Chianina & Syrah 2026 – I migliori assaggi e le considerazioni dall’anteprima “Sarà Syrah”

Come ogni anno torna l’appuntamento atteso da stampa e professionisti del settore per una panoramica sulle diverse espressioni di Syrah in Italia. Naturalmente si parte sempre da Cortona, territorio ospitante, che rappresenta ormai un punto fermo per qualità e carattere dei suoi vini.

Ci si avvia verso la decima edizione prossima di Chianina & Syrah con ottimismo, nonostante la situazione globale difficile e il commercio fermo al palo. Un recupero di fiducia che deve passare, per forza di cose, anche dall’interruzione delle guerre in atto. Per fortuna ci sono i calici a parlare e quelli di Cortona e del resto d’Italia sono davvero sorprendenti, soprattutto nelle annate 2023 e 2024.

Le motivazioni

Eterogenee e opposte all’apparenza: più esile l’impatto della 2023, ma meglio performante rispetto agli areali celebri del Sangiovese, segno che la Syrah riesce ad esprimere il meglio di sé anche nelle vendemmie complicate. I campioni all’assaggio sono eleganti, dinamici, dai tannini poco impegnativi e con scie floreali appetitose che si sostituiscono a quelle speziate tipiche.

La 2024 risulta a tratti straripante per intensità delle componenti fruttate, ricche di pepe nero. Equilibrio e linearità che rispecchiano una filosofia un po’ ovunque presente, grazie all’impegno dei vigneron ad utilizzare raspi e tecniche “alla francese” un tempo impensabili. Il risultato parla di vini contemporanei dall’ottima prospettiva per il settore Horeca.

Fare le cose per bene, senza pensare al proprio “orticello”, vuol dire aiutare le vendite di un intero comparto che merita attenzione per il lavoro sin qui svolto. Il panel di degustazione dei campioni alla cieca è stato composto dal sottoscritto e dall’autore di 20Italie Alberto Chiarenza. I risultati sono elencati in ordine alfabetico e non di preferenza, basati su una media superiore ai 90 centesimi.

Migliori Syrah Cortona Doc

Baldetti – Spazzanido 2025

Cantina Canaio – Calice 2024

Cantina Doveri – L’Usciolo 2023

Cantine Faralli – Particella 134 2021

Chiara Vinciarelli – Castore 2024

Fabrizio Dionisio – Il Castagno 2023

Podere Il Fitto – Campetone 2023

I.S.I.S. Angelo Vegni – Syrah 2021

La Braccesca – Achelo 2024

Poggio Sorbello – Rugapiana 2024

Stefano Amerighi – Apice 2022

Migliori Syrah d’Italia

Aldo Viola – IGP Terre Siciliane Syrah Plus 2021 biologico

Alessandro di Camporeale – Monreale Doc Syrah Kaid 2022

Bulichella – IGT Costa Toscana Syrah Hide 2021

Colognole – Toscana IGT Sarà Syrah 2022

Fabbrica Pienza – IGT UNI 2021

Feudo Disisa – Monreale Doc Roano 2020

Il Querciolo – IGT Toscana Syrah Gruccione 2022

Il Vecchio Poggio – IGP Lazio Rosso Puddinga 2021

Maestà di Santa Luce – IGT Toscana Syrah 2022

Michele Satta – IGT Toscana Syrah 2023

Podere Bellosguardo – IGT Syrah 2021

Tenuta La Novella – IGT Toscana Sambrena Syrah 2023

Tenuta Sallier De La Tour Tasca d’Almerita – Sicilia Doc Syrah 2023

Menu e pizze special per celebrare la festa della Donna

Carbot Communication firma un progetto “di gusto” tra Nord e Sud Italia fino alla Svizzera

In occasione dell’8 marzo le pizzerie e i ristoranti propongono per il week end celebrativo della donna menu e pizze speciali, un viaggio del gusto che attraversa l’Italia da Nord a Sud, con un’estensione internazionale in Svizzera, celebrando la pizza come linguaggio universale di condivisione, identità e creatività.

Un percorso che mette al centro menu esclusivi, ingredienti d’eccellenza e grandi maestri dell’impasto, trasformando l’8 marzo in un’esperienza gastronomica capace di raccontare territori, storie e visioni imprenditoriali.Il viaggio parte dalla Toscana, a Pistoia, dove il talento di Manuel Maiorano interpreta la Festa della Donna attraverso un menu speciale firmato La Fenice Pizzeria Contemporanea: qui la pizza diventa espressione di ricerca, tecnica, sensibilità sugli impasti e selezione rigorosa delle materie prime.

Le creazioni dedicate all’8 marzo metto al centro la stagionalità e l’armonia dei sapori, in un equilibrio perfetto tra estetica e gusto. A Roma, il progetto passa attraverso l’identità forte e territoriale di Ardecore, dove Alessadro Zirpolo esalta i prodotti irpini in tra vellutata di zucca, caciocavallo calitrano e cipolla ramata di Montoro. autenticità e memoria. Il percorso prosegue con Biské Pizza e Brace che con Giuseppe Todaro celebra i prodotti pugliesi come simbolo di sole, territorio e profumi mediterranei: grani salentini, olio extravergine, ortaggi e specialità tipiche diventano elementi centrali di un menu dedicato all’8 marzo.

