Svelati i 10 Morellino di Scansano della III edizione di Morellino del Cuore

Dopo il successo delle due precedenti edizioni, torna per il terzo anno consecutivo Morellino del Cuore, progetto nato dalla collaborazione tra il Consorzio di Tutela Morellino di Scansano DOCG e i giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli, con l’obiettivo di raccontare e valorizzare una delle denominazioni più rappresentative della Toscana attraverso una selezione annuale di etichette scelte da esperti di settore.

Il 29 maggio 2025, nella sede del Consorzio a Scansano, si è riunita la giuria composta da sei noti giornalisti del vino, chiamati a degustare alla cieca 62 campioni inviati da 30 aziende associate.

Hanno composto la giuria Elena Erlicher di Civiltà del Bere, Carlo Macchi di Winesurf, Luciano Pignataro di Luciano Pignataro, Alessandra Piubello di Decanter e varie testate, Leonardo Romanelli di Il Gusto di Repubblica, Identità Golose e varie testate, Maurizio Valeriani di Vinodabere, chiamati per selezionare i 10 Morellino del Cuore 2025, suddivisi in quattro categorie: Annata, Riserva, Intermedio e Vecchia Annata.

Novità di questa nuova edizione è stata l’introduzione della nuova categoria “Vecchia Annata”, pensata per dare spazio a quei vini che, con lo scorrere del tempo in bottiglia, dimostrano la sorprendente capacità di evoluzione del Morellino di Scansano, a conferma della solidità e della versatilità della denominazione.


I 10 Morellino del Cuore 2025

Categoria Annata 

Cantina Vignaioli di Scansano Roggiano Bio 2023

Tenuta Agostinetto La Madonnina 2023

Poggio Argentiera Bellamarsilia 2023

Categoria Intermedio 

Provveditore Provveditore 2023

Le Rogaie Forteto 2022

Terenzi Purosangue 2022

Categoria Riserva 

Belguardo Bronzone 2021

Bruni Laire 2021

Roccapesta Roccapesta Riserva 2021

Categoria Vecchia Annata 

Fattoria di Magliano Heba 2006

Nei prossimi mesi, i Morellino del Cuore 2025 diventeranno protagonisti di tre appuntamenti speciali a Roma, Milano e Firenze, aperti sia alla stampa di settore che agli appassionati.

Serate dedicate alla conoscenza e alla degustazione guidata dei dieci vini selezionati, in abbinamento a piatti studiati per esaltarne le peculiarità, con la partecipazione dei produttori, del Consorzio e dei giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli. Un’occasione per raccontare il Morellino in modo diretto e coinvolgente, mettendo al centro qualità, identità e territorio.

Di seguito le parole del Presidente del Consorzio Bernardo Guicciardini Calamai.

Siamo estremamente soddisfatti di come si è svolta questa terza edizione di Morellino del Cuore. L’attenta selezione dei membri della giuria ha garantito un livello di competenza e professionalità ineccepibile, e i vini selezionati riflettono al meglio l’autenticità e le peculiarità del Morellino di Scansano.

Siamo felici di constatare una continua adesione da parte delle aziende, segno di un interesse sempre crescente e di un impegno costante nel valorizzare il nostro territorio.

Desidero esprimere un sentito ringraziamento a Roberta Perna e Antonio Stelli, ideatori e anima di Morellino del Cuore, per il loro impegno nel dare vita a questa manifestazione che continua a crescere anno dopo anno, e alla giuria per il prezioso lavoro svolto.”

Morellino di Scansano Docg

Il Morellino di Scansano, divenuto un vino a DOCG a partire dalla vendemmia 2007, viene prodotto in tutto il Comune di Scansano e parte dei Comuni di Campagnatico, Grosseto, Magliano in Toscana, Manciano, Roccalbegna e Semproniano. Gli ettari di vigneti rivendicati sono circa 1500, di cui il 35% in conduzione biologica certificata. Da disciplinare può contenere un minimo di 85% di uve sangiovese ed un massimo di 15% di altre uve di vitigni a bacca nera consentiti nella Regione Toscana. 

Il Consorzio Tutela Morellino di Scansano è composto attualmente da 220 soci. 

Ufficio Stampa Morellino del Cuore

Roberta Perna Comunicazione Enogastronomica e Studio Umami 

Roberta Perna – robertaperna.com – studioumami.com

Mail – Tel. 329.9293459

GIACOMO BARTOLOMMEI NUOVO PRESIDENTE CONSORZIO VINO BRUNELLO DI MONTALCINO, IL PIÙ GIOVANE NELLA STORIA DELLA DENOMINAZIONE

NOMINATI ANCHE I TRE VICEPRESIDENTI: ANDREA CORTONESI (UCCELLIERA), FABIO RATTO (ANTINORI) E BERNARDINO SANI (ARGIANO)

(Montalcino-SI, 3 giugno 2025).  Giacomo Bartolommei (33 anni) è il nuovo presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino. Il più giovane presidente nella storia della denominazione – e tra i più giovani in Italia in questo ruolo – è stato nominato oggi all’unanimità dal nuovo consiglio di amministrazione per il prossimo triennio e succede a Fabrizio Bindocci, alla guida dell’ente negli ultimi due mandati.

Nel corso della seduta sono stati eletti anche i vicepresidenti: Andrea Cortonesi (Uccelliera, che guiderà la Commissione tecnica), Fabio Ratto (Antinori, Commissione istituzionale) e Bernardino Sani (Argiano, Commissione promozione).

“Desidero ringraziare i soci per la significativa fiducia riposta in me e nei consiglieri appena eletti. La grande percentuale di soci presenti alle ultime elezioni sono un messaggio forte di appartenenza al Consorzio – ha dichiarato Giacomo Bartolommei, da oggi alla guida del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino -. L’auspicio, pertanto, è che tutti i soci riscoprano nel Consorzio un ambiente propizio alla coesione e al lavoro comune per il bene e lo sviluppo del territorio. Il contesto economico attuale richiede un’azione energica in termini di promozione e comunicazione – ha concluso Bartolommei -. La nostra priorità sarà duplice: valorizzare il prestigio dei nostri vini e, potenziarne la percezione sul mercato. Parallelamente con  inalterata determinazione continueremo a tutelare il nostro marchio e le nostre denominazioni.”

“Lascio in eredità al nuovo presidente un Consorzio economicamente solido che, nel 2024, ha registrato un fatturato prossimo ai 4,5 milioni di euro, in aumento del 4,3% rispetto all’anno precedente, e un utile di quasi 627 mila euro destinato a riserva – ha commentato Fabrizio Bindocci, presidente uscente-. Sono certo che la nuova governance saprà affrontare con determinazione e visione le sfide all’orizzonte, continuando a investire sulla promozione e sul posizionamento dell’intera piramide qualitativa espressa dai vini di Montalcino, a partire dal suo Brunello divenuto sempre più brand territoriale conosciuto in tutto il mondo”.

