco Peduto. Castel San Lorenzo DOP è la denominazione più piccola della Provincia di Salerno, l’unica senza sbocchi sul mare e l’unica che prevede nella sua base ampelografica l’utilizzo dell’Aglianicone, vitigno autoctono recentemente riscoperto anche in altre zone del salernitano.

Al termine della serata non poteva che sorgere la riflessione sull’ampiezza del “Vitigno Salerno”, non solo in termini geografici, ma anche di sfaccettature gusto-olfattive, che trovano la loro radice nella ricca base ampelografica e nell’enorme diversificazione del suo terroir.

Roma DOC: una denominazione degna di una Capitale

di Matteo Paganelli

Il grande cantautore Lando Fiorini in una delle sue celebri canzoni recitava “Faje sentì ch’è quasi primavera”. C’è da dire che dopo le tristi notizie riguardanti il maltempo è molto piacevole passare una bella giornata di piena primavera proprio in Capitale, e qual miglior modo per farlo se non partecipando a uno dei press tour del progetto “Roma ha un cuore DiVino”.

Il progetto è nato dall’idea del Consorzio di Tutela Vini Roma DOC, soprattutto grazie alla volontà del suo presidente Tullio Galassini, e all’organizzazione meticolosa delle agenzie MG Logos di Maria Grazia D’Agata e Stefano Carboni e Gheusis di Silvia Baratta.

Da sinistra l’autore di 20Italie Matteo Paganelli e Tullio Galassini presidente Consorzio di Tutela Vini Roma Doc

La giornata di oggi, Tour Marino, prende il nome proprio da uno dei comuni su cui la denominazione insiste. Siamo esattamente a sud-est rispetto alla capitale, sui Colli Albani nell’area dei Castelli Romani, in una specie di morsa fra il vulcano Albano (uno dei due vulcani di Roma, entrambi ancora attivi ma dormienti), i laghi Albano e Di Nemi e il mare.

Il tour parte dalla cantina Gotto D’Oro, situata nel comune di Marino, indubbiamente la realtà più grande di tutta la regione Laziale. Grande non solo per i 1000 ettari vitati e i 7 milioni di bottiglie prodotte annualmente, ma anche a motivo della loro storicità che prende vita nel lontano dopoguerra. È il 1945 quando un gruppo di 41 viticoltori costituisce il consorzio denominato “Cantina Sociale Cooperativa di Marino”. La sede dell’epoca era uno stabilimento dello Stato situato a Ciampino. Dobbiamo aspettare il 1973 per il trasferimento nell’attuale stabilimento di Frattocchie. Il principale motivo di crescita esponenziale della Gotto D’Oro è sicuramente da ricercare nell’intuizione che il vino si potesse anche esportare (inizialmente era distribuito solo nel territorio circostante) e quindi questo rese necessaria la precoce realizzazione di una linea completa di imbottigliamento e di conseguenza, di uno stabilimento che potesse accogliere la crescita di volumi.

Al momento della visita, l’azienda è purtroppo ancora stretta nel cordoglio per la recentissima perdita di Luigi Caporicci, storico presidente della cantina. Siamo quindi ancora più grati dell’ospitalità che ci è stata mostrata. Veniamo accolti da Marco Zanibellato, tecnico responsabile di laboratorio, il quale ci accompagna lungo tutte le fasi del processo. Processo che inizia dalla ricezione delle uve in grandi vasche di conferimento. Uve che nonostante vengano prodotte da soci conferitori, sono oggetto di analisi specifiche e approfondite prima di essere processate. La visita prosegue visionando le presse soffici pneumatiche e le vasche di affinamento divise fra inox e cemento che condividono una capienza totale di ben 400.000 ettolitri. La linea di imbottigliamento e confezionamento è un serpentone molto tecnologico dove abbiamo avuto la possibilità di vedere dal vivo una cadenza di ben 7.700 bottiglie/ora.

L’eterna lotta “quantità vs qualità” trova una risposta chiara nel 2016, anno di nascita di Vinea Domini, nuova linea che rappresenta l’emblema della qualità Gotto D’Oro. L’idea nasce in realtà anni prima, nel 2004, quando l’azienda, spinta dalla curva positiva delle vendite, si chiese se non fosse il caso di investire anche in un prodotto di nicchia. Vengono quindi impiantati nuovi vigneti che sono quelli utilizzati tuttora per la produzione di questa linea premium. Etichette che possono vantare della denominazione Roma DOC, ad avvalorare il concetto di qualità. Le produzioni si assestano sulle 25.000 bottiglie per i Roma DOC Bianco e Roma DOC Rosso mentre sono in media 6.000 le bottiglie che escono in Roma DOC con la specificazione del monovitigno.

Fra i vari vini in degustazione, a colpire particolarmente è il Roma DOC Malvasia Puntinata Vinea Domini 2022. Di colore giallo verdolino con spiccati riflessi dorati, l’aspetto suscita già interesse. Scorre bene nel calice e quando avvicinato al naso dona spiccate note di erbe officinali unite a ginepro, cipresso e menta piperita. Il frutto arriva poco dopo in aromi di pesca bianca ed albicocca. A colpire è un equilibrio già centrato, merito di una freschezza presente ma non esuberante e un calore contenuto. La persistenza lunga sancisce definitivamente la qualità del prodotto.

