Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: O Me o il Mare Restaurant

Gragnano (NA), regno della pasta che ne ha condizionato persino lo sviluppo urbanistico con vicoli e viuzze concepite per consentire il passaggio degli zefiri fondamentali per la tecnica dell’essiccatura. Gragnano che ha visto di recente il ritorno di due stelle della ristorazione: chef Luigi Tramontano e la moglie Nicoletta Gargiulo.

Luigi, già stella Michelin in passato in altre strutture della Costiera; Nicoletta espertissima nella gestione della sala e nella selezione vini, miglior sommelier d’Italia per l’Associazione Italiana Sommelier nel lontano 2007. Insieme hanno deciso di sbarcare con un locale in proprio – O Me o il Mare Restaurant – e sbancare i canoni della gastronomia con assoluta competenza, eleganza, rispetto delle materie prime e del cliente al tavolo.

Tre i menù degustazione a disposizione, con eventuali opzioni singole tra le varie componenti: “Essenza” da 105 euro e 6 portate, “Linfa” da 125 euro e 7 portate e “A mano libera” da 9 portate per 150 euro totali, abbinamento vini escluso. Possibile ridurre il numero di proposte su richiesta e previa prenotazione. Abbiamo optato per la giusta via di mezzo con “Linfa”, ricco di tradizione rivisitata in chiave mediterranea.

Convincente l’inizio con i delicati entrée tra i quali: bao al vapore con buttata, maionese di alici e alici o croccante di kuzu a mo’ di impepata di cozze e, infine, bonbon al provolone di Monaco in carrozza.

Il toast di spigola pescata all’amo mantiene croccantezza ed equilibrio, con il corretto mix tra emulsioni e sensazioni tenaci della sfoglia esterna.

Grande classico l’espresso di crostacei con bisque royale al cioccolato, salsa thai, cipollotto e riso fritto, dal retrogusto deciso e piccante, tipico timbro della cucina a chilometro zero di chef Tramontano.

E altrettanto tipica è la mischia francesca (ammesc’ francesca detto in napoletano), ovvero la pasta mischiata in brodo di polpo, colorata e briosa che richiama ai sapori di una volta, com’era la pasta c’a barzanella con pomodoro in più consistenze, seconda pietanza dedicata all’oro giallo di Gragnano, dal finale quasi di umami dovuto alla riduzione del ragù.

La scelta di carne è a base di maialino, razza nobile per la Campania, da cui sono state ricavate tre parti in cotture differenti, unite al fondo di cottura, una rarità ormai nei condimenti anche per la lunga e complessa preparazione, che da O Me o il Mare Restaurant trova sempre spazio.

Finale sul dessert dedicato ad un frutto tipico coltivato in base alla stagionalità. In estate veniva proposta la pesca, adesso è il turno del limone farcito con tortino in accompagnamento.

Non potevamo terminare la visita dimenticando la curiosa origine del nome scelto per il locale, entrato da subito in Guida Ristoranti Gambero Rosso con due forchette e, pochi giorni dopo, premiato con l’ambita una Stella dalla Guida Michelin. Antonio Tramontano, padre di Luigi e cuoco di lungo corso su navi da crociera, quando conobbe il vero amore fu posto di fronte ad una lettera ultimatum della sua diletta, in cui era scritto “devi scegliere o me o il mare”.

La scelta, vedendo i talentuosi figli Luigi, Vincenzo e Angelo Mattia, è stata la cosa migliore che potesse fare.

Il Mont Blank a Eboli: l’occasione per una pausa gastronomica di qualità

Quando Carlo Levi scrisse il suo capolavoro letterario, la strada e la ferrovia abbandonavano la costa salernitana, più o meno all’altezza di Eboli, per addentrarsi negli impervi territori campano-lucani. Eboli, per l’esule antifascista, non fu indice di termine della civiltà piuttosto metafora del colpevole abbandono, della disattenzione e del tradimento sociale del Mezzogiorno d’Italia che aveva causato, sin dall’unità d’Italia, il ritardo di sviluppo che ancora conosciamo.

Oggi il gap è tutt’altro che colmato, eppure lo scrittore torinese, Senatore della Repubblica nel dopoguerra, probabilmente sposterebbe a sud quella linea immaginaria. Magari al centro del Mediterraneo, perché ogni “Sud” ha un suo corrispettivo ancora più australe.

Siamo stati a Eboli, nell’areale della foce Sele, dove abbiamo percepito un confortante dinamismo di piccole imprese (non solo nell’agroalimentare e nella zootecnia), che sfidando la congiuntura sfavorevole ribaltano la visione e i luoghi comuni del passato.

E’ una delle tante microimprese che abbiamo scelto di raccontare, in pillole, per voi appassionati e attenti lettori. E’ la storia dei Marcantuono, famiglia ebolitana da almeno 3 generazioni, dedita all’agricoltura latifondiaria e alla zootecnia. Sarà Liberato Marcantuono, negli anni ‘80, a consolidare una nuova attività di servizio per le aziende agricole, con il sito di vendita e assistenza di tecnologie ed automazioni destinate al settore primario. Nel 1990 acquisisce la concessione esclusiva di vendita del marchio FIAT (oggi New Holland) e negli anni a seguire toccherà ai figli Antonio e Marcello Marcantuono gestire l’intero patrimonio che, solo per la parte di olivicoltura, conta oltre 7000 piedi d’ulivo.

