Emilia Romagna: Baccanale 2023 il “sapore Mediterraneo”

Ritorna a Imola, anche per il 2023, il Baccanale, la rassegna annuale dedicata alla cultura del cibo, ormai consolidata da oltre trent’anni, è un attesissimo evento autunnale.

Con un tema diverso ogni anno, offre un programma vario di incontri, mostre, spettacoli e degustazioni, coinvolgendo la città e il circondario imolese. Il cibo diventa protagonista, guidando percorsi culturali ed enogastronomici, promuovendo prodotti tipici e tradizioni locali. Quest’anno viene celebrato il tema “Mediterraneo“, riflettendo la diversità e la ricchezza culinaria dei paesi che si affacciano su questo mare. La dieta mediterranea, unica al mondo, è riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Ospite del Baccanale, come novità di quest’anno, il format “Albana buona da matti”, un evento itinerante a cura del Consorzio Vini di Romagna e AIS Romagna, che ha come obiettivo quello di diffondere il vitigno/vino più identitario di questa regione. Degustazioni delle migliori Romagna Albana DOCG, dapprima scremate da una giuria di esperti sommelier ed enologi, e in un secondo momento votate da una giuria popolare.

Come ultimo evento si è svolto come di consuetudine il 29° Banco d’assaggio dei vini e dei prodotti agroalimentari dell’imolese che ha visto coinvolti 109 viticoltori della denominazione Colli D’Imola DOC. 20Italie era lì per voi e ha selezionato alcune bevute da mettere nel carrello degli acquisti.

Terre di Macerato – Brivo – 2021

Una delle ultime novità di Franco Dal Monte, questo taglio bordolese Merlot/Cabernet Sauvignon/Sangiovese che vede la presenza di quest’ultimo in percentuale maggioritaria (60%) e con una particolare vendemmia a scalare per centrare la perfetta maturazione di ogni grappolo. I 3 vitigni fermentano separatamente con macerazioni che arrivano ai 25/30 gg per poi essere assemblati e finire in bottiglia per almeno 1 anno.

Dall’aspetto molto invitante, merito della sua trasparenza e di un colore che vira già al carminio nonostante la gioventù. Percepiamo la fragranza di una susina rossa e l’agrumato di un’arancia sanguinella. Un vegetale che ricorda il cipresso e il sottobosco. Poche cose ma fatte bene, definizione di aromi ed eleganza. In bocca entra teso ma al contempo è un vino ricco, con un tenore alcolico non esuberante ma che comunque si fa sentire. Chiusura piacevolmente amaricante.

Palazzona di Maggio – Non ce n’è – 2021

Alberto Perdisa estrae dal cilindro questa chicca nata per caso da un piccolo appezzamento di Merlot con esposizione sud, le cui uve finiscono solitamente nell’etichetta “Dracone”. L’annata 2017, insolitamente calda, ha portato gli acini alla surmaturazione, con un primo tentativo di produzione di vino passito che ha visto poi il suo perfezionamento nel 2021, proprio l’annata che degustiamo oggi. Fermentazione in acciaio e affinamento in Tonneau da 500 litri per 8 mesi, per poi farsi un anno di bottiglia.

Il colore è qualcosa che ammalia, rosso rubino tenue con una lucentezza da catarifrangente. Naso inizialmente spinto sui terziari: acetone e ceralacca. Nelle successive olfazioni si spazia fra bacca di ginepro, rosa canina, funghi porcini e mirtilli. Questi ultimi, sono il filo conduttore col palato: è difatti una confettura di mirtilli la coccola che ti accarezza la bevuta, con un tannino perfettamente svolto e un’acidità che chiama a gran voce il sorso successivo. È proprio questa freschezza e la non-stucchevolezza a renderlo un vino molto pericoloso…

Branchini 1858 – Albana Metodo Classico – 2019

L’Albana di Marco Branchini la conosciamo molto bene, uno dei primi a sperimentare questo tipo di vinificazione sulla Regina di Romagna. Vendemmia attorno alla 3° settimana di agosto con pressatura soffice e mosto fiore che fermenta in acciaio. La 2019 è stata un’annata molto più integra della precedente e così siamo curiosi di degustare questa novità, che dopo essersi fatta 36 mesi sui lieviti è stata sboccata da appena un mese.

Il colore è un giallo molto tenue con sfumature verdoline che già ci suggeriscono una bevuta fresca e giovane. Il naso è quello varietale dell’Albana ma in una venatura altamente delicata. C’è una parte citrina preponderante che ci parla di pompelmo bianco. Un vegetale fresco di salvia e una mineralità che ricorda il sasso di fiume bagnato. In bocca il dosaggio brut permette di solleticarci una cremosità che però lascia il trono alle durezze: acidità, sapidità ma soprattutto tannino. Finale lungo per un vino veramente gastronomico che ci accende una marea di abbinamenti possibili.

Vini Giovannini – 8000 – 2022

Anche questa è una nostra vecchia conoscenza che non vedevamo l’ora di degustare col vestito del 2022. Una versione che forse si discosta un po’ dalle precedenti, ma assolutamente in chiave positiva. 8000 è un’Albana che fermenta e affina in anfore georgiane, disponibile solo in formato Magnum per un richiamo alla tradizione del “boccione di vino” che si teneva a tavola. Oro zecchino luminoso e una consistenza che suggerisce estrazione rendono il calice molto suadente. Inizialmente percepiamo una leggerissima ossidazione tutt’altro che fastidiosa, che sparisco dopo qualche rotazione per lasciare spazio a un albicocca molto matura e a frutti tropicali come melone e papaja. Il vegetale non è la classica salvia, bensì abete, cipresso, resina. Un naso floreale delicato che ricorda un fiore d’acacia, anche per la sua tendenza mielosa. In bocca entra deciso, e la frutta matura che percepivamo all’olfatto lascia il posto a frutta più fresca e fragrante. Equilibrato da subito. Persistenza da record.