Classe 1991, Giacomo Bartolommei è oggi enologo e responsabile export di Caprili, l’azienda di famiglia nata nel 1965 a sud-ovest del territorio del comune di Montalcino. Dopo gli studi in Enologia e viticoltura all’istituto Tecnico Agrario Ricasoli a Siena, entra ufficialmente in Caprili nel 2016, anno della sua prima vendemmia. Nel 2018 consegue la laurea in Economia e commercio all’università senese. È stato vicepresidente del Consorzio nell’ultimo triennio.

Il Consiglio di amministrazione del Consorzio del vino Brunello di Montalcino registra l’ingresso nel board di Violante Gardini Cinelli Colombini (Casato Prime Donne) a seguito delle dimissioni per motivi personali di Andrea Costanti intervenute successivamente alle elezioni del 14 maggio scorso.

Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino riunisce oggi 214 soci, per una tutela che si estende su un vigneto di oltre 4.300 ettari nel comprensorio del comune di Montalcino (2.100 gli ettari a Brunello, contingentati dal 1997), in favore di quattro Dop del territorio (Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino, Moscadello e Sant’Antimo).

In allegato: foto Giacomo Bartolommei, presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino.

Ufficio stampa Consorzio del Brunello di Montalcino – Ispropress:

Benny Lonardi, 393.4555590 – direzione@ispropress.it;

 Simone Velasco, 327.9131676 – simovela@ispropress.it;

Sara Faroni, 328.6617921 – ufficiostampa@ispropress.it.

Radda Nel Bicchiere 2025: un viaggio emozionante nel cuore del Chianti Classico

Il borgo medievale di Radda in Chianti ha ospitato, il 24 e 25 maggio 2025, la 28ª edizione di Radda Nel Bicchiere, un appuntamento imprescindibile per gli appassionati e gli operatori del settore. Oltre trenta aziende hanno presentato in degustazione più di cento etichette, offrendo un panorama approfondito sulle eccellenze del Chianti Classico.

A corredo delle degustazioni, due seminari di alto profilo hanno arricchito l’evento: il primo, un gemellaggio tra il Sangiovese e il Cannonau, guidato da Aldo Fiordelli, ha esaminato le peculiarità e le affinità tra queste due grandi espressioni territoriali.

Il secondo, Radda Vintage, condotto dal sommelier Giovanni D’Alessandro e da Davide Bonucci (presidente di Enoclub Siena e fondatore di Sangiovese Purosangue), ha offerto un’analisi verticale di trenta anni di annate di Chianti Classico, Riserva, Gran Selezione e IGT, mettendo in risalto il carattere evolutivo della denominazione.

Il valore storico e identitario di Radda nel Chianti Classico: Radda riveste un ruolo centrale nella storia del Chianti Classico, essendo stata cuore pulsante della Lega del Chianti fin dal XIII secolo. Oggi è una delle undici Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) della denominazione, accanto a San Casciano, Greve, Montefioralle, Lamole, Panzano, Gaiole, Castelnuovo Berardenga, Vagliagli, Castellina e San Donato in Poggio. Molte aziende sono state valutate positivamente durante le recenti Anteprime Toscane, nella manifestazione Chianti Classico Collection, agli articoli sulle tipologie Annata e Riserva e Gran Selezione.

Radda Vintage: Trent’anni di Chianti Classico in degustazione. Sedici aziende hanno contribuito alla retrospettiva, proponendo alcuni dei loro vini più rappresentativi:

·  Istine, Chianti Classico 2015

·  Poggio alla Croce, Chianti Classico 2015

·  Podere Terreno, Chianti Classico Riserva 2017

·  Brancaia, Chianti Classico Riserva 2016

·  Pruneto, Chianti Classico Riserva 2015

·  Castello di Albola, Chianti Classico Riserva 2013

·  Borgo Salcetino, Chianti Classico Riserva 2013

·  Caparsa, Chianti Classico Riserva 2005

·  Vigneti La Selvanella, Chianti Classico Riserva 1988

·  Castello di Radda, Chianti Classico Gran Selezione 2016

·  Montemaggio, Chianti Classico Gran Selezione 2015

·  Castelvecchi, Chianti Classico Gran Selezione Madonnino della Pieve 2010

·  Corte Domina, a.M.a.r.t.i. Rosso 2017

·  Poggerino, Primamateria 2014

·  Podere Capaccia, Podere Capaccia 2011

·  Livernano 2009

È impossibile tracciare una classifica dei campioni degustati: il panorama del Chianti Classico si distingue per la ricchezza delle sue espressioni territoriali, dalle annate alle riserve, fino alle prestigiose Gran Selezioni.

Ogni declinazione di questo vino iconico racconta una storia di tradizione e territorio, affermandosi con carattere e autenticità. Fondamentali, come sempre, gli interventi dei produttori, che arricchiscono la presentazione con dettagli inediti su storia, famiglia e radici culturali, offrendo un viaggio sensoriale che va ben oltre il calice.

L’organizzazione di Radda nel Bicchiere è resa possibile grazie all’instancabile lavoro della Pro Loco di Radda in Chianti e dell’Associazione dei Vignaioli di Radda, testimoni di una dedizione che ha contribuito alla crescita e alla valorizzazione del territorio, un percorso che, negli ultimi anni ha portato alla definizione delle UGA, marcando un ulteriore passo avanti nella riconoscibilità del Chianti Classico.

Appenninia Wine Festival 2025

La terza edizione di Appenninia Wine Festival, evento andato in scena all’interno dello Spazio Brizzolari di Scarperia e San Piero (Fi), è stata dedicata ai vini che vengono prodotti lungo l’arco appenninico. Una kermesse rivolta sia agli appassionati di vino che ad operatori professionali. Nutrita la presenza di produttori toscani ed emiliano-romagnoli e anche di alcuni provenienti da altre regioni dell’arco montuoso.

Interessante il convegno dalla Terra al Calice: il Valore unico dei vini Appenninici in un mercato in evoluzione. Condotto da Andrea Gori, wine expert nonché patron con il fratello Paolo della storica trattoria fiorentina Da Burde, sono intervenuti Alessandra Biondi Bartolini, giornalista e divulgatrice scientifica, Stefano Zaninotti, agronomo della “Vitenova Srl società di consulenza agronomica” di Ronchis, Udine, Emiliano Falsini, enologo e consulente vitivinicolo, Gennaro Giliberti, dirigente responsabile di settore Produzioni agricole, vegetali e zootecniche presso la Regione Toscana; Riccardo Tronci, esperto in comunicazione e strategie digitali presso l’azienda Dgnet. Importante l’intervento conclusivodi alcuni produttori presenti in sala.

Gli argomenti trattati sono stati molti, articolati e quelli più attuali, durante le due ore di tavola rotonda: il calo dei consumi, i cambiamenti climatici con conseguenti vantaggi in territori simili, la sostenibilità in tutte le sue accezioni, viticoltura eroica, comunicazione e mercati. Un territorio vasto, che presenta peculiarità variegate legate sia ai differenti vitigni, alle altitudini, ai suoli e microclima in ben 15 regioni dell’Appennino.