Nel nuovo millennio la famiglia Marcantuono trasformerà una vecchia segheria/falegnameria, adiacente la concessionaria di macchine agricole in località Cornito di Eboli, in uno spazio multitasking di ristorazione, enogastronomia, sapori e convivialità. Il 16 agosto del 2020 apre così i battenti Mont Blank sulle “ceneri” della falegnameria Monte Bianco. Un sapiente e creativo lavoro progettuale realizzato su vari volumi tra loro distinti, ma distribuiti da un centrale concept garden che funge da cerniera tra il lounge cocktail bar, la dirimpettaia winery, la grande area bistrot, il ristorante e ancora la bakery-pastry.

Una formula, racconta Antonio Marcantuono, che coniuga il piacere di soddisfare gusti ed esigenze diversi di variegata clientela con la forte volontà di promuovere e valorizzare il vasto patrimonio agroalimentare della Valle del Sele, Cilento e Vallo di Diano e dell’intera Campania. La metafora che provoca al cronista l’osservazione di questi spazi armonicamente disposti è quella di una orchestra moderna sempre in procinto di esibizioni. A tessere le melodie c’è, sin dalle prime battute, chef Raffaele Della Rocca, coadiuvato per la parte dolce dalla talentuosa Grazia Cembalo.

L’impressione generale che si ricava, soprattutto agli assaggi, è quella di un armonico affiatamento tra tutte le componenti della struttura. Con la solenne promessa di dedicare un’ulteriore carrellata d’assaggi, in compagnia del Direttore di 20Italie Luca Matarazzo, ci congediamo dalla proprietà e dallo staff ulteriormente consapevoli che gli incontri più inattesi sono quelli  totalmente impermeabili all’oblio.

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Osteria Arbustico

Se ci si interroga su quale possa essere la vera anima del Cilento non si può dimenticare il mitologico Giano Bifronte, sia per lo sguardo rivolto tra passato e futuro, sia per la dualità delle componenti oggetto di rielaborazione in cucina: la terra e il mare.

Esiste un Cilento mondano, turistico, dove il pescato regna indiscusso a tavola ed un Cilento dell’entroterra, aspro, selvaggio, ancora poco conosciuto se non agli abitanti di questi luoghi intrisi di storia e bellezza. Anche Cristian Torsiello ha compiuto il suo percorso professionale guardando ad entrambi i lati della gastronomia. Partito da Valva con il fratello Tomas, ha poi proseguito da solista con Osteria Arbustico, una Stella Michelin, nella vivace e “continentale” Capaccio-Paestum, crocevia di popoli e tradizioni.

E proprio di ricette dal tocco sensibile ed elegante, nel rispetto dei canoni del luogo d’origine si parla nei piatti di Cristian. Il garbo di un locale in stile modernista, dove i colori assumono i tratti minimalisti da calma apparente, prima della tempesta d’emozioni regalate dallo staff di Osteria Arbustico. In sala il capo sommelier Salvatore Russo sa accompagnarti nel percorso con idee mai banali, scelte tra le tante proposte della lista vini.

Due i menu degustazione, Entroterra e Tanagro, rispettivamente da 3 e 10 portate e, molto apprezzabile, con un prezzo a misura di portafoglio tra 75 e 110 euro. Possibili le combinazioni e contaminazioni aggiuntive o intercambiabili direttamente alla carta.

Stuzzicanti e marini gli amuse-bouche tra tartellette, fragole, sedano, kombucha di pomodoro, zeppoline con crema di porcini e wafer al pâté di fegatini.

Infinitamente buono il carpaccio di pomodoro con olive, capperi ed una knell di sorbetto al peperoncino verde. La croccantezza viene giocata proprio dalla bassa temperatura del sorbetto, i sapori risultano in perfetto equilibrio.

La crespella di lenticchie con ragù alla genovese, tartare di manzo e midollo rasenta il sublime per la danza perfetta tra sensazioni vegetali e parti salate. Un piatto di grande tecnica applicata alle connotazioni più identitarie della Campania.

Lo spaghetto allo zafferano ha contribuito al recente riconoscimento, da parte della Guida Ristoranti Gambero Rosso, quale migliore proposta di piatti di pasta, sponsor Pastificio dei Campi. Una signature storica di chef Torsiello, ideata partendo da tre brodi differenti per cuocere la pasta. Densità e gusto in un unico quadro delicatissimo.

Le lumachine cotte con miso di pinoli in salsa e l’agnello in tre parti fatto al forno con cenere da carboni vegetali, risulta saporito e gustoso come veniva cucinato dalle massaie del passato.

Finale su meringa di rapa rossa con namelaka al rosmarino e cioccolato bianco su composta di ciliege. Delicato, semplice e avvolgente.

Segue una morbida fetta di torta brioche, da servire a scelta con gelato alla vaniglia, salsa al Marsala o ai mirtilli. Una visita in Cilento val bene il piacere di sedersi comodi ed assaggiare le idee territoriali di Cristian Torsiello e della sua brigata gourmet.