La mattinata prosegue veloce e ci spostiamo di pochi km più a nord, precisamente a Frascati, per la visita a Cantine San Marco. L’azienda prende il nome dal colle su cui sorgeva inizialmente; dobbiamo infatti fare un bel balzo indietro per conoscere la sua storia. È il 1972 quando Umberto Notarnicola e Bruno Violo intraprendono la sfida per riuscire a promuovere il Frascati, vino d’eccellenza della zona, nel mondo. Se pensiamo solamente a quanto sia diffuso oggi il nome Frascati, soprattutto nel panorama oltreoceano, possiamo affermare che ci sono riusciti. Una loro bottiglia appare pure nella scena di un film, “Il talento di Mr. Ripley” (Paramount Pictures, 1999).

Oggi l’azienda è pilotata dai figli di Umberto e Bruno, Danilo e Pietro, che si dividono equamente i compiti manageriali. È proprio Pietro a guidarci in visita nel loro stabilimento atto a produrre ben 3 milioni di bottiglie/anno. Anche in questo caso il processo inizia con il ricevimento delle uve. A chi storce il naso supponendo che in questi casi non si abbia controllo di ciò che avvenga in vigna, mi preme sottolineare che i soci conferitori sono in realtà piccolissimi proprietari che in media possiedono appena 1 ettaro ciascuno. Questo si traduce nella possibilità di poter contare su un’attenzione meticolosa nella cura dei vigneti sommata al grosso vantaggio di un supporto agronomico/enologico centralizzato in San Marco.

Pietro ci fa notare che l’export occupa un buon 50% della loro produzione, e che nonostante i loro flussi siano impostati con la metodologia just-in-time (in perfetto stile Lean Production), i tempi legati all’esportazione dilatino al punto che si deve aspettare fino a 4 mesi dopo la spedizione per poter vedere quella bottiglia stappata sul tavolo di qualche cliente Americano, Cinese o Indiano. Questo non è affatto banale se si pensa al lavoro che si cela dietro al garantire un’aromaticità longeva, ottenuta grazie a criomacerazioni mirate. Le Malvasie Laziali, a dispetto del nome, non sono vitigni aromatici bensì neutri. La versatilità delle ben 25 referenze, oltre a dare la possibilità di poter provvedere prodotti per il mondo Ho.Re.Ca. che si potessero distinguere da quelli destinati alla GDO, ha permesso di poter dedicare una linea alla denominazione Roma DOC.

La giornata termina con la visita a Cantina Gaffino, ubicata più a sud, ad Ardea, esattamente a metà fra Castel Gandolfo e il mare (che dista in linea d’aria appena 18 km). Ciò che più colpisce appena arrivati sono i vigneti: puliti e ordinati, oserei dire “pettinati”, con una ricercatezza sulla perfetta ramificazione di ogni singola pianta e un’omogeneità priva di fallanze. Ad accoglierci calorosamente è Gabriele Gaffino, titolare dell’azienda. Gabriele ci parla di come suo nonno, Lucchese di origine ed ex giocatore in borsa, trasferitosi a Roma ebbe l’intuizione di acquistare nel 1961 il podere sul quale oggi sorge l’azienda, che ad oggi può vantare la certificazione biologica sui 28 ettari vitati. Dobbiamo però aspettare il 2014 per vedere l’intera produzione dalla vite alla bottiglia (prima le uve venivano conferite a una cantina sociale), anno in cui fu proprio Gabriele a impostare il suo personale stile vinicolo. Dobbiamo dire che la scelta ha dato i suoi frutti: dalla prima vendemmia del 2015 ad oggi, infatti, la produzione ha raggiunto le 75.000 bottiglie/anno.

Anche Gabriele ha scelto di uscire con alcune delle sue etichette all’interno della denominazione Roma DOC. Addirittura abbiamo avuto il privilegio di poter degustare una piccola verticale del loro Roma DOC Rosso, nelle annate 2018-2019-2020. Il confronto è un puro lettore dell’annata dato che lo stile è rimasto sempre il medesimo: Montepulciano e Sangiovese in blend rispettivamente al 60%-40%, rimontaggi durante tutta la fase di fermentazione e macerazione sulle bucce, poi successiva pressatura soffice e riposo delle masse per metà in acciaio e metà in legno piccolo. Affinamento in bottiglia per lo stesso tempo passato in inox/barrique. L’annata 2020, quella attualmente in commercio, è probabilmente quella di maggior interesse. Discreta trasparenza che aiuta a notare i riflessi purpurei all’interno di un rosso rubino molto intenso. Un naso che chiama immediatamente sentori di arancia sanguinella in succo, erbe aromatiche fresche come la salvia e una speziatura di pepe nero e chiodi di garofano. Al palato l’acidità è la componente principale ma gradevolmente non invadente, con un tannino percettibile e un alcol perfettamente integrato. Sapidità che invita al sorso e sposta ancora di più il vino sulle durezze, ma che si fa apprezzare proprio per questo motivo.