Problemi anche legati allo spopolamento di piccoli borghi, al dissesto idrogeologico, alla viabilità e servizi socio-sanitari carenti rispetto alla città. 

Una passerella, però, anche per 40 produttori ed i loro assaggi memorabili

Gigli Spumante Rosé MC Brut – 36 mesi sui lieviti,  ottenuto con uve di Barsaglina – Rosa tenue, bollicina fine, emana sentori di fragolina di bosco, melagrana, scorza d’agrumi e pan brioche,  scivola fresco e saporito nel suo sorso stimolante. Da Borgo a Mozzano (Lu).

Kar Rha Candia dei Colli Apuani Castagnini – Vermentino 80%, Albarola e Trebbiano Toscano 20% – Giallo paglierino luminoso,  sprigiona sentori di ananas, mela, pesca e fiori di campo. Al palato è vibrante,  armonioso e duraturo. Da Carrara.

Barasta Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico 2015  Casaleta – Giallo dorato, i sentori richiamano la frutta a polpa bianca, fiori di campo e miele impreziositi da note mentolate. Il sorso è pieno, avvolgente nonché persistente. Da Arcevia (An).

Montere’ Ravenna Bianco Igt 2022 Vigne dei Boschi – Albana – Giallo paglierino, sfumature dorate,  sviluppa note di frutta tropicale ed erbe mediterranee uniti a note agrumate. Dinamico e rinfrescante,  coerente e persistente. Da Solarolo (Ra)

Fraciélo 2020 Casetta dei Frati Modigliana – Chardonnay-  Giallo dorato brillante, presenta note di zagara, frutta esotica, pompelmo, burro e nocciola. Trasmette al palato una grande piacevolezza di beva e una buona avvolgenza. Modigliana (FC)  .

Pinot Nero Monteprimo 2022 Bacco del Monte – Rosso rubino trasparente, con note di ribes, rosa canina, ciliegia è sottobosco. Al gusto è setoso, pieno ed appagante. Da Vicchio (FI).

Chianti Rufina Riserva 2019 Fattoria del Lago – Sangiovese in purezza – Rubino con sfumature granate, rivela sentori di frutti di bosco rossi e neri, amarena, tabacco e spezie dolci. Il sorso è avvolgente, ricco e suadente. Da Dicomano (FI).

Syrah Toscana Igt 2022 Villa Magra – Rosso rubino profondo, al naso i sentori sono quelli di amarena, ribes, pepe nero è bacche di ginepro. In bocca arriva morbido con tannini poderosi e setosi e un finale lungo e saporito. Da Bibbiena (AR).

Vinsanto del Chianti Rufina Doc 2005 Frascole – Trebbiano e Malvasia – Giallo ambrato, spiccano al naso note intense di frutta candita, datteri, fichi, miele e nuance balsamiche. Piacevolmente dolce, leggiadro e coerente. Da Dicomano (FI).

Regina Ribelle Wine Fest: passeggiare tra le dolci colline della Vernaccia di San Gimignano

Nel cuore della Toscana, dove le colline si inseguono come onde verdi e le torri di pietra svettano verso il cielo, San Gimignano si conferma scrigno di storia e di vino. Regina Ribelle, l’evento che celebra la Vernaccia di San Gimignano, è andato in scena con un’edizione che ha brillato per organizzazione, contenuti e suggestione.

Dal momento in cui Irina Strozzi ha assunto la presidenza del Consorzio, si è respirato subito un’aria nuova: visione strategica, pragmatismo e attenzione alla comunicazione, merito anche del lavoro puntuale dell’agenzia stampa Affinamenti. Nonostante il vento fresco che ha messo a rischio la cena di gala, tutto si è svolto alla perfezione, superando le aspettative.

Unico appunto: nella concitazione degli appuntamenti è mancato un momento di vero confronto collettivo sul futuro della denominazione, per comprendere le direzioni della Vernaccia di San Gimignano oggi, tra tradizione e innovazione. L’inaugurazione, fissata alle 9:00, ha visto una partecipazione ridotta, mentre la degustazione tecnica di 80 campioni tra annate 2024 e Riserva, ha dato voce alle molte anime di questo vino storico, come indicato nell’articolo sui nostri migliori assaggi della versione annata 2024 e Riserva 2023.

Degustazione alla cieca: la Vernaccia di San Gimignano si racconta nei calici

Nelle bellissime sale del Museo di Arte Moderna e Contemporanea R de Grada, ogni calice diventa racconto: vini giovani, freschi e fragranti accanto a riserve più profonde e strutturate. L’eccellenza non è mancata: molti i campioni che si sono distinti con punteggi tra 92 e 95, per eleganza, equilibrio e longevità. Un vino in particolare ha toccato la vetta con 95 punti, grazie a una struttura solida e armoniosa.

Arte e territorio: Galleria Continua e Vernaccia & Pizza

Dopo la degustazione, spazio all’arte con la mostra presso Galleria Continua, dove opere di Shilpa Gupta, Arcangelo Sassolino e José Antonio Suárez Londoño hanno ampliato l’orizzonte sensoriale dell’esperienza. A seguire, cena all’“Lunaria Tuscany” con un inedito abbinamento Vernaccia e pizza d’autore, firmata da tre grandi nomi: Massimo Giovannini (Apogeo), Giovanni Santarpia (Pizzeria Santarpia Firenze) e Tommaso Vatti (La Pergola).

Tour nelle cantine: tre identità, un unico territorio

Il giorno successivo è stato dedicato alla scoperta di tre cantine del Consorzio, ognuna con una visione diversa ma complementare.

Palagetto – Il vino come espressione sostenibile del territorio

Fondata nel 1978, con la sua prima vendemmia nel 1993, Palagetto è oggi una delle realtà biologiche più solide e dinamiche di San Gimignano. Con una produzione annua di circa 600.000 bottiglie, l’azienda ha scelto di intraprendere un percorso di sostenibilità certificata (VSQNP), ponendo al centro il rispetto del territorio e la valorizzazione delle sue varietà autoctone.

Protagonista della degustazione è Arianna, interprete sensibile dell’identità vinicola aziendale. Il viaggio parte dalla freschezza delle Vernaccia di San Gimignano di annata, dove la 2024 si distingue per fragranza e immediatezza: un naso delicato di pera e mela verde, accompagnato da una beva equilibrata e un tipico finale ammandorlato. Interessante la scelta del doppio tappo (vite e sughero), pensata per incontrare gusti diversi, dal mercato americano a quello più tradizionale.

Tra le selezioni, spicca la Vernaccia di San Gimignano Arianna 2023, che unisce equilibrio e precisione aromatica. La Riserva 2022 si presenta invece come un vino ampio e gastronomico, capace di coniugare morbidezza e freschezza, con una struttura adatta a piatti più complessi.

