Cronache dall’Alto Adriatico – Friuli Colli Orientali: focus su Richenza Vigna Petrussa

(Con dedica a Gianmarco Nulli Gennari, epicureo esistente e resistente)

Di recente abbiamo assistito alla presentazione dell’ultimo libro di Massimo Carlotto e il privilegio di cenare allo stesso tavolo. Parlando in generale di letteratura e dei reciproci gusti, è uscito un aspetto che ci ha sorpreso (probabilmente non avrebbe dovuto). Lo scrittore riceve innumerevoli testi di persone in cerca d’affermazione e a suo dire, i più interessanti provengono da autrici. Data la sua inequivocabile esperienza gli crediamo senza dubitarne, ma la cosa ci ha fatto riflettere poiché da forti lettori al maschile dovremmo trarne insegnamento, e perché pensiamo la medesima cosa riguardo al mondo del vino.

Negli ultimi anni, le nostre esperienze più suggestive sono frutto di una declinazione al femminile. Sarà perché nella produzione del vino sono necessarie determinazione, coraggio, tenacia, integrità, peculiarità che unite ad una grande sensibilità emotiva le donne ne sono molto più dotate? Aspetto decisamente importante nel momento in cui il vino ha perso la caratteristica di alimento per tramutarsi in veicolo di gratificazione e creatore di emozioni.

Non facciamo mistero di credere fermamente che in passato – e in parte anche oggi? – non fosse semplice per una “lei” produrre del vino senza subirne le conseguenze, come del resto è accaduto per tante altre questioni. Gli ostacoli di un gretto pensiero machista che solo l’uomo fosse in grado di creare un fermentato d’uva degno di questo nome poteva giungere a rifiutarsi a lavorare per esse.

È ciò che accade a Giuseppina Busolini Petrussa, la mamma di Hilde proprietaria di Vigna Petrussa e ora affiancata nella conduzione dell’azienda dalla figlia Francesca, che si ritrovò a essere viticoltrice per necessità. Eredita la parte spettante dei vigneti alla morte del padre, proseguendo la coltivazione fino a quando nel 1963 rimane vedova.

Non trova nessun uomo italiano disposto a lavorare per lei in quanto ha la grande colpa di essere una donna ed è costretta a varcare un confine solo mentale e recarsi  in Slovenia dove inizia la collaborazione con la famiglia del signor Beppi, gli unici in zona disposti ad aiutarla nei lavori sia in vigna che in cantina. Un legame che vive tutt’oggi, dopo tre generazioni, attraverso la figlia Marina, e la nipote Petra.

Il marchio attuale di Vigna Petrussa risale al 1996, ma in precedenza i vini erano etichettati col nome completo di Giuseppina.

Questa produzione di vino al femminile ha oramai circa sessant’anni, vocata soprattutto allo Schioppettino. Il vitigno completamente distrutto dalla fillossera era ritenuto estinto fino a quando rinasce nel 1970 con la scoperta di una decina di piante sopravvissute che furono l’occasione di un rilancio. Nella zona del comune di Prepotto, nella Valle dello Judrio, trova il suo luogo d’eccellenza in terreni costituiti essenzialmente da ponca, strati alternati di marna e arenaria formatesi in periodo eocenico.

La versione che ne fa Vigna Petrussa, un vino meritatamente premiato, lo abbiamo assaggiato e molto apprezzato, durante il recente press tour internazionale sull’Alto Adriatico organizzato e voluto dal giornalista e scrittore Paul Balke.

Tuttavia, a ribadire la pluralità del gusto degli esseri umani e l’esistenza di vini emozionanti a prezzi contenuti, siamo qui a parlare di un altro vino che a nostro avviso è ancora troppo sottovalutato, e che ci ha turbato e stupito per l’eleganza: il Richenza.

Il nome Richenza è un tributo a una nobildonna del popolo germanico dei Longobardi, che si insediarono in Friuli nel 568 d.C., stabilendo nella Cividale dell’epoca la capitale del loro ducato, il primo del Longobardi in Italia. A palesare il legame che Vigna Petrussa intende avere con essi anche un altro vino è a loro dedicato: Desiderio, un bianco da dessert che omaggia l’omonimo re che ha regnato dal 757 al 774 d.C.

E soprattutto lo stemma presente nell’etichette dei vini reca l’immagine di un elmo guerriero longobardo, attualmente conservato presso il Museo Archeologico di Cividale.

Richenza è un blend, o cuvée che dir si voglia, voluto da Hilde Petrussa nel 2000, composto da Friuliano, Malvasia Istriana e Riesling Renano, da uve che effettuano una vinificazione separata con pressatura soffice. Il Riesling proveniente da vigneti con 55 anni di vita, effettua la maturazione in vasca di acciaio per 24 mesi; il Friuliano almeno 7 mesi di botte usata da 30 ettolitri; la Malvasia Istriana da vigneti trentennali, viene elavata in barrique usata per 24 mesi. Successivamente i vini vengono assemblati e affinati per un ulteriore anno in bottiglia.

Fin dal primo sorso ci siamo sentiti estromessi, e ciò che il Richenza 2022 e il nostro intimo si son detti ci è ignoto: lo accettiamo come un atto privato fra il nostro lato femminile e quello di chi l’ha concepito, rispettando il ruolo a noi riservato di vettori e latori di sensazioni olfattive e percezioni palatali palesate (perdonateci l’allitterazione cercata).

Un bouquet complesso, avvolgente, ammalia l’evidenza di una polpa di frutta matura dove crediamo di riconoscere la peche de vigne, l’albicocca, e una succosa susina. Si arricchisce poi di sensazioni morbide di vaniglia e di frutta secca sotto miele, e sullo sfondo qualche traccia di nota vegetale. Al palato è ricco, polputo ma restando un vino decisamente secco la cui morbidezza non si concede a nessuna sgradita dolcezza, con un sorso teso e di grande beva, dotato di personalità e lunga persistenza, e di un inatteso ma del tutto logico finale dedicato al minerale.

Ora, se fosse un vino interamente declinato al fruttato non l’avremmo particolarmente apprezzato perché ciò non rientra nelle nostre preferenze, ma l’eleganza, la finezza e tutto il resto qui incluso ci fa invocare a un fuoriclasse, che ci ha segnato e insegnato molte cose ignave a noi maschietti. E giacché nel mondo la bellezza è ovunque presente ma spesso non riconosciuta oppur non suscita interesse, a noi compete il ruolo di rilevarla e rivelarla laddove la s’incontra.