Il viaggio non può che approdare in Campania, culla della pizza e laboratorio continuo di innovazione; il maestro dell’impasto Salvatore Santucci presso Salvatore Santucci Pizzeria firma una proposta speciale una pizza con pomodorino giallo, fiori di zucca, mais, fiordilatte e pepe in grado di soddisfare il palato e la vista. Sempre a Napoli Raffaele Bonetta interpreta la Festa della Donna con una visione personale che unisce struttura, leggerezza e carattere, in un equilibrio tra gli ingredienti. Spazio anche alla creatività contemporanea con la “Scrunchy” di Antonio Tancredi, proposta innovativa nella sua Diametro 3.0 dove reinterpreta consistenze e croccantezze, offrendo una pizza al tartufo nero, songino, battuta di fossona e tuorlo d’uovo.

A chiudere questo viaggio gastronomico non poteva mancare un tocco di dolcezza, nella cornice iconica di Capri: presso Grotta Azzurra Gourmet la Festa della Donna si conclude con un raffinato momento dedicato al rituale italiano per eccellenza ovvero un caffè accompagnato da una fetta dell’iconica torta caprese. Ma il progetto firmato Carbot Communication si estende fino alla Svizzera: a Neuchâtel Gianluca Pellegrino e Giuseppe Folgore di Vesuvius Taste Experience consolidando il valore internazionale della pizza italiana con una Nerano alla crema di zucchine, fior di latte, zucchine fritte e scaglie di provolone del monaco.

Con questa iniziativa, Carbot Communication conferma la propria missione: valorizzare il mondo food e femme attraverso strategie narrative capaci di trasformare un evento in esperienza, un menu in racconto, un territorio in emozione.La Festa della Donna diventa così simbolo di talento, determinazione e creatività.

Ruffino presenta “Garzaia” il Bolgheri Superiore dalla vendemmia 2023

Lo scorso 2 marzo Ruffino ha ufficialmente  presentato al mercato italiano, “Garzaia” Bolgheri Superiore DOC 2023, primo Bolgheri Superiore prodotto interamente da vigneti di proprietà e prima annata in commercio.

Ruffino, con oltre 140 anni di storia, è stata fondata a Pontassieve nel 1877 dai cugini Ilario e Leopoldo Ruffino. Nel 1913 l’azienda passa sotto la guida della famiglia Folonari, che ne accompagna lo sviluppo per quasi un secolo. Nel 2011, dopo 98 anni di gestione familiare, la società viene interamente acquisita dal gruppo americano Constellation Brands, che ne detiene ancora oggi la proprietà e continua a valorizzare la tradizione e l’eccellenza dei vini Ruffino a livello globale.

Dal 2023, Ruffino ha intrapreso un percorso di trasformazione per consolidare il proprio posizionamento tra i grandi vini toscani di alta gamma, puntando su qualità, sostenibilità e innovazione nel rispetto dell’identità territoriale. Oggi l’azienda è presente in oltre 80 Paesi.

Con Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023, Ruffino inaugura un nuovo capitolo della propria storia quasi centocinquantennale, riaffermando la volontà di essere protagonista nei territori simbolo dell’eccellenza enologica toscana.

La presentazione si è svolta al Ristorante La Pineta a Marina di Bibbona, terza tappa del tour internazionale di lancio, un percorso che sta toccando alcune delle principali capitali del vino e che proseguirà nei prossimi mesi tra Europa, Nord America e Asia. Una scelta simbolica quella di Marina di Bibbona, nel cuore del territorio bolgherese, per consacrare ufficialmente un progetto che nasce proprio da questa terra.

Con Garzaia, Ruffino compie un passo strategico importante, rafforzando la propria presenza in una delle denominazioni più prestigiose al mondo, quella di Bolgheri, che conta appena 75 produttori.

Il progetto prende forma nel 2023, anno in cui l’azienda annuncia l’acquisizione di vigneti  per un totale di 15 ettari nelle aree di Le Sondraie e Le Bozze, lungo la via Bolgherese, con l’obiettivo di dare vita a vini capaci di interpretare il territorio attraverso una visione autentica e identitaria.

Questa posizione strategica garantisce esposizione e suoli ideali per la coltivazione delle uve, contribuendo alla qualità distintiva dei vini prodotti.

Garzaia si inserisce così nella gamma dei fine wines Ruffino, accanto a etichette iconiche come il Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione DOCG, il Greppone Mazzi Brunello di Montalcino DOCG, e gli IGT Modus Primo e Alauda,  completando il presidio dell’azienda nelle più vocate aree toscane.

