Anteprime di Toscana 2025: Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano, i nostri migliori assaggi

C’è grande fermento in seno al Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano per la presentazione ufficiale, alla stampa di settore, del progetto riguardante la nuova tipologia Vino Nobile di Montepulciano Pieve.

Nell’attesa pubblichiamo il consueto report sulle nuove annate del Vino Nobile di Montepulciano, che presenta elementi confortanti accanto a potenzialità ancora parzialmente inespresse.

Il Sangiovese di queste terre gode di miglior maturità soprattutto nelle annate calde e l’areale se ne avvantaggia nel complesso. Un areale considerato ancora tra i pochi, in Toscana e non solo, a godere di climi freschi e buone escursioni termiche.

Resta dunque l’aspettativa, in parte disattesa, che si poteva fare qualcosa in più anche nei vini, per valorizzare un aspetto positivo – per una volta – del cambiamento climatico. Tanti i produttori che ci hanno provato con successo, anticipando pure il rischio concreto di eccessive maturazioni del frutto e mettendo nel calice eleganza ed espressività.

Una piacevole tendenza a cui siamo ormai abituati a Montepulciano, in continuità positiva con gli assaggi delle passate edizioni. Per altri invece, ormai minoritari, resta il rebus di come gestire tanta materia, spesso non ben coadiuvata dall’utilizzo del legno in fase di maturazione.

Menzione particolare merita la commovente Selezione 2022 di Tenuta Valdipiatta “Vigna d’Alfiero” che ha conquistato il vertice dei giudizi nel panel alla cieca composto dal sottoscritto, dal redattore di 20Italie Adriano Guerri e da Maurizio Valeriani, direttore della testata giornalistica Vinodabere.

Troppo esigui i campioni in degustazione per quanto concerne la Riserva 2021: solo 8 vini che hanno dimostrato comunque un’ottima performance complessiva, frutto di un’annata in perfetto equilibrio.

Di seguito i nostri migliori assaggi valutati per tipologia, con una sezione dedicata alle annate precedenti.

Migliori Assaggi Vino Nobile di Montepulciano 2022 (sia Annata che Selezione)

Vino Nobile di Montepulciano Selezione – Vigna d’Alfiero 2022 – Tenuta Valdipiatta

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – Tenuta Valdipiatta

Vino Nobile di Montepulciano Arya 2022 – Manvi

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – Poggio alla Sala

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – Poliziano

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – Guidotti

Vino Nobile di Montepulciano La Spinosa 2022 – Il Molinaccio

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – La Ciarliana

Migliori Assaggi Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Quercione 2021 – Lunadoro

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021 – Tenuta di Gracciano della Seta

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021 – Boscarelli

Migliori Assaggi Vino Nobile di Montepulciano Annate Precedenti

Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Il Macchione

Vino Nobile di Montepulciano Selezione Vigna Scianello 2020 – La Ciarliana

Vino Nobile di Montepulciano 2021 – De’ Ricci

Vino Nobile di Montepulciano Selezione Antica Chiusina 2019 – Fattoria del Cerro

PRIMANTEPRIMA: IL FUTURO DEL VINO TOSCANO TRA IDENTITÀ, MERCATI E SOSTENIBILITÀ

Firenze, 14 febbraio – L’elegante cornice di Palazzo Medici Riccardi ha ospitato oggi PrimAnteprima, l’evento che segna l’inizio delle Anteprime di Toscana, il prestigioso appuntamento dedicato al mondo del vino toscano. Organizzata da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, con il patrocinio della Regione Toscana, della Camera di Commercio di Firenze e della Provincia di Firenze, la manifestazione si conferma un punto di riferimento per produttori, buyer, istituzioni e appassionati del settore.

L’evento si è aperto nella maestosa Sala Luca Giordano, con un workshop intitolato “Il vino toscano di fronte alle sfide globali: identità, mercati e sostenibilità”. Il dibattito ha messo in luce la crescente importanza di una viticoltura sostenibile, in grado di coniugare tradizione e innovazione per rispondere alle sfide dei mercati internazionali.

Toscana, terra di eccellenza vitivinicola

Da secoli la Toscana è sinonimo di qualità ed eccellenza nel mondo del vino. Un patrimonio fatto di tradizione, ma anche di capacità di innovare e adattarsi ai cambiamenti globali. Il concetto di identità è fondamentale: il vino toscano non è solo un prodotto, ma un’espressione culturale, un simbolo di una terra e della sua storia. Allo stesso tempo, la sostenibilità gioca un ruolo chiave per garantire il futuro della viticoltura, puntando su pratiche biologiche e su un’accoglienza turistica sempre più attenta alla valorizzazione del territorio.

Non a caso, la regione sta investendo sempre più risorse per migliorare l’offerta e l’accoglienza, con l’obiettivo di attrarre non solo appassionati di vino, ma anche buyer internazionali, fondamentali per l’espansione dei mercati. I consorzi vitivinicoli, in questo scenario, rivestono un ruolo strategico nello sviluppo e nel controllo della qualità del settore.

Dopo i saluti istituzionali di Carlo Boni per la Città Metropolitana di Firenze, è stato il giornalista Rai Marcello Masi ad aprire la giornata con un intervento sulle radici profonde della viticoltura toscana e sulle sfide future. A seguire, un panel di alto livello ha visto la partecipazione di figure di spicco, tra cui il presidente della Regione Eugenio Giani, la vicepresidente e assessora all’Agroalimentare Stefania Saccardi e il presidente di AVITO (Associazione Vini Toscani DOCG), Francesco Mazzei. Importanti anche i contributi del presidente della Camera di Commercio di FirenzeMassimo Manetti, e del direttore di Fondazione Sistema ToscanaFrancesco Palumbo.

Uno degli interventi più attesi è stato quello di Fabio Del Bravo, dirigente di ISMEA, che ha presentato il report realizzato appositamente per PrimAnteprima, illustrando numeri, trend e scenari per il vino toscano nel mercato globale.