Sorrento: torna Calici di Stelle

Anche quest’anno Cantine De Angelis, in collaborazione con il Relais Regina Giovanna, organizza “Calici di stelle”, l’evento enogastronomico dell’estate che punta a valorizzare il territorio di Sorrento attraverso il vino.

Lunedì 4 Agosto alle ore 19 il relais sorrentino apre le sue porte per accogliere wine lovers, appassionati del territorio e chi desidera vivere un’esperienza immersiva fatta di buon vino, cucina autentica e musica dal vivo.

La serata inizia con una suggestiva passeggiata al tramonto nei vigneti che circondano la struttura: un’occasione rara per entrare in contatto diretto con la natura e con le radici dei vini di Cantine De Angelis, coltivati e vinificati proprio a Sorrento. L’aperitivo sarà accompagnato da una bruschetta e un calice di Sorrento Bianco DOC, perfetto per aprire le danze del gusto.

Il cuore dell’evento sarà una cena a buffet all’aperto tra stand enogastronomici con prodotti e vini a kilometro zero. Gli ospiti potranno assaporare la cucina con prodotti dell’orto del Relais attraverso diversi angoli gastronomici: il pane artigianale, i fritti, le verdure di stagione, i salumi e i formaggi campani, e naturalmente un’ampia proposta di pizze napoletane di vari gusti, incluse le tradizionali pizze di scarole e pizze di pasta.

Ma i veri protagonisti saranno i vini di Cantine De Angelis: un percorso di degustazione che abbraccia 9 etichette tra DOC, DOP e IGP, tutte vinificate nel cuore di Sorrento. Dal Kalliope 2019 al Gragnano DOP Regina Margherita, passando per i Lacryma Christi del Vesuvio DOP il bianco Gaius, il rosso Plinius e il rosato Drusilla, fino ai due Aglianico campani – Bianco del Tasso e Nero del Tasso.

Ad accompagnare l’esperienza sensoriale, le note dal vivo dei Quattro Quarti, un ensemble che intreccia jazz, swing e melodia italiana, perfetto per una serata estiva sotto le stelle. A chiudere l’evento, il gelato artigianale firmato Ikigai, eccellenza campana di Massa Lubrense, che renderà il gran finale dolce e indimenticabile.

Calici di Stelle non è solo un evento, ma un viaggio tra i sapori e i paesaggi più autentici di Sorrento. Un invito a riconnettersi con la terra e con il bello, in una cornice dove ogni dettaglio racconta la passione di chi crede davvero nel territorio.

L’evento è proposto da Movimento Turismo Vino e gode del patrocinio di Ais Campania – Penisola Sorrentina e Capri.

Programma completo e Prevendite online: www.cantinedeangelis.com/calici-di-stelle-sorrento

La pizza dei Caporale è un viaggio tra tradizione familiare e sperimentazione

Dai grandi eventi alla nuova creazione ispirata al ragù di nonna Dora

Pizza tra memoria e territorio: questo il caposaldo della filosofia dei fratelli Giuseppe e Raffaele Caporale, giovani maestri pizzaioli alla guida della pizzeria I Caporale di Casalnuovo, recentemente protagonisti di due importanti appuntamenti gastronomici: il “Gustosissimo – Pomodoro Cannellino Flegreo Tour” a Cuma e “Aspettando il Mio San Marzano” a San Valentino Torio. Due eventi prestigiosi dedicati ai grandi pomodori campani, che li hanno visti ambasciatori di una pizza d’autore capace di coniugare tecnica, identità e amore per la propria terra.

È sempre un onore per noi rappresentare il territorio attraverso la pizza – spiegano i fratelli Caporale -. Partecipare a queste manifestazioni è un’occasione per raccontare, attraverso il gusto, chi siamo e da dove veniamo”. E proprio da questo spirito nasce la loro ultima creazione: la “Pizza Fratelli Caporale”, un omaggio al ragù della nonna Dora e alla tradizione familiare, rivisitata con visione contemporanea.

Un impasto altamente idratato (80%) e lavorato con prefermento tipo biga e lievito madre accoglie un topping che richiama la famosa scarpetta della domenica: pulled pork di manzo (cappello del prete), cotto lentamente per ore e poi mantecato con Parmigiano Reggiano, basilico e olio extravergine d’oliva. Un sapore autentico, ma studiato nel dettaglio, che unisce passato e presente in ogni morso.

“Abbiamo voluto reinterpretare la scarpetta nel ragù proprio come la preparava nonna Dora – raccontano i due fratelli – per dimostrare che anche i ricordi più semplici possono trasformarsi in esperienze gastronomiche raffinate, se accompagnati da studio e ricerca”.

Dalla narrazione del Pomodoro Cannellino Flegreo tra storia e archeologia al Parco di Cuma, fino al confronto con i maestri della pizza nel cuore dell’Agro Nocerino-Sarnese per il San Marzano Solania, i fratelli Caporale si confermano interpreti sensibili e innovativi della cucina campana. In ogni occasione, al centro c’è sempre la famiglia: un valore che diventa ingrediente fondamentale della loro proposta gastronomica. Una pizza, la loro, che non è mai solo un piatto, ma una storia da condividere.

Con un impasto evoluto e topping identitari, Giuseppe e Raffaele Caporale continuano a portare avanti un progetto di crescita che affonda le radici nei sapori dell’infanzia, con lo sguardo rivolto all’eccellenza.

Andreola, eroico e superiore in Valdobbiadene

Valdobbiadene ha una sua viticoltura eroica? Certamente, quando ci si riferisce a piccoli appezzamenti in zone altrettanto ristrette, menzionate quali “Rive”, dove suolo, altitudine e microclima influenzano la Glera, varietà d’elezione per il Prosecco.

Ma a Valdobbiadene il termine identificante la tipologia più venduta al mondo – oltre 660 milioni di bottiglie nel 2024 con un +20% di aumento, in controtendenza rispetto alla flessione generale subita dai mercati – non è l’attrattiva principale per definire il territorio. Parlare di Valdobbiadene, invece, è e resta la vera sfida nel mantenere una reputazione complessiva di estrema qualità per l’intero comparto.