La linea “Uno di Quattro” racconta il lato più moderno della cantina: il Merlot 2021 è morbido e speziato, il Syrah fresco e dinamico, il Sangiovese lineare e territoriale, mentre il Cabernet Franc è ancora in evoluzione, con un legno da domare.

Chiude la degustazione il Sottobosco 2019, un blend maturo che richiama lo stile bordolese con toni vegetali, frutta nera e spezie, e il prezioso Vinsanto del Chianti 2010, vera memoria liquida della Toscana. Con i suoi aromi di frutta candita, erbe officinali e una freschezza ancora viva, è un vino che emoziona e invita alla riflessione.

Fattoria Cusona – Tra storia, identità e visione

A San Gimignano, tra le colline dorate della Toscana, la Fattoria Cusona è molto più di un’azienda vinicola: è un salto nel passato, dentro una storia millenaria custodita dalla famiglia Guicciardini Strozzi. Fondata nel 994, la tenuta oggi si estende per 520 ettari, di cui un centinaio dedicati alla vite, ed è guidata da Irina Strozzi, attuale presidente del Consorzio Tutela della Vernaccia di San Gimignano, affiancata dalla sorella Natalia.

La visita è un percorso affascinante tra le sale storiche e le antiche grotte della tenuta, dove cimeli rari raccontano secoli di storia italiana ed europea. È qui che la Vernaccia trova la sua culla originaria e diventa, vino dopo vino, un simbolo identitario del territorio.

L’esperienza culmina in un pranzo elegante, pensato per esaltare la gamma di vini aziendali, con un tocco di rarità che lascia il segno. La pappa al pomodoro apre il pasto, accompagnata dalla Vernaccia di San Gimignano Titolato Strozzi 2024, seguita da gnocchi di spinaci burro e salvia in abbinamento a tre etichette straordinarie: la Riserva 2020, la Riserva 2019 e una sorprendente Vernaccia di San Gimignano 1986. Quest’ultima, vera protagonista della giornata, brilla ancora per freschezza, con note di confettura di pesca, albicocca e agrumi canditi. In bocca, colpisce per la sua longevità elegante e composta, aprendo la domanda: anche i vini di oggi sapranno sfidare il tempo così?

Chiusura di pasto con Vinsanto di San Gimignano 2015; altra sorpresa è il Vin Santo di San Gimignano DOC 1968: una esplosione di freschezza, frutta matura e candita e aromaticità che dona tanta eleganza e piacevolezza di beva a dispetto degli anni trascorsi in bottiglia.

Il peposo al Chianti, piatto forte della tradizione, chiude l’esperienza abbinato a due rossi di carattere: Sodole IGT Toscana 2020 e Millanni IGT Toscana 2017, a testimoniare l’anima più moderna della tenuta.

Presente anche Ivaldo Volpini, storico enologo della cantina da oltre cinquant’anni, che con la sua esperienza ha contribuito a costruire un ponte tra il passato e il futuro del vino toscano.

Abbazia di Monteoliveto – Dove il vino incontra la spiritualità

A pochi passi dal centro storico di San Gimignano, immersa nella quiete della campagna toscana, sorge l’Abbazia di Monte Oliveto Minore, uno scrigno di storia e spiritualità. Fondata nel 1340 dai monaci olivetani e ampliata nel 1458, l’abbazia ha attraversato i secoli mantenendo intatta la sua importanza culturale e architettonica.

Oggi questa realtà sacra rivive una nuova stagione come cuore pulsante della Fattoria Abbazia Monte Oliveto, azienda agricola di 35 ettari — 20 dei quali coltivati a Vernaccia di San Gimignano. Acquisita dalla famiglia Zonin, la tenuta unisce agricoltura, accoglienza e produzione vinicola, offrendo anche ospitalità in eleganti appartamenti immersi nel verde.

Due le etichette prodotte: la Vernaccia di San Gimignano DOCG, fragrante e fresca, dal profilo immediato e beverino, e la selezione Gentilesca, un vino più strutturato e complesso, pensato per palati più esperti e curiosi.

Il Gran finale in Piazza Duomo

La cena di gala si è svolta nella cornice mozzafiato di Piazza Duomo, firmata dallo chef Gaetano Trovato di Arnolfo Ristorante due stelle Michelin. Il menù, raffinato e territoriale, ha proposto:

  • Riso Riserva San Massimo, zafferano, ossobuco e zucchina in fiore
  • Cinta Senese con asparagi e cipollotto primaverile
  • Fragola, caramello e vaniglia
  • Piccola pasticceria e la celebre Crema di Santa Fina del gelatiere Sergio Dondoli

Protagonisti della serata ovviamente la Vernaccia di San Gimignano serviti dai Sommelier FISAR, le note jazz dell’Accademia Siena Jazz e la presentazione della scultura di Andrea Roggi, simbolo di Regina Ribelle Wine Fest, alla presenza delle autorità locali. San Gimignano continua a dimostrare che la Vernaccia è viva, plurale e in piena evoluzione. Manca ancora un po’ di coraggio nel raccontare questa evoluzione con maggiore coesione, ma il fermento è tangibile.

E questo è già tanto.

Vallepicciola descrive minuziosamente l’UGA Vagliagli con vini eleganti e longevi

L’UGA Vagliagli è l’ala sinistra dell’ideale farfalla che divide in due il comune di Castelnuovo Berardenga, il più a sud del Chianti Classico. Qui, in località Pievasciata, si trova la cantina Vallepicciola, una realtà vinicola presente e attiva sul territorio dal 1999 di cui abbiamo scritto nell’articolo Napoli: Vallepicciola porta il vento del Chianti Classico nel “paese d”o sole e d”o mare”.

Da Napoli alla Toscana e poi dritti a Verona, dove al Vinitaly abbiamo ritrovato Alberto Colombo, amministratore delegato della società nonché presidente dell’Associazione Vagliagli, che raduna al suo interno i produttori del Chianti Classico dell’omonima UGA.

Vallepicciola nasce per volontà dell’imprenditore Bruno Bolfo, come recupero di un vecchio convento, riconvertito in un resort di lusso. Gli originari 3 ettari di vigna che circondavano la proprietà si ampliano grazie all’acquisizione di ulteriori 80 ettari alla fine del 2000. Attualmente la cantina si estende su 265 ettari totali, di cui 107 a vigneto – ripartito per il 40% a sangiovese e per il 60% a vitigni internazionali- la restante parte a uliveti e bosco.

L’attuale produzione si attesta attorno alle 500 mila bottiglie, divise tra mercato nazionale e altri trentacinque paesi nel mondo. Gli Stati Uniti, ci spiega Alberto, rappresentano una fetta importante ma non determinante del business – circa 100.000 bottiglie – e la cantina sta affrontando il momento attuale con spirito collaborativo nei confronti dei propri importatori.