Numeri e tendenze: la ripresa del settore vitivinicolo

Il 2023 è stato un anno di sfide per il settore vitivinicolo, ma i dati presentati da ISMEA confermano una decisa ripresa. La Toscana si distingue ancora una volta come la terra del biologico, con 23.534 ettari coltivati a bio, pari al 38% della superficie vitata regionale e al 17% di quella nazionale. Un dato che conferma il forte impegno della regione verso la sostenibilità, superando ampiamente l’obiettivo del 25% di superficie bio fissato dal New Green Deal dell’Unione Europea e dall’Agenda ONU 2030.

A dimostrazione del sostegno concreto al settore, la Regione Toscana ha recentemente stanziato 11 milioni di euro di risorse comunitarie per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, con l’obiettivo di rendere i produttori più competitivi sui mercati internazionali. La Toscana, inoltre, si distingue per la giovane età dei suoi vigneti, con il 55% delle vigne che ha meno di vent’anni, un dato superiore alla media nazionale.

Altro elemento chiave è la forte presenza di vini a denominazione d’origine, con quasi il 95% della produzione destinata a DOC e DOCG, a fronte di una media nazionale del 65%. Questo dato riflette l’attenzione del territorio alla qualità e alla valorizzazione delle proprie eccellenze.

Innovazione e certificazioni: le chiavi del successo

L’innovazione è un fattore determinante per il futuro della viticoltura toscana. Durante l’evento, è stato presentato un video con le testimonianze di ColdirettiCIA e Confagricoltura Toscana, che hanno affrontato temi cruciali come i cambiamenti climatici, l’export e le nuove tecnologie applicate al settore vitivinicolo.

Un focus particolare è stato dedicato ai controlli e alle certificazioni di qualità, con l’intervento di ICQRF (Ispettorato Controllo Qualità e Repressione Frodi) e Valoritalia, realtà che garantiscono la trasparenza e la sicurezza nel mercato del vino. Un altro primato toscano è stato evidenziato dalla testimonianza di ARTEA, prima agenzia regionale in Italia ad adottare un schedario viticolo basato su immagini aeree e grafiche, uno strumento innovativo per monitorare e certificare i vigneti con precisione.

Sul fronte della sostenibilità, la Toscana conferma la sua leadership anche nella produzione di vini biologici, un settore in forte crescita che continua a registrare una domanda stabile sui mercati internazionali. Come sottolineato dalla presidente di FederbioMaria Grazia Mammuccini, la regione è un punto di riferimento per l’intero comparto biologico.

Infine, l’intervento di Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, ha ribadito l’importanza della qualità come elemento distintivo dell’identità toscana.

Conclusioni

PrimAnteprima ha confermato ancora una volta il ruolo centrale della Toscana nel panorama vitivinicolo mondiale. Con una produzione in crescita – 2,6 milioni di ettolitri nel 2024, che la collocano al settimo posto a livello nazionale – e una forte vocazione all’export, il vino toscano guarda al futuro con ambizione.

Identità, sostenibilità e innovazione sono le tre parole chiave su cui si baserà la crescita del settore nei prossimi anni. La sfida è quella di continuare a coniugare la tradizione con le nuove tendenze di mercato, valorizzando il territorio e garantendo ai consumatori un prodotto d’eccellenza.

Il viaggio nelle Anteprime di Toscana è appena iniziato, e con esso la promessa di un futuro all’insegna della qualità e dell’innovazione per il vino toscano.

Pitti Taste 2025 – le aziende incontrate ai banchi d’assaggio

Si è conclusa la diciottesima edizione di TASTE, salone del food, organizzato da Pitti Immagine alla Fortezza da Basso di Firenze. Un vero e proprio viaggio nelle diversità del gusto, con 750 aziende di cui 150 alla prima comparsa. Il tema di quest’anno era “Nato sotto il segno del gusto”, ispirato dalle costellazioni, con nuove aree espositive che hanno focalizzato  l’attenzione su temi inediti, tendenze alimentari trasversali e di grande attualità. Fitto il calendario di presentazioni, eventi e degustazioni guidate sia in fiera che durante il Fuori di Taste. Una vera e propria vetrina dell’eccellenza del gusto.

Tante novità presenti, come le Aree monumentali e le Costruzioni Lorenesi, per poi passare al Padiglione centrale, che ha ospitato il “mondo dei salati”, ed il Cavaniglia, dove ad essere protagonisti sono stati i sapori dolci e la sezione dedicata  agli Spirits, con ben 34 etichette tra Gin, Vermouth e Amari. Da sempre uno degli appuntamenti più importanti del settore per selezionare i produttori.

Tra le numerose aziende, visitate ai banchi d’assaggio, segnalo le seguenti

Birra Luppola, una wet special Hop edition, definita anche “birra del raccolto”, in versione Magnum e con edizione limitata. I fiori di luppolo appena raccolti arrivano in birrificio entro poche ore per preservare tutti gli aromi ed i profumi. Una birra aromatica fruttata e floreale. Birra Luppolina è, invece, una Pale Ale romagnola, di color oro, bollicine fini, con schiuma bianca e persistente.