Il nome “Garzaia” deriva dal luogo in cui diverse specie di aironi nidificano collettivamente, costruendo i propri nidi in stretta vicinanza, in un ecosistema naturale che sta equilibrio tra terra e acqua. Un nome evocativo che richiama l’anima paesaggistica di Bolgheri, profondamente radicata nella sua storia e nel suo ambiente.

Il progetto porta la firma di Olga Fusari, Senior Winemaker di Ruffino dal 2023, laureata in Viticoltura ed enologia presso l’Università di Firenze, con oltre vent’anni di esperienza nella produzione di grandi rossi toscani e un lungo percorso professionale maturato in ambito bolgherese presso Ornellaia fin dal 2005, che le ha permesso di affinare una profonda conoscenza dei blend in stile bordolese e del terroir di Bolgheri, contribuendo a valorizzare una delle denominazioni più prestigiose della Toscana.

Il suo percorso si era arricchito anche di esperienze internazionali in Argentina, da Bodega Rolland, e in Nuova Zelanda, da Selaks Winery, oltre a un Master conseguito alla Bordeaux Sciences Agro. Un bagaglio che le consente di dialogare con culture vitivinicole diverse, mantenendo sempre al centro la vocazione e l’identità del territorio toscano.

Dal 2023 è in Ruffino, dove guida la produzione dei fine wines tra Bolgheri, la Tenuta Poggio Casciano sulle colline fiorentine e la Tenuta La Solatia a Monteriggioni. Qui interpreta etichette come Modus, Modus Primo e Alauda con uno stile che unisce precisione tecnica, eleganza e identità territoriale.

Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023

Il vino nasce esclusivamente dai vigneti di Le Sondraie, nella parte nord della denominazione, su suoli profondi, sabbioso-argillosi e poveri di calcare, a 10 metri sul livello del mare. Blend: 70% Cabernet Franc 30% Merlot, 15,5% vol..

L’annata 2023 è stata caratterizzata da clima stabile e giornate soleggiate per gran parte della stagione vegetativa. Le piogge abbondanti di fine agosto hanno reintegrato le riserve idriche, favorendo una maturazione lenta e completa delle uve.

La fermentazione avviene in acciaio inox con rimontaggi e délestage periodici, seguita da circa 21 giorni di macerazione sulle bucce. Dopo la fermentazione malolattica, il vino affina per 18 mesi in barriques di rovere francese (70% nuove, 30% di secondo passaggio).

Note di degustazione

Nel calice si presenta di colore rosso rubino intenso e profondo. All’olfatto si apre con un bouquet complesso di macchia mediterranea e frutti rossi maturi, accompagnati da eleganti note speziate dolci  vanigliate, cacao e leggere sfumature balsamiche.

Al sorso è ampio e di corpo, il tannino presente ma vellutato accompagnato da una acidità vibrante che bilancia il grado alcolico. La chiusura è  persistente, speziata e balsamica.

Un vino elegante ed equilibrato. In commercio dal 1.3.2026 al prezzo di € 160,00. In occasione del pranzo di presentazione, il vino è stato proposto in abbinamento al cacciucco de La Pineta

Sannio Top Wines: eccellenze e visione comune

Il Museo del Sannio ha ospitato una nuova edizione di Sannio Top Wines, l’appuntamento che celebra le cantine del territorio distintesi nelle guide italiane e nei concorsi nazionali e internazionali. Un evento che ha acceso i riflettori su 34 aziende simbolo della crescita qualitativa del comparto vitivinicolo sannita.

Promossa dal Sannio Consorzio Tutela Vini insieme alla Provincia di Benevento, Sannio Europa, alla Rete Museale provinciale e a Coldiretti Benevento, la manifestazione ha messo in evidenza un territorio che continua a consolidare la propria reputazione grazie a impegno, professionalità e costante ricerca della qualità.

Coesione e progettualità

Particolarmente sentito l’intervento del presidente del Consorzio, Carmine Coletta, visibilmente emozionato, che ha richiamato con forza il valore della coesione e del gioco di squadra come chiave per affrontare le sfide future. Un messaggio chiaro: solo lavorando insieme il Sannio potrà rafforzare ulteriormente la propria presenza sui mercati.

L’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca ha invece indicato nella

progettualità la parola dordine, sottolineando la necessità di pianificare con visione strategica e di essere pronti a cogliere le opportunità, a livello nazionale e internazionale, per sostenere il vino campano.

Un percorso lungo sessant’anni

A margine dell’evento, l’intervento dell’onorevole Roberto Costanzo ha offerto una riflessione di ampio respiro storico. È stato ricordato come questa giornata rappresenti un passaggio fondamentale per il Sannio, frutto di oltre sessantanni di lavoro iniziati nel 1960, quando la DOC del Sannio fu la prima a essere riconosciuta.

Un percorso costruito nel tempo, fatto di investimenti, sacrifici e comunicazione, che oggi consente di raccogliere risultati concreti in termini di reputazione e riconoscimenti.