La particolarità di Vagliagli, continua Colombo, che ha spinto alla creazione di un’UGA a sé rispetto al comune di riferimento Castelnuovo Berardenga, risiede nella varietà di suoli prevalentemente di matrice alluvionale, ma con importanti presenze di scisti argilloso calcaree e sequenze marnose. Dal prossimo anno l’UGA Vagliagli verrà definitivamente riconosciuta con possibilità di indicarne il nome in etichetta, solo per il Chianti Gran Selezione, come previsto dall’attuale disciplinare.

Per quanto riguarda la produzione di Chianti Classico, Vallepicciola ha optato per la vinificazione in purezza del sangiovese sia per l’Annata che per la Riserva e la Gran Selezione, lavorando su una densità d’impianto pari a 5000 ceppi per ettaro e una resa di 60 quintali.

Iniziamo la degustazione con il Chianti Classico 2021. Vinificato in acciaio e affinato in tonneau e barrique di secondo passaggio, ha naso tipico e delicato di frutto rosso e fiori scuri, beva agile e snella. La produzione annua si aggira intorno alle 140/150 mila bottiglie.

La Riserva 2021 vinifica invece in cemento e affina 24 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso esprime caratteri più minerali che ricordano il talco e poi di nuovo la ciliegia. Palato disteso, con ottimo equilibrio fresco-sapido. La produzione annua è di circa 30 mila bottiglie.

Infine degustiamo la Gran Selezione 2021 ottenuta dalla vigna singola “Lapina”, con ceppi di circa trent’anni e una produzione di circa 10 mila bottiglie. Anche in questo caso vinificazione in cemento e affinamento per 30 mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso presenta evoluzione, con sentori di frutti scuri macerati e sbuffi balsamici e minerali. Snello ed elegante il palato,contraddistinto da un tannino sottile e perfettamente integrato.

La collezione dedicata al sangiovese si chiude con Vallepicciola Rosso IGT, produzione limitata di circa 8000 bottiglie l’anno, provenienti dai tre ettari di vigneto originari della proprietà, il Fontanelle.

Fermentazione in cemento, macerazione di 4 settimane, invecchiamento di 20 mesi in barrique nuove, mostra un carattere completamente diverso rispetto alla linea del Chianti Classico. Corpo e materia si intuiscono sin dalla mescita, si delineano nel naso intenso, ricco, goloso di frutti scuri, spezie, tostature e si definiscono nella beva gustosa, di tannino strutturato e sferzante, finale lungo e appagante. Non si può fare a meno di pensare a una succulente bistecca fiorentina al sangue.

I vitigni internazionali rappresentano il 60% del parco vigne aziendale. Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc costituiscono la linea dei monovarietali di Vallepicciola.

Abbiamo degustato il Pinot Neto Boscobruno 2022 da vigne a 500 metri d’altitudine, vinifica in cemento e matura in barrique di secondo e terzo passaggio. Espressione del varietale in Toscana, si esprime con un naso di piccoli frutti rossi in confettura e grande eleganza al palato.

Il Cabernet Franc Mordese 2022 lascia il segno: compatto e preciso all’olfatto, non offre alcuna sbavatura verso i tipici sentori erbacei. La vena balsamica elegante e le nuance di tabacco biondo sono completati da un sorso succoso, fresco, sostenuto da tannino vibrante e grande chiusura sapida.

VALLEPICCIOLA

Strada Provinciale 9 di Pievasciata n. 21

53019 Castelnuovo Berardenga

Vin Santo e Pastiera Napoletana: una buona Pasqua fatta di dolci tentazioni

Anche quest’anno la Pasqua riserva gradite sorprese per i lettori di 20Italie. Una contaminazione ben augurante, fatta di tradizioni secolari appartenenti a diverse regioni d’Italia. La Toscana con l’arte del Vin Santo, un prodotto le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Di pari grado, alla ricerca di un abbinamento gustoso e intrigante, la pastiera napoletana realizzata dai maestri pasticcieri della Campania, che richiama quel senso di calore dei pranzi pasquali in famiglia.

Il Mondo Vin Santo

Durante le recenti Anteprime Toscane, presso Fattoria della Talosa cantina storica di Montepulciano, abbiamo assaggiato alcune delle etichette di Vin Santo più rappresentative dell’areale. Ma cos’è esattamente questo nobile vino che i viticoltori realizzano da secoli con la stessa cura?

Madri Centenarie o Lieviti Selezionati?

Non esiste un segreto o un manuale che detenga la verità sui metodi di produzione del Vin Santo. Ogni famiglia tramanda l’usanza di generazione in generazione, utilizzando tecniche antichissime o quelle più moderne. Il risultato cambia profondamente quando si parte dalle cosiddette madri centenarie, lieviti conservati dalle fecce di ogni vendemmia e riutilizzati l’anno successivo come starter di fermentazione.

Non tutte le madri sono uguali e non tutti i figli seguiranno la retta via da esse indicata. Il vino riposerà poi per lustri all’interno di piccoli caratelli di norma dai 15 litri di capienza in su, spesso sigillati con un tappo di cemento per evitare l’evaporazione del contenuto alcolico. Non sarà possibile conoscerne l’esatta evoluzione del magico liquido se non dopo l’apertura dei fusti, a volte con grande rammarico per un’attesa invana.

Le origini del nome Vin Santo

Che sia un riferimento ad un particolare vino da fine pasto proveniente da Arinna, città dell’antica Licia (attuale Turchia) o che ricordi l’appassimento delle uve fino alla settimana Santa? Infine, che gli siano state conferite particolari proprietà terapeutiche dai contorni taumaturgici? Insomma il Vin Santo ha davvero legami con la cultura ed i commerci delle popolazioni centrali del Bel Paese. Viene prodotto in maniera simile in molti territori anche fuori dai confini regionali e con varietà d’uva diverse: Trebbiano, Malvasia, Colombano e Grechetto per il base o Sangiovese nella rara e costosa tipologia Occhio di Pernice.

La degustazione dei Vin Santo

  • Vin Santo di Montepulciano Doc Il Molinaccio 2014 “L’Occhione” è moderno e versatile, nelle sue sfumature cariche di pesca melba, albicocca e miele di millefiori. Quasi inavvertibile il timbro ossidativo di altre versioni; gioca su equilibrio e rapidità di beva.
  • Vin Santo di Montepulciano Doc Poliziano 2012 carica la spinta verso sensazioni di boiserie tra spezie di cannella e vaniglia, per virare su frutta secca e caffè in polvere. Finale agrumato tra canditure e cenni di zenzero.
  • Vin Santo di Montepulciano Doc Tiberini 2001 eredita un’annata particolarmente fortunata dal punto di vista climatico. Il campione assaggiato dimostra lunghezza iodata e sensazioni di macchia mediterranea condite da scorza d’arancia amara e mallo di noce.
  • Vin Santo di Montepulciano Doc Talosa 1995 vivo e palpabile dopo 30 anni, con scie terziarie appetitose che narrano di ceralacca, smalto ed ananas sciroppato. Termina nella consueta nota balsamica a base di salvia ed alloro, quasi salmastra.
  • Vin Santo di Montepulciano Doc Montemercurio 1993 è quel piccolo capolavoro per il quale vale la pena un viaggio tra le morbide colline di uno dei borghi più bello d’Italia. Cedro candito, verve di iodio marino e spezie bianche succulente. Vita eterna.