Azienda agricola Bellavista delle sorelle Nati in provincia di Ravenna, ha rinnovato e ampliato le cultivar con la realizzazione dell’impianto biologico di luppolo, che nel 2020 ha portato alla creazione del Giardino delle Luppole e ai prodotti derivati dalla nobile pianta.  www.ilgiardinodelleluppole.it

Parmigiano Reggiano del Consorzio Vacche Rosse, biologico e biodinamico, l’unico ad essere certificato da Icea e Demeter come prodotto di eccellenza e sostenibilità. Il Parmigiano Reggiano Vacche Rosse si distingue per un sapore complesso e armonioso, con note aromatiche di erbe spontanee. www.consorziovaccherosse.it

Prosciutto di Sauris IGP: nel cuore delle Alpi Carniche, Sauris è il Comune più alto del Fiuli Venezia Giulia ad un’altezza di 1200 metri. Prosciutto crudo di montagna, caratterizzato da una leggera affumicatura con legno di faggio che lo rende inconfondibile, morbido e aromatico.  www.wolfsauris.it

Testa Conserve – eccellenza siciliana di Catania. Da oltre duecento anni le barche della Famiglia Testa navigano nei mari di Sicilia in cerca del tonno rosso e del pesce azzurro. La loro storia è legata ad Ognina, l’antico porto di Ulisse, una storia che si rinnova di generazione in generazione. (filetti di tonno rosso, filetti di sgombro, filetti di acciughe salate, ventresca di tonno rosso). www.testaconserve.it

Renieri salumi  di Cinta Senese- Poggibonsi (Siena) – prosciutto di cinta senese stagionato almeno 24 mesi. La razza Cinta Senese ha sapore e caratteristiche uniche: sapidità e succulenza che la rende più gustosa. Il grasso è meno consistente, più fluido e molto gradevole al palato con ottime caratteristiche aromatiche. www.renieri.net

Antica Corte Pallavicina dei Fratelli Spigaroli dal 1882 – da Polesine Zibello (PR) Emilia Romagna – Culatello di Zibello stagionato  con un minimo di 10 mesi fino a 36 mesi, nelle cantine del palazzo trecentesco, un luogo ricco di storia, ove stagionavano i culatelli che un tempo venivano inviati ai duchi di Milano (gli Sforza), per i banchetti al Castello Sforzesco o come dono prezioso alla più alta nobiltà.  www.fratellispigaroli.it

Artigianquality- Bologna Emilia Romagna di Simona e Francesco Scapin – specializzati in produzione di mortadelle artigianali da maiali allevati anche allo stato semi brado. Nove tipi diversi di mortadelle tra le quali si trovano prodotti al Tartufo e al Pistacchio anche con Certificazione del Pistacchio Verde di Bronte DOP. info@artigianquality.com

Torrefazione Caffè Ronchese di Ronco Scrivia (GE) – Torrefazione fondata nel lontano 1959. La caratteristica dei prodotti è la tostatura a legna a cura del Mastro tostatore, attraverso un metodo esclusivamente artigianale, che richiede circa 20 minuti e raggiunge i 200-220°C, conferendo al caffè il caratteristico equilibrio e pienezza di gusto. www.torrefazioneronchese.it

Viscotta – Avola (Sicilia) – I prodotti dolciari Viscotta sono al 100% artigianali e lavorati a mano dalla Pastry Chef Vincenza Loreto, contengono solo mandorle varietà pizzuta di Avola, certificate dal Consorzio Mandorla di Avola. Le più pregiate per qualità e rinomata per il gusto ricco e delicato, dalle caratteristiche uniche, con la loro forma allungata e leggermente curva, il guscio liscio e duro e dai piccoli pori. All’interno si presentano piatte e marroni, profumatissime e delicate. www.viscotta.com

TIRRENA – Frescobaldi Sieci. La pasta Tirrena nasce nel miglior terroir per la coltivazione dei grani antichi, grazie alla simbiosi tra freschi terreni, clima mite e brezze del Mar Tirreno. Le caratteristiche minerali del suolo, unite al sapere della Famiglia Frescobaldi, donano a questa pasta un carattere unico. L’essicazione naturale di oltre 72 ore conserva inalterate le qualità organolettiche dei grani antichi.

LA CASERA – Azienda a Verbania Intra, frazione del Comune di Verbania, bottega e cantina di proprietà di Eros Buratti, uno dei più autorevoli affinatori di formaggi in Italia. Una professione antica che fa parte della tradizione di queste zone, circondate dal verde dei pascoli di montagna. A Taste è stato proposto in assaggio il formaggio Holzhofer da latte crudo, pasta burrosa e sapore minerale ben spiccato e intenso. Stagionato oltre 15 mesi. Una piccola ruota ricca di sapori grazie ai mesi di affinamento. Proviene da un posto molto speciale: dal caseificio Wartmann a Holzhof nel Canton Thurgau.

I formaggi scelti con cura da Eros vengono poi stagionati nella cantina naturale, con attenzione alle sfumature di profumi e aromi come nel caso della Robiola Incavolata, formaggio fresco che viene affinato in foglie di verza per 20 giorni, o del Donsanto, affinato in contenitori colmi di vino liquoroso. Robiole, Tome ossolane e piemontesi, Taleggi, il famoso Bettelmatt, prodotto da latte crudo di Bruna Alpina Piemontese, sono solo alcuni degli esempi della grande selezione di prodotti tipicamente legati a queste zone. Https://www.formaggidieros.it

Fuori di Taste 2025

Lo scorso 9 febbraio al Teatro del Sale di Firenze in occasione dell’evento fiorentino “Taste” è stata organizzata una serata celebrativa, con spettacolo e a seguire una cena a base di piatti marchigiani e “rossiniani”. Un tributo a Gioacchino Rossini, noto compositore di Pesaro, che oltre ad aver dato origine a opere memorabili, è stato un grande appassionato di enogastronomia e amante del buon cibo, il più grande buongustaio tra tutti i musicisti.

Evento organizzato da LINFA, Azienda Speciale della Camera di Commercio delle Marche promotrice di 31 realtà enogastronomiche che hanno partecipato alla XVII edizione di Taste, in collaborazione con i giornalisti Roberta Perna e Leonardo Romanelli.

Gli interpreti della rappresentazione sono stati il soprano Valentina Corradetti, il baritono Giacomo Medici e il pianista Massimiliano Caporale, con la partecipazione straordinaria di Leonardo Romanelli, in un dialogo tra note liriche, teatro e suggestioni gastronomiche. Sono seguiti applausi scroscianti per tutti a fine esibizione. 

Taste è andato in scena dall’8 al 10 di febbraio presso la Fortezza da Basso di Firenze. Oltre 750 espositori hanno partecipato a questa appassionante tre giorni dedicata alle eccellenze del settore agro-alimentare italiano. Numerosi eventi si sono svolti all’esterno della Fortezza Medicea, appunto, “Fuori di Taste”.