L’invito finale è stato quello di essere orgogliosi del cammino compiuto e di continuare a lavorare uniti, come Sannio e come Irpinia, per rafforzare la presenza del territorio nel panorama enologico nazionale e internazionale, con un incoraggiamento sentito rivolto a tutte le cantine protagoniste di questa crescita.

A Chiaia il Riff rinnova la sua proposta con una cocktail list dedicata alla musica

Musica e miscelazione si incontrano a Napoli al Riff Music & Drink, progetto nato nel 2019 dalla visione di Andrea Giannino, giovane barman classe ‘97, che oggi presenta una nuova cocktail list che unisce il mondo della musica a quello della mixology.

Un’idea che conferma l’identità del Riff: un luogo dove il drink non è solo tecnica, ma anche racconto, emozione e cultura, in un dialogo costante tra suono, gusto e creatività. Situato in zona Chiaia, in via Giuseppe Matracci 87, il Riff gode di una posizione strategica: a ridosso dei baretti, ma lontano dal caos della movida più affollata. Un luogo raccolto e curato, pensato per chi cerca qualità, atmosfera e identità.

Il Riff è un cocktail bar “all day”, aperto dalla mattina fino a sera e nel weekend fino alle 2 di notte. Oltre alla colazione, il locale propone anche una selezione di offerte gastronomiche pensate per accompagnare ogni momento della giornata: dalla zingara ischitana ai taglieri di salumi e formaggi, fino a proposte calde come i saltimbocca, ideali per un pranzo informale o un aperitivo rinforzato. Una proposta semplice ma attenta, che dialoga con l’anima conviviale del locale.

Il cuore pulsante del Riff resta però il bancone. È qui che Andrea Giannino concentra la sua ricerca, fatta di equilibrio, tecnica e narrazione. La nuova cocktail list è composta da cinque signature cocktail, i cui nomi non sono scelti a caso: rendono omaggio agli artisti che hanno segnato la storia della musica. Da Pino Daniele a Elvis Presley, passando per The Beatles, Eminem e Stevie Wonder, ogni scelta racconta un’influenza, un ricordo, un’ispirazione personale.

A rendere il progetto ancora più autentico è la sua anima. Il Riff è infatti un locale a conduzione familiare: accanto ad Andrea ci sono anche i suoi genitori, che lo hanno sempre sostenuto sin dall’inizio del percorso e che ancora oggi collaborano attivamente alla vita del locale. Un supporto fondamentale che si riflette nell’accoglienza e nel clima caldo e informale che caratterizza il Riff.

Con questa nuova cocktail list, il Riff rinnova la propria visione: essere un luogo dove musica, territorio e miscelazione si incontrano, dando vita a un linguaggio personale e riconoscibile, capace di parlare a un pubblico sempre più attento e curioso.

Si ringrazia Mariano Cacace per le immagini del presente comunicato.

Gli effetti della sentenza della Corte Suprema degli USA sui mercati del vino

Come possono gli operatori di settore, tra le due sponde dell’Oceano, interpretare il muro legale eretto dai supremi giudici USA e definire una rotta percorribile in questa crisi depressiva di fase?

È da tempo identificata “fase economica storica” dagli operatori,  quella attuale che vede il mercato USA del vino introverso sull’elevazione dei dazi straordinari all’arrivo in dogana. Un effetto comune a molte altre categorie merceologiche definite “non strategiche” per l’economia statunitense, ma che nello specifico rimanda la curva dell’export vitivinicolo in Usa di almeno vent’anni indietro. Il deficit del 2025 attesta un -49% di valore per i vini esteri importati, marcando un gap delle disponibilità di vini ai consumatori statunitensi tra il 25 e il 30% del fabbisogno annuo. 

Va ricordato che i vini esteri in USA sostengono la curva dei consumi interni di vino, storicamente oscillando tra il 35 e il 40% della domanda, con picchi sempre più alti, dalla pandemia in poi, per la crisi produttiva californiana causata dai cd. “Wildfires” e da altri scompensi metereologici ad affliggere Napa e Sonoma e altre maggiori zone produttive a denominazione.

La “fase” indica un break strutturale, cioè un mutamento dei fondamentali di quel mercato tale da cambiarne il funzionamento. I dazi riducono la spesa degli importatori, innescano inflazione sia dai costi nella catena del valore import-distribuzione-buyer, sia perché meno bottiglie a scaffale spingono in alto i prezzi.

In questa fase, l’amministrazione Trump ha provato ostinatamente a ridurre il deficit commerciale tarpando i consumi interni. Invocando una crisi dell’export Usa, il presidente applica secondo le regole IEEPA (protezione d’emergenza dell’economia interna) fin dal gennaio 2025 le misure tariffarie ormai note come “tariffs” rendendole, inoltre, incerte e variabili a piacimento del governo, con effetti ulteriori di anossia degli scambi. 

La sentenza della Corte Suprema risponde, infatti, alla tesi di un singolo importatore di New York, Victor Schwartz, e del suo legale rappresentante presso la corte Neil Katyal, secondo cui i dazi, le “tariffs” imposte da Trump, sono illegali per diritto e per danno causato alle imprese nazionali.