Excellence: l’evento enogastronomico conquista Roma (ma lascia poco spazio al vino)

Roma, capitale della cultura e della storia, è da sempre anche una delle metropoli più vive per quanto riguarda la gastronomia di qualità. La conferma arriva dall’edizione 2024 di Excellence, l’esclusivo evento enogastronomico che ha trasformato l’area VIP dello Stadio Olimpico in una vera e propria celebrazione dei sapori e dei prodotti tipici italiani.

Organizzato sotto la direzione di Pietro Ciccotti, figura di spicco nel panorama culinario romano, Excellence ha offerto una giornata all’insegna del gusto, del savoir-faire e della tradizione gastronomica. Tuttavia, nonostante il successo dell’iniziativa, è emersa una riflessione che ha lasciato qualche perplessità: mentre la ristorazione è stata indiscussa protagonista, il vino è rimasto, purtroppo, in secondo piano.

Appena varcato l’ingresso dell’area VIP, abbiamo notato un pubblico altamente selezionato e competente, composto da appassionati, chef, ristoratori e operatori del settore, tutti con un’unica grande passione in comune: la ricerca della qualità. Tra gli stand, che offrivano una vasta gamma di prodotti tipici italiani, si è potuto gustare un’importante selezione di oli extravergine d’oliva pregiati, dolci artigianali, formaggi stagionati e liquori tradizionali, ma la vera anima dell’evento è stata la ristorazione. Ogni angolo dell’area era pensato per omaggiare la tradizione culinaria italiana, ma anche per proiettare il pubblico nel futuro della gastronomia, con un occhio attento alle nuove tendenze e all’innovazione.

Lo Chef Roy Caceres – una Stella Michelin con il ristorante Orma

La varietà e la qualità dei piatti proposti sono state sorprendenti. Piatti semplici, ma dalle preparazioni articolate, in cui ogni ingrediente veniva esaltato al massimo della sua espressione, grazie alla maestria degli chef presenti. Il pubblico ha potuto assistere a show-cooking in diretta, durante i quali gli chef, con il loro inconfondibile stile, hanno trasformato ingredienti di qualità in autentiche opere d’arte. Non solo spettacolo, ma anche un’opportunità formativa per chi, come molti dei presenti, cerca costantemente nuovi stimoli e idee per arricchire il proprio repertorio gastronomico.

Tuttavia, unica pecca ad un quadro molto interessante, un aspetto dell’evento è rimasto in ombra: il vino. L’Italia, da sempre culla di alcuni dei migliori vitigni del mondo, ha visto una partecipazione vinicola limitata e l’interazione tra produttori e ristoratori che ha faticato a decollare. Le aziende vinicole presenti sono state poche, seppure con etichette di grande pregio.

Mentre gli chef si sfidavano ai fornelli e i produttori di olio, formaggi e salumi raccontavano le storie dei loro prodotti, il vino sembrava quasi un elemento di contorno, privato della centralità che merita in un evento di tale portata. Una maggior interazione tra i vari comparti del mondo enogastronomico avrebbe reso il tutto più completo e coinvolgente.

Nonostante tali perplessità, Excellence si è confermata come un evento di grande rilevanza per la gastronomia romana. La sua capacità di attrarre i migliori talenti culinari, insieme alla qualità dei prodotti presentati, ha fatto sì che l’evento si consolidasse come un appuntamento imprescindibile per chi lavora nel settore.

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Marotta Ristorante

L’anno che verrà può cominciare nel migliore dei modi, magari con una cena gourmet romantica in uno dei tanti Stella Michelin premiati in Campania. Un movimento, quello della gastronomia regionale, in grande fermento, che da quest’anno ha due nuove entrate nella Guida più celebre al mondo. Vi mostreremo 7 ristoranti selezionati per voi, in base all’eleganza degli arredi, alla fantasia delle ricette e della loro presentazione; all’aderenza al territorio con materie prime a chilometro zero, accuratezza nel servizio e nella lista dei vini e, perché no, attenzione al rapporto qualità-prezzo in tempi di austerità e incertezze economiche.

Sostenibilità deve essere il principio guida di qualsiasi impresa, inclusa la difficile attività di ristorazione a tutti i livelli e per tutte le tasche. Non ci si improvvisa chef dimenticando il contatto con il cliente o l’allestimento di una sala accogliente. Non ci si improvvisa neppure direttori, maître e sommelier senza le necessarie competenze ed originalità delle scelte, in accordo inscindibile con la brigata di cucina.

La sala

Solo una macchina perfettamente oliata può garantire l’assidua frequenza e il continuo ricambio degli avventori, ormai consapevoli di cosa sia buono e cosa no. La “fuffa” alla lunga viene smascherata e le cicatrici restano a carico del personale, ultima ruota del carro, ed in chi pensa (sbagliando) che mangiare a casa sia molto meglio che buttare i soldi in un gourmet. Quando si paga un conto, infatti, si dovrebbe pagare per l’esperienza vissuta, quell’emozione curata in ogni aspetto che non ha prezzo, come quei ricordi dolci dell’infanzia su cui non si può fare a meno di indugiare con la mente.

Per arrivare a Castel Campagnano – frazione Squille (CE) – da Marotta Ristorante, ad esempio, la strada tortuosa passante tra boschi e piccoli borghi dell’Alto Casertano vale la pena d’essere percorsa. A pochi passi dal confine beneventano e dal Castello di Limatola, storico monumento attrattivo grazie agli incantevoli mercatini natalizi, Domenico Marotta dimostra visione e coraggio nel valorizzare prodotti a chilometro zero, supportato dall’esperienza di Anna Coppola nel dirigere alla perfezione la sala e nel suggerire il corretto abbinamento cibo-vino con una carta compatta e ricca di “chicche” italiane ed estere.