Il biglietto da visita per entrare in un mondo affascinante è la storia stessa dell’areale produttivo. Oltre 300 anni d’attività intensa, sugli ormai 8000 ettari vitati a pieno regime sparsi tra 15 Comuni, suddivisi a loro volta in 43 Cru (le Rive appunto) con un’unica macro collina per la versione Cartizze, di appena 100 ettari, che rappresenta l’alba delle bollicine in Veneto.

Andreola crede fermamente nella zonazione e differenziazione dei vini nel calice. Sette gli spumanti da singola vigna, ognuno con una personalità distinta, per raccontare le infinite sfumature della Glera. Una resa bassissima in vigna, ben al di sotto di quanto previsto nel Disciplinare e ceppi di 50 anni da cui recuperare materiale genetico per i futuri impianti. Viticoltura eroica già dal 2010, il primo qui a ricevere il marchio Cervim dal Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana.

Uno studio continuo nel rapporto dialettico tra Uomo e Ambiente. Anche i portainnesti fanno la differenza in base ai luoghi selezionati per la coltivazione della vite. Infine, l’allevamento a doppio capovolto utile a preservare i grappoli dall’eccessiva esposizione ai raggi solari, che sacrificherebbe i delicati aromi primari di fiori e frutta fresca tipici del varietale.

Tanto lavoro anche in cantina, grazie al supporto dell’enologo Mirco Balliana. Recente il riconoscimento per esser stato indicato tra i migliori winemaker nella classifica stilata dalla rivista The Drinks Business per la categoria “Best Prosecco”.

Un team affiatato che non può rinunciare alla collaborazione dell’agronomo Marco Schievenin anche lui formatosi nella culla enologica di Conegliano.

Il Valdobbiadene di Andreola predilige la presa di spuma con Metodo Charmat. Questa particolare tecnica di rifermentazione in autoclave e breve sosta a contatto con i lieviti consente di amplificare il carattere gioviale e appetitoso dei vini, pur mantenendo la giusta complessità che non li rende banali.

Il protocollo Biologico è ritenuto ormai superato da schemi più razionali, costruiti su misura per ogni singolo prodotto. Dal basso quantitativo di solforosa ad un uso ragionevole del rame per fronteggiare il pericolo peronospora, vera piaga per i viticoltori.

Il nome della cantina omaggio alla nonna di Stefano Pola. Da commerciante di uve, la signora Ursula Andreola credeva fortemente nella crescita del territorio, formato da colline incastonate tra boschi silenziosi e panorami unici. La biodiversità è ancora un importante attore protagonista.

Ben 7 le referenze degustate al ristorante Calasole di Napoli, con vista sulla baia di Bagnoli dove fervono i lavori per la riqualificazione in attesa dell’America’s Cup. L’abbinamento con i piatti a base del pescato del giorno ha destato piacevole curiosità tra gli operatori del settore.

  • “Dirupo” Brut
  • “Aldaina Al Mas” Extra Brut
  • 26° I – Extra Brut
  • “Marna del Bacio” – Extra Brut
  • “Col del Forno” – Brut
  • “Mas De Fer” – Extra Dry
  • “Vigna Ochera” – Dry

Tutti annata 2024. Tra le differenze e gli stili proposti, il filo rosso d’Arianna resta l’estrema piacevolezza di beva, unita a sfumature tenui già dal colore, che proseguono al naso e al palato regalando un momento di pura convivialità. Ottima la vena floreale di biancospino, così come la classica pera bianca, unita a mela golden. Ogni vino esprime un preciso toponimo sin dal nome in etichetta. Dalle marne argillose alle rocce bianche calcaree per finire su tocchi d’arenaria pronti ad esaltare le scie minerali finali sempre presenti.

Non solo semplicità, dunque, ma grande attenzione all’identificazione vigna per vigna e al contenimento della morbidezza anche nelle tipologie dolci. Forse il vero segreto per la Glera e per Andreola è lasciar fare alla natura, senza forzature e senza scomodi paragoni.

“Sannio in Rosa”, la rassegna dei vini rosati del Sannio e del Taburno

Correva l’anno 2011 e nel Sannio nasceva la DOGC Aglianico del Taburno. Prima DOCG italiana di vini a bacca rossa a ricomprendere una tipologia rosato. «Ci presero tutti per matti – racconta il Presidente del Consorzio Sannio di tutela dei vini del Sannio Libero Rillo – dicendo che stavamo facendo un azzardo poiché non avrebbe funzionato. Ma fummo tutti uniti e determinati nella scelta. Oggi i fatti ci stanno dando la ragione degli uomini pazienti».

Con questo incipit retrospettivo si è aperta a Torrecuso, nel cuore del Sannio beneventano, la seconda edizione di Sannio in Rosa, rassegna dei vini rosati del Sannio e del Taburno. A fare gli onori di casa è stato Giampiero Rillo, Presidente dell’Associazione Aglianico del Taburno che ha organizzato l’evento nella panoramica cornice dall’impronta vanvitelliana di Palazzo Cito, sede del Salone del Gusto.

Un nutrito programma di talk, masterclass, banchi di degustazione dedicati ai vini in rosa e buon cibo della locale tradizione. Su tutte la chicca del “mixology corner” con i cocktail creati dal bartender-sommelier Mario Zotti, esclusivamente ottenuti con utilizzo di vini rosati sanniti. L’avvio di giornata è toccato al focus-degustazione riservato a stampa e stakeholder sullo stato della DOCG nella sua versione in rosa.

A regolare l’autorevole parterre intervenuto si è fatto carico Pasquale Carlo, giornalista, scrittore e curatore della Guida Vini buoni d’Italia che, dopo il saluto istituzionale di Angelino Iannella, primo cittadino torrecusano, ha visto alternarsi il giornalista, scrittore e comunicatore Luciano Pignataro l’enologo e produttore Lorenzo Nifo Sarrapochiello, la giornalista Chiara Giorleo co-curatrice della guida 100 Best Italian Rosè e Libero Rillo, patron della cantina Fontanavecchia nella sua veste di Presidente del Consorzio di tutela dei vini del Sannio.

Molte ed articolate le suggestioni e gli spunti emersi nella discussione, franca e risoluta, che ha caratterizzato i lavori della mattinata nel corso della quale, nell’intreccio tra assaggi guidati e interventi dei relatori, è arrivato il puntuale e concreto contributo del Presidente Regionale dell’Associazione Italiana Sommelier della Campania Tommaso Luongo e della giornalista enogastronomica Antonella Amodio. Uno degli aspetti approcciati è stato quello del posizionamento di mercato dei vini rosati in genere e in particolare dei rosé dell’areale sannita prevalentemente (ma non solo) a base uve Aglianico.