A conclusione della giornata ho constatato come i produttori di questa zona abbiano fermamente creduto al progetto Roma DOC, nonostante in ognuna di queste zone esistessero già altre denominazioni. Un motivo è da ricercare forse nel fatto che la nuova denominazione abbracci anche vitigni a bacca rossa, in modo da includere in un disciplinare, sinonimo di controllo e garanzia, vini che diversamente potrebbero uscire solo nella più generica Lazio IGT. Ma, probabilmente, il motivo principale è insito proprio nel nome: Roma. Con la sua potenza al semplice pronunciare quelle due sillabe, l’importanza e la responsabilità che riveste l’affacciarsi al mondo circostante come a dire “ci siamo anche noi, non siamo solo la capitale d’Italia ma siamo un popolo con una storia vitivinicola che vogliamo farvi conoscere”. E il Consorzio, devo ammettere che ci stia riuscendo bene.

Cilento Tastes 2023: i video di 20Italie

di Luca Matarazzo

Cosa significa Cilento nell’immaginario collettivo? Quanto ha importanza comunicare un vero e proprio brand istituzionalizzato, che parte da uno stile di vita ed arriva rapido verso le eccellenze turistiche ed enogastronomiche di quest’angolo meraviglioso della nostra Penisola? Lo abbiamo raccontato, per i lettori di 20Italie, durante la prima edizione di Cilento Tastes, svoltasi dal 22 al 25 aprile 2023 negli spazi del NEXT – ex Tabacchificio SAIM a Cafasso Borgo Nuovo (SA).

Tanti i protagonisti giunti a presentare al pubblico le proprie virtù, nei settori più importanti del made in Italy. Perché Cilento non è solo il legame naturale con la Dieta Mediterranea di Ancel Keys, quanto piuttosto un vero e proprio moto dell’animo umano: la ricerca della felicità e del piacere sensoriale, persi tra scorci di paesaggi, prelibatezze culinarie, formaggi, panificazioni, vini ed Olio Extravergine di Oliva dai colori e sapori unici. E poi tanta accoglienza tipica mediterranea, con quel pizzico di essere campani in un lembo di terra ai confini della provincia di Salerno.

Il profumo del mare e i borghi antichi arroccati sulla cima di colline cosparse di ulivi e piante officinali, sono solo una piccola parte del bagaglio che il turista porta con sé al rientro da un soggiorno all’insegna del benessere psicofisico. A introdurci nel clou dell’evento le parole entusiaste di Giovanna Voria – agriturismo Corbella – madrina di Cilento Tastes, cui seguono quelle di Michele Siniscalchi Montereale dell’omonima azienda olearia, in qualità di assaggiatore di Olio Extravergine di Oliva e Maria Sarnataro, Delegata Ais Cilento e Vallo di Diano, che vive e conosce palmo a palmo il territorio da agronoma esperta.

Dopo aver rotto il ghiaccio con le impressioni positive di alcuni professionisti del settore, non resta che entrare nel vivo della manifestazione, iniziando da Giuseppe Coletti di Authentico, ideatore di una start-up ormai consolidata a livello nazionale che certifica l’origine degli ingredienti, con la tecnologia blockchain in collaborazione con PR Salute. Non si tratta del classico QR Code utile per individuare l’ultimo segmento della filiera, quanto piuttosto dell’evidenza di un intero percorso del prodotto, prima ancora di essere raccolto e lavorato.

Michele Cerrato del Caseificio Il Granato ci parla della sua azienda produttrice di mozzarelle e formaggi da Latte di Bufala dai propri allevamenti. Un’altra eccellenza fondamentale per il territorio, preceduta dalla fama a livello mondiale per una lavorazione che si perde nella notte dei tempi.

Alice Miele interviene per Storie di Pane al posto del titolare Paolo De Simone. Storie di Pane, promuove la Dieta Mediterranea grazie a una selezione di farine e altre componenti a Km zero. Qualità, innovazione e straordinaria capacità di comprendere e anticipare i trend del mercato, sin dal primo punto vendita a Vallo della Lucania aperto nel 2011,che prosegue nei locali di Capaccio Scalo in un viaggio da “cilentani doc”.

Carlo Polito general manager di Polito Viticoltori si emoziona nel rammentare gli sforzi iniziali dei primi anni 2000, dovuti al reimpianto dei vigneti esistenti dagli anni ’60 e l’inizio di un percorso vincente con veri e propri Cru da varietà storiche come Fiano ed Aglianico. Terreni di matrice argillosa, con esposizioni che godono delle frescure marine, consentendo maturazioni ottimali anche nelle estati torride e siccitose delle ultime stagioni. Vini dalla grande longevità, ma dotati al contempo di un piacere di beva immediato.

Che dire, infine, di Pietro Parisi il “Cuoco Contadino” della Locanda Pancrazio a Palazzo Gentilcore, entrambe di proprietà di Chiara Fontana e Giovanni Riccardi e della capacità di valorizzare ingredienti a volte dimenticati o sottovalutati sulle tavole dei consumatori. Una location incantevole grazie al tocco elegante di Chiara nella ristrutturazione delle camere e negli arredi delle sale e il bon ton di Giovanni, sempre alla ricerca della rarità tradizionale gastronomica, esaltata nei piatti di chef Parisi. A breve avverrà l’inaugurazione dell’ultimo progetto concretizzato: la terrazza sul roof top di Palazzo Gentilcore, che guarda dritta alle spiagge bianche di San Marco di Castellabate, fino a perdersi nell’immensità dell’orizzonte.

Tutto questo è Cilento!