Gli entrée

Finalmente è arrivato per loro anche l’ambito riconoscimento della Stella Michelin, punto di inizio e non d’arrivo per proseguire nel racconto di un modo diverso di vedere le cose: profondità, concretezza e zero sparate arroganti da gradassi. Tre i menu degustazione ricercati e oculati: da 5, 7 e 9 portate Radici&Innesti. Oltre la normale selezione à la carte. Abbiamo optato per la formula easy da 5 pietanze compreso dessert.

Si comincia dal benvenuto composto da tanti finger appetitosi: cavolo rosso marinato, brodo di fungo cardoncello con cardoncello a fette, tempura di cicoria, verdurine con cimichurri e acciughe, sfoglia con crema al pescato, nuvola di cotenna fritta e lardo.

Il merluzzo

Si prosegue con merluzzo su base di crema di foglie vegetali e coste di biete, delicato e non scontato per la tipologia di pesce utilizzata. Il tuorlo d’uovo con nuvola d’albume da galline allevate in biologico dall’Azienda Agricola La Querciolaia, viene adagiato su di un brodo di rametto d’erbe del Matese. Di queste e altre primizie simili ne avevamo parlato già nell’articolo Matese: un giorno in Alta Campania alla ricerca del nostro “Vecchio West”. L’albume è montato a soufflé ed il rosso cotto confit, forse impegnativo al palato che meritava ulteriore spinta in freschezza.

L’uovo

Sublime il risotto bufalo, con aglio nero e seppia nebulizzata, speck di bufala e acciughe. L’incontro tra carne e pesce amalgamati dal formaggio resta un grande must della cucina locale. Concreta e saporita la pasta pepi con lupini di mare, pecorino e ben 6 tipologie di pepi: pepe di Sichuan, pimento (pepe della Giamaica), cubebe (o pepe di Giava), pepe selvatico del Madagascar e pepe verde in crema. Una versione marinara della cacio e pepe stuzzicante e prettamente aromatica.

Pasta pepi

Si continua con ricciola e ombrellifere all’aneto e cumino di estrema raffinatezza e, successivamente, con agnello Laticauda su cavoli in olio di argan, limone al sale e aglio bruciato. Extra il fondo di cottura piccante del quinto quarto dell’agnello. La natura e la stagione offrono il meglio di sé con 2 piatti di forte impatto e connessione con il territorio.

Agnello Laticauda

Finale con dessert alla spuma di castagne del prete in doppia sfoglia a mo’ di tacos. Servizio gestito alla perfezione sempre sotto l’occhio vigile della maître e sommelier Anna Coppola.

Tacos di castagne del prete

Alle prossime puntate, augurando a tutti voi buona fine e buon principio nella nostra meravigliosa Campania.

Giacomo Garau: inaugurata la nuova sede della pizzeria Olio&Basilico a Vitulazio

LA PIZZA CONTEMPORANEA DI GIACOMO GARAU APRE LA NUOVA SEDE “OLIO&BASILICO” A VITULAZIO PER OMAGGIARE LA TRADIZIONE DELLA PIZZA DELL’ALTO CASERTANO E RAFFORZARE LA SUA APPARTENENZA ALLA CITTA’ DI BELLONA, STORICAMENTE SIMBOLO DELLA PIZZA AMERICANA

Comunicato Stampa

Tradizione e creatività si incontrano nel nuovo progetto imprenditoriale di Giacomo Garau, autore della pizza contemporanea in Campania. Di origini sarde e cittadino adottivo di Bellona, Garau omaggia con la nuova apertura di “Olio&Basilico” la città simbolo della pizza americana e rafforza il valore culturale delle origini della pizza. La nuova sede “Olio&Basilico” ha aperto ufficialmente i battenti domenica 15 dicembre 2024 a Vitulazio (CE), per proseguire i passi della storica pizzeria di Calvi Risorta nell’Alto Casertano, dove la pizza è ormai un’arte riconosciuta ovunque. 

Sperimentazione e contaminazioni nel linguaggio della lavorazione di Garau che decide, nuovamente, di portare avanti la sua impronta cosmopolita, dall’impasto alla selezione meticolosa delle materie prime, senza mai tradire l’autenticità della tradizione della pizza campana e la sua cifra stilistica innovativa e la sua metodologia di dettagliato artigiani della pizza contemporanea. Nel suo riproposto e rinnovato disegno di Olio Basilico, Giacomo mette insieme gli elementi della tradizione pizzaiola casertana, della storia che unisce Bellona agli States e del suo metodo assennato di studio, perfettibilità, e continua ricerca. Oggi, la città custodita dalla costola montuosa dei Monti Trebulani si è distinta per la sua visione innovativa del mondo della pizza, confermandosi capitale di una delle più iconiche tendenze gastronomiche.

Nelle definite traiettorie progettuali, Garau intende rinnovare il suo legame con la città di Bellona, promuovendosi ambasciatore della pizza contemporanea ma con approccio evoluzionistico partendo dalla vera tradizione e dagli ingredienti locali.  Anni di studio accurato dell’impasto da biga, ricercatezza degli ingredienti che rappresentando la cultura e l’eredità gastronomica dell’Alto Casertano. 