Il Teatro del Sale si trova di fronte al prestigioso Ristorante Cibrèo di Firenze ed ospita circa 240 spettacoli all’anno. Fu fondato da Maria Cassi e dal compianto e creativo Chef Fabio Picchi. Il format prevede lo spettacolo e a seguire la cena a buffet, come nella giornata dedicata a Rossini. Il nostro menù era composto da piatti tipici marchigiani e rossiniani, non poteva mancare il celeberrimo “Filetto alla Rossini” davvero molto ben preparato e gustoso. La cena è stata accompagnata con ottimi vini in abbinamento.

Tra le opere più celebri di Rossini ci sono: Il Barbiere di Siviglia, la Gazza ladra, Guglielmo Tell, La Cenerentola, Semiramide, Tancredi, solo per citarne alcune e molte altre ancora. Tra i suoi piatti più conosciuti, il Filetto di manzo alla Rossini (Filetto con scaloppa di foie gras di oca, demi glace e tartufo), piatto a lui dedicato dal famoso Chef dell’epoca Marie-Antoine Carême. Uno dei suoi piatti preferiti era il tacchino ripieno. Un’ altro piatto da lui elaborato sono i maccheroni alla Rossini conditi con tartufo,  funghi, prosciutto crudo,  panna e champagne.  Era anche un grande esperto di vini.

Dulcis in fundo, prima del dessert, la serata è stata arricchita da un collegamento in diretta con uno chef marchigiano per esplorare il legame tra cucina e territorio, ha moderato il collegamento il giornalista Leonardo Romanelli.

Concludo e ringrazio con le celebri frasi del sommo compositore:
“Non conosco un’occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente. L’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni….
Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita e che svanisce come la schiuma d’una bottiglia di champagne. Chi la lascia fuggire senza averne goduto è un pazzo.”

Sangiovese Purosangue on tour a Milano – storie di Brunello di Montalcino

Il 21 gennaio, nella location del Tannico Wine Bar di Milano, si è svolto l’evento Sangiovese Purosangue dedicato al Brunello di Montalcino.

Otto cantine hanno raccontato di un territorio affascinante circondato da paesaggi mozzafiato, con colline ondulate e vigneti che si estendono a perdita d’occhio. Hanno narrato le loro storie di famiglia e quelle di un vino, il Brunello di Montalcino, che incarna l’essenza della tradizione vitivinicola toscana.

PODERE LE RIPI

L’azienda nasce alla fine degli anni Novanta per volere di Francesco Illy (sì, i produttori di caffè); siamo a Castelnuovo dell’Abate, nel crinale Sud Est di Montalcino dove il terreno è ricco di marne e di argilla a richiamare gli antichi suoli oceanici, che danno vita a vini di grande potenza. Nel 2015 la cantina decide di estendersi anche nella zona Ovest, circondata completamente dal bosco che lambisce il fiume Ombrone. Qui i suoli sono di origine alluvionale, più ricchi. Le due zone sono molto diverse e l’azienda ha seguito la linea di mantenerle separate evitando di produrre un Brunello frutto della loro unione.

Le loro etichette hanno nomi originali e non solo descrivono il vino, ma raccontano anche una storia, creando un legame emotivo con il consumatore.

  • Cielo d’Ulisse Brunello di Montalcino DOCG 2020 al naso ricorda il bosco e il microclima fresco del versante Ovest di Montalcino. Un tannino elegante e mai invasivo, di buona freschezza, intenso e strutturato. 30 mesi di invecchiamento in botti di rovere e 12 mesi nelle vasche di cemento.
  • Amore e Magia Brunello di Montalcino DOCG 2020 proviene dal versante Sud Est della denominazione. Un rosso rubino molto intenso, al naso si esprime con sentori di viola, arancia rossa e note balsamiche. Affinamento 24 mesi in botti grandi di rovere, seguiti da 18 mesi in vasche di cemento
  • Lupi e Sirene Brunello di Montalcino DOCG 2019 Riserva alla vista un rosso rubino brillante e delicato, al naso fine ed elegante con note terrose ed ematiche. Al palato tannini setosi e un grande equilibrio. Invecchiamento 36 mesi in botti di rovere e affinamento minimo di 14 mesi in vasche di cemento.

CUPANO

Situata in Località Camigliano su una collina sassosa a 220 metri di altezza, in un terreno ricco di minerali e argille con un panorama meraviglioso, la cantina è di proprietà di Ornella Todini e Lionel Cousin che negli anni Novanta si trasferirono da Parigi a Montalcino. Nel 1997 vennero impiantati i primi 3,4 ettari di vigneto, diventati 6 nel 2013, in prevalenza Sangiovese ma anche Cabernet Sauvignon e Merlot. La prima annata di Cupano è stata la 2000.

La loro filosofia prevede una meticolosa cura delle viti, lieviti indigeni, fermentazioni spontanee senza controllo di temperatura e invecchiamento in botti di legno di rovere francese. Certificazione Biologica e Biodinamica, il loro Brunello esprime livelli qualitativi straordinari garantiti dalla potenza del suo terroir e dalla finezza e il garbo dello spirito enoico francese.

  • Brunello di Montalcino DOCG – Cupano 2020 Rosso rubino intenso e vivido alla vista, grande profondità e pulizia al naso con note di prugna, amarena e rimandi di spezie dolci ed erbe officinali. Un assaggio che sprigiona un’ottima energia con un tannino perfettamente integrato.

COL D’ORCIA

A sud di Montalcino, sulla collina di Sant’Angelo in Colle, sul versante più esposto alle brezze marine, l’azienda Col D’Orcia è proprietà dei Marone Cinzano stabilitasi a Montalcino 50 anni fa. Molto legata alla tradizione sia in vigna che nella produzione, ad esempio utilizza solo botti grandi di legno neutro.