Uno spazio, quest’ultimo, che registra un lento ma costante trend di crescita di gradimento e di vendite in evidente controtendenza rispetto alle contrazioni del segmento dei rossi. Forse una tendenza, si è detto, che lentamente sta affrancando questa tipologia di vini dalla gamma dei luoghi comuni che l’ha sempre ammantata, riscattata dai riconoscimenti anche della recente guida 100 Best Italian Rosé 2025: il Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 di ‘A Vita si aggiudica il primo premio.

Su una cosa tutti d’accordo: la necessità di una comunicazione efficace, corretta e soprattutto moderna che sappia accompagnare un prodotto che per sua natura può trovare tra le fasce di consumatori più giovani e meno avvezzi al vino il suo più alto indice di gradimento. I vini rosati – hanno osservato in molti – parlano di se stessi principalmente attraverso il colore ed è dunque su questo che bisognerà lavorare nel Sannio (ma anche altrove) per indagare sulla più appropriata “texture” cromatica da associare, anche per via disciplinare, ai vini in rosa.

L’altro indubbio vantaggio della tipologia e dei vini esaminati assaggiati e discussi durante il talk-masterclass è il tema del pairing: davvero senza eguali la gamma e il ventaglio di abbinamenti e di usi plurimi a cui possono essere dedicati questi vini e, nel caso del Sannio coi suoi rosè da uve Aglianico, si allarga ulteriormente verso gastronomie un po’ più complesse.

L’eccellenza della cucina stellata di Vienna incontra l’autenticità dei sapori amalfitani in un luogo ricco di storia

Lo chef Paul Gamauf si unisce allo chef Claudio Lanuto per due imperdibili cene a 4 mani al ristorante Dei Cappuccini di Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

Amalfi, luglio 2025. Questo agosto, mondi culinari diversi convergono in un esclusivo viaggio all’insegna della natura, del patrimonio e della gastronomia, dove i sapori autentici della Costiera Amalfitana si fondono con l’innovazione di Vienna.

Il 7 e l’8 agosto, gli ospiti avranno l’occasione di vivere un’esperienza unica insieme ai due chef visionari del gruppo Anantara: Claudio Lanuto, Executive Chef del ristorante Dei Cappuccini di Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, e Paul Gamauf, Head Chef di EDVARD, il ristorante 1 Stella Michelin di Anantara Palais Hansen Vienna Hotel.

Questi maestri dell’alta cucina uniranno le loro visioni in due esclusive cene a 4 mani in una location indimenticabile: ad ospitare l’evento sarà infatti il ristorante Dei Cappuccini, affacciato su una terrazza sospesa sul Mediterraneo e immerso nella storia. Un tempo convento dei Cappuccini del XIII secolo, oggi l’hotel è un punto d’incontro tra eredità storica, ospitalità raffinata e cucina fine dining.

Pur provenendo da contesti differenti, i due chef condividono la stessa visione: rispetto per il luogo, per la materia prima e per il significato intrinseco della cucina.Da Vienna, lo chef Paul Gamauf porta con sé una filosofia ispirata ai ritmi della natura. Le sue creazioni innovative al ristorante EDVARD uniscono tecniche anti spreco, fermentazioni e una precisione tecnica impeccabile, dando vita ad un vero viaggio tra sapori, tecniche e tradizioni diverse. Con un profondo rispetto per la stagionalità e una costante ricerca dell’eccellenza, i piatti dello chef Paul riescono a stupire e gratificare allo stesso tempo.

Da Amalfi, lo chef Claudio Lanuto propone uno stile culinario ancorato alla tradizione e al territorio. Ispirato dagli ingredienti della Campania e dalle ricette tramandate di generazione in generazione, il suo approccio racconta i prodotti del territorio, i giardini del convento e le storie che aleggiano nell’aria di questo luogo sacro.  Insieme, i due chef presentano un menu che incarna l’anima di Anantara — un perfetto equilibrio tra autenticità locale e raffinatezza, tra passione e arte culinaria.

Le serate del 7 e dell’8 agosto prenderanno il via con il celebre Rituale del Pane delDei Cappuccini, un omaggio poetico alla vita monastica. I grissini rappresentano le penne dei monaci, mentre il pane tostato simboleggia la pergamena, in un silenzioso tributo al passato contemplativo del luogo. Il pane a lievitazione naturale dello chef Paul aggiunge invece un tocco viennese.

Gli chef si alterneranno ai piatti, offrendo così agli ospiti l’opportunità di assaporare le loro prospettive uniche. Tra le portate più iconiche Zucchine – Finocchi – Mirabelle  dello chef Paul, una delicata composizione di prodotti estivi, con contrasti di consistenze e sottili note floreali; il piatto dello chef Claudio, un risotto con pesto di basilico, gamberi rossi e salsa alla pizzaiola, è un omaggio alla Campania costiera, dove terra e mare sono presenti in ogni boccone.

L’esperienza si conclude con due dolci note in perfetta armonia. Con ciliegia, mandorla e lime, lo chef Paul cattura la freschezza dell’estate con la precisione viennese, mentre a Tarte amalfitana dello chef Claudio offre un finale dolce, che richiama gli iconici agrumi e il calore della Costiera Amalfitana. Ogni piatto sarà accompagnato da un abbinamento di vini selezionati per esaltare l’elegante stratificazione dei sapori  e il percorso del menu.

Questo evento rappresenta un’occasione irripetibile per gli ospiti di vivere l’arte di uno chef stellato Michelin viennese sotto le stelle e le luci della suggestiva cornice di Anantara Convento di Amalfi. Una cena che celebra il meglio di due mondi, presentata con il tocco distintivo di Anantara, fatto di passione, autenticità e un forte legame con il territorio.

La prenotazione è vivamente consigliata. Per maggiori informazioni o per prenotare un tavolo, contattare il numero 089 8736711 o fb.conventodiamalfi@anantara-hotels.com.