E’ la voglia di promuovere il territorio e la città che mi ha accolto a voler continuare e fissare una nuova sfida. Aprire a Vitulazio, città che confina con Bellona, simbolo della pizza americana, ha acceso in me la volontà di voler affiancare una parte essenziale quando si parla di pizza: la tradizione. Gli Stati Uniti rappresentano innovazione, modernità e futuro, l’Alto Casertano è tradizione, cultura e storicità – dichiara Giacomo Garau –  Ho sentito un richiamo forte a volere di unire due mondi così diversi ma così fondamentali l’uno per l’altro. La pizza contemporanea, che da sempre studio e ripropongo con accuratezza, e la città dove vivo, chiudono perfettamente il cerchio dei miei passi professionali

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Dulcis in fundo, consigli pratici di 20Italie per un Natale in dolcezza

Il Dolcissimo Award, la competizione nata per premiare i vini dolci dell’Alto Adige, ormai da qualche anno è parte di The WineHunter al Merano Wine Festival ed è stato esteso a tutti i vini dolci italiani. Lo scopo del premio è quello di riconoscere una chiara identità a un panorama variegato e frastagliato, che difficilmente si configura in areali ben definiti come avviene in altre parti del mondo, una per tutte in Francia col Sauternes.

Abbiamo avuto l’occasione di assaggiare i vini insigniti del riconoscimento 2024 durante la masterclass Dulcis in fundo, condotta da Helmuth Köcher e dal giornalista Angelo Carillo. Vi raccontiamo, quindi, cinque ottimi prodotti utili anche nei fine pasto o nei momenti unici di convivialità ed amore delle feste natalizie.

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I Vini da dessert

Cantina Girlan 2022 Pasithea Oro – Gewurtztraminer Vendemmia Tardiva

Vino ottenuto da acini di Gewurtztraminer attaccati dalla muffa nobile, fermenta in barrique. La 2022, annata particolarmente calda, ha ritardato la comparsa di botrite e spostato la vendemmia a poco prima di Natale. Al naso rosa canina, albicocca e zafferano; il sorso è denso e corposo ma equilibrato da freschezza vivida  e sapidità netta, chiude su arancia candita. Residuo zuccherino 225 g/l.

Cantina Possa 2021 Underwater Classico – Cinque Terre Sciacchetrà DOP

Da uve Bosco e Rossese Bianco appassite, sgranate a mano e pigiate a piedi, secondo la tradizione dello Sciacchetrà. Dopo la fermentazione con macerazione sulle bucce di 28 giorni, l’affinamento è in barrique di ciliegio e pero per circa un anno. Per l’annata 2021, una piccola parte delle 1700 bottiglie prodotte è stata sottoposta ad affinamento underwater a 52 metri. L’affinamento subacqueo, ha spiegato il produttore Samuele Bonanini, ha dato una “spinta in avanti” di almeno dieci anni al vino, che si presenta dunque già evoluto. L’olfatto è sottile nei sentori di rosa, smalto e salsedine, il palato è verticale, nonostante il residuo zuccherino di 225 g/l. Cantina inclusa nel Presidio Slow Food Sciacchetrà.

Muri Gries Tenuta Cantina Convento 2023 Moscato Rosa Abtei Classico – Vendemmia Tardiva

Varietà particolare di Moscato Rosa, introdotta durante il regno austro-ungarico a Bolzano, di cui sopravvivono solo 5 ettari vitati in Alto Adige. Un’estensione irrisoria per quello che Helmuth Köcher  ha definito uno dei vitigni più identitari della Regione. Quattromila bottiglie prodotte, uve sottoposte a vendemmia tardiva, attaccate da muffa nobile. Fermentazione sulle bucce e successivo affinamento in barrique. Si presenta lucente nel suo rubino scarico, con sentori di rosa canina e radice di liquirizia; il palato è pulito e ben equilibrato con una piacevole persistenza sapida. Residuo zuccherino 140 g/l.

Pagnoncelli Folcieri 2018 – Moscato di Scanzo DOCG

La seconda DOCG più piccola d’Italia, con soli 31 ettari vitati, è un vero e proprio monumento alla resilienza nel portare avanti una tradizione – quella della coltivazione e vinificazione di un vitigno autoctono attestato sin dalla fine del 1200- che nella famiglia Pagnoncelli risale al 1907. Le ultime annate sono state particolarmente favorevoli, ci spiega l’appassionata produttrice Francesca. Come dire che i cambiamenti climatici in corso non hanno portato solo effetti negativi.  Ottenuto da vendemmia tardiva con appassimento e concentrazione su pianta, matura in botte per un minimo di 18 mesi, successivamente in acciaio per 24 mesi e termina l’affinamento in bottiglia per uscire a non non meno di cinque anni dalla vendemmia. Di colore rubino, il naso è balsamico con sentori di mirtillo, petali di rosa e incenso. Al sorso è caldo e opulento, con una delicata tannicità che smorza il residuo zuccherino (70 g/l).