FIVI 2023 l’evento clou dei Vignaioli Indipendenti raccontato in due tappe dagli autori di 20Italie

“Made in BO” – Trionfo della Federazione dei Vignaioli Indipendenti nella Nuova Edizione Bolognese

Il mondo dei Vignaioli Indipendenti si riunisce a Bologna in una festa di sapori, tradizioni e impegno per la terra: è la 12ª edizione della Federazione dei Vignaioli Indipendenti (FIVI), un evento che ha il sapore di un nuovo inizio e che promette di consolidare la sua nuova location nel cuore degli intenditori.

Una novità che ha già catturato l’attenzione è l’assenza della sfilata dei “media partners,” confermando che la forza di questo evento risiede nella passione e dedizione dei produttori indipendenti, più che nella pubblicità. La partecipazione delle aziende è in costante aumento, superando il traguardo di mille presenze e dimostrando che la produzione di vini esclusivamente con le proprie risorse è una scelta sempre più apprezzata.

La tempistica dell’evento, in prossimità delle festività natalizie, aggiunge un tocco di magia. Una buona bottiglia di vino diventa sempre un regalo ben accetto, e i ristoratori non sono da meno nel giovarne, portando a casa prodotti di qualità che arricchiranno le loro proposte culinarie.

Ma l’edizione di quest’anno va oltre il semplice godimento dei sapori: Maria Tripodi, esperta del settore, sottolinea che #oltreilbicchiere c’è molto di più. La sostenibilità è diventata uno dei temi fondamentali dei Vignaioli Indipendenti, che dimostrano un impegno concreto verso pratiche agricole più ecologiche. L’utilizzo di bottiglie più leggere, cartoni eco-sostenibili e tappi responsabili sono solo alcune delle iniziative che evidenziano la crescente consapevolezza di questo settore nei confronti dell’ambiente.

Cosa significa essere un Vignaiolo Indipendente? La definizione fornita dalla Federazione sottolinea l’intera filiera di produzione, dalla coltivazione delle vigne fino alla vendita del vino, sotto la responsabilità diretta del produttore. Questo impegno quotidiano va oltre la produzione del vino: si lavora incessantemente per custodire, tutelare e promuovere il territorio di appartenenza.

L’orgoglio di far parte di questa Federazione è palpabile con la consapevolezza che unicità e autenticità sono le chiavi del successo. In questo scenario, la nuova edizione bolognese di FIVI si presenta come un trionfo di passione, tradizione e sostenibilità. Cosa rimpiangere di Piacenza? Francamente nulla, dato lo spazio a disposizione, nettamente superiore.

Incontro suggestivo allo stand della Cantina Colacicchi, dove incontro Paolo Trimani che ha condiviso con me la storia avvincente di una delle cantine più antiche d’Italia. I Trimani, custodi di un’eredità enologica unica, hanno reso omaggio all’arte e alla passione per il vino, acquisendo negli anni ’80 la Cantina di Anagni appartenuta al grande artista Luigi Colacicchi.

Celebre musicista del suo tempo, sperimentò un’idea audace: affascinato dai vini di Bordeaux, decise di piantare barbatelle di merlot e Cabernet Sauvignon, affiancandoli al vitigno principe del territorio, il Cesanese di Affile. L’arte del vino di Colacicchi è stata riscoperta da Marco Trimani, proprietario dell’omonima enoteca storica romana, che ne ha riconosciuto il valore unico. Nel corso degli anni, il vino è diventato un’eccellenza, facendo il suo ingresso nelle carte dei vini dei ristoranti più prestigiosi d’Italia.

Dopo la scomparsa del Maestro Colacicchi nel 1976, la gestione dell’azienda passò per un breve periodo al nipote Bruno Colacicchi Caetani. Nel 1984, la famiglia Trimani acquisì definitivamente l’azienda con l’obiettivo di rinnovare profondamente sia i vigneti che la cantina. Un processo che, con il supporto dell’enologo Giacomo Tachis, ha visto un aumento della quota di Cabernet Sauvignon e una sostituzione graduale del parco legni con barriques e botti di rovere da 480 litri.

La prima annata prodotta dai Trimani, nel 1990, ha rappresentato un capitolo significativo nella storia di Torre Ercolana. Tuttavia, è nel 2014 che il progetto agricolo attorno all’azienda Colacicchi ha trovato nuovo impulso grazie alle energie e all’entusiasmo di Carla, Francesco e Paolo Trimani, figli di Marco. Oggi, con i suoi 7 ettari e ben otto referenze, l’azienda è una vera e propria testimonianza di passione, un luogo dove l’arte dell’enologia si fonde con la storia e la dedizione di chi crede nel potere unico del vino.

Vini da agricoltura biologica, biodinamica, sostenibile o addirittura sensoriale, come nel caso di Luteraia in Toscana. Impresa agricola di tre ettari, giunta alla terza generazione dal 1957. Le uve vengono vinificate separatamente con lieviti spontanei, ghiaccio secco poi fermentazione e affinamento dei vini a contatto con i cristalli, pietre semi preziose e preziose. il Buble è realizzato da 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay, affina in presenza di cristalli selenite, quarzo rosa, rodonite e rodocrosite. Poi il Losee Toscana Rosato IGT Sangiovese in purezza da vigneto del 1957 che affina su quarzo rosa. Il Nobile di Montepulciano 2017 e il Nobile di Montepulciano Riserva 2015, sono stati affinati con rubino stellato. Infine il Lemuria Indaco Sensoriale 2013 affina in ametista. La tecnica consiste di mettere la massa a contatto con il cristallo nei giorni di luna crescente, per almeno tre cicli lunari completi. Il Rosato fa sei cicli lunari a contatto con i cristalli, il Nobile di Montepulciano fa otto cicli lunari e il Lemuria dodici cicli.