La Pastiera Napoletana

Tipica del periodo pasquale, è una torta di grano che origina dai riti pagani e, nel corso dei secoli, dall’usanza di friggere la pasta avanzata creando una sorta di dolce salato, che ha dato il nome stesso alla pastiera. L’opera dei conventi napoletani ha apportato modifiche fondamentali, con inserimento della ricotta e dei canditi. Come per il Vin Santo, non esiste un dogma per fare una pastiera di qualità. In alcune zone si usa la crema, in altre lo strutto nella pasta frolla, ma ciò che non deve mai mancare è la voglia di mangiarla in famiglia per buon augurio! La tradizione vuole infatti che la pastiera, simbolo di pace, si prepari il Giovedì  Santo, per essere poi conservata e consumata per almeno 10 giorni.

Il Gran Caffè Gambrinus

Il Gran Caffè Gambrinus, in attività sin dal 12 maggio 1860, fu subito ritrovo di capi di Stato e teste coronate, poi caffè letterario e luogo di ispirazione di artisti e intellettuali del calibro di Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, Ernest Hemingway, Matilde Serao e dai Presidenti della Repubblica Italiana in visita a Napoli. Di proprietà degli imprenditori Antonio e Arturo Sergio e Massimiliano Rosati, fa parte dell’Associazione Locali Storici d’Italia. La pastiera realizzata dalle mani sapienti dei pasticceri del Gran Caffè Gambrinus conserva la giusta umidità all’interno del ripieno e gli aromi di canditi e fiori d’arancio dell’antica ricetta delle monache di clausura del Convento di San Gregorio Armeno.

Montepulciano: ritorno da Podere Casanova per creare un blend in stile Supertuscan

Isidoro e Susanna Rebatto sono degli autentici visionari per l’areale di Montepulciano. Di loro e del sogno chiamato Podere Casanova abbiamo già scritto in un precedente articolo firmato dall’autore Alberto Chiarenza. Tornare in questi luoghi era dunque una sorta di obbligo morale, per comprendere appieno l’aderenza del progetto alle aspettative iniziali dei titolari.

L’occasione giusta è arrivata con la lodevole iniziativa enoturistica Podere Casanova: un weekend di relax, cultura e buon vino con l’evento “Crea il tuo IGT Toscana 2022” tra le dolci colline di Montepulciano creata in collaborazione con l’ufficio stampa Maddalena Mazzeschi.

Il contesto di Montepulciano

Uno dei borghi più belli d’Italia, visitato di recente in un tour a cura del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Le sue stradine, le Chiese e le numerose terrazze panoramiche dominano la vista dall’alto delle colline morbide, lungo i versanti della Val di Chiana, fino al Lago Trasimeno e a Montalcino in lontananza.

Ricca di storia e fascino, con le famose tre cerchie murarie, Montepulciano è da sempre terra di mercati fiorenti, di vino e di conquista, avvenuta nel medioevo da parte della Repubblica di Siena, che qui pose il proprio feudo-crocevia di genti e di culture. Ancora oggi molte realtà vitivinicole possiedono locali di fermentazione e affinamento sotto le vie della città, a perenne ricordo di una tradizione millenaria tramandata sin dagli antichi Etruschi.

Il nostro ritorno a Podere Casanova

Se Susanna è l’anima commerciale dell’azienda, certamente il guru in campo è il marito Isidoro: vasta esperienza nel settore della geotermia per le centrali idroelettriche ed appassionato di tutto ciò che riguarda la Natura. Le vigne hanno rappresentato la prosecuzione di quanto svolto sinora, con particolare attenzione verso l’ambiente ed i trattamenti, l’abolizione del rame chimico e la preferenza per l’anolyte, prodotto di sintesi osmotica e potente antifungino.

In cantina il giovane enologo Mirko Tizzoni collabora instancabilmente per dare sintesi e voce alle varietà d’uva coltivate: dal Sangiovese, fino agli internazionali di lusso Cabernet Sauvignon, Merlot, Pertit Verdot e Syrah.

Il Sangiovese di Montepulciano a confronto con i vitigni internazionali

Proprio nell’evento ideato per gli appassionati e gli addetti ai lavori è stato possibile capire le differenze tra il nobile Sangiovese e le altre contaminazioni provenienti da varietà d’origine francese. In questa zona il principe di Toscana matura con maggior lentezza, complice terreni, esposizioni e condizioni climatiche che centellinano la formazione di una corretta e ben integrata trama polifenolica. Il blando Merlot risulta svantaggiato rispetto al Cabernet Sauvignon denso e succoso, al Syrah che guarda alla ricchezza aromatica di Cortona e ad un’insolito Petit Verdot di carattere.

L’evento “Crea il tuo IGT Toscana 2022”

Dopo le spiegazioni di rito, ha inizio, dunque, il momento clou della manifestazione promossa da Podere Casanova, quello di testare i vari campioni di vino già pronto e unirli – in termine tecnico “blendarli” – per realizzare un Supertuscan che racconti del territorio e delle sue uve. Ci si è potuti avvalere dell’assistenza dello staff aziendale, muniti di una pipetta graduata utile allo scopo.

Il nostro risultato, in attesa della sosta in bottiglia e di un successivo riassaggio nei prossimi mesi, ha visto la composizione in percentuale del 45% di Sangiovese, 25% di Cabernet Sauvignon, 15% di Syrah, 10% di Petit Verdot e 5% di Merlot. Un gioco entusiasmante che ci ha consentito, per un breve momento, di essere piccoli enologi in cerca di successo.

Le rarità tra le proposte di Podere Casanova

Non solo classicità toscana a chilometro zero, bensì fantasia, illuminazione e coraggio tra le etichette degustate in cantina e nello spaccio aziendale di Montepulciano.

A dir poco meraviglioso Euforia 2019, quasi irripetibile per le condizioni in cui ha preso forma. Chardonnay, Verdello e Grechetto, quest’ultimo che ha visto il contatto con la muffa nobile, in stile orvietano. Nuance di camomilla essiccata, albicocca, canditi di cedro e miele di millefiori. Finale lungo e salmastro, per un vino fuori da qualsiasi schema.

Succoso e gradevole il Rosso di Montepulciano 2019, in uscita molto tempo oltre quanto prevede il Disciplinare di produzione. La tipica ciliegia matura, sospinta da spezie tenere e rimandi officinali saporiti.