Saranno Famosi nel Vino conquista Siena: due giorni tra eccellenze, territori e giovani promesse

Sotto il cielo di luglio, l’imponente Fortezza Medicea di Siena ha fatto da scenografia d’eccezione a “Saranno Famosi nel Vino”, manifestazione dedicata alle nuove generazioni del vino italiano giunta alla sua terza edizione, la prima nella città del Palio. Un appuntamento intenso, articolato in masterclass e degustazioni che hanno svelato il volto fresco e vitale della viticoltura contemporanea.

Masterclass d’autore: Leonardo Romanelli racconta la Vernaccia e i Vini Rosati

Guidata con garbo e sapienza dal direttore artistico Leonardo Romanelli, la prima masterclass ha messo in luce il potenziale della Vernaccia di San Gimignano. Vitigno dalla radice antichissima, primo vino italiano ad ottenere la DOC e successivamente la DOCG in Toscana, la Vernaccia è stata protagonista di un racconto sensoriale e tecnico, che ha visto in scena quattro aziende:

  • Arrigoni Pietra Serena, con le sue selezioni da vigne storiche, vinificate in legno ungherese e acciaio per esaltare struttura e aromaticità;
  • Tenuta Sovestro, interprete gastronomico della varietà, con una Vernaccia agile e fresca, affinata sulle fecce sottili;
  • Il Palagione, che predilige cemento e grandi botti, regalando un sorso ricco di erbe e agrumi;
  • Mormoraia, storica realtà da 100 ettari, che coniuga eleganza e potenza grazie a fermentazioni mirate e affinamenti sapienti.

Durante la masterclass dedicata ai rosati, Romanelli ha guidato la degustazione di un ventaglio di etichette che interpretano con freschezza e creatività il potenziale del Sangiovese e di altri vitigni autoctoni:

·  Tenuta Sovestro (San Gimignano): Rosato da Sangiovese e Vernaccia, color confetto, freschezza vivace, note di frutti rossi come ribes e lampone.

·  Barlettaio (Chianti Classico): Rosato da Sangiovese, intenso al naso, ciliegia, ribes, mirtillo, erbe aromatiche, struttura alcolica importante.

·  Corte Domina (Radda in Chianti): Rosato contemporaneo da Sangiovese e Merlot, profumi di fragolina, pepe bianco, agrumeto, erba cipollina.

·  Colle Paradiso (Capraia e Limite): Rosato più tradizionale da Sangiovese, ciliegia matura, sentori di confettura, lieve presenza tannica.

·  Nenci (Chiusi): Rosato con spiccata componente agrumata e grande freschezza.

·  Ridolfi (Montalcino): Pet-Nat 100% Sangiovese, vino frizzante, note di fragolina ed erbe aromatiche fini, bollicina vivace e acidità composta.

·  Casa alle Vacche (San Gimignano): Rosato da Canaiolo, Colorino e Sangiovese, intenso al naso, composto, piacevole.

·  Mantellassi (Maremma): Rosato da Ciliegiolo, delicato, ciliegia e pepe bianco, succoso e armonico.

·  Fattoria Casabianca (Bucine, AR): Rosato opulento, con vena aranciata, ciliegia sciroppata, prugna, note di alloro e scorza d’arancia, acidità ritardata.

Giovani realtà e territori emergenti

Tra i tanti banchi di degustazione, alcuni interessanti interpreti da tutta Italia.

Da Colle Val d’Elsa (SI), Galognano della giovane e talentuosa Erika Ciappelli; dalla Sardegna, Sonoravinae con un interessante progetto vino-musica e l’azienda vitivinicola Montisci Vitzizzai bella realtà della Sardegna interna parte dell’Associazione Mamojà. Dal Piemonte i Fratelli Manera Winery e dalla Lombardia, Corte Viazza, tutti portatori di visioni fresche e sperimentazioni consapevoli che meritano di essere seguite.

“Saranno Famosi nel Vino” non è solo una rassegna: è un manifesto per un’Italia enologica più giovane, curiosa e capace di abbracciare il futuro senza dimenticare le proprie radici. Siena ha risposto con entusiasmo, accogliendo produttori, professionisti e appassionati con calore e partecipazione.

PAESTUM PIZZA FEST 2025

Dal 24 al 27 luglio | NEXT – Ex Tabacchificio Cafasso, Paestum

TORNA IL SALOTTO BUONO DEI PIZZAIOLI CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL’EVENTO

Paestum, luglio 2025 – La magia senza tempo dei Templi di Paestum incontra, per il terzo anno, l’arte bianca per eccellenza: la pizza. Dal 24 al 27 luglio 2025, nella suggestiva cornice del NEXT – Ex Tabacchificio Cafasso, torna il Paestum Pizza Fest, organizzato da Erre Erre Eventi, confermandosi tra gli appuntamenti più attesi dell’estate cilentana.

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

Mercoledì 23 luglio, ore 11:30 – Mulino Urbano, Salerno
Mercoledì 23 luglio, alle 11:30, presso il Mulino Urbano di Salerno, si terrà la conferenza stampa ufficiale di lancio del Paestum Pizza Fest 2025. Durante l’incontro saranno svelati il programma completo, l’elenco ufficiale delle pizzerie presenti, gli appuntamenti speciali e le novità di questa edizione. Saranno presenti i rappresentanti del Comune di Capaccio, della Camera di Commercio, insieme ai partner e sponsor della manifestazione. Giornalisti, partner e operatori del settore potranno inoltre degustare una selezione di prodotti d’eccellenza offerti dai partner ufficiali della manifestazione.

IL FESTIVAL – TUTTO IL BUONO E IL SANO DEL CILENTO

Il Paestum Pizza Fest nasce per celebrare la biodiversità alimentare del Cilento, comunità emblematica della Dieta Mediterranea e cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Quattro serate di festa, tra tradizione e contemporaneità, degustazioni, per vivere la pizza come ambasciatrice della cultura gastronomica italiana.

PROTAGONISTI E PROGRAMMA

«Quest’anno – annunciano Roberto Jannelli e Rosario Augusto, ideatori e coordinatori della manifestazione – oltre alle migliori pizzerie della provincia di Salerno e di tutta la Campania, accoglieremo numerose eccellenze provenienti dal Sud Italia, pronte a regalare al pubblico un’esperienza unica e indimenticabile.» Il cortile del Next ospiterà talk show e momenti di confronto con giornalisti, esperti di settore, pizzaioli e produttori, trasformandosi in un palcoscenico di sapori, cultura e intrattenimento.