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Innovation Kiemberger 2022 Paul – Lagrein Passito Mitterberg IGT

Le uve Lagrein, colte a piena maturazione e poi lasciate appassire in fienile per alcuni mesi, vengono parzialmente diraspate e pigiate. La fermentazione avviene sulle bucce per ottenere la massima estrazione dai tannini. Fermentazione e affinamento per 14 mesi in legno di rovere di Slavonia. Rubino fittissimo alla vista, ha naso avvolgente di more e visciole in confettura, rosa rossa e chiodi di garofano. Al palato è pieno, corposo, equilibrato nelle sensazioni dolci grazie alla freschezza ben presente e al tannino sottilissimo che ricorda la polvere di cacao amaro.

Durante la masterclass sono stati serviti in abbinamento i panettoni Slow Luxury Capsule del pastry Chef del Lido Palace Riva del Garda, Matteo Trinti: la versione dolce, con cioccolato bianco Valrhona e caramello salato, la versione salata, con zafferano del Monte Baldo e limoni canditi del Garda, e la limited edition, con fichi canditi, gianduia Valrhona e molche del Garda.

Una menzione speciale però, vogliamo dedicarla al “nostro” cilentano Antonio Ventieri, vincitore del premio Mastro Panettone 2024. Ben 40 ore di lievitazione e 60 di lavorazione per un piccolo capolavoro di artigianalità campana. Lo abbiamo incontrato durante l’evento “Calice v.2” curato dall’Agenzia di Comunicazione Grapee.it e dall’Associazione Culturale Ambientarti.

A loro ed a voi lettori di 20Italie va il nostro miglior augurio di trascorrere un Natale più dolce e gustoso di sempre!

La notte di “Oysters and Wines” da Agricola Bellaria a Roccabascerana

Serata dedicata a uno dei simboli internazionali del fine dining: l’ostrica. Accade una sera di fine novembre nell’accogliente sala degustazione di Agricola Bellaria, cantina moderna e accurata di proprietà della famiglia Maffei a Roccabascerana, terra di cerniera tra l’Irpinia ed il Sannio. Ad accogliere i selezionati ospiti è Antonio Pepe, amministratore e animatore dell’azienda i cui “piedi vitati” si estendono nel territorio irpino tra Paternopoli, Candida, Montefusco e Montefalcione.

Tutto è pronto per Oysters and Wines Night, evento di sapiente sperimentazione nel pairing tra i frutti delle preziose conchiglie e i vini a denominazione prodotti dal marchio Bellaria. Impareggiabile animatore della serata è Gaetano Cataldo, sommelier, giornalista, ideatore del progetto “Mosaico per Procida” con l’associazione Identità Mediterranee ed esperto di gastronomia internazionale. L’irrinunciabile preventiva visita alla cantina e – soprattutto – alla bottaia, regala da subito agli ospiti piacevoli esperienze anche in campo artistico. La straordinaria policromia della volta a botte ribassata, nella sala sotterranea che ospita i “legni” francesi di affinamento del vino, cattura lo sguardo del visitatore immerso nell’atmosfera ideata e realizzata dall’artista marchigiano Edoardo Piermattei nella sua opera dal titolo intrigante di “trapasso tropicale”.

Risaliti in superficie la parola passa finalmente alle ostriche, raccontate e spiegate, con passione maniacale, da Claudia e Rossella Migliaccio dell’omonima azienda Migliaccio-Storie di mare esperta selezionatrice di ciò che di meglio si muove nel panorama internazionale del sea-food. Ai nastri di partenza ben cinque selezioni di ostriche tutte di provenienza transalpina con l’unica eccezione per l’irlandese Ostra Regal calibro 4 da Westport alla quale Gaetano Cataldo ha sapientemente riservato il connubio con il Fiano di Avellino 2017.

In precedenza era stata la volta della Peter Pan calibro 6, ostrica di Saint Just Luzac allevata nel distretto ostricolo Marennes-Oleron situato poco a nord di Bordeaux. Alla carnosa sapidità di quest’ultima è stato affiancato il Greco di Tufo 2016 che ha dispiegato tutto il suo potenziale di freschezza e di struttura. Sempre dal distretto acquitano delle saline di Marennes, bagnate dalle fredde schiume oceaniche, arriva il turno della Dousset calibro 3, ostrica di fitta ed elegante tessitura con garbato finale a retrogusto di frutta a guscio: quale migliore accostamento della vibrante freschezza del Greco di Tufo 2019 di Bellaria?

Se per il vino parliamo di “terroir”, i contadini del mare che nel mondo allevano ostriche preferiscono parlare (avendo forse coniato un neologismo) di “merroir”; uno dei binomi inscindibili in questo comparto è quello che lega, appunto, il merroir di Mont St. Michel – Normandia –  all’ostrica Belen. Ed eccola arrivare a tavola nella versione Piatta Belen calibro 1 ostrica saporita, opulenta, dal pronunciato gusto umami che ne esalta, altresì, la fine eleganza. E’ a una tale prelibatezza che l’istrionico Gaetano Castaldo ha dedicato la chicca a sorpresa della serata: il Coda Rara 2022, un vino prodotto da Bellaria con l’utilizzo di uve coda di volpe a bacca rossa provenienti da piante secolari che affina in barrique per almeno 8 mesi prima dell’imbottigliamento.