Degna di nota la presenza della Cantina Moser Trento con la linea Warth che è un logo ideato da Paolo Tait e rappresenta “un tratto solcante deciso e profondo”. Vini di eleganza e freschezza enologica che rappresentano un inno alle caratteristiche intrinseche del meraviglioso territorio trentino. Una ricerca guidata dal rispetto profondo per l’uva, protagonista indiscussa, dove l’equilibrio è il filo conduttore che percorre ogni fase, dalla vendemmia alla fermentazione, passando per una vinificazione attenta e un affinamento che esalta ogni sfumatura. Ogni sorso è un viaggio sensoriale, vini di una piacevolezza unica, un’esperienza che celebra la natura e la maestria artigianale. Gewürztraminer, Riesling Renano e Lagrein sono le denominazioni Trentino DOC, mentre Moscato Giallo, Müller Thurgau, Teroldego e Teroldego Riserva sono denominazione Vigneti delle Dolomiti IGT.

Fattoria La Maliosa vicino a Saturnia in provincia di Grosseto è una azienda biodinamica a ciclo chiuso vegetale, certificata biologica. Produce tre vini di cui il “4”, un blend di Ciliegiolo, Sangiovese e Grenache qui chiamato Cannonau Grigio. Poi il “R” che è vinificato con uve Ciliegiolo in purezza e Tarconte Toscana IGT, Sangiovese in purezza. Una passione per il territorio che ha portato alla ricerca di vini veri e sinceri, senza pennellate o fronzoli.

Un approfondimento particolare merita una cantina che fa parte del Consorzio Albugnano 549. Parlo di Alle Tre Colline dove trovo Elisa, giovane enologa alla terza generazione di una famiglia di vitivinicoltori. “549 metri di passione vinicola! Il Comune di Albugnano non è solo la sua maestosa altezza, ma anche il cuore pulsante di un’associazione nata da un’incredibile coincidenza il 5 aprile, 9 vignaioli, provenienti dai pittoreschi comuni della DOC, si sono uniti per creare qualcosa di speciale: l’Associazione dei Vignaioli di Albugnano. Le radici si intrecciano nei terreni di Albugnano, Castelnuovo Don Bosco, Passerano Marmorito e Pino d’Asti, dove crescono le pregiate uve Nebbiolo per questo vino straordinario. Alle Tre Colline con i suoi 35 ettari, produce vini con le uve di Nebbiolo, Barbera, Bonarda, Chardonnay, Grignolino, Freisa, Albarossa e Malvasia di Schierano con 13 referenze di cui un passito, oltre ad una grappa.

Companatico: a Sala Consilina prende il via la prima edizione del festival degli “incontri saporiti”

Cibo & dintorni, Selezione vini, DJ set, Masterclass. Quando tutto sembra volgere lentamente verso le festività natalizie, con i consuenti e ricchi appuntamenti gastronomici tra parenti e amici, Companatico spariglia le carte rimettendo in moto la passione e i sapori nella prima edizione del festival di “incontri saporiti”.

Sala Consilina ritorna in fermento (è proprio il caso di dirlo), con un evento che coinvolge numerosi produttori vitivinicoli, il premiatissimo food truck di Civà – Cibo Vagabondo – Salumeria Malinconico, panifici e norcineria a chilometro zero, Caseificio S. Antonio e le Associazioni di categoria Slow Food Vallo di Diano e Tanagro, Onaf e Ais Delegazione Cilento e Vallo di Diano.

Non potevano mancare, seguendo lo stile proposto per altre manifestazioni, le radici culturali con i cortometraggi del Toko Film Fest e il dj set N-Zino from 180 gr. Tutto questo nella splendida cornice dello storico Palazzo Fiordelisi nei pressi di Piazza Umberto I, oggetto di una recente e raffinata ristrutturazione.

I saloni suddivisi per zone a tema consentono di godere appieno dell’ampio ventaglio di degustazioni ed experience emozionali, con banchi d’assaggio e food area. Prevista l’8 dicembre alle ore 19 una Masterclass dedicata all’abbinamento vino/formaggio curata da Maria Sarnataro – Delegata AIS Cilento e Vallo di Diano e Onaf Salerno.

Un’iniziativa realizzata da Talea, di Alessandro Paventa, che ha come obiettivo la valorizzazione dei centri storici del Vallo di Diano e degli attrattori culturali e naturali mediante l’organizzazione di eventi afferenti al mondo enogastronomico e da giovani imprenditori con il supporto dell’Amministrazione Comunale di Sala Consilina ed i fondi europei previsti dalla Regione Campania POR 2014 – 2020.

I biglietti sono disponibili su taleaexperience.com

Anteprima Brunello di Montalcino: la 2019 sarà l’annata della verità?

Il millesimo 2019 possiede certamente i connotati della grande annata, caratterizzata da attributi salvifici che conducono a un’espressione armoniosa e appagante della rinomata denominazione. La completezza strutturale è un dato di fatto inconfutabile, e la traiettoria della maturazione in bottiglia appare orientata da subito verso un futuro glorioso.