I tesori della Tuscia

di Alberto Chiarenza

La Tuscia è un territorio che nasconde molti tesori culturali ed enogastronomici. Tuttavia, se si vuole davvero scoprire e vivere questa regione in modo completo, c’è solo un uomo che ha una conoscenza approfondita del settore: il giornalista Carlo Zucchetti, dal suo inconfondibile cappello e dall’inesauribile esperienza sui piccoli tesori nascosti d’Italia.

Zucchetti è un grande conoscitore della Tuscia e ha guidato molte persone alla scoperta delle gioie culturali ed enogastronomiche, con una particolare attenzione ad un progetto sociale di assistenza e inclusione per ragazzi con disabilità, disagio psichico e dipendenze varie.

Un progetto portato avanti dalla Cooperativa Alicenova Sinergie Solidali, che si occupa di recuperare giovani ragazzi fragili con lo scopo di favorire il loro inserimento lavorativo e sociale.

La Cooperativa rientra in una vasta zona di competenza che va da Tarquinia, Viterbo, Montefiascone a Acquapendente, fino ad arrivare poi a Tuscania e Montalto di Castro. La loro mission sociale tocca molte località che coprono una vasta area nella Tuscia Viterbese.

La città di Viterbo è la prima tappa di questo percorso in cui ho potuto ammirarne le bellezze grazie alla guida turistica Alessandra Petra che ha narrato la storia dagli etruschi ad oggi passando per i Papi che si sono stabiliti qui per 25 anni, tanto che Viterbo si è guadagnata il soprannome di “città dei Papi”.

FATTORIA DI ALICE

Qui si trova Fattoria di Alice, dove ci accoglie Elisa Calanca, educatrice della Cooperativa e responsabile di S’Osteria38. Il progetto della Cooperativa Alice Nova Sinergie Solidali, si occupa di riabilitazione, inclusione e inserimento nel mondo del lavoro, con lo scopo di rendere un servizio alla persona, con una assistenza socio-riabilitativa, educativa e inclusiva. 

Elisa ci illustra il progetto di agricoltura sociale articolato su tre fattorie e un ristorante albergo, appunto S’Osteria38. Oltre ad Elisa, ci accoglie anche Emily Aversa che oltre ad essere una educatrice è anche la referente della Fattoria.

Fattoria di Alice possiede anche un laboratorio di trasformazione dove vengono lavorati i prodotti dei campi. In questo modo è nata l’idea di connotarsi come cooperativa di tipo B, per produzione e lavorazione. La Fattoria è un luogo meraviglioso pensato dal padre fondatore Vito Ferrante, artista e persona di profonda cultura, che ha dedicato la sua vita ad aiutare i ragazzi in difficoltà. Una sorta di oasi magica, in cui chi entra esce arricchito nel cuore e nell’anima.

I ragazzi partecipano attivamente alla coltivazione, all’allevamento di piccoli animali da fattoria e al mantenimento di tutta la struttura, sentendosi integrati e partecipi di un progetto che li coinvolge in attività atte a sviluppare le loro capacità cognitive. 

PICCOLA FORMAGGERIA ARTIGIANA

Oltre alla fattoria c’è la Piccola Formaggeria Artigiana, un caseificio nato dalla creatività e professionalità di un giovane produttore di formaggio, Marco Borgognoni. Lavora latte di ovino e caprino con assoluta maestria e con tecniche innovative fornendo formaggi di grande qualità, oltre ai fior di latte ottenuti con latte vaccino. Sapori unici e incredibili!

S’OSTERIA38 

Dopo aver sentito parlare così tanto di S’Osteria38, arrivo a Acquapendente grazie a Emily Aversa che ci accompagna nel tour. S’Osteria38 deve il suo nome perché era la 38ª sosta sulla Via Francigena, via che ha visto per secoli passare di qui i tanti pellegrini che percorrevano il famoso cammino per Roma e poi per la Terra Santa. 

Nasce quattro anni fa come albergo, ristorante e punto vendita in cui i ragazzi iniziano un percorso formativo in cucina, gestione della sala e dell’albergo. Queste attività aiutano a riabilitare persone con varie problematiche sociali grazie alle attività il cui scopo è l’inclusione e soprattutto generare un livello di competenze che possa consentire ai ragazzi di avere una professionalità e quindi un posto di lavoro.

La visita di Acquapendente mi ha portato a conoscere, sempre grazie a Alessandra Petra, il centro storico e i murales dipinti sugli edifici in occasione dell’anniversario della Via Francigena in cui famosi Street Artist provenienti da molte nazioni si sono cimentati dando un volto nuovo a case antiche.

FATTORIA ORTOSTORTO 

A Montalto di Castro si trova Fattoria Ortostorto, dalla connotazione agricola e turistica. Anche qui viene svolto un grande lavoro di riabilitazione e inclusione grazie al lavoro degli educatori che, insieme ai ragazzi, portano avanti con eccellenti risultati, l’attività di ospitalità e di produzione di prodotti agricoli, ortaggi e allevamento di animali da fattoria, che vengono poi lavorati nel laboratorio di trasformazione della Fattoria di Alice a Viterbo.

Da Montalto di Castro, non si poteva non andare a visitare il sito archeologico e naturalistico di Vulci. Una passeggiata tra le rovine Etrusche che portano il visitatore nel ‘500 A.C. quando la civiltà era fiorente e ricca. Uno sguardo sul passato di questa terra meravigliosa e ancora poco conosciuta, ma che merita di essere vista.