Nel frattempo Claudia e Rossella, le due cugine Migliaccio, preparavano la presentazione della quinta “huitre” per chiudere in bellezza, ancora una volta dall’isola tidale di Mont St. Michel, con la concava Tsarskaya calibro 3 la cui origine etimologia rivela l’esplicita dedicazione agli Zar della grande Russia. Ma la dedica del vino a questa ostrica suadente, croccante, dal morso burroso, è riservata alla prorompente tensione e al solenne corpo del Greco di Tufo 2021. Durante i minuti finali della bella degustazione i convenuti avevano perso di vista Antonio Pepe che, con un repentino cambiamento scenico degno del miglior Leopoldo Fregoli, ha indossato nelle retrovie il grembiule da cuoco regalando agli ospiti il fuoriprogramma di un succulento piatto di spaghetti al profumo di limone con briciolame tostato.

The Tasting Room: il fine dining di Villa Eden a Merano

Una cena gourmet in un hotel di lusso può essere il regalo migliore per staccare la spina dalle ansie quotidiane a lume di candela. Farlo a Merano, dove le bellezze naturali regnano sovrane ed il tempo sembra scorrere in maniera diversa, non ha prezzo.

Osservando Angelika Schmid e Hannes Illmer, titolari di Villa Eden, oasi salutistica incastonata tra le montagne altoatesine, comprendiamo il significato di fare ciò che si ama nella vita. Cura nei particolari, accoglienza e piccole attenzioni in ogni gesto, fanno sentire il cliente a proprio agio, con quel tocco d’eleganza che non guasta mai.

Trattamenti benessere supportati da medici e operatori specializzati, ampia Welness SPA e camere spaziose ed insonorizzate, consentono un relax autentico, a misura d’uomo. Alternare passeggiate nel parco a percorsi trekking, accompagnati da una rilassante nuotata nelle due piscine o un trattamento corpo completo di massaggi, beauty farm e programmi di remise en forme personalizzati, sono solo alcuni dei buoni propositi per eliminare le tossine dello stress e della sedentarietà.

Un piacere del corpo e dello spirito che non può prescindere dalla corretta educazione alimentare attraverso menu dedicati, con materie prime ricercate a tutto vantaggio della longevità e dello star bene con se stessi. Per chi vuole godere di esperienze gastronomiche, senza badare necessariamente alla bilancia, non resta che lasciarsi guidare dal personale nell’articolata colazione internazionale tra dolce e salato ed una ricca scelta di pietanze cotte per iniziare la giornata con il piede giusto.

In tale contesto di charme abbiamo scelto di raccontarvi la cena provata al ristorante gourmet The Tasting Room di Villa Eden, curata dall’Executive Chef Marcello Corrado, esperienze in vari stellati italiani, dopo gli inizi e la gavetta d’eccellenza proprio nel salernitano, raccolto il timone lasciato dal visionario Raffaele Vitale a Casa del Nonno 13.

La sala prevede massimo 4 tavoli per un totale di 10 coperti, replicabili nell’incantevole veranda esterna durante la stagione estiva. Innovativo e professionale l’aiuto del direttore operativo Giovanni Baccaro, anch’egli campano giunto a Merano dopo un lungo apprendimento in giro per il mondo. Il cocktail ideato al tavolo è quell’attenzione particolare che colpisce e prepara al sorriso i commensali pronti per iniziare il percorso culinario.

Abbiamo scelto il menu degustazione “Local Homage” di 8 portate, cominciando dagli appetizer composti da bonbon al cioccolato bianco e cavolfiore, waffle di grano arso e tonno affumicato con rapa rossa e cipolla di Tropea, molto invitanti.

Proseguiamo con un piatto di rara complessità: la barbabietola in diverse interpretazioni con sorbetto alla cipolla, radicchio e ravanelli. Esempio vegano in cui il sorbetto spicca per eleganza e dolcezza, ben corroborato dalle note agrodolci del sedano rapa e dalla consistenza della barbabietola.

Lo storione della Val Passiria con spinacino ed il suo caviale bianco è un’ottima idea, aderente alla cucina di pesce da sempre presente in Alto Adige. Al mare si preferisce, per reperibilità a km zero, il pescato di lago e fiume, tenero e meno sapido da giocare bene ai fornelli in un’adeguata consistenza finale.

Il petto di Quaglia alla Rossini con tartufo è il tocco rétro che non si trova facilmente nelle carte dei ristoranti moderni. La selvaggina ha un valore importante in queste vallate e la quaglia è stata lavorata a regola d’arte, con originalità nell’abbinamento.

Segue Ramen altoatesino di spaghettini di segale, aglio, funghi shiitake e brodo di gallina affumicato al fieno che dimostra grande equilibrio. Con un pizzico ulteriore di sensazione umami sarebbe stato perfetto.

Più complesso al gusto il festone del pastificio Vicidomini con ragù di piccione cotto e crudo. Una ricetta che esula dal resto della proposta, come un sentiero parallelo rispetto a quello attraversato fin ora. Lascia qualche perplessità sul finale amarostico del sedano rapa.

Agevole e fortemente radicato sul territorio il petto d’anatra arrosto, con riduzione speziata di carote e olivello spinoso, accompagnato da polenta di Storo. Ricalca la cucina di montagna invernale, tanto apprezzata e ricercata dai clienti.