Difficile dire se sia l’annata del secolo, perché il secolo è ancora molto lungo a venire, ma sicuramente possiamo definirla l’annata della verità cha saprà lasciare una traccia indelebile nella memoria. Un millesimo indirizzato da una Natura benevola e in equilibrio, come capita ormai sempre più di rado, in cui predominano con chiarezza cristallina sia la voce del territorio che lo stile di ogni produttore.

Il Brunello di Montalcino 2019 conferma ogni certezza

Non eravamo pieni di aspettative quando finalmente abbiamo varcato la soglia del Chiostro di Sant’Agostino, sede storica di Benvenuto Brunello, una delle anteprime più attese ogni anno. Niente affatto, ci siamo accomodati in postazione pieni di certezze. E non per sentito dire, o semplicemente perché l’andamento regolare delle stagioni ha traguardato in cantina uve non solo sane, ma a dir poco perfette rispetto a tutti i parametri di maturazione. Il potenziale delle grandi annate si è palesato immediatamente e con grande eloquenza sin dal primo assaggio di botte nell’ormai lontano 4 gennaio 2020.

Un sorso che fu un incipit stupefacente che suscitò curiosità e gioia, seguito poi da numerose esperienze di degustazione nel corso degli anni, esplorando il ricco territorio di Montalcino. Assaggiare un vino in definizione è un po’ come sbirciare alle spalle dell’artista, ammirando ogni singola pennellata che contribuisce all’opera completa. L’evoluzione sulla tela è in ogni istante un’opera a sé stante. Allo stesso modo, ogni assaggio di botte racconta una storia sospesa nel senzatempo dove il passato e il futuro sono entrambi pienamente manifesti nel presente.

Potenza e Controllo

Certamente ricorderete l’iconico scatto di Annie Leibovitz con Carl Lewis che sta per scattare ai blocchi di partenza con ai piedi un paio di tacchi a spillo rossi. Sono ormai 31 anni che lo slogan “La potenza è nulla senza il controllo”accompagna il marchio Pirelli. Ebbene, l’immagine e lo slogan sono riaffiorati alla mente con la progressione degli assaggi, in questa annata dove non manca davvero nulla, è tutto al posto giusto anche se a volte non ancora perfettamente in equilibrio.

Intensità e raffinatezza, unitamente a una dinamica tensione al palato, caratterizzano la maggior parte dei calici, e la sfida principale rimane il raggiungimento di un equilibrio ottimale tra calore alcolico, tannini e acidità. Come sempre, le interpretazioni più convincenti si rivelano attraverso un bilanciamento armonioso tra tutte le componenti.

Sebbene qualche campione fosse ancora un po’ timido di naso, l’espressiva eloquenza del sorso non è mai mancata, e ciò che ha sorpreso maggiormente in ogni assaggio è stata la dolcezza dei tannini, anche quando presentavano qualche asperità e tratti di ruvidezza tipici della gioventù.

Augusta Boes autore di 20Italie

Gli assaggi più convincenti

Senza voler dare punteggi né stilare graduatorie, riportiamo di seguito le etichette che ci hanno colpito maggiormente.

Casanuova delle Cerbaie – leggiadro e stratificato nei profumi, fresco, dinamico e scorrevole al sorso, e con tannini dolci e levigati, questo è un Brunello talmente godibile che in tavola rischierà di finire sempre troppo presto.

Poggio di Sotto – un vino che non si discute, si ama. Un Brunello esemplare, profondo, completo ed equilibrato in tutte le sue parti, e che si conferma tra le punte d’eccellenza della denominazione.

Franco Pacenti – precisione ed eleganza sono ormai caratteristiche consolidate che trovano la massima espressione nel sorso carnoso e sfaccettato di Rosildo, un vero e proprio cru in equilibrio perfetto tra energia e armonia.

Fattoi – equilibro, intensità e scorrevolezza fanno da complemento a un naso complesso, profondo ed elegante per questo Brunello la cui coerenza gusto-olfattiva ne amplifica notevolmente la piacevolezza.

La Serena – è il canto della terra verso il cielo, dal bouquet intenso e variegato che, insieme al frutto, profuma di fiori di campo, erbe aromatiche e brezza marina. Complesso e potente, eppure agile e teso, regala gioia ad ogni sorso.

Sanlorenzo – quest’anno Luciano Ciolfi si presenta in smoking con un Brunello inedito e di intrinseca eleganza. Ribes, mirtilli e fragoline di bosco, uniti a una evidente carica balsamica e a una trama tannica fitta e carezzevole, riportano nel calice sensazioni che evocano la Borgogna.

Pietroso – solare, luminoso, esplosivo, è un Sangiovese didattico al naso, con un tripudio di violette e amarene seguite poi da note ematiche, di arancia e cacao. Il calice perfetto con una bella fiorentina al sangue.

Cava D’Onice – Colombaio – piacevolezza e precisione ne caratterizzano il sorso balsamico, fresco, equilibrato e disteso, con tannini dolci e perfettamente integrati. È ghiotto e infinito nella chiusura e non si fa certo dimenticare.

Ridolfi – i Brunello di Gianni Maccari sono come gli acquerelli in cui non ci può essere spazio per l’errore, e fluiscono sempre con eleganza e precisione. Il Donna Rebecca in particolare è profondo e sontuoso con note di cioccolata e arancia che lo rendono davvero irresistibile.

Gorelli – è quello che meglio rappresenta lo slogan Pirelli, e che riesce a coniugare magistralmente complessità e leggiadria, materia e leggerezza, eleganza e disinvoltura, potenza e controllo. Un grandissimo Brunello destinato a regalare intensi picchi di gioia nel tempo.