Verticale del Vino Nobile di Montepulciano annate dalla 2019 alla 2014 con la 2018 e 2017 in perfette condizioni, apprezzabili per motivi diversi: la prima evidenzia note terziarie da brace di camino e torrefazione, la seconda tutta la potenza ed il nerbo del frutto in un’annata considerata erroneamente troppo calda per fare vini longevi e di qualità.

In ultimo l’eleganza convincente del cru Settecento – Vino Nobile di Montepulciano 2018 – dai filari più vecchi prospicienti il bosco e allevati con tecniche alternative. Sangiovese in purezza, dimostra il timbro territoriale tra amarene sotto spirito, fiori violacei, erbe spontanee e sfumature di genziana unita a cacao in polvere e tabacco biondo. Tannini setosi e persistenza quasi infinita.

Forse meno rassicuranti le tenue bollicine e gli alquanto pomposi due IGT Toscana – Leggenda e Irripetibile – troppo ancorati ad una macchinosità di beva non più in voga come nel passato. Agilità è il nuovo motto per il presente e l’immediato futuro, non scommettendo però sul fatto che determinati spessori non tornino di moda prima o poi.

In esclusiva per 20Italie l’assaggio della tipologia Vino Nobile di Montepulciano “Pieve Sant’Ilario” 2021

La famiglia Rebatto ci ha tenuto a riservare la prova, per i lettori di 20Italie, della nuova tipologia etichettata Vino Nobile di Montepulciano “Pieve Sant’Ilario” 2021, che uscirà in commercio non prima di un paio d’anni di ulteriore riposo in vetro. Assaggio en primeur strepitoso, dal frutto scuro di bosco e con spezie delicate rimarcate da sbuffi mediterranei. Ben 24 mesi in legno tra tonneau e barrique di secondo passaggio.

Montalcino: tutte le novità presenti al Vinitaly

La nuova mappa geoviticola di Montalcino e Red Montalcino

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha presentato una novità che segnerà la svolta nella produzione dei vini di Montalcino. La crescente attenzione alle nuove tendenze di mercato e alle esigenze di consumatori sempre più attenti e consapevoli ha infatti reso necessaria una strategia di riorganizzazione territoriale.

Nasce così la nuova mappa dei vigneti di Montalcino, uno strumento pensato per raccontare in modo oggettivo e scientificamente fondato le peculiarità identitarie di questo straordinario territorio. (N.d.r. In questo articolo ci limiteremo a un accenno tecnico, rimandando all’approfondimento curato dai colleghi di 20Italie Ombretta Ferretto e Adriano Romano).

La mappa è stata presentata dal Presidente del Consorzio Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci, insieme ai Master of Wine Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi. Fondamentale anche il contributo di Marco Antoni e del Geologo Emilio Machetti della Società Copernico, che hanno curato le attività di ricerca, sviluppo e raccolta dati, frutto di studi approfonditi e accurati su tutto il territorio di Montalcino.

Si tratta di uno dei sistemi più complessi e articolati mai realizzati per analizzare e caratterizzare un territorio vitivinicolo, basato su molteplici fattori:

  • La componente geologica dei suoli
  • Il clima
  • La media delle temperature
  • La media delle precipitazioni
  • I venti
  • L’esposizione
  • L’altimetria

Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio, ha dichiarato:

“La nuova mappa non presuppone una zonazione rigida del territorio, ma un’unificazione che tiene conto di tutti gli aspetti morfologici dei vigneti. La sua realizzazione, di proprietà intellettuale del Consorzio, è stata possibile grazie a un team di professionisti che vive, lavora e conosce a fondo Montalcino. Le aziende hanno sostenuto questo approccio metodologico, fornendo dati puntuali che contribuiscono a definire le peculiarità del nostro territorio. La mappa costituisce uno standard di riferimento utile per ogni realtà produttiva, offrendo un dettaglio più accurato sulla posizione territoriale di ciascun vigneto. L’unicità di ogni vino nasce proprio dall’interazione tra suolo, clima e tutti i fattori oggetto di questo studio.”

Uno strumento prezioso, quindi, che non solo valorizza il Brunello di Montalcino, ma offre ai produttori e agli appassionati una chiave di lettura nuova, più precisa e scientifica, per comprendere il legame indissolubile tra vino e territorio.

Red Montalcino: la voce contemporanea del Rosso

Se il Brunello è il patriarca carismatico di Montalcino, il Rosso di Montalcino è l’anima giovane e brillante. Non chiamiamolo “fratello minore”: il Rosso di Montalcino è un vino dalla personalità decisa, prodotto con 100% Sangiovese (Grosso), con un approccio più diretto e immediato.

La differenza sta tutta nel tempo: affinamento minimo di un anno, meno legno, più freschezza. Un vino che sprigiona profumi intensi di ciliegia, lampone, mora, intrecciati a note floreali e speziate, con un sorso snello, sapido e di grande bevibilità.

E la grande novità?

Montalcino amplia i suoi confini produttivi: dai precedenti 510 ettari dedicati al Rosso, si passa ad 860 ettari a fronte di una domanda che cresce, in particolare sui mercati internazionali.
Un segnale chiaro: il Rosso di Montalcino non è più un comprimario, ma un protagonista capace di conquistare i palati più attenti.


Le Annate 2023 e 2022: due interpretazioni, una sola anima

2023
Annata fresca e complessa. Il germogliamento tardivo di aprile, le abbondanti piogge di primavera e un’estate senza eccessi hanno regalato uve equilibrate e una maturazione fenolica eccellente. Vendemmia che punta sulla finezza e sull’eleganza.

2022
Decisamente diversa dalla precedente: calda, secca, con picchi sopra i 35°C per oltre un mese. Le piogge estive hanno salvato il raccolto, anticipato e generoso. Vini intensi, concentrati, dai tannini presenti ma armonici, saporiti e densi. Una versione potente e strutturata del Rosso di Montalcino.


In Degustazione: il Rosso come non l’avete mai sentito

Tenute Silvio Nardi 2023
Fine, elegante, con note di sottobosco e frutti rossi. Sorso agile e verticale, tannino sottile e freschezza che invita a un nuovo sorso.

Campogiovanni 2023
Intenso, con sentori di frutti rossi maturi, muschio e pepe nero. Un sorso avvolgente, speziato e ricco.

Val di Suga 2023
Profondo e raffinato, tra rabarbaro, china ed erbe aromatiche. Alterna dolcezza e amaro in un sorso dinamico e setoso.

Fattoi 2023
Deciso e complesso, tra spezie, ferro e confettura di visciole. Profondo e persistente.

La Magia 2023
Profumi di frutti rossi, spezie e torba. In bocca caffè, cacao e spezie in un finale rotondo e armonico.

Sesti 2022
Classico, con note di violetta, tabacco e mandorla amara. Fresco e balsamico, fedele al Sangiovese.

Fanti 2022
Potente e complesso, con ciliegia, visciole e spezie dolci. Sorso ampio, strutturato, da invecchiamento.

Col d’Orcia Vigna Banditella
Complesso e misurato. Profumi che si svelano con il tempo, tra frutta dolce, spezie e note amare. Beva dinamica e persistente.