In degustazione tre vini di Col D’Orcia e un vino che fa parte di un nuovo progetto appena lanciato sul mercato, solo tre settimane fa, il primo vino che porta sull’etichetta il nome della famiglia. Il Lot.1 è una selezione micro parcellare che parte da una zonazione in vigna e porta ad individuare in fase di maturazione dell’uva il migliore appezzamento. Si può veramente parlare di un “Cru itinerante”. Ogni anno si produce questo vino ma da un luogo diverso.

Oltre 110 ettari vitati a Sangiovese, diverse esposizioni, diversi terreni, diverse altitudini, vini con stili diversi.

  • Brunello di Montalcino DOCG Col d’Orcia 2020 Un’annata a 5 Stelle dal punto di vista climatico. Un colore rosso rubino intenso, con riflessi granati. Al naso sentori complessi ed eleganti di frutti rossi maturi (ciliegia e amarena) non manca qualche richiamo di confettura e note speziate di vaniglia e lieve tostatura. In bocca è ricco con un’ottima struttura, i tannini sono ben integrati e equilibrati.
  • Brunello di Montalcino DOCG 2019 Villa Nastagio Un vino di grande struttura e complessità con sentori di viola, mirtillo e ciliegia e delle note tostate come caffè e vaniglia. Il palato si rallegra con un corpo pieno ed avvolgente. I tannini vigorosi sono esaltati da una buona acidità.

IL MARRONETO

Ad accogliermi Jacopo Mori, figlio di Alessandro che mi trascina nella storia dell’azienda di famiglia iniziata nel 1974, quando Giuseppe Mori, padre di Alessandro, rimane affascinato dal borgo di Montalcino e decide di acquistare un piccolo podere con una torretta risalente al 1200 utilizzata in passato per essiccare i maroni (da qui il nome). I primi ettari vitati sono del 1975, segue poi un ampiamento nel 1979 e nel 1984. Le prime bottiglie vedono la luce nel 1980.

Oggi l’azienda è sicuramente nella Top Ten delle storiche di Montalcino, l’impegno, la passione e la voglia di fare di Alessandro sono tangibili nei suoi vini. Il Marroneto si distingue per il suo approccio rispettoso al vigneto e alla vinificazione. Vigneti non intensivi dove gli interventi sono minimi e la produzione dell’uva è decisa dalla natura.

  • Brunello di Montalcino DOCG 2020. Un Sangiovese in purezza che esprime forza e fascino. Rosso rubino, con riflessi granati. Profumi eleganti e complessi dove ritroviamo sentori di frutti di bosco maturi e di anice. I tannini sono vellutati. Dopo mesi che passa in legno rimane fresco, profumato, fruttato, non soffre l’aggressione del legno.
  • Brunello di Montalcino DOCG 2020 Madonna Delle Grazie è un grande vino rosso, profondo e affascinante. Prende il nome dalla piccola chiesa della Madonna delle grazie che si trova proprio nelle vicinanze della vigna storica del Marroneto. Al naso presenta profumi di marasca e frutti rossi, le note di violetta, erbe balsamiche e spezie. Al gusto profondo e avvolgente, con tannini setosi e un elegante mineralità. Meraviglioso finale balsamico e speziato. Questo rosso capolavoro è il fiore all’occhiello della cantina Il Marroneto, una delle espressioni più memorabili del Brunello.

TRICERCHI

A dirigere l’azienda Castello Tricerchi dal 2013 ci sono un giovane enologo, Tommaso Squarcia e suo zio Vittorio. Tommaso racconta delle meravigliose colline di Montalcino, dove passa la Via Francigena e del loro Castello dalle possenti mura che si erge maestoso su una collina, dominando il paesaggio circostante con la sua imponente struttura. Castello Tricerchi, struttura che risale al 1441 appartenuto all’omonima famiglia, è oggi dimora e sede aziendale dei diretti discendenti: la famiglia Squarcia.

Ci troviamo sul versante nord di Montalcino, 13 ettari vitati, esclusivamente coltivati a Sangiovese Grosso.

  • Brunello di Montalcino DOCG 2020 si presenta conun colore limpido, rubino intenso. Un aroma elegante, complesso e di grande intensità con note di ciliegia, tabacco e cioccolato. Gusto fine e persistente con una sensazione tannica morbida e setosa al palato
  • Brunello di Montalcino DOCG 2020 AD 1441 una bottiglia preziosa che proviene da una selezione manuale delle migliori uve della Vigna del Castello e dalla Vigna del Velo. Il 1441 è l’anno di fondazione di Castello Tricerchi. Il coloro rubino, profondo e vibrante. La sua tonalità è arricchita da riflessi granati. Al naso frutta rossa che conferire freschezza e vivacità al vino , cioccolato e cuoio che sprigiona una sensazione di calore.

LE RAGNAIE

Fondata nel 2005 dall’enologo Riccardo Campinoti, la cantina si è rapidamente guadagnata una reputazione per la produzione di vini di alta qualità, seguendo metodi di vinificazione che rispettano l’ambiente e la tradizione locale. Le Ragnaie si estende su diversi vigneti, ubicati in posizioni strategiche che beneficiano di diverse esposizioni e microclimi, ideali per la coltivazione del Sangiovese.

La cantina è conosciuta per il suo approccio artigianale alla vinificazione, puntando su pratiche sostenibili e una gestione attenta dei vigneti. I vini prodotti da Le Ragnaie sono caratterizzati da eleganza e complessità, con un forte legame con il territorio. “Abbiamo la fortuna di poter coltivare dei vigneti ad altissima vocazione in tre diverse microzone di Montalcino, consentendoci di ottenere vini tra loro diversi e testimoni dei loro territori”.

  • Brunello di Montalcino DOCG 2020 V.V. (Vigna Vecchia) Vino di grande profondità ed eleganza. Invecchia per 36 mesi in botte grande di rovere di Slavonia. l vino si presenta di colore rosso rubino, profumi intensi, caratteristici e delicati, armonico con sentori di vaniglia e frutta rossa, di sapore ampio, caldo. Persistente di grande armonia e sapidità, con una struttura solida e una complessità che rendono la vita del vino molto longeva.