Poi c’è Nepi, un bene confiscato alla mafia, dove è in fase di avviamento un’attività cinofila ludico-ricreativa, riabilitativa e sportiva. In conclusione la Cooperativa Alicenova Sinergie Solidali è composta da circa 560 dipendenti tra contratti e partite iva e circa 190 soci.

Tra le attività connesse con il Programma Alice, ci sono altre tre importanti realtà produttive della Tuscia che meritano una menzione a parte per la loro rilevanza. Chiudiamo la nostra visita proprio con le immagini di quest’ultime:

La Cantina Muscari Tomajoli a Tarquinia

L’Allevamento di mucche maremmane Mariotti a Vulci

La Fattoria Sensi a Tuscania

Sardegna: Mamojàda Vives 2023

Comunicato Stampa

I viticoltori e i produttori dell’Associazione Mamojà, Sabato 29 e Domenica 30 Aprile 2023, organizzano la quarta edizione di Mamojàda Vives, l’evento dedicato ai vini, alle persone e al territorio di Mamoiada, una manifestazione che vedrà la partecipazione di ospiti illustri del mondo del vino che degusteranno i vini di 22 Cantine di Mamoiada. Alla degustazione dei vini seguirà un momento di confronto con i giornalisti e gli operatori di settore, un simposio su passato, presente e futuro.

Descrizione dell’evento

Mamojàda Vives nasce nel 2020 con l’obiettivo di promuovere e tutelare lo sviluppo del territorio attraverso il vino, nel rispetto dell’ambiente e delle persone, con degustazioni riservate alla stampa di settore aperte agli operatori e al pubblico di appassionati, convegni tematici, visite ai vigneti e al territorio, momenti ricreativi con i produttori e con la Comunità di Mamoiada.
Quest’anno, in particolare, durante le due giornate il tema ricorrente sarà il vino e la comunità territoriale. Le comunità rurali vanno scomparendo, l’uomo perde il contatto con la terra e le interdipendenze virtuose con il suo frutto qual’è il vino.

L’Associazione Mamojà dal 2015 lavora per valorizzare, promuovere e tutelare i vini e il territorio di Mamoiada, vuole inoltre preservare la comunità territoriale, composta da famiglie e produttori, che vive il paese: il vino di Mamoiada pensiamo possa conservare il suo carattere fortemente territoriale solo se immerso nel contesto della comunità.

Mamoiada, con oltre 33 Cantine, esempio di un modello di viticoltura sostenibile per vini dal carattere fortemente territoriale,è prima di tutto una comunità viva di persone e giovani che abitano e scommettono sul proprio futuro nel territorio. Un paese posto al centro Sardegna in controtendenza con lo spopolamento odierno, che sempre più si fa strada quale territorio vitivinicolo di elezione e realtà rara nel panorama vitivinicolo mondiale. Dal 2015 l’Associazione Mamojà, con i suoi 70 soci viticoltori, promuove un modello socio-economico-vitivinicolo sostenibile: incentiva la creazione di nuove aziende nel territorio, valorizza le eccellenze enogastronomiche locali, sostiene un programma di turismo destagionalizzato, la tutela dell’ambiente e degli aspetti rurali, promuove la cultura e le tradizioni e le relazioni sociali.

PROGRAMMA DELL’EVENTO

MAMOJÀDA VIVES 2023
Sabato 29 e Domenica 30 Aprile

PROGRAMMA

SABATO 29
9.00-13.00 Manifestazione su invito
Degustazione dei vini Mamojà con la stampa di settore.
18.00-20.00 Evento gratuito e aperto al pubblico
Simposio su passato, presente e futuro del territorio.
Cinzia Scaffidi “Comunità territoriale e vino; le interdipendenze virtuose”,
A seguire: Giovanni Vagnoni “IL Bordo’ Marchigiano, testimonianze da un un altro territorio”

DOMENICA 30 Aprile
9.00-13.00 Degustazioni aperte al pubblico con acquisto del calice.
“Un solo territorio, Due, tre, forse più…stili a confronto”
Degustazioni al banchetto dei vini Mamojà.

L’intero programma si svolgerà presso i locali della Cantina Giuseppe Sedilesu, Via Vittorio Emanuele II, 64 Mamoiada (NU). Progetto organizzato e finanziato dai produttori dell’Associazione Mamoja.

CONTATTI
ac.mamojà@gmail.com
www.mamoja.it
Social Face/Instagram @mamojavini

“Trentodoc in Città”: a Napoli le bollicine di montagna guardano il Vesuvio

di Ombretta Ferretto

“Trentodoc in Città” è la manifestazione promossa dal consorzio spumantistico trentino per promuovere le bollicine di montagna in diverse realtà italiane.

Lunedì scorso 17 Aprile è approdata a Napoli, all’Hotel Eurostar Excelsior, con trentadue banchi d’assaggio e due seminari di degustazione guidata. L’evento, realizzato con il supporto di AIS Campania, era prevalentemente rivolto a operatori del settore, che, in una delle sale al piano terra, hanno potuto degustare i prodotti della DOC, scegliendo tra le cento etichette in mescita. Presente con ben tre referenze la cantina che ha scritto la storia del Trento Doc: Ferrari. Così come i colossi della viticoltura trentina Cavit e Nosio, attraverso i loro marchi Trentodoc, Altemasi e Rotari.