Il Rosso di Montalcino ha conquistato un ruolo da protagonista, con una voce moderna, fresca e autentica, capace di accogliere chi cerca nel calice una storia da bere fatta di terra, passione e prospettiva.

Le Macchiole: Cinzia Merli delinea Bolgheri attraverso l’essenza dei monovarietali bordolesi

Oggi Bolgheri è una delle più rinomate denominazioni del panorama vitivinicolo italiano. Fin dalla metà del secolo scorso, nessuno avrebbe realmente scommesso su questo anfiteatro naturale dell’Alta Maremma, a ridosso del mare, risultato dalla bonifica di una vasta area paludosa tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. Una lingua di terra lunga tredici chilometri e profonda sette, dove la lungimiranza del Marchese Incisa della Rocchetta fece approdare, nel secolo scorso, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc con l’unico scopo di vinificare, nella propria tenuta di caccia, il vino per la famiglia e per gli amici.

Bisognerà attendere gli anni Ottanta perché un manipolo di sette cantine pioniere ne raccolga la sfida e decida di iniziare a produrre vino da vitigni francesi. Tra esse c’è senz’altro Le Macchiole di Cinzia Merli, protagonista assoluta della serata di Banca del Vino presso l’Enopanetteria Stefano Pagliuca. Dalla voce di Cinzia abbiamo ascoltato la storia dell’azienda della famiglia Campolmi, commercianti, che nel 1975 acquistarono i primi ettari di terra, coltivandoli a Sangiovese e Trebbiano. Sarà il poco più che ventenne Eugenio, all’inizio degli anni Ottanta, ad ampliare la superficie vitata con la giovane moglie Cinzia, di origine marchigiana, che ne raccoglierà il testimone quando Eugenio mancherà nel 2002.

La scelta di produrre monovarietali arriva all’inizio degli anni Novanta, dall’esigenza di “rappresentare l’immagine di Bolgheri attraverso ogni singola varietà e ogni vendemmia”, come racconta la Merli. Volontà che ha portato le etichette a uscire dalla denominazione Bolgheri DOC – costituita nel 1984 – e a non rientrarvi più, anche quando questa si è fatta specchio del cambiamento del territorio.  

Oggi gli originari quattro ettari sono diventati trentacinque e la cantina a conduzione familiare si è trasformata in un’azienda strutturata, che produce circa 190 mila bottiglie l’anno che esporta in sessanta paesi nel mondo. Tutto questo senza aver perso di vista l’obiettivo originario di rappresentarsi e di rappresentare il territorio attraverso la vinificazione in purezza. “Solo così infatti si possono gestire le mode e non seguirle”, continua Cinzia.

D’altronde già i cambiamenti climatici impongono studio e adattamento che in vigna e in cantina si applicano con metodo e rigore: l’azienda lavora su undici appezzamenti, ciascuno con un proprio suolo e propri protocolli agronomici ed enologici. Dalla scelta dell’epoca vendemmiale con vinificazione separata a quella dei vasi di fermentazione e affinamento, il processo evolutivo è graduale ma continuo e volto a mantenere integra l’identità territoriale.

Cinque le etichette prodotte: Paleo Bianco IGT, blend di Chardonnay e Viognier, una piccola produzione di appena 4500 bottiglie; Bolgheri Rosso DOC, etichetta d’ingresso della cantina, unico blend di rossi prodotto per assecondare la tradizione bolgherese; Paleo Rosso IGT, Cabernet Franc in purezza, signature label della cantina. E poi Messorio Rosso IGT da Merlot in purezza e Scrio Rosso IGT 100% Syrah.

LA DEGUSTAZIONE

Il Bolgheri Rosso nasce nel 2004. La 2023, annata corrente, nonostante il breve affinamento in bottiglia rispetto agli standard aziendali, si muove a pieno agio nei panni del più classico dei tagli bolgheresi: Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Syrah. Fermenta in acciaio; l’affinamento prevede che il 70% della massa trascorra dieci mesi in barrique di terzo/quarto passaggio da 225/228 ettolitri e il restante 30% in cemento.

Mostra ancora sbavature violacee alla vista mentre il naso è caratteristico di cassis, macchia mediterranea, liquirizia, sbuffi mentolati al gusto di lavanda. In bocca, nonostante l’importante impronta calorica, si muove in maniera agile grazie anche al tannino sottile e chiude con timbro sapido.

Paleo è il nome locale di un’erba infestante, la festuca pratensis, quella che cresceva tra i filari scelti per la produzione di questo vino. Nato nel 1989 come “pure Cabernet”, a partire dal 1993 riduce gradualmente la percentuale di Cabernet Sauvignon per diventare Cabernet Franc in purezza dal 2001. Fermenta in cemento, affina per sedici mesi in barrique nuove, troncoconico da 12 hl e anfore Tava.

Una 2021 che apre su sentori vegetali di eucalipto e foglia di ribes, prosegue su piccoli frutti rossi in confettura e spazia, col tempo, tra foglia di tabacco e cioccolato. In bocca è preciso e maestoso su maglia tannica strettissima e lunga persistenza che scivola nelle tostature di caffè.

Infine Messorio, nome derivato da un antico falcetto utilizzato per la raccolta del grano, le messi appunto. Nato nel 1994, da subito Merlot in purezza. A partire dalla 2015 c’è stato un cambio di rotta volto a dare una voce e un’identità ben precisa al merlot. La verticale dalla 2017 alla 2021 ci ha permesso di intercettare questo cambiamento, che è stato graduale ed ha interessato sia la gestione dei vigneti che il lavoro in cantina.

Le annate 2017 e 2018, pur essendo estremamente diverse nell’andamento climatico, mostrano dei caratteri di similitudine che si traducono in un frutto più scuro e opulento. A partire dalla 2019 si nota una progressiva verticalizzazione del frutto, carattere che determina maggior precisione e nettezza di contorno sia olfattivo che gustativo. Le prime due annate infatti derivano dai due vigneti storici, Puntone e Vignone, che per la prima volta svolgono totalmente la fermentazione in cemento, rispetto ai precedenti in cui l’acciaio era ancora presente in questa fase; la 2019 sostituisce il vigneto Puntone con Ulivino, e a partire dalla 2020, nella fase evolutiva alla barrique viene affiancata l’anfora Tava, per una piccola percentuale della massa.

Come per il Paleo, la 2021 si presenta in perfetto equilibrio, risultato di un’annata che ha favorito la maturazione ottimale del frutto. Bacche scure freschissime rubano la scena olfattiva, cesellate da sottili venature speziate dolci, mentuccia fresca, alga bagnata e un afflato umami. Il palato è snello e pulito, il tannino ancora scontroso è quello di un cavallo di razza; mostra la sua anima mediterranea nella lunga chiusura iodata.

LE MACCHIOLE

S. P. Bolgherese 189/A

57022 Bolgheri (LI)