TENUTA BUON TEMPO

La Tenuta Buon Tempo si trova nell’estremo Sud del territorio di Montalcino, collocata all’interno di un paesaggio mozzafiato. L’azienda è infatti ‘abbracciata’ dalla catena montuosa dell’Anti Appennino toscano, dove tra tutti svetta il Monte Amiata, il fiume Orcia, confine Sud dell’appellazione del Brunello, ed ha alle spalle la collina di Montalcino.

  • Brunello di Montalcino DOCG 2019 Colore: Rosso granato più o meno carico a seconda dell’annata, tendente al mattone con il lungo invecchiamento.

Profumo: Intensa vinosità, profumi fruttati di ciliegia matura e prugna con note floreali e speziate. Sensazioni etere e di rovere con l’invecchiamento in botte. Sapore: Asciutto, di acidità ben equilibrata, con tannicità evidente ma in armonia con la corposità sostenuta, caldo, morbido, armonioso

  • Brunello di Montalcino DOCG Riserva 2015 “P.56” viene prodotta solo nelle annate eccellenti dal punto di vista climatico e produttivoIl nome “Oliveto P. 56”, dato al Brunello Selezione, deriva dalla particella catastale in cui si trova la nostra vigna più vecchia con viti di circa 25 anni di età e dal nome del vecchio podere fondato negli anni ’40. “Da questa vigna posta a 350mt di altitudine, vengono selezionati solo i grappoli più piccoli e di migliore qualità, per produrre tramite un delicato processo in cantina, un vino complesso elegante e al tempo stesso strutturato e longevo, che rappresenta al massimo il livello qualitativo del nostro terroir”.

Mi prendo un momento per riflettere su questa esperienza gustativa unica nel suo genere. Penso a come il Brunello di Montalcino evolva nel bicchiere e come si manifesti nelle diverse sfumature. Ogni bottiglia qui è unica e racconta la storia del terroir, delle viti e delle mani che le hanno curate.

Prosit!

Visionair London Dry Gin – l’idea innovativa di due giovani imprenditori 100% toscani

Ilaria Lorini (agronoma e miglior sommelier AIS Toscana 2024) e Stefano Clemente sono i protagonisti di un’iniziativa ecosostenibile per diffondere al meglio la cultura del distillato a chilometro zero con il progetto Visionair London Dry Gin.

Il primo Gin italiano commercializzato in una pratica borraccia termica, il sogno di Ilaria e Stefano di creare un prodotto di altissima qualità che strizzasse l’occhio alla salvaguardia del pianeta aiutando in particolar modo le api. L’eccessiva quantità di rifiuti prodotti ogni giorno nel mondo li ha orientati verso la ricerca di un contenitore al contempo pratico e sostenibile. La scelta è quindi ricaduta sull’acciaio inox riciclabile all’infinito, che può essere riutilizzato come borraccia da portare con sé nella vita di tutti i giorni e non solo. La doppia parete consente di tenere sia bevande calde e fredde a temperatura per circa 12 ore e, ovviamente, anche il proprio Gin in versione secca o magari già preparato in un pratico cocktail da viaggio.

Le botaniche provengono da molte varietà presenti nell’areale del Chianti, quali bergamotto, fiori d’acacia, lavanda e ginepro. Visionair London Dry Gin ha stipulato accordi con apicoltori locali per piantare “fiori amici delle api” vicino agli alveari. La missione è sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di un insetto così vitale per il nostro ambiente. Le api, infatti, sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi del pianeta e assicurano circa il 35% dell’impollinazione. La particolarità della selezione di fiori impiegata è che contengono più nettare, per attrarre e nutrire al meglio gli insetti, aiutandoli a sopravvivere ai cambiamenti climatici.

La produzione è artigianale, con molta attenzione alle fasi di lavorazione e distillazione. Si utilizza un alambicco in rame a velocità controllata per ottenere il prodotto che rappresenta la filosofia stilistica dei due giovani produttori. Solo alcool neutro 100% italiano e acqua ionizzata, uniti alle erbe aromatiche che forniscono determinati profumi al gin distillato, con note floreali piacevoli e travolgenti.

Per maggiori info: http://www.visionairgin.com/

Contatti email: info@visionairgin.com

Al Mercato Centrale di Firenze protagonista “El Jamón Ibérico de Bellota”

El jamón Ibérico desembarca en Florencia!

Al Mercato Centrale di Firenze, lo scorso 17 gennaio è stata inaugurata la nuova bottega de El Jamón Ibérico de Bellota. Finalmente è  sbarcata a Firenze la cucina dell’artigiano Nacho Prats. Un doppio appuntamento per scoprire uno dei prosciutti più prelibati al mondo. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza di Nacho Prats e di Amedeo Gisone, direttore del Mercato Centrale di Firenze.

Ai colleghi presenti, Nacho ha spiegato le caratteristiche dei prodotti tipici spagnoli, in primis “el jamón”. È seguita la degustazione del pregiato prosciutto, rigorosamente tagliato a coltello e di alcune preparazioni, il tutto accompagnato da una valida proposta vini. Nacho nel suo discorso, afferma di selezionare ingredienti di elevata qualità che ho avuto il piacere di  riscontrare negli assaggi odierni, tutti  semplici ma decisamente gustosi.

Il protagonista indiscusso della bottega è l’Jamón Ibérico de Bellota: un prosciutto raro al mondo ottenuto con suini neri di razza iberica che si nutrono nelle terre di Estremadura, Andalusia e Castiglia, in libertà con ghiande ed erbe aromatiche di campo. La stagionatura del jamon è di quattro anni circa; questi sono gli elementi imprescindibili del gusto unico di tale chicca spagnola. Ottimo come antipasto è consigliabile da consumare a temperatura ambiente, ma può diventare il protagonista di molte preparazioni culinarie.