Non è stata facile la scelta all’interno di un così vasto assortimento, dove l’unica possibile classifica è quella dettata dal gusto personale. Tra i presenti ai banchi, spiccano Maso Martis Pas Dosé Riserva Bio, per la ricchezza e le mille sfaccettature al naso, e il +4 Rosé Riserva Letrari, per la gustosità del sorso che richiama la gelatina alle fragoline di bosco.

Le due Masterclass, guidate da Valentino Tesi, Miglior Sommelier d’Italia 2020, e Tommaso Luongo, Presidente AIS Campania, hanno raccontato la storia e le caratteristiche principali di questa Denominazione di Origine nata nel 1993 come la prima in Italia totalmente dedicata a un Metodo Classico. L’Istituto Trento Doc, fondato nel 1984 (e dunque prima ancora della stessa denominazione), conta oggi 67 aziende iscritte. Oltre 1154 sono gli ettari vitati certificati, nelle cinque valli intorno al capoluogo Trento: Vallagarina, Valsugana, Valdicembra, Val d’Adige, Valle dei Laghi. Quattro invece le varietà d’uva previste dal disciplinare: Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco e Meunier. Determinati pure gli affinamenti minimi per le diverse categorie: 15 mesi per il Brut, 24 mesi il Millesimato, 36 mesi per la versione Riserva.

Giulio Ferrari fu il primo a intuire, all’inizio del secolo scorso, che l’elemento latitudine, così determinante nella zona dello Champagne, poteva essere sostituito in Trentino da un altro elemento altrettanto caratterizzante, l’altitudine, con risultati altrettanto pregevoli nella produzione di un Metodo Classico. Bollicine di montagna è l’indissolubile slogan legato al nome Trentodoc, perché la caratterizzazione principale di questo spumante è determinata dal territorio montano, da suoli prevalentemente porfirici e calcarei (spesso ricchi di dolomia e roccia rossa del Trentino), che ne determinano profumi sottili ed eleganti e un gusto teso e minerale nell’evoluzione.

Ho partecipato alla seconda degustazione guidata, con sette campioni rappresentanti tutte le aree di produzione. Eccone, in sintesi le mie personali impressioni.

Trentodoc Sarnis Rosé s.a. – Cantina sociale di Avio 65% Pinot Nero – 35% Chardonnay
36 mesi di permanenza minima sui lieviti

Colpisce immediatamente per il suo colore rosa antico. Naso contraddistinto dalla delicatezza dei profumi di cipria, melagrana, fiori secchi, che si completano in bocca con la freschezza delle erbe mediterranee e il finale piacevolmente mordente.

Trentodoc Monsieur Martis – Rosé de noir 2018 Brut Millesimato – Maso Martis
100% Pinot Meunier
48 mesi di permanenza minima sui lieviti

Unico campione da Pinot Meunier in purezza. Bouquet complesso, immediatamente minerale vira poi agrumato su arancia rossa, bonbon al mandarino, acqua di mille fiori, tostature al torroncino.
Bocca avvolgente è perfettamente sostenuta dalla freschezza vivace, in uno dei campioni con un basso residuo zuccherino da dosaggio (5,5 g/l).

Trentodoc Altemasi Pas Dosé – 2017 Millesimato – Altemasi
60% Chardonnay – 40% Pinot nero
60 mesi di permanenza minima sui lieviti

Primo dei Pas Dosé in degustazione, Altemasi Millesimato si presenta di un giallo brillante con nuance ancora giovanili. Scie balsamiche di eucalipto e mentolo, ma la nota agrumata, così tipica del Trentodoc, si fa strada tra pompelmo rosa, cedro e fiori di zagara. Teso in acidità, anche e golosamente coerente al palato con ricordi di canditura.

Trentodoc Blasé – 2016 Millesimato – Revì
75% Chardonnay – 25% Pinot nero
42 mesi di permanenza minima sui lieviti

Giallo brillante per il Millesimato 2016 che, con i suoi 24 mesi di affinamento ulteriori dopo la data di sboccatura, si contraddistingue per le note di evoluzione, proseguendo su sentori di tostature, marzapane e fiori appassiti. Gusto su scie di distillazione e frutta surmatura nella parte retronasale.

Trentodoc Opera Brut – 2014 Millesimato – Opera Valdicembra
100% Chardonnay
60 mesi di permanenza minima sui lieviti

Verve dorata dall’inizio alla fine, esplode su caratteristici sentori di zagara e agrumi, persino pungenti, dove il lime spicca assieme ad una tenue nota di menta nepitella da mixologia moderna. Verticale come una lama, si completa tra essenze rinfrescanti e gusto pieno.

Trentodoc Blauen Extra Brut Blanc de Noirs – 2015 Millesimato – Moser
100% Pinot nero
72 mesi di permanenza minima sui lieviti

Presente anche la casa spumantistica del campione ex ciclista Moser, con l’etichetta che ricorda il suo record dell’ora di 51,151 km. Naso gentile declinato su profumi di mela cotogna, susina acerba, e nuance officinali di felce. Sorso fresco, secco, con una persistenza di note fruttate mature.

Trentodoc Domini Nero Brut – 2016 Millesimato – Abate Nero
100% Pinot Nero
60 mesi di permanenza minima sui lieviti

L’ultimo in degustazione è di nuovo un blanc de noirs, di brillante vivacità. Naso ricco e sfaccettato di erbe di montagna, fiori di campo, mela, susina e note fumé in chiusura. Acidità e sapidità dialogano alla perfezione sulle fragranze presenti in sottofondo.