Tutto a base di latte di capra il dessert composto da cioccolato bianco, fiordilatte, yogurt e cremoso con sablè breton al cacao. Sapore deciso e salato, dinamico e che non cela l’aromaticità tipica della capra. Ottima fine cena, coccolati dalle atmosfere magiche di Merano e di Villa Eden. Servizio impeccabile e carta dei vini ben dosata, che include anche le superbe etichette delle tenute Castel Rametz e Castel Monreale, entrambe appartenenti alla famiglia Schmid e di cui parleremo in un prossimo articolo.

Panettone Maximo 2024: a Roma la festa dell’arte dolciaria artigianale

Roma si è trasformata in un regno di dolcezza lo scorso 1° dicembre, con il ritorno di Panettone Maximo, l’evento dedicato al re della pasticceria natalizia italiana: il panettone artigianale. Il suggestivo Salone delle Fontane, nel cuore dell’Eur, ha accolto maestri pasticceri, famiglie e appassionati in una giornata di festa, tradizione e innovazione.

Organizzato da E20 Events Factory e Ristoragency, con il patrocinio della Presidenza della Regione Lazio e del Comune di Roma, l’evento ha coinvolto più di 4000 visitatori, nonostante le limitazioni della “domenica ecologica”. A rendere possibile questa sesta edizione sono stati i contributi di sponsor importanti, come Banca del Fucino, Agrimontana, Molino Dallagiovanna e Irinox, tra gli altri.

Con 45 pasticcerie e forni provenienti da tutta Italia, Panettone Maximo ha inaugurato ufficialmente il Natale a Roma, regalando un’esperienza indimenticabile tra degustazioni, competizioni, show cooking e momenti di solidarietà.

Un Concorso di Eccellenza

Il cuore dell’evento è stato il concorso, dove una giuria di esperti ha valutato i migliori panettoni artigianali del 2024 in diverse categorie. Dalla purezza della ricetta tradizionale alle interpretazioni più creative e gourmet, ogni panettone ha raccontato una storia di passione e tecnica.

Tra i partecipanti, nomi rinomati della pasticceria italiana e talenti emergenti si sono sfidati per conquistare i premi principali. La giuria ha giudicato le creazioni basandosi su sofficità, equilibrio dei sapori e originalità.

Ecco i vincitori principali:

CategoriaVincitoreLocalità
Miglior TradizionaleSolodamanducaAprilia (LT)
Miglior Panettone al CioccolatoPasticceria VizioRoma
Miglior GourmetGianfranco Pascucci (Pascucci al Porticciolo)Fiumicino (RM)
Premio della StampaPasticceria D’AntoniRoma
Miglior PackagingLe LevainRoma
Premio del PubblicoSpiga d’Oro BakeryRoma-Acilia

Insieme al voto dato dalla stampa, anche la mia preferenza personale è andata alla Pasticceria D’Antoni Roma e fuori categoria, alla Pasticceria Bellantoni di Rieti per i dolci presentati che sono una vera e propria esperienza sensoriale senza eguali. Sempre fuori categoria ho apprezzato l’angolo dei distillati di Vero Wine and Spirits.

Show Cooking Stellati e Innovazione

Tra i momenti più attesi, gli show cooking hanno conquistato il pubblico con piatti creativi realizzati da pastry chef di ristoranti tre stelle Michelin. Tra questi:

  • Doina Paulesco, Osteria Francescana (Modena), con il dolce “Il pane è oro”.
  • Michele Cremasco e Lidia Ferrara, Le Calandre (Rubano, PD), con “Il Panettone che non c’è”.
  • Mattia Casabianca, Uliassi (Senigallia, AN), con “Panettone Tiramisù”.
  • Francesco Federici e Leonardo Sperati, Enoteca Pinchiorri (Firenze), con “Gioco col panettone”.

Ad aprire il palco, una performance a quattro mani di Luca Pezzetta, maestro pizzaiolo, e Fabiano Bucci, bartender di fama internazionale.

Un Evento per Tutti

Panettone Maximo non è stato solo competizione, ma una vera festa per tutta la famiglia. Numerosi stand hanno offerto degustazioni e vendite di panettoni artigianali, mentre i bambini si sono divertiti con attività dedicate. Per gli adulti, laboratori e incontri con i maestri pasticceri hanno svelato curiosità e segreti sul dolce simbolo del Natale.

L’evento ha saputo combinare tradizione e innovazione, regalando momenti di gioia e convivialità in un’atmosfera unica, tra luci natalizie, decorazioni e profumi irresistibili.

Solidarietà e Valori

Come ogni anno, Panettone Maximo ha avuto un’importante componente solidale. I panettoni in gara sono stati donati ai ragazzi della chiesa di Nostra Signora di Lourdes all’Albuccione, nel comune di Guidonia Montecelio, per la festa conviviale di San Nicola il 6 dicembre. Inoltre, ospite speciale è stato il comitato italiano di UNICEF, a sostegno dei diritti dell’infanzia.

Arrivederci al 2025

Panettone Maximo si conferma come un appuntamento imperdibile per celebrare il Natale e l’arte dolciaria italiana. Tra tradizione, creatività e passione, l’evento continua a essere una vetrina d’eccellenza per i maestri pasticceri del nostro Paese, sempre insieme a Belinda Bortolan, Fabio Carnevali e Stefano Albano. Arrivederci alla prossima edizione, per un’altra indimenticabile festa del gusto!