Il Mercato Centrale di Firenze è stato fondato nel 2014 da un’idea dell’imprenditore Umberto Montano, ristoratore di successo con oltre quarant’anni di esperienza nel settore.  Ha dato vita assieme, alla famiglia Cardini – Vannucchi, ad un progetto innovativo di ristorazione, riunendo numerosi artigiani del gusto sotto un unico tetto nel centro storico di Firenze, ubicato a pochi passi dalla Cupola del Brunelleschi, la volta più grande in muratura del mondo e dall’incantevole Basilica di Santa Maria Novella, alla quale Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, ha dedicato una delle più belle canzoni del suo repertorio.

Vernaccia di San Gimignano: la storia de Il Colombaio di Santa Chiara

Conosco da anni i Fratelli Logi de Il Colombaio di Santa Chiara a San Gimignano e i loro vini sia i bianchi che i rossi. Terminate le festività natalizie sono quindi tornato nella loro meravigliosa realtà, immersa tra la pace e la tranquillità della campagna toscana.

Alessio Logi mi ha illustrato l’azienda e, con orgoglio, un’importante parte della stessa partendo dai vigneti per terminare verso la Locanda. Una degustazione di tre Vernaccia di San Gimignano ha preceduto poi il gustoso pranzo con prodotti tipici e da loro preparati.

L’azienda vitivinicola Il Colombaio di Santa Chiara sorge a pochi chilometri di distanza dalle mura di uno dei borghi più beii d’Italia, nei dolci rilievi collinari dell’alta Val d’Elsa in provincia di Siena. Di proprietà della famiglia Logi, la gestione della cantina è affidata ai fratelli Stefano, Alessio e Giampiero. La supervisione dei vigneti è del padre Mario, fondatore dell’azienda negli anni ’50 del secolo scorso.

L’azienda vanta oggi quasi 25 ettari vitati, posti ad un’ altimetria che varia dai 350 ai 390 metri s.l.m. Tra i filari si trovano in prevalenza varietà autoctone, in primis Vernaccia, Sangiovese,  Trebbiano Toscano e Malvasia del Chianti e gli internazionali Cabernet Franc e Merlot. Le vigne sono interamente a conduzione biologica certificata, le vendemmie sono rigorosamente manuali. I terreni variano, alcuni ricchi di scheletro tufaceo, altri ricchi di marne argillose ed alcuni vigneti superano i 50 anni d’età.

L’azienda ha quasi raggiunto tre quarti di secolo, tuttavia, dagli anni ‘2000 è nato un nuovo progetto con il preciso obiettivo di produrre vini di qualità, con meticolosa cura sia in vigna che in cantina. Un impegno costante della famiglia Logi i cui vini possono a buon diritto essere considerati un’eccellenza italiana.

A breve partiranno i lavori per la realizzazione di una cantina prospiciente che sarà perfettamente integrata con il paesaggio. La vecchia canonica accanto alla pieve ha abbandonato la sua destinazione d’uso per assumere quella della Locanda dei Logi con sei camere finemente restaurate e dotate di ogni comfort oltre ad un ristorante che propone cucina toscana con vista mozzafiato.

Ecco i vini degustati

Vernaccia di San Gimignano Selvabianca 2023 – veste giallo paglierino chiaro, con leggeri riflessi verdolini ed emana delicati sentori  di  mughetto, lime, timo, uniti ad aromi di frutta a polpa bianca e camomilla. La freschezza stimola il fine sorso, con buona punta saporita nel finale.

Vernaccia di San Gimignano Campo della Pieve 2022 – calice giallo paglierino luminoso dai riflessi dorati, al naso è complesso e sprigiona eleganti sentori agrumati di lime, pompelmo, pera,  biancospino e rosa bianca. In bocca trasmette una piacevole freschezza e sapidità, è persistente ed equilibrato.

Vernaccia di San Gimignano Riserva L’ Albereta 2022 – giallo paglierino brillante, all’olfatto è intenso e fine, sviluppa note di pesca, albicocca, ananas  e zafferano. Palato vibrante, avvolgente e dotato di un’ interminabile persistenza aromatica.

“Metti l’apprezzamento nei dettagli e vedrai la bellezza nell’intero quadro.” – Vincent Van Gogh

Sito di riferimento: https://colombaiosantachiara.it/

Saranno famosi nel Vino, conclusa con successo la terza edizione

Nei giorni 8 e 9 dicembre 2024 la Stazione Leopolda di Firenze ha aperto i battenti alla terza edizione dell’evento Saranno famosi nel Vino dedicato sia alle aziende vitivinicole sia ai produttori di Gin. Due giornate per scoprire sia interessanti realtà emergenti sia quelle che hanno realizzato nuove etichette negli ultimi 10 anni.

Un programma ricco di  importanti masterclass e cooking show condotti dal giornalista enogastronomico Leonardo Romanelli. Presenti circa 100 aziende, di cui 26 espositori di Gin, provenienti da varie regioni dello stivale con un elevato numero di etichette in degustazione. Vini di ogni tipologia: bollicine Metodo Classico e Martinotti, bianchi, orange, rosa, rossi e non potevano mancare le dolci perle da dessert. Un evento ben organizzato, con ampi spazi a disposizione, senza dover fare lunghe attese di fronte ai banchi d’assaggio degli espositori. In questa kermesse, i produttori interagivano con entusiasmo con il pubblico, illustrando bene le etichette e la storia aziendale. Fondamentale per gli avventori scoprire eccellenti realtà sotto un unico tetto; vi era, inoltre, la possibilità di acquistare i vini direttamente dagli espositori.

Alcuni piccoli suggerimenti…

Franciacorta Saten Docg Raineri – Chardonnay 100% – permanenza sui lieviti di 36 mesi – paglierino brillante,  perlage fine e persistente, parte su note di scorza d’agrumi, pesca, mela e crosta di pane e termina con un sorso cremoso, vibrante, saporito e lungo.