Ancora una volta, Montalcino si conferma come DOCG d’eccellenza, la cui produzione si distingue per la capacità diffusa di saper fare bene al di là delle caratteristiche specifiche di terroir, e della personale interpretazione di ogni singola cantina. L’orientamento stilistico è sempre più indirizzato verso vini che riescono a coniugare struttura e intensità con la piacevolezza, dinamicità e scorrevolezza del sorso, da godere subito ma pur sempre destinati a durare nel tempo.

Unico rammarico è che le defezioni tra le Cantine punte di eccellenza del territorio cominciano ad essere un po’ troppe. Un fenomeno che non può essere ignorato e che ci si augura possa presto arrestarsi, magari anche con il rientro in campo di Produttori di cui, oggettivamente, continuiamo a sentire la mancanza.

Casa Campania: al Merano Wine Festival pizza, sole, mandolino e tanto vino (di qualità)

Essere del Sud, vivere questa esperienza a volte ai confini della realtà. Sembra strano ma in 163 anni l’unità effettiva d’Italia non esiste di fatto se non sulla carta. Vallo a spiegare ai tanti visitatori esteri, che ancora ci vedono quelli del sole, pizza e mandolino.

Per fortuna, ribadiamo con le sole nostre forze e senza agevolazioni di cui godono altri territori, la Campania ha saputo riemergere a testa alta da una situazione oggettivamente difficile. Da due anni al Merano Wine Festival si cerca di diffondere il verbo della qualità delle eccellenze enologiche attraverso il padiglione appositamente dedicato Casa Campania. Grande la soddisfazione espressa nelle parole di Nicola Caputo Assessore all’Agricoltura della Regione Campania.

Una sorta di “Fuori Salone” in cui far confluire i Consorzi che stanno cercando, non senza difficoltà ad ogni livello, di fornire un’immagine unitaria agli operatori del settore. L’idea di un Consorzio di secondo livello pur nata da tempo fatica nel muovere i primi ingranaggi, ma le basi sono solide e le intenzioni meritevoli. Deus ex machina dell’iniziativa è Andrea Ferraioli, presidente del Consorzio Vita Salernum Vites (per i non addetti ai lavori il Consorzio vini della provincia di Salerno).

Un volto istituzionale che richiama attenzione mediatica e fiducia nel futuro. L’entusiasmo e la voglia propositiva ha coinvolto tutti, da Cesare Avenia presidente del Consorzio Tutela Vini Caserta VITICA a Ciro Giordano del Consorzio Tutela Vini Vesuvio per finire con Teresa Bruno che ha preso in mano la difficile gestione del Consorzio Tutela Vini d’Irpinia.

Immancabile la presenza accogliente e formativa dell’Associazione Italiana Sommelier, con il Delegato regionale Tommaso Luongo che ha condotto numerose Masterclass di presentazione dei vini e delle realtà più importanti campane. E Franco De Luca, docente e responsabile della didattica di A.I.S. Campania che prova a suggerrire abbinamenti stuzzicanti tra le tante tipologie messe a disposizione dall’impegno dei produttori vitivinicoli.

Madrina ed Ambasciatrice di Casa Campania è stata Chiara Giorleo, esperta di tutte le proposte più interessanti, rosati inclusi incredibili per versatilità ed eleganza. Qui la parte del leone la fa quasi sempre l’Aglianico, nobile varietà che racconta il proprio carattere mediterraneo all’interno del calice.

Numerosi i premi consegnati nella rassegna del Merano Wine Festival 2023 da The WineHunter e dalla Guida Vini Buoni d’Italia. Ai nostri microfoni Laura De Vito, giovane winemaker irpina di Lapio, con i suoi CRU di Fiano d’Avellino frutto di ricerca e zonazione dei poderi con la consulenza dell’enologo Vincenzo Mercurio. Infine Bartolo Sammarco che dalla Costiera Amalfitana, più precisamente Ravello, realizza piccoli capolavori del gusto dai ricordi tipici agrumati, salini e floreali.

Chiudiamo le nostre interviste con Libero Rillo, presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini, dirimpettaio di Casa Campania con il proprio stand dedicato che ha fatto scuola partendo ancora 5 anni fa con tale progetto. Le ultime parole ad un grande rappresentante giunto al massimo vertice dell’OIV – Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino – l’enologo e titolare di Quinto Decimo prof. Luigi Moio.

L’arguta analisi sul futuro della Campania non poteva avere interprete migliore: siamo davvero sole, pizza e mandolino, o possiamo offrire molto altro a chi ancora non conosce una delle regioni più belle e ricche d’Italia dal punto di vista enogastronomico? A breve la risposta.

Merano Wine Festival 2023: i colori, le emozioni e le prospettive globali

Merano Wine Festival, giunto alla sua 32ª edizione, si è confermato l’evento più elegante dell’anno nel panorama enogastronomico italiano. Una manifestazione attesa con fervore da appassionati e operatori del settore, che ha trasformato la tranquilla Merano in un palcoscenico di degustazioni, incontri tematici e nuove prospettive per il mondo del vino.

Il richiamo all’eleganza in un’atmosfera vivace e frizzante, che ha accolto i partecipanti provenienti da ogni angolo d’Italia e oltre i confini nazionali. Corso della Libertà, ogni mattina, si è trasformato in un punto d’incontro dove una lunga coda di appassionati, ansiosi di varcare le soglie del Kurhaus, dava il via a giornate intense e piene di sorprese. Non è solo la celebrazione del gusto, ma un’esperienza sensoriale completa.