Sul piano pratico, un anno di tariffs crea un esborso medio maggiore del singolo consumatore per circa $1700. Difficile stimare quanto il vino incida: in realtà, non essendo un bene primario è più soggetto alla rinuncia all’acquisto: semmai c’è un effetto aggregato di perdita di mercato anziché di incremento dei costi.

Dal lato della produzione, i magazzini europei restano pieni: il Mercato Usa deficitario è uno squilibrio durevole. Se gli sforzi delle cantine italiane s’indirizzano verso mercati finora meno considerati – non solo interni EU ma soprattutto quelli storicamente negletti, come India e Mercosur/Sudamerica, o il nuovo trattato di libero scambio tra Canada ed EU – il lento riallineamento preme sui listini penalizzando l’alto mainstream – dove i vini italiani sono dominanti.

Ma i produttori statunitensi non ridono certo: avendo sempre meno materia prima, sono incoraggiati dal loro ministro del commercio alla pratica, finora minoritaria, di acquisire mosti congelati da paesi del Sudamerica o di altre nazioni a produzione intensiva, per importarli senza dazi e tramutarli inopportunamente in “Product of USA”. Questo danneggia irrimediabilmente la reputazione delle cantine statunitensi e, in ultima istanza, la propensione al consumo interno per caduta della fiducia.

In sintesi, il governo Usa intende comprimere i mercati a esso sfavorevoli, quali quelli vitivinicolo, accettando anche di danneggiare i propri produttori. È riduzionismo, non protezionismo.

Sul piano legale commerciale tale disastro è favorito dal combinato di leggi che regolano il commercio statunitense con l’estero. Esso apre ancora a possibilità di dazi sostanzialmente ripetitivi degli stessi effetti di quelli abrogati sotto IEEPA.

Trump ne ha subito riaffermato l’impiego all’indomani della sentenza della Corte Suprema contro i “suoi” dazi.

Si consideri che i prodotti alimentari non rientrano nelle categorie esenti da dazi sotto l’USMCA – il “nuovo” trattato commerciale di Trump tra USA, Messico e Canada: la materia si inquadra perciò in un contesto severamente assoggettabile a restrizioni secondo il legislatore statunitense.

Poi, esistono diversi provvedimenti legislativi di tono protezionistico nella legge degli USA. Il primo è il Trade Expansion Act del 1962, la cui Sezione 232 permette la protezione da importazioni lesive dell’interesse nazionale strategico (i beni alimentari di alto valore come il vino sono inclusi). Poi, il Trade Act del 1974 presenta due sezioni, la 122 che riguarda gli sbilanciamenti commerciali con l’estero, e la 301 sulle indagini dell’USTR (il Segretario degli Affari Commerciali) contro pratiche commerciali scorrette di paesi terzi.

Tali regole, scritte in momenti diversi della storia commerciale statunitense, talvolta si sovrappongono e allungano i tempi di esercizio provvisorio delle misure protezionistiche introdotte.

Non essendo mai intervenuto un adeguato “restatement of the law” nella materia (ovvero quell’azione periodica del diritto federale che risolve ambiguità e scappatoie di successivi provvedimenti legislativi, quando non sentenze..) contempliamo  mestamente uno scenario di inaffidabilità delle regole di funzionamento del mercato di uno stato democratico come gli USA. 

Scenario che fa da specchio alla incompletezza delle regole dei mercati interni della UE (quello finanziario e del credito, ma anche i profili fiscali) e ne rende lontana la sintesi in un unico mercato.

Se infatti Trump applica con il dazio generale al 15% la Sez.122 già da subito dopo la sentenza, avocando a sé il diritto di proteggere la bilancia commerciale USA per 5 mesi prima che il Congresso possa respingerne le misure, le istituzioni europee non hanno misure d’immediato impiego per riequilibrare le partite in gioco.

Né sembrano intenzionate a far leva sui prodotti finanziari e del credito che vengono massicciamente acquistati in Europa: il sistema UE non ha ancora fatto alcun passo per integrarsi in “Euro Digitale” e rendere obsoleto il Dollaro USA come “safe haven” o porto sicuro delle transazioni.

Occorre all’evidenza un impegno alla leadership europea commerciale e finanziaria, uno sforzo di maturità al quale i paesi UE (anche non tutti) non debbano più sottrarsi. 

Ne guadagneremmo innanzitutto come corpo politico-economico, ma uno tra i primi settori a beneficiarne sarebbe certamente quello vitivinicolo, al quale destinare risorse e sostegno non già svilite a mancette elettorali nelle singole nazioni europee, bensì serie misure di sistema a proteggere la solidità reputazionale e gli investimenti dei produttori europei.

In attesa di un cambio di “fase” che restauri la libertà di scambi commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, possiamo certamente creare valore tra paesi UE nel commercio di vino: possiamo rendere il cluster europeo più redditizio a bilanciare la contrazione USA.