APPUNTAMENTI SPECIALI

Venerdì 25 luglio – Presentazione del libro di Antonella Amodio – La giornalista enogastronomica presenterà il suo nuovo volume sugli abbinamenti tra Pizza e vino, accompagnata da una degustazione guidata dei rosati di 100 Best Rose e pizze d’autore. Durante la presentazione, sarà servita la pizza MORESE ‘Ode alla Provola e Pepe’, creazione della rinomata Pizzeria I Borboni, accompagnata da una selezione di vini rosati tratti dalla guida 100 Best Italian Rosé” va aggiunto alla presentazione di Antonella se possibile.

Venerdì 25 luglio – Pizza Kids con Errico Porzio
Il pizzaiolo amatissimo dai bambini presenterà la sua nuova pizza dedicata ai piccoli, un mix di gusto e ingredienti genuini, pensata per i più giovani.

Sabato 26 luglio ’Masterclass “Abbinamenti Pizza & Sigari Toscani”
Un viaggio sensoriale esclusivo tra pizze d’eccellenza e il fascino intramontabile dei sigari Toscani, guidato da Alfonso del Forno, maestro di abbinamenti e grande esperto di cultura brassicola, e Alessandro Schiavone, relatore del Club Amici del Toscano e maestro nell’arte del sigaro. Durante la presentazione sarà servita le pizze speciali dei maestri pizzaioli delle rinomate pizzerie “Don Antonio 1970 Pizzeria” & “Giagiu”’ di Salerno

AREA TALK PODCAST
Grazie alla collaborazione con Christian Cutino dell’agenzia Ciboh, l’Area Talk Podcast seguirà l’evento ogni sera, raccontando emozioni, storie e curiosità attraverso interviste a pizzaioli, influencer, produttori e personaggi del mondo dello spettacolo. Un format dinamico e interattivo che darà voce a tendenze, innovazioni e tradizioni del mondo pizza, coinvolgendo sia il pubblico presente che quello online.

AREA LOUNGE
Allestita da Pama Arredamenti con il supporto di Perrella Distribuzione e Network, l’Area Lounge sarà uno spazio elegante e riservato, dedicato a degustazioni esclusive, incontri e momenti di networking, con esibizioni live dei maestri pizzaioli.

CON IL SOSTEGNO DELLA CAMERA DI COMMERCIO I.A.A. DI SALERNO
La Camera di Commercio I.A.A. di Salerno, partner sin dalla prima edizione, continua a sostenere con convinzione il Paestum Pizza Fest, riconoscendone il valore culturale, turistico e imprenditoriale per il territorio. Il suo sostegno rappresenta un punto di riferimento istituzionale imprescindibile per la crescita e la promozione delle eccellenze locali, rafforzando il legame tra l’evento e il tessuto economico del Cilento e della provincia di Salerno.

San Gregorio di Chiusi: il cuore pulsante della Val di Chiana tra vino, agricoltura e ospitalità autentica

C’è un luogo, nel sud della provincia di Siena, dove la terra racconta storie di tradizione, innovazione e bellezza: è l’Azienda San Gregorio di Chiusi, i cui vini sono stati apprezzati durante l’evento Metti una sera a cena a La Corte degli Dei di Palazzo Acampora. Fondata nel 1957, questa realtà agricola è oggi un fiore all’occhiello della Val di Chiana grazie alla visione lungimirante del suo amministratore, Michele Monica, professionista capace e determinato che in pochi anni ha rivoluzionato la gestione aziendale, moltiplicando gli utili e reinvestendoli con intelligenza per potenziare la produzione, l’ospitalità e il valore identitario del territorio.

San Gregorio si estende su una superficie di circa 170 ettari, di cui 20 già destinati a vigneto, a cui si sono recentemente aggiunti altri 9 ettari di nuovi impianti che entreranno in produzione nei prossimi tre anni, portando nuove prospettive di crescita. La restante parte della tenuta è dedicata all’allevamento allo stato brado e semi-brado dei suini di Cinta Senese DOP, razza nobile e protetta che può essere allevata come tale solo nella provincia di Siena.

Qui, tradizione agricola e innovazione tecnologica si incontrano in un equilibrio virtuoso: le vigne sono coltivate con tecniche di micro-zonazione assistita da satellite, che consente di monitorare vigoria e stress idrico delle piante, pemettedo di intervenire tempestivamente con trattamenti mirati. Le operazioni in vigna, dalla potatura alla vendemmia, sono eseguite con cura artigianale, a mano.

La vocazione vitivinicola dell’azienda nasce nel 1987, in un territorio vocato come quello del Chianti Colli Senesi DOCG, primo vino prodotto da San Gregorio. Nel tempo, l’offerta si è ampliata con etichette sempre più raffinate, come il Chianti Colli Senesi Riserva, cru proveniente da una singola vigna in cima alla collina, Poggio Pagliaio, e una selezione di monovitigni in purezza – Sangiovese, Ciliegiolo, Cannaiolo – che raccontano con autenticità il terroir.

Ma San Gregorio non è solo vino. È anche ospitalità, con due suggestivi casali – il corpo principale e Le Cerrete – adibiti ad Agriturismo con formula B&B. Le due piscine naturali, dotate di vasche di filtraggio biologico con fiori e piante acquatiche che hanno la capacità di filtrare biologicamente l’acqua, completano un’offerta enoturistica di alto livello, immersa nella quiete e nella bellezza della campagna toscana.

A completare il mosaico delle attività aziendali, fa parte della proprietà anche una enoteca nel centro storico di Chiusi, punto di incontro tra residenti, turisti e appassionati del buon bere. Uno spazio accogliente dove poter degustare e acquistare i vini dell’azienda, ricevere consigli, scoprire abbinamenti e approfondire la conoscenza del territorio direttamente nel cuore del borgo etrusco.

In un’epoca in cui il concetto di rete è fondamentale per la sopravvivenza e il successo delle realtà agricole, Michele Monica ha fatto qualcosa di raro: ha unito. Ha creato una sinergia concreta tra produttori, ristoratori, artigiani e agricoltori della Val di Chiana, dando vita a una vera e propria alleanza del territorio che va dal vino al grano, dalla pasta all’olio, fino alla carne Chianina e ai formaggi locali.

Questo spirito si è tradotto in “San Gregorio and Friends”, evento tenutosi il 6 e 7 giugno scorso: due giornate di festa, degustazioni, showcooking e incontri tra eccellenze. Chef locali hanno proposto piatti autentici, espressione sincera della cucina di Chiusi e della Val di Chiana, accompagnati dai vini dell’azienda e dei produttori amici.