Oltre alle degustazioni guidate, le masterclass hanno offerto l’opportunità di approfondire la conoscenza del vino, svelando i segreti nascosti dietro ogni calice. I partecipanti hanno avuto la possibilità di esplorare nuovi territori, scoprendo realtà vitivinicole uniche e l’eccellenza dei settori food, beer and spirits all’interno della Gourmet Area.

I numeri parlano chiaro: 650 aziende vinicole, oltre 3000 operatori del settore e oltre 6500 visitatori. Cinque aree principali – il Kurhaus, la Gourmet Area, il Teatro Puccini, l’Hotel Terme Merano e il Forst Beer – per un panorama completo. Merano si è trasformata in un crocevia di eleganza e bellezza, con negozi e bar che pullulano di operatori, produttori, giornalisti, fotografi, blogger e influencer.

Il Kurhaus, elegante edificio che ospita i banchi di assaggio, è stato il fulcro dell’evento. La WineHunter Arena, nella Sala Grande, ha presentato centinaia di etichette in degustazione, tra cui spiccano il Cesanese del Piglio Superiore DOCG Colleforma di Pina e Armando Terenzi e il Roma DOC Bianco a base di Malvasia Puntinata di Anna Laura Cappellini della Cantina Cifero. L’incontro con la Brand Ambassador di Tenute Navarra, Federica Di Salvo, è stato l’occasione per scoprire il Nero d’Avola Riserva Batticchiè, un vino premiato che ha conquistato i palati più raffinati.

Il redattore di 20Italie Alberto Chiarenza nella sala del Kurhaus

I banchi di assaggio sono un viaggio attraverso le eccellenze regionali, come dimostra Casa Campania (n.d.r. il nostro prossimo approfondimento). Una delle regioni più belle di Italia e la regione con il più alto numero di vitigni autoctoni. Territori magnifici e ancora poco esplorati che stanno riscoprendo l’importanza delle basse rese e del vino di qualità. La cultura gastronomica campana è sicuramente un simbolo dell’Italia nel mondo e i vini sono altrettanto degni di questa nomea. Chiara Giorleo, madrina delle cinque denominazioni campane, guida in un percorso enoico tra Irpinia, Salerno, Sannio, Vesuvio e Caserta, valorizzando la cultura gastronomica e i vini di qualità.

Presenti molti operatori del settore, giornalisti oltre a rappresentanti delle più esclusive Associazioni, come il Presidente della Associazione Italiana Sommelier Sandro Camilli.

La serata di gala, segno della vera ripartenza del Festival, con qualche dissapore per le attese prolungate. Altro momento che consacra ogni anno il Merano Wine Festival è il Sabrage collettivo sul Ponte delle Terme, nel famoso atto che decapita il collo della bottiglia di Champagne, con un colpo di sciabola. Il tutto avviene sotto la supervisione di Helmut Köcher.

Prospettive Globali: Ambassador Internazionali e Export

Merano Wine Festival 2023 ha guardato al futuro, proponendo prospettive globali con il progetto degli Ambassador Internazionali. Non solo degustazioni, ma uno sguardo al futuro dell’enologia italiana all’estero. Sessioni dedicate al settore dell’export hanno delineato un progetto innovativo e avvincente.

L’attrattiva principale per le aziende partecipanti è stata la possibilità di espandere le proprie capacità di vendita. Il nuovo progetto di The WineHunter ha coinvolto importatori provenienti da diverse parti del mondo, dal Sud America al mercato statunitense, dal Canada alla Scandinavia, dalla Russia alla Cina.

Un particolare approfondimento è stato dedicato al gruppo di China Link, un lavoro lungo e impegnativo che ha portato a risultati significativi per l’export italiano in Cina. Marco Facchini e la sua squadra, attivi da oltre dieci anni in Cina, hanno consolidato la presenza dell’export italiano in un mercato complesso e in crescita.

Nella Gourmet Arena non sono mancati gli Show Cooking a cura di numerosi chef, che si sono cimentati con esibizioni creative e fantasiose ma di grande gusto, fatte con materie prime ricercate e rispettando o rivisitando i piatti tipici regionali. Molti gli espositori gastronomici presenti, con il meglio del Belpaese, come olio, formaggi, dolci e quant’altro offra lo Stivale Tra questi mi ha colpito lo stand di Rossoraro, un produttore eccellente di zafferano.

In conclusione, Merano Wine Festival 2023 si conferma non solo come una vetrina delle eccellenze enologiche ma, nonostante alcune critiche (tutto è perfettibile), anche come un evento in continua evoluzione, capace di anticipare le tendenze del settore e di aprire nuovi orizzonti per il vino italiano nel panorama internazionale.

Merano Wine Festival 2023: “c’è chi dice no”…

Noi vi spieghiamo, invece, il perché dei tanti “sì” e le ragioni per essere presenti alla vera “Festa dell’Enogastronomia”

Festa o Festival, il passo è davvero breve. Dopo mesi di duro lavoro, visite, esposizioni e degustazioni di varia natura, arriva il momento per tutti di resettare la mente e ritrovare la serenità persa. Costi quel che costi si intende, e la tematica del “vil denaro” influirà nel merito del discorso.

Merano Wine Festival è il luogo dove, per un giorno, due e finanche una settimana, le lancette dell’orologio cessano di muoversi. Un immenso parco giochi dove sentirsi come Pinocchio nel Paese dei Balocchi. Espositori di vino, Area Gourmet con primizie provenienti da ogni angolo dello Stivale, masterclass e show cooking appetitosi.