Non è più una novità la brillantezza della domanda dei mercati scandinavi, assieme a un emergente mercato dell’Est Europa tuttavia ancor privo delle necessarie garanzie finanziarie. C’è da lavorarci, insomma.

Le produzioni italiane hanno oggi, inoltre, nuove opportunità per creare cataloghi dedicati al continente indiano e al Sudamerica, e anche al Canada e altri paesi del Commonwealth nel quale rientrerebbe anche il Regno Unito.

Siamo perciò in un segmento esiziale di questa fase, dove l’instabilità del mercato Usa dibatte le sue sorti tra sentenze e stratagemmi amministrativi. La rotta italiana verso altri mercati impone la creazione di valore aggregando potenzialità finora considerate periferiche e sussidiarie, oggi invece rese centrali per gravità.

Dalla Grecia una dolce particolarità per un fine pasto differente

Il Greek Wine Day si afferma nel panorama degli eventi enoici come la più grande e importante manifestazione sul vino greco in Italia. Ne abbiamo già parlato all’articolo Sulle tracce di Dioniso: le eccellenze della viticoltura greca in degustazione a Firenze al Greek Wine Day. L’ideatore e organizzatore è Haris Papandreou, scrittore, winelover e profondo conoscitore sia del vino greco che di quello italiano.

Un progetto che ogni anno porta a Firenze e più precisamente all’Hotel Albani numerosi produttori della Grecia con le loro produzioni: quest’anno, il primo novembre, le cantine rappresentate saranno 49, per un totale di oltre 225 etichette. Saranno presenti in sala 30 vignaioli, che racconteranno le loro esperienze e i loro preziosi vini.

Fisar Firenze è partner e coorganizzatore dell’evento e i preparati sommelier sono chiamati in sala alla mescita e alla comunicazione delle referenze che sono stati spedite dalla Grecia, a testimoniare la qualità eccellente del vino greco in tutti i suoi territori.

Ppresenti cantine dalla Grecia Continentale (Macedonia, Epiro, Attica, Tessaglia per esempio) dal Peloponneso, da Creta e dalle isole del Dodecaneso, Ionie e Cicladi. La cosa più straordinaria organizzata da Haris Papandreou è stata la degustazione per confrontare il Vinsanto dell’Isola di Santorini e il Vin Santo del Chianti Classico.

Screenshot

Dalla vulcanica e incantata perle delle Cicladi i vini delle cantine Hatzidakis, Venetsanos, Gavalas, Roussos, Vasaltis e Chrissou: vini che hanno una loro propria PDO che prevede che il vino dolce naturale sia ottenuto da assyrtiko (minimo 75 %) e aidani, uve bianche lasciate ad appassire su teli per 8-12 giorni. Il contenuto alcolico minimo del vino deve essere 8% e di zuccheri 103 gr/litro. E ‘richiesto un affinamento minimo( solitamente in piccole botti di legno) di 24 mesi.

Per quanti riguarda le aziende del Chianti Classico, in assaggio il Vin Santo di Cantalici, Caparsa, Castello di Volpaia, Felsina, Fietri, Fontodi, Giacomo Grassi, Pieve di Campoli, Ricasoli e La Vigna di San Martino ad Argiano. Il disciplinare del Vin Santo del Chianti Doc prevede l’utilizzo di trebbiano, malvasia e altre uve bianche o rosse autorizzate appassite prima della vinificazione per concentrare gli zuccheri. Il vino deve affinare per tre anni in appositi contenitori di legno detti caratelli e non può essere messo in vendita se non dal primo novembre del terzo anno successivo alla vendemmia delle uve.

Greek Wine Day merita sempre una visita per tutto quello che offre e perché rappresenta una vera full immersion nel panorama vinicolo ellenico, da anni in crescita per qualità e produzione.

Napoli: al Gran Caffè Gambrinus va in pensione lo storico “maestro dei caffè” Rocchetti

Preparò il cappuccino per Papa Francesco, sui social il video di saluto con lo staff 

Ha fatto da solo una media sul numero di caffè preparati: circa 1000 al giorno per oltre 30 anni. Al Gran Caffè Gambrinus di Napoli va in pensione lo storico “maestro dei caffè”, Lello Rocchetti, 67 anni che ha preparato e servito caffè a capi di Stato italiani e stranieri, artisti e intellettuali e persino un cappuccino per Papa Francesco. Ha creato anche una ricetta tutta sua, presente in menu, il caffè babà: un perfetto connubio tra caffetteria e pasticceria napoletana.

Sempre con professionalità, serietà e impegno ha considerato il “fare un caffè” soprattutto un gesto di cortesia per i clienti. Tanti con il tempo sono diventati amici di Lello Rocchetti, il barista “acrobata” che ha fatto “danzare” tazzine, leve e macchine al ritmo del caffè e proprio come un dj ha trasformato ogni pausa degli ospiti in un momento speciale. A Lello vanno gli auguri della famiglia Sergio-Rosati, dello staff e di chi ogni giorno o solo una volta l’ha visto preparare la sua bevanda del cuore, il caffè, che per Rocchetti non ha mai avuto segreti.