In contemporanea, si è svolto il curioso e appassionante Blind Blogger Tasting, ideato da Fabio Gobbi e Francesco Bonomi: una sfida enologica tra wine blogger provenienti da tutta Italia, chiamati a riconoscere alla cieca i vini portati dagli stessi partecipanti. Un gioco serio, ma anche una celebrazione del sapere e della passione per il vino, culminato con la proclamazione del miglior degustatore.

La riuscita dell’intero progetto è stata tale da attirare l’attenzione delle istituzioni locali: il Sindaco di Chiusi e il Presidente della Provincia di Siena hanno riconosciuto ufficialmente l’impatto positivo del lavoro di San Gregorio sul tessuto economico e culturale del territorio.

San Gregorio oggi non è solo un’azienda agricola: è un modello di valorizzazione sostenibile e comunitaria, un laboratorio a cielo aperto dove vino, agricoltura, ospitalità e territorio si fondono in un racconto coerente e visionario. E tutto questo, in fondo, è anche merito di un uomo: Michele Monica, che ha saputo coniugare la sapienza della tradizione con il coraggio dell’innovazione. Chi arriva a San Gregorio non trova solo un calice di vino, ma un pezzo autentico di Toscana da ascoltare, assaporare e vivere.

100 Best Italian Rosé 2025: il Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 di ‘A Vita si aggiudica il primo premio

Sul podio anche il siciliano Bonavita e il friulano Ferlat e 3 premi speciali a Enrico Druetto, Apollonio e Le Fraghe.

Ecco i tanto attesi risultati della quinta edizione di 100 Best Italian Rosé: la guida online e gratuita ai migliori rosati italiani edita da Luciano Pignataro Wine Blog con il sostegno di DsGlass, Sorì Italia ed Enoteca Il Torchio. Sono state selezionate cento etichette a seguito del sondaggio nazionale e delle degustazioni alla cieca tenute in assoluto anonimato dai curatori Antonella Amodio, Chiara Giorleo, Adele Elisabetta Granieri e Raffaele Mosca.

In occasione del prestigioso appuntamento con Vinitaly and The City Calabria, il 18 luglio a Sibari sono stati svelati i produttori della Top10, i successivi nell’ambita Top50 inclusi premi speciali, oltre che i vini eccellenti per un totale di 100 etichette da tutta Italia e non solo.

Dopo l’inclusione del Ticino della scorsa edizione, la novità assoluta di questa edizione è l’inserimento in guida dei rosati della Slovenia in modo da aprirsi ai vini di confine.

La lista completa è finalmente disponibile sul sito dedicato: https://www.100bestitalianrose.it/.

Il miglior rosato italiano per l’edizione 2025 della guida è il Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 di ‘A Vita, seguito sul podio dal Terre Siciliane Rosato IGT 2024 di Bonavita e da “PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2023 di Ferlat Vini.

Ottimi risultati si registrano per l’Umbria, con ben due etichette nella top 10 cui si affianca l’Abruzzo, con il Cerasuolo. Tre gli exploit di questa edizione che hanno portato all’assegnazione dei 3 premi speciali: il Vino Rosato di Enrico Druetto si aggiudica il premio “Vitigno da Scoprire”, ‘Diciotto Fanali’ Negroamaro Rosato Salento IGT 2021 di Apollonio si distingue come “Rosato nel Tempo”, all’azienda Le Fraghe con il ‘Ròdon’ Chiaretto di Bardolino DOC 2024 va la menzione “Benemerito del Rosato”.

Sempre stimolante scoprire come tutte le regioni abbiamo modo di esprimere eccellenze territoriali senza eccezioni come dimostra, ancora una volta, la classifica.

Segue la classifica completa. Complimenti a tutti i produttori.

1 – ‘A Vita – Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 – ‘A Vita

2 – Terre Siciliane Rosato IGT 2024 – Bonavita

3 – “PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2023 – Ferlat Vini

4 – “Ramatico” Lazio Rosato IGT 2022 – Antonella Pacchiarotti

5 – “La Bisbetica rosè” – Umbria IGT Rosato 2024 – Madrevite

6 – “Nasciolo” Umbria Rosato IGT 2024 – Annesanti

7 – Alto Adige DOC Lagrein Rosato 2024 – Muri Gries

8 – “Il Rogito” Basilicata Rosato IGT 2023 – Cantine del Notaio

9 – “Marcantonio” – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Cantina Olivastri

10 – “Baldovino” – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Tenuta I Fauri

11 – “Syrah Rosa” Toscana Rosato IGT 2024 – Amerighi Stefano

12 – “Torre Kalena” Vino Rosato 2022 – Steiger Kalena

13 – “Titolo Pink Edition” Basilicata Rosato IGT 2024 – Elena Fucci

14 – “Cab” Cersasuolo d’Abruzzo DOC 2023 – Abbazia di Propezzano

15 – Etna Rosato DOC 2024 – Famiglia Statella

16 – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Cingilia

17 – “Fossimatto” Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore 2024 – Azienda Agricola Fontefico

18 – “Manyarì” Cirò DOC Rosato 2023 – Brigante, Vigneti e Cantina

19 – “Le Vigne di Faraone” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Faraone vini

20 – “Celeste” Calabria Rosato IGP 2024 – Cantine Benvenuto

21 – “Ciliegio” Umbria Rosato IGP 2024 – Az. Agr. Montemelino

22 – “Le murate” Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore 2024 – Fattoria Nicodemi

23 – “Gelsorosa” Basilicata Rosato IGP 2024 – Tenuta I Gelsi

24 – “Corallo Rosa” Campi Flegrei Rosato DOP 2022 – Cantine del mare

25 – “Rosavero” Valtenesi Chiaretto Rivera del Garda Classico DOC 2024 – Avanzi

26 – “Gruè” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Cerulli Spinozzi

27 – “So Chic So Cool Rosé” Cannonau di Sardegna DOC Rosato 2023 – Tréguer & Tréguer

28 – “Lame del Sorbo” Tintilia del Molise Rosato DOC 2022 – Agricola Vinica

29 – “Ma’ rosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2024 – Nifo Sarrapochiello