Una sezione dedicata al biologico, biodinamico e naturale ed ai prodotti provenienti dai mercati esteri, come in una sorta di infinito gemellaggio itinerante. L’abile mano di Helmuth Köcher – The WineHunter – il visionario uomo immagine e patron della manifestazione, si è fatta sentire in maniera ancora più pressante e articolata. Merano dovrebbe intitolargli vie, piazze e statue d’oro, anche per buon augurio di altri 100 anni al timone della nave.

Helmuth Köcher ai microfoni di 20Italie

L’indotto comportato in queste 32 edizioni è stato tangibile fin da subito per la cittadina dell’Alto Adige. I miei ricordi d’infanzia della Merano fine anni ’80 cozzano decisamente con la versione aperta all’Europa e al mondo intero dei tempi odierni. Servizi, cura e decoro, che si autoalimentano proprio in simili occasioni, quando ogni angolo diventa meta di incontri, dibattiti e persino accordi commerciali.

E veniamo all’altro tema in corso…

Può una fiera del vino e della gastronomia creare anche vantaggi economici per chi partecipa?

La domanda è tendeziosa si direbbe; la pubblicità è l’anima del commercio e Merano Wine Festival rappresenta una vetrina unica nel suo genere. Ma, come altre occasioni della vita, alla fine conta sempre l’abilità dell’imprenditore, compresa la propensione al rischio di esporsi a sonore fregature. Insomma: la partita Iva non è cosa per tutti (per fortuna).

Ci si potrebbe chiedere, dunque, se il gioco valga davvero la candela. Alla fine, però, sono tutti lì, aziende e comunicatori (stampa inclusa) con numeri mostruosamente in crescita da un anno all’altro. Numeri che costringono gli organizzatori a selezioni cruente al momento degli accrediti, con evidente scontento di chi resta fuori lista. Ormai è una macchina così ben collaudata che non ha bisogno neppure di quella bulimia comunicativa per trovare una propria dimensione o il benestare delle firme d’autore. Facciamocene una ragione ora e per l’avvenire.

Alla fine fa parte del mestiere: “a chi tocca non si ingrugna”. Nelle scelte economiche (legittime) di ciascun operatore, restare fuori dal giro significa un atto di coraggio che non è detto dia risultati sperati; basta non pensarci una volta tratto il dado e non denigrare un evento che, nel bene e nel male, raccoglie consensi ovunque da autentico fiore all’occhiello d’Italia. Chi fa parli, gli altri tacciano.

Abbiamo corso freneticamente tra gli stand, scalino dopo scalino, sui red carpet che conducono ai settori caldi del Merano Wine Festival. Le interviste integrali le troverete cliccando sul seguente link di youtube.

Ne pubblichiamo un estratto in particolare, riguardante due attori importanti dietro le barricate: il professor Luigi Moio, presidente di OIV ed enologo di chiara fama, e l’esperto sommelier comunicatore del vino Davide D’Alterio di Enoteca Pinchiorri, lo storico tre stelle Michelin di Firenze.

Il prof. Luigi Moio
Il sommelier e comunicatore del vino Davide D’Alterio

Non vogliamo convincere nessuno, ma offrire solo spunti per una buona riflessione.

Alto Adige: la cantina Tröpfltalhof di Andreas Dichristin presenta l’etichetta Cornus Mas

Giovedì 2 novembre presso l’azienda biodinamica Tröpfltalhof di Andreas Dichristin a Caldaro (BZ) si è svolta la presentazione, per giornalisti e operatori del settore, di Cornus Mas, etichetta davvero unica del suo Sauvignon Blanc.

Le viti condotte ad alberello sono disposte su tre filari distanziati tra loro dieci metri, in mezzo a un campo di grano, in un angolo del Vigneto Garnellen ( quello che circonda la casa e la cantina). E’ sicuramente la parte più selvatica e naturale, dove cresce inoltre una siepe alta e fitta di corniolo selvatico, che rappresenta una protezione dal mondo esterno e fonte di vita per le piante: Cornus Mas, il nome del vino è un tributo al Corniolo.

L’idea che ha ispirato Andreas era quella di creare un’espressione dell’armonia e sinergia della natura, di quella vitalità che viene ricercata dalla pratica biodinamica; questo è stato possibile nel 2015, quando Madre Natura si è esaltata, nelle maturazioni dei frutti della terra, dimostrando un perfetto equilibrio e una grande energia vitale.

I grappoli di Sauvignon Blanc vengono vendemmiati a mano, le uve fermentano e macerano per 7 mesi in un’anfora dedicata. Dopo la svinatura, il vino torna in anfora per altri 14 mesi, restando sulle fecce fini ed è imbottigliato senza aggiunta di solforosa. L’affinamento avviene nella medesima terra da giunge l’uva: una buca profonda 1,5 metri dove sono state posizionate le 100 (uniche!) bottiglie di Cornus Mas per 5 anni.

Date le premesse, l’aspettativa in sede di degustazione era molto alta e ognuno dei presenti immaginava certo un qualcosa, probabilmente di difficile definizione. L’etichetta nera è molto elegante e si legge il nome del vino scritto in caratteri dorati. Cornus Mas inizia subito a mostrarsi con un luminoso color topazio e un suono definito e acuto mentre raggiunge il bicchiere. La scelta di servirlo a temperatura ambiente (circa 15 gradi) è più che azzeccata, anzi scaldandosi si apre e svela profumi e complessità.

Iniziano le danze, guidata come in un romantico valzer da un principe azzurro, e si distinguono le note di agrume candito, di miele, di albicocca disidratata, di zenzero e incenso, di senape, di camomilla. In bocca si esprime elegante e persistente: le percezioni ritornano vive, come lontani echi. Un vino che ha cavalcato il tempo, di cui è sicuramente amico, vitale e dalla piacevole e raffinata beva.