E in un video che sarà pubblicato oggi sui social del Gran Caffè Gambrinus il suo “ultimo caffè” al lavoro, offerto simbolicamente al personale del locale storico che gli riserva un grande applauso. 

Antonio Tancredi di Diametro 3.0 protagonista dell’Altograno Experience targata Molino Casillo

Spicchi d’autore con Molino Casillo

Una serata all’insegna dell’eccellenza, della ricerca e della visione contemporanea della pizza: è quella che vedrà protagonista Antonio Tancredi, founder e pizza chef di Diametro 3.0 a Casoria e l’azienda molitoria Molino Casillo. Mercoledì 4 marzo alle ore 20.00 Tancredi porterà alla scoperta del nuovo sfarinato rivoluzionario con Altograno®, l’innovativa farina da grano 100% italiano, macinato secondo un processo brevettato che preserva le parti più nobili del chicco. La serata experience prevede un menu degustazione al costo di 30 euro, un viaggio gastronomico capace di coniugare tecnica, leggerezza e profondità aromatica.

Le creazioni del re della Scrunchy, studiate per esaltare le caratteristiche strutturali e nutrizionali della farina, saranno: Marinara gialla con crema di datterino giallo aglio origano di montagna e olio evo; Puttanesca di baccalà con fior di latte, salsa alla puttanesca, terra di olive nere Caiazzane, baccalà affumicato e all’uscita emulsione di prezzemolo. Ed ancora Dolce incontro con fior di latte, funghi cardoncelli, nocciole tostate, speck del Tirolo e miele di acacie e per concludere Norvegese con rucola selvatica, salmone affumicato, stracciata di vaccino e zeste di limone. «Serate come questa dimostrano quanto sia fondamentale il dialogo tra pizzaioli e aziende. Solo attraverso il confronto e la sperimentazione possiamo far evolvere il nostro settore, mantenendo sempre altissima la qualità» dichiara Antonio Tancredi.

L’Altograno Experience si conferma così un appuntamento di riferimento per i professionisti dell’arte bianca, un laboratorio di idee e sapori in cui tecnica, sostenibilità e cultura del grano si incontrano per tracciare nuove prospettive nel mondo della pizza contemporanea.

Per Antonio Tancredi e Diametro 3.0, la partecipazione all’evento rappresenta un ulteriore tassello in un percorso di crescita che mette al centro studio, passione e valorizzazione delle eccellenze italiane.

Per Info e prenotazioni

Diametro 3.0 Traversa Via Michelangelo 9/11 – Casoria (Na)

4 Marzo ore 20.00

 081 014 3001

347 234234

https://prenotadiametro30.guestplan.it/

La cucina stellata di Luigi Tramontano di O me o il mare a Gragnano incontra l’arte di Gabriele Leonardi

O Me O Il Mare suona come un ultimatum… ed in effetti lo è. Era quello che cinquant’anni fa la madre di Luigi Tramontano fece al marito Antonio intimandogli di scegliere tra una tranquilla vita familiare o quella disagiata e imprevedibile, come chef di bordo su navi da crociera. Antonio scelse la prima e con essa portò a terra la passione per la cucina trasmessa a Luigi, che oggi si esprime ad altissimi livelli da O Me O Il Mare: aperto infatti nell’aprile 2024, il successivo ottobre conquistava già la stella Michelin. 20Italie era già stato in questo luogo magico: Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: O Me o il Mare Restaurant.

Affianco a Luigi in un percorso iniziato nel 2004 da Don Alfonso a Massa Lubrense e passato attraverso l’Excelsior Vittoria di Sorrento e Le Agavi di Positano, la moglie Nicoletta Gargiulo, insignita del titolo di Miglior Sommelier 2026 da L’Espresso, già miglior sommelier d’Italia AIS nel 2007, unica donna nell’albo d’oro dell’Associazione Italiana Sommelier, insieme a Lucia Pintore (1987) e a Ilaria Lorini, attualmente in carica.

La filosofia creativa di O Me O Il Mare  s’incentra sul mare ed è la stessa che ispira il pittore livornese Gabriele Leonardi nelle sue opere. Da questo comune denominatore, è nata  un’originale cena a quattro mani, quelle di Leonardi e di Tramontano: un connubio tra arte e cucina, “perché la cucina è un’arte: le cromie e la combinazione degli ingredienti in un piatto rappresentano un’opera a tutti gli effetti”, ha commentato Leonardi.

Ispirato alla pittura in chiave fiabesca di Antonio Possente, di cui è stato allievo, Gabriele Leonardi si definisce un pittore del mare. Il mare infatti costituisce il soggetto principale delle sue opere in due filoni artistici: quello degli abissi e quello dei ricordi, rappresentati attraverso un tratto ironico e leggero.