Ultima curiosità: sul marchio Trentodoc: le due “o” del logo rappresentano in maniera stilizzata il remuage al quale vengono sottoposte le bottiglie di metodo classico in pupitre.

Ad maiora!

I Video di 20Italie: Firenze tra arte e gusto

di Paolo Loffredo

Di recente la Redazione di 20Italie ha partecipato alle Anteprime di Toscana, nel luogo emblema deputato agli incontri decisivi tra politica, scienza, agricoltura e, naturalmente, vino: la Stazione Leopolda a Firenze.

L’occasione è stata doppiamente propizia, per il sottoscritto e per i colleghi Alessia Benincasa, Luca Matarazzo e Roberto Imparato, per scoprire le meraviglie del Chianti Classico e per una visita approfondita alla città considerata la Capitale del Rinascimento.

Firenze è arte, storia, folclore dei suoi abitanti fieri del passato da “granduchi di Toscana”. Per le sue stradine, colme di turisti come non si vedeva da tempo a causa della pandemia, si parla il dialetto progenitore della nostra lingua moderna.

Passare accanto a botteghe artigiane quali le antiche Legatorie di Firenze, le Officine Erboristiche Tradizionali o Zecchi Colori Belle Arti anticipa lo sguardo verso le meraviglie architettoniche di chiese, ponti e musei presenti quasi in ogni angolo di città.

E così la Cattedrale di Santa Maria del Fiore con il maestoso Campanile di Giotto, Ponte Vecchio che ha resistito a terremoti, guerre ed alluvioni. Infine il Museo degli Uffizi e la passeggiata lungo le sponde del fiume Arno, testimone di intere generazioni passate da queste parti.

Non poteva mancare un approfondimento con la cucina tipica di Firenze, anch’essa ricca di tradizioni e ricette dal sapore inconfondibile come il Lampredotto. Siamo andati al Trippaio di San Frediano, che in dialetto significa chi prepara la trippa da offrire ai propri commensali.

Una vera “buticche di’llampredotto” come si direbbe nel vernacolo locale, pietanza da mangiare rigorosamente in un panino caldo. Un piatto considerato per secoli “povero”, ma che vive una seconda gioventù nella valorizzazione di ristoratori attenti alla cultura gastronomica del luogo natio.

Perché una parte di Firenze è nascosta un po’ in ciascuno di noi…

La Sardegna di Vinodabere

40 aziende ed oltre 170 vini
Sabato 21 e domenica 22 gennaio 2023
Hotel Belstay, Via Bogliasco, 27 – Roma

Conoscere la produzione vitivinicola di un’isola affascinante come la Sardegna; girare tra i banchi di assaggio ed apprezzare la varietà enologica che questa terra sa offrire; incontrare di persona gli artigiani del vino e degustare oltre 170 etichette. Tutto questo succederà a Roma a La Sardegna di Vinodabere, alla sua prima edizione, che si terrà sabato 21 e domenica 22 gennaio all’Hotel Belsaty. 

Saranno 40 le cantine sarde selezionate dal team della testata Vinodabere diretta da Maurizio Valeriani profondo conoscitore della produzione locale, che condurrà i visitatori in un viaggio alla scoperta di tante aree diverse tra loro, ovvero Alghero, Gallura, Mamoiada, Mandrolisai, Ogliastra, Orgosolo, Oristanese, Sorso, Sulcis ed il sud della Sardegna. Alcuni di questi stessi territori saranno anche i protagonisti delle masterclass in programma sabato 21 gennaio. Scopo di questa manifestazione, al suo primo anno di vita, è quello di promuovere una viticoltura dove ancora tanto è da scoprire, attraverso l’assaggio di vini prodotti da realtà anche di piccole dimensioni e meno conosciute, oltre che da cantine note in tutto il Mondo.

Tra bollicine, bianchi, rossi e rosati La Sardegna di Vinodabere sarà una esperienza vinosa fatta di mille colori, sfumature ed odori: un tour in una terra  fatta di storia e di tradizioni, con lo sguardo attento e curioso sul futuro.

Programma

Sabato 21 gennaio ore 9:00: Masterclass “Il Carignano del Sulcis ed il piede franco” – condotta da Dario Cappelloni e Maurizio Valeriani.

Sabato 21 gennaio ore 10:30: Masterclass “Mamoiada e la viticoltura di montagna” – condotta da Dario Cappelloni, Antonio Paolini e Maurizio Valeriani. 

Sabato 21 gennaio ore 12: Masterclass “Mandrolisai e la vocazione enoica di un territorio nel cuore della Sardegna” – condotta da Dario Cappelloni e Maurizio Valeriani.

Orari

Sabato 21 gennaio ore dalle 15 alle 16,30

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) e stampa. Ingresso gratuito accreditandosi inviando una mail a vinodabere@gmail.com entro il 19 gennaio 2023.

Sabato 21 gennaio ore dalle 16,30 alle 20,30

Apertura banchi di assaggio per il pubblico Per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) e stampa.

Domenica 22 gennaio ore dalle 10 alle 12,30

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) e stampa. 

Domenica 22 gennaio ore dalle 14 alle 19

Apertura banchi di assaggio per il pubblico. Per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) e stampa ingresso gratuito accreditandosi inviando una mail a vinodabere@gmail.com entro il 19 gennaio 2023.