30 – “Munazei” Lacryma Christi del Vesuvio DOC Rosato 2024 – Casa Setaro

31 – “Il Bandolo della Matassa” Lazio Rosato IGP 2024 – Cantina Le Macchie

32 – Vino Rosato – Enrico Druetto
PREMIO SPECIALE: VITIGNO DA SCOPRIRE

33 – “Scirocco” – IGP Terre del Volturno Casavecchia Rosato 2024 – Sclavia

34 – “Fossocancelli” Cerasuolo d’Abruzzo Doc 2023 – Ciavolich

35 – “Cybelle” Lazio Rosato IGT 2023 – Vini Raimondo

36 – “Ereo” Vesuvio Rosato DOP 2024 – Cantine Olivella

37 – “Tecla” Chiaretto di Bardolino Doc 2024 – Benazzoli

38 – “Coordinate” Trevenezie IGT Rosato 2024 – Piera 1899

39 – “Controcorrente” Vigneti delle Dolomiti IGP 2023 – De Vigili

40 – “Ligrezza” Calabria Rosato IGP 2024 – Terre di Balbia

41 – Susumaniello Rosé Salento IGT 2024 – Varvaglione

42 – “Donna Clelia” San Severo Nero di Troia DOP Rosato 2022 – Cantine Pallotta

43 – “Diciotto Fanali” Negroamaro Rosato Salento IGT 2021 – Apollonio
PREMIO SPECIALE: IL ROSATO NEL TEMPO

44 – “Grayasusi Argento” Calabria IGT 2024 – Ceraudo

45 – “Girofle” Salento Rosato IGP 2024 – Garofano

46 – “Contrada Volpare” Etna Rosato DOC 2024 – Maugeri

47 – “Le Rosé” Ticino Doc Rosato 2024 – Paolo Basso

48 – “Rosagreen” Riviera del Garda Classico DOC Valtènesi 2024 – Pasini San Giovanni

49 – “Pescanera” Calabria IGT Rosato 2024 – Ippolito

50 – “Ròdon” – Chiaretto di Bardolino DOC 2024 – Le Fraghe
PREMIO SPECIALE: BENEMERITO DEL ROSATO

VINI ECCELLENTI:

“13 Rose” Rosato Merlot Ticino DOC 2024 – Castello di Morcote

“14 Primavere” Toscana Rosato IGT 2024 – Fattoria Sardi

“A” Toscana Rosato Igt 2024 – Marchesi Antinori – Fattoria Aldobrandesca

“Albarìa” Terre Siciliane IGT 2024 – Pellegrino

“Amemi” Colli di Salerno Primitivo Rosato IGT 2024 – Cantina Bello

“Bardasce” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Tenuta de Melis

Bardolino Chiaretto DOC 2024 – Le Tende

Cerasuolo d’ Abruzzo bio DOC 2024 – Cirelli

“C’D’C’ “Sicilia Rosato DOC 2024 – Cristo di Campobello

“Chakra Rosato” Puglia Primitivo Rosato IGP 2024 – Giovanni Aiello, Enologo per Amore

“Consenso” Marche IGT Rosato 2024 – Saladini Pilastri

Costa Toscana Rosato Igp 2024 – Podere Lavandaro

“Deivai” Cerasuolo d’ Abruzzo DOC 2023 – Cantina Tollo

“Ed” Costa d’Amalfi Rosato DOC 2024 – Tenuta San Francesco

“Epicarma” Rosato Calabria IGT 2024 – Tenuta del Travale

Etna Rosato DOC 2024 – Abbate Roberto

“Fabri” – Nero di Troia IGT 2024 – Rivera

“Five Roses Anniversario” Salento Rosato IGT 2024 – Leone De Castris

Friuli Pinot Grigio Ramato 2024 – Le Monde

“Gaudenzia” Chiaretto di Bardolino Classico DOC 2021 – Villa Cordevigo

“Getis” Tramonti Costa D’Amalfi DOC 2024 – Reale

“Giusi” Cerasuolo d’ Abruzzo DOC 2024 – Tenuta Terraviva

“Goldinar Signature Rosè” Goriska Brda ZGP 2022 – Nebo Winery

“Granatu” – Calabria Igp Rosato 2024 – Casa Comerci

“Il Cielo sul Vulcano” – Rosato Basilicata IGP 2024 – Cantina di Venosa

“Istine” Rosato Toscana IGT 2024 – Istine

“Lady Pink” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2024 – Cantine Tora

“Li Cuti” Alezio Rosato DOC 2024 – Cantina Coppola 1489

“Marella Rosato” Trasimeno Rosato DOC 2024 – Podere Marella

“Ondarosa” Puglia Igp 2024 – Amastuola

“Ophelia” – Rosato Irpinia doc 2024 – Macchie Santa Maria

“Pietramontis” Vigneti delle Dolomiti IGT Pinot Grigio Ramato 2023 – Villa Corniole

“Praefete” Valtenesi Riviera del Garda Classico DOC 2024 – Podere dei Folli

“Puntalice Bio” Cirò Rosato DOC 2024 – SENATORE VINI

“Rosa Chiara” Vino Rosato 2024 – La Scolca

“Rosa di Sei” Etna DOC 2024 – Palmento Costanzo

“Rosa Dolce & Gabbana” Sicilia DOC Rosato 2024 – Donnafugata

“Rosamara” Valtenesi Riviera del Garda Classico DOC 2024 – Costaripa

“Rosé D’Amour” Vino Rosato – Possa

“Rosié” Irpinia Rosato DOC 2024 – Colli di Castelfranci

“Solerose” Langhe Rosato DOC 2024 – Fontanafredda

“Spiritus Terrae” Cerasuolo d’ Abruzzo DOC 2023 – Bio Cantina Orsogna

“Tabarosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2024 – Fontanavecchia

“Terralia” Susumaniello Salento IGP 2024 Scarpello – Vignaioli dal 1961

“Testarossa” Cerasuolo d’Abruzzo Superiore DOC 2024 – Pasetti

“The Wine Collection” – A.A. Pinot Noir Rosè DOC  2021 – St Michael Eppan

“Turi” – Terre Siciliane Rosato IGT 2024 – Salvatore Marino

“Velca” – Lazio Rosato IGT 2024 – Muscari Tomajoli

“Venturosa” – Rosato di Torgiano DOC 2024 – Terre Margaritelli “Vigna Lapillo” Lacryma Christi del Vesuvio Rosato Doc 2024 – Sorrentino