La sardina, uno dei temi più cari a Leonardi, incontra e incarna alcuni dei momenti più preziosi dell’infanzia dell’artista: in Rubber Ducky Day vola su un mare in tempesta attraversato dalla paperella di gomma gialla che caratterizza il bagnetto dei bimbi; in Cinque Stelle Cadenti nuota in un cielo blu stellato nel ricordo di una notte estiva oppure, ne La Big Bubble, su uno sfondo rosa shocking, gonfiando un palloncino della mitica gomma da masticare.

E non è forse il tema della memoria ricorrente e preponderante anche in cucina?

Così la prima proposta di Luigi Tramontano porta nel piatto il ricordo, oltre al soggetto più caro a Gabriele Leonardi. Le mie alici arreganate sono l’interpretazione di un piatto povero della tradizione, un piatto delle nonne, costituito da pochi ingredienti dove a spiccare, oltre al pesce azzurro e al prezzemolo, è l’origano (da qui l’aggettivo arreganato). La rivisitazione dello chef non perde di vista la semplicità degli ingredienti ma veste di eleganza le alici con una farcia di pesce, alghe e limone, zabaglione ai capperi, pane croccante aromatizzato all’origano e salsa verde.

La mischia francesca riporta di nuovo a tavola la tradizione, quella povera della pasta mista, ottenuta da spezzoni di pasta avanzati di formati diversi, spesso utilizzata nelle zuppe. In quella di Luigi Tramontano, l’ingrediente principale è il polpo, soggetto favorito nel filone abissi di Leonardi. Fondo di brodo di polpo, ragù di polpo, crema e spuma di patate e dragoncello determinano un connubio perfetto tra tendenza dolce e sapidità marina e abbracciano la mischia francesca in un’elegante tazza da tè di fine porcellana bianca.

L’abbinamento vino fatto da Nicoletta Gargiulo porta in tavola Quintaluna 2021 verdejo in purezza della cantina Ossian, in Castiglia e Leon. Un sorso che racchiude il respiro del mare – grazie ai sentori agrumati e iodati – caratterizzato da texture elegante, per la sosta prolungata sulle proprie fecce.

Il primo piatto, lo spaghettone di Gragnano con alici, finocchi e carpaccio di pesce azzurro è uno dei piatti firma di Luigi Tramontano, che meglio rappresentano il suo percorso evolutivo.

Finocchio e finocchietto determinano una sottile trama aromatica che incornicia sapore e sapidità marina portati da tartare, carpaccio di tonno e sferette di colatura di alici. Ne risulta un boccone ricco e strutturato che si completa nell’abbinamento al Fiano di Avellino DOCG Riserva 2019 I Favati, compagno anche del piatto successivo.

Spazio alla creatività e all’innovazione nella portata che segue, assaggiata in anteprima: una crepe di seppia, ripiena di zucca e mandarino, servita con una maionese d’ostrica. Le pennellate di colore nel piatto si riconducono direttamente a una delle opere di Gabriele Leonardi: la Sardina in Blu è infatti la rappresentazione di un caleidoscopio e della sua ricchezza di forme e colori. Il piatto si ricollega alla rappresentazione non solo per la composizione cromatica ma anche per la complessità degli aromi: la dolcezza agrumata del mandarino è un’onda che degrada nella tendenza dolce della zucca e avvolge la nota salina dalla maionese all’ostrica.

Il pre-dolce granita e gin mare, rinfresca e introduce al dessert vero e proprio. Qui Luigi Tramontano ha usato il piatto come una tela dipingendo la propria visione del mare.

In Riva al mare ricorda un atollo o un tratto di spiaggia, disegnato con una mousse di mandorle e mandarini, dove la sabbia è rappresentata dalla crema al caramello e crumble al cacao, i ciottoli da piccole mandorle caramellate, le alghe da pan brioche al pistacchio e il mare da un infuso di blu curaçao.

Una suggestiva chiusura che con un elegante punto di ricamo conclude la trama dell’intera serata, in cui lo chef Tramontano ha sorpreso la platea dei suoi ospiti anche grazie a preziosi dettagli: dal tris di amuse-buche di crescente intensità gustativa, ai grissini con alghe di mare per finire con le piccole rose di pane ripiene di broccoli.

Alcune delle opere d’arte di Gabriele Leonardi rimarranno esposte all’interno di O Me O Il Mare per alcuni mesi, esperienza già sperimentata dall’autore in altri ristoranti rinomati come il Pascucci al Porticciolo a Roma o La Capinera a Taormina.  Il ristorante diventa dunque una galleria d’arte sui generis oltre che il luogo di elezione del pittore livornese per esporre le proprie opere: ammirare un quadro durante un momento conviviale e di relax è una vetrina privilegiata, che mette in contatto direttamente l’appassionato con l’artista, senza passare dalle più canoniche gallerie d’arte.

O Me O Il Mare

Via Roma, 45

80054 Gragnano (NA)

Gabriele Leonardi Art Gallery

57016 Castiglioncello (LI)