Se dovessi disegnarlo probabilmente farei un cerchio perfetto, come quello di Giotto, per tradurre la sensazione di essere di fronte a qualcosa di vivo e di vero. La capacità di osservare la natura di Andreas, unita al suo approccio biodinamico hanno dato vita a un vino inimitabile: abbiamo chiesto ad Andreas quando uscirà la prossima annata di Cornus Mas: ha semplicemente sorriso, non sapendo rispondere.

Il momento sarà sicuramente quando quelle condizioni di armonia, equilibrio e vitalità si ripresenteranno. Da allora dovremo ancora attendere 8 anni per assaggiare il vino, ma senza ombra di dubbio… sarà una bellissima attesa!

Anteprima Vitigno Italia 2024

Tutto pronto per Anteprima VitignoItalia 2024: appuntamento con oltre 500 etichette da tutta la Penisola

Maurizio Teti, Direttore della manifestazione: “Record di accrediti da parte degli operatori di settore a testimonianza del ruolo che VitignoItalia ha nell’ambito della manifestazioni di settore a livello nazionale”.

Anteprima VitignoItalia 2024 è alle porte. Una giornata di degustazioni e incontri con i produttori dedicata alla stampa, appassionati e operatori di settore per conoscere le migliori espressioni enologiche da nord a sud della Penisola. 500 tra le migliori etichette delle più prestigiose cantine e consorzi vitivinicoli italiani saranno protagoniste a Napoli, negli eleganti saloni dell’Hotel Excelsior, dalle ore 15.00 fino a serata inoltrata. Una straordinaria opportunità per vivere l’esperienza di un percorso alla scoperta dell’Italia del Vino, che accompagnerà il pubblico partenopeo e non solo, naturale preludio alla 18esima edizione VitignoItalia prevista a giugno 2024 (da domenica 2 a martedì 4 giugno).

Si prospetta un’edizione dai grandi numeri – commenta Maurizio Teti, Direttore di VitignoItalia – infatti il dato che più ci soddisfa è il forte interesse riscontrato dalle enoteche, sommelier, ristoratori e dagli operatori di settore provenienti da tutta la regione, a cui è dedicata la fascia dalle ore 15.00 alle ore 17.00. Un’affluenza che conferma la nostra manifestazione come punto di riferimento tra gli eventi enologici del BelPaese, soprattutto in virtù di un notevolissimo parterre di grandi produttori. Tanti nomi e vini da conoscere, che ogni anno coinvolgono un numero crescente di appassionati e professionisti che trovano in Anteprima VitignoItalia, il perfetto binomio tra degustazioni di grandi vini e approfondimenti su produttori, territori e vitigni”.

Confermata quindi la grande attenzione di cui Anteprima VitignoItalia gode tra addetti ai lavori e appassionati, cui va aggiunta la presenza di numerose firme della stampa nazionale e estera, provenienti dall’Austria, UK, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Israele. I media, oltre alla giornata di lunedì, potranno soddisfare la propria curiosità sulle cantine del territorio con un press tour che vedrà protagonista il Sannio, terroir in costante ascesa nel panorama nazionale e non solo.

“Una delle caratteristiche delle manifestazioni targate VitignoItalia – conclude Teti è quella di creare diversi momenti di approfondimento e di confronto, valutare le tendenze, confermare la crescita di nuove realtà senza mai dimenticare i territori tradizionalmente vocati. Il tutto con uno sguardo proiettato al futuro non solo per quello che concerne l’aspetto squisitamente qualitativo dei vini ma anche con approfondimenti su tematiche come il marketing, la comunicazione e le mille sfaccettature che fanno del nostro mondo un microcosmo affascinante e complesso”.

ANTEPRIMA VITIGNOITALIA 2024

Hotel Excelsior, Napoli – Via Partenope, 48

Lunedì 27 novembre 2023

Orario evento: dalle ore 15:00 alle ore 21:30

www.vitignoitalia.it

Tel 08/14104533; segreteria@vitignoitalia.eu

Ufficio Stampa MG Logos – Tel 06/97270151 – comunicazione@mglogos.it

Team Costa del Cilento: Gaetano Iannone fa della semplicità in cucina il suo timbro unico

Trovarsi tra le cucine di un grande villaggio turistico come il Mia Resort a Paestum potrebbe incutere timore anche al più esperto degli chef. Qui le presenze numeriche e i volumi estivi sono impressionanti; le esigenze diventano pressanti e accontentare gusti e sensazioni del pubblico eterogeneo non è semplice.

Gaetano Iannone, invece, ha sposato fin dagli inizi il progetto, con una filosofia di vita basata sui valori della semplicità e dell’eleganza, accompagnati dal rispetto per le materie prime e l’essenzialità dei sapori. Ai nostri microfoni si è lasciato andare guidato dall’emozione sana e pura, come quel bambino che da grande sognava di fare questo mestiere (e non il medico o l’astronauta).

L’antipasto di salmone con crema alla melannurca, pomodoro secco e mandorle rappresenta un obiettivo ambizioso: creare cultura gastronomica nella semplicità di pochi ingredienti ben amalgamati.

Pratica ed indispensabile la ricetta proposta in video: troccoli con zucchine, fiori di zucca e lupini di mare. Pratica per l’esecuzione replicabile anche nelle nostre case. Indispensabile perché valorizzare il lupino, delicato e ricco di sfumature di salsedine, con il fiore di zucca è un colpo di inventiva di grande impronta.

Il resto lo scoprirete direttamente sul posto. Il ristorante, infatti, prevederà l’apertura anche agli ospiti esterni con un rapporto qualità prezzo accessibile a tutte le tasche.