Terre di Torrechiara Malvasia Colli di Parma Doc Dall’Asta – riflessi dorati, sviluppa nuance d’albicocca,  pera e pesca su scie agrumate. Gusto avvolgente e duraturo, con freschezza dinamica.

Ansonica dell’Elba Doc 2023 Acquabona – giallo paglierino, emana sentori di fiori di campo, mela cotogna, melone e mandorla. Al palato risulta coerente, preciso e persistente.

Lucia Est Falanghina del Sannio Doc 2023 Cantine del Maresciallo – tonalità paglierino, dipana sentori di fiori bianchi, ananas, pera e mandarino. Ingresso di bocca verticale, leggiadro e coerente.

Barolo Docg Bricco Cogni 2019 Stroppiana  – color granato intenso, si percepiscono note di viola,  melagrana, lampone e china. Sorso avvolgente e setoso, dalla lunga chiusura sapida.

Piradobis Rosso Marca Trevigiana 2020 Igt Enotria Tellus – Merlot 85% e Raboso 15% – bel rubino intenso, all’olfatto rivela sentori di ciliegia, prugna, spezie dolci e sbuffi balsamici. Tannini ben integrati e di lunga persistenza aromatica.

Tano Amarone della Valpolicella 2018 Ca’ dei Conti – Corvina,  Corvinone, Rondinella,  Rebo, Marzemino – dai riflessi granato, spiccano note di marasca, fragola, dattero, polvere di cacao e spezie. Gusto opulento e armonioso.

Cuto’ Perricone Terre Siciliane Igp 2023 Cantina Chitarra – rosso rubino vivace, libera sentori di frutti di bosco, fragola, arancia sanguinella e pepe nero. Attacco tannico vellutato, leggiadro e coerente.

Ghirada Baduorane Rosso Barbagia Igt 2022 Mertzeoro – Cannonau – rubino intenso, sprigiona sentori di mora, ciliegia, iris e menta. Sorso fresco, saporito, fine e gradevole.

Blauburgunder 2021 Vigneti Dolomiti Igt Widum Baumann – granato trasparente, giungono sentori di lampone, ciliegia, ribes, pepe nero e cannella. Palato setoso, delizioso ed armonioso.

Refrontolo Passito Colli di Conegliano Docg 2019 Bernardi – Marzemino – rubino profondo, dai sentori di more di rovo, amarena, prugna e mirtillo. Vibrante e persistente.

Rus du Sul Moscato Bianco Passito 2019 La MoscaBianca – giallo dorato intenso, si avvertono sentori di albicocca, fico, scorza d’arancia candita e spezie dolci. Soave, lungo e sorretto da una buona spalla acida.

Il raro Orpicchio, antico vitigno autoctono recuperato da Ettore Ciancico – La Salceta

Cosimo III de’ Medici nel 1716 nel suo Bando Granducale, specificò le migliori aree vitivinicole della Toscana: tra esse, anche una antesignana Doc della Valdarno di Sopra. Zona particolarmente vocata, con la consueta presenza del Sangiovese, così preciso nel raccontare le diversità dei terroir, assieme agli internazionali quali Cabernet e Merlot. Tra i vitigni a bacca bianca, finora era degno di menzione soltanto il Trebbiano Toscano.

Tuttavia, un lavoro certosino di ricerca e studio ha portato a individuare due filari di un vitigno quasi scomparso: l’Orpicchio.  Varietà d’uva censita da Marzotto in origine nella provincia di Arezzo, nel 1926, con il nome di Dorpicchio. a causa della vigoria medio bassa e della scarsa tolleranza agli attacchi fungini, andò quasi scomparendo verso la fine del Novecento. L’Orpicchio presenta infatti un grappolo piccolo, corto, prevalentemente cilindrico e compatto. Il germogliamento è tardivo e la maturazione non precoce, per lo più nella seconda metà di Settembre, mediamente 8 giorni prima del Trebbiano.

Ettore Ciancico – La Salceta

Geneticamente discende dalla Visparola, antenata di tanti vitigni, era stata abbandonata dai contadini, tanto che il CREA, tra gli anni ’70 e gli ’80, ne trovò solo due piante. Ettore Ciancico – La Salceta – a Loro Ciuffenna (AR), ha deciso di riprenderne la coltivazione. Un progetto che nasce veramente dal cuore.

L’azienda è a conduzione biologica, di circa 10 ettari di cui 3 a vigneto e 4 ad oliveto e i vini vengono imbottigliati con un basso livello di solfiti. Le vigne sono collocate tra i 290 e i 320 metri s.l.m., a monte della via dei Setteponti, strada prima etrusca e poi romana con il nome di via Clodia. Ettore Ciancico ha aderito a GRASPO, l’associazione dei produttori dei vitigni antichi.

Per mettere a dimora le barbatelle è stato scelto un terreno con una bellissima esposizione verso sud, scistoso e roccioso, la “ vigna del giardiniere” come la definisce Ettore, su quella che anticamente fu la banchina del lago che nel Pleistocene riempiva la valle. Per l’allevamento la scelta è ricaduta sull’alberello con palo di sostegno, puntando ad ottenere una qualità maggiore tramite basse rese.

Ho avuto il piacere di assaggiare in anteprima “L’O” – il vino che verrà – ottenuto da Orpicchio in purezza de La Salceta; pochissime bottiglie per la prima annata, che promette davvero molto bene. L’etichetta è davvero molto elegante e precisa: nel calice il vino si offre con un luminoso giallo verdolino, trasparente e affascinante. Il profilo olfattivo apre su note floreali, di biancospino e prosegue su note di agrumi, di buccia di limone, erbe aromatiche, salvia. In bocca il sorso è teso, lineare e chiude con una bella sapidità.

Non scontato e mai banale, è un vino che sa regalare autentiche emozioni nel riservare piacevoli sorprese con qualche anno di bottiglia. Sarà in degustazione alle Anteprime di Toscana, al Valdarno di Sopra Day, venerdì 21 febbraio presso San Giustino Valdarno – Località Il Borro.