Biglietti e maggiori info https://www.metooo.it/e/la-sardegna-di-vinodabere

GUIDA BIO 2023: A Salerno l’evento nazionale sui vini biologici italiani

Con oltre 2000 vini degustati e recensiti e 500 aziende è stata presentata la nuova edizione della Guida Bio 2023 a cura di Antonio Stanzione. La città di Salerno ha fatto questa volta da madrina al primo e unico format nel panorama nazionale ad occuparsi esclusivamente di vini derivanti da agricoltura biologica certificata o in conversione, che per la sua quarta edizione si presenta anche in formato cartaceo. Un doppio evento, con la premiazione nella mattina di sabato 14 gennaio a Palazzo Sant’Agostino per l’assegnazione dell’ambita Foglia d’Oro 2023 (il massimo riconoscimento) e, nel pomeriggio, il salone con le etichette più esclusive in assaggio nella straordinaria location della Stazione Marittima Zaha Hadid. La guida traccia un itinerario d’eccellenza che si snoda da Nord a Sud, attraverso tutte le regioni d’Italia, con aperture anche internazionali nel caso dell’Istria. Un volume che viene così a configurarsi come una preziosa mappatura che diventa strumento imprescindibile per tutti gli appassionati e i “winelover”, per orientarsi alla ricerca di prodotti di qualità, garantiti al 100% biologici.

«Guida Bio nasce con l’intento di valorizzare le scelte green ed ecosostenibili del mondo enologico e di altri comparti della produzione agricola – sottolinea Antonio Stanzione, Direttore e ideatore di Guida Bio, curatore sezione Vino – L’agricoltura biologica è una sfida difficile, ma è anche un percorso di responsabilità nella produzione dei beni e nella salvaguardia delle opportunità delle generazioni future, di sostenibilità ambientale e dei processi di lavorazione. Oggi sempre più produttori sono coinvolti in questo mondo, spinti da motivazioni di carattere ambientale, sociale e di tutela del consumatore, attore sempre più attento alla provenienza delle materie prime, alla certificazione d’origine e alla qualità dei procedimenti di trasformazione di queste. Bio è scelta di consapevolezza, etica, lungimiranza, rispetto e qualità».

Credits: https://www.facebook.com/guidaBio.it/

La Guida Bio 2023 permette al lettore di entrare nell’esperienza delle aziende, di penetrare nel loro vissuto, immedesimandosi nel loro mondo fatto di scelte molto coraggiose, di valorizzazione del territorio, di tradizioni legate alla sostenibilità ambientale e alla continua ricerca dell’eccellenza. Il volume è suddiviso in 20 capitoli, uno per ogni regione italiana, eccezion fatta per Friuli Venezia Giulia e Istria che vede vini e aziende provenienti anche dal territorio istriano oltreconfine. Sono state selezionate ed inserite le cantine in ordine alfabetico, con i dati di contatto, una sintetica descrizione aziendale ed una breve degustazione dei vini completa di punteggio e prezzo. I vini menzionati sono stati degustati e recensiti tutti rigorosamente alla cieca dalle varie commissioni regionali. La valutazione prevede un punteggio da 2 a 5 foglie. È stata, inoltre, assegnata la foglia d’oro, una menzione speciale per i vini che si sono distinti per eleganza, qualità e specificità. Un folto pubblico di operatori del settore, semplici appassionati ha partecipato all’intera manifestazione, compresi i banchi di assaggio delle numerose etichette premiate, con la presenza dei produttori e l’ausilio tecnico dei sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier.

Amalfi Lemon Experience

Profumo di limoni e aria di casa: questo è ciò che si respira quando si percorrono i sentieri tracciati dagli alberi dei terreni della famiglia Aceto, la maggiore produttrice di limoni dell’intera Costiera dopo la Seconda Guerra mondiale.

Qui, dove i limoni brillano di un giallo che sembra il sole riflesso, nasce il progetto Amalfi Lemon Experience, un viaggio per entrare in contatto con questa terra (chiamata amorevolmente dal produttore “il giardino”) così unica e incredibilmente fertile, per apprezzarne la storia ultracentenaria e scoprire l’amore e il rispetto che la famiglia Aceto gli riserva.

Un amore che si alimenta quotidianamente di cura ed attenzione nella coltura, di impegno costante nella sostenibilità e di rispetto per la biodiversità che caratterizza il territorio. Qui, nei poderi di Via delle Cartiere ad Amalfi, la coltivazione industriale è bandita. Qui la coltivazione è considerata al pari di un’arte.

Il progetto Amalfi Lemon Experience ha anche lo scopo di sensibilizzare i visitatori su un’esclusività del Made in Italy: lo “Sfusato Amalfitano”, una varietà di limone unica al mondo per qualità e caratteristiche, che va prudentemente preservata. Dai racconti delle guide che accompagnano gli ospiti durante il tour si scopre tutto il suo ciclo di vita, dalla coltivazione alla sua nascita, fino al raccolto.

La famiglia Aceto offre una vasta gamma di esperienze, tour e degustazioni, nel pieno rispetto delle restrizioni vigenti e della sicurezza di tutti gli ospiti, in una cornice paesaggistica mozzafiato. Non resta che lasciarsi trasportare dall’incanto di questa terra.